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	<title>Assad Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Siria. Elezioni presidenziali: la democrazia è ancora un miraggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 18:06:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Si svolgeranno il prossimo 26 maggio le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica Araba di Siria, un paese devastato da una guerra disumana giunta ormai al suo decimo anno consecutivo.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgeranno il prossimo 26 maggio le elezioni per il nuovo <strong>Presidente della Repubblica Araba di Siria</strong>, un paese devastato da una guerra disumana giunta ormai al suo decimo anno consecutivo.<br />
Sono tre i candidati scelti dalla <strong>Suprema Corte Costituzionale</strong>, tra le 51 candidature presentate: l’attuale presidente in carica <strong>Bashar Hafez al-Assad</strong>, l’ex ministro e deputato Abdullah Salloum Abdullah e un esponente dell’opposizione parlamentare, Mahmoud Ahmed Merei.<br />
Tutto però fa supporre che i risultati confermeranno il quarto mandato dell’attuale presidente, Al-Assad, in carica da ben 21 anni e che vede in questa tornata elettorale un modo per legittimare il suo potere attraverso il voto diretto del popolo.</p>
<p>Elezioni controverse, definite da più parti nella stampa internazionale come <em>rubber-stamp elections</em>, termine inglese per indicare che esse si limiteranno ad approvare in modo quasi automatico e scontato la candidatura di Assad.<br />
<strong>Mustafa Sejari</strong>, tra i leader dell’opposizione esterna al partito <strong>Baath</strong> di Assad, le definisce una ‘farsa teatrale’, “il disperato sforzo di reinventare questo regime criminale”.<br />
“Né libere né eque”, le hanno definite Italia, Usa, Francia, Regno Unito e Germania, in una <strong>dichiarazione congiunta </strong>rilasciata il 15 marzo scorso, nel giorno del decimo anniversario dell’inizio della guerra. Un documento condiviso che conteneva anche l’auspicio di vedere avanzare un processo politico di pace nella regione, in linea con la <strong><a href="https://undocs.org/S/RES/2254(2015)" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://undocs.org/S/RES/2254(2015)">risoluzione Onu n.2254 del 2015</a></strong>.</p>
<p>Quest’ultima prevede, tra l’altro, sia la redazione di nuova carta costituzionale, diversa da quella attualmente in vigore, sia nuove consultazioni elettorali, libere e democratiche, sotto la supervisione dell’Onu, e garanti dei diritti di tutti i siriani, compresi gli sfollati interni (più di 6 milioni) e i rifugiati (più di 5 milioni nel mondo secondo le ultime stime dell’UNHCR).</p>
<p>Purtroppo l’ultimo tentativo di mediazione dell’Onu ispirato alla risoluzione del 2015, e portato avanti dall’inviato speciale in Siria per l’Onu, <strong>Geir Pedersen</strong>, si è scontrato con la volontà del governo siriano di dare corso comunque alle elezioni già programmate del 26 maggio, in linea con la costituzione del 2014 e soprattutto con il rifiuto di qualsiasi tipo di ‘interferenza straniera negli affari interni’ del paese, come ha precisato a fine aprile l’ambasciatore siriano all’Onu, <strong>Bassam Sannagh</strong>.</p>
<p>A seguito di ciò, l’ambasciatrice americana all’Onu, <strong>Linda Thomas</strong>, ha ribadito che le “cosiddette elezioni del 26 maggio saranno una farsa. Non legittimeranno il regime di Assad” e “non rappresenteranno il popolo siriano”.<br />
Dichiarazioni che Sannagh ha rispedito al mittente, parlando di ‘campagna di confusione e <em>misinformation</em>’ ad opera di paesi che interferiscono e violano “i diritti dei siriani di scegliere il loro presidente liberamente, responsabilmente e democraticamente”, chiedendo di “porre fine al rilasciare dichiarazioni provocatorie e ostili che non servono l’obiettivo di ripristinare la sicurezza e la stabilità in Siria”.</p>
<p>Parallelamente a questo scontro politico, il Parlamento siriano, come riferisce il 28 aprile la Syrian Arab News Agency, decide all’unanimità di invitare i rappresentanti di parlamenti ‘amici e fratelli’ (Algeria, Oman, Mauritania, Russia, Iran, Armenia, Cina, Venezuela, Cuba, Belarus, Sud Africa, Ecuador, Nicaragua e Bolivia) per seguire da vicino il processo elettorale, probabilmente allo scopo di rafforzare il consenso internazionale attorno a queste elezioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-33902" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1.jpg" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1.jpg 360w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1-300x250.jpg 300w" alt="" width="434" height="362" /></figure>
</div>
<p>Resta da capire cosa si intenda esattamente per “<strong>elezioni libere e democratiche</strong>”. Cerchiamo, allora, di fissare alcuni punti sulla legislazione siriana vigente in materia elettorale, in particolare la parte relativa all’elezione del Presidente della Repubblica, così come è disciplinata dalla <strong><a href="https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012?lang=en">costituzione del 2012 </a></strong>e dalla successiva legge n.5 del 2014.</p>
<h5>I candidati alla Presidenza della Repubblica.</h5>
<p>Tra i requisiti richiesti ai candidati, occorre: essere di nazionalità siriana dalla nascita; essere di fede islamica; non essere sposato/a ad uno/a straniero/a; essere residente nella repubblica da non meno di 10 anni consecutivi (requisito che di fatto esclude tutti i leader politici in esilio da tempo contrari al regime, e tutti i siriani residenti all’estero dall’inizio della guerra); avere il sostegno di almeno 35 parlamentari sul totale di 250; per ogni membro del parlamento, non poter supportare più di un candidato.</p>
<p>Particolarmente stringenti gli ultimi due requisiti. A rigor di logica, infatti, e con un banale conto, se tutti potessero avere il sostegno di almeno 35 deputati su 250, solo 7 potrebbero essere ammessi alla candidatura. Nei fatti, sono stati 51 i candidati presentati, 44 dei quali già potenzialmente inamissibili ab initio, e solo tre, alla fine, quelli ammessi.</p>
<p><strong>Nael Georges</strong>, studioso siriano di diritto internazionale, definisce questa una “condizione paralizzante” all’interno di un’assemblea in cui “ogni membro è leale al regime governativo” e dunque non è per niente facile ottenere il supporto parlamentare senza il consenso del governo e del principale partito, Baath, legato in modo indissolubile alla storia della famiglia Assad che da 50 anni governa il paese.</p>
<p><strong>Chi può votare?</strong></p>
<p>Tutti i maggiorenni siriani per nascita, residenti nel territorio, con la possibilità per i residenti all’estero di votare a partire dal 20 maggio attraverso le Ambasciate. Resta ancora da capire chi effettivamente sarà in grado di farlo.</p>
<p>In realtà le votazioni non riguarderanno le aree che sfuggono al controllo del governo di Damasco, prevalentemente occupate dai gruppi ribelli e dai loro alleati, tra cui <strong>Idlib </strong>nel Nord-Ovest della Siria, dove vivono milioni di sfollati, e le zone a Nord-Est, per lo più controllate dall’Amministrazione Autonoma Curda.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-33904" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-2048x1366.jpg 2048w" alt="" width="406" height="270" /></figure>
</div>
<p><strong>Chi ha competenza in materia elettorale.</strong></p>
<p>In base alla legge elettorale n.5 del 2014, per tutta la materia elettorale la competenza spetta al <strong>potere giudiziario</strong>, al fine di garantire un controllo imparziale dell’intero procedimento.</p>
<p>In realtà, il potere giudiziario è in generale ben lungi dall’essere un organo <em>super partes</em>. Al vertice, infatti, si trova il <strong>Supremo Consiglio Giudiziario</strong> presieduto dal Presidente della Repubblica che a sua volta è anche titolare del potere esecutivo e nomina il Presidente del Consiglio e i Ministri.</p>
<p>Per le elezioni presidenziali in particolare, spetta alla <strong>Suprema Corte Costituzionale</strong>, nominata in parte dal Presidente della Repubblica, la supervisione di tutto il procedimento.</p>
<p>Ciò che emerge, in definitiva, è un potere politico del Presidente della Repubblica forte e diffuso, in grado di influenzare e interferire sulle attività degli altri organi costituzionali.</p>
<p>A ciò si aggiungono i suoi poteri in ambito legislativo e, infine, il controllo indiretto sugli organi provinciali. Questi ultimi, in base al decreto legislativo n.100/2011 sul decentramento amministrativo, hanno ottenuto una maggiore autonomia, ma di fatto sono ‘vassalli’ del governo centrale che ne nomina i vertici.</p>
<p><strong>Il pluralismo politico.</strong></p>
<p>La carta costituzionale del 2012 prevede l’adozione ufficiale del <strong>principio del pluralismo politico</strong>, stabilendo la revoca al partito Baath dello “status di partito leader dello stato e della società”. Un principio importante, una svolta rispetto al passato, già introdotta con il decreto legislativo n.100/2011, che detta le regole per la costituzione dei partiti politici fissandone, però, dei rigidi parametri:</p>
<ul>
<li>per i fondatori del partito: avere almeno 25 anni, essere di nazionalità siriana da almeno 10 anni, essere residenti nella repubblica siriana;</li>
<li>per i membri del partito: essere almeno 1000, provenienti da almeno la metà delle province siriane, e ogni provincia deve essere rappresentata almeno dal 5% sul numero totale dei membri.</li>
<li>Infine, i partiti non possono essere formati su base religiosa, di setta, di tribù, di razza, di genere, di regione o professione di appartenenza.<br />
Come fa notare l’analista di politica internazionale <strong>Francesco Petronella</strong>, con tale legislazione si escludono di fatto “dall’agone politico sia la Fratellanza musulmana che i partiti curdi”.</li>
</ul>
<p>In conclusione la strada verso elezioni libere e democratiche in Siria è ancora lunga. Non a caso secondo il <strong>Democracy Index 2020</strong> dell’<strong>Economist Intelligence Unit</strong>, la Siria è classificata tra i paesi più autoritari del mondo insieme con la Repubblica Centro Africana, il Congo e la Nord Corea.<br />
Occorre dunque ripartire da una nuova Costituzione e da un nuovo apparato costituzionale che garantiscano davvero un ordinamento democratico e l’affermazione di uno Stato di Diritto.</p>
<p>(foto Pexels)</p>
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		<title>Siria: una guerra infinita. Dieci anni dopo l’apertura del conflitto</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/07/siria-una-guerra-infinita-dieci-anni-dopo-lapertura-del-conflitto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=siria-una-guerra-infinita-dieci-anni-dopo-lapertura-del-conflitto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Lammardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 18:55:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[dieci anni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="604" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra.jpg 604w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 604px) 100vw, 604px" /></p>
<p>Dieci anni fa iniziava una guerra civile che vede ancora oggi la Siria protagonista di una delle rivolte più sanguinose della storia. Una guerra regionale con ripercussioni su scala globale,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/07/siria-una-guerra-infinita-dieci-anni-dopo-lapertura-del-conflitto/">Siria: una guerra infinita. Dieci anni dopo l’apertura del conflitto</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci anni fa iniziava una guerra civile che vede ancora oggi la Siria protagonista di una delle rivolte più sanguinose della storia. </strong><strong>Una guerra regionale con ripercussioni su scala globale, presto divenuta una lotta di supremazia tra potenze straniere.</strong></p>
<p>Un triste capitolo della storia dell’umanità vede la Siria protagonista da 10 anni di una guerra civile infinita, iniziata nel lontano febbraio 2011, che ha dilaniato una popolazione intera e ormai da tempo in piena crisi umanitaria.</p>
<p>Nel 1970 in Siria, a seguito di un colpo di stato, l’allora governo al potere arabo-socialista Baath viene rovesciato dal generale dell’aviazione Bashar al Assad, che dà vita ad un sistema di potere politico ed economico autoritario, basato su un articolato apparato di controllo e repressione, ma soprattutto su un’importante strategia di collaborazione tra le élite locali e nazionali.</p>
<p>Ma chi sono gli Assad? Membri di un influente clan alawita, gli Assad hanno coinvolto ai vari livelli della gerarchia del regime una serie di personaggi, militari e civili, provenienti da altre diverse comunità confessionali ed etniche. L’ormai defunto, nel 2000, Hafez al Assad, fondatore dell’attuale regime, è passato alla storia per il suo pragmatismo nella gestione degli affari interni ed esteri. Alleato strategico della Russia e dell’Iran, Assad ha stretto accordi con gli Stati Uniti e ha negoziato a lungo, senza mai giungere a risultati concreti, accordi di pace con Israele.</p>
<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile">
<figure class="wp-block-media-text__media"><img decoding="async" class="wp-image-33864 size-full" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-703x1024.jpg" sizes="(max-width: 703px) 100vw, 703px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-703x1024.jpg 703w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-206x300.jpg 206w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-768x1119.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad.jpg 782w" alt="" width="703" height="1024" /></figure>
<div class="wp-block-media-text__content">
<p>Ancora oggi il contestato figlio Bashar al Assad, fortemente sostenuto da Mosca e da Teheran, da più di vent’anni guida un Paese che da dieci anni è travolto da una guerra intestina presto trasformatasi in una guerra regionale con ripercussioni su scala globale, vincendo le elezioni presidenziali successivamente nel 2007 e nel 2014 e caratterizzando di fatto il governo della famiglia Assad quale un regime dittatoriale.</p>
</div>
</div>
<p>Proprio per questo dunque nel 2011, dopo alcuni casi isolati di protesta contro il governo, nel mese di marzo iniziano le prime manifestazioni di massa in piazza a Daraa, città nel sud della Siria, con vere e proprie rivolte dove viene richiesta la liberazione di alcuni ragazzi arrestati nei giorni precedenti per aver inneggiato con degli slogan alla fine del regime di Assad in favore di un governo democratico. A lungo Daraa è il quartier generale delle rivolte, che presto però dilagano anche nel resto del paese, facendo sì che anche la Siria entri a far parte dell’ampio contesto della Primavera Araba e che ne divenga probabilmente anche il centro della rivolta più sanguinosa.</p>
<p>Nell’agosto 2011, a difesa dei manifestanti e a protezione dagli attacchi dei soldati del regime, nasce l’Esercito Libero Siriano, sostenuto in seguito da Stati Uniti, Unione europea, Turchia, Arabia Saudita e Qatar che si schierano con le truppe ribelli. D’altro canto a sostegno di Assad si schierano Cina, Russia, Iran e soprattutto l’Hezbollah, un’organizzazione paramilitare nata nel 1982 nel Libano. Di fatto dunque in Siria scoppia quella che potremmo definire una vera e propria guerra civile su scala internazionale e globale, ma anche quella che negli anni è stata definita da alcuni una “guerra per procura”, dove a comandare non sembrano più essere i siriani ma eserciti stranieri di altri paesi.</p>
<p>Ancora contro il governo di Assad, nel gennaio 2012, intervengono le Brigate di Al – Nusra “Fronte del soccorso al popolo di Siria” capeggiate da Al Qaeda, il cui principale obiettivo è di rovesciare il governo di Assad. La pace è sempre più lontana.</p>
<p>Lo scacchiere cambia e cambiano gli schieramenti: Francia, Inghilterra e Usa ora hanno come principale obiettivo quello di fronteggiare i gruppi terroristici insorti. Infatti anche l’autoproclamatosi Stato Islamico, meglio conosciuto come Isis, ha preso parte al conflitto, controllando una significativa parte del territorio siriano e annunciando nel 2014 la formazione del Califfato.</p>
<p>La guerra nel frattempo continua a mietere vittime: solo il 21 agosto del 2013 muoiono 1400 civili in quella che è stata definita la strage più terribile della storia con un attacco alla città di Ghouta con armi chimiche.</p>
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<figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33865 size-full" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-1024x632.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-1024x632.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-300x185.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-768x474.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-1536x948.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02.jpg 1880w" alt="" width="1024" height="632" /></figure>
<div class="wp-block-media-text__content">
<p>Nel settembre del 2015 anche la Russia entra nel conflitto, già da tempo dichiaratasi a favore di Assad, tuttavia a spingerla a mobilitarsi sono anche altre motivazioni: garantire e ampliare la propria presenza marittimo-militare nel Mediterraneo e combattere il terrorismo e il proselitismo sunnita, anche nel proprio territorio.</p>
</div>
</div>
<p>Il 2015 inoltre è l’anno dei numerosi attacchi terroristici che hanno piegato, senza però spezzarla, l’Europa. La Francia è il paese più colpito, con l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo e la strage del Bataclan, che ha visto 130 morti e più di 300 feriti.</p>
<p>Un cessate il fuoco viene proclamato nel febbraio del 2016, che esclude tuttavia Al – Nusra e Isis, ma che purtroppo non prelude ad un barlume di pace. Da lì ad un anno infatti una serie di stragi vedranno protagonista la città di Aleppo, dove a perdere la vita sono tanti, troppi, bambini.</p>
<p>Sebbene sotto la presidenza di Obama gli Usa siano stati assai presenti nel sostegno dei ribelli e nel combattere le forze terroristiche, con l’era trumpiana lo scenario cambia. I curdi vengono privati di quella protezione di cui dal 2014 godevano, ma soprattutto la ritirata americana permette alla Turchia di allontanare dal proprio confine i curdi stanziati nel nord-est della Siria. Ancora una volta lo scenario degli schieramenti cambia. I curdi si trovano costretti a chiedere un nuovo tipo di aiuto, siglando un accordo con il governo siriano e quindi con Mosca.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33866" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/34153497741_368f8d5b3e_b.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/34153497741_368f8d5b3e_b.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/34153497741_368f8d5b3e_b-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/34153497741_368f8d5b3e_b-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/34153497741_368f8d5b3e_b-678x381.jpg 678w" alt="" width="1024" height="576" /></figure>
<p>Ma arrivando ad oggi, cosa è cambiato dal lontano 2011? Sostanzialmente nulla, nonostante le altre richieste di cessare il fuoco la Siria viene ancora lacerata da una guerra, nata come civile, ma divenuta internazionale. Campagne anti Isis, l’offensiva turca anticurdi, l’inasprimento dei ribelli contro il governo (avvalorato quest’anno anche dalle elezioni presidenziali il prossimo 26 maggio) affiancato dalla Russia, rendono solo la Siria vittima di una guerra che non è più sua. Volontari ribelli che muoiono per ideali civili, ormai da tempo trasformati in una lotta di supremazia contro potenze straniere. Una guerra nata a favore della democrazia, ma poi mutata in uno scontro tra più forti per il controllo di un paese. Il motivo? C’è chi parla di gas, chi di petrolio, chi dell’accesso al mar Mediterraneo e chi di interessi geo-strategici. Un tutti contro tutti dove a rimetterci sono solamente i civili.</p>
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