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	<title>Antropologia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Antropologia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>La ribellione e le macerie.  Il mio Kierkegaard e la grazia tragica </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 12:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="550" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-300x236.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-585x460.jpg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="550" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-300x236.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-585x460.jpg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p><blockquote><p>Dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen .Kierkegaard, danese eppure così mediterraneo, così agostiniano nel suo tormento, ci insegna che la verità non è un sistema che ti contiene, ma una scelta che ti ferisce</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa è il bene umano? E la differenza con il bene comune? Il salto. La scelta. Direbbe Kierkegaard. Il mio Kierkegaard è un viaggio oltre ma dentro il tragico metafisico. C&#8217;è una domanda che non si lascia archiviare. È la domanda che ci interroga mentre il giorno tramonta. Cosa è il bene umano? Non è il bene comune. Attenzione. Qui è necessaria una distinzione che è già una scelta esistenziale, che richiama il tragico e il ribelle.</p>
<p>Il bene comune è categoria politica, è architettura. È Aristotele che diventa Tommaso, è la polis che cerca ordine, è l&#8217;amministrazione del vivere. È necessario, ma non è salvifico. Il bene comune organizza, distribuisce, regola. È la prassi che si fa ragione. È piuttosto una linea antropologica più che filosofica.</p>
<p>Il bene umano invece è ben altra cosa. È più alto e più fragile. Il bene umano è la vocazione dell&#8217;anima a restare umana. È il singolo davanti all&#8217;eterno. Il bene comune ti chiede di appartenere. Il bene umano ti chiede di essere. L&#8217;appartenenza vive la metamorfosi. Si fa Essere. Tra i due c&#8217;è un abisso. E quell&#8217;abisso si attraversa solo con un salto. Ovvero lo spring. Kierkegaard lo sapeva. Tanto che ebbe modo di dire che non si diventa cristiani per evoluzione, ma per salto. Non si diventa uomini per abitudine, ma per scelta. Aut aut. Ed è qui il cuore di tutto.</p>
<p>Restare umani o dubitare? Ma il dubbio non è il contrario dell&#8217;umano. Il dubbio è la sua soglia. Dubitare è già un atto di umanità profonda, è il rifiuto dell&#8217;automa, dell&#8217;ideologia che pensa al posto tuo. L&#8217;uomo che non dubita ha già cessato di essere uomo. È diventato funzione. Ingranaggio del moderno. Ha superato Pascal. Kierkegaard, danese eppure così mediterraneo, così agostiniano nel suo tormento, ci insegna che la verità non è un sistema che ti contiene, ma una scelta che ti ferisce.</p>
<p>Dunque. Si sceglie. Sempre. O si è scelti dal nulla. Il nulla o il vuoto. L&#8217;abisso. Qui l&#8217;angoscia di Kierkegaard si fa solenne. Ma bisogna sempre tendere alla libertà del singolo per realizzare la Libertà. Non c&#8217;è una Libertà maiuscola senza la libertà minuscola, ferita, quotidiana del singolo che dice: io sono. Io scelgo. Io credo. Io dispero. La libertà del singolo è scandalo per ogni totalitarismo. Per ogni ideologia, e le ideologie sono acque stagnanti, non fiumi, per ogni ideologia che vuole sommergere il pensiero. Annullare il pensiero del Pensiero.</p>
<p>Bisognerebbe allontanarsi da ogni ideologia per poter pensare con la vita del Pensiero. Perché il Pensiero non è astrazione, è vita che pensa. È bios che si fa logos. Finché il pensiero resta ideologia, è slogan. Quando diventa vita, è filosofia. È religione. Una attrazione mai sistematica. Bensì esistenziale. È così che si può comprendere la parola più dura e più vera che è Tramontare. Si tramonta. Tramontare. È l&#8217;unica certezza per sconfiggere il moderno e ritrovare la religiosità. Un richiamo che Nietzsche riprenderà e farà suo. Il moderno ci ha imposto l&#8217;alba perenne, la luce artificiale che non finisce mai, il progresso senza ombra. Ma l&#8217;uomo non vive di sola luce. Vive di crepuscolo. Il tramonto non è fine, è rivelazione. È l&#8217;ora in cui le cose mostrano la loro anima. Solo chi accetta di tramontare ritrova il sacro. Perché il sacro nasce quando la luce declina e il mistero avanza. De Chirico lo aveva capito dipingendo piazze vuote all&#8217;ora metafisica. Il sole che scende non è sconfitta, è liturgia. Penso a De Chirico. Realizza il tempo nel vuoto. Al contrario di Hegel che aveva dirottato tutto a fenomeno.</p>
<p>In quell&#8217;ora, l&#8217;umanità deve essere magnifica. Lo dice ora Benedetto XIV, Papa della ragione in fede e dello stupore, che sa tenere insieme diritto canonico e meraviglia. L&#8217;anima grande che non si accontenta del bene comune amministrato, ma cerca il bene umano trasfigurato. Ovvero la Città di Dio che abita l&#8217;anima. Ma perché questa magnificenza della Meraviglia è così difficile? Perché viviamo un&#8217;esistenza precaria perché siamo linguaggio del bene e del male. Mai della quiete o dell&#8217;inquieto. Siamo parola. Siamo racconto. Non siamo mai quiete assoluta, né mai inquietudine assoluta. Siamo il confine. Siamo il linguaggio che nomina il bene e il male e, nominandoli, li vive. Adamo ha dato il nome e ha scelto. Ed è lì che la precarietà diventa destino. E diventa bellezza.</p>
<p>Qui si apre la distinzione che è centrale. La fenomenologia è sistematica altrimenti non sarebbe tale. Nasce dalla Ragione. Husserl, con rigore, vuole descrivere. Vuole mettere il mondo tra parentesi per capirlo. È un gesto greco, apollineo. Sistematico. La metafisica invece nasce dal dubbio e dal mistero. Non descrive. Interroga. Non mette tra parentesi, si mette in ginocchio. Diciamolo con chiarezza. La fenomenologia vuole forma. La metafisica accetta l&#8217;ombra. La fenomenologia nasce dalla Ragione che ordina. La metafisica nasce dal dubbio che ama e dal mistero che avvolge in un intreccio tra apparente distrazione e singolare mistero. Kierkegaard, il mio Kierkegaard, sta esattamente sul crinale di un volo di colomba e di un giglio nel vento.</p>
<p>In Kierkegaard c&#8217;è una matrice profonda agostiniana. È innegabile. Agostino è il primo uomo moderno perché è il primo a dire in interiore homine habitat veritas. Dalla conversione all&#8217;estetica e quindi al religioso. In tale contesto il percorso di Agostino è il percorso di Kierkegaard che definirei: dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen. Dalla seduzione di Don Giovanni all&#8217;angoscia di Abramo sul monte Moriah. Dalla bellezza tragica al tragico biblico. Ma c&#8217;è di più ed è l&#8217;intuizione.</p>
<p>Infatti in Kierkegaard c&#8217;è una componente plutarchiana che richiama il concetto dell&#8217;anima dell&#8217;amante che vive in quella dell&#8217;amato. L&#8217;amante dura fino a quando l&#8217;amato vive. Per Kierkegaard ci sarà anche dopo. Perché se la vita è mortale il tempo è immortale. Il timore e il tremore sono più terribili dell&#8217;angoscia stessa. Plutarco, nei suoi Moralia, nell&#8217;Erotikos, ci dice che amare è esiliarsi da sé per abitare nell&#8217;altro. L&#8217;amante non vive più in sé, vive nell&#8217;amato. Non è alienazione, è trasfigurazione. Ebbene, questo è il religioso kierkegaardiano: l&#8217;anima che non vive più in sé, ma vive in Dio. L&#8217;amante, l&#8217;uomo, che trova la sua dimora nell&#8217;Amato, l&#8217;Assoluto. Senza questa follia d&#8217;amore plutarchiana, la fede di Kierkegaard sarebbe solo dovere. Invece è eros. È pathos.</p>
<p>Ed ecco allora l&#8217;ultimo passaggio: estetica che diventa fascino del tempo nel superare l&#8217;angoscia come malattia mortale. Il mio Kierkegaard. L&#8217;estetico, in Kierkegaard, non è da distruggere. È da attraversare. Da trasfigurare. L&#8217;estetica è il tempo che seduce, è la bellezza che trattiene. Quando l&#8217;estetica non è più possesso ma fascino, quando il tempo non è più cronometro ma attesa, allora l&#8217;angoscia, quella malattia mortale che è disperazione di non poter morire come uomo, viene superata. Il mio Kierkegaard non è il filosofo della disperazione. È il filosofo del tramonto che diventa alba. È colui che ci insegna che restare umani significa avere il coraggio del salto, il coraggio di tramontare ogni giorno per rinascere nella libertà del singolo, dove finalmente la Libertà non è più un&#8217;idea, ma un volto. Un volto umano. Magnifico.</p>
<p>È appunto la magnificenza che conduce Kierkegaard dall&#8217;etica all&#8217;estetica e da questa al religioso. Non categorie. Mai categoria, ma attesa, speranza, grazia tragica. Può esistere una grazia tragica? In Kierkegaard è l&#8217;abisso e la luce. È quella voce che ti sveglia nella notte fonda e spacca il buio perché Cristo è fedeltà nel silenzio. Cosa resta alla fine? Ciò che Kierkegaard ha lasciato proprio in punta di coltello: la maggior parte degli uomini vive per avere il pane quotidiano; quando l&#8217;ha avuto vive per avere un buon pane quotidiano; e quando ha ottenuto anche questo, muore. Una ribellione che il tempo riduce in macerie.</p>
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		<title>La scuola deve sempre includere. Mai escludere soprattutto per questioni etniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 07:46:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gruppo-di-bambini-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>La scuola deve sempre includere. La classe non è un contenitore da riempire con quote etniche, è una relazione di esperienze. È un incontro tra biografie, tra lingue, tra fragilità&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La scuola deve sempre includere. La classe non è un contenitore da riempire con quote etniche, è una relazione di esperienze. È un incontro tra biografie, tra lingue, tra fragilità e talenti.Siamo una Nazione di etnie antiche e moderne. Parlare di Italia come di un blocco etnico puro è una falsificazione storica. Il pluralismo è un fattore antropologico e sulla questione antropologica non si può intervenire con un decreto.</p></blockquote>
<p><strong>Il punto di vista di Pierfranco Bruni- saggista, antropologo</strong></p>
<div id="attachment_66422" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-66422" class="size-thumbnail wp-image-66422" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg 410w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-66422" class="wp-caption-text">Pierfranco Bruni</p></div>
<p>La scuola deve sempre includere. Mai escludere soprattutto per questioni etniche. La scuola è inclusiva già di per sé. Per sua natura, per sua fondazione costituzionale, per sua vocazione pedagogica. Non è possibile pensare a classificazioni, a percentuali, a schedature. La scuola non è un ufficio anagrafe, non è una dogana. È il primo luogo della comunità.</p>
<p>È un atto culturale e pedagogico soprattutto in un tempo super tecnologico. Conoscenza e apprendimento. I due pilastri. Ridurre il problema dell&#8217;istruzione alla questione degli &#8220;extracomunitari&#8221; o alla presenza di alunni stranieri in classe significa non aver compreso che cosa sia oggi la scuola italiana e che cosa sia l&#8217;Italia stessa. È un problema molto serio e profondo che va a toccare anche il tema delle contaminazioni.</p>
<p>Non si tratta di una questione soltanto politica o di scelte politiche. È un tratto psicologico che interessa l&#8217;educazione e l&#8217;integrazione. È un fatto antropologico. La classe non è un contenitore da riempire con quote etniche, è una relazione di esperienze. È un incontro tra biografie, tra lingue, tra fragilità e talenti. Quando si introduce una logica di separazione, di conteggio, di tetto massimo, si produce un effetto immediato e devastante sul piano psicologico: si dice a un bambino che la sua presenza è un problema, che è di troppo. È l&#8217;esatto contrario di ogni principio educativo. Educere! Tirare fuori ciò che si ha e  riportarlo dentro con capacità cognitive percettivi sensoriali. Qui parliamo di una filosofia della pedagogia.</p>
<p>È giusto che la pedagogia dia il suo parere, e lo dia con forza. Perché la pedagogia non è ancella della politica. Ha un suo statuto scientifico, una sua autonomia.</p>
<blockquote><p>La pedagogia ci dice da almeno cinquant&#8217;anni che l&#8217;apprendimento è cooperativo e collaborativo, che la differenza è un moltiplicatore cognitivo, che una classe plurale apprende di più e meglio di una classe omologata. Ma oltre questo bisogna partire dal punto che le infanzie sono sempre inclusive.</p></blockquote>
<p>Qui entra la lezione che ho sempre difeso: il mio Francesco d&#8217;Assisi è stato il primo pedagogista della modernità. Non ha mai contato i suoi fratelli, non ha mai chiesto da dove venissero. Ha insegnato la fratellanza come metodo, non come predica. La scuola francescana è inclusiva perché guarda l&#8217;uomo, non l&#8217;etnia. Questa è la nostra radice occidentale e mediterranea. In fondo c&#8217;è sempre un tratto religioso in ciò.</p>
<p>Siamo una Nazione in cui il pluralismo ha un fondamento preciso, che non è una concessione moderna, ma è la nostra storia. Siamo una Nazione di etnie antiche e moderne. Siamo greci, latini, arabi, normanni, albanesi, sloveni, walser, occitani. Siamo la Magna Grecia e siamo l&#8217;emigrazione del Novecento. Il Mediterraneo che ci ha generati è un mare di contaminazioni, non di purezze. Parlare di Italia come di un blocco etnico puro è una falsificazione storica. Il pluralismo è un fattore antropologico e sulla questione antropologica non si può intervenire con un decreto. E tanto si può creare un conflitto.</p>
<p>Perciò non si insista sul problema degli &#8220;extracomunitari&#8221;, che è una definizione giuridica vecchia, superata e offensiva sul piano umano. Il bambino che siede accanto a mio figlio non è un &#8220;extracomunitario&#8221;. È un bambino. È un alunno. È un compagno di classe. Ha un nome, una storia, una lingua madre che diventerà una ricchezza anche per gli altri. E questo significa costume e tradizione.</p>
<p>Bisogna certamente pensare ad altre strade. La strada da seguire è un&#8217;altra. Non è quella delle classi separate, delle quote, delle paure agitate per consenso. È la strada dell&#8217;investimento.</p>
<blockquote><p>Servono più insegnanti, più mediatori culturali, più tempo scuola, più formazione per i docenti. Serve una scuola che non abbia paura della realtà, ma che la accolga e la trasformi in progetto educativo. Appunto. Un progetto educativo interattivo perché l&#8217;educazione è il pensare delle conoscenze.</p></blockquote>
<p>Bisogna considerare però che l&#8217;inclusione non è buonismo. È l&#8217;unica forma di intelligenza possibile. Una scuola che esclude, che conta, che scheda, ha già fallito la sua missione prima ancora di iniziare. Sono bambini.  Saranno ragazzi. Non pongo la questione in termini politici.  È appunto pedagogico</p>
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		<title>La cultura non unisce. Divide. Per fortuna. Elogio della divisione e della differenza </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 16:53:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="382" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_emjzztemjzztemjz-e1789059736982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Non esiste una storia comune né una cultura neutrale: identità, civiltà e memoria nascono dalla differenza, mentre il dialogo può creare coesistenza senza cancellare ciò che separa.  Di Pierfranco Bruni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/la-cultura-non-unisce-divide-per-fortuna-elogio-della-divisione-e-della-differenza/">La cultura non unisce. Divide. Per fortuna. Elogio della divisione e della differenza </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h2><em>Non esiste una storia comune né una cultura neutrale: identità, civiltà e memoria nascono dalla differenza, mentre il dialogo può creare coesistenza senza cancellare ciò che separa. </em></h2>
</blockquote>
<p>Di Pierfranco Bruni</p>
<p><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-64628 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>
<p>Non esiste una storia condivisa. È soltanto arroganza e menzogna affermare ciò. Come si fa a dire che la storia siamo noi? Di quale storia si parla? Quella dei vincitori. Certamente. Ma c&#8217;è sempre una storia dei vinti. Affermando che la storia siamo noi, non si fa altro che creare una omogeneità. Ci sono diverse storie che vanno rilette e inquadrate in una corretta visione. Dire &#8220;la storia siamo noi&#8221; edifica una sola storia. Non è così. Non può essere così. Se fosse tale, l&#8217;arroganza sarebbe totale. Non mi sbaglio. È così. Perché? È subito spiegato. Non c&#8217;è nulla di più errato, e di più ipocrita, dell&#8217;affermazione secondo cui la politica divide e la cultura unisce. È una frase da convegno, buona per le tavole rotonde, per le retoriche dialettiche. Ma è falsa. La cultura non unisce. La cultura marca le parti. Separa le sponde. Distingue. Rende visibile la differenza. Ognuno appartiene alla cultura di formazione. Non esiste una cultura neutra, asettica, sospesa. Esistiamo perché siamo stati formati. E la formazione è già una frontiera.</p>
<p>La cultura può creare, questo sì, un confronto più dialettico, più alto, più argomentato. Ma non lega le parti. Non le fonde. Non le omologa. Pretendere che lo faccia significa negare la sua natura più profonda. E questo significa che non può esserci una storia condivisa. Almeno non nel senso consolatorio che oggi si dà al termine. Che cos&#8217;è, d&#8217;altronde, la storia? È politica, è cultura, è lettura della cronaca. Ovvero è formazione e presente. È un modello di &#8220;civilizzazione&#8221; delle civiltà e degli uomini. Non esiste una storia senza un occhio che la guardi, senza una lingua che la racconti.</p>
<p>Già Herder lo aveva capito: ogni popolo ha il suo Volksgeist, il suo spirito, la sua misura del tempo. Spengler poi ci ha ricordato che le civiltà non sono una linea, ma organismi diversi che nascono, fioriscono e muoiono con una loro morfologia irripetibile. Le civiltà non sono mai state unitarie, nemmeno nella loro identità più intima. L&#8217;antropologia, se è seria, misura proprio questo: le radici, le origini, i modelli di appartenenza che diventano elementi identitari, scavi materiali e immateriali, miti fondativi, tabù alimentari, riti di morte. Ma in nessun campo della dialettica può esserci omogeneità. L&#8217;omogeneità è un&#8217;astrazione della politica, non una realtà della cultura.</p>
<p>Noi, i nostri padri, i nostri nonni, siamo eredi di divisioni. Siamo figli di scismi, di diaspore, di frontiere. Anche le religioni, che pure invocano l&#8217;universale, sono divisive e creano posizioni divergenti. Non per cattiveria, ma per struttura. Ogni fede ha una sua teologia della storia, una sua escatologia. Il monoteismo stesso si è diviso sin dal suo nascere. Il cosiddetto &#8220;immaginario collettivo&#8221; è, in questo senso, una frase di una banalità assoluta. Una formula pigra.</p>
<p>Il concetto di immaginario è dato da un&#8217;immagine diventata storia e che sarebbe diventata la stessa per tutti. Ma non può essere così. È impossibile. Ognuno di noi si approccia a un&#8217;immagine con il proprio occhio, la propria storia e il proprio pensare, e quindi la vede e la sente unicamente con la sua formazione. La mia croce non è la tua mezzaluna. La mia madre non è la tua. Il concetto di collettivo è un termine così errato che slega l&#8217;immaginario stesso. Lo svuota. Cosa fa da collante? Collettivo uguale collante. Può essere anche. L&#8217;immaginario è un collante? Ma per chi? Per chi cerca la condivisione sulle proprie posizioni. Per chi ha bisogno di costruire un consenso artificiale per governare. Non è così che funziona la cultura. Proprio perché ognuno porta una sua consapevolezza, una sua eredità, una sua ferita.</p>
<p>Potrebbe essere usato il termine universale? Immaginario universale? Anche questo presenta le sue riserve, perché l&#8217;universale in antropologia è sempre un rischio, ma è già diverso, perché non invita a un collante obbligatorio. Non impone una fusione. Come è errato parlare di immaginario di tutti. Se siamo diversi? Se la nostra differenza è la nostra verità? Perciò credo che si debba parlare di immaginario individuale che incontra altri immaginari. Che li sfiora, che li interroga, che a volte li confligge.</p>
<p>Ecco perché la cultura non unisce. Mette accanto. Non sovrappone. Si può fare cultura ponendo insieme porzioni di posizioni formative con una capacità di non raggiungere il conflitto e lo scontro. Ovvero si parla di compromesso. Di quello che i latini chiamavano cum-promittere, promettere insieme. Ma il compromesso non è unità. È coesistenza. Ancora una volta la deduzione è che la cultura parla chiaramente un linguaggio diverso dalla politica, più lento, più profondo, più simbolico, ma questo non significa che le stesse formazioni si assommino. Che si annullino.</p>
<p>Viviamo in un mondo che presenta le sue parti. È stato sempre così. Dal Mediterraneo di Braudel, che non è mai stato un mare unitario ma un crocevia di mari, all&#8217;Europa di Huntington, che ha capito che gli scontri futuri non saranno economici ma culturali. Non necessariamente occorre dividere con violenza. È importante confrontarsi senza mai peccare di presunzione e di arroganza. Senza l&#8217;idea, tipicamente ideologica, di dover convertire l&#8217;altro alla propria sponda.</p>
<p>Ci riusciremo? Non credo. Ognuno ha un proprio mondo da vivere che ha le sue eredità, i suoi morti, i suoi dèi domestici. Ognuno di noi è un&#8217;isola che abita se stessa con la sua consapevolezza e la sua storia. Le isole, a volte, si vedono. Si fanno segnali. Costruiscono ponti provvisori, arcipelaghi di dialogo. Ma restano isole. E la loro verità è proprio l&#8217;acqua che le separa. Che le custodisce.</p>
<p>Il resto è un parlare soltanto. Antropologicamente l&#8217;immaginario universale è solo teoria. L&#8217;uomo è unico. Le civiltà sono unioni di culture. Le culture sono scavi di radicamenti materiali e immateriali. Ognuna di queste culture ha una formazione etnica e una visione soprattutto della vita, della morte, del sacro.</p>
<p>Viviamo un tempo divisivo. Forse è giusto che sia così. Perché solo nella divisione riconosciuta, e non nell&#8217;unità imposta, può nascere il rispetto. Ci vuole rispetto e conoscenza per comprendersi. È necessario che culturalmente si evitino gli scontri. Non è facile. Perché l&#8217;uomo di cultura non è detto che sia un saggio. Il più delle volte nell&#8217;intellettuale moderno manca la sapienza e quindi la vera saggezza.</p>
<p>Dunque? Il male dell&#8217;intelletto è che non riesce ad essere autonomo dalla sua formazione. Ed è così anche la cultura. È falso quando si afferma che la cultura non ha opinioni. O che deve essere distaccata dalla politica. Completamente non vero. E gli anni che vanno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi lo dimostrano costantemente. Se vi piace è così. Se non vi piace resta sempre così come ho scritto. Il fatto è che ognuno diventa storia della propria vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/la-cultura-non-unisce-divide-per-fortuna-elogio-della-divisione-e-della-differenza/">La cultura non unisce. Divide. Per fortuna. Elogio della divisione e della differenza </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Natale, il sacro e la magia. I Re Magi giocano alla Cabala ed io ascolto la notte…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 08:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>La magia, il sogno, i re magi e l’Oriente: un viaggio nella bellezza della misericordia e l’incontro con una donna bellissima … tra antropologia, fede, mito e poesia il racconto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><i>La magia, il sogno, i re magi e l’Oriente: un viaggio nella bellezza della misericordia e l’incontro con una donna bellissima … tra antropologia, fede, mito e poesia il racconto di Pierfranco Bruni</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La magia è nella vita! I Re Magi sono una magia, sono magici re, o forse portano la magia e nel loro passo d’Oriente hanno la leggerezza della saggezza. Sono il cammino che scava l’anima di una favola bella che si tradusse in leggenda ma la forza della loro alchimia intrecciò, in un rito sciamanico, la bellezza, la ricchezza e la profezia. Si diedero appuntamento sul confine del mare che incontra le terre del sole. Il gioco alchemico della cabala è un arcobaleno.</p>
<p>Nei loro occhi è rimasta la Cometa che segna la luce nella riconciliazione della speranza con l’attesa. Ma il loro viaggiare fu lungo e non persero mai la fiducia che la notte potesse diventare giorno e che il giorno, diventato notte, avesse come bussola la stella.</p>
<p>Nelle sere, nella loro tenda, si raccontavano il canto della nascita. In una notte di freddo e di fumo i Re Magi incontrarono, lungo la loro strada, una donna bellissima, proprio dove gli orizzonti uniscono e dividono l’Oriente dall’Occidente. Una donna vestita da zingara, con una gonna celtica e uno scialle della Cappadocia. Sulla testa portava un cappello amaranto con le falde larghe e tese che i venti ventosi del nord non sfiorarono. Gli occhi verdi e poi neri come carbone spento senza tracce di cenere sembravano due perle nei deserti inesplorati. I capelli arruffati, un po’ Valentina un po’ Sentiero Selvaggio. Amava divinamente nella sua fisicità orante. Aveva con sé l’armonia e la disarmonia e intrecciava l’incenso, l’oro e la mirra tra le mani, le labbra e le pieghe del corpo.</p>
<p>I Re Magi la invitarono ad accompagnarsi nel loro viaggio ma lei, con uno sguardo di fuoco, non accolse, per oblio, per l’ambiguo equilibrio di non schierarsi con gli sciamani oppure per viltà, l’invito.  Dopo la partenza dei magici Re rimase in meditazione. Questa donna dalle belle facezie si chiamava Befana. Ripensò a lungo. Poi ad un tratto prese foglio e penna e scrissi a Baldassarre chiedo di sostare e pazientare perché li​ avrebbe raggiunti</p>
<p>Baldassarre subito risposte: “Siamo ormai lontani e il nostro viaggio è giunto nell’attraversamento dei labirinti rocciosi. Sarà difficile raggiungere il nostro lento camminare. Comunque ti offro la possibilità. Ho dimenticato vicino all’uscio della porta il mio bastone. Quello che ha come segno l’aquila. Indossa una collana di quelle che ho intravisto sul tuo tavolo, quella rossa tramonto, e cavalca, come se fosse un cavallo, il bastone. Si trasformerà in un razzo e con il mio sguardo ti attirerò. Giungerai da noi solo se non ordirai trucchi e infedeltà. Anzi non ci sarà bisogno di fermare il nostro cammino. Ti permetterò di raggiungerci. Noi ti concediamo il passo dei guerrieri della luce”.</p>
<p>E così fece la Befana. Senza trucchi e con la sua bellezza fece tutto ciò che Baldassarre le aveva indicato. I Re Magi se la trovarono accanto. La Befana portava negli occhi il sorriso, sulle labbra il calore del vento, tra le parole la dolcezza dell’incanto. Melchiorre, che era il più anziano dei Magi, sorrise con la pausa della saggezza e con la mano destra accarezzò il suo volto.</p>
<p>Gasparre le disse: “Devi credere nelle alchimie perché ogni viaggio è un dono e il nostro viaggio viene da molto lontano e non si fermerà perché noi siamo la tradizione e l’amore ha bisogno della tradizione. Veniamo da distanze antiche ma ci siamo incontrati per trasformare le distanze in condivisioni”.</p>
<p>Baldassarre che portava nelle parole e negli occhi la Babilonia non aggiunse altro. Osservò la Befana, alzò le mani al cielo e indicò la Cometa. Proseguirono così il loro tracciato. Melchiorre, lo sciamano più anziano il cui nome potrebbe avere origini da Melech, Baldassarre, da Balthazar antico re babilonese e Gasparre, nome che ha segni greci che portano al signore di Saba Galgalath giunsero, con i loro doni e il loro Oriente, davanti ad una grotta. La Cometa lì si era fermata con la sua luce.</p>
<p>Vicino alla grotta non c’era molto popolo. Il popolo giunse dopo, quando capì che l’incenso portava all’oro e che la mirra faceva sognare l’infinito. I magici Re, come veri sciamani, scesero dai loro cammelli che sembravano cavalli o colombe dai bianchi pensieri, deposero i loro doni e i loro occhi incontrarono il silenzio e i segni di uno sguardo profondo che sconfinò nella misericordia. Restarono in contemplazione e ogni loro pensare divenne preghiera.</p>
<p>La Befana, intanto, aveva osservato tutto ciò. Decise di trasformarsi in una maga e chiese a Baldassarre di sognare perché ogni sogno di Baldassarre aveva un senso e nascondeva una verità.</p>
<p>​Gli chiese di trasformare la sua bellezza e la sua giovinezza in una maga portatrice di doni. Baldassarre riunì Melchiorre e Gasparre e decisero di farla entrare nella piazza degli sciamani. E così fu. Ma non trasformarono la sua bellezza e la sua giovinezza. La lasciarono bella e giovane e con lo scialle viola di azzurro sul capo.</p>
<p>Così la Befana divenne apprendista sciamana. Perché solo il sogno è magia e la magia fa sognare. Perché solo il sogno non conosce il tempo e il mistero è nella vita che vorremmo vivere. La Befana disse a Baldassarre: “La mia bellezza non aveva senso prima di incontrarvi. Ora io sono un volo e la magia mi porta a far sognare. Anche se solo per un frammento di vita. Vorrei che si capisse che in ogni sogno c’è un’onda del sorriso che sempre dovrebbe non perdersi dentro di noi”.</p>
<p>I Re Magi ritornarono, con l’Occidente nel cuore, nel loro Oriente e, con la pazienza dei camminatori, accesero un grande falò sotto la luna di gennaio, mentre la Befana mai divenne vecchia e brutta perché è sempre la bellezza che vince. Intorno al falò la Befana danzò il ballo dei portatori dei sogni.</p>
<p>C’è un antico canto che recita: “La Befana ha l’eleganza della luna/scende con i sogni dopo il ballo di mezzanotte/tra le attese e le partenze/mai stanca e sempre sorridente/ con i profumi delle fresie/gioca a far alba/per sconfiggere ogni ombra/che la notte porta con sé”.</p>
<p>Non ricordo più se è realmente un antico canto, oppure una mia versione tra le camminate antropologiche delle civiltà che da anni (decenni) coltivo, e che mi hanno dato la possibilità di capire i processi storici dei popoli attraverso una dimensione non soltanto storiografica ma rituale. Il rito e il mito sono, appunto, degli archetipi che danno senso alla tradizione dei popoli. Scavare tra le leggende, i racconti, le feste, le date simboliche e alchemiche porta il contemporaneo a fare i conti sempre con la memoria.</p>
<p>Ma il numero sei, oltre la tradizione religiosa, cristiana o meno, non è il risultato del 2 più il 5 e più 1. Ovvero Natale 25. Inizio anno 1 gennaio. Siamo però ad una visione moderna del segnare il Natale il 25 di dicembre e l’inizio dell’anno nuovo con il 1 gennaio.</p>
<p>Nella antica tradizione ci sono scommesse di altra natura. Ma pur restando alla contemporaneità la cifra non è un richiamo della Cabala soltanto quanto del mondo greco pitagorico, ovvero Magno Greco.</p>
<p>I Re Magi giocano alla Cabala ermetica mentre io ascolto la notte!</p>
<p><strong><img decoding="async" class="wp-image-115068 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-640x640.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/20/natale-il-sacro-e-la-magia-i-re-magi-giocano-alla-cabala-ed-io-ascolto-la-notte/">Natale, il sacro e la magia. I Re Magi giocano alla Cabala ed io ascolto la notte…</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Leonida Repaci a Quaranta anni della scomparsa tra Alvaro e Grisi. Oltre il Viareggio lo scrittore del destino e della storia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/02/leonida-repaci-a-quaranta-anni-della-scomparsa-tra-alvaro-e-grisi-oltre-il-viareggio-lo-scrittore-del-destino-e-della-storia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leonida-repaci-a-quaranta-anni-della-scomparsa-tra-alvaro-e-grisi-oltre-il-viareggio-lo-scrittore-del-destino-e-della-storia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 18:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Alvaro]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Grisi]]></category>
		<category><![CDATA[Leonida Repaci]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="199" height="193" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8723.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>La letteratura calabrese è fatta di grandi incontri e di conflitti &#8211; contrasti. Non sono contraddizioni e neppure si può parlare di segni di ambiguità (sempre in termini letterari o&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/02/leonida-repaci-a-quaranta-anni-della-scomparsa-tra-alvaro-e-grisi-oltre-il-viareggio-lo-scrittore-del-destino-e-della-storia/">Leonida Repaci a Quaranta anni della scomparsa tra Alvaro e Grisi. Oltre il Viareggio lo scrittore del destino e della storia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><i>La letteratura calabrese è fatta di grandi incontri e di conflitti &#8211; contrasti. Non sono contraddizioni e neppure si può parlare di segni di ambiguità (sempre in termini letterari o culturali più in generale). La letteratura è un viaggio nel raccontare dei giorni. Testimonianze.Alvaro, Repaci e Grisi sono tre voci in un destino comune. La Calabria è un sentire nell&#8217;allegoria del mistero che coinvolge, è un&#8217;attesa, è un mondo sommerso</i></p>
<p><span style="font-size: 14px; text-align: right; color: #313131;">  Pierfranco Bruni</span></p></blockquote>
<p>Quaranta anni fa moriva lo scrittore Leonida Repaci. Il “costruttore” del Premio Viareggio, ma soprattutto lo scrittore della Calabria rupestre. Rupestre come destino e come radici tra il mare e le montagne. Lo scrittore della famiglia Rupe. Una storia e un destino. Ma tutta la letteratura è destino e storia. La letteratura calabrese è fatta di grandi incontri e di conflitti &#8211; contrasti. Non sono contraddizioni e neppure si può parlare di segni di ambiguità (sempre in termini letterari o culturali più in generale). La letteratura è un viaggio nel raccontare dei giorni. Testimonianze. Leonida Repaci e Francesco Grisi. Il primo è nato nel a Palmi 1898 e morto a Marina di Pietrasanta nel 1985 il secondo nato nel 1927, da genitori calabresi a Vittorio Veneto, e morto a Todi nel 1999. Due temperie generazionali e storiche che raccontano, d&#8217;altronde, due destini e due modelli anche esistenziali.</p>
<p>Si tratta, quindi, di due generazioni a confronto che hanno vissuto la Calabria e poi se ne sono allontanati. Sono partiti. La diaspora. Dentro questo taglio il viaggio &#8211; viaggiare è un vissuto ma resta anche una metafora che fa da corollario al sentire di un linguaggio che porta ricordi.<br />
Per <b>Repaci</b>, infatti, il luogo è un luogo geografico e luogo dell&#8217;anima. Per <b>Grisi</b> il luogo geografico lo si porta dentro anche se è necessario non dimenticare. Perché non dimenticare è ritrovarsi sempre. In <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-104429 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8716.jpeg" alt="" width="254" height="198" />qualunque luogo c&#8217;è un pezzo d&#8217;infanzia che si ritrova e ritorna nel suo misterioso albeggiare. In Repaci ciò che domina è la storia. Il prevalere della storia come avvenimenti che accadono. Nell&#8217;accadere degli eventi si consumano i processi esistenziali. In <b>Grisi</b> non c&#8217;è storia. Domina la memoria ed è dentro la memoria che si ascoltano il misterioso che si intaglia nella vita e il mito. Il tutto in una griglia simbolica di voci antiche che hanno richiami ancestrali.<br />
<b>Repaci</b> registra la realtà. Grisi racconta il tempo. Due visioni del mondo, in fondo, che si inquadrano in due spaccati letterari che hanno &#8220;diviso&#8221; la storia della letteratura. ma sono, comunque, due scrittori che appartengono chiaramente a generazioni differenti e nonostante tutto mostrano dimensioni identitarie comuni. Fatalità e tragedia riempiono le pagine di Repaci. Indefinibilità del personaggio è una peculiarità in Grisi. La Calabria sia per Repaci che per Grisi è il &#8220;territorio&#8221; dell&#8217;infanzia. Un&#8217;infanzia che diventa luogo dell&#8217;essere.</p>
<p>In <b>Repaci</b> anche l&#8217;infanzia è un messaggio storico ma diventa poeticamente antropologico. Per <b>Grisi</b> è un costante ritornare. Un senso omerico che si avverte in tutta la sua opera. Ma l&#8217;amore per la terra è una condivisione di appartenenza. Qui la distinzione è segnata e fa da misura di due posizioni ben distinte da un altro scrittore. Mi riferisco a <b>Corrado Alvaro</b>. Tra le due posizioni ci sta appunto l&#8217;Alvaro di Gente in Aspromontee l&#8217;Alvaro delle Memorie del mondo sommerso. In che modo?<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-104428 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-1170x663.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717.jpeg 1227w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Ebbene, &#8220;Gente in Aspromonte&#8221; è il romanzo alvariano (Alvaro: San Luca,15 aprile 1895 – Roma 1956) della rappresentazione (e forse anche della denuncia), del populismo, dei personaggi nella miseria, dei luoghi poveri, dell&#8217;ambiente che spazia sui personaggi stessi. E&#8217; il romanzo che fotografa focalizzando i contorni della storia. Mentre Memorie del mondo sommerso è il diario che intreccia il sogno, il tempo è un attraversamento tra i pezzi della memoria. E&#8217; un Alvaro diverso rispetto al romanzo prima citato. Lo avvicina di più a quella versione inquietante de L&#8217;uomo nel labirinto. Insomma in Alvaro si avverte una spaccatura che già di per sé potrebbe leggersi come una contraddizione letteraria.<br />
<b>Repaci</b> è dentro il primo modello alvariano. Non ci sono dubbi. <b>Grisi</b> ha sempre sposato il sogno e il sommerso mondo della memoria. Si potrebbe obiettare che <b>Alvaro e Repaci</b> sono della stessa generazione. Infatti Alvaro è del 1895 e muore il 1965. Si potrebbe obiettare che gli scritti di Repaci hanno una valenza cronologica anteriore ad alcuni scritti di Alvaro. Ma quello che qui preme sottolineare è la testimonianza letteraria e la formazione culturale di un contesto che è esistenziale ma anche artistico.<br />
C&#8217;è un fatto comunque di fondo. <b>Alvaro</b> muta il suo viaggio letterario. Dalla rappresentazione del reale va verso i percorsi onirici ed è qui che puntualizza la sua ricerca. <b>Repaci</b>, invece, no. E&#8217; l&#8217;impegno sociale e politico che lo caratterizza sino alla fine. Il caso di <b>Grisi</b> (appartenente come già si è detta ad una generazione successiva) è completamente diverso. Ciò che ha sempre contraddistinto la sua scrittura è la metafora e il mistero.<br />
Un passo di Repaci nel quale la fatalità è segno emblematico: &#8220;Come si fa giorno, la visione della tragedia si precisa in tutto il suo orrore. Nelle piazze sono più i morti che i vivi. Padri figli fratelli parenti li allineano uno accanto all&#8217;altro, e corrono a nuova agonia, lasciando a guardia di essi le donne e i fanciulli. Se ne stanno le madri a capo chino e con gli occhi chiusi; i piccoli nascondono il viso nel loro grembo. Ma i morti assottigliati seguitano a guardarli…&#8221;. Dalla fatalità e dalla tragedia di Repaci alla tragedia &#8211; mistero &#8211; speranza di Grisi.<br />
Così, allora, in Grisi: &#8220;&#8216;Non resta altro da fare. Nell&#8217;ora delle vaste crisi spirituali la preghiera è andare insieme verso la terra promessa. È vero che il popolo di Dio nel deserto per non perdersi mangiava le erbe amare per sollecitare il sonno e sognare? Come una droga…&#8217;/ Torna a casa. Gli sembra che il dolore si sia trasformato in pazienza. E la pazienza veste con l&#8217;ordine la semplifica trama della realtà. Mara è morta. Gli evangelisti hanno raccontato. L&#8217;uliveto è in Calabria. E tutto ha un significato per il viaggio. Anche il dolore prepara la resurrezione. Spesso non riusciamo a capire. Ma questo fatto significa soltanto che l&#8217;armonia non dipende dal nostro doloroso amore&#8221;.<br />
La Calabria è un lungo sogno che ci riporta al tempo dell&#8217;infanzia per Francesco Grisi. Per Repaci è una lunga attesa nel destino dell&#8217;uomo. Anche qui si gioca sulle metafore. Ma in fondo la letteratura resta, comunque, come già si diceva, sempre un intreccio di metafore. Alvaro, Repaci e Grisi sono tre voci in un destino comune. La Calabria è un sentire nell&#8217;allegoria del mistero che coinvolge, è un&#8217;attesa, è un mondo sommerso.<br />
Tre angolature chiaramente alla cui matrice c&#8217;è il sentimento delle radici che significa appartenenza. In tutti e tre le radici non sono soltanto un fatto individuale &#8211; soggettivo ma pongono nel gioco letterario l&#8217;identità di un popolo e i rimandi ad una antica civiltà.<br />
La grecità è un fatto che li accomuna. Una comunanza che è profondamente spirituale al di là di alcune separazioni letterarie. Ma è, appunto, Alvaro che chiude il cerchio. L’Alvaro che apre la sua visione letteraria con l’àncora delle radici ma che si inoltra nell’insondabile del sogno. Grisi è un perenne alchimista del sogno. Repaci resta legato alla condizione di una realtà che è storia, ma quando esce dalla storia diventa dimensione esistenziale.</p>
<p>dell’uomo.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75154" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4.jpg" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4.jpg 354w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4-150x150.jpg 150w" alt="" width="354" height="354" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La fenomenologia del relativismo è scardinato dal tragico del vivere tra Camus e Nietzsche</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/11/la-fenomenologia-del-relativismo-e-scardinato-dal-tragico-del-vivere-tra-camus-e-nietzsche/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-fenomenologia-del-relativismo-e-scardinato-dal-tragico-del-vivere-tra-camus-e-nietzsche</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 19:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Camus]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Sgalambro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Cosa è il relativismo nella filosofia del tragico? È una condizione dell’essere. Nietzsche vive il tragico nel teatro della vita e diventa condizione di una esistenza.Camus e Sgalambro sono tra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/11/la-fenomenologia-del-relativismo-e-scardinato-dal-tragico-del-vivere-tra-camus-e-nietzsche/">La fenomenologia del relativismo è scardinato dal tragico del vivere tra Camus e Nietzsche</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Cosa è il relativismo nella filosofia del tragico? È una condizione dell’essere. Nietzsche vive il tragico nel teatro della vita e diventa condizione di una esistenza.Camus e Sgalambro sono tra le macerie e le rovine e Kafka è un abisso.  .Personaggi e miti che provengono da radici occidentali e orientali. L’Oriente è anche nei Mediterranei. In fondo lo stesso Kafka nonostante le sue radici trova nei suoi viaggi in Italia il senso di una appartenenza profonda….</i></p>
<p>Cosa è il relativismo nella filosofia del tragico? Non può resistere. Il tragico non è relativo e tanto meno fenomelogico. È una condizione dell’essere. Nietzsche vive il tragico nel teatro della vita e diventa condizione di una esistenza.<br />
A Nietzsche fanno comunque riferimento tre epicentri che giocano tra filosofia e letteratura. Kafka, Camus e Sgalambro.</p>
<p>A questi si potrebbe legare Guido Ceronetti. Ma con Ceronetti siamo ai limiti di una discussione teologica se pur eretica.<br />
L’enigma, l’assurdo, le macerie sono tre punti di riferimento che trovano nelle rovine di Cioran l’abisso. Nulla dunque di relativo. Piuttosto di assoluto.<br />
Non fu una filosofia in rivolta. Fu la rivolta della filosofia. L’assurdo è nella vita e ogni tocco di luna raccontò una caduta reale nel dritto e il rovescio.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-76865" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Camus-libro-P.-Bruni-2024.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Camus-libro-P.-Bruni-2024.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Camus-libro-P.-Bruni-2024-195x300.jpg 195w" alt="" width="400" height="616" /></figure>
</div>
<p><strong>Camus</strong> è dentro la rivolta. Mai relativismo. Come sarà in quella linea che va da Kafka a Sgalambro. Mai relatività in Sgalambro.<br />
La verità è il dubbio. Se la verità non si ponesse la questione del dubbio il resto sarebbe tutto relativo. Camus e Sgalambro sono tra le macerie e le rovine e Kafka è un abisso.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-64297" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/01/Kafka-la-verita-del-tragico-di-Pierfranco-Bruni-.jpg" sizes="(max-width: 532px) 100vw, 532px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/01/Kafka-la-verita-del-tragico-di-Pierfranco-Bruni-.jpg 532w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/01/Kafka-la-verita-del-tragico-di-Pierfranco-Bruni--193x300.jpg 193w" alt="" width="532" height="828" /></figure>
</div>
<p>Camus è un destino esistenziale tra l’esilio e l’estremità dello straniero che è in noi. In solitudine d’esilio di Camus c’è la tragica verità di <strong>Kafka</strong>.</p>
<p>Di entrambi Sgalambro ha scavato nella misantropia servendosi della consolazione e scardinando il relativo, ovvero il relativismo.<br />
Piuttosto Kant che Hegel. Ma credo che entrambi vengono superati da Schopenhauer. Di quello di cui si impossessa però Nietzsche. Più volte, in questo caso, ho sostenuto che Anatol si potrebbe dare la mano con Zarathustra.<br />
D’altronde Siddharta è in Sgalambro. Personaggi e miti che provengono da radici occidentali e orientali. Ma è proprio questo il mondo di Sgalambro. L’Oriente è anche nei Mediterranei. In fondo lo stesso Kafka nonostante le sue radici trova nei suoi viaggi in Italia il senso di una appartenenza profonda.</p>
<p>Anche per questo è studiato sia da Camus che da <strong>Sgalambro</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-76895" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Sgalambro-lempieta-del-greco-siculo-libro.jpg" alt="" width="200" height="292" /></figure>
</div>
<p>Il mito è anche enigmaticità. Il relativo non ha nulla a che fare con il mito, con gli dei, con la caverna. Una filosofia o una letteratura che parte solo da Platone senza Agostino è incompleta. Maria Zambrano che è molto vicina a Camus non è lontana da Sgalambro. Abitare la metafisica è la completezza. Il termine scardinare il relativo è centrale.<br />
Dentro la visione del tempo c’è il tutto che si definisce nel passaggio inevitabile delle età con le quali fanno i conti gli autori qui citati. Non si tratta dunque né di relativismo e neppure di fenomenologia ma di una centralità che si definisce tra l’uomo e Dio. L’estraneità di Camus è la verità di Kafka ma è altresì quella misantropia di Sgalambro.<br />
Per tutti la vita dell’assurdo è un viaggiare verso l’isola e dentro l’isola. In fondo c’è una dimensione omerica che si chiude e si apre con la cecità. Cosa sarà mai?</p>
<p>Photocover in alto da sx: Sgalambro, Camus, Nietzsche  Bruni</p>
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		<title>L&#8217;antropologa Annabella Rossi a 40 anni dalla scomparsa. Lecce dedica una mostra e un convegno con il Ministero della Cultura</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/03/lantropologa-annabella-rossi-a-40-anni-dalla-scomparsa-lecce-dedica-una-mostra-e-un-convegno-con-il-ministero-della-cultura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lantropologa-annabella-rossi-a-40-anni-dalla-scomparsa-lecce-dedica-una-mostra-e-un-convegno-con-il-ministero-della-cultura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 22:59:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Annabella Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="281" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3301.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3301.jpeg 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3301-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>La  ricerca  dell’antropologa Annabella Rossi nasce all’interno di una archeologia preistorica che trova il suo incipit nelle prime dimensioni di un materiale rupestre offrendo una sua chiave di lettura nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/03/lantropologa-annabella-rossi-a-40-anni-dalla-scomparsa-lecce-dedica-una-mostra-e-un-convegno-con-il-ministero-della-cultura/">L&#8217;antropologa Annabella Rossi a 40 anni dalla scomparsa. Lecce dedica una mostra e un convegno con il Ministero della Cultura</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>La</b>  <b>ricerca  dell’antropologa Annabella Rossi nasce all’interno di una archeologia preistorica che trova il suo incipit nelle prime dimensioni di un materiale rupestre offrendo una sua chiave di lettura nel “visionario” dei modelli culturali. il suo studio sul tarantismo è una valenza in cui la gestualità e la parola costruiscono l&#8217;essenza determinante della sua ricerca. </b></p>
<p>La cultura materiale e la testimonianza immateriale sono elementi di un bene antropologico che scava nelle esistenze dei popoli. Popoli che sono la espressione di civiltà. <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-91326" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302-1024x770.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302-768x577.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302-1170x879.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302-585x440.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3302.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br dir="auto" />L&#8217;antropologia si &#8220;struttura&#8221; sulle civiltà e dà voce a manifestazioni di eredità che, a loro volta, si identificano con processi identitari. Annabella Rossi è una antropologa la cui ricerca nasce all&#8217;interno di una archeologia preistorica che trova il suo incipit nelle prime dimensioni di un materiale rupestre che offre una sua chiave di lettura nel &#8220;visionario&#8221; dei modelli culturali. <br dir="auto" />Occorre, in questi casi, proporre una lettura chiaramente comparata in cui lo status archeologico interagisce con un antropos che rimanda al linguaggio iconico vero e proprio. Ovvero al linguaggio delle immagini. <br dir="auto" />Una grotta è dato materiale chiaramente. Ciò che si trova sulle pareti delle rocce si propone con un linguaggio e una interpretazione tridimensionale: lettura, comparazioni, interpretazioni. <br dir="auto" />Gli scritti di Annabella Rossi partono, appunto, da una esperienza prettamente materiale sino ad arrivare a una cultura dei saperi popolari. I quali restano patrimonio immateriale. Infatti il suo studio sul tarantismo è una valenza in cui la gestualità e la parola costruiscono l&#8217;essenza determinante della sua ricerca. <br dir="auto" />In questo si inserisce la fotografia, che è una componente arricchente come la nenia, la fabula, la parole. È qui che la tradizione del recupero e del ricordo assume una forte centralità. <br dir="auto" />A questo si aggiunge la metafora introspettiva anche sul piano psicologico. Da Ernesto De Martino a Franco Basaglia il legame ha una potente entratura proprio in quella tipicità antropologica dello sguardi e del sonoro. <br dir="auto" />Oltre a De Martino, uno dei maestri principali resta Luigi Lombardi Satriani. <br dir="auto" />Certo l&#8217;antropologia americana è stata una aprì pista, ma il ruolo della cultura mediterranea del Sud dell&#8217;Italia ha giocato una partita singolare in cui il territorio è la chiave proponente dell&#8217;intero processo e itinerario etno demografico e demologico.<br dir="auto" />Tra gli scritti di Annabella Rossi vanno menzionati:<br dir="auto" />&#8220;Oreficeria popolare italiana&#8221; (in collaborazione) del 1963, &#8220;Osservazioni sui canti d&#8217;argomento religioso non liturgici&#8221; (in collaborazione) del 1965, &#8220;Le feste dei poveri, (in collaborazione) del 1969. Poi la famosa &#8220;Lettere da una tarantata&#8221; del 1970, e con Lello Mazzacane, &#8220;Miseria e follia: il morso della tarantola&#8221; del 1971. <br dir="auto" />Con Ferdinando Scianna ha scritto &#8220;Il glorioso Alberto&#8221; del 1971. Con Luigi M. Lombardi Satriani ha scritto &#8220;Calabria 1908-10: la ricerca etnografica di Raffaele Consoli del 1973. Con Roberto De Simone è da menzionare &#8220;Carnevale si chiamava Vincenzo&#8221; del 1977. Con Gianfranco Mingozzi e Claudio Barbati si sottolinea &#8220;Profondo Sud: viaggio nei luoghi di Ernesto De Martino a vent&#8217;anni da Sud e magia&#8221; del 1978. Nell&#8217;anno della scomparsa esce &#8220;Pani e dolci devozionali &#8211; siciliani e calabresi&#8221;.<br dir="auto" />Campania, Basilicata, Puglia e Calabria restano i filtri e i fulcri delle sue profonde conoscenze. Ma anche di una consapevolezza etno antropologica. Gli oggetti e gli uomini. Sono radicamento di civiltà. In questo radicamento il pensiero di Rossi trova la sua originalità in una sperimentazione umanistica dell&#8217;antropos tout court. <br dir="auto" />L&#8217;antropologia assorbe la tradizione e si manifesta come realtà non nella storia, bensì nella conoscenza in un rapporto tra ritualità e mito. Infatti rito e mito sono la vera &#8220;certezza&#8221; dei popoli che resistono all&#8217;urto con la modernità. <br dir="auto" />La memoria dei popoli è un ricordare di un passato in cui tradizione e antropos si intrecciano. Annabella Rossi era nata nel 1933 e morta nel 1984. Siamo a quarant&#8217;anni dalla scomparsa. La mostra di Lecce è un caposaldo del viaggio che Annabella Rossi ha compiuto. Ha aperto molte prospettive soprattutto nella geografia del Sud. Il Tarantismo è una questione tutta aperta e le confluenze culturali e etniche sono traccia e percorso che chiamano in causa appunto una antropologia della visione. Tutto ciò è depositato nelle nostre vite in una mostra e in un convegno. Oltre la ricerca non si ferma.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-91323" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-683x1024.jpeg 683w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-768x1152.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-1024x1536.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-1170x1755.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239-585x878.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3239.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’<em>incarico </em>assegnato sempre dal <strong>Mic</strong> di <strong>Componente della </strong><strong>Giunta</strong> del <strong>Comitato nazionale </strong>per il <strong>centenario</strong> della morte di Eleonora <strong>Duse</strong> (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024)  direttore scientifico nazionale del <strong>Progetto Undulna Duse 100 e del Progetto nazionale Manlio Sgalambro a 100 anni dalla nascita. Entrambi indetti dal Mic</strong><br />
@riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/03/lantropologa-annabella-rossi-a-40-anni-dalla-scomparsa-lecce-dedica-una-mostra-e-un-convegno-con-il-ministero-della-cultura/">L&#8217;antropologa Annabella Rossi a 40 anni dalla scomparsa. Lecce dedica una mostra e un convegno con il Ministero della Cultura</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Serata dedicata a Annabella Rossi a Lecce. Mostra e presentazione catalogo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/07/26/serata-dedicata-a-annabella-rossi-a-lecce-mostra-e-presentazione-catalogo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=serata-dedicata-a-annabella-rossi-a-lecce-mostra-e-presentazione-catalogo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 14:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="928" height="1600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6.jpeg 928w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-174x300.jpeg 174w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-594x1024.jpeg 594w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-768x1324.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-891x1536.jpeg 891w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-585x1009.jpeg 585w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></p>
<p>&#8220;L&#8217;antropologia ha sempre svolto un compito comparato con una cultura materiale e immateriale e costituisce il dato significante dei popoli e delle civiltà. Annabella Rossi è un riferimento in questo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="928" height="1600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6.jpeg 928w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-174x300.jpeg 174w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-594x1024.jpeg 594w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-768x1324.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-891x1536.jpeg 891w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/07884f5d-365f-46ad-a003-150617bd88d6-585x1009.jpeg 585w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></p><p class="p1"><span class="s1">&#8220;L&#8217;antropologia ha sempre svolto un compito comparato con una cultura materiale e immateriale e costituisce il dato significante dei popoli e delle civiltà. Annabella Rossi è un riferimento in questo viaggio&#8221;. Ha dichiarato Pierfranco Bruni, scrittore e Presidente della Capitale Italiana Città del Libro del Mic, in riferimento a questo straordinario evento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il SALENTO DI ANNABELLA ROSSI. </span><span class="s1">PRESENTAZIONE DEL CATALOGO</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sarà presentato sabato 3 agosto, alle 19.00, negli spazi della Biblioteca Bernardini, il catalogo della mostra: “Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca visiva sul tarantismo e oltre”, intervengono Luigi De Luca , Leandro Ventura , Stefania Baldinotti , Vincenzo Santoro, Pierfranco Bruni , Maurizio Agamennone.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La mostra, multimediale e itinerante, a cura di Vincenzo Santoro, realizzata nella ricorrenza del quarantesimo anniversario della scomparsa della studiosa, è frutto della collaborazione fra il Museo delle Civiltà, l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e il Polo Biblio-museale di Lecce.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’allestimento realizzato nella Biblioteca Bernardini, visitabile fino al 30 settembre &#8211; con sezioni dedicate a Montesano*, Ruffano* e Nardò* &#8211; raccoglie i materiali di interesse etno-antropologico realizzati dall’antropologa, fotografa e documentarista nel Salento, a partire dalla partecipazione nel 1959 alle ricerche dirette da Ernesto de Martino in Puglia sul fenomeno del tarantismo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fotografie, registrazioni sonore e riprese, a volte inedite, raccontano al pubblico un’Italia lontana nel tempo, fermata nei gesti e negli sguardi di uomini, donne e bambini, inchiodati dalla fatica di vivere “legati ad una agricoltura preindustriale, a un artigianato moribondo, a una manovalanza di sfruttamento”, portatori di quella cultura che la Rossi chiamava “cultura della miseria” e contro la quale decise di schierarsi con la sua opera di ricercatrice e studiosa, seguendo il paradigma del suo maestro, Ernesto de Martino, incontrato la prima volta nel 1959 e subito seguito nella celeberrima spedizione in Salento che svelò all&#8217;Italia sul margine del boom economico, quella “terra del rimorso”, dove per guarire dal morso del ragno, solo la musica era il medicamento e solo il ballo la terapia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">LE SEZIONI DEDICATE DELLA MOSTRA</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">*A Montesano Salentino, dal 2 al 30 agosto, negli spazi di Palazzo Bitonti, visitabile dalle 19 alle 23.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">*A Ruffano, dall’11 al 16 agosto, presso Casa Callisto &#8211; Santuario di San Rocco a Torre Paduli, visitabile dall&#8217;11 al 14 dalle 19 alle 22 e il 15 e il 16 per la festa si San Rocco, tutto il giorno.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">*A Nardò, dal 2 al 15 settembre, presso il chiostro dell’ex Convento dei Carmelitani, dalle 19 alle 23</span></p>
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		<title>Se la filosofia è un viaggio il filosofo è un destino come il poeta</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/14/se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 15:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Manlio Sgalambro]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zambrano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1226" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-300x230.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1024x785.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-768x588.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1536x1177.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1170x897.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-585x448.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/14/se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta/">Se la filosofia è un viaggio il filosofo è un destino come il poeta</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1226" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-300x230.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1024x785.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-768x588.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1536x1177.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1170x897.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-585x448.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><blockquote><p>Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di risolvere il presente e il passato attraverso il linguaggio.Per Sgalambro la filosofia non è mestiere. Ma un destino, come il mito in Pavese e la disperazione in Cioran e l&#8217;assurdo in Camus. Tre autori che intrecciano letteratura e filosofia. Se si inserisce Ceronetti il tracciato ha una poetica di base nella quale intercettare significanti e raccogliere esperienze e vissuti.</p></blockquote>
<p>In una temperie di ostinate precipitazioni di macerie porre l&#8217;attenzione sulla filosofia come destino non so sia un fatto complesso o una visione come idea oraziana. È certo che il pensiero e il pensare pongono un problema.</p>
<p>Se non si lascia ingabbiare dalle forme militanti del sistema la filosofia resta la ricerca della verità o il dubbio che la stessa ricerca si pone. E quindi entra nella sfida e si incornicia come destino ma anche come mistero. Altrimenti cade nella dimensione del vuoto e si lascia catturare non dalle Idee ma dalle ideologie.<br />
Non sono più le &#8220;cose&#8221; al centro del suo tempo essere. C&#8217;è, invece, un orizzonte di senso della vita stessa. Non si tratta del nascere e del morire. Ma dell&#8217;uomo come linguaggio di espressione tra l&#8217;assoluto e il nulla.<br />
Vivere il nulla ha già un suo orizzonte. L&#8217;assoluto è il tutto della infinitudine. Ma entrambe sono distanti dalle cose. Chiamiamole per nome. Diamo un nome alle cose. Si vive abitandosi o ci si lascia vivere. Il concetto di abitare o farsi abitare è fondamentale.<br />
Ma si abita nella propria casa non dimenticando, comunque, di stare in affitto. La differenza è qui. Ma anche l&#8217;indifferenza. Sgalambro ha recitato la sua parte come un individuatore del dubbio nella verità. Un filosofo che, come Maria Zambrano, ha chiesto al linguaggio e al pensare di non focalizzarsi sulla storia, ma di disarticolarla per mezzo del tempo.<br />
Non un tempo utile. Ma un tempo al limite. È certo che il tragico è un incipit fondamentale tra la spezzatura di un esilio dalla realtà o un assurdo del reale o l&#8217;isola nel paradosso tra il mito e il destino.<br />
Pur convivendo con il mito, il destino non è una credenza ma una consapevolezza. Soprattutto per chi crede di affidarsi alla parola come volontà di potenza. Certo Nietzsche è fondamentale.<br />
Ma soprattutto Schopenhauer che trova nella rappresentazione del tragico l&#8217;Oriente. La capacità di avvertire la salvezza nei nodi slegati dagli Orienti. E perché non parlare di Gozzano che cerca di superare il crepuscolo con la luce dell&#8217;India?<br />
Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di risolvere il presente e il passato attraverso il linguaggio.<br />
La parola del filosofo, che è una parola pensante, è un linguaggio, dunque, non delle cose e sulle cose ma del superamento del fattore soltanto fenomenologico. È qui il punto. Senza alcuna metafisica, quella zambraniana, neppure il dato fenomenologico può trovare una sua azione pensante efficace. Sgalambro non rompe con la tradizione. Ma vorrebbe legarla alla vita del quotidiano.<br />
Il fatto che scriva un testo sulla Teoria della canzone testimonia che quel filosofo della caverna o della grotta oggi non capirebbe il contesto delle variazioni e si correrebbe il rischio di far marcire ogni pensiero nascente. Bisogna non lasciare il presente per comprendere la tradizione e quella eredità greca dei greci pre italici ma siculi.<br />
Il riferimento a Gorgia è fondamentale. Ma con la canzone riprende, infatti, una tradizione siciliana e dello stil novo sino a Dante a tutto il Barocco e primo Novecento.<br />
Nel suoi testi gli aforismi come inserti che trovano in Epicuro e anche Cicerone e Seneca la variante delle Variazioni. Per Sgalambro la filosofia non è mestiere. Ma un destino, come il mito in Pavese e la disperazione in Cioran e l&#8217;assurdo in Camus. Tre autori che intrecciano letteratura e filosofia. Se si inserisce Ceronetti il tracciato ha una poetica di base nella quale intercettare significanti è raccogliere esperienze e vissuti.<br />
È certo che insistono formazioni e letture greco orientali e sciamaniche che nella morte del sole si racconta in una memoria di civiltà compresa quella completamente mediterranea degli dei e degli archetipi.<br />
Comunque resta ben saldo un valore di fondo che è quello, appunto, del tempo che non si supera, ma si attraversa e si abita. L&#8217;essere e il tempo di cui parla Heidigger, ma dell&#8217;Heidigger soprattutto di Rachel Bespalloff. Non si inventa. Si soffre il pensiero. La filosofia è un viaggio.<br />
Il filosofo è un destino. A volte viaggio e destino sono imprescindibili dal tempo dell&#8217;uomo. A volte. Non sempre. Ma il filosofo è un destino. Come il poeta.</p>
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		<title>Il tempo del religioso nel tragico e la bellezza di Pierfranco Bruni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 17:24:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[confronto scrittori russi]]></category>
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<p>&#160; di Marilena Cavallo, saggista e docente di letteratura  In dialogo con la letteratura russa. Partiamo da questa sottolineatura per addentrarci nel denso viaggio che Pierfranco Bruni ha compiuto tra il&#8230;</p>
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<p><b>di Marilena Cavallo, saggista e docente di letteratura </b><br />
In dialogo con la letteratura russa. Partiamo da questa sottolineatura per addentrarci nel denso viaggio che Pierfranco Bruni ha compiuto tra il tragico e la bellezza con un incipit fondamentale dedicato a Dostoevskij. Uno studio comparato nel quale letteratura, filosofia e antropologia creano un intreccio attraverso una metodologia in cui linguaggi, immagini e racconto creano una combinata fenomenologica. <br dir="auto" />Un tessuto della fenomenologia della metafisica è il punto luce di un libro che pone a confronto gli scrittori e i poeti russi con Pierfranco Bruni. <br dir="auto" />Il lavoro dal titolo: &#8220;Il tragico e la bellezza. In dialogo con la letteratura russa&#8221; nella prestigiosa collana &#8220;Athenaeum&#8221; dell&#8217;elegante editore Marco Solfanelli, porta la Prefazione della giovane esperta in cultura russa Rosaria Scialpi, la quale evidenzia subito che Pierfranco Bruni compie, nel suo &#8220;saggio-narrativo&#8221; un vero e proprio &#8220;viaggio circolare da Dostoevskij a Rozanov&#8221;. <br dir="auto" />Il tema della circolarità, infatti, è la problematica centrale nella simbologia che Pierfranco Bruni mette in evidenza in quasi tutta la sua ricerca letteraria e nel suo pensiero filosofico. Si nota, in modo emblematico, come anche nel suo precedente &#8220;Il sottosuolo dei demoni&#8221;, sempre edito da Solfanelli, che il dialogo profondo tra letteratura e filosofia è marcante sia nelle meditazioni che nello stile delle comparazioni con gli autori che danno vita al &#8220;dialogo&#8221;. <br dir="auto" />Bruni parte, comunque, da una essenzialità formale che è quella del labirinto che, attraversandolo, conduce alla circolarità.</p>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il labirinto e il cerchio. Una visione formativa che Bruni, conoscitore attento di Mircea Eliade, di Maria Zambrano e di Vintila Horia, focalizza all&#8217;interno del pensiero russo e non solo con Dostoevskij e Rozanov, ma con pensatori come Chomjakov e Soloviev o Salamov e poeti come Achamadulina, Brodskij, Pasternak o antropologi come Propp. Si sono voluti menzionare soltanto alcuni nomi e alcuni tratti, ma Bruni va oltre con una forza culturale e una ricchezza inesauribile che non lascia alcun domanda aperta se non alla fine. <br dir="auto" />È un testo robusto e meticoloso, ma dentro questo libro ci sono anni di studi e di riflessioni, di appunti e conferenze, di annotazioni e riletture. Soprattutto c&#8217;è il Pierfranco Bruni pensiero che spazia tra l&#8217;Ottocento e tutto il Novecento delle culture slave tra Occidente ed Oriente. <br dir="auto" />Il mondo cristiano bizantino e ortodosso si confronta con la cattolicità e il modello dell&#8217;umanesimo spiritualista proprio mentre si incontra  Tolstoj nella sua pedagogia dell&#8217;uomo e nel suo misticismo delle confessioni  in una contrapposizione con la scuola di Makarenko.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">D&#8217;altronde il tutto si spiega in un capitolo caposaldo dal titolo: &#8220;Il crepuscolo dell&#8217;Illuminismo&#8221; seguito da una visione zambraniana che è dettata in &#8220;La mia negazione nasce dell&#8217;aurora&#8221;. <br dir="auto" />Ineccepibile il percorso dell&#8217;abitare il linguaggio e il tempo cesellato da un inciso che è quello della presenza di Dante nella cultura russa. E qui si apre una finestra che butta in un corridoio fatto di luci stellate, in cui la teologia e il mistero si dichiarano nella metafora di Ivan Karamazov in un monologo in cui Cristo e l&#8217;Inquisitore sembrano somigliarsi in nome della verità. <br dir="auto" />Certo, si tratta, dunque, di un pensare complesso in cui la dimensione non è sistematica. Ma Pierfranco Bruni è un asistematico e in tutta la sua produzione editoriale e il suo progetto letterario e filosofico questa asistematicità è una chiave di lettura e di riflessione che egli stesso sottolinea. I suoi lavori epistemologici lo confermano a partire dai suoi saggi su Pirandello. Anche qui Pirandello ritorna con una intermittenza riguardante Puskin.<br dir="auto" />Oltre il tragico bisogna cercare la bellezza. Qui è la sintesi conclusiva che si incastra nelle eleganze. Ci dice alla fine Pierfranco Bruni chiudendo il suo lavoro. Parafrasando proprio Dostoevskij. Ovvero sottolinea: &#8220;La bellezza che si veste di tragico e il tragico cerca sempre di abitare la bellezza. Metafisica e fenomenologia. Un paesaggio nel quale la letteratura russa incide il suo mosaico. Nel mio dialogare ci sono vissuti e soprattutto mi sono posto in ascolto&#8221;. <br dir="auto" />Ecco la battuta che circonda il tutto. Bruni si è posto in ascolto osservando la bellezza e il tragico nella bellezza e viceversa. Ma quale bellezza? È l&#8217;unico risvolto che lascia al lettore, ma più che un punto di domanda si tratta di una meditazione-metafora che scava in una interiore profezia rivolta alla sua coscienza e al suo &#8220;abitare&#8221; il tempo della religiosità. Un interrogativo? Forse no. Metafore e meditazioni sono dentro il dialogo anche se il libro si chiude, comunque, con una interpretazione interrogante. È un libro singolare scritto con una unicità fondante come tutto il &#8220;navigare&#8221; culturale e umano di Pierfranco Bruni.</div>
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