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	<title>Bene comune Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Machiavelli e l&#8217;utopia. Hegel allievo tardivo di Nicolò</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 15:52:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1664" height="936" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9.jpg 1664w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Machiavelli_e_Hegel_16x9-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1664px) 100vw, 1664px" /></p>
<p>Machiavelli è ancora uno scandalo: strappa alla politica la maschera della morale e mostra che il potere si misura con la realtà, non con le buone intenzioni. Hegel ne raccoglie&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/10/machiavelli-e-lutopia-hegel-allievo-tardivo-di-nicolo/">Machiavelli e l&#8217;utopia. Hegel allievo tardivo di Nicolò</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><em>Machiavelli è ancora uno scandalo: strappa alla politica la maschera della morale e mostra che il potere si misura con la realtà, non con le buone intenzioni. Hegel ne raccoglie la lezione e la porta dentro la storia dello Stato.Una riflessione sulla democrazia e sull’utopia del bene comune di Pierfranco Bruni. <img decoding="async" class="alignright wp-image-111760 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-300x169.jpg" alt="" width="192" height="108" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-585x329.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1.jpg 678w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono comparazioni mai risolte completamente. Ma che insistono. Nei miei studi filosofici ho vissuto la provvisoria dimensione dell&#8217;idea politica in Machiavelli. Una politica che non supera la soglia della filosofia. Possibile ciò? Un esempio piuttosto letterario all&#8217;inizio. Machiavelli e la visione di Dante della politica. Bisogna partire da qui. Da un confronto che non è mai stato davvero fatto. Dante pensa la politica come ordine. Ordine cosmico, morale, teologico. La Monarchia è idea di giustizia universale. L&#8217;Impero è garante di pace perché orientato al bene. La politica in Dante è architettura. Ha un fondamento metafisico. Senza quel fondamento crolla. Anzi precipita.</p>
<p>Machiavelli rovescia tutto. Non perché è immorale. Perché è moderno. Per la prima volta guarda la politica non come deve essere ma come è. Non come ordine ma come fenomeno. Ed ecco la parola più idonea. Prima di Hegel, Machiavelli anticipa l&#8217;idea di fenomeno. Il potere è fenomenologia. Appare. Si mostra. Non è essenza. È manifestazione. È forza che si fa forma. Il Principe non è un trattato sul potere. È la descrizione di come il potere appare. Fenomenologia ideologica, appunto. Perché dietro l&#8217;apparire c&#8217;è sempre un&#8217;ideologia che lo giustifica. Il potere non è mai nudo. Si veste sempre di virtù, di religione, di popolo. Anticipa fortemente Hegel. Non ho dubbi. Ma non siamo a una fenomenologia. Siamo alla intuizione della &#8220;cosa&#8221;.</p>
<p>Cosa può rappresentare questo in un contesto democratico? Tutto. La democrazia per Machiavelli esiste? No. Non esiste come parola. Non esiste come sistema. Ma esiste come problema. Machiavelli non conosce la democrazia rappresentativa. Conosce la repubblica. Conosce i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio. E lì c&#8217;è già tutto il dramma democratico che diventa sistema. La repubblica per Machiavelli è tumulto. È conflitto tra grandi e popolo. I grandi vogliono comandare, il popolo non vuole essere oppresso. La libertà nasce da questo conflitto. Non dalla pace. Dal conflitto regolato. Questa è già democrazia, ma non come la intendiamo noi. È democrazia come disaccordo che non distrugge la città ma la tiene viva. Fino a quando?</p>
<p>Oggi ci hanno insegnato che la democrazia è consenso. Machiavelli ci dice l&#8217;opposto. La democrazia è conflitto che diventa legge. Senza conflitto c&#8217;è tirannia o c&#8217;è indifferenza, che è la stessa cosa. Una contraddizione che porta al dissenso del rischio. Aspetto che Hegel non comprese nonostante la Ragione storica illuminista.</p>
<p>La domanda che mi sorge spontanea è: cosa rappresenta Machiavelli oggi? Rappresenta lo scandalo. Perché ci dice che la politica non è morale. Non è etica. È tecnica del potere. E noi, che abbiamo voluto moralizzare tutto, non lo sopportiamo. Abbiamo trasformato la politica in predica. Machiavelli ci riporta a terra. Ci dice: guarda come stanno le cose. Il Principe deve imparare a non essere buono. Non perché deve essere cattivo. Ma perché la bontà senza forza è vittima. Con la bontà non si governa. Anzi. Non si fa governo. Un&#8217;altra domanda si pone. Quanto Hegel deve a Machiavelli? Moltissimo. Tutto. Hegel legge Machiavelli. Lo cita. Lo ama. Perché in Machiavelli trova il primo pensatore dello Stato moderno. Lo Stato non come patto, come in Hobbes o Rousseau, ma come spirito che si fa storia. Debitrice però di misfatti.</p>
<p>Machiavelli è il primo a pensare la cosa. E qui vengo a una ulteriore domanda: cosa è la cosa? La cosa in Machiavelli è la realtà effettuale. Non la verità immaginata. La cosa è il potere per come si dà. È la verità che sta sotto il velo dell&#8217;ideologia. Quando Machiavelli dice: andare drieto alla verità effettuale della cosa, sta dicendo: smetti di sognare, guarda cosa c&#8217;è. La cosa è il nucleo duro. Non è idea. È fatto. È rapporto di forze.</p>
<p>Infatti Hegel prenderà questa cosa e la chiamerà fenomeno e poi spirito oggettivo. La Fenomenologia dello Spirito deve molto alla verità effettuale della cosa. Senza Machiavelli, Hegel non avrebbe potuto pensare che la storia è il luogo dove la verità si manifesta come potere, come Stato, come istituzioni. Sorge spontaneo un ulteriore interrogativo. Per Machiavelli e per Hegel la democrazia e la libertà sono la stessa cosa? Direi di no. E qui sta l&#8217;inganno del nostro tempo. Per Machiavelli la libertà non è democrazia. La libertà è non essere dominati. È vivere in una repubblica dove le leggi frenano i grandi. La democrazia può esistere senza libertà, se diventa governo di una parte che opprime l&#8217;altra. E la libertà può esistere senza democrazia, in una repubblica aristocratica ma giusta.</p>
<p>Dunque per Hegel la libertà non è fare ciò che si vuole. È riconoscersi in una comunità razionale. La libertà è obbedire a una legge che è anche mia. La democrazia, se è solo conta dei voti, non è libertà. È arbitrio della maggioranza. Può diventare infedeltà. Infedele a se stessa. La libertà resta utopia e la democrazia è infedeltà. Perché la libertà è sempre oltre. È utopia nel senso alto: luogo che non c&#8217;è ma che ci chiama. La democrazia invece, quando tradisce la libertà, diventa infedele. Tradisce il patto. Diventa gestione, amministrazione, procedura. Perde l&#8217;anima. Proprio per questo Hegel sembra un allievo di Machiavelli.</p>
<p>Ma costruire il bene comune è soltanto utopia? Sì, se per bene comune intendi una cosa già pronta, un oggetto da costruire. No, se per bene comune intendi un cammino. Machiavelli non crede al bene comune come armonia. Ci crede come equilibrio instabile. Come esito di una lotta che non finisce mai. Appunto un fenomeno nella contraffazione che Hegel fece inserendo il termine &#8220;spirito&#8221;, ovvero fenomenologia dello spirito.</p>
<p>E qui Machiavelli e Marx non sono il contrario distintivo. Bensì sono un incontro dialettico. Profondamente. Marx deve a Machiavelli più di quanto dica. Perché Machiavelli è il primo a pensare la politica come lotta tra classi, prima che si chiamassero classi. Grandi e popolo. Dominanti e dominati. Marx tradurrà: borghesia e proletariato. La differenza è che Machiavelli non vuole superare il conflitto. Vuole regolarlo. Vuole istituzioni che tengano insieme il conflitto senza farlo diventare guerra civile. Marx vuole superare il conflitto. Vuole una società senza classi. Machiavelli è realista. Marx è utopista. Ma entrambi sanno che la politica nasce dal conflitto, non dall&#8217;amore. Machiavelli è il pensatore della necessità. Marx è il pensatore della possibilità. Machiavelli dice: così stanno le cose. Marx dice: così potrebbero stare le cose se cambi i rapporti di produzione. Uno guarda la cosa. L&#8217;altro vuole trasformare la cosa. Allora la politica è un mezzo? E il pensiero è una via verso l&#8217;eredità delle eresie? La politica è sempre un mezzo. Non è mai un fine. Quando diventa fine, diventa idolatria. Diventa totalitarismo. Il Principe che fa della politica il fine, alla fine distrugge la politica stessa. La politica è mezzo per vivere liberi. Per abitare con e nelle differenze, come dicevo. E il pensiero è eresia. Sempre. Pensare veramente è eretico. Perché eresia vuol dire scelta. Scegliere. Chi pensa sceglie di non obbedire al pensiero dominante. Machiavelli fu eretico. Perché scelse di dire ciò che nessuno voleva sentire: che il potere non ha bisogno di essere buono per essere legittimo. Che la religione può essere usata come instrumentum regni.</p>
<p>L&#8217;eredità delle eresie è l&#8217;unica eredità viva del pensiero occidentale. Da Gioacchino da Fiore a Machiavelli, da Bruno a Spinoza, da Marx a Gramsci. Tutti eretici. Tutti cercatori di una verità effettuale della cosa. Machiavelli mi sembra un anti-utopista. E lo è, se per utopia intendiamo il sogno di Tommaso Moro. Un&#8217;isola che non c&#8217;è. Ma c&#8217;è un&#8217;altra utopia in Machiavelli. Un&#8217;utopia rovesciata. La sua utopia è la repubblica che dura. La Roma repubblicana che ha saputo vivere di conflitto per secoli. Quella è la sua utopia concreta. Non una città del sole. Una città che sa gestire la tempesta. Oggi, in un contesto democratico che non crede più a se stesso, Machiavelli ci serve per questo. Per toglierci il velo. Per dirci che la democrazia senza potere è retorica. Che la libertà senza istituzioni che la difendano è illusione. Che il bene comune non si costruisce con le buone intenzioni ma con leggi severe e con virtù civile. La democrazia per Machiavelli non esiste come parola. Esiste come compito. Come abitare il conflitto senza farsi divorare. E forse, alla fine, Machiavelli è più democratico dei democratici. Perché non ci inganna. Ma non ci dice neppure la verità. La quale verità in politica non esiste. Mi pare che in questo possa toccare tutte le temperie. Ma è certo che Machiavelli non è Hegel. È più di Hegel.</p>
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		<title>L&#8217;eredità di San Francesco, ottocento anni dopo: Fondazione Roma gli dedica due mostre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Gambadoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 13:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed.jpg 1500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed-300x216.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed-1024x737.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed-768x553.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed-1170x842.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed-585x421.jpg 585w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A Palazzo Sciarra Colonna, i capolavori di Caravaggio e Tiziano dialogano con la storia dei Monti di Pietà: arte, spiritualità economia e solidarietà in un percorso a ingresso gratuito dal&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #008000;"><em><strong>A Palazzo Sciarra Colonna, i capolavori di Caravaggio e Tiziano dialogano con la storia dei Monti di Pietà: arte, spiritualità economia e solidarietà in un percorso a ingresso gratuito dal 7 ottobre al 10 gennaio 2027</strong></em></span></h2>
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<p>Le tracce di Francesco non finiscono nelle sale di un museo. Proseguono nelle chiese, nelle immagini meno conosciute, nelle strade di una Roma che custodisce ancora parte della sua eredità. È un invito a ritrovarle, e a leggerle con occhi diversi, quello delle due mostre presentate oggi, martedì 6 ottobre, da <strong>Fondazione Roma a Palazzo Sciarra Colonna</strong>, a ottocento anni dalla morte del santo d’Assisi. Due percorsi che dalla storia dell’arte arrivano alla nascita dei Monti di Pietà, raccontando come il messaggio francescano abbia preso forma tanto nelle opere dei grandi maestri quanto nelle risposte ai bisogni delle comunità.</p>
<p><em>Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità</em>, curata da <strong>Alessandro Zuccari</strong>, accademico dei Lincei e professore emerito della Sapienza e <em>Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà</em>, a cura di <strong>fra Lorenzo Turchi</strong>, professore di Teologia presso la Pontificia Università Antonianum-  Le due mostre  intrecciano  arte, spiritualità, storia ed economia  e propongono un duplice sguardo sull’eredità di Francesco: raccontano rispettivamente come gli artisti hanno rappresentato il santo nei secoli e come la predicazione francescana abbia favorito la nascita di istituzioni di credito a sostegno dei più poveri.</p>
<p>Entrambe le esposizioni saranno aperte al pubblico <strong>da domani, 7 ottobre, fino al 10 gennaio 2027</strong>, con ingresso gratuito, nell’ambito del programma di riapertura del Museo del Corso – Polo museale per la stagione 2026-2027.</p>
<p>Alla presentazione sono intervenuti il presidente di Fondazione Roma <strong>Franco Parasassi</strong>, il vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri <strong>Marco Villani</strong>, i due curatori, <strong>Alessandro Zuccari e fra Lorenzo Turchi</strong>,  <strong>don Alessio Geretti</strong>, consulente scientifico di <em>Sulle tracce di Francesco</em>, e l’artista <strong>Fatinha Ramos</strong>, autrice dell’opera <em>Scar</em>.</p>
<div id="attachment_129125" style="width: 610px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129125" class="size-full wp-image-129125" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Vinicio-Ferri_1-e1791301553512.jpg" alt="" width="600" height="400" /><p id="caption-attachment-129125" class="wp-caption-text">Foto Vinicio Ferri</p></div>
<p>«Le due mostre nascono da uno stesso intento: rileggere l’eredità di Francesco attraverso due percorsi distinti e complementari, che permettono di guardare alla sua figura tanto attraverso la storia dell’arte e la valorizzazione del patrimonio, quanto attraverso il rapporto tra predicazione, economia e società», dichiara il presidente della Fondazione Roma <strong>Franco</strong> <strong>Parasassi</strong>.</p>
<p>Il percorso curato da Alessandro Zuccari, riunisce <strong>28 opere</strong>, dal tardo Duecento alla contemporaneità. Il raccoglimento del <em>San Francesco in meditazione</em> di <strong>Caravaggio</strong> incontra le rappresentazioni del santo che riceve le stimmate di <strong>Tiziano</strong>  e di  <strong>El Greco</strong>, il <em>San Francesco abbraccia Cristo crocifisso</em> di <strong>Murillo</strong> e l’<em>Estasi di san Francesco</em> di <strong>Piazzetta</strong>. Attraverso sensibilità e linguaggi diversi, emerge una figura che ogni epoca ha continuato a interrogare.</p>
<div id="attachment_129117" style="width: 518px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129117" class=" wp-image-129117" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Piazzetta-Estasi.jpg" alt="" width="508" height="924" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Piazzetta-Estasi.jpg 594w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Piazzetta-Estasi-165x300.jpg 165w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Piazzetta-Estasi-563x1024.jpg 563w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Piazzetta-Estasi-585x1064.jpg 585w" sizes="(max-width: 508px) 100vw, 508px" /><p id="caption-attachment-129117" class="wp-caption-text">Piazzetta, Estasi di san Francesco, Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza</p></div>
<p>«Una mostra facile e difficile al tempo stesso»: così <strong>Alessandro Zuccari</strong> descrive la sfida del progetto. Facile per la ricchezza di spunti, suggestioni e provocazioni che la figura di Francesco continua a offrire; difficile perché, nell’anno del centenario, aggiungere un’esposizione significa soprattutto proporre «una lettura diversa» e «promuovere nuove ricerche».</p>
<p>Da questa esigenza nasce l’approfondimento sulle rappresentazioni  del santo conservate a Roma, condotto con il contributo di studiosi medievisti. Un lavoro che affianca alle immagini più celebri testimonianze meno conosciute e che trova, al termine del percorso, uno sbocco concreto: una mappa invita i visitatori a uscire dalle sale e a cercare nella città i segni dell’eredità francescana. <strong>La mostra diventa così il punto di partenza per riscoprire Roma sulle tracce di Francesco.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-129114 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/mappa.jpg" alt="" width="914" height="820" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/mappa.jpg 914w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/mappa-300x269.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/mappa-768x689.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/mappa-585x525.jpg 585w" sizes="(max-width: 914px) 100vw, 914px" /></strong></p>
<p>La mostra, patrocinata dal Dicastero per l’Evangelizzazione, porta all’attenzione del pubblico anche  soggetti inediti  e importanti interventi di restauro  grazie all’impegno della Fondazione: il <em>San Francesco medita sul crocifisso</em> di <strong>Ludovico Carracci</strong>, proveniente dai Musei Capitolini, il <em>San Francesco in preghiera con il crocifisso</em> di <strong>Gerolamo Muziano</strong> e <em>La visione di san Francesco consolato dalla musica di un angelo</em> di <strong>Biagio Miniera</strong>.</p>
<p>A raccontare il rapporto del santo con Roma e le sue famiglie nobiliari è invece la ricostruzione visiva di un raro dossale musivo di fine Duecento. Realizzato per la cappella della Santa Croce in Santa Maria in Aracoeli e trasferito nel Seicento a Palazzo Colonna ai Santi Apostoli, raffigura Francesco come protettore del senatore Giovanni Colonna.</p>
<div id="attachment_129120" style="width: 510px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129120" class="wp-image-129120 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6.-Ramos-Scar-Fondazione-Berengo-Venezia-scaled-e1791301170663.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-129120" class="wp-caption-text">F. Ramos, Scar- Fondazione Berengo -Venezia  Ph. credits Francesco Allegretto</p></div>
<p>Il dialogo arriva al linguaggio contemporaneo con l’inedito <em>Il Nuovo Cantico</em> di <strong>Omar Galliani</strong>, la pittura di <strong>Stefano Di Stasio</strong>, la scultura in bronzo <em>Silent Maria</em> di <strong>Jaume Plensa</strong> e <em>Scar</em>, l’opera in vetro di Murano di <strong>Fatinha Ramos</strong> che esplora il legame fra esperienza fisica ed emotiva.&#8221;<em>Come emerge dalle opere in mostra Francesco, dal XII secolo non ha smesso di esercitare un grande fascino e ancor oggi ci interroga e ci invita a riflettere con la sua &#8220;forza di contemporaneità</em>&#8220;. Ha aggiunto  Alessandro Zuccari.</p>
<p>Anche gli studenti del <strong>Liceo Artistico Via di Ripetta</strong> prenderanno parte al progetto: durante la mostra realizzeranno, in uno spazio dedicato del museo, un’opera  site- specific a tema francescano destinata al <strong>Villaggio Fondazione Roma</strong>, struttura creata per migliorare la vita alle persone con Alzheimer e Parkinson. Si affianca all’iniziativa un progetto pilota di accessibilità partecipata per persone con disabilità uditive, visive e cognitive, pazienti con Alzheimer, migranti e a persone  con differenti  gradi de alfabetizzazione culturale, in coerenza con il messaggio universalistico di San Francesco d&#8217;Assisi. In occasione dell’esposizione saranno inoltre presentate nuove acquisizioni della collezione permanente della Fondazione Roma, con opere di <strong>Domenichino, Gentileschi e Ribera</strong>.</p>
<p><em>Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà</em>, a cura di <strong>fra Lorenzo Turchi</strong>, Docente alla Pontificia Università Antonianum, racconta il rapporto tra francescanesimo ed economia, soffermandosi sulla nascita dei <strong>Monti di Pietà</strong>. Sorti nel Quattrocento soprattutto grazie all’azione dei frati dell’Osservanza, avevano l’obiettivo di contrastare l’usura e offrire forme di credito alle fasce più fragili della popolazione.</p>
<p>Il percorso mette in dialogo i documenti dell’<strong>Archivio storico di Fondazione Roma</strong> con prestiti della <strong>Biblioteca Apostolica Vaticana</strong>, della <strong>Biblioteca storico-francescana e picena San Giacomo della Marca di Falconara Marittima</strong>, dell’<strong>Archivio storico del Comune di Ripatransone</strong>, della <strong>Biblioteca Multimediale Romualdo Sassi di Fabriano</strong> e della <strong>Biblioteca Guarnacci di Volterra per raccontare  il rapporto tra francescanesimo e economia e in particolare </strong>le origini, l’organizzazione e l’evoluzione del <strong>Monte di Pietà di Roma: </strong>Sono esposti <strong>la bolla di Paolo III Farnese del 9 settembre 1539, </strong>che istituì il Monte di Pietà di Roma<strong>, il verbale della prima Congregazione dell’11 aprile 1540</strong> e la<strong> copia degli Statuti sottoscritti nel 1565 dal cardinale Carlo Borromeo.</strong> La storia del Monte viene inoltre messa in relazione con i documenti sull’attività di assistenza e solidarietà della <strong>Cassa di Risparmio di Roma</strong>, da cui trae origine l’attuale Fondazione.<em>  &#8220;Il percorso <strong>&#8216;Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà&#8217;</strong> ci conduce nel cuore di un’altra dimensione dell’eredità francescana: quella di una visione della società e dell’economia nella quale la carità non era soltanto assistenza, ma possibilità concreta di recuperare autonomia e dignità. La nascita dei Monti di Pietà ne rappresenta una delle espressioni più significative: il credito diventava così uno strumento di riscatto e la fiducia un principio capace di contrastare l’usura e sostenere chi si trovava in difficoltà. È una continuità di valori solidaristici e filantropici che Fondazione Roma riconosce nella propria storia e che ancora oggi orienta la sua missione e il suo impegno verso la comunità del bisogno</em>.” dichiara il <strong>Presidente della Fondazione Roma, Franco Parasassi.  </strong></p>
<p>A rendere possibile questo racconto contribuiscono i manoscritti concessi in prestito dalla <strong>Biblioteca Apostolica Vaticana</strong>, tra cui il <em>Liber conformitatum</em> di <strong>Bartolomeo da Pisa</strong> e il <em>Consilium montis pietatis</em> di <strong>Fortunato da Perugia</strong>. La loro presenza in mostra segna uno dei primi passi del gemellaggio istituzionale con Fondazione Roma: «Una collaborazione in nome di valori comuni, quali la condivisione del sapere, la divulgazione e lo studio del patrimonio antico», sottolinea <strong>don Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana</strong>.</p>
<p>Patrocinate dal <strong>Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi</strong>, le due mostre restituiscono un’eredità che continua a parlarci: nella bellezza delle opere, nel coraggio del dialogo e nei gesti concreti di solidarietà.</p>
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<div>Photocover: Credits: Arch. Cap. S. Pietro b87 ©Biblioteca Apostolica Vaticana</div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/06/leredita-di-san-francesco-ottocento-anni-dopo-fondazione-roma-gli-dedica-due-mostre/">L&#8217;eredità di San Francesco, ottocento anni dopo: Fondazione Roma gli dedica due mostre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La Pericolosa Connessione tra Ecomafie e Cambiamenti Climatici: Un Impatto Ambientale Devastante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 13:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/6B5FF1A2-B57D-41F3-A0B8-EFD2AC32DF19.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/6B5FF1A2-B57D-41F3-A0B8-EFD2AC32DF19.jpeg 275w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/6B5FF1A2-B57D-41F3-A0B8-EFD2AC32DF19-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></p>
<p>Non si può più girare la testa! Il cambiamento climatico è diventato uno dei problemi più urgenti e critici del nostro tempo, minacciando la nostra biosfera e mettendo a rischio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non si può più girare la testa!</em></p>
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<p>Il cambiamento climatico è diventato uno dei problemi più urgenti e critici del nostro tempo, minacciando la nostra biosfera e mettendo a rischio il benessere delle generazioni future. In questa lotta contro il riscaldamento globale, emerge un’inquietante connessione tra le ecomafie e i cambiamenti climatici. Queste organizzazioni criminali, agendo nell’ombra, danneggiano gravemente l’ambiente e aggravano ulteriormente il già preoccupante scenario climatico. Questo articolo esplorerà l’interazione tra le ecomafie e il cambiamento climatico, mettendo in luce le loro attività distruttive e le implicazioni per il nostro pianeta.</p>
<p>1. Definizione e natura delle ecomafie:</p>
<p>Le ecomafie sono organizzazioni criminali specializzate nell’attività illegale che coinvolge risorse naturali e il settore ambientale. Queste reti illecite sfruttano la crescente domanda di risorse naturali e la debolezza delle misure di controllo ambientale, generando ingenti profitti a spese dell’ambiente.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57783" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/ecomifie.jpeg" alt="ecomafie" width="299" height="169" /></figure>
</div>
<p>2. Traffico di rifiuti tossici:</p>
<p>Uno dei reati principali delle ecomafie è il traffico di rifiuti tossici. Queste organizzazioni illegali spesso cercano di smaltire illegalmente rifiuti pericolosi, seppellendoli in discariche abusive o bruciandoli, causando danni irreparabili al suolo, all’aria e all’acqua. Questa attività contribuisce alla diffusione di sostanze nocive nell’ecosistema, avvelenando l’ambiente e mettendo a rischio la salute umana.</p>
<p>3. Deforestazione illegale e abbattimento di alberi:</p>
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<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57784" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/Deforestazione.jpeg" alt="deforestazione" width="249" height="149" /></figure>
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<p>Le ecomafie si dedicano anche alla deforestazione illegale, abbattendo alberi preziosi in aree protette o senza il rispetto delle leggi ambientali. Questa attività aumenta le emissioni di carbonio nell’atmosfera, poiché gli alberi, che agiscono come “pozzi di carbonio”, vengono eliminati, contribuendo al riscaldamento globale.</p>
<p>4. Traffico di animali selvatici:</p>
<figure class="wp-block-image alignright size-full is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57785" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/nimali.jpeg" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/nimali.jpeg 310w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/nimali-300x158.jpeg 300w" alt="animali
" width="310" height="163" /></figure>
<p>Un altro settore in cui le ecomafie operano è il traffico di animali selvatici, minacciando la sopravvivenza di specie a rischio di estinzione. Questo commercio illegale indebolisce gli ecosistemi, portando a una diminuzione della biodiversità e mettendo in pericolo l’equilibrio naturale.</p>
<p>5. Impatto sul cambiamento climatico:</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57786" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/impatto.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></figure>
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<p>Le attività delle ecomafie hanno conseguenze disastrose sul cambiamento climatico. Il traffico di rifiuti, la deforestazione illegale e l’inquinamento industriale causato da queste organizzazioni criminali aumentano le emissioni di gas serra, accelerando il riscaldamento globale e intensificando gli eventi climatici estremi.</p>
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<p>La connessione tra ecomafie e cambiamenti climatici rappresenta una minaccia significativa per l’ambiente e il nostro pianeta. Queste organizzazioni criminali, perseguendo il proprio profitto egoistico, danneggiano irrimediabilmente il nostro ecosistema, contribuendo alla devastazione ambientale e all’accelerazione del cambiamento climatico. Affrontare questa connessione richiede un approccio globale e coordinato, con un impegno deciso da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei cittadini. Solo attraverso azioni concrete e una maggiore consapevolezza, possiamo sperare di proteggere la nostra casa comune e preservarla per le generazioni future.</p>
<p>A tutto questo però non va dimenticato il ruolo indispensabile di ognuno di noi, non solo nella lotta alle mafie, in cui non possiamo girare la testa per paura o “interesse” di quieto vivere, ma anche nelle scelte personali sulla conversione ecologica, attraverso alcuni punti a cui siamo chiamati tutti.</p>
<p>Riduzione, riciclo e riutilizzo, promozione di uno stile di vita sostenibile, risparmio idrico, protezione della biodiversità, educazione alla consapevolezza, sostegno attivo alle politiche ambientali.</p>
<p>cerchiamo di ricordarci che la terra è un bene comune e che ci è stato affidato……</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/06/la-pericolosa-connessione-tra-ecomafie-e-cambiamenti-climatici-un-impatto-ambientale-devastante/">La Pericolosa Connessione tra Ecomafie e Cambiamenti Climatici: Un Impatto Ambientale Devastante</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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