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	<title>IL punto di vista Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Mariastella Giorlandino : intelligenza artificiale e mondo del lavoro: l&#8217;impatto sulle future generazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 08:31:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>La presidente di Fondazione Artemisia:  &#8220;Molti ragazzi oggi dialogano con avatar e assistenti virtuali. È una realtà che fa ormai parte della loro quotidianità. Ma un domani, quelle stesse tecnologie&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/16/mariastella-giorlandino-intelligenza-artificiale-e-mondo-del-lavoro-limpatto-sulle-future-generazioni/">Mariastella Giorlandino : intelligenza artificiale e mondo del lavoro: l&#8217;impatto sulle future generazioni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p><strong><em>La presidente di Fondazione Artemisia:  &#8220;Molti ragazzi oggi dialogano con avatar e assistenti virtuali. È una realtà che fa ormai parte della loro quotidianità. Ma un domani, quelle stesse tecnologie potrebbero diventare concorrenti diretti nel mondo del lavoro. Prepararli significa renderli consapevoli, non spaventarli&#8221;</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ROMA – L&#8217;intelligenza artificiale, la robotica e le nuove tecnologie stanno avanzando a una velocità mai vista prima. Ogni giorno vengono presentati strumenti sempre più sofisticati, capaci di svolgere attività che fino a ieri erano affidate esclusivamente alle persone. Un progresso che affascina, incuriosisce e promette efficienza. Ma dietro l&#8217;entusiasmo collettivo si nasconde una domanda che pochi hanno il coraggio di affrontare.</p>
<p>A lanciare la riflessione è la dottoressa <strong>Mariastella Giorlandino</strong>, presidente della <strong>Fondazione Artemisia</strong>, che invita istituzioni, famiglie e mondo della formazione a interrogarsi sul futuro delle nuove generazioni.</p>
<p>«Ci stiamo abituando a parlare dei vantaggi dell&#8217;intelligenza artificiale, ma quasi nessuno affronta il tema delle conseguenze sociali che questa trasformazione porterà con sé. Se le macchine saranno in grado di sostituire una parte sempre più ampia del lavoro umano, dobbiamo chiederci che spazio rimarrà per milioni di persone».<br />
La riflessione nasce anche dall&#8217;esperienza diretta. Nelle nuove strutture sanitarie, spiega Giorlandino, vengono già proposti sistemi automatizzati in grado di sostituire i centralini tradizionali. Voci artificiali cortesi, disponibili ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro, capaci di fornire informazioni in modo rapido e preciso. Una soluzione efficiente, ma che apre interrogativi inevitabili.</p>
<p>«Se un avatar o un sistema di intelligenza artificiale può svolgere il lavoro di un operatore, dove andranno le persone che oggi svolgono quella mansione? Dove troveranno occupazione coloro che lavorano negli uffici, nei servizi amministrativi, nella gestione delle informazioni?».</p>
<p>Secondo la presidente della Fondazione Artemisia, il vero rischio è che il dibattito pubblico si concentri esclusivamente sugli aspetti positivi dell&#8217;innovazione, senza preparare adeguatamente i giovani alle profonde trasformazioni che li attendono.</p>
<p>«Abbiamo il dovere di essere sinceri con i ragazzi. Non possiamo limitarci a raccontare loro un futuro fatto soltanto di opportunità tecnologiche. Dobbiamo anche spiegare che il mercato del lavoro cambierà radicalmente e che molte professioni potrebbero scomparire o essere profondamente ridimensionate».</p>
<p>Da qui l&#8217;appello a ripensare i percorsi educativi e formativi, valorizzando competenze che difficilmente potranno essere replicate dalle macchine. «Forse dovremo tornare a dare maggiore importanza alle professioni manuali, all&#8217;artigianato, ai lavori che richiedono sensibilità umana, capacità relazionali,</p>
<p>creatività e presenza fisica. Dobbiamo iniziare oggi a costruire le competenze che serviranno domani».</p>
<p>La preoccupazione della dottoressa Giorlandino si estende anche alle implicazioni sociali di lungo periodo. Se la tecnologia dovesse concentrare ricchezza e opportunità nelle mani di pochi soggetti, il rischio sarebbe quello di creare una società sempre più diseguale, nella quale intere generazioni potrebbero trovarsi escluse dal mercato del lavoro.</p>
<p>«Molti ragazzi oggi dialogano con avatar e assistenti virtuali. È una realtà che fa ormai parte della loro quotidianità. Ma dobbiamo anche spiegare loro che, un domani, quelle stesse tecnologie potrebbero diventare concorrenti diretti nel mondo del lavoro. Prepararli significa renderli consapevoli, non spaventarli».</p>
<p>Per la Fondazione Artemisia, il tema non riguarda il rifiuto del progresso, ma la necessità di governarlo con responsabilità. L&#8217;innovazione deve restare uno strumento al servizio dell&#8217;uomo e non trasformarsi in un processo che finisce per sostituirlo senza che la società abbia predisposto adeguate tutele.</p>
<p>«La tecnologia può rappresentare una straordinaria opportunità per l&#8217;umanità. Ma il vero progresso non si misura dalla capacità delle macchine di fare tutto. Si misura dalla capacità della società di non lasciare indietro nessuno. E oggi il nostro primo dovere è dire la verità ai giovani sul mondo che li aspetta».</p>
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		<title>lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Lo stalking continua a rappresentare una delle forme più insidiose di violenza psicologica e relazionale, capace di compromettere profondamente la serenità, la libertà personale e la sicurezza delle vittime. Un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/11/lo-stalking-e-una-ferita-che-va-riconosciuta-e-fermata-la-riflessione-della-dottoressa-mariastella-giorlandino-e-della-fondazione-artemisia-ets/">lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p>Lo stalking continua a rappresentare una delle forme più insidiose di violenza psicologica e relazionale, capace di compromettere profondamente la serenità, la libertà personale e la sicurezza delle vittime. Un fenomeno che, nonostante il riconoscimento giuridico e i progressi compiuti negli ultimi anni, richiede ancora un forte impegno sul piano della prevenzione, dell&#8217;informazione e del sostegno alle persone coinvolte.</p>
<p>Su questo tema interviene la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, che richiama l&#8217;attenzione sulla necessità di riconoscere tempestivamente i segnali degli atti persecutori e di accompagnare le vittime lungo un percorso di tutela e protezione.</p>
<p>«Lo stalking non è semplicemente un insieme di comportamenti indesiderati, ma una vera e propria aggressione alla libertà individuale», sottolinea Giorlandino. «La reiterazione di telefonate, messaggi, pedinamenti, controlli ossessivi o tentativi continui di contatto può generare nella vittima uno stato di ansia costante, paura e vulnerabilità che incide profondamente sulla qualità della vita».</p>
<p>La normativa italiana, attraverso l&#8217;articolo 612-bis del Codice Penale, definisce come atti persecutori quelle condotte reiterate che provocano nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o quella dei propri familiari, oppure la costringono a modificare le proprie abitudini di vita. Un riconoscimento legislativo fondamentale che ha consentito di affrontare in maniera più efficace comportamenti che in passato venivano ricondotti a fattispecie meno gravi, spesso incapaci di garantire una tutela adeguata.</p>
<p>Secondo la Fondazione Artemisia ETS, uno degli aspetti più complessi del fenomeno riguarda proprio la sua natura mutevole. Non esiste infatti un elenco rigido di comportamenti che possano essere automaticamente classificati come stalking: anche gesti apparentemente innocui possono assumere carattere persecutorio quando vengono ripetuti nel tempo contro la volontà della persona destinataria e producono effetti di disagio, intimidazione o paura.</p>
<p>Per questo motivo la prevenzione passa innanzitutto attraverso la consapevolezza. «È fondamentale che le vittime non sottovalutino i primi segnali e non restino sole», evidenzia la presidente della Fondazione. «Chiedere aiuto, rivolgersi alle Forze dell&#8217;Ordine, ai professionisti e alle strutture specializzate può fare la differenza nella gestione del rischio e nella protezione della persona».</p>
<p>Un elemento centrale è inoltre la raccolta delle prove. Conservare messaggi, e-mail, lettere, registrazioni di telefonate, annotare date, orari, luoghi degli episodi e documentare eventuali tentativi di avvicinamento rappresenta un supporto importante sia per l&#8217;attività investigativa sia per la valutazione del livello di rischio. Informazioni che consentono agli operatori di ricostruire il quadro complessivo della situazione e individuare le misure più adeguate per garantire la sicurezza della vittima.</p>
<p>La Fondazione Artemisia ETS ribadisce infine l&#8217;importanza di un approccio multidisciplinare che coinvolga professionisti della salute, esperti legali, psicologi e istituzioni. La lotta allo stalking non può infatti limitarsi all&#8217;intervento repressivo, ma deve comprendere percorsi di assistenza, ascolto e accompagnamento capaci di restituire serenità e autonomia alle persone colpite.</p>
<p>«Contrastare gli atti persecutori significa difendere il diritto di ogni individuo a vivere libero dalla paura», conclude Mariastella Giorlandino. «Solo attraverso informazione, prevenzione e sostegno concreto possiamo costruire una cultura del rispetto e della tutela della persona».</p>
<p>Nessuna vittima deve affrontare da sola il peso dello stalking e della violenza. La Fondazione Artemisia, attraverso il proprio team multidisciplinare composto da professionisti dell’area legale, psicologica e socio-sanitaria, offre ascolto, orientamento e supporto alle persone più fragili. È possibile chiedere aiuto contattando il Numero Verde 800 967 510, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, oppure consultando il sito della Fondazione Artemisia per ricevere informazioni e assistenza.»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/11/lo-stalking-e-una-ferita-che-va-riconosciuta-e-fermata-la-riflessione-della-dottoressa-mariastella-giorlandino-e-della-fondazione-artemisia-ets/">lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Biennale di Venezia, Pierfranco Bruni: solidarietà al ministro Giuli e richiesta di dimissioni per Gregoretti e Buttafuoco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 18:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="323" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-300x143.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-585x279.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="323" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-300x143.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-585x279.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>l presidente del Centro Studi e Ricerche &#8220;Francesco Grisi&#8221; e già direttore archeologo del Ministero della Cultura, interviene sul caso della Biennale e difende le posizioni del ministro Giuli &#8221; Chi non gode più della fiducia di chi lo ha nominato ha il dovere di dimettersi &#8220;</em></p>
<p>Roma, 13 marzo 2026 – “Ciò che sta accadendo sulla Biennale di Venezia è inconcepibile”. Ha dichiarato <strong>Pierfranco Bruni</strong>, presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi. “Inconcepibile perché se un rappresentante nominato da un ministero, o addirittura direttamente dal ministro, non gode più della fiducia di chi lo ha nominato ha il sacrosanto dovere di dimettersi”.<br />
Incalza Pierfranco Bruni, funzionario per decenni del ministero con incarichi apicali di responsabilità in diversi progetti e con diversi governi: “Il ministro <strong>Alessandro Giuli </strong>è perfettamente dalla parte della ragione. Se un membro non offre più una garanzia di fiducia dovrebbe chiedersi: chi rappresento? Cosa ci sto a fare? Cosa programmo? Che tipo di politica culturale posso manifestare?”.<br />
“È un diverbio che sa di beffa”.<br />
Pierfranco Bruni ha le idee chiare: “È vero che si tratta di un’Esposizione internazionale d’arte, ma è altrettanto vero che al centro di tutto ciò c’è un sistema di politica internazionale con il quale bisogna fare i conti. Non si può essere avulsi dal contesto. Non siamo nati ieri e le responsabilità istituzionali sono responsabilità che garantiscono, in questo caso, una rappresentanza del Ministero della Cultura, il quale non può essere contraddetto da chi ha indicato come rappresentante. Mi sembra un paradosso”.<br />
“È logico che la dottoressa <strong>Tamara Gregoretti</strong> rimetta immediatamente il suo mandato e che il presidente <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong> si dimetta. Non è così che si può manifestare una politica culturale”.<br />
Ancora Bruni sottolinea la piena solidarietà al ministro Giuli: “La Gregoretti sbaglia grossolanamente. Dovrebbe chiedersi semplicemente: perché sto qui?”.<br />
Insomma, Pierfranco Bruni, che ha anni di carriera e di lavoro nel Mic, è molto esplicito. Aggiunge: “Il problema non è solo lei. Anche il presidente deve certamente fare un passo indietro. Non è accettabile tutto ciò. Non si tratta di autonomia o di libertà di pensiero. Siamo all’interno di strutture istituzionali e questo non è un fatto da poco in una temperie molto delicata”.</p>
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		<title>Futtitinni. Quando una parola antica diventa l’atto più rivoluzionario del nostro tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 14:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[attualita’ societa’]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Dal cuore della Sicilia un invito che non è fuga, né disimpegno: è un modo nuovo di stare nel mondo, scegliere l’essenziale e restituire dignità alle relazioni in memoria di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/03/futtitinni-quando-una-parola-antica-diventa-latto-piu-rivoluzionario-del-nostro-tempo/">Futtitinni. Quando una parola antica diventa l’atto più rivoluzionario del nostro tempo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/B31DFE66-0EDB-41D5-A770-C5D372077710-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em><b>Dal cuore della Sicilia un invito che non è fuga, né disimpegno: è un modo nuovo di stare nel mondo, scegliere l’essenziale e restituire dignità alle relazioni</b></em></p>
<p class="has-text-align-center">in memoria di mio padre Roberto</p>
<p>C’è una parola che in Sicilia abbiamo respirato fin da piccoli, quasi come un’espressione di famiglia. Una parola che sembra un sospiro, un gesto della mano, un sorriso di chi ne ha viste tante. <em>Futtitinni</em>.</p>
<p>Una “parola” che mi richiama nel cuore e nella mente l’affetto e la relazione con mio padre…. Mentore e accompagnatore di vita….</p>
<p>Per qualcuno è una resa, per altri un “lascia perdere”. Ma se la guardiamo bene, questa parola contiene una saggezza che oggi, forse più di ieri, diventa un vero atto politico, relazionale e umano.</p>
<p>Perché se c’è una cosa che il nostro tempo ci sta insegnando con brutalità è che non possiamo reggere tutto. Non possiamo assorbire ogni pressione, ogni notifica, ogni richiesta, ogni giudizio. Non possiamo sentirci costantemente in colpa se non rispondiamo subito, se non siamo perfetti, se non rientriamo nei canoni di un’efficienza che assomiglia sempre più a una catena di montaggio emotiva.</p>
<p>E allora <em>futtitinni</em> ritorna. Ma non come fuga.Ritorna come un atto di difesa dell’essenziale.</p>
<p>Oggi viviamo dentro un’epoca che confonde l’importanza con il rumore. Le cose che contano scompaiono sotto gli strati di ciò che pretende di contare. È come se la società ci spingesse continuamente verso una competizione senza volto, dove ogni opinione diventa guerra, ogni imperfezione un fallimento, ogni attesa un tradimento.</p>
<p>Eppure, dentro questo caos, c’è un modo per ritrovare il centro: comprendere che non tutto merita la nostra attenzione, il nostro tempo, il nostro cuore.</p>
<p>E qui <em>futtitinni</em> diventa rivoluzione. Non è indifferenza. Non è “me ne vado dal mondo”.È l’opposto: è scegliere di esserci davvero. Chi pratica questo “distacco buono”, infatti, non abbandona le relazioni: le purifica. Non smette di agire: concentra le energie su ciò che vale. Non evita la responsabilità: la riconosce e la alleggerisce da tutto ciò che la distorce.</p>
<p>In un contesto dove il giudizio sociale è diventato una sorveglianza costante, <em>futtitinni</em> è libertà psicologica. È la possibilità di rispondere con dignità e non con ansia. È l’autorizzazione a dire “no” senza sentirsi sbagliati. È la forza di non lasciarsi tirare in mille direzioni fino a perdere sé stessi. E, paradossalmente, è proprio questo che ci rende più presenti, più lucidi e più disponibili agli altri.</p>
<p>La Sicilia, con il suo modo di dire, custodisce un segreto pedagogico:</p>
<ul>
<li>si può essere responsabili senza essere schiacciati.</li>
<li>Si può essere generosi senza annullarsi.</li>
<li>Si può essere impegnati senza diventare prigionieri dell’impegno.</li>
</ul>
<p>Quando un siciliano dice <em>futtitinni</em>, spesso sta dicendo:</p>
<p>“Non fare entrare nel cuore ciò che non merita di abitarlo.”</p>
<p>“Non dare potere a chi vuole toglierti respiro.”</p>
<p>“Proteggi la parte più viva di te.”</p>
<p class="has-text-align-center">È una forma di ecologia interiore.</p>
<p>E forse è proprio questo che manca oggi: un’educazione sentimentale alla leggerezza profonda, quella che non è superficialità, ma arte del discernimento. Quella che distingue tra ciò che è urgente e ciò che è rumoroso, tra ciò che ci costruisce e ciò che ci consuma.</p>
<p>Molti giovani vivono nel paradosso di sentirsi osservati da tutti e visti da nessuno. Anche per loro <em>futtitinni</em>potrebbe essere una porta di uscita da un modello di vita che ti chiede di performare sempre, di mostrare sempre, di giustificarti sempre. È il permesso di respirare. Di sbagliare. Di non essere all’altezza di ogni standard possibile. Di lasciar perdere ciò che non ti fa crescere.</p>
<p>E in questa libertà ritrovata ci si scopre più bravi ad amare, più capaci di ascoltare, più disponibili a costruire comunità vere. Perché la generosità senza radici diventa burnout; la responsabilità senza respiro diventa oppressione; il dono senza limiti diventa sacrificio sterile.</p>
<p>Ecco perché <em>futtitinni</em> non è deresponsabilizzazione. È responsabilità verso sé stessi, che è la condizione minima per la responsabilità verso gli altri.</p>
<p>In un mondo che ti chiede di essere sempre connesso, sempre aggiornato, sempre presente, sempre reattivo… dire <em>futtitinni</em> è come spegnere il rumore e riaccendere la vita.</p>
<p>È scegliere la qualità al posto della quantità. È mettere confini che proteggono e non isolano.È ritrovare la misura giusta del proprio cammino.</p>
<p>Siamo in un tempo in cui la trasformazione passa anche da parole che pensavamo semplici. Ma le parole, quando incontrano la vita vera, diventano strumenti. E quando diventano strumenti, diventano cultura.</p>
<p><em>Futtitinni</em> è una cultura del limite buono. Una pedagogia dell’essenziale. Un invito alla libertà di non farsi travolgere.</p>
<p>E forse, proprio per questo, oggi può essere la risposta più necessaria. Perché solo chi è leggero nel cuore può diventare pesante nella storia. E solo chi si libera di ciò che non conta davvero può trovare la forza di cambiare ciò che conta per tutti.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/03/futtitinni-quando-una-parola-antica-diventa-latto-piu-rivoluzionario-del-nostro-tempo/">Futtitinni. Quando una parola antica diventa l’atto più rivoluzionario del nostro tempo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Stiamo morendo, ma non fisicamente. Alla morte psicologica e spirituale si può porre rimedio?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/24/stiamo-morendo-ma-non-fisicamente-alla-morte-psicologica-e-spirituale-si-puo-porre-rimedio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=stiamo-morendo-ma-non-fisicamente-alla-morte-psicologica-e-spirituale-si-puo-porre-rimedio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 21:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[morte psicologica e spirituale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Di Dr Sethi K.C. &#8211; Autore Filosofico Daman, India &#8211; Auckland, Nuova Zelanda Spesso sento che non stiamo morendo perché il nostro cuore smette di battere, ma perché la nostra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/24/stiamo-morendo-ma-non-fisicamente-alla-morte-psicologica-e-spirituale-si-puo-porre-rimedio/">Stiamo morendo, ma non fisicamente. Alla morte psicologica e spirituale si può porre rimedio?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p><p><em><strong>Di Dr Sethi K.C. &#8211; Autore Filosofico Daman, India &#8211; Auckland, Nuova Zelanda</strong></em></p>
<p>Spesso sento che non stiamo morendo perché il nostro cuore smette di battere, ma perché la nostra<br />
anima ha dimenticato come sentire. Da qualche parte, tra il guadagnare e l’esistere, tra il mostrare<br />
e il fingere, abbiamo perso il battito stesso della vita. E questa è la tragedia dei nostri tempi: vivere<br />
senza essere davvero vivi.<br />
Moriamo in silenzio, invisibilmente, a volte perfino con bellezza, dietro i nostri sorrisi e le nostre<br />
abitudini. Ogni volta che soffochiamo un’emozione, che evitiamo la verità, che fingiamo di stare<br />
bene mentre il cuore trema dentro, noi moriamo un po’. Ho visto questa morte negli occhi delle<br />
persone: vuoti ma luminosi, inquieti ma robotici. Parlano di progresso, ma soffrono di solitudine; i<br />
loro schermi brillano, ma il loro spirito si spegne.<br />
Un tempo la vita respirava nelle pause: guardare un tramonto, scrivere una lettera, ascoltare il<br />
silenzio. Oggi corriamo per catturare, non per vivere. Le nostre dita toccano più spesso un vetro che<br />
una mano umana. A volte mi chiedo: stiamo avanzando o stiamo solo accelerando verso il vuoto?<br />
Moriamo a pezzi: mentalmente, moralmente, emozionalmente, spiritualmente. Il corpo vive, ma la<br />
mente è intorpidita. La coscienza, che un tempo parlava forte, ora sussurra piano tra rumori e<br />
notifiche. Sì, il significato del vivere è passato dall’essere al mostrare, dal sentire al funzionare.<br />
I social media sono il nuovo teatro dell’esistenza. Sorridiamo alla fotocamera per nascondere le<br />
lacrime, celebriamo le ombre perdendo la sostanza. Ogni scroll diventa una ricerca — non di<br />
conoscenza, ma di appartenenza. Ogni post è una richiesta — di essere visti, amati, ricordati.<br />
Eppure l’ironia resta: più siamo connessi, più ci sentiamo divisi dentro.<br />
A volte mi fermo e mi chiedo: da quando la vita è diventata una mostra?<br />
Da quando la gioia ha bisogno di essere approvata?<br />
Da quando il silenzio è diventato scomodo?<br />
Siamo diventati curatori di illusioni, e moriamo un po’ ogni volta che dimentichiamo chi siamo.<br />
Filosoficamente, questa morte non è fisica, ma psicologica e spirituale. È lo spegnersi graduale<br />
della curiosità, l’erosione lenta della meraviglia, l’offuscarsi dell’empatia. Un bambino guarda il<br />
mondo con stupore; un adulto lo misura. E in questo passaggio perdiamo la nostra innocenza, e<br />
con essa una parte della nostra vitalità.<br />
La tecnologia, pur essendo un dono, ha iniziato a dettare il nostro ritmo interiore. Il giorno<br />
comincia con notifiche e la notte finisce con la luce blu. Non dormiamo per stanchezza, ma<br />
nonostante la stanchezza. Il dispositivo, che era uno strumento, è diventato un tiranno. Decide i<br />
nostri stati d’animo, le priorità, perfino il nostro valore. Misuriamo la felicità con “mi piace” e<br />
commenti, dimenticando che la validazione non è affetto.<br />
Ho visto persone vivere fianco a fianco ma lontane come oceani. Coppie che cenano insieme ma<br />
parlano agli schermi. Bambini che cercano affetto in un mondo animato, e genitori che inseguono<br />
scadenze. Lo chiamiamo stile di vita; io lo chiamo morte lenta.<br />
Questa corrosione diventa ansia, stanchezza, vuoto. Cerchiamo più stimoli perché abbiamo perso<br />
la sensibilità. Il calore del linguaggio sparisce quando le emozioni vengono sostituite dagli emoji, e<br />
la profondità delle relazioni si perde quando la reazione prende il posto della compassione. Non<br />
sono contro il progresso; sono contro l’oblio del suo scopo.</p>
<p>Crescere fuori senza arricchirsi dentro è come innaffiare un albero dalle radici secche. La mente di<br />
oggi è troppo informata e poco consapevole. Sappiamo troppo e comprendiamo troppo poco.<br />
Stiamo decadendo moralmente. L’avidità si traveste da ambizione, la manipolazione da<br />
intelligenza. L’etica è diventata negoziabile; la comodità misura ciò che è giusto. Non ci chiediamo<br />
più se qualcosa sia giusto; chiediamo solo se funziona. E anche questa è una morte, la morte<br />
dell’integrità.<br />
Abbiamo confuso il successo con la sopravvivenza. Corriamo senza mai arrivare. La corsa del “di<br />
più” ci ha rubato la pace del “basta così”. Ad ogni risultato segue un’altra mancanza; ad ogni<br />
applauso un altro desiderio. Stiamo morendo di abbondanza, un’abbondanza senza significato.<br />
Eppure credo che possiamo tornare a vivere. Tutto inizia dalla consapevolezza: che la vera malattia<br />
è la disconnessione dalla natura, dalle persone, da noi stessi. Quando ci ricolleghiamo, quando<br />
iniziamo a sentire senza filtri, a respirare senza fretta, inizia la resurrezione. Non servono miracoli,<br />
serve presenza.<br />
Ascoltare quando qualcuno parla, guardare il cielo senza fotografarlo, amare senza un obiettivo<br />
questi piccoli atti sono già rinascita. Ogni sentimento autentico cura la morte silenziosa dentro di<br />
noi. Non sto predicando questo libro; sto confessando.<br />
Scrivendo queste pagine, ho sentito anch’io la lenta stanchezza della vita moderna — il peso del fare<br />
continuo, l’assenza dell’essere quieto. Ma ho scoperto anche che morire consapevolmente al falso è<br />
l’inizio della vera vita. Questa è rinascita — morire all’ego, alla comparazione, alla finzione.<br />
Questo non è un libro di disperazione, ma di risveglio. È uno specchio posto davanti alla nostra<br />
esistenza collettiva — un riflesso di come viviamo a metà inseguendo apparenze complete. Voglio<br />
ricordare al lettore che sotto il rumore c’è ancora musica; sotto la polvere c’è ancora luce. Stiamo<br />
morendo, sì — ma non oltre la possibilità di guarire.<br />
Ogni atto di sincerità ridà vita al cuore.<br />
Ogni gesto di gentilezza risveglia l’umanità.<br />
Ogni momento di consapevolezza porta nuovo respiro all’essere.<br />
Possiamo ancora scegliere la presenza invece della performance, il significato invece<br />
dell’imitazione, l’amore invece della solitudine. Forse la morte non è il vero nemico; è l’indifferenza<br />
che ci uccide per prima. Vivere davvero è restare sensibili, curiosi, compassionevoli.<br />
Se riusciamo a mantenere il cuore sveglio anche nel caos, allora la morte non ci spaventerà più —<br />
perché avremo vissuto veramente. E così, iniziando questo viaggio di pensieri e riflessioni, ricordo<br />
a me stesso e ai lettori: Stiamo morendo — ma proprio in questa consapevolezza nasce il seme della<br />
rinascita. Ogni parola qui non è un lamento, ma un invito: a sentire di nuovo, a vedere di nuovo, a<br />
tornare vivi.</p>
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		<title>Il Medio Oriente brucia. E l’Occidente fischietta</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/22/il-medio-oriente-brucia-e-loccidente-fischietta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-medio-oriente-brucia-e-loccidente-fischietta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 05:31:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[Mediooriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Avete presente il bullo del cortile? Quello che, protetto dalla maestra o col padre in consiglio d’istituto, può permettersi tutto? Ecco: sostituite il cortile con il Medio Oriente, la maestra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/22/il-medio-oriente-brucia-e-loccidente-fischietta/">Il Medio Oriente brucia. E l’Occidente fischietta</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9178-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p>Avete presente il bullo del cortile? Quello che, protetto dalla maestra o col padre in consiglio d’istituto, può permettersi tutto?</p>
<p>Ecco: sostituite il cortile con il Medio Oriente, la maestra con la NATO, il padre con gli Stati Uniti, e il bullo con Israele. Ora provate a dare un senso all’inferno che si sta scatenando tra Israele e Iran. Spoiler: non ce n’è uno. Tranne il solito, tossico, vecchio concetto di impunità travestita da autodifesa.</p>
<p>Il 13 giugno, Israele ha bombardato l’Iran, ucciso decine di civili con le se bombe democratiche e intelligenti per colpire nel mucchio qualche scienziato e esponente di spicco del regime, poi i siti nucleari iraniani a Natanz e Fordow. La motivazione ufficiale?</p>
<p>Prevenire la bomba iraniana. Quella reale? Ribadire che, in quel quartiere del mondo, uno solo può avere la bomba. Secondo il SIPRI, l’Istituto di ricerca svedese sulla pace, Israele possiede tra le 80 e le 100 testate nucleari. L’Iran, invece, è ancora in fase di ricerca. Eppure chi non ce l’ha viene bombardato, in nome della pace. Come sempre.</p>
<p>Nel frattempo, le conseguenze si misurano in morti e ipocrisia. Tra Iran, Libano, Siria e Israele. Centinaia di razzi, migliaia di droni, città devastate, ospedali al collasso. Lo Stretto di Hormuz, dove passa un terzo del petrolio mondiale, verrà sicuramente parzialmente bloccato. Il prezzo del greggio volerà a 188 dollari al barile. Ma il vero spettacolo è il silenzio. L’ONU balbetta. L’Europa sussurra. L’America approva in silenzio.</p>
<p>Nel frattempo, Gaza è ancora lì. O meglio, non è più lì. Quasi rasa al suolo. Ma gli occhi del mondo sono puntati sull’Iran. Dopo mesi di massacri a Gaza che avevano cominciato a infastidire persino i più fedeli sostenitori di Netanyahu, ecco il nemico perfetto. Islamico, sciita, ideologicamente ostile a Israele. Insomma, un bersaglio politicamente comodo.</p>
<p>Eppure, se si guardano i numeri, si scopre che a pagare non sono né i generali né i ministri. A pagare sono sempre gli stessi: civili, medici, bambini. Il Libano è al collasso, con interi villaggi senza elettricità né acqua. In Iran il PIL crollerà di almeno il 7%, secondo le stime della Banca Mondiale. Ma Israele riceve altri 14 miliardi di dollari in aiuti dal Congresso USA. Lockheed Martin ringrazia. Le borse brindano. I produttori di armi stappano champagne. E noi ci facciamo spiegare da brillanti economisti che la guerra stimola la crescita. Tradotto: morite pure, purché i titoli salgano.                  E poi c’è il dettaglio nucleare, quello che tutti fingono di dimenticare. Israele non ha mai firmato il Trattato di Non Proliferazione. L’Iran sì. Fino a ieri. Ora magari annuncia l’uscita dal TNP. Si sentono già le urla nei telegiornali: l’Iran vuole la bomba. Ma nessuno che si chieda chi l’abbia spinto in quell’angolo.                        Chi ha colpito per primo. Chi ha reso inevitabile l’inevitabile.</p>
<p>Intanto in Europa si firma il nulla. Si discute di Eurovision. Si aspetta la prossima ondata migratoria per indignarsi a comando.</p>
<p>La politica estera è morta, sepolta sotto il peso del servilismo atlantico. Siamo capaci solo di esprimere “preoccupazione” o “vicinanza a Israele” anche mentre a Beirut si scava tra le macerie con le mani. Mediazione zero. Dignità meno di zero.</p>
<p>Israele ha attaccato. L’Iran ha risposto. Il mondo ha lasciato fare. È sempre così. Come con Saddam nel 2003. Come con l’Ucraina nel 2022. Poi ci chiederemo, stupiti, com’è potuto succedere. La risposta sarà sempre la stessa: perché avevamo altro da fare.</p>
<p>Perché guardavamo da un’altra parte. Perché ci faceva comodo.</p>
<p>Nel frattempo, il Medio Oriente brucia. E noi continuiamo a raccontarci che è lontano. Che è un problema altrui. Che non ci riguarda. Fino a quando il fuoco ci busserà alla porta. E allora non ci saranno più analisti, ma solo superstiti.</p>
<p>Massimo Reina</p>
<p>(da un’Europa imbalsamata, che guarda ma non vede)</p>
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		<title>&#8220;Benvenuti nella Guerra del Microchip: Come Taiwan può mettere in scacco matto il Dragone&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 10:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Benvenuti-nella-Guerra-del-Microchip-Come-Taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-Dragone.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Benvenuti-nella-Guerra-del-Microchip-Come-Taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-Dragone.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Benvenuti-nella-Guerra-del-Microchip-Come-Taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-Dragone-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Dove non arrivano le portaerei, arrivano i semiconduttori. Una piccola isola armata di wafer e intelligenza artificiale affronta il colosso cinese, nel silenzio assordante della guerra ibrida. &#160; Nel teatro&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Dove non arrivano le portaerei, arrivano i semiconduttori. Una piccola isola armata di wafer e intelligenza artificiale affronta il colosso cinese, nel silenzio assordante della guerra ibrida.</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel teatro dell’assurdo che chiamiamo “politica internazionale”, ci sono attori che recitano in costume d’epoca e altri che, in jeans e t-shirt, riscrivono il copione mentre lo recitano. Poi c’è Taiwan. Un’isola grande quanto Lombardia e Piemonte messi insieme, con meno abitanti dell’intera area metropolitana di Tokyo, ma che regge sulle sue spalle una fetta enorme dell’economia globale. E come lo fa? Semplice: costruendo i cervelli delle nostre macchine, i cuori dei nostri smartphone, le sinapsi dei missili intelligenti. Altro che portaerei.</p>
<p style="font-weight: 400;">La guerra ibrida — quel meraviglioso ossimoro che suona come “dieta fritta” — è ormai la nuova normalità. È fatta di droni invisibili, blackout con tempismo sospetto, hashtag virali che destabilizzano governi, incendi strategici in Festival internazionali, e sabotaggi marini più adatti a romanzi di Le Carré che a notiziari serali. Ma nel centro di questo caos elegante, c&#8217;è un punto fermo: Taiwan. La piccola isola è la chiave di volta dell’equilibrio mondiale. E non per la sua forza militare (pur crescente), ma per quella tecnologica.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), che non ha neanche bisogno di cambiare nome per diventare acronimo da romanzo cyberpunk, produce oltre il 90% dei chip avanzati sotto i 7 nanometri. Detto in parole povere: se domani TSMC smette di funzionare, Apple piange, Nvidia sviene, e i centri di comando dell’intero arsenale NATO diventano scatole nere vintage.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Cina lo sa. E mentre sfoggia la sua <em>armata di TikTok</em>, dispiega flotte, e rivendica sovranità storiche con l’energia di un revisore dell’ufficio catastale, non osa (ancora) invadere Taiwan. Perché, e qui arriva il capolavoro di ironia geopolitica, il futuro della Cina — digitale, produttivo, industriale — è saldamente legato a quei minuscoli chip prodotti dai “ribelli” taiwanesi. Tagliare quei rifornimenti significherebbe strangolare non l’Occidente, ma se stessi.</p>
<p style="font-weight: 400;">E quindi? E quindi benvenuti nel nuovo volto della guerra: uno scontro senza spari ma con blackout strategici, sabotaggi di cavi sottomarini, attacchi anonimi alle infrastrutture e guerre psicologiche via social. Una guerra dove l’obiettivo non è più la conquista del territorio, ma della percezione. Del tempo di reazione. Dell’algoritmo giusto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli eventi di Cannes e Nizza, con blackout che sembrano sceneggiati da Netflix più che indagati da Europol, sono solo la punta dell’iceberg. Dietro ogni scintilla sospetta, si cela un potenziale test bellico, una provocazione a bassa intensità pensata per misurare la resilienza dell’Occidente. Una guerra dove non si alzano bandiere, ma si toglie la corrente. Dove non si occupano città, ma flussi di dati.</p>
<p style="font-weight: 400;">E mentre Russia e Cina giocano a Risiko subacqueo con le infrastrutture energetiche e digitali d’Europa, Taiwan continua a fare quello che sa fare meglio: produrre microchip e diventare l’ago della bilancia tra mondo libero e autocrazie digitali. Non male, per un’isola che molti non saprebbero collocare su una cartina muta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sì, Taiwan può tenere a bada la Cina. Non con cannoni, ma con wafer. Non con eserciti, ma con architetture a 3 nanometri. E l’Occidente farebbe bene a proteggere questo scudo invisibile, che brilla al silicio invece che all’acciaio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Conclusione?</strong><br />
La prossima guerra mondiale potrebbe iniziare non con un bombardamento, ma con un’interruzione nella catena di fornitura dei semiconduttori. Il bottone rosso sarà probabilmente touch screen. E chi comanda la fabbrica, comanda il mondo.</p>
<div id="attachment_104339" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-104339" class="size-medium wp-image-104339" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno-300x227.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno-585x443.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno.jpg 740w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-104339" class="wp-caption-text">Giuseppe Arnò</p></div>
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		<title>Un Pontefice tra Agostino e la visione trinitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2025 08:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Papa leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2467" height="2230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186.jpeg 2467w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-300x271.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-1024x926.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-768x694.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-1536x1388.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-2048x1851.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-1920x1736.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-1170x1058.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8186-585x529.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2467px) 100vw, 2467px" /></p>
<p>Leone XIV non è un prete venuto da lontano. Dai Sud del Sud. È un prete nato nella completa modernità. È un Vescovo che ha conosciuto il senso della Missione. Quella&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Leone XIV non è un prete venuto da lontano. Dai Sud del Sud. È un prete nato nella completa modernità. È un Vescovo che ha conosciuto il senso della Missione. Quella della ontologia agostiniana in cui la verità, la pietas umana prima che divina, la bellezza e la conversione sono anime di un vissuto che portano dentro la parola di Maria”.</p>
<p>Pierfranco Bruni</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cercare il senso di un pontificato è una Luce infinita nel canto di una aurora nuova del Cristo redentore. È questo il tempo di una nuova religiosità nel Sacro e nel Divino. Scriviamo ancora con una manciata di conoscenza in consapevolezza laica e con attenta religiosità. Leone XIV non è un prete venuto da lontano. Dai Sud del Sud. Non è un sacerdote che ha visto il comunismo invadere i Paesi dell&#8217;Est.<br />
Non è un parroco che ha attraversato le sfide tedesche e successivamente gli scontri tra Islam e Occidente. È un prete nato nella completa modernità. È un fatto del quale bisogna tenere conto.</p>
<p>È un uomo che non ha vissuto la guerra fredda e tanto meno il Concilio Vaticano II se non per dati storici e teologici.<br />
È un Vescovo che ha conosciuto il senso della Missione. Quella della ontologia agostiniana.<br />
Il mondo agostiniano è complesso ma anche profondamente filosofico in cui la verità, la pietas umana prima che divina, la bellezza e la conversione sono anime di un vissuto che portano dentro la parola di Maria.<br />
La Madre. Quella madre agostiniana che ha il senso dell&#8217;assoluto come bene e come mantello della accoglienza la preghiera. Non si abbraccia Agostino se dentro non si portano le tracce del vissuto dell&#8217;uomo di Ippona. Un uomo di fede non è soltanto un uomo di preghiera.<br />
Non è soltanto un francescano di una metafora mal compresa. Non è un modello gesuitico della &#8220;compagnia di Gesù&#8221;. Agostino è oltre. È appunto il destino e il Sacro della conversione. Insomma Agostino è un viaggio con San Paolo.<br />
Un cammino di eremitaggi. Non di parole. Eremita è un concetto &#8220;desertico&#8221; di un tempo in cui la pietà ha senso ma è la meditazione che cerca la salvezza degli uomini che non hanno Cristo e Maria o che hanno perso la centralità del dialogo con Dio.<br />
C&#8217;è un concetto base nel loro &#8220;costruire ponti&#8221; come dice Il Papa, ovvero &#8220;Humilitas Occidit Superbiam&#8221; ovvero ancora: l&#8217;umiltà uccise la superbia. È proprio il Sant&#8217;Agostino che conduce l&#8217;uomo che è in sé l&#8217;uomo che è stato in superbia in un principio cardinale che è appunto l&#8217;umiltà.<br />
Nella Regola agostiniana tre principi restano fondamentali: Povertà, Castità, Obbedienza. Ci rimanda tutto ciò a Papa Innocenzo IV e una temperie che risale al 1243. C&#8217;è ancora di più quando Agostino afferma: &#8220;La morte non è niente. Sono solamente passato dall&#8217;altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto&#8221;.<br />
Nascosto. È un concetto che chiama lo svelamento di cui una grande filosofa ha parlato riferendosi a Agostino con grande lungimiranza&#8221;divina&#8221;. Il fatto Aurorale di Maria Zambrano nasce appunto da Agostino presente e nascosto. Una metafora filosofica che Agostino aveva partendo da Platone e poi da Plotino.<br />
Una completa visione trinitaria che non è solo teologia ma anche mistica: il senso trinitario del Dio cristiano. Una sintesi in tre capisaldi: Sapienza, Potenza, e Volontà d&#8217;amore. Volontà. Potenza. Sapienza. Tre capisaldi per una Chiesa della Redenzione. Credo che non sia interessante se si entra in una fase nuova della cattolicità.<br />
È interessante invece riportare al centro l&#8217;Altare. Ancora due elementi principali che sono già emersi dalle prime parole del Pontefice: il metafisico della speranza, ovvero ciò che chiamiamo ottimismo e il dato antropologico con il quale l&#8217;uomo ha sempre cercato di sfidare Dio.<br />
Bisogna avere di fronte queste due visioni. Gli agostiniani sapienti in metafisica trasferiscono ciò in una ontologia del mistero. Leone XIV è in questo viaggio di Cristo della Croce e Redente con il dolore e la Gioia di Maria. Mi sembra il tutto un atto che va oltre il suo luogo di nascita. Agostino eremita? Ma i mistici e gli eremiti hanno salvato la Fede dalla modernità sconvolta dall&#8217;uomo che si sente assoluto. Ebbene sono convinto che vale la lezione di quel Sant&#8217;Agostino che ha fatto suo il messaggio di un Paolo davanti al lapidato santo Stefano.</p>
<p>…</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-87242" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Pierfranco-Bruni-al-Premio-Scanno-17.jpg" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Pierfranco-Bruni-al-Premio-Scanno-17.jpg 262w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Pierfranco-Bruni-al-Premio-Scanno-17-80x60.jpg 80w" alt="" width="262" height="193" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/09/un-pontefice-tra-agostino-e-la-visione-trinitaria/">Un Pontefice tra Agostino e la visione trinitaria</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Europa che necessita non è quella socialista e tanto meno quella di Adenauer e De Gasperi. Leggere Ida Magli per andare oltre</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/21/leuropa-che-necessita-non-e-quella-socialista-e-tanto-meno-quella-di-adenauer-e-de-gasperi-leggere-ida-magli-per-andare-oltre/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leuropa-che-necessita-non-e-quella-socialista-e-tanto-meno-quella-di-adenauer-e-de-gasperi-leggere-ida-magli-per-andare-oltre</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 06:51:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ida Magli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1170" height="1170" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7379-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>Al di là delle polemiche attuali, è necessario andare oltre le manifestazioni di protesta rivolte a chi considera il Manifesto di Ventotene un’espressione puramente ideologica. È comprensibile, in questo contesto,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/21/leuropa-che-necessita-non-e-quella-socialista-e-tanto-meno-quella-di-adenauer-e-de-gasperi-leggere-ida-magli-per-andare-oltre/">L&#8217;Europa che necessita non è quella socialista e tanto meno quella di Adenauer e De Gasperi. Leggere Ida Magli per andare oltre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Al di là delle polemiche attuali, è necessario andare oltre le manifestazioni di protesta rivolte a chi considera il Manifesto di Ventotene un’espressione puramente ideologica. È comprensibile, in questo contesto, il timore di rendere omaggio a una figura come Ida Magli (Roma, 1925 – 2016). Antropologa, filosofa e acuta osservatrice dei modelli culturali, Magli riporterebbe in discussione le fondamenta stesse del pensiero contemporaneo. La sua lettura della storia, priva di quella coscientizzazione culturale che appartiene alla tradizione greca, latina e giudaica, finirebbe per smascherare le contraddizioni della lezione social-comunista. Un suicidio politico consumato attraverso l’omicidio della cultura, in favore della fredda, inalterabile egemonia della civiltà del mercato.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi dice che sono stati gli accordi fraterni fra i governanti a conservare la pace in Europa, chi esalta i &#8220;grandi&#8221;, gli Adenauer, i De Gasperi, come fondatori di pace, non sa quel che dice&#8221;</strong><br dir="auto" /><strong>(ida Magli).</strong><br dir="auto" /><br />
<br dir="auto" />Ida Magli conosceva molto bene il Manifesto di Ventotene altrimenti non avrebbe scritto i suoi numerosi libri sull&#8217;Europa anzi contro l&#8217;Europa. Infatti pone in discussione proprio il Manifesto. <br dir="auto" />Ida Magli (Roma 1925 &#8211; 2016) antropologa culturale, filosofa e studiosa di civiltà e modelli culturali della quale nel 2025 si celebra il centenario della nascita. <br dir="auto" />Ida Magli si confronta con la sua formazione e con la sua identità cattolica che non rinnega, perché la religione è come la lingua: io posso non essere più credente, ma questa mia formazione cattolica e occidentale resta dentro di me e rinnegarla significherebbe rinnegare la mia stessa identità.<br dir="auto" />Nel 2001 ha scritto: &#8220;L&#8217;Europa in cui siamo costretti a vivere è un&#8217;Europa profondamente comunista, livellata verso il basso, che impedisce lo sviluppo delle singole nazioni&#8221;.<br dir="auto" /><br dir="auto" />La sua difesa dell’Italia e dell’occidente la porta a porsi la domanda di cosa ci sarà dopo l’occidente, se noi viviamo nello strapotere delle finanze e dei mercati questo significa che la fine della politica è imminente. E se il suicidio della politica passa attraverso l’omicidio della cultura, anche l’antropologia deve cercare di capire cosa c’è dietro la civiltà del mercato. Lei era contro la civiltà del mercato perché prima del mercato deve esserci una civiltà delle idee e per questo la Magli non ha mai accettato la contestualizzazione dell’Europa come è nata, perché se l’Europa non nasce come pensiero non può esserci un’Europa spirituale.<br dir="auto" />Li&#8217;dea di Europa si forma sulle culture e l’Italia è al centro di queste culture europee e in particolare mediterranee. Se manca una visione della coscientizzazione culturale del mondo greco, latino e anche giudaico non è possibile creare un’Europa unitaria, ma solo un’Europa monetaria costruita a tavolino.  <br dir="auto" />In &#8220;Contro l&#8217;Europa&#8221; afferma: &#8220;O Europa o Morte!&#8221; È troppo forte l&#8217;eterno richiamo da parte dei Potenti ad una meta di salvezza, per non fermarsi a riflettere sulla sua assoluta irrazionalità. È un grido fuori dal tempo, che ci obbliga, proprio per questo, a dubitare che si tratti di una vicenda &#8220;normale&#8221;, per quanto importante, e che insospettisce per la sua carica di passionale emotività. Se poi a soffrire di sfrenate emozioni sono banchieri ed economisti, che vantano la loro inalterabile freddezza, e che, viceversa, fanno affermazioni &#8220;fatalistiche&#8221; come quelle del tetragono super Ministro dell&#8217;Economia italiano: &#8220;il treno dell&#8217;Euro è partito e un treno in corsa non si può fermare&#8221;, allora il sospetto si trasforma in un dovere&#8221;.<br dir="auto" /><br dir="auto" />L’uomo nasce dal mito dell’infanzia e l’incipit dell’uomo dell’infanzia ci serve a capire che cosa sarà l’uomo di domani, pertanto non possiamo capire la civiltà di oggi se non abbiamo la consapevolezza dell’incipit della civiltà e del processo di civilizzazione.  <br dir="auto" />Le grandi tragedie, le guerre dell’età contemporanea sono il frutto delle tragedie dei popoli che vivono in maniera sradicante il proprio territorio. Dobbiamo radicarci non solo in un territorio, ma anche nelle nostre coscienze.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Certo che si ha paura celebrare Ida Magli. Perché porterebbe sullo scenario una realtà storica in cui tutta la lezione social comunista verrebbe a nudo. Il Manifesto di Ventotene letto rigo dopo rigo mostrerebbe quella visione non liberale ma marxista. Di un Marx che, come sostiene Ida Magli, porta a una riflessione in cui &#8220;Nell&#8217;Europa cristiano-comunista ci si dimentica che il liberalismo è prima di tutto libertà dell&#8217;individuo, al di fuori di qualsiasi sistema di stato. Ma l&#8217;Unione Europea, l&#8217;abbiamo già visto, non è per nulla liberale&#8221;. <br dir="auto" /><br dir="auto" />In questo contesto si intaglia il Manifesto di Ventotene. Quel Manifesto in cui &#8220;Dire Europa, non significa dire né unità territoriale, né climatica né storica, né linguistica, ma al contrario la ricchezza della più vasta diversità che soltanto nello scambio conflittuale, in guerre e sopraffazioni, nella coercizione degli Imperi di volta in volta francesi, spagnoli, inglesi, germanici, russi, hanno potuto manifestarsi in arte, in scienza, in filosofia. Sicuramente non in pacifica convivenza&#8221;. <br dir="auto" />Direi che basta ciò a non andare oltre al fatto che il Manifesto è una &#8220;condizione&#8221; in cui la logica è dettata dalla prassi comunista. Al di là della polemica di oggi occorre andare oltre le manifestazioni di protesta nei confronti di chi considera il Manifesto manifesto di una visione ideologica. Leggerlo non avulso dalla temperie nel quale nacque ma anche da chi lo ha sottoscritto che sono ben lontani da una posizione liberale, riformatrice e filosofica.<br dir="auto" /><br dir="auto" />L&#8217;idea &#8220;rivoluzionaria&#8221; non è assolutamente innovativa. Perché alla base c&#8217;è una formazione praticamente marxista.  Non considerando e non ammettendo che &#8220;Karl Marx era uomo privo di una sia pur minima sensibilità psicologica e antropologica, e le catastrofiche conseguenze, proprio dal punto di vista della dimensione umana, provocate dalle su teorie ovunque sono state messe in atto, ne sono la più evidente dimostrazione&#8221; (ancora Ida Magli).<br dir="auto" />Questo è il vero senso del tutto. Il resto è non conoscenza o non accettazione della verità.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-101053" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_2784-284x300.jpeg" alt="" width="284" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_2784-284x300.jpeg 284w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_2784.jpeg 371w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>EUROPA SVEGLIATI!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 18:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli Stati&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_100151" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-100151" class="wp-image-100151 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7011-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-100151" class="wp-caption-text">Giuseppe Arno’</p></div>
<p class="s4">Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli <span class="s5"><b>Stati Uniti</b></span> stringono accordi strategici con <b>Zelensky</b>, <b>Putin</b> attende di ridefinire gli equilibri con <b>Trump</b>, e <b>l’Europa</b>? Rimane impantanata in valutazioni tardive su un ipotetico invio di forze di pace in <span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, quando il conflitto sarà ormai terminato. In questo scenario, tutti avanzano, tranne noi.</p>
<p class="s4">La lezione americana è chiara: meno parole, più azione. Mentre <strong><span class="s5">Bruxelles </span></strong>si perde in convegni e dibattiti senza fine, <span class="s5"><b>Washington</b></span> consolida un’intesa con <span class="s5"><b>Kyev</b></span> per l’estrazione congiunta delle terre rare. Secondo il primo ministro ucraino <strong><span class="s5">Denys</span> <span class="s5">Shmyhal</span></strong>, il progetto è già in fase avanzata, con un fondo d’investimento dedicato e garanzie di sicurezza statunitensi. Nel frattempo, l’<span class="s5">Europa</span> riflette sull’invio di un contingente militare, senza una chiara strategia su come trasformarlo in un vantaggio concreto e sostenibile.</p>
<p class="s4">Il confronto economico è altrettanto impietoso. Gli Stati Uniti capitalizzano sulle alleanze, mentre <b>l’Europa</b> rischia di restare il fanalino di coda, con investimenti disorganizzati e privi di una prospettiva di ritorno. Questa non è una teoria cospirazionista, ma una realtà che si sta consolidando sotto i nostri occhi.</p>
<p class="s4">E l’Italia? Qui entra in gioco <span class="s5"><b>Giorgia Meloni</b></span>, oggi una delle figure più affidabili nel panorama europeo. Se c’è qualcuno in grado di spingere l’Europa verso un’azione più concreta e pragmatica, è proprio la premier italiana. L’<b><span class="s5">Italia</span> </b>ha l’opportunità di guidare un approccio più efficace nella negoziazione degli impegni per la sicurezza dell’<span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, puntando a benefici economici, strategici e d’immagine.</p>
<p class="s4">Un altro fattore cruciale riguarda i rapporti con <span class="s5"><b>Washington</b></span>. Con <span class="s5"><b>Trump</b></span> nuovamente alla Casa Bianca dopo la recente vittoria elettorale, il dialogo non si limiterà a dichiarazioni di principio, ma entrerà nel vivo delle trattative economiche e strategiche. Basta osservare quanto delle nuove spese militari europee finisca nelle casse dell’industria bellica americana: un chiaro punto di partenza per una negoziazione più equilibrata.</p>
<p class="s4">L’Europa ha bisogno di una leadership pragmatica, capace di cogliere le opportunità invece di restare impantanata in sterili discussioni. Il futuro post-bellico dell’<span class="s5">Ucraina</span> si sta delineando ora: se non agiamo con decisione, rischiamo di ritrovarci relegati al ruolo di spettatori, senza peso politico ed economico. E questo, semplicemente, non possiamo permettercelo.</p>
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<p class="s4"><a name="_GoBack"></a></p>
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