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		<title>Giornata neurologia, Sin: &#8220;Benessere del cervello una sfida che riguarda tutti&#8221; Il presidente Zappia, ‘formare neurologi capaci di affrontare le sfide dell’innovazione digitale e della presa in carico territoriale, puntare sulla prevenzione’- Campagne su territorio, radio e social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:43:00 +0000</pubDate>
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<p>Roma, 20 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; La salute del cervello, una delle grandi sfide sanitarie, sociali e scientifiche del nostro tempo, torna al centro del dibattito pubblico in occasione della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/giornata-neurologia-sin-benessere-del-cervello-una-sfida-che-riguarda-tutti-il-presidente-zappia-formare-neurologi-capaci-di-affrontare-le-sfide-dellinnovazione-digitale-e-del/">Giornata neurologia, Sin: &#8220;Benessere del cervello una sfida che riguarda tutti&#8221; Il presidente Zappia, ‘formare neurologi capaci di affrontare le sfide dell’innovazione digitale e della presa in carico territoriale, puntare sulla prevenzione’- Campagne su territorio, radio e social</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us.png 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us-1024x768.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us-1170x878.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/GMN2026_us-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Roma, 20 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; La salute del cervello, una delle grandi sfide sanitarie, sociali e scientifiche del nostro tempo, torna al centro del dibattito pubblico in occasione della Giornata mondiale della neurologia che si celebra il 22 luglio. Con varie iniziative nel territorio, ma anche su radio e social, anche in Italia la ricorrenza sarà l’occasione per aumentare la consapevolezza sull’impatto delle patologie neurologiche e sul ruolo sempre più strategico della neurologia nella tutela della salute pubblica. Le malattie neurologiche rappresentano oggi un’emergenza globale. Secondo il Global Burden of Disease Study dell’Organizzazione mondiale della sanità &#8211; informa la Sin-Società italiana di neurologia, in una nota &#8211; i disturbi neurologici interessano 3,4 miliardi di persone e costituiscono la prima causa globale di cattiva salute e disabilità. Anche in Italia l&#8217;impatto è rilevante: oltre un milione di persone vive con una forma di demenza, circa 300mila con la malattia di Parkinson, 144mila con la sclerosi multipla. A questi numeri si aggiunge l&#8217;ictus cerebrale, una delle principali cause di morte e disabilità: ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 90mila nuovi casi di stroke, con un impatto sanitario, sociale ed economico rilevante &#8211; si stima un costo di oltre 20 miliardi di euro l&#8217;anno, tra spesa sanitaria, assistenza e perdita di produttività &#8211; con conseguenze sempre più rilevanti per le famiglie, i caregiver e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.L’allungamento dell’aspettativa di vita, la cronicità di molte condizioni neurologiche e la complessità dei percorsi di diagnosi e cura rendono queste patologie una delle principali sfide sanitarie contemporanee, con un impatto crescente sulla qualità della vita delle persone, sulle famiglie e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. La neurologia, infatti &#8211; spiega la società scientifica &#8211; è oggi chiamata a presidiare un campo sempre più ampio: dalle patologie acute tempo-dipendenti alle malattie neurodegenerative, dalle condizioni croniche alle malattie rare. Proprio queste ultime rappresentano un ambito di particolare rilievo, se si considera che il 40% delle malattie rare è di natura neurologica e richiede competenze specifiche e altamente qualificate. “La neurologia è una disciplina vasta, complessa &#8211; afferma Mario Zappia, presidente Sin &#8211; Non si occupa solo di emergenza e urgenza, quindi di patologie tempo-dipendenti come l’ictus ma anche di patologie croniche estremamente complesse: sclerosi multipla, epilessia, Parkinson, malattia di Alzheimer, cefalee. Sono malattie che durano anche decenni e spesso le scelte terapeutiche devono essere via via aggiornate in funzione delle necessità dei pazienti. Richiedono competenze altamente specializzate non solo per l’individuazione e la diagnosi, ma anche per il trattamento nel corso del tempo”. In questo scenario, la formazione del neurologo diventa una leva decisiva. La trasformazione digitale sta cambiando in profondità il modo di fare diagnosi, monitorare i pazienti e organizzare la presa in carico. “La tecnologia sta cambiando il nostro modo di agire &#8211; osserva Zappia &#8211; pensiamo all’intelligenza artificiale, all’uso sempre più rilevante della telemedicina, dei biosensori per monitorare la quotidianità dei pazienti. Tutte queste competenze richiedono formazione. Il compito della Società Italiana di Neurologia, in questo momento, è quello di dare formazione ai neurologi, non solo ai giovani neurologi ma anche a quelli con grande esperienza alle spalle”.La formazione, tuttavia, non riguarda solo l’innovazione tecnologica. Secondo la Sin, il neurologo deve poter svolgere un ruolo più incisivo anche nelle relazioni istituzionali e nei processi decisionali che definiscono l’organizzazione dei servizi, il fabbisogno di specialisti e la programmazione sanitaria nei territori. “Spesso le scelte che riguardano il fabbisogno dei neurologi nel nostro Paese vengono determinate senza che i neurologi siano interpellati. Riteniamo invece &#8211; precisa Zappia &#8211; che il neurologo debba avere voce in capitolo. Per questo stiamo promuovendo una formazione in public affairs, affinché i neurologi possano avere un’interlocuzione reale e credibile con i decisori delle scelte che si andranno a fare nei vari territori”. Accanto alla diagnosi, alla cura e alla presa in carico, la prevenzione rappresenta uno dei capitoli più innovativi della neurologia contemporanea. Le evidenze scientifiche più recenti indicano che una quota rilevante del rischio neurologico è modificabile: la prevenzione è quindi possibile e deve diventare parte integrante delle strategie di salute pubblica, attraverso interventi precoci, politiche sociali ed educative, promozione di stili di vita sani e riduzione delle disuguaglianze. “La prevenzione è qualcosa di nuovo in ambito neurologico &#8211; rimarca il presidente Sin -In neurologia è stata spesso poco considerata, probabilmente perché molte malattie sono state ritenute a decorso ineluttabile. Ma oggi sappiamo, ad esempio, che nell’ambito della demenza abbiamo un 45% di fattori di rischio modificabili”. Da qui la centralità della Brain Health. “La salute del cervello &#8211; illustra Zappia &#8211; vuol dire prendersi cura di quest’organo importantissimo anche indipendentemente dalla presenza di una malattia neurologica. Le campagne di prevenzione che stiamo progettando insieme ad altre istituzioni e partner riguarderanno tutta la popolazione, soprattutto i giovani. Siamo fiduciosi di poter ottenere, nel tempo, gli stessi risultati che le campagne di prevenzione hanno avuto nell’ambito di altre malattie”. La Giornata mondiale della neurologia diventa così non solo una ricorrenza scientifica ma un appello alla responsabilità collettiva. Per questo, la Sin promuove diverse iniziative di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale. Molti Comuni e istituzioni illumineranno di blu alcuni dei principali monumenti cittadini: a Roma, ad esempio, Palazzo Chigi, Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio. Su neuro.it l’elenco completo dei monumenti illuminati. Tra le iniziative previste la nota segnala: una campagna radiofonica che dal 22 al 29 luglio porterà la voce dei neurologi Sin sulle emittenti locali di tutta Italia e una campagna dedicata sui canali social Sin, con contenuti divulgativi pensati per il grande pubblico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/giornata-neurologia-sin-benessere-del-cervello-una-sfida-che-riguarda-tutti-il-presidente-zappia-formare-neurologi-capaci-di-affrontare-le-sfide-dellinnovazione-digitale-e-del/">Giornata neurologia, Sin: &#8220;Benessere del cervello una sfida che riguarda tutti&#8221; Il presidente Zappia, ‘formare neurologi capaci di affrontare le sfide dell’innovazione digitale e della presa in carico territoriale, puntare sulla prevenzione’- Campagne su territorio, radio e social</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Venezia, da Gift Solutions un impianto fotovoltaico per ripulire la laguna da microplastiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/venezia-da-gift-solutions-un-impianto-fotovoltaico-per-ripulire-la-laguna-da-microplastiche/">Venezia, da Gift Solutions un impianto fotovoltaico per ripulire la laguna da microplastiche</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/venezia_Gift_Solutions_us-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Roma, 20 lug. (Adnkronos) &#8211; Dopo aver firmato la prima villa veneta autosufficiente dal punto di vista energetico e aver realizzato la prima Comunità energetica rinnovabile (Cer) sull’interporto di una zona industriale, Gift Solutions alza ulteriormente l&#8217;asticella dell&#8217;innovazione sostenibile. L&#8217;azienda ha annunciato, durante la Festa del Redentore in occasione del decimo anniversario dell’azienda, il lancio del suo nuovo e ambizioso progetto: la realizzazione di un impianto fotovoltaico in comunità energetica dedicato ad alimentare un sistema tecnologico per la depurazione delle microplastiche e degli idrocarburi nella Laguna di Venezia. Il progetto vedrà lo sviluppo di nuove e importanti sinergie strategiche attraverso la collaborazione con Fondazione Civitas, unendo così la transizione energetica alla tutela e al ripristino degli ecosistemi marini.&#8221;Si tratta di un obiettivo ambizioso &#8211; afferma Salvalaio di Gift Solutions &#8211; Vogliamo dimostrare come l&#8217;energia pulita prodotta a km zero non serva solo ad abbattere le emissioni, ma possa diventare il motore attivo per curare e proteggere il nostro territorio e un patrimonio unico al mondo come la Laguna di Venezia&#8221;. Il cuore tecnologico dell&#8217;intervento di mitigazione ambientale si basa su moduli di filtrazione ad altissima efficienza e basso consumo (con un costo energetico di appena 1,5 €/giorno per dispositivo). Questi sistemi sono progettati per operare in modo continuo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 , garantendo la rimozione attiva dei rifiuti galleggianti. Ogni singola unità è in grado di trattare fino a 35 m³/ora di acqua (pari a 35.000 litri/ora), intercettando e trattenendo: microplastiche fino a una dimensione microscopica di 1.6 mm; fino a 500 kg all&#8217;anno di rifiuti plastici galleggianti (bottiglie, sacchetti, packaging); oli e idrocarburi, grazie a tecnologie assorbenti, capaci di trattenere fino a 4 kg di inquinanti per singolo utilizzo.La salvaguardia dell&#8217;ecosistema lagunare è garantita anche dal design idrodinamico dei sistemi che operano esclusivamente sullo strato superficiale con un flusso talmente delicato da non interferire con la fauna marina. &#8220;I sistemi filtranti scelti sono totalmente modulari e l&#8217;impianto potrà essere progressivamente ampliato ed esteso &#8211; spiega Morello Ritter, presidente di Fondazione Civitas &#8211; Questo avverrà sia attraverso il contributo diretto di enti pubblici e soggetti privati, sia mediante il lancio di una campagna di crowdfunding, permettendo alla cittadinanza e alle imprese di partecipare attivamente alla rinascita ecologica della laguna&#8221;. Il progetto vuole seguire i principi della Blue Economy e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;Agenda 2030 dell&#8217;Onu (in particolare i Goal 6, 9, 12, 13 e 14), impegnandosi in collaborazioni con partner scientifici e operatori qualificati in modo che i rifiuti raccolti vangano poi mappati, classificati e avviati verso un processo di recupero in un&#8217;ottica pienamente circolare. Inoltre, il monitoraggio costante dei dati sarà in grado di fornire report periodici sull&#8217;impatto ambientale positivo generato e sul volume di inquinanti rimossi dalle correnti veneziane. Con questa iniziativa, Gift Solutions e Fondazione Civitas trasformano l&#8217;impegno teorico per l&#8217;ambiente in un&#8217;azione visibile, concreta e fortemente ispiratrice per il futuro della transizione ecologica italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/venezia-da-gift-solutions-un-impianto-fotovoltaico-per-ripulire-la-laguna-da-microplastiche/">Venezia, da Gift Solutions un impianto fotovoltaico per ripulire la laguna da microplastiche</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il Quirinale mancato di Paolo Borsellino. Cosa accadde davvero nel 1992</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 22:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/il-quirinale-mancato-di-paolo-borsellino-cosa-accadde-davvero-nel-1992/">Il Quirinale mancato di Paolo Borsellino. Cosa accadde davvero nel 1992</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano lo indicarono come figura di altissimo profilo morale, ma non fu mai una candidatura ufficiale: è storicamente inesatto sostenere che la sinistra votò contro il magistrato, perché il Parlamento non fu mai chiamato a scegliere sulla sua elezione o sul suo respingimento</em></p>
<p>Oggi, 19 luglio 2026, l’Italia ricorda il 34° anniversario della <strong>strage di via D’Amelio</strong>. Alle <strong>16.58</strong> del <strong>19 luglio 1992</strong>, un’autobomba imbottita di esplosivo <strong>uccise</strong> il magistrato <strong>Paolo Borsellino</strong> e gli <strong>agenti </strong>della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina </strong>e <strong>Claudio Traina</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-111819" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta-300x257.jpg 300w" alt="" width="400" height="343" /></figure>
</div>
<p>Nel ricordo di quel sacrificio, appare doveroso ricostruire con rigore storico anche una vicenda che continua a suscitare dibattito. Ovvero quella del nome di Paolo Borsellino accostato alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong> durante l’elezione del Capo dello Stato del <strong>1992</strong>.</p>
<p>La <strong>primavera del 1992</strong> rappresenta uno dei passaggi più drammatici e complessi della storia della Repubblica italiana. Il Paese era attraversato da una crisi politica senza precedenti, mentre le inchieste di <strong>Mani Pulite </strong>stavano incrinando gli equilibri della cosiddetta Prima Repubblica. Sullo sfondo si consumava la violenta offensiva di <strong>Cosa Nostra contro lo Stato</strong>, destinata a segnare per sempre la storia italiana.<br />
Il <strong>28 aprile 1992</strong>, il Presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga</strong> rassegnò le dimissioni con circa due mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato. Il <strong>Parlamento fu quindi convocato</strong> <strong>per eleggere il nuovo Capo dello Stato</strong> a partire dal <strong>13 maggio</strong>.<br />
In quel momento il <strong>Paese era ancora retto</strong> dal settimo Governo <strong>Giulio Andreotti,</strong> rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti dopo le elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992. Soltanto il <strong>28 giugno 1992</strong> sarebbe nato il <strong>primo Governo guidato da Giuliano Amato.</strong><br />
Lo scenario politico era quello della fase conclusiva della Prima Repubblica. <strong>Alla guida della Democrazia Cristiana</strong> vi era <strong>Arnaldo Forlani</strong>; il <strong>Partito Democratico della Sinistra</strong> (PDS) era guidato da <strong>Achille Occhetto;</strong> il <strong>Partito Socialista Italiano</strong> (PSI) aveva come segretario <strong>Bettino Craxi; </strong>il <strong>Partito Repubblicano Italiano</strong> (PRI) era guidato da <strong>Giorgio La Malfa</strong>; la <strong>Lega Nord</strong> era guidata da <strong>Umberto Bossi</strong>, mentre il <strong>Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale</strong> (MSI-DN) aveva come segretario nazionale <strong>Gianfranco Fini</strong>, eletto alla guida del partito nel 1991.<br />
<strong>L’elezione del Presidente della Repubblica</strong> si presentò sin dall’inizio <strong>particolarmente difficile</strong>. Le principali forze parlamentari non riuscivano a trovare un’intesa su un candidato condiviso e le votazioni si susseguivano senza esito.</p>
<p>Il <strong>23 maggio 1992</strong>, durante lo svolgimento delle votazioni per il Quirinale, il <strong>Paese fu sconvolto dalla strage di Capac</strong>i.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" class="wp-image-111821" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage.jpg 960w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Nell’attentato mafioso persero la vita il giudice <strong>Giovanni Falcone</strong>, la moglie <strong>Francesca Morvillo</strong> e gli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.</strong><br />
Fu in<strong> quel clima</strong> di profonda commozione nazionale che il nome del giudice <strong>Paolo Borsellino,</strong> Procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo e <strong>protagonista, insieme a Falcone</strong>, della <strong>stagione del pool antimafia</strong>, iniziò a circolare anche nel <strong>dibattito politico.</strong><br />
<strong>Esponenti del Movimento Sociale Italiano, </strong>guidato da <strong>Gianfranco Fini,</strong> indicarono pubblicamente Borsellino come personalità capace di rappresentare lo Stato nel momento più difficile della sua storia repubblicana. Il riferimento al magistrato intendeva riconoscere il prestigio morale e istituzionale acquisito nella lotta contro Cosa Nostra.<br />
È proprio su questo passaggio che, negli anni successivi, si sono sviluppate <strong>ricostruzioni spesso imprecise.</strong><br />
Dal punto di vista storico e parlamentare, Paolo<strong>Borsellino non fu mai candidato</strong> <strong>ufficialmente</strong>alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong>. Nessun accordo tra le forze politiche portò alla formalizzazione della sua candidatura e il suo nome non entrò mai tra quelli realmente oggetto della trattativa che avrebbe condotto all’elezione del Capo dello Stato.<br />
Di conseguenza, <strong>è storicamente inesatto </strong>s<strong>ostenere che la sinistra votò contro</strong> Paolo Borsellino. Non vi fu alcun manifesto dissenso nè alcuna votazione nella quale il Parlamento fosse chiamato a scegliere se eleggere o respingere il magistrato palermitano. L’indicazione proveniente da esponenti del MSI rimase una proposta di carattere politico senza trasformarsi in una candidatura ufficiale sottoposta al voto dell’Assemblea.<br />
<strong>Dopo la strage di Capaci</strong> maturò invece una convergenza sempre più ampia sul nome di <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>, allora Presidente della Camera dei deputati. La necessità di offrire rapidamente al Paese una guida istituzionale condivisa convinse gran parte delle forze parlamentari a superare le divisioni dei giorni precedenti.<br />
Il <strong>25 maggio 1992</strong>, al sedicesimo scrutinio, Oscar Luigi Scalfaro fu eletto Presidente della Repubblica con <strong>672</strong> <strong>voti</strong>, raccogliendo un consenso trasversale che coinvolse la Democrazia Cristiana, il Partito Democratico della Sinistra, il Partito Socialista Italiano e numerose altre componenti parlamentari.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-23509" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg 478w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone-300x169.jpg 300w" alt="" width="478" height="270" /><figcaption class="wp-element-caption">I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Meno di due mesi dopo, il 19 luglio 1992, </strong>anche <strong>Paolo Borsellino </strong>sarebbe caduto sotto i colpi di <strong>Cosa Nostra</strong> nella <strong>strage di via D’Amelio</strong>, insieme agli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</strong></p>
<p><strong>Nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio</strong>, la <strong>documentazione parlamentar</strong>e e le <strong>cronache dell’epoca </strong>consentono di distinguere con chiarezza tra il valore che il nome di Paolo Borsellino assunse in quei giorni drammatici e l’effettivo svolgimento della vicenda istituzionale. Il <strong>magistrato ribadiamo fu indicato da esponenti del Movimento Sociale</strong><strong>Italiano</strong> come figura esemplare dello Stato, ma quella proposta non si tradusse mai in una candidatura formalmente sostenuta dal Parlamento. Per questo motivo <strong>non esiste alcun riscontro storico</strong> alla tesi secondo cui la <strong>sinistra avrebbe dissentito</strong> e votato contro la sua elezione al Quirinale.<br />
Ma la figura del giudice Paolo Borsellino e il proprio sacrificio continuerà ad incarnare il patrimonio dell’intera Repubblica a a restare indissolubilmente tra le figure più alte della legalità e della lotta dello Stato contro la mafia.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>La memoria che ci impedisce di fuggire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 12:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[19 luglio Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino Catalano]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Loi]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta alla mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Li Muli]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Eddie Cosina e Claudio Traina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Walter Eddie Cosina. Claudio Traina. Prima ancora che nomi da ricordare, sono vite che continuano a chiedere a ciascuno di noi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/19/la-memoria-che-ci-impedisce-di-fuggire/">La memoria che ci impedisce di fuggire</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Walter Eddie Cosina. Claudio Traina. Prima ancora che nomi da ricordare, sono vite che continuano a chiedere a ciascuno di noi di non fuggire davanti alle responsabilità della propria coscienza</em></p>
<header class="pip-editoriale-header">
<div class="pip-kicker"><span style="letter-spacing: 0px;"> </span><span style="font-family: Raleway, sans-serif; font-size: 24px; font-weight: bold; letter-spacing: 0px;"> </span><span style="font-weight: bold; letter-spacing: 0px;">di Francesco Mazzarella </span></div>
</header>
<p class="pip-dropcap">Ci sono parole che raccontano il nostro tempo.</p>
<div class="pip-word-box">
<p>Velocità.</p>
<p>Prestazione.</p>
<p>Efficienza.</p>
<p>Sicurezza.</p>
</div>
<p>E poi ce n’è una che, forse più di tutte, sembra guidare molte delle nostre scelte senza che ce ne accorgiamo.</p>
<p><strong>Evitare.</strong></p>
<p>Evitare un conflitto.</p>
<p>Evitare una responsabilità.</p>
<p>Evitare una scelta difficile.</p>
<p>Evitare una verità che potrebbe metterci in discussione.</p>
<p>Evitare una relazione quando diventa faticosa.</p>
<p>Evitare tutto ciò che ci espone, che ci rende vulnerabili, che ci obbliga a prendere posizione.</p>
<p>È umano.</p>
<p>La paura appartiene alla vita di ciascuno di noi.</p>
<p>Il problema nasce quando non è più la nostra coscienza a guidare le scelte, ma la paura.</p>
<p>Per questo il 19 luglio non dovrebbe essere soltanto una data da ricordare.</p>
<p>Dovrebbe diventare una domanda.</p>
<div class="pip-question">Che cosa siamo disposti ad abitare pur di non tradire ciò in cui crediamo?</div>
<h2 class="pip-section-title">Sei vite, non una formula</h2>
<p>Il 19 luglio 1992, in via Mariano D’Amelio a Palermo, un’autobomba uccise il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della Polizia di Stato che avevano il compito di proteggerlo.</p>
<div class="pip-names">
<p>Paolo Borsellino.</p>
<p>Agostino Catalano.</p>
<p>Emanuela Loi.</p>
<p>Vincenzo Li Muli.</p>
<p>Walter Eddie Cosina.</p>
<p>Claudio Traina.</p>
</div>
<p>Li ricordiamo spesso attraverso l’espressione «Paolo Borsellino e la sua scorta».</p>
<p>È una definizione corretta.</p>
<p>Ma non è sufficiente.</p>
<p>Perché quelle cinque persone non erano uno sfondo, una funzione o una presenza indistinta.</p>
<p>Erano uomini e una donna.</p>
<p>Avevano famiglie, affetti, progetti, responsabilità e paure.</p>
<p>Conoscevano il rischio che stavano vivendo.</p>
<p>Eppure continuarono a svolgere il proprio dovere.</p>
<p>Non perché fossero incoscienti.</p>
<p>Non perché cercassero il pericolo.</p>
<p>Ma perché avevano scelto di non lasciare che fosse la paura a decidere al loro posto.</p>
<div class="pip-callout">Non morirono perché cercavano il rischio. Morirono mentre abitavano la responsabilità che avevano scelto di assumere.</div>
<h2 class="pip-section-title">Abitare il rischio</h2>
<p>Ed è qui che la loro storia smette di appartenere soltanto alla lotta contro la mafia.</p>
<p>Diventa una domanda rivolta a ciascuno di noi.</p>
<p>Oggi quasi nessuno è chiamato ad affrontare il rischio che affrontarono Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</p>
<p>Sarebbe ingiusto e retorico paragonare le nostre difficoltà quotidiane alla minaccia concreta che accompagnava le loro vite.</p>
<p>Ma ciascuno di noi incontra situazioni nelle quali deve scegliere se abitare una responsabilità oppure fuggirla.</p>
<div class="pip-risk-list">
<ul>
<li>Il rischio di dire una verità che potrebbe costarci qualcosa.</li>
<li>Il rischio di denunciare un’ingiustizia.</li>
<li>Il rischio di educare senza scegliere la strada più facile.</li>
<li>Il rischio di restare fedeli ai propri valori quando sarebbe più conveniente voltarsi dall’altra parte.</li>
<li>Il rischio di costruire relazioni autentiche invece di rifugiarsi nell’indifferenza.</li>
<li>Il rischio di servire il bene comune anche quando nessuno applaude.</li>
</ul>
</div>
<p>Abitare il rischio non significa cercare il pericolo.</p>
<p>Non significa esaltare il sacrificio o negare il valore della prudenza.</p>
<p>Significa non permettere che la ricerca della sicurezza diventi una rinuncia alla verità, alla responsabilità e alla propria coscienza.</p>
<h2 class="pip-section-title">La cultura della paura</h2>
<p>La mafia, prima ancora di essere un’organizzazione criminale, è anche una cultura della paura.</p>
<p>Vive del silenzio.</p>
<p>Cresce nell’indifferenza.</p>
<p>Si rafforza quando le persone rinunciano a parlare, a denunciare, a scegliere e a esporsi.</p>
<p>Per questo la legalità non nasce soltanto nelle aule dei tribunali.</p>
<p>Nasce nelle coscienze.</p>
<p>Nasce ogni volta che qualcuno decide di non vendere la propria libertà per un po’ di tranquillità.</p>
<p>Nasce quando un cittadino rifiuta un favore illegittimo.</p>
<p>Quando un imprenditore denuncia una richiesta estorsiva.</p>
<p>Quando un dipendente non accetta una pratica scorretta.</p>
<p>Quando un educatore insegna che il rispetto delle regole non è debolezza, ma protezione della dignità di tutti.</p>
<p>Quando una comunità sceglie di non lasciare solo chi ha avuto il coraggio di parlare.</p>
<div class="pip-callout">Una società non perde la propria libertà soltanto quando il male diventa più forte. La perde quando le persone perbene smettono di abitare il rischio della responsabilità.</div>
<h2 class="pip-section-title">Il rischio di trasformarli in eroi irraggiungibili</h2>
<p>Ricordare queste sei vite non significa trasformarle in figure lontane, immobili e irraggiungibili.</p>
<p>L’eroismo, quando viene collocato troppo in alto, rischia di diventare una giustificazione per la nostra immobilità.</p>
<p>Ci convince che quelle scelte appartengano soltanto a persone straordinarie e che, proprio per questo, non abbiano nulla da chiedere alla nostra vita.</p>
<p>Ma la loro testimonianza ci riguarda.</p>
<p>Non perché tutti siamo chiamati agli stessi gesti.</p>
<p>Non perché ogni scelta quotidiana possa essere paragonata al rischio che essi affrontarono.</p>
<p>Ci riguarda perché tutti siamo chiamati a scegliere se lasciare che sia la paura o la coscienza a indicare la direzione.</p>
<h2 class="pip-section-title">La memoria come scelta presente</h2>
<p>La memoria, allora, non è un esercizio rivolto soltanto al passato.</p>
<p>È una responsabilità che riguarda il presente.</p>
<p>Una corona di fiori, un minuto di silenzio, una fotografia o una commemorazione hanno valore se ci aiutano a riconoscere la domanda che quelle vite continuano a rivolgerci.</p>
<div class="pip-question">Qual è il rischio che oggi sto evitando per paura di assumermi una responsabilità?</div>
<p>Forse il modo più autentico per onorare Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina non è limitarsi a deporre un fiore o condividere una loro fotografia.</p>
<p>È scegliere, nelle nostre vite, di non lasciare che sia la paura a decidere chi vogliamo essere.</p>
<p>Di non fuggire ogni volta che la verità costa.</p>
<p>Di non arretrare quando il bene comune chiede il nostro contributo.</p>
<p>Di non lasciare solo chi si espone per difendere la legalità, la dignità e la giustizia.</p>
<div class="pip-final">
<p>Il coraggio non consiste nel non avere paura.</p>
<p>Consiste nel decidere che esiste qualcosa che vale più della paura stessa.</p>
<p>È questa la memoria che non ci permette di celebrare e poi fuggire.</p>
<p>La memoria che ci chiede di restare davanti alle cose difficili e di abitare, ogni giorno, il rischio della responsabilità.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale di riflessione civile. I riferimenti alla strage di via D’Amelio, alla data e alle persone uccise sono distinti dalle valutazioni dell’autore sul significato contemporaneo della memoria, del coraggio e della responsabilità. L’espressione «abitare il rischio» non intende esaltare il pericolo o il sacrificio, ma indicare la scelta di non sottrarsi alle proprie responsabilità per paura o convenienza.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>FONTI UFFICIALI</h3>
<ul>
<li>Polizia di Stato, ricordo della strage di via D’Amelio e dei cinque poliziotti uccisi insieme a Paolo Borsellino: <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/la-polizia-ricorda-i-caduti-della-strage-di-via-d-amelio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poliziadistato.it</a></li>
<li>Polizia di Stato, ricostruzione della strage del 19 luglio 1992 e memoria delle vittime: <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/via-d-amelio--una-strage-mai-dimenticata" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poliziadistato.it</a></li>
<li>Senato della Repubblica, ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina: <a href="https://www.senato.it/presidente/discorsi/ricordo-di-paolo-borsellino-e-degli-agenti-della-scorta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
<li>Presidenza della Repubblica, dichiarazione del Presidente della Repubblica in memoria delle vittime della strage di via D’Amelio:<a href="https://www.quirinale.it/elementi/59130" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quirinale.it</a></li>
</ul>
</section>
<div class="pip-copyright">@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</div>
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		<title>Camille Claudel. Quando la pietra conserva l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 20:36:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Camille Claudel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=126354</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4741.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4741.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4741-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4741-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Nella Parigi della Belle Époque, tra le grandi rivoluzioni artistiche e i pregiudizi di una società incapace di riconoscere il genio femminile, prende forma il destino di una delle più&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/18/camille-claudel-quando-la-pietra-conserva-lanima/">Camille Claudel. Quando la pietra conserva l’anima</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nella Parigi della Belle Époque, tra le grandi rivoluzioni artistiche e i pregiudizi di una società incapace di riconoscere il genio femminile, prende forma il destino di una delle più straordinarie scultrici dell&#8217;età moderna</em></p>
<p><strong>a cura di Susanna Consolo</strong></p>
<p>Davanti a una scultura di <strong>Camille Claudel</strong> si ha l’impressione che la materia conservi il ricordo di un movimento non proprio concluso. Nulla appare davvero immobile. Le figure sembrano respirare, trattenere un’emozione che il marmo e il bronzo non riescono a imprigionare del tutto. È in questa tensione, sospesa tra la forza della materia e la fragilità della condizione umana, che prende forma l’intera vicenda della grande scultrice francese.</p>
<p><strong>La sua storia si svolge nella</strong> <strong>Parigi della Belle Époque</strong>, l’età in cui la capitale francese si affermava come il centro della modernità europea, laboratorio di idee, di avanguardie e di straordinari fermenti culturali. Eppure, dietro lo splendore di quell’epoca, sopravvivevano convenzioni e pregiudizi che rendevano ancora difficile, soprattutto per una donna, conquistare un pieno riconoscimento artistico.</p>
<p>Molti secoli prima, <strong>Michelangelo</strong> aveva intuito che ogni blocco di marmo custodisse già la figura destinata a emergere. Il compito dello scultore non consisteva nell’inventarla, ma nel liberarla dalla materia, eliminando il superfluo fino a rivelarne l’essenza. Camille Claudel fece propria quella lezione, interpretandola con una sensibilità profondamente personale. Nelle sue opere non affiorano soltanto corpi, ma emozioni, inquietudini, attese. La pietra diventa memoria, il bronzo trattiene il respiro dell’anima.</p>
<p><strong>Nata</strong> nel <strong>1864</strong> a Fère-en-Tardenois, in una Francia attraversata dalla modernità, Camille manifestò molto presto un talento fuori dal comune. Modellava la creta quando era ancora bambina, mentre il <strong>fratello Paul</strong>, destinato a diventare uno dei maggiori poeti francesi, scriveva i suoi primi versi. Entrambi sembravano abitati dalla stessa inquietudine creativa, ma la società avrebbe riservato loro destini profondamente diversi.<br />
Quando la famiglia si trasferì a Parigi, la giovane Camille trovò una città che offriva immense opportunità artistiche ma continuava a negarle alle donne. <strong>L’École des Beaux-Arts era ancora loro preclusa</strong>. Frequentò così <strong>l’Académie Colarossi,</strong>uno dei pochi luoghi dove una donna poteva studiare il corpo umano e imparare il mestiere della scultura. Con altre giovani artiste condivise atelier, sacrifici, speranze e una libertà che rimaneva comunque fragile.<br />
Fu <strong>Alfred Boucher</strong> a intuire immediatamente il suo talento. Quando dovette lasciare Parigi, affidò il gruppo delle sue allieve ad Auguste<strong> Rodin.</strong><br />
Da quell’incontro nacque una delle <strong>relazioni più intense della storia dell’arte.</strong><br />
Rodin riconobbe subito il valore di Camille. Ammirava la sua forza nel lavorare il marmo e la definiva un’artista autentica. Lei trovò in lui il maestro, l’interlocutore e l’uomo che sembrava comprendere la sua ricerca. Insieme condivisero idee, modelli, intuizioni e linguaggi. Ancora oggi gli studiosi discutono quanto della sensibilità di Camille sia entrato nell’opera di Rodin e quanto il loro dialogo artistico sia stato realmente reciproco.<br />
Ma l’arte non riesce sempre a salvare la vita.<br />
Rodin non lasciò mai Rose Beuret, la compagna di una vita. Per Camille quella scelta rappresentò molto più della fine di un amore. Significò la frattura tra ciò che immaginava possibile e la realtà. Da quel momento la sua ricerca artistica divenne sempre più autonoma e insieme più drammatica.<br />
È in quegli anni che nasce Il <strong>Valzer</strong>, forse la sua opera più celebre. Due figure ruotano in una danza continua. Non esiste un punto fermo. L’equilibrio coincide con il movimento stesso. L’amore appare come una forza che unisce e contemporaneamente trascina verso una perdita inevitabile. Non è semplicemente una scena romantica. È una <strong>metafora dell’esistenza.</strong><br />
Camille comprende che l’uomo e il destino danzano sempre insieme.</p>
<p>La riscoperta di Camille Claudel passa oggi anche attraverso i luoghi che custodiscono la sua memoria artistica. <strong>Le sue opere sono entrate nelle collezioni di importanti istituzioni internazionali</strong>, a testimonianza di una grandezza rimasta a lungo offuscata dalla sua vicenda umana. Il <strong>Musée Rodin di Parigi</strong> conserva alcune delle sue creazioni più significative, tra cui <strong>L’Âge mûr (</strong>L’età matura, 1893-1900), <strong>Clotho e Vertumno e Pomon</strong>a, mentre il <strong>Musée d’Orsay</strong> custodisce una delle fusioni in bronzo del celebre gruppo scultoreo.<br />
A Nogent-sur-Seine, nella regione dell’Aube, il <strong>Musée Camille Claudel</strong>, inaugurato nel 2017 nella città dove l’artista trascorse parte della giovinezza, raccoglie la più importante collezione pubblica dedicata alla scultrice, con opere come <strong>La Valse</strong>(1883-1901)<strong>Sakountala</strong> (1886-1889) e <strong>Persée et la Gorgone</strong> (1902). Questi luoghi raccontano oggi la donna segnata dal dolore e dall’abbandono e soprattutto l’artista capace di imprimere nella materia il movimento, la passione e la complessità dell’animo umano.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111738" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La_Valse_Camille_Claudel-da-Wikipedia--680x1024.jpg" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La_Valse_Camille_Claudel-da-Wikipedia--680x1024.jpg 680w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La_Valse_Camille_Claudel-da-Wikipedia--199x300.jpg 199w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La_Valse_Camille_Claudel-da-Wikipedia--768x1156.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La_Valse_Camille_Claudel-da-Wikipedia-.jpg 960w" alt="" width="680" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption">Fonte Wikipedia. Il <em>valzer (La valse) scultura realizzata tra il 1883 e il 1901 e riprodotta in quattro esemplari anche in bronzo, in esposizione al museo La Piscine di Roubaix, alla Neue Pinakothek di Monaco, al museo Rodin, </em><br />
<em>e al museo Camille Claudel</em></figcaption></figure>
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<p>Le sue sculture parlano di separazione, di desiderio, di attesa. Parlano dell’essere umano prima ancora che della donna. Per questo conservano ancora oggi una sorprendente modernità.<br />
La società del tempo, invece, vedeva altro. Vedeva una donna indipendente, economicamente fragile, poco incline ai compromessi e incapace di piegare il proprio talento alle convenzioni. Le commissioni diminuirono. L’isolamento aumentò. La diffidenza verso il mondo si trasformò lentamente in ossessione.<br />
<strong>Nel 1913, pochi giorni dopo la morte del padre</strong>, l’unica persona che l’aveva sempre sostenuta, la famiglia decise il suo <strong>internamento</strong> in un ospedale psichiatrico. I medici, in più occasioni, ritennero possibile una dimissione. La madre e il fratello Paul si opposero costantemente.<br />
<strong>Per trent’anni Camille scrisse lettere che oggi rappresentano uno dei documenti più dolorosi della storia dell’arte europea</strong>. Chiedeva di uscire. Domandava semplicemente di poter tornare a vivere e a scolpire. In quelle pagine non emerge soltanto la sofferenza di una donna internata, ma la disperazione di chi vede la propria identità dissolversi giorno dopo giorno.<br />
È difficile stabilire dove finisse la malattia e dove iniziasse l’abbandono.<br />
La seconda guerra mondiale aggravò tutto. Le privazioni alimentari colpirono duramente gli ospedali psichiatrici francesi. Il <strong>19 ottobre 1943</strong>Camille Claudel <strong>morì</strong> nel manicomio di Montfavet, probabilmente aggravata dalla malnutrizione. Nessun familiare partecipò al funerale. Il suo corpo finì in una fossa comune.<br />
Sembrava l’ultima cancellazione.<br />
<strong>Negli anni Ottanta del Novecento</strong> il suo nome riemerse. Le sue opere furono studiate, restaurate, esposte nei musei. <strong>La critica comprese</strong> finalmente che Camille Claudel non era la semplice allieva di Rodin, ma una delle voci più originali della scultura europea tra Otto e Novecento. Il museo che oggi porta il suo nome restituisce simbolicamente quella dignità che la vita le aveva negato.<br />
Forse il significato più profondo della sua opera non consiste nel raccontare il dolore.<br />
Consiste nel dimostrare che la materia può custodire ciò che il tempo tenta inutilmente di cancellare.<br />
Ogni scultura di Camille Claudel  ricorda si  una tragedia personale,  obbligandoci però a riflettere sul rapporto tra libertà e destino, tra creazione  solitudine, genio e incomprensione. La pietra, nelle sue mani  diventa monumento e ancor più pietra della memoria.<br />
Ed è forse questa la sua più grande <strong>vittoria</strong>.<br />
<strong>Coloro che vollero rinchiuderla </strong>riuscirono a imprigionare il suo corpo, ma non la sua arte. Il marmo e il bronzo hanno continuato a parlare di Camille. Oggi Camille Claudel non la celebriamo nella cronaca di una vita infelice ma come storia dello spirito creativo. Le sue sculture  continuano a emergere dalla materia quali anime che cercano la luce, ed è essenziale ricordandore che la fama di un artista non coincide mai con il giudizio dei contemporanei.<br />
L’arte autentica conosce una solo ritmo del tempo: l’eternità.</p>
<p>Copertina: <em>Camille Claudel <strong>fonte</strong> Wikipedia. L’Age mur vers 1902groupe en bronze en trois partiesH. 114 ; L. 163 ; P. 72 cm autre dimension ; pds. 327 kg. (La partie gauche pèse 283 Kg et la partie droite 44 Kg.)Achat, 1982 <strong>Fonte</strong> <strong>opera</strong> © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt</em></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/18/camille-claudel-quando-la-pietra-conserva-lanima/">Camille Claudel. Quando la pietra conserva l’anima</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>“Fede, Fido &#038; Fusa – Una notte a tutto Pet”</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 07:11:44 +0000</pubDate>
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<p>Ai Tucul di Tor San Lorenzo, alle porte di Roma, una serata speciale dedicata all’amore per gli animali26 luglio 2026 dalle ore 19.00 Celebrare il legame indissolubile tra uomini e&#8230;</p>
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<div><em><strong>Ai Tucul di Tor San Lorenzo, alle porte di Roma, una serata speciale dedicata all’amore per gli animali26 luglio 2026 dalle ore 19.00</strong></em></div>
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<p>Celebrare il legame indissolubile tra uomini e animali è lo scopo della prima edizione dell’evento “Fede, Fido &amp; Fusa – Una notte a tutto Pet”, che si terrà il prossimo 26 luglio nel Camping Ai Tucul, situato a Tor San Lorenzo alle porte di Roma. Ideata dall&#8217;associazione Pet Carpet, fondata dalla giornalista Federica Rinaudo, la manifestazione nasce con l’obiettivo di promuovere il benessere animale, il rispetto reciproco e una sana convivenza quotidiana. Una notte magica pensata per coinvolgere attivamente le famiglie e i loro amici a quattrozampe attraverso giochi, sfide e momenti di profonda condivisione, fortemente voluta dal direttore artistico del villaggio estivo Daniele Micelli. A condurre la serata la stessa Rinaudo, presidente dell&#8217;associazione solidale, e l’attore Luca Pennacchioni (che insieme a Claudia Spedaliere forma la Compagnia della Farsa) che si calerà nel ruolo di San Francesco, il protettore degli animali del quale quest&#8217;anno ricorrono gli 800 anni dalla morte. Tra proiezioni cinematografiche a tema, attività e percorsi educativi e ludici con il Team Lis Rocke’t, ci saranno anche momenti dedicati al green, che saranno scanditi dal ritmo travolgente della danza country con le compagnie “Route 57 Country Line Dance” e “Wild Fire Country Line Dance”, pronte ad animare il pubblico.  La colonna sonora della serata riserverà inoltre una sorpresa speciale per i più giovani: tra gli ospiti salirà sul palco Solo, il cantautore reduce da un incredibile successo virale su TikTok, pronto ad emozionare la platea con brani dedicati ai pet, al mare e altri suoi successi. Non solo spettacolo, ma anche tanta informazione utile per la gestione quotidiana dei nostri amici animali. Durante l&#8217;evento interverranno educatori cinofili professionisti per offrire preziosi consigli pratici ai proprietari: Fabrizio Innocenzi dell&#8217;associazione Animali in Famiglia, accompagnato dalla fedele cagnolina Kira, e poi Andrea Calì, insieme al suo compagno a quattro zampe Maui, il cane attore amatissimo sui social. I due esperti saranno a disposizione per rispondere a dubbi, spiegare come migliorare la comunicazione uomo-animale e dare suggerimenti per una convivenza serena e rispettosa. L&#8217;appuntamento con &#8220;Fede, Fido &amp; Fusa&#8221;, reso possibile grazie a realtà leader come Giuntini Italian Way, Lisciani Giochi, Satur Passione Casa, MMi Digital, Radio Birikina e Life Animal, prevede anche tanti gadget in omaggio per un appuntamento interamente dedicato a chi ama, rispetta e vive in sinergia con il mondo animale e l’ambiente.</p></div>
<div>Info e prenotazioni 3499808005</div>
<div><a href="http://www.petcarpetfestival.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.petcarpetfestival.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1784443173970000&amp;usg=AOvVaw1oWOhfL9MdZ0ZAe_eBwAKe">www.petcarpetfestival.it</a></p>
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		<title>Sanità: Anci, Fnopi e Federsanità, siglato protocollo d&#8217;intesa per il welfare territoriale L’accordo rende stabile la collaborazione tra autonomie locali, professioni infermieristiche e aziende del Ssn</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 06:39:00 +0000</pubDate>
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<p>Roma, 17 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Rafforzare la sanità territoriale, promuovere l’integrazione sociosanitaria e valorizzare il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità nei percorsi di prevenzione, assistenza e presa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/18/sanita-anci-fnopi-e-federsanita-siglato-protocollo-dintesa-per-il-welfare-territoriale-laccordo-rende-stabile-la-collaborazione-tra-autonomie-locali-professioni-infermieristiche-e-azien/">Sanità: Anci, Fnopi e Federsanità, siglato protocollo d&#8217;intesa per il welfare territoriale L’accordo rende stabile la collaborazione tra autonomie locali, professioni infermieristiche e aziende del Ssn</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="919" height="613" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit.jpeg 919w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 919px) 100vw, 919px" /></p><p>Roma, 17 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Rafforzare la sanità territoriale, promuovere l’integrazione sociosanitaria e valorizzare il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità nei percorsi di prevenzione, assistenza e presa in carico delle persone. Sono gli obiettivi del Protocollo d’Intesa sottoscritto da Anci, Fnopi e Federsanità. L’accordo &#8211; informa una nota congiunta &#8211; nasce dalla volontà condivisa di consolidare una collaborazione istituzionale stabile tra autonomie locali (Anci), professioni sanitarie (Fnopi) e aziende del Servizio sanitario nazionale (Federsanità), per sostenere lo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e di prossimità, in grado di rispondere in maniera sempre più efficace ai bisogni di salute delle comunità.“I Comuni sono il punto di riferimento più vicino ai cittadini, chiamati ogni giorno a confrontarsi con bisogni sociali e sanitari sempre più complessi – ha dichiarato Gaetano Manfredi, presidente di Anci – Questo Protocollo accelera l&#8217;integrazione tra autonomie locali, professioni sanitarie e sistema sociosanitario, per una sanità sempre più vicina alle persone. Investire sulla prossimità non è solo una scelta strategica, ma significa rafforzare la coesione sociale e la qualità della vita nelle nostre comunità. La vera sanità territoriale si costruisce così: con una rete forte, obiettivi chiari e responsabilità condivise, per garantire cure eque, efficaci e sostenibili per tutti”.Particolare attenzione sarà dedicata alla valorizzazione dell’infermiere di famiglia e di comunità, figura chiave per garantire continuità assistenziale, prossimità delle cure, prevenzione e accompagnamento delle persone e delle famiglie nei percorsi di salute. “La figura dell’infermiere di famiglia e di comunità rappresenta una leva strategica per rendere concreta la sanità di prossimità e garantire continuità assistenziale, prevenzione e presa in carico delle fragilità &#8211; ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche – Con questa intesa rafforziamo un percorso di collaborazione istituzionale che riconosce il valore della professione infermieristica come elemento essenziale per lo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e per la tutela del diritto alla salute delle persone”.Il Protocollo prevede la promozione di iniziative congiunte di studio, formazione, aggiornamento professionale e diffusione delle buone pratiche, favorendo la crescita di reti territoriali integrate e il rafforzamento della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti nella programmazione e nell’erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari. “La sfida che abbiamo davanti è consolidare una governance integrata dei servizi, capace di mettere in rete in modo stabile e strutturato istituzioni, aziende sanitarie, professionisti e autonomie locali &#8211; ha sottolineato Fabrizio d’Alba, presidente di Federsanità &#8211; Questo Protocollo rappresenta un importante strumento di collaborazione per rafforzare l’integrazione sociosanitaria e sostenere modelli organizzativi orientati alla prossimità, alla continuità assistenziale e alla presa in carico delle fragilità”. L’intesa avrà durata biennale e prevede l’istituzione di un Gruppo di lavoro congiunto incaricato di coordinare le attività e monitorare l’attuazione delle iniziative previste dal Protocollo. Con questa firma &#8211; conlcude la nota &#8211; Anci, Fnopi e Federsanità confermano il proprio impegno a promuovere un sistema di welfare territoriale sempre più integrato, inclusivo e orientato ai bisogni delle persone, valorizzando il contributo delle comunità locali e delle professioni sanitarie nello sviluppo della sanità di prossimità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/18/sanita-anci-fnopi-e-federsanita-siglato-protocollo-dintesa-per-il-welfare-territoriale-laccordo-rende-stabile-la-collaborazione-tra-autonomie-locali-professioni-infermieristiche-e-azien/">Sanità: Anci, Fnopi e Federsanità, siglato protocollo d&#8217;intesa per il welfare territoriale L’accordo rende stabile la collaborazione tra autonomie locali, professioni infermieristiche e aziende del Ssn</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Redazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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<p>Roma, 17 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Rafforzare la sanità territoriale, promuovere l’integrazione sociosanitaria e valorizzare il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità nei percorsi di prevenzione, assistenza e presa&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="919" height="613" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit.jpeg 919w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/mani_anziana_storyblocks_rit-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 919px) 100vw, 919px" /></p><p>Roma, 17 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Rafforzare la sanità territoriale, promuovere l’integrazione sociosanitaria e valorizzare il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità nei percorsi di prevenzione, assistenza e presa in carico delle persone. Sono gli obiettivi del Protocollo d’Intesa sottoscritto da Anci, Fnopi e Federsanità. L’accordo &#8211; informa una nota congiunta &#8211; nasce dalla volontà condivisa di consolidare una collaborazione istituzionale stabile tra autonomie locali (Anci), professioni sanitarie (Fnopi) e aziende del Servizio sanitario nazionale (Federsanità), per sostenere lo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e di prossimità, in grado di rispondere in maniera sempre più efficace ai bisogni di salute delle comunità.“I Comuni sono il punto di riferimento più vicino ai cittadini, chiamati ogni giorno a confrontarsi con bisogni sociali e sanitari sempre più complessi – ha dichiarato Gaetano Manfredi, presidente di Anci – Questo Protocollo accelera l&#8217;integrazione tra autonomie locali, professioni sanitarie e sistema sociosanitario, per una sanità sempre più vicina alle persone. Investire sulla prossimità non è solo una scelta strategica, ma significa rafforzare la coesione sociale e la qualità della vita nelle nostre comunità. La vera sanità territoriale si costruisce così: con una rete forte, obiettivi chiari e responsabilità condivise, per garantire cure eque, efficaci e sostenibili per tutti”.Particolare attenzione sarà dedicata alla valorizzazione dell’infermiere di famiglia e di comunità, figura chiave per garantire continuità assistenziale, prossimità delle cure, prevenzione e accompagnamento delle persone e delle famiglie nei percorsi di salute. “La figura dell’infermiere di famiglia e di comunità rappresenta una leva strategica per rendere concreta la sanità di prossimità e garantire continuità assistenziale, prevenzione e presa in carico delle fragilità &#8211; ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche – Con questa intesa rafforziamo un percorso di collaborazione istituzionale che riconosce il valore della professione infermieristica come elemento essenziale per lo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e per la tutela del diritto alla salute delle persone”.Il Protocollo prevede la promozione di iniziative congiunte di studio, formazione, aggiornamento professionale e diffusione delle buone pratiche, favorendo la crescita di reti territoriali integrate e il rafforzamento della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti nella programmazione e nell’erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari. “La sfida che abbiamo davanti è consolidare una governance integrata dei servizi, capace di mettere in rete in modo stabile e strutturato istituzioni, aziende sanitarie, professionisti e autonomie locali &#8211; ha sottolineato Fabrizio d’Alba, presidente di Federsanità &#8211; Questo Protocollo rappresenta un importante strumento di collaborazione per rafforzare l’integrazione sociosanitaria e sostenere modelli organizzativi orientati alla prossimità, alla continuità assistenziale e alla presa in carico delle fragilità”. L’intesa avrà durata biennale e prevede l’istituzione di un Gruppo di lavoro congiunto incaricato di coordinare le attività e monitorare l’attuazione delle iniziative previste dal Protocollo. Con questa firma &#8211; conlcude la nota &#8211; Anci, Fnopi e Federsanità confermano il proprio impegno a promuovere un sistema di welfare territoriale sempre più integrato, inclusivo e orientato ai bisogni delle persone, valorizzando il contributo delle comunità locali e delle professioni sanitarie nello sviluppo della sanità di prossimità.</p>
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		<title>Ad Archi, in Abruzzo, la seconda edizione di “Pichuco Festival”, omaggio al maestro del bandoneon Anìbal Troilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 06:25:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Pichuco Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="914" height="1280" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/poster-Pichuco-Festival.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/poster-Pichuco-Festival.jpg 914w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/poster-Pichuco-Festival-214x300.jpg 214w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/poster-Pichuco-Festival-731x1024.jpg 731w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/poster-Pichuco-Festival-768x1076.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/poster-Pichuco-Festival-585x819.jpg 585w" sizes="(max-width: 914px) 100vw, 914px" /></p>
<p>Il 25 e 26 luglio 2026 nel cuore del centro storico un viaggio tra radici, tango e cultura con la straordinaria partecipazione di Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero Archi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s4"><em><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il 25 e 26 luglio 2026 nel cuore del centro storico un viaggio tra radici, tango e cultura con la straordinaria partecipazione di Miguel </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ángel</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> Zotto e </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Daiana</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Guspero</span></span></strong></em></p>
<p><strong>Archi (Chieti), 15 luglio 2026 &#8211; Tutto pronto per la seconda edizione di “Pichuco Festival, omaggio ad Anìbal Troilo”, che si terrà il 25 e 26 luglio 2026 ad Archi, in provincia di Chieti. Organizzato dall’associazione <em>Pichuco and Friends, </em>con il patrocinio del Cram, del Comune di Archi e con l’Alto patrocinio della Regione Abruzzo<em> </em>per gli appuntamenti culturali, il festival rende omaggio a Troilo, bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra di tango argentino conosciuto e amato in tutto il mondo</strong>, nato e vissuto a <strong>Buenos Aires</strong> (1914-1975) e con radici archesi. Nipote di <strong>Quirino e Concezia Troilo</strong>, emigrati da Archi in <strong>Argentina</strong> a fine Ottocento, <strong>Anìbal Troilo</strong> chiamato <strong><em>Pichuco</em></strong>, ha segnato con il suo inseparabile bandoneon, strumento al quale ha dedicato tutta la sua vita, la storia musicale del tango. L’edizione 2026 del prestigioso evento dedicato alla musica e al tema delle origini, si arricchisce con la partecipazione straordinaria della coppia di maestri e ballerini <strong>Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero</strong>, tra i più autorevoli interpreti e divulgatori del <strong>tango</strong> a livello internazionale.</p>
<div id="attachment_126344" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126344" class="size-medium wp-image-126344" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Archi-panoramica-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Archi-panoramica-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Archi-panoramica.jpg 576w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-126344" class="wp-caption-text">Archi, panoramica</p></div>
<p><em>“Siamo molto felici e onorati di partecipare al Pichuco Festival, un appuntamento che rende omaggio ad Aníbal Troilo, una delle figure più grandi e influenti della storia del tango </em>– spiegano <strong>Miguel Angel Zotto </strong>e <strong>Daiana Guspero</strong> -.<em> Per noi, Pichuco rappresenta l’essenza stessa del tango: profondità, eleganza, sensibilità e una straordinaria capacità di emozionare. Sebbene siamo nati in Argentina, le nostre radici familiari sono italiane e l’Italia è il Paese che abbiamo scelto come casa. Vivere qui ci permette di mantenere vivo quel legame profondo che unisce da sempre Italia e Argentina attraverso la cultura, la musica e l’emigrazione. Per questo sentiamo un’affinità speciale con il pubblico italiano, che da decenni accoglie e sostiene il tango con passione e competenza”. “Partecipare al Pichuco Festival ad Archi assume per noi un significato ancora più profondo, perché proprio dall’Abruzzo partirono i nonni paterni di Aníbal Troilo prima di emigrare in Argentina </em>– aggiungono -.<em> Sapere che questo omaggio al grande Maestro si svolge nella terra delle sue origini familiari rende l’evento particolarmente emozionante e simbolico. È come chiudere un cerchio tra le due sponde dell’Atlantico che hanno contribuito a costruire la storia del tango e la stessa identità di Troilo. Essere presenti a questo festival significa quindi celebrare non solo l’eredità artistica di uno dei più grandi musicisti del Novecento, ma anche il legame umano e culturale che unisce Italia e Argentina. Siamo grati di poter condividere la nostra esperienza e il nostro amore per il tango in un evento dedicato a un maestro che continua a ispirare artisti e appassionati in tutto il mondo”.</em></p>
<p><strong>Miguel Ángel Zotto</strong>, considerato il massimo rappresentante del tango argentino nel mondo, si è formato a <strong>Buenos Aires</strong> con i più grandi maestri della tradizione ed è stato tra i protagonisti della diffusione del tango in Europa dagli anni Novanta. Nel corso della sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali e ha fondato la compagnia Tango x 2 e la Zotto Tango Academy di Milano. Al suo fianco danza <strong>Daiana Guspero</strong>, tra le più autorevoli interpreti del tango a livello internazionale e co-fondatrice dell’Accademia. Insieme si esibiscono nei principali teatri e festival e sono stati ospiti di eventi come il Festival di Sanremo, On Dance di Roberto Bolle e il Concerto di Natale in Vaticano.</p>
<p>La direzione artistica della seconda edizione di <strong>Pichuco Festival</strong> è curata dal musicista abruzzese <strong>Simone Marini</strong>, docente di bandoneon al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, conosciuto e apprezzato a livello internazionale per i numerosi concerti e spettacoli dedicati al tango. <em>“Anibal Troilo rappresenta senza ombra di dubbio l’essenza del tango, fatta di nostalgia, abbracci e sentimento</em> – spiega Marini -.  <em>Il suo bandoneon è la voce del tango e le sue composizioni musicali sono caratterizzate da fraseggi che creano un’atmosfera emozionante, intima, avvolgente. La particolarità degli arrangiamenti insieme all’aspetto ritmico melodico genera uno stile inconfondibile e difficilmente riproducibile. Troilo rappresenta Buenos Aires nella sua totalità, nei respiri, nelle pause e nelle dolcezze. La sua musica crea un’atmosfera unica, la stessa che sono certo vivremo ad Archi il 25 e 26 luglio quando renderemo omaggio a questo grande personaggio che è stato determinante per la storia del tango a livello mondiale”.</em></p>
<p>Il programma dell’evento prevede due giornate ricche di musica, ballo, incontri, arte e gastronomia. Il festival si apre<strong> sabato 25 luglio </strong>con l’incontro <strong>“Anibal Troilo Pichuco: tra tango, memoria ed emigrazione”</strong> con l’Alto patrocinio della Regione Abruzzo. Tra gli ospiti <strong>Francisco Torné, nipote di Anìbal Troilo </strong>e membro dell’Academia national del tango, ospite dell’evento per il secondo anno consecutivo, e <strong>Goffredo Palmerini</strong>, giornalista e scrittore, considerato una delle voci italiane più autorevoli in tema di emigrazione.<strong> </strong>Il dibattito è accompagnato dagli intermezzi musicali dell’orchestra “<strong>Lo Que vendrà”</strong> con la straordinaria partecipazione dei maestri <strong>Miguel Angel Zotto</strong> e <strong>Daiana Guspero</strong>. A seguire: la performance artistica “Il respiro che resta / El respiro que queda” a cura di <strong>Carla Cerbaso </strong>e lo spettacolo dei<strong> </strong>Folk in movimento, gruppo di ballerini che porta in scena la danza tradizionale argentina. In serata la<strong> </strong>Milonga di gala con la musica dal vivo dell’orchestra “Lo que vendrà” e il cantante <strong>Federico Pierro</strong>, con la partecipazione dei maestri di tango abruzzesi Monica Chiavarini e Gianluca Viola, Luisa Volpi e Andrea Fischetti, Fabian Brana e Daniela Scalabrini, Martina Cerasoli e Ani Bullaci,<strong> </strong>e lo<strong> spettacolo dei ballerini Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero.</strong></p>
<p>L’<strong>Orchestra Lo Que Vendrà</strong>, protagonista di diversi momenti nella prima giornata del festival, è una delle principali realtà italiane dedicate al tango argentino. Al <strong>Pichuco Festival 2026</strong> si esibirà in <strong>sestetto</strong><strong>, </strong>con Daniela Fidanza (pianoforte), Pasquale Lancuba e Fernando Mangifesta (bandoneon), Mario Pace e Angela Di Giuseppe (violini) e Claudio Mangialardi (contrabbasso). Con oltre 200 concerti in Italia e all’estero, l’orchestra ha collaborato con importanti artisti internazionali e realizzato produzioni dedicate alla musica e alla cultura del tango. Tra le collaborazioni più significative spicca quella con il maestro <strong>Miguel Ángel Zotto</strong>, consolidata negli anni in festival ed eventi di rilievo.</p>
<p>La seconda giornata, quella di<strong> domenica 26 luglio</strong>, prevede: l’esclusiva visita<strong> </strong>del borgo e dei suoi palazzi storici;<strong> </strong>il pranzo “Abruzzo e Argentina: incontro di sapori”; la presentazione del libro <em>“I cinque angoli – Anibal Troilo, storie di tango”</em> di <strong>Andreina Di Girolamo</strong>, autrice molisana la cui presenza sottolinea il legame di <strong>Anibal Troilo</strong> con il Molise, in quanto i nonni materni emigrarono da Agnone verso l’Argentina; “Tango, l’arte che ha conquistato il mondo”, un momento esclusivo con Miguel Angel Zotto; la chiusura con la<strong> </strong>Milonga de despedida. A completare il ricco programma di entrambe le giornate, oltre a esposizioni artistiche e stand gastronomici, la mostra <strong>“Toda una vida. La musica, gli affetti e le passioni di Anìbal Troilo”</strong> con materiale fotografico inedito che riproduce l’esposizione del Museo Casa Carlos Gardel di Buenos Aires.</p>
<p>Nato a <strong>Buenos Aires</strong> l’11 luglio del 1914, <strong>Anìbal Troilo</strong>, con il suo strumento, il bandoneon, ha scritto le musiche da tango più conosciute e apprezzate a livello internazionale<strong>, sulle cui note ballerini di tutto il mondo danzano ancora oggi. “Pichuco” &#8211; così era chiamato affettuosamente dal padre &#8211;</strong><strong> </strong>ha inciso 485 brani e collaborato con i più importanti musicisti e compositori di tango argentino: da <strong>Osvaldo Pugliese a</strong><strong> Juan D’Arienzo </strong>fino ad <strong>Astor Piazzolla</strong>. Troilo ha contribuito in modo determinante alla crescita del tango, riconosciuto peraltro dall’<strong>Unesco</strong> come <strong>patrimonio culturale immateriale dell’umanità</strong>, tant’è che nel 2005 il Congresso della Repubblica Argentina ha dichiarato la data dell&#8217;11 luglio, giorno del suo compleanno, “Giornata nazionale del bandoneon”, strumento al quale il musicista ha dedicato tutta la sua vita. L’eredità artistica che <strong>Troilo</strong> ha lasciato rappresenta una ricchezza inestimabile dal punto di vista musicale e culturale, le sue melodie hanno segnato la storia del tango e continuano ad emozionare il mondo intero.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> </span></span></p>
<p class="s11"><span class="s10"> </span></p>
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		<title>Salina riscopre un capolavoro del Cinquecento: la statua risuscitata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 21:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="544" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740-300x138.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740-1024x472.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740-768x354.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740-1170x540.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4740-585x270.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Franco Fazzio, Marcello Saija, Calogero Ferrotti raccontano la straordinaria riscoperta della scultura lignea di Lingua a Salina nell&#8217;arcipelago delle Eolie. Il restauro restituisce gli ori e l’estofado della veste della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/17/salina-riscopre-un-capolavoro-del-cinquecento-la-statua-risuscitata1/">Salina riscopre un capolavoro del Cinquecento: la statua risuscitata</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Franco Fazzio, Marcello Saija, Calogero Ferrotti raccontano la straordinaria riscoperta della scultura lignea di Lingua a Salina nell&#8217;arcipelago delle Eolie. Il restauro restituisce gli ori e l’estofado della veste della Vergine, preziosa tecnica decorativa di origine spagnola diffusasi anche in Sicilia, aprendo nuovi studi sulla storia artistica delle Eolie e sui rapporti culturali del Mediterraneo. La statua sarà benedetta da monsignor Giuseppe Brancato. L’appuntamento è per sabato 18 luglio nell’ambito della rassegna “Un’Estate al Faro 2026”</em></p>
<p>SALINA, luglio 2026 – Per oltre un secolo è stata considerata una statua ottocentesca. Oggi, grazie ad un lungo e rigoroso intervento di restauro conservativo, l’Immacolata della Chiesa San Bartolomeo di Lingua contrada dell’isola di Salina nell’arcipelago delle Isole Eolie, rivela la sua vera identità. Una pregevole scultura lignea policroma realizzata tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo.</p>
<p>Dopo dodici anni di un paziente laborioso lavoro l’opera d’arte torna finalmente alla comunità.<br />
L’appuntamento è fissato per sabato <strong>18 luglio</strong>, alle ore <strong>19</strong>, sul sagrato della chiesa di San Bartolomeo, dove si svolgerà la manifestazione “<strong>La statua risuscitata</strong>“, inserita nel cartellone estivo “<strong>Un’Estate al Faro 2026</strong>“. Un titolo evocativo che racchiude il senso più autentico dell’evento oltre al semplice ritorno di un’opera restaurata, vi è la rinascita di un capolavoro che il tempo e interventi poco rispettosi avevano trasformato fino a renderlo irriconoscibile.<br />
Per lungo tempo la scultura era stata infatti ritenuta un’opera ottocentesca. L’aspetto assunto nel corso dei secoli, conseguenza di almeno quattro restauri che avevano sovrapposto strati di gesso e ridipinture, ne aveva completamente alterato la fisionomia artistica. Solo il meticoloso lavoro del restauratore professor <strong>Franco Fazzio</strong> ha permesso di rimuovere quelle stratificazioni e riportare alla luce la materia originaria, restituendo all’opera il suo autentico valore storico.<br />
La sorpresa è stata straordinaria. Sotto le ridipinture è emersa una raffinata scultura lignea policroma e dorata, databile tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. La veste della <strong>Vergine presenta il prezioso estofado, </strong>l’antica tecnica decorativa <strong>sviluppatasi in Spagna nel XIV secolo</strong> e successivamente diffusasi<strong> anche in Sicilia,</strong> che combina foglia d’oro, incisioni e policromie per riprodurre la ricchezza dei tessuti. L’oro brunito e i decori in azzurrite testimoniano un livello esecutivo di grande qualità, destinato ad attirare l’attenzione degli studiosi.<br />
La nuova datazione conferisce alla statua un’importanza che supera i confini dell’isola. L’opera appartiene infatti a un periodo cruciale nella diffusione della devozione all’Immacolata e rappresenta una preziosa testimonianza della scultura lignea siciliana tra XVI e XVII secolo. Un<strong>ritrovamento destinato ad aprire nuovi studi sulla storia artistica delle Eolie e sui rapporti culturali che nei secoli hanno interessato il Mediterraneo</strong>.</p>
<p><strong>Nel corso della serata</strong> sarà lo stesso <strong>Franco Fazzio </strong>a ripercorrere le diverse fasi del complesso restauro, illustrando le scoperte che hanno progressivamente cambiato la lettura dell’opera. L’approfondimento storico e artistico sarà affidato a <strong>Marcello Saija</strong>, già professore ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Palermo, e a <strong>Calogero Ferrotti</strong>, che offriranno al pubblico una riflessione sul significato culturale della riscoperta. <strong>La statua sarà quindi benedetta</strong>da monsignor <strong>Giuseppe Brancato.</strong></p>
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<p>Ad accompagnare la cerimonia sarà la voce del <strong>soprano</strong> australiano <strong>Kathryn McCusker,</strong> interprete di consolidata esperienza internazionale, che eseguirà un repertorio di celebri canti sacri, contribuendo a rendere ancora più solenne un evento destinato a segnare la vita culturale e religiosa dell’isola.<br />
La restituzione dell’Immacolata rappresenta anche il coronamento di una lunga esperienza di tutela del patrimonio artistico eoliano. Grazie all’impegno del professor Franco Fazzio e della restauratrice <strong>Raffaella Torrisi</strong>, prima nell’ambito dell’Accademia di Belle Arti “Abadir” e successivamente del Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dell’Università degli Studi di Palermo, sono stati avviati a Salina importanti cantieri didattici. Un progetto reso possibile dalla sensibilità dell’allora parroco della Chiesa Madre di Santa Marina Salina, padre<strong> Alessandro Lo Nardo</strong>, che mise a disposizione gli spazi necessari per ospitare studenti e docenti, consentendo il recupero di numerose opere senza costi per la comunità.<br />
La vicenda della cosiddetta “statua risuscitata” dimostra come il restauro, quando è guidato da competenza scientifica, rigore metodologico e profondo rispetto dell’opera, possa trasformarsi in una straordinaria occasione di conoscenza. Non soltanto perché restituisce alla collettività un bene artistico, ma perché riconsegna alla memoria un frammento della sua storia, rimasto celato per secoli sotto il peso delle trasformazioni del tempo.<br />
Domani sera, a Lingua, quella storia tornerà finalmente a mostrarsi nel suo volto autentico, arricchendo il patrimonio culturale delle Eolie e offrendo agli studiosi una nuova, preziosa pagina della storia dell’arte siciliana.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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