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	<title>Concorsi pubblici Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Concorsi pubblici Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Fuga dalla PA. Ma è davvero lo stipendio la ragione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Tersigni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 May 2022 10:11:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>I vincitori di concorso pubblico rinunciano sempre più spesso all’assunzione. Gli addetti ai lavori conoscono questo fenomeno che raggiunge anche il 25% di rinunce sia negli enti locali che nelle&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A5C63465-37AD-475C-9E10-625F7E9D9C9D-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p style="text-align: center;"><em>I vincitori di concorso pubblico rinunciano sempre più spesso all’assunzione. Gli addetti ai lavori conoscono questo fenomeno che raggiunge anche il 25% di rinunce sia negli enti locali che nelle amministrazioni centrali e periferiche. A portare alla ribalta il tema è quanto riferito dal Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, nel corso dell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. Nelle motorizzazioni civili e nei provveditorati, i vincitori rifiutano le sedi al Nord.</em></p>
<p><em>Roma, 29 maggio 2022</em> – La notizia è su tutti i giornali: nel corso delle recenti assunzioni di personale amministrativo presso le motorizzazioni civili, specialmente nelle sedi del Nord Italia, sono stati in molti a rinunciare alla prospettiva del posto fisso nella PA. Il motivo sembra essere collegato alla non disponibilità ad accettare sedi che non fossero al Sud. Considerando che la quasi totalità di aspiranti dipendenti pubblici proviene dal meridione, questo rifiuto di massa può diventare un problema. Serio.</p>
<p>Il 26 maggio il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, <strong>Enrico Giovannini</strong>, nel corso dell’audizione sulle “problematiche della motorizzazione civile e sui dati contenuti nelle relazioni annuali degli Enti locali sull’utilizzo dei proventi delle sanzioni derivanti da violazioni del codice della strada” alla Commissione Trasporti della Camera, ha riferito la difficoltà di reperire personale amministrativo e messo in guardia sul futuro “<em>Strutturalmente </em>-ha dichiarato- <em>nei prossimi anni avremo difficoltà di trovare persone per le motorizzazioni</em>”.</p>
<p><strong>Lo scenario</strong></p>
<p>Dall’intervento del Ministro Giovannini emerge che le motorizzazioni hanno perso il 50 per cento di personale negli ultimi 20 anni (a causa del blocco del turn over le amministrazioni si sono infatti svuotate, rendendo difficile anche l’affiancamento formativo ai neoassunti).</p>
<p>”<em>Per ciò che riguarda il personale, devo dirvi che purtroppo, anche le assunzioni recenti sono andate in parte deserte, in particolare al Nord</em> – ha dichiarato-. <em>Su 320 funzionari di amministrazione messi al concorso, una quota consistente ha rinunciato evitando di prendere servizio a meno che non fosse indicata una sede al Sud. Temiamo che la stessa cosa accada per il primo concorso per ingegneri</em>“.</p>
<p>Che la PA abbia bisogno di personale è un dato acclarato (<a href="https://www.paeseitaliapress.it/attualita/2022/03/04/pubblica-amministrazione-dilemma-graduatorie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">leggi gli approfondimenti di Paeseitaliapress</a>). Che alcuni concorsi si siano rivelati dei flop è stranoto. Ma c’è una differenza. Se nell’ormai iconico <a href="https://www.open.online/2022/04/13/concorso-sud-flop-scoperti-1300-posti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Concorso Sud del 2021</a>, a fronte di migliaia di candidature, alle prove selettive si è presentata – in alcuni casi- meno della metà degli aspiranti e di questi in pochi riuscivano a passare lo scritto lasciando quindi vuoti gli stessi posti messi a concorso e costringendo a rocambolesche riedizioni di procedure selettive, nel caso delle motorizzazioni siamo di fronte a persone che vincono un concorso e che preferiscono rinunciarvi piuttosto che lasciare la propria terra d’origine, il Sud Italia, da sempre serbatoio privilegiato – per mancanza di alternative- della PA.</p>
<p><strong>Le motivazioni delle rinunce</strong></p>
<p>Intervistato da Il Messaggero, <strong>Pasquale Tridico</strong>, Presidente dell’INPS, prova a dare una spiegazione. “<em>Non è soltanto una questione monetaria</em> – dichiara-. <em>È complessiva. Riguarda il luogo di lavoro, le condizioni offerte nel luogo di lavoro. Servono relazioni industriali moderne: significa mettere nei contratti integrativi ciò che oggi già offrono le aziende private più moderne. Parlo di condizioni di lavoro flessibili che consentano di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata, forme di welfare familiare, uno smart working moderno</em>“.</p>
<p>A ben vedere la prospettiva di un contratto che per definizione è di lunga durata (a differenza del mercato privato la possibilità di licenziamento, sebbene prevista, è poco probabile), costringe soprattutto i più giovani a porsi una domanda: ne vale veramente la pena? Per rispondere, chi ha rifiutato il tanto declamato posto fisso avrà valutato alcuni aspetti. Proviamo a vederne alcuni.</p>
<p><strong>Partiamo dagli stipendi</strong>. Va anzitutto sfatato il mito che i contratti privati siano più ricchi di quelli pubblici. Il mercato privato, in Italia, è caratterizzato dal lavoro creato da PMI spesso a conduzione familiare. E non sono tutte isole felici. Lo stipendio iniziale di un livello C1 nella PA si aggira intorno ai 1200-1300 euro a cui vanno poi aggiunte alcune voci non prevedibili al momento della firma del contratto come le indennità collegate al tipo di mansione e alla produttività individuale e di struttura. Lo stipendio può superare i 1500 euro netti mensili.</p>
<p><strong>Il costo della vita</strong>. Molti aspiranti dipendenti pubblici provengono da aree in cui la vita, rispetto alle grandi aree metropolitane, ha un costo contenuto. Nelle grandi città molti neo assunti non residenti si ritrovano a potersi permettere solo una camera in affitto. In pratica ritornano a fare la vita dello studente fuori sede, forse meno goliardica. Il costo di una camera può arrivare anche a 600 euro al mese. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non esistono benefit collegati alle spese sostenute per l’alloggio, cosa invece assai diffusa nelle grandi multinazionali o nelle istituzioni internazionali. Ma queste sono spesso “fortini inespugnabili”, in cui entrare è un fatto raro e la competizione è su scala globale.</p>
<p><strong>Prospettive di crescita</strong>. Nel pubblico impiego si passa da un livello ad un altro solo attraverso il concorso pubblico. Potrebbe non portare ad alcun risultato l’impegno e la devozione per la realizzazione del bene pubblico perché non esistono meccanismi di “promozione sul campo” e questo certo scoraggia chi invece punta ad un ambiente in cui sia garantita la crescita professionale. Non va infatti sottovalutato che, negli ultimi mesi, la quasi totalità dei posti per diplomati è stata coperta da personale laureato e spesso con master di secondo livello. Molti provengono da settori altamente competitivi e spesso vantano anni di esperienza, specialmente i vincitori dei concorsi post pandemia. In un ambiente in cui il merito viene riconosciuto con pochi strumenti, questo potrebbe far desistere molti dal firmare il contratto.</p>
<p><strong>Il welfare aggiuntivo</strong>. Le aziende che aspirano all’eccellenza hanno capito che per attrarre i talenti (così sono definiti gli aspiranti lavoratori caratterizzati da elevata specializzazione, creatività e capacità trasversali, in grado di dare un contributo in termini di crescita e di innovazione) occorre anche garantire un sistema di benefici. Dal banalissimo Amazon Locker nel parcheggio aziendale, all’assicurazione privata estesa anche ai familiari, alle colonnine di ricarica per le auto elettriche a convezioni di ogni tipologia e sorta a buoni spesa, a visite culturali privilegiate. I contratti di lavoro nella pubblica amministrazione, e in particolare quelli integrativi, non sono tutti uguali. Non è un mistero che anche un laureato alla Bocconi provi a sostenere l’esame per commesso alla Banca d’Italia.</p>
<p><strong>Coccole e benessere per il dipendente</strong>. No, nella PA non esiste nulla di simile. Non ci sarà mai il concerto a sorpresa di Robin Williams come quello organizzato da Luxottica nel 2018 per i suoi dipendenti. E non ci sarà mai nemmeno il week end alle Terme di Saturnia per fare team bulding. Ma chi si approccia al pubblico impiego questo lo sa e probabilmente nemmeno lo desidera.</p>
<p><strong>Il southworking</strong>. Nella comunità professionale di Linkedin il dibattito è esploso nel corso del lockdown. Abbiamo tutti molto vivide le immagini della corsa all’ultimo treno in partenza per il Sud dalla stazione centrale di Milano. Fior fiori di professionisti non hanno esitato un istante a lasciare la propria sede. Talvolta senza neppure avvertire i colleghi. E quale è stato il risultato? Il lavoro è proseguito senza eccessivi intoppi, le produttività in alcuni casi sono anche aumentate, una riunione on line ha sostituito brillantemente quelle in presenza. Lavorare al Sud è possibile. Se molte aziende private hanno accolto con favore questa modalità in questa fase di normalizzazione, perché la PA è così rigida nel proporlo? Forse perché si teme di perdere il controllo sui propri dipendenti?</p>
<p><strong>Il posto fisso nella PA è attrattivo.</strong> Non va perso di vista che i numeri dei partecipanti alle selezioni pubbliche rimane alto, sebbene si possa osservare una certa flessione negli ultimi mesi. Se infatti a fronte di soli 250 posti da istruttore amministrativo per Roma Capitale si sono iscritti ben 81.000 candidati -le prove concorsuali sono proseguite per circa 5 settimane-, per i 2000 messi a concorso dall’INPS si sono iscritti “solamente” in 67.000.</p>
<p>Il desiderio di potersi quanto meno <strong>dare la possibilità di scegliere</strong> è elevato e forse, a ben vedere, dietro le rinunce di tanti c’è solo questo perché le priorità, nel post pandemia, sono davvero altre.<br />
<strong>Resta solo un interrogativo: si rinuncia per fare cosa?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Photo by <a href="https://unsplash.com/@homajob?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Scott Graham</a> on <a href="https://unsplash.com/s/photos/to-sign-a-contract?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pubblica Amministrazione alla ricerca di personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Tersigni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 18:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Comitato XXVII ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi pubblici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/D7AF7A6A-66D1-4C99-BD4F-D32D3F144E54.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/D7AF7A6A-66D1-4C99-BD4F-D32D3F144E54.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/D7AF7A6A-66D1-4C99-BD4F-D32D3F144E54-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/D7AF7A6A-66D1-4C99-BD4F-D32D3F144E54-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
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<p><em>La carenza di personale accumulata in 10 anni di blocco del turn over ha creato una carenza che sembra incolmabile. Le PA hanno ricominciato ad assumere personale ma l’esodo collegato a Quota 100 è stato emorragico e le nuove procedure selettive non sempre sono rapide come sembra. Manca una linea coerente di fronte a questo problema a cui si danno risposte talvolta contraddittorie. Ne parliamo con Alessio Mercanti, presidente del Comitato XXVII Ottobre da sempre in prima linea per un dialogo costruttivo con le Istituzioni.</em></p>
<p><em>Roma</em> – Il<a href="https://www.repubblica.it/economia/2021/06/21/news/pubblica_amministrazione_al_minimo_storico_in_20_anni_solo_3_2_milioni_di_dipendenti-306975644/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Forum PA del 2021 aveva lanciato l’ennesimo allarme</a>: nel prossimo triennio le uscite previste dalla pubblica amministrazione ammonteranno a circa 300.000 unità. Si tratta peraltro di un numero prudenziale basato su previsioni di età anagrafica; nella realtà potrebbero essere molte di più. E aggiungiamo un dato, seppure parziale perché relativo solo agli enti locali, reso noto dalla Ragioneria di Stato: tra il 2010 e il 2021 i Comuni hanno perso ben 72.552 dipendenti e – causa blocco del turn over- non sono stati sostituiti a sufficienza. Tuttavia è proprio ai Comuni che si sta chiedendo lo sforzo maggiore per impiegare correttamente le risorse del PNRR. Però, come anche evidenziato da <a href="https://www.repubblica.it/economia/2022/01/31/news/pnrr_ritardo_pubblica_amministrazione_comuni-335940287/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Repubblica</a>, non sono solo i tecnici progettisti a mancare: manca anche il personale per istruire le procedure.</p>
<p><strong>Come è possibile che l’Italia sia arrivata così in affanno di fronte ad una delle maggiori sfide economiche della storia, quella collegata all’efficiente impiego delle risorse del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza?</strong></p>
<p>La carenza di personale nella pubblica amministrazione è un tema che a partire dal 2008, anno di inizio dello stop delle assunzioni nel pubblico impiego (il tristemente noto blocco del turn over, ossia la limitazione della possibilità di sostituzione del personale in uscita) ha determinato innumerevoli danni le cui conseguenze si riversano oggi direttamente sulla capacità degli enti di realizzare la propria missione di bene comune.</p>
<p>In quegli anni da un lato alla PA era impedito di assumere, dall’altro – anno dopo anno- le amministrazioni perdevano ingenti quantitativi di personale per via dei pensionamenti collegati all’età anagrafica e ad alcuni scivoli (tra questi il più noto e recente è Quota 100).</p>
<p>Tuttavia, non sarebbe corretto affermare che per 10 anni tutto si sia fermato. Alcuni grandi concorsi quali ad esempio Ripam Puglia (2015), Ripam Abruzzo (2012) e Roma Capitale (2010) sebbene a fatica, sono stati svolti. Ma il meccanismo del blocco del turn over, collegato anche agli interventi di contenimento della spesa pubblica, ha impedito la piena e rapida assunzione dei vincitori e dunque il divario tra personale effettivamente in servizio (la dotazione organica), personale necessario (fabbisogno del personale) e personale che nel frattempo continuava ad uscire per pensionamenti (cessazioni) è cresciuto a dismisura. In questo cortocircuito tutti gli enti, nessuno escluso, si sono ritrovati in grave difficoltà.</p>
<p>Il legislatore è allora intervenuto consentendo la proroga delle graduatorie esistenti e più in generale rivedendo alcuni aspetti del reclutamento nella PA. In questo modo, anche se i concorsi non potevano essere svolti, gli enti hanno comunque avuto la possibilità di sfruttare le graduatorie degli idonei, di condividerle e di farle scorrere. Si è trattato di una misura a costo zero per lo Stato e di grande beneficio per gli enti che vi hanno ricorso.</p>
<p>Tuttavia la legge di bilancio per l’anno 2020 ha messo drasticamente fine alla proroga delle graduatorie. Le persone ancora in graduatoria, ha sostenuto Palazzo Vidoni, non avevano più le competenze in linea con le richieste di una nuova PA snella ed efficiente che si sarebbe delineata di lì a poco. Ma chiudendo le graduatorie – in pieno periodo pandemico, quando il Covid mieteva centinaia di morti al giorno e i concorsi seppur banditi non venivano celebrati- si è rinunciato a qualsiasi paracadute assunzionale. Il 1° ottobre 2020 quasi nessuna PA aveva più un bacino a cui attingere.</p>
<p>“<em>La decisione è stata presa senza incrociare due banalissimi dati</em> <em>e cioè quello relativo alle carenze di personale della PA e quello degli idonei ancora a disposizione a cui ricorrere a saldo zero. Abbiamo sempre sostenuto che pur assumendo tutti gli idonei residui, non sarebbe stato tolto un solo posto ai nuovi vincitori di concorso e questo perché abbiamo sempre avuto chiara la grave carenza di personale. E a leggere i segnali contrastanti che giungono adesso da Montecitorio sospettiamo che la carenza sia ben peggiore della peggiore delle nostre ipotesi</em>”.</p>
<p>Chi parla è Alessio Mercanti, Presidente del <a href="https://www.facebook.com/MercantiAlessio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comitato XXVII Ottobre</a>, un comitato nato nel 2010 proprio all’inizio del blocco delle assunzioni con lo scopo di tutelare i vincitori e gli idonei di concorso pubblico.</p>
<p>“<em>Mi domando se sia stato saggio chiudere indiscriminatamente le graduatorie residue e mi rispondo che no, non lo è stato perché è stata presa una decisione senza consapevolezza del reale stato della PA</em>” continua Mercanti.</p>
<p><strong>L’azione giudiziaria: il ricorso al TAR del Lazio</strong></p>
<p>Nel 2019 il Comitato XXVII Ottobre e <a href="https://www.dirpubblica.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">DirPubblica</a>hanno presentato un ricorso al giudice amministrativo per scongiurare questa decisione. Tuttavia la prima udienza si è svolta solo il 9 febbraio 2022 e la IV sezione del Tribunale Amministrativo del Lazio ha dichiarato decaduto l’interesse a procedere.</p>
<p>“<em>Nel dispositivo viene smontato l’impianto del ricorso sostenendo che oramai le graduatorie sono scadute, è passato tanto tempo. Quindi un ricorso presentato nel 2019 e pienamente nei tempi per essere trattato viene affrontato per la prima volta dal Giudice il 9 febbraio 2022 … e ci dicono che è passato troppo tempo? È assurdo</em>” spiega Mercanti.</p>
<p>Certo, le graduatorie sono scadute, ma quello che il Comitato XXVII Ottobre intende perseguire è l’affermazione di un principio: le graduatorie offrono alle amministrazioni personale già selezionato e per la cui selezione sono stati già spesi soldi pubblici. Perché non utilizzarle fino all’ultimo idoneo?</p>
<p>Ed è esattamente in questo senso che si stanno già muovendo gli idonei del recente concorso Ripam per 2.736 funzionari amministrativi da destinare alle amministrazioni centrali. La graduatoria ha infatti iniziato a scorrere oltre i vincitori e i circa 18.000 idonei si sono organizzati per portare le loro motivazioni all’attenzione delle istituzioni nazionali.</p>
<p>Chi conosce il meccanismo delle graduatorie sa che questi numeri sono destinati ad assottigliarsi per la fisiologica riduzione degli idonei interessati ad essere effettivamente assunti: molti nel frattempo trovano altre occupazioni, altri rifiutano destinazioni che li esporrebbero a costi eccessivi di trasferimento e queste due motivazioni determinano uno scorrimento compreso tra il 15 e il 20%.</p>
<p><strong>Fermare il circolo vizioso</strong></p>
<p>Il timore è che si stia andando verso un secondo grave cortocircuito. <strong>Un decennio di blocco delle assunzioni non si risolve in pochi mesi</strong>. Non tutte le amministrazioni, seppure a fronte delle nuove procedure concorsuali, peraltro snellissime, previste dal Ministro Brunetta e <a href="https://www.pamagazine.it/milleproroghe-concorsi-semplificati-e-niente-prova-orale-fino-a-fine-anno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confermate per tutto il 2022 dal decreto Milleproroghe</a>, riescono a procedere in tempi rapidi e con i risultati sperati.</p>
<p>È il caso del Comune di Civitavecchia che poco prima di Natale ha <a href="https://etrurianews.it/2021/12/19/81002/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annullato la prima prova scritta</a> del concorso per 7 istruttori amministrativi bandito lo scorso luglio. Il motivo? Il quiz sottoposto ai candidati non conteneva né i quesiti di inglese né quelli di informatica, due materie la cui conoscenza deve essere obbligatoriamente accertata per ottenere un impiego nella PA.</p>
<p>Ma è anche il caso del concorso dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, il celebre bando per 2.800 tecnici PNRR gestito da Formez-Ripam, il primo grande concorso della metodologia “fast track” in base alla quale una procedura selettiva dal momento del bando al momento dell’assunzione dei vincitori può essere conclusa in 100 giorni. Nonostante le oltre 80.000 candidature raccolte a maggio 2021, ai test selettivi <a href="https://simoneconcorsi.it/concorso-2800-tecnici-flop/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono passate meno persone dei posti messi a bando</a>. È incredibile, ma è accaduto davvero. È stata allora allargata la platea dei partecipanti e a luglio 2021 sono stati ammessi ad una <a href="https://www.restoalsud.it/lavoro/concorso-2800-tecnici-al-sud-flop-anche-dopo-le-nuove-selezioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">seconda prova </a>anche i candidati che erano stati esclusi (poiché non avevano ottenuto un punteggio sufficiente alla preselezione effettuata sui titoli). Ma anche stavolta alcune figure non sono state coperte ed è stata aperta una <a href="https://www.restoalsud.it/lavoro/concorso-tecnici-al-sud-pubblicato-un-nuovo-bando-per-2022-posti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuova procedura</a> per la selezione delle figure mancanti e aumentare i posti messi a bando.</p>
<p>Una sorte simile è toccata a Roma Capitale che lo scorso luglio, nonostante le migliaia di candidati provenienti da tutta Italia, <a href="https://www.romatoday.it/politica/concorso-comune-roma-idonei-mancano-vigili.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non ha potuto coprire alcune posizioni messe a bando</a>. Tra queste gli agenti di polizia locale: a fronte di 500 posti messi a bando sono riusciti a passare il test poco più di 300 candidati. 60 domande in 60 minuti giudicate sproporzionate per difficoltà e preparazione richiesta considerando che si trattava di un concorso per diplomati.</p>
<p>Nel frattempo l’esodo collegato ai pensionamenti nelle pubbliche amministrazioni è proseguito ed ha riguardato tutta la PA. L’ultima finestra di Quota 100 ha inflitto il colpo finale. Mortale a giudicare dalle piante organiche pubblicate nei primi mesi del 2022 dai Comuni. Seriamente preoccupante se si considera che, tra le varie misure volte a recuperare personale, il Governo abbia previsto nel <a href="https://www.pamagazine.it/pa-stabilizzazione-dei-precari-e-nuove-assunzioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Milleproroghe il ritorno alla proroga di alcune graduatorie</a>.</p>
<p>“<em>Sia chiaro: per noi la proroga è corretta a prescindere. Ma siamo un po’ perplessi dal legislatore che mostra segnali non coerenti con quanto sostenuto negli ultimi mesi. Ci hanno fatto capire in tutti i modi, bocciando emendamenti su emendamenti, che non avrebbero più concesso proroghe e adesso apprendiamo che alcune deroghe sono state concesse. <strong>Vedere che il Parlamento una volta legifera in un modo e un’altra in un altro, a fronte di uno stesso problema, non fa che disorientare e mortificare tutti quelli che – a questo punto- sono stati solo più sfortunati ad appartenere ad un certo periodo storico nel quale la rappresentanza politica aveva una certa impostazione</strong></em>”.</p>
<p>Insomma: occorre cogliere l’attimo, tempus fugit (la durata delle graduatorie è stata ridotta da tre a due anni comprimendo così il tempo tecnico di cui un’amministrazione ha bisogno per concludere efficacemente il procedimento di assunzione) e chi si salva si salva.</p>
<p><strong>“<em>Anche la necessità di semplificare le procedure lascia perplessi. Se è vero che occorre velocizzare, però perché per diventare funzionario adesso è sufficiente un quiz mentre prima occorrevano una preselettiva, due prove scritte, un orale e la valutazione dei titoli? </em></strong><em>Al di là della pandemia, credo che il motivo sia solo uno: gli uffici sono vuoti e vanno riempiti velocemente. Sbloccare il turn over va bene, ma non è che in sei mesi risolvi il problema, le capacità assunzionali degli enti si sono erose nel tempo. Mentre ci si affretta ad assumere, i dipendenti continuano ad andare in pensione. E questo è un ennesimo corto circuito</em>”.</p>
<p><strong>Come uscire da questo caos?</strong></p>
<p>“<em>L’unica cosa da fare</em> – proporne Mercanti- <em>è fermarsi, ascoltare i bisogni, verificare le necessità fare un censimento e incrociare – attraverso i portali ad oggi disponibili- la domanda di personale e l’offerta di candidati vincitori e idonei ad oggi disponibili. Ci sono delle procedure che stanno producendo risultati, ma troppe altre, sebbene espletate, no. Occorre conoscere la realtà sulla quale si interviene. Ad oggi emerge un grande scollamento; la politica non riesce a porre in essere strumenti correttivi efficaci</em>”.</p>
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<p>Photo by <a href="https://unsplash.com/@eprouzet?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Eric Prouzet</a> on <a href="https://unsplash.com/s/photos/hiring?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash</a></p>
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		<title>Concorsi pubblici, si cambia!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 19:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione AIDR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1360" height="780" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C.jpeg 1360w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C-300x172.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C-1024x587.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C-768x440.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C-1170x671.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/FCB7AA73-51D3-40D8-8FA1-20FC2F50E64C-585x336.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1360px) 100vw, 1360px" /></p>
<p>&#160; Di Alessandro Capezzuoli, funzionario ISTAT e responsabile  osservatorio dati professioni e competenze Aidr Non ci può essere una riforma della pubblica amministrazione senza un  cambiamento profondo del sistema di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/10/concorsi-pubblici-si-cambia/">Concorsi pubblici, si cambia!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><b>Di Alessandro Capezzuoli, funzionario ISTAT e responsabile  osservatorio dati professioni e competenze Aidr</b></p>
<p>Non ci può essere una riforma della pubblica amministrazione senza un  cambiamento profondo del sistema di reclutamento e dell’erogazione e<br />
dei concorsi pubblici. Il modello di reclutamento adottato finora  dalle PPAA era tutt’altro che vicino ai cittadini: non esisteva un  sistema strutturato per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta  di lavoro e i meccanismi per la pubblicazione dei bandi e per la  partecipazione ai concorsi erano per lo più basati su processi  cartacei digitalizzati maldestramente senza una vera e propria  “ristrutturazione digitale”. Il problema che affligge da sempre il<br />
sistema pubblico è il “public divide”, una sorta di muro invisibile,  costituito da regole, burocrazia e formalismi di diverso tipo, che  crea una linea di confine tra la vita reale e la vita all’interno  dell’apparato pubblico. Non ci sono vie di mezzo: chi sta da una parte  non può stare dall’altra. Questo divario, in un periodo in cui i  cambiamenti si susseguono a ritmi sostenuti, si ripercuote  inevitabilmente sul funzionamento della macchina statale. Così, se da  una parte i cittadini hanno la vita facile e sono abituati ad  acquistare un oggetto con un solo clic, dall’altra vengono sottoposti  a vere e proprie prove di abilità (e di pazienza), anche per accedere  a dei servizi semplici, che potrebbero essere digitalizzati  efficacemente. Il sistema pubblico di reclutamento italiano è  sicuramente un ambito in cui c’è molto da fare, per snellire le  procedure e rendere i processi di selezione più accessibili. Cosa  cambierà, esattamente, con la riforma della PA?  Il Decreto  reclutamento contiene molte novità, tra le quali il Portale del  reclutamento, un progetto risalente a qualche anno fa, che verrà  finalmente realizzato nei prossimi mesi.<br />
“Il portale” &#8211; spiega il DIpartimento per la Funzione Pubblica &#8211;  “rappresenterà la porta virtuale unica di accesso alla Pubblica  amministrazione sia per i concorsi pubblici ordinari, sia per le  procedure di reclutamento straordinarie legate all&#8217;attuazione del  Pnrr. In un unico spazio, ogni cittadino potrà monitorare i bandi  concorsuali delle amministrazioni su una mappa interattiva  georeferenziata, registrarsi attraverso Spid, Cie e Carta nazionale  dei servizi inserendo il proprio curriculum attraverso un form  apposito, inviare la domanda di partecipazione, pagare la tassa  attraverso PagoPa e seguire le procedure di selezione dall’avvio alla  pubblicazione delle graduatorie finali”.<br />
SI tratta di un progetto molto ambizioso che richiede uno sforzo  notevole in termini di collaborazione tra istituzioni e di revisione  dei flussi informativi attualmente utilizzati per la gestione dei  concorsi e dei fabbisogni di personale. Sarà necessario creare nuovi  standard per la raccolta dei dati riguardanti i concorsi pubblici,   centralizzare la pianificazione dei fabbisogni triennali e collegare  banche dati diverse attraverso un sistema complesso per la  cooperazione applicativa. Questo per iniziare. La vera sfida, poi, sarà il coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni, che dovranno  essere i protagonisti del cambiamento. I colossi del web hanno attuato  nel tempo una strategia molto efficace, che ripaga, attraverso  l’erogazione di servizi indispensabili, i fornitori dei dati: questa  dovrà essere la filosofia trainante del Portale del reclutamento. I  cittadini e le amministrazioni, in cambio dei dati, dovranno avere dei  servizi efficienti. E i servizi che si possono erogare attraverso un  portale così ricco e ambizioso sono molti: un sistema efficace di  incontro tra domanda e offerta di lavoro, procedure fluide di  pubblicazione e di iscrizione ai concorsi, sistemi efficaci di  notifica, un sistema per la gestione delle prove preselettive, sistemi  di monitoraggio per i candidati e per le amministrazioni e sistemi di  ricerca semantica adeguati a una selezione moderna del personale,  attraverso la definizione precipua del profilo e delle competenze  richieste. Su quest’ultimo punto, in particolare, c’è molto da fare  perché non si tratta &#8220;soltanto” di creare un fascicolo del candidato  informatizzato e archiviato in una base dati. È necessario definire  degli standard per la descrizione dei profili e delle competenze che  consentano l’armonizzazione del linguaggio e l’identificazione univoca  delle professioni, anche allo scopo di raccordare i dati con altre  informazioni riguardanti il mercato del lavoro. Se per risolvere il  problema del profilo professionale potrebbe essere sufficiente  affiancare al profilo contrattuale -e sarebbe una vera rivoluzione in  termini di efficienza e di possibilità associate al data driven &#8211; la  Classificazione delle Professioni ISTAT (peraltro in corso di una  revisione migliorativa), per le competenze il grado di complessità  aumenta notevolmente. Adottare un modello descrittivo di tutte le  competenze esercitabili nella PA, che sia efficace e duraturo nel  tempo e, soprattutto, che non sia vincolato a interventi di  manutenzione evolutiva costante, è un’operazione rischiosa e  complessa. Esistono degli standard internazionali, per esempio l’e-CF  (European Competence Framework) per l’ICT, che potrebbero contribuire  alla creazione di una banca dati delle competenze pubbliche, ma i  ragionamenti da fare non possono esaurirsi in un articolo e meritano  riflessioni tecniche molto sofisticate. Oltre queste criticità, nel  Decreto reclutamento ci sono alcuni aspetti molto interessanti, che  avvicineranno sicuramente la PA a un mercato del lavoro moderno,  dinamico e in continua evoluzione. È il caso del protocollo d’intesa  tra il Dipartimento per la Funzione Pubblica e la Rete delle<br />
professioni tecniche al fine di creare banche dati specifiche dei  professionisti iscritti agli Albi o della possibile partnership con  Linkedin per dare maggior risalto alle vacancies nella Pubblica  amministrazione. Per una volta, c’è da sperare che venga sovvertita la  logica del Gattopardo e che cambierà tutto affinché cambi tutto.</p>
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