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	<title>Anni di piombo Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Lettera ai ragazzi di oggi per non accogliere la mistificazione delle piazze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 11:32:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1132" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1024x566.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-768x425.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1920x1061.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1170x647.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-585x323.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Mi rivolgo ai ragazzi. Una generazione tra i quindici anni e l&#8217;università. Scrivo queste righe a Roma, ma con la testa alla mia Calabria, una mattina di ombre di ottobre,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1132" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1024x566.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-768x425.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1920x1061.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-1170x647.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-19-at-10.14.58-585x323.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><blockquote><p><em><strong>Mi rivolgo ai ragazzi. Una generazione tra i quindici anni e l&#8217;università. Scrivo queste righe a Roma, ma con la testa alla mia Calabria, una mattina di ombre di ottobre, con il caffè già freddo&#8230;</strong></em></p></blockquote>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong></p>
<p>Mi rivolgo a voi ragazzi, alla generazione che va dagli ultimi anni della scuola media a tutta l&#8217;università. È una fascia ampia, anche pedagogicamente articolata, che vive esperienze diverse, in contesti storici diversi, secondo le età della vita. Dai quindici, sedici, diciassette anni, fino al tempo in cui si lasciano gli studi universitari.</p>
<p>Ho attraversato queste fasi. Ho attraversato il Sessantotto in terza media in Calabria, ho vissuto gli anni formativi sempre in Calabria e poi l&#8217;università. Dapprima a Salerno e successivamente a Roma. Ho vissuto esperienze diverse, ma gli anni che maggiormente mi hanno segnato restano legati a tre tappe fondamentali.</p>
<p>La prima tappa è la terza media. Terza Media a San Lorenzo del Vallo.<br />
Fui rimandato in italiano e agli esami di riparazione a settembre svolsi un tema sull&#8217;occupazione sovietica in Cecoslovacchia (1). Non si volle credere che un ragazzo di paese, di Calabria, potesse interessarsi a un simile problema. Quando andai agli esami di riparazione ci furono molti interrogativi. Me lo ricordo come fosse ieri, l&#8217;aula piccola, il professore con gli occhiali spessi.</p>
<p>In quell&#8217;estate avevo letto sui giornali, pur essendo ragazzino, della morte di Jan Palach (2), che si era dato fuoco davanti ai carri armati sovietici entrati a Praga. Quella data mi ha segnato moltissimo e mi ha orientato verso una formazione e una cultura completamente non comunista ma assolutamente libera.</p>
<p>Poi vennero gli anni liceali. Liceo a Spezzano Albanese.<br />
Facemmo molte lotte per ottenere il liceo in una comunità vicina al mio paese. Ottenemmo il liceo, ma non l&#8217;autonomia, che arrivò dopo. Ottenemmo comunque risultati importanti, tra cui quello di fare cortei e contestazioni senza alcuna bandiera, nonostante alcuni gruppi, tra cui anarchici e gruppi di sinistra, tentassero di inserirsi. Non vi riuscirono. Perché era forte in noi, allora davvero, la volontà di autonomia e di libertà. Eravamo giovani. E credevamo nella libertà.</p>
<p>Poi vennero gli anni universitari. Da Salerno a Roma.<br />
Il primo anno a Salerno fu tranquillo, superai due esami. Poi, poiché alcuni ragazzi a me cari e amici che credevo veri si erano trasferiti a Roma, mi trasferii anch&#8217;io a Roma. Gli anni vissuti a Roma furono i più formativi e anche i più terribili, il settantasei, il settantasette, il settantotto (3). Quell&#8217;esperienza mi ha provato, mi ha formato, mi ha caratterizzato, non plagiato, e mi ha fatto comprendere come le ideologie, a mio avviso, siano sempre violenza, sempre manovrate e manovrabili. Non ho mai accettato i libretti rossi che venivano distribuiti in quel tempo e neppure prima al grido delle tre M: Marx, Mao, Marcuse (4).</p>
<p>Chi non ha vissuto quegli anni direttamente e ha cercato di capirli solo attraverso i mezzi di comunicazione, non può capire fino in fondo, a mio parere, e non ha il diritto morale di esprimere giudizi definitivi su situazioni non vissute direttamente. Vi assicuro che Roma di quegli anni, il settantasette e il settantotto, fu nella mia memoria diretta una stagione violenta ma certamente formativa. Violenta perché se noi ragazzi non eravamo allineati con Lotta Continua, il Quotidiano dei Lavoratori, l&#8217;Unità e altro nella tasca (5), eravamo presi di mira in modo serio, in modo vero.</p>
<p>Che cosa voglio dirvi, dunque.<br />
Voglio dire a questa generazione che vive oggi queste fasi: non lasciatevi ingannare dalle ideologie, non credete a coloro che vogliono fare contestazioni di piazza per utilizzare la piazza per altri obiettivi, perché le piazze sono diverse come diversi sono gli obiettivi. C&#8217;è chi contesta credendo a quell&#8217;età in alcuni valori, ma ci sono quelli che non credono a nulla eppure hanno una loro formazione ben precisa. Tutto questo è parte integrante di ciò che accade oggi.</p>
<p>Che cosa è la mistificazione delle piazze. È far credere che una contestazione sia spontanea, libera, nata dal basso, mentre è organizzata dall&#8217;alto per altri fini. Si usa la vostra età, la vostra generosità, il vostro bisogno di credere, per coprire interessi che non sono i vostri. Si mette una bandiera davanti per non farvi vedere chi la tiene dietro (6). Non dimenticate che le bandiere, in questo caso, aiutano a nascondere chi non ha il coraggio delle proprie idee vere.</p>
<p>Non lasciatevi convincere.<br />
Pensate con la vostra testa.</p>
<p>Che cosa mi ha cambiato fortemente in quegli anni. Mi ha tolto ogni illusione politica una manifestazione che non dimentico mai e che mi ha permesso poi di scrivere tre o quattro libri su quella vicenda. Allora avevo ventitré anni. Ero già ben consapevole.</p>
<p>Ricordo che appresi la notizia dell&#8217;uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse (7), che allora, secondo una formula giornalistica diffusa, si diceva fossero compagni che sbagliavano. Ero a Roma, alla Casa dello Studente (8) &#8211; quella di via De Lollis, non la De Dominicis dove andavo a mangiare qualche volta &#8211; e appresi la notizia dalla televisione intorno alle tredici. Il giorno dopo dovevo sostenere l&#8217;ultimo esame di letteratura contemporanea. Mi presentai all&#8217;esame, consapevole e inconsapevole insieme, e il docente mi disse: come ti permetti di venire oggi a sostenere l&#8217;esame, noi tutti scioperiamo e andiamo in piazza. Docenti di marchio comunista.</p>
<p>Il pomeriggio ci fu una grande manifestazione al Colosseo. Andai al Colosseo e ricordo ancora che vestivo l&#8217;impermeabile bianco, era il nove maggio e faceva freddino. Ricordo l&#8217;odore di fumo, di lacrimogeni vecchi, e i sanpietrini bagnati. Lì che cosa vidi. Vidi bandiere democristiane incrociarsi con bandiere della falce e martello. E mi chiesi per quale motivo. Non sono le stesse appartenenze politiche che, a mio giudizio storico, non vollero le trattative perché Moro si liberasse. Erano ambienti comunisti quelli che consideravano Moro non lucido nelle sue lettere (9), e una parte della democrazia cristiana quella che non volle cedere alle trattative. Mi esplose nella coscienza una ribellione, una rivolta. Fu terribile. Il pensiero mi tornò a quei docenti che non vollero farmi sostenere l&#8217;esame di letteratura contemporanea: eskimo, basco, lessico scurrile, occhiali scuri ovali o occhialini e barba incolta (10).</p>
<p>Ciò che mi fece capire ancora di più la questione in quell&#8217;anno fu Leonardo Sciascia con il suo L&#8217;affare Moro (11), scritto subito dopo. Sciascia descrisse proprio quelle immagini che avevo vissuto direttamente e si chiese come fosse possibile che nel vento dell&#8217;area antistante il Colosseo si intrecciassero la falce e martello e lo scudo crociato. Quelli che non accettarono le trattative per la liberazione di Moro. Lì compresi che non esiste politica che possa dirsi autentica, io pensavo umana, se diventa solo potere, e lì capii che cosa è il potere.</p>
<p>Sono rimasto sempre convinto che Moro venne ucciso perché non si volle che restasse vivo nella stagione del compromesso storico (12). Grandi responsabilità, a mio avviso, dei comunisti di allora e dei democristiani di allora. Responsabilità politiche e storiche, non giudiziarie. Eppure chi ha vissuto quegli anni non può dimenticare. Non deve.</p>
<p>Ricordo che un giorno qualcuno disse, dai giornali di allora e dai telegiornali, che si era svolta una seduta spiritica che avrebbe indicato dove si trovava il corpo di Moro o il covo di Moro (13). Quel personaggio, nella mia memoria di lettore di cronache, lo ritrovai poi Presidente del Consiglio e Ministro e mi chiesi se fosse possibile che l&#8217;opinione pubblica potesse credere a questi fatti. Eppure un mondo cattolico cosiddetto progressista e i comunisti, a mio giudizio, hanno sempre appoggiato questa visione. È una visione tragica. Nei miei libri su Moro l&#8217;ho scritto (14).</p>
<p>Vorrei dire ai ragazzi, ai giovani: attenzione. Le ideologie non salvano. Le contestazioni e le rivolte di piazza non servono. Cercate di essere autentici, autonomi, liberi. Leggete, ma con cognizione seria e senso critico. Non vi lasciate abbindolare da nessuna bandiera. Perché tutte le bandiere hanno i loro buchi, i loro tagli, i loro interessi. Con qualsiasi governo.</p>
<p>Chi è specializzato in queste operazioni, per esperienza vissuta fin dalla terza media, è stata a mio giudizio la sinistra. Perché la contestazione per la sinistra, secondo la mia esperienza, non può esistere se non come appropriazione. Quando feci quel tema sull&#8217;occupazione sovietica a Praga, mi fu contestato, ricordo benissimo, eravamo nel Sessantotto, che era una lettura solo parziale dei fatti. Nel Sessantotto, io ragazzino, mi si disse questo soltanto perché avevo condannato quella tragedia. Quando leggevo le opere di Solzenicyn (15) mi indicavano come un fascista da isolare e condannare.</p>
<p>C&#8217;è quindi una linea, una visione precisa dagli anni quaranta e cinquanta in poi. Il potere che diventa regime ideologico. E soprattutto quando al potere non c&#8217;è la sinistra, bisogna abbattere quel potere. È la lezione marxista, la lezione di Engels, la lezione sovietica, che non ha smesso di insistere. Si è trasformata, grazie a un progressismo cosiddetto democristiano, in un mondo prima cattocomunista, come diceva Alberto Ronchey con il cosiddetto fattore K (16), e poi liberal, laico, lib lab da salotto e così via. Davanti alle lezioni dei nuovi filosofi francesi che in quel tempo leggevo, ovvero Glucksmann e Bernard Henri Lévy (17), mi si condannava di essere un antirevoluzionario. Pavese e Ungaretti erano banditi alla Casa dello Studente (18).</p>
<p>Ma andiamo a vedere che cosa sono diventati coloro che facevano le lotte di massa. Facciamoci una domanda. L&#8217;invidia, l&#8217;arroganza, l&#8217;egoismo. Volevano diventare ciò che non erano. E questa è, a mio avviso, la sinistra. Si lotta per diventare ciò che non si è o per avere ciò che non si ha. Poi tutto è parvenza, tutto è apparenza. Tutto omologazione.</p>
<p>Non credete, ragazzi, a tutto ciò che vedete. Al vandalismo che domina le piazze dite di no. Non cadete nella demagogia. Pensate con la vostra testa, leggete con la vostra testa, interpretate con la vostra testa. I cattivi maestri c&#8217;erano ieri, ci sono stati nel corso degli anni, ci sono ancora oggi. Direi più semplicemente che esistono cattive persone che propongono un loro modello di insegnamento. Non cattivi maestri.</p>
<p>Ieri il cattivo maestro aveva eskimo e basco e distribuiva ciclostilati. Oggi ha un profilo social, fa l&#8217;influencer politico, occupa le scuole e vi insegna a gridare slogan che non ha mai studiato. Il metodo è lo stesso (19). Oggi diremmo che è un algoritmo che si ripete. Cambia solo il mezzo. Prima era il megafono, ora è appunto l&#8217;algoritmo. Ma l&#8217;obiettivo resta l&#8217;appropriazione della vostra libertà. Non permettete ciò. Le crisi ci sono sempre state con tutti i Governi. È una questione mai risolta. C&#8217;è stato un tempo che per la crisi del carburante e per il troppo inquinamento si circolava con le auto a targhe alterne (20).</p>
<p>Ragazzi, cercate di essere liberi nel pensiero. È l&#8217;invito che vi viene da una persona che ha vissuto molte stagioni e che ha compreso che la verità assoluta non esiste. Esiste la propria verità, quella che viviamo abitandola e osservando tutto con spirito critico.</p>
<p>E qui viene il punto che voglio lasciarvi. Essere liberi non è solo dire di no alle bandiere. È dire di sì a qualcosa che vale. La piazza che mistifica vi offre una appartenenza urlata. Io vi propongo una appartenenza silenziosa: la bellezza, lo studio, l&#8217;amore, il lavoro fatto bene, il rispetto per l&#8217;altro (21). La piazza vi vuole omologati. La bellezza vi vuole unici. C&#8217;è sempre un&#8217;uscita di sicurezza per chi si trova a un bivio. Scegliere il bene e la libertà nel pensare senza farvi indottrinare (22).</p>
<p>Siate liberi. Veri. Amate con il cuore. Cercate la bellezza e non le piazze delle bandiere.</p>
<p>Da un settantenne e più quasi disincantato e oltre che ha vissuto direttamente ciò che racconta.<br />
Scrivo queste righe a Roma, ma con la testa alla mia Calabria, una mattina di ombre di ottobre, con il caffè già freddo. Mentre resto seduto in una poltrona con un braccio fratturato dopo una brutta scivolata tra pile di libri sparsi nel corridoio.</p>
<p>NOTE</p>
<p>(1) Occupazione della Cecoslovacchia. 20-21 agosto 1968. Intervento delle truppe del Patto di Varsavia per stroncare la Primavera di Praga di Alexander Dubcek.</p>
<p>(2) Jan Palach. 1948-1969. Studente di filosofia all&#8217;Università Carlo di Praga. Si cosparse di benzina e si diede fuoco il 16 gennaio 1969 in piazza San Venceslao.</p>
<p>(3) Triennio 1976-1978. Anni di piombo al culmine. Il 1976 sorpasso elettorale del Pci. Il 1977 movimento dell&#8217;autonomia, Sapienza occupata, Giorgiana Masi. Il 1978 Moro.</p>
<p>(4) Le tre M. Karl Marx, Mao Zedong autore del Libretto Rosso, Herbert Marcuse autore de L&#8217;uomo a una dimensione 1964.</p>
<p>(5) Lotta Continua, Quotidiano dei Lavoratori, l&#8217;Unità. Avere in tasca il giornale giusto era segno di appartenenza.</p>
<p>(6) Mistificazione. Dal latino tardo mystificare. Costruzione di una falsa coscienza collettiva.</p>
<p>(7) Aldo Moro. 1916-1978. Rapito in via Fani il 16 marzo 1978, corpo in via Caetani il 9 maggio 1978.</p>
<p>(8) Casa dello Studente. Via Cesare De Lollis a San Lorenzo e Enrico De Dominicis alla Tiburtina. Occupazioni permanenti negli anni settanta.</p>
<p>(9) Lettere di Moro. Oltre 90 lettere. Parte di Dc e Pci sostenne non fosse lucido. Sciascia parlò di cinismo di Stato.</p>
<p>(10) Eskimo, basco. Uniforme del Settantasette. Giaccone militare americano, basco alla Che Guevara, occhiali scuri ovali o occhialini, barba incolta.</p>
<p>(11) Leonardo Sciascia, L&#8217;affare Moro, Sellerio 1978.</p>
<p>(12) Compromesso storico. Formula di Berlinguer su Rinascita, ottobre 1973, dopo il golpe in Cile.</p>
<p>(13) Seduta spiritica di via Gradoli. 2 aprile 1978, casa di Alberto Clò a Bologna, con Romano Prodi, Mario Baldassarri. Emerse nome Gradoli.</p>
<p>(14) I miei libri su Moro. L&#8217;ultima primavera. Il Coscile, Castrovillari, 1998. Il perduto equilibrio nei giorni tristi di Aldo Moro. Edizioni Il Coscile, Castrovillari, 2008. La farfalla ha le ali spezzate. Edizioni Il Coscile, Castrovillari, 2016.</p>
<p>(15) Aleksandr Solzenicyn. 1918-2008. Nobel 1970. Arcipelago Gulag 1973.</p>
<p>(16) Fattore K. Alberto Ronchey 1979. K sta per Komintern.</p>
<p>(17) Nouveaux philosophes. André Glucksmann, Bernard Henri Lévy. 1976-77.</p>
<p>(18) Pavese e Ungaretti banditi. Considerati borghesi e decadenti nei collettivi.</p>
<p>(19) Algoritmo e megafono. Ieri ciclostile, oggi algoritmo. Silone: La scuola dei dittatori 1938 e Uscita di sicurezza 1965.</p>
<p>(20) Targhe alterne. Austerity 1973-74, crisi petrolifera del Kippur. Domeniche a piedi.</p>
<p>(21) Bellezza come antidoto. Tema centrale in Bruni. Non estetica ma etica.</p>
<p>(22) Uscita di sicurezza. Ignazio Silone, Uscita di sicurezza, Vallecchi Editore, Firenze, prima edizione maggio 1965, 242 pagine. La scuola dei dittatori, Zurigo 1938, Mondadori 1962.</p>
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		<title>“Siete solo vandali”. Dalla frase del funzionario di polizia con il volto insanguinato a Milano, agli anni di piombo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:46:05 +0000</pubDate>
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<p>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere il&#8230;</p>
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<h6 class="entry-title"><em>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere il nostro tempo.</em></h6>
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<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Milano, 18 ott. 2026 – Cos’è stato il ’68? Ormai nessuno lo ricorda. È una generazione non vecchia, quella che ha fatto il ’68, ma completamente anziana, che è peggio, disincantata dal fallimento non della politica ma dei principi, dei valori, dei significati. Alcuni sembrano ancora rimasti a Valle Giulia.</p>
<p>La generazione che ha fatto il ’77 e ’78, ovvero la mia, tutti pensionati ormai, ha assistito e vissuto un passaggio particolare che è quello del superamento della fantasia al potere e l’avanzare del compromesso storico con le disillusioni delle illusioni che hanno portato a Via Fani e a Via Caetani. Ovvero il rapimento di Moro, la sua uccisione, la scorta e altre tragedie. Dalle illusioni tragiche dei tralicci alla tragedia delle macerie. Con un filo che lega ancora il ’68 al ’77 e ’78.</p>
<p>In mezzo una società che ha assistito al passaggio da un papato giovanneo a uno paolino. Da mettete fiori nei vostri cannoni alle sedute spiritiche, attenzione ho detto spiritiche, non psicoanalitiche o spirituali. E la politica in mezzo a uno Stato con presidente della Repubblica Saragat e poi una presidenza Leone. Insomma un disegno problematico e democratico.</p>
<p>E in mezzo una politica internazionale al cui centro nel ’68 i carri armati sovietici a Praga e nel ’78 il genocidio in Cambogia con la rivoluzione dei Khmer Rossi. Insomma un’epoca di dominazione comunista. Mettiamoci dentro le Brigate Rosse che qualcuno vuole far intendere fossero guidate dalla CIA. La cronaca diventava storia. Se non la si è vissuta in prima persona è tutta finzione ideologica.</p>
<p>Gli anni Ottanta del Novecento furono gli anni che portarono allo sfracellamento del comunismo sovietico e all’abbattimento dei Muri con il forte intervento occidentale e con la sofferta e vitale posizione del grande Papa polacco. Qui iniziano gli anni nuovi. Quelli che condurranno allo scontro epocale tra Occidente e Oriente, ovvero allo scontro, parliamoci chiaro, tra Cristianesimo e Islamismo. Parentesi o non parentesi, la storia non ha mai parentesi.</p>
<p>In Italia il comunismo è diventato un cambio di pelle ma non di visione del mondo. La visione del mondo è rimasta quella marxista, nonostante il legame tra quelli che si dicono cattolici e quelli che si definiscono progressisti. Il compromesso storico, mai realmente voluto da Moro, è ancora in Parlamento e nelle piazze. È soltanto questione di potere.</p>
<p>Poi arrivano gli anni del cambiamento della destra. Alleanza Nazionale mette insieme diverse anime anticomuniste, comprese le anime che sono ancora eredi del pensiero del fascismo. Ci penserà l’imprenditoria a trasformare tutto con un passaggio dalla politica pura alla economia di mercato. Ma saranno comunque sempre i cattocomunisti che creeranno l’Europa dei mercati e l’introduzione dell’unità europea senza una Europa unitaria consolidata. L’illusione iniziale della fantasia al potere è diventata il potere dell’illusione in regime europeo.</p>
<p>Dopo una pausa sotterranea dei sessantottini e dei settantottini e governi alternati da sedute spiritiche, con alternanze liberal centriste e confusionarie forme di destre, il tempo sembrerebbe maturo per sdoganare una politica tecnica governativa e passare a una azione realmente politica. Non dimentichiamoci che in mezzo ci sono state due presidenze della Repubblica con presenze social comuniste e comuniste. Questo non è un fatto a prescindere. Certo la Costituzione è stata voluta come antifascista ma poi non si è mai aggiunto l’anticomunismo. Ci sarà pure un motivo.</p>
<p>Ora ci si meraviglia degli scontri brutti di piazza. Dopo la stagione delle pantere, degli arcobaleni e dei coccodrilli ritorna la piazza con episodi che hanno ricordato a molti gli anni di piombo. La grande crisi economica, i Tir, i blocchi, una Europa che si vuole riarmare, le fabbriche chiuse, la disoccupazione dilagante nonostante le occupazioni a tempo determinato, la mal gestione di una epidemia mondiale, il crollo reale del sindacalismo alla Lama, Carniti, Benvenuto, si è ritornati a vedere episodi di lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, danneggiamenti in città, atti che hanno messo in discussione una stagione di finto pacifismo con guerre che occupano tutto il pianeta ormai nell’epoca della intelligenza artificiale.</p>
<p>Con una novità. L’avanzata delle Destre dall’Italia a tutta l’Europa, arrivate al potere con libere e democratiche elezioni. Le Destre votate con grandi maggioranze di voti espresse dal popolo e non dai carri armati o dai missili a testata nucleare. Il popolo sceglie le Destre nonostante le sinistre decomposte.</p>
<p>Perché le piazze con atti vandalici? Per usare una espressione che ho ascoltato da un funzionario di polizia, riportata anche dalle cronache televisive: “Siete solo vandali”, ha detto questo funzionario con il volto insanguinato mostrando sassi e sampietrini. Prendo a prestito questa frase perché mi ha colpito. Io sto con questo servitore dello Stato, non per imitare un’antica frase di Pasolini, ma perché sto con una civiltà che dovrebbe mostrare consapevolezza, valori e soprattutto non violenza.</p>
<p>Questo poliziotto che portava in viso i segni di quanto accaduto mi ha fatto tornare alla mente ciò che scriveva Aldo Moro in una sua lettera dal carcere delle Brigate Rosse, quando i brigatisti furono definiti compagni che sbagliano ma sempre compagni restavano. Ovvero: “Se la pietà prevale il Paese non è finito”. La pietà non prevalse e il corpo di Moro venne fatto trovare tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù.</p>
<p>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere questo nostro tempo. Ma questi sono fatti che non possono essere afferrati da un articolo di giornale o dai servizi televisivi.</p>
<p>Gli anni di piombo in una Roma infuocata li ho vissuti in prima persona in una casa dello studente dal clima terribile. Allora era presidente della Repubblica un democristiano e poi un socialista, oggi un ex democristiano. Presidenti del Consiglio democristiani, oggi c’è una donna di destra. Cosa cambia? Chiediamocelo per tentare di riflettere senza i paraocchi delle ideologie mai morte.</p>
<p>Ieri Pasolini a Valle Giulia diceva ai giovani: “…avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati benissimo ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccolo borghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano”.</p>
<p>Oggi un funzionario di polizia nella piazza di Milano con il viso in rivoli di sangue a una ragazza che ha detto “ci battiamo anche per i tuoi diritti” ha risposto con lo sguardo stravolto: “Siete solo vandali”. Allora. Ieri come oggi? Ci sarebbe da discutere. Ieri ci si illudeva di essere rivoluzionari. E davanti alla tragedia del ’78 Lama venne addirittura fischiato e costretto ad abbandonare la piazza perché si era permesso di condannare gli atti di violenza. Ma era Lama.</p>
<p>Oggi non sanno neppure il concetto di rivoluzione, ma ci sono. A iniziare da quel gruppo di intellettuali che impedì a Papa Benedetto XVI alcuni anni fa di accedere all’Università di Roma perché difendeva troppo l’Occidente e la cristianità contro l’estremismo islamico. Ieri Toni Negri parlava di dominio e sabotaggio. E oggi?  Ma quella frase, “Siete solo vandali”, non mi lascia e mi fa paura.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Dal &#8220;caso Moro&#8221; al clima di odio di questi giorni. Chi ha vissuto quegli anni sa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 15:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Anni di piombo]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidio Moro]]></category>
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<p>Cosa è stato Aldo Moro per la mia generazione? Un interrogativo mai risolto. Erano gli anni della mia università in una Roma infuocata già prima del 16 marzo del 1978&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/12/dal-caso-moro-al-clima-di-odio-di-questi-giorni-chi-ha-vissuto-quegli-anni-sa/">Dal &#8220;caso Moro&#8221; al clima di odio di questi giorni. Chi ha vissuto quegli anni sa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>C<em>osa è stato Aldo Moro per la mia generazione? Un interrogativo mai risolto. Erano gli anni della mia università in una Roma infuocata già prima del 16 marzo del 1978 e anche dopo il 9 maggio di via Caetani.Scemdemmo in piazza. L’appuntamento era al Colosseo. Lì cominciai ad amare e a leggere con passione uno scrittore che mi insegnò a vivere la politica. Leonardo Sciascia.Oggi </em>assistiamo a una generazione che si riempie di slogan e non di approfondimenti seri. Riflettere sul &#8220;caso Moro&#8221; anche nelle scuole potrebbe essere molto utile.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>PIERFRANCO BRUNI</p>
<p>Negli anni Settanta le Brigate Rosse erano considerate dalle sinistre &#8220;compagni che sbagliano&#8221; prima di essere state considerate brigate nere o gruppi fascisti. Con il rapimento Moro si cambiò idea. Si rese conto, la sinistra comunista, che non era così. Il clima di odio di questo nostro tempo non è poi tanto distante da quelle atmosfere. Chi ha vissuto quel contesto sa. O si camminava con &#8220;Lotta continua&#8221; o &#8220;l&#8217;unità&#8221; o &#8220;Il Quotidiano del Lavoratori&#8221; o &#8220;il Manifesto&#8221; nella tasca delle giacche e dei pantaloni andava bene oppure si era immediatamente considerati nemici del popolo e fascisti. Chi ha vissuto quel tempo da studente universitario sa bene. Da Milano a Roma a Bari. Aldo Moro è stato lo spartiacque. Il comunismo è sempre comunismo. I fatti lo testimoniano.<br />
A distanza di decenni o di epoche la memoria raccoglie la sintesi di un tempo vissuto attraversato e mai superato.<br />
Cosa è stato Aldo Moro per la mia generazione? Un interrogativo mai risolto. Erano gli anni della mia università in una Roma infuocata già prima del 16 marzo del 1978 e anche dopo il 9 maggio di via Caetani.</p>
<div id="attachment_110182" style="width: 463px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-110182" class=" wp-image-110182" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Aldo_Moro_br.jpg" alt="" width="453" height="524" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Aldo_Moro_br.jpg 737w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Aldo_Moro_br-259x300.jpg 259w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/Aldo_Moro_br-585x677.jpg 585w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /><p id="caption-attachment-110182" class="wp-caption-text">Aldo Moro</p></div>
<p>Erano gli anni della mia giovinezza in una città che è rimasta sempre dentro di me. Come quei 55 giorni. Appresi la notizia della morte di Moro mentre si studiava duro alla casa dello studente di Casal Bertone.</p>
<p>Giorni di fuoco nell’intreccio di storie con quelle brigatiste che subito dopo si sono dissociate. Fu in quel contesto che anche la mia vita cambiò. Eravamo tutti rivoluzionari? A sinistra come a destra.</p>
<p>Moro rimase sempre nel mio immaginario, tanto che mi ha &#8220;costretto&#8221; a scrivere ben tre libri se non quattro contaminando tutta la mia vita. Eppure avevo 22 anni. L’anno in cui mi sono laureato. Proprio il 9 maggio, di pomeriggio, dovevo sostenere l’ultimo esame di Letteratura contemporanea. Non si fece nulla.</p>
<p>Scemdemmo in piazza. L’appuntamento era al Colosseo. Lì cominciai ad amare e a leggere con passione uno scrittore che mi insegnò a vivere la politica. Leonardo Sciascia.</p>
<p>Lì vidi intrecciarsi le rosse bandiere comuniste con falce martello e stella con le bianche dello scudo crociato. Lì capii che veramente Moro era morto per volontà cattocomunista. Le trattative di Bettino Craxi erano nel vento e l’interesse cristiano di Fanfani delle ultime ore, per tentare la salvezza di Moro, era fallito. Aveva trionfato il partito della fermezza e neppure il suo amico Papa Paolo VI era riuscito ad essere cristianamente autonomo.</p>
<p>Certo, la Chiesa ha avuto le sue terribili responsabilità anche dopo celebrando un rito funebre senza il cadavere dello statista alla presenza della farsa istituzionale, perché giustamente la famiglia volle un funerale privato.<br />
Perché Sciascia? Perché aveva capito tutto subito scrivendo in un giorno quello straordinario libro “L’affaire Moro”, in cui ha raccontato l’abbraccio terribile del rosso e del bianco nella tempesta del maggio fiorito.</p>
<p>Sì, chi decise la morte di Moro? Il partito della fermezza compreso l’allora Msi, Pri, il partito sempre presente de ‘la Repubblica”, che considerava Moro pazzo, e non so chi altro. Tutte le analisi di quel tempo completamente errate.</p>
<p>Le lettere di Moro scritte in quei 55 giorni erano la follia di un folle. Non era così. Non fu così. Lì è morta la vera Repubblica se mai è esistita.La chicca tragica e ironica e stupida fu, tra le tante, la famosa faccenda della seduta spiritica alla quale partecipò il prode Prodi. Prodi? Che vergogna allora. Non si volle mai approdare a chiarezza con la seduta spiritica di Prodi che indicava addirittura la prigionia di Moro. Mi pare che fosse Gradoli, via Gradoli… Infatti nella seduta spiritica emerse proprio Gradoli. Come mai?</p>
<p>Le commissioni, tante, cosa hanno risolto? Il complotto internazionale, americano russo arabo… Commissioni tanto inutili quanto senza un senso… Il fatto è stato, comunque, che tra dissociati, pentiti e rinsaviti e fuggiti all’estero i terroristi cosiddetti hanno avuto libertà persino di dare lezioni nelle università.</p>
<p>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella Roma di fuoco. Uno di quei ragazzi aggrappati alle finestre con grata in via Caetani in quel pomeriggio del 9 maggio 1978 sono io, giunto lì mentre il corpo di Moro era ancora nella rossa Renault 5.<br />
Il resto è nella cronaca di una tragedia mai risolta. Non credo che potrà esserci mai chiarezza. Oggi avrebbe ancora senso? Le macerie raccontano più di una mezza verità giunta in giorni che sono nel vento.<br />
Certo, sono un uomo di destra che conosce bene la storia delle ideologie e lo saldamento dei partiti in una età che è stata di transizione. Oggi andiamo anche oltre. In una temperie di conflitti e odio la rabbia delle sinistre supera ogni limite. La scarsa conoscenza della storia da parte delle sinistre è un grande problema. Assistiamo a una generazione che si riempie di slogan e non di approfondimenti seri. Riflettere sul &#8220;caso Moro&#8221; anche nelle scuole potrebbe essere molto utile.</p>
<p><strong>Pierfranco</strong> <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-4345" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2.jpg" alt="" width="400" height="417" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2.jpg 400w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2-288x300.jpg 288w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già</p>
<p>componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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