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		<title>I cecchini del popolo Eletto da Dio (o dal Diavolo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 12:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-12.41.49-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Diciannovenni di Gaza disarmati nel mirino, ex cestisti americani arruolati come boia, e l’Occidente che applaude: così la democrazia si misura a colpi di mirino. “Quella è stata la mia&#8230;</p>
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<p><em>“Quella è stata la mia prima eliminazione”</em>. Non è la frase di un sicario del cartello di <strong>Sinaloa</strong>, né l’esultanza scomposta di un gamer con il joypad in mano. È la confessione candida — quasi nostalgica — di <strong>Daniel Raab</strong>, ex cestista universitario dell’Illinois, oggi cecchino dell’IDF, l’esercito “più morale del mondo”, come amano ripetere a Tel Aviv con la stessa convinzione con cui noi ripetiamo che la Serie A è il campionato più bello del mondo.</p>
<p><strong>Raab si rivede </strong>nel filmato come noi ci rivediamo nei replay di Sky Sport: un diciannovenne palestinese cade stecchito mentre tenta di trascinare via il corpo del fratello. Lui commenta: “È difficile per me capire perché l’ho fatto e non mi interessa molto”. Ecco la liturgia della nuova umanità israeliana in divisa: uccidere non per difendersi, ma per stroncare un gesto d’amore fraterno. L’empatia? Una bestemmia che rovinerebbe la festa.</p>
<p><strong>Il <em>Guardian</em> e altri giornali</strong> hanno impiegato cinque mesi tra cartelle cliniche, certificati di morte e testimonianze per ricostruire quello che a Gaza è diventato schema, non eccezione: famiglie cancellate a colpi di mirino, ragazzi falciati come birilli, con cecchini americani, tedeschi, occidentali riciclati in Rambo a ore. Il 22 novembre la famiglia Doghmosh ha contato quattro morti e due feriti. Non un errore, non un colpo impazzito. Una routine da manuale. Target preferito? Maschi tra i 18 e i 40 anni, disarmati, rei di respirare.</p>
<p><strong>In un mondo</strong> appena decente, Raab e soci finirebbero davanti a un <strong>tribunale penale internazionale</strong>. Ma noi viviamo in quello rovesciato: i carnefici sono “difensori della democrazia”, le vittime “danni collaterali”. Chi documenta i crimini — vedi <strong>Francesca Albanese</strong> all’ONU — viene bollato come “antisemita”. Chi osa indignarsi è un “complottista”. Chi resta in silenzio, invece, è promosso a “moderato”.</p>
<p><strong>Non è la prima volta </strong>che la storia si scrive al contrario: i macellai diventano statisti, i resistenti terroristi, i morti colpevoli. È già successo in Algeria con i francesi, in Kenya con gli inglesi, in Vietnam con gli americani. Cambiano i teatri, resta identico il copione: sempre un esercito “civilizzato” che trasforma la carne umana in punteggio.</p>
<p><strong>Il paradosso è</strong> che oggi un cecchino può raccontare la sua “prima eliminazione” come fosse il primo bacio, e noi qui continuiamo a vendere armi a chi pratica il tiro al piccione con esseri umani. E poi ci raccontiamo che no, <strong>Orwell</strong> era solo un romanziere. Raab non si chiede cosa avesse di così prezioso quel cadavere. Noi, invece, dovremmo chiederci cosa ha di così prezioso il nostro silenzio. Perché è proprio quel silenzio che trasforma un ex cestista di Chicago in boia, un esercito in associazione a delinquere, e noi in complici morali.</p>
<p><strong>E così la verità resta lì</strong>, sotto i nostri occhi: l’Occidente predica diritti umani e finanzia chi li sotterra, <strong>s’indigna per l’Iran che impicca e applaude Israele che spara</strong>. Il boia che piange sulla vittima che ha appena sgozzato. E intanto, mentre<strong> i Cecchini di Dio fanno pratica coi diciannovenni disarmati</strong>, noi — Europa, Stati Uniti, spettatori a pagamento — restiamo lì, con il telecomando in mano, a guardare il sangue sullo schermo. Non per fermarlo, ma per non perdere la diretta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fuoco tra le Montagne: l’India colpisce il Pakistan e riapre il fronte del Kashmir</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 06:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-1.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-1-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>&#8220;La miglior vendetta è essere diversi da chi ha causato il danno.&#8221; — Marco Aurelio 1. Un nuovo capitolo di una lunga ostilità Nella notte tra il 6 e il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-1.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-1-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;La miglior vendetta è essere diversi da chi ha causato il danno.&#8221;</em><br />
— Marco Aurelio</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">1. Un nuovo capitolo di una lunga ostilità</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2025, l’Asia meridionale è sprofondata in una nuova crisi armata. L’India ha compiuto una serie di raid aerei su nove obiettivi strategici in territorio pakistano, tra cui località chiave nel Kashmir sotto controllo di Islamabad e nella provincia del Punjab. L’operazione, battezzata <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Sindoor</em>, è stata presentata da Nuova Delhi come una “risposta necessaria” all’attentato terroristico del 22 aprile, costato la vita a 26 pellegrini indù nel distretto di Pahalgam, nello Jammu e Kashmir indiano.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’India attribuisce l’attacco ai soliti sospetti: i gruppi Jaish-e-Mohammed e Lashkar-e-Taiba, da anni al centro di accuse di connivenza con le agenzie pakistane, in particolare l’ISI (Inter-Services Intelligence). A detta del Ministero della Difesa indiano, l’intelligence raccolta era “inequivocabile” e “imponeva un’azione diretta per impedire ulteriori stragi”.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">2. La risposta del Pakistan: tra difesa e sfida</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Pakistan ha immediatamente reagito, definendo i raid “una flagrante violazione della sovranità nazionale” e “un atto di guerra senza giustificazione”. Secondo le autorità locali, i bombardamenti hanno colpito anche aree civili: almeno 26 morti, decine di feriti, tra cui donne e bambini, due moschee distrutte. La versione indiana, al contrario, parla di un’azione “chirurgica” su centri di addestramento e depositi logistici, priva di danni collaterali significativi.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Islamabad ha risposto intensificando l’attività militare lungo la Linea di Controllo (LoC), bombardando postazioni indiane e abbattendo — secondo sue fonti — almeno cinque jet nemici. I dati restano controversi, ma il fatto certo è che si è tornati a uno scontro aperto su più fronti.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">3. Lo spettro nucleare e la fragilità diplomatica</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ciò che distingue la crisi attuale da altre tensioni precedenti è la totale rottura del canale diplomatico. Entrambi i Paesi hanno richiamato gli ambasciatori e congelato i colloqui su sicurezza, commercio e gestione delle risorse idriche. In particolare, la sospensione del <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Trattato delle Acque dell’Indo</em> — firmato nel 1960 sotto l’egida della Banca Mondiale — rappresenta un segnale estremamente allarmante: controllare il flusso dell’acqua, in una regione già provata dal cambiamento climatico, potrebbe diventare una leva strategica devastante.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ancora più inquietante è l’ombra dell’atomica. Sia India che Pakistan possiedono arsenali nucleari operativi. Le dottrine militari di entrambi includono la possibilità di un primo utilizzo in caso di minaccia esistenziale. Sebbene al momento non vi siano segnali di mobilitazione nucleare, il clima politico e l’assenza di mediazione fanno temere un’escalation fuori controllo.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">4. Il ruolo della comunità internazionale</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La comunità internazionale si è mostrata preoccupata ma finora poco incisiva. Gli Stati Uniti hanno invitato “alla de-escalation immediata”, ma sono divisi internamente tra il sostegno strategico all’India e la necessità di non alienarsi il Pakistan, importante nella questione afghana e nei rapporti con la Cina. Pechino ha espresso “preoccupazione per la stabilità regionale” ma ha evitato condanne esplicite. L’Unione Europea ha lanciato appelli alla moderazione, senza però proporre iniziative diplomatiche concrete.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’ONU, da parte sua, ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza, ma le divergenze tra i membri permanenti rischiano di renderla un’occasione sterile.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">5. Un conflitto senza vincitori</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Kashmir si conferma ancora una volta una delle regioni più instabili e pericolose del pianeta. Dai tempi della Partizione del 1947, che vide la nascita di India e Pakistan tra sangue e migrazioni forzate, quest’area è contesa, divisa e sfruttata da ambedue le nazioni come terreno di affermazione patriottica e religiosa.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le vittime, ancora una volta, sono i civili: famiglie che vivono sotto la minaccia costante del fuoco incrociato, bambini cresciuti tra filo spinato, checkpoint e sirene antiaeree. L’illusione di una pace duratura, già fragile dopo la revoca dell’autonomia del Kashmir indiano nel 2019, si allontana ancora.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">6. Prospettive: cosa accadrà ora</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il futuro immediato dipenderà dalla capacità di contenimento degli attori globali e, soprattutto, dalla volontà politica delle leadership di Modi e Sharif. Se prevarrà la logica della forza, la regione potrebbe piombare in un conflitto ben più esteso. Se invece si troverà spazio per il dialogo — magari con la mediazione di attori terzi come l’Arabia Saudita, la Turchia o l’Iran — potrebbe aprirsi uno spiraglio per una tregua.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Al momento, però, le armi parlano più delle parole. E la lezione di Marco Aurelio, che esorta a reagire con dignità e non con vendetta, resta drammaticamente disattesa.</p>
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		<title>La guerra dentro le città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 19:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Perchè questo attacco? Chi ci guadagna da questa nuova escalation? L&#8217;analisi di Roberto Sciarrone Striscia di Gaza, almeno sette le guerre negli ultimi diciotto anni. Siamo davanti a una tragedia&#8230;</p>
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<div class="mh-meta entry-meta">Striscia di Gaza, almeno sette le guerre negli ultimi diciotto anni. Siamo davanti a una tragedia umanitaria spaventosa, l’”ultima goccia” di un vaso ricolmo di tensioni che può avere sviluppi, ad oggi, inimmaginabili. Da quando Hamas ha il controllo della Striscia (2007), Israele l’ha dichiarata “territorio ostile”. Interrompendo per lunghi periodi la fornitura d’elettricità, di carburante e di beni essenziali, oltre che bloccando le esportazioni. I lanci di razzi Qassam sulle città israeliane hanno di volta in volta peggiorato la situazione. Perché questo attacco? Intanto per fermare gli Accordi di Abramo, il “Diluvio di Al Aqsa” potrebbe rallentare se non addirittura annullare la normalizzazione tra paesi arabi e Israele. Neanche due settimane fa il premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Onu ha illustrato la sua idea per un “nuovo Medio Oriente con l’Arabia Saudita e altri vicini”, e di un “nuovo corridoio di pace e prosperità” con i palestinesi. Già preistoria. Chi ci guadagna da questa nuova escalation? Il portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, ha dichiarato alla Bbc che l’Iran ha dato il proprio sostegno a Hamas nell’attacco a sorpresa contro Israele. E poi probabilmente lo stesso Netanyahu, che stava per essere travolto dalle sue – poco felici – scelte politiche e che invece, come leader di un paese in guerra, rimarrà saldamente al comando. Chi ci perde? Probabilmente, come sempre, tutti. I civili e i militari israeliani morti in queste ore, i civili di Gaza rimasti sotto le macerie dei bombardamenti di questa notte ma anche tutti i palestinesi non allineati ad Hamas che soffrono povertà, malnutrizione e sopravvivono in condizioni davvero al limite, da sempre. Il conflitto pare intanto allargarsi ai confini nord con il Libano. Parallelismi con la guerra del Kippur (1973)? Abbastanza limitati. Rimane chiaro a tutti che un nuovo conflitto di faglia è nuovamente deflagrato, che sarà difficile venirne a capo e che contribuirà ad alterare i già complessi equilibri geopolitici dell’area.</div>
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		<title>Gerusalemme: bilancio di sangue a causa dei raid della polizia israeliana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 19:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Il bilancio è di più di 350 feriti nella moschea di Al Aqsa e di almeno 20 morti a nord di Gaza dopo gli attacchi aerei dell’esercito israeliano La situazione&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em><strong>Il bilancio è di più di 350 feriti nella moschea di Al Aqsa e di almeno 20 morti a nord di Gaza dopo gli attacchi aerei dell’esercito israeliano</strong></em></p>
<p class="has-drop-cap">La situazione a Gerusalemme è sempre più critica come dimostrano gli scontri avvenuti ieri 10 maggio 2021. La città è contesa da decenni tra israeliani e palestinesi all’interno del logorante conflitto israelo-palestinese che vive ormai di continue escalation sanguinose nella quotidianità di lanci di razzi e di uccisioni singolari.</p>
<p>Tuttavia nelle ultime settimane si era assistito a un aumento esponenziale delle proteste palestinesi a causa della decisione del Governo israeliano di eliminare tatticamente la presenza palestinese da zone strategiche della città di Gerusalemme espellendo intere famiglie dal quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. I i palestinesi hanno accolto questa decisione come una modalità di pulizia etnica evidenziata dalle manifestazioni dei gruppi israeliani di estrema destra tese a rivendicare la loro proprietà terriera sull’intera città di Gerusalemme.</p>
<p>Dunque lunedì a seguito di una scaramuccia locale, la polizia israeliana e i militanti israeliani di estrema destra hanno fatto irruzione nella moschea di Al Aqsa, luogo sacro per cristiani, musulmani e ebrei e luogo di conflittualità cronico tra palestinesi e israeliani, sparando proiettili di gomma e granate stordenti contro i palestinesi. Quest’ultimi hanno provato a reagire alla violenza lanciando delle pietre. Alla fine degli scontri il bilancio era di 330 palestinesi e 21 poliziotti israeliani feriti.</p>
<p>La reazione dei militanti palestinesi di Gaza, Hamas, non si è fatta attendere e nella serata di lunedì sono stati lanciati dei razzi (250 secondo il Governo israeliano) su Gerusalemme per la prima volta da 7 anni. In tutta risposta Israele ha lanciato degli attacchi aerei su Gaza che hanno ucciso 20 residenti civili tra cui 9 bambini.</p>
<p>Mentre la Corte Suprema israeliana ha temporaneamente rinviato le espulsioni da Sheikh Jarrah a domenica, la tensione rimane palpabile e il mondo resta purtroppo in una impotente attesa di ulteriori rappresaglie, domandandosi se il disinteresse degli ultimi anni a causa della politica del Governo Trump e delle distensioni dei Paesi Arabi con Israele (governata da 10 anni dalla destra) non abbia ulteriormente catalizzato il conflitto israelo-palestiniano.</p>
<p><em>Foto di Tom Tihanyi da Pixabay</em></p>
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