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	<title>Storie Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>L&#8217;Aquila,dove il perdono diventa futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 08:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="955" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono.jpg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-300x179.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-1024x611.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-768x458.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-1170x698.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-585x349.jpg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Annotazioni e riflessioni sulla XI Giornata Internazionale del Perdono di Goffredo Palmerini &#160; L’AQUILA &#8211; Ci sono giornate che si spengono nel tempo di un convegno e altre che continuano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/20/laquila-dove-il-perdono-diventa-futuro/">L&#8217;Aquila,dove il perdono diventa futuro</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Annotazioni e riflessioni sulla XI Giornata Internazionale del Perdono</strong></p>
<p>di <strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’AQUILA &#8211; Ci sono giornate che si spengono nel tempo di un convegno e altre che continuano a vivere molto oltre, sedimentando pensieri, domande, emozioni. La <strong>XI Giornata Internazionale del Perdono</strong>, svoltasi il 10 ottobre 2026 all&#8217;Aquila, appartiene certamente alla seconda specie. Per un&#8217;intera giornata l&#8217;Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza &#8220;Vincenzo Giudice&#8221;, a L’Aquila, è stato luogo d&#8217;incontro di esperienze umane profondamente diverse tra loro, ma unite da un comune denominatore: la ricerca di un orizzonte possibile di pace attraverso la pratica del perdono. Oltre quattrocento persone presenti in sala, migliaia collegate da remoto, relatori provenienti da differenti realtà culturali e sociali, giovani, operatori del mondo educativo, rappresentanti delle istituzioni, uomini e donne impegnati quotidianamente nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto e sul dialogo<strong>. </strong></p>
<p><strong>L&#8217;Aquila</strong>, città della <strong>Perdonanza Celestiniana</strong> da oltre sette secoli è apparsa ancora una volta il luogo naturale per ospitare una riflessione sul Perdono come valore universale. Non una scelta casuale, ma il riconoscimento d’una vocazione della città, d’una missione spirituale e civile che continua a parlare al presente. Quella stessa identità che spinse <strong>papa Francesco</strong>, il 28 agosto 2022, a definire il capoluogo abruzzese &#8220;<strong>capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace</strong>&#8220;.</p>
<p>La Giornata, ideata da <strong>Daniel Lumera</strong> e organizzata dalla Lumera ODV insieme ai partner One Group, L&#8217;Aquila Made In, ha<img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-129931  aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/1-XI-Giornata-internazionale-del-Perdono-e1792484149667.jpg" alt="" width="621" height="325" /> avuto come tema &#8220;<em>Il Perdono nutre il mondo&#8221;</em>. Un&#8217;affermazione che potrebbe apparire idealistica in un tempo attraversato da guerre, conflitti e lacerazioni sociali, ma che durante l&#8217;intera giornata è stata tradotta in esperienze concrete, volti, storie, testimonianze. Sin dalle prime ore del mattino è apparso chiaro come l&#8217;obiettivo dell&#8217;incontro non fosse semplicemente discutere il perdono, bensì interrogarne il significato più profondo. <strong>Daniel Lumera</strong> e <strong>don Francesco Fiorillo</strong>, del Monastero San Magno a Fondi, hanno guidato la riflessione mostrando come il perdono non rappresenti un atto di debolezza né una fuga dalla realtà, ma una scelta di consapevolezza capace di interrompere le catene dell&#8217;odio e della vendetta. E tuttavia, tra i molti momenti significativi vissuti nel corso della giornata, uno ha lasciato un&#8217;impronta particolare nel cuore dei presenti. L&#8217;intervento del professor <strong>Izzeldin Abuelaish</strong> ha portato all&#8217;Aquila una storia che supera</p>
<p>ogni confine geografico e politico. Medico palestinese, conosciuto nel mondo come &#8220;il medico di Gaza&#8221;, autore del libro <em>&#8220;Non odierò&#8221;</em>, Abuelaish ha vissuto una delle tragedie più devastanti che un padre possa immaginare: la perdita di tre figlie in un bombardamento nel gennaio 2009. Di fronte a una simile ferita sarebbe stato comprensibile cedere al rancore. Sarebbe stato umano lasciarsi possedere dall&#8217;odio. E invece la sua risposta è stata diversa.</p>
<div id="attachment_129933" style="width: 631px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129933" class="wp-image-129933 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1.png" alt="" width="621" height="386" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1.png 783w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1-300x187.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1-768x478.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1-585x364.png 585w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /><p id="caption-attachment-129933" class="wp-caption-text">Izzeldin Abuelaish e Raffaele Daniele</p></div>
<p><strong>Izzeldin Abuelaish</strong> ha scelto di non odiare. Non per dimenticare, non per assolvere, non per cancellare il dolore. Ma perché aveva compreso che trasformare la sofferenza in rancore avrebbe significato consegnare il futuro alla stessa logica che aveva generato la tragedia. Nelle sue parole non c&#8217;è mai retorica. Vi è piuttosto una straordinaria coerenza tra ciò che ha vissuto e ciò che continua a testimoniare nel mondo: l&#8217;idea che l&#8217;umanità possa elevarsi al di sopra della vendetta e riconoscersi come una comunità di destino. Per questo il conferimento ad <strong>Izzeldin Abuelaish</strong> del riconoscimento di <strong>Ambasciatore del Perdono</strong> ha assunto un significato che va ben oltre l&#8217;aspetto simbolico. È apparso come il riconoscimento di una testimonianza vissuta. Di una scelta dolorosa e coraggiosa che si rinnova ogni giorno. Ma l&#8217;eco più intensa di quella presenza è forse arrivata il giorno successivo, attraverso il messaggio indirizzato al presidente della Lumera ODV, il generale <strong>Nico Caiazza</strong>. Parole che meritano di essere rilette e meditate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Caro Nico,</em></p>
<p><em>desidero esprimere la mia più sincera gratitudine a te e a tutto il tuo team per avermi invitato a L&#8217;Aquila e per l&#8217;onore di tenere il discorso di apertura alla Giornata Internazionale del Perdono. Grazie per la vostra gentilezza, la vostra generosità e la straordinaria cura con cui avete reso questo incontro così significativo. Ti sono profondamente grato per avermi onorato con il riconoscimento di Ambasciatore del Perdono. Lo ricevo con umiltà e con un profondo senso di responsabilità. Per me il perdono non è soltanto una parola o un gesto simbolico. È una scelta umana difficile ma coraggiosa: rifiutare che odio e vendetta determinino il nostro futuro e lavorare per un mondo in cui prevalgano dignità, compassione e comprensione. Perdonare non significa dimenticare, negare l&#8217;ingiustizia o rinunciare alla ricerca della verità e delle responsabilità. Significa rifiutare che il dolore che ci è stato inflitto diventi la fonte di altro dolore per gli altri. Sono venuto a L&#8217;Aquila con speranza, portando con me le mie esperienze e la mia convinzione che l&#8217;umanità possa elevarsi al di sopra dell&#8217;odio. Me ne sono andato ancora più ispirato, incoraggiato e pieno di speranza, non solo per il calore e la generosità che mi avete dimostrato, ma anche per le meravigliose persone che ho incontrato. La loro motivazione, la loro apertura, il loro impegno e la loro volontà di fare una differenza positiva nel nostro mondo mi hanno toccato profondamente. Incontrare persone che non si limitano a parlare di un mondo migliore, ma sono davvero disposte a lavorare per costruirlo, mi ricorda che non siamo soli in questo cammino. Ci sono persone ovunque che credono che la compassione sia più forte dell&#8217;indifferenza, che la comprensione possa superare la divisione e che ogni essere umano abbia la responsabilità di contribuire a un mondo più pacifico e umano. La speranza diventa potente quando ispira l&#8217;azione, e il perdono acquista significato quando ci aiuta a costruire un futuro diverso. L&#8217;incontro di L&#8217;Aquila è stato un bellissimo promemoria del fatto che, nonostante la sofferenza e le divisioni che ci circondano, possiamo scegliere di unirci, riconoscere la nostra comune umanità e compiere passi concreti verso il cambiamento. Credo sinceramente che questo sia l&#8217;inizio di qualcosa di importante. Spero che possiamo continuare la nostra collaborazione, rafforzare i legami nati a L&#8217;Aquila e lavorare insieme per diffondere speranza, perdono e umanità, in particolare tra i giovani. Meritano un futuro in cui ereditino saggezza anziché odio, comprensione anziché pregiudizio, e il coraggio di costruire ponti anziché muri. Ti sarei molto grato se potessi condividere questo messaggio con tutti coloro che hanno partecipato al convegno e di trasmettere i miei sinceri ringraziamenti a tutto il tuo team e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa giornata speciale. Grazie ancora per la tua amicizia, la tua generosità, la tua visione e l&#8217;onore che mi hai conferito. Porterò con me il calore di questa esperienza, insieme a una rinnovata determinazione a continuare a lavorare per un mondo in cui nessun essere umano sia definito dall&#8217;odio e in cui ogni bambino abbia l&#8217;opportunità di crescere in pace. Non possiamo cambiare il passato, ma insieme possiamo contribuire a plasmare un futuro in cui la prossima generazione non debba ereditarne l&#8217;odio. È una responsabilità che condividiamo, e mi incoraggia sapere di aver incontrato persone come te che sono disposte ad abbracciarla. Con la mia più profonda gratitudine, amicizia e speranza.</em></p>
<p><strong><em>Izzeldin Abuelaish</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La lettera del <strong>prof. Abuelaish</strong> possiede una forza morale rara, quella che ho potuto percepire conoscendolo di persona, nella grandezza del suo pensiero, come nella semplicità del tratto e dell’umanità trasparente. È difficile immaginare una sintesi più alta, attraverso la sua intensa testimonianza, dello spirito che ha attraversato l&#8217;intera giornata. Molti degli interventi successivi hanno infatti sviluppato questo stesso filo rosso. I giovani della Cittadella della Pace dell’Associazione Rondine e gli studenti del Liceo Classico Cotugno dell’Aquila, interessati alla forte testimonianza di <strong>David Simone Cavallo</strong>, hanno raccontato il perdono attraverso il linguaggio delle nuove generazioni. Il loro contributo è apparso particolarmente creativo, specie nel dialogo immaginario tra <strong>Celestino V</strong> e <strong>Ignazio Silone</strong>, e prezioso perché lontano da ogni formalismo. Nelle loro parole il perdono è emerso come capacità di ascolto, riconoscimento dell&#8217;altro, rifiuto delle semplificazioni che alimentano ostilità e pregiudizi. Anche l&#8217;esperienza di &#8220;Cella Musica&#8221;, il gruppo che vede insieme detenuti e agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Siena, ha offerto una testimonianza concreta di come luoghi segnati dalla separazione possano diventare spazi di relazione e di umanità condivisa, dando concreto senso del principio sancito dall’art. 27 della Costituzione. Particolarmente significativa, infatti, è stata inoltre la riflessione sul rapporto tra perdono e giustizia. Un tema delicato e spesso frainteso. La giornata aquilana ha mostrato come il perdono non sostituisca la giustizia né la svuoti di significato. Al contrario, ne rappresenta il compimento umano più alto, quando alla necessaria ricerca della verità si accompagna la volontà di non disumanizzare l&#8217;altro.</p>
<p>Infine, la proclamazione dell&#8217;Aquila &#8220;<strong>Città Gentile</strong>&#8220;, d’intesa con la Municipalità presente con il vicesindaco <strong>Raffaele Daniele</strong>, e la suggestiva preghiera per la Pace con le bandiere delle 197 nazioni del mondo, hanno offerto all’evento un&#8217;immagine dal forte valore simbolico. Centinaia di bandiere, lingue, culture e storie differenti riunite sotto un unico cielo. Non la celebrazione di una generica armonia, ma l&#8217;affermazione di una possibilità: convivere nelle differenze riconoscendo ciò che accomuna gli esseri umani. Forse è proprio questo il lascito più autentico della <strong>XI Giornata Internazionale del Perdono</strong>. In un tempo nel quale il linguaggio pubblico si irrigidisce, i conflitti sembrano moltiplicarsi e le ragioni dell&#8217;altro vengono spesso percepite come una minaccia, <strong>L&#8217;Aquila</strong> ha offerto per un giorno un laboratorio di umanità. Non una fuga dalla realtà, ma un esercizio di responsabilità collettiva. Il perdono, come hanno mostrato le voci ascoltate all&#8217;Auditorium della Scuola della Guardia di Finanza, non appartiene alla sfera dell&#8217;utopia. È una scelta concreta, esigente e spesso dolorosa. Richiede coraggio, memoria, verità e capacità di guardare oltre la ferita. Ma proprio per questo continua a rappresentare una delle più alte possibilità dell&#8217;essere umano. E dall’Aquila, città che da oltre sette secoli custodisce nel suo patrimonio spirituale e civile la cultura del perdono, questo messaggio è partito ancora una volta verso il mondo. Non come una lezione impartita agli altri, ma come una testimonianza condivisa: la pace non nasce dall&#8217;oblio delle ferite, bensì dalla decisione di non lasciare che siano le ferite a decidere il nostro futuro.</p>
<div id="penci-post-gallery__91121" class="penci-post-gallery-container justified column-3" data-height="150" data-margin="3"><a class="item-gallery-justified" href="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/8-Francesca-Pompa-presidente-One-Group-partner-Giornata.jpg" data-cap="Francesca Pompa, presidente One Group, partner Giornata"><img decoding="async" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/8-Francesca-Pompa-presidente-One-Group-partner-Giornata-585x576.jpg" alt="" title="8-Francesca Pompa, presidente One Group, partner Giornata"><div class="caption">Francesca Pompa, presidente One Group, partner Giornata</div></a><a class="item-gallery-justified" href="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/5-Concerto-del-complesso-Cella-Musica.jpg" data-cap="Concerto del complesso Cella Musica"><img decoding="async" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/5-Concerto-del-complesso-Cella-Musica-585x439.jpg" alt="" title="5-Concerto del complesso Cella Musica"><div class="caption">Concerto del complesso Cella Musica</div></a><a class="item-gallery-justified" href="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/7-Raffaele-Daniele-e-Nico-Caiazza-1.jpg" data-cap="Raffaele Daniele e Nico Caiazza"><img decoding="async" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/7-Raffaele-Daniele-e-Nico-Caiazza-1-585x439.jpg" alt="" title="7-Raffaele Daniele e Nico Caiazza"><div class="caption">Raffaele Daniele e Nico Caiazza</div></a></div>
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		<title>IL SANTO DELLA PROVVIDENZA. NEL CENTENARIO DI GIUSEPPE MOSCATI UN LIBRO MOSAICO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 14:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1264" height="1872" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398.jpg 1264w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-203x300.jpg 203w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-691x1024.jpg 691w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-768x1137.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-1170x1733.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-585x866.jpg 585w" sizes="(max-width: 1264px) 100vw, 1264px" /></p>
<p>Micol Bruni presenta l’edizione rinnovata e ampliata del volume dedicato al medico napoletano, tra fede, scienza e responsabilità della cura di Micol Bruni* Il 2027 segnerà i cento anni dalla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/16/il-santo-della-provvidenza-nel-centenario-di-giuseppe-moscati-un-libro-mosaico/">IL SANTO DELLA PROVVIDENZA. NEL CENTENARIO DI GIUSEPPE MOSCATI UN LIBRO MOSAICO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1264" height="1872" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398.jpg 1264w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-203x300.jpg 203w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-691x1024.jpg 691w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-768x1137.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-1170x1733.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/c4ac0d9e-2543-4d96-9810-b35e08dde398-585x866.jpg 585w" sizes="(max-width: 1264px) 100vw, 1264px" /></p><p><em>Micol Bruni presenta l’edizione rinnovata e ampliata del volume dedicato al medico napoletano, tra fede, scienza e responsabilità della cura</em></p>
<p>di Micol Bruni*</p>
<p>Il 2027 segnerà i cento anni dalla morte di San Giuseppe Moscati, avvenuta a Napoli il 12 aprile 1927. In vista di questa ricorrenza esce in edizione rinnovata e ampliata il volume &#8220;Giuseppe Moscati. Il Santo della Provvidenza. Sublime eloquenza&#8221;, Solfanelli Editore, a cura di Micol Bruni, che raccoglie e rilancia i nuclei delle edizioni del 2011 e del 2012.</p>
<p>Una precisazione è d&#8217;obbligo.<br />
Non è  assolutamente una ristampa celebrativa. È una rilettura. Ho voluto conservare intatti alcuni nuclei originari, correggendo soltanto i refusi, uniformando le citazioni e verificando le date negli archivi della Compagnia di Gesù al Gesù Nuovo, dove il corpo di Moscati fu traslato dal Cimitero di Poggioreale il 16 novembre 1930, e negli Acta della Postulazione. Per il resto il libro è rimasto quello che è sempre stato: un mosaico di frammenti aperto, perché ogni lettore possa aggiungere la sua tessera con una visione articolata e una bibliografia ragionata.</p>
<p>Il titolo viene da una frase di Moscati bambino. Ha otto anni, è Natale del 1888, scrive ai genitori che una espressione breve e semplice è piena di sublime eloquenza. È già tutto il suo metodo. Togliere, non aggiungere. Dire poco, se detto con verità, è già preghiera, è già scienza, è già carità.</p>
<p>La lettura che il volume propone si articola intorno a quattro coordinate.</p>
<p>La prima è il mistero metafisico. Moscati non è un devoto nel senso consolatorio del termine. È un metafisico che esercita la medicina come una filosofia. La sua frase del 17 ottobre 1922, Ama la verità, mostrati qual sei, senza infingimenti, senza paure e senza riguardi, non è moralismo, è epistemologia.</p>
<p>La seconda è la dimensione laica della carità. È la bandiera di cosa significhi laico, cioè cristiano, secondo la definizione di Don Luigi Giussani. Alla canonizzazione del 25 ottobre 1987, al termine del Sinodo sui laici, verrà detto che fede e scienza furono in lui congiunte in mirabile sintesi. Alla beatificazione del 16 novembre 1975, era stato presentato con tre parole che sono teologia: laico, medico, professore.</p>
<p>La terza è la coordinata meridiana. Moscati è un santo meridionale non per folclore ma per struttura spirituale. La sua Napoli è la Napoli verticale dei bassi, del colera, dell&#8217;eruzione del Vesuvio del 1906, degli Incurabili con la corsia lunga quaranta metri. Lasciare i soldi sotto il cuscino dei poveri non è elemosina, è restituzione.</p>
<p>La quarta è biblico teologica. Un medico celibe che fa incidere il Cantico dei Cantici nella grotta di Lourdes riprodotta al Gesù Nuovo. L&#8217;amore coniugale come figura dell&#8217;amore eterno.</p>
<p>In questa edizione centenaria si aggiungono sezioni nuove. La verifica del percorso canonico: processi informativi dal 1931, Venerabile nel 1973 con il Decretum super heroicitate virtutum, beatificazione nel 1975, canonizzazione nel 1987 con i miracoli riconosciuti. Si aggiunge l&#8217;aggiornamento sulla filmografia, dalla miniserie del 2007 alle repliche Rai e RaiPlay, e sulle pubblicazioni scientifiche originali di Moscati tra il 1914 e il 1923.</p>
<p>Si aggiungono soprattutto due presenze che la storiografia ufficiale non aveva tenuto in grande considerazione. L&#8217;avvocato di Latiano passato per lo spiritismo e diventato apostolo del Rosario a Pompei, e la mistica calabrese di Paravati che ha raccontato di aver visto Moscati accanto a sé in sala operatoria. Figure diverse, guardate con sospetto dall&#8217;istituzione e abbracciate subito dal popolo, che interrogano il tema della santità popolare tra Otto e Novecento.</p>
<p>Il volume, curato interamente da Micol Bruni, non si presenta come una raccolta di firme ma come un percorso di problemi. Al suo interno vengono affrontati i nodi dello stile letterario figurato e della scrittura epistolare come luogo teologico, il taccuino di cronaca nella Napoli verticale tra sanità, povertà e istituzioni, la questione meridionale come questione antropologica e non solo sociale, il rapporto tra fede e scienza nella formazione del medico, la devozione mariana come pratica di cittadinanza, la figura del laico nella Chiesa postconciliare, il tema della malattia e della cura come esperienza spirituale. Le omelie del tempo della beatificazione e della canonizzazione sono riportate in stralcio per studio storico teologico con fonte Libreria Editrice Vaticana.</p>
<p>Non è un libro su un santo. È un libro con un santo. In un tempo in cui la medicina rischia di ridursi ad algoritmo e prestazione e la santità a retorica devozionale, tornare a Moscati significa tornare a una domanda radicale: che cosa significa oggi prendersi cura dell&#8217;uomo e della cultura dell&#8217;umanesimo.</p>
<p>* Curatrice del volume, esperta di cultura delle tradizioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/16/il-santo-della-provvidenza-nel-centenario-di-giuseppe-moscati-un-libro-mosaico/">IL SANTO DELLA PROVVIDENZA. NEL CENTENARIO DI GIUSEPPE MOSCATI UN LIBRO MOSAICO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Madre Maria e quell&#8217;undici ottobre nel vento umido del nostro giardino </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 09:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Madre MAria]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Tra il vento del mare, la voce di una bambina e il giardino di San Lorenzo, Pierfranco Bruni ritrova la Madre Maria in ciò che il tempo custodisce &#160; Pierfranco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/11/madre-maria-e-quellundici-ottobre-nel-vento-umido-del-nostro-giardino/">Madre Maria e quell&#8217;undici ottobre nel vento umido del nostro giardino </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Era di ottobre.  Domenica 11 ottobre.  Di un anno che non voglio più raccogliere. Ma nonostante ciò il pensiero è vita.  Perché continuo a raccontare dopo aver detto molto, o forse tutto? Dopo aver scritto libri&#8230; Ma non so fermare i pensieri e le parole.</p>
<p>Allora ricomincio dal centro.<br />
E al centro c&#8217;è Madre Maria.</p>
<p>C&#8217;era una volta una bambina che cercò l&#8217;aquilone nel vento sul mare. E c&#8217;era una volta mia madre che guardava quel mare dalla sua Terranova.</p>
<p>Le due storie sono la stessa storia. O forse intreccio tutto senza averne consapevolezza?</p>
<p>Mare che luccica&#8230; Avrebbe detto una bambina dagli occhi dai colori della Calabria. Lo diceva anche Madre Maria, quando il ricordo le tornava come un odore di legno bagnato.</p>
<p>Il nonno era un marinaio di antico lignaggio. Gente che conosceva i nodi e i venti, non per poesia, ma perché ci viveva in mezzo. Le aveva detto: &#8220;Se il vento è buono, l&#8217;aquilone sale anche senza che tu lo tiri&#8221;.</p>
<p>Madre Maria conosceva quel vento. Lo chiamava con un altro nome. Lo chiamava pazienza. Abitare con pazienza. È la stessa cosa.</p>
<p>In una casa con il pavimento di legno chiaro e una tovaglia piena di fiori, la bambina trovò un velo. Non era un velo vero. Era un pezzo di tulle, oro e nero, con un cerchietto dorato cucito male.</p>
<p>Lei se lo mise in testa. Senza specchio. Davanti alla cucina. Con la canottiera bianca e i pantaloncini con i fiorellini rossi. Le favole vere non hanno preparazione. Nascono. Diventano tali.</p>
<p>Appena lo mise, la casa cambiò. Non per magia. Per sguardo e per attesa.</p>
<p>È quello che faceva Madre Maria. Entrava in una stanza e la stanza diventava regno perché lei lo decideva. Senza dire sono una principessa. Senza dire sono una maga. I bambini veri e le madri vere non si danno titoli. Io la chiamavo curandera.</p>
<p>Ho fotografie ingiallite negli occhi e non solo tra le mani. Tre mosaici. Non tre frammenti. Tre mosaici interi. E tutti hanno al centro Madre Maria.</p>
<p>Madre Maria quando il tempo le ha scavato l&#8217;incavo. Occhiali, orecchini a cerchio, volto che ha già visto tutto e non ha bisogno di aggiungere altro. È l&#8217;incavo che resta quando l&#8217;incanto è passato e la consapevolezza si fa accettazione.<br />
Madre Maria quando era bellezza che non chiedeva permesso. Collana pesante, sguardo austero, bella nella sua immobilità. Quella che ho visto immobile con zio Peppino e zia Pina accanto in preghiera quel pomeriggio dell&#8217;11 ottobre.<br />
Madre Maria che ride. Finalmente ride. Con quella luce che non giudica. Che accoglie. La stessa luce che ho visto negli occhi di Micol e negli occhi di Rebecca, la mia Benatana. Il tempo riconcilia. Mi porta immaginari che restano.</p>
<p>Ho tre mosaici con me. L&#8217;oro è il giorno. Il nero è la notte. La bambina li portava insieme, in testa, senza scegliere. Senza separare nulla. Così li portava mia madre. Giorno e notte insieme. Pompei e Assisi insieme. Virgilio, Italo e Maria insieme. Il tragico nel cuore e la letizia nell&#8217;anima insieme. Senza scivolare nella disperazione.</p>
<p>Perché la metafisica vera, quella bellissima, è questa: prendere un pezzo di stoffa che non vale niente e farci un cielo. Prendere un pezzo di tempo che fa male e farci un mosaico che resta vita nella vita.</p>
<p>Intanto la bambina danzava nella stanza con il pavimento di legno. Un passo di qua, un passo di là. Non una danza studiata. La danza di chi cerca l&#8217;aquilone anche quando è in casa. Magia dei giorni.</p>
<p>Mia madre danzava così quando cantava la ninnananna. Quella che ora canto stonato alla Reb. E lei ride, come ridevo io. Quella casa somigliava alla casetta in Canada. Non per le pareti. Per l&#8217;odore del legno. Per il modo in cui la luce cadeva sul pavimento. Per il modo di essere stata la casa che mi raccontava mia madre. La nostra casa.</p>
<p>Poi la bambina tolse il velo. Lo mise sul tavolo. Tornò a essere una bambina in una casa di tutti i giorni. Ma il velo rimase lì, con ancora la forma della sua testa, calda. E la casa, per un po&#8217;, rimase regno.</p>
<p>Così è rimasta la casa dopo Madre Maria. Con la forma della sua testa ancora calda. Con la pietra ai piedi della scala del nostro giardino a San Lorenzo che ancora la ricorda. Ricordare è ritrovarsi sempre.</p>
<p>E ora la favola si chiude e si apre.</p>
<p>C&#8217;era una volta una bambina con un velo d&#8217;oro e di notte che aspettava il vento buono per far volare l&#8217;aquilone. Il nonno marinaio dal mare le fece un cenno. Lei lo vide, anche se era in cucina. E il vento, quel giorno, era buono.</p>
<p>La bimba dagli occhi grandi mi osserva. Mi leggi una favola? Tanto tempo fa la mamma di questa bimba mi chiedeva: &#8220;Pa&#8217;, mi dici cos&#8217;è il tempo?&#8221; Ora la bimba mi chiede di leggerle una favola e mi dice &#8220;hai un profumo di nonno.&#8221; E io rispondo con i tre ricordi di Madre Maria.</p>
<p>Il tempo non è quello che passa. È quello che resta. È il mosaico mai perso. È il nostro appuntamento.</p>
<p>Madre Maria, nulla ho dimenticato e in tutto ci sei sempre. Al centro. Tu sempre ci sei per una rosa in più colta nell&#8217;isola del nostro giardino di San Lorenzo.</p>
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		<title>Io e Francesco. L&#8217;accadere, La caduta e l&#8217;elogio dello sciamano </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 13:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[elogio dello sciamano]]></category>
		<category><![CDATA[l'accadere]]></category>
		<category><![CDATA[San Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="francesco e bruni" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/francesco-e-bruni-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’autore racconta la propria caduta mentre teneva in mano un libro su san Francesco: un episodio reale che diventa il punto di partenza per riscoprire le proprie radici pagane e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/04/io-e-francesco-laccadere-la-caduta-e-lelogio-dello-sciamano/">Io e Francesco. L&#8217;accadere, La caduta e l&#8217;elogio dello sciamano </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>Di Pierfranco Bruni</p>
<p>Si racconta che lo sciamano osserva le 13 lune&#8230; Lo sciamano ha ascolti. Io e Francesco? Cosa ha rappresentato Francesco nella mia vita. Tutto è accadere? Ma tutto ha un segno. Tutto ha un senso. Cos&#8217;è la caduta davanti a Francesco tenendo tra le mani un libro, un Francesco, e avendo tra i pensieri le otto conferenze &#8211; incontri che avrei dovuto sviluppare su San Francesco&#8230;</p>
<p>Perché cadere&#8230;<br />
perché l&#8217;accadere&#8230;<br />
perché?</p>
<p>È cronaca, è quotidianità, è vissuto. Oggi giorno di San Francesco, 4 ottobre. Mi racconto.</p>
<p>Saltano gli incontri su San Francesco. Otto incontri pensati, preparati, sognati, tra Celano e Bonaventura, tra i Fioretti e il Cantico, tra Branduardi e De André, tra Chiara e la Maddalena. Otto stazioni di un viaggio che doveva essere il mio ritorno ad Assisi per via laica. Saltano. Come salta tutto ciò che è stato costruito con troppa fedeltà.</p>
<p>Smetto. Scriverò un libro sul Sultano e sui dolori di Werther non più giovane senza dimenticare lo squarcio del petto di Jacopo. Smetto perché l&#8217;accadere mi ha fermato. Ieri, tenendo tra le mani un libro su Francesco, un mio Francesco, quello che ho scritto e riscritto dentro di me, sono caduto. Una caduta vera, fisica, non metaforica. Il corpo che cede davanti al santo. Davanti al Poverello che non vuole altari ma vuole ginocchia piegate. Sono caduto davanti a Francesco. E nella caduta ho capito. Non una caduta metafisica. Reale.</p>
<p>La vita è un accadere continuo.</p>
<p>Noi crediamo di programmare, di progettare, di edificare conferenze, libri, viaggi. Poi c&#8217;è l&#8217;accadere. L&#8217;accadere non è il caso. Il caso è laico, è cieco. L&#8217;accadere è un segno. Tutto è accadere ma tutto ha un segno. Tutto ha un senso anche quando il senso è la caduta. Soprattutto quando il senso è la caduta. Se dovessi ancora pensare all&#8217;accadere tutto sarebbe oltre mistero per vivere l&#8217;incantamento del disincanto.</p>
<p>Ho vissuto anni nell&#8217;incantamento. L&#8217;incantamento della parola, della santità, della magia come interrogazione del sacro. Poi ho vissuto il disincanto, che non è cinismo, è verità.</p>
<blockquote><p>Il disincanto è quando il sipario scende e resta la solitudine come scelta. Ora devo vivere l&#8217;incantamento del disincanto. Ovvero la capacità di vedere il miracolo proprio nella caduta, nella conferenza che salta, nel progetto che si interrompe. È francescano questo, profondamente francescano. Francesco non programma, accade. Incontra il Sultano al Malik al Kamil a Damietta nel 1219 perché accade. Riceve le stimmate alla Verna nel settembre del 1224 perché accade. Muore cantando il Cantico di frate sole nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 perché accade.</p></blockquote>
<p>Pazienza.<br />
È l&#8217;unica cosa che non permetterò ai santi di togliermi.</p>
<blockquote><p>I santi ti tolgono tutto, se li segui davvero. Ti tolgono la vanità, la superbia, la sicurezza, persino la parola. Ma la pazienza no. La pazienza è l&#8217;ultima forma di resistenza umana davanti al sacro che ti spoglia. Francesco mi ha spogliato come si spogliò davanti al Vescovo Guido e a suo padre Pietro di Bernardone nel 1206. Mi ha lasciato la pazienza. E me la tengo.</p></blockquote>
<p>Se il Signore sia con me e con voi c&#8217;è sempre un senso. C&#8217;è sempre, anche quando non lo vediamo. Il Signore è stato con me anche nella caduta. Soprattutto nella caduta. Perché cadere davanti a Francesco con un libro di Francesco in mano non è ironia, è liturgia. È il santo che ti dice: non sono io che devi raccontare. Ma il dio del Sole è il mio vero compagno e lo sciamano è la mia vera anima. Il resto si è dimesso da me.</p>
<p>Ed ecco la verità ultima che oggi, giorno di San Francesco, mi racconto senza più maschere. Il mio viaggio con i santi è stato un grande viaggio, necessario, ma è stato anche un tradimento. Ho tradito lo sciamano che è in me in cambio del viaggio con i santi. Ho tradito il dio del Sole, Apollo, Dioniso, il pagano mediterraneo che è la mia vera radice greca, ionica, zantiota, in cambio della Porziuncola.</p>
<p>Il resto si è dimesso da me. Si sono dimesse le istituzioni, le accademie, i programmi, gli inviti, le otto conferenze. Ma non è una lamentazione. È una liberazione.<br />
SCEGLIERE!</p>
<p>Il mio viaggio sarà completamente da oggi in poi con lo sciamano che avevo tradito in cambio del viaggio con i santi. Lo sciamano è il mio vero racconto e il dio del Sole traccia il cammino. Francesco resta, ma non come agiografo da conferenza. Resta come fratello. Francesco è l&#8217;unico santo che può camminare accanto allo sciamano senza rinnegarlo. Perché Francesco parlava al lupo, parlava agli uccelli, parlava al fuoco di frate fuoco. Era sciamano anche lui, prima che la Chiesa lo facesse santo da calendario. Era il cantore del Cantico delle creature, che è un canto sciamanico, solare, pagano e cristiano insieme.</p>
<p>Per questo scriverò un libro sul Sultano e sui dolori di Werther non più giovane senza dimenticare lo squarcio del petto di Jacopo. Il Sultano è Damietta, è l&#8217;incontro tra Francesco e l&#8217;Islam, è il dialogo tra il Sole e la Mezzaluna. Werther non più giovane sono io, siamo noi, che abbiamo amato Lotte e abbiamo creduto alla Rivoluzione e siamo stati traditi come Jacopo Ortis. E lo squarcio del petto di Jacopo è il nostro squarcio, è la mia caduta di ieri. Tutto si tiene. Tutto è un intreccio, come ho detto per Chiara e Maddalena. Ora l&#8217;intreccio è tra lo sciamano e il santo.</p>
<p>Oggi è il 4 ottobre. Saltano gli incontri. Pazienza. Non permetterò a nessuno di togliermi la pazienza e il dio del Sole. Camminerò con lo sciamano. Con Francesco accanto, ma dietro, come fratello minore. Questo è il mio accadere. Ho sempre vissuto di accadere. Accade. Tutto accade. Accade a me e non agli altri. Non c&#8217;è alcuna tristezza. C&#8217;è consapevolezza.<br />
Mi basta per restare con lo sciamano accanto che mi racconta le 13 lune nel vento dei miei sguardi. Un Elogio allo Sciamano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/04/io-e-francesco-laccadere-la-caduta-e-lelogio-dello-sciamano/">Io e Francesco. L&#8217;accadere, La caduta e l&#8217;elogio dello sciamano </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Destinazione Bellaria: quando il talento non chiede permesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 12:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="384" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-finale1-384x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-finale1-384x381-1.jpg 384w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-finale1-384x381-1-300x298.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-finale1-384x381-1-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></p>
<p>Dalla Sicilia alla finale nazionale del Rumore BIM Festival 2026: Anna La Croce porta sul palco la sua musica e la determinazione di chi costruisce il proprio futuro senza smettere&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><em>Dalla Sicilia alla finale nazionale del Rumore BIM Festival 2026: Anna La Croce porta sul palco la sua musica e la determinazione di chi costruisce il proprio futuro senza smettere di inseguire i sogni</em></p>
<p>Ci sono storie che sembrano scritte da uno sceneggiatore ottimista, di quelli che amano i lieto fine a tutti i costi. Poi, ogni tanto, la realtà supera la finzione e decide di fare le cose sul serio. È quello che sta succedendo ad Anna La Croce, una ragazza che ha deciso di non dover scegliere tra i libri e un microfono, dimostrando che quando la determinazione incontra il talento, i confini geografici e i cliché anagrafici saltano in aria, dritti verso la finale nazionale del Rumore BIM Festival 2026, il grande contest dedicato alla memoria di Raffaella Carrà. Ma facciamo un passo indietro, perché il viaggio merita di essere raccontato dall’inizio.</p>
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-115995" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-festival-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-festival-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-festival-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-festival-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-festival-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-festival.jpg 1254w" alt="" width="1024" height="1024" /></figure>
<p>Il percorso non è stato una passeggiata bucolica. Per arrivare a giocarsi tutto nella kermesse di Bellaria Igea Marina, in programma dal 9 all’11 ottobre 2026, Anna ha dovuto prima sbaragliare la concorrenza alle audizioni e poi affrontare il fuoco di fila della Semifinale Nazionale per la Sicilia, andata in scena lo scorso 18 settembre nella splendida cornice di Piazza San Pietro a Riposto. Mica una passerella qualunque, visto che a giudicare e ad ascoltare c’erano pesi massimi dello spettacolo e della discografia italiana come Nazzareno Nazziconi, Renato Tanchis di Warner Music Italy, il vulcanico Samuel Peron da Ballando con le Stelle, Gabriele Brocani di Rai Radio 1 e la coreografa internazionale Alessia Barni.</p>
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115996" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/personaggio1eanna-768x1024.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/personaggio1eanna-768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/personaggio1eanna-225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/personaggio1eanna-1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/personaggio1eanna.jpg 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>Gente che di palchi se ne intende e che davanti alla voce e alla penna di Anna, ha dovuto fare i conti con una maturità artistica disarmante. In mezzo a un esercito di oltre 5.700 iscritti provenienti da tutta Italia e selezionati in più di 80 città, Anna ha portato sul palco il suo inedito, “La Mia Destinazione”, un brano pubblicato a luglio che sembra cucito addosso alla sua vita: un inno al viaggio interiore, al cambiamento e al coraggio di inseguire i propri sogni anche quando la strada si fa in salita.</p>
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115997" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-768x1024.png" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-768x1024.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-225x300.png 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1152x1536.png 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image.png 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>Se pensate alla classica giovane promessa che vive solo di sogni, siete fuori strada, perché Anna i piedi li ha ben piantati a terra, e che terra. Diplomata con 100/100 all’ITC “XXIV Maggio 1915” di Trappitello-Taormina, ha chiuso la triennale in Didattica della Musica al Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina con un sonoro 110, guadagnandosi sul campo l’etichetta di più giovane laureata e insegnante d’Italia nel suo settore. E non si limita a studiare, perché dentro la sua scuola di origine coordina e dirige il progetto extrascolastico “Artista per Passione”, un incubatore di talenti che dimostra come l’istruzione e l’arte possano tenersi per mano senza pestarsi i piedi. Mettiamoci pure il quinto tour estivo consecutivo, i palchi condivisi con i grandi della musica italiana – come l’emozionante duetto estivo al pianoforte con Arisa, che l’ha voluta accanto a sé per cantare la sua canzone contro la violenza sulle donne, “L’Amore Non È Violenza” – e capirete che qui non stiamo parlando di una meteora, ma di una forza della natura.</p>
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115998" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1-768x1024.png" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1-768x1024.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1-225x300.png 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1-1152x1536.png 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1.png 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>Il Rumore BIM Festival 2026, che quest’anno gode anche di una vetrina televisiva d’eccezione su Rete 4 con spot dedicati e spazi nei palinsesti Rai, rappresenta solo il prossimo capitolo di una storia che non accenna a rallentare. Saranno tre giorni di fuoco tra masterclass, incontri con i professionisti e sfide a colpi di musica, che culmineranno con il Gran Galà e le premiazioni finali. Intanto le valigie sono pronte e Anna salirà su quel palco a Bellaria portando con sé la sua voce e il suo pianoforte, ma soprattutto un pezzo di Sicilia e un messaggio che vale più di mille premi: i ragazzi non devono scegliere chi essere, possono essere tutto ciò per cui hanno il coraggio di lottare. Il viaggio è appena iniziato. E scommettiamo che il rumore si farà sentire forte.</p>
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115999" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2-768x1024.png" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2-768x1024.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2-225x300.png 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2-1152x1536.png 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2.png 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
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		<title>Il sociologo Francesco Pira: “La povertà di Francesco è una scelta di libertà”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/03/francesco-pira-la-poverta-di-francesco-e-una-scelta-di-liberta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=francesco-pira-la-poverta-di-francesco-e-una-scelta-di-liberta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 13:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[era dei social]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[messaggio]]></category>
		<category><![CDATA[povertà come libertà]]></category>
		<category><![CDATA[San Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[umiltà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-pira-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-pira-1.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-pira-1-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il docente dell’Università di Messina: “La fraternità, al tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, si esercita prima di tutto qui: nel modo in cui scegliamo le parole, nel rispetto dell’altro&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Il docente dell’Università di Messina: “La fraternità, al tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, si esercita prima di tutto qui: nel modo in cui scegliamo le parole, nel rispetto dell’altro che abita ogni nostro messaggio. Un mondo più umano comincia da un linguaggio più umano, e questa è una responsabilità che nessuna macchina può assumersi al posto nostro”</strong></em></p>
<h4>Intervista a cura di Pietro  Salvatore Reina</h4>
<p style="font-weight: 400;">Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, una figura fondamentale della storia italiana ed europea. La vita, le opere, le parole del Poverello d’Assisi hanno attraversato secoli ed ancora oggi il suo messaggio mantiene intatta la sua forza etica, spirituale e culturale. La parabola di san Francesco assurge, da sempre, a simbolo di dialogo tra le culture, pace, fraternità con l’intero creato. Valori più che mai attuali nell’attuale situazione geo-politica caratterizzata e segnata da crisi (economiche, sociali, ambientali), disuguaglianze, guerre. La vita di francesco d’Assisi, nato come Giovanni di Pietro da Bernardomne, è un viaggio, un cammino segnato da trasformazioni, conversioni, scelte coraggiose. Un cammino che lo porta a scoprire il significato più profondo e autentico dell’esistenza che raggiunge il suo punto più alto nell’atto del perdono, del perdonare. Un verbo che per e in Francesco si incastona nell’Incarnazione di Gesù che sceglie di “svuotarsi, spogliarsi” – come insegna san Paolo nella sua Lettera ai Filippesi – per farsi “dono”: come Gesù Cristo ha svuotato sé stesso (ekenosen) assumendo la condizione di servo, facendosi simile agli uomini e umiliandosi fino alla morte di croce così san Francesco si fa povero per accogliere l’altro, gli altri. Farsi povero per Francesco significa liberarsi per poter perfettamente amare. Significa esistere solo nella relazione all’altro. Povertà allora diviene ed è ricchezza d’esperienza, un’energia che brucia. Un’impronta, una “significatione” dell’Altissimo. L’amore per la povertà in Francesco è la conseguenza della sua conversione a Dio. A Dio ci si converte, secondo le parole stesse di Gesù, solo “morendo a sé stessi”. La povertà è il segno di quella morte e di questo abbandono.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-128977 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />D.: Professore Pira, l’ottavo centenario della morte di san Francesco offre l’occasione per tornare su una domanda che attraversa i secoli. Che cosa può dire oggi, a una società che misura tutto in prestazioni e risultati, la scelta di povertà del Poverello d’Assisi?<br />
</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>R.: «La povertà di Francesco è una scelta di libertà, e la società contemporanea ne ha un bisogno urgente, anche quando fatica a riconoscerlo. Viviamo in un sistema che ci valuta per ciò che produciamo, per il capitale che accumuliamo, per la visibilità che otteniamo: l’identità stessa è diventata una prestazione da esibire. Zygmunt Bauman ha descritto la modernità liquida come un tempo in cui le appartenenze si dissolvono e ciascuno deve costruirsi da solo, in una corsa che finisce ogni volta da capo. In questo scenario la povertà francescana è sottrazione: la scelta di togliere di mezzo ciò che ingombra, per liberare spazio alle persone. Spogliarsi, per Francesco, significa alleggerirsi per poter amare, e questa è una lezione che riguarda tutti: le relazioni autentiche nascono dove c’è spazio, e lo spazio si crea togliendo qualcosa».</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>D.: Il perdono è il vertice della parabola di Francesco. In un’epoca che premia la reazione immediata e trasforma ogni offesa in uno scontro pubblico, che cosa resta di quella parola?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">R.: «Il perdono è un atto sociale prima che morale, ed è il gesto che interrompe la catena della vendetta. La sociologia lo osserva da tempo: ogni comunità si tiene insieme grazie a meccanismi che riparano i legami, e il perdono è il più potente di tutti, perché restituisce all’altro la possibilità di ricominciare. Oggi quel gesto è diventato difficile, e le ragioni sono strutturali. Le piattaforme premiano la risposta immediata, il conflitto genera attenzione, l’offesa pubblica costruisce consenso. Il perdono, al contrario, è lento: richiede tempo, silenzio, elaborazione. È per questo che appare fuori moda, e proprio per questo resta indispensabile. Una società che smette di perdonare diventa più fragile, perché ogni frattura si fa definitiva e nessuno può più correggersi. Francesco ci ricorda che il perdono è la forma più alta di amore per salvare ogni relazione».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>D.: Oggi disponiamo di sistemi capaci di generare parole e conversazioni in quantità illimitata. Che cosa può insegnare, a chi li usa, l’umiltà di Francesco?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">R.: «Credo che l’umiltà di Francesco offra il criterio più utile proprio per abitare questa novità. Oggi possiamo produrre parole senza sforzo: un testo, una risposta, una conversazione, in un istante e all’infinito. È un potere nuovo, e come ogni potere nuovo chiede di essere governato. Francesco aveva una consapevolezza opposta e complementare: la parola nasce da un incontro. Scriveva a persone reali, si rivolgeva a uomini e donne che conosceva, costruiva i suoi testi dentro relazioni concrete. Il suo linguaggio era umile nel senso più forte del termine: aderente alla realtà, misurato su chi lo ascoltava. Un sistema generativo lavora all’inverso. Produce parole medie, calcolate sulla probabilità di ciò che è già stato detto, e le offre a chi le chiede. Il rischio è un linguaggio che funziona e tocca nessuno: risponde, informa, intrattiene, e resta fuori dalla relazione. Il punto, allora, è questo: la tecnologia può amplificare la nostra voce, e sta a noi decidere che cosa amplificare. Se le affidiamo il compito di parlare al posto nostro, rinunciamo a ciò che rende umana la comunicazione, cioè la responsabilità di scegliere le parole e di rispondere di esse. Un mondo più umano nasce da parole più umane, e questa resta una responsabilità nostra, anche quando le scrive una macchina».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>D.: Lei porta il nome di Francesco. Come si traduce, oggi, il suo messaggio di pace e fraternità nel lavoro di chi studia la comunicazione e forma i giovani?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">R.: «Lo porto con me come una responsabilità: il punto di contatto sta nella cura del linguaggio. Francesco parlava agli uomini del suo tempo con parole che tutti potevano capire, e il Cantico delle creature è un testo di pace scritto nella lingua della gente: una scelta comunicativa rivoluzionaria, perché toglieva potere ai linguaggi che escludevano. Oggi il nostro compito è analogo. Dalla formazione nelle scuole alla ricerca e all’insegnamento universitario, il cuore del mio lavoro non cambia: educare a una lettura critica della comunicazione. Aiuto studenti e ragazzi a riconoscere chi parla per unire e chi per dividere, distinguendo la forza di un’idea dalla violenza di un insulto. La fraternità, al tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, si esercita prima di tutto qui: nel modo in cui scegliamo le parole, nel rispetto dell’altro che abita ogni nostro messaggio. Un mondo più umano comincia da un linguaggio più umano, e questa è una responsabilità che nessuna macchina può assumersi al posto nostro».<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-128977" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840.jpg" alt="" width="900" height="675" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840.jpg 900w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p style="font-weight: 400;"> Un dipinto che ha un fascino: Francesco è senza aureola e stimmate. Quindi, sicuramente, è stato realizzato prima del 1224, anno in cui Francesco “nel crudo sasso intra Tevero e Arno / da Cristo prese l’ultimo sigillo, / che le sue membra due anni portarno” (Dante, Paradiso, XI, vv. 106-108)</p>
<p>Fonte: <strong>Il salto della quaglia.com</strong></p>
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		<title>Moreno Locatelli, il mio ricordo di un uomo di pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Piero Corso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luci di speranza 🌟]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Moreno Locatelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/MORENO-LOCATELLI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/MORENO-LOCATELLI.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/MORENO-LOCATELLI-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il 3 ottobre 1993 moriva a Sarajevo, colpito da un cecchino sul ponte Vrbanja. Prima di diventare un simbolo dell’impegno nonviolento, Gabriele Moreno Locatelli era stato frate francescano rinnovato. Il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/03/moreno-locatelli-il-mio-ricordo-di-un-uomo-di-pace/">Moreno Locatelli, il mio ricordo di un uomo di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 3 ottobre 1993 moriva a Sarajevo, colpito da un cecchino sul ponte Vrbanja. Prima di diventare un simbolo dell’impegno nonviolento, Gabriele Moreno Locatelli era stato frate francescano rinnovato. Il ricordo personale di un tratto di strada percorso insieme negli anni della giovinezza</em></p>
<p>3 ottobre 2026 – (gpc) Ci sono persone che attraversano la nostra vita e che il trascorrere degli anni non riesce a consegnare definitivamente al passato. Moreno Locatelli, per me, è una di queste.</p>
<p>Lo conobbi quando eravamo giovani e lui era ancora un frate francescano rinnovato. Aveva assunto il nome di <strong>fra Gabriele</strong> e per un periodo visse a Corleone, dove i Frati Minori Rinnovati hanno casa nel vecchio carcere, trasformato in convento e luogo di fraternità.</p>
<p>Di quegli anni conservo ricordi semplici e bellissimi.</p>
<p>Moreno amava profondamente la natura. Spesso viveva nel bosco, nella semplicità e nell’essenzialità francescana, insieme al suo inseparabile amico e confratello <strong>fra Agnello</strong>. Erano giovani, pieni di entusiasmo, con quella radicalità che portava a prendere sul serio la povertà di Francesco d’Assisi e a cercare Dio nella fraternità, nella natura e soprattutto nell’incontro con gli ultimi.</p>
<p>Con Moreno ho percorso un pezzo della mia giovinezza. Abbiamo condiviso momenti belli, esperienze che allora forse non immaginavamo sarebbero rimaste così profondamente impresse nella memoria. Oggi, a distanza di tanti anni, ripensare a lui significa ritrovare il volto di quel giovane frate, prima ancora dell’uomo che il mondo avrebbe conosciuto per il suo impegno per la pace.</p>
<p>Moreno Locatelli era nato il 3 maggio 1959 a Canzo, in provincia di Como. Dopo il biennio di ragioneria aveva iniziato a lavorare come operaio metallurgico. Frequentava assiduamente l’oratorio e militava nell’Azione Cattolica quando, a diciannove anni, maturò la decisione di entrare tra i Frati Minori Rinnovati.</p>
<p>Per sette anni condivise la vita francescana e il servizio ai poveri in diverse parti d’Italia e anche a Parigi. Poi la sua strada prese una direzione diversa. Lasciato l’abito religioso, non abbandonò ciò che quell’esperienza aveva seminato dentro di lui: l’attenzione verso gli ultimi, l’accoglienza, la condivisione.</p>
<p>Tornato alla vita laicale, continuò infatti a occuparsi dei più poveri attraverso l’associazione CasAperta. A Brescia contribuì a ristrutturare una casa ricevuta in comodato dai Carmelitani scalzi, trasformandola in un luogo di accoglienza per profughi, immigrati e anziani.</p>
<p>Poi arrivò la guerra nella ex Jugoslavia.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115921" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2024-10-03-at-14.51.06-1.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>L’incontro con l’associazione <strong>Beati i costruttori di pace</strong> segnò un’altra tappa decisiva della sua vita. Moreno scelse di non osservare quella tragedia da lontano. Nel dicembre del 1992 partecipò a una manifestazione a Sarajevo per chiedere una soluzione pacifica al conflitto. Tornò ancora in Bosnia con l’iniziativa “Si vive una sola pace – Mir Sada”.</p>
<p>Nella Sarajevo assediata non cercava gesti eroici. Faceva ciò che aveva imparato a fare da giovane: stare accanto alle persone. Portava viveri, distribuiva la posta, aiutava anziani, ammalati e quanti erano rimasti soli dentro l’incubo della guerra.</p>
<p>Il <strong>3 ottobre 1993</strong>, insieme a padre Angelo Cavagna, Luigi Ceccato, Luca Berti e Pier Luigi Ontanetti, decise di attraversare il ponte Vrbanja sul fiume Miljacka, uno dei luoghi simbolo della divisione della città.</p>
<p>Portavano una corona di fiori da deporre nel luogo in cui era stata uccisa Suada Dilberović, giovane vittima dei primi giorni della guerra, e del pane da offrire ai soldati delle parti contrapposte.</p>
<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115925" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/moreno-locatelli.jpg" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/moreno-locatelli.jpg 1000w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/moreno-locatelli-300x222.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/moreno-locatelli-768x568.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/moreno-locatelli-80x60.jpg 80w" alt="" width="1000" height="740" /><figcaption class="wp-element-caption">Spalato, agosto 1993- Moreno Locatelli legge un manifesto affisso nella pineta dove campeggiano i partecipanti alla marcia MIR SADA.</figcaption></figure>
<p>Fiori e pane.</p>
<p>Due segni disarmati davanti alla violenza delle armi.</p>
<p>Durante l’attraversamento Moreno venne raggiunto dai colpi sparati da un cecchino. Fu soccorso e sottoposto a due interventi chirurgici, ma non sopravvisse.</p>
<p>Aveva trentaquattro anni.</p>
<p>Di quelle ultime ore è rimasta anche una domanda che dice molto dell’uomo che avevo conosciuto tanti anni prima. Il suo pensiero, nonostante fosse gravemente ferito, andò agli altri:</p>
<p><strong>«Stanno tutti bene?»</strong></p>
<p>Oggi Sarajevo conserva la memoria di Gabriele Moreno Locatelli. Una strada nel quartiere di Grbavica porta il suo nome e una lapide sul ponte ricorda quel giovane italiano che volle attraversare una linea di guerra portando del pane.</p>
<p>Anche in Italia il suo gesto è stato ricordato: nel 2011 gli è stato dedicato un albero nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova e successivamente il suo nome è stato ricordato anche nel Bosco dei Giusti di Solaro.</p>
<p>Ma nel giorno dell’anniversario della sua morte, il mio pensiero torna inevitabilmente più indietro.</p>
<p>Prima di Sarajevo.</p>
<p>Prima del ponte.</p>
<p>Prima che Moreno diventasse per molti il volto di un uomo morto tentando di costruire la pace.</p>
<p>Io lo ricordo giovane, con il saio francescano. Lo ricordo a Corleone, in quel vecchio carcere diventato convento. Lo ricordo nel bosco, immerso nella natura, insieme a fra Agnello. Ricordo i momenti belli trascorsi insieme e quella stagione della nostra giovinezza nella quale abbiamo condiviso un pezzo di strada.</p>
<p>Forse, ripensandoci oggi, tra quel giovane frate che cercava la semplicità nel bosco di Corleone e l’uomo che tanti anni dopo attraversava un ponte di Sarajevo con del pane in mano non c’è poi tanta distanza.</p>
<p>C’è lo stesso desiderio di fraternità.</p>
<p>E c’è una vita che, pur cambiando strade, ha continuato a cercare l’uomo, soprattutto quello più fragile.</p>
<p>A trentatré anni dalla sua morte, questo è il Moreno che desidero ricordare.</p>
<p>Non soltanto l’uomo caduto su un ponte di Sarajevo, ma <strong>l’amico di un tratto della mia giovinezza</strong>.</p>
<p>E forse è proprio questo il privilegio più grande di averlo conosciuto: poter dire che, prima di diventare memoria e testimonianza di pace, Moreno è stato un compagno di strada. (GPC)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Foto da Internet</em></p>
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		<title>STANDING OVATION PER ANTONIETTA TUCCILLO &#8211; ALLA MILANO FASHION WEEK IL CROCHET NATO DURANTE LE TERAPIE DIVENTA MODA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/28/standing-ovation-per-antonietta-tuccillo-alla-milano-fashion-week-il-crochet-nato-durante-le-terapie-diventa-moda/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=standing-ovation-per-antonietta-tuccillo-alla-milano-fashion-week-il-crochet-nato-durante-le-terapie-diventa-moda</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 15:10:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="982" height="786" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-SFILATA-TUCCILLO-BICONIC-CHIUSURA-ABITO-VOGLIA-DI-VITA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-SFILATA-TUCCILLO-BICONIC-CHIUSURA-ABITO-VOGLIA-DI-VITA.jpg 982w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-SFILATA-TUCCILLO-BICONIC-CHIUSURA-ABITO-VOGLIA-DI-VITA-300x240.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-SFILATA-TUCCILLO-BICONIC-CHIUSURA-ABITO-VOGLIA-DI-VITA-768x615.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-SFILATA-TUCCILLO-BICONIC-CHIUSURA-ABITO-VOGLIA-DI-VITA-585x468.jpg 585w" sizes="(max-width: 982px) 100vw, 982px" /></p>
<p>Alle Officine del Volo il debutto della designer con i suoi pezzi unici realizzati interamente a mano. Women for Women against Violence lancia i B ICONIC Camomilla Fashion Award  &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/28/standing-ovation-per-antonietta-tuccillo-alla-milano-fashion-week-il-crochet-nato-durante-le-terapie-diventa-moda/">STANDING OVATION PER ANTONIETTA TUCCILLO &#8211; ALLA MILANO FASHION WEEK IL CROCHET NATO DURANTE LE TERAPIE DIVENTA MODA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alle Officine del Volo il debutto della designer con i suoi pezzi unici realizzati interamente a mano. </span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Women for Women against Violence lancia i B ICONIC Camomilla Fashion Award</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Milano, 26 settembre 2026</span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> – Una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">standing ovation</strong> ha accompagnato il debutto di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Antonietta Tuccillo alla Milano Fashion Week</strong>, trasformando in un’emozione collettiva il sogno che aveva custodito per anni. Alle <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Officine del Volo</strong>, nell’ambito di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">B ICONIC</strong>, Antonietta ha presentato la sua <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Crochet Couture</em>, una collezione di pezzi unici interamente realizzati a mano durante gli anni delle terapie per un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">carcinoma ovarico maligno di alto grado, oggi cronicizzato</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per anni, durante le interminabili ore delle cure oncologiche, Antonietta ha lavorato all’uncinetto affidando a fili e colori la voglia di continuare a progettare il futuro. Ad accompagnarla, un desiderio rimasto a lungo nel cassetto: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">vedere un giorno quegli abiti sotto le luci della Milano Fashion Week</strong>. Quel giorno è arrivato e, al termine della sfilata, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il pubblico si è alzato in piedi per lei</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A salire in scena non è stata la malattia, ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ciò che Antonietta ha saputo costruire mentre la attraversava</strong>. Una manualità ritrovata è diventata ricerca, stile, femminilità e, soprattutto, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">possibilità di continuare a guardare avanti</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tutto comincia quasi per istinto con un vecchio uncinetto e una piccola famiglia di orsetti. Arrivano poi abiti, capispalla, costumi, cappelli e creazioni da sposa. Quello che lei stessa definisce il suo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“compagno di viaggio”</strong> accompagna un percorso nel quale un’antica arte artigianale assume progressivamente un’identità personale e contemporanea.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">In passerella sfilano donne e uomini con le creazioni di Antonietta, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">impreziosite dai gioielli del Maestro Michele Affidato</strong>, storico partner di Women for Women against Violence. Tra i capi più rappresentativi anche l’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“abito della voglia di vivere”</strong>, nato dopo la diagnosi e durante il percorso terapeutico: non una creazione realizzata a posteriori per rappresentare una rinascita, ma il frutto di un tempo nel quale Antonietta cercava, punto dopo punto, una nuova direzione.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A intuire che quel lavoro potesse uscire dalla dimensione privata è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Donatella Gimigliano</strong>, ideatrice e produttrice di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Women for Women against Violence</strong>, format che unisce in un racconto di vita due grandi emergenze femminili, la violenza di genere e il tumore al seno, e Presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas, che sceglie di accompagnare Antonietta verso un traguardo che fino a quel momento sembrava lontanissimo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">«<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Quando ho conosciuto Antonietta ho incontrato certamente una donna con un vissuto straordinario, ma ho visto soprattutto un talento che non poteva continuare a rimanere chiuso in un armadio</em> – sottolinea Gimigliano –. <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Quegli abiti sono nati nelle ore più difficili, eppure parlano di bellezza e di futuro. Abbiamo deciso di provare a realizzare ciò che desiderava da anni e vederla arrivare alla Milano Fashion Week restituisce perfettamente il senso del nostro impegno: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">non limitarci a raccontare le donne, ma cercare, quando possiamo, di incidere concretamente sulle loro vite</strong></em>».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A rendere possibile il debutto milanese è l’incontro con <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">B ICONIC</strong>, ideato da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Giulio Di Sabato, Simone Ruggeri e Mitch Mihic</strong> e prodotto da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Caremoli &amp; Ruggeri</strong>. Per la sua terza edizione la manifestazione sceglie <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Women for Women against Violence come Official Social Impact Partner</strong>, aprendo una collaborazione che porta anche nel mondo della moda i temi dell’inclusione, della responsabilità sociale e dell’attenzione alle fragilità femminili.</span></p>
<div id="attachment_128635" style="width: 640px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-128635" class="wp-image-128635 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TANYA-LA-GATTA-CONDUTTRICE-SFILATE-BICONIC-ABITO-CAMOMILLA-2.jpg" alt="" width="630" height="840" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TANYA-LA-GATTA-CONDUTTRICE-SFILATE-BICONIC-ABITO-CAMOMILLA-2.jpg 630w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TANYA-LA-GATTA-CONDUTTRICE-SFILATE-BICONIC-ABITO-CAMOMILLA-2-225x300.jpg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TANYA-LA-GATTA-CONDUTTRICE-SFILATE-BICONIC-ABITO-CAMOMILLA-2-585x780.jpg 585w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /><p id="caption-attachment-128635" class="wp-caption-text">Tania La Gatta</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A condurre gli eventi della giornata sono il conduttore radiofonico <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Claudio Guerrini</strong>, affiancato da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tania La Gatta</strong>, testimonial di Women for Women, che per l’occasione indossa l’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Abito Camomilla”</strong>, realizzato da Antonietta e ispirato al fiore simbolo della kermesse. Madrina dell’iniziativa è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ludmilla Voronkina Bozzetti</strong>.</span></p>
<div id="attachment_128633" style="width: 932px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-128633" class="wp-image-128633 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TUCCILLO-CONSEGNA-PREMIO-BICONIC.jpg" alt="" width="922" height="615" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TUCCILLO-CONSEGNA-PREMIO-BICONIC.jpg 922w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TUCCILLO-CONSEGNA-PREMIO-BICONIC-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TUCCILLO-CONSEGNA-PREMIO-BICONIC-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TUCCILLO-CONSEGNA-PREMIO-BICONIC-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/TUCCILLO-CONSEGNA-PREMIO-BICONIC-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 922px) 100vw, 922px" /><p id="caption-attachment-128633" class="wp-caption-text">La consegna del premio B Iconic a Antonietta Tuccillo.</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Accanto ad Antonietta anche <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Filomena Lamberti, Fanny Cristina Campion, Francesca Svanera </strong>e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nicolò Maja con i nonni Giulio e Ines</strong>, volti e testimonianze che hanno incrociato il cammino di Women for Women, insieme al regista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Antonio Centomani</strong>, all’executive manager <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ornella Baudo</strong> e alla coordinatrice milanese dell’Associazione <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Patrizia Gaeta</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nascono i B ICONIC Camomilla Fashion Award</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’appuntamento milanese apre anche un nuovo capitolo della collaborazione tra B ICONIC e Women for Women against Violence con la nascita dei <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">B ICONIC Camomilla Fashion Award</strong>, declinazione del riconoscimento realizzato dallo storico partner <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Michele Affidato</strong>, destinata a personalità capaci di coniugare eccellenza professionale, responsabilità sociale e attenzione alle donne.</span></p>
<div id="attachment_128632" style="width: 624px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-128632" class="wp-image-128632 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-MARIA-ELENA-VIOLA.jpg" alt="La consegna del premio a Maria Elena Viola direttrice di Donna Moderna" width="614" height="539" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-MARIA-ELENA-VIOLA.jpg 614w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-MARIA-ELENA-VIOLA-300x263.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-MARIA-ELENA-VIOLA-585x514.jpg 585w" sizes="(max-width: 614px) 100vw, 614px" /><p id="caption-attachment-128632" class="wp-caption-text">La consegna del premio B  Iconic a Maria Elena Viola direttrice di Donna Moderna</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A ricevere il riconoscimento <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Maria Elena Viola, Direttrice di Donna Moderna</strong>, per l’attenzione costante ai temi che incidono sulla vita e sui diritti delle donne e per aver saputo coniugare informazione e responsabilità sociale. Un omaggio alla donna e alla giornalista per il contributo offerto nel mettere in discussione stereotipi, rompere silenzi e creare consapevolezza.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">B ICONIC Camomilla Fashion Award</strong> viene inoltre conferito a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Leo Mel</strong>, per una testimonianza maschile di particolare</span></p>
<div id="attachment_128634" style="width: 929px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-128634" class="wp-image-128634 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-LEO-MEL-DA-NICOLO-MAJA.jpg" alt="" width="919" height="840" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-LEO-MEL-DA-NICOLO-MAJA.jpg 919w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-LEO-MEL-DA-NICOLO-MAJA-300x274.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-LEO-MEL-DA-NICOLO-MAJA-768x702.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/BICONIC-CAMOMILLA-FASHION-AWARDS-PREMIAZIONE-LEO-MEL-DA-NICOLO-MAJA-585x535.jpg 585w" sizes="(max-width: 919px) 100vw, 919px" /><p id="caption-attachment-128634" class="wp-caption-text">premiazione leo Mel da Nicolò Maja</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">valore nel contrasto alla violenza di genere. Di fronte all’uomo che perseguitava e minacciava sua sorella e la sua famiglia, Leo ha scelto di proteggerli e, quando è stato a sua volta aggredito, ha deciso consapevolmente di non reagire all’aggressione, affidandosi alla giustizia e alle Forze dell’Ordine. Il suo gesto porta con sé un messaggio preciso: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">questa battaglia non può essere affidata soltanto alle donne, ma richiede anche la voce, la responsabilità e l’esempio degli uomini</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A consegnargli il premio è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nicolò Maja, sopravvissuto alla strage di Samarate</strong>. Due vicende profondamente diverse che si incontrano su un terreno comune: l’amore per la propria famiglia e l’istinto di proteggere le persone che si amano. Leo ha potuto intervenire in difesa dei suoi cari; Nicolò ha conosciuto invece il dolore terribile dell’impotenza, quello di non aver potuto proteggere sua madre e sua sorella dalla furia omicida del padre.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-128636" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/MILANO-FASHION-WEEK-.-SFILATA-ANTONIETTA-TUCCILLO-BICONIC.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per Antonietta, Milano non rappresenta un punto d’arrivo. La malattia e le cure appartengono ancora al suo presente, ma non ne occupano più tutto l’orizzonte. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Accanto agli stessi fili che accompagnano da anni le ore delle terapie, oggi ci sono una collezione, il debutto alla Milano Fashion Week e nuovi progetti da immaginare. </strong></span></p>
<p>photocover: MILANO FASHION WEEK &#8211; ANTONIETTA TUCCILLO E LA SUA CREAZIONE  &#8220;VOGLIA DI VIVERE&#8221;</p>
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		<title>Il tempo al contrario: una figlia scrive sull&#8217;Alzheimer della madre</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/22/il-tempo-al-contrario-una-figlia-scrive-sullalzheimer-della-madre/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-tempo-al-contrario-una-figlia-scrive-sullalzheimer-della-madre</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 21:54:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="540" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-300x150.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-1024x512.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-768x384.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-585x293.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Uno dei percorsi d’amore più profondi, dolorosi e totalizzanti che una figlia possa compiere Di  Luciana Carrera La sveglia suona sempre alla stessa ora, ma il giorno che ci aspetta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/22/il-tempo-al-contrario-una-figlia-scrive-sullalzheimer-della-madre/">Il tempo al contrario: una figlia scrive sull&#8217;Alzheimer della madre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="540" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-300x150.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-1024x512.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-768x384.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5577-585x293.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p><div>
<div><strong>Uno</strong><b style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18"> dei percorsi d’amore più profondi, dolorosi e totalizzanti che una figlia possa compiere</b></div>
<div><strong><br />
Di  Luciana Carrera</strong></div>
</div>
<div></div>
<div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">La sveglia suona sempre alla stessa ora, ma il giorno che ci aspetta non ha mai una forma precisa. Da quando l’Alzheimer si è accomodato nelle nostre vite, le nostre giornate non si misurano in ore, ma in respiri, ripetizioni e sguardi. Oggi mia madre ha ottantadue anni, ma stamattina, mentre le spazzolavo i capelli, nei suoi occhi ne ho letti quattro. </span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Vivere con l’Alzheimer è come assistere a un miracolo al contrario: </span></div>
<div></div>
<blockquote>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">la persona che ti ha messo al mondo, che ti ha insegnato a stare dritta e a difenderti dalla vita, rimpicciolisce giorno dopo giorno. Diventa una bambina. Ma è una bambina speciale, che porta addosso il peso di un corpo stanco e i frammenti di una storia che non ricorda più come unire.</span></div>
</blockquote>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">La quotidianità è fatta di rituali lentissimi. C’è una strana, dolcissima tenerezza nello scegliere per lei il maglione più morbido, il vestito più bello, nel proteggerla da un mondo che è diventato troppo veloce e rumoroso. In quei momenti, il motivo per cui lo faccio è limpido come l’acqua: è la lingua di un amore che ha dovuto imparare un alfabeto completamente nuovo.</span></div>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Ma non ci sono solo le carezze e i baci.<br />
</span></div>
<div></div>
<blockquote>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Ci sono i giorni bui, quelli in cui la rabbia nella sua testa si fissa su un pensiero, un binario morto da cui non riesce a deviare. È il &#8220;loop&#8221;. «Dov’è la mia giacchetta? Voglio andare a casa mia», mi ripete per la decima volta in cinque minuti. Cerco di spiegarle che è già a casa, che è al sicuro. Ma le mie parole non trovano un porto. </span></div>
</blockquote>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Più cerco di farle capire la realtà, più quella realtà le sembra un inganno. Ed è lì che scatta la rabbia, una rabbia bambina, fatta di frustrazione pura, di un pianto lento, di sguardi smarriti che mi vedono come una nemica, un’estranea che le sta nascondendo qualcosa.</span></div>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">In quei momenti difficili, lo confesso, il respiro si fa corto. Sento la stanchezza delle notti insonni che mi pesa sulle spalle e una domanda che mi urla dentro: perché?</span></div>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Poi, d’un tratto, la tempesta passa così com’è arrivata. Mia madre mi guarda, la rabbia svanisce e torna quel candore indifeso. Mi stringe la mano e mi dice: «Tu chi sei? Però mi piaci».</span></div>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Ecco perché sono qui, perché siamo qui io e le mie sorelle, ogni singolo giorno.</span></div>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Perché anche se lei non sa più chi siamo noi&#8230; noi sappiamo perfettamente chi è lei..</span></div>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">E finché avremo voce, saremo noi la sua memoria.</span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;"> </span></div>
</div>
<div>
<div><b><span style="font-family: georgia, serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">L<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">uciana Carrera</span></span></b></div>
</div>
</div>
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		<title>Mata Hari. L’occhio del giorno e la danza infinita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 06:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Mata Hari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="943" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901-300x240.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901-1024x819.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901-768x614.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901-1170x936.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4901-585x468.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>A centocinquant’anni dalla nascita, Pierfranco Bruni traccia il ritratto di una donna diventata leggenda: danzatrice, amante e presunta spia, sospesa tra eros, mistero e verità. A centocinquant’anni dalla nascita di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A<em> centocinquant’anni dalla nascita, Pierfranco Bruni traccia il ritratto di una donna diventata leggenda: danzatrice, amante e presunta spia, sospesa tra eros, mistero e verità.</em></p>
<p>A centocinquant’anni dalla nascita di Mata Hari.  Una vita tra gli amori e la bellezza, gli intrighi e la musica ballata.  Una leggenda nel mito. E una morte tagliata dal vento dell’alba.  Fu una danza fatale. Percorse i suoi ultimi passi con la cadenza lenta. Non volle che le si fasciassero gli occhi. Volle vedere i propri fucilatori negli sguardi. Volle osservare il plotone di esecuzione che sparò senza indugio. Era stata condannata per spionaggio.   C’era una volta una danzatrice che portò l’Oriente sulla scena dei teatri della Grande Guerra. Il corpo fu oriente tra i venti e parole. Il suo canto, la sua musica, i suoi abiti nella nudità del corpo e della fattezza della sua bellezza, portavano l’incanto, il segreto, il sogno.  Penetrare per pochi istanti la dimenticanza della tragedia che invadeva il mondo significava assentarsi dalla triste realtà.   Era bella. I suoi vestimenti leggeri sembravano il trionfo di Cleopatra. I bracciali, le collane, gli orecchini: un suono d’Oriente.   La danzatrice che fu definita “la spia più enigmatica e più elegante”, la cortigiana più amata dall’aristocrazia militare di quegli anni. Si chiamava Mata Hari. In lingua malese significa “Occhio del Giorno”.  E proprio come il sole, attraversò il cielo dei palcoscenici e abbagliò. Nacque in Olanda, a Leeuwarden, il 7 agosto 1876. Il suo vero nome era Margaretha Gertruida Zelle.   Dal 1895 al 1900 fu sposata, infelicemente, con un ufficiale olandese di vent’anni più grande di lei.  Fu a Parigi che trovò la sua vera vocazione: intrecciare danza e canto tra i diversi palcoscenici.  Da Parigi a Berlino, sino in Italia, dove approdò a Milano. Portava con sé un corpo che parlava e un silenzio che mentiva. Si narra che sia stata coinvolta in un complicato giro di spionaggio tra Medio Oriente, Germania e Francia durante la Grande Guerra.  Lei negò sempre. Con la stessa grazia con cui danzava. Venne fucilata in Francia, a Vincennes, il 15 ottobre 1917.   Mentre il plotone sparava, gridava di essere innocente.  Oggi il suo Paese, l’Olanda, ne chiede la riabilitazione: “passata per le armi senza alcuna prova”.  Ma la storia non assolve. Il mito sì. Una donna che seppe vivere</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-126896 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903-207x300.jpeg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903-207x300.jpeg 207w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903-706x1024.jpeg 706w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903-768x1113.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903-1170x1696.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903-585x848.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4903.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></p>
<p>amando. Amò fino a morirne.  Fino a non temere la morte perché sapeva che la vita è un attraversare la morte quotidianamente.  Si ama fino a superare la morte nell’esercizio stesso della vita. Aveva negli occhi la sensualità di quell’Oriente che portava la trasparenza del mistero e dell’onirico.  Non rinunciò mai alle notti e ai giorni della passione. Seppe cogliere, danzando, ogni gesto di una profonda eroticità.  Perché l’eros non è peccato. L’eros è</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-126898 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904-214x300.jpeg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904-214x300.jpeg 214w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904-732x1024.jpeg 732w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904-768x1075.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904-1170x1637.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904-585x819.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_4904.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></p>
<p>attrazione del vivere. È scavo tra corpo e anima. Mata Hari non seppe mai fingere. Restò sulla scena anche osservando i fucili sparare.  Forse una donna simbolo in un tempo di grandi complicità e ambiguità. Un Secolo contraddittorio che aveva bisogno di capri espiatori belli. Diceva tutto in una frase: “La danza è una poesia in cui ogni parola è un movimento”.   Questa sua frase resta incisa. È la sintesi di una vita: trasformare il corpo in verso. E quando le comunicarono la condanna disse: “State sicuri che saprò morire senza paura. Farò quella che si chiama una bella morte!”.   E la fece. Con la schiena dritta. Con gli occhi aperti. Con la dignità di chi non si è mai piegata. Greta Garbo la rappresentò nel film del 1931 in modo sublime.  Ma nessuna attrice ha</p>
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<p>potuto rendere il suo vero movimento: quello tra mito e verità. Allora. Danzatrice? Cortigiana? Spia?  Fu tutte e tre le cose. E nessuna.  Fu una donna che scelse di vivere sul filo. E sul filo morì. Ho scritto spesso di Mata Hari. Ho realizzato una Cartella con schede tra racconto, poesie e immagini la cui realizzazione grafica è stata curata, in modo sublime, da Anna Montella, la quale ha realizzato anche un affascinante video.</p>
<p>https://pierfrancobruni.weebly.com/mata-hari-cartelle.html</p>
<p>Un tracciato poetico.  Un sogno raccontato e vissuto solo in sogno. Perché Mata Hari non appartiene alla cronaca. Appartiene all’immaginario.  È il corpo che diventa simbolo. È l’Oriente che entra in Occidente senza permesso.  È la donna che danza mentre il mondo spara. Una danza infinita.  Aveva soltanto 41 anni.   Nel vento dell’alba la danza fu infinita.  Mi ha attraversato con il suo fascino e il suo misterioso cammino. Mata Hari: un mito.   Una donna nel fascino dell’attrazione.  Seppe vivere con la dignità con la quale si presentò davanti ai suoi carnefici. E forse aveva ragione.  Perché ci sono morti che uccidono e morti che consacrano.  La sua fu consacrazione. L’Occhio del Giorno si è chiuso.  Ma la danza continua. Fu Demetra o Atena. O Circe. Anzi fu Calipso.</p>
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