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	<title type="text">lafrecciaweb.it</title>
	<subtitle type="text">la velocità dell&#039;informazione</subtitle>

	<updated>2026-07-12T14:48:49Z</updated>

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		<author>
			<name>Francesco Mazzarella</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Quando si ferma un’inchiesta, cosa si interrompe davvero?]]></title>
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		<updated>2026-07-12T14:48:49Z</updated>
		<published>2026-07-12T14:12:29Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Editoriale" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="fiducia" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="informazione" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Report" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="servizio pubblico" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Sospensiome repliche" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La sospensione cautelativa delle repliche estive di Report riapre una domanda che va oltre il destino di una trasmissione televisiva: come si custodisce il rapporto di fiducia tra servizio pubblico,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/12/quando-si-ferma-uninchiesta-cosa-si-interrompe-davvero/">Quando si ferma un’inchiesta, cosa si interrompe davvero?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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					<content type="html" xml:base="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/12/quando-si-ferma-uninchiesta-cosa-si-interrompe-davvero/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-si-ferma-uninchiesta-cosa-si-interrompe-davvero"><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><blockquote><p><em>La sospensione cautelativa delle repliche estive di Report riapre una domanda che va oltre il destino di una trasmissione televisiva: come si custodisce il rapporto di fiducia tra servizio pubblico, informazione e cittadini?</em></p></blockquote>
<article class="pip-article-wrapper">
<p class="pip-dropcap">Ci sono notizie che si esauriscono nel giro di una giornata. Altre, invece, continuano a interrogarci anche quando i riflettori si spengono.</p>
<p>La sospensione cautelativa delle repliche estive di <em>Report</em> appartiene a questa seconda categoria.</p>
<p>La Direzione Approfondimento della Rai ha spiegato di aver adottato il provvedimento in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci. L’azienda ha precisato che la scelta sarebbe finalizzata alla tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico, confermando il ritorno della trasmissione con la nuova stagione autunnale.</p>
<p>Sigfrido Ranucci ha contestato la decisione, definendola fondata su congetture ed esprimendo sconcerto e preoccupazione.</p>
<p>Le posizioni sono note, ma restano aperte domande che meritano risposte chiare.</p>
<div class="pip-question">Che cosa si interrompe davvero quando un programma d’inchiesta viene fermato, anche solo nelle repliche?</div>
<p>Si interrompe soltanto una programmazione televisiva?</p>
<p>Oppure si incrina qualcosa di piu profondo: quel rapporto di fiducia che permette ai cittadini di riconoscere nel servizio pubblico uno spazio libero, credibile e affidabile?</p>
<h2 class="pip-section-title">Oltre il destino di una trasmissione</h2>
<p>Per molti italiani <em>Report</em> non e semplicemente una trasmissione. E uno dei luoghi nei quali hanno imparato che un’inchiesta nasce dai documenti prima ancora che dalle opinioni, dal tempo prima che dalla velocita, dalla verifica prima che dal consenso.</p>
<p>Lo si puo apprezzare oppure criticare. E naturale che sia cosi. Il giornalismo d’inchiesta vive proprio del confronto, delle verifiche e, quando necessario, anche delle contestazioni.</p>
<p>Ma proprio perche <em>Report</em> e diventato un simbolo, ogni decisione che lo riguarda produce inevitabilmente un effetto che va oltre il palinsesto.</p>
<p>Viviamo in una stagione nella quale la fiducia e diventata uno dei beni piu fragili della vita democratica.</p>
<p>Fragile e la fiducia nelle istituzioni.</p>
<p>Fragile e quella nei media.</p>
<p>Fragile e quella tra cittadini e poteri pubblici.</p>
<p>Ogni scelta viene interpretata attraverso la lente della contrapposizione. Ogni decisione rischia di essere letta come una vittoria o una sconfitta di qualcuno.</p>
<h2 class="pip-section-title">La credibilita nasce dalla trasparenza</h2>
<p>E proprio in questo contesto che il servizio pubblico e chiamato a qualcosa di piu.</p>
<p>Non soltanto a prendere decisioni corrette.</p>
<p>Ma a renderle comprensibili.</p>
<p>Perche la credibilita non nasce dall’assenza di errori.</p>
<p>Nasce dalla trasparenza.</p>
<p>Quando una scelta riguarda un programma simbolo del giornalismo investigativo, non basta che sia amministrativamente legittima. Deve anche riuscire a rafforzare la fiducia di chi la osserva.</p>
<p>Altrimenti il vuoto lasciato dalle spiegazioni viene rapidamente occupato dalle interpretazioni.</p>
<p>E le interpretazioni, oggi, corrono molto piu veloci dei fatti.</p>
<div class="pip-callout">Nell’informazione non basta prendere decisioni corrette. Bisogna anche renderle comprensibili.</div>
<h2 class="pip-section-title">Lo spazio delle domande</h2>
<p>E cosi che nasce la polarizzazione.</p>
<p>C’e chi parla immediatamente di censura.</p>
<p>Chi, al contrario, considera ogni dubbio una polemica strumentale.</p>
<p>Tra queste due posizioni esiste uno spazio che il buon giornalismo dovrebbe continuare ad abitare.</p>
<p>Lo spazio delle domande.</p>
<p>Le domande non indeboliscono una democrazia.</p>
<p>Sono uno degli strumenti attraverso i quali una democrazia continua a correggersi, a verificarsi e a crescere.</p>
<p>Per questo il tema non riguarda davvero <em>Report</em>.</p>
<p>Domani potrebbe riguardare un’altra redazione, un altro programma, un altro giornalista.</p>
<p>Riguarda il clima nel quale vogliamo che l’informazione possa continuare a svolgere il proprio lavoro.</p>
<p>Un clima nel quale l’autonomia editoriale sia tutelata e le decisioni delle istituzioni siano accompagnate dalla massima trasparenza possibile.</p>
<h2 class="pip-section-title">L’informazione come relazione</h2>
<p>Forse questa vicenda ci consegna anche un’occasione.</p>
<p>Ricordarci che l’informazione non e un prodotto da consumare.</p>
<p>E una relazione da custodire.</p>
<p>Ogni inchiesta, ogni scelta editoriale, ogni comunicato istituzionale contribuisce a costruire oppure a indebolire quella relazione invisibile che tiene insieme cittadini, servizio pubblico e democrazia.</p>
<p>Quando quella relazione si incrina, il problema non riguarda soltanto una trasmissione televisiva.</p>
<p>Riguarda tutti noi.</p>
<p>Perche il servizio pubblico non appartiene all’azienda che lo gestisce.</p>
<p>Appartiene ai cittadini che lo finanziano e che in esso cercano un’informazione libera, rigorosa e credibile.</p>
<div class="pip-final-box">
<p>I palinsesti cambiano.</p>
<p>Le stagioni televisive finiscono e ricominciano.</p>
<p>La fiducia, invece, ha tempi molto piu lunghi.</p>
<p>Si costruisce lentamente.</p>
<p>E quando si incrina, nessuna nuova programmazione riesce a restituirla automaticamente.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> il testo e un editoriale. I fatti relativi alla sospensione delle repliche e alle posizioni espresse dalla Rai e da Sigfrido Ranucci sono distinti dalle valutazioni e dalle riflessioni dell’autore.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>FONTI</h3>
<ul>
<li>Rai, comunicato della Direzione Approfondimento sulla sospensione cautelativa delle repliche estive di <em>Report</em> e sulla conferma della nuova stagione: <a href="https://www.rai.it/ufficiostampa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rai Ufficio Stampa</a></li>
<li>ANSA, ricostruzione della decisione Rai e delle motivazioni comunicate dall’azienda:<a href="https://www.ansa.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ANSA</a></li>
<li>Dichiarazioni pubbliche di Sigfrido Ranucci sulla sospensione delle repliche estive di <em>Report</em>.</li>
</ul>
</section>
</article>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<author>
			<name>Redazione</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Meno Asfalto, più futuro: perché le Città Italiane (e Siciliane) possono e devono depavimentare il 20% delle strade]]></title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/12/meno-asfalto-piu-futuro-perche-le-citta-italiane-e-siciliane-possono-e-devono-depavimentare-il-20-delle-strade/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=meno-asfalto-piu-futuro-perche-le-citta-italiane-e-siciliane-possono-e-devono-depavimentare-il-20-delle-strade" />

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		<updated>2026-07-12T13:56:49Z</updated>
		<published>2026-07-12T13:45:23Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Ambiente" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="albedo" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Asfalto" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="calore" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Calore estivo" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="citta’ italiane" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="riscaldamento climatico" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547-300x158.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547-1024x538.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547-768x403.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547-1170x614.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4547-585x307.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Di Francesco Cancellieri &#160; Le immagini satellitari delle nostre città durante le ondate di calore estive parlano chiaro: i centri urbani si trasformano in veri e propri &#8220;isolotti termici&#8221;. Il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/12/meno-asfalto-piu-futuro-perche-le-citta-italiane-e-siciliane-possono-e-devono-depavimentare-il-20-delle-strade/">Meno Asfalto, più futuro: perché le Città Italiane (e Siciliane) possono e devono depavimentare il 20% delle strade</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Le immagini satellitari delle nostre città durante le ondate di calore estive parlano chiaro: i centri urbani si trasformano in veri e propri &#8220;isolotti termici&#8221;. Il fenomeno dell’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Isola di Calore Urbana (UHI &#8211; </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Urban</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Heat</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Island)</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> non è più solo un’ipotesi accademica, ma una realtà climatica che impatta sulla salute pubblica, sui consumi energetici e sulla vivibilità.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La soluzione scientificamente più solida e strutturale non risiede tanto nel potenziamento dei condizionatori, quanto in una radicale inversione di tendenza urbanistica: il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">depaving</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> (o </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">depavimentazione</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">)</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Studi scientifici e buone pratiche internazionali dimostrano che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">liberare dall’asfalto almeno il 20% delle superfici stradali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> non solo è fattibile, ma è la chiave per il raffreddamento strutturale delle città italiane, con una necessità ancor più impellente per quelle siciliane.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>1. La Fisica del Calore Urbano: Il Ruolo dell’Asfalto</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per comprendere perché il 20% sia una soglia critica, occorre guardare alla fisica dei materiali urbani. L’asfalto tradizionale ha un </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">albedo molto basso (circa 0,05 &#8211; 0,15)</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, il che significa che assorbe fino al 95% della radiazione solare incidente, immagazzinandola sotto forma di calore e rilasciandola gradualmente durante la notte.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Sostituire l’asfalto con superfici naturali (suolo permeabile, prato, alberature) innesca due meccanismi fisici fondamentali:</span></span></p>
<div class="s6"><span class="s5">• </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Evapotraspirazione:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Le piante e il suolo umido rilasciano vapore acqueo nell&#8217;atmosfera, un processo che assorbe calore latente e abbassa direttamente la temperatura dell&#8217;aria circostante.</span></span></div>
<div class="s6"><span class="s5">• </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Inversione dell&#8217;Albedo:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Il passaggio dal nero dell&#8217;asfalto al verde della vegetazione aumenta la riflessione solare, riducendo l&#8217;accumulo termico originario.</span></span></div>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La letteratura scientifica (tra cui i report dell&#8217;ISPRA sul consumo di suolo e i modelli microclimatici urbani) evidenzia che la riconversione a verde di una quota compresa tra il 15% e il 25% delle superfici impermeabili può </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ridurre la temperatura superficiale urbana fino a 3°C &#8211; 5°C</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, mitigando drasticamente i picchi di calore.</span></span></p>
<p class="s3"><b><span class="s2"><span class="bumpedFont15">2. L’Obiettivo 20%: </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ove e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">c</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ome intervenire senza bloccare la mobilità</span></span></b></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dire che si può </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">depavimentare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il 20% delle strade non significa paralizzare il traffico, ma </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ottimizzare lo spazio pubblico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Le città italiane ereditano una pianificazione </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">autocentrica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che ha impermeabilizzato superfici spesso geometricamente ridondanti.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Le aree d&#8217;intervento prioritario identificate dai pianificatori ambientali includono</b>:</span></span></p>
<div class="s6"><span class="s5">• </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">I &#8220;</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">sovravanzi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&#8221; stradali e le intersezioni iper-trofiche:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Rotatorie sovradimensionate, svincoli e spartitraffico asfaltati che possono essere trasformati in </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">micro-foreste</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> urbane (es. con il metodo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Miyawaki</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">) o in </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">rain</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">gardens</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> (giardini della pioggia).</span></span></div>
<div class="s6"><span class="s5">• </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">I parcheggi in linea e di superficie:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> La sosta veicolare può essere </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">transizionata</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> verso pavimentazioni grigliate erbose o autobloccanti permeabili, mantenendo la funzione di sosta ma eliminando la cappa d&#8217;asfalto.</span></span></div>
<div class="s6"><span class="s5">• </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">I viali e i controviali sovrabbondanti:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Ridurre la sezione stradale (</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">road </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">diet</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">) per fare spazio a fasce di drenaggio vegetali e filari alberati che ombreggiano le piste ciclabili e i percorsi pedonali.</span></span></div>
<p class="s3"><b><span class="s2"><span class="bumpedFont15">3. Il Caso Sicilia: u</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">u</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rgenza climatica non rimandabile</span></span></b></p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-126162 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4548-300x164.jpeg" alt="" width="300" height="164" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4548-300x164.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4548-768x419.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4548-585x319.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4548.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Se l&#8217;obiettivo del 20% è valido per l&#8217;intera penisola, per la </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sicilia rappresenta una misura di adattamento vitale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. La regione si trova in prima linea nella desertificazione e subisce ondate di calore subtropicali sempre più prolungate (con picchi storici che sfiorano i 48°C nell&#8217;entroterra e nelle piane costiere).</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nelle città siciliane, il </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">depaving</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> assume un valore terapeutico per il territorio per tre motivi specifici:</span></span></p>
<p class="s3"><b><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Il contrasto alle </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">c.d. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&#8220;Bombe d&#8217;Acqua&#8221;</span></span></b></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il clima siciliano è caratterizzato da lunghi periodi di siccità seguiti da piogge torrenziali concentrate. L&#8217;asfalto impedisce l&#8217;infiltrazione, trasformando le strade in fiumi in piena e mandando in crisi i sistemi fognari. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Depavimentare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il 20% del tessuto stradale significa creare una </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&#8220;Città Spugna&#8221; (</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sponge</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">City)</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, capace di assorbire l&#8217;acqua, ricaricare le falde acquifere locali e prevenire il dissesto idrogeologico urbano.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">La selezione della flora autoctona della Macchia Mediterranea</span></span></strong></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il successo del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">depaving</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in Sicilia risiede nell&#8217;uso di specie arbustive e arboree autoctone della macchia mediterranea (leccio, carrubo, tamerice, sughera, mirto). Queste piante sono strutturalmente adattate a resistere agli stress idrici estivi, richiedono pochissima manutenzione e offrono un&#8217;elevata capacità di ombreggiamento e cattura della CO</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">2</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e delle polveri sottili PM10</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">PM2.5</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Rigenerazione dello spazio pubblico e identità storica</span></span></strong></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Molte città siciliane possiedono centri storici che originariamente non prevedevano l&#8217;uso dell&#8217;asfalto bituminoso. Rimuovere il bitume nero a favore di soluzioni drenanti, accoppiate a micro-interventi di forestazione urbana, significa anche restituire dignità estetica e recuperare il microclima di cui godevano storicamente i nostri spazi pubblici.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">4. Conclusioni: dalla teoria alla pratica amministrativa</span></span></strong></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La transizione ecologica delle città non si fa con soluzioni cosmetiche, ma con interventi strutturali sulla materia urbana. Gli strumenti urbanistici moderni, come i </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS)</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e i piani di forestazione urbana, devono inserire il </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">depaving</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> come indicatore prestazionale vincolante.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Liberare il 20% delle strade dall&#8217;asfalto è un obiettivo tecnicamente ed economicamente sostenibile se spalmato su programmazioni decennali di manutenzione straordinaria. È l’investimento più efficiente per la salute pubblica, la sicurezza idraulica e il raffreddamento delle nostre città. Smettere di sigillare il suolo e cominciare a scorticare l&#8217;asfalto è il primo, vero passo per restituire un futuro respirabile alle comunità urbane italiane e siciliane.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Per saperne di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">piu’</span></span></strong></p>
<p class="s9"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il termine </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">albedo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> (dal latino </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">albedo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, &#8220;bianchezza&#8221;) indica il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">potere riflettente</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di una superficie, ovvero la percentuale di radiazione solare che viene riflessa rispetto a quella che colpisce la superficie stessa. Si misura su una scala da 0 (superficie che assorbe tutta la luce) a 1 o 100% (superficie che riflette tutta la luce).</span></span></p>
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		<author>
			<name>Redazione</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Donna più multitasking dell&#8217;uomo? La scienza smonta lo stereotipo: c&#8217;è una sola differenza]]></title>
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		<updated>2026-07-11T22:08:00Z</updated>
		<published>2026-07-11T22:08:00Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Redazione" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="salute" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF.jpg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF-1024x682.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/donna_multitasking_123RF-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/12/donna-piu-multitasking-delluomo-la-scienza-smonta-lo-stereotipo-ce-una-sola-differenza/">Donna più multitasking dell&#8217;uomo? La scienza smonta lo stereotipo: c&#8217;è una sola differenza</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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(Adnkronos Salute) &#8211; Lei al mattino fa colazione e risponde alle e-mail di lavoro mentre dà istruzioni ai figli sugli impegni della giornata; all&#8217;ora di pranzo paga le bollette in pochi clic mentre consuma il suo pasto. Un occhio ai registri scolastici elettronici e di nuovo in riunione. Arriva la sera e, dopo aver recuperato i figli ai corsi pomeridiani e cenato, mentre cucina per il pranzo dell&#8217;indomani racconta una fiaba al piccolo di casa e finisce di scorrere le chat della scuola, pianificando già nella sua mente il calendario del giorno dopo. E&#8217; una quotidianità fitta di impegni quella delle donne, che devono dividersi fra più ruoli: madre, lavoratrice che si prende cura della propria carriera, caregiver degli anziani di casa, cittadina attenta ai suoi doveri, partner. Complici le continue sovrapposizioni di piani, un moderno stereotipo le dipinge decisamente più &#8216;multitasking&#8217; dell&#8217;uomo. Ma è così? Lei è davvero più brava di lui a fare più cose contemporaneamente? Un nuovo studio pubblicato sulla rivista &#8216;Psychological Research&#8217; smonta il mito secondo cui esiste uno squilibrio fra uomo e donna nella capacità di gestire più compiti allo stesso tempo. Gli autori dimostrano infatti che non esistono differenze generali tra i sessi al riguardo, eccetto un dettaglio. Su un punto lei ha una marcia in più: durante il multitasking può anche sostenere un dialogo, mentre gli uomini quando sono impegnati su fronti diversi tendono a ignorare più frequentemente le conversazioni.La ricerca firmata da esperti britannici ha simulato le prestazioni di multitasking nella vita reale per valutare potenziali discrepanze maschio-femmina. Nel coordinare compiti diversi, gli uomini hanno ignorato il compito di conversazione più del doppio delle volte rispetto alle donne, mentre hanno mostrato prestazioni simili in tutti gli altri. Il multitasking, definito come la capacità di svolgere più compiti contemporaneamente o di passare con rapidità da uno all&#8217;altro, è diventato una caratteristica centrale della vita moderna, manifestandosi in contesti come la guida, il lavoro, le attività domestiche e persino il tempo libero. Nonostante il diffuso stereotipo sulla superiorità delle donne nel praticarlo, la ricerca ha mostrato in verità soltanto differenze di genere minime e incoerenti, mettendo in discussione l&#8217;esistenza di un significativo divario in questo ambito. Con il supporto della Bial Foundation, i ricercatori André e Diana Szameitat (rispettivamente della Brunel University di Londra e della City St George&#8217;s, University of London) hanno indagato sia per chiarire se esistano veramente delle differenze di genere nel multitasking e sia per esplorare possibili spiegazioni sull&#8217;origine di questo stereotipo. Nell&#8217;articolo &#8211; intitolato &#8216;Gli uomini parlano meno delle donne durante il multitasking&#8217; &#8211; spiegano di aver sviluppato un complesso paradigma composto da 5 compiti progettati per simulare scenari di vita reale, che riproduce le richieste quotidiane in modo più fedele rispetto alla maggior parte degli studi precedenti.Nel primo test, 41 uomini e 37 donne hanno svolto cinque compiti diversi: seguire una ricetta in cucina; cercare un numero di telefono; abbinare numeri e lettere; monitorare le parole in una presentazione; e rispondere a una domanda (ad esempio, &#8220;Preferiresti perdere tutti i tuoi soldi e oggetti di valore o tutte le foto che hai scattato, e perché?&#8221;) ogni 20 secondi. Per verificare se questa differenza di genere fosse percepibile dagli altri, 160 osservatori, ignari di qualsiasi informazione preliminare, hanno guardato i video dei partecipanti e ne hanno valutato la prestazione. Nei diversi compiti, uomini e donne hanno mostrato prestazioni simili, ad eccezione del compito di conversazione, che gli uomini hanno ignorato più del doppio delle volte rispetto alle donne. Quando però eseguivano il compito della conversazione, va detto che la qualità e la velocità delle risposte non differivano da quelle delle donne. Una possibile spiegazione suggerita dagli autori per la differente capacità di dialogo durante il multitasking è che le donne, in media, potrebbero impegnarsi maggiormente in comportamenti comunicativi in contesti sociali. Tuttavia, questa ipotesi non è stata testata direttamente nello studio e dovrebbe essere interpretata con cautela, avvertono. I risultati sono in linea con le teorie evoluzionistiche che propongono una maggiore propensione al comportamento conversazionale tra le donne. Per quanto riguarda la percezione degli altri al riguardo, nello studio si è indagato sull&#8217;aspetto facendo guardare a degli osservatori le prestazioni dei partecipanti. E questi hanno valutato gli uomini impegnati in più attività come meno in controllo del compito, con prestazioni peggiori, meno inclini allo sforzo, meno attenti, meno felici e meno gratificati rispetto alle donne impegnate in più attività. Lo studio dimostra dunque che non esistono differenze generali tra uomini e donne nella capacità di svolgere più attività contemporaneamente, bensì una differenza specifica sul fronte delle conversazioni. Ha inoltre evidenziato come questa differenza influenzi il modo in cui le persone vengono valutate dagli altri, portando potenzialmente alla percezione di una prestazione inferiore da parte del maschio. Ciò contribuisce a spiegare perché si sia diffusa e persista l&#8217;idea della super donna multitasking. &#8220;Nel complesso, i nostri dati confermano che non ci sono differenze sostanziali tra i sessi nei compiti cognitivi visuo-manuali, ma che esistono differenze significative tra i sessi nella capacità di sostenere una conversazione mentre si svolgono più attività contemporaneamente&#8221;, commenta André Szameitat. &#8220;Questa è un&#8217;abilità molto importante nella vita di tutti i giorni e quindi &#8211; conclude &#8211; potrebbe spiegare lo sviluppo del diffuso stereotipo pubblico secondo cui le donne sono più brave degli uomini nel multitasking&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/12/donna-piu-multitasking-delluomo-la-scienza-smonta-lo-stereotipo-ce-una-sola-differenza/">Donna più multitasking dell&#8217;uomo? La scienza smonta lo stereotipo: c&#8217;è una sola differenza</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<author>
			<name>Francesca Maccaglia</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Peppino Di Capri, un “modo d’essere” caprese, o la musica come eleganza]]></title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/peppino-di-capri-un-modo-dessere-caprese-o-la-musica-come-eleganza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=peppino-di-capri-un-modo-dessere-caprese-o-la-musica-come-eleganza" />

		<id>https://www.lafrecciaweb.it/?p=126150</id>
		<updated>2026-07-12T08:13:34Z</updated>
		<published>2026-07-11T18:49:34Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Musica" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Peppino di Capri" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="840" height="840" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523.jpeg 840w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4523-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Di Francesca Maccaglia ORTE (VITERBO) &#8211; “Capri per me non è soltanto un’isola, è un modo di essere, uno stato d’animo”. All’età di 87 anni e dopo una lunga malattia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/peppino-di-capri-un-modo-dessere-caprese-o-la-musica-come-eleganza/">Peppino Di Capri, un “modo d’essere” caprese, o la musica come eleganza</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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					<content type="html" xml:base="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/peppino-di-capri-un-modo-dessere-caprese-o-la-musica-come-eleganza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=peppino-di-capri-un-modo-dessere-caprese-o-la-musica-come-eleganza"><![CDATA[<p class="s5"><span class="s4">Di Francesca </span><span class="s4">Maccaglia</span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ORTE (VITERBO) &#8211; </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“Capri per me non è soltanto un’isola, è un modo di essere, uno stato d’animo”. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">All’età di 87 anni e dopo una lunga malattia </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">si è spento</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">nell’amata Isola Azzurra</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Peppino Di Capri</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, u</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">no dei </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">grandi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> protagonisti della canzone italiana del Novecento, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">autore e interprete della musica italiana e napoletana, cantante, pianista e attore.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">L’artista </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">inizi</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">ò</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> la sua carriera a soli quattro anni esibendosi a Capri per i soldati americani. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Nei suoi primi anni, ha saputo unire la grande tradizione melodica napoletana alle contaminazioni internazionali del rock&#8217;n&#8217;roll, del twist e del </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">rhythm</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> and blues. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Dopo il brano “Melancolie” del 1958, g</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">li anni Sessanta sono il suo decennio d’oro</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">I suoi primi successi le interpretazioni di d</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">ue celebri brani classici napoletani</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Voce </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">‘e</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> notte</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> e “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">te</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">vurria</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">vasà</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">da lui </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">incisi </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> pubblicati come singolo 45 giri nel </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">1960</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">Seguono le h</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">it intramontabili come “Champagne”, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nun</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> è peccato”, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">“Roberta”, “Luna Caprese”, “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Let’s</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> Twist </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Again</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">” e “St. Tropez Twist”</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">oltre ai musicarelli che lo rendono ancora più popolare. </span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Nel giugno 1965 </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Peppino Di Capri si esibisce come </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">artista d’apertura</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">, “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">opening act”</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> in inglese, </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">nel</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">le tappe italiane dei concerti dei Beatles.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Un profondo legame con il Festival di Sanremo, c</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">on ben 15 partecipazioni all</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">attivo, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nel quale l’artista conquistò due vittorie</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. N</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">el 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più!”. Quattro partecipazioni al Festival della Canzone Napoletana, vinto nel 1970</span></span> <span class="s15"><span class="bumpedFont15">con il brano, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“Me </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">chiamme</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> ammore”</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">. L</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">a vittoria fu condivisa ex aequo con il cantante Gianni Nazzaro; e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nove </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">partecipazioni </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Canzonissima</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">La sua capacità di unire il jazz, la canzone napoletana e il pop lo ha reso un pilastro della cultura popolare italiana. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il sognatore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, celebre brano presentato da Peppino di Capri al Festival di Sanremo nell</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">edizione del 1987, con il quale si classificò al quinto posto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, composto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a più mani con la collaborazione di Toto Cutugno.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nel gennaio 1996 </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il sodalizio artistico con il collega </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Fred Bongusto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, entrambi protagonisti</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> di una celebre tournée</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">nei teatri di tutta Italia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, seguita dall’</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">omonimo album dal vivo, intitolato proprio </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Due ragazzi così &#8211; live </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">‘</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">96</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s16"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Il 26 maggio del 2005 </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Peppino Di Capri </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">fu insignito</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dell’onorificenza di Commendatore </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">dell’</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Ordine al </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">M</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">erito della Repubblica Italiana.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">La sua carriera live è stata celebrata con importanti riconoscimenti alla carriera, come quelli ricevuti in Versilia, alla Bussola e alla Capannina di Franceschi a Forte dei Marmi e, nel 2023, il prestigioso </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Premio Tenco </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">alla carriera. </span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Molti </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">i </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">messaggi di cordoglio. </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Il collega C</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">ristiano Malgioglio ha detto di lui</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> “Ci lascia un grande gigante della musica leggera. La sua voce riusciva a emozionare chiunque la ascoltasse, perché sapeva di magia. Oggi Napoli lo piange come tutti noi”.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s17"><span class="bumpedFont15">Nino D’Angelo</span></span><span class="s17"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> invece</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ha dedicato questo pensiero: “Ciao Peppino. Cantante Sognatore e persona perbene. Addio pezzo di Napoli senza tempo”.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Un messaggio pieno di affetto quello di Renato Zero: “Caro Peppino, sono riuscito ad abbracciarti, a godere ancora della tua luce, della tua vicinanza, del tuo tenero accattivante sorriso. Sei stato un faro, un porto sicuro dove rifugiarmi ogni volta. Grande la tua anima, così generosa verso il tuo pubblico, i tuoi amici, la tua musica. Ti porterò nel cuore sempre. Sarai presente in ogni pensiero e nota che riuscirò a comporre. So che non mi dimenticherai come io non ti dimenticherò! Che il cielo ti accolga come meriti”. </span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Anche Orte, in occasione della festa del patrono, sant’Egidio abate, ha avuto il piacere di ospitare l’artista partenopeo. Era il </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">1°</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> settembre 2015 ed io ho avuto il grande onore di intervistarlo.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-126153" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4522-300x205.jpeg" alt="" width="300" height="205" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4522-300x205.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4522-768x525.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4522-585x400.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4522.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Peppino di Capri e i cantautori partenopei come Pino Daniele, Renato Carosone, Edoardo Bennato o Enzo Avitabile condividono la </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">matrice melodica napoletana</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> e il legame con il territorio, tutti sono riusciti a portare il suono e lo spirito di Napoli fuori dai confini regionali, differenziandosi nello stile e nelle tematiche.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">eppino di Capri si </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">dedica</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">, in special modo,</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> al </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">romanticismo borghese</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">, con testi incentrati sull</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">amore e sul mondo dei locali notturn</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">. L</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">e sue canzoni </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">esplorano l’amore in tutte le sue sfaccettature</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">; l</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">’eleganza, il carisma personale e la profonda consapevolezza di sé, hanno reso possibile un legame intimo ed empatico con il pubblico. </span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">A me resta il ricordo di una gradevol</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">issima</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> intervista</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> con </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">il suo invito a “Non mollare</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> mai</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">. Tra le sue frasi più belle </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">quella </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">condivido </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">più </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">profondamente</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">:</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Mi piace sognare al momento, anche esageratamente</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s14"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Di seguito il link dell’intervista</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> realizzata con </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">l’emittente radiotelevisiva </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Tele Radio Orte</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">:</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe  id="_ytid_68046"  width="1170" height="658"  data-origwidth="1170" data-origheight="658" src="https://www.youtube.com/embed/zVO9azdERVU?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;cc_lang_pref=&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;autohide=2&#038;theme=dark&#038;color=red&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;" class="__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/peppino-di-capri-un-modo-dessere-caprese-o-la-musica-come-eleganza/">Peppino Di Capri, un “modo d’essere” caprese, o la musica come eleganza</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<author>
			<name>Mimma Cucinotta</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Vittorio Occorsio, il magistrato che vide prima degli altri]]></title>
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		<updated>2026-07-11T16:09:19Z</updated>
		<published>2026-07-11T16:04:46Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Storia, Arte, Cultura" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Vittorio Occorsio" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo l’assassinio di Vittorio Occorsio, il ritratto del magistrato che intuì per primo i legami tra eversione nera, poteri occulti e criminalità, pagando con la vita la ricerca della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/vittorio-occorsio-il-magistrato-che-vide-prima-degli-altri/">Vittorio Occorsio, il magistrato che vide prima degli altri</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>di Mimma Cucinotta</p>
<p>Alle 8.30 del mattino, in una tranquilla strada del quartiere Africano di Roma, una raffica di colpi interrompe il silenzio estivo. La Fiat 125 del sostituto procuratore <strong>Vittorio Occorsio</strong> si arresta contro il marciapiede. È il <strong>10 luglio 1976</strong>. Con quell’agguato si spegne uno dei magistrati che, prima di molti altri, aveva intuito i legami tra terrorismo neofascista, poteri occulti e criminalità. Cinquant’anni dopo, il suo nome continua a rappresentare il coraggio della magistratura italiana e la fedeltà alle istituzioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-111374" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--546x1024.jpg" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--546x1024.jpg 546w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--160x300.jpg 160w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero-.jpg 644w" alt="" width="546" height="1024" /></figure>
</div>
<p>A premere il grilletto è <strong>Pierluigi Concutelli</strong>, uno dei principali esponenti del terrorismo neofascista italiano, militante di <strong>Ordine Nuovo</strong>, organizzazione dell’estrema destra radicale nata nel 1956 come Centro Studi Ordine Nuovo.Il suo fondatore fu <strong>Pino Rauti</strong> (1926-2012), nato in Calabria e cresciuto a Roma. Ancora giovanissimo aderì alla Repubblica Sociale Italiana negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra fu tra i protagonisti della nascita del neofascismo italiano e tra gli esponenti più autorevoli della corrente cosiddetta “nazional-rivoluzionaria”. Dopo aver lasciato il Movimento Sociale Italiano, diede vita al Centro Studi Ordine Nuovo, concepito inizialmente come un laboratorio di elaborazione politica e culturale ispirato a una visione rivoluzionaria, nazionalista e fortemente anticomunista. Inizialmente presentata come un centro studi politico e culturale, <strong>Ordine Nuovo </strong>si trasformò progressivamente in un movimento che teorizzava il superamento della democrazia parlamentare e, secondo numerose sentenze e ricostruzioni storiche, <strong>rappresentò uno dei principali riferimenti dell’eversione nera</strong> durante <strong>gli anni della cosiddetta strategia della tensione</strong>. E con il passare degli anni, attorno a quell’esperienza si sviluppò un movimento sempre più radicale. Nel 1969 Rauti rientrò nel Movimento Sociale Italiano, mentre la guida di Ordine Nuovo passò a <strong>Clemente Graziani</strong>. Nel 1973 il movimento fu sciolto dal Governo in applicazione della <strong>legge Scelba</strong> per ricostituzione del partito fascista, anche sulla base <strong>dell’inchiesta coordinata dal magistrato Vittorio Occorsio. </strong></p>
<p>«<em>Chiediamo al tribunale di dire al popolo italiano se Ordine Nuovo deve essere messo fuori legge e se gli imputati devono essere condannati. La sentenza dovrà essere come uno specchio, un punto di riferimento, anche perché questo è il primo processo del genere che si celebra in Italia per quanti sono preposti alla tutela dell’ordine repubblicano e della nostra democrazia</em>»</p>
<p>(Requisitoria di Vittorio Occorsio, novembre 1973)</p>
<p><strong>Nato a Roma il 6 luglio 1929, Occorsio era entrato in magistratura nel 1957</strong>. Uomo schivo, rigoroso e lontano da ogni protagonismo, era convinto che gli strumenti cardine dell’azione di un magistrato fossero gli atti processuali e la forza delle prove.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111379" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976.jpg" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976.jpg 509w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976-300x195.jpg 300w" alt="" width="509" height="331" /><figcaption class="wp-element-caption">Fonte portale Consiglio Superiore della Magistratura CSM</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>La sua carriera si sviluppò negli anni più difficili della storia repubblicana, </strong>quando l’Italia era attraversata da violenze politiche, attentati e tentativi di destabilizzazione.<br />
<strong>Tra le sue prime grandi inchieste</strong> vi fu quella sul <strong>Piano Solo</strong>, il presunto progetto di colpo di Stato predisposto nel 1964 dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, <strong>Giovanni De Lorenzo</strong>. Dopo la pubblicazione <strong>dell’inchiesta de L’Espresso firmata da Lino Jannuzzi, </strong>Occorsio approfondì la vicenda con grande rigore, chiedendo l’assoluzione dei giornalisti e individuando responsabilità che allora apparivano difficili persino da ipotizzare. La sua impostazione non fu condivisa dai giudici, ma gli sviluppi successivi dimostrarono quanto quelle indagini fossero state lungimiranti.<br />
Nel <strong>1969</strong> fu chiamato a occuparsi della <strong>strage di Piazza Fontana</strong>. Mentre l’attenzione investigativa si concentrava prevalentemente sulla pista anarchica, <strong>Occorsio iniziò a esaminare con attenzione gli ambienti dell’estrema destra eversiva</strong>, individuando possibili collegamenti con personaggi come <strong>Mario Merlino</strong> e <strong>Stefano Delle Chiaie.</strong>Anche in questo caso il tempo avrebbe dato consistenza alle sue intuizioni investigative.<br />
<strong>L’indagine destinata a segnare profondamente la sua vita fu quella contro Ordine Nuovo.</strong>Occorsio raccolse documenti, <strong>testimonianze e prove che portarono al processo per ricostituzione del partito fascista</strong>. Lo scioglimento dell’organizzazione nel 1973 rappresentò una vittoria dello Stato democratico, ma trasformò il magistrato in uno degli obiettivi principali dell’eversione neofascista.<br />
Negli ultimi mesi di vita, inoltre, il sostituto procuratore stava seguendo un’altra pista investigativa di straordinaria importanza. Indagando sui sequestri di persona che avevano colpito importanti imprenditori, aveva iniziato a ipotizzare collegamenti tra criminalità organizzata, finanziamenti al terrorismo nero e ambienti riconducibili alla loggia massonica <strong>P2</strong> di <strong>Licio Gelli</strong>. Erano intuizioni che avrebbero trovato riscontri negli anni successivi.</p>
<p>Fu un magistrato rigoroso e anche un uomo profondamente legato alla <strong>famiglia</strong>. La <strong>moglie Lilia</strong>, conosciuta quando erano entrambi molto giovani dopo il delitto ha mantenuto il ricordo del marito lontano dai riflettori trasmettendolo ai <strong>figli</strong> e ai <strong>nipoti</strong>.</p>
<p>I figli <strong>Eugenio</strong> e <strong>Susanna Occorsio</strong> hanno raccolto l’eredità etica del padre. Eugenio, giornalista e presidente della <strong>Fondazione Vittorio Occorsio, </strong>promuove iniziative dedicate alla legalità, alla memoria e alla formazione delle giovani generazioni.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111394" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio-.jpg" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio-.jpg 536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio--209x300.jpg 209w" alt="" width="536" height="771" data-id="111394" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111395" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso.jpg" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso.jpg 801w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso-768x768.jpg 768w" alt="" width="801" height="801" data-id="111395" /><figcaption class="wp-element-caption">Eugenio Occorsio</figcaption></figure>
</figure>
<p>Susanna partecipa alle attività della Fondazione e alle commemorazioni istituzionali, contribuendo a mantenere vivo il ricordo del padre.<br />
Anche il nipote <strong>Vittorio Occorsio</strong>, che porta il nome del nonno, ha raccontato in diverse occasioni il lato più umano del magistrato: un padre affettuoso, un uomo riservato, profondamente innamorato della famiglia e convinto che la giustizia dovesse essere esercitata con equilibrio, indipendenza e rispetto delle istituzioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111377" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976.jpg" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976.jpg 339w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976-296x300.jpg 296w" alt="" width="339" height="344" /></figure>
</div>
<p><strong>Cinquant’anni dopo quell’agguato di via Mogadiscio</strong>, l’azione di <strong>Vittorio Occorsio</strong>conserva una straordinaria attualità. <strong>Molte delle connessioni</strong> che aveva intuito <strong>tra terrorismo, criminalità e poteri occulti sono state confermate</strong> dalle successive inchieste giudiziarie e dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111399" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Omicidio_Occorsio.jpg" alt="" width="238" height="200" /></figure>
</div>
<p>Il suo sacrificio appartiene alla storia della Repubblica italiana. <strong>Ricordarlo oggi e sempre </strong>significa rendere omaggio a una vittima del terrorismo e a un magistrato che, con coraggio e lucidità, scelse di seguire la verità anche quando conduceva verso scenari che pochi erano disposti a vedere.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p><strong>Fonti bibliografiche e documentali consultate.</strong>Fondazione Vittorio Occorsio; Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulle stragi; Sergio Zavoli, La notte della Repubblica libro edizioni Mondadori (1992) tratto da una trasmissione ideata da Zavoli andata in onda dal 1989 e il 1990 su RAI 2.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/vittorio-occorsio-il-magistrato-che-vide-prima-degli-altri/">Vittorio Occorsio, il magistrato che vide prima degli altri</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<author>
			<name>Pierfranco Bruni saggista, antropologo</name>
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		<title type="html"><![CDATA[LA SCOMPARSA DI PEPPINO DI CAPRI. L’ELEGANZA CHE RESTA CANZONE]]></title>
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		<updated>2026-07-11T08:33:06Z</updated>
		<published>2026-07-11T08:16:23Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Attualità" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Peppino di Capri" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/peppino.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/peppino.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/peppino-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>&#8230;E un ricordo in un terrazzo sul mare greco Pierfranco Bruni  &#160; In una intervista del 2018 aveva detto: &#8220;Tra noi isolani e il resto del mondo c&#8217;è sempre un&#8230;</p>
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					<content type="html" xml:base="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/la-scomparsa-di-peppino-di-capri-leleganza-che-resta-canzone/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-scomparsa-di-peppino-di-capri-leleganza-che-resta-canzone"><![CDATA[<blockquote><p>&#8230;E un ricordo in un terrazzo sul mare greco</p></blockquote>
<p><strong>Pierfranco Bruni </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una intervista del 2018 aveva detto: &#8220;Tra noi isolani e il resto del mondo c&#8217;è sempre un elemento di ingovernabilità, che consiste nell&#8217;irriducibilità del mare. Nessuno su un&#8217;isola è mai davvero padrone del suo tempo. Ma, sulla bilancia, gli aspetti positivi prevalgono. Le negatività si smaltiscono. Capri distrae&#8221;. È scomparso Peppino di Capri.<br />
Un cantante nel &#8220;mestiere&#8221; tra musica e parola. Un linguaggio nel ritmo della vita perché quando una voce attraversa sessant’anni senza mau cadute fi stile e di eleganza, non è soltanto carriera. È destino.<br />
Peppino Di Capri non “se ne va”.  Ma resterà srmpre perché le icone vere non appartengono al tempo: lo attraversano. Restano un immaginario per chi lo ho amato e conosciuto. Giuseppe Faiella era nato a Capri il 1939. Un ragazzo con il piano e il mare negli occhi.  Da lì è partito e non è più tornato indietro. Ha portato l’isola nel mondo, e il mondo sull’isola.  Ha fatto ballare padri, figli e nipoti. Con la stessa misura. Con lo stesso garbo. L’ho conosciuto in una serata di concerto a Campomarino insieme al mio fraterno Tonino Filonena. Nel segno del Mediterraneo. Con serata a cena in in terrazzo sul mare greco.<br />
Peppino è uno stile prima ancora che voce. L’eleganza, in lui, non è mai un abito. È etica.  È il modo di entrare sul palco senza chiedere. Di cantare senza strafare.  Di cantare raccontando amori. Di tenere il microfono come si tiene una promessa con fermezza e rispetto. Negli anni del “urlato”, lui ha scelto il “detto”.<br />
Negli anni dell’eccesso, lui ha scelto la misura.  È stato moderno senza rincorrere la modernità.  È rimasto classico senza chiudersi in un museo.  Ha cantato l&#8217;amore e la fine degli amori. Un cantante serio. Serio nel senso latino: serius, che pesa le parole prima di darle. Ha regalato una geografia.  Quella geografia del canto dentro le malinconie nelle romantiche estati. La sua discografia è una carta d’Italia che si balla.<br />
Con i Rockers negli anni ’50 porta il rock a Napoli e lo fa parlare dialetto. Da St. Tropez,  Twist a Nun è peccato: è il Sud che impara a muoversi senza perdere la radice.</p>
<div id="attachment_126139" style="width: 957px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126139" class="wp-image-126139 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers.jpg" alt="" width="947" height="553" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers.jpg 947w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers-300x175.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers-768x448.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers-585x342.jpg 585w" sizes="(max-width: 947px) 100vw, 947px" /><p id="caption-attachment-126139" class="wp-caption-text">Peppino Di Caprie i suoi Rockers</p></div>
<p>Con Sanremo diventa un viaggio  nazionale della canzone. Ma citiamo un pò. 1961: Al di là. Vince e va all’Eurovision. È l’Italia che si affaccia al mondo.  Poi nel 1973:  la splendida: Un grande amore e niente più. La ballata perfetta. Un canto pulito.  1976: Non lo faccio più. Con una marcata  ironia e dignità.</p>
<div id="attachment_126141" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126141" class="wp-image-126141 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori.jpg" alt="" width="800" height="551" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori.jpg 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori-300x207.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori-768x529.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori-585x403.jpg 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-126141" class="wp-caption-text">Sanremo &#8211; 1967</p></div>
<p>1991: Se mi innamoro. Un canto questa volta senza nostalgia.<br />
Poi arrivano Champagne, Il pianoforte, L’ultimo romantico, Roberta.  Canzoni che non invecchiano perché non hanno mai inseguito la moda. Hanno inseguito la verità del sentimento in uno spettacolo affascinante.<br />
In tutto questo ci sono almeno tre ragioni estetiche. Una voce che non è mai invecchiata perché non ha mai mentito.<br />
La continuità.  Una scelta nella musica come nella vita.  La relazione col pubblico è stata fondamentale. La sua canzone è stata ed è un punto fermo. Mai trasgressione e sempre tradizione. Non ha fatto della musica folklore di piazza  ma identità nazionale, valore della musica nazionale.<br />
Quando andava nei paesi esteri portava quella sua identità mediterranea che è appunto la nostra identità. Ha lasciato  una lezione molto bella che è quella della canzone mai urlata ma ascoltata in silenzio, che è quella della canzone popolare senza mai essere o toccare il minimo segno di una anti estetica.<br />
La sua eleganza il suo portamento la sua voce erano bellezza soprattutto in un tempo di rumori, lui ha scelto il suono.  In un tempo di maschere, lui ha scelto il volto.  In un tempo di fughe, lui ha scelto la permanenza usando la tradizione della musica come continuità. Resta nel cuore della canzone italiana come si deposita la luce sul mare:<br />
piano, continuo, e impossibile da spegnere. Perché l’estetica quando è vera non passa.<br />
Diventa memoria. E la memoria, quando è cantata, diventa futuro. Ci consegna questo messaggio vero che è un testamento.  Mentre canta &#8220;Champagne per brindare a un incontro / con te che già eri di un altro&#8221;. Ritorna nel ricordo la serata sul terrazzo tra le scie del mare greco.</p>
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]]></content>
		
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		<author>
			<name>Pierfranco Bruni saggista, antropologo</name>
					</author>

		<title type="html"><![CDATA[San Lorenzo del Vallo. Un paese bisogna amarlo con il coraggio della devozione. Il luogo è la geografia dell’anima]]></title>
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		<updated>2026-07-10T16:02:56Z</updated>
		<published>2026-07-10T16:01:41Z</published>
		<category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="In Evidenza" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Storia, Arte, Cultura" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Mediterraneo" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="Radici" /><category scheme="https://www.lafrecciaweb.it/" term="San Lorenzo del Vallo" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1640" height="1086" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-300x199.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-1024x678.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-768x509.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-1170x775.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-780x516.jpeg 780w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-585x387.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>Il paese non ti chiede chi sei. Ti ricorda chi sei stato. E bisogna amarlo così. Con amore. Mai con diffidenza. La diffidenza è per gli estranei. Qui siamo tutti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/san-lorenzo-del-vallo-un-paese-bisogna-amarlo-con-il-coraggio-della-devozione-il-luogo-e-la-geografia-dellanima/">San Lorenzo del Vallo. Un paese bisogna amarlo con il coraggio della devozione. Il luogo è la geografia dell’anima</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></summary>

					<content type="html" xml:base="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/san-lorenzo-del-vallo-un-paese-bisogna-amarlo-con-il-coraggio-della-devozione-il-luogo-e-la-geografia-dellanima/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=san-lorenzo-del-vallo-un-paese-bisogna-amarlo-con-il-coraggio-della-devozione-il-luogo-e-la-geografia-dellanima"><![CDATA[<p><img width="1640" height="1086" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-300x199.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-1024x678.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-768x509.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-1170x775.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-780x516.jpeg 780w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-585x387.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/7cd88006-54b2-4f60-a814-d7cc25ca34d0-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p><blockquote><p>Il paese non ti chiede chi sei. Ti ricorda chi sei stato. E bisogna amarlo così. Con amore. Mai con diffidenza. La diffidenza è per gli estranei. Qui siamo tutti di casa. Tra le vie il castello il cielo. Chi abita la quotidianità non conosce la diaspora. Il ritorno è Ulisse nell&#8217;isola del ritorno.</p>
<p style="padding-left: 120px;"><span style="font-size: 14px; color: #313131;">Pierfranco Bruni </span></p>
</blockquote>
<p>Paesi nell&#8217;alba. Paesi nella notte. Il mio paese mi racconta. Quando un paese racconta ha il dovere di raccontare la bellezza. San Lorenzo del Vallo non nasce ieri o oggi. Ha una storia. Si riconosce. Le origini non sono pietra. Sono amore. Perché le radici, quando sono vere, non trattengono. Appartengono. Cosa è appartenere? Appartiene di più chi ha lasciato il paese e ritorna non come storia. Ma come Tempo. La vera appartenenza è qui.<br />
Io torno come si torna al respiro. Non per cercare. Per ritrovare. Il paese non ti chiede chi sei. Ti ricorda chi sei stato. E bisogna amarlo così. Con amore. Mai con diffidenza. La diffidenza è per gli estranei. Qui siamo tutti di casa. Tra le vie il castello il cielo. Chi abita la quotidianità non conosce la diaspora. Il ritorno è Ulisse nell&#8217;isola del ritorno.</p>
<p>Metafore? Cammino tra le vie. Sono strette. Sono memoria che si fa passo. I muri antichi trattengono il sole e lo restituiscono la sera.  In alto il Castello. Non è rovina. È struttura aperta. Le pietre non difendono più. Accolgono. È un cielo aperto, il castello. Dove le rondini scrivono lettere che nessuno legge ma tutti capiscono. Da lì si vede tutto. Il Vallo. Le case. I tetti che fumano. E si capisce che un paese non si guarda dall’alto. Si guarda dall’interno. Il suo interno è un cammino d&#8217;anime. La devozione deve essere respiro abitato. La Chiesa? È  sempre devozione abitata. La Chiesa è al centro. Non per geografia. Per cuore. Non è monumento. È appunto devozione abitata. La porta è sempre aperta. Dentro c’è odore di cera e di tempo. Ci sono le sedie consumate dalle preghiere. Ci sono i santi con gli occhi bassi, come chi ha visto troppo e continua ad amare. I sacerdoti passano. Sono pezzi di vita. Sono pezzi di infanzia. Quello che ti battezzava. Quello che ti rimproverava all’oratorio. Quello che alla domenica alzava l’ostia e con l’ostia alzava anche noi. Non sono figure. Sono presenze. Sono la voce che ti dice: “Torna. Anche se tardi”. Si ritorno. La devozione è ritornare.</p>
<p>Ci sono voci nel vento. La piazza è una grammatica delle voci. Perché la piazza è fatta di voci. La mattina è mercato. La sera è teatro. La notte è confidenza. I vecchi seduti sulle panche raccontano le stesse storie. Non per noia. Per fedeltà. Le donne parlano dalle finestre. I bambini corrono e sporcano l’asfalto di gessetti. Qui la parola non si spreca. Si abita. Abitare. È una costante. Se stai fermo un attimo, senti la piazza respirare. È il luogo dove il paese si misura. Dove si ride forte e si piange piano. Dove nessuno è solo, anche quando lo è. Le solitudini corrono con pazienza.</p>
<p>Ci sono altri viaggi. Viaggi di luoghi e nei luoghi. La contrada Fedula è un orizzonte oltre L’Esaro. Più giù c’è la contrada Fedula.<br />
Fedula ha un nome che sa di terra. Di fatica. Di mani. Qui le case sono più basse e le storie più alte. Gli anziani dicono: “A Fedula si nasce due volte”. Una dalla madre. Una dalla contrada. Raccontano di raccolti. Di processioni a piedi. Di notti in cui si dormiva con la porta aperta perché il vicino era fratello. La Madonna di Lourdes è miracolo nella Chiesa. Fedula non è periferia. È centro antico. È il posto dove il paese si è fatto prima di diventare paese. Un immaginario diventato ormai storia.</p>
<p>Il fiume scorre tra i limiti. Qui si ricorda Spartaco fermo tra le sponde. L’Esaro. È antico. Ha visto passare eserciti. Ha visto sangue e polvere. Qui, dicono, Spartaco si è scontrato con Crasso. L’acqua ha portato via i corpi e ha tenuto i nomi. L’Esaro non è storia sui libri. È memoria nell’acqua. D’estate i ragazzi ci vanno a piedi nudi. D’inverno si gonfia e ricorda che è nato prima di noi e vivrà dopo di noi. L’archeologia non è passato. È memoria che risale. Un coccio. Una moneta. Un nome inciso su una pietra. Sono segnali. Dicono: “Noi c’eravamo. Eravamo qui. Amavamo questa terra”. Con le voci in accenni arabi e accenti greci.</p>
<p>Di sera la luna è tra le palme. Mi fermo. Ascolto. Le voci dei passanti hanno una cadenza Brutia. Dolce. Antica. Appunto tra l’arabo e il greco. È la Calabria che parla. È il Sud che non ha mai smesso di essere crocevia. È il dialetto che è latino, è preghiera, è mercato. Una parola detta così, per strada, ti fa capire che questo paese non è isolato. È nodo. È dove il Mediterraneo è arrivato a piedi e si è fermato a vivere. Ho raccontato ciò in molti miei libri. Nel libro della mia famiglia e della mia eredità. Nel racconto che ha documenti. Ho la gente nel cuore. Perché la vita è amore. E l’amore, qui, ha un nome e un cognome. L&#8217;amore! C’è la signora che ti offre il caffè anche se non l’hai chiesto. C’è il meccanico che ti ripara la macchina e ti chiede dei tuoi. C’è il ragazzo che se ne è andato al Nord e torna ad agosto con la valigia piena e il cuore più pieno. C’è chi è rimasto e lavora la terra come si lavora una promessa. Non domando perfezione. Nessuno è perfetto. Ma tutti sono veri. E la verità, in un paese, è la forma più alta di bellezza.</p>
<p>Poi c&#8217;è il 10 agosto. Il 10 agosto non è Pascoli. Il 10 agosto è San Lorenzo. Sulla graticola. È fuoco. È festa. È devozione che si fa processione. La statua esce. La banda suona. I fuochi accendono il cielo. I santi, qui, non si guardano. Si portano. A spalla. Con fatica. Con amore. È il giorno in cui il paese si riconosce intero. Chi è lontano torna. Chi è vicino si avvicina di più.  Non si allontana.  Chi appartiene a una eredità non ha solo luogo. Ha radici di identità. La storia dei Cinque fratelli è eredità. Quando riparto me ne vado sempre con qualcosa addosso. Un po’ di polvere. Un po’ di voce. Un po’ di amore. Perché un paese lo porti via solo se lo ami. E io lo amo. Con amore. Mai con diffidenza. Perché le radici non sono catene. Sono ali. E le ali servono per tornare. Tornare è vivere con pazienza ciò che resta.</p>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1051" height="625" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/image.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/image.png 1051w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/image-300x178.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1024x609.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/image-768x457.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/image-585x348.png 585w" sizes="(max-width: 1051px) 100vw, 1051px" /></p>
<p>Roma, 10 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; “Accogliamo con sincera gratitudine la decisione assunta dalla Provincia autonoma di Trento e desideriamo ringraziare il presidente Maurizio Fugatti, l&#8217;assessore Mario Tonina, il direttore&#8230;</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/fontana-nemo-trento-riconosce-il-valore-del-modello-su-malattie-neurodegenerative-il-fondatore-dei-centri-clinici-grato-alle-istituzioni-trentine-che-confermano-impegno-per-p/">Fontana (NeMo): &#8220;Trento riconosce il valore del modello su malattie neurodegenerative&#8221; Il fondatore dei Centri clinici, ‘grato alle Istituzioni trentine’ che confermano impegno per pazienti e famiglie</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title type="html"><![CDATA[Caldo, Magi (Sumai): &#8220;Detenuti tra categorie più a rischio, rafforzare sanità nelle carceri&#8221; &#8216;Sovraffollamento e alte temperature mettono a rischio la loro salute &#8211;  Necessario creare strutture sanitarie interne sul modello delle Case della Comunità&#8217;]]></title>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1.JPG" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1.JPG 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1-1024x682.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/detenuto_Suicidio_FTG1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Roma, 10 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Le ondate di calore rappresentano un rischio crescente per la salute delle persone più fragili: anziani, pazienti cronici, immunodepressi e persone con diabete. Tra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/caldo-magi-sumai-detenuti-tra-categorie-piu-a-rischio-rafforzare-sanita-nelle-carceri-sovraffollamento-e-alte-temperature-mettono-a-rischio-la-loro-salute-necessario-creare-strutture-san/">Caldo, Magi (Sumai): &#8220;Detenuti tra categorie più a rischio, rafforzare sanità nelle carceri&#8221; &#8216;Sovraffollamento e alte temperature mettono a rischio la loro salute &#8211;  Necessario creare strutture sanitarie interne sul modello delle Case della Comunità&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/caldo-magi-sumai-detenuti-tra-categorie-piu-a-rischio-rafforzare-sanita-nelle-carceri-sovraffollamento-e-alte-temperature-mettono-a-rischio-la-loro-salute-necessario-creare-strutture-san/">Caldo, Magi (Sumai): &#8220;Detenuti tra categorie più a rischio, rafforzare sanità nelle carceri&#8221; &#8216;Sovraffollamento e alte temperature mettono a rischio la loro salute &#8211;  Necessario creare strutture sanitarie interne sul modello delle Case della Comunità&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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			<name>Massimo Reina</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Pirrera Sant’Antonio, la cattedrale di pietra della Sicilia Orientale]]></title>
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		<updated>2026-07-10T10:47:20Z</updated>
		<published>2026-07-10T10:46:01Z</published>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>È difficile stabilire quale immagine sia la più corretta per definirla. Perché la Pirrera possiede quella qualità rara dei luoghi autenticamente straordinari: sfugge alle definizioni Ci sono luoghi che si&#8230;</p>
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<p>Ci sono luoghi che si visitano perché sono famosi. E poi ci sono luoghi che, una volta scoperti, ci si chiede come sia possibile che non lo siano. La Pirrera Sant&#8217;Antonio &#8211; Cava del Barocco appartiene a questa seconda categoria.</p>
<p>Chi arriva qui per la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: immagina una cava. Una grande cava, certo. Magari interessante dal punto di vista storico. Ma pur sempre una cava. Poi entra. E capisce di aver sottovalutato tutto.</p>
<p>Perché la Pirrera di Melilli, a pochi chilometri da Siracusa, non è semplicemente un sito estrattivo. È un&#8217;opera monumentale. Una delle più sorprendenti testimonianze del rapporto tra uomo e pietra che si possano incontrare in Sicilia.</p>
<p>La prima reazione è istintiva. Si alza la testa. Si osserva. Si cerca un termine adeguato. E spesso non lo si trova. Le pareti salgono verso l&#8217;alto come le navate di una basilica sotterranea. I pilastri giganteschi sembrano colonne ciclopiche lasciate lì da una civiltà scomparsa. La luce penetra dall&#8217;esterno e modella lo spazio con effetti chiaroscurali che ricordano certe intuizioni della pittura barocca.</p>
<p>A quel punto diventa inevitabile una riflessione. Noi siamo abituati a celebrare il risultato finale. Ammiriamo le chiese di Noto, le facciate di Siracusa, i palazzi nobiliari del Val di Noto. Ci fermiamo davanti ai balconi scolpiti, alle decorazioni, alle architetture che hanno reso celebre il Barocco siciliano nel mondo. Ma raramente ci chiediamo da dove provenga tutta quella pietra. Quale sia stato il luogo originario. Quale sia stato il grembo che ha generato quella bellezza.</p>
<p>La risposta è qui. Nelle viscere della terra. Tra queste pareti. Tra questi pilastri. Tra questi vuoti monumentali.</p>
<p>Per secoli generazioni di cavatori hanno lavorato in questo ambiente estraendo il materiale destinato a costruire una parte significativa dell&#8217;identità architettonica della Sicilia sud-orientale. È una storia di fatica, di competenza, di ingegno, di lavoro umano. Ed è proprio questo che rende la Pirrera qualcosa di più di una semplice attrazione turistica. La rende un documento. Un archivio di pietra. Un luogo che racconta non solo ciò che siamo stati capaci di costruire, ma anche il prezzo umano necessario per costruirlo.</p>
<p>Spesso si parla di patrimonio culturale pensando esclusivamente ai monumenti. È un errore. Il patrimonio culturale comprende anche i luoghi che hanno reso possibile quei monumenti. E sotto questo aspetto la Pirrera assume un valore straordinario.</p>
<p>Qui non osserviamo soltanto la pietra. Osserviamo il processo che ha generato la storia. È una differenza enorme. È come visitare l&#8217;atelier di uno scultore dopo aver ammirato le sue opere. Come entrare dietro le quinte di un grande teatro. Come sfogliare il manoscritto originale di un libro che abbiamo sempre letto soltanto nella versione stampata.</p>
<p>La Pirrera è il dietro le quinte del Barocco. Ed è un dietro le quinte sorprendentemente spettacolare. Perché possiede una forza scenografica rara. Non a caso il cinema e la televisione l&#8217;hanno scelta più volte come ambientazione. Ma anche senza telecamere, senza allestimenti e senza effetti speciali, questo luogo conserva una teatralità naturale impressionante.</p>
<p>Ogni angolo produce prospettive nuove. Ogni fascio di luce crea un quadro diverso. Ogni pilastro modifica la percezione dello spazio. Si cammina e si ha continuamente la sensazione che dietro la curva successiva possa comparire qualcosa di inatteso.</p>
<p>Forse è proprio questa la sua qualità più preziosa: la capacità di suscitare meraviglia. Una meraviglia autentica. Non costruita. Non artificiale. Non affidata a tecnologie o installazioni. La meraviglia elementare che nasce dall&#8217;incontro tra l&#8217;uomo e qualcosa di immensamente più grande di lui.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui siamo sommersi da immagini, video e simulazioni digitali, luoghi come questo ricordano una verità semplice: la realtà, quando è straordinaria, non ha bisogno di effetti speciali. Ha bisogno soltanto di essere scoperta.</p>
<p>E la Pirrera Sant&#8217;Antonio è una di quelle rare scoperte che restituiscono al visitatore una sensazione sempre più difficile da provare: lo stupore. Quello vero. Quello che costringe a fermarsi. A guardare. E ad ammettere che, a volte, la Sicilia riesce ancora a sorprendere persino i siciliani.</p>
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