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	<title>Challenge Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Challenge Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>GUARDAMI. La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 11:16:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza connessa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>INCHIESTA GUARDAMI  prima parte 1/3  Due bambine scompaiono per una notte dopo aver visto video online. Da San Cataldo parte un’inchiesta sulle challenge: rischi reali, influenza dei pari, falsi allarmi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">GUARDAMI. La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><h2><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #993366;">INCHIESTA GUARDAMI </span> <span style="color: #993366;">prima parte 1/3 </span></span></h2>
<h1><em>Due bambine scompaiono per una notte dopo aver visto video online. Da San Cataldo parte un’inchiesta sulle challenge: rischi reali, influenza dei pari, falsi allarmi e bisogno di riconoscimento nell’adolescenza connessa</em></h1>
<p class="pip-lead">Due bambine di 12 e 8 anni. Un negozio. Una notte intera trascorsa nascoste mentre fuori famiglia, comunità e forze dell’ordine le cercano.</p>
<p>È accaduto a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riferito dalla Procura, le due sorelle non sarebbero state sequestrate: sarebbero entrate consapevolmente nell’esercizio commerciale approfittando della chiusura, con l’intenzione di trascorrervi la notte.</p>
<p>Dietro quella decisione ci sarebbe stata l’emulazione di contenuti osservati online.</p>
<p>L’analisi dei dispositivi, secondo quanto riferito dagli inquirenti, avrebbe riscontrato la visione reiterata da parte di una delle bambine di video dello stesso genere, alcuni capaci di raggiungere milioni di visualizzazioni. La Procura ha quindi chiesto l’archiviazione dell’indagine aperta per sequestro di persona, escludendo il coinvolgimento di terzi.</p>
<div class="pip-factbox">
<p><span class="pip-factbox-title">Il fatto verificato</span></p>
<p>La ricostruzione resa pubblica dagli inquirenti indica una condotta autonoma delle due minori e collega la decisione all’emulazione di contenuti online. La richiesta di archiviazione riguarda l’ipotesi di sequestro di persona. In questa inchiesta non vengono riportati i nomi delle minori perché non necessari alla comprensione della vicenda.</p>
</div>
<p>Potremmo fermarci qui.</p>
<p>Due bambine hanno visto qualcosa online e hanno provato a imitarlo. Un’altra “challenge”.</p>
<p>Ma forse è proprio questa parola a impedirci di vedere ciò che sta accadendo.</p>
<h2>La sfida esisteva molto prima dei social</h2>
<p>Bambini e adolescenti si sono sempre sfidati.</p>
<p>Dimostrare coraggio. Infrangere una regola. Entrare dove non si potrebbe. Resistere più degli altri. Fare qualcosa che gli adulti non avrebbero approvato.</p>
<p>Non sono stati TikTok, YouTube o Instagram a inventare l’emulazione.</p>
<p>La rete ha però modificato radicalmente la dimensione del pubblico, la velocità della diffusione e la possibilità di misurare il riconoscimento ottenuto.</p>
<p>La prova non avviene più necessariamente davanti a cinque amici. Può avvenire davanti a migliaia o milioni di sconosciuti.</p>
<p>E l’approvazione possiede numeri visibili: visualizzazioni, like, commenti, condivisioni, follower.</p>
<p>Il gruppo dei pari non coincide più soltanto con la classe, il quartiere o la squadra sportiva. Può diventare una comunità invisibile distribuita in tutto il mondo.</p>
<h2>Quando il gruppo ci spinge</h2>
<p>La psicologia dello sviluppo studia da tempo l’influenza dei pari sulle decisioni degli adolescenti.</p>
<p>Una ricerca sperimentale pubblicata nel 2026, condotta su 457 adolescenti olandesi tra 11 e 18 anni, ha rilevato l’influenza sia degli amici sia dei coetanei popolari sulle decisioni rischiose; nel contesto sperimentale analizzato, le scelte rischiose dei pari tendevano a essere seguite maggiormente rispetto a quelle prudenti.</p>
<p>Questo non significa che un adolescente imiti automaticamente ciò che vede. E soprattutto non autorizza a trasformare un singolo studio in una spiegazione universale.</p>
<p>Ci dice però qualcosa di importante: <strong>il comportamento degli altri conta.</strong></p>
<p>Online, però, quel gruppo può diventare enorme.</p>
<h2>Le challenge possono fare male davvero</h2>
<p>Non tutto è allarmismo.</p>
<p>Una revisione sistematica della letteratura scientifica pubblicata nel 2025 ha esaminato gli studi sulle social media challenge e sui rischi per la salute.</p>
<p>Gli autori hanno individuato 1.651 lavori e ne hanno inclusi 54 nella revisione. Nell’89% degli articoli selezionati venivano riportate lesioni associate alle challenge studiate, comprese ustioni, avvelenamenti, danni polmonari e strangolamento. Nei lavori riguardanti casi specifici sono documentati anche danni permanenti e decessi.</p>
<p>La stessa revisione sottolinea tuttavia che la letteratura scientifica disponibile resta limitata.</p>
<p>Sarebbe quindi scorretto concludere che <strong>le challenge in generale siano pericolose</strong>.</p>
<p>Alcune lo sono. Molte altre no.</p>
<h2>Quando invece la challenge la costruiamo noi</h2>
<p>Esiste poi il problema opposto.</p>
<p>A volte il racconto mediatico può contribuire a trasformare un fenomeno scarsamente verificato in una gigantesca minaccia percepita.</p>
<p>La cosiddetta <strong>Blue Whale Challenge</strong> ne costituisce uno dei casi più studiati.</p>
<p>Una ricerca pubblicata nel 2026 su <em>Sociology Lens</em> ha ricostruito il fenomeno attraverso la categoria sociologica del <em>moral panic</em>, evidenziando la relazione tra affermazioni difficili da verificare, copertura sensazionalistica e diffusione internazionale della paura.</p>
<p>Questo impone una responsabilità anche a noi giornalisti.</p>
<p>Raccontare dettagliatamente una challenge significa renderla visibile. Ripeterne continuamente il nome può renderla ricercabile. Descrivere come viene eseguita può trasformare involontariamente una denuncia in un tutorial.</p>
<div class="pip-factbox">
<p><span class="pip-factbox-title">Una scelta editoriale</span>L’autore ha scelto di non fornire istruzioni operative, parole chiave superflue o descrizioni dettagliate delle modalità di esecuzione delle challenge pericolose. Informare non deve significare facilitarne involontariamente l’imitazione.</p>
</div>
<h2>Ma allora perché lo fanno?</h2>
<p>È probabilmente la domanda che un adulto si pone osservando un ragazzo compiere qualcosa di apparentemente assurdo.</p>
<p>Non esiste una risposta unica.</p>
<p>Divertimento. Curiosità. Noia. Trasgressione. Competizione. Imitazione. Ricerca di popolarità. Appartenenza.</p>
<p>Non possiamo osservare un comportamento e dedurne automaticamente una fragilità psicologica o familiare.</p>
<p>Possiamo però osservare l’ambiente nel quale quel comportamento avviene.</p>
<p>Ed è un ambiente nel quale il riconoscimento è diventato continuamente visibile e quantificabile.</p>
<p>Io guardo qualcuno. Qualcuno guarda me. E una piattaforma conta quante persone lo stanno facendo.</p>
<h2>Guardami</h2>
<p>Torniamo allora per un momento dentro quel negozio siciliano.</p>
<p>Non sappiamo che cosa pensassero quelle due bambine. E non sarebbe corretto attribuire loro motivazioni che non hanno espresso.</p>
<p>Possiamo però rivolgere la domanda a noi stessi.</p>
<div class="pip-question">Che cosa vede un bambino quando osserva qualcuno compiere qualcosa di straordinario davanti a milioni di persone?</div>
<p>Una bravata? Un gioco? Un rischio?</p>
<p>Oppure vede qualcuno che, almeno per qualche minuto, è diventato protagonista?</p>
<p>È da questa domanda che nasce <strong>GUARDAMI</strong>.</p>
<p>Non come diagnosi sui ragazzi.</p>
<p>Come interrogativo rivolto agli adulti.</p>
<p>Perché c’è qualcosa di nuovo rispetto alle sfide della nostra adolescenza.</p>
<p>Dopo il primo video, qualcuno — o più precisamente un sistema di raccomandazione — contribuisce a determinare quale sarà il secondo.</p>
<p>Ed è qui che dobbiamo incontrare un altro protagonista della storia: <strong>l’algoritmo</strong>.</p>
<pre class="pip-next"><span class="pip-next-label">Inchiesta GUARDAMI · 
Sabato 3 ottobre 2/3 </span><strong>CHI STA SFIDANDO CHI? 
</strong>Quando la challenge incontra l’algoritmo:feed personalizzati, raccomandazioni, attenzione e 
responsabilità delle piattaforme</pre>
<div></div>
<div class="pip-editorial-note"><strong>Nota editoriale</strong>L’inchiesta <em>GUARDAMI</em> non stabilisce un rapporto causale automatico tra social network, challenge e comportamenti individuali. I risultati delle ricerche citate vengono riportati rispettandone popolazione studiata, metodo e limiti. Le associazioni statistiche non vengono presentate come prove di causalità. Il concetto di “GUARDAMI” costituisce una chiave interpretativa giornalistica sul rapporto tra riconoscimento, appartenenza e ambiente digitale e non una diagnosi psicologica delle persone coinvolte. L’autore ha inoltre scelto di limitare gli elementi identificativi riguardanti i minori e di non descrivere operativamente le challenge pericolose.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>Fonti e documentazione</h3>
<ul>
<li><strong>ANSA — 22 settembre 2026.</strong> Ricostruzione delle indagini sul caso delle due sorelle di San Cataldo e dichiarazioni della Procura.<br />
<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/22/le-sorelline-scomparse-la-procura-hanno-emulato-una-challenge-vista-su-youtube-tutta_eeb56fde-bb6a-4a02-a89d-1c70e90dcf70.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta la fonte</a></li>
<li><strong>Journal of Youth and Adolescence — 2026.</strong> Studio sperimentale sull’influenza di amici e coetanei popolari nelle decisioni rischiose degli adolescenti.<br />
<a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10964-026-02349-2" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta lo studio</a></li>
<li><strong>Injury Epidemiology — 2025.</strong> Revisione sistematica della letteratura sulle social media challenge e sui rischi per la salute.<br />
<a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s40621-025-00647-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta la revisione scientifica</a></li>
<li><strong>Sociology Lens — 2026.</strong> Analisi della Blue Whale Challenge attraverso il concetto di <em>moral panic</em> e del ruolo della rappresentazione mediatica.<br />
<a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/johs.70032" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta lo studio</a></li>
</ul>
<p>@riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">GUARDAMI. La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>#NOCHALLENGESIALLAVITA contro le degenerazioni dei social</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/19/nochallengesiallavita-contro-le-degenerazioni-dei-social/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nochallengesiallavita-contro-le-degenerazioni-dei-social</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 17:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Carta di Treviso]]></category>
		<category><![CDATA[Challenge]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Ucsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1198" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA-.jpg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA--300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA--1024x767.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA--768x575.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA--1536x1150.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA--1170x876.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/00-UCSI-NO-CHALLENGE-SI-ALLA-VITA--585x438.jpg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>&#8220;Nessuno li chiami più giochi&#8221;. L’iniziativa dell’Ucsi Sicilia e dei promotori della Carta di Treviso progetto “Tutores” per   incrementare la consapevolezza sui pericoli del web nei confronti dei minorenni che&#8230;</p>
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<p>#<b>NO</b>CHALLENGE<b>SI</b>ALLAVITA: E’ l’appello che l’Ucsi Sicilia e i promotori della Carta di Treviso lanciano, per incrementare la consapevolezza sui pericoli delle degenerazioni dei social media, nei confronti dei minorenni che abitano i “socialmedia”. L’iniziativa dell’Ucsi Sicilia e dei promotori della Carta di Treviso è inserita nel progetto “Tutores” per i trent’anni della Carta di Treviso, per sensibilizzare gli operatori della comunicazione e i media al  rispetto delle regole e ad una maggiore responsabilità sull’uso dei social media e fermare la catena delle challenge. L’obiettivo della campagna è quello di promuovere un utilizzo più responsabile dei social, con un maggior controllo da parte dei genitori ed un più incisivo impegno all&#8217;educazione digitale in tutte le agenzie educative. È necessario sviluppare un’etica professionale limitando la possibilità di utilizzo dei social pericolosi da parte di bambini al di sotto dei 13 anni. Sono ancora troppi i casi di suicidi e di cyberbullismo che si sono verificati in questi ultimi mesi. Su alcuni social media  sono state lanciate diverse performance sessualizzanti e video di violenze, scippi, guerriglie urbane pubblicate senza controlli sui social, con gravissime conseguenze di potenziali emulazioni e con contenuti “giocosi” dei numerosi challenger che  spesso incitano al suicidio,  fino “all’istigazione a delinquere”. I minori devono avere una speciale tutela, in particolare nei media, come dispongono le norme internazionali dei diritti dell’Onu sui minori, delle leggi Europee e le speciali regole deontologiche della Carta di Treviso: i<b> </b>social sono ormai media primari, protagonisti nel mondo globale.</p>
<p>“Il virtuale attrae sempre di più i bambini  che a causa della pandemia sono chiusi in casa, spesso senza la presenza dei genitori&#8221;-  ha dichiarato il presidente regionale dell’Ucsi Sicilia <strong>Domenico Interdonato</strong> &#8211;  &#8220;L&#8217;utilizzo dei social è cresciuto e le stime confermano una folta presenza di bambini, che riescono a sfuggire al controllo dei genitori. Manca il dialogo e i bambini colmano la loro solitudine con i social. Il vero pericolo è questo, la solitudine dei bambini, attratti da giochi pericolosi o meglio dalle sfide &#8220;challenge&#8221;, che producono morti innocenti.</p>
<p>Noi conl’hashtag  ##<b>NO</b>CHALLENGE<b>SI</b>ALLAVITA  lanciamo un messaggio sottolineando che &#8220;nessuno li chiami più giochi&#8221;, per fare riflettere genitori, scuola e istituzioni perché non sempre i social  garantiscono la difesa degli utenti fragili”.</p>
<p>“Nonostante i continui drammi causati dai contenuti spregiudicati e “criminali” dei social, le tragedie vengono presto sepolte nell’oblio generale &#8211; dichiara Tiziano Toffolo, tra i promotori della Carta di Treviso. Dobbiamo quindi invocare un’attenzione permanente contro la dittatura dei social<b>,</b> e persistere nella sensibilizzazione, in particolare nei confronti delle famiglie, per un utilizzo più corretto dei social. Siamo purtroppo ancora lontani da una presa di coscienza reale sugli effetti devastanti dei “social degenerati”; spesso i genitori lasciano navigare a lungo i propri figli con gli smartphone, come una babysitter digitale, senza alcun controllo”<b>.</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/19/nochallengesiallavita-contro-le-degenerazioni-dei-social/">#NOCHALLENGESIALLAVITA contro le degenerazioni dei social</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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