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		<title>Nel centenario della nascita di Rocco Scotellaro gli eterni Sud dei Mediterranei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/1D9A756C-7829-4A1F-ABBA-8DECFFF35CE6-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>di Pierfranco Bruni,Presidente nazionale Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi “Sono stato a Tricarico. Tanta solitudine e i versi di Rocco nel vento e tra le margherite e i rosolacci&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">
di Pierfranco Bruni,Presidente nazionale Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">“<i>Sono stato a Tricarico. Tanta solitudine e i versi di Rocco nel vento e tra le margherite e i rosolacci e le ginestre avevano la violenza del giallo. Il giallo da queste parti inonda le campagne. Le viti basse e le terre hanno colori nell’arcobaleno. E questo paese dove “<span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">siamo entrati in gioco anche noi/ con i panni e le scarpe e le facce che avevamo</span>” si raccoglie nella storia in questa Basilicata che sembra recintare la favola dei contadini del Sud”.<br />
</i><br />
I luoghi diventano geografia di esistenze. In un intreccio tra ricordanze, tentativi di dimenticanza e tempo. Tempo &#8211; Memoria. Tricarico. La storia di Rocco Scotellaro. Il destino di un poeta a 100 anni dalla nascita. Rocco Scotellaro nasce a Tricarico, in provincia di Matera, novanta anni fa. Muore <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64991" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712-202x300.jpeg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712-202x300.jpeg 202w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712-690x1024.jpeg 690w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712-768x1139.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712-1036x1536.jpeg 1036w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712-585x868.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/5DC153C9-CB8E-474B-AE07-D4FE0F7F3712.jpeg 1109w" sizes="(max-width: 202px) 100vw, 202px" />a Portici settanta anni fa.  È necessario ripensare il poeta delle “tomaie” e della madre che cuciva con la sua “Singer”.  <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">È fatto giorno …</em> Una pioggia a fili e un paese vuoto che cerca a stento di ricordare. Un paese ormai come tanti di una Basilicata che si raccoglie tra le pietre e le tondeggianti colline. Gli sguardi dei vecchi hanno onde di nostalgia e sembrano raccontare fatti di secoli, avvenimenti lontanissimi, giorni in cui appartengono ad epoche distanti.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">E qui tra queste case, tra i vicoli stretti, in un paesaggio di angoli affollati, la gente lo ricorda, perché è necessario ricordarlo. Una strada dedicata a lui. La vecchia Via Roma. La casa natale, lungo questa strada, con una lapide. Un’altra lapide ancora in una piazza dove vi è il monumento dei caduti di tutte le guerre, una scuola che porta il suo nome. Ma neanche un busto per dire che questo paese è il paese dove è nato e vissuto, tutto sommato, il poeta.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">      Un libro dal titolo “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Rocco Scotellaro. Poeta del Mediterraneo contadino</em>”, curato da Gerardo Picardo, ha raccolto, un decennio fa, testimonianze importanti e significative (per il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”), oltre che delle pagine inedite dello stesso Scotellaro, della madre Francesca, di Leonardo Sciascia e di lettere ancora di Scotellaro indirizzate ai coniugi Leone – Padula.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Il poeta dei “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Contadini del Sud</em>”. Il poeta di “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">È fatto giorno</em>”. Il poeta di “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Margherite e rosolacci</em>”. Il poeta di “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">L’uva puttanella</em>”. E sì, voglio ricordare il poeta e non il sindaco. Voglio ricordare: “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Mamma, tu sola sei vera. / E non muori perché sei sicura</em>”.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Rocco Scotellaro. Amico di Carlo Levi. Il Levi della Lucania dai volti stanchi e dei paesi abbandonati in una conca di terra. Tricarico. Si trova quasi a metà strada tra Potenza e Matera. Nel materano. Percorrere la strada che va da Potenza a Tricarico è un penetrare la campagna fitta, gli alberi che visualizzano immagini silane con la pioggia lenta e un vento leggero ma pungente. Aria fresca e ancora volti contadini e contadine nelle terre. E Rocco Scotellaro è ancora tra questa gente. Ma non lo si riconosce abbastanza. È un qualcosa che c’è e basta.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Sulla lapide dove è nato si legge questa scritta: “A Rocco Scotellaro – Sindaco socialista di Tricarico – Poeta della libertà contadina”. Via Rocco Scotellaro, numero civico 37. Tricarico. E poi? Era nato il <a data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">19 aprile 1923 e morto a Portici il 15 dicembre 1953</a>.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Sono stato a Tricarico. Tanta solitudine e i versi di Rocco nel vento e tra le margherite e i rosolacci e le ginestre avevano la violenza del giallo. Il giallo da queste parti inonda le campagne. Le viti basse e le terre hanno colori nell’arcobaleno. E questo paese dove “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">siamo entrati in gioco anche noi/ con i panni e le scarpe e le facce che avevamo</em>” si raccoglie nella storia in questa Basilicata che sembra recintare la favola dei contadini del Sud. Ma Scotellaro voleva renderla realtà, quella favola: “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Noi non ci bagneremo sulle spiagge/ a mietere andremo noi / e il sole ci cuocerà come la crosta del pane</em>”. Il fatalismo, il sonno, il sogno, la stanchezza: “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Ognuno ha le ossa torte /non sogna di salire sulle donne / che dormono fresche nelle vesti corte</em>”. Il racconto di un mondo che recita una preghiera antica è nell’immagine di un paese che intreccia presente e memoria: “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Dormono sulle aie / attaccati alle cavezze dei muli</em>”. “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Si sente l’asina nel sottoscala, / i suoi brividi, il suo raschiare./ In un altro sottoscala / dorme mia madre da settant’anni</em>”.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">È tutto passato. Si potrebbe dire: è proprio passato il tempo. Ma resta a filigrana una pioggia che tocca le pietre della piazza e i vicoli dai quali, come fantasmi, compaiono gli uomini e vanno oltre. Ci sono ricordi che restano e che si perdono. Ma ci sono ricordi che sono ancora realtà.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">I segni di quel mondo sono onde vellutate. Ci parlano e le parole sono fiumi di silenzio che tracciano destini. “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore / gli intrecci degli uomini, chi ride e chi urla / … / Sole d’oro, luna piena, le ore dell’inverno / le mattine degli uccelli a primavera / le maledizioni e le preghiere</em>”.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">È come se il tempo fosse ieri. Tricarico è immobile. E nelle stagioni ascolta il vento. Il vento che viene da Portici. Lì, dove Scotellaro è morto, lì dove cercava qualcosa di diverso dalle sue colline tondeggianti e dal giallo delle ginestre.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Il tempo che cerchiamo in Scotellaro è il tempo della poesia che vive anche tra le pagine di saggistica. Ed è quello lo Scotellaro che lascia tracciati, che continua nella sua storia letteraria, che ci ha spinto sino a Tricarico a vivere per un pomeriggio il fascino che non c’è mai ma che si ascolta solo nei suoi versi e nelle sue malinconie.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Ancora sassi. Anzi più sassi. Un camminare lento.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17"> “… <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">ognuno canta una storia / e insieme viene l’armonia</em>”. “… <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">il paese continua la sua storia / sotto il cielo stellato a foglia a foglia / per chi parte se vuol ritornare</em>”.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Tricarico deve riscoprire il suo poeta. E forse deve amarlo di più. Si agita nella memoria, nei ricordi di alcuni o di molti; ma occorre altro. Di più.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Si è fatto notte. Il giorno lo si è depositato dietro i monti. Entriamo nella città dei sassi. Il caso o il destino? La prima strada che <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">incocciamo</em> è quella che porta il nome di Rocco Scotellaro. Strano? È il segnale preciso in questa terra di contadini antichi e di amori folli. Amori folli.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Questa Basilicata è anche la terra di Isabella Morra, la poetessa cantata da Benedetto Croce. Il castello di Valsinni, quelle strade che angustiano. Un altro paese nella poesia e nei ricordi. Siamo stati anche lì. In un’altra occasione. Il tempo scorre e traccia colori nella memoria delle parole. Ma questa è un’altra storia che non so se racconterò.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">“<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">È rimasto l’odore / della tua carne nel mio letto. / È calda così la malva / che ci teniamo ad essiccare / per i colori dell’inverno</em>”. Era il 1948 quando Scotellaro scriveva questi versi. Il destino si fa avventura e i ricordi non bastano più se la memoria non li raccoglie. Forse mi appartengono. Sono parte di una mia storia. Della mia storia. Questo Sud infinito nei Mediterranei è un viaggio lungo non quando la storia,  ma oltre il ricordo la memoria e la nostalgia. È oltre la storia anche in Scotellaro c&#8217;è il tempo.</p>
<p dir="auto" data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">*Presidente nazionale Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi</p>
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