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		<title>Se mi vedi, esisto: quando il bisogno di riconoscimento ci fa accettare l’inaccettabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 13:51:12 +0000</pubDate>
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<p>Dalla fame di appartenenza alle dinamiche di gruppo che normalizzano l’abuso: riumanizzare i rapporti, oggi, significa imparare a distinguere l’accoglienza dal controllo, la comunione dalla dipendenza. C’è un bisogno che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/0FA8BD97-A5F2-4E64-AF42-6282D4CFCF85-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Dalla fame di appartenenza alle dinamiche di gruppo che normalizzano l’abuso: riumanizzare i rapporti, oggi, significa imparare a distinguere l’accoglienza dal controllo, la comunione dalla dipendenza.</em></p>
<p>C’è un bisogno che ci accompagna da quando impariamo a pronunciare il nostro nome, e spesso anche prima: essere visti. Non “guardati” distrattamente, non “notati” per caso, ma riconosciuti. Essere accolti. Sentire che qualcuno ci fa posto, che la nostra presenza non è un disturbo, che la nostra voce non è un incidente, che la nostra storia non è un peso da sopportare. È un bisogno innato, radicale, umano fino al midollo. E proprio perché è così umano, può diventare anche il punto più vulnerabile: il luogo dove la sete si trasforma in ricatto.</p>
<p>Succede più spesso di quanto vogliamo ammettere, e non riguarda solo contesti “problematici”. Accade nei gruppi di amici, nelle comunità, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, perfino dentro percorsi spirituali dove, paradossalmente, la parola “amore” viene pronunciata spesso. Il bisogno di essere visto e accolto può portarci a fare cose insieme al gruppo che da soli non faremmo mai. Può spingerci a tradire la nostra intuizione, a mettere a tacere il buon senso, a rinnegare una parte di noi pur di non perdere il posto. E, in alcune situazioni, può condurci ad accettare abusi — psicologici, morali, relazionali, talvolta anche fisici — con una frase interiore che suona come una giustificazione e invece è una resa: “Almeno qui mi vedono”.</p>
<p>Questa è la trappola più triste: scambiare la visibilità con la dignità. Eppure non nasce da cattiveria. Nasce dalla fame. La fame, quando è lunga, non è più raffinata: non chiede il meglio, chiede il minimo. E il minimo, a volte, diventa: un cenno, un posto a tavola, una chat dove qualcuno risponde, un ruolo, un compito, un micro-potere. Un “bravo” ogni tanto. Un invito, anche se accompagnato da umiliazioni. Un riconoscimento, anche se condito di controllo.</p>
<p>Il punto non è demonizzare i gruppi. Il gruppo è uno dei luoghi più potenti dell’umano: può guarire, può far fiorire, può sostenere nei passaggi difficili. Ma proprio perché il gruppo ha potere, va compreso. E dove c’è potere, c’è sempre una responsabilità. La domanda non è “mi piace stare qui?”, ma: “che cosa sto diventando qui dentro?”. Perché il gruppo, quando è sano, ti aiuta a diventare più te stesso; quando è malato, ti addestra a diventare ciò che serve al gruppo.</p>
<p>L’abuso, quasi mai, entra con la porta principale. Entra con parole dolci, con promesse, con un senso di appartenenza che sembra finalmente casa. Entra con la logica del “noi” e, poco a poco, trasforma quel “noi” in un perimetro. Prima ti accoglie, poi ti misura. Prima ti consola, poi ti giudica. Prima ti dice “sei importante”, poi ti fa capire che sei importante solo se ti adegui. Ed è qui che la persona, per non perdere quella luce appena trovata, inizia a pagare un prezzo: la propria libertà interiore.</p>
<p>La dinamica è sottile. Non sempre appare come violenza esplicita. Spesso si presenta come stile, come carattere, come “modo diretto”, come “correzione fraterna”, come “esigenza”, come “disciplina”, come “per il bene del cammino”. In certi contesti, l’abuso si spiritualizza: si veste di parole alte per non essere riconosciuto. E quando la sofferenza viene spiritualizzata, diventa doppia: perché oltre a ferirti, ti confonde. Ti porta a dubitare di te stesso. Ti fa pensare che il problema sei tu, che sei “troppo sensibile”, che “non capisci”, che “hai bisogno di lavorare su di te”. Il risultato è che la persona, invece di chiedere aiuto, chiede scusa. Invece di mettere un confine, si vergogna. Invece di dire “questo non va”, dice “forse sbaglio io”.</p>
<p>È un meccanismo potente, perché sfrutta ciò che di più umano abbiamo: il desiderio di essere amati. Ma qui serve chiarezza, senza moralismi: essere amati non è essere tenuti buoni con briciole di attenzione. Essere accolti non è essere controllati. Essere visti non è essere usati.</p>
<p>Quando il bisogno di riconoscimento è forte, la persona può arrivare a normalizzare l’anomalo. A chiamare “normale” un clima dove si cammina sulle uova. A definire “passione” ciò che è aggressività. A interpretare “sincerità” ciò che è umiliazione. A giustificare come “gelosia buona” ciò che è possesso. E, cosa ancora più delicata, a difendere il sistema che la ferisce, perché quel sistema è anche l’unico posto dove, per un po’, si è sentita esistere.</p>
<p>Qui va detto con rispetto: non è facile uscire da dinamiche così. Non basta una frase motivazionale. Perché il legame, anche quando è tossico, non è solo tossico: contiene momenti di calore, di appartenenza, di identità. E proprio questa alternanza — un giorno ti esalto, il giorno dopo ti svaluto — crea dipendenza. È la stessa logica delle relazioni che confondono amore e potere. Ti agganciano con il bene, ti tengono con la paura. E la paura principale è sempre la stessa: tornare invisibile.</p>
<p>In un tempo come il nostro, questa vulnerabilità è ancora più esposta. Perché viviamo un’epoca di connessioni continue e relazioni fragili. Siamo sempre “in contatto”, ma spesso poco “in relazione”. Il digitale amplifica tutto: amplifica la bellezza e amplifica le ferite. Amplifica la possibilità di farsi comunità e amplifica la possibilità di manipolare. Ti fa sentire incluso con un’emoji e ti espelle con un silenzio. Ti dà un palco e ti toglie la dignità in due righe. E così, anche la fame di essere visti corre più veloce: corre nelle chat, nei gruppi, nei canali, nei “sei dei nostri?”. E quando sei dentro, può diventare difficile dire: “questa cosa mi fa male”.</p>
<p>Per questo riumanizzare i rapporti, oggi, non è una frase poetica. È un’urgenza. Significa recuperare l’umano come misura. Significa ricordare che la relazione vera non schiaccia, non ridicolizza, non ricatta. La relazione vera non ti chiede di spegnerti per essere accettato. E soprattutto: la comunione non si costruisce sul sacrificio dell’identità. Una comunità che per esistere ha bisogno che qualcuno si annulli, non è comunità: è un sistema.</p>
<p>E qui entra una parola che può diventare bussola: discernimento. Discernere non è sospettare di tutti. Discernere è distinguere. Distinguere l’accoglienza dal consenso forzato. Distinguere la guida dal dominio. Distinguere l’unità dall’uniformità. Distinguere un “noi” che libera da un “noi” che ingloba.</p>
<p>Nel cammino sinodale — se lo intendiamo nella sua verità più profonda — la questione non è fare più riunioni o scrivere documenti migliori. La questione è imparare a camminare insieme senza calpestarci. E per non calpestarci serve un’etica relazionale concreta, non solo intenzioni buone. Serve una cultura del limite: il limite come rispetto, non come barriera. Serve una cultura dell’ascolto: ascolto come spazio, non come tecnica. Serve una cultura della parola: parola che non umilia, che non etichetta, che non “inchioda” l’altro.</p>
<p>Perché l’abuso, spesso, non è un singolo episodio eclatante. È un clima. È un abito quotidiano. È un modo di parlare, di ironizzare, di correggere, di escludere. È la normalità che diventa disumana senza che ce ne accorgiamo. E il segnale più chiaro che qualcosa non va è quando la persona inizia a vivere la relazione come prova permanente: devo dimostrare, devo meritare, devo stare attento, devo essere utile, devo non disturbare. Lì non c’è pace. E se non c’è pace, non c’è casa.</p>
<p>Ci sono domande semplici che possono salvare. Non perché risolvono tutto, ma perché riportano la persona alla realtà. Posso dire “no” senza perdere dignità e relazione? Posso esprimere un dubbio senza essere etichettato come problema? Posso portare una fatica senza essere ridicolizzato o “spiritualizzato”? Posso sbagliare senza essere umiliato? Posso crescere senza essere controllato? Se la risposta è sistematicamente no, non siamo di fronte a un cammino, ma a un meccanismo.</p>
<p>E qui arriva un punto delicato: la responsabilità di chi guida, coordina, anima, conduce. In ogni gruppo c’è un potere. Anche quando non lo chiamiamo così. Potere di includere o escludere, di valorizzare o svalutare, di dare parola o zittire, di definire chi è “dentro” e chi è “fuori”. Chi ha quel potere deve chiedersi con sincerità: sto generando libertà o dipendenza? Sto formando persone o sto costruendo consenso? Sto custodendo la dignità o sto difendendo un’immagine?</p>
<p>Riumanizzare i rapporti significa accettare che la qualità di un gruppo si vede da come tratta chi è fragile, chi è in difficoltà, chi non è allineato. Si vede da come gestisce il dissenso. Si vede da come parla degli assenti. Si vede da quanto è possibile dire la verità senza paura. Perché la verità detta con amore è liberante; la “verità” usata come clava è violenza.</p>
<p>E allora, se è vero che il bisogno di essere visto può portarci ad accettare l’inaccettabile, è altrettanto vero che c’è un cammino possibile per guarire quel bisogno, senza negarlo. Guarire non significa smettere di desiderare riconoscimento. Significa non mendicarlo. Significa non barattare l’anima per un posto. Significa imparare a dire: “Io valgo anche se oggi non mi vedi”. E questo non è orgoglio. È radicamento.</p>
<p>Qui la dimensione spirituale, se vissuta bene, può essere forza decisiva. Perché se la mia identità dipende solo dallo sguardo del gruppo, sarò sempre ricattabile. Ma se la mia identità si fonda su uno sguardo più profondo — uno sguardo che non mi usa, che non mi misura, che non mi scarta — allora posso stare nel gruppo con libertà. Posso amare senza annullarmi. Posso servire senza perdere me stesso. Posso camminare con gli altri senza diventare proprietà di nessuno.</p>
<p>E questo è, in fondo, un passaggio di maturità relazionale: smettere di chiedere al gruppo ciò che il gruppo non può darmi. Il gruppo può offrire appartenenza, sostegno, amicizia, missione condivisa. Ma non può diventare il mio “salvatore”. Se lo diventa, si corrompe. E io mi perdo. È una legge silenziosa: quando cerco nel gruppo il permesso di esistere, cedo al gruppo il potere di negarmi.</p>
<p>Allora la riumanizzazione passa anche da qui: riprendersi la responsabilità di sé. Mettere confini. Dare nome alle cose. Chiedere aiuto quando serve. Cercare spazi sicuri, anche esterni, dove poter raccontare senza paura. E, soprattutto, costruire comunità capaci di cura reale, non di controllo mascherato.</p>
<p>Cura reale significa: “ti ascolto anche quando non sei brillante”. Significa: “ti rispetto anche quando non sei utile”. Significa: “non uso la tua fragilità come leva”. Significa: “possiamo parlare del conflitto senza trasformarlo in guerra”. Significa: “la tua dignità viene prima della nostra immagine”.</p>
<p>E qui, permettetemi una parola sulla comunicazione: non esiste riumanizzazione senza un cambio di linguaggio. Le parole sono strumenti, sì, ma sono anche luoghi. In una parola puoi far abitare l’altro o puoi sfrattarlo. E spesso l’abuso comincia proprio dal linguaggio: l’ironia che sminuisce, il soprannome che etichetta, la correzione pubblica che umilia, il “non fare la vittima” che zittisce il dolore. Riumanizzare significa imparare un linguaggio che non ferisce. Un linguaggio che può essere anche deciso, anche vero, ma non disumano.</p>
<p>Non si tratta di diventare “morbidi”. Si tratta di diventare maturi. Perché la maturità relazionale non è assenza di conflitto: è capacità di attraversarlo senza perdere l’umanità. È capacità di dire: “questa cosa non va” senza distruggere la persona. È capacità di chiedere scusa senza perdere autorevolezza. È capacità di proteggere il più fragile senza chiamarlo “problema”.</p>
<p>E allora sì: il bisogno di essere visto e accolto ci porta a fare cose insieme al gruppo che non faremmo mai. Ci porta a accettare abusi con l’idea che almeno “mi vedono”. Ma la risposta non è isolarsi. La risposta è imparare a distinguere lo sguardo che riconosce dallo sguardo che consuma. È scegliere comunità dove la relazione non è premio, ma diritto umano. È costruire ambienti in cui nessuno debba pagare con la propria dignità per sentirsi parte.</p>
<p>C’è una speranza concreta, però, e non è ingenua. La speranza è che possiamo educarci — e rieducarci — alla qualità della relazione. Possiamo imparare una comunicazione relazionale che metta al centro la persona, non il ruolo. Possiamo creare spazi dove la fragilità non diventa vergogna, ma occasione di fraternità. Possiamo fare del cammino sinodale non una formula, ma un laboratorio di umanità.</p>
<p>Perché la vera unità non ha bisogno di persone spezzate. Ha bisogno di persone libere. Non ha bisogno di consenso ottenuto con la paura. Ha bisogno di verità condivisa e di cura reciproca. E quando questo accade, succede il miracolo più semplice: nessuno deve più accontentarsi di essere “visto a metà”. Nessuno deve più scegliere tra appartenenza e dignità. Nessuno deve più sopportare l’inaccettabile per non tornare invisibile.</p>
<p>È questo, forse, il segno più limpido di una comunità umana: che quando entri, non ti chiedono di sparire un po’ per far funzionare il sistema. Ti chiedono di esserci. Intero. E ti aiutano a diventarlo.</p>
<p><strong>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</strong></p>
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		<title>La sedia vuota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 20:46:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/FCFF5187-76FC-4F4E-A2AB-3718E53330B5-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Una fiaba di Natale per adulti, dove la pace non è un canto… ma una scelta concreta di accoglienza, anche quando l’altro è “diverso” da come lo immaginavamo Nel paese&#8230;</p>
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<p>Nel paese il Natale arrivava sempre nello stesso modo: luci appese troppo in alto, presepi nelle vetrine, musiche ripetute come un rosario laico, e poi quell’aria particolare che sa di mandarino, di legna umida, di promesse che vorrebbero essere nuove e invece tornano ogni anno con lo stesso vestito.</p>
<p>Francesco lo sentiva più degli altri, forse perché di mestiere ascoltava le parole e le crepe tra le parole. Era rientrato da pochi giorni, con la valigia ancora a metà e la testa piena di volti: sale riunioni, discussioni, abbracci veri e abbracci diplomatici. Nel suo telefono c’erano messaggi che iniziavano con “scusa se disturbo” e finivano con “non so più come fare”. Nel suo cuore c’era sempre la stessa domanda: <em>ma quando è che smettiamo di fare la pace a parole e cominciamo a farla con la vita?</em></p>
<p>Il paese era piccolo, e proprio per questo sapeva essere grande nel bene e feroce nel male. Il bene era fatto di piatti condivisi senza chiedere perché. Il male era fatto di etichette appiccicate addosso alle persone come francobolli: “quello è così”, “quella è cosà”, “lui non cambia”, “lei è pericolosa”. Qui le differenze non erano un colore: erano una colpa.</p>
<p>E la parola “diverso” aveva assunto col tempo una forma allargata, quasi comoda: poteva significare lo straniero, certo, ma anche il vicino di casa che ama qualcuno “non previsto”; la donna che non rientra nelle caselle che la gente pretende; la coppia LGBT+Q di cui si parla sottovoce come se fosse una notizia e non una vita. Poteva significare la persona divorziata e riaccompagnata che entra in chiesa con la sensazione di dover chiedere permesso anche a Dio. Poteva significare chi combatte con la depressione e sorride per non farsi odiare, e poi a casa si spegne come una luce lasciata accesa troppo a lungo. Poteva significare perfino chi non ha “problemi” ma ha un problema più sottile: è ricco di sé stesso, pieno di ragione, pieno di certezze, incapace di lasciare spazio a un’altra storia.</p>
<p>E poi c’erano loro, i difensori del “si è sempre fatto così”, quelli che lo dicono come si recita un dogma; e i custodi del “le regole sono chiare”, che spesso lo usano non per orientare, ma per chiudere. Ecco: in quel paese il diverso non era solo chi veniva da fuori. Il diverso era chiunque disturbasse l’ordine delle cose, anche solo con la propria esistenza.</p>
<p>La sera del 23 dicembre, alla vigilia della vigilia, il parroco e il sindaco avevano convocato la “Cena della Comunità”. Un’idea bella, di quelle che si raccontano sui giornali: “nessuno resti solo”. Ognuno portava qualcosa, e la sala grande dell’oratorio sembrava un mercato gentile: teglie, dolci, pane caldo, lenticchie che profumavano di casa.</p>
<p>Francesco era arrivato presto, per aiutare. Aveva sistemato sedie, spostato tavoli, attaccato un cartello vicino all’ingresso con un pennarello nero: <strong>“Qui non si entra per essere uguali. Si entra per essere umani.”</strong> Lo aveva scritto senza pensarci troppo. Eppure, appena finito, aveva provato un brivido: come se qualcuno gli avesse toccato la spalla.</p>
<p>A un certo punto, mentre controllava che ci fossero posate sufficienti, vide una cosa stonata nel canto generale: una sedia, vicino alla finestra, rimasta vuota. Non perché mancasse qualcuno. Era vuota perché nessuno voleva sedersi lì. Era la sedia “di fronte” al posto che gli organizzatori avevano riservato a Karim.</p>
<p>Karim era arrivato in paese da pochi mesi. Non era un’ombra: lavorava, salutava, aiutava al mercato. Eppure era diventato subito un tema, non una persona. “È diverso”, dicevano. E la parola “diverso” qui aveva quel suono preciso: non una ricchezza, ma un rischio.</p>
<p>Ma quella sedia vuota, Francesco lo sentì con chiarezza, non era solo per Karim. Era per tutti. Era la sedia dei “diversi” di turno. Per chiunque, entrando, percepisse nell’aria una domanda non detta: <em>“Ma tu… qui… sei compatibile?”</em></p>
<p>La sala cominciava a riempirsi. Qualcuno rideva, qualcuno già criticava sottovoce, come si fa quando si ha paura di essere felici senza controllare tutto.</p>
<p>Poi Karim entrò.</p>
<p>Non fece rumore. Era come se chiedesse permesso anche all’aria. Portava una busta con dentro dei datteri e un piccolo dolce, e si guardava intorno con quella prudenza gentile di chi non vuole sbagliare. Vide il posto preparato per lui e si fermò un istante, come se avesse già capito che quel posto non era un invito, ma una prova.</p>
<p>E insieme a lui, quasi nello stesso tempo, entrarono altri “diversi” che nessuno chiamava così perché erano “di casa” e quindi facevano più paura: Anna, divorziata e riaccompagnata, con un sorriso educato e una stanchezza che le prendeva gli occhi; Teresa, che combatteva con una depressione silenziosa e aveva scelto un posto vicino all’uscita, non per scappare, ma per respirare; e due ragazzi, Luca e Matteo, che non si tenevano per mano, non perché non si amassero, ma perché quel paese sapeva trasformare un gesto d’amore in un processo sommario.</p>
<p>Francesco li notò e sentì il cuore stringersi: <em>questa cena non è una tavolata. È un campo minato. E noi fingiamo che sia solo un brindisi.</em></p>
<p>La gente iniziò a sedersi. E la sedia vicino alla finestra restò vuota, ostinata come un muro.</p>
<p>Francesco si avvicinò a un tavolo dove c’erano alcuni dei “pilastri” del paese: persone rispettate, generose, capaci di fare tanto—ma anche capaci di chiudersi come una porta quando la differenza bussava.</p>
<p>“Ragazzi,” disse con voce calma, “c’è una sedia vuota. È brutto.”</p>
<p>Uno alzò le spalle: “Che vuoi farci, Francesco. La gente si mette dove vuole.”</p>
<p>Un altro aggiunse: “Sì, però non obbligare. L’accoglienza non si impone.”</p>
<p>E un terzo, quello che aveva sempre l’aria di essere il custode del regolamento invisibile, chiuse la frase con un colpo secco: “Le regole sono chiare.”</p>
<p>Francesco sentì il sangue salire. Non perché odiava le regole. Le regole, quando servono, proteggono. Ma qui erano diventate un alibi per non rischiare l’umano.</p>
<p>Gli venne voglia di rispondere duro. Gli venne voglia di usare la vecchia tecnica del mondo: carota e bastone, premio e colpa. <em>Se vi sedete lì, siete bravi. Se non vi sedete lì, siete cattivi.</em> Funziona, a volte. Ma lascia ferite. E soprattutto non cambia il cuore: cambia solo la posizione delle sedie.</p>
<p>Fece un respiro lungo. Si ricordò di una verità che aveva imparato sulla pelle: <em>se vuoi davvero accogliere l’altro, non devi vincere una battaglia. Devi aprire un processo.</em></p>
<p>Il processo non è spettacolare. Non fa applausi. Il processo è lento, a volte imbarazzante. È una strada, non un gesto. E in una strada bisogna restare.</p>
<p>Allora decise di non comandare. Decise di esporsi.</p>
<p>Andò verso la sedia vuota, la prese con entrambe le mani e la trascinò nel centro della sala. Il rumore delle gambe sul pavimento fermò per un attimo le voci. Tutti guardarono.</p>
<p>Francesco posò la sedia vicino al suo posto, ma lasciò un piccolo spazio tra la sua sedia e quella. Come si lascia spazio a una libertà.</p>
<p>Poi parlò, senza microfono. Una voce normale, ma con quella vibrazione che arriva quando uno non sta recitando.</p>
<p>“Questa sedia,” disse, “non è solo per Karim. Questa sedia è per ogni persona che entra qui e si chiede se deve mimetizzarsi per essere accettata. È per chi viene da lontano, sì. Ma anche per chi vive accanto e si sente fuori posto perché ama in modo diverso. È per chi è divorziato e riaccompagnato e si sente guardato come un errore. È per chi lotta con la depressione e non ha più forza di spiegarsi. È per chi è ricco di sé stesso e non se ne accorge, e per chi è così certo di avere ragione da non ascoltare più nessuno. È per quelli del ‘si è sempre fatto così’ e per quelli del ‘le regole sono chiare’, quando quelle frasi diventano muri.”</p>
<p>Si fermò un istante. La sala era immobile.</p>
<p>“Non voglio fare il Natale corretto,” continuò. “Voglio fare il Natale vero. Se qualcuno vuole sedersi qui accanto a me, è il benvenuto. Non per dimostrare qualcosa. Per cominciare un processo.”</p>
<p>Nessuno applaudì. Non era un discorso da applauso. Era un invito che metteva a nudo.</p>
<p>Si sedette. La sedia accanto a lui restò vuota per qualche secondo che sembrarono minuti.</p>
<p>Francesco sentì il cuore battere forte. Non per paura dell’altro. Per paura di noi: del nostro bisogno di controllo, della nostra capacità di usare parole alte per giustificare gesti piccoli.</p>
<p>Poi accadde una cosa strana, una di quelle cose che nelle fiabe succedono e nella vita reale succedono comunque, ma noi le chiamiamo “coincidenze” per non dover cambiare.</p>
<p>Una signora anziana, che nessuno ascoltava mai davvero perché parlava piano, si alzò con il suo piatto di pasta al forno e venne verso di lui. Aveva le mani segnate e gli occhi lucidi.</p>
<p>“Mi siedo io,” disse. “Perché ho perso un figlio e so cosa significa restare senza posto.”</p>
<p>E si sedette.</p>
<p>Il silenzio nella sala cambiò consistenza. Non era più silenzio di giudizio. Era silenzio di ascolto.</p>
<p>Dopo di lei, un ragazzo si alzò, uno che di solito scherzava su tutto per non sentire niente. Si sedette vicino a Karim e gli tese la mano.</p>
<p>“Ciao,” disse. “Io sono Marco.”</p>
<p>Karim lo guardò come si guarda una porta che finalmente si apre. “Karim,” rispose. E la parola “Karim” in bocca sua sembrò meno pesante.</p>
<p>Poco più in là, Luca e Matteo restarono fermi, incerti, come due persone che hanno imparato a chiedere scusa per la loro felicità. Teresa guardava il tavolo e contava le respiri come si contano le possibilità.</p>
<p>Francesco non li chiamò. Non li mise sotto i riflettori. L’accoglienza non è esibizione. È spazio.</p>
<p>Piano piano, senza proclami, altri si spostarono. Non tutti. Alcuni restarono fermi, irrigiditi, a difendere il loro piccolo muro come fosse una patria. Ma qualcosa era iniziato.</p>
<p>Ecco il processo: non l’unanimità, ma il primo passo.</p>
<p>A metà cena, mentre la sala riprendeva a respirare, Francesco si ritrovò accanto a Karim. Non perché lo avesse programmato, ma perché la vita, quando smetti di controllarla, sa organizzare meglio di te.</p>
<p>Karim mangiava poco. Ascoltava molto.</p>
<p>“Come stai?” gli chiese Francesco.</p>
<p>Karim esitò. Poi rispose in italiano lento: “Sto… meglio. Quando qualcuno… si siede.”</p>
<p>Francesco sentì una fitta. Non era retorica. Era fame di umanità.</p>
<p>“Scusami,” disse. “Non per me. Per noi.”</p>
<p>Karim fece un gesto con la mano, come a dire “non importa”, ma poi aggiunse qualcosa che Francesco non dimenticò più:</p>
<p>“Importa. Però… se oggi cambia… domani è meno difficile.”</p>
<p>Una frase semplice. Ma dentro c’era una teologia intera: il domani si alleggerisce quando oggi qualcuno sceglie.</p>
<p>Più tardi, durante i dolci, qualcuno tirò fuori il tema che in paese era sempre pronto come un coltello sul tavolo.</p>
<p>“Va bene tutto,” disse un uomo, “ma non possiamo fare finta che le differenze non esistano.”</p>
<p>Francesco annuì. “Le differenze esistono,” rispose. “E meno male. Il problema non è la differenza. È quando la differenza diventa un alibi per non amare.”</p>
<p>L’uomo scosse la testa. “Facile parlare.”</p>
<p>“Non è facile,” disse Francesco. “È per questo che è Natale. Se fosse facile, sarebbe solo una cena.”</p>
<p>Qualcuno sorrise. Ma era un sorriso che faceva male e bene insieme, perché la verità quando arriva non fa sempre bene subito.</p>
<p>Francesco continuò, senza fare il predicatore, ma con la fermezza di chi vuole bene:</p>
<p>“Accogliere l’altro nella sua fragilità non significa dire sì a tutto. Significa dire: ‘io non ti riduco alla tua ferita, e non riduco me alla mia paura’. Il processo è questo: restare umani mentre impariamo a stare insieme.”</p>
<p>Fu allora che successe una cosa piccola e decisiva.</p>
<p>Anna, divorziata e riaccompagnata, era rimasta defilata. Aveva parlato poco, come chi ha imparato che qualsiasi parola può essere usata contro di te. A un certo punto si alzò con due bicchieri d’acqua e si avvicinò a Teresa.</p>
<p>“Ti va se mi siedo accanto?” chiese.</p>
<p>Teresa alzò gli occhi. “Sì,” disse piano, come se quella sillaba le costasse fatica e coraggio.</p>
<p>Anna si sedette. Non disse nulla di speciale. Le passò solo il bicchiere. E quel gesto semplice fu una predica più forte di mille discorsi: <em>non ti capisco fino in fondo, ma ti sto vicino.</em></p>
<p>Poco dopo, Luca fece un mezzo passo verso Matteo, e senza guardare nessuno gli sfiorò la mano con le dita, quel tanto che basta per dire: <em>io non mi vergogno di te</em>. Matteo ricambiò. Non era una dichiarazione. Era un inizio.</p>
<p>E dall’altro lato della sala, il custode delle regole, quello del “le regole sono chiare”, guardò la scena. Non disse niente. Ma smise di parlare per qualche minuto. E anche quello, per chi vive di certezze, è già un terremoto: il silenzio come primo atto di ascolto.</p>
<p>Quando la cena finì, la gente iniziò a raccogliere, a lavare, a rimettere a posto. Karim rimase a pulire i tavoli senza che nessuno glielo chiedesse. E proprio in quel gesto semplice c’era un messaggio: <em>non voglio essere un ospite eterno. Voglio essere parte.</em></p>
<p>Francesco uscì fuori un momento. L’aria era fredda e trasparente. Guardò le luci del paese: alcune tremolavano, altre erano spente. Pensò che era così anche l’anima di una comunità. Non tutte le luci insieme. Ma abbastanza luci per non arrendersi al buio.</p>
<p>Alle sue spalle sentì passi. Era la signora anziana.</p>
<p>“È andata bene,” disse lei.</p>
<p>“È iniziata,” rispose Francesco.</p>
<p>La signora sorrise. “Bravo. Perché a Natale tutti parlano di amore. Ma l’amore vero è quando uno sposta una sedia.”</p>
<p>Francesco rise piano. “Sì. E quando non pretende che tutti la spostino subito.”</p>
<p>“Già,” disse la signora. “Però qualcuno deve cominciare.”</p>
<p>Francesco rimase a guardare il cielo, e gli venne in mente una frase che non era poesia, ma somigliava alla poesia: <em>accogliere è credere che l’altro possa diventare casa senza smettere di essere altro.</em></p>
<p>Quella notte tornò a casa con una stanchezza buona. Non quella che svuota, ma quella che costruisce.</p>
<p>Il giorno dopo, la vigilia, ricevette un messaggio da Karim: “Grazie per ieri. Io oggi cucino. Se vuoi, vieni.”</p>
<p>Francesco guardò quel messaggio e capì che la fiaba non era finita. Perché la fiaba per adulti non si chiude con “vissero felici e contenti”. Si chiude con una domanda: <em>e tu, domani, quale sedia sposterai?</em></p>
<p>Perché il Natale, alla fine, non è una data. È una decisione.</p>
<p>#comunicazionerelazionale #empatiadigitale</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riccardo Rossi racconta la missione di una famiglia con i poveri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2024 14:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Missione speranza e carità]]></category>
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<p>di Simone Baroncia Ogni volta che ho cercato un segno di Dio nella mia strada ho trovato fratel Biagio ad accogliermi, ed è il segno che porto dentro il mio&#8230;</p>
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Ogni volta che ho cercato un segno di Dio nella mia strada ho trovato fratel Biagio ad accogliermi, ed è il segno che porto dentro il mio cuore”: questo è il ricordo di fratel Biagio Conte, scomparso lo scorso anno, da parte di <strong>Riccardo Rossi</strong>, giornalista di origini napoletane, che per oltre 15 anni ha lavorato nell’ambito della politica come addetto stampa, fino a quando l’ulteriore incontro con Biagio Conte gli ha cambiato la vita con la scelta di trasferirsi a Palermo per vivere come volontario all’interno della Missione ‘Speranza e Carità’:</p>
<p>“L’incontro con fratel Biagio mi ha cambiato davvero la vita: era il 2018 ed ero a Palermo per realizzare il giornale periodico ‘La Speranza’edito dalla Missione di Speranza e Carità. Ho incontrato poi nuovamente fratel Biagio, che si trovava per strada sotto il porticato della Posta, mentre era in digiuno e preghiera. Abbiamo parlato un po’ e mi disse parole che mi rimasero scolpite dentro. Voleva fare sapere a tutti che ognuno di noi era chiamato ad accogliere chi era in difficoltà, che andavano aiutati gli ultimi e i più deboli. Si era fatto strumento di Dio per portare la parola verso chi non ha voce. Mentre parlava ho sentito nel cuore che il mio posto era lì accanto lui”.</p>
<p>Da qui la scelta di cambiare e di vivere nella Missione con sua moglie Barbara Occhipinti, conosciuta qualche anno prima e sposata nel 2016: “Eravamo entrambi volontari, ci siamo frequentati per due mesi e poi le ho chiesto di sposarmi”. Avevano già lasciato anni prima il loro lavoro (lui il giornalismo istituzionale, lei l’impiego come progettista e venditrice in un negozio di ceramiche) e dalla ‘casa famiglia’ di Pedara dove erano, hanno sentito di seguirlo alla Missione di Speranza e Carità:</p>
<p>“Fratel Biagio ha parlato a tutti, ma soprattutto ai potenti: ‘Non abbandonate i poveri’, sostenendo che tutti dobbiamo impegnarci ‘per costruire un mondo migliore’. Il grande insegnamento di fratel Biagio è stato quello di non lasciare nessuno indietro”.</p>
<p><strong>E racconta come è avvenuto il cambiamento di vita: </strong>“E’ accaduto nel 1999 a Torre Annunziata nella basilica dedicata alla Madonna della Neve davanti alla statua della Madonna: sentii una pace interiore per me fino ad allora sconosciuta. Fu un grande segno: io vivevo un periodo difficilissimo ricevevo giornalmente minacce; i miei genitori si erano separati; mio fratello Maurizio era scomparso; quindi era umanamente impossibile che potessi avere pace! Capii che era una chiamata della nostra Mamma Celeste, che decisi di seguire”.</p>
<p><strong>Cosa significa per una coppia scegliere di vivere la propria missione tra i poveri?</strong></p>
<p>“Rispondere insieme, come sposi, alla chiamata di Dio di mettere le nostre vite nelle su e mani, per mettere in pratica il Vangelo. E’ stata un esigenza delle nostre anime, non potevamo ignorare un mondo che soffre”.</p>
<p><strong>Come fidarsi di Dio?</strong></p>
<p>“Dio si fida e ci ama infinitamente, ci ha donato la vita di Suo figlio per redimerci! Noi abbiamo risposto alla sua chiamata e provvede a noi integralmente non ci fa mancare nulla; la Provvidenza è la nostra fedele compagna di viaggio. Ultimamente ho scoperto il libro ‘Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo’, in cui si trovano rivelazioni di Gesù a Luisa Piccarreta, dove promette di sanare le ferite spirituali: promessa che ha mantenuto. Ha sanato le mie ferite spirituali, dovute al comportamento di mio padre, che nei primi 16 anni della mia vita mi picchiava e mi umiliava di continuo.</p>
<p>Inoltre Gesù promette: ‘Il Regno della mia Divina Volontà è in mezzo alla cerature’. Con grande gioia sto ricevendo in tempi brevi tanti doni spirituali leggendo i ‘Libri di Cielo’, tutti riguardanti rivelazioni di Gesù consegnate alla mistica Luisa Piccarreta che le ha trascritte in 36 volumi. Mi fido ciecamente della promessa di Gesù di vivere il Regno della DivinaVolontà già in questa vita”.</p>
<p><strong>In questo percorso di vita quale è stato il ‘ruolo’ della Madonna?</strong></p>
<p>“La Madonna ha avuto ed ha un ruolo fondamentale. Dopo avermi chiamato nel 1999, mi sono affidato alle preghiere a Lei dedicate per inondare Barbara del Suo amore, affinché la mia fidanzata potesse scegliere di sposarmi e di dedicare insieme la nostra vita ai poveri. Con Barbara l’anno scorso ci siamo consacrati alla Madonna, leggendo anche il libro ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’, rivelazioni della Mamma Celeste a Luisa Piccarreta. L’Immacolata è Colei che fa nascere spiritualmente Gesù Cristo in noi. Inoltre, quando è morto mio padre Arturo, ho avuto segni che la Nostra Signora si è occupata della sua anima”.</p>
<p><strong>Perché avete scelto di vivere nella missione di fratel Biagio?</strong></p>
<p>“Abbiamo deciso di vivere accanto a fratel Biagio, perché abbiamo creduto fermamente di poter dare il nostro contributo all’evangelizzazione di tante persone e di poter crescere nella carità attraverso il servizio verso i più bisognosi. Mia moglie era da anni legata al suo carisma di carità. Io ho sentito la mia chiamata come comunicatore sociale al suo servizio e per anni sono stato il suo portavoce; inviavo sui media i suoi numerosi messaggi che scuotevano la società, tramite i quali invitava tutti a riflettere su tanti comportamenti sbagliati, a correggerli per non lasciare nessuno indietro”.</p>
<p><strong>Perché vi siete ‘fidati’ di Dio fino al punto di vivere solo di provvidenza?</strong></p>
<p>“Affidarsi totalmente, mirare a fondersi con Gesù e Maria con la speranza certa che ogni nostro atto e preghiera avvicinano il tempo dell’avvento del Regno di Dio. Il Signore è buono e non ci fa mancare niente: se mettiamo in pratica con fede quello che ci assicura nel Vangelo (come in Matteo): Lui ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno, dalle cose materiali a tanti amici”.</p>
<p><strong>Ad un anno dalla morte di fratel Biagio quale è l’attualità del suo messaggio?</strong></p>
<p>“Lui non ha fatto altro che incarnare il Vangelo che è sempre di attualità. In una società che ha dimenticato Dio, occorre rimettere Gesù Cristo e la Madonna al centro delle nostre vite. Quindi direi che oggi il suo messaggio è ancora più attuale di prima: siamo in piena Apocalisse ed occorre convertirci e chiedere con forza l’Avvento del Regno di Dio”.</p>
<p>(Foto: Angelo Modesto)</p>
<p>fonte: Korazym.org</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F05%2F02%2Friccardo-rossi-racconta-la-missione-di-una-famiglia-con-i-poveri%2F&amp;linkname=Riccardo%20Rossi%20racconta%20la%20missione%20di%20una%20famiglia%20con%20i%20poveri" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F05%2F02%2Friccardo-rossi-racconta-la-missione-di-una-famiglia-con-i-poveri%2F&#038;title=Riccardo%20Rossi%20racconta%20la%20missione%20di%20una%20famiglia%20con%20i%20poveri" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/05/02/riccardo-rossi-racconta-la-missione-di-una-famiglia-con-i-poveri/" data-a2a-title="Riccardo Rossi racconta la missione di una famiglia con i poveri"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/05/02/riccardo-rossi-racconta-la-missione-di-una-famiglia-con-i-poveri/">Riccardo Rossi racconta la missione di una famiglia con i poveri</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>“ROMA, VOCAZIONE ALL’ACCOGLIENZA E SENSO DI COMUNITÀ DALLA STORIA AL CONTEMPORANEO”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/29/roma-vocazione-allaccoglienza-e-senso-di-comunita-dalla-storia-al-contemporaneo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=roma-vocazione-allaccoglienza-e-senso-di-comunita-dalla-storia-al-contemporaneo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 May 2022 09:52:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[comunita’ Tiziana Grassi]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione livro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="828" height="503" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/3CAA39BA-0C89-4358-987B-D66C6D1C434F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/3CAA39BA-0C89-4358-987B-D66C6D1C434F.jpeg 828w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/3CAA39BA-0C89-4358-987B-D66C6D1C434F-300x182.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/3CAA39BA-0C89-4358-987B-D66C6D1C434F-768x467.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/3CAA39BA-0C89-4358-987B-D66C6D1C434F-585x355.jpeg 585w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p>
<p>Il 30 maggio alle 16 la presentazione presso la Sede Rappresentanza UE in Via IV Novembre 149, Roma ROMA &#8211; Presso la Commissione Europea, Sede Rappresentanza in Italia &#8211; Via&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/29/roma-vocazione-allaccoglienza-e-senso-di-comunita-dalla-storia-al-contemporaneo/">“ROMA, VOCAZIONE ALL’ACCOGLIENZA E SENSO DI COMUNITÀ DALLA STORIA AL CONTEMPORANEO”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s2"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-54295" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/9D9E1256-4E25-4967-B6E4-83F7FEE19B5A-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/9D9E1256-4E25-4967-B6E4-83F7FEE19B5A-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/9D9E1256-4E25-4967-B6E4-83F7FEE19B5A-585x877.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/9D9E1256-4E25-4967-B6E4-83F7FEE19B5A.jpeg 667w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />I</span><span class="s2">l 30 maggio alle 16 </span><span class="s2">la presentazione </span><span class="s2">presso</span> <span class="s2">la </span><span class="s2">Sede </span><span class="s2">R</span><span class="s2">appresentanza UE </span><span class="s2">in </span><span class="s2">Via IV Novembre 149, Roma</span></p>
<div id="attachment_54292" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-54292" class="wp-image-54292 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/8C24BE3B-3F0C-49CB-81AE-88809C3F323F-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/8C24BE3B-3F0C-49CB-81AE-88809C3F323F-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/8C24BE3B-3F0C-49CB-81AE-88809C3F323F-298x300.jpeg 298w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/8C24BE3B-3F0C-49CB-81AE-88809C3F323F-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/8C24BE3B-3F0C-49CB-81AE-88809C3F323F-640x640.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/8C24BE3B-3F0C-49CB-81AE-88809C3F323F.jpeg 720w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-54292" class="wp-caption-text">Tiziana Grassi</p></div>
<p class="s5"><span class="s4">ROMA &#8211; </span><span class="s4">Presso la Commissione Europea</span><span class="s4">,</span><span class="s4"> Sede Rappresentanza in Italia</span> <span class="s4">&#8211; Via Quattro Novembre 149</span><span class="s4">,</span><span class="s4"> Roma</span><span class="s4"> &#8211;  </span><span class="s4">sarà presentato </span><span class="s4">L</span><span class="s4">unedì </span><span class="s2">30 maggio alle ore 16:00</span><span class="s4"> il volume “ROMA, VOCAZIONE ALL’ACCOGLIENZA E SENSO DI COMUNITÀ DALLA STORIA AL CONTEMPORANEO” a cura di </span><span class="s2">Tiziana Grassi</span><span class="s4"> e </span><span class="s2">Gian Matteo Sabatino</span><span class="s4">.</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Oltre ai curatori, la giornalista </span><span class="s2">Tiziana Grassi</span><span class="s4"> e il </span><span class="s4">dirigente s</span><span class="s4">colastico </span><span class="s2">Gian Matteo Sabatino</span><span class="s4">, parteciperanno: </span><span class="s2">Paolo Ciani</span><span class="s4">, Consigliere Regionale Lazio; </span><span class="s2">Walter Tocci</span><span class="s4">, Coordinatore per il Comune di Roma del progetto ridefinizione Parco Archeologico Colosseo; </span><span class="s2">Rossana </span><span class="s2">Rodà</span><span class="s4">, Presidente </span><span class="s4">Asigitalia</span><span class="s4"> ETS, </span><span class="s4">riconosciuta all’Agenzia </span><span class="s4">United</span> <span class="s4">Towns</span><span class="s4"> Agency, Organizzazione delle Nazioni Unite per la Cooperazione Internazionale)¸ </span><span class="s2">Massimiliano Fiorucci</span><span class="s4">, Rettore Università degli Studi Roma Tre; </span><span class="s2">Concetta </span><span class="s2">Mirisola</span><span class="s4">, Direttore Generale INMP (Istituto Nazionale Salute Migrazioni e Povertà, afferente al Ministero della Salute); </span><span class="s2">Fabrizio </span><span class="s2">Mastrofini</span><span class="s4">, giornalista; </span><span class="s2">Roberto Zuccolini</span><span class="s4">, giornalista e portavoce Comunità di Sant’Egidio. Modererà </span><span class="s2">Gian Matteo Sabatino</span><span class="s4">. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">“Vitalissimo intreccio di universi identitari che da millenni ne caratterizzano la vocazione all’accoglienza, Roma è divenuta modello virtuoso, sebbene complesso, di convivenza cosmopolita e multiculturale nel respiro del Tempo profondo. Attraverso l’incontro fecondo tra valori comuni e valori diversi, la Città Eterna esprime dunque la più matura e paradigmatica sintesi tra universalismo e pluralità diffuse nella coesistenza pacifica delle differenze. Sintesi tanto più necessaria oggi, di fronte alla guerra e alla pandemia, sfide epocali che configurano una sempre più stretta interdipendenza tra tutti i popoli della Terra e la progressiva presa di coscienza che l’aiuto ai Paesi poveri</span> <span class="s4">– impoveriti – sia un inderogabile obbligo civico-morale che ci riguarda e ci interpella. Di Roma città-mondo, ideale e compiuta espressione dell’ecumene sociale per il suo tratto distintivo di solidale apertura all’Altro, tratta questo volume corale: un racconto partecipato che dà voce ad alcune delle numerose realtà testimoni di una città da sempre capace di porsi ed essere in relazione significante, di fare spazio all’alterità, fuori e dentro di noi”. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">L’ingresso sarà consentito fino ad esaurimento </span><span class="s4">dei </span><span class="s4">posti </span><span class="s4">della </span><span class="s2">sala </span><span class="s2">Spazio Europa</span><span class="s4">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ucraina, da Kiev a Roma, l&#8217;accoglienza come strada per la pace</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/14/ucraina-da-kiev-a-roma-laccoglienza-come-strada-per-la-pace/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ucraina-da-kiev-a-roma-laccoglienza-come-strada-per-la-pace</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2022 03:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Alloggi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="512" height="373" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4-300x219.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>Roma Ucraina. Gli aiuti, l&#8217;accoglienza, le diaspore: una città per la pace&#8217; Roma &#8211; Kiev, dove &#8220;segnali di pace&#8221; e forza d&#8217;animo della popolazione si confrontano con la sofferenza e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/14/ucraina-da-kiev-a-roma-laccoglienza-come-strada-per-la-pace/">Ucraina, da Kiev a Roma, l&#8217;accoglienza come strada per la pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="512" height="373" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4-300x219.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p><p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Roma Ucraina. Gli aiuti, l&#8217;accoglienza, le diaspore: una città per la pace&#8217;</strong></p>
<p><span data-originalfontsize="16px" data-originalcomputedfontsize="16">Roma &#8211; Kiev, dove &#8220;segnali di pace&#8221; e forza d&#8217;animo della popolazione si confrontano con la sofferenza e I timori per i combattimenti nell&#8217;est dell&#8217;Ucraina, e Roma, che lancia il suo messaggio di pace accogliendo e tutelando I fragili, provando a immaginare percorsi di integrazione anche in ascolto della sua comunità di origine ucraina. Un legame, quello tra Kiev e Roma, tra l&#8217;Ucraina e l&#8217;Italia, a ormai 48 giorni dall&#8217;inizio dell&#8217;offensiva militare russa il 24 febbraio, oggi al centro di un dibattito pubblico nella sede dell&#8217;agenzia di stampa Dire e online.<br />
I temi sono in evidenza nel titolo, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8216;Roma Ucraina. Gli aiuti, l&#8217;accoglienza, le diaspore: una città per la pace&#8217;</strong>. A partecipare anche anche due religiosi ucraini, uno di base a Roma, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">don Marco Yaroslav Semehen, rettore della basilica minore di Santa Sofia</strong> degli ucraini greco-cattolici, e uno in videocollegamento da Kiev, don Maksim Ryabukha, salesiano.<br />
Apre i lavori, sollecitato dal moderatore, il giornalista Vincenzo Giardina, proprio <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">don Ryabukha</strong>. &#8220;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Kiev sta piano piano tornando in una condizione normale</strong>, ma è pur sempre la normalità di uno stato di guerra&#8221; scandisce il sacerdote anche in riferimento al recente ritiro delle forze armate russe dai sobborghi della capitale. &#8220;La consapevolezza che il conflitto imperversa nel sud e nell&#8217;est del Paese provoca molta tristezza&#8221;.<br />
Sentimenti forti, quelli che animano gli abitanti di Kiev, che come luci e ombre dialogano con &#8220;la presenza di Dio, molto forte in questi giorni qui&#8221;, e con &#8220;i segnali che ci fanno credere alla pace&#8221; e che fanno pensare che &#8220;non è vero che il conflitto durerà mesi o anni, come dicono in molti&#8221;.<br />
L&#8217;orizzonte temporale torna anche nelle riflessioni di don Semehen. Se è vero infatti che in circa un mese e mezzo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">4,6 milioni di persone hanno già lasciato l&#8217;Ucraina e oltre 83mila sono già giunte in Italia</strong>, il sacerdote guarda anche al futuro e riflette sul presente. &#8220;Il Comune di Roma e la Regione Lazio, insieme alle comunità ecclesiastiche, stanno facendo uno sforzo immenso per accogliere&#8221; dice don Semehen, che però si chiede: &#8220;Dove alloggeranno in futuro queste persone? Perché gli alloggi al momento sono temporanei e questo crea vari problemi, per esempio le famiglie ospitate in hotel non possono iscrivere I figli a scuola&#8221;.<br />
Tre le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">priorità</strong> da affrontare per il dopo, secondo il rettore della basilica di Santa Sofia, un riferimento per i circa 15mila cittadini ucraini residenti a Roma già da prima dello scoppio della guerra: &#8220;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Assistenza psicologica</strong>, perché tante persone stanno manifestando disagio e malanni psico-somatici; tutela dei minori; alloggi permamenti&#8221;.<br />
Ad attraversare trasversalmente questi tre aspetti, si intuisce, è la cura e l&#8217;assistenza dei più fragili. Di questo aspetto, inteso come <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;priorità&#8221;</strong>, dice <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali di Roma capitale</strong>. &#8220;Siamo felici di aver potuto fornire un rifugio sicuro a persone in condizioni di vulnerabilità, come persone non vedenti o genitori anziani con figli disabili&#8221;, sottolinea la dirigente, che pure guarda alla prossima fase, quella della seconda accoglienza anche per molte delle &#8220;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">2mila persone ospitate in strutture alberghiere convenzionate con il Comune che fra poco si troveranno ad affrontare la stagione turistica</strong>&#8220;.<br />
Riferisce Funari: &#8220;Al momento stiamo lavorando in stretto coordinamento con la Regione Lazio per provare a tutelare le persone più vulnerabili nelle fasi di trasferimento che potrebbero seguire, provando a chiedere che rimangano a Roma qualora abbiano già avviato un percorso di integrazione, iscritto i bambini a scuola o abbiano necessità sotto il profile <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">socio-sanitario</strong>&#8220;.<br />
E&#8217; una prova di accoglienza, che secondo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mario Giro, esponente della Comunità di Sant&#8217;Egidio già viceministro degli Esteri, </strong>dimostra una volta di più che &#8220;gli europei sono molto più accoglienti di quanto la politica racconti&#8221;. E a confermarlo, dice Giro rispondendo implicitamente alle polemiche sul presunto &#8220;doppio standard&#8221; dell&#8217;accoglienza dei Paesi europei, anche &#8220;quello che abbiamo visto coi tanti siriani fatti arrivare con I corridoi umanitari&#8221;, organizzati dal 2016 da Sant&#8217;Egidio e dale Chiese protestanti in partnership con le istituzioni italiane. &#8220;Ora &#8211; sottolinea Giro &#8211; lo vediamo ancora con i tanti ucraini accolti in Polonia e nei Paesi del continente&#8221;.</span></p>
<p><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">fonte «Agenzia DIRE»</em></p>
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		<title>Roma. Emigrazioni tra presente e passato con Tiziana Grassi e studiosi a confronto. Istituto Luigi Sturzo incontro il 27 febbraio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/02/24/diretta-al-mondo-della-scuola-e-universita-la-giornata-di-studi-promossa-da-universita-di-roma-tor-vergata-a-cura-di-catia-fierli-e-giovanni-la-rosa-tra-i-vari-momenti-di-dibattito-vedra-la-present/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=diretta-al-mondo-della-scuola-e-universita-la-giornata-di-studi-promossa-da-universita-di-roma-tor-vergata-a-cura-di-catia-fierli-e-giovanni-la-rosa-tra-i-vari-momenti-di-dibattito-vedra-la-present</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 08:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[tiziana grassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="792" height="509" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/GRASSI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/GRASSI.jpg 792w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/GRASSI-300x193.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/GRASSI-768x494.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/GRASSI-585x376.jpg 585w" sizes="(max-width: 792px) 100vw, 792px" /></p>
<p>Diretta al mondo della scuola e Università, la giornata di studi promossa da Università di Roma Tor Vergata, a cura di Catia Fierli e Giovanni La Rosa, tra i vari&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6><i>Diretta al mondo della scuola e Università, la giornata di studi promossa da Università di Roma Tor Vergata, a cura di Catia Fierli e Giovanni La Rosa, tra i vari momenti di dibattito vedrà la presentazione del Volume &#8220;L’accoglienza delle persone migranti&#8221; di Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice. In programma la proiezione del film &#8220;Una diecimilalire&#8221; di Luciano Luminelli con la partecipazione di Sebastiano Somma regista e attore protagonista</i></h6>
<p><strong>Roma </strong>&#8211; L’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, promuove per il giorno <strong>27 febbraio 2020</strong> una giornata di studi dedicata al tema delle migrazioni tra presente e passato con l’obiettivo di condividere un comune sentire del problema oggi più che mai attuale, in <img decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/30818638158752" alt="" width="342" height="456" />un momento artistico, culturale e interdisciplinare legato al concetto di “Cittadinanza”, con gli studenti delle scuole superiori, gli studenti universitari, i dirigenti scolastici e gli insegnanti di ogni ordine e grado,<br />
La giornata a cura della dott.ssa <strong>Catia Fierli</strong> e del dott. <strong>Giovanni La Rosa</strong>, da tempo impegnati sui temi della migrazione e dell’inclusione nelle scuole, si svolgerà a Roma nella giornata del 27 febbraio 2020, presso l’Istituto Luigi Sturzo e si aprirà dopo i saluti istituzionali con le parole introduttive del prof. <strong>Franco Salvatori </strong>e del dott. Giovanni La Rosa e la proiezione del film &#8216;Una diecimilalire&#8217; di <strong>Luciano Luminelli</strong>.</p>
<p>Il film rappresenta la capacità di adattarsi ai cambiamenti che la vita ci pone e vuole portare un esempio di corretto uso delle nuove tecnologie a scuola, per costruire insieme un messaggio sociale positivo, sensibile alle tematiche della migrazione interna del secolo scorso in Italia. Seguirà un dibattito con gli studenti e gli insegnanti del Liceo Statale “Terenzio Mamiani” di Roma e dell’Istituto D’Istruzione Superiore “Paolo Baffi” di Fiumicino, con il pubblico coordinato dalla prof.ssa <strong>Paola Populin </strong>dell’Universidad del Pais Vasco a cui parteciperanno anche il regista e l’attore protagonista <strong>Sebastiano Somma.</strong></p>
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alt="" />La mattinata si chiuderà con la presentazione del Volume &#8221;<strong>L’accoglienza delle persone migranti&#8217;</strong>&#8216;, edizioni One<br />
Group, alla presenza della curatrice e ideatrice del progetto culturale <strong>Tiziana Grassi</strong>, studiosa di fenomeni migratori, scrittrice, giornalista, coautrice di &#8216;Sportello Italia&#8221;, noto programma dedicato agli italiani nel modo prodotto anni fa da Rai International e referente per la comunicazione e la stampa dell’INMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà) che ha dato l&#8217;alto Patrocinio morale all&#8217;iniziativa.<br />
D’altronde le buone pratiche di accoglienza e socializzazione sono al centro dell’evento che vuole raccontare «<strong><em>quell’Italia invisibile e reale, viva e solidale, di donne e uomini che non hanno smesso di essere </em></strong><strong><em>dalla parte delle persone e dei diritti umani</em></strong>».</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/14773230983783" alt="" width="437" height="437" />Il pomeriggio sarà dedicato a un dibattito sul tema coordinato dal dott. <strong>Giovanni La Rosa </strong>che vedrà la<br />
partecipazione della giornalista dott.ssa <strong>Tiziana Grassi</strong>, del prof. Franco Salvatori dell’Università degli Studi di Roma<br />
“Tor Vergata”, della prof.ssa Carla Roverselli dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, del prof.<br />
<strong>Pierluigi Magistri </strong>dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, della dott.ssa <strong>Mariarosa Santiloni, </strong><br />
segretario generale della Fondazione Ippolito e Stanislao Nievo, della dott.ssa <strong>Chiara Milani, </strong><br />
Direttore Scientifico della Biblioteca di Como e della dott.ssa <strong>Catia Fierli,</strong> co-curatrice della giornata e<br />
autrice del libro Biblioteca 5.0. Uno spazio vivo, edito Graphofeel.<br />
A tutti i partecipanti iscritti alla manifestazione, che ne faranno richiesta, sarà rilasciato un attestato<br />
dell’Università degli studi di Roma «Tor Vergata», valido per l’aggiornamento didattico e professionale, e per<br />
il riconoscimento del credito formativo.<br />
L’obiettivo della giornata di studio, è quello di creare un immaginario ultimo fotogramma in cui affiori sullo sfondo di una spiaggia deserta una donna con vesti antiche e una valigia, la valigia dei sogni dei migranti del nostro Sud che hanno anche loro nel corso del ‘900, come tanti oggi, attraversato mari impervi per giungere a destinazione.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Giornata di studi presso l’Istituto Luigi Sturzo (Roma)<br />
“Emigrazione tra presente e passato. Altri confini&#8230;?”<br />
a cura di Catia Fierli e Giovanni La Rosa<br />
Promosso dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”<br />
Roma – 27 febbraio 2020<br />
Palazzo Baldassini – Via delle Coppelle, 35<br />
Organizzazione Ars Link ETS e Marwit Project</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F02%2F24%2Fdiretta-al-mondo-della-scuola-e-universita-la-giornata-di-studi-promossa-da-universita-di-roma-tor-vergata-a-cura-di-catia-fierli-e-giovanni-la-rosa-tra-i-vari-momenti-di-dibattito-vedra-la-present%2F&amp;linkname=Roma.%20Emigrazioni%20tra%20presente%20e%20passato%20con%20Tiziana%20Grassi%20e%20studiosi%20a%20confronto.%20Istituto%20Luigi%20Sturzo%20incontro%20il%2027%20febbraio" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F02%2F24%2Fdiretta-al-mondo-della-scuola-e-universita-la-giornata-di-studi-promossa-da-universita-di-roma-tor-vergata-a-cura-di-catia-fierli-e-giovanni-la-rosa-tra-i-vari-momenti-di-dibattito-vedra-la-present%2F&#038;title=Roma.%20Emigrazioni%20tra%20presente%20e%20passato%20con%20Tiziana%20Grassi%20e%20studiosi%20a%20confronto.%20Istituto%20Luigi%20Sturzo%20incontro%20il%2027%20febbraio" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/02/24/diretta-al-mondo-della-scuola-e-universita-la-giornata-di-studi-promossa-da-universita-di-roma-tor-vergata-a-cura-di-catia-fierli-e-giovanni-la-rosa-tra-i-vari-momenti-di-dibattito-vedra-la-present/" data-a2a-title="Roma. Emigrazioni tra presente e passato con Tiziana Grassi e studiosi a confronto. Istituto Luigi Sturzo incontro il 27 febbraio"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/02/24/diretta-al-mondo-della-scuola-e-universita-la-giornata-di-studi-promossa-da-universita-di-roma-tor-vergata-a-cura-di-catia-fierli-e-giovanni-la-rosa-tra-i-vari-momenti-di-dibattito-vedra-la-present/">Roma. Emigrazioni tra presente e passato con Tiziana Grassi e studiosi a confronto. Istituto Luigi Sturzo incontro il 27 febbraio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>L’accoglienza dei migranti in un magnifico libro di Tiziana Grassi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2019/12/13/laccoglienza-dei-migranti-in-un-magnifico-libro-di-tiziana-grassi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=laccoglienza-dei-migranti-in-un-magnifico-libro-di-tiziana-grassi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 10:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[tiziana grassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="533" height="706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/libro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/libro.jpg 533w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/libro-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></p>
<p>Un testo notevole che raccoglie spiccate conoscenze, testimonianze e buone pratiche d’integrazione &#160; Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2019/12/13/laccoglienza-dei-migranti-in-un-magnifico-libro-di-tiziana-grassi/">L’accoglienza dei migranti in un magnifico libro di Tiziana Grassi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="533" height="706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/libro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/libro.jpg 533w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/libro-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></p><h4><strong>Un testo notevole che raccoglie spiccate conoscenze, testimonianze e buone pratiche d’integrazione</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti,</em></p>
<p><em>con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri,</em></p>
<p><em>con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo.</em></p>
<p><em>I valori delle civiltà e delle culture di ogni popolo contrastano in modo radicale</em></p>
<p><em>con quella deriva e fanno, invece, appello a salde fondamenta di umanità,</em></p>
<p><em>per confidare nel progresso.</em></p>
<p><strong>Sergio Mattarella</strong>, Presidente della Repubblica</p>
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<p>L’AQUILA – Un’altra magnifica opera è stata appena pubblicata da One Group Edizioni: “<strong><em>L’accoglienza delle persone migranti </em></strong><em>&#8211;</em> <em>Modelli di incontro e di socializzazione</em>”, a cura di <strong>Tiziana Grassi</strong>. Insigne studiosa dei fenomeni migratori, giornalista e scrittrice, la <strong>Grassi</strong> affida ai lettori un corposo testo di elevato valore scientifico, civile e sociale in un tempo in cui la verità del fenomeno migratorio ha subito le più bolse torsioni ad uso e consumo di una politica che alla responsabilità ha sostituito la propaganda per interesse elettorale. Il volume, alla puntuale e documentata Presentazione dell’Autrice, e all’intensa Prefazione del Presidente del Parlamento Europeo, <strong>David Sassoli</strong>, reca contributi di eccellente levatura nell’esposizione di ogni aspetto del fenomeno migratorio in una forma chiara e documentata. Un testo davvero di agevole leggibilità e di grande trasparenza.</p>
<p>Un’opera di grande interesse che ha impegnato non poco l’Autrice per condurla finalmente in porto: 128 studiosi, ricercatori, rappresentanti di istituzioni, giornalisti, operatori sociali e umanitari; 976 giorni di lavoro; 784 pagine; 21 Facoltà, Dipartimenti, Osservatori e Centri di ricerca; 47 tra fondazioni, istituzioni, associazioni, onlus, scuole italiane; 4 esempi tra i numerosi Comuni illuminati di un&#8217;Italia pensante. Tante le testimonianze, i modelli di buone pratiche, le proposte su un tema centrale del nostro tempo: l&#8217;accoglienza delle persone migranti.</p>
<p>Il volume avrà una presentazione riservata esclusivamente ai 128 Autori e alla Stampa (il prossimo 18 dicembre, alle ore 17, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (Viale Castro Pretorio, 25), con gli interventi di <strong>Giovanni Vetritto</strong>, direttore generale Presidenza del Consiglio, <strong>Walter Tocci</strong>, già direttore Centro Riforma dello Stato, <strong>Francesca Lagorio</strong>, giornalista Rai, <strong>Massimiliano Fiorucci</strong>, direttore Dipartimento Scienze della Formazione Università Roma Tre, <strong>Francesca Pompa</strong>, presidente Edizioni One Group, <strong>Tiziana Grassi</strong>, curatrice dell’opera. Modera <strong>Gian Matteo Sabatino</strong>, dirigente scolastico, docente alla Comunità di S. Egidio. Porterà il saluto <strong>Andrea De Pasquale</strong>, direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. La presentazione al pubblico è prevista nel prossimo mese di gennaio.</p>
<p><strong>David Sassoli</strong> scrive tra l’altro nella Prefazione: «[…] Con questo volume Tiziana Grassi, oltre ad illustrare alcune buone pratiche di accoglienza portate avanti in Italia, ci invita a riflettere su queste politiche e sui nostri valori comuni perché l’accoglienza del prossimo e il rispetto della dignità umana sono tratti distintivi del nostro essere italiani ed europei. Come ci ha ammonito Papa Francesco, è necessario lavorare insieme per dare alla luce un nuovo umanesimo capace di recuperare la progettualità dei padri fondatori, di interpretare i cambiamenti del nostro tempo e di aprirci alla complessità del mondo per sviluppare le risposte di cui necessitiamo. Ecco perché abbiamo bisogno di strumenti e di politiche in grado di gestire questi fenomeni. La soluzione è il trasferimento dei poteri all’Europa, perché ad oggi l’immigrazione è ancora una competenza nazionale e noi abbiamo bisogno di un’Europa che affronti questa grande questione, che non può più essere considerata solo un’emergenza. […] L’immigrazione e le politiche di accoglienza sono per l’Europa una partita decisiva perché è da lì che passa non solo un sentimento di umanità ma anche uno sguardo politico su come noi possiamo essere di aiuto a Paesi in cui l’immigrazione è il frutto di diseguaglianze, di conflitti, della desertificazione e dei cambiamenti climatici. I motivi che portano milioni di persone a muoversi sono tanti e credo che quell’ambito sia quello in cui l’Unione europea può dimostrare non solo umanità, ma anche visione politica. […]»</p>
<p>Così <strong>Tiziana Grassi </strong>annota nel risvolto di copertina: «La Storia avanza spedita e noi qui, il suo fugace quarto d’ora, a dissipare occasioni di evoluzione umana e civile. Per reggere l’urto della complessificazione delle migrazioni contemporanee, ho avvertito la necessità di approfondirne i molteplici aspetti in un’ottica corale. Perché interpretare i profondi mutamenti socio-culturali in atto attraverso la lente ampliante del confronto tra diverse discipline e punti di osservazione, è forse l’unica via per affrontare <strong>l’insostenibile egemonia delle attuali miopie</strong> su fenomeni epocali. Da osservare con il giusto e necessario respiro e con quella visione d’insieme e a più voci che ci dice che un’altra direzione è possibile.</p>
<p>Scegliendo da che parte stare, abbiamo voluto raccontare quell’Italia invisibile e reale, viva e solidale, di donne e uomini che non hanno mai smesso di essere dalla parte delle persone e dei diritti umani, di pensare universalmente, di compartecipare, di accogliere. Capace di partecipare con fermezza silenziosa alle vicende umane, è l’Italia che non si rassegna al clima d’odio e anzi coltiva la socialità rendendola pratica quotidiana nella sobrietà di gesti semplici e proattivi che includono e uniscono. Quella che, nel <strong>senso comunitario di umanità e di giustizia </strong>rivolte al bene comune, riconosce i propri fondamentali, i valori grandi ed essenziali che restituiscono all’essere umano tutta la sua centralità.</p>
<p>Abbiamo voluto raccontare quell’Italia aperta all’incontro dialogante che, nella pacifica e conviviale coesistenza delle differenti identità, abbraccia la crescente complessità dei processi migratori contemporanei costruendo ponti, legami e relazioni significanti in un quotidiano spesso destinato a non ‘fare notizia’. L’orizzonte ideale e la valenza connettiva di questa comunità civile che ogni giorno genera gesti importanti di altruismo, che cresce anche tra i giovani e ci fa sperare, pervade diffusamente e a maglie strette il nostro Paese. In questo volume facciamo dunque luce sulle ombre di infondati quanto corrosivi allarmi sociali che &#8211; in attesa di una proposta di governance europea organica e lungimirante &#8211; hanno voluto far passare l’immigrazione come uno dei problemi più gravi e urgenti del Paese.»</p>
<p>Il volume, dopo i cinque contributi introduttivi ove si ripropongono due scritti illuminanti e “profetici” di <strong>Stefano Rodotà</strong> e <strong>don Luigi Di Liegro</strong> insieme agli interventi di <strong>padre Fabio Baggio</strong>, <strong>Arturo Salerni</strong>, e un’intervista di <strong>Franz Coriasco</strong> ad <strong>Andrea Riccardi</strong>, è suddiviso in tre parti: <em>Lo status quaestionis – Orizzonti, teorie e modelli</em> (Parte 1); <em>Le buone pratiche dell’accoglienza e della socializzazione</em> (Parte 2); <em>Fenomeni migratori e ruolo dei media, un altro racconto è possibile</em> (Parte 3). Infine le Conclusioni, con un intervento di <strong>Filippo Bencardino</strong>, presidente della Società Geografica Italiana e un’Appendice.</p>
<p>L’opera, attraverso i qualificati contributi dei <strong>128 Autori</strong>, affronta il fenomeno migratorio in tutte le sue peculiarità e sfaccettature, fornendo un quadro d’insieme dove, anche grazie alle testimonianze delle buone pratiche, può ricavarsi un’idea oggettiva e compiuta della “questione delle migrazioni” che controverte l’enormità delle distorsioni che da tempo una certa narrazione del fenomeno sta inoculando nella società italiana. Tutti i contributi sono tessere rilevanti d’un mosaico di conoscenza che fa piazza pulita di ogni strumentalizzazione, restituendo la dimensione autentica e vera d’un fenomeno epocale che riguarda e riguarderà per anni il nostro Paese e l’Europa intera. Sarà di grande utilità per chiunque voglia approfondire e comprendere il fenomeno migratorio, per attrezzare politiche di accoglienza e integrazione che alla strumentale esorcizzazione contrappongano una consapevole capacità di governo delle migrazioni.</p>
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<p>Solo per dare un’idea dell’opera si fa cenno di alcuni Autori. Come il prefetto <strong>Mario Morcone</strong>, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, con un contributo che spazia sugli orizzonti del fenomeno migratorio e su un governo possibile delle migrazioni; o <strong>Gennaro Cicchese</strong>, dell’Università Lateranense, sull’antropologia della prossimità e sui percorsi dell’alterità come ponte verso il futuro; o <strong>Massimiliano Fiorucci</strong>, direttore del dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre, sulla “grammatica” dell’integrazione; o <strong>Domenico Quirico</strong>, giornalista e scrittore, sull’Esodo migratorio come storia del nuovo millennio. Come le testimonianze di un approccio aperto al fenomeno migratorio offerte da alcuni sindaci d’Italia, quali <strong>Luigi De Magistris</strong> di Napoli, <strong>Luca Elia</strong> di Baranzate, <strong>Riccardo Travaglini</strong> di Castelnuovo di Porto, e <strong>Nannino Marteddu</strong> di Orotelli, per i loro Comuni &#8211; tra i tanti in Italia che andrebbero citati – riguardanti l&#8217;accoglienza e la buona gestione del fenomeno. Il Comune di Orotelli, in Sardegna, oltre al patrocinio morale, ha contribuito a sostenere la pubblicazione del volume, condividendone i messaggi umanitari.</p>
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<p>O come la preziosa l’opera socio-sanitario dell&#8217;<strong>INMP</strong> per le persone migranti, testimoniata nell’intervento di <strong>Concetta Mirisola</strong>, direttore generale dell’Istituto pubblico che si occupa di Migranti e Nuove Povertà nella struttura di Roma, a Trastevere, grazie ai suoi medici, psicologi e mediatori culturali – solo INMP ha mediatori in ambito sanitario che parlano oltre 30 lingue per comprendere l&#8217;universo dei segnali espressi delle persone che vengono dall&#8217;Africa, con culture diverse – e persino i suoi antropologi. Come inoltre il contributo di <strong>Oliviero Forti</strong> e <strong>Ferruccio Ferrante</strong> che documentano il ruolo della Caritas italiana nel campo dei progetti d’accoglienza e integrazione dei migranti e sui corridoi umanitari, specchio d’una Chiesa aperta all’umanità in cammino; e quello della giornalista <strong>Mimma Cucinotta</strong>, che parla della Sicilia, avamposto naturale e geografico proteso nel Mediterraneo, con una cultura millenaria. E Sicilia è anche <strong>Lampedusa</strong>, un avamposto dell&#8217;accoglienza, isola divenuta confine tra la vita e la morte, purtroppo testimone dei naufragi, anche morali, del nostro tempo.</p>
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<p>E come non richiamare lo straordinario contributo di <strong>Mons. Corrado Lorefice</strong>, arcivescovo di Palermo, un discorso alla sua Città-vascello, terra di accoglienza e di testimonianza, richiamando l’eredità morale e spirituale di <strong>Giorgio La Pira</strong> e <strong>don Pino Puglisi</strong> per un umanesimo nuovo. E il contributo di <strong>Valeria D&#8217;Autilia</strong> su Taranto, città ferita, e sull&#8217;amicizia meravigliosa diventata fratellanza-adozione tra due bambini&#8230; una storia da leggere! La Puglia e &#8220;i fratelli di mare&#8221;, quella stessa Puglia che 30 anni fa accolse gli albanesi e che oggi accoglie i migranti dall&#8217;Africa. E la testimonianza di un’altra città ferita, molto duramente, dal terremoto del 2009: <strong>L’Aquila</strong>, accogliente e multiculturale da secoli, che pur tra le sue ferite mostra buone pratiche d’accoglienza e integrazione, come sempre ha fatto dalla sua fondazione, otto secoli fa. Un racconto tra storia e attualità, vergato da chi qui scrive.</p>
<p>E poi i numerosi contributi sul ruolo dell&#8217;informazione, del giornalismo, dei media sui fenomeni migratori, l&#8217;etica nella comunicazione. L&#8217;emergenza che non c&#8217;è, l&#8217;invasione che non c&#8217;è&#8230; gli stereotipi&#8230; il racconto solo degli arrivi e raramente quello dei casi riusciti di integrazione che pervadono il Paese. Raramente le storie dei protagonisti, invece solo paure da alimentare. Che cadono quando conosci le persone migranti e le loro drammatiche storie di vita, da dove vengono, le atrocità che hanno subito&#8230; Alcuni valenti professionisti dell’informazione intervengono sui temi migratori ampliandone il quadro della conoscenza, contro l’alfabeto dei respingimenti fisici, lessicali e cognitivi. E poi il contributo del giornalista e scrittore <strong>Paolo Rumiz</strong>, che racconta le antiche vie delle migrazioni e come l’orchestra dei ragazzi insegna l’armonia all’Europa. La lezione di 82 giovani che con la loro musica annullano frontiere e pregiudizi. Infine la giornalista <strong>Toni Saracino </strong>che parlando del MedFilm Festival fa comprendere quale portentoso mezzo di dialogo interculturale sia la settima arte.</p>
<p>E ancora, tra gli altri docenti che hanno scritto sul ruolo fondamentale della Scuola per seminare la cultura dell’accoglienza, della solidarietà, dell’incontro e del dialogo interculturale, il prezioso contributo di <strong>Michele Bonomi</strong> e <strong>Gian Matteo Sabatino</strong>, sulle risultanze di un Questionario agli studenti sulla cittadinanza, presente in Appendice, oltre ai personali contributi nel libro che riferiscono sulle scuole multiculturali e interculturali dove insegnano. Insomma, tanti studiosi e ricercatori di tutta Italia in questo coinvolgente racconto sulle migrazioni che accompagnano da millenni la storia dell&#8217;umanità. Già, l&#8217;umanità! Quella stessa che ritroviamo nella toccante testimonianza di <strong>Daniela Maggiulli</strong> e del piccolo <strong>Enrico Patruno</strong>, inserita come palpitante conclusione del volume. Su Riace e su un bambino-adolescente, volontario in quel paesino di Calabria, che ci restituisce il senso della vita e dell&#8217;incontro. <strong>Riace</strong>, un paese del Sud spopolato dalle dolorose migrazioni all&#8217;estero, rivissuto con le immigrazioni. Per dire, concludendo, la circolarità della Storia.</p>
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<p>Il volume “<strong>L’accoglienza delle persone migranti – </strong><em>Modelli di incontro e di socializzazione</em>”, a cura di <strong>Tiziana Grassi </strong>(One Group Edizioni, L’Aquila, 2019), è disponibile presso l’editore e può essere ordinato con un’email a <a href="mailto:ufficiostampa@onegroup.it">ufficiostampa@onegroup.it</a>. Presto sarà presente su Amazon, anche in formato kindle.</p>
<p><strong>Gli Autori</strong></p>
<p>David Sassoli, Fabio Baggio, Arturo Salerni, Stefano Rodotà, Don Luigi Di Liegro, Franz Coriasco, Stefano Solari, Mario Morcone, Eligio Resta, Gennaro Cicchese, Maria Rosaria Piccinni, Orazio La Rocca, Antonio Augenti, Massimiliano Fiorucci, Aldo Skoda, Piero Bevilacqua, Marcello Saija, Elena Liotta, Claudio Marra, Silvia Aru, Maurizio Memoli, Salvatore Strozza, Guendalina Troiani, Silvia Ruspa, Chiara Mellina, Patrizia Caiffa, Raffaele Cera, Francesco Lenoci, Domenico Quirico, Giovanni Pettorino, Gregorio De Falco, Luigi De Magistris, Gianfranco De Maio, Concetta Mirisola, Lorenzo Prencipe, Ginevra Demaio, Luca Di Sciullo, Nicola Zingaretti, Daniela Di Capua, Monia Giovannetti, Tatiana Esposito, Annarita Guidi, Oliviero Forti, Ferruccio Ferrante, Anna Clara De Martino, Roberto Rossini, Emanuele Selleri, Valentina Recalcati, Matteo Bassoli, Sara Marini, Daniela Piretti, Giulia Franchi, Paola Piva, Don Giovanni D’Andrea, Vincenzo Cesareo, Barbara D’Ambrosio, Costanza Meli, Susanna Guerini, Alessandro Triulzi, Antonio Mumolo, Gabriella Sanna, Letizia Casuccio, Angela Scalzo, Jacopo Di Giovanni, Luca Cricenti, Maria Elisabetta Vandelli, Goffredo Palmerini, Mimma Cucinotta, Donatella Parisi, Enzo Caffarelli, Carmine Carlucci, Anna Maria La Neve, Valeria D’Autilia, Arnoldo Mosca Mondadori, Francesco De Luca, Riccardo Travaglini, Mons. Corrado Lorefice, Toni Saracino, Emiliana Mangone, Vinicio Ongini, Luigi Janiri, Emanuele Caroppo, Michelina Lombardi, Maria Chiara Tornatore, Alessandra Donsante, Francesco Pompeo, Gennaro Colangelo, Eraldo Affinati, Anna Luce Lenzi, Mari D’Agostino, Gian Matteo Sabatino, Michele Bonomi, Ivana Uras, Antonietta Corea, Michela Nocita, Catia Fierli, Annalisa Paris, Paola Spinelli, Laura Mariottini, Giovanni Cimbalo, Francesca Colella, Giovanna Gianturco, Mariella Nocenzi, Luca Elia, Dario Amadei, Elena Sbaraglia, Paolo Rumiz, Michele Braga, Fabrizio Mastrofini, Federica Resta, Luigi Manconi, Tiziana Cauli, Paola Corti, Giulio Di Luzio, Marco Binotto, Marco Bruno, Valeria Lai, Mackda Ghebremariam Tesfau, Daniela Maniscalco, Jacopo Storni, Filippo Bencardino, Daniela Maggiulli, Enrico Patruno.</p>
<p><strong>Tiziana Grassi</strong> è nata a Taranto, vive e lavora a Roma. Giornalista, laureata in Lettere Moderne, studiosa di emigrazione-immigrazione e di sociologia della comunicazione, è autrice di programmi televisivi di servizio per gli Italiani all’estero a Rai International, consulente di programmi di cultura e cronaca per Rai1 e Rai2. In tema di migrazioni e di multiculturalismo collabora con testate nazionali e internazionali. Ha svolto e svolge la propria attività professionale in ambito di didattica e ricerca in Master presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza Università di Roma; l’Università Cattolica “A. Gemelli” di Roma; la Lumsa di Roma e le Università di Teramo, Bari-Taranto, Macerata.</p>
<p>Tra i riconoscimenti per il giornalismo sociale: Premio internazionale “Globo Tricolore &#8211; Italian Women in the World (2010); Premio internazionale “Nelson Mandela” per i diritti umani (2014); Premio internazionale “Giornalisti del Mediterraneo” (2015); Premio Internazionale “Italia Diritti Umani 2019” &#8211; Free Lance International Press (2019). Dal 2015 è referente per la Comunicazione e la Stampa dell’INMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto alle malattie della Povertà), centro di riferimento nazionale per le problematiche di assistenza sanitaria verso le popolazioni migranti e la povertà. L’ente, afferente al Ministero della Salute, è un’eccellenza riconosciuta best practice dall’OMS, Agenzia dell’ONU.</p>
<p>Tra le sue pubblicazioni: <em>Dicono di Roma &#8211; 50 interviste per il terzo millennio</em> (Palombi, Roma 2000); <em>Noi bambini e la tv prima e dopo l’11 settembre</em> (Stango, Roma 2002); <em>Dicono di Taranto – Semiotica del territorio</em> (Ink Line, Taranto 2004); con Mario Morcellini (a cura di), <em>La guerra negli occhi dei bambini &#8211; Le immagini televisive dei conflitti tra critica e proposta</em> (Rai-Eri-Pellegrini, Roma-Cosenza 2005); con Catia Monacelli e Giovanna Chiarilli (a cura di) l’opera multimediale in dvd <em>Segni e sogni dell’emigrazione &#8211; L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione</em> (Eurilink, Roma 2009); <em>Anatomie degli Invisibili. Precari nel lavoro, precari nella vita</em> (Nemapress, Alghero 2012); <em>Taranto. Oltre la notte</em> (Progedit, Bari 2013); eu-Calendario solidale <em>L’Aquila+Taranto. Insieme oltre la notte</em> (L’Aquila, 2013); <em>Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo</em>, progetto e co/curatela (SER ItaliAteneo-Fondazione Migrantes, Roma 2014).</p>
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