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		<author>
			<name>Redazione</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Giornata ginecologia universitaria, Nappi (Agui): &#8220;Non normalizzare dolore endometriosi&#8221; Per la prima edizione, il 21 ottobre, un decalogo e l’Help desk &#8211; Il presidente &#8216;8 anni per diagnosticare una patologia che interessa il 10% giovani donne&#8217;]]></title>
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		<published>2026-10-19T13:57:00Z</published>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva.jpg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva-1024x682.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/endometriosi_dolore_canva-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Roma, 19 ott. (Adnkronos Salute) &#8211; &#8220;L’endometriosi è una patologia cronica che interessa oltre il 10% delle donne in età fertile e che presenta tempi di diagnosi troppo lunghi, intorno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/giornata-ginecologia-universitaria-nappi-agui-non-normalizzare-dolore-endometriosi-per-la-prima-edizione-il-21-ottobre-un-decalogo-e-lhelp-desk-il-presidente-8-anni-per-diagnost/">Giornata ginecologia universitaria, Nappi (Agui): &#8220;Non normalizzare dolore endometriosi&#8221; Per la prima edizione, il 21 ottobre, un decalogo e l’Help desk &#8211; Il presidente &#8216;8 anni per diagnosticare una patologia che interessa il 10% giovani donne&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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(Adnkronos Salute) &#8211; &#8220;L’endometriosi è una patologia cronica che interessa oltre il 10% delle donne in età fertile e che presenta tempi di diagnosi troppo lunghi, intorno agli 8 anni. Per questo è fondamentale aumentare la consapevolezza tra le donne e gli operatori sanitari, riconoscere tempestivamente i sintomi e costruire percorsi di diagnosi e cura più omogenei sul territorio nazionale per ridurre l’impatto della patologia e preservare la fertilità&#8221;. Così Luigi Nappi, presidente nazionale Agui &#8211; Associazione ginecologi universitari italiani, riassume il messaggio al centro della prima Giornata nazionale della Ginecologia universitaria, promossa da Agui, che si celebra il 21 ottobre e che ha per tema ‘Endometriosi. Riconoscere prima. Curare meglio’. &#8220;Per troppo tempo molte donne hanno imparato a convivere con un dolore considerato quasi inevitabile &#8211; spiega Nappi &#8211; Non deve essere così. Un dolore pelvico che compromette lo studio, il lavoro, le relazioni o la quotidianità merita di essere ascoltato e valutato. È fondamentale che cresca la consapevolezza sia da parte degli operatori sanitari sia da parte delle donne &#8211; afferma il presidente Agui &#8211; Non tutti i medici hanno ancora piena consapevolezza che il dolore non debba essere accettato come una condizione inevitabile. Quando una ragazza fa un uso eccessivo di analgesici, si sottrae frequentemente agli impegni scolastici, rinuncia alla palestra o modifica le proprie abitudini a causa del dolore, bisogna accendere un campanello d’allarme. È importante intervenire tempestivamente, sia per tutelare la qualità della vita e la fertilità, sia per prevenire, per quanto possibile, l’evoluzione della malattia verso gli stadi più avanzati&#8221;. La patologia si caratterizza per la presenza di tessuto di tipo endometriale in sedi diverse da quella fisiologica della cavità uterina. Può anche essere asintomatica, ma quando si manifesta, il dolore pelvico rappresenta uno dei principali segnali di allarme. &#8220;Con questa prima Giornata nazionale &#8211; prosegue Nappi &#8211; vogliamo portare la ginecologia universitaria ancora più vicino alle donne, mettendo ricerca, competenza e informazione scientifica al servizio della loro salute&#8221;. Per questo Agui ha predisposto, oltre a un decalogo per riconoscere e gestire l’endometriosi, un Help desk gratuito, sul proprio portale, al quale è possibile inviare quesiti e ricevere informazioni e orientamento da parte degli esperti. Tra i 10 punti individuati da Agui, &#8220;il primo è abolire il silenzio sul dolore &#8211; illustra Nappi &#8211; Nonostante i cambiamenti culturali, la donna è ancora spesso portata a soffrire in silenzio e persiste una percentuale di operatori sanitari che tende a considerarlo una conseguenza naturale del ciclo mestruale. Non è così: il dolore importante non deve essere normalizzato. Il secondo punto &#8211; continua &#8211; riguarda la possibilità di intervenire precocemente e valutare un trattamento adeguato, che può essere farmacologico e/o chirurgico a seconda della situazione clinica. Il terzo aspetto, data la complessità della patologia, riguarda la presa in carico multidisciplinare&#8221;. Nelle 10 raccomandazioni individuate ci sono inoltre: riconoscere anche i sintomi intestinali e urinari ciclici; considerare che la malattia può manifestarsi già durante l’adolescenza; annotare i sintomi e il loro rapporto con il ciclo e richiedere una valutazione ginecologica competente.&#8221;L’endometriosi viene classificata in 4 stadi &#8211; chiarisce il presidente Agui &#8211; Attualmente, nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), sono comprese le forme più gravi, corrispondenti al terzo e al quarto. Sarebbe importante estendere il riconoscimento anche al primo e al secondo stadio, per intervenire prima e prevenire, per quanto possibile, lo sviluppo delle forme più avanzate con conseguenze importanti sulla fertilità. In un Paese come l’Italia, che affronta una grave crisi della natalità, tutelare la salute riproduttiva delle donne è una priorità. A questo si aggiunge il risparmio economico: prevenire le complicanze di una malattia cronica significa ridurre i costi per il sistema sanitario e per la società nel suo complesso&#8221;.Rispetto al passato, oggi la diagnosi è possibile anche senza la laparoscopia e &#8220;può basarsi sulla valutazione clinica, sulla sintomatologia e sugli esami di imaging, come l’ecografia eseguita da operatori esperti &#8211; evidenzia Nappi &#8211; Si stanno inoltre studiando strumenti innovativi, tra cui i test salivari, che potrebbero contribuire a identificare la malattia attraverso l’associazione di un test e di un algoritmo basato su un questionario. Su questo fronte è stato finanziato un progetto ministeriale che coinvolge le università di Cagliari, Foggia, Roma e Milano. Una volta identificata la malattia, in alcune situazioni può essere indicata la terapia ormonale, compresa quella con contraccettivi estroprogestinici, ma il trattamento deve essere personalizzato&#8221;.Recentemente Agui ha partecipato alla tappa di Cagliari di &#8216;Fism for People&#8217;, iniziativa promossa dalla Federazione delle società medico-scientifiche italiane per portare la prevenzione sempre più vicino ai cittadini attraverso un modello di sanità di prossimità. &#8220;La divulgazione è sempre importantissima &#8211; osserva il presidente Agui &#8211; La divulgazione è metà terapia, metà diagnosi: è conoscenza, una forma di educazione rivolta non soltanto ai cittadini, ma anche agli stessi professionisti sanitari. Questi incontri pubblici &#8211; conclude &#8211; consentono di mantenere alta l’attenzione su temi che rischiano di essere sottovalutati nella pratica quotidiana e di raggiungere anche le persone che non arrivano direttamente negli studi medici. La divulgazione diventa così uno strumento per intercettare bisogni, diffondere consapevolezza e favorire il riconoscimento precoce dei sintomi e promuovere salute&#8221;.</p>
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			<name>Pierfranco Bruni saggista, antropologo</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Lettera ai ragazzi di oggi per non accogliere la mistificazione delle piazze]]></title>
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		<updated>2026-10-19T11:33:47Z</updated>
		<published>2026-10-19T11:32:31Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Scenari" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Aldo Moro" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Anni di piombo" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="cultura e società" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Giovani" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="ideologie politiche" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Leonardo Sciascia" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="libertà di pensiero" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="manifestazioni studentesche" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="manipolazione ideologica" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="mistificazione delle piazze" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="pensiero critico" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="proteste di piazza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Sessantotto" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="storia italiana" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="2048" height="1132" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1024x566.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-768x425.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1920x1061.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1170x647.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-585x323.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Mi rivolgo ai ragazzi. Una generazione tra i quindici anni e l&#8217;università. Scrivo queste righe a Roma, ma con la testa alla mia Calabria, una mattina di ombre di ottobre,&#8230;</p>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong></p>
<p>Mi rivolgo a voi ragazzi, alla generazione che va dagli ultimi anni della scuola media a tutta l&#8217;università. È una fascia ampia, anche pedagogicamente articolata, che vive esperienze diverse, in contesti storici diversi, secondo le età della vita. Dai quindici, sedici, diciassette anni, fino al tempo in cui si lasciano gli studi universitari.</p>
<p>Ho attraversato queste fasi. Ho attraversato il Sessantotto in terza media in Calabria, ho vissuto gli anni formativi sempre in Calabria e poi l&#8217;università. Dapprima a Salerno e successivamente a Roma. Ho vissuto esperienze diverse, ma gli anni che maggiormente mi hanno segnato restano legati a tre tappe fondamentali.</p>
<p>La prima tappa è la terza media. Terza Media a San Lorenzo del Vallo.<br />
Fui rimandato in italiano e agli esami di riparazione a settembre svolsi un tema sull&#8217;occupazione sovietica in Cecoslovacchia (1). Non si volle credere che un ragazzo di paese, di Calabria, potesse interessarsi a un simile problema. Quando andai agli esami di riparazione ci furono molti interrogativi. Me lo ricordo come fosse ieri, l&#8217;aula piccola, il professore con gli occhiali spessi.</p>
<p>In quell&#8217;estate avevo letto sui giornali, pur essendo ragazzino, della morte di Jan Palach (2), che si era dato fuoco davanti ai carri armati sovietici entrati a Praga. Quella data mi ha segnato moltissimo e mi ha orientato verso una formazione e una cultura completamente non comunista ma assolutamente libera.</p>
<p>Poi vennero gli anni liceali. Liceo a Spezzano Albanese.<br />
Facemmo molte lotte per ottenere il liceo in una comunità vicina al mio paese. Ottenemmo il liceo, ma non l&#8217;autonomia, che arrivò dopo. Ottenemmo comunque risultati importanti, tra cui quello di fare cortei e contestazioni senza alcuna bandiera, nonostante alcuni gruppi, tra cui anarchici e gruppi di sinistra, tentassero di inserirsi. Non vi riuscirono. Perché era forte in noi, allora davvero, la volontà di autonomia e di libertà. Eravamo giovani. E credevamo nella libertà.</p>
<p>Poi vennero gli anni universitari. Da Salerno a Roma.<br />
Il primo anno a Salerno fu tranquillo, superai due esami. Poi, poiché alcuni ragazzi a me cari e amici che credevo veri si erano trasferiti a Roma, mi trasferii anch&#8217;io a Roma. Gli anni vissuti a Roma furono i più formativi e anche i più terribili, il settantasei, il settantasette, il settantotto (3). Quell&#8217;esperienza mi ha provato, mi ha formato, mi ha caratterizzato, non plagiato, e mi ha fatto comprendere come le ideologie, a mio avviso, siano sempre violenza, sempre manovrate e manovrabili. Non ho mai accettato i libretti rossi che venivano distribuiti in quel tempo e neppure prima al grido delle tre M: Marx, Mao, Marcuse (4).</p>
<p>Chi non ha vissuto quegli anni direttamente e ha cercato di capirli solo attraverso i mezzi di comunicazione, non può capire fino in fondo, a mio parere, e non ha il diritto morale di esprimere giudizi definitivi su situazioni non vissute direttamente. Vi assicuro che Roma di quegli anni, il settantasette e il settantotto, fu nella mia memoria diretta una stagione violenta ma certamente formativa. Violenta perché se noi ragazzi non eravamo allineati con Lotta Continua, il Quotidiano dei Lavoratori, l&#8217;Unità e altro nella tasca (5), eravamo presi di mira in modo serio, in modo vero.</p>
<p>Che cosa voglio dirvi, dunque.<br />
Voglio dire a questa generazione che vive oggi queste fasi: non lasciatevi ingannare dalle ideologie, non credete a coloro che vogliono fare contestazioni di piazza per utilizzare la piazza per altri obiettivi, perché le piazze sono diverse come diversi sono gli obiettivi. C&#8217;è chi contesta credendo a quell&#8217;età in alcuni valori, ma ci sono quelli che non credono a nulla eppure hanno una loro formazione ben precisa. Tutto questo è parte integrante di ciò che accade oggi.</p>
<p>Che cosa è la mistificazione delle piazze. È far credere che una contestazione sia spontanea, libera, nata dal basso, mentre è organizzata dall&#8217;alto per altri fini. Si usa la vostra età, la vostra generosità, il vostro bisogno di credere, per coprire interessi che non sono i vostri. Si mette una bandiera davanti per non farvi vedere chi la tiene dietro (6). Non dimenticate che le bandiere, in questo caso, aiutano a nascondere chi non ha il coraggio delle proprie idee vere.</p>
<p>Non lasciatevi convincere.<br />
Pensate con la vostra testa.</p>
<p>Che cosa mi ha cambiato fortemente in quegli anni. Mi ha tolto ogni illusione politica una manifestazione che non dimentico mai e che mi ha permesso poi di scrivere tre o quattro libri su quella vicenda. Allora avevo ventitré anni. Ero già ben consapevole.</p>
<p>Ricordo che appresi la notizia dell&#8217;uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse (7), che allora, secondo una formula giornalistica diffusa, si diceva fossero compagni che sbagliavano. Ero a Roma, alla Casa dello Studente (8) &#8211; quella di via De Lollis, non la De Dominicis dove andavo a mangiare qualche volta &#8211; e appresi la notizia dalla televisione intorno alle tredici. Il giorno dopo dovevo sostenere l&#8217;ultimo esame di letteratura contemporanea. Mi presentai all&#8217;esame, consapevole e inconsapevole insieme, e il docente mi disse: come ti permetti di venire oggi a sostenere l&#8217;esame, noi tutti scioperiamo e andiamo in piazza. Docenti di marchio comunista.</p>
<p>Il pomeriggio ci fu una grande manifestazione al Colosseo. Andai al Colosseo e ricordo ancora che vestivo l&#8217;impermeabile bianco, era il nove maggio e faceva freddino. Ricordo l&#8217;odore di fumo, di lacrimogeni vecchi, e i sanpietrini bagnati. Lì che cosa vidi. Vidi bandiere democristiane incrociarsi con bandiere della falce e martello. E mi chiesi per quale motivo. Non sono le stesse appartenenze politiche che, a mio giudizio storico, non vollero le trattative perché Moro si liberasse. Erano ambienti comunisti quelli che consideravano Moro non lucido nelle sue lettere (9), e una parte della democrazia cristiana quella che non volle cedere alle trattative. Mi esplose nella coscienza una ribellione, una rivolta. Fu terribile. Il pensiero mi tornò a quei docenti che non vollero farmi sostenere l&#8217;esame di letteratura contemporanea: eskimo, basco, lessico scurrile, occhiali scuri ovali o occhialini e barba incolta (10).</p>
<p>Ciò che mi fece capire ancora di più la questione in quell&#8217;anno fu Leonardo Sciascia con il suo L&#8217;affare Moro (11), scritto subito dopo. Sciascia descrisse proprio quelle immagini che avevo vissuto direttamente e si chiese come fosse possibile che nel vento dell&#8217;area antistante il Colosseo si intrecciassero la falce e martello e lo scudo crociato. Quelli che non accettarono le trattative per la liberazione di Moro. Lì compresi che non esiste politica che possa dirsi autentica, io pensavo umana, se diventa solo potere, e lì capii che cosa è il potere.</p>
<p>Sono rimasto sempre convinto che Moro venne ucciso perché non si volle che restasse vivo nella stagione del compromesso storico (12). Grandi responsabilità, a mio avviso, dei comunisti di allora e dei democristiani di allora. Responsabilità politiche e storiche, non giudiziarie. Eppure chi ha vissuto quegli anni non può dimenticare. Non deve.</p>
<p>Ricordo che un giorno qualcuno disse, dai giornali di allora e dai telegiornali, che si era svolta una seduta spiritica che avrebbe indicato dove si trovava il corpo di Moro o il covo di Moro (13). Quel personaggio, nella mia memoria di lettore di cronache, lo ritrovai poi Presidente del Consiglio e Ministro e mi chiesi se fosse possibile che l&#8217;opinione pubblica potesse credere a questi fatti. Eppure un mondo cattolico cosiddetto progressista e i comunisti, a mio giudizio, hanno sempre appoggiato questa visione. È una visione tragica. Nei miei libri su Moro l&#8217;ho scritto (14).</p>
<p>Vorrei dire ai ragazzi, ai giovani: attenzione. Le ideologie non salvano. Le contestazioni e le rivolte di piazza non servono. Cercate di essere autentici, autonomi, liberi. Leggete, ma con cognizione seria e senso critico. Non vi lasciate abbindolare da nessuna bandiera. Perché tutte le bandiere hanno i loro buchi, i loro tagli, i loro interessi. Con qualsiasi governo.</p>
<p>Chi è specializzato in queste operazioni, per esperienza vissuta fin dalla terza media, è stata a mio giudizio la sinistra. Perché la contestazione per la sinistra, secondo la mia esperienza, non può esistere se non come appropriazione. Quando feci quel tema sull&#8217;occupazione sovietica a Praga, mi fu contestato, ricordo benissimo, eravamo nel Sessantotto, che era una lettura solo parziale dei fatti. Nel Sessantotto, io ragazzino, mi si disse questo soltanto perché avevo condannato quella tragedia. Quando leggevo le opere di Solzenicyn (15) mi indicavano come un fascista da isolare e condannare.</p>
<p>C&#8217;è quindi una linea, una visione precisa dagli anni quaranta e cinquanta in poi. Il potere che diventa regime ideologico. E soprattutto quando al potere non c&#8217;è la sinistra, bisogna abbattere quel potere. È la lezione marxista, la lezione di Engels, la lezione sovietica, che non ha smesso di insistere. Si è trasformata, grazie a un progressismo cosiddetto democristiano, in un mondo prima cattocomunista, come diceva Alberto Ronchey con il cosiddetto fattore K (16), e poi liberal, laico, lib lab da salotto e così via. Davanti alle lezioni dei nuovi filosofi francesi che in quel tempo leggevo, ovvero Glucksmann e Bernard Henri Lévy (17), mi si condannava di essere un antirevoluzionario. Pavese e Ungaretti erano banditi alla Casa dello Studente (18).</p>
<p>Ma andiamo a vedere che cosa sono diventati coloro che facevano le lotte di massa. Facciamoci una domanda. L&#8217;invidia, l&#8217;arroganza, l&#8217;egoismo. Volevano diventare ciò che non erano. E questa è, a mio avviso, la sinistra. Si lotta per diventare ciò che non si è o per avere ciò che non si ha. Poi tutto è parvenza, tutto è apparenza. Tutto omologazione.</p>
<p>Non credete, ragazzi, a tutto ciò che vedete. Al vandalismo che domina le piazze dite di no. Non cadete nella demagogia. Pensate con la vostra testa, leggete con la vostra testa, interpretate con la vostra testa. I cattivi maestri c&#8217;erano ieri, ci sono stati nel corso degli anni, ci sono ancora oggi. Direi più semplicemente che esistono cattive persone che propongono un loro modello di insegnamento. Non cattivi maestri.</p>
<p>Ieri il cattivo maestro aveva eskimo e basco e distribuiva ciclostilati. Oggi ha un profilo social, fa l&#8217;influencer politico, occupa le scuole e vi insegna a gridare slogan che non ha mai studiato. Il metodo è lo stesso (19). Oggi diremmo che è un algoritmo che si ripete. Cambia solo il mezzo. Prima era il megafono, ora è appunto l&#8217;algoritmo. Ma l&#8217;obiettivo resta l&#8217;appropriazione della vostra libertà. Non permettete ciò. Le crisi ci sono sempre state con tutti i Governi. È una questione mai risolta. C&#8217;è stato un tempo che per la crisi del carburante e per il troppo inquinamento si circolava con le auto a targhe alterne (20).</p>
<p>Ragazzi, cercate di essere liberi nel pensiero. È l&#8217;invito che vi viene da una persona che ha vissuto molte stagioni e che ha compreso che la verità assoluta non esiste. Esiste la propria verità, quella che viviamo abitandola e osservando tutto con spirito critico.</p>
<p>E qui viene il punto che voglio lasciarvi. Essere liberi non è solo dire di no alle bandiere. È dire di sì a qualcosa che vale. La piazza che mistifica vi offre una appartenenza urlata. Io vi propongo una appartenenza silenziosa: la bellezza, lo studio, l&#8217;amore, il lavoro fatto bene, il rispetto per l&#8217;altro (21). La piazza vi vuole omologati. La bellezza vi vuole unici. C&#8217;è sempre un&#8217;uscita di sicurezza per chi si trova a un bivio. Scegliere il bene e la libertà nel pensare senza farvi indottrinare (22).</p>
<p>Siate liberi. Veri. Amate con il cuore. Cercate la bellezza e non le piazze delle bandiere.</p>
<p>Da un settantenne e più quasi disincantato e oltre che ha vissuto direttamente ciò che racconta.<br />
Scrivo queste righe a Roma, ma con la testa alla mia Calabria, una mattina di ombre di ottobre, con il caffè già freddo. Mentre resto seduto in una poltrona con un braccio fratturato dopo una brutta scivolata tra pile di libri sparsi nel corridoio.</p>
<p>NOTE</p>
<p>(1) Occupazione della Cecoslovacchia. 20-21 agosto 1968. Intervento delle truppe del Patto di Varsavia per stroncare la Primavera di Praga di Alexander Dubcek.</p>
<p>(2) Jan Palach. 1948-1969. Studente di filosofia all&#8217;Università Carlo di Praga. Si cosparse di benzina e si diede fuoco il 16 gennaio 1969 in piazza San Venceslao.</p>
<p>(3) Triennio 1976-1978. Anni di piombo al culmine. Il 1976 sorpasso elettorale del Pci. Il 1977 movimento dell&#8217;autonomia, Sapienza occupata, Giorgiana Masi. Il 1978 Moro.</p>
<p>(4) Le tre M. Karl Marx, Mao Zedong autore del Libretto Rosso, Herbert Marcuse autore de L&#8217;uomo a una dimensione 1964.</p>
<p>(5) Lotta Continua, Quotidiano dei Lavoratori, l&#8217;Unità. Avere in tasca il giornale giusto era segno di appartenenza.</p>
<p>(6) Mistificazione. Dal latino tardo mystificare. Costruzione di una falsa coscienza collettiva.</p>
<p>(7) Aldo Moro. 1916-1978. Rapito in via Fani il 16 marzo 1978, corpo in via Caetani il 9 maggio 1978.</p>
<p>(8) Casa dello Studente. Via Cesare De Lollis a San Lorenzo e Enrico De Dominicis alla Tiburtina. Occupazioni permanenti negli anni settanta.</p>
<p>(9) Lettere di Moro. Oltre 90 lettere. Parte di Dc e Pci sostenne non fosse lucido. Sciascia parlò di cinismo di Stato.</p>
<p>(10) Eskimo, basco. Uniforme del Settantasette. Giaccone militare americano, basco alla Che Guevara, occhiali scuri ovali o occhialini, barba incolta.</p>
<p>(11) Leonardo Sciascia, L&#8217;affare Moro, Sellerio 1978.</p>
<p>(12) Compromesso storico. Formula di Berlinguer su Rinascita, ottobre 1973, dopo il golpe in Cile.</p>
<p>(13) Seduta spiritica di via Gradoli. 2 aprile 1978, casa di Alberto Clò a Bologna, con Romano Prodi, Mario Baldassarri. Emerse nome Gradoli.</p>
<p>(14) I miei libri su Moro. L&#8217;ultima primavera. Il Coscile, Castrovillari, 1998. Il perduto equilibrio nei giorni tristi di Aldo Moro. Edizioni Il Coscile, Castrovillari, 2008. La farfalla ha le ali spezzate. Edizioni Il Coscile, Castrovillari, 2016.</p>
<p>(15) Aleksandr Solzenicyn. 1918-2008. Nobel 1970. Arcipelago Gulag 1973.</p>
<p>(16) Fattore K. Alberto Ronchey 1979. K sta per Komintern.</p>
<p>(17) Nouveaux philosophes. André Glucksmann, Bernard Henri Lévy. 1976-77.</p>
<p>(18) Pavese e Ungaretti banditi. Considerati borghesi e decadenti nei collettivi.</p>
<p>(19) Algoritmo e megafono. Ieri ciclostile, oggi algoritmo. Silone: La scuola dei dittatori 1938 e Uscita di sicurezza 1965.</p>
<p>(20) Targhe alterne. Austerity 1973-74, crisi petrolifera del Kippur. Domeniche a piedi.</p>
<p>(21) Bellezza come antidoto. Tema centrale in Bruni. Non estetica ma etica.</p>
<p>(22) Uscita di sicurezza. Ignazio Silone, Uscita di sicurezza, Vallecchi Editore, Firenze, prima edizione maggio 1965, 242 pagine. La scuola dei dittatori, Zurigo 1938, Mondadori 1962.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/lettera-ai-ragazzi-di-oggi-per-non-accogliere-la-mistificazione-delle-piazze/">Lettera ai ragazzi di oggi per non accogliere la mistificazione delle piazze</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<updated>2026-10-19T10:49:00Z</updated>
		<published>2026-10-19T10:49:00Z</published>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="688" height="242" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/talfarmaco_Istituto_G_Ronzoni_loghi.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/talfarmaco_Istituto_G_Ronzoni_loghi.png 688w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/talfarmaco_Istituto_G_Ronzoni_loghi-300x106.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/talfarmaco_Istituto_G_Ronzoni_loghi-585x206.png 585w" sizes="(max-width: 688px) 100vw, 688px" /></p>
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(Adnkronos Salute) &#8211; È entrato in funzione il nuovo spettrometro di risonanza magnetica nucleare (Nmr) Bruker Avance Neo da 800 MHz, acquisito nell&#8217;ambito di BioSpecNet (Biophysical Spectroscopy Network), il consorzio scientifico costituito da Italfarmaco Spa e dall&#8217;Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche &#8220;G. Ronzoni&#8221;, dopo oltre vent&#8217;anni di collaborazione nella ricerca strutturale e biochimica. Installato presso la sede milanese dell&#8217;Istituto G. Ronzoni, &#8220;è il primo strumento di questa potenza nel settore privato italiano e il primo a essere operativo nel Nord del Paese &#8211; informa una nota &#8211; In Italia esistono oggi soltanto altri 3 sistemi Nmr da 800 MHz, tutti collocati in contesti universitari pubblici, mentre in Europa se ne contano poco più di 60&#8221;. Con il nuovo spettrometro Nmr da 800 MHz, l&#8217;Istituto G. Ronzoni amplia il proprio parco strumenti, che comprende già 2 sistemi da 500 MHz e uno da 600 MHz. Il nuovo sistema sposta l&#8217;asticella delle possibilità di ricerca su un piano che, in Italia, resta appannaggio di pochissimi centri, e finora, mai nel settore privato. Lo spettrometro Nmr da 800 MHz permetterà di studiare con maggiore dettaglio la struttura di proteine, polisaccaridi e altre biomolecole complesse, accelerando la ricerca e lo sviluppo di nuove terapie.La risonanza magnetica nucleare (Nmr) è una delle tecniche più potenti a disposizione della scienza per osservare le molecole senza distruggerle. Posizionando un campione in un campo magnetico omogeneo e irradiandolo con onde radio &#8211; riferisce la nota &#8211; è possibile ottenere informazioni dettagliate sulla struttura delle molecole e sul modo in cui interagiscono tra loro. Questo consente di ricostruire con precisione la struttura di una proteina e capire come un farmaco riconosce e si lega al suo bersaglio biologico. È, in un certo senso, un modo per fotografare l&#8217;invisibile: non un&#8217;immagine nel senso tradizionale, ma una mappa dettagliata della struttura e del comportamento della materia a livello atomico.Il nuovo sistema è inoltre equipaggiato con tecnologia CryoProbe: una sonda raffreddata a temperature estremamente basse (20 gradi Kelvin, circa -253 °C), che permette allo strumento di &#8220;ascoltare&#8221; il segnale delle molecole con un disturbo di fondo molto più basso, un po&#8217; come passare da un microfono economico a uno professionale. Il risultato è una sensibilità che può moltiplicarsi fino a 5 volte rispetto a una sonda tradizionale. Significa poter analizzare campioni a concentrazioni molto basse: una differenza cruciale quando si lavora con proteine disponibili solo in quantità minime, come spesso accade nello studio delle malattie rare. Coerentemente con il modello del consorzio BioSpecNet, il nuovo Nmr non sarà riservato all&#8217;uso interno: sarà reso accessibile anche a università, centri di ricerca e aziende esterne, su base di collaborazione scientifica o servizio specialistico. Si tratta di un approccio che punta a moltiplicare l&#8217;impatto dell&#8217;investimento, mettendo una risorsa scientifica di alto livello al servizio dell&#8217;intero territorio, oltre i confini dei due enti che l&#8217;hanno resa possibile.Le possibilità di utilizzo del nuovo strumento sono ampie e riguardano alcuni dei fronti più attivi della ricerca biomedica contemporanea. Nella drug discovery &#8211; dettaglia la nota &#8211; l&#8217;Nmr permette di osservare come un farmaco sperimentale si aggancia al proprio bersaglio biologico, un&#8217;informazione decisiva per capire se una molecola funzionerà davvero, molto prima di arrivare alla fase clinica. Nella biologia strutturale, lo strumento consente di ricostruire l&#8217;architettura tridimensionale di proteine complesse, spesso al centro di processi patologici ancora poco compresi. Nella metabolomica, permette di analizzare simultaneamente centinaia di piccole molecole presenti in un fluido biologico, offrendo una fotografia dello stato metabolico di un organismo, un approccio con applicazioni che vanno dalla diagnostica alla ricerca su nuove patologie. Nella chimica dei carboidrati, &#8220;area di eccellenza storica dell&#8217;Istituto G. Ronzoni fin dai suoi studi sull&#8217;eparina&#8221;, la maggiore risoluzione dello strumento apre a una caratterizzazione più fine di polisaccaridi complessi, alla base di molte ricerche su farmaci antitrombotici e antitumorali.&#8221;L’entrata in funzione dell’Nmr da 800 MHz rappresenta un passaggio strategico per l’Istituto G. Ronzoni e per il sistema della ricerca italiana &#8211; afferma Marco Guerrini, direttore dell&#8217;Istituto G. Ronzoni &#8211; Disporre di una piattaforma di questo livello significa poter studiare biomolecole e interazioni farmaco-proteina con un grado di dettaglio che fino a oggi non era disponibile nella nostra struttura. È un investimento che rafforza le nostre competenze nella biologia strutturale e nella chimica dei carboidrati, ma soprattutto crea nuove opportunità di collaborazione con università, centri di ricerca e imprese impegnate nello sviluppo di terapie innovative&#8221;. Il nuovo Nmr da 800 MHz, per Christian Steinkuhler, Chief Scientific Officer Italfarmaco, &#8220;è un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti. La partnership tra Italfarmaco e Istituto G. Ronzoni, costruita in oltre vent’anni di collaborazione scientifica, ci ha permesso di mettere a disposizione della ricerca una tecnologia di frontiera, con applicazioni importanti nelle malattie rare, in oncologia e nella drug discovery. Siamo particolarmente convinti del valore di un modello nel quale un investimento dell’industria contribuisce a rafforzare un’infrastruttura scientifica e, allo stesso tempo, ne favorisce l’accesso a università, centri di ricerca e altre imprese. È così che questa collaborazione &#8211; conclude &#8211; può tradursi in un acceleratore di conoscenza, innovazione e, nel lungo periodo, nuove opportunità terapeutiche per i pazienti&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/ricerca-biospecnet-a-milano-operativo-nuovo-spettrometro-di-risonanza-magnetica-da-800-mhz-italfarmaco-e-istituto-g-ronzoni-in-italia-solo-altri-3-strumenti-analoghi-per-studiare-struttura-d/">Ricerca: BioSpecNet, &#8216;a Milano operativo nuovo spettrometro di risonanza magnetica da 800 MHz&#8217; Italfarmaco e Istituto G. Ronzoni, &#8216;in Italia solo altri 3 strumenti analoghi per studiare struttura di molecole e accelerare conoscenza su malattie rare, oncologia e drug discovery&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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			<name>Pierfranco Bruni saggista, antropologo</name>
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		<title type="html"><![CDATA[“Siete solo vandali”. Dalla frase del funzionario di polizia con il volto insanguinato a Milano, agli anni di piombo]]></title>
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		<updated>2026-10-19T10:51:18Z</updated>
		<published>2026-10-19T10:46:05Z</published>
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<h6 class="entry-title"><em>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere il nostro tempo.</em></h6>
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<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Milano, 18 ott. 2026 – Cos’è stato il ’68? Ormai nessuno lo ricorda. È una generazione non vecchia, quella che ha fatto il ’68, ma completamente anziana, che è peggio, disincantata dal fallimento non della politica ma dei principi, dei valori, dei significati. Alcuni sembrano ancora rimasti a Valle Giulia.</p>
<p>La generazione che ha fatto il ’77 e ’78, ovvero la mia, tutti pensionati ormai, ha assistito e vissuto un passaggio particolare che è quello del superamento della fantasia al potere e l’avanzare del compromesso storico con le disillusioni delle illusioni che hanno portato a Via Fani e a Via Caetani. Ovvero il rapimento di Moro, la sua uccisione, la scorta e altre tragedie. Dalle illusioni tragiche dei tralicci alla tragedia delle macerie. Con un filo che lega ancora il ’68 al ’77 e ’78.</p>
<p>In mezzo una società che ha assistito al passaggio da un papato giovanneo a uno paolino. Da mettete fiori nei vostri cannoni alle sedute spiritiche, attenzione ho detto spiritiche, non psicoanalitiche o spirituali. E la politica in mezzo a uno Stato con presidente della Repubblica Saragat e poi una presidenza Leone. Insomma un disegno problematico e democratico.</p>
<p>E in mezzo una politica internazionale al cui centro nel ’68 i carri armati sovietici a Praga e nel ’78 il genocidio in Cambogia con la rivoluzione dei Khmer Rossi. Insomma un’epoca di dominazione comunista. Mettiamoci dentro le Brigate Rosse che qualcuno vuole far intendere fossero guidate dalla CIA. La cronaca diventava storia. Se non la si è vissuta in prima persona è tutta finzione ideologica.</p>
<p>Gli anni Ottanta del Novecento furono gli anni che portarono allo sfracellamento del comunismo sovietico e all’abbattimento dei Muri con il forte intervento occidentale e con la sofferta e vitale posizione del grande Papa polacco. Qui iniziano gli anni nuovi. Quelli che condurranno allo scontro epocale tra Occidente e Oriente, ovvero allo scontro, parliamoci chiaro, tra Cristianesimo e Islamismo. Parentesi o non parentesi, la storia non ha mai parentesi.</p>
<p>In Italia il comunismo è diventato un cambio di pelle ma non di visione del mondo. La visione del mondo è rimasta quella marxista, nonostante il legame tra quelli che si dicono cattolici e quelli che si definiscono progressisti. Il compromesso storico, mai realmente voluto da Moro, è ancora in Parlamento e nelle piazze. È soltanto questione di potere.</p>
<p>Poi arrivano gli anni del cambiamento della destra. Alleanza Nazionale mette insieme diverse anime anticomuniste, comprese le anime che sono ancora eredi del pensiero del fascismo. Ci penserà l’imprenditoria a trasformare tutto con un passaggio dalla politica pura alla economia di mercato. Ma saranno comunque sempre i cattocomunisti che creeranno l’Europa dei mercati e l’introduzione dell’unità europea senza una Europa unitaria consolidata. L’illusione iniziale della fantasia al potere è diventata il potere dell’illusione in regime europeo.</p>
<p>Dopo una pausa sotterranea dei sessantottini e dei settantottini e governi alternati da sedute spiritiche, con alternanze liberal centriste e confusionarie forme di destre, il tempo sembrerebbe maturo per sdoganare una politica tecnica governativa e passare a una azione realmente politica. Non dimentichiamoci che in mezzo ci sono state due presidenze della Repubblica con presenze social comuniste e comuniste. Questo non è un fatto a prescindere. Certo la Costituzione è stata voluta come antifascista ma poi non si è mai aggiunto l’anticomunismo. Ci sarà pure un motivo.</p>
<p>Ora ci si meraviglia degli scontri brutti di piazza. Dopo la stagione delle pantere, degli arcobaleni e dei coccodrilli ritorna la piazza con episodi che hanno ricordato a molti gli anni di piombo. La grande crisi economica, i Tir, i blocchi, una Europa che si vuole riarmare, le fabbriche chiuse, la disoccupazione dilagante nonostante le occupazioni a tempo determinato, la mal gestione di una epidemia mondiale, il crollo reale del sindacalismo alla Lama, Carniti, Benvenuto, si è ritornati a vedere episodi di lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, danneggiamenti in città, atti che hanno messo in discussione una stagione di finto pacifismo con guerre che occupano tutto il pianeta ormai nell’epoca della intelligenza artificiale.</p>
<p>Con una novità. L’avanzata delle Destre dall’Italia a tutta l’Europa, arrivate al potere con libere e democratiche elezioni. Le Destre votate con grandi maggioranze di voti espresse dal popolo e non dai carri armati o dai missili a testata nucleare. Il popolo sceglie le Destre nonostante le sinistre decomposte.</p>
<p>Perché le piazze con atti vandalici? Per usare una espressione che ho ascoltato da un funzionario di polizia, riportata anche dalle cronache televisive: “Siete solo vandali”, ha detto questo funzionario con il volto insanguinato mostrando sassi e sampietrini. Prendo a prestito questa frase perché mi ha colpito. Io sto con questo servitore dello Stato, non per imitare un’antica frase di Pasolini, ma perché sto con una civiltà che dovrebbe mostrare consapevolezza, valori e soprattutto non violenza.</p>
<p>Questo poliziotto che portava in viso i segni di quanto accaduto mi ha fatto tornare alla mente ciò che scriveva Aldo Moro in una sua lettera dal carcere delle Brigate Rosse, quando i brigatisti furono definiti compagni che sbagliano ma sempre compagni restavano. Ovvero: “Se la pietà prevale il Paese non è finito”. La pietà non prevalse e il corpo di Moro venne fatto trovare tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù.</p>
<p>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere questo nostro tempo. Ma questi sono fatti che non possono essere afferrati da un articolo di giornale o dai servizi televisivi.</p>
<p>Gli anni di piombo in una Roma infuocata li ho vissuti in prima persona in una casa dello studente dal clima terribile. Allora era presidente della Repubblica un democristiano e poi un socialista, oggi un ex democristiano. Presidenti del Consiglio democristiani, oggi c’è una donna di destra. Cosa cambia? Chiediamocelo per tentare di riflettere senza i paraocchi delle ideologie mai morte.</p>
<p>Ieri Pasolini a Valle Giulia diceva ai giovani: “…avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati benissimo ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccolo borghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano”.</p>
<p>Oggi un funzionario di polizia nella piazza di Milano con il viso in rivoli di sangue a una ragazza che ha detto “ci battiamo anche per i tuoi diritti” ha risposto con lo sguardo stravolto: “Siete solo vandali”. Allora. Ieri come oggi? Ci sarebbe da discutere. Ieri ci si illudeva di essere rivoluzionari. E davanti alla tragedia del ’78 Lama venne addirittura fischiato e costretto ad abbandonare la piazza perché si era permesso di condannare gli atti di violenza. Ma era Lama.</p>
<p>Oggi non sanno neppure il concetto di rivoluzione, ma ci sono. A iniziare da quel gruppo di intellettuali che impedì a Papa Benedetto XVI alcuni anni fa di accedere all’Università di Roma perché difendeva troppo l’Occidente e la cristianità contro l’estremismo islamico. Ieri Toni Negri parlava di dominio e sabotaggio. E oggi?  Ma quella frase, “Siete solo vandali”, non mi lascia e mi fa paura.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
</div>
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		<author>
			<name>Francesco Mazzarella</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Amoris laetitia, dieci anni dopo: dalla famiglia da accompagnare alla famiglia che partecipa]]></title>
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		<updated>2026-10-18T09:27:59Z</updated>
		<published>2026-10-18T09:19:24Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Editoriale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="accoglienza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Amoris laetitia" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Chiesa cattolica" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="corresponsabilità ecclesiale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="discernimento" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="famiglia e Chiesa" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Leone XIV" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Papa Francesco" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="partecipazione delle famiglie" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="pastorale familiare" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="sinodalità" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Sinodo 2024" />
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<p>L&#8217;omelia di Leone XIV e il Sinodo 2024 rilanciano una domanda decisiva: le famiglie sono soltanto destinatarie della pastorale o protagoniste della vita della Chiesa? EDITORIALE DI ANALISI &#124; FAMIGLIA&#8230;</p>
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<div class="mh-meta entry-meta">
<div>EDITORIALE DI ANALISI | FAMIGLIA E SINODALITÀ</div>
<p class="fm-pip-sottotitolo">L’omelia di Leone XIV, il messaggio conclusivo e il Documento finale del Sinodo 2024 riportano al centro una questione decisiva: le famiglie sono soltanto destinatarie della pastorale o possono contribuire a costruirla?</p>
<div class="fm-pip-firma">di <strong>fr@ncesco Mazzarella</strong> | 17 ottobre 2026</div>
<div class="fm-pip-corpo-articolo">
<p>Dieci anni dopo <em>Amoris laetitia</em>, la questione non riguarda soltanto il modo in cui la Chiesa parla della famiglia, ma il posto che le famiglie occupano nella sua vita.</p>
<p>Il 14 ottobre 2026, in Piazza San Pietro, il cardinale Luis Antonio Tagle ha presieduto la celebrazione eucaristica conclusiva dell’incontro per il decennale dell’esortazione apostolica di Papa Francesco, leggendo l’omelia preparata da Leone XIV.</p>
<p>Al centro della riflessione del Pontefice si trovano l’amore coniugale, l’educazione degli affetti, la stabilità del matrimonio, l’apertura alla vita e la spiritualità familiare. Ma emerge anche un’altra attenzione: quella verso le persone che attraversano situazioni difficili, fragilità e crisi, chiamate a trovare nella comunità cristiana sostegno e protezione dai pregiudizi.</p>
<p>Un’indicazione che acquista ulteriore significato se letta insieme al messaggio conclusivo dell’incontro, datato 13 ottobre. In quel testo Leone XIV auspica che le famiglie partecipino attivamente alla vita delle Chiese locali e contribuiscano al discernimento sulle strade da percorrere.</p>
<p>È un passaggio che merita di essere approfondito.</p>
<p>Perché fra accompagnare una famiglia e riconoscerla come soggetto attivo della comunità esiste una differenza sostanziale.</p>
<p><strong>Ed è proprio in questa differenza che si può individuare una delle principali sfide pastorali del prossimo futuro.</strong></p>
<h2>Leone XIV e Francesco: una continuità da comprendere</h2>
<p>Sarebbe riduttivo leggere l’omelia di Leone XIV come un ritorno alla sola difesa dell’ideale matrimoniale, contrapponendola all’attenzione di Papa Francesco per le fragilità.</p>
<p>I documenti disponibili non sostengono una simile interpretazione.</p>
<p>Già nel messaggio del 19 marzo 2026, in occasione del decimo anniversario di <em>Amoris laetitia</em>, Leone XIV aveva richiamato esplicitamente il valore del discernimento sinodale che aveva accompagnato la nascita dell’esortazione.</p>
<p>Il Pontefice aveva inoltre sottolineato la necessità di continuare ad approfondire l’insegnamento di Francesco, richiamando il capitolo VIII, dedicato all’accompagnamento, al discernimento e all’integrazione della fragilità.</p>
<p>L’omelia del 14 ottobre sviluppa prevalentemente la dimensione spirituale ed educativa della famiglia, mentre il messaggio conclusivo valorizza il contributo delle famiglie stesse alla vita ecclesiale.</p>
<p>Si tratta di testi diversi per finalità e contenuti, che devono essere considerati nel loro insieme.</p>
<p>Non emerge una contrapposizione dichiarata tra i due Pontefici. E non vi sono elementi sufficienti per attribuire a Leone XIV una modifica della disciplina relativa alle situazioni matrimoniali particolari.</p>
<p>La questione giornalisticamente più interessante è dunque un’altra: <strong>come si traduce nella vita delle comunità questa continuità dichiarata?</strong></p>
<h2>Amoris laetitia: non tutte le storie sono uguali</h2>
<p>Quando Papa Francesco pubblicò <em>Amoris laetitia</em>, il 19 marzo 2016, uno degli elementi maggiormente discussi riguardò il rapporto fra la dottrina sul matrimonio e le situazioni familiari che non corrispondono pienamente all’ideale sacramentale.</p>
<p>Il capitolo VIII dell’esortazione, tuttavia, non può essere ridotto alla sola questione dei divorziati che vivono una nuova unione.</p>
<p>Il suo orizzonte è più ampio: riconoscere la complessità delle vicende personali e familiari, senza rinunciare alla proposta cristiana del matrimonio.</p>
<p>Al paragrafo 297 Francesco scrive: «Si tratta di integrare tutti».</p>
<p>Non è una dichiarazione di indifferenza rispetto alle scelte delle persone. È l’indicazione di un metodo pastorale che non può esaurirsi nella classificazione delle situazioni.</p>
<p>Il paragrafo 298 distingue esplicitamente condizioni familiari differenti, ricordando che una nuova unione consolidata nel tempo, con figli e responsabilità assunte, non coincide necessariamente con altre vicende matrimoniali caratterizzate da circostanze diverse.</p>
<p>Il paragrafo 299 affronta poi una questione ancora più concreta: la possibilità di superare, attraverso il discernimento, alcune forme di esclusione dalla partecipazione alla vita liturgica, pastorale, educativa e istituzionale.</p>
<p>Questa indicazione non elimina le distinzioni previste dall’insegnamento e dalla disciplina ecclesiale. Chiede però che siano considerate alla luce delle storie personali, delle responsabilità, della coscienza e dell’effettiva possibilità di integrazione.</p>
<p>È una prospettiva che impedisce di trasformare una condizione matrimoniale nell’unica definizione possibile di una persona.</p>
<p>Una persona separata o divorziata non è soltanto la sua separazione. Chi vive una nuova unione non può essere descritto esclusivamente attraverso la fine del matrimonio precedente.</p>
<p>Esistono responsabilità genitoriali, percorsi di fede, capacità professionali, disponibilità al servizio, relazioni costruite e contributi che possono arricchire la comunità.</p>
<p>Riconoscerli non significa negare la complessità delle situazioni. Significa considerare la persona nella sua interezza.</p>
<h2>Il discernimento non è un’autorizzazione automatica</h2>
<p>Uno dei temi più delicati introdotti da <em>Amoris laetitia</em> riguarda l’eventuale accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia per persone divorziate che vivono una nuova unione.</p>
<p>Su questo punto è necessario evitare semplificazioni.</p>
<p>Il Dicastero per la Dottrina della Fede, nella risposta del 25 settembre 2023 ai quesiti del cardinale Dominik Duka, ha chiarito che l’esortazione apre, in determinati casi, alla possibilità dell’accesso ai sacramenti attraverso un adeguato discernimento personale e pastorale, considerando anche le circostanze che possono attenuare la responsabilità individuale.</p>
<p>Non si tratta di un permesso generalizzato, né di una soluzione automatica.</p>
<p>È un percorso che richiede accompagnamento, formazione della coscienza e valutazione delle situazioni concrete.</p>
<p>L’omelia di Leone XIV del 14 ottobre non entra specificamente in questa materia. Non sarebbe dunque corretto attribuirle decisioni o chiarimenti che il testo non contiene.</p>
<p>Resta invece attuale una domanda più ampia: quanto le comunità sono preparate ad accompagnare davvero questi percorsi, senza trasformare il discernimento in una formalità o, all’opposto, in un giudizio anticipato?</p>
<h2>Il Sinodo 2024: dall’ascolto alla corresponsabilità</h2>
<p>La riflessione sulla famiglia si inserisce in un processo ecclesiale più vasto.</p>
<p>Il Documento finale della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, approvato il 26 ottobre 2024, dedica ampio spazio alla partecipazione dei fedeli, al discernimento comunitario e alla responsabilità nei processi decisionali.</p>
<p>Il paragrafo 77 invita ad ampliare le opportunità di partecipazione dei laici e delle laiche, anche nei processi di discernimento e nelle responsabilità ecclesiali.</p>
<p>Il paragrafo 87 richiama la necessità di coinvolgere l’intero Popolo di Dio nell’ascolto, nel confronto e nell’elaborazione delle decisioni.</p>
<p>La corresponsabilità, dunque, non viene presentata come una semplice concessione organizzativa, ma come una dimensione della vita ecclesiale.</p>
<p>Il documento precisa, al tempo stesso, che la competenza decisionale propria dei pastori rimane distinta dalla partecipazione dei fedeli. La sinodalità non cancella le responsabilità previste dalla struttura della Chiesa, ma chiede che siano esercitate attraverso autentici processi di ascolto e discernimento.</p>
<p>Il paragrafo 94 introduce un criterio particolarmente impegnativo: la credibilità del cammino sinodale richiede cambiamenti concreti nelle pratiche ecclesiali.</p>
<p>È qui che il messaggio conclusivo di Leone XIV del 13 ottobre 2026 incontra direttamente il percorso del Sinodo.</p>
<p>Se le famiglie sono chiamate a contribuire al discernimento delle Chiese locali, occorre domandarsi quali strumenti rendano effettiva questa partecipazione.</p>
<p>Non basta organizzare incontri in cui qualcuno ascolta e qualcun altro racconta.</p>
<p>È necessario comprendere come le esperienze ascoltate entrino nei processi di elaborazione pastorale, in che modo influenzino le decisioni e attraverso quali strumenti sia possibile verificarne gli esiti.</p>
<p>Queste sono domande di attuazione, non richieste di superamento della struttura ecclesiale.</p>
<h2>La differenza tra essere accolti e appartenere</h2>
<p>Ogni comunità vive attraverso le proprie relazioni.</p>
<p>L’accoglienza può esprimersi in un saluto, in un invito, nella disponibilità all’ascolto. L’appartenenza, però, richiede qualcosa di ulteriore: il riconoscimento della persona come parte della vita comune.</p>
<p>Dal punto di vista relazionale, sentirsi accolti non coincide necessariamente con il sentirsi riconosciuti.</p>
<p>Una persona può partecipare a una celebrazione senza percepire di avere uno spazio autentico nella comunità. Può essere invitata a raccontare la propria esperienza senza che questa contribuisca realmente alla riflessione collettiva.</p>
<p>Si tratta di possibilità, non di una descrizione generalizzata delle parrocchie o dei movimenti ecclesiali. Esistono esperienze differenti, che richiederebbero un’indagine specifica per essere documentate e confrontate.</p>
<p>Proprio per questo occorre evitare due errori opposti: immaginare che tutte le comunità siano escludenti oppure presumere che ogni dichiarazione di accoglienza corrisponda automaticamente a una prassi inclusiva.</p>
<p>Il criterio di verifica non può essere soltanto ciò che una comunità afferma di voler essere.</p>
<p>Occorre osservare anche come costruisce le relazioni, come ascolta le storie delle persone e come riconosce i loro contributi.</p>
<p>Per le famiglie che attraversano separazioni, nuove unioni, difficoltà economiche, lutti, solitudine o situazioni di violenza, l’accompagnamento richiede inoltre attenzione a bisogni molto differenti.</p>
<p>Le risposte non possono essere identiche, perché identiche non sono le esperienze.</p>
<h2>Una sfida anche per associazioni e movimenti ecclesiali</h2>
<p>Il richiamo alla partecipazione riguarda non soltanto le parrocchie e le diocesi, ma anche le associazioni e i movimenti ecclesiali.</p>
<p>Nel Documento finale del Sinodo 2024 viene riconosciuto il contributo che ordini religiosi, associazioni, movimenti e nuove comunità possono offrire allo sviluppo di una Chiesa sinodale.</p>
<p>Ma questo riconoscimento apre inevitabilmente una riflessione sulle pratiche interne.</p>
<p>Come vengono individuate le persone chiamate ad assumere responsabilità? Quale spazio esiste per il confronto? Come vengono valorizzate le competenze? Quanto incidono realmente le esperienze personali e familiari nei processi di discernimento?</p>
<p>Non sono domande rivolte contro una particolare realtà ecclesiale.</p>
<p>Riguardano la coerenza tra una visione della Chiesa fondata sulla comunione e i comportamenti organizzativi attraverso cui tale visione prende forma.</p>
<p>Anche le strutture nate per custodire un carisma possono aver bisogno di verificare periodicamente se le proprie modalità operative continuino a favorirne la vitalità.</p>
<p>È una questione che riguarda la capacità delle istituzioni di rimanere fedeli alla propria missione senza diventare autoreferenziali.</p>
<h2>Dieci anni dopo: ciò che resta da verificare</h2>
<p>I documenti ufficiali permettono di individuare una linea abbastanza chiara.</p>
<p><em>Amoris laetitia</em> ha valorizzato l’accompagnamento e il discernimento delle situazioni familiari.</p>
<p>Il Sinodo del 2024 ha sviluppato il tema della partecipazione e della corresponsabilità ecclesiale.</p>
<p>Leone XIV, nei messaggi del 2026 e nell’omelia del 14 ottobre, ha ribadito la necessità di approfondire e attuare l’insegnamento di Francesco, riconoscendo alle famiglie un ruolo attivo nella missione della Chiesa.</p>
<p><strong>Questi sono gli elementi documentati.</strong></p>
<p>Resta invece da verificare quanto tali orientamenti abbiano trasformato le pratiche concrete delle diocesi, delle parrocchie, delle associazioni e dei movimenti.</p>
<p>Per rispondere servirebbero testimonianze, documenti pastorali, esperienze verificabili e un confronto fra differenti realtà ecclesiali.</p>
<p>Senza questo lavoro non sarebbe corretto affermare che l’attuazione sia fallita. Ma non sarebbe neppure sufficiente considerarla compiuta per il solo fatto che i documenti ne ribadiscono la necessità.</p>
<p><strong>La sfida del prossimo decennio potrebbe essere proprio questa: passare dalla formulazione dei principi alla verifica delle relazioni e dei processi che quei principi dovrebbero generare.</strong></p>
<p>Una famiglia può avere bisogno di essere sostenuta. Ma può anche avere qualcosa da insegnare, da proporre e da donare alla comunità.</p>
<p>Riconoscere questa reciprocità significa superare l’idea di una pastorale in cui alcuni sono sempre chiamati a guidare e altri soltanto a ricevere.</p>
<p>Non per cancellare la diversità delle vocazioni e delle responsabilità, ma per riconoscere che la comunione ecclesiale cresce anche attraverso il contributo di chi vive esperienze differenti.</p>
<p>Dieci anni dopo <em>Amoris laetitia</em>, dunque, la domanda non è semplicemente se la Chiesa abbia imparato a parlare con maggiore attenzione delle famiglie.</p>
<p>È se stia imparando a costruire la propria vita <strong>anche insieme alle famiglie, nelle loro storie concrete</strong>.</p>
<p>Perché una comunità non diventa necessariamente più umana quando moltiplica le dichiarazioni di accoglienza.</p>
<p>Lo diventa quando le persone possono riconoscersi reciprocamente, contribuire al cammino comune e sperimentare che la loro presenza non è soltanto tollerata, ma considerata significativa.</p>
</div>
<aside class="fm-pip-nota-editoriale" aria-label="Nota editoriale dell'autore">
<h2>Nota editoriale | fr@ncesco Mazzarella</h2>
<p>C’è una differenza che considero fondamentale tra essere accolti e sentirsi parte.</p>
<p>Possiamo accogliere una persona senza conoscerla veramente. Possiamo ascoltare la sua storia senza permettere che ci interroghi. Possiamo persino accompagnarla continuando a considerarla soltanto qualcuno che ha bisogno del nostro aiuto.</p>
<p>La relazione, invece, comincia a diventare reciproca quando riconosciamo che anche l’altro può contribuire a trasformare il nostro modo di vedere, comprendere e costruire la comunità.</p>
<p>Questo vale nelle famiglie, nelle relazioni personali, nelle istituzioni e, naturalmente, nella Chiesa.</p>
<p>Credo che <em>Amoris laetitia</em> abbia aperto un cammino che non può essere misurato soltanto attraverso il numero di incontri organizzati, i documenti prodotti o le dichiarazioni pubbliche.</p>
<p>La sua fecondità dovrebbe emergere anche dalla qualità delle relazioni e dalla possibilità concreta di costruire comunità nelle quali le persone non vengano ridotte alla propria condizione familiare, ai propri errori o alle proprie fragilità.</p>
<p>La fedeltà a un ideale non dovrebbe rendere invisibili le persone. Al contrario, dovrebbe aiutarci a incontrarle con maggiore profondità.</p>
<p>E la sinodalità, se vuole essere qualcosa di più di un linguaggio ecclesiale, deve misurarsi con questa realtà.</p>
<p>Non si tratta di chiedere una Chiesa senza regole o senza responsabilità distinte. Si tratta di domandarsi se le regole, le strutture e le responsabilità vengano vissute come strumenti di comunione oppure, talvolta, come confini che impediscono di riconoscere pienamente l’altro.</p>
<p>Per questo considero importante l’invito di Leone XIV a coinvolgere le famiglie nel discernimento.</p>
<p>Perché partecipare non significa soltanto essere presenti.</p>
<p>Significa poter offrire il proprio piccolo pezzo di esperienza, responsabilità e umanità alla costruzione di qualcosa che appartiene a tutti.</p>
<p>E forse la domanda da cui ripartire è proprio questa:</p>
<p><strong>Siamo davvero disponibili a lasciarci cambiare dall’incontro con le storie che diciamo di voler accompagnare?</strong></p>
<p><strong>fr@ncesco Mazzarella</strong><br />
<em>Giornalista e comunicatore relazionale</em></p>
</aside>
<section class="fm-pip-fonti" aria-label="Fonti documentali ufficiali">
<h2>Fonti documentali ufficiali</h2>
<ol>
<li><strong>Papa Leone XIV.</strong> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261014-messa-amoris-laetitia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Omelia per la Santa Messa nel X anniversario di Amoris laetitia, 14 ottobre 2026</a>.</li>
<li><strong>Papa Leone XIV.</strong> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261013-messaggio-fine-incontro-amorislaetitia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Messaggio al termine dell’incontro per il decimo anniversario di Amoris laetitia, 13 ottobre 2026</a>.</li>
<li><strong>Papa Leone XIV.</strong> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Messaggio per il decimo anniversario di Amoris laetitia, 19 marzo 2026</a>.</li>
<li><strong>Papa Francesco.</strong> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Amoris laetitia, 19 marzo 2016, in particolare capitolo VIII, nn. 297–305</a>.</li>
<li><strong>Sinodo dei Vescovi.</strong> <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20241026_doc-final-sinodo2024-chiesa-sinodale_it.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Documento finale «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione», 26 ottobre 2024, nn. 65, 77, 87, 90 e 94</a>.</li>
<li><strong>Dicastero per la Dottrina della Fede.</strong> <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_pro_20230925_risposte-card-duka_it.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Risposte al cardinale Dominik Duka sui divorziati in nuova unione, 25 settembre 2023</a>.</li>
</ol>
<p>Il testo distingue i contenuti dei documenti ufficiali dalle valutazioni e dalle domande editoriali dell’autore. Le prassi pastorali locali richiederebbero un’indagine empirica specifica.</p>
<p>&nbsp;</p>
</section>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/18/amoris-laetitia-dieci-anni-dopo-dalla-famiglia-da-accompagnare-alla-famiglia-che-partecipa/">Amoris laetitia, dieci anni dopo: dalla famiglia da accompagnare alla famiglia che partecipa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content>
		
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		<author>
			<name>Goffredo Palmerini</name>
					</author>

		<title type="html"><![CDATA[I denti della vita, la poesia inquieta e sorprendente di Mario Di Nicola]]></title>
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		<updated>2026-10-18T07:48:17Z</updated>
		<published>2026-10-18T07:40:44Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Libri" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Goffredo Palmerini" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="I tuoi denti" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Mario Di Nicola" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="poesia" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Recensione" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="silloge" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1179" height="649" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-300x165.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-1024x564.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-768x423.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-1170x644.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-585x322.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Nella raccolta poetica pubblicata da Fiori di Loto Edizioni, Mario Di Nicola esplora amore, memoria e fragilità umane, trasformando le contraddizioni della vita quotidiana in immagini di intensa forza espressiva&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/18/i-denti-della-vita-la-poesia-inquieta-e-sorprendente-di-mario-di-nicola/">I denti della vita, la poesia inquieta e sorprendente di Mario Di Nicola</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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					<content type="html" xml:base="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/18/i-denti-della-vita-la-poesia-inquieta-e-sorprendente-di-mario-di-nicola/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-denti-della-vita-la-poesia-inquieta-e-sorprendente-di-mario-di-nicola"><![CDATA[<p><em>Nella raccolta poetica pubblicata da Fiori di Loto Edizioni, Mario Di Nicola esplora amore, memoria e fragilità umane, trasformando le contraddizioni della vita quotidiana in immagini di intensa forza espressiva</em></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
Con </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I tuoi denti</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">(Fiori di Loto Edizioni, Svizzera 2026) </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mario Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> consegna ai lettori una raccolta poetica che sfugge alle classificazioni più comode e alle formule consolatorie della lirica contemporanea. Non è una poesia che cerca l’armonia a</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> ogni costo, né una scrittura disposta ad addolcire il reale. Al contrario, la silloge si muove in una zona di frontiera dove amore, desiderio, memoria, fragilità e quotidianità vengono osservati senza filtri, nella loro verità spesso scomoda, talvolta crudele, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ma sempre profondamente umana.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fin dalle prime composizioni emerge una voce</span></span></p>
<div id="attachment_129886" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129886" class="wp-image-129886 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1.jpeg 600w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-129886" class="wp-caption-text">Mario Di Nicola</p></div>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">riconoscibile. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> possiede la rara capacità di accostare registri apparentemente inconciliabili</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, quali</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> il linguaggio della spiritualità e quello della carne, la tenerezza e il sarcasmo, il ricordo e l&#8217;ironia, il sentimento e la sua disillusione. Ne nasce una poesia che procede per immagini improvvise, spesso spiazzanti, ma quasi sempre efficaci.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">L’autore costruisce un universo popolato da fornai traditi, mogli infedeli, amanti irregolari, paesaggi di provincia, tavole imbandite, treni che partono, giornate di pioggia, frammenti domestici e memorie infantili. Tutto può diventare materia poetica. Non esiste gerarchia fra il sublime e l’ordinario. Una fetta di pane, una stazione all’alba, una cucina, una finestra o un sorriso possono assumere la stessa intensità simbolica di un’esperienza amorosa o spirituale.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Uno degli aspetti più interessanti della raccolta è proprio l’uso insistito degli elementi quotidiani. Il pane, ad esempio, ritorna più volte nelle poesie, assumendo significati differenti: nutrimento, condivisione, desiderio, tradimento, memoria familiare. È un simbolo semplice</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> ma potentissimo, che radica la scrittura nella concretezza del vivere e impedisce alla poesia di disperdersi nell&#8217;astrazione.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-129884" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-220x300.jpeg" alt="" width="220" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-220x300.jpeg 220w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-751x1024.jpeg 751w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-768x1048.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-585x798.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il tema dominante resta comunque l’amore, raccontato nelle sue infinite metamorfosi. Non l’amore idealizzato della tradizione lirica, ma quello imperfetto, inquieto, spesso irrisolto. Le figure femminili che attraversano il libro appaiono concrete e sfuggenti nello stesso tempo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> amate, desiderate, perdute, ricordate o semplicemente immaginate. In molte liriche il sentimento si accompagna a una sorta di malinconico senso della distanza, come se ciò che davvero conta fosse sempre collocato un passo oltre la possibilità di essere trattenuto.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">In questo senso una poesia come </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;La densità&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> diventa quasi emblematica dell’intera raccolta. Il poeta arriva a trasformare l’assenza e la fuga dell’altro in una forma estrema d’amore, con versi di notevole efficacia: </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Far finta di non vedermi è un bacio sulle labbra regalatomi&#8221;.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Accanto alla dimensione sentimentale affiora però una riflessione più ampia sulla condizione umana. Di Nicola osserva gli uomini e la società con uno sguardo lucido, spesso disincantato. Nelle sue pagine si avverte la fatica dell’esistere, la difficoltà delle relazioni, la precarietà dei legami, ma anche la necessità di continuare a credere in qualcosa: nell’amicizia, nella memoria, nella poesia stessa.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Dal punto di vista stilistico la raccolta alterna testi brevissimi, quasi aforistici, ad altri più ampi e narrativi. In alcuni casi bastano pochi versi per costruire un’immagine memorabile. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Emblematico è il fulmineo </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Breve storia d’amore di Elvira</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;, dove una situazione surreale riesce a raccontare con ironia e amarezza l’egoismo affettivo contemporaneo. Particolarmente significativa appare anche la presenza di una componente spirituale che attraversa il libro senza mai scadere nella retorica religiosa. Dio, il peccato, il perdono, la preghiera e la trascendenza compaiono frequentemente, ma sempre intrecciati alle fragilità dell’uomo concreto. La lirica </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Mani di gesso&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">rappresenta forse il vertice di questa tensione, trasformandosi quasi in</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">una supplica mariana dal respiro antico.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Merita infine un cenno l’intenso testo conclusivo, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Estemporaneità emotiva&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, una sorta di lunga lettera d’amore che richiama il linguaggio epistolare ottocentesco e che si offre come sintesi dei grandi temi della raccolta: nostalgia, desiderio, perdita, memoria e fedeltà al sentimento. </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">I tuoi denti </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> dunque una raccolta che sorprende per autenticità e coraggio espressivo. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mario Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non teme di mescolare alto e basso, sacro e profano, lirismo e quotidianità. Il risultato è una poesia dal timbro personale, capace di inquietare, commuovere e talvolta perfino disorientare il lettore. Ma proprio in questa continua tensione fra bellezza e imperfezione risiede la sua forza più autentica: ricordarci che la poesia non serve a rendere il mondo più semplice, bensì a mostrarcelo nella sua complessa e contraddittoria verità.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">l </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">suo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">vero punto di forza </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">originalità figurativa</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Possiede infatti</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> un immaginario personale, riconoscibile già dopo poche pagine. Il pane, i denti, la pioggia, le stazioni, le cucine, le donne, le lumache, le fiere di paese: tutto viene trasfigurato in immagine poetica senza perdere la concretezza del quotidiano. È una caratteristica che emerge continuamente nelle poesie della silloge. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mario Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è un poeta che non cerca la bellezza nell&#8217;evasione dal reale, ma nella sua imperfezione. La sua poesia nasce dalla materia viva dell&#8217;esistenza: il desiderio, la memoria, il corpo, il pane quotidiano, il rimpianto e la speranza.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">In conclusione Mario Di Nicola si potrebbe definire come</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;il poeta del quotidiano inqui</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">eto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/18/i-denti-della-vita-la-poesia-inquieta-e-sorprendente-di-mario-di-nicola/">I denti della vita, la poesia inquieta e sorprendente di Mario Di Nicola</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<author>
			<name>Redazione</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Antonio Peragine, nuovo direttore della emittente televisiva Azzurra Tv Italia]]></title>
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		<updated>2026-10-18T07:04:39Z</updated>
		<published>2026-10-18T07:04:39Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Editoria/Giornalismo" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Antenna tv" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Antonio Peragine" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="nuovo direttore" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5998.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5998.jpeg 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5998-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5998-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5998-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nominato dall’editore Nicola Benedetto, il giornalista guiderà l’emittente televisiva nel percorso di innovazione, con l’obiettivo di rafforzare l’informazione, valorizzare il Made in Italy e ampliare la presenza internazionale Azzurra Tv&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/18/antonio-peragine-nuovo-direttore-della-emittente-televisiva-azzurra-tv-italia/">Antonio Peragine, nuovo direttore della emittente televisiva Azzurra Tv Italia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>Azzurra Tv Italia, emittente televisiva fondata nel 1983, ha un nuovo direttore: l’editore, Dott. Nicola Benedetto, ha nominato il dott. Antonio Peragine affidandogli il compito di proseguire nel percorso di innovazione editoriale e distributiva, con l’offerta di prodotti<br />
audiovisivi sempre più accessibili ed innovativi ed in prospettiva futura, con l’obiettivo di ampliare i confini della comunicazione a livello italiano ed internazionale.</p>
<p>L’incarico ad Antonio Peragine è una scelta che premia un percorso giornalistico solido e riconosciuto, costruito nel tempo attraverso la direzione di testate come Il Corriere Nazionale, Corriere PL, Stampa<br />
Parlamento e Radici che hanno saputo affermarsi per il rigore dell&#8217;informazione e la capacità di lettura dei territori, dal Sud Italia fino alle comunità italiane nel mondo.</p>
<p>Bitettese di nascita e barese di adozione, Peragine porta nel nuovo incarico un&#8217;esperienza maturata su più fronti da quello della cronaca all’impegno sociale, ed alle relazioni istituzionali costruite in anni di seria attività professionale in continuità con un percorso professionale sempre attento al dialogo tra l’Italia e le comunità italiane all&#8217;estero.</p>
<p>Alla guida di Azzurra Tv Italia, Peragine applicherà gli stessi principi che hanno contraddistinto finora il suo lavoro: un&#8217;informazione libera, plurale, capace di raccontare senza filtri la complessità del presente ed aperta a tutte le collaborazioni.</p>
<p>Il direttore Peragine ha ringraziato l&#8217;editore, Nicola Benedetto, che ha speso energie fisiche ed economiche per realizzare un progetto di rilevanza nazionale ed internazionale.</p>
<p>Insieme credono nel valore del made in Italy e intendono sostenere le imprese del territorio nella conquista dei mercati globali, valorizzando le radici culturali e lo stile di vita italiano<br />
contribuendo alla crescita dell&#8217;Italia.</p>
<p>Infine Azzurra Tv intende continuare a valorizzare le risorse umane che sono il pilastro principale di ogni attività ed in particolare, editore e direttore, hanno confermato l’apprezzamento nei confronti di<br />
Luigi Leo il direttore tecnico di Azzurra Tv Italia, a cui va il comune ringraziamento per l’abnegazione nel lavoro e nella crescita della televisione.</p>
<p>Le sedi di Azzurra Tv Italia</p>
<p>Sede di Treviso : Viale Visale 26,</p>
<p>Sede di Bari: Via Amendola  172, 1 piano, int.13, Executive Center<br />
<a href="mailto:azzurratvitalia.direzione@gmail.com" target="_blank" rel="noopener" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">azzurratvitalia.direzione@gmai<wbr />l.com</a><br />
https:<a href="http://www.azzurratvitalia.tv/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.azzurratvitalia.tv&amp;source=gmail&amp;ust=1792314509500000&amp;usg=AOvVaw2hJ-ZHK_Jr5_cc8FD9m_Tt" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">www.azzurratvitalia.tv</a></p>
<p>email: <a href="mailto:azzurratv.direzione@gmail.com" target="_blank" rel="noopener" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">azzurratv.direzione@gmail.com</a></p>
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		<author>
			<name>Redazione</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Papa, la 13enne Varvara gli dona un Pontefice di pannolenci in miniatura: &#8220;Lo proteggerà dalla malattia&#8221;]]></title>
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		<updated>2026-10-17T14:28:00Z</updated>
		<published>2026-10-17T14:28:00Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Redazione" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="salute" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="598" height="459" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/varvara_pixel_adn.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/varvara_pixel_adn.jpg 598w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/varvara_pixel_adn-300x230.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/varvara_pixel_adn-585x449.jpg 585w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></p>
<p>Roma, 17 ott. (Adnkronos Salute) &#8211; &#8220;Alla fine sono riuscita a incontrarlo di nuovo. Ho rivissuto quell&#8217;abbraccio e sono riuscita a donargli un Papa in miniatura, realizzato in pannolenci, che&#8230;</p>
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		<author>
			<name>Francesco Mazzarella</name>
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		<title type="html"><![CDATA[GUARDAMI / 3 — Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia]]></title>
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		<updated>2026-10-17T13:24:40Z</updated>
		<published>2026-10-17T13:22:00Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Attualità" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="INCHIESTA" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="adolescenti" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="ascolto" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Cyberbullismo" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="educazione digitale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="fiducia" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Francesco Mazzarella" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="genitorialità" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Guardami" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="piattaforme digitali" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="protezione minori" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="scuola" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="sicurezza online" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla famiglia alla scuola, dalle piattaforme alle istituzioni: proteggere i minori non significa soltanto impedire i pericoli, ma costruire relazioni nelle quali chiedere aiuto sia possibile GUARDAMI. Oltre il controllo:&#8230;</p>
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<h1>GUARDAMI. Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</h1>
<p>Dalla famiglia alla scuola, dalle piattaforme alle istituzioni: proteggere i minori non significa soltanto impedire i pericoli, ma costruire relazioni nelle quali chiedere aiuto sia possibile. Il capitolo conclusivo dell’inchiesta GUARDAMI.</p>
<p>17 ottobre 2026 · di Francesco Mazzarella</p>
<p><strong>E se il problema fosse anche il modo in cui guardiamo i ragazzi?</strong></p>
<p>Abbiamo iniziato questa inchiesta raccontando due bambine che avevano trascorso una notte nascoste in un negozio di San Cataldo, dopo aver osservato contenuti online. Abbiamo proseguito entrando in un mondo molto più oscuro: quello delle reti criminali capaci di trasformare la fiducia degli adolescenti in ricatto, manipolazione e violenza.</p>
<p>Ora dobbiamo affrontare una domanda forse ancora più difficile: <strong>che cosa possiamo fare perché tutto questo non accada? E che cosa dobbiamo fare quando è già accaduto?</strong></p>
<p>La risposta più immediata sembra essere sempre la stessa: controllare di più. Controllare il telefono, le amicizie, gli orari, ciò che viene pubblicato, guardato e commentato.</p>
<p>Sono preoccupazioni comprensibili. Esistono limiti necessari, strumenti di protezione indispensabili e situazioni nelle quali intervenire tempestivamente è un preciso dovere degli adulti.</p>
<p>Ma c’è una differenza sostanziale tra proteggere una persona e ridurre ogni suo spazio di autonomia.</p>
<p>Un adolescente può vivere in una casa piena di regole, frequentare una scuola attenta alla disciplina e utilizzare uno smartphone sottoposto a limitazioni. E tuttavia non sentirsi libero di raccontare ciò che gli sta accadendo.</p>
<p><strong>La sicurezza tecnica può ridurre alcuni rischi. Non garantisce, da sola, che un ragazzo trovi qualcuno disposto ad ascoltarlo.</strong> Ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire.</p>
<h2>La fiducia non nasce durante un’emergenza</h2>
<p>Immaginiamo un adolescente che abbia condiviso qualcosa di personale con una persona conosciuta online. All’inizio c’era una conversazione. Forse un’amicizia, un gruppo, una sensazione di appartenenza. Poi qualcosa è cambiato. Sono arrivate richieste indesiderate, pressioni, minacce. Quella relazione è diventata un luogo dal quale è difficile uscire.</p>
<p>A questo punto il ragazzo deve prendere una decisione: chiedere aiuto. Ma chiedere aiuto significa anche raccontare agli adulti ciò che aveva tenuto nascosto. Esporsi al giudizio, affrontare possibili reazioni, ammettere di aver avuto fiducia nella persona sbagliata.</p>
<p>E se teme di perdere il telefono, essere rimproverato o umiliato, il silenzio può sembrargli meno pericoloso della verità.</p>
<p>Non è soltanto una nostra interpretazione. Nelle proprie <a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni per le famiglie</a>, l’UNICEF osserva che una reazione rabbiosa o immediatamente punitiva può scoraggiare ulteriori richieste di aiuto.</p>
<p>Il principio è semplice, ma impegnativo: la prima risposta dell’adulto deve contribuire a mettere in sicurezza il minore, non aumentare la sua paura.</p>
<p>La fiducia, però, non si improvvisa quando arriva un’emergenza. Si costruisce nelle conversazioni ordinarie. Nel modo in cui ascoltiamo un errore. Nella capacità di riconoscere un’emozione senza trasformarla subito in una lezione. Nella disponibilità a conoscere gli ambienti digitali frequentati dai ragazzi senza considerarli automaticamente inutili o pericolosi.</p>
<blockquote><p><strong>Un adulto affidabile non è quello che promette di non intervenire mai. È quello che interviene per proteggere senza usare la vulnerabilità di un ragazzo contro di lui.</strong></p></blockquote>
<h2>La ricerca: educare alla sicurezza è una responsabilità condivisa</h2>
<p>Nel 2025 l’UNICEF e l’Università di Oxford hanno avviato un lavoro, insieme ad altri partner di ricerca, dedicato alla genitorialità nell’era digitale, con particolare attenzione alla prevenzione dello sfruttamento e dell’abuso sessuale dei minori facilitati dalle tecnologie.</p>
<p>Il progetto <a href="https://www.unicef.org/documents/parenting-digital-age" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Parenting for the Digital Age</em></a> comprende una sintesi delle evidenze e consultazioni con esperti provenienti da organizzazioni internazionali, istituzioni, università, aziende tecnologiche e realtà informate dall’esperienza delle vittime.</p>
<p>Questo approccio mette in discussione un’abitudine diffusa: pensare che basti trasferire ai ragazzi informazioni sui pericoli della rete.</p>
<p>Spesso gli adulti progettano interventi per i ragazzi senza coinvolgerli davvero. Decidono quali piattaforme siano pericolose, quali comportamenti siano appropriati e quali regole debbano essere rispettate. I ragazzi diventano destinatari delle decisioni, raramente interlocutori nella loro costruzione.</p>
<p>Ma una protezione pensata senza ascoltare chi dovrebbe proteggere rischia di non riconoscere i problemi reali.</p>
<p>È necessario conoscere anche ciò che i giovani sperimentano come positivo: amicizie, creatività, partecipazione, scoperta di interessi, possibilità di parlare con persone che condividono le loro esperienze.</p>
<p>Se descriviamo tutta la vita digitale come una minaccia, rischiamo di non comprendere perché continui a essere così importante.</p>
<h2>La voce dei ragazzi: chiedono presenza, non soltanto regole</h2>
<p>Il 30 settembre 2026, durante la presentazione della <a href="https://www.garanteinfanzia.org/relazione-al-parlamento-marina-terragni-serve-una-rivoluzione-della-cura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Relazione al Parlamento 2025 dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza</a>, è emersa una richiesta particolarmente significativa.</p>
<p>Una rappresentante della Consulta nazionale delle ragazze e dei ragazzi ha letto una lettera indirizzata agli adulti, chiedendo maggiore presenza, fiducia e responsabilità.</p>
<blockquote><p>«Vorremmo la presenza emotiva e fisica nei momenti importanti della vita».</p></blockquote>
<p>Non è la richiesta di un mondo privo di regole. È la domanda di una relazione nella quale non si debba diventare un’emergenza per ottenere attenzione.</p>
<p>Nella stessa occasione, l’Autorità garante Marina Terragni ha richiamato la necessità di una rivoluzione della cura, ponendo al centro l’interdipendenza e il valore delle relazioni umane.</p>
<p>Questa prospettiva merita di essere presa sul serio, senza trasformarla in una spiegazione unica e semplicistica delle difficoltà adolescenziali.</p>
<p>Nessuna ricerca autorizza a sostenere che una famiglia poco presente produca automaticamente una vittima di manipolazione online. Gli abusi possono colpire anche ragazzi che vivono in contesti familiari accoglienti e attenti.</p>
<p>Ma una rete di relazioni affidabili può offrire più possibilità di riconoscere un problema, parlarne e trovare protezione. E questo sposta la questione dalla sorveglianza individuale alla responsabilità collettiva.</p>
<h2>Le piattaforme non possono scaricare la sicurezza sulle famiglie</h2>
<p>C’è però un rischio nel nostro ragionamento. Parlare di fiducia e relazione può diventare un modo involontario per attribuire tutta la responsabilità ai genitori e agli insegnanti. Sarebbe sbagliato.</p>
<p>Una famiglia non progetta gli algoritmi che suggeriscono contenuti. Non decide come funzionano le segnalazioni. Non stabilisce quanto sia semplice per uno sconosciuto contattare un minore, inserirlo in un gruppo o continuare a raggiungerlo dopo un blocco.</p>
<p>Queste scelte appartengono anche alle aziende tecnologiche.</p>
<p>Il 14 luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti per la protezione dei minori</a> nell’ambito del Digital Services Act.</p>
<p>Le raccomandazioni comprendono impostazioni più protettive della riservatezza, sistemi di raccomandazione più sicuri, maggiore controllo sulle interazioni, strumenti di blocco e segnalazione accessibili e limitazioni alle funzionalità progettate per favorire un utilizzo eccessivo.</p>
<p>Occorre distinguere correttamente i piani: il Digital Services Act impone specifici obblighi di tutela dei minori alle piattaforme interessate; gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-guidelines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti della Commissione sono invece raccomandazioni non vincolanti</a> e non rendono automaticamente obbligatoria ogni misura suggerita.</p>
<blockquote><p><strong>La sicurezza non dovrebbe dipendere soltanto dalla capacità di un adolescente di difendersi da un ambiente progettato da altri.</strong></p></blockquote>
<p>Non è sufficiente mettere a disposizione un pulsante per segnalare un abuso. Bisogna domandarsi quanto sia comprensibile, che cosa accada dopo la segnalazione, se la persona continui a essere esposta a minacce e se esistano modalità di intervento tempestive.</p>
<p>La responsabilità delle piattaforme non sostituisce quella degli adulti. Ma nemmeno può essere sostituita da essa.</p>
<h2>La scuola: dalla giornata di sensibilizzazione alla responsabilità quotidiana</h2>
<p>Anche in Italia esistono strumenti normativi che meritano attenzione. La <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge 17 maggio 2024, n. 70</a>, ha rafforzato il quadro per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, intervenendo sulla legge 71 del 2017.</p>
<p>Tra le disposizioni figura la previsione di un codice interno di prevenzione e contrasto in ciascun istituto scolastico e di un tavolo permanente di monitoraggio con rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie ed esperti.</p>
<p>È un passaggio importante. Ma l’esistenza di una disposizione normativa non coincide necessariamente con la sua piena attuazione.</p>
<p>La domanda giornalistica, quindi, non può fermarsi a ciò che la legge prevede. Dovremmo sapere quanti istituti abbiano reso effettivamente operativi questi strumenti, come vengano formati gli insegnanti, quanto siano conosciute dagli studenti le procedure di segnalazione e quali percorsi vengano attivati dopo un episodio di violenza.</p>
<p>Un incontro annuale sul cyberbullismo può sensibilizzare. Difficilmente, da solo, può costruire un ambiente nel quale uno studente sappia con certezza a chi rivolgersi quando qualcosa non va.</p>
<p>Servono adulti riconoscibili, procedure comprensibili, continuità educativa e interventi capaci di coinvolgere anche il gruppo dei pari.</p>
<p><strong>La prevenzione non dovrebbe essere un evento nel calendario scolastico. Dovrebbe diventare una responsabilità ordinaria della comunità educativa.</strong></p>
<h2>Quando la violenza è già accaduta</h2>
<p>C’è un aspetto ancora più delicato. Che cosa succede dopo?</p>
<p>Dopo la denuncia, dopo l’intervento delle autorità, dopo l’eventuale rimozione dei contenuti, dopo la fine di un rapporto di ricatto.</p>
<p>Interrompere una violenza è indispensabile. Ma non equivale automaticamente a cancellarne le conseguenze.</p>
<p>Un adolescente può continuare a provare paura, vergogna, rabbia, sfiducia. Può temere che i contenuti tornino a circolare o che altri vengano a conoscenza di quanto accaduto.</p>
<p>La risposta, quindi, non può essere soltanto investigativa o tecnologica. Occorrono, quando necessari, sostegno psicologico qualificato, continuità nelle relazioni di fiducia e un accompagnamento che rispetti i tempi e i bisogni della persona.</p>
<p>È importante anche evitare che la vittima sia costretta a raccontare ripetutamente i fatti a persone diverse senza una reale necessità.</p>
<p>Le <a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni UNICEF</a> insistono sull’ascolto non giudicante, sul sostegno alla persona e sulla ricerca di assistenza professionale quando necessario.</p>
<p>Ricostruire la fiducia significa anche restituire alla persona il diritto di non essere identificata per sempre con la violenza subita.</p>
<p><strong>Un ragazzo non è il suo errore. E una vittima non è la violenza che ha attraversato.</strong></p>
<h2>Proteggere concretamente: gli strumenti esistono</h2>
<p>In Italia, bambini, adolescenti e adulti possono rivolgersi alla linea gratuita <strong>1.96.96 di <a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro</a></strong>, attiva 24 ore su 24, per ricevere ascolto e supporto.</p>
<p>Per situazioni di emergenza che coinvolgono minori è disponibile il servizio <strong>114 Emergenza Infanzia</strong>. In presenza di un pericolo immediato è possibile chiamare il <strong>112</strong>.</p>
<p>Per sospetti reati online, minacce e ricatti, è importante rivolgersi alle forze dell’ordine, anche attraverso la Polizia Postale.</p>
<p>In caso di ricatto sessuale online, non bisogna pagare o cedere ad altre richieste. È importante interrompere il contatto con chi minaccia, preservare le informazioni utili per la segnalazione senza diffondere materiale intimo o illecito e ottenere tempestivamente assistenza.</p>
<p>Esiste inoltre <a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Take It Down</em></a>, il servizio gratuito del National Center for Missing &amp; Exploited Children, disponibile anche in italiano.</p>
<p>Consente di generare sul proprio dispositivo un’impronta digitale di immagini intime realizzate quando la persona era minorenne, senza trasferire l’immagine al servizio. Le piattaforme partecipanti possono utilizzare tale impronta per individuare copie corrispondenti e limitarne la diffusione.</p>
<p>Non è una garanzia di cancellazione completa da Internet, ma rappresenta uno strumento concreto.</p>
<p>In particolare, <strong>nessuno dovrebbe scaricare, inoltrare o procurarsi immagini sessualmente esplicite di minori soltanto per effettuare una segnalazione.</strong></p>
<div>
<h3>Se un minore ha bisogno di aiuto</h3>
<ul>
<li><strong>1.96.96</strong> — <a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro</a>, ascolto e supporto</li>
<li><strong>114</strong> — Emergenza Infanzia</li>
<li><strong>112</strong> — emergenze e pericolo immediato</li>
<li><a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Take It Down</a> — contrasto alla diffusione di immagini intime di minori</li>
</ul>
</div>
<h2>Il diritto alla sicurezza e il diritto di partecipare</h2>
<p>Nel <a href="https://www.ohchr.org/en/documents/general-comments-and-recommendations/general-comment-no-25-2021-childrens-rights-relation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commento generale n. 25 del 2021</a>, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha chiarito che i diritti dei bambini e degli adolescenti devono essere rispettati anche nell’ambiente digitale.</p>
<p>Questo significa tutelare la sicurezza e la riservatezza, ma anche riconoscere il diritto all’informazione, all’espressione e alla partecipazione.</p>
<p>Non si tratta di scegliere tra libertà e protezione come se fossero necessariamente incompatibili. Si tratta di progettare ambienti nei quali possano convivere.</p>
<p>Un divieto può essere giustificato quando è proporzionato a un rischio reale e all’età del minore. Ma nessun divieto, da solo, insegna a riconoscere una relazione manipolatoria, a distinguere una richiesta legittima da una coercizione o a costruire un rapporto sano con la tecnologia.</p>
<p>Per questo educare richiede anche la possibilità di discutere, sperimentare progressivamente l’autonomia e comprendere le conseguenze delle proprie decisioni.</p>
<p>Il digitale non è un luogo separato dalla vita. È uno degli ambienti nei quali la vita contemporanea prende forma. E non possiamo pretendere di educare a viverci limitandoci a rimanerne fuori.</p>
<h2>GUARDAMI: tre storie, una responsabilità</h2>
<p>Questa inchiesta è nata da un fatto di cronaca. Due bambine, un negozio, una notte trascorsa nascoste.</p>
<p>Abbiamo provato a comprendere il desiderio di essere protagonisti, il bisogno di riconoscimento e il ruolo dei contenuti digitali.</p>
<p>Poi abbiamo incontrato l’altra faccia della rete: gruppi criminali capaci di sfruttare la fiducia, trasformare l’appartenenza in dominio e utilizzare il ricatto come strumento di violenza.</p>
<p>Ora torniamo al punto di partenza. Perché il problema non riguarda soltanto ciò che i ragazzi guardano. Riguarda anche <strong>come vengono guardati</strong>.</p>
<p>Se vengono considerati persone capaci di partecipare alla costruzione delle regole oppure soltanto soggetti da controllare. Se gli adulti sanno ascoltare prima di giudicare. Se le scuole sono ambienti nei quali una richiesta di aiuto trova risposte. Se le piattaforme mettono la sicurezza prima della convenienza economica quando le due entrano in conflitto. E se le istituzioni sanno trasformare norme e dichiarazioni in strumenti realmente accessibili.</p>
<p>La domanda da cui siamo partiti era: <strong>perché un adolescente desidera così tanto essere guardato?</strong></p>
<p>Forse dobbiamo concludere con una domanda diversa.</p>
<blockquote><p><strong>Quando un ragazzo ci dice «guardami», siamo capaci di riconoscere una persona, anziché vedere soltanto un problema da risolvere?</strong></p></blockquote>
<p>Perché proteggere non significa impossessarsi della libertà di qualcuno. Significa costruire le condizioni perché quella libertà possa crescere senza essere consegnata alla violenza.</p>
<p>E quando qualcosa va storto, significa lasciare aperta una strada per tornare. Una strada fatta di ascolto, responsabilità, giustizia e fiducia.</p>
<aside>
<h2>Nota editoriale — Francesco Mazzarella</h2>
<p>Ho voluto costruire <em>GUARDAMI</em> come un percorso in tre parti perché sono convinto che raccontare un fenomeno non significhi soltanto descriverne gli aspetti più inquietanti. Significa anche interrogarci sul nostro modo di comprenderlo e sulle responsabilità che ne derivano.</p>
<p>Nelle prime due puntate abbiamo incontrato comportamenti rischiosi e forme di violenza estremamente gravi. Sarebbe stato facile concludere questa inchiesta chiedendo più divieti, più controlli e più sorveglianza. Sarebbe stata una risposta parziale.</p>
<p>Non perché i limiti siano inutili. Tutt’altro. Ci sono situazioni nelle quali proteggere richiede decisioni ferme e interventi immediati.</p>
<p>Ma continuo a pensare che non si possa educare qualcuno alla libertà limitandosi a esercitare potere su di lui.</p>
<p>Da giornalista sento il dovere di documentare i fatti e distinguere ciò che è accertato dalle interpretazioni. Da comunicatore relazionale mi interrogo anche su ciò che quei fatti raccontano della qualità dei nostri legami. E credo che proprio qui si trovi una responsabilità che riguarda tutti noi.</p>
<p>Un adolescente deve poter sapere che, anche quando sbaglia, anche quando si vergogna, anche quando ha paura, esiste qualcuno disposto ad ascoltarlo e ad aiutarlo senza trasformare la sua vulnerabilità in una colpa.</p>
<p>Le piattaforme hanno responsabilità tecniche e giuridiche. Le istituzioni hanno obblighi di tutela. La scuola e le famiglie hanno responsabilità educative. Nessuna di queste responsabilità può sostituire le altre.</p>
<p>Vorrei che questa inchiesta lasciasse soprattutto un interrogativo.</p>
<p><strong>Stiamo educando i nostri ragazzi a fidarsi di noi, oppure soltanto a non farsi scoprire?</strong></p>
<p>Perché la vera prevenzione non comincia quando installiamo un controllo sul telefono. Comincia molto prima, quando costruiamo una relazione nella quale dire la verità non significhi rischiare di perdere anche l’unico luogo in cui cercare aiuto.</p>
<p>Francesco Mazzarella<br />
<small>Giornalista · Comunicatore relazionale</small></p>
</aside>
<section>
<h2>GUARDAMI — Le tre puntate</h2>
<p><strong>Parte 1 — 26 settembre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a></p>
<p><strong>Parte 2 — 10 ottobre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/10/guardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minoriguardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minori/">Quando la rete diventa una prigione: ricatto, violenza e controllo sui minori</a></p>
<p><strong>Parte 3 — 17 ottobre 2026</strong><br />
Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</p>
<article class="pip-inchiesta-guardami">
<section>
<h2>Fonti e documentazione</h2>
<ol>
<li><a href="https://www.unicef.org/documents/parenting-digital-age" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNICEF e Università di Oxford, <em>Parenting for the Digital Age</em></a>, 2025.</li>
<li><a href="https://www.garanteinfanzia.org/relazione-al-parlamento-marina-terragni-serve-una-rivoluzione-della-cura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presentazione Relazione al Parlamento 2025</a>, 30 settembre 2026.</li>
<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione europea, orientamenti per la protezione dei minori ai sensi del DSA</a>, 14 luglio 2025.</li>
<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-guidelines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione europea, natura e applicazione degli orientamenti DSA</a>.</li>
<li><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Normattiva, legge 17 maggio 2024, n. 70</a>.</li>
<li><a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNICEF Parenting, <em>How to support your child through a negative online experience</em></a>.</li>
<li><a href="https://www.ohchr.org/en/documents/general-comments-and-recommendations/general-comment-no-25-2021-childrens-rights-relation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, Commento generale n. 25</a>, 2021.</li>
<li><a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro, servizi di ascolto e tutela</a>.</li>
<li><a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">NCMEC, <em>Take It Down</em></a>.</li>
</ol>
<p><strong>Nota metodologica.</strong> La terza parte utilizza documenti istituzionali, fonti normative e indicazioni di organizzazioni di tutela dei minori. Le riflessioni sulla fiducia e sulle responsabilità relazionali costituiscono interpretazioni editoriali, distinte dai fatti e dalle disposizioni documentate. Non vengono riportate testimonianze attribuite a minori non intervistati né divulgati contenuti che possano esporre le vittime a ulteriori rischi.</p>
<p>Francesco Mattarella @Riproduzione riservata</p>
</section>
</article>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/17/guardami-3-oltre-il-controllo-educare-proteggere-e-ricostruire-fiducia/">GUARDAMI / 3 — Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content>
		
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		<author>
			<name>Mimma Cucinotta</name>
					</author>

		<title type="html"><![CDATA[Intelligenza artificiale: intervista al sociologo Francesco Pira: la tecnologia può accompagnarci ma la direzione deve restare umana]]></title>
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		<id>https://www.lafrecciaweb.it/?p=129864</id>
		<updated>2026-10-17T13:02:20Z</updated>
		<published>2026-10-17T12:22:15Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Innovazione digitale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="innovazione tecnologica" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Sociale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Tecnologia" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Chatbot" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="educazione" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Intelligenza artificiale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="rischi" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="valore relazini umane" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1264" height="839" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1.jpg 1264w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-300x199.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-1024x680.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-768x510.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-1170x777.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-585x388.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1264px) 100vw, 1264px" /></p>
<p>Venezia. A Palazzo da Mula, l’incontro promosso dal MASCI – Zona Serenissima da Mar, Murano 1,  ha aperto un confronto sui vantaggi e i rischi dell’intelligenza artificiale. Il sociologo dell’Università&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/17/intelligenza-artificiale-intervista-al-sociologo-francesco-pira-la-tecnologia-puo-accompagnarci-ma-la-direzione-deve-restare-umana/">Intelligenza artificiale: intervista al sociologo Francesco Pira: la tecnologia può accompagnarci ma la direzione deve restare umana</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><strong><em>Intervista</em> di <em>Mimma Cucinotta</em></strong></p>
<p>Venezia, ott. 2026 – L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella nostra quotidianità. Ci aiuta a cercare informazioni e affrontare problemi, ma si spinge sempre più spesso anche nella sfera delle relazioni personali, intercettando bisogni di ascolto e solitudine. In questo spazio, dove le opportunità del progresso si intrecciano con interrogativi profondi sull’identità, sull’educazione e sulla fiducia, siamo certamente al cospetto di una delle sfide più importanti del nostro tempo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-116825" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--768x1024.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano-.jpg 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
</div>
<p>A Murano (Venezia), il 15 ottobre, a Palazzo da Mula, il professor <strong>Francesco Pira</strong>, associato di Sociologia all’Università di Messina, ha affrontato questi temi nell’intervento “<strong>Intelligenza artificiale, nuove responsabilità</strong>“, invitando a riflettere sulle conseguenze umane e sociali della trasformazione digitale. <strong>Una riflessione che va oltre le potenzialità delle nuove tecnologie</strong> e ci richiama a una domanda fondamentale, come innovare senza perdere di vista la persona e ciò che rende autenticamente umane le nostre relazioni?<br />
<strong>Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Pira</strong>, che durante l’incontro ha approfondito i vantaggi e le paure legati all’intelligenza artificiale, <strong>richiamando l’attenzione sulle responsabilità di adulti, famiglie, scuola e istituzioni.</strong></p>
<p><strong><em>Professore a Palazzo da Mula, a Murano, ha tenuto un intervento dal titolo “Intelligenza artificiale, nuove responsabilità”. Qual è la domanda fondamentale che dovremmo porci di fronte a una tecnologia che sta modificando così profondamente la nostra quotidianità?</em></strong></p>
<p>“L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più profondamente nella vita quotidiana, modificando il lavoro, l’informazione, i processi educativi, i linguaggi e le relazioni. Di fronte a questa trasformazione non basta più chiedersi che cosa la tecnologia sia capace di fare, occorre comprendere che cosa produce nei rapporti umani e chi risponde di ciò che produce”.</p>
<p><strong><em>Nel suo intervento ha invitato a superare sia la demonizzazione dell’intelligenza artificiale sia la sua assoluzione incondizionata in nome del progresso. Come possiamo trovare un equilibrio</em></strong>?</p>
<p>“Nessun dispositivo è neutro, ma nessuno è nemico in sé. Dipende dall’uso, dai fini e da chi ne orienta la direzione. La differenza la fanno le scelte umane. E questo è il primo elemento di responsabilità che dobbiamo mettere sul tavolo, non l’oggetto, ma l’orientamento che gli diamo”.</p>
<p><strong><em>Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto tra giovani, solitudine e chatbot. Durante l’incontro ha richiamato un’indagine Ipsos Bva per la Cnil, condotta su 3.800 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni. Che cosa emerge da questa ricerca?</em></strong></p>
<p>“Secondo l’indagine, circa un giovane europeo su due utilizza chatbot di intelligenza artificiale per discutere di questioni intime o personali. Il fenomeno è stato letto anche attraverso il concetto sociologico di relazione parasociale, cioè il legame che nasce quando una persona attribuisce intimità e reciprocità a un interlocutore che non può realmente restituirle.<br />
Che cosa ci dice questa ricerca sul bisogno di ascolto e di vicinanza delle nuove generazioni?<br />
“Chatbot non crea il bisogno, lo intercetta. Se un ragazzo cerca conforto in una macchina, la questione riguarda il vuoto relazionale che quello strumento occupa. L’intelligenza artificiale non colma la solitudine: la rende abitabile, e così la nasconde. È qui che si gioca la nostra responsabilità più grande come adulti, come scuola, come famiglie”.</p>
<p><strong><em>L’intelligenza artificiale sta trasformando anche il mondo del lavoro. Quali conseguenze dobbiamo considerare, oltre a quelle economiche e occupazionali?</em></strong><br />
“L’automazione non pone soltanto un problema occupazionale o economico. Il lavoro rappresenta anche un elemento attraverso il quale le persone costruiscono identità, legami e riconoscimento sociale.<br />
Quando un lavoro scompare, non si perde solo un reddito. Si perde un riconoscimento sociale. Il lavoro, nelle nostre società, è molto più che una fonte di sostentamento: è il modo in cui ci presentiamo agli altri, il luogo in cui costruiamo legami, la misura con cui valutiamo il nostro valore. Se questa dimensione viene meno, il rischio non è solo economico, è identitario”.</p>
<p><strong>Quali decisioni possiamo affidare a un sistema automatico e quali devono invece restare legate alla responsabilità umana?</strong></p>
<p>“Esistono ambiti nei quali non è sufficiente ottenere un risultato tecnicamente corretto. La responsabilità implica la possibilità che qualcuno risponda delle decisioni assunte.<br />
La fiducia non è un’informazione: è una relazione. Quando affido a qualcuno una decisione importante per la mia vita, non delego solo il calcolo, delego la responsabilità. E la responsabilità, per definizione, appartiene a chi può rispondere di ciò che ha fatto. Un sistema automatico non risponde: calcola”</p>
<p><strong>Un altro rischio riguarda la tendenza ad attribuire caratteristiche umane alle tecnologie conversazionali. Professore cosa accade quando interpretiamo una macchina come se fosse un interlocutore dotato di intenzioni e sentimenti?</strong></p>
<p>“La riflessione si è soffermata sul rischio dell’antropomorfizzazione, la tendenza ad attribuire significato, intenzionalità e perfino caratteristiche umane a sistemi che ne sono privi. In questo contesto è stata richiamata la nozione di “pareidolia semantica” di Luciano Floridi e sono stati considerati alcuni studi sul rapporto che può svilupparsi fra le persone e le tecnologie conversazionali”.</p>
<p><strong>Quanto conta, in questo processo, la presenza degli adulti, soprattutto quando si tratta di bambini?</strong><br />
“La presenza adulta modifica il modo in cui un bambino interpreta la macchina. Vuol dire che l’antropomorfizzazione è un esito che dipende dal contesto, e il contesto lo costruiamo noi”.</p>
<p><strong><em>Quali responsabilità dovremmo assumerci per governare questa trasformazione senza perdere di vista le persone?</em></strong><br />
“Da questa analisi emergono cinque responsabilità, educativa, regolatoria, relazionale, di cura della lentezza e di responsabilità delle parole.<br />
La prima richiede un’alfabetizzazione digitale e critica in ogni ciclo scolastico, estesa anche agli adulti. La seconda richiama il ruolo delle regole e delle piattaforme. La terza impone di ricostruire spazi credibili di ascolto nelle scuole, nelle famiglie e nelle comunità. A queste si aggiungono la necessità di difendere i tempi della riflessione e quella di preservare il valore del linguaggio”.</p>
<p>I<strong>l linguaggio è uno degli ambiti nei quali l’intelligenza artificiale sta producendo cambiamenti evidenti. Qual è il rischio di una comunicazione sempre più affidata a sistemi automatici?</strong><br />
“Il rischio non è che la macchina scriva male: è che ci abitui a un linguaggio che funziona e non significa nulla. La cura del linguaggio, oggi, è la forma più elementare di rispetto verso chi ascolta”.</p>
<p><strong>Lei propone un “umanesimo digitale”. Che cosa significa mettere la persona al centro dell’innovazione?</strong><br />
“Il punto di arrivo della riflessione è la proposta di un “umanesimo digitale”, inteso come capacità di mettere la persona al centro dell’innovazione, invece di mettere l’innovazione al centro della persona. Davanti a ogni nuova tecnologia occorre chiedersi non soltanto che cosa permetta di fare, ma soprattutto che cosa produca nelle relazioni umane”.</p>
<p><strong><em>Significa anche stabilire dei confini, individuando le situazioni nelle quali la presenza e la responsabilità di una persona non possono essere sostituite da una macchina?</em></strong><br />
“Non si tratta di fermare la tecnologia, fermare tutto sarebbe la risposta più deludente, perché rinunceremmo anche alle cure, agli strumenti contro il cambiamento climatico, a tanti aiuti concreti, ma di orientarla. E orientarla significa custodire alcuni luoghi in cui la fiducia deve continuare a passare da una persona: un giudice, un insegnante, un medico, una madre, una comunità che educa”.</p>
<p><strong>Concludendo, quale responsabilità spetta a ciascuno di noi, nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, di fronte a un cambiamento che coinvolge l’intera società?</strong><br />
“La differenza la fa sempre l’essere umano: la sua capacità di scegliere, di fermarsi, di chiedersi che cosa sta usando e perché. La tecnologia può amplificare ciò che siamo, la nostra cura o la nostra indifferenza, ma non decide al posto nostro. Nelle case, nelle scuole, nelle aule, nei luoghi di lavoro possiamo orientare questo cambiamento. Nessuna innovazione potrà mai sostituire lo sguardo di una madre, la pazienza di un padre, la voce di un insegnante, la cura di una comunità che educa. La tecnologia può accompagnare, sostenere, facilitare: la direzione resta umana. Non possiamo delegare questa responsabilità. A nessuno. Tanto meno a una macchina”.</p>
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<p><strong>L’incontro di Murano, organizzato dal MASCI – </strong>Zona Serenissima da Mar, Murano 1, di cui è Magister Margherita Barbini, ha visto la partecipazione di un folto pubblico, che ha interagito con il sociologo siciliano durante oltre un’ora di riflessione sui vantaggi e sulle paure legati all’intelligenza artificiale.<br />
<strong>All’iniziativa hanno collaborato </strong>Agesci Zona Venezia Isole, Onde di Murano, Società Cooperativa Muranese Mista, Associazione del Patronato di Murano A.p.s. e Circolo Ricreativo Culturale Muranese Aps.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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