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	<title>adolescenti Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Dietro lo schermo, il bisogno di appartenere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 10:48:14 +0000</pubDate>
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<p>Milano, Torino, Bologna. Oltre gli scontri e la violenza, le voci dei ragazzi interrogano una società capace di connettere, ma non sempre di costruire relazioni e futuro Prima delle vetrine&#8230;</p>
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<p><strong>Prima delle vetrine infrante c’erano dei ragazzi.</strong></p>
<p>Prima delle immagini degli scontri, delle cariche della polizia, dei negozi devastati, c’erano giovani che avevano deciso di uscire di casa e raggiungere una piazza. Alcuni per protestare contro il costo della vita, altri per esprimere una rabbia difficile da contenere, altri ancora, forse, semplicemente perché lì avrebbero incontrato qualcuno con cui condividere un’esperienza.</p>
<p>Non possiamo conoscere le motivazioni di ciascuno. E sarebbe profondamente sbagliato attribuire a tutti le responsabilità di chi ha scelto la violenza.</p>
<p>Ma quanto accaduto a Milano, Torino e Bologna il 17 ottobre 2026 ci consegna una domanda che rischia di rimanere sepolta sotto le macerie della cronaca.</p>
<blockquote><p>Che cosa cercano quei ragazzi quando decidono di appartenere a una piazza?</p></blockquote>
<p>E soprattutto: che cosa non hanno trovato altrove?</p>
<h2>Le piazze e le domande rimaste senza risposta</h2>
<p>Le manifestazioni contro il carovita, diffuse anche attraverso i social dalla mobilitazione «Italia in Piazza», hanno coinvolto migliaia di persone.</p>
<p>A Milano gli scontri più gravi, con danneggiamenti e saccheggi, hanno interessato il centro cittadino. A Torino alcuni organizzatori hanno tentato di contenere gruppi che assumevano comportamenti aggressivi. A Bologna si sono verificati violenti confronti con le forze dell’ordine nell’area della stazione.</p>
<p>Tra le persone fermate e arrestate figurano numerosi minorenni. È uno degli elementi che maggiormente interrogano, al di là della gravità delle singole azioni.</p>
<p>Le responsabilità individuali dovranno essere accertate dalla magistratura, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.</p>
<p>La risposta istituzionale si è concentrata sulla sicurezza e sull’accertamento delle responsabilità. Proteggere le persone, tutelare chi lavora e garantire il diritto a manifestare pacificamente sono compiti irrinunciabili.</p>
<p>Ma una società non può limitarsi a intervenire quando il disagio si trasforma in violenza. <strong>Dovrebbe anche domandarsi che cosa accade prima.</strong></p>
<p>Le proteste nascevano da rivendicazioni riconoscibili: il carovita, le difficoltà economiche delle famiglie, le condizioni della scuola, i servizi pubblici, le prospettive di lavoro.</p>
<p>Non sappiamo quanto queste difficoltà abbiano inciso sui comportamenti dei singoli protagonisti degli scontri. Sappiamo però che le nuove generazioni crescono osservando il mondo degli adulti: ne ascoltano le preoccupazioni, ne percepiscono le contraddizioni, ne sperimentano le aspettative. E spesso devono trovare da sole il linguaggio per raccontare ciò che vivono.</p>
<h2>Le voci dei ragazzi: essere ascoltati, trovare un posto</h2>
<p>Ci sono testimonianze che aiutano ad andare oltre le immagini della violenza. Il 20 ottobre, il giornalista Youssef Taby ha raccolto per il Fatto Quotidiano le parole di alcuni giovani presenti nelle piazze milanesi.</p>
<div class="testimonianza"><strong>Y. / 14 anni</strong>Il ragazzo, nato in Italia da una famiglia di origini egiziane, racconta di aver visto su TikTok i video delle convocazioni e di essersi avvicinato alla manifestazione anche per curiosità, per cambiare la routine quotidiana e condividere qualche video. Nel suo racconto emerge anche il desiderio di sentirsi parte di qualcosa, insieme ad altri ragazzi.&nbsp;</p>
</div>
<p>È una testimonianza, non la spiegazione di ciò che hanno vissuto tutti i partecipanti. Ma aiuta a comprendere che in una stessa piazza possono incontrarsi motivazioni economiche, desideri di partecipazione, curiosità e ricerca di riconoscimento.</p>
<p>Un’altra prospettiva arriva da Gaia, sedici anni, tra le organizzatrici milanesi di «Italia in Piazza», intervistata da Open il 21 ottobre.</p>
<div class="testimonianza"><strong>Gaia / 16 anni</strong>Gaia racconta come l’iniziativa abbia preso forma attraverso una comunità costruita sui social e come i giovani abbiano individuato rivendicazioni comuni: costo della vita, condizioni scolastiche, accesso alla sanità, stipendi e affitti. La giovane distingue la mobilitazione pacifica dalle violenze che hanno coinvolto altri gruppi.&nbsp;</p>
</div>
<p>Le due testimonianze non raccontano la stessa esperienza, ma mostrano qualcosa che merita attenzione: la piazza può rappresentare contemporaneamente uno spazio di partecipazione civile e un luogo nel quale cercare riconoscimento.</p>
<p>Ridurre tutto alla violenza significherebbe cancellare questa complessità. Ignorare la violenza significherebbe, invece, non rispettare chi l’ha subita.</p>
<h2>Il bisogno di appartenere non è un problema giovanile</h2>
<p>L’appartenenza è uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano. Non riguarda soltanto gli adolescenti. Attraversa tutte le età e accompagna la nostra esistenza.</p>
<p>Abbiamo bisogno di riconoscerci negli occhi di qualcuno, di sapere che la nostra presenza conta, che la nostra voce può essere ascoltata, che esiste un luogo nel quale non dobbiamo continuamente dimostrare di meritare attenzione.</p>
<p>Gli psicologi Roy Baumeister e Mark Leary, nello studio «The Need to Belong», pubblicato nel 1995 sulla rivista Psychological Bulletin, hanno esaminato il bisogno di costruire e mantenere relazioni interpersonali stabili, positive e significative come motivazione umana fondamentale.</p>
<p>Non basta stare fisicamente insieme. L’appartenenza richiede continuità, reciprocità e riconoscimento.</p>
<p>Una folla può offrire immediatamente sensazioni intense: la forza del numero, il riconoscersi in uno slogan, il muoversi insieme, il percepire una separazione tra un «noi» e un «loro».</p>
<p>Per un adolescente, soprattutto quando sta costruendo la propria identità, queste esperienze possono assumere un significato particolare. Ma sentirsi parte di una folla non significa necessariamente aver trovato un luogo nel quale essere conosciuti, accolti e accompagnati.</p>
<blockquote><p>Si può essere insieme a migliaia di persone e continuare a sentirsi profondamente soli.</p></blockquote>
<p>È questo il paradosso che merita di essere esplorato.</p>
<h2>La rete ci connette. Ma chi ci riconosce?</h2>
<p>Le convocazioni delle manifestazioni sono circolate attraverso piattaforme come TikTok. Un video, un messaggio condiviso, un invito a raggiungere una piazza possono oggi mobilitare persone che non si conoscono e che non appartengono ad alcuna organizzazione tradizionale.</p>
<p>Non è necessariamente un fenomeno negativo. La rete può ampliare la partecipazione, offrire voce a chi ne ha poca, consentire ai giovani di organizzarsi e promuovere iniziative sociali importanti.</p>
<p>Ma la facilità della connessione non garantisce la profondità della relazione.</p>
<p>La studiosa Sherry Turkle, nel libro «Alone Together», ha approfondito le contraddizioni tra connessione tecnologica e vita relazionale, interrogandosi su come la disponibilità continua di contatti possa convivere con esperienze di solitudine.</p>
<p>La questione non è contrapporre il mondo digitale a quello reale. Le relazioni che nascono online possono essere autentiche e profonde.</p>
<p>Il problema emerge quando la connessione viene scambiata per riconoscimento e quando la visibilità diventa il principale metro del valore personale.</p>
<blockquote><p>Essere visualizzati non significa essere visti.</p></blockquote>
<p>Ricevere una reazione non significa necessariamente essere ascoltati. Avere migliaia di contatti non equivale a possedere relazioni capaci di sostenerci nei momenti difficili.</p>
<p>In questo contesto, anche l’adesione a una mobilitazione può rispondere a bisogni differenti. C’è chi vuole cambiare una situazione ingiusta. Chi cerca uno spazio di espressione. Chi desidera condividere un’esperienza collettiva. E chi può lasciarsi trascinare da dinamiche di gruppo che finiscono per prevalere sulle intenzioni iniziali.</p>
<p>Non sono condizioni equivalenti e non devono essere confuse. Ma ci aiutano a comprendere perché una piazza possa diventare qualcosa di più di un luogo fisico. Può diventare uno spazio nel quale cercare un’identità.</p>
<h2>Quando il gruppo diventa più importante della persona</h2>
<p>La psicologia sociale ci ricorda che il comportamento individuale può modificarsi all’interno di un gruppo. Non perché le persone perdano inevitabilmente la capacità di scegliere, ma perché l’identità collettiva può influenzare ciò che viene percepito come accettabile, desiderabile o necessario.</p>
<p>Il bisogno di essere riconosciuti può portare ad assumere atteggiamenti che, individualmente, non avremmo scelto. La ricerca di approvazione può trasformarsi in conformismo. Il desiderio di partecipare può diventare paura di essere esclusi.</p>
<p>In alcune circostanze, il gruppo può persino attribuire un significato positivo a comportamenti distruttivi.</p>
<p>La psicologa e psicoanalista Laura Pigozzi, intervistata da Open il 20 ottobre, ha proposto di leggere parte delle violenze giovanili alla luce di un sentimento di impotenza. Distruggere può apparire, in questa interpretazione, un modo disfunzionale per sperimentare un potere che nella vita quotidiana si percepisce di non avere.</p>
<p>È una possibile chiave di lettura, non una diagnosi dei ragazzi coinvolti.</p>
<p>Questo non elimina la responsabilità personale. La violenza non diventa giustificabile perché viene commessa insieme ad altri.</p>
<p>Ma comprenderne i meccanismi significa riconoscere che l’educazione alla responsabilità non si costruisce soltanto attraverso divieti e sanzioni. Si costruisce anche offrendo esperienze nelle quali sia possibile appartenere senza dover rinunciare alla propria coscienza.</p>
<p>È questa la differenza tra un gruppo che ingloba e una comunità che accoglie. Il primo può chiedere di adeguarsi. La seconda dovrebbe permettere di esistere nella propria unicità.</p>
<h2>Dove sono gli adulti?</h2>
<p>Davanti alle immagini degli scontri, una delle reazioni più immediate è chiedersi dove fossero i genitori. È una domanda comprensibile, ma rischia di diventare una scorciatoia.</p>
<p>Le famiglie hanno responsabilità educative importanti. Tuttavia, nessuna famiglia educa da sola.</p>
<p>L’identità di un adolescente si costruisce attraversando ambienti differenti: la casa, la scuola, gli amici, lo sport, le associazioni, i quartieri e gli spazi digitali. Ognuno di questi luoghi può contribuire a creare appartenenza oppure alimentare esclusione.</p>
<p>Per questo la domanda dovrebbe essere più ampia.</p>
<p>Dove sono gli adulti capaci di ascoltare senza giudicare immediatamente? Dove sono gli spazi nei quali i ragazzi possono esprimere la propria rabbia senza essere abbandonati alla rabbia stessa? Dove possono sperimentare che il conflitto non deve necessariamente trasformarsi in distruzione?</p>
<p>E dove possono incontrare persone capaci di riconoscere le loro domande, anche quando vengono espresse in modo confuso, provocatorio o difficile?</p>
<p>Non si tratta di idealizzare i giovani né di attribuire agli adulti ogni responsabilità. Si tratta di riconoscere che l’educazione è una responsabilità condivisa.</p>
<p>E che una comunità educante non nasce per intervenire soltanto quando qualcosa si rompe. <strong>Dovrebbe esserci anche prima.</strong></p>
<h2>La differenza tra essere accolti ed essere utilizzati</h2>
<p>C’è un rischio che merita particolare attenzione. Quando il bisogno di appartenenza non trova risposte significative, può diventare terreno fertile per chi offre identità semplici, contrapposizioni assolute e appartenenze costruite contro qualcuno.</p>
<p>Non significa che questo sia necessariamente accaduto nelle tre città. Servirebbero elementi specifici per sostenerlo.</p>
<p>Ma il meccanismo è conosciuto: sentirsi parte di un gruppo può diventare più importante delle finalità per le quali quel gruppo esiste.</p>
<p>L’appartenenza, allora, non viene costruita attorno a un progetto, ma attorno a un nemico. Non si sta insieme per realizzare qualcosa, ma per opporsi a qualcuno.</p>
<p>È una differenza che riguarda i movimenti sociali, ma anche le comunità, la politica, le organizzazioni e persino le relazioni quotidiane.</p>
<p>Una vera appartenenza non dovrebbe richiedere la rinuncia al pensiero critico. Dovrebbe invece rendere possibile il confronto, accogliere il dissenso, aiutare le persone a riconoscere la propria responsabilità.</p>
<p>Perché un gruppo che offre riconoscimento soltanto a condizione di obbedire non sta necessariamente costruendo una comunità. Può semplicemente sostituire una forma di solitudine con una nuova dipendenza.</p>
<h2>Non basta condannare. Non basta comprendere.</h2>
<p>Di fronte ai fatti di Milano, Torino e Bologna, condannare le violenze è necessario. Chi ha danneggiato, aggredito o saccheggiato deve rispondere delle proprie azioni secondo la legge, nel rispetto delle garanzie previste anche per i minorenni.</p>
<p>Ma sarebbe insufficiente pensare che la sola risposta repressiva possa affrontare tutte le questioni emerse. Dall’altra parte, comprendere il disagio non significa trasformarlo in una giustificazione.</p>
<p>Tra queste due posizioni esiste uno spazio educativo e sociale che merita di essere abitato. È lo spazio nel quale possiamo chiedere responsabilità senza rinunciare all’ascolto. Nel quale possiamo riconoscere la sofferenza senza negare il danno provocato agli altri. Nel quale possiamo intervenire sulle conseguenze e, contemporaneamente, cercare di comprenderne le condizioni.</p>
<p>Le piazze non raccontano soltanto ciò che alcuni giovani hanno fatto. Ci obbligano anche a interrogarci sulle opportunità di partecipazione che la società mette loro a disposizione. E su quanto siano realmente accessibili, credibili e significative.</p>
<h2>Una società capace di connettere, ma sa ancora costruire comunità?</h2>
<p>Forse è questa la domanda più profonda che attraversa gli avvenimenti di questi giorni. Abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare. Possiamo raggiungere chiunque, quasi ovunque, in qualsiasi momento.</p>
<p>Ma non sempre abbiamo sviluppato con la stessa attenzione la capacità di ascoltarci, di accompagnarci e di riconoscerci reciprocamente.</p>
<p>Non possiamo dedurre dagli scontri che un’intera generazione sia priva di relazioni. Sarebbe una generalizzazione ingiusta, soprattutto verso i moltissimi giovani che ogni giorno costruiscono esperienze positive di partecipazione, solidarietà e cittadinanza.</p>
<p>Proprio queste esperienze dovrebbero diventare parte del racconto. Le scuole che aprono spazi di confronto. Le associazioni che restituiscono protagonismo ai ragazzi. Gli educatori che attraversano i quartieri. Le comunità che non aspettano l’emergenza per incontrare i giovani.</p>
<p>Sono realtà spesso meno visibili di una vetrina infranta, ma altrettanto importanti per comprendere il Paese.</p>
<p>Milano, Torino e Bologna ci hanno mostrato immagini di violenza che non possiamo ignorare. Ma sarebbe una sconfitta del giornalismo, prima ancora che della politica, lasciare che quelle immagini occupassero tutto lo spazio della nostra attenzione.</p>
<p>Perché dietro ogni schermo c’è una persona. Dietro ogni appartenenza c’è una storia. E dietro ogni ragazzo, anche quando compie scelte sbagliate, esiste una possibilità di futuro che non possiamo smettere di interrogare.</p>
<blockquote><p>La vera domanda non è soltanto perché alcuni ragazzi abbiano scelto di scendere in quelle piazze. È anche quali luoghi, relazioni e comunità siamo capaci di costruire affinché possano sentirsi parte della società senza dover gridare per essere riconosciuti.</p></blockquote>
<section class="nota">
<h2>Nota editoriale | Francesco Mazzarella</h2>
<p>Quando guardo le immagini delle piazze di Milano, Torino e Bologna non riesco a fermarmi alle vetrine infrante.</p>
<p>Vedo la violenza, che non giustifico. Vedo la paura di chi si è trovato coinvolto, il lavoro delle forze dell’ordine, i commercianti che hanno subito danni.</p>
<p>Ma sento anche il bisogno di interrogarmi su ciò che quelle immagini non riescono a mostrarci.</p>
<p>Mi domando che cosa significhi, oggi, per un ragazzo, sentirsi parte di qualcosa. Dove trovi ascolto. Chi gli restituisca il valore della sua presenza. Quali adulti siano disposti a condividere con lui un pezzo di strada, anche quando diventa faticoso.</p>
<p>Da anni mi occupo di comunicazione e relazioni. E continuo a convincermi che il nostro problema non sia la mancanza di strumenti per comunicare, ma la difficoltà di trasformare la comunicazione in incontro.</p>
<p>Abbiamo imparato a essere raggiungibili. Molto meno, forse, a essere disponibili.</p>
<p>A mostrare ciò che facciamo. Non sempre a raccontare ciò che viviamo.</p>
<p>A cercare consenso. Non necessariamente a costruire fiducia.</p>
<p>Eppure nessuna persona cresce davvero soltanto perché qualcuno la segue su uno schermo.</p>
<p>Cresciamo quando qualcuno ci riconosce, quando possiamo sbagliare senza essere identificati per sempre con il nostro errore, quando incontriamo relazioni capaci di chiederci responsabilità senza negarci la possibilità di cambiare.</p>
<p>Non è una questione che riguarda soltanto i giovani. Riguarda tutti noi.</p>
<p>Perché <strong>una società nella quale le persone devono fare rumore per sentirsi viste è una società che deve interrogarsi sulla qualità del proprio ascolto.</strong></p>
<p>E forse il compito più urgente non è insegnare ai ragazzi soltanto come stare insieme. È tornare, adulti e giovani, a costruire luoghi nei quali sia possibile appartenere senza smettere di essere sé stessi.</p>
<p><strong>Francesco Mazzarella</strong><br />
<em>Giornalista e facilitatore relazionale</em></p>
<article class="fm-editoriale">
<section class="fonti">
<h2>Fonti e riferimenti</h2>
<p>Le testimonianze riportate provengono dalle testate indicate e non sono interviste realizzate direttamente da lafrecciaweb.it</p>
<ul>
<li><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/17/a-milano-lancio-di-sassi-e-cariche-della-polizia-feriti-e-fermati.-scontri-a-torino_a783ef65-c2c2-4fb9-8d99-7c64d791f43c.html">ANSA, 17 ottobre 2026 — Cronaca delle manifestazioni</a></li>
<li><a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/10/scontri-a-milano-bologna-e-torino-tensioni-ai-cortei-italia-in-piazza-76170fe9-277f-4e9e-8949-dd573cafa67d.html">RaiNews — Proteste nelle tre città</a></li>
<li><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/20/scontri-milano-giovani-periferia-notizie/8543655/">Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre — Voci dei ragazzi</a></li>
<li><a href="https://www.open.online/2026/10/21/milano-proteste-generazione-precariato-smantellamento-servizi-italia-in-piazza-scontri-rivendicazioni-violenza/">Open, 21 ottobre — Intervista a Gaia</a></li>
<li><a href="https://www.open.online/2026/10/20/scontri-milano-violenze-giovani-intervista-psicologa-pigozzi/">Open, 20 ottobre — Laura Pigozzi</a></li>
<li><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7777651/">Baumeister e Leary, The Need to Belong, 1995</a></li>
<li>Sherry Turkle, Alone Together, Basic Books, 2011.</li>
</ul>
</section>
</article>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/22/dietro-lo-schermo-il-bisogno-di-appartenere/">Dietro lo schermo, il bisogno di appartenere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>GUARDAMI / 3 — Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 13:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Cyberbullismo]]></category>
		<category><![CDATA[educazione digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></category>
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		<category><![CDATA[piattaforme digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/GUARDAMI-Parte-3-fiducia-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla famiglia alla scuola, dalle piattaforme alle istituzioni: proteggere i minori non significa soltanto impedire i pericoli, ma costruire relazioni nelle quali chiedere aiuto sia possibile GUARDAMI. Oltre il controllo:&#8230;</p>
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<h1>GUARDAMI. Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</h1>
<p>Dalla famiglia alla scuola, dalle piattaforme alle istituzioni: proteggere i minori non significa soltanto impedire i pericoli, ma costruire relazioni nelle quali chiedere aiuto sia possibile. Il capitolo conclusivo dell’inchiesta GUARDAMI.</p>
<p>17 ottobre 2026 · di Francesco Mazzarella</p>
<p><strong>E se il problema fosse anche il modo in cui guardiamo i ragazzi?</strong></p>
<p>Abbiamo iniziato questa inchiesta raccontando due bambine che avevano trascorso una notte nascoste in un negozio di San Cataldo, dopo aver osservato contenuti online. Abbiamo proseguito entrando in un mondo molto più oscuro: quello delle reti criminali capaci di trasformare la fiducia degli adolescenti in ricatto, manipolazione e violenza.</p>
<p>Ora dobbiamo affrontare una domanda forse ancora più difficile: <strong>che cosa possiamo fare perché tutto questo non accada? E che cosa dobbiamo fare quando è già accaduto?</strong></p>
<p>La risposta più immediata sembra essere sempre la stessa: controllare di più. Controllare il telefono, le amicizie, gli orari, ciò che viene pubblicato, guardato e commentato.</p>
<p>Sono preoccupazioni comprensibili. Esistono limiti necessari, strumenti di protezione indispensabili e situazioni nelle quali intervenire tempestivamente è un preciso dovere degli adulti.</p>
<p>Ma c’è una differenza sostanziale tra proteggere una persona e ridurre ogni suo spazio di autonomia.</p>
<p>Un adolescente può vivere in una casa piena di regole, frequentare una scuola attenta alla disciplina e utilizzare uno smartphone sottoposto a limitazioni. E tuttavia non sentirsi libero di raccontare ciò che gli sta accadendo.</p>
<p><strong>La sicurezza tecnica può ridurre alcuni rischi. Non garantisce, da sola, che un ragazzo trovi qualcuno disposto ad ascoltarlo.</strong> Ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire.</p>
<h2>La fiducia non nasce durante un’emergenza</h2>
<p>Immaginiamo un adolescente che abbia condiviso qualcosa di personale con una persona conosciuta online. All’inizio c’era una conversazione. Forse un’amicizia, un gruppo, una sensazione di appartenenza. Poi qualcosa è cambiato. Sono arrivate richieste indesiderate, pressioni, minacce. Quella relazione è diventata un luogo dal quale è difficile uscire.</p>
<p>A questo punto il ragazzo deve prendere una decisione: chiedere aiuto. Ma chiedere aiuto significa anche raccontare agli adulti ciò che aveva tenuto nascosto. Esporsi al giudizio, affrontare possibili reazioni, ammettere di aver avuto fiducia nella persona sbagliata.</p>
<p>E se teme di perdere il telefono, essere rimproverato o umiliato, il silenzio può sembrargli meno pericoloso della verità.</p>
<p>Non è soltanto una nostra interpretazione. Nelle proprie <a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni per le famiglie</a>, l’UNICEF osserva che una reazione rabbiosa o immediatamente punitiva può scoraggiare ulteriori richieste di aiuto.</p>
<p>Il principio è semplice, ma impegnativo: la prima risposta dell’adulto deve contribuire a mettere in sicurezza il minore, non aumentare la sua paura.</p>
<p>La fiducia, però, non si improvvisa quando arriva un’emergenza. Si costruisce nelle conversazioni ordinarie. Nel modo in cui ascoltiamo un errore. Nella capacità di riconoscere un’emozione senza trasformarla subito in una lezione. Nella disponibilità a conoscere gli ambienti digitali frequentati dai ragazzi senza considerarli automaticamente inutili o pericolosi.</p>
<blockquote><p><strong>Un adulto affidabile non è quello che promette di non intervenire mai. È quello che interviene per proteggere senza usare la vulnerabilità di un ragazzo contro di lui.</strong></p></blockquote>
<h2>La ricerca: educare alla sicurezza è una responsabilità condivisa</h2>
<p>Nel 2025 l’UNICEF e l’Università di Oxford hanno avviato un lavoro, insieme ad altri partner di ricerca, dedicato alla genitorialità nell’era digitale, con particolare attenzione alla prevenzione dello sfruttamento e dell’abuso sessuale dei minori facilitati dalle tecnologie.</p>
<p>Il progetto <a href="https://www.unicef.org/documents/parenting-digital-age" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Parenting for the Digital Age</em></a> comprende una sintesi delle evidenze e consultazioni con esperti provenienti da organizzazioni internazionali, istituzioni, università, aziende tecnologiche e realtà informate dall’esperienza delle vittime.</p>
<p>Questo approccio mette in discussione un’abitudine diffusa: pensare che basti trasferire ai ragazzi informazioni sui pericoli della rete.</p>
<p>Spesso gli adulti progettano interventi per i ragazzi senza coinvolgerli davvero. Decidono quali piattaforme siano pericolose, quali comportamenti siano appropriati e quali regole debbano essere rispettate. I ragazzi diventano destinatari delle decisioni, raramente interlocutori nella loro costruzione.</p>
<p>Ma una protezione pensata senza ascoltare chi dovrebbe proteggere rischia di non riconoscere i problemi reali.</p>
<p>È necessario conoscere anche ciò che i giovani sperimentano come positivo: amicizie, creatività, partecipazione, scoperta di interessi, possibilità di parlare con persone che condividono le loro esperienze.</p>
<p>Se descriviamo tutta la vita digitale come una minaccia, rischiamo di non comprendere perché continui a essere così importante.</p>
<h2>La voce dei ragazzi: chiedono presenza, non soltanto regole</h2>
<p>Il 30 settembre 2026, durante la presentazione della <a href="https://www.garanteinfanzia.org/relazione-al-parlamento-marina-terragni-serve-una-rivoluzione-della-cura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Relazione al Parlamento 2025 dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza</a>, è emersa una richiesta particolarmente significativa.</p>
<p>Una rappresentante della Consulta nazionale delle ragazze e dei ragazzi ha letto una lettera indirizzata agli adulti, chiedendo maggiore presenza, fiducia e responsabilità.</p>
<blockquote><p>«Vorremmo la presenza emotiva e fisica nei momenti importanti della vita».</p></blockquote>
<p>Non è la richiesta di un mondo privo di regole. È la domanda di una relazione nella quale non si debba diventare un’emergenza per ottenere attenzione.</p>
<p>Nella stessa occasione, l’Autorità garante Marina Terragni ha richiamato la necessità di una rivoluzione della cura, ponendo al centro l’interdipendenza e il valore delle relazioni umane.</p>
<p>Questa prospettiva merita di essere presa sul serio, senza trasformarla in una spiegazione unica e semplicistica delle difficoltà adolescenziali.</p>
<p>Nessuna ricerca autorizza a sostenere che una famiglia poco presente produca automaticamente una vittima di manipolazione online. Gli abusi possono colpire anche ragazzi che vivono in contesti familiari accoglienti e attenti.</p>
<p>Ma una rete di relazioni affidabili può offrire più possibilità di riconoscere un problema, parlarne e trovare protezione. E questo sposta la questione dalla sorveglianza individuale alla responsabilità collettiva.</p>
<h2>Le piattaforme non possono scaricare la sicurezza sulle famiglie</h2>
<p>C’è però un rischio nel nostro ragionamento. Parlare di fiducia e relazione può diventare un modo involontario per attribuire tutta la responsabilità ai genitori e agli insegnanti. Sarebbe sbagliato.</p>
<p>Una famiglia non progetta gli algoritmi che suggeriscono contenuti. Non decide come funzionano le segnalazioni. Non stabilisce quanto sia semplice per uno sconosciuto contattare un minore, inserirlo in un gruppo o continuare a raggiungerlo dopo un blocco.</p>
<p>Queste scelte appartengono anche alle aziende tecnologiche.</p>
<p>Il 14 luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti per la protezione dei minori</a> nell’ambito del Digital Services Act.</p>
<p>Le raccomandazioni comprendono impostazioni più protettive della riservatezza, sistemi di raccomandazione più sicuri, maggiore controllo sulle interazioni, strumenti di blocco e segnalazione accessibili e limitazioni alle funzionalità progettate per favorire un utilizzo eccessivo.</p>
<p>Occorre distinguere correttamente i piani: il Digital Services Act impone specifici obblighi di tutela dei minori alle piattaforme interessate; gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-guidelines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti della Commissione sono invece raccomandazioni non vincolanti</a> e non rendono automaticamente obbligatoria ogni misura suggerita.</p>
<blockquote><p><strong>La sicurezza non dovrebbe dipendere soltanto dalla capacità di un adolescente di difendersi da un ambiente progettato da altri.</strong></p></blockquote>
<p>Non è sufficiente mettere a disposizione un pulsante per segnalare un abuso. Bisogna domandarsi quanto sia comprensibile, che cosa accada dopo la segnalazione, se la persona continui a essere esposta a minacce e se esistano modalità di intervento tempestive.</p>
<p>La responsabilità delle piattaforme non sostituisce quella degli adulti. Ma nemmeno può essere sostituita da essa.</p>
<h2>La scuola: dalla giornata di sensibilizzazione alla responsabilità quotidiana</h2>
<p>Anche in Italia esistono strumenti normativi che meritano attenzione. La <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge 17 maggio 2024, n. 70</a>, ha rafforzato il quadro per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, intervenendo sulla legge 71 del 2017.</p>
<p>Tra le disposizioni figura la previsione di un codice interno di prevenzione e contrasto in ciascun istituto scolastico e di un tavolo permanente di monitoraggio con rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie ed esperti.</p>
<p>È un passaggio importante. Ma l’esistenza di una disposizione normativa non coincide necessariamente con la sua piena attuazione.</p>
<p>La domanda giornalistica, quindi, non può fermarsi a ciò che la legge prevede. Dovremmo sapere quanti istituti abbiano reso effettivamente operativi questi strumenti, come vengano formati gli insegnanti, quanto siano conosciute dagli studenti le procedure di segnalazione e quali percorsi vengano attivati dopo un episodio di violenza.</p>
<p>Un incontro annuale sul cyberbullismo può sensibilizzare. Difficilmente, da solo, può costruire un ambiente nel quale uno studente sappia con certezza a chi rivolgersi quando qualcosa non va.</p>
<p>Servono adulti riconoscibili, procedure comprensibili, continuità educativa e interventi capaci di coinvolgere anche il gruppo dei pari.</p>
<p><strong>La prevenzione non dovrebbe essere un evento nel calendario scolastico. Dovrebbe diventare una responsabilità ordinaria della comunità educativa.</strong></p>
<h2>Quando la violenza è già accaduta</h2>
<p>C’è un aspetto ancora più delicato. Che cosa succede dopo?</p>
<p>Dopo la denuncia, dopo l’intervento delle autorità, dopo l’eventuale rimozione dei contenuti, dopo la fine di un rapporto di ricatto.</p>
<p>Interrompere una violenza è indispensabile. Ma non equivale automaticamente a cancellarne le conseguenze.</p>
<p>Un adolescente può continuare a provare paura, vergogna, rabbia, sfiducia. Può temere che i contenuti tornino a circolare o che altri vengano a conoscenza di quanto accaduto.</p>
<p>La risposta, quindi, non può essere soltanto investigativa o tecnologica. Occorrono, quando necessari, sostegno psicologico qualificato, continuità nelle relazioni di fiducia e un accompagnamento che rispetti i tempi e i bisogni della persona.</p>
<p>È importante anche evitare che la vittima sia costretta a raccontare ripetutamente i fatti a persone diverse senza una reale necessità.</p>
<p>Le <a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni UNICEF</a> insistono sull’ascolto non giudicante, sul sostegno alla persona e sulla ricerca di assistenza professionale quando necessario.</p>
<p>Ricostruire la fiducia significa anche restituire alla persona il diritto di non essere identificata per sempre con la violenza subita.</p>
<p><strong>Un ragazzo non è il suo errore. E una vittima non è la violenza che ha attraversato.</strong></p>
<h2>Proteggere concretamente: gli strumenti esistono</h2>
<p>In Italia, bambini, adolescenti e adulti possono rivolgersi alla linea gratuita <strong>1.96.96 di <a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro</a></strong>, attiva 24 ore su 24, per ricevere ascolto e supporto.</p>
<p>Per situazioni di emergenza che coinvolgono minori è disponibile il servizio <strong>114 Emergenza Infanzia</strong>. In presenza di un pericolo immediato è possibile chiamare il <strong>112</strong>.</p>
<p>Per sospetti reati online, minacce e ricatti, è importante rivolgersi alle forze dell’ordine, anche attraverso la Polizia Postale.</p>
<p>In caso di ricatto sessuale online, non bisogna pagare o cedere ad altre richieste. È importante interrompere il contatto con chi minaccia, preservare le informazioni utili per la segnalazione senza diffondere materiale intimo o illecito e ottenere tempestivamente assistenza.</p>
<p>Esiste inoltre <a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Take It Down</em></a>, il servizio gratuito del National Center for Missing &amp; Exploited Children, disponibile anche in italiano.</p>
<p>Consente di generare sul proprio dispositivo un’impronta digitale di immagini intime realizzate quando la persona era minorenne, senza trasferire l’immagine al servizio. Le piattaforme partecipanti possono utilizzare tale impronta per individuare copie corrispondenti e limitarne la diffusione.</p>
<p>Non è una garanzia di cancellazione completa da Internet, ma rappresenta uno strumento concreto.</p>
<p>In particolare, <strong>nessuno dovrebbe scaricare, inoltrare o procurarsi immagini sessualmente esplicite di minori soltanto per effettuare una segnalazione.</strong></p>
<div>
<h3>Se un minore ha bisogno di aiuto</h3>
<ul>
<li><strong>1.96.96</strong> — <a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro</a>, ascolto e supporto</li>
<li><strong>114</strong> — Emergenza Infanzia</li>
<li><strong>112</strong> — emergenze e pericolo immediato</li>
<li><a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Take It Down</a> — contrasto alla diffusione di immagini intime di minori</li>
</ul>
</div>
<h2>Il diritto alla sicurezza e il diritto di partecipare</h2>
<p>Nel <a href="https://www.ohchr.org/en/documents/general-comments-and-recommendations/general-comment-no-25-2021-childrens-rights-relation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commento generale n. 25 del 2021</a>, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha chiarito che i diritti dei bambini e degli adolescenti devono essere rispettati anche nell’ambiente digitale.</p>
<p>Questo significa tutelare la sicurezza e la riservatezza, ma anche riconoscere il diritto all’informazione, all’espressione e alla partecipazione.</p>
<p>Non si tratta di scegliere tra libertà e protezione come se fossero necessariamente incompatibili. Si tratta di progettare ambienti nei quali possano convivere.</p>
<p>Un divieto può essere giustificato quando è proporzionato a un rischio reale e all’età del minore. Ma nessun divieto, da solo, insegna a riconoscere una relazione manipolatoria, a distinguere una richiesta legittima da una coercizione o a costruire un rapporto sano con la tecnologia.</p>
<p>Per questo educare richiede anche la possibilità di discutere, sperimentare progressivamente l’autonomia e comprendere le conseguenze delle proprie decisioni.</p>
<p>Il digitale non è un luogo separato dalla vita. È uno degli ambienti nei quali la vita contemporanea prende forma. E non possiamo pretendere di educare a viverci limitandoci a rimanerne fuori.</p>
<h2>GUARDAMI: tre storie, una responsabilità</h2>
<p>Questa inchiesta è nata da un fatto di cronaca. Due bambine, un negozio, una notte trascorsa nascoste.</p>
<p>Abbiamo provato a comprendere il desiderio di essere protagonisti, il bisogno di riconoscimento e il ruolo dei contenuti digitali.</p>
<p>Poi abbiamo incontrato l’altra faccia della rete: gruppi criminali capaci di sfruttare la fiducia, trasformare l’appartenenza in dominio e utilizzare il ricatto come strumento di violenza.</p>
<p>Ora torniamo al punto di partenza. Perché il problema non riguarda soltanto ciò che i ragazzi guardano. Riguarda anche <strong>come vengono guardati</strong>.</p>
<p>Se vengono considerati persone capaci di partecipare alla costruzione delle regole oppure soltanto soggetti da controllare. Se gli adulti sanno ascoltare prima di giudicare. Se le scuole sono ambienti nei quali una richiesta di aiuto trova risposte. Se le piattaforme mettono la sicurezza prima della convenienza economica quando le due entrano in conflitto. E se le istituzioni sanno trasformare norme e dichiarazioni in strumenti realmente accessibili.</p>
<p>La domanda da cui siamo partiti era: <strong>perché un adolescente desidera così tanto essere guardato?</strong></p>
<p>Forse dobbiamo concludere con una domanda diversa.</p>
<blockquote><p><strong>Quando un ragazzo ci dice «guardami», siamo capaci di riconoscere una persona, anziché vedere soltanto un problema da risolvere?</strong></p></blockquote>
<p>Perché proteggere non significa impossessarsi della libertà di qualcuno. Significa costruire le condizioni perché quella libertà possa crescere senza essere consegnata alla violenza.</p>
<p>E quando qualcosa va storto, significa lasciare aperta una strada per tornare. Una strada fatta di ascolto, responsabilità, giustizia e fiducia.</p>
<aside>
<h2>Nota editoriale — Francesco Mazzarella</h2>
<p>Ho voluto costruire <em>GUARDAMI</em> come un percorso in tre parti perché sono convinto che raccontare un fenomeno non significhi soltanto descriverne gli aspetti più inquietanti. Significa anche interrogarci sul nostro modo di comprenderlo e sulle responsabilità che ne derivano.</p>
<p>Nelle prime due puntate abbiamo incontrato comportamenti rischiosi e forme di violenza estremamente gravi. Sarebbe stato facile concludere questa inchiesta chiedendo più divieti, più controlli e più sorveglianza. Sarebbe stata una risposta parziale.</p>
<p>Non perché i limiti siano inutili. Tutt’altro. Ci sono situazioni nelle quali proteggere richiede decisioni ferme e interventi immediati.</p>
<p>Ma continuo a pensare che non si possa educare qualcuno alla libertà limitandosi a esercitare potere su di lui.</p>
<p>Da giornalista sento il dovere di documentare i fatti e distinguere ciò che è accertato dalle interpretazioni. Da comunicatore relazionale mi interrogo anche su ciò che quei fatti raccontano della qualità dei nostri legami. E credo che proprio qui si trovi una responsabilità che riguarda tutti noi.</p>
<p>Un adolescente deve poter sapere che, anche quando sbaglia, anche quando si vergogna, anche quando ha paura, esiste qualcuno disposto ad ascoltarlo e ad aiutarlo senza trasformare la sua vulnerabilità in una colpa.</p>
<p>Le piattaforme hanno responsabilità tecniche e giuridiche. Le istituzioni hanno obblighi di tutela. La scuola e le famiglie hanno responsabilità educative. Nessuna di queste responsabilità può sostituire le altre.</p>
<p>Vorrei che questa inchiesta lasciasse soprattutto un interrogativo.</p>
<p><strong>Stiamo educando i nostri ragazzi a fidarsi di noi, oppure soltanto a non farsi scoprire?</strong></p>
<p>Perché la vera prevenzione non comincia quando installiamo un controllo sul telefono. Comincia molto prima, quando costruiamo una relazione nella quale dire la verità non significhi rischiare di perdere anche l’unico luogo in cui cercare aiuto.</p>
<p>Francesco Mazzarella<br />
<small>Giornalista · Comunicatore relazionale</small></p>
</aside>
<section>
<h2>GUARDAMI — Le tre puntate</h2>
<p><strong>Parte 1 — 26 settembre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a></p>
<p><strong>Parte 2 — 10 ottobre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/10/guardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minoriguardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minori/">Quando la rete diventa una prigione: ricatto, violenza e controllo sui minori</a></p>
<p><strong>Parte 3 — 17 ottobre 2026</strong><br />
Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</p>
<article class="pip-inchiesta-guardami">
<section>
<h2>Fonti e documentazione</h2>
<ol>
<li><a href="https://www.unicef.org/documents/parenting-digital-age" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNICEF e Università di Oxford, <em>Parenting for the Digital Age</em></a>, 2025.</li>
<li><a href="https://www.garanteinfanzia.org/relazione-al-parlamento-marina-terragni-serve-una-rivoluzione-della-cura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presentazione Relazione al Parlamento 2025</a>, 30 settembre 2026.</li>
<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione europea, orientamenti per la protezione dei minori ai sensi del DSA</a>, 14 luglio 2025.</li>
<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-guidelines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione europea, natura e applicazione degli orientamenti DSA</a>.</li>
<li><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Normattiva, legge 17 maggio 2024, n. 70</a>.</li>
<li><a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNICEF Parenting, <em>How to support your child through a negative online experience</em></a>.</li>
<li><a href="https://www.ohchr.org/en/documents/general-comments-and-recommendations/general-comment-no-25-2021-childrens-rights-relation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, Commento generale n. 25</a>, 2021.</li>
<li><a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro, servizi di ascolto e tutela</a>.</li>
<li><a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">NCMEC, <em>Take It Down</em></a>.</li>
</ol>
<p><strong>Nota metodologica.</strong> La terza parte utilizza documenti istituzionali, fonti normative e indicazioni di organizzazioni di tutela dei minori. Le riflessioni sulla fiducia e sulle responsabilità relazionali costituiscono interpretazioni editoriali, distinte dai fatti e dalle disposizioni documentate. Non vengono riportate testimonianze attribuite a minori non intervistati né divulgati contenuti che possano esporre le vittime a ulteriori rischi.</p>
<p>Francesco Mattarella @Riproduzione riservata</p>
</section>
</article>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/17/guardami-3-oltre-il-controllo-educare-proteggere-e-ricostruire-fiducia/">GUARDAMI / 3 — Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Non vietateci la rete, aiutateci a cambiarla: dalla Spagna la sfida dei giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:24:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="654" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1024x568.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-768x426.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1170x649.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>In Spagna sette gruppi di giovani lanciano AURA, un progetto che trasforma le sfide digitali in partecipazione, responsabilità e cura delle relazioni Sette gruppi di adolescenti hanno avviato a Madrid&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/09/non-vietateci-la-rete-aiutateci-a-cambiarla-dalla-spagna-la-sfida-dei-giovani/">Non vietateci la rete, aiutateci a cambiarla: dalla Spagna la sfida dei giovani</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="654" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1024x568.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-768x426.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1170x649.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>In Spagna sette gruppi di giovani lanciano AURA, un progetto che trasforma le sfide digitali in partecipazione, responsabilità e cura delle relazioni</em></p>
<div class="pip-occhiello"></div>
<p class="pip-sommario">Sette gruppi di adolescenti hanno avviato a Madrid AURA, un percorso per trasformare il benessere digitale in iniziative concrete. Tra sfide collaborative, educazione e protagonismo giovanile, una risposta costruttiva ai rischi delle piattaforme social.</p>
<p>C’è una domanda che attraversa il dibattito sull’educazione digitale e che raramente viene rivolta direttamente ai ragazzi: <strong>e se foste proprio voi a indicarci come rendere la rete un luogo migliore?</strong></p>
<p>Siamo abituati a parlare degli adolescenti soprattutto quando qualcosa va storto. Una sfida pericolosa diventa virale, un episodio di cyberbullismo finisce nelle cronache, un ragazzo rimane intrappolato in una relazione digitale violenta. Ci interroghiamo sulle responsabilità delle piattaforme, sui controlli parentali, sull’opportunità di vietare gli smartphone.</p>
<p>Sono questioni serie, che richiedono risposte altrettanto serie.</p>
<p>Ma dalla Spagna arriva una storia che prova a cambiare il punto di osservazione. Non perché neghi i rischi, ma perché parte da una convinzione diversa: <strong>i giovani possono essere parte della soluzione, non soltanto destinatari delle nostre preoccupazioni.</strong></p>
<p>Si chiama <strong>AURA – Bienestar Digital</strong> ed è un progetto educativo che ha appena mosso i primi passi a Madrid.</p>
<h2>Sette gruppi, una sfida da affrontare insieme</h2>
<p>Dal 2 al 4 ottobre 2026, Casa Don Bosco, nella capitale spagnola, ha ospitato il primo incontro di AURA.</p>
<p>Sette gruppi di adolescenti e giovani, provenienti da Siviglia, León, Vigo, Cartagena, Alcoy e Madrid, si sono ritrovati insieme ai propri educatori per interrogarsi sul rapporto con il mondo digitale.</p>
<p>Il progetto è promosso dalla Coordinadora Estatal de Plataformas Sociales Salesianas e dalla Confederación Don Bosco de Centros Juveniles, con la collaborazione di Salesianos Comunicación. Coinvolge giovani tra i 14 e i 18 anni in un percorso che proseguirà durante l’anno educativo, fino al 2027.</p>
<p>Non un convegno nel quale gli adulti spiegano ai ragazzi che cosa non devono fare. Piuttosto, un laboratorio nel quale le esperienze personali diventano il punto di partenza per costruire qualcosa insieme.</p>
<p>E proprio la prima attività racconta molto dello spirito dell’iniziativa.</p>
<h2>Il codice che nessuno poteva recuperare da solo</h2>
<p>La sera del 2 ottobre, i partecipanti sono stati coinvolti nell’<em>Operación Código Aura</em>.</p>
<p>Una sfida collaborativa: recuperare i frammenti di un codice costruito attorno a cinque principi fondamentali per vivere il digitale.</p>
<p>La cura, il rispetto, la verità, la responsabilità e la dignità di ogni persona.</p>
<p>Ma c’era una condizione: <strong>nessun gruppo poteva completare la missione da solo.</strong></p>
<p>Per riuscirci era necessario collaborare, ascoltarsi, mettere insieme ciò che ciascuno aveva trovato.</p>
<p>Al termine è arrivato il messaggio che gli organizzatori hanno scelto come sintesi dell’esperienza:</p>
<blockquote><p>«Il Codice Aura non cambia la rete. La cambiano le persone che decidono di viverlo».</p></blockquote>
<p>Da quell’esperienza sono nati gli <em>Agentes Aura</em>, i giovani chiamati a portare avanti il progetto nei rispettivi territori.</p>
<p>È un dettaglio educativo tutt’altro che secondario.</p>
<p>La sfida, in questo caso, non serve a dimostrare chi è più coraggioso, chi osa di più o chi riesce a ottenere maggiore visibilità.</p>
<p>Serve a scoprire che un obiettivo può essere raggiunto soltanto riconoscendo il contributo degli altri.</p>
<p><strong>La stessa dinamica della challenge, che in alcuni contesti digitali può alimentare competizione ed emulazione, viene utilizzata per generare cooperazione.</strong></p>
<p>Non è una garanzia che ogni comportamento futuro cambierà. È però un modo concreto di sperimentare un’altra forma di appartenenza.</p>
<h2>Capire come le piattaforme catturano la nostra attenzione</h2>
<p>Durante la seconda giornata, i ragazzi hanno affrontato una questione centrale nella vita digitale contemporanea: il funzionamento delle piattaforme.</p>
<p>Perché continuiamo a scorrere contenuti anche quando avevamo deciso di fermarci? Come vengono progettati gli ambienti digitali per mantenere viva la nostra attenzione? Quanto siamo davvero consapevoli del tempo che trascorriamo davanti agli schermi?</p>
<p>Gli incontri hanno preso avvio dalle esperienze dei partecipanti, confrontando modi differenti di vivere social network e dispositivi digitali.</p>
<p>È stata presentata anche <strong>BackToLife</strong>, un’applicazione sviluppata da giovani con l’obiettivo di ridurre gli elementi delle piattaforme che favoriscono un utilizzo eccessivo.</p>
<p>Il resoconto degli organizzatori non fornisce ancora risultati indipendenti sull’efficacia dell’applicazione. La sua presenza all’incontro mostra però una possibilità: trasformare una preoccupazione condivisa in un progetto ideato direttamente dai ragazzi.</p>
<p>È una prospettiva che merita attenzione.</p>
<p>Perché educare al digitale non può significare soltanto insegnare a riconoscere un pericolo. Significa anche comprendere gli strumenti, sviluppare senso critico e acquisire la capacità di scegliere.</p>
<h2>Che cosa vogliamo far crescere?</h2>
<p>La domenica, i partecipanti hanno lavorato su grandi murales collettivi.</p>
<p>Sono emersi problemi conosciuti: disinformazione, cyberbullismo, gestione del tempo trascorso online. Ma anche opportunità, relazioni da custodire e comportamenti da promuovere.</p>
<p>Le riflessioni sono confluite nella rappresentazione di un albero collettivo, accompagnato da una domanda: <em>che cosa vogliamo far crescere?</em></p>
<p>È forse l’immagine più interessante dell’intero incontro.</p>
<p>Di fronte al digitale possiamo limitarci a individuare ciò che deve essere tagliato, impedito o controllato. Oppure possiamo domandarci anche quali esperienze desideriamo coltivare.</p>
<p>Le due esigenze non si escludono.</p>
<p>La protezione dei minori rimane una responsabilità degli adulti, delle istituzioni e delle piattaforme. Non può essere trasferita sulle spalle degli adolescenti.</p>
<p>Ma proteggerli non significa necessariamente escluderli dalle decisioni che riguardano il loro mondo.</p>
<h2>Dall’incontro ai territori: la prova più importante</h2>
<p>AURA non si conclude con il fine settimana madrileno.</p>
<p>Ogni gruppo è tornato nel proprio territorio con il compito di progettare e realizzare iniziative di sensibilizzazione e prevenzione rivolte ad altri giovani.</p>
<p>Il percorso prevede quattro fasi:<strong>sensibilizzazione, progettazione, realizzazione e valutazione.</strong></p>
<p>Gli educatori accompagneranno i gruppi durante l’anno, sostenendo le iniziative senza sostituirsi ai ragazzi nelle scelte. È previsto un incontro conclusivo nel giugno 2027 per presentare i risultati del lavoro svolto.</p>
<p>Qui occorre mantenere una distinzione importante.</p>
<p><strong>AURA è un’esperienza avviata, non ancora un risultato dimostrato.</strong></p>
<p>Non disponiamo di dati che consentano di affermare che il progetto abbia già ridotto il cyberbullismo, migliorato il benessere psicologico o modificato stabilmente le abitudini digitali dei partecipanti.</p>
<p>Questi effetti andranno eventualmente misurati nel tempo.</p>
<p>Ciò che possiamo documentare oggi è un metodo educativo che attribuisce ai giovani un ruolo attivo e che affida alla relazione, anziché al solo controllo, una parte importante del percorso di crescita.</p>
<p>Ed è proprio questo a rendere la notizia interessante.</p>
<h2>La sfida più difficile: fidarsi dei ragazzi</h2>
<p>C’è una contraddizione che attraversa spesso il nostro modo di parlare delle nuove generazioni.</p>
<p>Chiediamo agli adolescenti di diventare responsabili, ma talvolta fatichiamo a riconoscere loro uno spazio reale di responsabilità.</p>
<p>Li invitiamo a sviluppare pensiero critico, ma siamo tentati di offrire soltanto risposte già confezionate.</p>
<p>Denunciamo l’isolamento prodotto da alcune esperienze digitali, ma non sempre costruiamo occasioni nelle quali possano sentirsi ascoltati e riconosciuti.</p>
<p>AURA prova a muoversi in un’altra direzione.</p>
<p>Non elimina i problemi. Non sostituisce le necessarie regole di sicurezza. Non assolve le piattaforme dalle loro responsabilità.</p>
<p>Propone però qualcosa che rischiamo di dimenticare: <strong>il digitale non è soltanto un insieme di dispositivi, algoritmi e applicazioni. È anche uno spazio nel quale le persone cercano riconoscimento, costruiscono legami e imparano a stare con gli altri.</strong></p>
<p>E se questi legami possono essere feriti, possono anche essere educati, custoditi e trasformati.</p>
<section class="pip-nota-editoriale" aria-labelledby="pip-nota-aura">
<h2 id="pip-nota-aura">Nota editoriale — fr@ncesco Mazzarella</h2>
<p>C’è una differenza profonda tra insegnare a un ragazzo a difendersi dal mondo digitale e accompagnarlo a diventare una persona capace di abitarlo responsabilmente.</p>
<p>La prima strada è necessaria, ma da sola non basta. La seconda richiede qualcosa di più impegnativo: fiducia, ascolto, tempo e disponibilità degli adulti a condividere una parte del percorso.</p>
<p>Nel nostro lavoro giornalistico abbiamo raccontato come il bisogno di essere visti possa diventare una vulnerabilità, soprattutto quando qualcuno lo utilizza per manipolare, isolare o esercitare potere.</p>
<p>Ma quello stesso bisogno di riconoscimento può trovare una risposta completamente diversa.</p>
<p>Può diventare partecipazione. Può generare responsabilità. Può trasformarsi nella scoperta che la propria presenza ha valore non per il numero di visualizzazioni ottenute, ma per ciò che riesce a costruire insieme agli altri.</p>
<p>È qui che colloco il significato più profondo della tecnorelazione: non adattare semplicemente le persone alla tecnologia, ma fare in modo che la tecnologia rimanga al servizio della relazione umana.</p>
<p>AURA è ancora una promessa da verificare nei risultati. E sarebbe sbagliato presentarla come una soluzione già raggiunta.</p>
<p>Ma è una promessa che vale la pena seguire.</p>
<p>Perché forse la domanda educativa più importante non è soltanto come impedire ai ragazzi di farsi male nella rete.</p>
<p>È anche <strong>quali occasioni stiamo offrendo loro per imparare a prendersi cura degli altri, dentro e fuori dagli schermi.</strong></p>
<p class="pip-firma">fr@ncesco Mazzarella</p>
</section>
<section class="pip-fonti" aria-labelledby="pip-fonti-aura">
<h2 id="pip-fonti-aura">Fonti e documentazione</h2>
<ol>
<li>Coordinadora Estatal de Plataformas Sociales Salesianas, resoconto dell’incontro AURA, 6 ottobre 2026. <a href="https://psocialessalesianas.org/blog/2026/10/06/encuentro-aura-bienestar-digital-madrid-2026/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta la fonte</a></li>
<li>Proyecto AURA – Bienestar Digital, presentazione ufficiale del percorso educativo. <a href="https://psocialessalesianas.org/aura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il progetto</a></li>
<li>Salesianos España, documentazione sul protagonismo giovanile e sul benessere digitale. <a href="https://salesianos.info/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sito ufficiale</a></li>
</ol>
<p><em>Nota metodologica: le informazioni sull’incontro provengono prevalentemente dalle comunicazioni degli organizzatori. Le valutazioni educative sono analisi editoriali e non costituiscono risultati scientificamente misurati.</em></p>
</section>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<item>
		<title>Il 74% dei giovani studia con l’IA e si fida di lei</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/27/giovani-intelligenza-artificiale-jim-study-2025-bozza-automatica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giovani-intelligenza-artificiale-jim-study-2025-bozza-automatica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Pira]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 21:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Chat Gpt]]></category>
		<category><![CDATA[Credibilita’ chatbot]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[JIM Study 2025]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1007" height="1025" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603.jpeg 1007w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603-295x300.jpeg 295w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603-768x782.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603-585x595.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1007px) 100vw, 1007px" /></p>
<p>Dalla ricerca tedesca JIM Study 2025, una riflessione su identità, disuguaglianze e sul compito degli adulti nell&#8217;epoca dei chatbot Di Francesco Pira-Professore Associato di Sociologia Università di Messina C’è un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1007" height="1025" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603.jpeg 1007w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603-295x300.jpeg 295w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603-768x782.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5603-585x595.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1007px) 100vw, 1007px" /></p><h6>Dalla ricerca tedesca JIM Study 2025, una riflessione su identità, disuguaglianze e sul compito degli adulti nell&#8217;epoca dei chatbot</h6>
<p><strong>Di Francesco Pira-Professore Associato di Sociologia Università di Messina</strong></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’è un dato che dovrebbe farci fermare, e non riguarda la potenza dei sistemi di intelligenza artificiale. Riguarda la credibilità che i più giovani ripongono in loro. Una ricerca tedesca, lo JIM Study 2025 – un sondaggio rappresentativo condotto su un campione di 1200 giovani di età compresa tra i dodici e i diciannove anni – ripresa dal sito di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Galaxus.it </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">in un pezzo della giornalista Debora Pape dal titolo “Imparare con l’IA: il 74 percento dei giovani si fida dei chatbot”, racconta un passaggio che nelle statistiche sull’innovazione spesso sfugge: non stiamo assistendo soltanto all’adozione di uno strumento, ma alla consegna di una parte della nostra formazione a un interlocutore che non ha volto, né responsabilità, né coscienza.</span></span></p>
<h5><span class="s6"><span class="bumpedFont15">I numeri colpiscono per la rapidità dell’evoluzione. “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il 91 percento dei giovani tra i dodici e i diciannove anni utilizza almeno un’applicazione di IA</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, in netta cresci</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ta rispetto al 62 percento del </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">2024.</span></span></h5>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ChatGPT è lo stru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">mento dominante, adoperato dall’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">84 pe</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">rcento degli intervistati, con “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">metà dei bambini</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> che vi ricorre più volte alla settiman</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a. Il 70 percento si serve dell’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">IA anche per cercare informazioni</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> generali, e “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il 57 percento dei giovani considera affidabili i risultati generati dall’IA</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Questo rappresenta il</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ritratto preciso di una generazione che sta cambiando il modo di ragionare.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Colpisce, in particolare, la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">trasformazione della funzione d’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">uso. L&#8217;articolo lo ri</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">assume con precisione: l’IA “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">passa dall’intrattenimento all’ausilio per l’apprendimento</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Il 54 percento chiede alla macchina di mo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">strargli come si fa qualcosa; l’uso per puro divertimento è l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">unico motivo in calo, sceso al 47 percento, mentre restano marginali gli impieghi creativi, come generare immagini, video e musica. Lo studio rileva anche una differenza di atteggiamento: i più </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">giovani tendono a servirsi dell’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">IA per piacere, mentre gli adulti la impiegano soprattutto per scopi conoscitivi.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Emerge poi un quadro ambivalente, ch</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e è la parte più interessante. “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Circa il 60 percento dei giovani crede che l’IA aiuti a superare le sfide sociali</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, nei settori del clima, della mobilità, della medicina. M</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a quasi altrettanti temono che “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">possa escludere le persone dalle professioni</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, e il 37 percento esprime preoccupazione in generale. Solo il 35 percento si dichiara bravo nel riconoscere un deepfake, mentre il 40 percento della fascia più giovane </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">non ha mai sentito quella parola. La ricerca segnala infine una diff</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">erenza di genere: “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il 44 per cento</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> del</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">le ragazze esprime riserve sull’IA, contro “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">solo il 31 percento dei ragazzi</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Come ha osservato Papa Leone XIV nel Messaggio per la Giornata mondiale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> delle Comunicazioni sociali, l’intelligenza artificiale “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">non è più una semplice sfida tecnologica, ma una questione antropologica</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Il punto è decisivo, ed è quello che le cifre dello JIM Study rendono tangibile: se un ragazzo su due considera attendibile ciò che gli restituisce un sistema generativo, non parliamo di uno strumento in più, ma di una trasformazion</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e nel modo in cui si esercita l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">intelligenza.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"> </span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Manuel Castells, sociologo spagnolo, aveva descri</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">tto la società in rete come un “individualismo connesso”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: solitudini che si incontrano nei flussi. Oggi il quadro richiede un aggiornamento, perché quelle connessioni non avvengono più soltanto tra persone: avvengono con sistemi che apprendono dai nostri dati per restituirci versioni di noi stessi più prevedibili e più appetibili. È quella che possiamo chiamare socialità algoritmica: una so</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">litudine che non dialoga con un’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">altra solitudine, ma con una macchina che simula la comprensione.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è poi la questione delle disuguaglianze, che Ulrich Beck, sociologo tedesco, ci ha insegnato a leggere con la sua teoria della società del rischio: i pericoli moderni non colpiscono tutti allo stesso modo, seguono le tracce della stratif</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">icazione sociale. Nel caso dell’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">IA il divario è cognitivo prima che digitale: da una parte chi usa questi s</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">istemi per pensare meglio, dall’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">altra chi, non sapendoli interrogare, finisce per pensare sempre meno. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E infine c’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è il tema dell’identità. Il sociologo britannico Anthony Giddens spiegava che la nostra identità è un progetto in continua evoluzione, un lavoro interiore fatto di desideri e resistenze. Giddens, però, non poteva pr</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">evedere un interlocutore come l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">intelligenza artificiale: una tecnologia capace di capirci al volo e di offrirci risposte prima ancora che finiamo di formulare le domande. In questo modo, la nostra identità rischia di non essere più il frutto di una nostra scelta, ma di una </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">previsione della macchina. E un’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">identità già predetta diventa inevitabilmente limitata. Il vero pericolo no</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">n è che la tecnologia ci rubi l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">identità, ma che riesca a convincerci che il profilo che ha creato per n</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">oi sia il nostro autentico modo di essere</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">I numeri dello studio raccontano una generazione che cerca strumenti per studiare, per capire e per orien</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">tarsi in un mondo complicato. L’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">affidamento ai chatbot è la risposta a un mondo adulto spesso troppo distratto per accorgersi dei loro bisogni, a famiglie che non hanno gli str</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">umenti per accompagnarli e a un’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">epoca che chiede competenze nuove ogni anno.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il compito che ci attende non è vietare, ma educare. Significa insegnare a interrogare la macchina invece di crederle, a riconoscere un contenuto generato, a chiedersi chi ha costruito uno strumento e con quali dati è stato addestrato. Significa rivendicare i tempi lenti del pensiero contro la velocità della risposta automa</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">tica. Significa, come ricorda </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">enciclica </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Magnifica Humanitas</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> di papa Leone XIV, abitare il futuro con discernimento, sapendo che nessuna innovazione potrà sostituire lo sguardo di un insegnante, la pazienza di un genitore, la cura di una comunità che educa.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Custodire l&#8217;umano, al tempo dell&#8217;intelligenza artificiale, è una scelta quotidiana fatta di piccole resistenze e di gesti apparentem</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ente inutili: </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">il tempo dedicato all’altro, senza la pretesa di ottenere qualcosa in cambio</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">la domanda che nessuno aveva posto, il dubbio coltivato quando sarebbe più comodo affidarsi a una risposta pronta. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"> </span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il vero rischio non è che le macchine diventino troppo intelligenti, ma che noi smettiamo di esercitare quelle forme di intelligenza che sfuggono agli algoritmi: quelle della pazienza, della compa</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ssione, della creatività</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. E il fatto che leggiamo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, analizziamo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e discutiamo questi numeri è già, in sé, una forma di custodia.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"> </span></p>
<p class="s7"><span class="s6"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/27/giovani-intelligenza-artificiale-jim-study-2025-bozza-automatica/">Il 74% dei giovani studia con l’IA e si fida di lei</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="647" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-300x165.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-1024x562.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-768x421.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-1170x642.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-585x321.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Tra una ricerca europea che studia il rapporto tra giovani e chatbot e la nuova legge francese che vieta i social agli under 15, la vera domanda riguarda la qualità&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/">Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="647" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-300x165.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-1024x562.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-768x421.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-1170x642.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-585x321.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>Tra una ricerca europea che studia il rapporto tra giovani e chatbot e la nuova legge francese che vieta i social agli under 15, la vera domanda riguarda la qualità delle relazioni educative più che la tecnologia<br />
</em></p>
<p class="pip-rel-dropcap">Negli ultimi giorni due notizie, apparentemente molto diverse, hanno riportato al centro del dibattito il rapporto tra adolescenti, tecnologia e responsabilità educativa.</p>
<p>La prima arriva dalla Francia. Il Parlamento ha approvato definitivamente una proposta di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di quindici anni, prevedendo alcune eccezioni per servizi educativi, scientifici e collaborativi.</p>
<p>Il testo stabilisce l’entrata in vigore dal 1° settembre 2026 per i nuovi account, mentre per quelli già esistenti le piattaforme avrebbero quattro mesi aggiuntivi per adeguarsi.</p>
<p>Il provvedimento, tuttavia, non ha ancora concluso definitivamente il proprio percorso: il Consiglio costituzionale francese è stato chiamato a verificarne la conformità alla Costituzione.</p>
<p>La seconda notizia arriva dalla Commissione europea.</p>
<p>Il Joint Research Centre ha avviato il 10 luglio un’indagine rivolta a giovani tra i 13 e i 25 anni che abbiano già utilizzato chatbot come ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude o assistenti simili.</p>
<p>L’obiettivo non è soltanto misurare quanto questi strumenti vengano usati. I ricercatori vogliono comprendere come i giovani li percepiscano, quanto si fidino delle loro risposte, perché vi cerchino sostegno emotivo o consigli di vita e quali effetti questo uso possa produrre sul rapporto con i genitori.</p>
<div class="pip-rel-lead">Non si tratta ancora dei risultati di una ricerca, ma dell’avvio di un’indagine. La domanda che pone, però, è già decisiva: perché un adolescente sceglie di raccontare le proprie emozioni a un’intelligenza artificiale?</div>
<h2 class="pip-rel-section-title">Due notizie, una sola domanda</h2>
<p>A prima vista il divieto francese e l’indagine europea sembrano affrontare questioni differenti.</p>
<p>Da una parte c’è una legge che prova a limitare l’accesso ai social.</p>
<p>Dall’altra una ricerca che vuole comprendere il rapporto tra giovani e chatbot.</p>
<p>In realtà, entrambe parlano della stessa trasformazione.</p>
<p>Una parte crescente della vita degli adolescenti passa attraverso ambienti digitali nei quali si costruisce appartenenza, si cerca approvazione, si affrontano conflitti e si affidano pensieri che talvolta non trovano spazio altrove.</p>
<p>Il problema, allora, non riguarda soltanto gli strumenti utilizzati.</p>
<p>Riguarda la qualità delle relazioni nelle quali quei ragazzi stanno crescendo.</p>
<div class="pip-rel-question">Se un adolescente trova più semplice confidarsi con un algoritmo che con un adulto, la prima domanda riguarda davvero l’algoritmo?</div>
<h2 class="pip-rel-section-title">Che cosa cercano davvero i ragazzi?</h2>
<p>Un’intelligenza artificiale non prova emozioni.</p>
<p>Non ama.</p>
<p>Non possiede una coscienza.</p>
<p>Non può assumersi la responsabilità educativa che appartiene a una persona.</p>
<p>Eppure può essere percepita come rassicurante.</p>
<p>È disponibile in qualsiasi momento.</p>
<p>Non interrompe.</p>
<p>Non mostra impazienza.</p>
<p>Non ride di una fragilità.</p>
<p>Non porta nella conversazione la stanchezza, le paure o le aspettative di un genitore.</p>
<p>Risponde immediatamente e restituisce spesso un linguaggio ordinato, comprensivo e apparentemente accogliente.</p>
<p>Queste caratteristiche non rendono il chatbot una persona.</p>
<p>Spiegano, però, perché un adolescente possa considerarlo uno spazio nel quale parlare senza esporsi subito al giudizio degli altri.</p>
<div class="pip-rel-factbox">
<h3>PERCHÉ UN CHATBOT PUÒ SEMBRARE RASSICURANTE</h3>
<ul>
<li>È disponibile in qualsiasi momento della giornata.</li>
<li>Non interrompe e non manifesta stanchezza.</li>
<li>Permette di formulare domande difficili in modo anonimo.</li>
<li>Restituisce rapidamente risposte ordinate e comprensibili.</li>
<li>Può ridurre la paura immediata di essere giudicati.</li>
</ul>
</div>
<p>Tutto questo, tuttavia, non deve farci confondere la simulazione dell’ascolto con una relazione autentica.</p>
<p>Un sistema può produrre parole empatiche.</p>
<p>Non può condividere la responsabilità di ciò che accade dopo.</p>
<p>Non può accorgersi pienamente di un silenzio, di uno sguardo, di un cambiamento nel corpo o di una richiesta di aiuto che non riesce a diventare parola.</p>
<p>E soprattutto non può sostituire una rete umana capace di intervenire quando la fragilità diventa pericolo.</p>
<h2 class="pip-rel-section-title">La legge può proteggere, ma non può educare da sola</h2>
<p>La scelta francese nasce da una preoccupazione reale.</p>
<p>Le piattaforme social possono esporre i minori a contenuti dannosi, confronto continuo, pressione sociale, raccolta dei dati e meccanismi progettati per trattenere l’attenzione.</p>
<p>Stabilire un limite di età può quindi essere uno strumento di protezione.</p>
<p>Può impedire che dispositivi e piattaforme troppo potenti vengano consegnati automaticamente a bambini e preadolescenti.</p>
<p>Può inoltre obbligare le imprese tecnologiche ad assumersi maggiori responsabilità nella verifica dell’età e nella progettazione degli ambienti digitali.</p>
<p>Ma il divieto presenta anche limiti concreti.</p>
<p>Occorre stabilire quali servizi rientrino davvero nella definizione di social network.</p>
<p>Bisogna creare sistemi di verifica dell’età efficaci senza trasformarli in strumenti invasivi per la privacy.</p>
<p>Serve evitare che i ragazzi aggirino facilmente i controlli o si spostino verso ambienti meno visibili e meno regolati.</p>
<p>E soprattutto bisogna riconoscere che una norma può limitare l’accesso a una piattaforma, ma non può rispondere al bisogno che aveva portato un adolescente a cercarla.</p>
<div class="pip-rel-callout">
<p>Proteggere è necessario. Pensare che basti vietare è un’illusione. Nessuna verifica dell’età può sostituire una relazione educativa credibile.</p>
</div>
<h2 class="pip-rel-section-title">La tecnologia non crea il bisogno di relazione</h2>
<p>Il bisogno di essere ascoltati non nasce con ChatGPT.</p>
<p>Il bisogno di essere riconosciuti non nasce con Instagram.</p>
<p>La paura di essere esclusi non nasce con TikTok.</p>
<p>Sono bisogni e fragilità che appartengono alla crescita.</p>
<p>La tecnologia li rende più visibili, immediati e persistenti.</p>
<p>Cambia il luogo nel quale cercano una risposta.</p>
<p>Se un ragazzo cresce dentro relazioni solide, il digitale può restare uno strumento attraverso il quale imparare, creare, comunicare e chiedere aiuto.</p>
<p>Se invece incontra soltanto adulti frettolosi, impauriti, giudicanti o assenti, il chatbot può trasformarsi in un rifugio.</p>
<p>Non perché la macchina sappia amare.</p>
<p>Ma perché in quel momento appare più raggiungibile delle persone.</p>
<h2 class="pip-rel-section-title">Non colpevolizzare gli adulti, ma restituire loro responsabilità</h2>
<p>Sarebbe ingiusto trasformare questa riflessione in un’accusa contro genitori e insegnanti.</p>
<p>Anche gli adulti attraversano un cambiamento più veloce delle parole e degli strumenti con cui provano a comprenderlo.</p>
<p>Molti genitori oscillano tra il desiderio di proteggere e la paura di controllare troppo.</p>
<p>Gli insegnanti affrontano classi attraversate da attenzione fragile, nuove forme di socialità e strumenti capaci di produrre risposte in pochi secondi.</p>
<p>Educatori, comunità e istituzioni si trovano davanti a problemi che non possono essere affrontati separatamente.</p>
<p>La risposta non può essere la colpevolizzazione.</p>
<p>Deve essere una nuova alleanza educativa.</p>
<p>Famiglie, scuole, associazioni, professionisti e piattaforme devono condividere criteri, linguaggi e responsabilità.</p>
<p>Perché nessun adulto può conoscere ogni applicazione, ma nessun adulto può rinunciare alla cura della relazione.</p>
<h2 class="pip-rel-section-title">La vera emergenza educativa</h2>
<p>Forse dovremmo smettere di chiederci soltanto se i ragazzi parlino troppo con l’intelligenza artificiale.</p>
<p>Dovremmo domandarci che cosa trovino in quella conversazione e che cosa, invece, facciano fatica a trovare negli adulti.</p>
<p>Se la prima presenza a cui un adolescente affida una paura è un algoritmo, il problema non è soltanto l’algoritmo.</p>
<p>È anche il silenzio che lo ha preceduto.</p>
<p>Per questo la domanda più importante non è se sia giusto vietare i social prima dei quindici anni.</p>
<p>La vera domanda è un’altra.</p>
<div class="pip-rel-question">Che cosa deve trovare un adolescente negli adulti perché continui a scegliere loro prima di scegliere un’intelligenza artificiale?</div>
<p>Deve trovare ascolto, ma anche confini.</p>
<p>Accoglienza, ma anche responsabilità.</p>
<p>Adulti capaci di non umiliare un errore e, nello stesso tempo, di non fingere che ogni scelta sia innocua.</p>
<p>Persone raggiungibili prima che arrivi l’emergenza.</p>
<p>Una casa, una scuola o una comunità nelle quali la verità possa essere raccontata senza il timore che distrugga il legame.</p>
<div class="pip-rel-final">
<p>Il giorno in cui un ragazzo preferirà raccontare il proprio dolore a una macchina non sarà necessariamente la vittoria dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>Potrebbe essere il segnale che qualcosa nelle nostre relazioni educative si è indebolito.</p>
<p>La tecnologia, allora, non ci mostra soltanto ciò che le macchine stanno diventando.</p>
<p>Ci obbliga a domandarci che adulti stiamo diventando noi.</p>
</div>
<div class="pip-rel-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale. L’indagine avviata dal Joint Research Centre non ha ancora prodotto risultati pubblici: riguarda giovani tra i 13 e i 25 anni che abbiano già utilizzato chatbot di intelligenza artificiale. Il provvedimento francese è stato approvato definitivamente dal Parlamento, ma al momento della stesura risulta sottoposto al controllo del Consiglio costituzionale. I riferimenti a motivazioni e conseguenze relazionali rappresentano la riflessione dell’autore e non risultati già accertati dalla ricerca.</div>
<section class="pip-rel-sources">
<h3>FONTI UFFICIALI</h3>
<ul>
<li>Commissione europea, Joint Research Centre, indagine sull’uso, sulla percezione e sulla fiducia dei giovani nei chatbot per il sostegno emotivo e i consigli di vita:<a href="https://algorithmic-transparency.ec.europa.eu/news/new-research-survey-young-users-ai-chatbots-2026-07-10_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">algorithmic-transparency.ec.europa.eu</a></li>
<li>Assemblée nationale, approvazione definitiva delle conclusioni della commissione mista sul provvedimento relativo alla protezione dei minori dai rischi dei social network: <a href="https://questions.assemblee-nationale.fr/dyn/actualites-accueil-hub/proteger-les-mineurs-des-risques-auxquels-les-expose-l-utilisation-des-reseaux-sociaux-adoption-des-conclusions-de-la-commission-mixte-paritaire" target="_blank" rel="noopener noreferrer">assemblee-nationale.fr</a></li>
<li>Sénat, testo definitivamente approvato, contenuti del divieto, eccezioni e informazioni sul ricorso al Consiglio costituzionale: <a href="https://www.senat.fr/travaux-parlementaires/textes-legislatifs/la-loi-en-clair/proposition-de-loi-visant-a-proteger-les-mineurs-des-risques-auxquels-les-expose-lutilisation-des-reseaux-sociaux.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senat.fr</a></li>
<li>Sénat, testo della commissione mista paritaria e calendario previsto per l’applicazione ai nuovi account e a quelli già esistenti: <a href="https://www.senat.fr/leg/ppl25-903.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senat.fr</a></li>
</ul>
</section>
<div class="pip-rel-copyright">@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/">Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Giovani Adolescenti: l’analisi di Fondazione Artemisia. Giorlandino: i genitori sostengano e accompagnino i figli soprattutto in eta’adolescenziale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/05/giovani-adolescenti-lanalisi-di-fondazione-artemisia-giorlandino-i-genitori-sostengano-e-accompagnino-i-figli-soprattutto-in-etaadolescenziale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giovani-adolescenti-lanalisi-di-fondazione-artemisia-giorlandino-i-genitori-sostengano-e-accompagnino-i-figli-soprattutto-in-etaadolescenziale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 21:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione Artemisia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-1.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-1-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>« Occorre entrare nelle scuole, riportare i ragazzi al dialogo, al confronto, alla presenza fisica per consentire una corretta comunicazione e reciproci scambi emotivi. Occorre rieducare i giovani alle emozioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/05/giovani-adolescenti-lanalisi-di-fondazione-artemisia-giorlandino-i-genitori-sostengano-e-accompagnino-i-figli-soprattutto-in-etaadolescenziale/">Giovani Adolescenti: l’analisi di Fondazione Artemisia. Giorlandino: i genitori sostengano e accompagnino i figli soprattutto in eta’adolescenziale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-1.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-1-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p>« Occorre entrare nelle scuole, riportare i ragazzi al dialogo, al confronto, alla presenza fisica per consentire una corretta comunicazione e reciproci scambi emotivi. Occorre rieducare i giovani alle emozioni »</p>
<p>Fondazione Artemisia ETS, insieme a tutta la sua equipe e ai medici e agli psicologi della Rete Artemisia Lab, alla luce della propria attività quotidiana di assistenza e delle iniziative gratuite svolte a tutela delle fasce più deboli della popolazione, ha formulato un’analisi tecnica sui giovani adolescenti e sui problemi connessi ai loro rapporti umani e sociali, al fine di poter fornire il proprio fattivo contributo volto al sostegno e alla risoluzione dei problemi emotivi che li affliggono.</p>
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<ul class="ul1">
<li class="li1"><span class="s2">Abuso di droghe: analisi dei danni</span></li>
</ul>
<p class="p1"><span class="s3">L’abuso delle droghe in età giovanile e preadolescenziale crea danni irreversibili a livello neurologico incidendo irrimediabilmente sul futuro dei giovani, in quanto le sinapsi, già alterate dall’uso di droghe leggere, unitamente ad un eccessivo utilizzo dei videogiochi, crea una vera e propria paralisi della coscienza emotiva fino a condurre ad una vera e propria dipendenza che può trascendere in violenza.</span></p>
<ul class="ul1">
<li class="li1"><span class="s2">Input comunicativi errati in età preadolescenziale, quali danni neurologici possono provocare?</span></li>
</ul>
<p class="p1"><span class="s3">È ormai di tutta evidenza la mancanza del senso di responsabilità di molti adolescenti e giovanissimi, tra i 15 e i 20 anni, che commettono azioni deprecabili e prive di totale coscienza sociale. Questa deriva sociale a cui stiamo assistendo ormai da un pò di tempo è sicuramente imputabile ai 3 anni di pandemia da Covid-19 che hanno costretto i giovanissimi a vivere completamente isolati, collegati solo a un computer, scambiando la realtà virtuale con quella reale.</span></p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Danno impattante sul futuro dei ragazzi</b></li>
</ul>
<p>Cosa si intende per “danno impattante” per il futuro delle nuove generazioni?</p>
<p>L’assenza del contatto umano, sostituito dal mero contatto telematico o via web, ha completamente modificato il rapporto empatico tra le persone. Questo ha comportato stravolgimenti nella vita di ciascun individuo, provocando danni psicologici e morali, talvolta fomentati tramite web, per il mero gusto di provocare sofferenza o schiacciare la personalità dei propri simili, uomini o donne che siano.</p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Violenza di genere e violenza nei confronti dell’altro sesso</b></li>
</ul>
<p>Per poter riportare un equilibrio nella società, garantendo altresì la tutela dei più deboli, occorre entrare nelle scuole, riportare i ragazzi al dialogo, al confronto, alla presenza fisica per consentire una corretta comunicazione e reciproci scambi emotivi. Occorre rieducare i giovani alle emozioni, stimolare l’intelligenza empatica ed emotiva, la dialettica, la comprensione dell’altro, bisogna combattere la violenza invertendo la rotta tramite il dialogo, lo scambio di emozioni, che ristabilisce il giusto equilibrio e lo star bene con il prossimo, sia in gruppo che in un rapporto di coppia. Occorre far comprendere che la violenza non rappresenta la forza di un individuo.</p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Stalking, bullismo e mobbing </b></li>
</ul>
<p>Alla luce del quadro sopra delineato ben si comprende che lo scenario che abbiamo sotto gli occhi cela un prossimo futuro devastante e irrecuperabile.</p>
<p>La multi etnia deve essere ben gestita sin dal momento iniziale dell’accoglienza dei profughi ed in genere di persone con altre culture, che devono essere ben integrate e accolte. Ed infatti, l’assenza di integrazione e di regole morali all’interno di ogni Stato rende un Paese privo di storicità, che non riesce a fornire una formazione culturale capace di accogliere, che poi genera episodi di violenza soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli e delle donne.</p>
<p>Per far ciò, occorre cambiare il modello comunicativo televisivo, evitando la rappresentazione di adolescenti forti e potenti che pongono in essere atti violenti di supremazia al di fuori di ogni regola educativa.</p>
<p>A fronte dell’analisi sopra delineata, la Fondazione Artemisia ETS da sempre è attiva quotidianamente in ausilio ai giovani attraverso il proprio <b>numero verde 800 967 510</b> e con il sito <a href="http://www.artemisialabyoung.it/">www.artemisialabyoung.it</a>, oltre ad avere intrapreso un dialogo costruttivo con il Ministro dell’Istruzione Valditara e a provvedere all’erogazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro.</p>
<p>In questo scenario, è quantomai essenziale sensibilizzare lo Stato, il Ministero della Salute e dell’Istruzione, le Regioni e i centri di accoglienza, per attuare programmi per i giovani a 360°, che partano già dall’istruzione della scuola primaria, per continuare sugli adolescenti, al fine di avere un monitoraggio costante dei ragazzi e delle relative famiglie.</p>
<p>Serve maggior tutela e controlli più ampi nei confronti dell’intera famiglia, per creare un sistema di protezione che dia il coraggio alle vittime di parlare, di denunciare e rivolgersi a psicologi per essere sostenuti. Per i reati di stalking perpetrati da adulti solo un sistema normativo adeguato può arginare il dilagante fenomeno, poiché i danni ed i fattori interiori che un adulto porta dentro di sé derivano dall’educazione e dalle circostanze ambientali e dai percorsi formativi difficilmente recuperabili in età adulta.</p>
<p>Per questo la Fondazione Artemisia insiste sulla necessità di intervenire sui ragazzi, per creargli un sistema morale ed un senso civico che li tuteli anche in futuro, ritornando ad un sistema di comunicazione delle emozioni nel gruppo sociale.</p>
<p>Inoltre, la Fondazione Artemisia è sempre presente anche per la tutela della salute, soprattutto aggravatasi negli ultimi anni a causa della mancanza di prevenzione, dedicando nel suo ultimo evento due giorni di prevenzione gratuita in ambito oncologico il 5e 6 novembre, con controlli senologici eseguiti in collaborazione con il Prof. Vergine.</p>
<p>Concludendo, va ribadita la necessità di rinforzare nei genitori la consapevolezza che solo l’amore, la presenza e l’attenzione di un genitore nei confronti del proprio figlio, accompagnandolo e sostenendolo anche epidermicamente soprattutto in età adolescenziale, farà di lui un adulto più sereno e pronto alla comprensione dei propri simili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mariastella Giorlandino, Presidente della Fondazione Artemisia ETS</p>
</div>
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		<title>“Life” il progetto MOIGE contro la tossicodipendenza giovanile</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/26/life-il-progetto-moige-contro-la-tossicodipendenza-giovanile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=life-il-progetto-moige-contro-la-tossicodipendenza-giovanile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 14:19:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[contrasto uso droga]]></category>
		<category><![CDATA[MOIGE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725-300x211.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725-585x411.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Un inno alla vita che parte dalla scuola per contrastare l’assunzione di droghe tra gli adolescenti  Il progetto “Life” di MOIGE, Movimento Italiano Genitori, finanziato dal Dipartimento per le Politiche&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/26/life-il-progetto-moige-contro-la-tossicodipendenza-giovanile/">“Life” il progetto MOIGE contro la tossicodipendenza giovanile</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725-300x211.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/7CDF01AC-E727-4C72-B1BC-509DF894C725-585x411.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un inno alla vita che parte dalla scuola per contrastare l’assunzione di droghe tra gli adolescenti </span></em></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il progetto “Life” di MOIGE, Movimento Italiano Genitori, finanziato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, vuole sensibilizzare genitori, insegnanti e, soprattutto, ragazzi tra gli 11 e i 19 anni, riguardo questo tema, analizzando tutte le criticità che tale questione comporta e facendo riflettere i partecipanti, e non solo, sugli effetti delle sostanze stupefacenti sulla salute fisica e psichica.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Secondo i dati della Relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia anno 2024 (dati 2023)  sono quasi 960mila i ragazzi tra i 15 e i 19 anni ad aver riferito di aver utilizzato almeno una volta nel corso della propria vita una sostanza illegale tra cannabis, cocaina, stimolanti, allucinogeni e oppiacei (Dipartimento Politiche Antidroga (PCM), Relazione al Parlamento 2023– Parte II, Capitolo 2 pag. 32, Consumo di sostanze psicoattive illegali, Fonte dei dati: Consiglio Nazionale delle Ricerche &#8211; Istituto di Fisiologia Clinica (CNR-IFC)</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><a href="https://www.politicheantidroga.gov.it/media/mlsigkh0/relazione-al-parlamento_2024.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.politicheantidroga.gov.it/media/mlsigkh0/relazione-al-parlamento_2024.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1719480975011000&amp;usg=AOvVaw3afGfivtDbsjXUMh-UkI-O" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">https://www.<wbr />politicheantidroga.gov.it/<wbr />media/mlsigkh0/relazione-al-<wbr />parlamento_2024.pdf</a>)</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È di grande importanza partire tempestivamente con iniziative informative già in età preadolescenziale, poiché gli interventi dopo i 14-15 anni risultano molto spesso tardivi.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il progetto “Life” avrà una durata biennale e coinvolgerà circa 100 scuole del territorio nazionale, con attività mirate.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;obiettivo principale sarà quello di educare i giovani sul fenomeno della dipendenza da alcol e droghe, incrementando la loro consapevolezza.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Anche i docenti saranno formati con corsi online accessibili tramite una piattaforma interattiva pensata proprio dal Movimento Italiano Genitori, la quale avrà anche una funzione di archivio, poiché tutto il materiale prodotto potrà essere inserito in rete e consultato on demand, garantendo un processo di long life learning.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">A supporto, il MOIGE metterà a completa disposizione il suo team di psicologi e pedagogisti, per creare un kit didattico multimediale valido ed efficace.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Secondo le stime, l&#8217;iniziativa avrà circa 25.000 studenti beneficiari, con spazi di confronto tra ragazzi e psicologi, almeno 40 webinar tenuti da esperti e 100 docenti formati (uno per ogni istituto partecipante). Il progetto verrà completato da uno sportello di assistenza e supporto psicologico, per accogliere ed ascoltare gli studenti coinvolti.</span></p>
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		<title>VIOLENZA DI GENERE, UN ADOLESCENTE SU DUE HA SUBITO CONTATTI FISICI INDESIDERATI DA COETANEI: I DATI SHOCK DI FONDAZIONE LIBELLULA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/26/violenza-di-genere-un-adolescente-su-due-ha-subito-contatti-fisici-indesiderati-da-coetanei-i-dati-shock-di-fondazione-libellula/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=violenza-di-genere-un-adolescente-su-due-ha-subito-contatti-fisici-indesiderati-da-coetanei-i-dati-shock-di-fondazione-libellula</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 03:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione libellula]]></category>
		<category><![CDATA[survey]]></category>
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		<category><![CDATA[Violenza genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-2048x1152.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-1920x1080.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B1D8B80A-9D67-4B09-A42A-61378DF0A43C-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Sono allarmanti i dati emersi dalla survey “Teen Community” condotta da Fondazione Libellula per indagare la percezione della violenza di genere tra i giovani di età compresa tra 14 e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/26/violenza-di-genere-un-adolescente-su-due-ha-subito-contatti-fisici-indesiderati-da-coetanei-i-dati-shock-di-fondazione-libellula/">VIOLENZA DI GENERE, UN ADOLESCENTE SU DUE HA SUBITO CONTATTI FISICI INDESIDERATI DA COETANEI: I DATI SHOCK DI FONDAZIONE LIBELLULA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><em><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Sono allarmanti i dati emersi dalla survey “Teen Community” condotta da Fondazione Libellula per indagare la percezione della violenza di genere tra i giovani di età compresa tra 14 e 19 anni e presentata in un luogo emblematico quale la Casa dei Diritti a Milano. Basti pensare che il 48% ha subito contatti fisici indesiderati da parte di coetanei, mentre il 43% ha ricevuto richieste sessuali e attenzioni non desiderate. Queste situazioni sembrano riguardare di più le ragazze, che hanno una maggiore percezione delle forme di violenza e che sono anche più disposte a parlarne. “I dati sottolineano l&#8217;importanza di intervenire tempestivamente per sensibilizzare i giovani sulle complesse dinamiche della violenza di genere, promuovendo valori fondamentali come rispetto, consenso ed equità”, ha commentato Debora Moretti, Fondatrice e Presidente di Fondazione Libellula Impresa Sociale.</span></em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em> </em></strong>Diversi studi scientifici dimostrano che avere esperienze dirette o indirette di violenza può interferire sul proprio benessere psichico e sulle relazioni, soprattutto se questo accade in una fase delicata come quella dell’adolescenza. Queste esperienze, associate a sentimenti di paura, insicurezza, scarsa autostima e rifiuto, si traducono infatti spesso in difficoltà relazionali e comportamentali. Nasce dunque l’urgenza di educare le nuove generazioni a una cultura del consenso e del rispetto, come strumenti per prevenire e contrastare la violenza di genere. La survey “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Teen Community</em>” realizzata da Fondazione Libellula e presentata in un luogo emblematico quale la Casa dei Diritti a Milano, che ha coinvolto quasi 400 ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni in tutta Italia, ha cercato di indagare la percezione che in adolescenza si ha circa la violenza contro le donne e le complesse dinamiche tra i generi. I dati emersi dal sondaggio certamente non sono rassicuranti, a partire dalle esperienze dirette di violenza: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il 48% degli intervistati ha dichiarato di aver subito spesso o a volte contatti fisici indesiderati da parte di coetanei</strong>. Allo stesso tempo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il 43% afferma di aver ricevuto spesso o a volte richieste sessuali e attenzioni non desiderate</strong>: si tratta di situazioni di cui sono<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> vittime perlopiù le ragazze </strong>(<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">55%</strong>), <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">rispetto ai ragazzi </strong>(<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">25%</strong>). “I dati sottolineano l’urgenza di intervenire per sensibilizzare le nuove generazioni sulle complesse dinamiche della violenza di genere. Il fatto che le ragazze siano in prevalenza vittime di episodi di molestie ci fa ben capire quanto questo problema sia radicato nella nostra cultura e quanto quindi sia necessario promuovere una riflessione attiva tra i giovani, responsabilizzando in primo luogo scuole e famiglie”, ha commentato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Debora Moretti, Fondatrice e Presidente di <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Fondazione Libellula Impresa Sociale</em></strong>.</p>
<div id="attachment_78946" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-78946" class="wp-image-78946 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/0B3E7CD6-3229-4098-B076-D2E0A3CFE659-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/0B3E7CD6-3229-4098-B076-D2E0A3CFE659-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/0B3E7CD6-3229-4098-B076-D2E0A3CFE659-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/0B3E7CD6-3229-4098-B076-D2E0A3CFE659-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-78946" class="wp-caption-text">Debora Moretti</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Sono le ragazze ad avere una maggiore percezione delle forme di violenza e ad essere più aperte a parlarne. Differenza di percezione che si traduce in numeri preoccupanti: per esempio, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">solo il 33% dei ragazzi tra i 18 e i 19 anni ritiene inaccettabile che un ragazzo diventi violento in seguito a tradimento, contro il 79% delle ragazze</strong>, o ancora, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">solo il 29% degli adolescenti non è d’accordo sul fatto che il controllo non è sinonimo d’amore (contro il 48% delle ragazze)</strong>. In generale, dunque, le dinamiche alla base di una relazione affettiva sana sembrano non essere sempre chiare: gelosia, possesso, aggressività e invasione vengono considerate come espressione d’interesse e attenzione da parte del partner. Infatti sono ritenute <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">poco o per niente forme di violenza il controllare di nascosto il cellulare o i profili altrui </strong>(<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">39%</strong>), <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">impedire al partner di accettare amicizie online </strong>(<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">33%</strong>),<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> chiedere al partner con chi e dove è quando è fuori </strong>(<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">33%</strong>),<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> dire al partner quali vestiti può o non può indossare </strong>(<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">26%</strong>). Ugualmente i concetti di responsabilità individuale e di consenso sembrano non essere chiari: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">solo il 53% delle persone intervistate ritiene infatti che baciare qualcuno senza il suo consenso sia decisamente una forma di violenza, mentre per il 15% lo è per nulla o poco. </strong>Spesso questi comportamenti sono normalizzati e radicati come tali nella nostra cultura, che contribuisce quindi all’ideale dell’amore romantico basato su una pulsione alla fusione, all’annullamento dei confini tra partner e al possesso come indice della passione e dell’intensità della relazione, contribuendo alla definizione di ruoli ben codificati e alla creazione di rapporti di potere. “Normalizzare questi atteggiamenti non potrà che perpetuare e quasi autorizzare episodi di violenza di genere: ricordiamoci che i giovani di oggi saranno gli adulti di domani! Non a caso dalla survey «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">LUI</em>», realizzata qualche mese fa, emergeva il dato allarmante secondo cui un uomo su due ritiene che la violenza sulle donne sia un problema che non lo riguardi. È evidente dunque la necessità di un cambiamento strutturale che ci insegni il rispetto dell’altro, della propria individualità e dei propri spazi, a prescindere dal genere”, continua <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Debora Moretti</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Ma allora quanto impattano gli stereotipi di genere che le nuove generazioni hanno ereditato dalla società? Sembrerebbe molto, a giudicare dai risultati del sondaggio: le ragazze infatti tendono a parlare di più delle esperienze di violenza vissute direttamente o indirettamente con familiari, amici o comunque persone adulte. Invece i ragazzi sembrano essere più propensi a non avere una rete di confronto emotivo, gestendo spesso da soli queste situazioni, probabilmente perché esternare le proprie emozioni è ritenuto “non da uomo”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;«Il vero cambiamento, quello duraturo, avviene un passo alla volta»: le parole di Ruth Bader Ginsburg giurista magistrata e giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, paladina dei diritti delle donne, sono uno sprone ad agire con perseveranza e lungimiranza. E grazie anche a questa ricerca riusciremo ad agire con più efficacia e consapevolezza nel contrastare la violenza sulle donne di tutte le età, con un impegno capillare e condiviso di educazione al rispetto per prevenire i maltrattamenti e gli abusi anche in adolescenza”, ha commentato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la Presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti civili Diana De Marchi</strong> durante la presentazione.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Parole cui fanno eco quelle di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Elena Lattuada, Delegata del Sindaco di Milano alle Pari Opportunità</strong>: “È sempre fondamentale parlare di violenza sul corpo delle donne, per non dimenticare e rendere giustizia. Importante, in questo caso, conoscere il punto di vista degli e delle adolescenti, così come l’aver presentato l’indagine in un luogo simbolico di Milano, come la Casa dei Diritti”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/26/violenza-di-genere-un-adolescente-su-due-ha-subito-contatti-fisici-indesiderati-da-coetanei-i-dati-shock-di-fondazione-libellula/">VIOLENZA DI GENERE, UN ADOLESCENTE SU DUE HA SUBITO CONTATTI FISICI INDESIDERATI DA COETANEI: I DATI SHOCK DI FONDAZIONE LIBELLULA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Crepet al Privacy Day Forum: urgente tutelare i minori dagli effetti negativi dei social</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/03/26/crepet-al-privacy-day-forum-urgente-tutelare-i-minori-dagli-effetti-negativi-dei-social/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=crepet-al-privacy-day-forum-urgente-tutelare-i-minori-dagli-effetti-negativi-dei-social</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Mar 2023 17:33:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Federprivacy]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy Day Forum]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/3EBBF1EC-CAB4-40B0-A159-86852400ED7D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/3EBBF1EC-CAB4-40B0-A159-86852400ED7D.png 900w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/3EBBF1EC-CAB4-40B0-A159-86852400ED7D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/3EBBF1EC-CAB4-40B0-A159-86852400ED7D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/3EBBF1EC-CAB4-40B0-A159-86852400ED7D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/3EBBF1EC-CAB4-40B0-A159-86852400ED7D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Lo psichiatra Paolo Crepet, che parteciperà al Privacy Day Forum di Federprivacy: &#8220;Siamo arrivati all&#8217;apice degli effetti negativi di un uso smodato e incontrollato dei social. È ora di mettere un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Lo psichiatra Paolo Crepet, c</b></i></span></span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">he parteciperà al Privacy Day Forum di Federprivacy</i></span></span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">: &#8220;Siamo arrivati all&#8217;apice degli effetti negativi di un uso smodato e incontrollato dei social. </b></i></span></span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">È ora di mettere un argine&#8221;.</i></span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">Firenze, 21 marzo 2023 &#8211; Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione da parte delle istituzioni per incoraggiare gli utenti a utilizzare i social network in modo responsabile e a proteggere la loro privacy nelle loro relazioni online, e benché sia ormai risaputo che la condivisione dei propri dati personali sul web esponga a seri pericoli come furto d&#8217;identità, cyberbullismo, e altri fenomeni che fomentano odio e discriminazioni, la maggior parte delle persone, soprattutto i giovani, continuano spensieratamente a sbandierare online selfie e informazioni che li riguardano senza curarsi troppo di proteggere la propria sfera privata. </span></span></p>
<p><span> </span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">E gli effetti derivanti da un uso irresponsabile dei social media potrebbero essere ancora più preoccupanti di quanto si pensasse fino a poco tempo fa, perché nei giorni scorsi il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) </span></span><a href="https://www.cdc.gov/nchhstp/newsroom/fact-sheets/healthy-youth/sadness-and-violence-among-teen-girls-and-LGBQ-youth-factsheet.html" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.cdc.gov/nchhstp/newsroom/fact-sheets/healthy-youth/sadness-and-violence-among-teen-girls-and-LGBQ-youth-factsheet.html&amp;source=gmail&amp;ust=1679667466924000&amp;usg=AOvVaw0Voup-9nghpap_79l9irMY"><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">ha pubblicato un rapporto</span></span></a><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">in cui l&#8217;agenza federale del Dipartimento della salute degli Stati Uniti ha evidenziato che quasi tre ragazze adolescenti statunitensi su cinque (57%) si sono sentite costantemente tristi o senza speranza negli ultimi due anni, e quasi una giovane su tre (30%) ha preso seriamente in considerazione il tentativo di suicidio. </span></span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">E anche in Italia i dati forniti dall&#8217;ospedale pediatrico Bambino Gesù non sono meno allarmanti con un aumento del 75% dei tentativi di suicidio trai giovanissimi nel periodo della pandemia.</b></span></span></p>
<p><span> </span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">Commentando queste preoccupanti tendenze riguardo il possibile collegamento con l&#8217;uso dei social media, il </span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Prof. Paolo Crepet, psichiatra, educatore, saggista e opinionista, </b></span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">spiega:</span></span></span></span></p>
<p><span> <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-68095" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/1F03751C-7698-49FF-AE25-FD9301BB6786-300x222.png" alt="" width="300" height="222" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/1F03751C-7698-49FF-AE25-FD9301BB6786-300x222.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/1F03751C-7698-49FF-AE25-FD9301BB6786-585x434.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/03/1F03751C-7698-49FF-AE25-FD9301BB6786.png 599w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;Siamo arrivati all&#8217;apice degli effetti negativi di un uso smodato e incontrollato dei social. Se una ragazzina si fa un selfie e lo posta perché il mondo lo veda, a contare è solo la sua rappresentazione visiva, tutto il resto passa in secondo piano. Il punto è che si è perso il senso del limite. Si sta assecondando il cinismo di certe aziende che fatturano trilioni di dollari sfruttando l&#8217;immagine dei nostri figli. È ora di mettere un argine. I social in realtà dovrebbero chiamarsi a-social, visto che predicano assoluta solitudine&#8221;.</i></span></span></p>
<p><span> </span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">Sotto il profilo legale, il GDPR provvede tutele specifiche per i minori, e anche se in Italia l&#8217;età minima per accedere ai social è attualmente 14 anni, nelle scorse settimane il Garante per l&#8217;infanzia </span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2023-03/03-03-23%20Accesso%20ai%20social%2C%20Garlatti%20%E2%80%9CBene%20la%20proposta%20francese%20di%20alzare%20l%E2%80%99et%C3%A0%2C%20ma%20l%E2%80%99Italia%20scelga%2016%20anni%E2%80%9D.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2023-03/03-03-23%2520Accesso%2520ai%2520social%252C%2520Garlatti%2520%E2%80%9CBene%2520la%2520proposta%2520francese%2520di%2520alzare%2520l%E2%80%99et%C3%A0%252C%2520ma%2520l%E2%80%99Italia%2520scelga%252016%2520anni%E2%80%9D.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1679667466924000&amp;usg=AOvVaw0cs1UX7VOgkXqAwIPtVi8z" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">ha </a><a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2023-03/03-03-23%20Accesso%20ai%20social%2C%20Garlatti%20%E2%80%9CBene%20la%20proposta%20francese%20di%20alzare%20l%E2%80%99et%C3%A0%2C%20ma%20l%E2%80%99Italia%20scelga%2016%20anni%E2%80%9D.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2023-03/03-03-23%2520Accesso%2520ai%2520social%252C%2520Garlatti%2520%E2%80%9CBene%2520la%2520proposta%2520francese%2520di%2520alzare%2520l%E2%80%99et%C3%A0%252C%2520ma%2520l%E2%80%99Italia%2520scelga%252016%2520anni%E2%80%9D.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1679667466924000&amp;usg=AOvVaw0cs1UX7VOgkXqAwIPtVi8z" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">sollecitato il governo italiano</a></span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;a trovare il coraggio di alzare a 16 anni l&#8217;età minima per il consenso digitale al trattamento dei dati dei minorenni senza l&#8217;intervento dei genitori&#8221;.</i></span></p>
<p><span> </span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">Anche se la proposta potrebbe essere  un passo avanti, secondo <b>Nicola Bernardi</b>, presidente di <b>Federprivacy</b>, neanche l&#8217;innalzamento dell&#8217;età a 16 anni potrebbe costituire una misura sufficiente per mettere pienamente al riparo i giovani dai rischi che corrono sui social:</span></span></p>
<p><span> </span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;Ovviamente, raggiunto un maggiore di livello di maturità l&#8217;utente sarà maggiormente in grado di proteggersi, ma in realtà quella con i social network è una battaglia impari, perché essi si avvalgono di potenti mezzi di persuasione, come ad esempio i dark pattern, che di fatto ingannano gli utenti invogliandoli a fornire con un semplice click i loro consensi e a prendere decisioni dettate dall&#8217;impulso che, se si prendessero il tempo per riflettere, probabilmente non prenderebbero con la stessa facilità. Non a caso i garanti europei di recente hanno pubblicato delle </i></span></span><a href="https://www.federprivacy.org/informazione/primo-piano/attenzione-ai-modelli-ingannevoli-che-violano-la-privacy-nelle-interfacce-dei-social-media-pubblicate-le-linee-guida-03-2022" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.federprivacy.org/informazione/primo-piano/attenzione-ai-modelli-ingannevoli-che-violano-la-privacy-nelle-interfacce-dei-social-media-pubblicate-le-linee-guida-03-2022&amp;source=gmail&amp;ust=1679667466924000&amp;usg=AOvVaw0-MY-3nish1re41Qcyu5vD"><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">linee guida per aiutare gli utenti</i></span></span></a><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;"><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">a riconoscere questi trabocchetti e ad evitarli. Come fu fatto a suo tempo per le sigarette relativamente ai danni sulla salute che può comportare il fumo, così una soluzione efficace sarebbe che, prima di postare un contenuto sensibile, gli utenti visualizzassero un avviso sui concreti rischi che corrono se decidono di procedere con la pubblicazione&#8221;.</i></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span> </span><span><span style="font-family: Arial, Helvetica, Verdana;">La generalizzata rinuncia alla privacy sui social network da parte della maggior parte degli utenti, ai quali paradossalmente sembra non interessare che si tratta di un diritto fondamentale e una norma di buon senso per chiunque si affacci su internet, sarà al centro del dibattito al prossimo <b>Privacy Day Forum</b> in programma il <b>25 maggio </b>con la partecipazione di <b>Paolo Crepet</b>.</span></span></p>
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		<title>Mal di social, quali terapie? Approfondimento a Digitale Italia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/24/mal-di-social-quali-terapie-approfondimento-a-digitale-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mal-di-social-quali-terapie-approfondimento-a-digitale-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 02:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[AIDR]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="614" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-300x115.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-1024x393.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-768x295.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-1536x589.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-1170x449.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-585x224.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Due ore al giorno, questo in media il tempo trascorso sui social network in Italia nell’ultimo anno, secondo il rapporto We Are Social 2021.  Facebook, Instagram, Tik Tok, continuano a&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/24/mal-di-social-quali-terapie-approfondimento-a-digitale-italia/">Mal di social, quali terapie? Approfondimento a Digitale Italia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="614" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-300x115.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-1024x393.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-768x295.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-1536x589.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-1170x449.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/4845E391-6C78-47FE-98ED-2107CBE3E54D-585x224.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Due ore al giorno, questo in media il tempo trascorso sui social network in Italia nell</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ultimo anno, secondo il rapporto We Are Social 2021.  Facebook, Instagram, Tik Tok, continuano a crescere, complice la pandemia che ha spostato on line i momenti di socialit</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Quali sono gli effetti della iperconnessione, ci sono delle regole online da rispettare, come tutelare le persone pi</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">vulnerabili? A Digitale Italia, nuovo approfondimento dedicato all</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">uso dei social network. Ospiti del format web ideato da Aidr: Melania Petriello, giornalista e autrice TV e Ruggero Parrotto, manager d</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">azienda e socio Aidr. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">I media hanno un ruolo importantissimo </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ha sottolineato nel suo intervento la giornalista Melania Petriello, in questo momento estremamente delicato sono chiamati infatti ad una maggiore responsabilit</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. I ragazzi che si formano una opinione sulla rete hanno bisogno di strumenti che li aiutino al discernimento.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">” “</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non basta la regolamentazione dei social &#8211; ha proseguito Ruggero Parrotto, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">necessario condurre i ragazzi in un percorso consapevole all</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">uso dei social network. Questo </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">possibile soltanto investendo nella diffusione della cultura digitale, che deve necessariamente essere trasversale.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span></p>
<p>https://www.aidr.it/mal-di-social-terapia-durto-per-gli-adolescenti-video/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/24/mal-di-social-quali-terapie-approfondimento-a-digitale-italia/">Mal di social, quali terapie? Approfondimento a Digitale Italia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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