<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Esteri Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/category/esteri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/category/esteri/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 Sep 2026 05:32:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.7</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>Esteri Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/category/esteri/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Sassonia-Anhalt, l’AfD sfida gli equilibri della Germania</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/07/sassonia-anhalt-lafd-sfida-gli-equilibri-della-germania/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sassonia-anhalt-lafd-sfida-gli-equilibri-della-germania</link>
					<comments>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/07/sassonia-anhalt-lafd-sfida-gli-equilibri-della-germania/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 15:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[l’AfD]]></category>
		<category><![CDATA[Sassonia-Anhalt]]></category>
		<category><![CDATA[Ulrich Siegmund]]></category>
		<category><![CDATA[ultra destra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=127581</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="662" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200-1024x575.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200-768x431.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200-1170x657.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5200-585x328.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>L’AfD supera il 44 per cento e infligge una sconfitta storica alla CDU, ferma al 17 per cento. Il voto mette sotto pressione Merz e la Brandmauer e, come evidenzia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/07/sassonia-anhalt-lafd-sfida-gli-equilibri-della-germania/">Sassonia-Anhalt, l’AfD sfida gli equilibri della Germania</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’AfD supera il 44 per cento e infligge una sconfitta storica alla CDU, ferma al 17 per cento. Il voto mette sotto pressione Merz e la Brandmauer e, come evidenzia Reuters, riporta al centro le fratture dell’Est tedesco, il rapporto con la Russia e il risentimento verso Berlino. Il confronto con l’epoca di Angela Merkel è inevitabile. L’allarme della comunità ebraica richiama le responsabilità della storia tedesca</em></p>
<p>di Mimma Cucinotta</p>
<p>La Germania entra in una fase politica nuova. Le <strong>elezioni regionali in Sassonia-Anhalt </strong>consegnano all’Alternative für Deutschland il <strong>risultato più alto mai ottenuto da una formazione di estrema destra </strong>in un’elezione regionale tedesca del dopoguerra e impongono alla politica di Berlino un confronto con una realtà ormai difficile da contenere.<br />
<strong>L’AfD ha conquistato il 44,3 per cento dei </strong>voti, più del doppio rispetto al 20,8 per cento del 2021. La <strong>CDU è precipitata al 17 per cento, </strong>dal 37,1 ottenuto cinque anni fa. SPD al 9,2, Verdi all’8,9 e Die Linke all’8,5 completano il quadro di un Land nel quale il tradizionale equilibrio politico è stato profondamente alterato. L’affluenza ha raggiunto il 75,5 per cento.<br />
È una <strong>vittoria netta per Ulrich Siegmund</strong>, 35 anni, leader regionale dell’AfD e protagonista di una campagna costruita sul territorio. Il risultato, tuttavia, non equivale automaticamente alla conquista del governo. Le altre forze politiche continuano a escludere alleanze con l’AfD e, senza una maggioranza assoluta, la formazione di un esecutivo guidato dal partito di destra radicale resta complessa.<br />
<strong>L’agenzia Reuters, nel servizio del 6 settembre 2026,</strong> <a href="https://www.reuters.com/world/germanys-far-right-afd-seeks-landmark-state-victory-saxony-anhalt-votes-2026-09-06/?utm_source=chatgpt.com">https://www.reuters.com/world/germanys-far-right-afd-seeks-landmark-state-victory-saxony-anhalt-votes-2026-09-06/?utm_source=chatgpt.com</a> ha definito il risultato una “<strong>significant</strong> <strong>setback</strong> “(<strong>vittoria storica</strong>) per l’AfD e un <strong>duro colpo per il cancelliere Friedrich Merz</strong>. Secondo l’agenzia, il successo del partito di estrema destra riflette anche la profonda impopolarità della coalizione di governo. <strong>Un sondaggio ARD citato da Reuters </strong>indica infatti che l’87 per cento degli elettori della Sassonia-Anhalt era insoddisfatto del governo federale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-114288" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Marcel-Fratzscher.jpg" sizes="(max-width: 757px) 100vw, 757px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Marcel-Fratzscher.jpg 757w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Marcel-Fratzscher-287x300.jpg 287w" alt="" width="757" height="790" /></figure>
</div>
<p>L’economista <strong>Marcel Fratzscher,</strong> presidente del German Institute for Economic Research, ha definito il risultato <strong>“a vote of no confidence in the federal government”, </strong>un voto di sfiducia nei confronti del governo federale.<br />
Siegmund ha già indicato il risultato come un passaggio verso un cambiamento più ampio, guardando alle elezioni federali del 2029. È il segnale di una trasformazione importante. L’AfD si presenta come partito di protesta e al contempo come forza diretta a costruire consenso stabile e organizzato.<br />
Il <strong>suo programma punta su una stretta radicale </strong>sull’immigrazione e sull’asilo, politiche più dure sui rimpatri e una revisione dell’impostazione tedesca su scuola, cultura e informazione. Sul piano internazionale sostiene <strong>un riavvicinamento alla Russia</strong> e <strong>una radicale revisione del sostegno tedesco all’Ucraina.</strong><br />
Sul <strong>rapporto</strong> con Mosca, <strong>Reuters</strong> aveva già richiamato l’attenzione in un’analisi <strong>del 2 settembre 2026</strong>, <a href="https://www.reuters.com/world/europe/russia-divide-resurfaces-afd-leads-saxony-anhalt-2026-09-02/?utm_source=chatgpt.com">https://www.reuters.com/world/europe/russia-divide-resurfaces-afd-leads-saxony-anhalt-2026-09-02/?utm_source=chatgpt.com</a> dedicata proprio alla campagna elettorale in Sassonia-Anhalt. L’agenzia ha osservato che nell’ex Germania orientale è <strong>riemersa una “deep political and cultural divide over Russia”, </strong>una profonda frattura politica e culturale sulla Russia, legata anche all’esperienza di decenni vissuti sotto l’influenza sovietica. Una parte della popolazione dell’Est, secondo Reuters, continua a percepire Mosca non tanto come un avversario quanto come una presenza familiare.<br />
Reuters racconta come questo continui a incidere sul comportamento politico. Nell’ex Germania Est, la lunga presenza delle truppe sovietiche e l’esperienza quotidiana della Repubblica Democratica Tedesca restituiscono una percezione della Russia diversa da quella prevalente nell’Ovest. L’AfD intercetta questa sensibilità proponendo la ripresa dei rapporti economici ed energetici con Mosca, la fine del sostegno tedesco all’Ucraina e una maggiore apertura alla lingua e alla cultura russa.<br />
<strong>A questo si sommano le differenze economiche rimaste tra Est e Ovest</strong>, il disagio sociale, la percezione di essere penalizzati dalle decisioni prese a Berlino e la nostalgia per una stagione nella quale il gas russo garantiva alla Germania energia a basso costo. <strong>Reuters</strong> sottolinea inoltre il “<strong>resentment over perceived neglect by Berlin”,</strong> il risentimento provocato dalla percezione di essere stati trascurati da Berlino. <strong>Più di trent’anni dopo la riunificazione,</strong> il patrimonio medio degli abitanti dell’Est resta, <strong>secondo il 2026 Competitiveness Report East Germany</strong> citato dall’agenzia, pari a circa un quarto di quello dei tedeschi dell’Ovest.<br />
La <strong>questione migratoria resta centrale, </strong>ma non basta da sola a spiegare il risultato. Il voto racconta una frattura territoriale e culturale più profonda, nella quale identità, condizioni economiche, memoria storica e sfiducia verso le istituzioni federali si sovrappongono.<br />
Per <strong>Merz</strong> il risultato è particolarmente problematico. La CDU aveva cercato di recuperare terreno assumendo posizioni più rigide sull’immigrazione e sulla sicurezza, nel tentativo di sottrarre consensi all’AfD. La strategia non ha prodotto l’effetto sperato in Sassonia-Anhalt.<br />
Il <strong>problema per i conservatori è ora duplice. </strong>Devono mantenere la distanza dall’AfD senza ignorare le ragioni per cui una parte crescente del loro stesso elettorato si sposta verso destra.<br />
Così torna al centro la Brandmauer, il cordone politico che impedisce ai partiti tradizionali di governare insieme all’AfD. Il principio resta formalmente intatto, ma il 44,3 per cento ottenuto dal partito rende la sua applicazione sempre più impegnativa.<br />
La difficoltà riguarda la formazione del prossimo governo regionale e riguarda al contempo la capacità dei partiti tradizionali di rappresentare una società nella quale il consenso si è frammentato e le vecchie appartenenze politiche si sono indebolite.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-19942" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/117140409merkelbundestag.jpg" sizes="(max-width: 649px) 100vw, 649px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/117140409merkelbundestag.jpg 649w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/117140409merkelbundestag-300x157.jpg 300w" alt="" width="649" height="340" /></figure>
</div>
<p>Il <strong>confronto ovviamente con l’epoca di Angela Merkel è inevitabile</strong>. Dal 2005 al 2021 la CDU aveva rappresentato il principale punto di equilibrio della politica tedesca. Merkel aveva costruito il proprio consenso sulla stabilità, sulla mediazione e sulla capacità di occupare il centro.<br />
Quel modello oggi appare lontano. La Germania è attraversata da una maggiore polarizzazione, da una crisi di fiducia verso le istituzioni e da una serie di tensioni che vanno dalla stagnazione economica alla sicurezza, dall’immigrazione alla guerra in Ucraina.<br />
<strong>Reuters</strong> aveva già indicato la Sassonia-Anhalt come un <strong>banco di prova</strong> decisivo per l’AfD. <strong>Nel servizio del 3 settembre 2026,</strong><a href="https://www.reuters.com/world/germanys-far-right-afd-aims-breakthrough-state-election-2026-09-03/?utm_source=chatgpt.com">https://www.reuters.com/world/germanys-far-right-afd-aims-breakthrough-state-election-2026-09-03/?utm_source=chatgpt.com</a> l’agenzia aveva sottolineato come il partito fosse oltre il <strong>40 per cento nei sondaggi</strong>, mentre la CDU risultava nettamente distanziata, e come la questione decisiva sarebbe stata quella della possibilità di trasformare il consenso elettorale in una maggioranza di governo, in assenza di alleanze con le altre forze politiche.<br />
Il risultato ha provocato <strong>immediate reazioni anche nella popolazione</strong>. In diverse città tedesche migliaia di <strong>persone sono scese in piazza contro l’avanzata dell’AfD. </strong>Le manifestazioni hanno riportato nel dibattito pubblico il tema della difesa dei valori democratici e della tenuta del sistema politico di fronte alla crescita dell’estrema destra.<br />
Particolarmente forte è stata la reazione della comunità ebraica.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-114251" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--1024x768.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--1024x768.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster--80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/josef-schuster-.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
</div>
<p><strong>Josef Schuster</strong>, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, ha espresso profonda preoccupazione per la possibilità che un partito classificato come estremista di destra possa arrivare a esercitare il potere in un Land. Schuster ha richiamato anche la responsabilità degli elettori e ha indicato nell’educazione uno dei terreni più delicati.<br />
La preoccupazione riguarda soprattutto il ruolo della scuola nella trasmissione della memoria storica, nella difesa dei principi democratici e nella lotta all’antisemitismo. Per la comunità ebraica tedesca, la possibilità che l’AfD possa influenzare queste politiche rappresenta un rischio che va ben oltre la normale alternanza politica.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114253" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Charlotte_Knobloch_Solidarity_with_Israel_Munich_2023-10-09_5062.jpg" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Charlotte_Knobloch_Solidarity_with_Israel_Munich_2023-10-09_5062.jpg 500w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Charlotte_Knobloch_Solidarity_with_Israel_Munich_2023-10-09_5062-300x187.jpg 300w" alt="" width="500" height="312" /></figure>
</div>
<p>Anche <strong>Charlotte Knobloch,</strong>(93 anni) <strong>sopravvissuta alla Shoah</strong> e figura di riferimento della comunità ebraica tedesca, ha reagito con allarme, chiedendo alle forze democratiche di difendere libertà, Stato di diritto, rispetto e tolleranza.<br />
La portata del voto è dunque più ampia di una semplice vittoria regionale. L’AfD ha dimostrato di poter diventare la forza dominante in un Land e di intercettare consensi che un tempo appartenevano soprattutto alla CDU.<br />
Per i conservatori tedeschi è il dato più difficile da assorbire. Il crollo dal 37,1 al 17 per cento mostra che l’elettorato non è stato recuperato nemmeno attraverso una linea più severa sui temi tradizionalmente sfruttati dall’estrema destra.<br />
Sassonia-Anhalt diventa così il punto di incontro di diverse crisi. Quella del centro politico, quella della CDU, le persistenti differenze tra Est e Ovest, il rapporto con la Russia, il disagio economico e la sfiducia verso Berlino.<br />
La Germania non è ancora governata dall’estrema destra. La Brandmauer resta formalmente in piedi e le altre forze politiche continuano a escludere una collaborazione con l’AfD. Dal risultato emerge un partito non più presenza marginale o temporanea.<br />
Il dato decisivo è il 44,3 per cento. Una forza politica considerata incompatibile con l’arco democratico tradizionale è diventata maggioritaria in termini di consenso in un Land tedesco. Ignorarlo sarebbe altrettanto rischioso quanto normalizzarlo.<br />
La <strong>sfida per </strong>Merz e per la CDU sarà quindi quella di <strong>difendere la Brandmauer.</strong> Servirà capire perché milioni di elettori tedeschi, soprattutto nell’Est, abbiano scelto di affidare all’AfD il proprio voto. Così, il passaggio politico aperto dalla Sassonia-Anhalt. Ossia non ancora un governo dell’estrema destra, ma la fine della sua marginalità. E, per la Germania si aprirebbe una fase nella quale la tenuta del centro democratico sarà sottoposta a una pressione molto più forte di quella conosciuta <strong>nell’era Merkel</strong>.<br />
@Riproduzione riservata</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/07/sassonia-anhalt-lafd-sfida-gli-equilibri-della-germania/">Sassonia-Anhalt, l’AfD sfida gli equilibri della Germania</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/07/sassonia-anhalt-lafd-sfida-gli-equilibri-della-germania/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">127581</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Epstein Files, adesso la trasparenza finisce davvero in tribunale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/23/epstein-files-adesso-la-trasparenza-finisce-davvero-in-tribunale1/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=epstein-files-adesso-la-trasparenza-finisce-davvero-in-tribunale1</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 07:18:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Caso Epstein]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier. Epstein files]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=127139</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Tre mesi dopo la nostra ultima inchiesta, il New Mexico cita in giudizio il Dipartimento di Giustizia, il Congresso prova a rafforzare la legge e anche in Francia tornano sotto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/23/epstein-files-adesso-la-trasparenza-finisce-davvero-in-tribunale1/">Epstein Files, adesso la trasparenza finisce davvero in tribunale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/E33C2F27-AB12-4F81-B2E6-2D3C9B86EC8D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Tre mesi dopo la nostra ultima inchiesta, il New Mexico cita in giudizio il Dipartimento di Giustizia, il Congresso prova a rafforzare la legge e anche in Francia tornano sotto esame le indagini. Milioni di documenti pubblicati non hanno chiuso il caso: hanno aperto nuove domande.</em></p>
<p>L’11 maggio scorso avevamo titolato questa inchiesta:</p>
<div>“Epstein Files, la trasparenza sotto processo: milioni di documenti non bastano a dire la verità”.</div>
<p>Tre mesi dopo, quella che allora era soprattutto una provocazione giornalistica assume un significato quasi letterale.</p>
<p>Perché la trasparenza sugli Epstein Files è arrivata davvero davanti a un giudice.</p>
<p>Il 5 agosto lo Stato del New Mexico ha citato in giudizio il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti chiedendo l’accesso ai documenti non oscurati relativi a Jeffrey Epstein e, in particolare, a quanto sarebbe accaduto nello Zorro Ranch, la proprietà che il finanziere possedeva nello Stato.</p>
<p>Nel frattempo il Congresso discute una nuova legge per rendere contestabile davanti ai tribunali l’eventuale mancata pubblicazione dei documenti.</p>
<p>E dall’altra parte dell’Atlantico anche la Francia torna a interrogarsi sulla propria gestione del caso.</p>
<p>La domanda, dunque, non è più soltanto:</p>
<div>
<p>Che cosa contengono gli Epstein Files?</p>
<p>Ma: che cosa possiamo ancora conoscere e chi decide ciò che rimane nascosto?</p>
</div>
<h2>3,5 milioni di pagine non hanno chiuso il caso</h2>
<p>All’inizio del 2026 il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva annunciato una pubblicazione senza precedenti: oltre tre milioni di nuove pagine, più di duemila video e circa 180 mila immagini.</p>
<p>Considerando le precedenti pubblicazioni, il materiale reso disponibile nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act è arrivato, secondo il DOJ, a quasi <strong>3,5 milioni di pagine</strong>.</p>
<p>Una quantità enorme.</p>
<p>Ma quantità e trasparenza non sono necessariamente sinonimi.</p>
<p>La stessa Epstein Library ufficiale del Dipartimento di Giustizia, aggiornata al 17 luglio 2026, precisa che il sito continuerà a essere aggiornato qualora vengano individuati ulteriori documenti da pubblicare.</p>
<p>Il DOJ ricorda inoltre che parte dei materiali deve essere oscurata per proteggere l’identità delle vittime e altre informazioni sensibili.</p>
<p>Una tutela necessaria.</p>
<p>Ma è proprio sul confine tra protezione legittima e accesso agli atti che oggi si sta consumando uno dei nuovi capitoli del caso.</p>
<h2>Lo Zorro Ranch e la domanda rimasta aperta</h2>
<p>Il nuovo fronte parte dal New Mexico.</p>
<p>Qui Jeffrey Epstein possedeva lo <strong>Zorro Ranch</strong>, una vasta proprietà a sud di Santa Fe.</p>
<p>Nel febbraio 2026 le autorità statali hanno riaperto l’indagine sulle attività che sarebbero avvenute nella proprietà.</p>
<p>Per farlo, il procuratore generale del New Mexico Raúl Torrez ha chiesto al Dipartimento di Giustizia federale l’accesso ai documenti investigativi non oscurati.</p>
<p>Secondo il New Mexico, quei materiali sono indispensabili per identificare possibili vittime, testimoni e persone eventualmente coinvolte in condotte criminali.</p>
<p>A luglio Torrez denunciava che erano trascorsi oltre <strong>130 giorni</strong> dalla richiesta senza aver ottenuto il materiale richiesto.</p>
<p>La tensione è progressivamente aumentata.</p>
<h2>Trentuno pagine</h2>
<p>C’è un dettaglio che racconta meglio di molti altri la distanza tra le due istituzioni.</p>
<p>Secondo la ricostruzione ufficiale del Dipartimento di Giustizia del New Mexico, il 10 luglio le autorità federali avrebbero consegnato allo Stato appena <strong>31 pagine</strong>.</p>
<p>Il New Mexico sostiene che si trattasse in gran parte di documenti già disponibili pubblicamente, materiale oscurato e copie di articoli di stampa.</p>
<p>Da qui un nuovo ultimatum: consegnare il materiale richiesto entro il 31 luglio.</p>
<p>La scadenza è trascorsa.</p>
<p>E il 5 agosto il conflitto istituzionale è diventato una causa federale.</p>
<div>
<p><strong>La domanda non riguarda più soltanto la pubblicazione dei file.</strong></p>
<p>Riguarda la possibilità che quei documenti vengano utilizzati da un’autorità giudiziaria per verificare se esistano ancora responsabilità perseguibili.</p>
</div>
<h2>Il New Mexico porta il Dipartimento di Giustizia davanti al giudice</h2>
<p>La causa depositata il 5 agosto chiede a un tribunale federale di Washington di obbligare il Dipartimento di Giustizia a consegnare il materiale richiesto.</p>
<p>Il New Mexico sostiene che il mancato accesso ai documenti stia ostacolando l’indagine.</p>
<p>Il Dipartimento di Giustizia respinge questa ricostruzione.</p>
<p>La posizione federale è che l’Epstein Files Transparency Act e diversi ordini giudiziari impediscano la divulgazione indiscriminata di informazioni capaci di identificare le vittime.</p>
<p>Ed è importante raccontare entrambe le posizioni.</p>
<p>Proteggere le vittime non è un ostacolo alla trasparenza.</p>
<p>È parte della giustizia.</p>
<p>Ma altrettanto importante è comprendere se le esigenze di riservatezza possano essere conciliate con l’accesso riservato ai documenti da parte di un’autorità che sta conducendo un’indagine penale.</p>
<div>
<p>La questione non può essere ridotta alla scelta tra <strong>“pubblicare tutto”</strong> e <strong>“nascondere tutto”</strong>.</p>
<p>La vera sfida è costruire una trasparenza capace contemporaneamente di <strong>proteggere le vittime e permettere alla giustizia di lavorare</strong>.</p>
</div>
<h2>Un accordo del 2019 mai rispettato?</h2>
<p>Nel frattempo è emerso un altro elemento che merita attenzione.</p>
<p>L’ex procuratore generale del New Mexico Hector Balderas ha ricostruito l’esistenza di un presunto accordo raggiunto nel 2019 tra gli investigatori statali e la procura federale del Southern District of New York.</p>
<p>Secondo Balderas, dopo l’arresto di Epstein, il New Mexico avrebbe accettato di interrompere le proprie interviste alle persone informate sui fatti e di consegnare il materiale raccolto agli investigatori federali.</p>
<p>In cambio, le autorità federali avrebbero dovuto rinviare al New Mexico le informazioni riguardanti eventuali reati di competenza statale una volta concluso il procedimento federale.</p>
<p>Secondo le attuali autorità del New Mexico, quella seconda parte dell’accordo non sarebbe mai stata rispettata.</p>
<p>È un’affermazione delle autorità statali che dovrà essere verificata nelle sedi competenti.</p>
<p>Ma aggiunge una domanda istituzionale al caso Epstein:</p>
<p><strong>quanto materiale raccolto negli anni è rimasto frammentato tra diverse autorità senza trasformarsi in nuove indagini?</strong></p>
<h2>Cinque vittime e altre trenta persone da identificare</h2>
<p>Contemporaneamente alla causa, una commissione del New Mexico ha presentato i risultati preliminari della propria indagine.</p>
<p>Secondo il rapporto, le prove raccolte fino a questo momento indicherebbero che Epstein abusò di almeno <strong>cinque donne e ragazze</strong> allo Zorro Ranch tra il 1996 e il 2012.</p>
<p>La commissione avrebbe inoltre individuato almeno altre <strong>30 persone</strong> che potrebbero essere vittime, testimoni, facilitatori o appartenere a più di una di queste categorie.</p>
<p>Attraverso le richieste formali di documentazione sarebbero già stati acquisiti oltre <strong>100 mila documenti</strong>.</p>
<p>Si tratta di risultati preliminari.</p>
<p>Ed è indispensabile ricordarlo.</p>
<p>Un nome presente in un documento non equivale a una responsabilità.</p>
<p>Una frequentazione non equivale a un reato.</p>
<p>Una testimonianza deve essere verificata.</p>
<div>È proprio quando un’inchiesta coinvolge persone potenti e nomi conosciuti che il giornalismo deve diventare più rigoroso, non meno.</div>
<h2>Una seconda legge sulla trasparenza</h2>
<p>Lo scontro non riguarda soltanto i tribunali.</p>
<p>È arrivato nuovamente anche al Congresso.</p>
<p>Nel luglio 2026 un gruppo bipartisan di parlamentari ha presentato l’<strong>Epstein Files Transparency Act II</strong>.</p>
<p>La proposta nasce proprio dall’idea che la prima legge sulla trasparenza non disponga di strumenti sufficientemente efficaci per garantirne l’applicazione.</p>
<p>Il nuovo testo punta, tra l’altro, a consentire ai procuratori generali degli Stati, ad altri pubblici ministeri autorizzati e alle vittime di rivolgersi direttamente ai tribunali nel caso in cui ritengano che il Dipartimento di Giustizia stia illegittimamente trattenendo o oscurando documenti.</p>
<p>Prevede inoltre meccanismi per consentire agli investigatori statali di ottenere documentazione non oscurata necessaria alle proprie indagini, nel rispetto delle procedure previste.</p>
<p>Non è ancora una nuova legge.</p>
<p>È una proposta.</p>
<p>Ma la sua stessa esistenza racconta qualcosa.</p>
<div>Dopo milioni di documenti pubblicati, una parte del Congresso ritiene ancora necessario approvare una legge per ottenere maggiore trasparenza.</div>
<h2>E adesso si muove anche la Francia</h2>
<p>Il caso, però, non è soltanto americano.</p>
<p>In Francia il dossier Epstein è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <em>Le Monde</em>, l’associazione Innocence En Danger ha promosso un’azione contro lo Stato francese contestando la lentezza con cui sarebbero state condotte alcune delle precedenti indagini.</p>
<p>Parallelamente, le autorità francesi hanno riaperto il fascicolo con un perimetro più ampio dopo l’emersione di nuovi documenti provenienti dagli Stati Uniti.</p>
<p>Secondo la ricostruzione del quotidiano francese, <strong>24 donne</strong> si sarebbero fatte avanti e 16 sarebbero già state ascoltate da luglio.</p>
<p>Le autorità francesi hanno difeso il lavoro svolto in passato, annunciando comunque una revisione delle precedenti attività investigative.</p>
<p>È un altro elemento importante.</p>
<p>Perché mostra come la pubblicazione degli Epstein Files non abbia soltanto alimentato il dibattito pubblico.</p>
<p>Sta producendo conseguenze investigative anche fuori dagli Stati Uniti.</p>
<h2>Il problema dei nomi</h2>
<p>Ogni volta che vengono pubblicati nuovi documenti sugli Epstein Files, l’attenzione mediatica si concentra quasi immediatamente sui nomi conosciuti.</p>
<p>Politici.</p>
<p>Imprenditori.</p>
<p>Personaggi dello spettacolo.</p>
<p>Reali.</p>
<p>Professionisti.</p>
<p>Ma è proprio qui che dobbiamo fermarci.</p>
<p>Essere nominati in un documento non significa essere accusati di un reato.</p>
<p>Essere presenti in una rubrica non significa aver partecipato a un’attività criminale.</p>
<p>Aver incontrato Epstein non dimostra di conoscere i suoi crimini.</p>
<p>Essere stati su un aereo o in una proprietà richiede un contesto prima di poter assumere qualsiasi significato.</p>
<div><strong>Nome presente nei documenti.</strong><br />
<strong>Rapporto documentato con Epstein.</strong><br />
<strong>Accusa di comportamento criminale.</strong>Sono tre livelli completamente differenti.Confonderli non produce verità.<br />
Produce sospetto.</div>
<h2>Dalla curiosità alla responsabilità</h2>
<p>Forse è questo il punto al quale siamo arrivati.</p>
<p>Per anni il caso Epstein è stato raccontato soprattutto attraverso una domanda:</p>
<p><em>“Chi c’era?”</em></p>
<p>È una domanda comprensibile.</p>
<p>Ma non è necessariamente quella decisiva.</p>
<p>La domanda giornalisticamente e giudiziariamente più importante è:</p>
<div>Chi sapeva?<br />
Chi poteva intervenire?<br />
Chi non lo fece?<br />
E perché?</div>
<p>È una differenza fondamentale.</p>
<p>Perché sposta l’attenzione dalla lista dei personaggi famosi alla struttura delle responsabilità.</p>
<p>Dalle fotografie alle istituzioni.</p>
<p>Dalla curiosità alla giustizia.</p>
<h2>La trasparenza non è pubblicare tutto</h2>
<p>C’è infine un equivoco che questa vicenda ci costringe ad affrontare.</p>
<p>Trasparenza non significa semplicemente riversare milioni di pagine su Internet.</p>
<p>Una montagna di documenti può perfino produrre l’effetto contrario.</p>
<p>Può rendere difficile distinguere ciò che è importante da ciò che è irrilevante.</p>
<p>Può alimentare interpretazioni prive di contesto.</p>
<p>Può esporre persone che non hanno commesso alcun reato.</p>
<p>E soprattutto può trasformare le vittime ancora una volta in materiale da consumare.</p>
<p>La trasparenza autentica richiede qualcosa di più.</p>
<p>Documenti accessibili.</p>
<p>Contesto.</p>
<p>Protezione delle vittime.</p>
<p>Responsabilità istituzionale.</p>
<p>Possibilità per gli investigatori di accedere alle prove.</p>
<p>E capacità del giornalismo di distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo.</p>
<h2>Tre mesi dopo</h2>
<p>L’11 maggio ci chiedevamo se milioni di documenti fossero sufficienti per dire la verità.</p>
<p>Oggi possiamo aggiungere qualcosa.</p>
<p>Non lo sono.</p>
<p>Perché la verità giudiziaria non nasce dalla quantità dei file.</p>
<p>Nasce dalla possibilità di verificarli.</p>
<p>Incrociarli.</p>
<p>Contestualizzarli.</p>
<p>Trasformarli, quando esistono gli elementi, in prove.</p>
<p>E consentire alle istituzioni competenti di accedervi.</p>
<div>
<p>Tre mesi fa scrivevamo che la <strong>trasparenza era sotto processo</strong>.</p>
<p>Oggi quel processo è diventato quasi letterale.</p>
<p>Ma la domanda rimane la stessa:</p>
<p>quanto siamo davvero disposti a conoscere?</p>
</div>
<p>Non per costruire liste di colpevoli sui social.</p>
<p>Non per trasformare ogni nome in una condanna.</p>
<p>Non per alimentare il prossimo ciclo di indignazione.</p>
<p>Ma perché dietro quei documenti ci sono persone che hanno denunciato violenze, indagini interrotte, istituzioni chiamate a rispondere delle proprie scelte e responsabilità che potrebbero non essere state ancora completamente ricostruite.</p>
<p>È qui che gli Epstein Files smettono di essere soltanto un archivio.</p>
<p>Diventano una domanda rivolta alle democrazie.</p>
<blockquote>
<div>
<p><strong>La trasparenza non consiste nel poter vedere milioni di documenti.</strong></p>
<p>Consiste nel fare in modo che ciò che quei documenti possono dimostrare non venga più ignorato.</p>
</div>
</blockquote>
<div>
<p><strong>Francesco Mazzarella</strong></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
</div>
<p>leggi anche:</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="qvr3p42SOG"><p><a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/epstein-files-la-trasparenza-sotto-processo-milioni-di-documenti-non-bastano-a-dire-la-verita/">Epstein Files, la trasparenza sotto processo: milioni di documenti non bastano a dire la verità</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Epstein Files, la trasparenza sotto processo: milioni di documenti non bastano a dire la verità&#8221; &#8212; lafrecciaweb.it" src="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/epstein-files-la-trasparenza-sotto-processo-milioni-di-documenti-non-bastano-a-dire-la-verita/embed/#?secret=RZJyPx3vTa#?secret=qvr3p42SOG" data-secret="qvr3p42SOG" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/23/epstein-files-adesso-la-trasparenza-finisce-davvero-in-tribunale1/">Epstein Files, adesso la trasparenza finisce davvero in tribunale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">127139</post-id>	</item>
		<item>
		<title>America 250: le persone, il progresso, le promesse</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/07/america-250-le-persone-il-progresso-le-promesse/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=america-250-le-persone-il-progresso-le-promesse</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 19:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[Independence day]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=126009</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Diario di viaggio tra le celebrazioni per l’anniversario dell’Indipendenza in un’America oggi divisa Un anno fa scrivevo del sogno californiano ormai sbiadito. Che cos’è oggi la California? Mi chiedevo, dopo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/07/america-250-le-persone-il-progresso-le-promesse/">America 250: le persone, il progresso, le promesse</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/20260626_093445-3-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Diario di viaggio tra le celebrazioni per l’anniversario dell’Indipendenza in un’America oggi divisa</em></p>
<p><strong>Un anno fa scrivevo del sogno californiano ormai sbiadito</strong>. Che cos’è oggi la California? Mi chiedevo, dopo averla percorsa in lungo e in largo. Dalle dolci colline della Napa Valley ai territori aspri e desertici dell’entroterra, passando dalle scogliere cinematografiche a picco sull’Oceano alle metropoli attraversate, tra luoghi e abitudini. L’ultimo “avamposto” di tolleranza d’America, prosperità e paesaggi spettacolari. La più pura incarnazione del sogno americano. Eppure in California qualcosa si è inceppato, tanto che da anni le persone che la lasciano sono più di quelle che vi arrivano. Il sole pallido di Los Angeles al tramonto si porta via tutte le contraddizioni di un’area metropolitana che conta quasi 13milioni di abitanti.</p>
<p><strong>Possiamo raccontare lo stesso della costa opposta?</strong> La East Coast? Se guardiamo ai dati economici, geopolitici e demografici più recenti, la risposta breve è no, la East Coast non è affatto in crisi rispetto alla California. Anzi, sotto diversi aspetti, negli ultimi anni si è assistito a una parziale inversione di rotta o, quantomeno, a un forte riequilibrio delle forze. Per anni la California (con la Bay Area) è stata la locomotiva indiscussa dell’innovazione globale. Tuttavia, il panorama è cambiato: sebbene la California rimanga l’hub principale per l’AI (OpenAI, Anthropic e i giganti di Big Tech), New York (la cosiddetta <strong>Silicon Alley</strong>) è diventata il secondo ecosistema tech al mondo. La East Coast attira oggi enormi capitali di Venture Capital, soprattutto nei settori in cui la tecnologia si sposa con la finanza (FinTech), la salute (BioTech a Boston) e i media.</p>
<p>Stati della East Coast come New York hanno vissuto momenti difficili post-pandemia, ma hanno mostrato una forte capacità di rimbalzo. Inoltre, la parte South Atlantic della East Coast (come la Florida e la North Carolina) sta vivendo un vero e proprio boom economico e demografico, drenando costantemente talenti e capitali sia dal Nord-Est sia dalla stessa California. New York, pur avendo sofferto l’effetto del lavoro da remoto, ha registrato un ritorno in ufficio molto più marcato e una tenuta del settore turistico, commerciale e del lusso decisamente superiore.</p>
<p><strong>E poi c’è la situazione delle persone senza fissa dimora</strong> (homeless), ne abbiamo incontrato tanti anche in questo viaggio. Ai margini, da soli, senza più l’aiuto di nessuno. Spesso con una o più patologie, penso ad Anna – ispanica che per via di una forte artrite ha perso il suo posto in banca, poi la casa, infine tutto – incontrata sotto il nostro hotel in pieno Queens.  Tra la East Coast e la California, si tocca con mano una delle differenze più profonde e visibili dell’intera struttura sociale americana. Nello Stato di New York e a Boston (Massachusetts), oltre il 90-95% dei senzatetto si trova all’interno di strutture di accoglienza, dormitori o hotel sociali, a differenza della California dove il 65% dei senzatetto vive per strada, in tendopoli, sotto i ponti o nelle auto. New York ha una legge storica unica chiamata “Right to Shelter” (Diritto al rifugio), che obbliga legalmente la città a fornire un posto letto a chiunque lo richieda entro la notte stessa. La California non ha una legge simile e ha preferito concentrarsi (con scarsi risultati pratici a breve termine) sulla costruzione di alloggi permanenti.</p>
<p><strong>Philadelphia rappresenta una parziale anomalia sulla East Coast</strong>. La città unisce, purtroppo, i problemi tipici della costa orientale con alcune delle scene più crude e visibili che normalmente si associano solo alla California. Philly ci accolto bene nella sua parte storica legata agli edifici dell’indipendenza ma svoltato l’angolo la percezione di sicurezza purtroppo diminuiva drasticamente rispetto alle vie più affollate. A Kensington, il più grande mercato di droga a cielo aperto della East Coast, si tocca con mano la crisi degli homeless e l’epidemia degli oppioidi (Fentanyl  la “droga degli zombie”, la Xilazina o Tranq).</p>
<p>In tutto questo, tra la scintillante New York, l’ordinata Princeton, Philadelphia, Baltimore e Washington, attraversando ben sette Stati (New York, New Jersey, Delaware, Maryland, Pennsylvania, Virginia e Washington D.C.) ci siamo trovati dentro le <strong>celebrazioni per i 250 anni dall’indipendenza</strong>. Un super Indipendence day che ci ha fatto “tremare” in tutti i sensi (sia per il rombo degli aerei militari sulle nostre teste sia per il caldo incessante oltre i 40 gradi).</p>
<p>Dall’apertura del <em>Time</em> che racconta i 250 anni in una splendida edizione patinata, speciale ovviamente, e che passa in rassegna l’<strong>America Semiquincentennial </strong>– con tanto di focus sui principali momenti per ogni decade, da Washington a Lincoln, da Theodore Roosevelt a Franklin Delano, da Armstrong sulla Luna all’11 settembre, passando per Walt Disney, Marlyn Monroe e il Rock and Roll – alle dirette televisive della CNN e FOX. Diverse nello stile ma tutte accomunate da una pioggia di immagini celebrative, fuochi d’artificio e musica trionfante.</p>
<p><strong>E poi c’è Trump</strong>. Scorrere il sito della Casa Bianca alla vigilia del 4 luglio mostra in evidenza un video in cui Donald Trump, aprendo la serie “The Story of America” prodotta insieme all’Hillsdale College, ateneo conservatore legato all’amministrazione, racconta l’epopea nazionale come un’ininterrotta sequenza di conquiste: dalla frontiera del Far West alla corsa allo spazio, dalla sconfitta dei “tiranni” alla prima bandiera piantata sulla Luna, per poi concludere invitando gli americani a preparare “il più grande compleanno mai visto”. Accanto al video una sezione dedicata ai “365 giorni di vittorie” – un bilancio dei successi del primo anno di mandato – e un dossier che ribattezza l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 come una data “che vivrà nell’infamia”: non riferita all’assalto stesso, ma a chi lo ha indagato. Si dissolve il confine tra memoria storica e propaganda, al punto che numerosi artisti chiamati ad esibirsi per le celebrazioni hanno deciso di declinare l’invito. E almeno sette Stati, quasi tutti guidati da democratici, hanno rinunciato a un padiglione ufficiale. Il lancio delle iniziative per il 250° è coinciso con gli indici di gradimento al livello più basso mai toccato da Trump in entrambi i suoi mandati. Quale occasione migliore, dunque, per costruire una narrazione che ne aumenti la visibilità e nel glorifichi i successi? La Casa Bianca ha organizzato le celebrazioni lungo una geografia di luoghi evocativi e fortemente simbolici. Prima il North Dakota, a Medora, per l’inaugurazione della biblioteca presidenziale dedicata a Theodore Roosevelt. Poi il South Dakota, con i fuochi d’artificio a Mount Rushmore. Quindi l’evento clou a Washington nella capitale, dove Trump terrà un discorso al National Mall intitolato “Saluto all’America”.</p>
<p>Tra caldo intenso (più di 40 gradi percepiti), minacce di forte pioggia e una città completamente bloccata da transenne e mezzi militari di ogni tipo rimangono negli occhi, quelli sì, i notevoli fuochi d’artificio sul National Mall, luogo iconico senza alcun dubbio, e i racconti dei miei nonni rivissuti attimo dopo attimo nei luoghi e nelle miglia percorse. <strong>Senza perdersi nulla. Passo dopo passo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="code-block code-block-1">
<div class="pip-wa-box">
<div class="pip-wa-icon">💬</div>
<div class="pip-wa-content"></div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/07/america-250-le-persone-il-progresso-le-promesse/">America 250: le persone, il progresso, le promesse</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">126009</post-id>	</item>
		<item>
		<title>I droni di Teheran e i riscatti in Bitcoin piegano la diplomazia dorata di Trump</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/11/i-droni-di-teheran-e-i-riscatti-in-bitcoin-piegano-la-diplomazia-dorata-di-trump/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-droni-di-teheran-e-i-riscatti-in-bitcoin-piegano-la-diplomazia-dorata-di-trump</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 03:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=124984</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani continuano a raccontare la guerra in Medio Oriente come un bollettino di rappresaglie isolate, ma la vera partita per il dominio globale si è spostata&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/11/i-droni-di-teheran-e-i-riscatti-in-bitcoin-piegano-la-diplomazia-dorata-di-trump/">I droni di Teheran e i riscatti in Bitcoin piegano la diplomazia dorata di Trump</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4214-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p>I titoloni dei grandi quotidiani continuano a raccontare la guerra in Medio Oriente come un bollettino di rappresaglie isolate, ma la vera partita per il dominio globale si è spostata in mare, dentro l’imbuto strategico dello Stretto di Hormuz. Lì dove transita un quinto del fabbisogno petrolifero mondiale, Teheran ha smesso di nascondersi dietro le milizie per procura e ha gettato la maschera.</p>
<p>Nella notte tra domenica e lunedì, un drone armato Shahed dei Pasdaran ha centrato in pieno un elicottero d’attacco AH-64 Apache dell’esercito americano in pattugliamento al largo dell’Oman. Non è un incidente di percorso: è la dimostrazione scientifica di un teorema. La risposta di Washington, che ieri sera ha scatenato i caccia del Centcom bombardando i radar e i siti di difesa aerea iraniani lungo lo stretto, ha innescato l’immediata rappresaglia missilistica di Teheran contro le basi statunitensi in Bahrain, Kuwait e Giordania. Siamo al corpo a corpo diretto.</p>
<p>La strategia della Guardia Rivoluzionaria è tanto cinica quanto millimetrica, strutturata per trasformare la forza bruta in un asset burocratico. Attraverso la <em>Persian Gulf Strait Authority</em> (PGSA) – l’ente istituito a maggio dal regime per istituzionalizzare il controllo sul canale – l’Iran sta imponendo un vero e proprio racket di Stato. I mercantili vengono costretti a deviare dalle rotte internazionali per subire schedature di massa con questionari intrusivi e, soprattutto, per pagare un “pedaggio di protezione” illegale che tocca il dollaro a barile, ovvero fino a due milioni di dollari a transito per le grandi superpetroliere.</p>
<p>Un pizzo geopolitico esatto rigorosamente in Bitcoin o yuan per aggirare il circuito del dollaro e neutralizzare le sanzioni del Tesoro americano. L’obiettivo politico è chiarissimo: trasformare un corridoio marittimo vitale nel salotto di casa propria, dimostrando al mondo che le chiavi dell’energia globale le ha in mano Teheran.</p>
<p>Dall’altra parte della barricata, le mosse della Casa Bianca svelano tutta la fragilità strutturale dell’Occidente. Donald Trump è stretto in una morsa d’acciaio. Da un lato ordina i raid punitivi per non polverizzare la credibilità militare degli Stati Uniti; dall’altro è terrorizzato dal collasso dei mercati. Il blocco de facto dello stretto, iniziato lo scorso 28 febbraio, ha già fatto precipitare l’output dei principali produttori del Golfo: l’Iraq ha visto crollare la produzione a meno di un terzo, il Kuwait è sceso a un quinto e i grandi assicuratori marittimi hanno azzerato le coperture per il rischio di guerra. Trump moltiplica i messaggi sui social parlando di un’intesa “a un passo”, ma sa perfettamente che se il braccio di ferro dovesse prolungarsi, l’impennata del prezzo del barile e l’inflazione energetica affosserebbero i mercati occidentali e, soprattutto, i suoi piani di rielezione per l’autunno.</p>
<p>Il cortocircuito si chiude con l’Unione Europea che valuta l’estensione della missione militare <em>Aspides</em> e un nuovo pacchetto sanzionatorio, mentre sul campo si consuma la solita, drammatica contabilità. Finché Benjamin Netanyahu utilizzerà il fronte libanese contro Hezbollah come una carta elettorale per risalire nei sondaggi e Teheran userà il canale di Hormuz come un’arma di distruzione economica di massa, i negoziati rimarranno fuffa da palcoscenico. La realtà odierna è che le petroliere navigano al buio con i transponder spenti nel disperato tentativo di sfuggire ai droni nemici, mentre l’intera impalcatura del petrodollaro e la stabilità economica dell’Occidente restano ostaggio dei motoscafi d’assalto dei pasdaran.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/11/i-droni-di-teheran-e-i-riscatti-in-bitcoin-piegano-la-diplomazia-dorata-di-trump/">I droni di Teheran e i riscatti in Bitcoin piegano la diplomazia dorata di Trump</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">124984</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitto Mediooriente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=124844</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>In Medio Oriente l’escalation militare svela l’impotenza della mediazione internazionale e il prezzo pagato dalle missioni sul campo di Domenica Puleio I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p>In Medio Oriente l’escalation militare svela l’impotenza della mediazione internazionale e il prezzo pagato dalle missioni sul campo</p>
<p>di Domenica Puleio</p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili su Israele”, “Netanyahu attacca Beirut, la vendetta iraniana”. La realtà, quella che si consuma sul terreno a cento giorni dall’inizio del conflitto globale tra Iran, Stati Uniti e Israele, possiede una sfrontatezza che la carta stampata non riesce a rincorrere. Nella notte le forze aeree israeliane hanno martellato l’Iran centrale e occidentale, centrando un impianto petrolchimico in risposta a undici missili balistici di Teheran intercettati dai sistemi di difesa. È la dimostrazione plastica di un teorema tragico: la diplomazia internazionale sta mettendo in scena una recita a beneficio delle telecamere, mentre sul campo la geopolitica del caos detta la sua legge di sangue.</p>
<p>Da una parte assistiamo ai balletti di Mar-a-Lago, con Donald Trump che telefona a Benjamin Netanyahu intimandogli la moderazione per evitare che i negoziati deraglino, sbandierando un’intesa “vicina alla conclusione” che sa tanto di spot elettorale. Dall’altra c’è la cruda, cinica strategia dei leader locali. Netanyahu sa bene che i sondaggi danno la sua coalizione in calo in vista delle elezioni d’autunno; non potendo sbandierare una vittoria definitiva sul nemico storico iraniano, la guerra totale in Libano contro Hezbollah diventa la sua vera carta elettorale, il palcoscenico perfetto per blindare il proprio potere. Poco importa se nel frattempo il Mossad spia gli stessi alleati americani a livelli critici, controllando ogni mossa dei negoziatori di Washington. La fiducia non esiste, esiste solo la sopravvivenza politica.</p>
<p>Il cortocircuito più doloroso e intollerabile di questa escalation si consuma però sulla pelle di chi sta in mezzo. La tregua dell’8 aprile scorso è già un ricordo sbiadito, polverizzata dai raid su Dahieh e dai lanci di droni della milizia libanese che colpiscono i kibbutz dove i bambini vanno in gita scolastica. In questo scontro frontale, l’accordo tra Washington e Teheran si rivela per quello che è: un pezzo di carta privo di valore. A pagarne il prezzo più alto, nel silenzio complice delle diplomazie, sono i soldati di pace. L’uccisione del casco blu dell’Unifil nel sud del Libano è lo schiaffo definitivo a un’Europa e a un Onu che continuano a inviare uomini al fronte con mandati ambigui, lasciandoli a fare da bersaglio mobile in una terra dove nessuno rispetta le regole d’ingaggio. È la burocrazia internazionale che manda a morire i propri figli per non ammettere il fallimento della propria linea politica.</p>
<p class="has-text-align-left">Mentre l’Occidente si avvita in dibattiti ideologici da salotto, riducendo la complessità storica del Medio Oriente a slogan da corteo e ignorando le minacce reali di regimi che non accetteranno mai la stabilità, il sangue scorre vero. Scorre nelle stazioni di servizio israeliane per mano del terrorismo interno, scorre tra i riservisti della protezione civile e tra gli ostaggi prigionieri nei tunnel. Continuare a raccontare questa guerra come una serie di eventi isolati significa non voler vedere il disegno complessivo: un conflitto globale per procura dove le superpotenze giocano a scacchi e i popoli fanno da carne da macello. Se l’Europa non ritrova la forza di imporre una mediazione reale, smettendola di farsi dettare l’agenda dai capricci dei leader in campagna elettorale, resterà solo a guardare le macerie del proprio prestigio internazionale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">124844</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:40:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=124810</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Domenica Puleio I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenica Puleio</p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili su Israele”, “Netanyahu attacca Beirut, la vendetta iraniana”. La realtà, quella che si consuma sul terreno a cento giorni dall’inizio del conflitto globale tra Iran, Stati Uniti e Israele, possiede una sfrontatezza che la carta stampata non riesce a rincorrere. Nella notte le forze aeree israeliane hanno martellato l’Iran centrale e occidentale, centrando un impianto petrolchimico in risposta a undici missili balistici di Teheran intercettati dai sistemi di difesa. È la dimostrazione plastica di un teorema tragico: la diplomazia internazionale sta mettendo in scena una recita a beneficio delle telecamere, mentre sul campo la geopolitica del caos detta la sua legge di sangue.</p>
<p>Da una parte assistiamo ai balletti di Mar-a-Lago, con Donald Trump che telefona a Benjamin Netanyahu intimandogli la moderazione per evitare che i negoziati deraglino, sbandierando un’intesa “vicina alla conclusione” che sa tanto di spot elettorale. Dall’altra c’è la cruda, cinica strategia dei leader locali. Netanyahu sa bene che i sondaggi danno la sua coalizione in calo in vista delle elezioni d’autunno; non potendo sbandierare una vittoria definitiva sul nemico storico iraniano, la guerra totale in Libano contro Hezbollah diventa la sua vera carta elettorale, il palcoscenico perfetto per blindare il proprio potere. Poco importa se nel frattempo il Mossad spia gli stessi alleati americani a livelli critici, controllando ogni mossa dei negoziatori di Washington. La fiducia non esiste, esiste solo la sopravvivenza politica.</p>
<p>Il cortocircuito più doloroso e intollerabile di questa escalation si consuma però sulla pelle di chi sta in mezzo. La tregua dell’8 aprile scorso è già un ricordo sbiadito, polverizzata dai raid su Dahieh e dai lanci di droni della milizia libanese che colpiscono i kibbutz dove i bambini vanno in gita scolastica. In questo scontro frontale, l’accordo tra Washington e Teheran si rivela per quello che è: un pezzo di carta privo di valore. A pagarne il prezzo più alto, nel silenzio complice delle diplomazie, sono i soldati di pace. L’uccisione del casco blu dell’Unifil nel sud del Libano è lo schiaffo definitivo a un’Europa e a un Onu che continuano a inviare uomini al fronte con mandati ambigui, lasciandoli a fare da bersaglio mobile in una terra dove nessuno rispetta le regole d’ingaggio. È la burocrazia internazionale che manda a morire i propri figli per non ammettere il fallimento della propria linea politica.</p>
<p class="has-text-align-left">Mentre l’Occidente si avvita in dibattiti ideologici da salotto, riducendo la complessità storica del Medio Oriente a slogan da corteo e ignorando le minacce reali di regimi che non accetteranno mai la stabilità, il sangue scorre vero. Scorre nelle stazioni di servizio israeliane per mano del terrorismo interno, scorre tra i riservisti della protezione civile e tra gli ostaggi prigionieri nei tunnel. Continuare a raccontare questa guerra come una serie di eventi isolati significa non voler vedere il disegno complessivo: un conflitto globale per procura dove le superpotenze giocano a scacchi e i popoli fanno da carne da macello. Se l’Europa non ritrova la forza di imporre una mediazione reale, smettendola di farsi dettare l’agenda dai capricci dei leader in campagna elettorale, resterà solo a guardare le macerie del proprio prestigio internazionale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/mesotoday-5415551/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2774953">Graphic And Web Designer Freelance</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2774953">Pixabay</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">124810</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Guerre stellari e bilanci reali: il Pentagono accelera sulla “Cupola Dorata” ipersonica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/27/guerre-stellari-e-bilanci-reali-il-pentagono-accelera-sulla-cupola-dorata-ipersonica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=guerre-stellari-e-bilanci-reali-il-pentagono-accelera-sulla-cupola-dorata-ipersonica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[cupola dorata]]></category>
		<category><![CDATA[pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=124255</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>di Domenica Puleio Nello spazio, a centinaia di chilometri di quota, si sta consumando una rivoluzione dottrinale e finanziaria senza precedenti, che si muove in parallelo ai conflitti terrestri. Il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/27/guerre-stellari-e-bilanci-reali-il-pentagono-accelera-sulla-cupola-dorata-ipersonica/">Guerre stellari e bilanci reali: il Pentagono accelera sulla “Cupola Dorata” ipersonica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3814-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>di Domenica Puleio</p>
<p>Nello spazio, a centinaia di chilometri di quota, si sta consumando una rivoluzione dottrinale e finanziaria senza precedenti, che si muove in parallelo ai conflitti terrestri. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha impresso un’accelerazione decisiva al programma Golden Dome, la “Cupola Dorata”, il colossale scudo di difesa missilistico fortemente voluto dall’amministrazione Trump con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la piena operatività entro l’inizio del 2029.</p>
<p>La vera svolta strategica di questo piano non risiede più nei vecchi e isolati radar posizionati a terra, ma nella scelta di saturare l’orbita bassa terrestre con una fitta ragnatela che conterà tra i 300 e i 500 piccoli satelliti interconnessi tramite link ottici laser.</p>
<p>Questa mastodontica infrastruttura spaziale nasce per sanare un vero e proprio tallone d’Achille della difesa occidentale. Le vecchie reti di sorveglianza, concepite per tracciare i missili balistici intercontinentali lungo le loro prevedibili traiettorie ad arco, sono strutturalmente cieche di fronte ai nuovi vettori ipersonici cinesi e russi. Questi nuovi ordigni viaggiano a velocità superiori a Mach 5 ma volano a quote molto più basse, sfruttando la capacità di cambiare rotta a metà volo per eludere i radar tradizionali.</p>
<p>Per disinnescare la minaccia, la Space Force americana ha ideato un sistema a doppio strato in cui una prima linea di satelliti, denominata Tracking Layer, scandaglia l’atmosfera con sensori a infrarossi ad ampio campo visivo per captare il calore generato dall’attrito del missile nemico. Immediatamente dopo, i dati vengono passati ai satelliti dello strato HBTSS, capaci di calcolare la traiettoria millimetrica del vettore dal momento del lancio fino alla sua distruzione, ottimizzando la copertura persino sulle rotte polari settentrionali per chiudere ogni potenziale varco scoperto.</p>
<p>Un progetto di tale magnitudo ha, inevitabilmente, scatenato un durissimo scontro politico e contabile all’interno del Congresso a Washington, dove i numeri sul tavolo evidenziano una discrepanza profonda tra le rassicurazioni del Pentagono e i calcoli degli organi di controllo indipendenti. Se per l’anno fiscale in corso il bilancio della difesa ha già blindato lo stanziamento di 13,4 miliardi di dollari per la Cupola Dorata, la richiesta avanzata dal Pentagono per il prossimo anno prevede di far schizzare il budget complessivo della Space Force a oltre 71 miliardi di dollari, allocando una prima tranche da quasi sette miliardi solo per le infrastrutture orbitali.</p>
<p>È proprio sulla tenuta economica a lungo termine che il piano rischia di incrinarsi: la Space Force stima un costo ufficiale di 185 miliardi di dollari per un piano decennale, ma il Congressional Budget Office ha lanciato l’allarme ipotizzando una spesa effettiva di ben 1,2 trilioni di dollari su base ventennale, zavorrata dalla necessità di sostituire ciclicamente i mini-satelliti ogni cinque anni. A rendere lo scenario ancora più teso e delicato dal punto di vista geopolitico è l’intenzione di integrare in questa rete sistemi di intelligenza artificiale avanzati.</p>
<p>L’obiettivo della difesa autonoma americana è quello di far reagire lo scudo spaziale nei primi 90 secondi dal lancio del vettore nemico, attivando intercettori orbitali capaci di colpire il missile nella sua fase di spinta iniziale, prima che possa rilasciare testate multiple o esche d’inganno, trasformando definitivamente lo spazio nel fronte principale della sicurezza globale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/wikiimages-1897/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=67718">WikiImages</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=67718">Pixabay</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/27/guerre-stellari-e-bilanci-reali-il-pentagono-accelera-sulla-cupola-dorata-ipersonica/">Guerre stellari e bilanci reali: il Pentagono accelera sulla “Cupola Dorata” ipersonica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">124255</post-id>	</item>
		<item>
		<title>INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/india-il-pivot-multilaterale-del-maggio-2026/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=india-il-pivot-multilaterale-del-maggio-2026</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 19:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=121636</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/india-il-pivot-multilaterale-del-maggio-2026/">INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p class="isSelectedEnd"><em>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più autonoma. La centralità  dell’India in un sistema internazionale frammentato.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’attuale configurazione della politica estera indiana delinea un paradigma di multi-allineamento asimmetrico, dove Nuova Delhi non si limita a oscillare tra blocchi contrapposti, ma agisce come il pivot necessario per la stabilità del sistema internazionale. La simultaneità del vertice dei Ministri degli Esteri dei BRICS (14-15 maggio) e della missione diplomatica del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, non è una coincidenza temporale, bensì l’espressione plastica della dottrina della Strategic Autonomy (Autonomia Strategica) elevata a sistema di governo globale.</p>
<p>In qualità di presidente pro tempore della compagine BRICS, l’India sta esercitando un soft power di tipo transazionale e diplomatico volto a decongestionare le tensioni nel Golfo Persico. Il dato di maggior rilievo è la facilitazione del dialogo bilaterale tra Seyed Abbas Araghchi, capo della diplomazia iraniana, e i vertici degli Emirati Arabi Uniti. Questa iniziativa risponde a una necessità logica stringente: la protezione del corridoio energetico e commerciale che transita per lo Stretto di Hormuz, vitale per la sicurezza energetica indiana e per la stabilità dei prezzi delle commodity sui mercati globali. Nuova Delhi si pone dunque come l’unico interlocutore capace di integrare le istanze del “Sud Globale” senza alienarsi le potenze occidentali.</p>
<p>Parallelamente, il dialogo con gli Stati Uniti attraverso la missione di Marco Rubio si focalizza sulla cooperazione tecnologica e militare avanzata, nell’ambito dell’iniziativa iCET (Initiative on Critical and Emerging Technology). Il cuore del negoziato riguarda la resilienza della supply chain dei minerali critici e delle terre rare. L’India si candida ufficialmente a diventare l’alternativa infrastrutturale e produttiva al monopolio cinese, offrendo agli USA un partner con capacità di scala industriale e stabilità democratica. Questo asse viene ulteriormente rafforzato dal coordinamento nel Quad, dove la sicurezza marittima nell’Indo-Pacifico rimane la priorità per il contrasto alle proiezioni egemoniche nell’area.</p>
<p>A completare questo quadro di centralità è l’entrata in vigore dello storico Free Trade Agreement (FTA) con il Regno Unito. Questo trattato rappresenta una pietra miliare per la diplomazia commerciale post-Brexit e post-pandemica: eliminando le barriere tariffarie in settori chiave come il tech, l’automotive e il farmaceutico, l’India si garantisce un afflusso massiccio di capitali e competenze britanniche, offrendo in cambio l’accesso al mercato più dinamico e giovane del pianeta.</p>
<p>L’India di questo maggio 2026 si manifesta come una Potenza Ponte. La capacità di accogliere contemporaneamente le delegazioni di paesi sanzionati dall’Occidente e i massimi rappresentanti dell’amministrazione statunitense, dimostra che Nuova Delhi ha superato la fase del non-allineamento passivo per approdare a un protagonismo attivo. In un mondo frammentato, la stabilità internazionale dipende oggi dalla capacità indiana di tradurre le diverse istanze geopolitiche in un linguaggio comune di cooperazione economica e sicurezza integrata.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/india-il-pivot-multilaterale-del-maggio-2026/">INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">121636</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Hormuz, il fronte che può cambiare la guerra</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/hormuz-il-fronte-che-puo-cambiare-la-guerra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hormuz-il-fronte-che-puo-cambiare-la-guerra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella La Mantia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 18:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=121630</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="343" height="192" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited-e1778515173214.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited-e1778515173214.jpg 343w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited-e1778515173214-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></p>
<p>L’Iran rafforza il controllo sullo stretto da cui passa il 20% del petrolio mondiale. Gli Stati Uniti aumentano la presenza navale nel Golfo. L’Italia chiede una soluzione diplomatica per evitare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/hormuz-il-fronte-che-puo-cambiare-la-guerra/">Hormuz, il fronte che può cambiare la guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Iran rafforza il controllo sullo stretto da cui passa il 20% del petrolio mondiale. Gli Stati Uniti aumentano la presenza navale nel Golfo. L’Italia chiede una soluzione diplomatica per evitare una nuova crisi energetica globale</em></p>
<p>Il <strong>conflitto</strong> che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti concreti su economie occidentali e mercati energetici. Al centro della crisi c’è lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, il passaggio tra Iran e Oman da cui dipende una quota cruciale di petrolio e gas destinati al mondo.</p>
<p>Il <strong>blocco navale</strong> non è più un’ipotesi: è in corso. Teheran ha imposto nuove misure di controllo sul traffico, gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza militare nel Golfo Persico e i prezzi del greggio sono già saliti per il timore di interruzioni alle forniture.</p>
<p>Come riporta il Wall Street Journal, le autorità iraniane ora obbligano le navi commerciali a coordinarsi con le proprie strutture militari prima di attraversare lo stretto. La decisione arriva nel pieno dell’<strong>escalation militare tra Israele e Iran</strong>, con il coinvolgimento diretto di Washington. Per gli analisti, è il tentativo di Teheran di usare lo stretto come leva strategica in risposta agli attacchi subiti.</p>
<p>Hormuz è il più grande collo di bottiglia energetico del pianeta. Secondo la U.S. Energy Information Administration, ogni giorno vi transitano <strong>20-21 milioni di barili di petrolio</strong> — circa un quinto del consumo globale — oltre a un terzo del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, diretto soprattutto verso Asia ed Europa. La stessa EIA avverte: qualsiasi interruzione ha “effetti sostanziali sui prezzi energetici globali”.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-108349 alignright" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited.jpg" alt="" /></figure>
</div>
<p>Gli effetti sono già visibili. Reuters segnala che diverse compagnie marittime hanno cambiato rotta o inasprito i protocolli di sicurezza per le petroliere dirette nel Golfo. Gli operatori sono in <strong>allerta per il rischio</strong> di incidenti o stop alla navigazione. Le piattaforme internazionali di monitoraggio navale rilevano un traffico instabile, con meno attraversamenti del solito: alcune petroliere rallentano o restano ferme in attesa di istruzioni.</p>
<p>Per rispondere, Washington ha intensificato le <strong>operazioni di sorveglianza e sicurezza</strong> marittima. La Quinta Flotta americana, di base in Bahrein, presidia da anni lo stretto proprio per garantire la libertà di navigazione.</p>
<p>Il timore delle cancellerie occidentali è che lo scontro militare si traduca in una <strong>crisi energetica globale</strong>. Anche limitazioni parziali al traffico avrebbero ripercussioni immediate sul greggio e sulle forniture di gas all’Europa, già sotto pressione dopo la guerra in Ucraina.</p>
<p>L’Italia mantiene una linea di <strong>prudenza diplomatica</strong>. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la necessità di “evitare una spirale incontrollabile” e di rilanciare il dialogo tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione dell’Oman. Tajani ha precisato che Roma valuterebbe missioni di sicurezza marittima solo in una cornice multilaterale, “sotto l’egida dell’ONU o dell’Unione Europea”, escludendo azioni unilaterali.</p>
<p>La presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong> ha definito Hormuz “una questione fondamentale per l’Italia e per l’Europa”, ricordando che la libertà di navigazione è “un principio essenziale del diritto internazionale”. Palazzo Chigi monitora le ricadute economiche: un rincaro prolungato dell’energia rischia di frenare crescita, spingere l’inflazione e far salire i costi industriali.</p>
<p>Anche l’International Energy Agency sottolinea la <strong>vulnerabilità delle rotte mediorientali</strong>: Hormuz resta uno dei punti più sensibili del sistema energetico globale. Tensioni prolungate possono destabilizzare i mercati.</p>
<p>Il vero nodo è capire <strong>fin dove si spingerà </strong>la crisi prima di diventare uno shock globale per commercio e sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/hormuz-il-fronte-che-puo-cambiare-la-guerra/">Hormuz, il fronte che può cambiare la guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">121630</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Elezioni amministrative in Gran Bretagna: terremoto per laburisti e conservatori</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/elezioni-amministrative-in-gran-bretagna-terremoto-per-laburisti-e-conservatori/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=elezioni-amministrative-in-gran-bretagna-terremoto-per-laburisti-e-conservatori</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=121522</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Di Oliver Hearn Le elezioni amministrative di giovedì, arrivate a due anni dall’insediamento di Starmer a Westminster, hanno segnato l’inizio della fine per il bipartitismo britannico. Gli estremi – sia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/elezioni-amministrative-in-gran-bretagna-terremoto-per-laburisti-e-conservatori/">Elezioni amministrative in Gran Bretagna: terremoto per laburisti e conservatori</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3519-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em><b>Di Oliver Hearn</b></em></p>
<p><em>Le elezioni amministrative di giovedì, arrivate a due anni dall’insediamento di Starmer a Westminster, hanno segnato l’inizio della fine per il bipartitismo britannico. Gli estremi – sia a destra che a sinistra – sono in forte crescita. Anche in Scozia e in Galles, con le elezioni dei parlamenti autonomi, lo spoglio delle schede ha portato grandi sorprese</em></p>
<p>In grandi parti del Regno Unito si è votato giovedì per eleggere <a href="https://www.linkedin.com/redir/redirect?url=https%3A%2F%2Fdemocracyclub%2Eorg%2Euk%2Fblog%2F2026%2F04%2F13%2F2026-local-election-data-summary%2F&amp;urlhash=-UZQ&amp;trk=article-ssr-frontend-pulse_little-text-block" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5.066 rappresentanti delle amministrazioni locali</a>. Queste elezioni, che si tenevano principalmente nelle aree più urbane, dovevano essere una prova dell’andamento per il <strong>Partito laburista</strong>, da due anni al governo a Westminster. Nelle precedenti elezioni del 2022, il partito del premier <strong>Keir Starmer</strong>  aveva conquistato ben 2.196 seggi mentre il <strong>Partito conservatore</strong> – tradizionalmente più debole nelle zone urbane di Londra, Birmingham e Manchester – appena 1.134.</p>
<p><strong>I risultati</strong></p>
<p>Procedendo allo spoglio, la crisi per Starmer si faceva sentire già nella tarda serata di giovedì, confermata poi con i risultati finali arrivati in maniera graduale tra venerdì e sabato.</p>
<p>I laburisti escono dall’appuntamento elettorale superando di poco i <strong>mille eletti</strong>, con una perdita di oltre mille consiglieri. Il Partito labourista, che prima di giovedì deteneva la maggioranza in 63 dei consigli comunali contesi, ne ha persi ben 35. Non è andato molto meglio per i conservatori, partito al governo a Westminster dal 2010 al 2024 che difendeva più o meno 1.100 consiglieri, che ha visto <strong>la sconfitta di 560 dei suoi eletti.</strong></p>
<p>Novità più schiacciante di queste elezioni è stata la crescita sfrenata della nuova incarnazione del partito di Nigel Farage, <strong>Reform UK.</strong> Arrivato a queste elezioni con pochissimi seggi, ha fatto eleggere 1.500 dei suoi rappresentanti, a discapito dei due grandi partiti storici. Ha acquistato il controllo di 14 consigli locali, principalmente nel nord dell’Inghilterra, in zone che hanno favorito la <strong>Brexit</strong> nel referendum del 2016.  Anche per i <strong>Verdi</strong>, che hanno sempre faticato a far sentire la loro voce, la tornata elettorale è andata molto bene: con il nuovo leader, <strong>Zack Polanski</strong>, hanno acquistato 550 seggi e il controllo di quattro consigli.</p>
<p>Nel frattempo, in <strong>Galles</strong> e in <strong>Scozia</strong> si votava anche per eleggere i due Parlamenti che governano quelle due nazioni autonome. Mentre la Scozia è governata da anni dal <strong>Partito nazionalista scozzese (SNP)</strong> che ha vinto il suo quinto mandato pur non acquistando la maggioranza, in Galles la situazione era molto più contesa. Il primo ministro del Galles, la laburista <strong>Eluned Morgan</strong>, ha accettato già nella notte tra giovedì e venerdì la sconfitta, in favore del partito autonomista <strong>Plaid Cymru</strong>. Morgan, dal 2024 primo ministro, non è neanche riuscita a farsi rieleggere nel parlamento del Galles, con il partito Laburista fermo a 9 seggi, rispetto ai 44 di prima. Gli autonomisti sono arrivati, invece, a 43 seggi, mentre i faragisti sono ora la seconda presenza nel parlamento con 34 seggi.</p>
<p><strong>Il crollo del bipartitismo</strong></p>
<p>Questa tornata elettorale, più che mai, ha segnato la <strong>rottura del sistema bipartitico</strong> che governa il Regno Unito dalla nascita della sua democrazia parlamentare. <a href="https://www.linkedin.com/redir/redirect?url=https%3A%2F%2Fwww%2Ebbc%2Ecom%2Fnews%2Flive%2Fc1428pev1n0t%3Fpost%3Dasset%253A917c45ad-601c-4c78-a2ba-e3c146efeeac&amp;urlhash=5QAu&amp;trk=article-ssr-frontend-pulse_little-text-block" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Un’analisi del politologo John Curtice</a> ha tradotto i risultati di queste elezioni amministrative in cifre sul piano nazionale: Curtice posiziona Reform UK di Farage in vantaggio, con 26% dei voti, seguito dai Verdi con 18%, il partito laburista e i conservatori entrambi con 17%, e i liberaldemocratici a 16%.</p>
<p>Se questo previsione si dovesse realizzare alle <strong>elezioni politiche previste per il 2029</strong> sarebbe uno <strong>scenario totalmente sconosciuto</strong> per Londra. La prospettiva di elezioni con cinque contendenti al governo nazionale segna un vero cambio di rotta, mentre il paese naviga in acque sempre più sconosciute. Il sistema politico di Westminster non è abituato alla creazione di coalizioni e, in anni recenti, il paese è stato governato solo una volta da una maggioranza composita.</p>
<p><strong>Un futuro per la politica britannica</strong></p>
<p>Il futuro della politica britannica appare molto incerto. Da una parte si può prevedere che <strong>Reform UK e i Verdi continueranno la loro crescita</strong>, soprattutto se i giudizi sul governo Starmer dovessero rimanere negativi. Starmer, però ha ribadito: il risultato “non indebolisce la mia determinazione a realizzare il cambiamento promesso.” Sulla stampa britannica circolano già ipotesi su <strong>una possibile strategia di uscita per Starmer</strong>. <a href="https://www.linkedin.com/redir/redirect?url=https%3A%2F%2Fwww%2Ethetimes%2Ecom%2Fuk%2Fpolitics%2Farticle%2Fpolitics-local-elections-2026-labour-reform-greens-latest-news-3v7566h5j&amp;urlhash=RnKR&amp;trk=article-ssr-frontend-pulse_little-text-block" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Times riferisce</a> che il ministro <strong>Ed</strong> <strong>Miliband</strong>, precedente segretario dei laburisti, starebbe spingendo per un <em>ordinato </em>passaggio del testimone a favore di un nuovo leader.</p>
<p>Anche se ha evitato la prospettiva di elezioni politiche anticipate, Starmer si renderà conto oggi come mai prima della difficoltà della sua posizione in un partito variegato come il suo. In una mossa considerata un ramo d’ulivo verso i suoi tanti oppositori interni, Starmer ha annunciato oggi che l’ex premier <strong>Gordon Brown</strong>, primo ministro tra il 2007 e il 2010, entrerà nella compagine governativa come <em>inviato speciale</em> per la finanza globale.</p>
<p>Con la crescita di nuovi populismi, i liberaldemocratici e i conservatori si trovano in una posizione molto pericolante. Mentre questi due partiti tradizionali dovrebbero essere in forte crescita, sono invece da tempo fermi nei sondaggi: l’ascesa dei Verdi e dei faragisti rappresenta un forte ostacolo per essi.</p>
<p>photocover: Keir Starmer parla fuori dalla sua residenza ufficiale (foto di Number 10, CC BY-NC-ND 2.0. “&lt;a href=&#8221;https://www.flickr.com/photos/number10gov/5406882609)</p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/elezioni-amministrative-in-gran-bretagna-terremoto-per-laburisti-e-conservatori/">Elezioni amministrative in Gran Bretagna: terremoto per laburisti e conservatori</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">121522</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
