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	<title>Storie Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Letizia Battaglia, la forza di uno sguardo che ha scelto di non fuggire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 19:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La bellezza del suo sguardo, la professionalità di una grande fotografa, il peso umano delle ferite attraversate in una vita vissuta sempre dentro la verità Ci sono donne che non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La bellezza del suo sguardo, la professionalità di una grande fotografa, il peso umano delle ferite attraversate in una vita vissuta sempre dentro la verità</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>Ci sono donne che non passano nella storia solo per ciò che hanno fatto, ma per il modo in cui hanno scelto di stare nel mondo. Letizia Battaglia è stata una di queste. Non soltanto una fotografa. Non soltanto una testimone. Ma una coscienza viva, inquieta, libera, capace di attraversare il dolore senza trasformarlo in spettacolo e di cercare la bellezza perfino dentro le crepe più dure della realtà.</p>
<p>Raccontare Letizia Battaglia significa raccontare una donna che ha saputo unire arte e responsabilità, sensibilità e rigore, passione e ferita. Una donna che ha fatto del proprio sguardo un luogo di verità. E la verità, quasi sempre, ha un prezzo.</p>
<p>La sua storia professionale è nota, ma non sempre viene compresa fino in fondo. Letizia Battaglia non è stata soltanto la fotografa che ha documentato la Palermo insanguinata dalla mafia. È stata molto di più. È stata una professionista capace di trasformare la fotografia in linguaggio civile, in presa di posizione, in memoria collettiva. I suoi scatti non cercavano il sensazionale. Cercavano il reale. Ed è una differenza enorme. Perché fotografare il reale, soprattutto quando il reale è violenza, sangue, lutto, paura, significa assumersi un peso che non tutti riescono a sostenere.</p>
<p>Lei questo peso lo ha sostenuto per anni. Lo ha sostenuto entrando nelle scene del crimine, arrivando davanti ai corpi, incrociando lo sguardo di familiari distrutti, respirando il clima cupo di una città spesso ostaggio del potere mafioso. Non era semplice cronaca. Era immersione continua nel dolore. Era la scelta quotidiana di non voltarsi. E dentro quella scelta c’era tutta la sua professionalità: la prontezza, il coraggio, la lucidità, la capacità di esserci nel momento esatto in cui la storia mostrava il suo volto più duro.</p>
<p>Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui. Perché Letizia Battaglia non è stata solo la fotografa della morte. È stata anche la fotografa della vita che resiste. Delle bambine di Palermo con gli occhi pieni di mondo. Dei volti delle donne. Delle strade ferite eppure ancora abitate da una umanità ostinata. Nei suoi scatti c’è sempre stato qualcosa che andava oltre il fatto. C’era una tensione profonda verso la dignità delle persone. C’era un desiderio quasi testardo di salvare, almeno in immagine, ciò che la realtà rischiava di calpestare.</p>
<div>“Non una bellezza decorativa, ma una bellezza scomoda, vera, a volte persino dolorosa.”</div>
<p>Ed è qui che emerge la bellezza del suo lavoro. Non una bellezza decorativa, patinata, addomesticata. Ma una bellezza scomoda, vera, a volte persino dolorosa. La bellezza di uno sguardo che non usa la macchina fotografica per proteggersi dal mondo, ma per entrarci dentro. La bellezza di una donna che non ha avuto paura di farsi attraversare da ciò che vedeva. La bellezza di un linguaggio artistico che non separava mai l’estetica dall’etica.</p>
<p>Naturalmente, una vita così non poteva essere senza ferite. E infatti le ferite ci sono state, profonde, personali, esistenziali. Letizia Battaglia ha dovuto affrontare difficoltà che non riguardavano solo il contesto professionale, già di per sé durissimo, ma anche il proprio mondo interiore. Il contatto continuo con la violenza, il dolore accumulato, il peso di immagini impossibili da dimenticare hanno lasciato segni. Non si può stare per anni davanti alla morte senza che qualcosa, dentro, ne porti le conseguenze.</p>
<p>La sua vita personale è stata segnata da passaggi complessi, da tensioni, da fragilità, da un percorso di libertà che non sempre è stato compreso. E forse proprio qui si coglie una delle verità più profonde della sua vicenda: dietro la fotografa forte, coraggiosa, pubblicamente riconosciuta, c’era una donna che conosceva anche la fatica, il dolore, la solitudine, il bisogno di ricomporre continuamente se stessa. Non era una figura mitologica, irraggiungibile. Era una donna vera. E proprio per questo ancora più grande.</p>
<p>In un tempo che ama trasformare le persone in icone semplificate, Letizia Battaglia ci obbliga a fare il contrario. Ci chiede di accettare la complessità. La complessità di una professionista straordinaria e insieme di una persona attraversata dalle proprie ombre. La complessità di una donna capace di esporsi pubblicamente e, nello stesso tempo, di portare ferite intime difficili da nominare. La complessità di una voce che ha saputo denunciare la mafia senza lasciarsi definire solo da essa.</p>
<p>Forse il punto più alto della sua eredità sta proprio qui. Nel fatto che il suo lavoro non parla soltanto di Palermo, di mafia o di fotografia. Parla del modo in cui si guarda il mondo. Oggi siamo sommersi da immagini, ma vediamo sempre meno. Consumiamo dolore a scorrimento rapido, lo trasformiamo in flusso, lo lasciamo evaporare in pochi secondi. Letizia Battaglia, invece, ci restituisce il peso dello sguardo. Ci ricorda che vedere davvero è un atto umano profondo. È un atto che coinvolge la coscienza. È un atto che chiede responsabilità.</p>
<p>Per questo la sua figura resta attuale. Non solo come memoria di una stagione terribile della storia italiana, ma come provocazione viva per il nostro presente. Di fronte a una società che spesso si abitua a tutto, il suo lavoro continua a dirci che non tutto può diventare normale. Che il male va chiamato per nome. Che la dignità delle persone merita uno sguardo pieno, mai superficiale. Che la bellezza non è evasione, ma resistenza.</p>
<p>Letizia Battaglia è stata tutto questo: una fotografa immensa, una professionista rigorosa, una donna coraggiosa, una persona ferita e per questo ancora più vera. La sua grandezza non sta nell’aver mostrato solo l’orrore, ma nell’aver saputo custodire, dentro l’orrore, una fedeltà ostinata all’umano.</p>
<p>E forse è proprio questa la sua lezione più importante. Non basta raccontare la realtà. Bisogna restarle accanto. Non basta denunciare il buio. Bisogna continuare a cercare, anche lì dentro, un frammento di luce. Letizia Battaglia lo ha fatto per tutta la vita. E per questo il suo sguardo, ancora oggi, non ci lascia tranquilli. Ma ci rende più veri.</p>
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<p><strong>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</strong></p>
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		<title>Il tempo ci cambia ma ​sempre aspetterò che giunga la telefonata nella profezia di Dio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 07:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1039" height="767" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294.jpeg 1039w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-300x221.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-1024x756.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-768x567.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-585x432.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /></p>
<p>Nella mia casa in Calabria le stanze vivono mancanze. Il giardino è nel vento. Ci sono tre rose sotto la luna. Le stelle danzano all’alba. La perfezione è un&#8217;alchimia lacerata.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/31/il-tempo-ci-cambia-ma-sempre-aspettero-che-giunga-la-telefonata-nella-profezia-di-dio/">Il tempo ci cambia ma ​sempre aspetterò che giunga la telefonata nella profezia di Dio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Nella mia casa in Calabria le stanze vivono mancanze. Il giardino è nel vento. Ci sono tre rose sotto la luna.<br />
Le stelle danzano all’alba. La perfezione è un&#8217;alchimia lacerata.<br />
Abbiamo sempre più bisogno di Dio.<br />
Non dobbiamo cercarlo. Lui non è mai straniero.<br />
Siamo noi ad essere estranei. Vorrei essere il sognatore viaggiante che incontra il sommerso negli sguardi del tempo e tutto si fa mistero”.</p></blockquote>
<p><strong>di Pierfranco Bruni</strong></p>
<p>Bisogna saper cercare la solitudine quando giunge il tempo del silenzio. Prima che sia lei a trovarti. C&#8217;è un tempo per tutto. Ho riletto ancora una volta l&#8217;Ecclesiaste.<br />
Nella mia casa in Calabria le stanze vivono mancanze. Il giardino è nel vento.<br />
Ci sono tre rose<br />
sotto la luna.<br />
Le stelle danzano all&#8217;alba.<br />
Credo che sia necessario, in un tempo che ha smarrito il senso della metafisica, vivere una distinzione tra il Sogno e la Ragione.<br />
Il Sogno è ciò che percepiamo quando da noi ci assentiamo, e siamo altro rispetto al reale che occupa lo scenario del quotidiano.<br />
La Ragione abita i sottosuoli dell’anima ma deve sempre fare i conti con la storia. Scontiamo colpe peccati tentativi di rivincite rancori ire di secoli di epoche. Non amiamo abbastanza.<br />
Non sappiamo amare come si dovrebbe amare. Anche se l&#8217;amore non finisce mai. Anche se la carità vive dentro il cuore e lo spettacolo della vita è sorprendente nei dolori nelle gioie nelle disarmonie nelle solitudini.<br />
Aspetto ancora una telefonata.</p>
<p>​Aspetterò sempre la telefonata che possa darmi il senso di un viaggio che è vissuto di solitudini, di dettagli, di incanti.<br />
Non ho mai creduto al disincanto.<br />
Al disamore neppure. Al distacco sempre. Il distacco è nel silenzio della pazienza.<br />
L&#8217;amore non finisce. Ma non sappiamo raccoglierlo offrirlo abitarlo custodirlo. L’amore per avere durata e vacanza ha bisogno di aggrapparsi agli archetipi del Sogno. Si può amare con la Ragione?<br />
È un interrogativo che mi inquieta.<br />
Con la Ragione tutto ha un inizio e una fine. L’amore entra nella sabbia della Ragione e si impantana.<br />
L’amore si aggrappa al Sogno per cercare il filo di una matassa che si vive soltanto dentro il singulto del Sogno.<br />
Siamo stati assenti quando dovevamo essere presenti.<br />
Siamo stati assenti quando è stato chiesto di fare compagnia con le parole con l&#8217;attenzione con la fedeltà.<br />
Siamo partiti quando invece dovevamo restare.<br />
Siamo rimasti in viaggio quando ci è stato chiesto di fermarci.<br />
Siamo stati in silenzio quando dovevano regalare un gesto.<br />
L&#8217;amore non finisce. Ma è sempre stato un amore manchevole.<br />
Non abbiamo amato al momento giusto.<br />
Non abbiamo raccolto i segni di una richiesta di carezze.<br />
Siamo stati fermi e non siamo stati attenti nel regalare un bacio un perdono.<br />
Ecco perché a volte ci sentiamo persi smarriti disordinati.<br />
Il disordine non è una confusione. È un viaggiare in un labirinto i cui tasselli formano comunque un mosaico.<br />
Arriverà mai quella telefonata?<br />
Quale ordine? L’ordine è una conseguenza della Ragione e se dovessi pensare a ciò la telefonata che aspetto non arriverebbe mai. L’ordine è una sconfitta. L&#8217;ordine è un&#8217;illusione.<br />
La perfezione è un&#8217;alchimia lacerata.<br />
Abbiamo sempre più bisogno di Dio. Dio non è ordine e neppure disordine.<br />
Non dobbiamo cercarlo.<br />
Lui sa.<br />
Lui ci conosce.<br />
Lui non è mai straniero.<br />
Siamo noi ad essere estranei.<br />
Dio ci osserva.<br />
Ci ascolta. Ci segue.<br />
Ci vede.<br />
Noi cosa seguiamo cosa ascoltiamo cosa vediamo&#8230;<br />
Bisognerebbe ricostruire non solo il tetto o cambiare lucchetto.<br />
Dovremmo avere il coraggio la forza l&#8217;amore di ricominciare dalle fondamenta della capanna e ripiantarla.<br />
Scavare. Non fermarci.<br />
Ridare un senso.<br />
Abbiamo bisogno di Dio.<br />
Dio ha bisogno di noi.<br />
Dio ci osserva.<br />
Amiamo soltanto.<br />
Senza distrarci.<br />
Il Sogno è l’altro volto del tempo ed è oltre il tempo.<br />
La Ragione deve sempre fare il consuntivo con il tempo.<br />
Il viaggio è una malinconia che si impossessa della nostalgia e traccia i sogni che non si conoscono.<br />
Vorrei essere il sognatore viaggiante che incontra il sommerso negli sguardi del tempo e tutto si fa mistero.<br />
Incantevole mistero tra le vie delle parole che ascolto nel momento in cui i fantasmi camminano nella mia anima, e le maschere diventano il doppio per sgretolare lo sguardo osservato nello specchio.<br />
Siamo uno specchio?<br />
Portiamo con noi la maschera?<br />
Il teatro si ribella.<br />
Cosa ci resta?<br />
So che la telefonata che aspetto è una speranza di una alchimia che il vento accarezza.<br />
Il mio viaggio è un passaggio di limiti. Oltre i quali ciò che ho accanto diventa ciò che ho dentro. Ascoltami tu che puoi e tu che sai.<br />
Ascoltami.<br />
A chi mi rivolgo? Non ha importanza. Nella speranza c’è sempre un percepire.<br />
Ho viaggiato tra gli Orienti e poi mi sono fermato su uno scoglio che segnava il confine con l’Occidente.<br />
Le voci sono giunte dal mare. Alcune.<br />
Altre dai deserto. Altre ancora sono echi, arrivati da un giardino di palme e di rose.<br />
La vita è una memoria tra il sommerso. Mai tra i perduti ricordi.<br />
Non chiedo di essere compreso.<br />
Chiedo che ogni parola sia un ascolto e ogni silenzio una magia.<br />
Il resto muore per non smettere di vivere.<br />
Come un fuoco mai fatuo, e sempre magico.<br />
Vado via. Ora.<br />
Vado via dalle parole per restare con me.<br />
Soltanto con me!<br />
Sempre aspetterò che giunga la telefonata dai labirinti che mi vivono e dalle conchiglie che custodisco nella mia casa di paese, dove le radici hanno la profondità e la provvidenza di Dio. Si abita l&#8217;amore quando l&#8217;amore ci abita. Il resto scivola e negli anni tutto ritorna come un girotondo.</p>
<p>…</p>
<div class="wp-block-image"><img decoding="async" class="alignright wp-image-115008" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="150" height="95" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>I Pirandello: il pittore Fausto e l’ombra del patriarca Luigi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 12:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
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<p>A Roma e poi ad Agrigento in mostra “La magia del quotidiano”, dipinti e pastelli di Fausto Pirandello, nel cinquantenario della morte. Una retrospettiva essenziale per capire un artista che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A<em> Roma e poi ad Agrigento in mostra “La magia del quotidiano”, dipinti e pastelli di Fausto Pirandello, nel cinquantenario della morte. Una retrospettiva essenziale per capire un artista che ha attraversato il Novecento senza indulgere a mode o a modernità. Una pittura colta e complessa, concepita come una forma di resistenza, nel ricordo della nuora Giovanna Carlino</em></p>
<p>Nel cinquantesimo anniversario della morte di Fausto Pirandello (1899–1975), l’Accademia nazionale di San Luca a Roma e il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento offrono una doppia occasione per rimettere a fuoco una delle figure più autonome e radicali della pittura italiana del Novecento. La mostra a Roma fino al 28 febbraio e, poi, ad Agrigento dal 20 marzo al 2 giugno 2026 riunisce quasi trenta dipinti a olio e un numero significativo di pastelli, con particolare attenzione alle opere del secondo dopoguerra.</p>
<p>Curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti, l’esposizione non si limita a una ricognizione celebrativa, ma propone una rilettura critica di un percorso rimasto troppo a lungo e inspiegabilmente nel cono d’ombra delle grandi narrazioni storiografiche.</p>
<p>Figlio terzogenito di Luigi Pirandello, Fausto ha dipinto sempre con uno sguardo obliquo: centrale per qualità e rigore, ma refrattario a scuole, etichette e programmi. Il suo realismo — termine inevitabile e, insieme, fuorviante — non è mai descrittivo, né consolatorio. È un realismo esistenziale, corporeo, tormentato, che guarda il mondo come una materia resistente, opaca, sottoposta a tensioni continue.</p>
<p>Il percorso del pittore si apre con le opere degli anni Venti, segnate da un rifiuto netto tanto del classicismo del “ritorno all’ordine” quanto delle semplificazioni novecentiste. I nudi e le figure di questo periodo, costruiti per masse compatte e cromie dense, rinunciano a ogni idealizzazione: il corpo è peso, superficie problematica, presenza ineludibile. Una pittura antiretorica che, per intensità dello sguardo, anticipa esiti ben più tardi del realismo europeo.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-102398" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte-859x1024.webp" sizes="(max-width: 859px) 100vw, 859px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte-859x1024.webp 859w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte-252x300.webp 252w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte-768x915.webp 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte-1289x1536.webp 1289w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte-1719x2048.webp 1719w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-donne-con-salamandraFinestresullArte.webp 1800w" alt="" width="859" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption">Donne con salamandra</figcaption></figure>
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<p>Il soggiorno parigino tra il 1928 e il 1930 rappresenta uno snodo decisivo. Dal punto di vista personale, perché Fausto si affranca dal peso del patriarca Luigi; un padre che otterrà il premio Nobel per la Letteratura nel 1934, ma già in quegli anni più che celeberrimo per teatro e narrativa; un padre capace anche di incombere sui dipinti del figlio, di discutere con competenza intorno alla pittura che lui stesso praticava. Una figura paterna, quella di Luigi, fin troppo presente nella vita del figlio minore Fausto. La fuga a Parigi per Fausto fu anche fuga d’amore con la donna della sua vita: Pompilia D’Aprile, bellissima modella di ascendenza popolare che il padre non avrebbe accettato. Il matrimonio con Pompilia, come la nascita del primo figlio, Pierluigi, il 5 agosto 1928, non furono comunicati al patriarca Luigi per lungo tempo. Lo ricorda Giovanna Carlino Pirandello, moglie di Pierluigi e fedele custode della memoria della famiglia nella bella casa-studio di Fausto sulle rive del Tevere. “Mio suocero fu tra gli artisti più significativi del Novecento italiano”, dice. E ricorda come una delle opere più significative della doppia mostra tra Roma e Agrigento, <em>Donne con salamandra</em>, rievochi proprio la nascita del marito con la presenza di due donne in un interno, la salamandra (che è presenza estiva per eccellenza) e la carta da gioco con il cinque di coppe, il giorno della nascita di Pierluigi. “Dopo l’esposizione a Parigi: <em>Fausto Pirandello. La peinture et la condition humaine</em> che si è tenuta all’Istituto italiano di Cultura dall’11 giugno al 3 ottobre 2025 – dice Giovanna Carlino Pirandello – sono certa che la mostra in corso <em>La magia del quotidiano</em>, contribuirà a valorizzare il percorso artistico di Fausto nella vicenda dell’arte del XX secolo”.</p>
<p>Gli anni a Parigi furono per Fausto Pirandello anche l’occasione per frequentare e immergersi nelle esperienze più significative dell’arte del primo Novecento. A Parigi, Fausto Pirandello entra in contatto con i grandi dell’epoca come Picasso, Braque, Cézanne e, soprattutto, con gli “Italiens de Paris”, come Giorgio De Chirico e Filippo de Pisis.  Così Fausto Pirandello assimila, senza mai aderirvi del tutto, suggestioni diverse: la disciplina cubista dello spazio, le ambiguità surrealiste, la pittura carnale di Soutine, il classicismo sintetico di Derain. Ne nascono opere enigmatiche, sospese tra costruzione plastica e perturbazione iconica, in cui la figura è ancora riconoscibile ma già instabile.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-102399" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-638x1024.webp" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-638x1024.webp 638w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-187x300.webp 187w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-768x1233.webp 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-957x1536.webp 957w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-1276x2048.webp 1276w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/fausto-pirandello-autoritratto-assorto.jpg-scaled.webp 1594w" alt="" width="638" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption">Autoritratto di Fausto Pirandello</figcaption></figure>
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<p>Negli anni Trenta Pirandello diventa uno dei protagonisti della Scuola Romana, mantenendo però una posizione autonoma. I grandi dipinti del decennio, come <em>La tempesta</em> (1938), restituiscono una visione dolorosa e inquieta della realtà: figure travolte da forze naturali e storiche, immerse in una tensione che trasforma la scena in metafora. Non c’è denuncia esplicita, né commento ideologico, ma la percezione di un disastro imminente, di una frattura che attraversa il reale. Il secondo dopoguerra segna una nuova fase di rinnovamento. Pirandello elabora un linguaggio spesso definito “astratto-concreto”, in cui la realtà non viene negata ma ridotta a rapporti di forze, a strutture essenziali. Accanto a un intenso <em>Autoritratto</em>, la doppia mostra di Roma e Agrigento rivela il laboratorio intimo dell’artista: un lavoro incessante sulla forma, condotto senza concessioni. La tappa agrigentina dal 20 marzo aggiunge una dimensione ulteriore, legata alle radici siciliane della famiglia Pirandello. La luce, la terra del Kaos, il mare “d’Africa” affiorano come memoria sensoriale e visiva, elementi strutturali di una pittura che trova nel quotidiano la propria dimensione tragica. Un’esposizione essenziale per capire un artista che ha attraversato il Novecento senza piegarsi a sbandierate “modernità”. Un pittore che ha considerato, piuttosto, l’arte come una forma di resistenza: al gusto, alle mode, alle semplificazioni. E forse è proprio questa irriducibilità a renderlo oggi, ancora, necessario. © <strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-89456" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Sole-Stancampiano-e-Pierluigi-Pirandello--1024x882.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Sole-Stancampiano-e-Pierluigi-Pirandello--1024x882.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Sole-Stancampiano-e-Pierluigi-Pirandello--300x258.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Sole-Stancampiano-e-Pierluigi-Pirandello--768x661.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Sole-Stancampiano-e-Pierluigi-Pirandello--1536x1323.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Sole-Stancampiano-e-Pierluigi-Pirandello-.jpg 1599w" alt="" width="1024" height="882" /><figcaption class="wp-element-caption">Maria Sole Stancampiano con Pierluigi Pirandello figlio di Fausto</figcaption></figure>
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		<title>Rossi: &#8220;Stare accanto a Biagio Conte grande dono per me&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 07:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Fratel Biagio Conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="798" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017.png 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017-226x300.png 226w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017-585x778.png 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="798" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017.png 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017-226x300.png 226w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2017-585x778.png 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p><p>&#8220;Stare accanto a Fratel Biagio, quando faceva i digiuni-preghiera, è stato un grande dono per me, si vivevano tanti momenti che ricordavano pagine del Vangelo e talvolta dei veri e propri miracoli&#8221;. Così all&#8217;Adnkronos, Riccardo Rossi, ex portavoce del missionario palermitano morto il 12 gennaio di tre anni fa. &#8220;Quando nel maggio nel 2019 ha fatto il digiuno- preghiera in piazzetta Padre Pino Puglisi, zona Brancaccio, per non fare espellere dall’Italia il ghanese Paul, riceveva tante visite, ma una in particolare mi colpì molto- racconta -Fratel Biagio era disteso a terra, accanto alla statua di Padre Pino Puglisi e si avvicinarono a lui una madre con il figlio di circa 20 anni, tutti e due in lacrime. Il missionario li accolse, parlarono un po’ insieme e dopo si allontanarono confortati e sorridenti. Fratel Biagio mi chiamò e mi chiese se volessi sapere cosa fosse successo e così mi raccontò: “Io come sai vado spesso negli ospedali nei vari reparti per consolare e stare accanto a chi soffre; mentre mi trovavo in una stanza sono passato davanti al letto di un ragazzo in coma, l’ho sfiorato e ho pregato per lui. Questo ragazzo è quello che è venuto oggi con la madre, si era risvegliato dal coma, mi hanno ringraziato ma io ho detto che non avevo fatto niente, era stata solo opera di Gesù Cristo”.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F01%2F14%2Frossi-stare-accanto-a-biagio-conte-grande-dono-per-me%2F&amp;linkname=Rossi%3A%20%E2%80%9CStare%20accanto%20a%20Biagio%20Conte%20grande%20dono%20per%20me%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F01%2F14%2Frossi-stare-accanto-a-biagio-conte-grande-dono-per-me%2F&#038;title=Rossi%3A%20%E2%80%9CStare%20accanto%20a%20Biagio%20Conte%20grande%20dono%20per%20me%E2%80%9D" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/14/rossi-stare-accanto-a-biagio-conte-grande-dono-per-me/" data-a2a-title="Rossi: “Stare accanto a Biagio Conte grande dono per me”"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/14/rossi-stare-accanto-a-biagio-conte-grande-dono-per-me/">Rossi: &#8220;Stare accanto a Biagio Conte grande dono per me&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Tre anni fa la morte di Biagio Conte, il ricordo di Riccardo Rossi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007.webp 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007-300x200.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007-585x390.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007-263x175.webp 263w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/12/tre-anni-fa-la-morte-di-biagio-conte-il-ricordo-di-riccardo-rossi/">Tre anni fa la morte di Biagio Conte, il ricordo di Riccardo Rossi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007.webp 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007-300x200.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007-585x390.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2007-263x175.webp 263w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p><p id="" class="art-text" data-mrf-recirculation="Link article">&#8220;Nell’ultimo anno della sua vita, Fratel Biagio, missionario che ha fondato a Palermo una comunità dove ha accolto in gratuità circa 1000 poveri, mentre viveva la sua condizione di malato oncologico, ha incontrato centinaia di giovani e scout di tutte le parti d’Italia, a cui oltre a dare coraggio, dava attenzioni nell’uso della rete attraverso cui era possibile incappare in trappole subdole, dalla pornografia, ai giochi pericolosi, al satanismo&#8221;. E&#8217; il ricordo di Riccardo Rossi, ex portavoce di Fratel Biagio, nel giorno del terzo anniversario della morte di Biagio Conte. Rossi assisteva spesso ai suoi incontri con i giovani che amava molto &#8220;e ai quali qualche volta confidava il suo sconforto per la sua malattia e per la chemioterapia a cui si doveva sottoporre&#8221;.</p>
<div class="videoWrapper1"></div>
<p id="" class="art-text" data-mrf-recirculation="Link article">&#8220;Fratel Biagio durante la sua malattia incontrava tante persone, &#8211; continua Riccardo Rossi- molte preoccupate per lui e chi gli chiedeva una parola di conforto; lui era sempre per tutti, anche se sofferente. Non aveva e non amava molto il telefono, non ne portava mai uno con sé, tanto meno nei suoi pellegrinaggi a piedi; ma in quel periodo lo utilizzava tanto per contattare diverse persone. Vari i motivi dava indicazioni ai volontari della missione, sentiva presbiteri e tanti benefattori, gente allettata che non poteva venire a trovarlo&#8221;. &#8220;E aveva sempre un pensiero per gli altri, anche quando avrebbe potuto pensare di più a lui stesso; si preoccupava che ci fosse sempre da mangiare per tutti – spiega Rossi- e contattava giornalmente mia moglie Barbara che si occupava del magazzino per capire quale prodotto mancava. Ebbene, nell’arco di uno, due giorni la provvidenza agiva e quel prodotto arrivava grazie ai donatori stimolati e per le sue efficaci preghiere&#8221;.</p>
<p data-mrf-recirculation="Link article">Photocover: Riccardo Rossi con la moglie e Fratel Biagio</p>
<p data-mrf-recirculation="Link article">fonte: Adnkronos</p>
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		<title>Tu mi sognavi, io non dormivo: il segreto incontro tra Anna Achmatova e Amedeo Modigliani rivive in teatro</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/30/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-il-segreto-incontro-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani-rivive-in-teatro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-il-segreto-incontro-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani-rivive-in-teatro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 21:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Amedeo Modigliani]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Achmatova]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura russa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1173" height="1314" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843.jpeg 1173w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843-268x300.jpeg 268w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843-914x1024.jpeg 914w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843-768x860.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843-1170x1311.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1843-585x655.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1173px) 100vw, 1173px" /></p>
<p>Un amore clandestino e intenso, sospeso tra poesia e pittura, tra passioni private e tensione artistica. Il nuovo spettacolo di Antonio Nobili porta in scena la storia di Anna Achmatova&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un amore clandestino e intenso, sospeso tra poesia e pittura, tra passioni private e tensione artistica. Il nuovo spettacolo di Antonio Nobili porta in scena la storia di Anna Achmatova e Amedeo Modigliani, con un tour che toccherà Monza, Pavia, Bergamo, Modena, Collecchio, Livorno, Genova, Bologna e Ferrara nel 2026, raccontando il magnetismo, la fragilità e la bellezza di un legame che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte e della letteratura</em></p>
<div class="entry-content clearfix">
<figure class="entry-thumbnail"><img decoding="async" title="Anna Achmatova ritratta da Amedeo Modigliani" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Anna-Achmatova-ritratta-da-Amedeo-Modigliani--675x381.jpg" alt="" /></figure>
<p>«Passerai la notte da me», disse <strong>Anna Achmatova</strong>, «e sulla parete non ci sarà nulla, né la bionda di Maldoror, né il ritratto della bruna…» Queste parole, apparentemente leggere e scherzose, celano una sottile consapevolezza della poetessa. Pur cercando di distrarre il pittore <strong>Amedeo Modigliani</strong>, Achmatova sapeva che egli, anche durante la notte, non avrebbe rinunciato a osservare, annotare e catturare ogni sfumatura del suo volto e del suo corpo nel suo inseparabile <strong>carnet blu.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80602" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/@paul-guillaume-amedeo-modigliani-852x1024.jpg" sizes="(max-width: 852px) 100vw, 852px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/@paul-guillaume-amedeo-modigliani-852x1024.jpg 852w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/@paul-guillaume-amedeo-modigliani-250x300.jpg 250w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/@paul-guillaume-amedeo-modigliani-768x923.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/@paul-guillaume-amedeo-modigliani.jpg 998w" alt="" width="852" height="1024" /></figure>
</div>
<p><strong>Amedeo Modigliani</strong>, nato a Livorno nel 1884, è considerato uno dei protagonisti dell’avanguardia artistica europea del primo Novecento.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100573" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Amedeo-Modigliani-Woman-in-Black-Dress-oil-MeisterDrucke-231051.jpg" alt="" width="193" height="300" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Amedeo Modigliani – Woman in Black Dress (oil) – fonte MeisterDrucke-231051)</em></figcaption></figure>
</div>
<p>i suoi ritratti sono riconoscibili per i volti allungati, gli occhi enigmatici e la capacità di trasmettere la psicologia e l’intensità emotiva dei soggetti. La sua vita, segnata da fragilità fisica e da un’esistenza bohémien nella Parigi degli anni Dieci e Venti, si intreccia indissolubilmente con la sua arte, dove la fusione tra figura umana e interiorità diventa centrale. In questa visione rientrano anche i celebri nudi, caratterizzati da corpi sinuosi e allungati, di una sensualità intensa ma priva di idealizzazione accademica: immagini che, nel contesto delle avanguardie del primo Novecento, assumono un forte valore simbolico di libertà espressiva e di rottura con le convenzioni, trasformando il corpo umano in un potente veicolo di emozione e modernità.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80606" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Anna-Achmatova-.jpg" sizes="(max-width: 499px) 100vw, 499px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Anna-Achmatova-.jpg 499w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Anna-Achmatova--201x300.jpg 201w" alt="" width="499" height="746" /></figure>
</div>
<p><strong>Anna Achmatova, </strong>nata nel 1889 a Odessa, è una delle voci poetiche più significative della Russia del XX secolo. La sua poesia, segnata dalla tragedia personale e dalla repressione politica, racconta l’intensità delle emozioni private e collettive, esplorando i temi dell’amore, della perdita, del dolore e della resistenza morale. La sua capacità di cogliere l’essenza dell’esistenza umana la rende un punto di riferimento della letteratura mondiale.</p>
<div class="wp-block-image"></div>
<p><strong>Il testo descrive un incontro sospeso tra complicità e disciplina artistica</strong>. Achmatova posava con obbedienza, indossando pesanti collane africane che conferivano un carattere scenico e drammatico alla figura. Piegava le braccia sopra la testa, aggiustava con cura la pettinatura e restava immobile, nonostante l’intorpidimento degli arti. Assumendo persino la «posa della donna serpente», già nota a Modigliani e da lui osservata con attenzione, la poetessa diventava soggetto e simbolo della tensione tra movimento e immobilità, tra vita e arte. Modigliani registrava ogni dettaglio, sia alla luce soffusa della lampada notturna sia all’alba, quando la stanchezza si mescolava a una fragile e intensa bellezza, catturando l’intimità, la fragilità e la forza della donna in un’unica immagine.<br />
Da questa fusione di vicinanza emotiva e osservazione artistica <strong>nasce lo spettacolo teatrale “<em>Tu mi sognavi, io non dormivo</em></strong>”, scritto e diretto da <strong>Antonio Nobili</strong>. La produzione racconta la storia d’amore clandestina tra Achmatova e Modigliani, un legame destinato a confrontarsi con la miseria, la malattia e le difficoltà storiche del loro tempo. Il sentimento, sebbene nascosto, si manifesta con intensità, bruciando nell’esistenza dei protagonisti e lasciando un’impronta indelebile nella loro arte e nella loro vita.<br />
<strong>Il tour dello spettacolo si articolerà in diverse città italiane, </strong>ognuna con un proprio significato culturale e storico:<br />
13 febbraio 2026 – <strong>Monza</strong>, Teatro Binario 7<br />
Monza, città ricca di storia e cultura, ospita il teatro Binario 7, luogo di produzione teatrale contemporanea e di grande valore per spettacoli di innovazione artistica.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/272665">Biglietti disponibili</a><br />
14 febbraio 2026 – <strong>Pavia</strong>, Cineteatro Cesare Volta<br />
Pavia, centro storico e accademico, con le sue architetture medievali e rinascimentali, offre un contesto suggestivo per una rappresentazione teatrale che unisce arte visiva e poesia.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/272667">Biglietti disponibili</a><br />
15 febbraio 2026 – <strong>Bergamo</strong>, CineTeatro Colognola<br />
Bergamo, con la sua città alta storica e l’eredità artistica rinascimentale, costituisce un palcoscenico ideale per riflettere sul legame tra Modigliani e Achmatova, due figure emblematiche della cultura europea.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/275086">Biglietti disponibili</a><br />
13 marzo 2026 – <strong>Modena</strong>, Teatro Michelangelo<br />
Modena, città di musica, arte e poesia, offre un contesto ricco per una storia che intreccia sentimenti privati e grandi tensioni artistiche.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo/272144">Biglietti disponibili</a><br />
14 marzo 2026 – <strong>Collecchio</strong> (PR), Teatro Crystal<br />
Piccolo centro parmense, il teatro Crystal si distingue per la sua capacità di ospitare produzioni teatrali di grande intensità emotiva.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/272910">Biglietti disponibili</a><br />
15 marzo 2026 – <strong>Livorno</strong>, Cinema Teatro 4 Mori<br />
Livorno, città natale di Modigliani, rappresenta un luogo simbolico e poetico, dove la vita e le opere dell’artista trovano un naturale richiamo.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/275087">Biglietti disponibili</a><br />
17 aprile 2026 – <strong>Genova</strong>, Teatro Rina e Gilberto Govi<br />
Genova, porto e città di cultura, ospita una tradizione teatrale consolidata che si intreccia con la narrazione di grandi vicende umane e artistiche.<br />
<a href="https://ticket.cinebot.it/govi/evento/325_tu-mi-sognavi-io-non">Biglietti disponibili</a><br />
18 aprile 2026 – <strong>Bologna</strong>, Teatro del Meloncello<br />
Bologna, con la sua storia universitaria e musicale, crea un contesto ideale per confrontarsi con le opere di Modigliani e le poesie di Achmatova.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/282634">Biglietti disponibili</a><br />
19 aprile 2026 – <strong>Ferrara</strong>, Teatro Sala Estense<br />
Ferrara, città rinascimentale e Patrimonio dell’Umanità UNESCO, offre una cornice storica perfetta per ospitare storie di intensità emotiva e culturale.<br />
<a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/tu-mi-sognavi-io-non-dormivo-la-storia-d-amore-segreta-tra-anna-achmatova-e-amedeo-modigliani/278468">Biglietti disponibili</a><br />
Per ulteriori informazioni è possibile contattare il numero 3204607314, attivo anche su WhatsApp, oppure visitare il sito <a href="http://www.lacervona.com/annaeamedeo">http://www.lacervona.com/annaeamedeo</a>.<br />
<strong>Lo spettacolo teatrale permette di immergersi nella complessità emotiva, storica e artistica di un legame unico</strong>. Tra poesia e pittura, tra vita e arte, Modigliani e Achmatova si raccontano attraverso il tempo e lo spazio, mostrando come l’amore, la passione e la creazione artistica possano intrecciarsi in un dialogo eterno tra sensi, sentimento e memoria storica. @<strong>riproduzione riservata </strong></p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><figcaption class="wp-element-caption">Domenica Puleio</figcaption></figure>
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		<title>Il Cardinale De Giorgi: “Fratel Biagio, un segno profetico per Palermo”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/30/il-cardinale-de-giorgi-fratel-biagio-un-segno-profetico-per-palermo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-cardinale-de-giorgi-fratel-biagio-un-segno-profetico-per-palermo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 20:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale De Giorgi]]></category>
		<category><![CDATA[Fratel Biagio Conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1067" height="683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1842.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1842.webp 1067w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1842-300x192.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1842-1024x655.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1842-768x492.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1842-585x374.webp 585w" sizes="(max-width: 1067px) 100vw, 1067px" /></p>
<p>Il Cardinale Salvatore De Giorgi ha dedicato tutta la sua vita a Gesù Cristo e alla Chiesa. Ora ha 95 anni e si trova a Roma, abita accanto alla Basilica di&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Cardinale Salvatore De Giorgi</strong> ha dedicato tutta la sua vita a <strong>Gesù Cristo e alla Chiesa</strong>. Ora ha <strong>95 anni</strong> e si trova a <strong>Roma</strong>, abita accanto alla <strong>Basilica di San Pietro</strong>. È stato vicino, a Palermo, a un interprete autentico del Vangelo dei nostri tempi, <strong>Fratel Biagio</strong>; ha collaborato con <strong>Papa Benedetto XVI</strong>, con <strong>Papa Francesco</strong> e sta collaborando con <strong>Papa Leone XIV</strong>. Ora lui ci indica, come grande uomo di Chiesa, la via più sicura della santità.</p>
<p>Nato nel <strong>1930</strong>, nel <strong>1941</strong> da Vernole è stato trasferito a Lecce nel Seminario diocesano; nel <strong>1946</strong> a Molfetta in quello regionale; nel <strong>1953</strong> a Lecce da sacerdote e nel <strong>1958</strong> come parroco; nel <strong>1974</strong> a Oria come Vescovo; nel <strong>1981</strong> a Foggia-Bovino-Troia, come Arcivescovo; nel <strong>1987</strong> a Taranto; nel <strong>1990</strong> a Roma come Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana; nel <strong>1996</strong> a Palermo e nel <strong>2007</strong> di nuovo a Roma in più diretta collaborazione prima con Papa Benedetto XVI, poi con Papa Francesco e ora con Papa Leone XIV. Ancora oggi è una risorsa per la Chiesa e per tutta la società per la sua grande cultura, umiltà e fede profonda. Gli abbiamo posto alcune domande.</p>
<h6 id="cardinale-de-giorgi-quando-era-a-palermo-nel-suo-ministero-ha-conosciuto-fratel-biagio-che-ricordo-serba-nel-suo-cuore">Cardinale De Giorgi, quando era a Palermo nel suo ministero ha conosciuto Fratel Biagio, che ricordo serba nel suo cuore?</h6>
<p><em>«”<strong>San Francesco di Palermo</strong>“. Così ho conosciuto e definito fratel Biagio Conte nel mio indimenticabile servizio episcopale a Palermo. Così mi è apparso sin dal mio primo incontro con lui in Cattedrale il 25 maggio 1996. E tra i primi miei impegni pastorali è stato quello di rendermi conto di quanto Dio operava per mezzo di lui in via Decollati, trasformando ruderi abbandonati in una dignitosa villetta di accoglienza di quanti distrutti nella loro dignità dall’alcool e dalla droga erano soli e rifiutati dalla società, dei poveri senza cibo e senza casa, dei sempre più numerosi migranti di ogni razza, cultura e religione.<br />
Mi resi conto che Biagio era per la <strong>Chiesa di Palermo</strong> un segno profetico dato dal Signore per essere più operosa e concreta nel privilegiare e aiutare gli ultimi, i suoi prediletti, con i quali Gesù ha voluto identificarsi ritenendo fatto o non fatto a sé quanto noi abbiamo fatto o non fatto a loro.<br />
Biagio ne era fermissimamente convinto, e con i fatti più che con le parole, sorretto dalla preghiera e dalla penitenza, confidando nell’aiuto del Signore soprattutto nei momenti più difficili, si è donato e consacrato a lui servendolo appassionatamente nei suoi prediletti.<br />
Preferiva dormire in una tenda per assicurare un posto a chi lo chiedeva stando fuori all’aperto. E grande era la sua e la mia gioia quando nelle grandi feste religiose ero a mensa con i suoi prediletti, alcuni dei quali si sono rivelati dei veri geni una volta liberati da distruttive dipendenze.<br />
Ha fatto suo quanto<strong> Papa Francesco</strong> non si stancava di suggerire nel comportarci con gli immigrati: accoglierli, accompagnarli, promuoverli, integrarli.»</em></p>
<h6 id="lei-ha-dovuto-occuparsi-delle-istanze-di-fratel-biagio">Lei ha dovuto occuparsi delle istanze di Fratel Biagio?</h6>
<figure id="attachment_8857" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-8857"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8857 td-animation-stack-type0-2" src="https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco-.jpg" sizes="auto, (max-width: 205px) 100vw, 205px" srcset="https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco-.jpg 1140w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--292x300.jpg 292w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--995x1024.jpg 995w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--768x790.jpg 768w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--408x420.jpg 408w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--150x154.jpg 150w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--300x309.jpg 300w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--696x716.jpg 696w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--1068x1099.jpg 1068w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Francesco--356x364.jpg 356w" alt="Cardinale De Giorgi e Papa Francesco" width="205" height="211" /><figcaption id="caption-attachment-8857" class="wp-caption-text">Cardinale De Giorgi e Papa Francesco</figcaption></figure>
<p><em>«Gli sono stato vicino quando chiese al Comune un altro rudere per farne una dignitosa <strong>Casa di accoglienza per donne povere o immigrate</strong>, divenute sempre più numerose, servite dalle brave sorelle che, come Santa Chiara con San Francesco, hanno voluto seguire l’esempio di fratello Biagio.</em></p>
<p><em>Gli sono stato vicino in modo particolare quando con un gesto tipico dei profeti più coraggiosi occupò un terreno abbandonato dello Stato: a suo fianco ho dovuto mediare con la magistratura e le alte autorità statali per fargli ottenere metà di quel terreno. E lui, valorizzando le diverse capacità e mansioni dei suoi ospiti, ha trasformato i ruderi della seconda guerra mondiale in abitazioni decorose per centinaia di immigrati.</em></p>
<p><em>E per me resta indelebile il ricordo della celebrazione del 50° della mia Ordinazione sacerdotale insieme ai vescovi siciliani: sedevamo a mensa insieme a oltre seicento immigrati.</em></p>
<p><em>Anche da lontano gli sono stato vicino spiritualmente nelle sue peregrinazioni in tante parti del mondo per annunciare e testimoniare il Vangelo della concordia, della giustizia, della misericordia e della pace all’insegna della grande Croce che portava sempre con sé e sulla quale si è immolato nell’ultima malattia, come ho potuto comprendere nell’ultima telefonata fattagli alcuni giorni prima.</em></p>
<p><em><strong>Palermo ha perduto certamente in terra un grande profeta</strong> e operatore nella Missione di Speranza e Carità, ma ora ha nel cielo un intercessore con Cristo per una sempre più viva consapevolezza di progredire camminando con i poveri e operando a favore dei poveri.»</em></p>
<h6 id="ora-lei-si-trova-a-roma-in-vaticano-come-vive-le-sue-giornate">Ora lei si trova a Roma in Vaticano, come vive le sue giornate?</h6>
<p><em>«Dal febbraio 2007, lasciata Palermo per raggiunti limiti di età, sono a Roma.</em><br />
<em>E ora superati i <strong>95 anni</strong> sono nell’attesa dell’ultimo dei molti trasferimenti che la Volontà Divina ha disposto nel corso di questi lunghi anni, dicendomi come ad Abramo: “Lascia la tua terra e va’ dove io ti indicherò”.</em></p>
<p><em>Vivo solo con una sorella di 88 anni che fa tutto in casa, dalla cucina alla pulizia delle stanze da letto, da quella da pranzo alla Cappella personale. Viviamo come in un monastero, alternando la preghiera, che è il primo dovere di un Vescovo, al lavoro apostolico dal quale per un sacerdote non si va mai in pensione.</em><br />
<em>E come in ogni monastero osserviamo la regola degli orari. La Liturgia delle Ore con la Santa Messa la mattina, il Rosario il pomeriggio, l’Adorazione eucaristica e i Vespri la sera.</em></p>
<p><em>Se il lavoro di mia sorella è quello domestico, il mio è molteplice.</em><br />
<em>Anzitutto la collaborazione col Papa sia negli incontri collegiali come i Concistori e le Congregazioni previe al Conclave, sia per particolari incarichi personali, come il rappresentarlo in tre Beatificazioni, di un religioso, il martire Francesco Spoto, di un laico, il Prof. Giuseppe Toniolo, e di un sacerdote il martire don Giuseppe Puglisi.»</em></p>
<h6 id="lei-continua-a-studiare-a-prepararsi">Lei continua a studiare a prepararsi?</h6>
<p><em>«Per tutto questo occorre continuare a studiare, leggere, approfondire, tenersi aggiornati sulla vita e il Magistero della Chiesa, senza trascurare quanto accade in un mondo sempre più lontano da Dio e devastato da molteplici guerre disumane e senza fine.</em></p>
<p><em>Doverosa è la partecipazione alle Celebrazioni Liturgiche del Santo Padre, e molto utile quella a eventi culturali in Vaticano o a Roma.</em></p>
<p><em>Prezioso lavoro apostolico per me è la visita agli ammalati e ai carcerati, celebrare i Sacramenti nelle parrocchie di Roma e non solo, come anche accogliere inviti di Vescovi a presiedere Concelebrazioni Eucaristiche nelle loro diocesi.</em></p>
<p><em>E lavoro apostolico non meno prezioso è accogliere con gioia ospitale visite di vescovi, di sacerdoti, di laici, di famiglie che vengono a salutarmi o a chiedere consigli.</em></p>
<p><em>Una particolare attenzione ho il dovere di porre alla Fondazione Vaticana che porta il mio nome e che da 15 anni sotto il Pontificato di Benedetto XVI ho costituito e col successivo incoraggiamento di Papa Francesco ho promosso per aiutare seminaristi bisognosi italiani, africani, siriani, iracheni, palestinesi, albanesi, ma anche studenti universitari, e i poveri in genere.</em></p>
<p><em>Sono questi i tanti benefici del Signore che ogni giorno ringrazio con l’invito del Salmista: “Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo Nome. Non dimenticare i tanti suoi benefici”. Sono tutti doni della Volontà Divina e della gratuita Benevolenza del Signore al quale mi sono affidato e mi affido con immensa fiducia, lodandolo, adorandolo, benedicendolo e ringraziandolo ogni giorno con ferma fede e crescente amore.»</em></p>
<h6 id="lei-è-pugliese-ed-è-venuto-a-conoscenza-della-serva-di-dio-luisa-piccarreta-che-ha-vergato-i-volumi-di-libro-di-cielo-in-cui-sono-riportati-i-dialoghi-tra-gesù-e-luisa-cosa-può-dirci-in-merito">Lei è pugliese ed è venuto a conoscenza della serva di Dio Luisa Piccarreta che ha vergato i volumi di Libro di Cielo, in cui sono riportati i dialoghi tra Gesù e Luisa. Cosa può dirci in merito?</h6>
<figure id="attachment_8855" class="wp-caption alignleft" aria-describedby="caption-attachment-8855"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8855 td-animation-stack-type0-2" src="https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto-.jpg" sizes="auto, (max-width: 278px) 100vw, 278px" srcset="https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto-.jpg 1280w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--300x164.jpg 300w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--1024x561.jpg 1024w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--768x421.jpg 768w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--767x420.jpg 767w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--150x82.jpg 150w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--696x381.jpg 696w, https://spcdn.shortpixel.ai/spio/ret_img,q_cdnize,to_webp,s_webp/www.laltroparlante.it/wp-content/uploads/2025/12/Cardinale-Salvatore-e-Papa-Benedetto--1068x580.jpg 1068w" alt="" width="278" height="152" /><figcaption id="caption-attachment-8855" class="wp-caption-text">Cardinale De Giorgi e Papa Benedetto XVI</figcaption></figure>
<p><em>«Questi scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta, sono stati approvati da un grande santo siciliano, Annibale di Francia. È l’invito a prendere sempre più coscienza della primaria e fondamentale vocazione di ogni cristiano alla santità, anima, garanzia e forza propulsiva della missione alla quale tutti indistintamente siamo chiamati, anche se per tutta la vita in un letto di dolori, come Luisa.</em></p>
<p><em>Divenuti col Battesimo figli adottivi di Dio siamo diventati anche partecipi della sua vita e della sua santità e tale santità siamo chiamati a testimoniare nelle ordinarie condizioni della nostra vita. Dono della volontà e della benevolenza divina, la santità è anche impegno della nostra volontà umana, risposta del nostro umile amore al suo immenso Amore gratuito, preveniente e infinito.»</em></p>
<h6 id="luisa-piccarreta-con-questi-scritti-ci-ha-indicato-la-strada-della-santità-divina">Luisa Piccarreta con questi scritti ci ha indicato la strada della santità Divina?</h6>
<p><em>«Con amore straordinario Luisa ha risposto all’Amore di Gesù, abbandonandosi totalmente alla sua volontà. E nel vivere nella Volontà Divina di Gesù, conformando ad essa la propria vita, ha individuato la via più sicura della santità.</em></p>
<p><em>Eccezionali sono stati i doni mistici di cui l’ha colmata Gesù, ma eccezionale è stata anche la risposta di Luisa in un progressivo e crescente amore sponsale sul fondamento di una umiltà sincera e con la garanzia di una obbedienza assoluta ai confessori, ai vescovi e soprattutto alla Santa Sede, sino a riprovare e condannare nei suoi scritti ciò che la Chiesa riprovava e condannava. Una lezione di grande attualità.</em></p>
<p><em>Una risposta di amore, la sua, maturata alla scuola costante della Passione del Signore che meditava e riviveva ogni giorno nelle sue membra, nutrita al convito della Eucaristia della quale era ardentemente appassionata, coltivata in unione alla Vergine Santa della quale era teneramente innamorata, maturata nel silenzio adorante della lunga preghiera e nei dialoghi intimi con lo Sposo divino, immobile e impietrita dal dolore nella notte, manifestava la sua gioia pasquale durante il giorno e dal suo letto accoglieva sorridente le persone confortandole come messaggera e missionaria della Divina volontà.</em></p>
<p><em>Discepoli e missionari della Divina Volontà invita ad essere anche noi, perché nelle ore della gioia come in quelle immancabili del dolore, recitando il “Padre nostro”, possiamo dire col cuore e con la vita più che con le labbra “Sia fatta la tua volontà come in cielo cosi in terra”.</em></p>
<p><em>È la Volontà Divina la fonte inesauribile della serenità e della pace, la sorgente sempre viva della conversione e della santità, il dono perenne della gioia terrena che ci fa pregustare quella eterna. È quanto auguro di cuore a voi e a me.»</em></p>
<p>Sono questi gli uomini della Chiesa, che ti fanno toccare con mano la bellezza del Vangelo. Un innamorato di Gesù Cristo, che in ogni dove, ad ogni passo della sua vita, testimonia con coerenza e grande umiltà.</p>
<p><em><strong>Riccardo Rossi</strong></em></p>
<p>fonte: altroparlante.it</p>
<p>Photocover: Cardinale De Giorgi e Papa Leone XIV</p>
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		<title>La sedia vuota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 20:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni vere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Una fiaba di Natale per adulti, dove la pace non è un canto… ma una scelta concreta di accoglienza, anche quando l’altro è “diverso” da come lo immaginavamo Nel paese&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Una fiaba di Natale per adulti, dove la pace non è un canto… ma una scelta concreta di accoglienza, anche quando l’altro è “diverso” da come lo immaginavamo</em></p>
<p>Nel paese il Natale arrivava sempre nello stesso modo: luci appese troppo in alto, presepi nelle vetrine, musiche ripetute come un rosario laico, e poi quell’aria particolare che sa di mandarino, di legna umida, di promesse che vorrebbero essere nuove e invece tornano ogni anno con lo stesso vestito.</p>
<p>Francesco lo sentiva più degli altri, forse perché di mestiere ascoltava le parole e le crepe tra le parole. Era rientrato da pochi giorni, con la valigia ancora a metà e la testa piena di volti: sale riunioni, discussioni, abbracci veri e abbracci diplomatici. Nel suo telefono c’erano messaggi che iniziavano con “scusa se disturbo” e finivano con “non so più come fare”. Nel suo cuore c’era sempre la stessa domanda: <em>ma quando è che smettiamo di fare la pace a parole e cominciamo a farla con la vita?</em></p>
<p>Il paese era piccolo, e proprio per questo sapeva essere grande nel bene e feroce nel male. Il bene era fatto di piatti condivisi senza chiedere perché. Il male era fatto di etichette appiccicate addosso alle persone come francobolli: “quello è così”, “quella è cosà”, “lui non cambia”, “lei è pericolosa”. Qui le differenze non erano un colore: erano una colpa.</p>
<p>E la parola “diverso” aveva assunto col tempo una forma allargata, quasi comoda: poteva significare lo straniero, certo, ma anche il vicino di casa che ama qualcuno “non previsto”; la donna che non rientra nelle caselle che la gente pretende; la coppia LGBT+Q di cui si parla sottovoce come se fosse una notizia e non una vita. Poteva significare la persona divorziata e riaccompagnata che entra in chiesa con la sensazione di dover chiedere permesso anche a Dio. Poteva significare chi combatte con la depressione e sorride per non farsi odiare, e poi a casa si spegne come una luce lasciata accesa troppo a lungo. Poteva significare perfino chi non ha “problemi” ma ha un problema più sottile: è ricco di sé stesso, pieno di ragione, pieno di certezze, incapace di lasciare spazio a un’altra storia.</p>
<p>E poi c’erano loro, i difensori del “si è sempre fatto così”, quelli che lo dicono come si recita un dogma; e i custodi del “le regole sono chiare”, che spesso lo usano non per orientare, ma per chiudere. Ecco: in quel paese il diverso non era solo chi veniva da fuori. Il diverso era chiunque disturbasse l’ordine delle cose, anche solo con la propria esistenza.</p>
<p>La sera del 23 dicembre, alla vigilia della vigilia, il parroco e il sindaco avevano convocato la “Cena della Comunità”. Un’idea bella, di quelle che si raccontano sui giornali: “nessuno resti solo”. Ognuno portava qualcosa, e la sala grande dell’oratorio sembrava un mercato gentile: teglie, dolci, pane caldo, lenticchie che profumavano di casa.</p>
<p>Francesco era arrivato presto, per aiutare. Aveva sistemato sedie, spostato tavoli, attaccato un cartello vicino all’ingresso con un pennarello nero: <strong>“Qui non si entra per essere uguali. Si entra per essere umani.”</strong> Lo aveva scritto senza pensarci troppo. Eppure, appena finito, aveva provato un brivido: come se qualcuno gli avesse toccato la spalla.</p>
<p>A un certo punto, mentre controllava che ci fossero posate sufficienti, vide una cosa stonata nel canto generale: una sedia, vicino alla finestra, rimasta vuota. Non perché mancasse qualcuno. Era vuota perché nessuno voleva sedersi lì. Era la sedia “di fronte” al posto che gli organizzatori avevano riservato a Karim.</p>
<p>Karim era arrivato in paese da pochi mesi. Non era un’ombra: lavorava, salutava, aiutava al mercato. Eppure era diventato subito un tema, non una persona. “È diverso”, dicevano. E la parola “diverso” qui aveva quel suono preciso: non una ricchezza, ma un rischio.</p>
<p>Ma quella sedia vuota, Francesco lo sentì con chiarezza, non era solo per Karim. Era per tutti. Era la sedia dei “diversi” di turno. Per chiunque, entrando, percepisse nell’aria una domanda non detta: <em>“Ma tu… qui… sei compatibile?”</em></p>
<p>La sala cominciava a riempirsi. Qualcuno rideva, qualcuno già criticava sottovoce, come si fa quando si ha paura di essere felici senza controllare tutto.</p>
<p>Poi Karim entrò.</p>
<p>Non fece rumore. Era come se chiedesse permesso anche all’aria. Portava una busta con dentro dei datteri e un piccolo dolce, e si guardava intorno con quella prudenza gentile di chi non vuole sbagliare. Vide il posto preparato per lui e si fermò un istante, come se avesse già capito che quel posto non era un invito, ma una prova.</p>
<p>E insieme a lui, quasi nello stesso tempo, entrarono altri “diversi” che nessuno chiamava così perché erano “di casa” e quindi facevano più paura: Anna, divorziata e riaccompagnata, con un sorriso educato e una stanchezza che le prendeva gli occhi; Teresa, che combatteva con una depressione silenziosa e aveva scelto un posto vicino all’uscita, non per scappare, ma per respirare; e due ragazzi, Luca e Matteo, che non si tenevano per mano, non perché non si amassero, ma perché quel paese sapeva trasformare un gesto d’amore in un processo sommario.</p>
<p>Francesco li notò e sentì il cuore stringersi: <em>questa cena non è una tavolata. È un campo minato. E noi fingiamo che sia solo un brindisi.</em></p>
<p>La gente iniziò a sedersi. E la sedia vicino alla finestra restò vuota, ostinata come un muro.</p>
<p>Francesco si avvicinò a un tavolo dove c’erano alcuni dei “pilastri” del paese: persone rispettate, generose, capaci di fare tanto—ma anche capaci di chiudersi come una porta quando la differenza bussava.</p>
<p>“Ragazzi,” disse con voce calma, “c’è una sedia vuota. È brutto.”</p>
<p>Uno alzò le spalle: “Che vuoi farci, Francesco. La gente si mette dove vuole.”</p>
<p>Un altro aggiunse: “Sì, però non obbligare. L’accoglienza non si impone.”</p>
<p>E un terzo, quello che aveva sempre l’aria di essere il custode del regolamento invisibile, chiuse la frase con un colpo secco: “Le regole sono chiare.”</p>
<p>Francesco sentì il sangue salire. Non perché odiava le regole. Le regole, quando servono, proteggono. Ma qui erano diventate un alibi per non rischiare l’umano.</p>
<p>Gli venne voglia di rispondere duro. Gli venne voglia di usare la vecchia tecnica del mondo: carota e bastone, premio e colpa. <em>Se vi sedete lì, siete bravi. Se non vi sedete lì, siete cattivi.</em> Funziona, a volte. Ma lascia ferite. E soprattutto non cambia il cuore: cambia solo la posizione delle sedie.</p>
<p>Fece un respiro lungo. Si ricordò di una verità che aveva imparato sulla pelle: <em>se vuoi davvero accogliere l’altro, non devi vincere una battaglia. Devi aprire un processo.</em></p>
<p>Il processo non è spettacolare. Non fa applausi. Il processo è lento, a volte imbarazzante. È una strada, non un gesto. E in una strada bisogna restare.</p>
<p>Allora decise di non comandare. Decise di esporsi.</p>
<p>Andò verso la sedia vuota, la prese con entrambe le mani e la trascinò nel centro della sala. Il rumore delle gambe sul pavimento fermò per un attimo le voci. Tutti guardarono.</p>
<p>Francesco posò la sedia vicino al suo posto, ma lasciò un piccolo spazio tra la sua sedia e quella. Come si lascia spazio a una libertà.</p>
<p>Poi parlò, senza microfono. Una voce normale, ma con quella vibrazione che arriva quando uno non sta recitando.</p>
<p>“Questa sedia,” disse, “non è solo per Karim. Questa sedia è per ogni persona che entra qui e si chiede se deve mimetizzarsi per essere accettata. È per chi viene da lontano, sì. Ma anche per chi vive accanto e si sente fuori posto perché ama in modo diverso. È per chi è divorziato e riaccompagnato e si sente guardato come un errore. È per chi lotta con la depressione e non ha più forza di spiegarsi. È per chi è ricco di sé stesso e non se ne accorge, e per chi è così certo di avere ragione da non ascoltare più nessuno. È per quelli del ‘si è sempre fatto così’ e per quelli del ‘le regole sono chiare’, quando quelle frasi diventano muri.”</p>
<p>Si fermò un istante. La sala era immobile.</p>
<p>“Non voglio fare il Natale corretto,” continuò. “Voglio fare il Natale vero. Se qualcuno vuole sedersi qui accanto a me, è il benvenuto. Non per dimostrare qualcosa. Per cominciare un processo.”</p>
<p>Nessuno applaudì. Non era un discorso da applauso. Era un invito che metteva a nudo.</p>
<p>Si sedette. La sedia accanto a lui restò vuota per qualche secondo che sembrarono minuti.</p>
<p>Francesco sentì il cuore battere forte. Non per paura dell’altro. Per paura di noi: del nostro bisogno di controllo, della nostra capacità di usare parole alte per giustificare gesti piccoli.</p>
<p>Poi accadde una cosa strana, una di quelle cose che nelle fiabe succedono e nella vita reale succedono comunque, ma noi le chiamiamo “coincidenze” per non dover cambiare.</p>
<p>Una signora anziana, che nessuno ascoltava mai davvero perché parlava piano, si alzò con il suo piatto di pasta al forno e venne verso di lui. Aveva le mani segnate e gli occhi lucidi.</p>
<p>“Mi siedo io,” disse. “Perché ho perso un figlio e so cosa significa restare senza posto.”</p>
<p>E si sedette.</p>
<p>Il silenzio nella sala cambiò consistenza. Non era più silenzio di giudizio. Era silenzio di ascolto.</p>
<p>Dopo di lei, un ragazzo si alzò, uno che di solito scherzava su tutto per non sentire niente. Si sedette vicino a Karim e gli tese la mano.</p>
<p>“Ciao,” disse. “Io sono Marco.”</p>
<p>Karim lo guardò come si guarda una porta che finalmente si apre. “Karim,” rispose. E la parola “Karim” in bocca sua sembrò meno pesante.</p>
<p>Poco più in là, Luca e Matteo restarono fermi, incerti, come due persone che hanno imparato a chiedere scusa per la loro felicità. Teresa guardava il tavolo e contava le respiri come si contano le possibilità.</p>
<p>Francesco non li chiamò. Non li mise sotto i riflettori. L’accoglienza non è esibizione. È spazio.</p>
<p>Piano piano, senza proclami, altri si spostarono. Non tutti. Alcuni restarono fermi, irrigiditi, a difendere il loro piccolo muro come fosse una patria. Ma qualcosa era iniziato.</p>
<p>Ecco il processo: non l’unanimità, ma il primo passo.</p>
<p>A metà cena, mentre la sala riprendeva a respirare, Francesco si ritrovò accanto a Karim. Non perché lo avesse programmato, ma perché la vita, quando smetti di controllarla, sa organizzare meglio di te.</p>
<p>Karim mangiava poco. Ascoltava molto.</p>
<p>“Come stai?” gli chiese Francesco.</p>
<p>Karim esitò. Poi rispose in italiano lento: “Sto… meglio. Quando qualcuno… si siede.”</p>
<p>Francesco sentì una fitta. Non era retorica. Era fame di umanità.</p>
<p>“Scusami,” disse. “Non per me. Per noi.”</p>
<p>Karim fece un gesto con la mano, come a dire “non importa”, ma poi aggiunse qualcosa che Francesco non dimenticò più:</p>
<p>“Importa. Però… se oggi cambia… domani è meno difficile.”</p>
<p>Una frase semplice. Ma dentro c’era una teologia intera: il domani si alleggerisce quando oggi qualcuno sceglie.</p>
<p>Più tardi, durante i dolci, qualcuno tirò fuori il tema che in paese era sempre pronto come un coltello sul tavolo.</p>
<p>“Va bene tutto,” disse un uomo, “ma non possiamo fare finta che le differenze non esistano.”</p>
<p>Francesco annuì. “Le differenze esistono,” rispose. “E meno male. Il problema non è la differenza. È quando la differenza diventa un alibi per non amare.”</p>
<p>L’uomo scosse la testa. “Facile parlare.”</p>
<p>“Non è facile,” disse Francesco. “È per questo che è Natale. Se fosse facile, sarebbe solo una cena.”</p>
<p>Qualcuno sorrise. Ma era un sorriso che faceva male e bene insieme, perché la verità quando arriva non fa sempre bene subito.</p>
<p>Francesco continuò, senza fare il predicatore, ma con la fermezza di chi vuole bene:</p>
<p>“Accogliere l’altro nella sua fragilità non significa dire sì a tutto. Significa dire: ‘io non ti riduco alla tua ferita, e non riduco me alla mia paura’. Il processo è questo: restare umani mentre impariamo a stare insieme.”</p>
<p>Fu allora che successe una cosa piccola e decisiva.</p>
<p>Anna, divorziata e riaccompagnata, era rimasta defilata. Aveva parlato poco, come chi ha imparato che qualsiasi parola può essere usata contro di te. A un certo punto si alzò con due bicchieri d’acqua e si avvicinò a Teresa.</p>
<p>“Ti va se mi siedo accanto?” chiese.</p>
<p>Teresa alzò gli occhi. “Sì,” disse piano, come se quella sillaba le costasse fatica e coraggio.</p>
<p>Anna si sedette. Non disse nulla di speciale. Le passò solo il bicchiere. E quel gesto semplice fu una predica più forte di mille discorsi: <em>non ti capisco fino in fondo, ma ti sto vicino.</em></p>
<p>Poco dopo, Luca fece un mezzo passo verso Matteo, e senza guardare nessuno gli sfiorò la mano con le dita, quel tanto che basta per dire: <em>io non mi vergogno di te</em>. Matteo ricambiò. Non era una dichiarazione. Era un inizio.</p>
<p>E dall’altro lato della sala, il custode delle regole, quello del “le regole sono chiare”, guardò la scena. Non disse niente. Ma smise di parlare per qualche minuto. E anche quello, per chi vive di certezze, è già un terremoto: il silenzio come primo atto di ascolto.</p>
<p>Quando la cena finì, la gente iniziò a raccogliere, a lavare, a rimettere a posto. Karim rimase a pulire i tavoli senza che nessuno glielo chiedesse. E proprio in quel gesto semplice c’era un messaggio: <em>non voglio essere un ospite eterno. Voglio essere parte.</em></p>
<p>Francesco uscì fuori un momento. L’aria era fredda e trasparente. Guardò le luci del paese: alcune tremolavano, altre erano spente. Pensò che era così anche l’anima di una comunità. Non tutte le luci insieme. Ma abbastanza luci per non arrendersi al buio.</p>
<p>Alle sue spalle sentì passi. Era la signora anziana.</p>
<p>“È andata bene,” disse lei.</p>
<p>“È iniziata,” rispose Francesco.</p>
<p>La signora sorrise. “Bravo. Perché a Natale tutti parlano di amore. Ma l’amore vero è quando uno sposta una sedia.”</p>
<p>Francesco rise piano. “Sì. E quando non pretende che tutti la spostino subito.”</p>
<p>“Già,” disse la signora. “Però qualcuno deve cominciare.”</p>
<p>Francesco rimase a guardare il cielo, e gli venne in mente una frase che non era poesia, ma somigliava alla poesia: <em>accogliere è credere che l’altro possa diventare casa senza smettere di essere altro.</em></p>
<p>Quella notte tornò a casa con una stanchezza buona. Non quella che svuota, ma quella che costruisce.</p>
<p>Il giorno dopo, la vigilia, ricevette un messaggio da Karim: “Grazie per ieri. Io oggi cucino. Se vuoi, vieni.”</p>
<p>Francesco guardò quel messaggio e capì che la fiaba non era finita. Perché la fiaba per adulti non si chiude con “vissero felici e contenti”. Si chiude con una domanda: <em>e tu, domani, quale sedia sposterai?</em></p>
<p>Perché il Natale, alla fine, non è una data. È una decisione.</p>
<p>#comunicazionerelazionale #empatiadigitale</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Notte dei Morti in Sicilia: l’attesa dei bambini tra Palermo, Catania, Messina e Siracusa</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/02/la-notte-dei-morti-in-sicilia-lattesa-dei-bambini-tra-palermo-catania-messina-e-siracusa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-notte-dei-morti-in-sicilia-lattesa-dei-bambini-tra-palermo-catania-messina-e-siracusa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 18:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[2 novembre]]></category>
		<category><![CDATA[festa dei morti in Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="335" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Festa-dei-Morti-doni-bambini-siciliani-678x335-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Festa-dei-Morti-doni-bambini-siciliani-678x335-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Festa-dei-Morti-doni-bambini-siciliani-678x335-1-300x148.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Festa-dei-Morti-doni-bambini-siciliani-678x335-1-585x289.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dagli archivi di Stato emergono le tracce di una tradizione secolare che univa gioco e fede. Una festa in cui i defunti tornavano per portare doni ai bambini e la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dagli archivi di Stato emergono le tracce di una tradizione secolare che univa gioco e fede. Una festa in cui i defunti tornavano per portare doni ai bambini e la morte si faceva dolce come lo zucchero. La Festa di li Morti in Sicilia affonda le sue radici nel X secolo&#8230;. Dal monumentale repertorio del folklore siciliano di Giuseppe Pitrè &#8230; non soltanto un momento di raccoglimento religioso ma un modo per raccontare ai bambini che la morte non interrompe l’amore, ma lo trasforma </em></p>
<p>di Annalisa Crupi</p>
<p>2 nov. 2025 – In Sicilia, la notte dei defunti non è stata soltanto un momento di raccoglimento religioso. È stata, per secoli, una lingua familiare, un modo per raccontare ai bambini che la morte non interrompe l’amore, ma lo trasforma. La Festa dei Morti, o a <strong><em>Festa di li Morti, </em></strong>affonda le sue <strong>radici nel X secolo,</strong> quando l’abate Odilone di Cluny istituì la commemorazione universale dei defunti, poi estesa a tutta la Chiesa. Ma nell’isola, dove la fede si intreccia da sempre con la vita quotidiana, quella ricorrenza divenne un rito domestico, intimo, popolare.</p>
<p>Dal XVII secolo in avanti, la Sicilia trasformò il giorno dei morti in una vera e propria festa dell’infanzia. Durante la notte tra l’1 e il 2 novembre, si credeva che i defunti tornassero nelle case dei loro cari per lasciare doni ai più piccoli. <strong>Era la notte dei “morticini”, </strong>un incontro invisibile tra generazioni, dove il confine tra i vivi e i morti si addolciva in un gesto d’amore. I bambini si addormentavano presto, ripetendo il proverbio che ancora oggi risuona nella memoria collettiva: “<strong>Prima mi cuccu e prima agghiorna</strong>”, prima mi addormento e prima arriva il giorno tanto atteso.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97365" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pupi-zucchero-festa-morti-Sicilia-.jpg" sizes="(max-width: 729px) 100vw, 729px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pupi-zucchero-festa-morti-Sicilia-.jpg 729w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pupi-zucchero-festa-morti-Sicilia--300x210.jpg 300w" alt="" width="564" height="395" /></figure>
</div>
<p>Nelle case si preparava un tavolino o un angolo speciale, dove i defunti avrebbero lasciato i regali. Al mattino, il miracolo si compiva: il cannistru, il cesto colmo di dolci, frutta martorana, giocattoli di legno e pupi di zucchero, attendeva i bambini che correvano per le stanze con gli occhi spalancati dalla meraviglia.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97367" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Notte-dei-morti-Sicilia-giocattoli-legno.jpg" sizes="(max-width: 985px) 100vw, 985px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Notte-dei-morti-Sicilia-giocattoli-legno.jpg 985w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Notte-dei-morti-Sicilia-giocattoli-legno-300x148.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Notte-dei-morti-Sicilia-giocattoli-legno-768x378.jpg 768w" alt="" width="985" height="485" /></figure>
</div>
<p>I più buoni ricevevano i doni desiderati, i più vivaci trovavano anche un po’ di carbuni niuru, ma nessuno restava dimenticato.</p>
<p>Le fonti storiche testimoniano la profondità e la diffusione di questa usanza. A <strong>Palermo</strong>, documenti del XVII secolo conservati presso l’Archivio di Stato menzionano la vendita di “figure di zucchero” durante le fiere di novembre. Gli inventari di botteghe e mercati riportano la produzione di pupi di zuccaru, dolci colorati raffiguranti cavalieri, dame e santi, destinati alla festa dei defunti.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97373" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pitre.jpg" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pitre.jpg 328w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pitre-211x300.jpg 211w" alt="" width="328" height="466" /></figure>
</div>
<p><strong>Giuseppe Pitrè</strong> (Palermo, 22 dicembre 1841 – Palermo, 10 aprile 1916) scrittore, medico, letterato,  etnologo e senatore del Regno, nel suo monumentale repertorio del folklore siciliano, descrive Palermo come la culla di questa tradizione, dove la notte dei morti era considerata “un Natale in anticipo”.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, nell’Ottocento, il rito si espandeva ai mercati cittadini, come attestano cronache e giornali locali. <strong>Il periodico L’Etna del 1875 </strong>descrive bambini che, la mattina del 2 novembre, affollano le strade per mostrare i doni ricevuti. Le famiglie preparavano cannistri ricolmi di biscotti e dolci di mandorla, e nelle piazze si vendevano giocattoli e “ossa di morto”, mentre il profumo della frutta martorana riempiva l’aria.</p>
<p>A <strong>Messina</strong>, le <strong>fonti raccolte da Pitrè</strong> e i documenti d’archivio ottocenteschi testimoniano un intreccio tra rito religioso e domestico. Le famiglie si recavano al cimitero per pregare e poi tornavano a casa a condividere i dolci con i bambini, che al mattino trovavano il cestu pieno di frutta secca, biscotti e piccoli doni. Registri municipali e relazioni parrocchiali citano le fiere allestite lungo la via Garibaldi e nei pressi del Duomo, con bancarelle di pupi di zucchero e giocattoli in legno. In alcune note popolari, trascritte nel primo Novecento, si racconta che le famiglie più povere si scambiassero piccoli regali per non lasciare senza dono neppure un bambino del vicinato.</p>
<p>A <strong>Siracusa</strong>, la festa è documentata in atti della Prefettura e nei fascicoli dell’Archivio di Stato risalenti all’Ottocento. Le carte riportano richieste di autorizzazione per le “fiere dei morti” in piazza Santa Lucia e ai Villini, dove si allestivano banchi di dolci e giocattoli. I cronisti descrivono notti animate da lanterne e musica, e bambini che, al risveglio, cercavano per casa i doni lasciati dai “morticeddi”. La città, come molte altre dell’isola, viveva così un momento in cui la pietà religiosa e il gioco infantile divenivano tenerezza.</p>
<p><strong>Ovunque, in Sicilia, la festa dei morti è stata un racconto d’amore più che di lutto</strong>. Un rito che parlava la lingua dei bambini, custodi inconsapevoli della memoria familiare. Nella loro attesa c’era il senso più profondo di questa tradizione: la continuità tra i vivi e i morti, tra passato e presente. Quando al mattino correvano nei cortili o nelle piazze per mostrare i doni ricevuti, la gioia diventava un atto di fede nella vita stessa.</p>
<p>Col passare dei decenni, questa usanza si è attenuata, travolta dalla modernità e dalle mode globali. Halloween con le sue zucche ha sostituito i morticini, ma non ne ha cancellato la memoria. <strong>Ancora oggi, nei mercati siciliani </strong>di fine ottobre, i pupi di zucchero fanno capolino tra i banchi, e il profumo della frutta martorana riporta all’infanzia di chi, da bambino, si svegliava convinto che i suoi nonni, invisibili e buoni, fossero tornati a trovarlo.</p>
<p><strong>La Festa dei Morti è rimasta uno dei riti più poetici della cultura siciliana</strong>. Una celebrazione dell’amore che supera la morte, una lezione di umanità trasmessa attraverso lo stupore dei bambini. Perché in quella notte di novembre, tra zucchero, sogni e memoria, la Sicilia insegnava – e insegna ancora – che l’amore non finisce mai, si trasforma soltanto in dono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>…..</p>
<p><strong>Bibliografia e fonti</strong></p>
<p><em>Fonte: giornale <strong>L’eco del Sud. Messina sera. </strong>Novembre 2000. Saggio a cura di Mimma Cucinotta</em></p>
<p>Novembre 2000. Saggio a cura di Mimma Cucinotta</p>
<p>Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. II, Palermo, 1889.</p>
<p>Archivio di Stato di Palermo, Sezione Antica, serie “Fiere e mercati”, docc. XVII–XVIII secolo.</p>
<p>Archivio di Stato di Catania, serie “Atti municipali”, fasc. 1875–1890.</p>
<p>Archivio di Stato di Messina, fondo “Amministrazione civica”, registri delle fiere di novembre, XIX secolo.</p>
<p>Archivio di Stato di Siracusa, fondo “Prefettura – Manifestazioni pubbliche”, fasc. 1870–1895.</p>
<p>Periodico L’Etna, anno II, n. 45, novembre 1875, Catania.</p>
<p>Interviste e raccolte orali di tradizione popolare pubblicate in Archivio per lo Studio delle Tradizioni Popolari (1881–1906).</p>
<p>Fotografia copertina riportata nella brochure della mostra PALERMO – Mon Amour curata dalla Fondazione Merz mostra “Bambini nel costume di cowboy ricevuto dai Morti, 2 novembre 1959, Palermo”.</p>
<p>Foto copertina: Vetrina con cestino di frutta martorana (immagine d’archivio, bianco e nero).Fonte: Istituto Luce / Archivio Luce</p>
<p>Foto della tradizione dei Pupi di zucchero (o “pupaccena”) legata alla Festa dei Morti in Sicilia</p>
<p>Foto Giuseppe Pitrè. Fonte Museo Etnografico Nunzio Bruno.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-88641" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Annalisa-C-1018x1024.jpg" sizes="(max-width: 1018px) 100vw, 1018px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Annalisa-C-1018x1024.jpg 1018w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Annalisa-C-298x300.jpg 298w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Annalisa-C-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Annalisa-C-768x772.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/05/Annalisa-C.jpg 1080w" alt="" width="170" height="171" /><figcaption class="wp-element-caption">Annalisa Crupi</figcaption></figure>
</div>
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		<title>RICORDANDO BENVENUTO MESSIA, UN MAESTRO DELLA FOTOGRAFIA</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 17:56:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[BENVEDNUTO MESSIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1658" height="1810" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24.png 1658w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24-275x300.png 275w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24-938x1024.png 938w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24-768x838.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24-1407x1536.png 1407w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24-1170x1277.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-26-alle-18.52.24-585x639.png 585w" sizes="(max-width: 1658px) 100vw, 1658px" /></p>
<p>Di Franco Presicci La Giunta del Comune di Martina Franca ha istituito un concorso fotografico dedicato a Benvenuto Messia. L’iniziativa ha lo scopo di rendere omaggio al decano dei fotografi,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Franco Presicci</strong></p>
<p>La Giunta del Comune di <strong>Martina Franca</strong> ha istituito un concorso fotografico dedicato a <strong>Benvenuto Messia</strong>. L’iniziativa ha lo scopo di rendere omaggio al decano dei fotografi, scomparso il 20 ottobre a 93 anni. La notizia è stata accolta con entusiasmo da tutta la città, che stimava e amava questo grande artista che aveva sempre un sorriso per chiunque lo avvicinasse. Con la sua morte – ha commentato lo speleologo ed editore <strong>Silvio Laddomada</strong> – a Martina si è chiusa un’epoca.</p>
<p><strong>Benvenuto</strong> era legato alla sua culla come l’edera al tronco di un albero, con radici forti come quelle dell’ulivo. Con il suo obiettivo ha raccontato la storia della <strong>Valle d’Itria</strong>, bella, ariosa, baciata dal sole. Quando la scrittrice <strong>Carmela Maria Ricci</strong> aveva in cantiere il suo libro, <em>“La nevicata del ‘56”,</em> Benvenuto le dette alcune sue foto che testimoniavano le dimensioni del manto bianco che aveva quasi sepolto la città. Così il lettore, nel libro, ha due racconti: quello con le parole, icastiche e scorrevoli, e quello con le immagini, eloquenti.</p>
<div id="attachment_111274" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-111274" class="wp-image-111274 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Prof.-Francesco-Lenoci-e-Benvenuto-Messia-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Prof.-Francesco-Lenoci-e-Benvenuto-Messia-225x300.jpg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Prof.-Francesco-Lenoci-e-Benvenuto-Messia.jpg 438w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><p id="caption-attachment-111274" class="wp-caption-text">Francesco Lenoci e Benvenuto Messia</p></div>
<p>Gli scatti di <strong>Benvenuto (Ben)</strong>sono magici e sarebbe gradita una mostra con questi “quadri”, suggestivi, significativi, storici, immortali, che ha dato lustro alla sua terra, tanto da stimolare <strong>Francesco Lenoci</strong>, <strong><em>“Patriae decus”</em></strong> della città dei trulli e del belcanto, a proporre lo stesso riconoscimento per il fotografo, attore, poeta, appassionato ciclista, uomo generoso.</p>
<p>Sono convinto che <strong>Messia</strong> pedala ancora tra le strade della sua deliziosa città: è presente con il suo spirito, con la sua anima. Non corre soltanto fra le nuvole, come si vede in un bel video apparso su facebook. La sua memoria non sarà mai cancellata, lui ha lasciato un segno indelebile. Gli volevo bene, credevo che non si sarebbe mai spento; che sarebbe rimasto come esempio, come figura illuminante. Quanti aggettivi occorrerebbero per illustrare la sua personalità! Ma sarebbero gettati al vento, perché in quella terra benedetta, che è <strong>Martina Franca</strong>, lo conoscevano tutti, e potrebbero aggiungerne altri. Tanti altri.</p>
<p>Tra i meriti di <strong>Ben</strong> c’era quello di non vantarsi mai di quello che faceva. Non c’era bisogno di vedere le foto che lo riprendono con nonno Libero di <strong>“Un medico in famiglia”</strong> sulla scena di un film girato a Martina; con <strong>Luisa Ranieri</strong>, <strong>Sabrina Ferilli</strong> e altri vip, per apprendere che aveva doti di mattatore, padrone del palcoscenico. Bastava ascoltarlo mentre declamava una sua poesia pregna di sana ironia, con quella sua gestualità naturale che faceva scoppiare l’applauso. Quante volte ho ascoltato i suoi versi, godendo o commuovendomi. Quei versi spontanei, acqua di fonte che faceva gioire o lacrimare. L’ho ascoltato su una pedana collocata in una piazza, sotto il sole d’agosto, e tra le viti di un comune amico sulla via per Locorotondo. Tante sue composizioni erano traduzione lirica della realtà.</p>
<p>Grande <strong>Ben</strong>! Lo rivedo camminare in un budello del centro storico, impegnato a descrivere la sua città, i personaggi più rappresentativi di un passato non tanto recente, davanti a una telecamera di “Martina Chanell”, con quella sua voce che ti entrava subito dentro e con quel suo passo caratteristico, con quella sua espressione da prete di campagna che dispensa la buona parola. No, <strong>Ben</strong> non se n’è andato: i talenti non se ne vanno, ma restano nel cuore di chi li ha amati e apprezzati. Tante cose imporranno il ricordo di Ben: la bicicletta che gli regalò il notaio <strong>Alfredo Aquaro</strong>, di “Villaggio in”, in un’edizione della passeggiata del plenilunio d’agosto, che mobilitava tutti gli innamorati della bici di Martina. Giunti a destinazione, di solito una masseria, <strong>Nico Blasi</strong>, di “Umanesimo della Pietra”, delineava la storia, le caratteristiche anche architettoniche, l’attività del luogo. Binomio tra cultura e sport.</p>
<p>Quante volte mi sono incontrato con <strong>Ben</strong> e quanta ricchezza mi ha trasmesso. Adoro il dialetto e il suo, con quei toni, quei suoni, quelle cadenze particolari mi affascinava. Lo ascoltavo inebriato. Ora lo rivedo in tante immagini: in piazza del Duomo a <strong>Milano</strong> con il professor <strong>Francesco Lenoci</strong>; nel salotto di <strong>Teresa Gentile</strong>, a Palazzo Recupero, a Martina, su un<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-111276" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Francesco-Lenoci-con-Benvenuto-Messia-276x300.jpg" alt="" width="276" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Francesco-Lenoci-con-Benvenuto-Messia-276x300.jpg 276w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Francesco-Lenoci-con-Benvenuto-Messia-943x1024.jpg 943w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Francesco-Lenoci-con-Benvenuto-Messia-768x834.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Francesco-Lenoci-con-Benvenuto-Messia-585x635.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Francesco-Lenoci-con-Benvenuto-Messia.jpg 1080w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" /> palco improvvisato in via Bellini, vicino alla chiesa del Carmine, e in tante altre occasioni. L’ultima, la commemorazione dell’avvocato <strong>Elio Greco</strong>, fondatore di Nuove Proposte, nel Palazzo Ducale di Martina Franca, l’estate di un paio di anni fa. Partecipava a tutte le manifestazioni culturali, non solo nel suo nido.</p>
<p>Seguendo <strong>Francesco Lenoci</strong>, eccolo alla masseria “Il Cappotto”, di <strong>Gianpiero De Meo</strong>, a <strong>Laterza</strong>, in un pomeriggio in cui si glorificava il famoso pane di quel luogo. Gli chiesero di recitare una sua poesia e lui accontentò il pubblico con <em>“Il capocollo”</em>, suscitando allegria. A volte i versi li componeva all’impronta, per animare una compagnia, una serata, un incontro. Qualcuno su facebook ha postato un video in cui Ben alzava il calice per un brindisi. Ovunque ci fosse lui era una festa. Vestiva elegante, con il farfallino, e aveva modi gentili, da gran signore.</p>
<p>Ci telefonavamo spesso, io a <strong>Milano</strong> e lui a <strong>Martina</strong>. E se gli chiedevo una foto, dopo due secondi quella foto era su “whatsApp”. Ha avuto una vita intensa. Fu anche il primo fotografo del <strong>Festival della Valle d’Itria</strong>, ai tempi di <strong>Alessandro Caroli</strong>, puntando l’obiettivo su cantanti celebri, orchestrali, manager; e non se n’è mai vantato. Come non si è mai incensato per essere stato il primo fotografo della città, figlio di Eugenio, maestro dell’arte fotografica a sua volta. Le immagini di <strong>Ben</strong> sono apparse in quotidiani, riviste, libri, calendari, manifesti&#8230;</p>
<p>Non parlava mai di sé, se non nelle interviste che gli venivano proposte. Dai giornali e dalle televisioni. <strong>Luca Pastore</strong>, della Masseria Chiancone, ha postato i suoi calendari. Io ero presente alla presentazione di una di queste opere con foto di forni a legna, cestai, calzolai con il deschetto, calderai&#8230; vissuti in un altro mondo. La manifestazione fu organizzata a Palazzo Ducale dal solito <strong>Elio Greco</strong>, dinamico, volitivo e sempre attento ai valori della sua città. Non c’è più nemmeno lui e il suo scettro è passato alla figlia Cinzia, che tiene aperto il cantiere messo in piedi dal padre.</p>
<p>Penso a <strong>Ben </strong>e mi vengono in mente le figurine dei primi del ‘900; “il ciclista” di <strong>Mario Sironi</strong>; “Dinamismo di un ciclista” di <strong>Umberto Boccioni</strong>; “Famiglia in bicicletta” di <strong>Ernesto Treccani</strong>; la bici di <strong>Giovanni Guareschi</strong> e quella di don Camillo… La bicicletta era svago, mezzo di locomozione, libertà, velocità per <strong>Benvenuto Messia</strong>, che si accodava al Giro d’Italia quando passava da <strong>Martina Franca</strong>. Non lo faceva soltanto lui. Lui era un personaggio di spicco e si notava subito. E’ andato in sella quasi fino agli ultimi giorni della sua vita.</p>
<p>Un presentatore tivù ha fatto un servizio sullo stradone, nel punto in cui fino a poco tempo fa c’era una bancarella con palloncini, arachidi, nocelle, castagne del prete: un punto caro a <strong>Benvenuto</strong>, che aveva lo studio nella vicina via Ceglie, subito dopo la villa. Ha fatto quindi ascoltare ai concittadini fermi vicino al bar-tabacchi alcuni brani della vita di Ben. “Rinverdisco questi ricordi da qui, perché questo era un punto caro a Benvenuto, che aveva lo studio a un tiro di fionda, lì, di fronte”.</p>
<p>Una vita casa, bottega e società. Qualcuno ripercorrerà gli itinerari di <strong>Benvenuto</strong>, anche nel centro storico, nella sua pace, tra bassi e “’nchiostre”, fontanelle ancora attive, vecchietti seduti sull’uscio, piccole chiese, qualche negozietto, un banchetto con noci e limoni e prezzemolo in vendita davanti a casa, le voci dei bimbi. Quei vicoli Benvenuto li attraversava pedalando, qualche piccola sosta e qualche scatto a una finestra imbandierata di fiori, a una porta socchiusa che libera odori di cucina, a un terrazzo con i panni stesi, a un vicolo inclinato con il picchiettare dell’acqua nelle giornate di pioggia. Migliaia e migliaia sono le immagini nel suo archivio. Di questa <strong>Martina</strong> meravigliosa, descritta da <strong>Cesare Brandi</strong>, cantata da poeti delicati come lui; goduta da consacrati registi come <strong>Pier Luigi Pizzi</strong> che osservava Martina andando con il naso all’insù, come diceva, per vedere i balconi spanciati. Anche quelli ha ritratto <strong>Ben</strong>, con passione.</p>
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