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		<title>Ucraina, da Kiev a Roma, l&#8217;accoglienza come strada per la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2022 03:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="512" height="373" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4-300x219.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>Roma Ucraina. Gli aiuti, l&#8217;accoglienza, le diaspore: una città per la pace&#8217; Roma &#8211; Kiev, dove &#8220;segnali di pace&#8221; e forza d&#8217;animo della popolazione si confrontano con la sofferenza e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/14/ucraina-da-kiev-a-roma-laccoglienza-come-strada-per-la-pace/">Ucraina, da Kiev a Roma, l&#8217;accoglienza come strada per la pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="512" height="373" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/3512B2B9-1D4C-4031-B342-F4AABEFA0FB4-300x219.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p><p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Roma Ucraina. Gli aiuti, l&#8217;accoglienza, le diaspore: una città per la pace&#8217;</strong></p>
<p><span data-originalfontsize="16px" data-originalcomputedfontsize="16">Roma &#8211; Kiev, dove &#8220;segnali di pace&#8221; e forza d&#8217;animo della popolazione si confrontano con la sofferenza e I timori per i combattimenti nell&#8217;est dell&#8217;Ucraina, e Roma, che lancia il suo messaggio di pace accogliendo e tutelando I fragili, provando a immaginare percorsi di integrazione anche in ascolto della sua comunità di origine ucraina. Un legame, quello tra Kiev e Roma, tra l&#8217;Ucraina e l&#8217;Italia, a ormai 48 giorni dall&#8217;inizio dell&#8217;offensiva militare russa il 24 febbraio, oggi al centro di un dibattito pubblico nella sede dell&#8217;agenzia di stampa Dire e online.<br />
I temi sono in evidenza nel titolo, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8216;Roma Ucraina. Gli aiuti, l&#8217;accoglienza, le diaspore: una città per la pace&#8217;</strong>. A partecipare anche anche due religiosi ucraini, uno di base a Roma, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">don Marco Yaroslav Semehen, rettore della basilica minore di Santa Sofia</strong> degli ucraini greco-cattolici, e uno in videocollegamento da Kiev, don Maksim Ryabukha, salesiano.<br />
Apre i lavori, sollecitato dal moderatore, il giornalista Vincenzo Giardina, proprio <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">don Ryabukha</strong>. &#8220;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Kiev sta piano piano tornando in una condizione normale</strong>, ma è pur sempre la normalità di uno stato di guerra&#8221; scandisce il sacerdote anche in riferimento al recente ritiro delle forze armate russe dai sobborghi della capitale. &#8220;La consapevolezza che il conflitto imperversa nel sud e nell&#8217;est del Paese provoca molta tristezza&#8221;.<br />
Sentimenti forti, quelli che animano gli abitanti di Kiev, che come luci e ombre dialogano con &#8220;la presenza di Dio, molto forte in questi giorni qui&#8221;, e con &#8220;i segnali che ci fanno credere alla pace&#8221; e che fanno pensare che &#8220;non è vero che il conflitto durerà mesi o anni, come dicono in molti&#8221;.<br />
L&#8217;orizzonte temporale torna anche nelle riflessioni di don Semehen. Se è vero infatti che in circa un mese e mezzo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">4,6 milioni di persone hanno già lasciato l&#8217;Ucraina e oltre 83mila sono già giunte in Italia</strong>, il sacerdote guarda anche al futuro e riflette sul presente. &#8220;Il Comune di Roma e la Regione Lazio, insieme alle comunità ecclesiastiche, stanno facendo uno sforzo immenso per accogliere&#8221; dice don Semehen, che però si chiede: &#8220;Dove alloggeranno in futuro queste persone? Perché gli alloggi al momento sono temporanei e questo crea vari problemi, per esempio le famiglie ospitate in hotel non possono iscrivere I figli a scuola&#8221;.<br />
Tre le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">priorità</strong> da affrontare per il dopo, secondo il rettore della basilica di Santa Sofia, un riferimento per i circa 15mila cittadini ucraini residenti a Roma già da prima dello scoppio della guerra: &#8220;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Assistenza psicologica</strong>, perché tante persone stanno manifestando disagio e malanni psico-somatici; tutela dei minori; alloggi permamenti&#8221;.<br />
Ad attraversare trasversalmente questi tre aspetti, si intuisce, è la cura e l&#8217;assistenza dei più fragili. Di questo aspetto, inteso come <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;priorità&#8221;</strong>, dice <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali di Roma capitale</strong>. &#8220;Siamo felici di aver potuto fornire un rifugio sicuro a persone in condizioni di vulnerabilità, come persone non vedenti o genitori anziani con figli disabili&#8221;, sottolinea la dirigente, che pure guarda alla prossima fase, quella della seconda accoglienza anche per molte delle &#8220;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">2mila persone ospitate in strutture alberghiere convenzionate con il Comune che fra poco si troveranno ad affrontare la stagione turistica</strong>&#8220;.<br />
Riferisce Funari: &#8220;Al momento stiamo lavorando in stretto coordinamento con la Regione Lazio per provare a tutelare le persone più vulnerabili nelle fasi di trasferimento che potrebbero seguire, provando a chiedere che rimangano a Roma qualora abbiano già avviato un percorso di integrazione, iscritto i bambini a scuola o abbiano necessità sotto il profile <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">socio-sanitario</strong>&#8220;.<br />
E&#8217; una prova di accoglienza, che secondo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mario Giro, esponente della Comunità di Sant&#8217;Egidio già viceministro degli Esteri, </strong>dimostra una volta di più che &#8220;gli europei sono molto più accoglienti di quanto la politica racconti&#8221;. E a confermarlo, dice Giro rispondendo implicitamente alle polemiche sul presunto &#8220;doppio standard&#8221; dell&#8217;accoglienza dei Paesi europei, anche &#8220;quello che abbiamo visto coi tanti siriani fatti arrivare con I corridoi umanitari&#8221;, organizzati dal 2016 da Sant&#8217;Egidio e dale Chiese protestanti in partnership con le istituzioni italiane. &#8220;Ora &#8211; sottolinea Giro &#8211; lo vediamo ancora con i tanti ucraini accolti in Polonia e nei Paesi del continente&#8221;.</span></p>
<p><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">fonte «Agenzia DIRE»</em></p>
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