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	<title>destino Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Jacopo Ortis e l’eternità del nulla. Il tragico come destino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 18:31:59 +0000</pubDate>
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<p>Il coraggio d&#8217;amare e l&#8217;orgoglio della Patria. Questo è Jacopo. Questo è Foscolo. Questo è oltre Abelardo ed Eloisa. Oltre Werther. Oltre Rousseau. È l&#8217;eternità del nulla che si fa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/05/jacopo-ortis-e-leternita-del-nulla-il-tragico-come-destino/">Jacopo Ortis e l’eternità del nulla. Il tragico come destino</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/f04f8987-18c6-4848-a2c5-fccd391d1e25-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><blockquote><p>Il coraggio d&#8217;amare e l&#8217;orgoglio della Patria. Questo è Jacopo. Questo è Foscolo. Questo è oltre Abelardo ed Eloisa. Oltre Werther. Oltre Rousseau. È l&#8217;eternità del nulla che si fa destino.</p></blockquote>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>Mi trovo nella notte fonda di San Lorenzo del Vallo.  Imposte chiuse. Luce della lampadina sul comodino. Leggo e scrivo. Jacopo è con me. Le Lettere mi hanno lasciato un inciso profondo. Dunque. Jacopo Ortis è un personaggio metafora che porta sulla scena il destino di un amore tragico. Il suicidio è il senso di tutto. Perché è l&#8217;estrema disperazione di un amore impossibile. Quando gli amori diventano impossibili abbandonano la storia e si fanno destino. In fondo Jacopo è destino. Le Ultime lettere sono il racconto di questo destino all&#8217;interno di un contesto storico in cui la perdita della Patria diventa una ferita lacerante.</p>
<p>Gli amori impossibili sono frontiera, confine, limite. Non hanno orizzonte. L&#8217;orizzonte è l&#8217;immaginazione dell&#8217;immaginabile. Foscolo crea una trasparenza inevitabile tra il suo senso del tragico e il tramonto di un amore che non ha crepuscolo ma soltanto fine. La fine non è soltanto la fine dell&#8217;amore. È la fine della vita. Il suicidio non è delirio. È fine. Lo squarcio del petto con il pugnale.</p>
<p>Il sopportabile è nell&#8217;uomo mediocre. Ugo Jacopo non può essere un abitante della mediocrità. Ugo conosce la morte in esilio. Jacopo lo squarcio. Non entro nel genere letterario degli epistolari. Mi interessa altro. Appunto il tragico nella disperazione. La disperazione nel nulla. L&#8217;eternità del nulla si pone.</p>
<p>Qui sta il cuore. Ma anche l&#8217;anima.</p>
<p>Non si pone con Abelardo ed Eloisa. Qui è in atto sì un amore impossibile ma c&#8217;è una componente fortemente teologica. La si vuole chiamare così? Ma l&#8217;orizzonte c&#8217;è. In Foscolo no. Ci sono i Sepolcri. Ma i Sepolcri sono i custodi della morte. O meglio del corpo inerme. Un gorgo definitivo. In Foscolo la morte è un atto fatale. In Abelardo ed Eloisa l&#8217;atto fatale non c&#8217;è.</p>
<p>Il mito di Eloisa verrà ripreso da Rousseau. Siamo in altri contesti. Foscolo non accoglie il razionalismo fenomenico di Rousseau. Forse quello piuttosto spirituale quando non diventa concetto. Il coraggio e l&#8217;orgoglio sono componenti di Jacopo. Il coraggio d&#8217;amare e l&#8217;orgoglio della Patria. Due coraggi che si saldano in un unico pugnale.</p>
<p>Non c&#8217;è ascesi spirituale come in Abelardo ed Eloisa nel cui epistolario si legge appunto in una lettera di Eloisa ad Abelardo: &#8220;Come solo tu puoi farmi soffrire, così solo tu puoi rasserenarmi e consolarmi&#8221;. La rassegnazione e la consolazione. Due forme romantiche che poco mi appartengono.</p>
<p>In Jacopo non c&#8217;è assolutamente consolazione. Non c&#8217;è rasserenamento. C&#8217;è soltanto lacerazione. La consolazione è cristiana. La lacerazione è foscoliana. Eloisa può essere consolata perché il suo amore impossibile ha un cielo. Ha il chiostro. Ha Dio come destinatario ultimo. Il suo amore si fa preghiera. L&#8217;amore di Jacopo non ha chiostro. Non ha Dio. Ha solo il sepolcro. E il sepolcro non consola. Custodisce. Cistodire è vivere.</p>
<p>In Foscolo c&#8217;è il mito. Tutto sembra trasfigurarsi. Si legge: &#8220;Dopo quel bacio io son fatto divino. Le mie idee sono più alte e ridenti&#8221;. È il momento della divinizzazione dell&#8217;amore. Per un attimo Jacopo si fa dio. Ma è un attimo. Un attimo che non salva. Perché dopo quel bacio divino viene la storia che tradisce. Viene Teresa che deve sposare Odoardo. Viene l&#8217;Italia venduta a Campoformio. Il bacio divino si infrange contro la storia umana. E allora non resta che il pugnale.</p>
<p>Abelardo ed Eloisa sono il Cantico dei Cantici. Jacopo e Teresa sono sempre tragico in disperazione. Nel Cantico l&#8217;amore è forte come la morte. In Foscolo l&#8217;amore è vinto dalla morte. Nel Cantico c&#8217;è un giardino chiuso, una fonte sigillata. In Foscolo c&#8217;è un giardino aperto che viene devastato.</p>
<p>Rousseau è altro nonostante si sforzi di penetrare un amore impossibile. La sua Giulia è pedagogia. È teoria. La sua Eloisa è ragione che vuole farsi passione. Non ci riesce.</p>
<p>In un tale contesto la sublimazione del Werther di Goethe è una pagina drammatica. Non ha nulla di comparabile con Jacopo. Anche se la comparazione è stata fatta per due secoli.</p>
<p>Werther si suicida unicamente per amore. È un&#8217;altra storia. Un altro destino. L&#8217;amore impossibile per Carlotta non ha le stigmate di quello di Foscolo. Nel primo c&#8217;è un dolore tutto esistenziale. Nel secondo il tradimento della Patria è oltre. Il primo cerca un tentativo di salvezza. Il secondo non intravede proprio alcun segno di salvezza.</p>
<p>Werther è borghese che soffre perché non può avere la donna borghese. Jacopo è italiano che soffre perché non può avere la Patria e non può avere la donna. Il suo è un doppio tradimento. La Patria tradita da Napoleone e la donna tradita dal contratto sociale. Odoardo è il contratto. Teresa è l&#8217;amore. Odoardo vince perché il contratto vince sempre nella società dei mediocri. Jacopo perde perché l&#8217;amore perde sempre nella società dei mediocri.</p>
<p>Insomma sono anche inutili tali comparazioni. D&#8217;altronde non mi interessano. Foscolo è oltre. Sempre. In Abelardo ed Eloisa c&#8217;è il dramma. In Werther c&#8217;è la morte per un amore impossibile. In Foscolo c&#8217;è quel senso tragico che nasce dalla rivolta in un tempo di sconfinamenti politici. Campoformio è tragico nella identità nazionale. È Giuda che vende. È la Patria come Cristo tradito.</p>
<p>Jacopo Ortis conosce il tempo delle illusioni. Conosce lo scavo del tradimento. L&#8217;infedeltà del morire oltre la storia. Conosce il destino. Conosce l&#8217;urlo terribile della lacerazione del cuore.</p>
<p>Werther si uccide con un colpo di pistola alla testa. Gesto moderno. Gesto nordico. Gesto che spegne il pensiero. Jacopo si squarcia il petto con il pugnale. Gesto antico. Gesto romano. Gesto greco. Gesto che apre il cuore. Werther vuole smettere di pensare. Jacopo vuole mostrare il cuore lacerato. Sono due teologie della morte opposte.</p>
<p>Werther dirà nel suo addio: &#8220;Sono cariche&#8230; Battono le dodici! Così sia dunque&#8230; Carlotta! Carlotta, addio! Addio&#8221;. È addio d&#8217;amante. È addio a una donna. È forte malinconico gesto.</p>
<p>Jacopo invece: &#8220;Teresa è innocente. — Ora tu accogli l&#8217;anima mia&#8221;. Anima! È un  addio metafisico. Non dice addio a Teresa. Dice accogli l&#8217;anima mia. A chi lo dice? Non a Teresa. Non a Dio. Lo dice al Nulla. All&#8217;eternità del nulla. È la frase più tragica della letteratura italiana. È filosofia.</p>
<p>Ultima frase tra Abelardo ed Eloisa: &#8220;Il Signore sia con tutti voi. Addio in Cristo, spose di Cristo. Sposo mio, addio per sempre&#8221;. È teologia e religiosità.</p>
<p>È tutto chiaro. Dunque. O no? Allora.<br />
In Abelardo ed Eloisa c&#8217;è l&#8217;addio in Cristo. C&#8217;è un per sempre che è in Cristo. In Jacopo c&#8217;è un per sempre che è nel nulla. In Werther c&#8217;è un per sempre che è nella notte.</p>
<p>Foscolo muore in esilio a Turnham Green. Povero. Solo. Con la figlia Mary. Goethe muore nel suo letto a Weimar, ministro, celebre, probabilmente di infarto, con la frase &#8220;Più luce&#8221;. La diversità della loro fine si consuma non solo nei personaggi ma anche nella vita degli scrittori. Werther muore come muore un uomo che ha amato troppo una donna. Jacopo muore come muore un uomo che ha amato troppo la Patria e una donna insieme. E quando si ama troppo la Patria e una donna insieme, l&#8217;unico esito è lo squarcio.</p>
<p>Il coraggio d&#8217;amare e l&#8217;orgoglio della Patria. Questo è Jacopo. Questo è Foscolo. Questo è oltre Abelardo ed Eloisa. Oltre Werther. Oltre Rousseau. È l&#8217;eternità del nulla che si fa destino. È la lacerazione del cuore che si fa storia ma non resta tale. Perché in fondo Jacopo è destino. Lascio cadere il libro. Abbandono la penna e il quaderno dalla copertina nera. Jacopo,  comunque, non smette di restarmi accanto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/05/jacopo-ortis-e-leternita-del-nulla-il-tragico-come-destino/">Jacopo Ortis e l’eternità del nulla. Il tragico come destino</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/30/non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 16:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Achab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/30/non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino/">Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo anima.<br />
La balena bianca non era un mostro da trafiggere. Era lo specchio dell&#8217;abisso. Achab l&#8217;ha braccata credendo di essere cacciatore e non ha visto che il cappio era già al suo collo. Legato al dorso di Moby Dick, trascinato negli abissi, ha capito nell&#8217;ultimo soffio che non si uccide il proprio demone. Lo si serve.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;">Pierfranco Bruni</p>
<p>Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Bisogna sempre fare i conti con l&#8217;imprevisto. Diventa un agguato. Un sortilegio. Una ferita sempre aperta. Oppure può trattarsi di una maledizione. Le maledizioni non si sconfiggono con la pazienza della preghiera. Con la stregoneria. Quando la curandera è distante lo sciamano pur imprecando resta appeso alla luna. Anzi a sette lune. Non basta una benedizione. Occorre il coltello. Il capitano Achab sapeva bene ciò. Eppure la balena bianca lo ha sconfitto per essersi troppo fidato delle stelle.</p>
<p>Il viaggio non è mai un atto innocente. È una soglia che si varca senza ritorno. Un patto firmato con il sangue prima ancora di partire. L&#8217;uomo crede di muovere i passi, di scegliere l&#8217;orizzonte, di governare la prua. È una menzogna necessaria per non impazzire. La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo anima. Lì sta l&#8217;agguato. Lì il sortilegio si compie.</p>
<p>Le maledizioni hanno una genealogia. Nascono da una parola non detta, da un gesto rinviato, da un debito contratto con il silenzio. Non si lavano con l&#8217;acqua santa. La preghiera è il linguaggio dei mansueti, di chi aspetta che il cielo si muova al posto loro. Ma il cielo è immobile da millenni. La maledizione esige un rito più antico, un alfabeto di fuoco e di carne. Per questo lo sciamano impreca. La curandera è lontana, oltre il confine dove la parola che cura non arriva più. E allora lui resta appeso alla luna. Anzi a sette lune, perché una sola luna non basta a contenere l&#8217;urlo. Servono sette cerchi nel cielo, sette invocazioni, sette notti di veglia perché il male ascolti. Sette aquile che girono intorno al vento.</p>
<p>Eppure anche le lune tacciono. Hanno il volto impassibile degli dèi che non intervengono. A quel punto resta il coltello. Non è arma, è liturgia. Il taglio è l&#8217;unica teologia che la vita comprende quando tutto il resto ha fallito. Tagliare per separare il vero dal falso. Tagliare per aprire la ferita e lasciarla sanguinare, perché solo ciò che sanguina dice la verità. Achab lo aveva compreso nel midollo. Aveva gettato la bussola, aveva maledetto le Scritture, aveva fatto della vendetta la sua unica fede. Il suo coltello era il rampone. La sua messa era l&#8217;inseguimento.</p>
<p>Ma Achab ha peccato di superbia e  di mistero. Si è fidato delle stelle. Le ha interrogate come fossero giudici, ha decifrato nelle costellazioni il disegno della sua rivalsa. Le stelle non rispondono. Brillano per ingannare i naviganti. La balena bianca non era un mostro da trafiggere. Era lo specchio dell&#8217;abisso. Era il volto di Dio diventato incomprensibile. Achab l&#8217;ha braccata credendo di essere cacciatore e non ha visto che il cappio era già al suo collo. Legato al dorso di Moby Dick, trascinato negli abissi, ha capito nell&#8217;ultimo soffio che non si uccide il proprio demone. Lo si serve. Achab ha sofferto di impazienza. Robinson di isola.</p>
<p>Così è ogni viaggio. Non conduce a Itaca. Conduce alla rivelazione della propria disfatta. Partire è già cadere. Ogni mappa è un inganno tracciato per illudere la paura. Ogni porto è un miraggio che si dissolve quando allunghi la mano. Resta la ferita sempre aperta, quella che nessuna benedizione rimargina, perché la benedizione è per chi non ha osato. Resta il coltello, inutile contro il destino e tuttavia necessario per non morire da vili.</p>
<p>Noi viaggiamo per essere disarcionati. Per incontrare il nostro Achab, per guardare negli occhi la nostra balena bianca, per restare appesi alle sette lune senza risposta. Il destino non è la meta. È l&#8217;agguato che ci attende dietro la curva dell&#8217;illusione. Era lì da sempre, acquattato nel nome che portiamo, nel primo passo che abbiamo mosso, nel primo sogno che abbiamo tradito.</p>
<p>Non ci sono viaggi senza destino perché non ci sono uomini senza ombra. E l&#8217;ombra cammina più veloce di noi. In essa c&#8217;è il tempo e la perdita del tempo. La caverna e il silenzio. Tutto si perde.  Ogni perdita è una eresia.  L&#8217;isola accoglie Robinson. Ma Robinson non è solo. Ha con sé la solitudine dalla quale non si può separare.  Chi arriva nell&#8217;isola vi resta per sempre.</p>
<p>….</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-107154" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026.jpg" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026.jpg 736w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026-300x221.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026-80x60.jpg 80w" alt="" width="736" height="541" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Se la filosofia è un viaggio il filosofo è un destino come il poeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 15:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Manlio Sgalambro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1226" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-300x230.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1024x785.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-768x588.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1536x1177.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1170x897.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-585x448.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><blockquote><p>Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di risolvere il presente e il passato attraverso il linguaggio.Per Sgalambro la filosofia non è mestiere. Ma un destino, come il mito in Pavese e la disperazione in Cioran e l&#8217;assurdo in Camus. Tre autori che intrecciano letteratura e filosofia. Se si inserisce Ceronetti il tracciato ha una poetica di base nella quale intercettare significanti e raccogliere esperienze e vissuti.</p></blockquote>
<p>In una temperie di ostinate precipitazioni di macerie porre l&#8217;attenzione sulla filosofia come destino non so sia un fatto complesso o una visione come idea oraziana. È certo che il pensiero e il pensare pongono un problema.</p>
<p>Se non si lascia ingabbiare dalle forme militanti del sistema la filosofia resta la ricerca della verità o il dubbio che la stessa ricerca si pone. E quindi entra nella sfida e si incornicia come destino ma anche come mistero. Altrimenti cade nella dimensione del vuoto e si lascia catturare non dalle Idee ma dalle ideologie.<br />
Non sono più le &#8220;cose&#8221; al centro del suo tempo essere. C&#8217;è, invece, un orizzonte di senso della vita stessa. Non si tratta del nascere e del morire. Ma dell&#8217;uomo come linguaggio di espressione tra l&#8217;assoluto e il nulla.<br />
Vivere il nulla ha già un suo orizzonte. L&#8217;assoluto è il tutto della infinitudine. Ma entrambe sono distanti dalle cose. Chiamiamole per nome. Diamo un nome alle cose. Si vive abitandosi o ci si lascia vivere. Il concetto di abitare o farsi abitare è fondamentale.<br />
Ma si abita nella propria casa non dimenticando, comunque, di stare in affitto. La differenza è qui. Ma anche l&#8217;indifferenza. Sgalambro ha recitato la sua parte come un individuatore del dubbio nella verità. Un filosofo che, come Maria Zambrano, ha chiesto al linguaggio e al pensare di non focalizzarsi sulla storia, ma di disarticolarla per mezzo del tempo.<br />
Non un tempo utile. Ma un tempo al limite. È certo che il tragico è un incipit fondamentale tra la spezzatura di un esilio dalla realtà o un assurdo del reale o l&#8217;isola nel paradosso tra il mito e il destino.<br />
Pur convivendo con il mito, il destino non è una credenza ma una consapevolezza. Soprattutto per chi crede di affidarsi alla parola come volontà di potenza. Certo Nietzsche è fondamentale.<br />
Ma soprattutto Schopenhauer che trova nella rappresentazione del tragico l&#8217;Oriente. La capacità di avvertire la salvezza nei nodi slegati dagli Orienti. E perché non parlare di Gozzano che cerca di superare il crepuscolo con la luce dell&#8217;India?<br />
Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di risolvere il presente e il passato attraverso il linguaggio.<br />
La parola del filosofo, che è una parola pensante, è un linguaggio, dunque, non delle cose e sulle cose ma del superamento del fattore soltanto fenomenologico. È qui il punto. Senza alcuna metafisica, quella zambraniana, neppure il dato fenomenologico può trovare una sua azione pensante efficace. Sgalambro non rompe con la tradizione. Ma vorrebbe legarla alla vita del quotidiano.<br />
Il fatto che scriva un testo sulla Teoria della canzone testimonia che quel filosofo della caverna o della grotta oggi non capirebbe il contesto delle variazioni e si correrebbe il rischio di far marcire ogni pensiero nascente. Bisogna non lasciare il presente per comprendere la tradizione e quella eredità greca dei greci pre italici ma siculi.<br />
Il riferimento a Gorgia è fondamentale. Ma con la canzone riprende, infatti, una tradizione siciliana e dello stil novo sino a Dante a tutto il Barocco e primo Novecento.<br />
Nel suoi testi gli aforismi come inserti che trovano in Epicuro e anche Cicerone e Seneca la variante delle Variazioni. Per Sgalambro la filosofia non è mestiere. Ma un destino, come il mito in Pavese e la disperazione in Cioran e l&#8217;assurdo in Camus. Tre autori che intrecciano letteratura e filosofia. Se si inserisce Ceronetti il tracciato ha una poetica di base nella quale intercettare significanti è raccogliere esperienze e vissuti.<br />
È certo che insistono formazioni e letture greco orientali e sciamaniche che nella morte del sole si racconta in una memoria di civiltà compresa quella completamente mediterranea degli dei e degli archetipi.<br />
Comunque resta ben saldo un valore di fondo che è quello, appunto, del tempo che non si supera, ma si attraversa e si abita. L&#8217;essere e il tempo di cui parla Heidigger, ma dell&#8217;Heidigger soprattutto di Rachel Bespalloff. Non si inventa. Si soffre il pensiero. La filosofia è un viaggio.<br />
Il filosofo è un destino. A volte viaggio e destino sono imprescindibili dal tempo dell&#8217;uomo. A volte. Non sempre. Ma il filosofo è un destino. Come il poeta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/14/se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta/">Se la filosofia è un viaggio il filosofo è un destino come il poeta</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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