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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/">L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong><em>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino</em></strong></p>
<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Essere e Apparire: La Vacuità del Moderno (dal Barbiere della Sera 15.05.2003)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 07:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/29/essere-e-apparire-la-vacuita-del-moderno-dal-barbiere-della-sera-15-05-2003/">Essere e Apparire: La Vacuità del Moderno (dal Barbiere della Sera 15.05.2003)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><em>La modernità ha annullato tutto questo, trasformando il tutto in spettacolo, in una recita continua dove l’apparire ha divorato l’essere. Si vive di riflessi, di luci della ribalta, di palcoscenici allestiti in fretta per nascondere la mancanza di fondamenta. L’agonia della politica, in questo contesto, genera un’immagine di vacuità che spaventa chi ancora prova a ragionare con la propria testa.</em></p>
<p><em>Si è perso il garbo, si è smarrita la gentilezza del confronto, sostituita dall’arroganza di chi pensa che alzare la voce o occupare uno spazio visivo equivalga ad avere ragione. Ma il potere senza dignità è solo rumore bianco. È un castello di carta che attende solo un soffio di verità per crollare.</em></p>
<p><em>Camminiamo su tappeti di volti sorridenti stampati su carta lucida, promesse che già il giorno dopo giacciono nel fango. Li calpestiamo beatamente, questi programmi elettorali che non leggerà nessuno, mentre i candidati urlano dai palchi una realtà che non esiste. La nostra indifferenza è proporzionale al peso della carta che calpestiamo.</em></p>
<p><em>Nel momento in cui ci si trova nel bosco, assurge una parola — una sola parola — a indicare due strade: il deserto e la prateria. Il deserto è la ripetizione dell’identico, della piattezza, dell’urlo sguaiato. La prateria è lo spazio del pensiero libero, delle radici, della coerenza tra ciò che si dice e ciò che si è. Abbiamo i cavalli giusti per cavalcare la prateria o ci accontenteremo di morire di sete nel deserto dell’apparenza?”</em></p>
<p><strong>@Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Bergamo, il coltello e il vuoto: quando un ragazzo di 13 anni trasforma il dolore in spettacolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:44:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/58BFDF88-5138-4E14-92FB-04E89B707B4D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Non basta dire che è stato un gesto folle. A Trescore Balneario emerge qualcosa di più duro e più scomodo: una rabbia coltivata, una violenza pensata, un disagio che cerca&#8230;</p>
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<p>Ci sono fatti che non si possono liquidare con una parola veloce.“Follia”, “raptus”, “ragazzo difficile”, “tragedia inspiegabile”. Sono formule che aiutano a chiudere il discorso, non ad aprirlo. E invece quello che è accaduto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, chiede esattamente il contrario: non una scorciatoia emotiva, ma uno sguardo più profondo, più onesto, più umano e anche più esigente. Il 25 marzo 2026, uno studente di 13 anni ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, davanti alla scuola media Leonardo da Vinci. La docente è stata colpita al collo e all’addome, è stata operata d’urgenza e nelle ore successive le sue condizioni sono migliorate. Il ragazzo è stato collocato in una comunità protetta; per età, non è imputabile.</p>
<p>Ma il punto più sconvolgente non è solo l’aggressione.</p>
<p>Il punto è che, secondo quanto emerso, quel gesto non sarebbe nato in un attimo di buio improvviso. Sarebbe stato pensato, annunciato, perfino messo in scena. Le ricostruzioni parlano di un testo diffuso su Telegram, una sorta di manifesto in cui il 13enne attribuiva all’insegnante umiliazioni, abuso di potere e sofferenza, anticipando l’intenzione di colpirla. Inoltre avrebbe indossato una maglietta con la scritta “vendetta” e portato con sé uno smartphone per filmare l’azione. Non siamo davanti soltanto a un’esplosione di rabbia. Siamo davanti a una rabbia che si organizza, si racconta e cerca uno sguardo davanti a cui esistere.</p>
<p>Ed è qui che il caso di Bergamo smette di essere solo cronaca nera e diventa uno specchio sociale.</p>
<p>Perché un tredicenne oggi non colpisce soltanto. Spesso sente il bisogno di rappresentare ciò che fa. Di renderlo contenuto. Di affidarlo a un canale, a una platea, a una rete. È una differenza enorme. La violenza non resta più soltanto violenza: diventa linguaggio, messa in scena, messaggio. E quando un ragazzo arriva a trasformare il proprio conflitto in un atto da registrare o diffondere, vuol dire che non c’è solo un problema individuale. C’è una deformazione più larga del modo in cui tanti adolescenti stanno imparando a sentire sé stessi nel mondo: esisto se qualcuno mi guarda, se qualcuno reagisce, se il mio dolore fa rumore.</p>
<p>Questo non assolve. Ma aiuta a capire.</p>
<p>Il racconto che emerge dalle prime fonti restituisce infatti un ragazzo che si sentiva schiacciato, non visto nel proprio dolore, convinto di subire ingiustizie, umiliazioni, soprusi. Che quel vissuto corrisponda interamente ai fatti è cosa che dovranno chiarire gli inquirenti, e bisogna stare molto attenti a non trasformare la narrazione dell’aggressore in verità assoluta. Però una cosa è già chiara: nella sua percezione interiore, quel ragazzo non stava vivendo un semplice conflitto scolastico. Stava costruendo una guerra personale, con un nemico preciso, una giustizia tutta sua e perfino una strategia. ANSA riferisce anche che nel testo egli mostrava consapevolezza del fatto di avere 13 anni e di non poter essere processato come penalmente responsabile. Questo dettaglio è tremendo, perché ci dice che nel gesto non c’era solo impulsività, ma anche un elemento di calcolo.</p>
<p>E allora la domanda vera non è soltanto: perché lo ha fatto?</p>
<p>La domanda vera è: come si arriva, a 13 anni, a pensare che il male sia una soluzione e che la propria sofferenza diventi legittimazione della violenza?</p>
<p>Qui entra in gioco la scuola, certo. Ma guai a scaricare tutto sulla scuola.</p>
<p>La scuola è oggi il luogo in cui esplodono contraddizioni che spesso nascono altrove: in famiglie stanche, in comunità fragili, in territori che hanno perso presìdi educativi, in reti digitali che moltiplicano rancore, isolamento, fantasie di rivalsa. Gli insegnanti si ritrovano sempre più spesso a presidiare non solo l’apprendimento, ma il disagio psichico, i conflitti relazionali, l’aggressività, la solitudine, le frustrazioni profonde. È un compito enorme, spesso lasciato sulle spalle di persone che lavorano con dedizione ma senza strumenti sufficienti, senza supporti strutturali, senza un vero patto educativo condiviso con famiglie, istituzioni, servizi territoriali.</p>
<p>La docente colpita, nelle parole riportate da Repubblica, non ha reagito chiedendo vendetta, ma invitando a non lasciare vincere il buio e a stare accanto soprattutto ai ragazzi che fanno più fatica. È una frase che pesa come una lezione civile. Perché mostra la differenza tra chi educa e chi distrugge: l’educazione non nega il male, ma rifiuta di farsene contagiare.</p>
<p>Eppure proprio questa luce non può diventare un alibi per non dire la verità.</p>
<p>La verità è che oggi esiste una quota crescente di minori che vive un rapporto alterato con il limite, con l’autorità, con la frustrazione. Non perché siano tutti “mostri”, ma perché spesso crescono in ambienti dove il conflitto non viene elaborato, viene accumulato. Dove il dolore non viene nominato, viene spostato. Dove l’umiliazione non viene trasformata, viene vendicata. Dove il digitale non aiuta a pensare, ma a intensificare emozioni grezze, assolute, senza mediazione.</p>
<p>In molti casi, il problema non è l’assenza di parole. È l’assenza di parole vere.</p>
<p>Un ragazzo che a 13 anni prepara un gesto del genere, lo giustifica, lo mette in scena e lo consegna a un canale pubblico, è un ragazzo che da qualche parte si è perso. Ma è anche il segno di una società adulta che troppo spesso intercetta i minori solo quando il dolore diventa ingestibile, scandaloso, mediatico. Prima no. Prima ci si limita a dire che passerà, che è un’età difficile, che bisogna stringere i denti, che la scuola penserà a tutto. E invece no: non passa da solo ciò che cresce nel silenzio.</p>
<p>Questa storia ci costringe allora a tre verità scomode. La prima: il disagio minorile non è più leggibile con categorie vecchie e rassicuranti.</p>
<p>Non basta distinguere tra “bravi ragazzi” e “ragazzi problematici”. Esistono adolescenti apparentemente normali che covano mondi interiori devastati, iperconnessi, opachi, nutriti da risentimenti che gli adulti non vedono o non sanno leggere.</p>
<p>La seconda: la violenza giovanile oggi è anche una violenza narrativa.</p>
<p>Non si limita a colpire, vuole significare. Vuole lanciare un segnale, costruire un personaggio, bucare lo schermo. Quando entra in gioco la dimensione social, non siamo più solo nel campo della devianza: siamo anche nel campo della costruzione identitaria deformata.</p>
<p>La terza: la scuola non può essere lasciata sola.</p>
<p>Se la società continua a chiedere agli insegnanti di fare i docenti, gli psicologi, i mediatori, i genitori supplenti e i contenitori delle fratture sociali, allora ogni tragedia sarà commentata con commozione, ma preparata da anni di abbandono istituzionale.</p>
<p>Non serve usare questo caso per invocare solo più punizione.</p>
<p>Ma sarebbe altrettanto sbagliato usarlo per sciogliere ogni responsabilità dentro una generica parola come “fragilità”. La fragilità va accolta, certo. Ma l’accoglienza non è confusione morale. Un ragazzo può essere fragile e insieme gravemente responsabile sul piano umano del male compiuto. Anche se non imputabile sul piano penale. Le due cose non si escludono. Anzi: proprio perché è un minore, va preso sul serio fino in fondo, senza demonizzarlo e senza deresponsabilizzarlo.</p>
<p>Il punto decisivo, allora, è questo: cosa facciamo prima che un dolore adolescente diventi odio organizzato?</p>
<p>Qui si gioca tutto. Nella capacità di costruire luoghi in cui i segnali non vengano derubricati a capricci. Nella formazione degli adulti a riconoscere linguaggi, posture, escalation, fantasie di vendetta, isolamento digitale, esibizione della rabbia. Nella presenza di équipe educative vere. Nella possibilità di offrire ascolto prima che tutto si trasformi in atto. Nella responsabilità di famiglie, scuola, servizi, comunità territoriali e piattaforme digitali.</p>
<p>Perché un ragazzo di 13 anni che arriva a questo punto non ci parla solo di sé.</p>
<p>Ci parla di noi. Del nostro ritardo. Della nostra fatica a educare nel tempo della connessione senza relazione. Del nostro modo, troppo frequente, di accorgerci del male solo quando è già diventato sangue.</p>
<p>E tuttavia, dentro questa vicenda tremenda, una parola resta possibile: responsabilità.</p>
<p>Non la responsabilità usata come manganello morale. Ma quella che ci obbliga a non voltarci dall’altra parte. A capire che la prevenzione oggi non è un convegno, non è uno slogan, non è una circolare scolastica. È un lavoro paziente di presenza, ascolto, limiti chiari, legami veri, alfabetizzazione emotiva e cultura digitale. È qui che si decide se un ragazzo impara a trasformare il conflitto in parola oppure la parola in arma.</p>
<p>Forse la cosa più drammatica di questa storia è che, prima del coltello, c’era già stato un crollo della relazione.</p>
<p>E quando la relazione crolla, il rischio non è solo la distanza. A volte è la disumanizzazione. L’altro non è più una persona: diventa il bersaglio, il colpevole assoluto, l’ostacolo da eliminare. È su questo che bisogna lavorare, con urgenza, nelle scuole e fuori dalle scuole: riumanizzare lo sguardo, prima ancora di gestire l’emergenza. Bergamo ci lascia una ferita. Ma una ferita, se non viene rimossa o spettacolarizzata, può ancora diventare domanda collettiva. E forse da qui dobbiamo ripartire: non dal desiderio di archiviare in fretta, ma dal coraggio di ricostruire legami educativi all’altezza di questo tempo. Perché il contrario della violenza non è soltanto la punizione. È una presenza adulta capace di vedere prima, ascoltare meglio e intervenire davvero.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>Perché non siamo felici? La verità sul vuoto del nostro tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 16:06:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[benessere sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/6fde5f68-646f-49e9-b70a-8f00ee7da0b6-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Siamo pieni di cose, di connessioni e di parole, ma qualcosa continua a mancare. Forse il problema non è la felicità che ci sfugge, ma il modo in cui abbiamo&#8230;</p>
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<p>Perché non siamo felici? È una domanda che attraversa il nostro tempo con una forza quasi silenziosa. Non sempre viene detta ad alta voce, ma abita molte vite. Siamo pieni di cose, di connessioni, di parole. Abbiamo strumenti per comunicare in ogni momento, possibilità che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, occasioni continue per mostrarci, reagire, condividere. Eppure, nonostante tutto questo, qualcosa continua a mancare.Il punto è che oggi non manca solo la felicità. Manca spesso il modo vero di riconoscerla. Forse non è la felicità che ci sfugge, ma il modo in cui abbiamo imparato a cercarla.</p>
<p>Abbiamo ricevuto un’idea di felicità troppo pesante, troppo perfetta, troppo esigente. Ci è stato insegnato che essere felici significa stare bene sempre, sentirsi realizzati, avere una vita piena, controllata, riconosciuta, magari anche ammirata. Così la felicità ha smesso di essere un’esperienza umana ed è diventata una prestazione. Non qualcosa da vivere, ma qualcosa da dimostrare.</p>
<p>Ed è qui che nasce una delle ferite più profonde del presente. Perché quando la felicità diventa un dovere, ogni fragilità sembra una colpa. Ogni stanchezza sembra una sconfitta. Ogni crisi sembra la prova che qualcosa in noi non funziona.</p>
<p>A volte non siamo felici perché viviamo sotto peso. Sotto il peso di aspettative troppo alte, che ci fanno sentire sempre un passo indietro rispetto a ciò che dovremmo essere. Sotto il peso dei confronti continui, che ci spingono a guardare la vita degli altri come se fosse il metro del nostro valore. Sotto il peso di ferite non guarite, che restano aperte dentro di noi anche quando proviamo a coprirle con il lavoro, con le parole, con l’efficienza o con il silenzio.</p>
<p>Molte persone oggi non vivono solo una crisi di benessere emotivo. Vivono una crisi di senso. Sentono di dover reggere tutto, rispondere a tutto, essere sempre all’altezza. Ma il cuore umano non è fatto per abitare una rincorsa permanente. È fatto per respirare, per sostare, per sentire che la propria vita ha un significato anche quando non è perfetta.</p>
<p>Poi c’è la solitudine moderna. Una delle contraddizioni più forti del nostro tempo. Siamo iperconnessi, eppure spesso interiormente isolati. Parliamo molto, ma non sempre ci sentiamo compresi. Riceviamo messaggi, notifiche, reazioni, ma tutto questo non coincide automaticamente con la vicinanza. Essere connessi non significa essere in relazione. E senza relazione vera, la felicità si svuota, perché resta senza radici.</p>
<p>Un’altra parola decisiva è paura. In particolare, la paura di non bastare. Non bastare come persone, come professionisti, come compagni, come genitori, come amici. È una paura che lavora in profondità e che spesso si maschera da perfezionismo, da ipercontrollo, da bisogno di conferme. Ma la verità è che chi vive temendo di non bastare non riesce quasi mai a riposare davvero dentro la propria vita. Anche i successi diventano fragili. Anche le gioie durano poco. Perché tutto viene filtrato dalla sensazione di essere sempre in difetto.</p>
<p>E infine c’è il desiderio di controllo. Vogliamo controllare i tempi, gli esiti, le relazioni, le emozioni. Vogliamo evitare il dolore, prevenire le delusioni, governare tutto. Ma la vita non si lascia controllare fino in fondo. E quando trasformiamo anche la felicità in un obiettivo da gestire, finiamo per soffocarla. La felicità non nasce dal dominio assoluto sulle cose. Nasce più spesso da una forma di verità accolta, da una presenza sincera, da una riconciliazione con ciò che siamo.</p>
<p>Per questo oggi è importante capire che cosa ci rende davvero infelici. Non sempre la mancanza di risultati. Non sempre l’assenza di opportunità. Spesso ci rende infelici l’aver imparato a cercare la felicità nei posti sbagliati: nell’approvazione continua, nel confronto, nell’immagine, nella perfezione, nel controllo. Tutte cose che possono riempire il tempo, ma non sempre il cuore.</p>
<p>La felicità autentica è più sobria di quanto ci abbiano raccontato. Non è una vita senza problemi. Non è un entusiasmo costante. Non è una serenità permanente. È qualcosa di più vero e più umano. È poter stare dentro la propria esistenza senza sentirsi continuamente sbagliati. È trovare un senso anche nei giorni difficili. È avere relazioni che non chiedono di dimostrare, ma di esserci. È sentire che il proprio valore non dipende solo dalla prestazione, dal giudizio o dal successo.</p>
<p>Forse dovremmo smettere di chiederci soltanto perché non siamo felici e iniziare a chiederci che cosa stiamo chiamando felicità. Perché da questa risposta dipende molto della nostra vita interiore, della qualità delle nostre relazioni e persino della salute delle nostre comunità. Una società che trasforma tutto in confronto, prestazione e visibilità non genera persone più felici. Genera spesso persone più stanche, più fragili, più sole.</p>
<p>Il nostro tempo ha bisogno di una nuova educazione alla felicità. Una felicità meno esibita e più vera. Meno costruita e più abitata. Meno fondata sull’apparire e più radicata nella possibilità di essere accolti, amati, riconosciuti senza maschere. Forse non siamo fatti per essere felici sempre. Ma siamo fatti per non perdere il senso, per non smarrire del tutto la luce, per non consegnare al vuoto l’ultima parola.</p>
<p>Forse la felicità non ci ha lasciati. Forse siamo noi che, inseguendola come un trofeo, non riusciamo più a riconoscerla quando arriva in forme semplici: una presenza che resta, una parola che cura, una pace che non fa rumore, un frammento di verità che rimette insieme il cuore.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>La terra trema, noi strepitiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 20:23:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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<p>Quando il sisma è geologico, ma la caciara è tutta umana Il Centro Italia trema ancora. E subito partono le interpretazioni: c’è chi vede la fine del mondo, chi la&#8230;</p>
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<p class="s4">Il Centro Italia trema ancora. E subito partono le interpretazioni: c’è chi vede la fine del mondo, chi la fine del Paese e chi, più modestamente, un ultimatum alle Istituzioni. Una sorta di comunicato tellurico: “Se non la finite con questa caciara politico-giudiziaria-opposizionista, provvedo io a un ripulisti selettivo”.</p>
<p class="s4">Un’esegesi ardita, certo. Ma di questi tempi l’ardire non manca. Siamo diventati esegeti del bradisismo e commentatori del magma, mentre fatichiamo a interpretare una norma scritta in italiano corrente.</p>
<p class="s4">Socrate, prima di bere la cicuta, ricordò a Critone: “Siamo debitori di un gallo ad Asclepio”. Ringraziava il dio della medicina per la guarigione dalla vita, considerata malattia dell’anima. Noi, più prosaicamente, sembriamo debitori di un gallo a qualche divinità della moderazione. Ma il pollaio è rumoroso e nessuno sente più nessuno.</p>
<p class="s4">Viene presentata una bozza di riforma elettorale e, apriti cielo, si evocano i numi tutelari della Prima Repubblica: <span class="s2">Giulio Andreotti</span> e <span class="s2">Bettino Craxi</span> avrebbero votato “Sì” al referendum sulla Giustizia, assicurano i figli. Basta questo per scatenare reazioni a catena, analisi medianiche, scomuniche preventive.</p>
<p class="s4">Nel frattempo il Cpr in Albania “funziona”, un sondaggio manda in tilt i Cinque Stelle, e ogni giorno offre il suo bravo incendio da spegnere con benzina fresca. Il diritto di critica è sacrosanto, anzi, è ossigeno costituzionale. Ma l’ossigeno, se saturo di veleni, diventa smog. Un’opposizione che si limiti al “no” perpetuo non è ortodossa: è monotona. E la monotonia, in politica, è più pericolosa dell’errore.</p>
<p class="s4">Poi ci sono le sentenze creative, quelle dubitative, quelle che fanno discutere più per l’estro che per la toga. La magistratura è pilastro della Repubblica; ma anche i pilastri, se oscillano troppo, fanno venire il mal di mare ai cittadini. Nessun contrappasso dantesco nel nostro caso, per carità: solo un volo pindarico, nato da uno scarto di memoria liceale. Però la sensazione è che ognuno scrolli la responsabilità sull’altro, come se la colpa fosse un soprabito fuori stagione.</p>
<p class="s4">E allora torniamo al sisma. Le spiegazioni geologiche e vulcanologiche esistono, solide e verificabili. Il resto è metafora. A noi piace immaginare la Terra come un cane che si scrolla: un “shake off” planetario. Un gesto istintivo per liberarsi dallo stress, per ripulirsi da un eccesso di tensione.</p>
<p class="s4">Di tensioni, alla Madre Terra, ne abbiamo regalate una vagonata. Ingrati e litigiosi, trasformiamo il paradiso in un talk show permanente. E poi ci stupiamo se trema.</p>
<p class="s4">La Terra resta un paradiso. L’inferno, semmai, è non accorgersene.</p>
<p class="s4">E se proprio il sisma fosse un messaggio, non sarebbe un avvertimento apocalittico ma una lezione elementare: meno strepito, più sostanza. Perché i terremoti passano; le macerie morali, se non le sgomberiamo noi, restano.</p>
<p class="s4">E non c’è Protezione Civile che tenga.</p>
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		<title>Casolare abusivo… o civiltà abusata?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 23:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="719" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226-1024x575.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226-768x431.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226-1170x657.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/3a3930af-6065-4640-8daf-d5666b9b1226-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>In Italia c’è una categoria sociale più perseguitata degli evasori milionari, più monitorata dei corruttori seriali: le famiglie normali che osano vivere in modo non omologato Basta una roulotte, un&#8230;</p>
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<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Basta una roulotte, un camino acceso e tre bambini che non passano otto ore al giorno davanti alla lavagnetta digitale — e scatta l’allarme democratico:</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;Oddio, non vivono come noi, intervenite!&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Assistenti sociali, tribunali minorili, psicologi di Stato: tutti pronti, più veloci che con le mafie negli appalti o i padri che spariscono con gli alimenti.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E così eccoci all’ennesimo processo alle scelte di vita:</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">una famiglia che decide di vivere in campagna, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nel bosco di Palmoli (Chieti)</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">dormire insieme, lavarsi come facevano i nostri nonni, educare i figli a casa, vaccinarli o meno secondo coscienza, giocare nel bosco e crescere felici.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Uno scandalo, ovviamente.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">La modernità non lo tollera.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Il reato è semplice: non obbedire al modello obbligatorio di “civiltà”</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Perché se tuo figlio passa 7 ore al giorno davanti a TikTok, parla con Alexa più che con i genitori e non sa distinguere un albero da un lampione, allora sei un cittadino modello.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma se dormi tutti nella stessa stanza perché ti piace stare insieme? Barbaro.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se lavi i bambini in una tinozza accanto al fuoco? Terrorista igienico.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se studi in casa e poi passi gli esami statali come previsto dalla legge?</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Sospetto estremista educativo.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">E guai a citare milioni di europei non vaccinati — anche loro, per definizione, untori medievali.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Domanda semplice: ma dov’è il problema?</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">I bambini sono:</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">sani,</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">nutriti,</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">seguiti da pediatri,</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">educati</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">socializzati con coetanei </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">nelle vicinanze</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">sereni.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Tradotto: </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>la tragedia non c’è</b></span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E allora perché tutto questo zelo?</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> F</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">orse perché non sei figlio di miliardario che fa homeschooling “di lusso”, allora è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">educazione alternativa e moderna</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non sei testimone di Geova: allora nessuno osa toccarti.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non appartieni a una minoranza etnica tutelata: allora nessuno si azzarda.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non sei ricchissimo e non hai avvocati da 500 euro l’ora: allora nessun assistente sociale bussa alla porta.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se invece sei una famiglia normale che sceglie la natura?</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Apriti cielo: sei un problema da risolvere, una minaccia per la società,</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">un pericoloso sovversivo che osa concepire un’esistenza fuori dal supermercato sociale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Amish americani? Moderni e coerenti.</b></span></span></p>
<p class="s12"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Svedesi che tornano alla campagna senza luce e wi-fi?</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">Pionieri ecologici.</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">Italiani che fanno lo stesso?</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">“Caso di grave pregiudizio minorile.”</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">Ah già: cambia tutto quando il bosco è abruzzese invece che scandinavo.</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">E soprattutto quando sei povero. Perché se sei ricco lo chiamano retreat eco-sostenibile.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Curioso: quando il potere incontra individui che hanno forza, soldi, protezioni,</span></span> <span class="s13"><span class="bumpedFont15">si ritrae, discute, media, capisce.</span></span> <span class="s13"><span class="bumpedFont15">Quando invece trova una famiglia fragile, isolata, senza lobby e senza titoli nobiliari?</span></span> <span class="s13"><span class="bumpedFont15">Allora diventa feroce. Si atteggia a paladino dei minori.</span></span> <span class="s13"><span class="bumpedFont15">Fa la voce grossa contro chi non può rispondere</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15"> e sentenzia: </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">sospensione della potestà genitoriale di Nathan e Catherine, l&#8217;allontanamento dei loro tre figli minori e la loro collocazione in un centro protetto alla presenza della madre, decisa dal tribunale per i minorenni.</span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s16"><span class="bumpedFont15">&#8212;</span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15"><b>Famiglia nel bosco con i tre figli allontanati: la decisione dei giudici sul ricorso dei genitori Nathan e Catherine</b></span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><a href="https://www.today.it/attualita/famiglia-nel-bosco-decisione-giudici-tre-figli-allontanati-genitori.html%20/t%20https://www.today.it/attualita/_blank"><span class="s17"><span class="bumpedFont15">https://www.today.it/attualita/famiglia-nel-bosco-decisione-giudici-tre-figli-allontanati-genitori.html</span></span></a><span class="s15"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">© Today</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il solito coraggio da leoni con gli agnelli, e silenzi da agnelli davanti ai leoni.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se questi bambini fossero cresciuti in periferia davanti alla Playstation e al McDonald’s, nessuno avrebbe mosso un dito.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> S</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e avessero passato infanzia e adolescenza fra traffico, smog, social network e bullismo scolastico, avremmo applaudito il progresso.</span></span></p>
<p class="s19"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma hanno scelto il bosco, il silenzio, la famiglia, il fuoco acceso, l’acqua nella tinozza, lo studio fatto insieme.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">È questo che fa paura:</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>la libertà di non chiedere nulla allo Stato e di bastare a sé stessi</b>.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">E questa libertà, oggi, è più sovversiva di mille manifestazioni.</span></span></p>
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		<title>Il mondo bislacco!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 19:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="498" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/bisla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/bisla.jpg 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/bisla-300x300.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/bisla-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Più che “il mondo al contrario” noi lo definiremmo “il mondo bislacco”. Lo zar Putin minaccia continuamente di usare l’arma più letale di sempre; il satrapo King Jong-un sforna missili&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Più che “il mondo al contrario” noi lo definiremmo “il mondo bislacco”.</p>
<p>Lo zar <strong>Putin</strong> minaccia continuamente di usare l’arma più letale di sempre; il satrapo <strong>King Jong-un</strong> sforna missili come fossero baguette, per mostrare i propri muscoli e rifornire la Russia a corto di munizioni e, a quanto pare, anche di uomini;   l´imperatore <strong>Xi Jinping</strong> spinge i cantieri navali a produrre portaerei a tutto vapore, per intimorire <strong>Taiwan</strong> e non solo; l´Ayatollah <strong>Ali Khamenei</strong> snocciola missili e droni come se fossero grani di tasbeeh (rosari) per equipaggiare Russia, palestinesi e Houthi; e gli <strong>Hezbollah</strong>, forse più utili al Gran Sasso<strong>, </strong>hanno trasformato il Medio Oriente in Groviera o Emmental che dir si voglia, a furia di scavare tunnel come talpe meccaniche. Ma cosa succede in Italia?</p>
<p><strong>Un mondo a parte </strong></p>
<p>I <strong>talk show </strong>nostrani, tra le tante disgrazie che ci affliggono, fanno a gara per inscenare insensati e interminabili dibattiti sul funzionario bancario disonesto che osò controllare i conti della spesa di politici e no; sui dodici malcapitati forestieri che sono stati traferiti, a torto secondo il Tribunale di Roma, nei centri per migranti in Albania; e sul costo che detta operazione comporta. Gli spettacoli giocosi sono un discorso separato (<em>panem et circenses</em>).</p>
<p>Beh, ce n’è per tutti i gusti e non si verrà a dire che non viviamo in un “mondo a parte” più che un tantino bislacco!</p>
<p>D&#8217;altronde, secondo lo scrittore statunitense <strong>Chuck Palahniuk</strong>, «Il modo più rapido per chiudere una porta sulla realtà è seppellirsi nei dettagli» ed è ciò che accade: ignoriamo la tragica realtà delle guerre in corso, che sono decine oltre alle più conosciute e a noi vicinissime, per immergerci in una specie di edonismo di massa ovvero occupandoci di inezie, di cronaca spicciola, di <em>game show.</em></p>
<p>«Il pettegolezzo diverte solo noi giornalisti: ce la cantiamo e ce la suoniamo». È quanto affermava <strong>Maurizio Costanzo</strong> buonanima, ma anche se assicuriamo che il gossip non ci piace, in verità, chi più chi meno, siamo tutti caduti nel piacere specifico dei pettegolezzi.</p>
<p>Parafrasando un detto di <strong>Papa Francesco</strong>, diremmo che le chiacchiere sono una peste, ma aiutano a fare <em>audience</em>. Quell’<em>audience</em> tanto disputata dai conduttori degli spettacoli televisivi, che non riescono a educare, a informare; sanno solo, ahinoi, pettegolare e gli ascoltatori, omologandosi sempre di più alla massa, perdono la fantasia, la capacità di ragionare e… a poco a poco inebetiscono.</p>
<p>È notorio che l’Italia si colloca tra le nazioni più longeve col 24% della popolazione di anziani che, secondo le stime di <strong>Istat</strong>, potranno aumentare fino al 34% nel 2050. Se poi aggiungiamo che una parte di detta popolazione rincoglionisce naturalmente per vecchiaia e un’altra parte inebetisce assistendo a determinati spettacoli scialbi, diseducativi e mirati a distogliere l’attenzione dai veri problemi… si salvi chi può!</p>
<p>Moderni studi scientifici hanno provato che invece il buon teatro offre molti benefici psicologici sia a livello personale che sociale; e così è per qualsiasi buon spettacolo. Orbene, è necessario educare i giovani alle buone rappresentazioni teatrali e televisive; non abbandonarli alla mercè dell’informazione e della formazione globalizzate, legate a logiche di potere.</p>
<p>Siamo arrivati al punto in cui un numero sempre più esiguo di potenti <strong>gruppi editoriali</strong> controlla quasi tutti i mezzi di comunicazione, restringendo così, pericolosamente, la diversità dei punti di vista. Detti gruppi rappresentano i «<strong>poteri forti</strong>», e sovente diffondono all’unisono una certa versione di accadimenti internazionali, che altro non è che una versione di comodo e non la verità, ovvero la corrispondenza tra i fatti accaduti e i fatti narrati.</p>
<p><strong>La perversione della città inizia con la frode delle parole</strong></p>
<p>La citazione è attribuita a <strong>Platone</strong> e trasmette un pensiero difficile da confutare. Chi è in grado di operare la scelta e il senso delle parole è anche in grado di definire la realtà; <em>politically correct</em> docet.</p>
<p>Restano attuali le considerazioni di <strong>Pasolini </strong>a cento anni della sua nascita: «Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi».</p>
<p>In sostanza, Pasolini è stato il precursore di coloro che ci hanno avvertito sui pericoli della dittatura imposta dalla civiltà dei consumi.</p>
<p>«Un uomo va giudicato dalle scelte. Non tanto da quelle giuste, ma da come è riuscito a venirne fuori da quelle sbagliate». È un’anonima citazione che ce lo ricorda.</p>
<p>Beh… dunque che ne dite: proviamo a fare la nostra storia futura, riabbracciando la nostra libertà e vivendo in modo autentico, significativo e armonico, oppure rimaniamo a suonare tutti la stessa nota?</p>
<p>Giuseppe Arno&#8217;<img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-95493 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Giuseppe-Arno-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
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		<title>Siamo visionari?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 18:13:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="364" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298-300x171.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298-585x333.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>In genere si fa la classifica dei posti più belli del mondo, ma a ben pochi viene in mente che il posto più bello del mondo è in realtà tutto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="364" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298-300x171.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3298-585x333.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p class="wp-block-heading amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">In genere si fa la classifica dei posti più belli del mondo, ma a ben pochi viene in mente che il posto più bello del mondo è in realtà tutto il nostro pianeta. <strong>«</strong><em>Il mondo che bello che è! Vedi la bellezza dell’arcobaleno sui visi della gente? E l’amore nel saluto degli amici? Che meraviglia l’azzurro di certe giornate, ti guardi intorno e non puoi fare a meno di pensare: il mondo che bello che è</em>!»</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Con queste parole <strong>Louis Armstrong</strong> descrive il mondo nella nota canzone «<strong>What a wonderful world</strong>»: un meraviglioso mondo di pace e fratellanza in cui vivere felici. Ma così non è: viviamo in un rapporto di moderno vassallaggio con conseguente feudalizzazione della società; col costante assillo del «Si vis pacem, para bellum»; e distruggendo di giorno in giorno le bellezze di Madre Natura. Che pena!</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Si dice che la visione sia l’arte di vedere cose invisibili. Bene, dateci pure dei visionari, ma noi stiamo vedendo scenari che in molti non vedono. Per essere più chiari, al vertice del nuovo ordine mondiale vediamo uno <strong>zar</strong>, un <strong>imperatore</strong> e un <strong>presidente </strong>come tre dèi che, dall’alto del Monte Athos, si atteggiano a ꞋpadreterniꞋ; un momento disputando per la supremazia, un momento accomunati dallo stesso scopo: divenire i padroni del mondo, così come cantano i tre briganti nell’omonima canzone di <strong>Domenico Modugno</strong>.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Al fine di cui sopra, a mo’ dei pupari, che nel teatro dell’opera dei pupi tengono le fila delle marionette, l’infausta «<strong>trinità</strong>» condiziona la vita e il futuro dell’umana gente.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">E il volgo? Ah è vero, stavamo per dimenticare… quello sta in platea, incantato dagli attori principali: i <strong>paladini</strong> al servizio dell’imperatore <strong>Carlo Magno</strong>, la principessa <strong>Angelica</strong>, i <strong>saraceni </strong>(nemici dei paladini) e il traditore <strong>Gano</strong>, che a nostro modo di vedere altri non sono che i capi di governo poltronari ovvero quelli che… beh, come dire, quelli che, tanto per intenderci, non mollano mai l’osso.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Questa è la nostra visione. Ma è solo una visione? Non è forse così che in realtà stanno le cose e che sotto questo aspetto non si vogliono vedere?</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Certo è che quotidianamente l’attenzione popolare viene attratta dalle marionette e non dai pupari: si esulta, si litiga, si discute, per esempio, per l’effetto e non per la causazione dell’esito delle elezioni in Francia, dove tutto sommato non ha vinto nessuno.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px"><strong>Piccole cause, grandi effetti.</strong></p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Il <strong>caos deterministico</strong>, è la scienza che studia i grandi effetti provocati da piccole cause. Lo studioso statunitense <strong>George Cowan</strong>, circa quaranta anni fa, effettuava una serie di studi sulla complessità ed eleggeva il <strong>caos</strong> a «<strong>scienza del XXI secolo</strong>» e a fondamento della ricerca sui sistemi complessi. In altre parole, si è dimostrato scientificamente che piccole cause producono grandi effetti, anche se sussiste un’impossibilità gnoseologica, con gli attuali mezzi scientifici a disposizione, di prevedere i dettagli degli eventi di là da venire.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">A questo punto sorgono delle domande: chi ha provocato il caos in Francia; lo scioglimento del Parlamento; e le nuove elezioni? <strong>Le Pen</strong> in ascesa fulminante di popolarità o piuttosto qualche puparo, che ha cercato di destabilizzare il Paese e, conseguentemente, l’equilibrio europeo? E chi ha manovrato sottobanco in Germania dove i nazionalisti tedeschi di <strong>Alternative für Deutschland</strong>,incredibile a dirsi, hanno preso più voti dell’<strong>Spd</strong>, il partito del Cancelliere <strong>Olaf Scholz</strong>?</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">L’ingegneria sociale, l’alterazione dell’informazione, i social media e la manipolazione dell’opinione pubblica sono quelle «piccole cause» che possono produrre i «grandi effetti». È quanto sostengono gli studiosi di sociologia politica che esaminano le relazioni fra politica e società, con particolare riguardo alla dimensione del potere e del conflitto nei diversi ambiti sociali e istituzionali. Questi concetti darebbero dunque una risposta a quanto è avvenuto in Francia e non solo.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Ritornando ai nostri tre fortuiti «compari», termine, quest’ultimo, da intendersi nell’accezione familiare, è certo che il <strong>caos</strong> è la loro arma preferita. Esso, infatti, è il miglior <em>partner</em> del <strong>Cremlino:</strong> corre voce che poco prima delle elezioni europee, la Russia e i suoi alleati si siano adoprati non poco per influenzare i risultati tramite siti “informativi”, politici in campagna elettorale e intelligenza artificiale, ovvero mettendo a frutto tutto ciò che la tecnologia e la furbizia umana possono offrire.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px"><strong>XI Jinping, </strong>dal canto suo e da buon padreterno,‘osserva’ costantemente il mondo dall’alto: la Cina è notoriamente uno dei paesi leader nella produzione di palloni e palloncini. Tra quelli decorativi, quelli meteorologici e quelli sospetti di spionaggio, vacci a capire qualcosa: è tutto un caos!</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px"><strong>Biden</strong>, ancorché poderoso, che rebus, che caos anch’egli! Dei tre ‘pupari’, appare come il più fragile, fisicamente. <strong><em>Tempus omnia medetur</em></strong> (il tempo cura tutto) recita un motto latino, ma… non l’età. Eppoi, dopo l’attentato a Trump, sull’anziano presidente si è abbattuta anche una maggiore fragilità politica, che lo ha indotto a ritirarsi dalla corsa elettorale. Il popolo americano, in certi casi, è particolarmente emotivo di fronte alla violenza e… se non sai gestire le emozioni, esse gestiranno te, con quanto ne consegue. È <strong>Deborah Rozman,</strong> nota psicologa, autrice ed educatrice ad affermarlo. Comunque sia, caos a parte, <strong>siamo rimasti in tre </strong>[…] dice la canzone di Modugno e tant’è!</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px"><strong>E tutti gli altri non contano niente?</strong></p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Assolutamente niente! Infatti, tutti gli altri, immaginari potentati, ignorando di essere semplici pedine in una grande scacchiera planetaria, si illudono di tener banco. Allo scopo esaminiamo i più noti: il sultano <strong>Erdogan </strong>«il pacificatore», si fa per dire, prova a stare con due piedi in una scarpa: condanna l’aggressione all’Ucraina, ma non partecipa alle sanzioni occidentali contro la Russia. Ergo… giudicate voi…;<strong> Orban</strong>, correndo tra Mosca e Pechino, comincia a discoleggiare troppo per i gusti di Bruxelles, e pone di conseguenza in rischio la sua presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea;<strong> Ursula von der Leyen</strong>, infine, ancorché dopo laboriose consultazioni l’abbia spuntata ottenendo il bis del suo mandato, si atteggia a prima della classe; una classe, però, che sa di studenti fuori corso e pluriripetenti.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Per dirla con <strong>Shakespeare</strong>, insomma, tanto rumore per nulla, in quanto i citati potentati, accecati dall’ambizione personale, non si rendono conto che a comandare sul serio non sono loro, ma, per un verso o per l’altro, i nostri immaginari tre pupari. Questi ultimi, stando così le cose, ringraziano la rediviva «rete vassalla» e sotto sotto la ringrazia fors’anche <strong>Meloni</strong>, per non essere stata in essa incorporata: le previsioni indicano infatti che l’Europa sarà governata con l’obiettivo di essere «greenizzata» come un’edera e di «greenizzarci» per quanto fegato ci faranno rodere a causa delle future astruserie brusselliane.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Conclusione? Parafrasando <strong>Charlie Chaplin</strong> possiamo tranquillamente affermare, con buona pace di Armstrong, che la vita è un’opera di teatro, tutto il mondo è un palcoscenico e che a dirigere l’orchestra, come nel ritornello della canzone di Modugno, sono rimasti in tre… i tre <strong>pupari</strong>.</p>
<p class="amp-wp-27a8ac0" data-amp-original-style="font-size:21px">Bell’affare! Non vi pare?</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F08%2F02%2Fsiamo-visionari%2F&amp;linkname=Siamo%20visionari%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F08%2F02%2Fsiamo-visionari%2F&#038;title=Siamo%20visionari%3F" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/02/siamo-visionari/" data-a2a-title="Siamo visionari?"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/02/siamo-visionari/">Siamo visionari?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>In cauda venenum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 05:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="896" height="586" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1.jpeg 896w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1-300x196.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1-768x502.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1-585x383.jpeg 585w" sizes="(max-width: 896px) 100vw, 896px" /></p>
<p>Annotazioni a margine del ritiro sciamanico sul Piave, tragico per Alex. di Carlo Di Stanislao Così ammoniva Marziale molti secoli fa per avvertire che dietro cose apparentemente troppo facili si&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="896" height="586" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1.jpeg 896w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1-300x196.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1-768x502.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3011-1-585x383.jpeg 585w" sizes="(max-width: 896px) 100vw, 896px" /></p><h6><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Annotazioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a margine del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ritiro sciamanico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sul Piave,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">tragico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per Alex.</span></span></b></h6>
<p>di <b style="font-family: Raleway, sans-serif; letter-spacing: 0px;">Carlo Di Stanislao</b></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Così ammoniva </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Marziale</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> molti secoli fa per avvertire che dietro cose apparentemente troppo facili si nascondono spesso pericolose insidie. <b>L&#8217;</b></span></span><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">abbazia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di</span></span></b><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b> Santa Bona</b> </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è un posto fuori del tempo. Un feudo nel feudo delle colline dell&#8217;</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Unesco</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Affacciata sul </span></span><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Piave</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, con quelle grandi muraglie che arrivano fin nelle acque del fiume sacro alla Patria, il Piave, creando lo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sghirlo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, come lo chiamano l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ì</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, quel vortice che tutto risucchia e che tutti tiene lontani. Tranne </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Alex Marangon</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> che non poteva conoscere le insidie che quelle placide acque nascondono.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Arrivato qui, ai margini di un territorio dedito al Prosecco, il giovane di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Marcon</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> non può non essere rimasto incantato dall&#8217;aria di nobiltà mescolata a misticismo che quel posto emana: la semplice eleganza della chiesa abbaziale, il chiostro con le sue colonne annodate, il parco con quel verde che acceca e quel silenzio che accoglie.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il regno del conte </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Giulio Da Sacco</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, ereditato dal padre Alberto, è un luogo raro. Ma chiuso. Un feudo nel feudo, appunto. Lontano dalla gente del paese. Più d&#8217;uno non nasconde di non esserci mai entrato. Sull&#8217;onda di miti e leggende, che tanto non sono, di ritrovo di templari e di massoni, e ora anche di alternativi, creava uno scudo per le persone del luogo. Sarà per questo che il conte ha deciso di aprire le porte con visite guidate ed eventi culturali. Come quello di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Musica Medicina</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Un concerto al sole sotto i cedri guardiani dell’abbazia, musiche e canti originali ispirati dalla tradizione </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">curandera</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, come si legge nel sito web dell&#8217;abbazia, andato in scena proprio il sabato prima della tragedia, il 22 giugno, sempre a cura di </span></span><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Andrea </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Zuin</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, il guru che ha organizzato la due giorni sciamanica nella quale ha perso la vita </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Alex</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5"><b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Tati e </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Zu</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, insieme </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ZuMusic</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Project, o meglio </span></span><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Andrea </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Gorgi</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Zuin</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e la compagna </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Tatiana Marchetto</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, qui sono di casa. Dopo aver lasciato il giardino di un centro olis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">tico nella campagna </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">pievigina</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e querce bianche, a </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Barbisano</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, con il loro camper si sono trasferiti nel parco dell&#8217;abbazia. E con i conti hanno legato, o comunque a quel che dicono quelli che hanno partecipato all&#8217;evento del 22, c&#8217;era un comune sentire: «La moglie romena del conte, <strong>Alexandra</strong>, suonava con loro e si respirava una bella empatia». Insomma </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tati</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Zu</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">avevano trovato una </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">simil</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> casa, un posto dove fermarsi.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Dall&#8217;ultimo luogo, pare, non se ne fossero andati proprio bene: quelle cerimonie non piacevano. Troppi rischi, per tutti. E già allora sembrerebbe, riferisce più d&#8217;uno, «che qualche partecipante si fosse sentito male». Ma la coppia non ha mai rinnegato la sua visione. La morte di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Alex</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> dopo la riunione a pagamento da 200 euro con lo sciamano dal Sudamerica. Una piccola incisione sulla pelle con veleno di rana amazzonica. Questa potrebbe essere una delle cause dei malori di </span></span><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Alex</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> che aveva partecipato a una festa a base di allucinogeni, tra cui <b>l’</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>ayahuasca</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, al centro di riti degli sciamani e che provoca reazioni psichedeliche e allucinogene. Durante la riunione </span></span><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Alex</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> si è allontanato dalla chiesa sconsacrata, seguito da “</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Zu</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”, ovvero </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Andrea </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Gorgi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Zuin</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, e la compagna </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tatiana</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> “Tati” </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Marchetto</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Marangon</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> soffriva anche di una forte forma di asma. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Al Corriere della Sera</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> il tossicologo </span></span><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Guido </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Mannaioni</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> dice che «l’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ayahuasca</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> è una bevanda realizzata con un mix di piante che vengono macerate e bollite. Contengono principi attivi prettamente allucinogeni e psichedelici». La bevanda «può provocare un’intossicazione acuta. Dipende molto dalla dose </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">assunta e dalle capacità metaboliche dell’individuo». Il professore</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Firenze</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> aggiunge però che «innanzitutto, prima di puntare il dito contro l’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ayahuasca</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, bisognerà accertare se davvero questi principi sono presenti nel corpo della v</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ttima». Gli effetti sono «essenzialmente di tipo psichedelico.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">I principi attivi presenti, come la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">dimetiltriptamina</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, hanno effetti simili </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">all’Lsd</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Tendono ad aumentare la neurotrasmissione stimolante del sistema nervoso centrale, possono creare disorientamento spazio-temporale e difficile percezione di una situazione pericolosa. Come potrebbe essere accaduto al ragazzo.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel panorama contemporaneo, assistiamo a un paradosso: da un lato, l’Occidente si tinge sempre più di ateismo, mentre dall’altro cresce il fascino per spiritualità alternative e pratiche sciamaniche. Se da un lato il materialismo dei consumi e della tecnologia regna sovrano, dall’altro si avverte un crescente bisogno di evadere da questa gabbia. La ricerca di una “salvezza” individuale e immediata spinge molti a esplorare sentieri alternativi, spesso mescolando in maniera eclettica diverse tradizioni e rituali. Come sottolinea </span></span><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Stefano De </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Matteis</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> nel suo libro </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Gli sciamani non ci salveranno</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, questa ricerca di spiritualità può sfociare in un “doppio gioco” di appropriazione e banalizzazione delle pratiche sciamaniche. Da un lato, si tende a mercificarle, trasformandole in prodotti da consumare; dall’altro, le si svuota del loro significato originario, adattandole a una sensibilità occidentale spesso individualista e superficiale.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Emerge quindi la necessità di un approccio più consapevole e rispettoso di queste antiche tradizioni. Occorre evitare di ridurle a mere curiosità </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">esotiche</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> o a strumenti per la fuga dalla realtà. Piuttosto, dovremmo impegnarci a comprenderne la complessità e il valore intrinseco, per attingere alla loro saggezza e applicarla alla nostra vita in modo autentico e profondo.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> C</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">opricapi fantasiosi o esibire capelli arruffati in </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">dread</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">lock</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> naturali, ma in tutti i casi è espressione di alterità, capace di incarnare immediatamente, a una rapida occhiata, la figura del signore del limite, che sa gestire forze terrene e spirituali, governare l’aldilà, spesso facendo ricorso a crisi estatiche.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Lo sciamano è il rappresentante di un mondo estraneo più che marginale, abile nell’oscillare tra la ricchezza dei suoi ornamenti e la povertà di un </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">drop</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> out</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, ma sempre accompagnato dal tamburo che utilizza per le pratiche magico-religiose dedicate alla guarigione o per attivare i viaggi fuori dal corpo. Nello stesso tempo, è capace di gestire la scena rituale come un attore provetto, un giocoliere o un prestidigitatore che guida a suo piacimento lo sguardo e l’attenzione dei suoi clienti-spettatori in modo da agire sulla loro emotività psicofisica e, grazie al suo grande carisma, operare su di essi per portare a termine le operazioni che gli sono state richieste: dalle guarigioni, alle protezioni, alla risoluzione di controversie sociali. Ha familiarità con l’occulto e con le trame profonde della vita, ma è anche un operatore dell’immaginario, conoscitore dei soggetti e dei contesti e, soprattutto, un grande stratega delle occasioni, per cui mai chiedergli una danza della pioggia a ferragosto…</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma lo sciamano non prende soldi e non opera mai al di fuori del territorio in cui vive, ci insegna il massimo esperto italiano di sciamanesimo andino, il </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">prof. <b>Mario Polia</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ne </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il Sangue del Condor</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.  Le persone che si avvicinano a queste nuove realtà sono alla ricerca di significati che sappiano colmare vuoti di senso al cui cospetto – a loro sembra – le religioni tradizionali non riescono a dare risposte soddisfacenti. Una delle caratteristiche distintive delle nuove spiritualità è di fatto la matrice fortemente emozionale. In altre parole, siamo di fronte a fenomeni in cui emerge il primato dell’emotivo. E in nome di questa ricerca di spiritualità si vogliono vivere delle ‘esperienze’ – altra parola chiave di questa peculiare forma di relazione con il sacro – che siano il meno possibile mediate dalle istituzioni religiose a cui non si crede più. Questo vuol dire che molte persone vivono un senso di smarrimento </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a causa di una vita che non riesce più a essere significativa per loro e che viene puntellata da disagi, stati d’ansia sempre più diffusi. Per cui i soggetti cercano di rintracciare all’interno del proprio mondo vitale dei cosiddetti ‘cosmi significativi’ (per dirla con </span></span><b><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Max</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Weber</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">), all’interno dei quali riuscire a sperimentare delle sensazioni che colmino il senso di vuoto della loro esistenza.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ed ecco quindi che la realtà dell’esperienza sacra – come nel caso della spiritualità postmoderna – si popola di figure invisibili, come quelle che riguardano il mondo dei morti, per esempio, ma non solo. Il problema è che questi ‘cosmi’, proprio in quanto sacri e dunque potenti, risultano difficilissimi da gestire. A ogni modo – sociologicamente parlando – il solo fatto di prender parte a esperienze comunitarie come queste, caratterizzate da una forte carica emotiva, produce un’intensificazione del senso dell’esistenza, altrimenti percepita come vacua nella sua grigia ordinarietà. Ciò costituisce certamente un motivo di profonda fascinazione per gli individui postmoderni. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>Michel Maffesoli</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b> </b>a tal proposito parla di dimensione ‘</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">neotribale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’, espressione che mi pare particolarmente efficace.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nell’ambito di queste esperienze, che in letteratura sociologica sono definite ‘trasformative’, c’è sempre un’ambivalenza fortissima. Più in generale, nel momento in cui i soggetti vivono queste esperienze dal carattere fortemente emotivo (talvolta amplificato dall’uso di determinate droghe) essi affermano di riscontrare un radicale cambiamento nella percezione della loro esistenza: l’identità subisce un profondo mutamento. Quando parliamo della relazione col sacro tipica di queste forme di spiritualità facciamo riferimento a un’esperienza potente dai risvolti assai rilevanti e al contempo difficili da prevedere e da gestire (come tutto quanto attiene al rapporto col sacro, d’altra parte).</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nelle culture tradizionali è previsto l’uso legittimo di sostanze naturali con effetti sulla psiche molto forti: grazie a queste sostanze e a riti specifici gli individui sono introdotti nella comunità di riferimento, soprattutto in momenti specifici e significativi della propria traiettoria biografica. Detto questo, tuttavia, sconsiglio fortemente l’uso di droghe anche quando ci si affida a mani di guide ‘esperte’ o sedicenti ‘esperte.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">In definitiva bisogna arrivare preparati e accompagnati da persone fidate, in piccoli gruppi. Il mercimonio della spiritualità sacra è s</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">empre più diffuso e sempre più pericoloso. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Recuperiamo la coscienza per riempire il vuoto esistenziale di un&#8217;era scientista, senza bisogno di riti fatti di pericolose sostanze che non appartengono alla nostra tradizione.</span></span></p>
<p class="s9">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F07%2F16%2Fin-cauda-venenum%2F&amp;linkname=In%20cauda%20venenum" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F07%2F16%2Fin-cauda-venenum%2F&#038;title=In%20cauda%20venenum" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/07/16/in-cauda-venenum/" data-a2a-title="In cauda venenum"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/07/16/in-cauda-venenum/">In cauda venenum</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Dove andremo a finire?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 21:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="324" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB.jpeg 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB-300x162.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB-585x316.jpeg 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>È la domanda che ci poniamo in ogni epoca con una certa preoccupazione: il passato, si sa, è storia, ma il futuro è mistero! Dove andremo a finire è il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="324" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB.jpeg 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB-300x162.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/6432757E-118E-4E9C-BFDA-C34AA85909FB-585x316.jpeg 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p><p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">È la domanda che ci poniamo in ogni epoca con una certa preoccupazione: il passato, si sa, è storia, ma il futuro è mistero! Dove andremo a finire è il titolo del libro di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Alessandro Barbato</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, edito dalla Einaudi, in cui</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">otto grandi intervistati tra i più autorevoli intellettuali italiani provano a raccontare ciò che il futuro ci riserva.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Un dubbio sempre più patologico </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;Dove </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">A</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ndremo a Finire&#8221; è anche il titolo di uno dei «pensierini» in cui </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Umberto Eco</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, in forma stringata ed efficace </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">nonché</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> con l’usuale ironia che lo distingue, ci propone alcune domande relative al nostro futuro.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Per quanto riguarda il futuro, più indietro nel tempo, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Epitteto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, filosofo greco ed esponente dello stoicismo, asserisce che bisogna distinguere da ciò che dipende da noi ciò che non dipende da noi e suggerisce di non preoccuparci eccessivamente dell’incertezza che riguarda il futuro, così motivando: «</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Concentrarsi sul presente permette di affrontare le sfide una alla volta anziché soffrire per eventi che potrebbero o non potrebbero mai verificarsi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">». </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">E poi, lo scrittore </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Igor </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sibaldi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> nel «</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Libro delle epoche. Come non farsi</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">intrappolare dalla civiltà occidentale</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">»</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">afferma che la civiltà è un organismo vivente, che si rinnova ciclicamente ad ogni 72 anni e che, se non faremo nulla di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">nuovo nell’attuale ciclo, sapremo di già cosa ci riserva il futuro: il </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">déjà-vu</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Possiamo quindi dedurre che, se riuscissimo a proporci nuove vie, il futuro sarebbe differente, seppur sempre ignoto. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">In sostanza, dopo quanto esposto, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">dubbio</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> sugli arcani disegni dell’avvenire o su qualsiasi scelta che la vita ci presenta altro non è che la mancanza di certezza su ciò che sarà, su ciò che faremo, su dove andremo a finire. Al riguardo ci piace riportare una definizione tanto felice quanto espressiva dello scrittore comisano </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Gesualdo Bufalino</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, che così recita: «</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Il dubbio è una passerella che trema tra l’errore e la verità</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">». </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">D’altra parte chi non conosce i dubbi e le paure di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Dante, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">prima di attraversare le porte dell’Inferno, e quelli esistenziali dell’uomo occidentale, descritti da </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nietzsche</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> ne «</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">La concezione del tempo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">»? E non dimentichiamoci dei filosofi del dubbio, da </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Platone</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sant’Agostino</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, del dubbio metodico [</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Cartesio</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">n.d.r.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">], e via dicendo. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Questi sono solo alcuni riferimenti a generi letterari e a personaggi illustri, che citiamo per la loro notorietà, ma la considerazione, la domanda e perché no il dubbio, sia come passaggio obbligato per raggiungere la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">verità sia come interrogazione sul nostro futuro, ci assillano, come dicevamo sopra, da sempre e all’infinito.  </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Ci sono uomini che vivono di certezze e non hanno mai dubbi: quelli non vivono, esistono</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">». È quanto sostiene lo scrittore pietrasantese </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Romano Battaglia</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, e a buona ragione. Infatti, il dubitare è connaturato in noi e del pari si può dire dello sforzo di trovare delle ragionevoli risposte agli insorgenti dubbi.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Naturalmente il dubbio non deve trasformarsi in patologico ovvero nel dilemma che paralizza e che lascia una persona sperduta in un labirinto morale senza via d’uscita, nonché in disturbo ossessivo, compulsivo, dal momento in cui, anziché sfociare in una risposta, dà vita a nuove domande, a nuovi inquietanti quesiti. Esso deve mantenersi entro i limiti della ragionevolezza e non oltre.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Purtroppo,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> oggi </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">vaneggiamo in una società dalla cultura e dai valori umani mistificati e non nella società conosciuta e vissuta da coloro i quali hanno raggiunto il traguardo dell’</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">adultità</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">. Altri tempi… quelli passati! Ormai, ahinoi, ci siamo ridotti a vivere in una generazione omologata di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">smartphone</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">&#8211;</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">dipendenti, di automi, i cui fini e mezzi stabiliti dal weberiano Ꞌagire socialeꞋ sono dettati da precetti di natura ideologica ed economicistica a cui è vietato disobbedire. </span></span><a name="_Hlk167627592"></a></p>
<p class="s6"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">E non solo, se acconsentiamo a vivere sotto la dittatura del «politicamente corretto», sempre più impecoriti e appiattiti, non avremo più dubbi di sorta; non vivremo ma vegeteremo. E ciò sarà perché abbiamo permesso che il nostro pianeta si trasformasse in un mondo quasi alla rovescia e… questo è quanto.   </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Che fare?</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Altro dubbio! Allora?</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Delle due una: o ce la prendiamo comoda conformandoci al </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">carpe diem</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Epitteto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, dal momento che, a suo dire, il futuro è un’incognita e non dipende da noi o, se invece riteniamo che esso dipenda in qualche modo da noi, dobbiamo darci da fare per cercare di gestirlo convenientemente. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">In altre parole, anche se il futuro è inconoscibile, le decisioni che prendiamo oggi possono avere risvolti significativi non solamente sulla nostra vita di tutti i giorni, ma anche su quella di chi verrà dopo di noi. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Certamente, ribadiamo, il futuro è un’incognita, ma almeno, in certa misura, la realizzazione dei nostri progetti, dei nostri sogni, dipende dalle nostre scelte e da come agiamo.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il sogno europeo</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Eccolo il nostro sogno: vivere in pace; in un’Europa forte</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">coesa e rigogliosa, educata ai valori della solidarietà, precondizione della libertà e dell’eguaglianza; in un’Europa rispettata, modello democratico e barriera </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">contro le velleità espansionistiche di chicchessia; in un´Europa che, riportandoci alle parole rivolte ai leader europei dal compianto presidente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">David Sassoli</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, innovi, protegga e illumini; e, infine, in un´Europa libera dall´</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ecolatria</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> [il dio verde </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">n.d.r.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">] , dai “puritani” dell’ambientalismo nonché dal burocratese amministrativo e soprattutto mentale.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cerchiamo di essere migliori di quello che siamo; ci meritiamo di più e finché siamo in tempo! Eh già… la data della fine del mondo, per fortuna, non è stata azzeccata dai </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Maya</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, ma secondo l’esperto di storia dell’arte, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Guido Carlucci</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, autore de «</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Il Codice da Vinci l’invisibile</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">», </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Leonardo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> avrebbe previsto la fine del mondo nel 2025, data nascosta nelle pupille di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Cristo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> nel dipinto «</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Salvador Mundi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">». </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Apocrifia</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">? Lo speriamo vivamente!</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Europa, ultima chiamata</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Orbene, con tutto il rispetto per le capacità immaginative e per la fantasia scientifica di certi stimati studiosi, ritorniamo alla quotidianità, ricordando che siamo già prossimi alle elezioni e che gli elettori italiani sceglieranno 76 deputati per l&#8217;Europarlamento. Ciò stante, mettiamo al bando le sterili o inutili polemiche e le strumentalizzazioni politiche su </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Salis</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, su </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Toti</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, sul caso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Bari, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sul profumo di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Fassino</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, sulla pittoresca espressione «[…] </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">me la possono </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">sucare</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">»</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> di</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Miccichè, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sulla </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">frase </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">pronunciata di recente da </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Papa Francesco </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Nei seminari c’è già troppa </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">frociaggine</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">» e via cantando e piuttosto occupiamoci, per una volta tanto e con la dovuta serietà, del nostro futuro, della nostra sopravvivenza! </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ammettiamolo pure, ormai abbiamo le tasche piene dei processi mediatici; della cronaca nera; della teledipendenza dai talk show politicizzati; delle inchieste scandalistiche in cui gli </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">head hunter</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> (cacciatori di teste), anziché la magistratura, si arrogano il compito di scoprire e giudicare i veri o supposti talenti del male; e della pochezza culturale, nonché manageriale dell’informazione. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">È il momento giusto per sapere dove andremo a finire, almeno politicamente, e per fare in modo che il sogno diventi realtà. Suvvia, decidiamoci tanto che basti a conquistare democraticamente e con le giuste alleanze il potere al Parlamento europeo; questa volta sì, il futuro è nelle nostre mani! </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Nel gergo calcistico si potrebbe dire che l’avversario [ad est </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">n.d.r.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">] ci marca a zona e che perderemo la partita, se non prenderemo per tempo i comandi del treno ‘Europa’, ma tenteremo invano di rincorrerlo perché già partito. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Be</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ne</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">quest’ultimo caso</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> potrebbe avverarsi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> solo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">se </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ci </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">mancheranno</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">istinto di conservazione, determinazione o audacia. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">E allora sì</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">… </span></span><a name="_Hlk167548100"></a><span class="s10"><span class="bumpedFont15">vae</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">victis</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> (guai ai vinti)! </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Alla fine ce la saremmo cercata, no? </span></span></p>
<p class="s6">
<p class="s6"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Giuseppe </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Arnò</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F06%2F01%2Fdove-andremo-a-finire%2F&amp;linkname=Dove%20andremo%20a%20finire%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F06%2F01%2Fdove-andremo-a-finire%2F&#038;title=Dove%20andremo%20a%20finire%3F" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/01/dove-andremo-a-finire/" data-a2a-title="Dove andremo a finire?"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/01/dove-andremo-a-finire/">Dove andremo a finire?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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