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	<title>Democrazia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Satira e responsabilità: la libertà che illumina il potere, non il dolore dei fragili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 18:48:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Quando la risata diventa coscienza democratica e quando, invece, si trasforma in una ferita collettiva La satira, quando è autentica, non nasce per compiacere. Nasce per disturbare. È un gesto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/09/satira-e-responsabilita-la-liberta-che-illumina-il-potere-non-il-dolore-dei-fragili/">Satira e responsabilità: la libertà che illumina il potere, non il dolore dei fragili</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/b7e196c7-9f8a-4022-aae3-b49799dd5c50-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Quando la risata diventa coscienza democratica e quando, invece, si trasforma in una ferita collettiva</em></p>
<p>La satira, quando è autentica, non nasce per compiacere. Nasce per disturbare. È un gesto culturale che rompe la superficie delle cose, incrina le versioni ufficiali, sposta il punto di vista. In una democrazia viva non è un ornamento: è un presidio. Perché mentre il potere tende naturalmente ad autoassolversi, la satira lo costringe a guardarsi allo specchio. Gli toglie il trucco, il protocollo, la liturgia dell’intoccabilità. E in quel momento restituisce ai cittadini una possibilità preziosa: non genuflettersi.</p>
<p>Ma proprio qui, nel cuore della sua funzione pubblica, si apre una domanda che oggi non possiamo più aggirare: tutto ciò che fa ridere è automaticamente legittimo? La risposta, se vogliamo essere seri senza diventare moralisti, è no. La libertà della satira è grande, ma non è mai neutra. Ogni battuta ha una direzione, e la direzione conta più dell’effetto immediato. Non basta dire “era solo una battuta” per cancellare il peso simbolico di una parola pronunciata in pubblico, rilanciata da milioni di schermi, trasformata in clima.</p>
<p>Il punto decisivo è semplice, eppure scomodo: una cosa è colpire chi ha potere, un’altra è colpire chi ha già ferite. Quando la satira sale verso l’alto, verso i privilegi, verso le retoriche manipolative, verso chi governa immaginari e risorse, allora compie un atto civile. Quando invece scende verso chi vive già una condizione di marginalità, verso corpi stigmatizzati, identità ridotte a bersaglio, minoranze trasformate in scorciatoie narrative, non sta più facendo critica del potere: sta facendo manutenzione del pregiudizio. E in quel passaggio, spesso invisibile ma devastante, la risata smette di liberare e comincia a schiacciare.</p>
<p>Dire questo non significa invocare censura. Significa pretendere maturità democratica. La libertà di espressione non è l’assenza di responsabilità: è la sua prova più alta. In una società adulta possono convivere tre diritti che non si escludono, ma si tengono insieme: il diritto dell’autore a esprimersi, il diritto del pubblico a criticare, il dovere collettivo di non normalizzare la disumanizzazione. La falsa alternativa “o libertà assoluta o bavaglio” è una scorciatoia tossica che semplifica il dibattito e lo avvelena.</p>
<p>C’è poi un confine che nel rumore contemporaneo si perde facilmente: quello tra irriverenza e umiliazione. L’irriverenza è intelligente perché apre un varco critico: incrina l’aura del potente, smonta la propaganda, costringe a pensare. L’umiliazione, invece, è pigra: usa cliché già pronti, stereotipi consumati, riflessi di branco. L’irriverenza può essere dura, perfino feroce, ma resta un’operazione culturale. L’umiliazione è un automatismo sociale: riduce una persona a etichetta e la offre alla platea come bersaglio legittimo. E quando questo accade, non siamo davanti a più libertà; siamo davanti a meno civiltà.</p>
<p>Per orientarsi senza cadere nelle tifoserie, servono criteri concreti, non slogan. Il primo criterio riguarda il bersaglio: quella battuta colpisce un sistema di potere o una fragilità umana? Il secondo riguarda l’effetto: dopo la risata resta una domanda che ci rende più consapevoli, oppure resta solo una ferita che conferma gerarchie di disprezzo? Il terzo riguarda l’asimmetria: chi paga davvero il costo simbolico di quella comicità? Se a pagare sono sempre quelli che hanno meno voce, non è coraggio artistico, è comodità narrativa travestita da provocazione.</p>
<p>Nel digitale tutto si amplifica. Una frase estratta dal contesto diventa sentenza definitiva. Una clip di pochi secondi diventa identità pubblica. L’algoritmo premia ciò che divide, incendia, polarizza. E così il criterio artistico viene rimpiazzato da quello performativo: non “questa battuta è ben costruita?”, ma “quanto rumore produce?”. In questo ecosistema, l’umiliazione è redditizia, la complessità è lenta, la profondità spesso perde. Per questo oggi la vera alfabetizzazione non è solo mediatica: è etica. Dobbiamo reimparare a distinguere tra satira come critica del potere e satira come economia dell’insulto.</p>
<p>Anche il pubblico, però, non è innocente. Ogni click è un voto culturale. Ogni condivisione è una scelta di campo. Se premiamo sistematicamente la battuta più crudele, non stiamo solo consumando intrattenimento: stiamo finanziando un modello di linguaggio. Se confondiamo dissenso con linciaggio, critica con gogna, libertà con impunità, contribuiamo a rendere normale ciò che normale non dovrebbe essere mai: la trasformazione del dolore altrui in spettacolo.</p>
<p>Una satira eticamente solida non è una satira addomesticata. Non è tiepida, non è neutra, non è perbene nel senso conformista del termine. Può essere scomoda, ruvida, provocatoria. Può dare fastidio. Deve poterlo fare. Ma deve sapere dove mettere la sua forza. La sua bussola è una sola: colpire i meccanismi di dominio, non l’umanità già esposta. Se perde questa direzione, non diventa più audace: diventa più facile. E la facilità, in arte come in politica, è spesso il primo passo verso la superficialità.</p>
<p>Viviamo un tempo in cui il cinismo viene venduto come intelligenza e la compassione viene derisa come debolezza. È una menzogna culturale che ci sta impoverendo. Serve molto più talento per far ridere senza disumanizzare che per provocare usando stereotipi pronti. Serve molta più lucidità per costruire una battuta che smaschera il potere rispetto a una battuta che umilia il fragile e raccoglie applausi automatici. La vera satira non evita il conflitto: lo eleva. Non evita la ferita del reale: la attraversa senza trasformarla in carne da consumo.</p>
<p>Alla fine, la domanda che conta resta una, e vale per autori, editori, piattaforme e pubblico: stiamo ridendo contro qualcuno o stiamo finalmente capendo qualcosa? Perché una democrazia non ha bisogno di comici obbedienti né di artisti sterilizzati. Ha bisogno di voci libere, lucide, responsabili. Voci capaci di guardare in faccia il potere senza paura e di guardare in faccia il dolore senza cinismo. Voci che sappiano pungolare in alto senza calpestare in basso.</p>
<p>È lì che la satira ritrova il suo volto più vero: non quando vince il rumore, ma quando apre uno spazio condiviso di verità. Una verità scomoda, sì. A tratti dura. Ma umana. E quindi, finalmente, trasformativa.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>La Grecia, il lavoro e l’arte della dominazione “democratica”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 19:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano – per sempre.”  George Orwell, 1984. Nel settembre del 2023, il Parlamento greco ha approvato una legge&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/23/la-grecia-il-lavoro-e-larte-della-dominazione-democratica/">La Grecia, il lavoro e l’arte della dominazione “democratica”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong><em>“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano – per sempre.”</em></strong> <strong><em> George Orwell, 1984</em></strong><strong><em>.</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel settembre del 2023, il Parlamento greco ha approvato una legge che consente di lavorare <strong>fino a 13 ore al giorno</strong>, su base “volontaria”. I media occidentali l’hanno definita una riforma “moderna”, finalizzata alla “flessibilità del mercato del lavoro”. In realtà, è l’ennesimo esempio di come il linguaggio del potere venga sistematicamente utilizzato per <strong>camuffare l’ingiustizia sociale come necessità economica</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa misura, lungi dall’essere un’eccezione, rappresenta il compimento di un processo iniziato decenni fa con l’egemonia del neoliberismo. Da Reagan e Thatcher in poi, l’ideologia dominante ha operato per <strong>demolire i diritti del lavoro</strong>, disarticolare le tutele collettive e <strong>trasformare l’essere umano in una merce flessibile</strong>, adatta al fabbisogno delle imprese transnazionali.</p>
<h3>Il principio dell’obbedienza economica</h3>
<p style="font-weight: 400;">Non è un caso che la Grecia sia di nuovo il laboratorio di questa “modernizzazione”. Dopo aver subito la <strong>devastazione sociale imposta dalla Troika</strong> (Commissione Europea, BCE e FMI) in cambio dei cosiddetti “salvataggi”, oggi si torna a colpire lo stesso segmento sociale: il lavoratore dipendente. Ma con una novità retorica: stavolta, non si parla di “sacrifici” imposti, bensì di <strong>“libera scelta” del lavoratore</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo è un elemento tipico della propaganda neoliberista: <strong>l’illusione della scelta individuale</strong> in un contesto di coercizione sistemica. Dire a un lavoratore che può “scegliere” di lavorare 13 ore al giorno in un paese con alti tassi di disoccupazione, salari stagnanti e inflazione in crescita, è come dire a un affamato che può “scegliere” di vendere il proprio rene. In teoria è una libertà. In pratica, è un ricatto.</p>
<h3>Il ruolo del linguaggio</h3>
<p style="font-weight: 400;">Come ho sottolineato in più occasioni, <strong>il controllo del linguaggio è uno strumento centrale del potere</strong>. La nuova legge greca viene descritta con parole neutre o positive: “modernizzazione”, “adattabilità”, “flessibilità”. Ma il significato reale è chiaro: <strong>estensione dell’orario di lavoro senza reale compensazione, indebolimento dei sindacati, isolamento del lavoratore</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’obiettivo è duplice: da un lato, aumentare i margini di profitto in un contesto di competizione globale; dall’altro, <strong>ridurre la capacità collettiva di resistenza</strong>, spezzando i legami di solidarietà. Un lavoratore esausto, impaurito e precario, <strong>non sciopera, non vota, non si organizza</strong>. Accetta, obbedisce, si piega.</p>
<h3>Il silenzio dell’Unione Europea</h3>
<p style="font-weight: 400;">Ci si potrebbe chiedere dove siano le istituzioni europee che si dichiarano custodi dei “valori fondamentali”. La risposta è semplice: <strong>sono le stesse che hanno imposto alla Grecia, tra il 2010 e il 2015, tagli drastici alla sanità, all’istruzione e alle pensioni</strong>, provocando un aumento esponenziale della povertà, della disoccupazione giovanile e dei suicidi. Quelle misure furono presentate come “inevitabili”. Anche oggi, <strong>l’austerità si ripresenta sotto mentite spoglie</strong>, ma con la stessa funzione: disciplinare.</p>
<h3>L’economia contro la democrazia</h3>
<p style="font-weight: 400;">L’Europa contemporanea è dominata da un <strong>modello tecnocratico</strong> in cui le decisioni cruciali non sono più affidate a processi democratici, ma a organi non eletti (come la BCE o la Commissione Europea), in stretta connessione con <strong>gli interessi del capitale finanziario globale</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La legge greca è solo un sintomo. Il problema più ampio è che <strong>l’intera architettura economica dell’UE è stata disegnata per impedire una reale sovranità popolare</strong>. I governi possono cambiare, ma le politiche restano le stesse. Perché i vincoli non sono politici, ma strutturali: <strong>vincoli di bilancio, regole del mercato, trattati intoccabili.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Applaudire le proprie catene</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non si tratta solo di un attacco ai lavoratori greci, ma di <strong>un segnale chiaro per tutto il continente</strong>: si va verso una società dove la libertà è formalmente garantita, ma sostanzialmente negata. Dove <strong>i diritti sono subordinati ai mercati</strong>, e dove il cittadino diventa consumatore, debitore, cliente, utente. Mai soggetto politico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come sempre, il primo passo per resistere è <strong>chiamare le cose con il loro nome</strong>. Questa non è flessibilità. È sfruttamento. Non è progresso. È regressione sociale. Non è scelta. È coercizione. E se non comprendiamo ciò ora, <strong>la storia ci ricorderà come la generazione che ha applaudito le proprie catene</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Idealismo, pragmatismo e contraddizioni: l&#8217;enigma italiano</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/05/idealismo-pragmatismo-e-contraddizioni-lenigma-italiano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=idealismo-pragmatismo-e-contraddizioni-lenigma-italiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Nov 2023 05:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[idealismo]]></category>
		<category><![CDATA[pragmatismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="428" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640-300x201.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640-585x391.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Alcuni elementi non chiariti fanno del nostro paese, il minuscolo non è un errore, un aggregato di approssimazioni e di vacuità che sono state inculcate nella società e che nemmeno&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="428" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640-300x201.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640-585x391.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/italian-flag-2517228_640-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Alcuni elementi non chiariti fanno del nostro paese, il minuscolo non è un errore, un aggregato di approssimazioni e di vacuità che sono state inculcate nella società e che nemmeno le prove documentali più eloquenti fanno rimuovere.</p>
<p>La prima cosa da tener presente è che non siamo ancora usciti da un nefasto dualismo apparentemente filosofico ma, in realtà, pratico e concreto. Mi riferisco al dualismo fra “<strong>idealismo</strong>” e “<strong>pragmatismo</strong>”.</p>
<p>“<strong><em>L’idealismo è la convinzione che dovremmo adottare principi morali sempre, pur se essi hanno effetti negativi sulla nostra vita. … Il pragmatismo, invece, è il rifiuto dell’idealismo. Se i principi dell’idealista si intromettono, l’empirico fa tutto ciò che è ritenuto pratico, senza preoccupazioni per la moralità</em></strong>.”</p>
<p>Fra queste due scuole di pensiero, dell’Idealismo e del Pragmatismo, l’italiano medio, non me ne voglia il lettore, ha scelto la doppia e comoda via: <strong><em>quella dell’imperativo ideale con una concezione etica forte e rigorosa per quanto riguarda gli altri mentre, per sé, fa tutto ciò che ritiene pratico e conveniente senza preoccupazioni morali.</em></strong></p>
<p>Se non si prende atto di questa camaleontica capacità è difficile che l’Italia possa risorgere ed acquisire peso e ruolo in Europa e nel mondo. A chiacchiere tutti o quasi invocano questo peso e ruolo che dovremmo riavere, ma basta un qualsiasi problema che gli abitanti dello stivale ritornano al Medio Evo dividendosi subito in “<strong>guelfi</strong>” o “<strong>ghibellini</strong>”. In questo aiutati, anzi sollecitati, dagli “<strong>storici della narrazione</strong>” che nelle Tv e nelle radio imperversano ed assurgono al ruolo di sacerdoti delle verità. Sono presenti quasi ovunque dalla Rai a Mediaset a La7 fino alle stazioni locali. Per gli incarichi meglio remunerati stanno nelle reti nazionali e provengono, guarda caso, dai media cartacei definiti ancora autorevoli senza notare che non li compra più nessuno basta guardare i dati ufficiali delle copie vendute. Altri loro colleghi sempre della carta stampata, invece, hanno appoggiato ed esagerato le folli demagogiche campagne che chiedevano le teste di alcune categorie per arrivare all’idealismo assoluto: “<strong>dichiarare di aver eliminato la povertà</strong>”. Come è possibile che il 33% ha creduto a queste sciocchezze? Semplice, scrivendo “<strong>libri contro</strong>” ed incassando milioni di euro dalle loro vendite senza dire ovviamente dei veri privilegiati che erano altrove ed in numero molto maggiore.</p>
<p>La prima cosa da stabilire è che bisogna comprendere la profonda e totale differenza che c’è fra la “<strong>Narrazione</strong>” e la “<strong>Storia</strong>”.</p>
<p>La narrazione, ormai dilagata ovunque nell’ultimo trentennio, è una forma ancestrale e potentissima di comunicazione che tocca le corde della pancia degli individui per cui, raccontare narrazioni, è il modo ed il mezzo principale per manipolare e, soprattutto, convertire gli altri. Essa ha lo scopo primario e principale di condizionare e influenzare le menti altrui e, dopo averli asserviti, lasciarli ai programmi di sedicente svago come la miriade di programmi in cui tutti aspirano o credono di essere ballerini, cantanti, chef o pasticcieri. La Storia, invece, deriva dal greco “ἱστορία <strong>(historía)</strong>” che significa “<strong>ricerca e indagine</strong>” ed è la disciplina che si occupa dello studio del passato tramite l’uso di fonti, di documenti, testimonianze e racconti che trasmettono il sapere del passato che consente di comprendere il presente e cercare di costruire il futuro. Al nostro paese manca quello che è funzionale all’esistenza di una moderna democrazia liberale: <strong>la funzione del controllo </strong>che, guarda caso, è un elemento fondante del pragmatismo. Cioè quello che si dovrebbe esercitare, in primis, sul territorio dal quale deriva direttamente tutto: il fisco, la giustizia, la sanità ecc. e innescarvi sopra la massima cinese: “<strong><em>non importa che il gatto sia bianco o nero; cio’ che conta è che acchiappi i topi!</em></strong>” che è l’esatto contrario di quello che si è fatto negli ultimi 30 anni passati a dissertare sui colori del topo ma, soprattutto, rinviando il controllo alle procure che intervengono a posteriori quando il danno, laddove se ne avvedono, è fatto.</p>
<p>Alla mancata funzione del controllo bisogna affiancarvi i tre vizi capitali:</p>
<p>1)       <strong>la cultura del sospetto</strong> che è l’esplosiva miscela sviluppatasi come una metastasi in tutto il paese ed è il vero fondamento della barbarie;</p>
<p>2)       <strong>la cultura dietrologica</strong> che intravede sempre un’ansa nascosta che, spesso, non esiste e che nasconderebbe fatti inenarrabili;</p>
<p>3)       <strong>la cultura post ideologica</strong> che santifica la propria parte politica/economica sociale ecc. mentre l’altra è il buco nero di tutti i mali.</p>
<p>Questo micidiale ed esplosivo cocktail ha totalmente avvelenato i pozzi della nostra democrazia. Un vero triangolo delle bermude che ha inghiottito tutto generando quel male, ormai endemico, del giustizialismo ovunque e comunque quale figlio legittimo dell’idealismo che, affiancato dalla giustizia mediatica imperante, ci ha civilmente, economicamente e socialmente distrutto.</p>
<p>Valga in conclusione la massima di <strong>Winston Churchill</strong> che affermò: «<strong><em>Mi piacciono gli italiani perchè vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra</em></strong>».</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
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		<title>Dio creò la donna!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 01:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[presidente del consiglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="492" height="483" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/3D40687F-4A23-48E3-96E8-DFA688D57478.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/3D40687F-4A23-48E3-96E8-DFA688D57478.jpeg 492w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/3D40687F-4A23-48E3-96E8-DFA688D57478-300x295.jpeg 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /></p>
<p>Il successo al femminile è tuttora un evento indigesto e suona l’allarme, nonostante oggi il mondo non sia più quello di prima.La bravura e la capacità nelle alte cariche dello Stato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="492" height="483" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/3D40687F-4A23-48E3-96E8-DFA688D57478.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/3D40687F-4A23-48E3-96E8-DFA688D57478.jpeg 492w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/3D40687F-4A23-48E3-96E8-DFA688D57478-300x295.jpeg 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /></p><p><i>Il successo al femminile è tuttora un evento indigesto e suona l’allarme, nonostante oggi il mondo non sia più quello di prima.La <span class="s4"><span class="bumpedFont15">bravura</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e la capacità nelle alte cariche dello Stato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> non </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sono</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> una questione di genere.<span class="s11">La sfida per Meloni sarà</span><span class="s11"> da una parte </span><span class="s11">riuscire a </span><span class="s12">equilibrare</span> <span class="s11">le differenti anime che compongono lo schieramento di destra, stante la complessa situazione geopolitica attuale, e dall’altra affrontare adeguatamente i problemi creati dal caro energia e dall’inarrestabile inflazione.</span></span></span></i></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><br />
L’ultima creazione di Dio è il suo capolavoro: la Donna.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Papa Francesco</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> in una delle sue tante omelie mette in risalto la figura della donna e</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> in</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> evidenza il fatto che nella nostra società </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">essa </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">non sia valorizzata come merita. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Senza le donne il mondo non sarebbe così armonico</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">»</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> aggiunge</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e precisa: «sembra fragile (la donna), ma è dura come una quercia». </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La donna ha</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> invero</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sempre rivestito un ruolo importante nella nostra vita e ha rappresentato, per un verso o per l’altro, una parte </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">radiosa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> della storia dell’umanità. Le società matriarcali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, egregiamente trattate</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">nella </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">famosa opera di J. J. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Bachofen</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, “</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Myth</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Religion</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> and </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Mother</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Right</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e nel</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">lo studio di H. L. Morgan (ambito antropologico/etnologico)</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si colloca</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">no</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nel campo della storia delle culture</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, anche se volutamente obliterate, in quanto avrebbero offuscato, e probabilmente incrinato, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la visione </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">egocentrica </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">del mondo patriarcal</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tuttavia, la società matriarcale rappresenta pur sempre un aspetto illuminante della storia dell’umanità, nonostante le donne, garanti e fattrici della vita stessa, siano state nel tempo sistematicamente sottomesse dal potere maschile, ispirato dal fallocentrismo e dal solipsismo. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ecco</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, dunque,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">il motivo per cui</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">nella nostra società quando viene alla ribalta una donna, apriti cielo! Il successo al femminile è tuttora un evento indigesto e suona l’allarme, nonostante oggi il mondo non sia più quello di prima. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ahinoi, come cambiano le cose! </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">E non ce lo dice soltanto il nuovo singolo di Max B, ma ancor di più </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dilagante </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">diversità delle culture</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tant&#8217;è vero che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">u</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">no dei mantra più </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">noti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> della comunità LGBT è che «il genere è uno spettro», cioè che non esistono solo un genere femminile e un genere maschile, ma uno spettro continuo di generi tra questi due estremi.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Ma non divaghiamo: questo è un altro discorso alquanto impegnativo e va trattato in separata sede. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tornando a noi, nell’odierna disamina riteniamo che l’allarme sarebbe comunque scattato, anche nel caso in cui al posto della </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dama ci fosse stato un cavaliere: conseguenza del preconcetto o pregiudizio ideologico. E sì, nell’uno e nell’altro caso ci troviamo di fronte a errori di valutazione e nella politica frequentemente si è soliti formare opinioni senza basarle su dati di fatto o facendo propria un’idea prevalente senza sottoporla ad alcuna analisi personale. Ci riferiamo, oggi più che mai, al pensiero unico, al primato dell’economia sulla politica ovvero, parafrasando</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Leopardi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, a quel</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sudiciume universale </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che purtroppo ci</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ammorba</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Urrà, è quasi fatta!</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Meloni, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">possibile</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> premier in Italia, non rappresenta che il naturale avvicendamento delle forze politiche alla guida di un Paese democratico, ovvero l’essenza della democrazia. Sarebbe la prima donna a svolgere la funzione di presidente del Consiglio. Ebbè, qual è dunque il problema? Tanto per rimanere in Europa, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Liz</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Truss</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è la terza donna a diventare prima ministra in </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Uk</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dopo Margaret Thatcher e Theresa </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">May</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">; Sanna Marin, dolce premier finlandese, balla bene (cosa che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">infastidisce i </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pinzocheri) e governa altrettanto bene; la simpaticissima fiumana </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Kolinda</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Grabar-Kitarović</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> stata</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">p</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">residente della Croazia dal 2015 al 2020</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">;</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Kaja</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Kallas</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">prim</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ministr</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dell&#8217;Estonia dal 26 gennaio 2021</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">;</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Sophie </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Wilmès</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è stata primo ministro del Belgio dal 2019 al 2020; Angela Merkel, con tutti i pregi e difetti del merkelismo, è stata </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Cancelliere federale della Germania dal 22 novembre 2005 all&#8217;8 dicembre 2021</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">; </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Katrìn</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Jakobsdòttir</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">è</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">primo ministro dell’Islanda dal 30 novembre 2017</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">;</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ingrida</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Šimonytė</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dal dicembre 2020 </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">p</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">rimo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">m</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">inistro della Lituania</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">; </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Erna Solberg</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è stata </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">primo ministro della Norvegia dal 16 ottobre 2013 al 14 ottobre 2021</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">; e, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per non entrare anche nell´ambito delle regine regnanti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, non menzioniamo la stimata regina Elisabetta d´Inghilterra, che ci ha lasciati da solo pochi giorni. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Morale della favola: l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a bravura</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e la capacità nelle alte cariche dello Stato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> non </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sono</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> una questione di genere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">! È necessario farsene una ragione e gli esempi di cui sopra fanno testo, anche se, in realtà, crediamo che, tutto sommato, non sia soltanto il genere a far fermentare una parte del mondo politico, quanto i colori (non sinistri) della coalizione che ha vinto le elezioni.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Abraham Lincoln definì la democrazia «il governo del popolo, dal popolo, per il popolo»</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Forse oggidì, dato che le cose cambiano, non è più così: il popolo ormai fa solo da </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">figurante</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> al momento </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">della scelta elettorale e poi a dirigere l’orchestra subentrano i poteri forti, le oligarchie partitiche, l’immancabile corruzione, la </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">distorsione </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dell’opinione pubblica, lo svilimento della cultura politica… e non solo!</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">«C</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ambia il direttore</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ma la musica è sempre la stessa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">» recita un noto adagio. Ma, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">vivaddio!,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che sia questa la volta buona a far «cambiare musica». Nuovo direttore, anzi direttrice, e nuova orchestra ci fanno ben sperare!</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">La sfida per Meloni sarà</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> da una parte </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">riuscire a </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">equilibrare</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">le differenti anime che compongono lo schieramento di destra, stante la complessa situazione geopolitica attuale, e dall’altra affrontare adeguatamente i problemi creati dal caro energia e dall’inarrestabile inflazione.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">La donna è armonia, ricorda in sostanza Papa Francesco, e Meloni saprà certamente armonizzare anime e programmi di governo a dispetto dei tanti detrattori “nostrani e foresti”. E tanto per non fare nomi, mettiamo a capofila la &#8216;tutta poderosa&#8217; </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">frau</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">Ursula </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Gertrud</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">V</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">on </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">der</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">eyen</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> per la &#8216;triste&#8217; sortita</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">: “Se in Italia va male…”</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">. Beh, parafrasando dalle scritture sarebbe il caso di orare per le anime degli insolenti e dei menagrami:</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">“Perdona loro perché non sanno quello che dicono”</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s14"><span class="bumpedFont15">La grande occasione!</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">L’afflitto popolo, nel </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">caravanserraglio della politica che ha ridotto questo </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Belpaese</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> allo stato attuale</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, ha puntato tutto sull’ultima chance per potersi emancipare dal servaggio; il </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">mondo produttivo e imprenditoriale</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> ha già promosso </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Meloni </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">nei</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> Meeting di Rimini prima e del Forum Ambrosetti poi</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">; Illary Clinton la menziona con garbo: </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">“Una rottura con il passato</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> ma</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> Meloni </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">[n.d.r.</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">]</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> va giudicata per quello che fa”</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">; </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">&#8220;Meloni? Preparata e affidabile&#8221; </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">lo </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">dice il quotidiano &#8220;Le Monde&#8221;</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">;</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">e, non ultimo per importanza, il rispettabile Financial Times su Giorgia nazionale scrive: </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">“È la sua grande occasione”</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Or appunto, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">animo! non c’è da aver paura</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">: </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">H. Jackson Jr. Brown</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">ci ricorda che n</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">iente è più costoso di un&#8217;occasione persa</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">. Eppoi, perché non essere ottimisti? Noi lo siamo, eccome! </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nobel per la Pace 2021: un grande riconoscimento per il giornalismo d’inchiesta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 18:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo d’inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Muratov]]></category>
		<category><![CDATA[Premio nobel 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Ressa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="611" height="363" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA.png 611w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA-300x178.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA-585x348.png 585w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></p>
<p>Chi sono i giornalisti Ressa e Muratov premiati dal Comitato norvegese per il Nobel. Il significato del premio e lo stato della libertà di stampa nel mondo, con focus su&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi sono i giornalisti Ressa e Muratov premiati dal Comitato norvegese per il Nobel. Il significato del premio e lo stato della libertà di stampa nel mondo, con focus su Russia e Filippine.</em></p>
<p>Un grande riconoscimento per il giornalismo d’inchiesta, l’assegnazione del <strong>Premio Nobel per la Pace 2021</strong> a due giornalisti, la filippina <strong>Maria Ressa</strong>e il russo <strong>Dmitry Muratov</strong>, <em>“per il loro impegno nella salvaguardia della libertà di espressione, che è una precondizione per la democrazia e una pace duratura”</em> e <em>“per la loro coraggiosa lotta per la libertà di espressione in Filippine e in Russia</em>”, spiega il <strong>Comitato Norvegese per il Nobel</strong>. Un riconoscimento “<em>a tutti i giornalisti che si battono per il loro ideale in un mondo in cui la democrazia e la libertà della stampa affrontano sempre più condizioni avverse</em>”.</p>
<p>Un Nobel per la pace che quest’anno ha scelto di puntare i riflettori sul difficile lavoro di denuncia svolto da tanti professionisti nel mondo e sul legame inscindibile tra libertà di espressione, democrazia e pace, sottolineando che un giornalismo libero e indipendente <em>“protegge contro gli abusi di potere, le bugie e la propaganda”</em> e che “<em>senza libertà di espressione e libertà della stampa, sarà difficile promuovere con successo la fraternità tra le nazioni”.</em></p>
<p><strong>Ma chi sono Maria Ressa e Dmitry Muratov?</strong></p>
<p><strong>Maria Ressa</strong>, nata a Manila e trasferitasi negli Stati Uniti all’età di 10 anni, ha lavorato per le più importanti televisioni filippine, per la CNN di Manila e Jakarta occupandosi, tra l’altro, del terrorismo nel sud-est asiatico. Ha insegnato “Politics and media” alla Princeton University ed è ‘senior fellow’ al <strong>Centro Internazionale per la violenza politica e la ricerca sul terrorismo</strong> a Singapore. È CEO ed executive editor di <strong>Rappler</strong>, un sito web di notizie fondato nel 2012 insieme ad altri colleghi amici, e basato sul giornalismo investigativo, sull’indipendenza e sul crowdfunding. Ad oggi, conta quasi 5 milioni di followers sulla piattaforma di facebook.</p>
<p>Dopo l’elezione del presidente <strong>Rodrigo Duterte</strong> nel 2016, Ressa con Rappler è tra i primi a denunciare l’uso sui social media di trolls (un modo efficace per diffondere commenti provocatori  che innescano reazioni e  discussioni) e bots (applicazioni software programmate per eseguire attività in modo automatico) durante le elezioni, allo scopo di diffondere false notizie.</p>
<p>Successivamente, la denuncia si sposta sulle politiche di Duterte puntando il dito contro la  campagna antidroga governativa. Una campagna condotta, secondo un <strong>report Onu del 2020</strong>, come <em>“una guerra contro la popolazione dello stesso paese</em>” poiché ha causato, dal 2016 al 2019, più di 8mila vittime (oltre 12mila secondo <strong>Human Right Watch),</strong> tra cui centinaia tra attivisti per i diritti umani, sindacalisti e giornalisti.</p>
<p>Nel 2020, il documentario di denuncia, <strong>We hold the line</strong>, del regista tedesco <strong>Marc Wiese</strong>,  racconta il lavoro di Ressa e dei suoi collaboratori, mostrando il vero volto della <em>“drug war</em>” del governo filippino, e contribuisce a portare i fatti all’attenzione del  grande pubblico, vincendo il <strong>F:act Award </strong>al<strong> CPH:DOX</strong> <strong>2020</strong>, il <strong>Copenhagen International Documentary Film Festival.</strong></p>
<p>Infine, lo scorso settembre, la <strong>Corte Penale Internazionale</strong> ha dichiarato l’apertura a breve di un’inchiesta per possibili <strong>crimini contro l’umanità</strong>compiuti dal governo filippino.</p>
<p>I rapporti di Duterte con la stampa locale e con la redazione di Rappler si sono complicati negli anni, fino alla dichiarazione pubblica nel 2017, da parte del presidente stesso, in cui definisce il sito web di notizie un “<em>fake news outlet”</em> e uno strumento della CIA americana. A ciò hanno fatto poi seguito un’investigazione sulla struttura della società, la revoca della licenza e le accuse, in capo a Ressa, di evasione fiscale e di cyber-diffamazione, tra molestie e messaggi di odio sui social media scatenati da trolls.</p>
<p>Da più parti si è levata una voce a sostegno di Ressa, della redazione di Rappler, contro i continui attentati alla libertà di stampa nelle Filippine, che ha portato, il 3 maggio scorso, in occasione della <strong>Giornata Mondiale della Libertà di stampa</strong>, alla nascita della  coalizione internazionale <strong>“Hold the line”</strong> formata da più di 80 gruppi guidati <strong>dal Committee to Protect Journalists (CPJ), dall’International Centre for Journalists (ICFJ) e da Reporters Sans Frontières  (RSF). </strong>Ne è nata la pagina web<a href="https://holdthelineformariaressa.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://holdthelineformariaressa.com/"> <strong>holdthelineformariaressa.com</strong></a>, in cui personaggi influenti, giornalisti, attivisti, avvocati, artisti, politici, trasmettono messaggi video in difesa della libertà di stampa.</p>
<p>Nel 2018, Maria Ressa è tra i reporter “<em>guardiani</em>” della libertà di stampa nominati da <strong>Time come Person of the Year</strong>, riceve il premio <strong>Golden Pen of Freedom </strong>e il<strong> Knight International Journalism Award.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-38177" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/maria-Ressa-su-copertina-Novaja-Gazeta.jpeg" sizes="(max-width: 549px) 100vw, 549px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/maria-Ressa-su-copertina-Novaja-Gazeta.jpeg 677w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/maria-Ressa-su-copertina-Novaja-Gazeta-204x300.jpeg 204w" alt="" width="549" height="809" /><figcaption>La copertina di Novaja Gazeta, diretta da Dmitry Muratov,<br />
dedicata alla giornalista Maria Ressa</figcaption></figure>
</div>
<p>Il secondo giornalista premiato è<strong> Dmitry Muratov,</strong>direttore e fondatore nel 1993 della <strong>Novaja Gazeta</strong>, definito dal Comitato di Oslo <em>“il più indipendente giornale in Russia oggi</em>”, critico nei confronti del governo Putin, ha denunciato negli anni episodi di corruzione, violenza della polizia, frodi elettorali, arresti illegali, violazioni dei diritti umani in Russia e in Cecenia, la produzione massiva di trolls sui social e altri aspetti della società russa, secondo il Comitato del Nobel, “<em>raramente menzionati da altri media</em>”.</p>
<p>Muratov comincia la sua carriera giornalistica nel 1987 collaborando con il giornale moscovita <strong>Komsomolskaya Pravda</strong>, organo ufficiale del <strong>Komsomol</strong>, l’organizzazione giovanile dei giovani comunisti, considerato una voce importante nel clima riformistico della <em>perestrojka</em>. Nel 1991, il giornale si schiera apertamente contro il colpo di stato militare del gruppo conservativo del governo comunista e, in seguito ad una disputa sulla linea editoriale del giornale dopo il crollo dell’Unione Sovetica, nel ’93 Muratov lascia la redazione e fonda con altri colleghi una testata basata sul giornalismo d’inchiesta che, nel 1995, diventerà la <strong>Novaja Gazeta</strong>. Nel 2000, grazie al supporto finanziario di <strong>Gorbachev </strong>e del banchiere russo <strong>Lebedev</strong>, il giornale riesce a superare un periodo di crisi finanziaria scongiurando la chiusura.</p>
<p>Il lavoro di denuncia svolto negli anni su argomenti scottanti è stato pagato a caro prezzo dalla redazione del giornale, subendo molestie, minacce e violenze fino all’uccisione di sei giornalisti della Novaja Gazeta, ai quali Muratov ha dedicato il suo premio.</p>
<p>Non sono mancate le forti prese di posizione pubbliche contro il potere. Nel 2012, ad esempio, in una lettera aperta sul suo giornale, Muratov denunciò le minacce di morte che il vice direttore <strong>Sokolov </strong>aveva ricevuto, a causa di una sua inchiesta, da <strong>Alexander Bastrykin</strong>, capo del <strong>Comitato Investigativo di Russia, </strong>la principale autorità d’investigazione federale russa. In quella lettera Muratov chiese pubblicamente a Bastrykin di garantire l’incolumità della sua redazione. La lettera provocò un vero e proprio putiferio che si concluse con le scuse del capo del Comitato.</p>
<p>Nonostante tutto, si legge nella motivazione per l’assegnazione del Nobel, Muratov ha continuato a svolgere il suo mestiere, rifiutandosi di tradire la sua indipendenza e difendendo il diritto dei giornalisti di scrivere riguardo ogni cosa, nel rispetto degli standard etici della professione.</p>
<p>Numerosi i riconoscimenti al suo lavoro, tra cui, nel 2007 il <strong>Premio Internazionale per la libertà di stampa </strong>e, nel 2016, il<strong> Golden Pen of Freedom</strong>.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-38178" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-1024x411.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-1024x411.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-300x121.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-768x309.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0.png 1170w" alt="" width="1024" height="411" /></figure>
<p><strong>Lo stato della libertà di stampa nel mondo, in  Russia e nelle Filippine.</strong></p>
<p>Secondo il <strong><a href="https://rsf.org/en/ranking" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://rsf.org/en/ranking">rapporto 2021 di RSF sulla libertà di stampa nel mondo</a></strong>, nell’ultimo anno il giornalismo è risultato “totalmente bloccato” o “seriamente ostacolato” in 73 paesi su 180, e “costretto/controllato” in 59, anche in relazione a fatti legati alla gestione della pandemia nei singoli paesi che ha reso più difficile l’accesso alle informazioni. Solo 12 paesi vantano un clima totalmente favorevole al mondo giornalistico.</p>
<p>La libertà di informazione, inoltre, non risulta essere legata solo alla guerra: la maggior parte dei 50 giornalisti uccisi nel mondo nel 2020, si trovavano in paesi non in conflitto. Dall’inizio dell’anno ad oggi, poi, sono già 25 i giornalisti uccisi per ragioni accertate e direttamente legate al loro lavoro, e 351 quelli detenuti.</p>
<p><strong>Russia e Filippine</strong>, in particolare, i paesi dove operano Ressa e Muratov, registrano una caduta rispettivamente al 150esimo e al 138esimo posto nella classifica generale.</p>
<p>In particolare, nel 2020 la crisi pandemica nelle <strong>Filippine </strong>ha accentuato l’atteggiamento autoritario del governo nei confronti dei giornalisti attraverso minacce e arresti e l’inasprimento di una legislazione che consente di perseguire reporter e organizzazioni che pubblicano cose non gradite al governo. Nel 2020, sono stati quattro i giornalisti uccisi e, in piena pandemia, il governo non ha rinnovato la concessione al più grande network televisivo del paese, <strong>ABS-CBN</strong>, privando milioni di cittadini di un servizio di pubblico di informazione su scala nazionale. Si registrano anche persecuzioni dei media attraverso ‘eserciti di trolls’, cyber attacchi ai siti web di notizie indipendenti e al sito dell’<strong>Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine.</strong></p>
<p>In <strong>Russia</strong>, secondo RSF, la situazione della libertà di stampa è peggiorata nell’ultimo periodo, in particolare a partire dalle proteste anti-Cremlino nella città di Khavarovsk del 2020, e dall’arresto di Navalny in Russia nel gennaio di quest’anno. I giornalisti impegnati nella copertura dei fatti, anche attraverso manifestazioni di supporto, sono stati ostacolati, arrestati, multati. Un inasprimento che ha riguardato anche la legislazione: la legge del 2017 che obbliga le organizzazioni non profit che ricevono donazioni straniere a registrarsi come ‘agenti stranieri’, è stata via via emendata fino ad estendersi a giornali e piattaforme di notizie. Un’etichetta, quella di <em>agente straniero</em>, che <em>Tikhon Dzyadko,</em> editore di <em>Dozhd</em>, la principale televisione indipendente da poco aggiunta alla lista, ha dichiarato equivalere ad “<em>essere definiti dei nemici</em>”. Almeno 5 i siti di notizie, indipendenti o critici sul governo, già chiusi dall’inizio del 2021, e molte le piattaforme occidentali multate nei primi sei mesi dell’anno. Risale, infine, allo scorso agosto, l’espulsione della corrispondente di lungo corso della <strong>BBC, Sarah Rainsford </strong>per motivi legati alla<strong>“</strong><em>protezione della sicurezza della Russia</em>”.</p>
<p>Nella storia del Nobel per la pace, soltanto una volta, nel 1937, il prestigioso premio era già stato assegnato ad un giornalista. Era il tedesco <strong>Carl von Ossietzsky</strong>, pacifista, membro della <strong>German Peace Society, </strong>che aveva indagato sul riarmo tedesco segreto in violazione del Trattato di Versailles, e per questo accusato di tradimento di segreti militari e condannato a 18 mesi di prigione. Quando gli fu attribuito il Nobel, non potè ritirarlo perché rinchiuso, dapprima nel campo di concentramento polacco di <strong>Sonnenburg </strong>e dopo in quello tedesco di <strong>Esterwegen</strong>, uno dei cosiddetti <strong>Moorlager</strong> (campi nelle paludi) riservati per lo più ai prigionieri politici, detenuti cioè per le loro idee.</p>
<p>A più di 80 anni di distanza, l’assegnazione del premio Nobel per la pace a due giornalisti ha sicuramente l’indubbio merito di riportare <strong>l’attenzione sull’importante ruolo del giornalismo nella società</strong>, di stimolare una seria riflessione collettiva, civile e istituzionale, richiedendo senz’altro una forte e chiara presa di posizione sui principi della libertà di stampa, della libertà di opinione e di espressione in generale, fondamentali per misurare il grado di democrazia in un paese, e per proteggere da abusi e conflitti.</p>
<hr class="wp-block-separator" />
<p>(Nella foto di copertina, tratta dal sito ufficiale del Premio Nobel, l’illustrazione dell’artista Niklas Elmehed che dal 2012 realizza con un ritratto tutte le prime immagini ufficiali delle persone premiate con il Nobel)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>UE: sostegno supplementare di 119,5 milioni di € per la democrazia e i diritti umani per il 2021</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 19:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[fondi 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-2048x1366.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1920x1280.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>A seguito della Settimana della democrazia 2021, l&#8217;Unione europea ha annunciato cinque azioni, per un valore di 119,5 milioni di €  per potenziare il forte sostegno europeo alla democrazia e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/09/20/ue-sostegno-supplementare-di-1195-milioni-di-e-per-la-democrazia-e-i-diritti-umani-per-il-2021/">UE: sostegno supplementare di 119,5 milioni di € per la democrazia e i diritti umani per il 2021</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-2048x1366.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1920x1280.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/09/ue1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p style="font-weight: 400;">A seguito della Settimana della democrazia 2021, l&#8217;Unione europea ha annunciato cinque azioni, per un valore di 119,5 milioni di €  per potenziare il forte sostegno europeo alla democrazia e ai diritti umani nel mondo nel 2021.</p>
<p style="font-weight: 400;"> “<em>Lo sviluppo sostenibile e le pari opportunità dipendono dalla democrazia: istituzioni democratiche solide, inclusione sociale e società partecipative. Con questi 119,5 milioni di € rinnoviamo il nostro impegno a favore della democrazia globale.  &#8220;Sono inoltre fiera del fatto che l’UE continuerà a sostenere l&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, e che contribuirà a potenziare le organizzazioni della società civile locale, gli attivisti per la democrazia e i difensori dei diritti umani, giovani e donne, in tutto il mondo.</em>” <em>Ha dichiarato Jutta <strong>Urpilainen</strong>, Commissaria per i Partenariati internazionali. </em></p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;UE è pienamente impegnata nella protezione e nell&#8217;emancipazione delle persone, nella creazione di società resilienti, inclusive e democratiche e nella promozione di un sistema globale favorevole ai diritti umani e alla democrazia. Non resterà inerte a guardare l’erosione della democrazia e i crescenti livelli di violazioni dei diritti umani, ineguaglianza, intolleranza, pregiudizi e discriminazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le misure annunciate oggi garantiranno il sostegno dell&#8217;UE alle organizzazioni della società civile, agli attivisti per la democrazia e ai difensori dei diritti umani in 116 paesi, prestando particolare attenzione alle donne e ai giovani. Contribuiranno inoltre a promuovere la cooperazione politica al più alto livello per difendere la democrazia a livello mondiale.</p>
<p style="font-weight: 400;">I fondi contribuiranno all&#8217;attuazione del piano d&#8217;azione dell&#8217;UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 e dei piani nazionali nell&#8217;ambito del piano d&#8217;azione dell&#8217;UE sulla parità di genere III. Forniranno inoltre il tanto necessario sostegno all&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sintesi delle azioni annunciate oggi</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">I 5 milioni di € destinati all&#8217;<strong>Alleanza per il sostegno alla democrazia</strong> promuoveranno la raccolta e l&#8217;analisi dei dati e rafforzeranno la cooperazione tra l&#8217;UE e i suoi Stati membri nel settore della democrazia e dei diritti umani.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;UE sosterrà l&#8217;<strong>Ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR)</strong>, l’organismo capofila delle Nazioni Unite per i diritti umani, con 4,8 milioni di € per il suo bilancio 2021.</p>
<p style="font-weight: 400;">Circa 100,8 milioni di € saranno utilizzati per sostenere le organizzazioni della società civile locale, gli attivisti per la democrazia e i difensori dei diritti umani in 116 paesi partner. Questi fondi proverranno dalle dotazioni per paese nell&#8217;ambito del nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale — Europa globale (NDICI), e saranno gestiti dalle delegazioni dell&#8217;UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">I 4 milioni di € dello <strong>strumento</strong> dell&#8217;UE <strong>per le crisi in materia di diritti umani</strong> continueranno a fornire un sostegno rapido e riservato alle organizzazioni della società civile in alcune delle situazioni politiche più difficili, pericolose e imprevedibili al mondo, dove i diritti umani e le libertà fondamentali sono più vulnerabili e minacciati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>Campus globale per i diritti umani</strong>, una rete unica di cento università, riceverà 4,9 milioni di € per l&#8217;anno accademico 2021-2022. Il Campus globale è stato creato dall&#8217;UE per far progredire la cooperazione regionale e globale in materia di educazione ai diritti umani attraverso sette programmi di master regionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Settimana della democrazia 2021 ha compreso una serie di eventi intorno alla Giornata internazionale della democrazia sul tema &#8220;Insieme più forti: Partenariati a sostegno della democrazia”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutelare e promuovere i diritti umani e la democrazia, valori fondanti dell&#8217;Unione europea, è una priorità fondamentale dell&#8217;azione esterna dell&#8217;UE e una condizione preliminare per lo sviluppo sostenibile e per la costruzione di società più inclusive, aperte e resilienti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale — Europa globale (NDICI) stanzia una dotazione finanziaria di 1,562 miliardi di € per il periodo 2021-2027 per i diritti umani e la democrazia. Si tratta di un aumento del 17 % circa rispetto al bilancio 2014-2020 del suo predecessore, lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR).</p>
<p style="font-weight: 400;">I settori d&#8217;azione sono i seguenti: i) la promozione dei valori fondamentali della democrazia; ii) lo Stato di diritto; iii) l&#8217;universalità, l&#8217;indivisibilità e l&#8217;interdipendenza dei diritti umani; iv) il rispetto della dignità umana; v) i principi di non discriminazione, uguaglianza e solidarietà, e vi) il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale dei diritti umani.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F09%2F20%2Fue-sostegno-supplementare-di-1195-milioni-di-e-per-la-democrazia-e-i-diritti-umani-per-il-2021%2F&amp;linkname=UE%3A%20sostegno%20supplementare%20di%20119%2C5%20milioni%20di%20%E2%82%AC%20per%20la%20democrazia%20e%20i%20diritti%20umani%20per%20il%202021" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F09%2F20%2Fue-sostegno-supplementare-di-1195-milioni-di-e-per-la-democrazia-e-i-diritti-umani-per-il-2021%2F&#038;title=UE%3A%20sostegno%20supplementare%20di%20119%2C5%20milioni%20di%20%E2%82%AC%20per%20la%20democrazia%20e%20i%20diritti%20umani%20per%20il%202021" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/09/20/ue-sostegno-supplementare-di-1195-milioni-di-e-per-la-democrazia-e-i-diritti-umani-per-il-2021/" data-a2a-title="UE: sostegno supplementare di 119,5 milioni di € per la democrazia e i diritti umani per il 2021"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/09/20/ue-sostegno-supplementare-di-1195-milioni-di-e-per-la-democrazia-e-i-diritti-umani-per-il-2021/">UE: sostegno supplementare di 119,5 milioni di € per la democrazia e i diritti umani per il 2021</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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