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	<title>Chiesa di Assergi Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Chiesa di Assergi Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>SANTA MARIA DEL CARMINE: LA CHIESA DI ASSERGI  DENTRO LE MURA DELL’AQUILA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 15:26:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di Assergi]]></category>
		<category><![CDATA[L’Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Maria del Carmine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="952" height="1134" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO.jpg 952w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-252x300.jpg 252w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-860x1024.jpg 860w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-768x915.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-585x697.jpg 585w" sizes="(max-width: 952px) 100vw, 952px" /></p>
<p>di Giuseppe Lalli  Il legame sentimentale col passato prepara e aiuta l’intelligenza storica, condizione di ogni avanzamento civile, e, soprattutto, assai ingentilisce gli animi. Benedetto Croce   È a tutti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Lalli</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Il legame sentimentale col passato </em></p>
<div><em>prepara e aiuta l’intelligenza storica,</em></div>
<div><em>condizione di ogni avanzamento civile, </em></div>
<div><em>e, soprattutto, assai ingentilisce gli animi.</em></div>
<div><strong>Benedetto Croce</strong></div>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>È a tutti noto che <strong>L’Aquila</strong> è una città di fondazione. Essa è nata per il concorso dei castelli del suo contado: quelli del territorio vestino e quelli del territorio amiternino. Ma non furono novantanove, che è numero simbolico, magico. In realtà essi furono non più di settanta. I principali tra di essi occuparono un posto loro assegnato (il “Locale”), nel quale ebbero una chiesa, una piazza, una fontana. Secondo un’originale caratteristica urbanistica, il castello d’origine, in qualche modo, si duplicava: esisteva dentro le mura cittadine senza cessare di esistere fuori di esse.</p>
<p>Tra questi castelli ci fu <strong>Assergi</strong>, che ebbe il suo Locale nel quarto di Santa Maria, dove la nuova chiesa, colà edificata nel tardo duecento, si chiamò, in omaggio a quella di provenienza, <strong>Santa Maria d’Assergi. </strong>Essa era, ed è, situata in fondo all’attuale Via del Carmine, che è, venendo idealmente da Piazza Regina Margherita, la seconda traversa che s’incontra a sinistra muovendo verso Corso Vittorio Emanuele II. Volendo andare, invece, sempre da Piazza Regina Margherita, verso Porta Castello, si arriva alla chiesa accedendo dalla prima traversa a destra, che si chiama, non a caso, <strong>Via Assergi</strong>.</p>
<p>Ma è ora che lo scrivente, nato e cresciuto ad Assergi, ceda la parola, come spesso gli capita di fare, a colui che per il passato ha illustrato, con rigore di storico e affetto di sacerdote, il paese, il suo santo, la sua chiesa: quel <strong>Nicola Tomei </strong>(1718-1792) che in una bella pagina della sua <em>Dissertazione</em>, dopo aver ricordato che «La principale Grancia della Chiesa di Assergi, e che di essa Matrice si può dire la filiana, fu la Chiesa detta ancor essa di S. Maria d’Assergi», e dopo aver egregiamente tratteggiato la cornice storica entro la quale avvenne la fondazione della città dell’Aquila e il concorso dei castelli, così scrive:</p>
<p>&#8220;la maggior parte de’ Castelli trasportò nell’Aquila colla miglior parte de’ Cittadini la Chiesa Parrocchiale col Parroco, e suoi Canonici, se ne aveva; lasciò nel Castello un Sostituto per la cura delle anime de’ Filiani colà restati. Il Castello d’Assergi a differenza degli altri molti non fece così. Edificò nell’Aquila la sua Chiesa, mandò i suoi Cittadini; ma volle che la Chiesa dentro l’Aquila fusse la subordinata, e quella che restava nel Castello la principale col Proposto, e Canonici. Del che forsi ne fu cagione, perché essendo questa sommamente frequentata per ragion di S. Franco morto in quel Secolo della fondazione dell’Aquila, non pareva di doversi avvilire col mandarne il Capitolo all’Aquila, e lasciarvi un Sostituto. Se pure non ne fu cagione, perché in quel tempo vi stavano ancora i Monaci, che nel medesimo Secolo XIII si può credere di esserne partiti. […] Fu dunque dal Popolo d’Assergi eretta la Chiesa nell’Aquila nel proprio locale assegnato, che ancor oggi si chiama il Locale d’Assergi nelle pubbliche scritture. Ebbe la piazza, e la fontana &#8220;.<sup>(1).</sup></p>
<p>Il buon <strong>Tomei</strong> ci fa anche sapere che la cura delle anime fu affidata ad un componente del clero assergese, vale a dire a un membro del Capitolo della chiesa parrocchiale (che era composta da quattro sacerdoti oltre il preposto) o un sostituto di esso <sup>(2).</sup></p>
<p>La chiesa, «anche topograficamente dominatrice dell’ampio spiazzo» formato sul retro delle case dei Camponeschi dell’attuale Corso Vittorio Emanuele, tanto da interloquire con la prestigiosa famiglia Franchi, alla quale concedeva nel 1506 l’acqua della fontana, apparteneva ad uno dei castelli, quello di Assergi, tra i più colpiti dalla costruzione del castello spagnolo,  tanto da vedersi, nel 1557, smozzicato il campanile perché ritenuto, alto e massiccio com’era, un intralcio ai tiri delle artiglierie provenienti dalla fortezza eventualmente diretti contro la popolazione turbolenta <sup>(3)</sup> (era stato questo il vero motivo del ridimensionamento e non la gelosia contro gli assergesi da parte «del Regio Castello di fresco edificato», come riferisce un po’ frivolamente <strong> Emidio Mariani – </strong>1770/1850 – ) <sup>(4)</sup>.</p>
<p>Si deve a questa decadenza («estinti già tutti i Popolari d’Assergi dentro l’Aquila» <sup>(5)</sup>) se la chiesa cittadina sarà ceduta nel 1609, non potendo più ad essa provvedere il Capitolo e l’Università del castello pedemontano. L’introduzione dei Carmelitani all’Aquila è legata a questa circostanza e si identificherà con la cessione a detta congregazione religiosa da parte di Assergi sia della chiesa sia del sito attiguo su cui verrà realizzato il convento <sup>(6)</sup>.</p>
<p>E se la realizzazione finale di questa operazione è da ascrivere al clima di fervida spiritualità popolare propiziato dall’azione del vescovo <strong>Gonzalo de Rueda </strong>(1605-1622) e di <strong>Baldassarre de’ Nardis </strong>(1575-1630), nel più generale quadro della riforma cattolica <sup>(7)</sup>, si deve allo zelo di un altro pastore, <strong>Mariano de Racciaccaris</strong> (1579-1592), un minorita, la chiamata in città dei Carmelitani, che «con general parlamento del 1583 furono accettati in Aquila […] e fu a loro dato il permesso di edificare il Convento» <sup>(8)</sup>. E si pervenne alla cessione.</p>
<p>Del contenuto dell’«instrumento rogato da Notar<strong> Alessandro Francantonio d’Assergi</strong> nell’anno 1609» ci dice qualcosa Tomei. Fra i patti c’era che la chiesa dovesse sempre chiamarsi Santa Maria d’Assergi (impegno che non sarà rispettato) e fosse lecito di scolpire in qualunque luogo della chiesa lo stemma del castello <sup>(9)</sup>. Il contratto inoltre prevedeva rapporti tra la chiesa e gli assergesi (alla quale, evidentemente, si sentivano ancora sentimentalmente legati), e pertanto ogni anno due o tre frati carmelitani avevano il dovere di recarsi al paese ed offrire un cero del valore di una libbra nella festa di San Franco, con il diritto di tenere una predica e di essere ospitati gratuitamente anche nella festa dell’Assunta; così come pure il preposto o un canonico di Assergi, trovandosi in città, doveva poter essere ospitato nel convento carmelitano <sup>(10)</sup>.</p>
<p><strong>Tomei </strong>ci fa altresì sapere che</p>
<p>&#8220;colla fabrica del Convento fu occupata la piazza, l’acqua della fontana fu divisa parte dentro il Convento, e parte fuori, come si vede al giorno d’oggi. La cura dell’anime fu addossata alla Chiesa vicina di Tempera, che l’amministra, e dai Frati del Carmine fa sodisfare i pesi delle messe, e paga colla rendita de’ beni addetti a tali pesi, che dal dilei Capitolo si possiedono&#8221;. <sup>(11)</sup>.</p>
<p>Insomma, per il prestigio di Assergi fu un brutto colpo. Fu a partire dai primi decenni del Seicento, con l’avvento dei carmelitani, che la chiesa, affiancata a sinistra dal convento, comincia ad ingrandirsi. Scrive al riguardo <strong>Orlando Antonini</strong>:</p>
<p>All’edificio dugentesco, i frati aggiunsero nel 1637 un coro ottagonale a volta, più alto della nave, che se ne trovò considerevolmente prolungata; di conseguenza, rialzarono pressoché del doppio le muraglie dell’involucro rettangolare, scandendole verticalmente, all’esterno, con una serie di finestrature e con snelli contrafforti in pietra per contenere le spinte della lunga volta a botte <sup>(12)</sup>.</p>
<p>Il risultato di questi radicali rimaneggiamenti fu che la rinascimentale facciata in pietra concia, con i suoi due diseguali ordini, venne a costituire la parte inferiore della nuova fronte, salvo rimuovere il rosone, come appare a prima vista, sostituito da un finestrone al centro della parte rialzata <sup>(13)</sup>. Riguardo alla facciata, oggi coperta dall’impalcatura richiesta dai lavori di ristrutturazione post terremoto, il portale riproduce in maniera quasi perfetta quello della chiesa madre assergese, del quale deve ritenersi contemporaneo, vale a dire realizzato nella prima metà del XV secolo. Le sole differenze degne di nota vanno ravvisate nel fogliame dei capitelli e nella diversa composizione del fregio decorativo dell’architrave, meno elaborati quelli aquilani <sup>(14)</sup>.</p>
<p><strong> </strong><strong>Ignazio Carlo Gavini</strong> (1867-1936), insigne architetto e raffinato storico dell’arte che ai Monumenti d’Abruzzo dedicò tanta parte della sua attività professionale, così scrive sulla chiesa: &#8220;insieme al quartiere di Aquila costruito dagli abitanti di Assergi sorse questa piccola chiesa ad una navata che nulla serba di antico oltre alla fronte riferibile al periodo ben caratterizzato da Santa Maria del Guasto e da San Vito. La muraglia rettangolare rialzata con opera moderna ha perduto il coronamento ed il finestrone a ruota; rimangono invece la cornice mediana ed il portale, che riproduce l’ingresso di Santa Maria del Guasto &#8220;.<sup>(15).</sup></p>
<p>E tuttavia la ex chiesa assergese <em>intus mœnia</em> – ad avviso dello storico dell’arte – non seppe riprodurre di <strong>Santa Maria del Guasto</strong> «l’eleganza e la morbidezza che nel primo portale di questa indica l’opera di uno dei più grandi maestri del tempo» <sup>(16)</sup>. Benché sopravvisse al devastante terremoto del 1703, Santa Maria del Carmine ebbe bisogno di ristrutturazioni sostanziali, nel quadro del generale riassetto urbanistico seguito all’evento sismico. Nel 1730 il sacro edificio fu oggetto di una radicale riprogettazione spaziale, come testimoniato da una lapide posta all’interno <sup>(17)</sup>.</p>
<p>Si trattò, come ci informa <strong>Antonini</strong>, di una variante di quel modulo architettonico gesuitico (derivato dalla chiesa del Gesù a Roma) caratterizzato da una navata unica e ampia, con cappelle laterali intercomunicanti e un presbiterio poco profondo: il tutto finalizzato a creare, nello spirito dei decreti del Concilio di Trento (1545-1569), un senso di unità e centralità dello spazio che favorisse la concentrazione sull’altare dell’attenzione dei fedeli. In Santa Maria del Carmine, l’organismo ad aula<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-106885 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-300x258.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-1024x882.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-768x661.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-1170x1007.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-585x504.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA.jpg 1310w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> venne rivestito da una fodera muraria robusta, che si nota applicata sulle precedenti pareti, onde rafforzarle, caratterizzata da una trama architettonico-plastica che costituisce variante al modulo gesuitico. Il partito spaziale si dispone su sistema a-b-b-b-a, ove le lettere estreme rappresentano le due strette campate d’apertura e di chiusura della sequenza delle tre ampie archeggiature cieche, indicate dalle lettere intermedie; archeggiature aprentisi lungo le pareti laterali longitudinali, e tenute da paraste corinzie. <sup>(18)</sup></p>
<p>Alla struttura orizzontale che corre sopra le lesene e lega tutt’attorno lo svolgersi delle pareti fino a girare in curva sul piccolo coro divenuto semicircolare da ottagonale che è all’esterno; e alla lunga volta con le sue originali incorniciature che puntano verso il basso, è demandato il compito di orientare verso l’altare e verso l’immagine della Madonna in fondo all’abside l’attenzione del fedele. <sup>(19).</sup></p>
<p>Per altro aspetto, l’ampiezza delle arcate laterali, a cui lo spessore dei pilastri, nel contrasto tra il colore bruno dei finti marmi e quello biancastro del fondo, danno un’illusoria profondità, sortiscono l’effetto architettonico da un lato di negare alle arcate stesse il carattere, proprio del modulo gesuitico, di varchi tra cappelle, e dall’altro di conferire loro il carattere di arcate divisorie di navate fantasma <sup>(20)</sup>.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-106886 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-291x300.jpg 291w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-994x1024.jpg 994w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-768x791.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-585x603.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA.jpg 1022w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></p>
<p>Questo sistema parietale plastico riproduce, secondo l’<strong>Antonini</strong>, quello strutturale del Cipriani presente nella cattedrale di San Massimo <sup>(21)</sup>. Siamo dunque in presenza di uno degli esempi più rappresentativi di quelle riprogettazioni settecentesche aquilane di chiesa a navata unica (22). L’interno settecentesco, con i suoi tipici richiami barocchi, a me che scrivo, le rare volte che da ragazzo varcavo la soglia di questa chiesa con il nome di ‘Assergi’ nella mente, richiamava l’immagine della chiesa madre del paese, Santa Maria Assunta, prima dei restauri, e ciò mi faceva sentire a casa mia.</p>
<p>Si conclude qui, con i dotti richiami architettonici di <strong>Orlando Antonini</strong>, la storia di quella chiesa dentro le mura dell’Aquila che da ‘Santa Maria d’Assergi’ si chiamò ‘<strong>Santa Maria del Carmine</strong>’, storia che lo scrivente ha tratteggiato con un senso di commossa partecipazione, quella che sempre accompagna l’animo quando, per un motivo o per l’altro, è dato di accarezzare le radici, e coltivare gli affetti che ad esse tengono dietro.</p>
<div><strong> </strong>NOTE AL TESTO</div>
<div>(1) N. TOMEI, <em>Dissertazione sopra gli atti, e culti di S. Franco</em>, Napoli, Giuseppe Coda, 1791, pp. 43-44.</div>
<div>(2)  Ivi, p. 44.</div>
<div>(3) Cfr. R. COLAPIETRA, <em>Antinoriana. Studi per il bicentanario della morte di A. L. Antinori</em>, L’Aquila, Edizioni Libreria Colacchi, vol. II, 2002, p. 1135; Cfr. A. L. Antinori, <em>Annali degli Abruzzi</em>, Forni Editore Bologna, vol. XIX, p. 532, 539.</div>
<div>(4)  E. MARIANI, <em>Memorie Istoriche</em>, tomo I, parte I, fol. 447r , in D. GIANFRANCESCO,<em> Assergi e S. Franco eremita del Gran Sasso</em>, Roma, abete grafica s. r. l., 1980, p. 54, nota 83.</div>
<div>(5)  A. L. ANTINORI, XLVIII, p. 149, in D. GIANFRANCESCO, <em>Assergi e S. Franco</em>…, cit., p. 54 e nota 83.</div>
<div>(6)  R. COLAPIETRA, <em>Antinoriana</em>…, cit., p. 1135.</div>
<div>(7)  Ivi, pp. 1135-1136.</div>
<div>(8) A. SIGNORINI, <em>La Diocesi di Aquila descritta ed illustrata</em>, Aquila, Stabilimento Tipografico Grossi, 1868, p. 99; Cfr. V. MOSCARDI,<em> Cenni topografici e storici del castello di Assergi</em>, Aquila, Santini Simeone Editore, 1896, p. 27.</div>
<div>(9)  N. TOMEI, <em>Dissertazione</em>…, cit., p. 44.</div>
<div>(10) N. LODI, <em>Storia della Diocesi Aquilana</em>, Ms., Reg. III, f. 60rv., in D. GIANFRANCESCO, <em>Assergi e S. Franco</em>…, cit., p. 54 e nota 84.</div>
<div>(11) N. TOMEI, <em>Dissertazione</em>…, cit., p. 44.</div>
<div>(12) O. ANTONINI, “Santa Maria di Assergi (Il Carmine)” in <em>Architettura Religiosa Aquilana</em>, Todi (Pg), Tau Editrice, 2010, p. 281.</div>
<div>(13) Ivi, p. 282.</div>
<div>(14) Cfr. I. C. GAVINI, Storia dell&#8217;architettura in Abruzzo, Azzate (Va), Costantini Editore Pescara, 1980, vol. III, p. 49; Cfr. ID, <em>Santa Maria Assunta in Assergi</em>, Roma, Danesi, 1901, p. 24.</div>
<div>(15)  I. C. GAVINI, , Storia dell&#8217;architettura in Abruzzo, vol. III, cit., p. 39.</div>
<div>(16) <em>Ibidem</em>.</div>
<div>(17) Cfr. O. ANTONINI, “Santa Maria di Assergi (Il Carmine) in <em>Architettura</em>…, cit., p. 282. La lapide all’interno attestava, causticamente, che il Cardinale Ruffo, celebre personaggio del periodo napoleonico, «aedificavit non restauravit» la chiesa.</div>
<div>(18)<em> Ibidem</em>.</div>
<div>(19) <em>Ibidem</em>.</div>
<div>(20) Ivi, 284.</div>
<div>(21) <em>Ibidem</em>.</div>
<div>(22) Ivi, p. 285.</div>
<div></div>
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		<title>LA CHIESA DI ASSERGI: UN GIOIELLO DELL’ARTE SACRA ABRUZZESE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2021 18:42:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di Assergi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-2048x1366.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/03C2FB45-26D5-433E-A0AE-D27015A0A2F5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>L’AQUILA &#8211; I lavori di riparazione della parrocchiale chiesa di Assergi, iniziati nel novembre dello scorso anno 2020, si sono da poco conclusi. Oltre alle necessarie opere di riparazione e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/07/la-chiesa-di-assergi-un-gioiello-dellarte-sacra-abruzzese/">LA CHIESA DI ASSERGI: UN GIOIELLO DELL’ARTE SACRA ABRUZZESE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">L’AQUILA &#8211; </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">I lavori di riparazione della parrocchiale chiesa di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Assergi</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, iniziati nel novembre dello scorso anno 2020, si sono da poco conclusi. Oltre alle nec</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">essarie opere di riparazione e </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">messa in sicurezza, si è provveduto alla ripulitura della facciata e al rinzaffo delle pietre, ciò che ha conferito all’edificio, soprattutto nella sua parte posteriore, una luce e un colore che sanno di antico e di bello.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-41900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/A4106E1D-84F0-42CC-BEE6-D52D27D47432-300x199.jpeg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/A4106E1D-84F0-42CC-BEE6-D52D27D47432-300x199.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/A4106E1D-84F0-42CC-BEE6-D52D27D47432-768x511.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/A4106E1D-84F0-42CC-BEE6-D52D27D47432-585x389.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/A4106E1D-84F0-42CC-BEE6-D52D27D47432-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/A4106E1D-84F0-42CC-BEE6-D52D27D47432.jpeg 770w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Alla vigilia del </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">5 giugno</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, giorno in cui da tempo immemorabile si festeggia </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">San</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Franco</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, il santo patrono di Assergi di cui ricorrono gli ottocento anni dalla morte, la chiesa si presenta dunque col vestito della festa.</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">Il felice evento offre l’occasione per richiamare, per sommi capi, l’evoluzione architettonica nonché la ricchezza artistica che caratterizza un edificio sacro tra i più affascinanti del territorio aquilano.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">La chiesa parrocchiale di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Assergi</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, intitolata a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Santa Maria Assunta</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, sorge sullo sfondo di una leggiadra piazza.</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Assergi, come è noto, fu uno dei castelli, e tra i più fiorenti, che fondarono la città dell’Aquila. L’atto di battesimo dell’anteriore chiesa parrocchiale è del 1150 (come risulta da un documento ritrovato in seguito </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">alla demolizione dell’altare di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sant’Egidio</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, antico protettore del villaggio prima di San Franco</span></span><a name="_ftnref1"></a> <a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[1]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">), a sua volta costruita (o ricostruita) sicuramente su di una precedente pieve, con tutta probabilità di tipo monasteriale ca</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">maldolese intitolata a S. Maria </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">in</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Silice </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">(con</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> riferimento al </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Silex</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">-Gran Sasso più che alla natura roccio</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">sa del terreno su cui sorge), o </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ad </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">silicem</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, da </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">cui </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">A</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ssilico</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Asserice</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">&#8230;</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">f</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">ino</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">ad</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">arrivare ad Assergi (etimologia che possiamo riscontrare anche in nomi come</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Monselice</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">)</span></span><a name="_ftnref2"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftn2%20\o"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[2]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">. Di questa primitiva chiesa era sicuramente parte l’attuale vetusta cripta.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Il tempio del 1150 fu sostituito da quello attuale, in forma basilicale, con le sue larghe navate laterali, con tutta probabilità già a partire dalla metà del secolo successivo, poco dopo la morte di Franco, il santo eremita diventato il principale protettore del borgo. Si trattò di dare ai resti mortali del santo una degna dimora, e si volle incrementare un pellegrinaggio che sicuramente era già iniziato. È da credere poi che le due asimmetriche cappelle presenti nelle navate laterali, riaperte con i restauri degli anni ‘70 del secolo scorso, furono realizzate tra il XV e il XVI secolo, allorché ebbe termine la fase costruttiva medievale</span></span><a name="_ftnref3"></a> <a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[3]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">. Giova ricordare altresì che tra il XIV e il XV secolo dovette essere edificata entro le mura della città dell’Aquila, nel quarto di Santa Maria, la chiesa di riferimento del </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">castello di Assergi</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, che attualmente è intitolata a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Santa Maria del Carmine</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">In quanto chiesa-santuario e che registrava, inoltre, la presenza dei monaci, essa ebbe uno statuto particolare, giacché, a differenza delle chiese degli altri castelli, non fu soggetta alla chiesa aquilana (quella </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">intra </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">moenia</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">) ma, al contrario, esercitò su di essa il suo governo</span></span><a name="_ftnref4"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftn4%20\o"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[4]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">. Inoltre, subito dopo la partenza dei monaci, divenne chiesa capitolare, vale a dire retta da un preposto e da quattro canonici. La nomina del preposto, come ci </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">ricorda </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Nicola</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">T</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">omei</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">(1718-1792) in quello che è da considerare il primo scritto organico sulla storia di Assergi e sul culto di San Franco, do</span></span><a name="_ftnref5"></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">veva essere ratificata dal papa </span></span><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[5]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Dal punto di vista artistico, la chiesa mostra una felice convivenza di stili, ravvisabile sia all’esterno che all’interno. Un </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">architetto e storico dell’arte, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ignazio Carlo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Gavini</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">(1867-1936), che la visitò nel 1899 e molto l’apprezzò, scrisse, tra l’altro, che essa parlava molte lingue: quella rinascimentale sulla facciata, la barocca all’interno, e sotto, riferendosi alla cripta, «l’oscuro linguaggio del Medioevo»</span></span><a name="_ftnref6"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[6]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Oggi, dopo i decisivi &#8211; e discussi &#8211; restauri del secolo scorso, la sola traccia dello stile barocco, all’interno, si rinviene nelle due colonnine di una piccola edicola lignea che in</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">cornicia un grazioso dipinto di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Madonna con Bambino <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-41901" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-300x225.jpeg" alt="" width="250" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/C82DD184-6C81-4D16-8D5C-870232DBFDCB.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">vicino all’altare maggiore, a destra di chi guarda; mentre all’esterno lo stesso stile figura nella facciata tardo-secentesca della cosiddetta ‘congrega’, un edificio a</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">ttaccato al corpo della chiesa </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">realizzato nella seconda metà del XIX secolo ad opera di una confraternita (la facciata, ivi rimontata verso</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> la prima metà degli anni ‘30, </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">era superstite della demolizione della chiesetta conventuale di Santa Maria in Valle).</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Nel periodo rinascimentale l’interno della chiesa non subì modifiche sostanziali. Nella facciata, invece, realizzata tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV (ciò che solo giustifica il richiamo alla «lingua rinascimentale» cui accennava il summenzionato esperto) un elegante portale </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">tardo-romani</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">co</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> (in tutto simile a quello di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Santa Maria del Guasto</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, ora non più esistente e a </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">quello della chiesa aquilana di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Sant’Agnese</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, non più visibile in quanto inglobata dall’ospedale San Salvatore), convive con un leggiadro rosone tipicamente gotico, perfetta replica di quello che si ammira sopra il portal</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">e di sinistra della </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">basilica di</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Collemaggio</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">all’Aquila. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">In omaggio a quella interessante commistione tra sacro e profano che spesso si ravvisa nelle nostre chiese antiche, nel ricco architrave è scolpita la vite, simbolo liturgico per eccellenza presente anche nell’Antico Testamento, nonché pianta evocatrice di vita e di convivialità. Nel rosone, sempre per rimanere sullo stesso tema, figurano dodici raggi: dodici come gli apostoli, come le tribù di Israele, come i mesi dell’anno, ad indicare la pienezza del tempo.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-41902" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/4433E171-C293-4049-8346-F5117286330C-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/4433E171-C293-4049-8346-F5117286330C-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/4433E171-C293-4049-8346-F5117286330C.jpeg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ma ci sono anche all’interno esempi di questa felice combinazione di stili. Il primo è quello messo in evidenza dal quel restauro dei primi anni ‘70 del secolo scorso, che, dovendo riparare ai guasti prodotti in età tardo-barocca (tra il 1746 e il 1784) e poi nel 1871, allorché era stata innalzata la volta, richiuse cappelle e finestre, riquadrate le colonne e seppellito gli affreschi con disinvolte manate di stucco, ha riscoperto, oltre a tutto il resto, un manto pittorico davvero delicato, anche se a tratti frammentario, con affreschi che vanno dal XIV secolo (qualcuno anche più antico) al XVI, alcuni dei qu</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">ali autorevolmente attribuiti a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Saturnino Gatti</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">e a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Francesco da Montereale</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">due grandi protagonisti del Rinascimento aquilano.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">I caratteri del primo gotico, ravvisabili nelle luci (in particolare nella monofora sopra l’abside) e nell’involucro murario, nella chiesa </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">assergese</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, a differenza di altri edifici sacri </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">cirstercensi</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> del territorio </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">forconese</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> come</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Santa Maria ad</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Criptas</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Fossa</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> o </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Santo</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Spirito</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">ad </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ocre</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, a cui essa si può legittimamente rapportare, mentre impreziosiscono l’ambiente, non compromettono l’originaria struttura romanica, che resiste sia nella forma delle colonne, pesanti e a tutto sesto, che nell’abside, semicircolare e di piccola dimensione</span></span><a name="_ftnref7"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftn7%20\o"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">[7]</span></span></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-41903" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-300x225.jpeg" alt="" width="250" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/62B9F215-C4FF-48E0-9180-CB2F243E8899.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Il secondo esempio lo troviamo nel tabernacolo a sinistra dell’altare per chi guarda, pezzo davvero unico, dove l’eleganza rinascimentale dei due pilastrini si sposa con il raffinato gotico dell’archetto cuspidato. Il tutto poi ad incorniciare una suggestiva</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">pietà</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">, opera di Francesco da Montereale, che è realistica ed intuitiva rappresentazione del mistero eucaristico.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">C’è, infine, la stupenda cripta, antichissima, dove questa combinazione si presenta sotto altra forma ma i</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">n maniera non meno affascinante</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">: una scarna architettura romanica,</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">che un restauro del 1966 ha riscoperto nella sua nuda e mistica bellezza (altro che «oscuro linguaggio del Medioevo»!)</span></span> <span class="s3"><span class="bumpedFont15">fa da cornice ad una pregevole gotica espressione scultorea lignea. Dolcemente adagiata su un cassone di noce che funge da reliquiario, si ammira una </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">misteriosa donna coronata sulla quale è fiorito attraverso i secoli un affascinante racconto popolare (regina</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> del Cielo o regina della Terra</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">?), diretta erede, quanto a stile, della cosiddetta scuola ‘</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ile de France</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">’, e che potrebbe da sola giustificare un’intera sala museale.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Bastino questi brevi cenni a dare l’idea che ci troviamo di fronte ad una tra le più belle chiese del territorio aquilano, in uno tra i più suggestivi angoli di questo nostro Abruzzo magico e misterioso.</span></span></p>
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<p class="s9"><a name="_ftn1"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref1%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[1]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. N. </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">Tomei</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Dissertazione sopra gli atti e culto di S. Franco</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, Coda, Napoli 1791, p. 29.</span></span></p>
<p class="s9"><a name="_ftn2"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref2%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[2]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. Cfr. O. Antonini, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Chiese ‘extra </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">moenia</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">’ del Comune dell’Aquila </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">prima</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont20">e dopo il sisma</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, Verdone Editore, Ca</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">s</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">telli (Te), 2012, p. 134.</span></span></p>
<p class="s9"><a name="_ftn3"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref3%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[3]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. O. Antonini, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">ibidem</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">cit</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, p. 139</span></span></p>
<p class="s9"><a name="_ftn4"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref4%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[4]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. N. </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">Tomei</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">ibidem</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, cit., p. 44.</span></span></p>
<p class="s9"><a name="_ftn5"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref5%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[5]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. Cfr. N. </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">Tomei</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">ibidem</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, cit., p. 16.</span></span></p>
<p class="s9"><a name="_ftn6"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref6%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[6]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. Cfr. I.C. </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">Gavini</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Santa Maria Assunta in Asserg</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">i, cit., p. 6.</span></span></p>
<p class="s9"><a name="_ftn7"></a><a href="http://assergiracconta.altervista.org/gestioneNews.php?id=23267&amp;page=1%20\l%20_ftnref7%20\o"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">[7]</span></span></a><span class="s11"><span class="bumpedFont20">. </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">Cfr. O. Antonini, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">ibidem</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont20">cit., 139.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/07/la-chiesa-di-assergi-un-gioiello-dellarte-sacra-abruzzese/">LA CHIESA DI ASSERGI: UN GIOIELLO DELL’ARTE SACRA ABRUZZESE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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