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	<title>dialogo Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Chi si prende cura di chi educa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 11:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[adulti]]></category>
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		<category><![CDATA[Educazione intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Nell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale non siamo davanti a una crisi dell&#8217;autorità, ma a una condizione nuova nella storia: adulti e ragazzi attraversano insieme un cambiamento che nessuno conosce fino in fondo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/06/chi-si-prende-cura-di-chi-educa/">Chi si prende cura di chi educa?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/A84A12DA-DA4E-4ECE-83FB-2E30F7485DF9-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em>Nell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale non siamo davanti a una crisi dell&#8217;autorità, ma a una condizione nuova nella storia: adulti e ragazzi attraversano insieme un cambiamento che nessuno conosce fino in fondo. Per questo l&#8217;educazione non può più essere soltanto trasmissione. Deve diventare alleanza.</em></p>
<p class="pip-education-dropcap">Per secoli educare ha significato, prima di tutto, trasmettere.</p>
<p>Gli adulti avevano attraversato il mondo prima dei figli.</p>
<p>Conoscevano il lavoro, le relazioni, i rischi e il linguaggio della società. Avevano imparato, spesso anche attraverso gli errori, a distinguere ciò che costruisce da ciò che distrugge.</p>
<p>I ragazzi imparavano da loro.</p>
<p>Oggi questo schema non è scomparso, ma non basta più.</p>
<p>Non perché gli adulti abbiano smesso di essere punti di riferimento.</p>
<p>Ma perché il terreno sul quale adulti e ragazzi camminano è cambiato.</p>
<p>Intelligenza artificiale, algoritmi, social network e tecnologie generative stanno trasformando il modo di comunicare, studiare, lavorare, informarsi e costruire la propria identità.</p>
<p>E questo cambiamento riguarda tutti.</p>
<p>Anche gli adulti.</p>
<div class="pip-education-lead">Ci troviamo davanti a una condizione educativa inedita: adulti e minori hanno ruoli e responsabilità differenti, ma attraversano insieme tecnologie che nessuno dei due conosce ancora pienamente.</div>
<h2 class="pip-education-section-title">Una fragilità condivisa</h2>
<p>Si dice spesso che i giovani siano più preparati degli adulti perché sono «nativi digitali».</p>
<p>È un’affermazione solo in parte vera.</p>
<p>I ragazzi conoscono gli strumenti.</p>
<p>Li utilizzano con naturalezza.</p>
<p>Scoprono funzioni che molti adulti ignorano e imparano rapidamente a muoversi dentro piattaforme, linguaggi e ambienti nuovi.</p>
<p>Ma saper utilizzare una tecnologia non significa necessariamente comprenderne gli effetti.</p>
<p>Non significa riconoscere i meccanismi che influenzano l’attenzione, il giudizio, le emozioni, il desiderio di appartenenza o la qualità delle relazioni.</p>
<p>Allo stesso modo, gli adulti possiedono un patrimonio prezioso di esperienza, discernimento e responsabilità, ma spesso si sentono impreparati davanti alla velocità con cui le tecnologie cambiano.</p>
<div class="pip-education-columns">
<div class="pip-education-card">
<h3>Ciò che possono portare i ragazzi</h3>
<p>Familiarità con gli strumenti, conoscenza dei linguaggi digitali, capacità di esplorare rapidamente nuovi ambienti e sensibilità verso i cambiamenti in corso.</p>
</div>
<div class="pip-education-card">
<h3>Ciò che devono portare gli adulti</h3>
<p>Esperienza, discernimento, responsabilità, capacità di leggere le conseguenze, porre limiti e distinguere ciò che fa crescere da ciò che può ferire.</p>
</div>
</div>
<p>La novità non consiste quindi nel fatto che gli adulti non abbiano più nulla da insegnare.</p>
<p>Consiste nel fatto che non possono più educare fingendo di conoscere completamente il mondo verso il quale stanno accompagnando i ragazzi.</p>
<h2 class="pip-education-section-title">L’errore che rischiamo di fare</h2>
<p>Di fronte a questa situazione il rischio è duplice.</p>
<p>Da una parte gli adulti possono rinunciare al proprio ruolo educativo, pensando che i ragazzi ne sappiano più di loro.</p>
<p>Dall’altra i giovani possono credere che la competenza tecnica sia sufficiente per orientarsi nella vita.</p>
<p>Entrambe le convinzioni sono pericolose.</p>
<p>Perché confondono la capacità di utilizzare uno strumento con la capacità di attribuirgli un significato.</p>
<div class="pip-education-question">Una cosa è sapere come funziona uno strumento. Un’altra è comprendere quando fidarsi, quando dubitare, quando fermarsi e quali conseguenze una scelta possa produrre nella propria vita e in quella degli altri.</div>
<p>Un adolescente può conoscere meglio di un genitore il funzionamento di un social network o di un sistema di intelligenza artificiale.</p>
<p>Ma non per questo possiede già gli strumenti interiori per gestire il giudizio degli altri, la permanenza di un’immagine, la pressione di un gruppo o la credibilità di una risposta generata da una macchina.</p>
<p>Un adulto, al contrario, può non conoscere ogni funzione di una piattaforma.</p>
<p>Ma ha il compito di aiutare il ragazzo a leggere ciò che quello strumento produce nella sua libertà, nelle sue emozioni e nelle sue relazioni.</p>
<h2 class="pip-education-section-title">La relazione è il passaggio che manca</h2>
<p>Forse la domanda non è chi conosca meglio la tecnologia.</p>
<p>La domanda è chi stia insegnando a vivere dentro questo cambiamento.</p>
<p>Possiamo spiegare come utilizzare un’applicazione.</p>
<p>Possiamo insegnare a scrivere un prompt.</p>
<p>Possiamo installare filtri, limiti e sistemi di controllo.</p>
<p>Tutto questo è utile.</p>
<p>Ma nessuno di questi strumenti può sostituire una relazione nella quale un ragazzo impari a confrontarsi con il dubbio, con il limite, con la libertà e con la responsabilità.</p>
<p>La competenza tecnica del ragazzo e il discernimento dell’adulto rimangono due risorse separate se non esiste uno spazio nel quale possano incontrarsi.</p>
<p>Quel passaggio è la relazione.</p>
<div class="pip-education-callout">
<p>La TecnoRelazione nasce quando la familiarità tecnica dei più giovani incontra il discernimento degli adulti e, attraverso una relazione autentica, genera responsabilità condivisa.</p>
</div>
<h2 class="pip-education-section-title">Dalla trasmissione all’alleanza</h2>
<p>Per molto tempo abbiamo pensato che educare significasse consegnare ai più giovani ciò che gli adulti avevano già imparato.</p>
<p>Oggi siamo chiamati a qualcosa di più complesso.</p>
<p>Gli adulti devono continuare a trasmettere valori, senso critico, discernimento e responsabilità.</p>
<p>I ragazzi possono aiutarli a comprendere il linguaggio delle nuove tecnologie, le opportunità che aprono e le trasformazioni che stanno producendo.</p>
<p>Non è una resa dell’autorità educativa.</p>
<p>È una sua evoluzione.</p>
<p>L’adulto non perde autorevolezza quando riconosce di avere qualcosa da imparare.</p>
<p>La perde quando finge di sapere, oppure quando si ritira e lascia il ragazzo solo davanti a strumenti troppo potenti.</p>
<p>L’autorevolezza non nasce dal sapere tutto.</p>
<p>Nasce dalla capacità di assumersi la responsabilità della relazione, continuando a cercare e a imparare insieme.</p>
<div class="pip-education-definition">
<h3>ALLEANZA EDUCATIVA</h3>
<p>Non significa confondere i ruoli o mettere adulti e minori sullo stesso piano delle responsabilità. Significa riconoscere che entrambi possiedono conoscenze parziali e che l’educazione nasce quando queste differenze entrano in dialogo senza che l’adulto rinunci al proprio compito di guida.</p>
</div>
<h2 class="pip-education-section-title">Chi si prende cura di chi educa?</h2>
<p>C’è però una domanda che raramente entra nel dibattito pubblico.</p>
<p>Chiediamo ai genitori di accompagnare i figli nel digitale.</p>
<p>Chiediamo agli insegnanti di educare all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Chiediamo agli educatori di prevenire il disagio, il cyberbullismo, la dipendenza dagli schermi, la solitudine e le nuove forme di esclusione.</p>
<p>Ma chi si prende cura di loro?</p>
<p>Chi offre agli adulti luoghi nei quali confrontarsi, sbagliare, imparare e crescere senza sentirsi continuamente inadeguati?</p>
<p>Chi costruisce linguaggi comuni tra famiglie, scuole, associazioni, comunità educative e professionisti?</p>
<p>Non possiamo chiedere agli adulti di essere presenti in un mondo che cambia senza offrire loro formazione, confronto e sostegno.</p>
<p>Non possiamo costruire una nuova educazione lasciando soli coloro che hanno il compito di educare.</p>
<h2 class="pip-education-section-title">L’Empatia Digitale come competenza relazionale</h2>
<p>È proprio qui che nasce ciò che definisco <strong>Empatia Digitale</strong>.</p>
<p>Non la capacità di rendere le macchine più simili agli esseri umani.</p>
<p>Ma la scelta di rendere gli esseri umani più capaci di attraversare insieme il cambiamento.</p>
<p>L’Empatia Digitale non è soltanto una competenza tecnica.</p>
<p>È una competenza relazionale.</p>
<p>Significa riconoscere che dietro ogni profilo c’è una persona, dietro ogni messaggio può esserci una fragilità e dietro ogni uso della tecnologia esiste una relazione che viene costruita, trasformata o consumata.</p>
<p>Significa anche accettare che nessuna generazione possieda da sola tutte le risposte.</p>
<p>Gli adulti hanno ancora molto da insegnare.</p>
<p>I ragazzi hanno molto da mostrare.</p>
<p>Entrambi hanno bisogno di imparare.</p>
<h2 class="pip-education-section-title">Una responsabilità condivisa</h2>
<p>Forse la vera emergenza educativa del nostro tempo non è l’intelligenza artificiale.</p>
<p>È il rischio che ciascuna generazione pensi di poter affrontare il cambiamento da sola.</p>
<p>I ragazzi non possono essere lasciati soli perché sanno usare gli strumenti.</p>
<p>Gli adulti non possono ritirarsi perché non conoscono ogni applicazione.</p>
<p>La tecnologia non elimina la differenza dei ruoli educativi.</p>
<p>La rende più esigente.</p>
<p>Chiede agli adulti di guidare senza fingere di sapere tutto.</p>
<p>Chiede ai ragazzi di imparare che la familiarità con uno strumento non coincide con la libertà interiore necessaria per governarlo.</p>
<div class="pip-education-final">
<p>Per molto tempo abbiamo pensato che educare significasse trasmettere ciò che già conoscevamo.</p>
<p>Oggi siamo chiamati a imparare insieme ciò che nessuno ha ancora compreso completamente.</p>
<p>I ragazzi possono mostrarci come sta cambiando il mondo.</p>
<p>Gli adulti devono aiutarli a non perdere ciò che rende umano quel cambiamento.</p>
<p>È in questo incontro che nasce la vera alleanza educativa: non dalla paura della tecnologia, non dalla nostalgia del passato, ma dalla scelta di attraversare insieme un futuro che nessuno può affrontare da solo.</p>
</div>
<div class="pip-education-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale di riflessione educativa. Le espressioni «Empatia Digitale» e «TecnoRelazione» sono utilizzate dall’autore per descrivere un approccio nel quale la tecnologia viene letta a partire dagli effetti che produce sulle persone, sulle responsabilità educative e sulla qualità delle relazioni. La reciprocità tra adulti e ragazzi non elimina la differenza dei ruoli, delle responsabilità e dell’autorità educativa.</div>
<div></div>
<div>@riproduzione riservata</div>
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		<title>Vittime, genocidio e giustizia penale: l’eredità del processo Eichmann</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/08/vittime-genocidio-e-giustizia-penale-leredita-del-processo-eichmann/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vittime-genocidio-e-giustizia-penale-leredita-del-processo-eichmann</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 06:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[docufilm]]></category>
		<category><![CDATA[processo Eichmann]]></category>
		<category><![CDATA[UnitelmaSapienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="711" height="1000" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14.jpeg 711w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14-213x300.jpeg 213w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14-585x823.jpeg 585w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></p>
<p>Un dialogo a margine del docu-film &#8220;Rimango in piedi&#8221; Vittime, genocidio e giustizia penale: l’eredità del processo Eichmann. Un dialogo a margine del docu-film &#8220;Rimango in piedi&#8221;. Si svolgerà martedì 22 febbraio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/08/vittime-genocidio-e-giustizia-penale-leredita-del-processo-eichmann/">Vittime, genocidio e giustizia penale: l’eredità del processo Eichmann</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="711" height="1000" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14.jpeg 711w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14-213x300.jpeg 213w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/893D4150-B147-436E-887E-EAF89A12EB14-585x823.jpeg 585w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></p><p>Un dialogo a margine del docu-film &#8220;Rimango in piedi&#8221;</p>
<p><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Vittime, genocidio e giustizia penale: l’eredità del processo Eichmann. Un dialogo a margine del docu-film &#8220;Rimango in piedi&#8221;. </span></strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Si svolgerà <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">martedì</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">22 febbraio 2022,</strong> dalle ore 15.00 presso l’Aula Magna di UnitelmaSapienza, l’incontro organizzato da UnitelmaSapienza in collaborazione con il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">festivalgiustiziapenale</em>.</strong></span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel corso dell’evento verrà proiettato il docu-film “<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Rimango in piedi. Processo ad Adolf Eichmann</strong>” (in calce una breve descrizione).</span></p>
<p><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Interverranno</span></strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, dopo i saluti del Magnifico Rettore di UnitelmaSapienza <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Antonello Folco Biagini</strong>, la presentazione dell’Avv.<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Chiara Padovani </strong>e la proiezione del docu-film: la Presidente dell&#8217;Unione delle comunità ebraiche italiane<strong> </strong>Dr.ssa <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Noemi Di Segni</strong>, lo storico dei genocidi prof. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Marcello Flores</strong> (Università di Siena), il filosofo del diritto prof. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Stefano Anastasia</strong> (Università di Perugia), il professore di diritto processuale penale <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Luca Luparia</strong> (Università di Roma Tre). </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Modera la Dr.ssa </span><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nathania Zevi</strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> (giornalista Rai).</span></p>
<p><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le conclusioni</span></strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> saranno tenute dal prof. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Vincenzo Mongillo</strong>, ordinario di diritto penale presso UnitelmaSapienza e promotore dell’iniziativa.</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È possibile seguire l’evento esclusivamente in <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">diretta streaming</strong>, iscrivendosi a questo <strong><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScSk_ysklp-bkFfE33H_EGTzi3l4D3IBtQnLtiTwNNTspQGRg/viewform" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScSk_ysklp-bkFfE33H_EGTzi3l4D3IBtQnLtiTwNNTspQGRg/viewform&amp;source=gmail&amp;ust=1644326880931000&amp;usg=AOvVaw0fbbCyPbbDqwoJFSIyEJBk" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">link</a></strong>.</span></p>
<p><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=w0ZsQdqVwWI" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.youtube.com/watch?v%3Dw0ZsQdqVwWI&amp;source=gmail&amp;ust=1644326880931000&amp;usg=AOvVaw0qEdDMV8D62p66H-_RrNTN" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Link alla diretta</a></strong></p>
<p><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">RIMANGO IN PIEDI. IL PROCESSO AD ADOLF EICHMANN&#8221;</span></strong></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“Rimango in piedi. Il processo ad Adolf Eichmann” è un docu-film, ideato e scritto da Chiara Padovani, avvocata penalista del Foro di Milano e membro del comitato direttivo del Festival Giustizia Penale nell’ambito della cui edizione 2021 è stato presentato al pubblico per la prima volta. L’opera, originariamente concepita come pièce teatrale, e poi, in ragione dell’emergenza pandemica, trasposta in chiave cinematografica sotto la regia di Claudio Uberti, si inscrive nel tema trattato nel corso del Festival: la vittima del reato (“Vittime di ieri, vittime di oggi”). In effetti, proprio il processo celebrato nel 1961 a Gerusalemme nei confronti di Adolf Eichmann rappresenta il momento decisivo per la definizione del ruolo delle vittime all’interno del rito penale. Proprio da quel processo nasceranno gli strumenti internazionali di riconoscimento dell’offeso, si svilupperanno i nuovi studi vittimologici e germoglierà l’attuale assetto della Corte penale internazionale. Il titolo dell’opera, interamente girata presso l’ex campo di concentramento e transito di Fossoli – su gentile concessione della Fondazione ex Campo Fossoli e con il patrocinio del Comune di Carpi e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi – ne condensa in sé l’esigenza scientifica ed artistica di fondo; quella di una re-citazione della Memoria – resa possibile dallo studio rigoroso non solo del materiale probatorio di quel processo ma anche delle relative fonti storico-filosofiche e letterarie – attraverso le deposizioni delle sopravvissute al genocidio, meno conosciute al pubblico, eppure di straordinaria importanza per la ricostruzione storico-giuridica sia delle responsabilità penali di Adolf Eichmann, sia del sistema elaborato ed utilizzato dal Terzo Reich per reificare ed annientare la femminilità e la maternità delle donne ebree. Al banco dei testimoni, le voci di queste donne, di ogni età, cultura ed estrazione sociale, poterono finalmente non solo trovare ascolto ma, altresì, raccontare all’umanità la forza straordinaria con la quale resistettero e combatterono (nonostante la stragrande maggioranza degli internati non poterono resistere alla ferocia aberrante della Shoah), restituendo dignità immortale alla loro persona, non più solo vittima, che rimane in piedi di fronte all’imputato, all’accusatore, al Giudice e alla Storia. La realizzazione del docu-film è stata resa possibile dal contributo degli attori (alcuni professionisti, altri prestati dal mondo giudiziario) e del regista che hanno prestato gratuitamente la loro opera.</span></p>
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