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	<title>Politica Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Politica Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>La nuova legge elettorale, Governo e Quirinale i veri obiettivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 10:51:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Di Angela Casilli La nuova legge elettorale, approvata qualche giorno fa in via definitiva, ha come obiettivo prioritario, quello di garantire la stabilità politica ad un Paese, come il nostro,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Di Angela Casilli</strong></p>
<p>La nuova legge elettorale, approvata qualche giorno fa in via definitiva, ha come obiettivo<br />
prioritario, quello di garantire la stabilità politica ad un Paese, come il nostro, che nei suoi<br />
ottant’anni di democrazia ha avuto ben 68 governi. Un fattore, quello della stabilità politica,<br />
che dovrebbe essere apprezzato da tutte le forze politiche, perché consente alla<br />
coalizione vincente di far valere la propria azione politica per l’intera durata della<br />
legislatura, oltre a dare un’immagine solida del Paese, sia a livello europeo che<br />
internazionale.<br />
Altro elemento positivo dello Stabilicum, questo è il nome dato alla nuova legge elettorale,<br />
è che la riforma vuole restituire agli elettori il diritto di scegliere da chi farsi governare. Si<br />
tratta di un elemento di chiarezza, necessario quanto mai, dopo una stagione politica che<br />
ha visto succedersi alleanza a dir poco strane, come quelle tra il 2018 e il 2021, quando<br />
Giuseppe Conte è stato Presidente del Consiglio di due governi con due diverse<br />
maggioranze, una con la Lega e l’altra con il PD.<br />
In sintesi la riforma elettorale vuole rendere più trasparente e lineare il rapporto tra politica<br />
e cittadini, intento condivisibile per certi versi, se non fosse però, anche questa volta,<br />
espressione della sola maggioranza di Governo, vista l’incapacità dei partiti di trovare una<br />
larga intesa.<br />
Il tutto nasce da un’applicazione inadeguata nel nostro Paese del bipolarismo, che si<br />
trascina fin dalla nascita della Seconda Repubblica, che esclude “in linea di principio”<br />
l’accordo con gli avversari. La legge mostra alcune criticità, sulle quali sarà la Corte<br />
Costituzionale ad esprimere il giudizio definitivo anche se il voto con cui la Camera ha<br />
approvato l’impianto della riforma ha una rilevanza politica non da poco, perché apre la<br />
campagna elettorale non solo per Palazzo Chigi, ma anche per il Quirinale.<br />
E’ da circa un paio di anni che la corsa al Colle vede i partiti impegnati a posizionarsi<br />
meglio in vista di quello che sarà il vero traguardo della prossima legislatura, l’elezione del<br />
Capo dello Stato. Da ciò le difficoltà del Campo largo di trovare un accordo di programma<br />
oltre ad un assetto di potere condiviso, come si capiscono i problemi di un centrodestra<br />
che cerca di bissare la vittoria elettorale, impresa mai realizzata da nessun partito.<br />
Purtroppo tutte queste tensioni rischiano di mettere in un angolo i veri problemi del Paese,<br />
resi ancora più gravi da una crisi internazionale che si ripercuote fortemente sul sistema<br />
economico e quindi sui cittadini. Il Governo dovrebbe, proprio per le ragioni addotte, fare<br />
chiarezza e indicare la durata della legislatura che, per il momento, spazia da marzo a<br />
settembre del prossimo anno.<br />
Non c’è dubbio che si tratterà di un passaggio politico e istituzionale delicato, durante il<br />
quale sarà chiaro il rapporto tra la Presidente del Consiglio e il Presidente della<br />
Repubblica, a cui la Costituzione assegna il potere di sciogliere le Camere. Il primo passo<br />
per andare a votare c’è stato con l’approvazione della legge elettorale, l’ultima di questi<br />
ottant’anni di Repubblica; speriamo che duri e che l’Italia possa finalmente allinearsi alle altre democrazie occidentali, che hanno sistemi di voto più consolidati nel tempo.</p>
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		<title>NAZA, perché vederlo e farlo vedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 14:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[naza]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>NAZA, perché vederlo e farlo vedere Non per uscire dalla sala tutti con la stessa opinione. Ma per domandarci che cosa accade quando un essere umano diventa un dato, un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><h1><span style="color: #339966;">NAZA, perché vederlo e farlo vedere</span></h1>
<p class="pip-subtitle">Non per uscire dalla sala tutti con la stessa opinione. Ma per domandarci che cosa accade quando un essere umano diventa un dato, un obiettivo, una probabilità e la tecnologia aumenta la distanza dalle conseguenze delle nostre decisioni.</p>
<div class="pip-meta"></div>
<div class="pip-note">
<h6><strong><span class="pip-note-title" style="color: #339966;">Nota editoriale</span></strong></h6>
<p>Questo articolo distingue deliberatamente tra fatti documentati, testimonianze raccolte dal documentario <em>NAZA</em>, posizioni ufficiali delle parti coinvolte e interpretazione giornalistica dell’autore. Le dichiarazioni dei 24 appartenenti o ex appartenenti all’apparato militare e di intelligence israeliano rappresentate nel film sono testimonianze anonime: la loro presenza nel documentario non equivale, di per sé, a un accertamento giudiziario dei singoli fatti raccontati. Sono riportate inoltre le contestazioni formulate dalle Israel Defense Forces e il lavoro di verifica dichiarato dagli autori e dalle testate giornalistiche coinvolte nell’inchiesta.</p>
<p>L’articolo non afferma che sistemi di intelligenza artificiale decidano autonomamente chi colpire, né attribuisce alla tecnologia una responsabilità morale propria. La riflessione proposta riguarda invece il rapporto tra strumenti tecnologici, linguaggio, distanza operativa e responsabilità delle persone che prendono parte ai processi decisionali. Il riferimento agli attacchi del 7 ottobre 2023 è mantenuto come parte necessaria del contesto storico e non viene utilizzato né per giustificare né per attenuare eventuali violazioni successive. Dove il testo formula domande sulla disumanizzazione e sulla responsabilità, si tratta esplicitamente di analisi e interpretazione editoriale.</p>
</div>
<p class="pip-lead">C’è un dato che, da solo, racconta qualcosa. <em>NAZA</em> era arrivato nelle sale italiane come evento di tre giorni, dal 28 al 30 settembre. Nei primi due giorni ha superato 1,09 milioni di euro di incasso e 146 mila spettatori, conquistando il primo posto al box office italiano. La programmazione è stata quindi prolungata oltre la finestra inizialmente prevista.<span style="color: #0000ff;"> <sup>[1]</sup> <sup>[2]</sup></span></p>
<p>Per un documentario di questo tipo non è un risultato ordinario.</p>
<p>Ma forse la domanda interessante non è quanti lo stanno guardando.</p>
<p>È <strong>perché dovremmo guardarlo</strong>.</p>
<p>E, ancora di più, perché potrebbe avere senso non limitarsi a vederlo individualmente, ma farlo diventare occasione di confronto nelle scuole, nelle comunità, nei gruppi, nei luoghi di formazione e nelle famiglie.</p>
<p>Non perché <em>NAZA</em> contenga tutta la verità sulla guerra di Gaza.</p>
<p>Non la contiene.</p>
<p>Nessun documentario di ottanta minuti potrebbe farlo.</p>
<p>Ma perché ci costringe a osservare qualcosa che rischia di rimanere invisibile: <strong>il modo in cui una persona può progressivamente scomparire dietro una procedura</strong>.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Ventiquattro voci dall’interno</span></h2>
<p><em>NAZA</em> è diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro autori di <em>No Other Land</em>, il documentario vincitore dell’Oscar nel 2025. Presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, <em>NAZA</em> ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria. <span style="color: #0000ff;"><sup>[3]</sup></span></p>
<p>Il film è costruito attorno alle testimonianze di 24 appartenenti o ex appartenenti all’apparato militare e di intelligence israeliano. Le loro identità sono protette e le conversazioni sono state filmate prevalentemente di notte sui tetti di Tel Aviv. <sup><a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/cinema/2026/10/01/naza-perche-vederlo-e-farlo-vedere/#fonte4">[4]</a></sup></p>
<p>Il titolo stesso contiene già una parte della questione.</p>
<p>“NAZA” richiama un acronimo militare utilizzato per indicare il cosiddetto <em>danno collaterale</em>, cioè anche il numero di civili che si prevede possano essere uccisi durante un attacco. <sup>[3]</sup></p>
<div class="pip-question">Che cosa succede quando una vita umana entra dentro un sistema come un numero?</div>
<h2><span style="color: #339966;">Quando la persona diventa un dato</span></h2>
<p>La guerra ha sempre avuto bisogno di distanza.</p>
<p>Distanza fisica dal nemico. Distanza psicologica. Distanza linguistica.</p>
<p>Non diciamo più necessariamente uomo, donna, bambino.</p>
<p>Diciamo obiettivo. Target. Danno collaterale. Probabilità. Soglia accettabile.</p>
<p><em>NAZA</em> aggiunge a questa distanza una dimensione che riguarda profondamente il nostro tempo: <strong>la tecnologia</strong>.</p>
<p>Le testimonianze raccolte nel documentario descrivono sistemi di sorveglianza, elaborazione dei dati e strumenti basati anche sull’intelligenza artificiale impiegati nel processo di individuazione dei possibili obiettivi. Il film sviluppa precedenti inchieste pubblicate da <em>The Guardian</em>, +972 Magazine e Local Call.<span style="color: #0000ff;"> <sup>[3]</sup> <sup>[4]</sup></span></p>
<p>Ed è forse qui che il film incontra una questione che va ben oltre questo conflitto.</p>
<p>La tecnologia può consentirci di vedere più lontano, elaborare più informazioni, individuare più velocemente qualcosa o qualcuno.</p>
<p>Ma può anche aumentare la distanza tra <strong>l’azione e la percezione delle sue conseguenze</strong>.</p>
<p>Un essere umano osservato attraverso uno schermo può diventare un punto.</p>
<p>Un’abitazione una coordinata.</p>
<p>Una famiglia una probabilità statistica.</p>
<p>Non è la tecnologia, da sola, a prendere necessariamente la decisione. Ma la tecnologia può modificare il modo in cui l’essere umano percepisce ciò su cui sta decidendo.</p>
<p>Ed è una domanda che non riguarda soltanto gli eserciti.</p>
<p>Riguarda la società digitale che stiamo costruendo.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Il problema del “piccolo ingranaggio”</span></h2>
<p>C’è un altro elemento che il documentario porta in primo piano: la frammentazione della responsabilità.</p>
<p>Qualcuno raccoglie informazioni.</p>
<p>Qualcun altro sviluppa o utilizza un sistema.</p>
<p>Un altro individua l’obiettivo.</p>
<p>Un altro ancora autorizza.</p>
<p>Qualcun altro esegue.</p>
<p>Ogni persona può vedere soltanto una parte del processo.</p>
<div class="pip-question">Quando una decisione viene distribuita tra molte persone, procedure e tecnologie, di chi è la responsabilità finale?</div>
<p>È facile sentirsi un piccolo ingranaggio.</p>
<p>“Il mio compito era tecnico.”</p>
<p>“Non ero io a decidere.”</p>
<p>“Mi occupavo soltanto di quella parte.”</p>
<p>Eppure una catena di decisioni rimane fatta di persone.</p>
<p>È forse una delle questioni più inquietanti poste da <em>NAZA</em>: quanto sia possibile partecipare a un sistema senza percepirsi pienamente responsabili del risultato prodotto da quel sistema.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Ma un documentario non è un tribunale</span></h2>
<p>Proprio perché le accuse e le testimonianze contenute nel film sono estremamente gravi, <em>NAZA</em> deve essere guardato anche con gli strumenti del giornalismo.</p>
<p>Le 24 fonti sono anonime. Lo spettatore non può quindi verificarne direttamente identità, ruolo e grado di conoscenza dei singoli fatti raccontati.</p>
<p>L’esercito israeliano ha respinto le accuse formulate nel film e ha contestato, tra gli altri aspetti, proprio l’uso delle testimonianze anonime, sostenendo che dall’esterno non sia possibile verificarne identità, incarichi e coinvolgimento nei fatti descritti. <span style="color: #0000ff;"><sup>[5]</sup></span></p>
<p><em>The Guardian</em>, produttore del documentario e testata che ha partecipato alle precedenti inchieste sulle quali il film si basa, ha invece affermato che le testimonianze delle fonti confidenziali sono state verificate nell’ambito di oltre tre anni di lavoro giornalistico. <span style="color: #0000ff;"><sup>[6]</sup></span></p>
<div class="pip-factbox">
<p><span class="pip-factbox-title">Il contesto che non può essere cancellato</span>Il 7 ottobre 2023 Hamas e altri gruppi armati palestinesi lanciarono un attacco coordinato contro Israele. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha riferito, sulla base di fonti israeliane, di oltre 1.200 persone uccise, almeno 809 delle quali civili, e di almeno 252 persone rapite e portate a Gaza. La stessa Commissione ha documentato gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui uccisioni di civili e presa di ostaggi. <sup><span style="color: #0000ff;">[7]</span></sup></p>
</div>
<p>Guardare <em>NAZA</em> non richiede di cancellare tutto questo.</p>
<p>E raccontare il 7 ottobre non rende meno necessario interrogarsi su ciò che è accaduto dopo.</p>
<p>Le due realtà possono essere guardate contemporaneamente.</p>
<p>È forse proprio questo uno dei compiti più difficili del giornalismo e della coscienza: <strong>non avere bisogno di cancellare il dolore dell’uno per riconoscere quello dell’altro</strong>.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Perché allora farlo vedere?</span></h2>
<p>Non per dire a qualcuno che cosa deve pensare di Israele.</p>
<p>Non per costruire un’altra tifoseria.</p>
<p>Non per sostituire una propaganda con un’altra.</p>
<p>E neppure per trasformare un film in una sentenza.</p>
<p>Lo farei vedere per fermarci davanti ad alcune domande.</p>
<ul class="pip-question-list">
<li>Che cosa accade quando il linguaggio rende più sopportabile ciò che nella realtà sarebbe insopportabile?</li>
<li>Che cosa cambia quando una persona diventa un numero?</li>
<li>Che cosa succede quando una procedura distribuisce la responsabilità fino quasi a farla scomparire?</li>
<li>Uno schermo modifica il nostro rapporto con le conseguenze delle nostre azioni?</li>
<li>La distanza tecnologica modifica anche la nostra responsabilità morale?</li>
</ul>
<p>Sono interrogativi che <em>NAZA</em> porta dentro una guerra, ma che appartengono anche al mondo nel quale viviamo.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Vederlo insieme</span></h2>
<p>Forse è questa la ragione più interessante per far vedere un documentario come <em>NAZA</em>.</p>
<p>Non organizzare semplicemente una proiezione.</p>
<p>Organizzare <strong>una conversazione dopo la proiezione</strong>.</p>
<p>In una scuola, per esempio, non chiederei ai ragazzi: “Chi ha ragione?”.</p>
<p>Chiederei piuttosto:</p>
<div class="pip-question">In quale momento, nel film, avete smesso di vedere un numero e avete ricominciato a vedere una persona?</div>
<p>E poi aggiungerei una seconda domanda:</p>
<div class="pip-question">Esistono situazioni nella nostra vita digitale nelle quali facciamo o diciamo qualcosa proprio perché lo schermo ci impedisce di vedere immediatamente le conseguenze sull’altro?</div>
<p>A quel punto Gaza non sarebbe più soltanto qualcosa che accade a migliaia di chilometri da noi.</p>
<p>La domanda arriverebbe molto più vicino.</p>
<p>Perché la disumanizzazione non comincia necessariamente con una bomba.</p>
<p>Può cominciare molto prima.</p>
<p>Comincia ogni volta che dell’altro resta soltanto una categoria.</p>
<p>Un profilo.</p>
<p>Un numero.</p>
<p>Un nemico.</p>
<p>Un dato.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Uscire dalla sala senza una risposta</span></h2>
<p>Forse un buon documentario non dovrebbe consegnarci una risposta pronta.</p>
<p>Dovrebbe renderci più difficile continuare a utilizzare quelle che avevamo prima.</p>
<p>È possibile uscire da <em>NAZA</em> contestando alcune sue scelte.</p>
<p>È possibile domandarsi che cosa manchi.</p>
<p>È possibile cercare altre fonti, ascoltare altre testimonianze e verificare le accuse che presenta.</p>
<p>Anzi, dovremmo farlo.</p>
<p>Ma rimane una domanda dalla quale è più difficile sottrarsi:</p>
<div class="pip-question">Che cosa succede all’essere umano quando smette di vedere nell’altro un essere umano?</div>
<p>Non riguarda soltanto Israele.</p>
<p>Non riguarda soltanto Gaza.</p>
<p>Non riguarda soltanto la guerra.</p>
<p>Riguarda ogni sistema nel quale tecnologia, linguaggio e distanza rischiano di separarci dalle conseguenze delle nostre azioni.</p>
<p>Per questo <em>NAZA</em> può diventare qualcosa di più di un film da vedere.</p>
<p>Può diventare <strong>una domanda da abitare insieme</strong>.</p>
<p>E forse il modo più serio di farlo vedere non è dire agli altri quale conclusione devono trarne.</p>
<p>È restare, dopo che lo schermo diventa nero, abbastanza a lungo da ascoltare quello che quella domanda provoca in ciascuno di noi.</p>
<div class="pip-separator"></div>
<div class="pip-sources">
<h3>Fonti</h3>
<ol>
<li id="fonte1"><a href="https://cinetel.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cinetel – dati Box Office Italia </a>.</li>
<li id="fonte2"><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2026/09/28/naza-il-documentario-dei-premi-oscar-yuval-abraham-e-rachel-szor-arriva_270ce43a-44d4-4d22-a9df-499f4ee2aca9.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ANSA – “Naza, il documentario dei premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor arriva in sala”, 28 settembre 2026 </a>.</li>
<li id="fonte3"><a href="https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/naza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Biennale di Venezia – scheda ufficiale di NAZA, Venezia 83 </a>.</li>
<li id="fonte4"><a href="https://www.theguardian.com/world/2026/sep/10/secret-systems-used-by-israel-in-mass-killings-of-gaza-civilians-revealed-in-new-film" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian – “Secret systems used by Israel in mass killings of Gaza civilians revealed in new film”, 10 settembre 2026 </a>.</li>
<li id="fonte5"><a href="https://www.idf.il/en/mini-sites/israel-hamas-war-gaza/articles-israel-hamas-war-gaza/distributions-swords-of-iron-war-gaza/the-idf-spokesperson-s-response-following-the-publication-of-the-movie-naza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Israel Defense Forces – risposta ufficiale dell’IDF alla pubblicazione di NAZA </a>.</li>
<li id="fonte6"><a href="https://www.theguardian.com/gnm-press-office/2026/sep/14/a-guardian-statement-on-naza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian – statement su NAZA e sul lavoro di verifica delle fonti </a>.</li>
<li id="fonte7"><a href="https://www.un.org/unispal/document/coi-report-a-hrc-56-26-27may24/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nazioni Unite – Independent International Commission of Inquiry, rapporto A/HRC/56/26 </a>.</li>
</ol>
</div>
<div class="pip-signature"><strong>Francesco Mazzarella</strong></div>
<div>© Riproduzione riservata – Francesco Mazzarella</div>
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		<title>Bollo auto, nel 2027 esenzione per oltre 14 milioni di veicoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 18:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[2027]]></category>
		<category><![CDATA[bollo auto]]></category>
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		<category><![CDATA[tassa automobilistica]]></category>
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<p>L’esenzione riguarderà le auto fino a 80 kW e tutti i motocicli. Il beneficio sarà riconosciuto per un solo veicolo per cittadino. Lo Stato trasferirà alle Regioni circa 2,36 miliardi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-bollo-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em>L’esenzione riguarderà le auto fino a 80 kW e tutti i motocicli. Il beneficio sarà riconosciuto per un solo veicolo per cittadino. Lo Stato trasferirà alle Regioni circa 2,36 miliardi di euro per compensare il mancato gettito</em></p>
<p>Roma, 16 settembre 2026 – Il bollo auto non sarà dovuto nel 2027 per una larga parte delle automobili in circolazione e per tutti i motocicli. È questa la misura approvata oggi dal Consiglio dei ministri nell’ambito degli interventi messi a punto dal Governo per sostenere cittadini e famiglie anche di fronte all’aumento dei costi della mobilità.<br />
L’esenzione riguarda le autovetture con potenza <strong>fino a 80 kW</strong>, equivalenti a circa<strong> 109 cavalli</strong>, e<strong> tutti i motocicli</strong>. Secondo le stime diffuse dal Governo, la misura interesserà complessivamente circa <strong>14,5 milioni di veicoli</strong>, comprendendo circa <strong>13,5 milioni di automobili</strong> e un<strong> milione di motocicli</strong>. Si tratta di oltre il <strong>70 per cento</strong> delle auto presenti sul territorio nazionale.<br />
<strong>Il beneficio sarà riconosciuto per il solo 2027</strong> e per<strong> una sola vettura per ciascun cittadino</strong>. In presenza di più automobili che rientrano nei requisiti, l’agevolazione sarà applicata al veicolo con la potenza più bassa. La stessa regola riguarda il beneficio previsto per i motocicli.<br />
La misura interviene sul bollo, un tributo di competenza regionale. Per compensare alle Regioni e alle Province autonome il mancato gettito, il Governo prevede un trasferimento di circa 2,36 miliardi di euro nel 2027. La cifra servirà quindi a coprire le minori entrate determinate dall’esenzione.<br />
L’intervento arriva mentre il Governo sta mettendo a punto ulteriori misure per affrontare l’aumento dei prezzi dei carburanti. Nei giorni scorsi l’attenzione dell’esecutivo si era concentrata proprio sul caro benzina e sul costo del gasolio, con l’obiettivo di contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi sulla mobilità di cittadini e imprese.<br />
L’esenzione dal bollo è dunque circoscritta al 2027. Non si tratta, allo stato attuale, della cancellazione definitiva del tributo, che tornerebbe a essere applicato secondo le regole ordinarie a partire dal 2028, salvo ulteriori provvedimenti.<br />
La misura amplia così per un anno il sostegno fiscale rivolto ai proprietari delle automobili di potenza più contenuta e ai motociclisti, concentrando l’intervento sui mezzi maggiormente utilizzati nella mobilità quotidiana.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Alternative fur Deutschland, le conseguenze di un tabù superato</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/12/alternative-fur-deutschland-le-conseguenze-di-un-tabu-superato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=alternative-fur-deutschland-le-conseguenze-di-un-tabu-superato</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 15:47:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[AFD]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Ulrich Siegmund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/afd-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt scuote la Germania e riapre il confronto sulla crisi dei partiti tradizionali, sulla remigrazione e sul futuro politico del Paese  di Angela Casilli Appare difficile&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt scuote la Germania e riapre il confronto sulla crisi dei partiti tradizionali, sulla remigrazione e sul futuro politico del Paese </em></p>
<p><strong>di Angela Casilli</strong></p>
<p>Appare difficile commentare, a distanza di pochi giorni, il risultato delle votazioni dell’8 settembre in <strong>Sassonia-Anhalt</strong>, perché nessuno avrebbe mai immaginato che, da un piccolo Land luterano, caro alla storia della Germania, ma ai margini della politica tedesca, l’<strong>AfD</strong> si sarebbe spostata dalla periferia al centro, puntando ad un progetto politico, se non egemonico, almeno maggioritario nel Paese.</p>
<p>,Inutile negarlo, l’<strong>AfD</strong> ha trionfato, molto per merito di <strong>Ulrich Siegmund</strong>, un giovane politico, metà <em>influencer</em> e metà tribuno, con il talento empatico di chi sa rapportarsi con le masse e che ben pochi leader hanno. Siegmund ha vinto anche perché ha saputo creare una mobilitazione permanente, battendo il terreno palmo a palmo, terreno lasciato libero dagli altri politici a cui, da tempo, non interessava più l’agone politico.</p>
<p>L’<strong> AfD</strong> ha un progetto ben preciso e idee radicali, difficili da realizzare se non addirittura illegali, che vedono al centro del programma la “<em>remigrazione</em>”, dopo le migliaia di turchi e siriani accolti dalla <strong>Merkel</strong> ma, soprattutto, il ritorno ad un mondo, ad un “pensiero” tedesco da imporre con una contro-rivoluzione dal basso, dalle scuole. Un’educazione dove gli alunni tedeschi sono separati da quelli dei rifugiati, dei disabili, con grave disappunto dei docenti che temono, giustamente, questo ritorno al passato: pensare tedesco e solo tedesco.</p>
<p>La domanda che un po’ tutti si fanno è: come mai l’<strong>AfD</strong> ha ottenuto questa valanga di voti?</p>
<p>La risposta è scontata e sempre la stessa: dalla riunificazione dell’ottobre del 1990, la politica non ha dato le risposte che in <strong>Sassonia-Anhalt</strong> i cittadini si aspettavano. Il divario tra le due Germanie dell’immediato dopoguerra non è stato colmato, non ha funzionato nulla, forse l’<strong>AfD</strong> riuscirà a fare quello che gli altri non sono stati capaci di fare.</p>
<p>Per tutto questo, oggi la <strong>Germania</strong> si trova a dover gestire il suo futuro, guarda caso, proprio risolvendo il dilemma di bandire o no l’<strong>AfD</strong>, tenuto conto che la costituzione tedesca ha un meccanismo di auto-preservazione che permette di considerare fuorilegge chi minaccia la democrazia, in teoria per abolirla servirebbe una rivoluzione.</p>
<p>Troppo tardi per il bando, il “tabù morale” si è infranto, la società è spaccata e in qualunque modo si decida, la scelta non si può rinviare, anche perché l‘altra grande lezione del voto in <strong>Sassonia-Anhalt</strong> è stata quella di porre al centro dell’attenzione di tutti, la gravissima crisi dei partiti di centro.</p>
<p>Non è solo in gioco il futuro del cancelliere <strong>Merz</strong>: la CDU teme per la prima volta il proprio sgretolamento, come è accaduto ai partiti che le sono più vicini in <strong>Francia</strong>, <strong>Gran Bretagna</strong>, <strong>Stati Uniti</strong>, perché sono partiti che non hanno un’idea di mondo da offrire, se non la conservazione, la difesa del presente che, però, oggi non entusiasma nessuno, mentre l’<strong>AfD</strong>, al contrario, offre al “ popolo “ il suo mondo alternativo, la sua visione del futuro.</p>
<div id="attachment_80234" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80234" class="size-thumbnail wp-image-80234" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-80234" class="wp-caption-text">Angela Casilli</p></div>
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		<title>COSA ACCADE IN ITALIA TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE? COSA È LA DEMOCRAZIA? IL ROVESCIAMENTO DEL VOTO POPOLARE?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/cosa-accade-in-italia-tra-maggioranza-e-opposizione-cosa-e-la-democrazia-il-rovesciamento-del-voto-popolare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cosa-accade-in-italia-tra-maggioranza-e-opposizione-cosa-e-la-democrazia-il-rovesciamento-del-voto-popolare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 13:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioranza]]></category>
		<category><![CDATA[opposizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>&#160; di Pierfranco Bruni A riflettere su ciò che è accaduto nel Senato della Repubblica mi viene spontanea una domanda.  Cosa è la democrazia? È quello che fa l&#8217;opposizione o&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/A7FADAFA-682F-4477-B450-33E25C7466AE-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p>&nbsp;</p>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>A riflettere su ciò che è accaduto nel Senato della Repubblica mi viene spontanea una domanda.  Cosa è la democrazia? È quello che fa l&#8217;opposizione o è ciò che decide liberamente, con il voto, la maggioranza? La domanda non è retorica. È ontologica. Perché si sta rovesciando il concetto stesso di democrazia. Si sta capovolgendo il suo fondamento greco, il suo fondamento romano, il suo fondamento popolare.</p>
<p>Quello che è accaduto al Senato della Repubblica vorrebbe dimostrare proprio questo rovesciamento. Ciò che viene votato a maggioranza, secondo una certa narrazione, non sarebbe democrazia. Invece ciò che propone la minoranza-opposizione e non viene accettato dall&#8217;Aula, quello sì sarebbe coerenza. Anzi, di più: sarebbe l&#8217;unico atto autenticamente democratico. È una falsificazione logica. È una mistificazione politica. Ma si può sapere, una volta per tutte, chi governa? Governa la maggioranza che è stata eletta dai cittadini con voto popolare, libero, democratico, o governano quelli che il popolo italiano, con lo stesso voto libero e democratico, ha mandato all&#8217;opposizione?</p>
<p>Credo che sia un fatto finalmente da chiarire, senza ipocrisie. È evidente che la minoranza fa fatica ad accettare il voto popolare. Fa fatica ad accettare la sconfitta. Ma in democrazia bisogna prenderne atto. Altrimenti la confusione è totale. Altrimenti si spezza il patto. Altrimenti non c&#8217;è più Stato, c&#8217;è solo rancore travestito da moralismo. Non solo.</p>
<p>È infatti un atto di irresponsabilità completa. Perché chi non rispetta la maggioranza eletta, non rispetta il popolo che l&#8217;ha eletta. E chi non rispetta il popolo non è democratico, anche se si riempie la bocca della parola democrazia. Comunque la sinistra ha sempre avuto questo atteggiamento. Una costante storica. Ciò che fa lei è ben fatto, per definizione. Ciò che fa l&#8217;avversario è sospetto, per definizione. Figuriamoci poi se a farlo è la destra con un voto limpido e democratico: allora è subito &#8220;fascismo&#8221;.</p>
<p>Ma cosa è il fascismo? Usiamo le parole come clava senza conoscerne l&#8217;etimologia, la storia, il peso tragico. Smettiamola con questa farsa che porta diritto all&#8217;ignoranza. Ed è come se alle spalle di una certa sinistra non ci fosse mai stato un passato comunista, marxista, leninista. Un passato che non è mai stato abiurato fino in fondo, ma solo camuffato. La lezione di Lenin è ancora forte, ancora operante, ancora matrice. Dice Lenin: &#8220;Finché esiste lo Stato non vi è libertà. Quando vi sarà libertà, non vi sarà più lo Stato&#8221;. È proprio questo il punto nevralgico. Non riconoscono lo Stato democratico quando è retto da un Governo che non è il loro. Oggi da un Governo presieduto da Giorgia Meloni. Non riconoscono lo Stato perché il loro modello leninista non prevede lo Stato come istituzione imparziale, ma come strumento di parte. L&#8217;arroganza è stata sempre la complicanza, la malattia infantile e senile, del comunismo.</p>
<p>Dirò di più. Sempre con il loro Lenin: &#8220;La democrazia è una forma di Stato, una delle sue varianti. E di conseguenza, come ogni Stato, essa è l&#8217;applicazione organizzata, sistematica, della costrizione contro le persone&#8221;. Ecco svelato l&#8217;arcano. Per quella scuola, la democrazia non è libertà, è costrizione. Non è governo dei molti, è variante della costrizione. Con questa idea in testa, come possono accettare il voto?</p>
<p>Cosa è accaduto? Cosa accade ogni giorno nelle Aule? Accade che si propone una visione sistematica di questa condizione rovesciata. Ancora oggi certe sinistre sono assolutamente antidemocratiche nel metodo, pur essendo democratiche nel vocabolario. Si servono della parola democrazia senza mai averla compresa fino in fondo. Non ne conoscono la vera valenza greca, che è filosofica prima che elettorale. Pericle tramandato da Tucidide ha insegnato per sempre, con frase incisa nel marmo della civiltà: &#8220;&#8230;Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia&#8221;. Un concetto rapido, tagliente, definitivo. Favorisce i molti, non i pochi. Per questo è democrazia. Non favorisce chi grida di più, chi occupa i giornali, chi ha le lobby culturali. Favorisce i molti che hanno votato.</p>
<p>Ma le opposizioni questo non lo conoscono. O fanno finta di non conoscerlo. Chi governa, dunque? Una maggioranza eletta dal popolo sovrano o una minoranza che si auto elegge a coscienza morale del Paese?</p>
<p>Bisogna prenderne atto, con serenità e con fermezza. Ritorno a Pericle, perché i Greci sono sempre più avanti di noi: &#8220;&#8230; Lo Stato&#8230; amministrato non nell&#8217;interesse di pochi ma dei molti, è chiamato democrazia&#8221;. Categorico. Senza appello. Per ciò che mi riguarda, io sono distante da una certa idea di democrazia come democrazia di popolo sovrano inteso come categoria ideologica, che per formazione non mi appartiene. La mia idea di democrazia è altra: è tradizione, è comunità, è responsabilità.</p>
<p>Una lezione di stile non istituzionale soltanto, ma filosofica, alta, greca, ci vorrebbe. Una lezione che ricordi a tutti che la democrazia non è il capriccio della minoranza che non accetta di aver perso, ma è l&#8217;obbedienza della minoranza al voto dei molti, in attesa di diventare, se il popolo lo vorrà, maggioranza a sua volta. Quando governerà, ammesso che il popolo sovrano li voti, vedremo un pò come applicheranno la democrazia.</p>
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		<title>È morta Emma Bonino, addio alla leader di +Europa e storica protagonista dei diritti civili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 12:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Emma Bonino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1306" height="1205" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover-.jpg 1306w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--300x277.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--1024x945.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--768x709.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--1170x1080.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--585x540.jpg 585w" sizes="(max-width: 1306px) 100vw, 1306px" /></p>
<p>Mattarella: «Ha impresso un segno nella vita della Repubblica». Meloni: «Una voce forte e riconoscibile della politica italiana». È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Con lei scompare una delle&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1306" height="1205" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover-.jpg 1306w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--300x277.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--1024x945.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--768x709.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--1170x1080.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/emma-bonino-cover--585x540.jpg 585w" sizes="(max-width: 1306px) 100vw, 1306px" /></p><h1><strong>Mattarella: «Ha impresso un segno nella vita della Repubblica». Meloni: «Una voce forte e riconoscibile della politica italiana».</strong></h1>
<p class="isSelectedEnd">È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Con lei scompare una delle figure più riconoscibili e combattive della politica italiana degli ultimi cinquant’anni, protagonista di battaglie che hanno segnato profondamente il dibattito sui diritti civili, sulle libertà individuali e sull’Europa. La morte è stata annunciata l’11 settembre da +Europa.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino aveva iniziato giovanissima il suo percorso politico accanto a Marco Pannella e al Partito Radicale. Da allora il suo nome è rimasto legato ad alcune delle campagne più importanti della storia italiana recente: dal diritto all’aborto alla lotta contro la pena di morte, dalla difesa dei diritti delle donne alle iniziative umanitarie internazionali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Una carriera lunga, vissuta spesso in prima linea e senza rinunciare a posizioni scomode. È stata parlamentare italiana ed europea, commissaria europea dal 1995 al 1999, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel governo Prodi e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Esteri nel governo Letta.</p>
<p class="isSelectedEnd">Bonino è stata soprattutto una politica capace di trasformare temi considerati marginali in questioni centrali del confronto pubblico. La sua idea di politica era strettamente legata alle libertà personali, alla responsabilità individuale e a una visione fortemente europeista.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nel corso degli anni aveva portato il proprio impegno anche fuori dai confini italiani, partecipando a campagne internazionali per i diritti umani, contro le mutilazioni genitali femminili e contro la pena capitale. Il suo attivismo l&#8217;aveva resa una figura conosciuta ben oltre i confini nazionali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. Era stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma per una grave crisi respiratoria e trattenuta in terapia intensiva. Il 10 settembre era stata trasferita in una struttura privata, mentre la situazione clinica restava delicata.</p>
<p class="isSelectedEnd">La notizia della morte ha provocato immediate reazioni nel mondo politico.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Emma Bonino sottolineando come abbia «impresso un segno nella vita della Repubblica, con un impegno tenace per i diritti, l’Europa e le grandi battaglie civili».</p>
<p class="isSelectedEnd">La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato Bonino come una «voce forte e riconoscibile della politica italiana», sottolineando come la distanza tra le rispettive sensibilità politiche non le abbia mai impedito di riconoscerne «il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione». La premier ha quindi espresso il proprio cordoglio alla famiglia e ai suoi cari.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato «le numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia», mentre la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha sottolineato il ruolo di Bonino nella costruzione europea, ricordando una donna che «ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri».</p>
<p class="isSelectedEnd">Negli ultimi anni Bonino aveva continuato a partecipare alla vita politica nonostante i problemi di salute. Nel 2015 aveva reso pubblica la diagnosi di un tumore al polmone, senza interrompere il proprio impegno pubblico.</p>
<p class="isSelectedEnd">Emma Bonino lascia una storia politica difficilmente separabile da quella delle grandi battaglie radicali italiane. Una figura capace di dividere, provocare e spesso anticipare discussioni che, anni dopo, sarebbero entrate stabilmente nell’agenda politica del Paese.</p>
<p>Con la sua morte scompare una protagonista di oltre mezzo secolo di storia italiana ed europea, legata fino alla fine alla difesa dei diritti civili, delle libertà individuali e dell’idea di un’Europa più unita.</p>
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		<title>Preferenze sì, ma non per tutti: cosa ha davvero votato oggi il Senato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La maggioranza approva il sistema con capilista bloccati e fino a tre preferenze. Bocciato il sub emendamento, la proposta dell’opposizione per consentire agli elettori di scegliere tutti i candidati. Meloni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Preferenze-senato-boccia-sub-emendamento-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La maggioranza approva il sistema con capilista bloccati e fino a tre preferenze. Bocciato il sub emendamento, la proposta dell’opposizione per consentire agli elettori di scegliere tutti i candidati. Meloni rivendica il ritorno delle preferenze, il centrosinistra parla di una scelta solo parziale. Il nodo vero resta nelle mani dei partiti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Domenica Puleio</p>
<p>Roma, 10 settembre 2026 – La legge elettorale torna al centro dello scontro politico e la seduta di oggi al Senato consegna una fotografia molto più complessa di quella suggerita dallo slogan «tornano le preferenze». Palazzo Madama ha infatti approvato l’emendamento unitario della maggioranza che introduce fino a tre preferenze, con alternanza di genere, ma mantiene il capolista bloccato. Poco prima era stato respinto il sub-emendamento delle opposizioni che chiedeva di eliminare proprio quel vincolo e di estendere la possibilità di scelta a tutti i candidati.<br />
Il voto decisivo sull’emendamento della maggioranza è finito con 97 voti favorevoli, 67 contrari e 2 astensioni. Il testo prevede dunque un sistema misto nel quale l’elettore potrà esprimere le proprie preferenze per i candidati della lista, mentre il primo nome resterà sottratto alla scelta diretta. Il Senato ha invece respinto con 99 voti contrari e 68 favorevoli la proposta dell’opposizione che puntava alle cosiddette preferenze libere, cioè alla possibilità di incidere sull’elezione di tutti i candidati senza capilista predeterminati.<br />
È questa la distinzione che permette di comprendere il significato politico del voto. Dire che le preferenze sono state reintrodotte è tecnicamente corretto. Dire che gli elettori tornano a scegliere liberamente tutti i parlamentari sarebbe invece inesatto.<br />
La posizione della maggioranza è stata sostenuta in particolare da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il senatore Marco Lisei, primo firmatario dell’emendamento di maggioranza, ha difeso l’impianto della riforma sostenendo che il nuovo sistema restituisce ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati e, nello stesso tempo, garantisce maggiore stabilità. Lisei ha contestato l’accusa dell’opposizione secondo cui le preferenze introdotte sarebbero soltanto una finzione e ha rivendicato anche il principio secondo il quale gli elettori devono sapere chi sia il candidato alla guida del Governo collegato alla coalizione votata. Il suo ragionamento parte dall’idea che la nuova legge debba dare agli elettori due certezze, il nome del candidato premier e quello dei candidati presenti nelle liste.<br />
Sulla stessa linea si è collocato Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, mentre Maurizio Gasparri ha rivendicato il risultato della maggioranza e ha accusato le opposizioni di avere utilizzato l’emendamento sulle preferenze soprattutto per tentare di creare divisioni nel centrodestra. Massimiliano Romeo ha difeso la posizione della Lega. Alessandro Urzì, intervenuto nel dibattito, ha rappresentato anch’egli la posizione della maggioranza. Le dichiarazioni raccolte nella giornata da Radio Radicale mostrano una linea comune dei gruppi del centrodestra dopo il voto.<br />
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato immediatamente il risultato. Il messaggio politico della premier è che le preferenze tornano grazie a una proposta di Fratelli d’Italia e che la sinistra non sarebbe credibile nel rivendicare oggi la difesa della scelta degli elettori. Meloni ha presentato quindi il voto come una vittoria politica del suo partito e come il superamento di un sistema che da decenni non consentiva agli elettori di esprimere preferenze nelle elezioni politiche.<br />
Il punto, tuttavia, è proprio capire che cosa significhi concretamente «tornano le preferenze».<br />
La risposta è che tornano, ma non per tutti i candidati.<br />
Il capolista resta infatti bloccato. Il suo posto nella lista viene stabilito dal partito e l’elettore non può modificarne la posizione attraverso il voto di preferenza. Le preferenze incidono quindi sugli altri candidati e non sull’intera lista. La nuova legge non restituisce dunque all’elettore una scelta integrale della rappresentanza parlamentare.<br />
È su questo che l’opposizione ha concentrato la propria battaglia.<br />
Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, aveva chiarito già nei giorni scorsi la posizione del centrosinistra chiedendo «preferenze vere per tutti i deputati e senatori» e nessun eletto garantito attraverso liste bloccate o capilista bloccati.<br />
Dario Parrini, del Partito Democratico, è stato il primo firmatario del sub-emendamento che puntava proprio a cancellare il meccanismo dei capilista bloccati. La proposta è stata bocciata dall’Aula e ha provocato la reazione dei senatori dell’opposizione, che hanno gridato «Vergogna» dopo il voto.<br />
Anche Simona Malpezzi, Angelo Bonelli, Matteo Richetti e altri esponenti dell’opposizione hanno contestato il meccanismo sostenendo che la possibilità di indicare fino a tre candidati non basta a parlare di piena restituzione del potere di scelta agli elettori. Radio Radicale ha raccolto oggi gli interventi e le dichiarazioni di diversi protagonisti del confronto parlamentare, tra cui Malpezzi, Bonelli e Richetti.<br />
Nel Movimento 5 Stelle la critica è stata ancora più netta. L’opposizione sostiene che una preferenza sia realmente tale soltanto quando l’elettore può utilizzarla per determinare l’ordine degli eletti senza che una parte dei candidati sia già garantita dalla posizione assegnata dal partito. È lo stesso argomento sviluppato in Aula nei giorni scorsi durante la discussione sulla riforma, quando i parlamentari contrari hanno definito le preferenze previste dall’emendamento Lisei «finte» o comunque fortemente limitate.<br />
Nel dibattito è intervenuta anche la senatrice Susanna Camusso, del Pd, che ha contestato la portata effettiva delle preferenze e ha posto il problema della rappresentanza femminile. La sua obiezione è che un sistema nel quale una quota dei candidati è già collocata in posizione privilegiata possa incidere negativamente sulla presenza delle donne in Parlamento. Il tema non è secondario, perché la riforma prevede un meccanismo di alternanza di genere nell’espressione delle preferenze, ma la questione della composizione complessiva delle liste e dei candidati sottratti alla scelta dell’elettore resta distinta.<br />
Il confronto di oggi è quindi anche la prosecuzione di uno scontro che dura da settimane all’interno della stessa maggioranza.<br />
Fratelli d’Italia ha storicamente sostenuto il ritorno delle preferenze e proprio questo aveva fatto pensare che una parte del partito potesse votare insieme all’opposizione per cancellare i capilista bloccati. Alla fine, però, il centrodestra ha scelto la compattezza. FdI, Lega e Forza Italia hanno votato contro la proposta delle opposizioni e subito dopo alcuni senatori di Fratelli d’Italia hanno esposto in Aula cartelli con la scritta «Con noi le preferenze, con loro zero preferenze». Il presidente del Senato Ignazio La Russa li ha invitati ad abbassare i cartelli.<br />
L’immagine è significativa perché riassume la trasformazione di una questione tecnica in una battaglia di comunicazione politica. La maggioranza vuole poter dire di avere restituito agli italiani la possibilità di esprimere preferenze. L’opposizione vuole dimostrare che quella possibilità è troppo limitata per poter parlare di piena scelta dei rappresentanti.<br />
La realtà, osservando il testo approvato, sta nel mezzo ma non in una posizione equidistante. Le preferenze esistono realmente. Non sono inventate. L’elettore potrà indicare candidati diversi dal capolista e potrà quindi incidere sull’elezione di una parte dei parlamentari. Ma nello stesso tempo non potrà scegliere il capolista e, più in generale, non avrà la possibilità di determinare integralmente attraverso il proprio voto l’ordine degli eletti.<br />
È proprio questa la ragione per cui lo slogan «tornano le preferenze» è vero sul piano formale, ma incompleto sul piano politico.<br />
La questione diventa ancora più importante se si considera l’impianto generale della riforma. Il disegno di legge elimina i collegi uninominali e introduce un sistema nel quale la scelta dei candidati viene in larga misura ricondotta alle liste. A questo si aggiungono il meccanismo del premio di maggioranza e il cosiddetto listone collegato alla coalizione vincente. Sono elementi che hanno alimentato le critiche dell’opposizione perché, secondo questa lettura, aumentano il peso delle decisioni prese dalle leadership dei partiti.<br />
Nel resoconto stenografico del Senato emerge con chiarezza la distanza fra le due impostazioni. Da una parte Lisei sostiene che il nuovo sistema consenta finalmente ai cittadini di conoscere il candidato premier e di scegliere i candidati attraverso le preferenze. Dall’altra, gli esponenti dell’opposizione ribattono che il voto popolare non coincide semplicemente con la scelta del capo del Governo e che il principio fondamentale delle elezioni parlamentari dovrebbe essere la possibilità per gli elettori di determinare chi li rappresenterà nelle Camere.<br />
Il nodo politico, dunque, non è soltanto la presenza o l’assenza delle preferenze. È il rapporto tra elettori, partiti e parlamentari.<br />
La domanda decisiva diventa quanto spazio rimanga alla scelta dell’elettore quando il primo candidato della lista è già garantito dal partito, quando una parte dei seggi viene assegnata attraverso meccanismi collegati al premio di maggioranza e quando la competizione per le preferenze riguarda soltanto una parte dei candidati.<br />
Da questo punto di vista la posizione della maggioranza è difficilmente contestabile su un aspetto. Il sistema approvato oggi introduce effettivamente una possibilità di scelta che l’attuale legge elettorale non prevede. Ma è altrettanto difficile contestare l’obiezione dell’opposizione secondo cui questa non coincide con una piena restituzione all’elettore della scelta dei parlamentari.<br />
Per questo la formula più corretta per descrivere quanto è avvenuto oggi al Senato non è né «le preferenze sono tornate» senza ulteriori precisazioni, né «le preferenze non esistono». La definizione più precisa è quella di un sistema misto, nel quale una parte dei candidati sarà scelta attraverso le preferenze e un’altra parte resterà legata alle decisioni dei partiti.<br />
La differenza non è semantica. È la differenza tra poter scegliere alcuni candidati e poter scegliere tutti i propri rappresentanti.<br />
Il voto di oggi ha inoltre un significato politico interno alla maggioranza. FdI, che aveva fatto delle preferenze uno dei propri cavalli di battaglia, ha accettato il compromesso con Lega e Forza Italia pur rinunciando alla preferenza estesa anche ai capilista. La scelta dimostra che, davanti alla possibilità di una spaccatura della coalizione, ha prevalso l’accordo complessivo sulla legge elettorale.<br />
Il centrodestra può quindi rivendicare una vittoria politica. Ha mantenuto l’impianto concordato e ha evitato che il voto sulle preferenze producesse una frattura nella coalizione. L’opposizione può rivendicare a sua volta di avere posto il tema della scelta effettiva degli eletti e di avere costretto la maggioranza a confrontarsi con la contraddizione tra il ritorno delle preferenze e la permanenza dei capilista bloccati.<br />
Anche per questo la giornata del 10 settembre non può essere letta soltanto come un voto tecnico.<br />
È una partita sul modello di rappresentanza che il Parlamento italiano vuole consegnare alle prossime elezioni.<br />
Il voto finale del Senato sul provvedimento è previsto per il 15 settembre. Se il testo verrà modificato rispetto a quello approvato dalla Camera, dovrà tornare a Montecitorio.<br />
La questione resta quindi aperta. Ma su una cosa il voto di oggi consente già di essere molto chiari. Giorgia Meloni può dire legittimamente che le preferenze tornano. L’opposizione può altrettanto legittimamente replicare che non tornano per tutti. Entrambe le affermazioni contengono una parte di verità, ma la seconda mette in evidenza il punto decisivo che lo slogan della maggioranza tende a lasciare in ombra.<br />
Gli elettori riavranno una possibilità di scelta che era stata loro sottratta. Non riavranno però, almeno secondo il testo approvato oggi, la possibilità di scegliere tutti i parlamentari che li rappresenteranno.<br />
Una differenza che misura il vero significato politico del voto del Senato.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Mosca tira in ballo Rodari. Dalla favola di Cipollino alla guerra delle parole</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/02/mosca-tira-in-ballo-rodari-dalla-favola-di-cipollino-alla-guerra-delle-parole/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mosca-tira-in-ballo-rodari-dalla-favola-di-cipollino-alla-guerra-delle-parole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 13:44:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="580" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142-300x148.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142-1024x504.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142-768x378.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142-1170x576.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5142-585x288.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Gianni Rodari, amatissimo in Unione Sovietica, riemerge nel confronto tra Mosca e Roma: Maria Zakharova lo cita nella polemica sulla nomina dell’ex ministro ucraino della Difesa Mykhailo Fedorov a consulente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gianni Rodari, amatissimo in Unione Sovietica, riemerge nel confronto tra Mosca e Roma: Maria Zakharova lo cita nella polemica sulla nomina dell’ex ministro ucraino della Difesa Mykhailo Fedorov a consulente di Guido Crosetto</em></p>
<p>di Susanna Consolo</p>
<p>“Se Gianni Rodari fosse vivo, scriverebbe una favola satirica su questo”. <strong>Maria Zakharova, </strong>portavoce del <strong>ministero degli Esteri russo</strong>, ha scelto una frase che richiama direttamente la letteratura italiana per commentare una decisione del governo di Roma. Nel mirino di Mosca c’è la nomina di <strong>Mykhailo Fedorov</strong> come consulente per l’innovazione della Difesa italiana, voluta dal ministro <strong>Guido Crosetto</strong>.<br />
<strong>Ma chi è Fedorov</strong>?<br />
Ucraino, 35 anni, è una delle figure più rappresentative della nuova generazione politica di Kiev. Prima di arrivare alla Difesa è stato ministro della Trasformazione digitale e vicepremier dell’Ucraina, incarico nel quale ha promosso la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica e lo sviluppo delle tecnologie applicate alla sicurezza e alla guerra.<br />
Nel gennaio 2026 è diventato ministro della Difesa, rimanendo in carica per alcuni mesi, fino alla sua uscita dal governo nel luglio scorso. La sua esperienza nel campo della tecnologia militare e dell’innovazione, maturata anche durante il conflitto con la Russia, è ora destinata a essere messa a disposizione della Difesa italiana.<br />
A sceglierlo è stato Guido Crosetto, ministro della Difesa del governo guidato da Giorgia Meloni. Imprenditore e dirigente politico, tra i fondatori di Fratelli d’Italia, Crosetto guida il dicastero della Difesa dal 2022. <strong>La decisione di affidare a Fedorov</strong> un incarico di consulenza <strong>ha provocato la reazione di Mosca</strong>, arrivata attraverso Zakharova.</p>
<p>Il nome dello scrittore piemontese non è casuale. <strong>Rodari è stato infatti uno degli autori italiani più conosciuti e amati nell’Unione Sovietica.</strong></p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-113991 aligncenter" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/cipollino_verdini-libro-rodari--798x1024.jpg" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/cipollino_verdini-libro-rodari--798x1024.jpg 798w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/cipollino_verdini-libro-rodari--234x300.jpg 234w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/cipollino_verdini-libro-rodari--768x986.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/cipollino_verdini-libro-rodari-.jpg 840w" alt="" width="798" height="1024" /></figure>
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<p>La sua fortuna oltre la Cortina di ferro fu legata soprattutto a <strong>Le</strong><strong>Avventure di Cipollino,</strong>pubblicato nel <strong>1951</strong>.<br />
Il protagonista è una piccola cipolla che vive in una società popolata da personaggi vegetali e governata da privilegi, soprusi e regole assurde. Cipollino si ribella al potere del Principe Limone e della sua corte. Una favola per bambini che, attraverso l’ironia e l’immaginazione, parlava anche di ingiustizia, autorità e libertà.<br />
In Unione Sovietica Cipollino ebbe una fortuna straordinaria. <strong>Rodari viaggiò più volte nell’Urss</strong> e divenne un autore molto conosciuto presso il pubblico sovietico. La sua popolarità contribuì a creare un legame culturale destinato a sopravvivere alla stessa Unione Sovietica.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-113985" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Rodari-opere-Mondadori--619x1024.jpg" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Rodari-opere-Mondadori--619x1024.jpg 619w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Rodari-opere-Mondadori--181x300.jpg 181w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Rodari-opere-Mondadori--768x1271.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Rodari-opere-Mondadori-.jpg 900w" alt="" width="619" height="1024" /></figure>
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<p><strong>Rodari non fu però soltanto l’autore delle favole. </strong>Nato a Omegna il 23 ottobre 1920, fu maestro, giornalista e scrittore. Si avvicinò al Partito comunista italiano e lavorò per l’Unità, dedicandosi poi sempre più alla letteratura per l’infanzia. La sua scrittura avrebbe cambiato profondamente quel genere, mettendo al centro fantasia, creatività e libertà di pensiero.<br />
Tra le sue opere più note Favole al telefono, Il libro degli errori, La torta in cielo e Grammatica della fantasia, diventata un riferimento internazionale per l’educazione alla creatività. Nel<strong> 1970 ricevette il Premio Hans Christian Andersen</strong>, uno dei <strong>massimi riconoscimenti mondiali per la letteratura per l’infanzia.</strong><br />
Gianni Rodari morì a Roma il 14 aprile 1980, a 59 anni, in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico.<br />
A quarantasei anni dalla sua morte, il suo nome torna dunque dentro una polemica che riguarda la guerra, la sicurezza e i rapporti tra Russia, Ucraina e Italia. E lo fa attraverso una favola.<br />
C’è una particolare ironia nella vicenda. Mosca richiama oggi Rodari per contestare una scelta italiana, proprio mentre richiama alla memoria lo scrittore italiano che nell’Unione Sovietica aveva conosciuto una delle fortune più grandi della sua opera.<br />
La politica ha preso in prestito la favola per raccontare la realtà.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-113987" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Gianni-Rodari-.jpg" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Gianni-Rodari-.jpg 550w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Gianni-Rodari--292x300.jpg 292w" alt="" width="550" height="566" /></figure>
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<p><strong>Rodari</strong>, invece, aveva fatto della fantasia uno strumento per guardare la realtà con occhi diversi.<br />
Questa volta Cipollino è uscito dalle pagine di un libro ed è finito dentro la diplomazia internazionale. Ovvero è proprio questa la parte più rodariana della storia.</p>
<p>*già docente universitaria Unime</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Biennale di Venezia, Pierfranco Bruni: solidarietà al ministro Giuli e richiesta di dimissioni per Gregoretti e Buttafuoco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 18:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="323" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-300x143.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-585x279.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>l presidente del Centro Studi e Ricerche &#8220;Francesco Grisi&#8221; e già direttore archeologo del Ministero della Cultura, interviene sul caso della Biennale e difende le posizioni del ministro Giuli &#8221;&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/13/biennale-di-venezia-pierfranco-bruni-solidarieta-al-ministro-giuli-e-richiesta-di-dimissioni-per-gregoretti-e-buttafuoco/">Biennale di Venezia, Pierfranco Bruni: solidarietà al ministro Giuli e richiesta di dimissioni per Gregoretti e Buttafuoco</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="323" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-300x143.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Giuli-p-Bruni-678x323-1-585x279.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>l presidente del Centro Studi e Ricerche &#8220;Francesco Grisi&#8221; e già direttore archeologo del Ministero della Cultura, interviene sul caso della Biennale e difende le posizioni del ministro Giuli &#8221; Chi non gode più della fiducia di chi lo ha nominato ha il dovere di dimettersi &#8220;</em></p>
<p>Roma, 13 marzo 2026 – “Ciò che sta accadendo sulla Biennale di Venezia è inconcepibile”. Ha dichiarato <strong>Pierfranco Bruni</strong>, presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi. “Inconcepibile perché se un rappresentante nominato da un ministero, o addirittura direttamente dal ministro, non gode più della fiducia di chi lo ha nominato ha il sacrosanto dovere di dimettersi”.<br />
Incalza Pierfranco Bruni, funzionario per decenni del ministero con incarichi apicali di responsabilità in diversi progetti e con diversi governi: “Il ministro <strong>Alessandro Giuli </strong>è perfettamente dalla parte della ragione. Se un membro non offre più una garanzia di fiducia dovrebbe chiedersi: chi rappresento? Cosa ci sto a fare? Cosa programmo? Che tipo di politica culturale posso manifestare?”.<br />
“È un diverbio che sa di beffa”.<br />
Pierfranco Bruni ha le idee chiare: “È vero che si tratta di un’Esposizione internazionale d’arte, ma è altrettanto vero che al centro di tutto ciò c’è un sistema di politica internazionale con il quale bisogna fare i conti. Non si può essere avulsi dal contesto. Non siamo nati ieri e le responsabilità istituzionali sono responsabilità che garantiscono, in questo caso, una rappresentanza del Ministero della Cultura, il quale non può essere contraddetto da chi ha indicato come rappresentante. Mi sembra un paradosso”.<br />
“È logico che la dottoressa <strong>Tamara Gregoretti</strong> rimetta immediatamente il suo mandato e che il presidente <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong> si dimetta. Non è così che si può manifestare una politica culturale”.<br />
Ancora Bruni sottolinea la piena solidarietà al ministro Giuli: “La Gregoretti sbaglia grossolanamente. Dovrebbe chiedersi semplicemente: perché sto qui?”.<br />
Insomma, Pierfranco Bruni, che ha anni di carriera e di lavoro nel Mic, è molto esplicito. Aggiunge: “Il problema non è solo lei. Anche il presidente deve certamente fare un passo indietro. Non è accettabile tutto ciò. Non si tratta di autonomia o di libertà di pensiero. Siamo all’interno di strutture istituzionali e questo non è un fatto da poco in una temperie molto delicata”.</p>
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		<title>Nasce l &#8216;intergruppo parlamentare trasversale &#8220;AI, Empowerment e Mercati Emergenti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 16:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1020" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO-1024x653.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO-768x490.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO-1536x979.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO-1170x746.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/INTERGRUPPO-585x373.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Baldelli ( Fdi) :&#8221; l&#8217; intelligenza artificiale va governata non subita&#8221; ROMA — Nasce l’Intergruppo parlamentare “AI, Empowerment e Mercati Emergenti”, iniziativa trasversale dedicata al governo dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/09/parlamento-nasce-lintergruppo-ai-empowerment-e-mercati-emergenti-al-via-lavori-su-etica-e-innovazione/">Nasce l &#8216;intergruppo parlamentare trasversale &#8220;AI, Empowerment e Mercati Emergenti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Baldelli ( Fdi) :&#8221; l&#8217; intelligenza artificiale va governata non subita&#8221;</p>
<p>ROMA — Nasce l’<strong>Intergruppo parlamentare</strong> “<strong>AI, Empowerment e Mercati Emergenti</strong>”, iniziativa trasversale dedicata al governo dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale a tutela della sicurezza nazionale, delle istituzioni e dei cittadini.<br />
A presiederlo è l’On. <strong>Antonio Baldelli</strong>, che ha definito la nascita dell’organismo “un atto di responsabilità politica e istituzionale” in una fase storica in cui “la tecnologia avanza più velocemente delle leggi e della capacità di comprenderne l’impatto”.<br />
Nel suo intervento, Baldelli ha richiamato i rischi legati alla cybersicurezza e alla manipolazione digitale, sottolineando che “basta un clic per spegnere un Paese” e che l’intelligenza artificiale “non è il problema, ma lo diventa se non viene <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-118433 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983-199x300.jpeg" alt="" width="199" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983-199x300.jpeg 199w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983-680x1024.jpeg 680w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983-768x1156.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983-1020x1536.jpeg 1020w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983-585x881.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/c35a350c-c3e8-48b4-958c-b662ce2d5983.jpeg 1063w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /> governata”. L’obiettivo, ha spiegato, è fare dell’AI “uno scudo a difesa della verità, delle persone e delle istituzioni”.<br />
L’Intergruppo riunisce dieci parlamentari appartenenti a diverse forze politiche, dal centrodestra ad Azione e Italia Viva, con una composizione paritaria di genere: cinque uomini e cinque donne.<br />
Ne fanno parte: <strong>Cristina Almici</strong> (FdI), <strong>Antonio Trevisi</strong> (FI), <strong>Elena Murelli</strong> (Lega), <strong>Stefano Maullu</strong> (FdI), <strong>Giulia Pastorella</strong> (Azione),<strong> Giovanni Arruzzolo</strong> (FI), <strong>Lavinia Mennuni</strong> (FdI), <strong>Annamaria Furlan</strong> (Italia Viva), <strong>Giorgio Lo Vecchio</strong> (FI), oltre allo stesso <strong>Baldelli</strong> (FdI).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-118436 size-large" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-1024x768.jpeg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/f23350a8-9bb5-4548-8385-b951b62bee96.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><br />
Accanto all’attività parlamentare opererà un <strong>Comitato tecnico-scientifico</strong> composto da esperti provenienti dal mondo accademico, scientifico e industriale: <strong>Rosa Alfaro Guevara, Anna Iole Arena, Elisabetta Falcone, Angelica Bianco, Maria Brunetti, Massimo Calearo Ciman, Giancarlo Cremonesi, Silvia Gambadoro, Raimondo Carlo Maria Grassi, Achille Lucio Gaspari, Giuseppe Ghisolfi, Loretta Kajon, Ubaldo Livolsi e Vincenzo Romano Spica</strong>.<br />
Nel suo intervento Baldelli ha inoltre evidenziato il tema dell’inclusione, ricordando che oggi solo il <strong>16% delle professioni tecnologiche è occupato da donne:</strong> “Non esiste vera innovazione senza inclusione”.<br />
L’attività dell’Intergruppo si articolerà in cinque aree: <strong>etica e legislazione, energia sostenibile e aerospace, finanza e sistema bancario, sanità, mercati emergenti e innovazione industriale</strong>.<br />
“La tecnologia non è un destino inevitabile ma una scelta politica”, ha concluso <strong>Baldelli.</strong> “Noi scegliamo di governarla con competenza, responsabilità e umanità”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/09/parlamento-nasce-lintergruppo-ai-empowerment-e-mercati-emergenti-al-via-lavori-su-etica-e-innovazione/">Nasce l &#8216;intergruppo parlamentare trasversale &#8220;AI, Empowerment e Mercati Emergenti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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