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	<title>digitale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Non vietateci la rete, aiutateci a cambiarla: dalla Spagna la sfida dei giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:24:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="654" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1024x568.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-768x426.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1170x649.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>In Spagna sette gruppi di giovani lanciano AURA, un progetto che trasforma le sfide digitali in partecipazione, responsabilità e cura delle relazioni Sette gruppi di adolescenti hanno avviato a Madrid&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/09/non-vietateci-la-rete-aiutateci-a-cambiarla-dalla-spagna-la-sfida-dei-giovani/">Non vietateci la rete, aiutateci a cambiarla: dalla Spagna la sfida dei giovani</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="654" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1024x568.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-768x426.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-1170x649.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5917-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>In Spagna sette gruppi di giovani lanciano AURA, un progetto che trasforma le sfide digitali in partecipazione, responsabilità e cura delle relazioni</em></p>
<div class="pip-occhiello"></div>
<p class="pip-sommario">Sette gruppi di adolescenti hanno avviato a Madrid AURA, un percorso per trasformare il benessere digitale in iniziative concrete. Tra sfide collaborative, educazione e protagonismo giovanile, una risposta costruttiva ai rischi delle piattaforme social.</p>
<p>C’è una domanda che attraversa il dibattito sull’educazione digitale e che raramente viene rivolta direttamente ai ragazzi: <strong>e se foste proprio voi a indicarci come rendere la rete un luogo migliore?</strong></p>
<p>Siamo abituati a parlare degli adolescenti soprattutto quando qualcosa va storto. Una sfida pericolosa diventa virale, un episodio di cyberbullismo finisce nelle cronache, un ragazzo rimane intrappolato in una relazione digitale violenta. Ci interroghiamo sulle responsabilità delle piattaforme, sui controlli parentali, sull’opportunità di vietare gli smartphone.</p>
<p>Sono questioni serie, che richiedono risposte altrettanto serie.</p>
<p>Ma dalla Spagna arriva una storia che prova a cambiare il punto di osservazione. Non perché neghi i rischi, ma perché parte da una convinzione diversa: <strong>i giovani possono essere parte della soluzione, non soltanto destinatari delle nostre preoccupazioni.</strong></p>
<p>Si chiama <strong>AURA – Bienestar Digital</strong> ed è un progetto educativo che ha appena mosso i primi passi a Madrid.</p>
<h2>Sette gruppi, una sfida da affrontare insieme</h2>
<p>Dal 2 al 4 ottobre 2026, Casa Don Bosco, nella capitale spagnola, ha ospitato il primo incontro di AURA.</p>
<p>Sette gruppi di adolescenti e giovani, provenienti da Siviglia, León, Vigo, Cartagena, Alcoy e Madrid, si sono ritrovati insieme ai propri educatori per interrogarsi sul rapporto con il mondo digitale.</p>
<p>Il progetto è promosso dalla Coordinadora Estatal de Plataformas Sociales Salesianas e dalla Confederación Don Bosco de Centros Juveniles, con la collaborazione di Salesianos Comunicación. Coinvolge giovani tra i 14 e i 18 anni in un percorso che proseguirà durante l’anno educativo, fino al 2027.</p>
<p>Non un convegno nel quale gli adulti spiegano ai ragazzi che cosa non devono fare. Piuttosto, un laboratorio nel quale le esperienze personali diventano il punto di partenza per costruire qualcosa insieme.</p>
<p>E proprio la prima attività racconta molto dello spirito dell’iniziativa.</p>
<h2>Il codice che nessuno poteva recuperare da solo</h2>
<p>La sera del 2 ottobre, i partecipanti sono stati coinvolti nell’<em>Operación Código Aura</em>.</p>
<p>Una sfida collaborativa: recuperare i frammenti di un codice costruito attorno a cinque principi fondamentali per vivere il digitale.</p>
<p>La cura, il rispetto, la verità, la responsabilità e la dignità di ogni persona.</p>
<p>Ma c’era una condizione: <strong>nessun gruppo poteva completare la missione da solo.</strong></p>
<p>Per riuscirci era necessario collaborare, ascoltarsi, mettere insieme ciò che ciascuno aveva trovato.</p>
<p>Al termine è arrivato il messaggio che gli organizzatori hanno scelto come sintesi dell’esperienza:</p>
<blockquote><p>«Il Codice Aura non cambia la rete. La cambiano le persone che decidono di viverlo».</p></blockquote>
<p>Da quell’esperienza sono nati gli <em>Agentes Aura</em>, i giovani chiamati a portare avanti il progetto nei rispettivi territori.</p>
<p>È un dettaglio educativo tutt’altro che secondario.</p>
<p>La sfida, in questo caso, non serve a dimostrare chi è più coraggioso, chi osa di più o chi riesce a ottenere maggiore visibilità.</p>
<p>Serve a scoprire che un obiettivo può essere raggiunto soltanto riconoscendo il contributo degli altri.</p>
<p><strong>La stessa dinamica della challenge, che in alcuni contesti digitali può alimentare competizione ed emulazione, viene utilizzata per generare cooperazione.</strong></p>
<p>Non è una garanzia che ogni comportamento futuro cambierà. È però un modo concreto di sperimentare un’altra forma di appartenenza.</p>
<h2>Capire come le piattaforme catturano la nostra attenzione</h2>
<p>Durante la seconda giornata, i ragazzi hanno affrontato una questione centrale nella vita digitale contemporanea: il funzionamento delle piattaforme.</p>
<p>Perché continuiamo a scorrere contenuti anche quando avevamo deciso di fermarci? Come vengono progettati gli ambienti digitali per mantenere viva la nostra attenzione? Quanto siamo davvero consapevoli del tempo che trascorriamo davanti agli schermi?</p>
<p>Gli incontri hanno preso avvio dalle esperienze dei partecipanti, confrontando modi differenti di vivere social network e dispositivi digitali.</p>
<p>È stata presentata anche <strong>BackToLife</strong>, un’applicazione sviluppata da giovani con l’obiettivo di ridurre gli elementi delle piattaforme che favoriscono un utilizzo eccessivo.</p>
<p>Il resoconto degli organizzatori non fornisce ancora risultati indipendenti sull’efficacia dell’applicazione. La sua presenza all’incontro mostra però una possibilità: trasformare una preoccupazione condivisa in un progetto ideato direttamente dai ragazzi.</p>
<p>È una prospettiva che merita attenzione.</p>
<p>Perché educare al digitale non può significare soltanto insegnare a riconoscere un pericolo. Significa anche comprendere gli strumenti, sviluppare senso critico e acquisire la capacità di scegliere.</p>
<h2>Che cosa vogliamo far crescere?</h2>
<p>La domenica, i partecipanti hanno lavorato su grandi murales collettivi.</p>
<p>Sono emersi problemi conosciuti: disinformazione, cyberbullismo, gestione del tempo trascorso online. Ma anche opportunità, relazioni da custodire e comportamenti da promuovere.</p>
<p>Le riflessioni sono confluite nella rappresentazione di un albero collettivo, accompagnato da una domanda: <em>che cosa vogliamo far crescere?</em></p>
<p>È forse l’immagine più interessante dell’intero incontro.</p>
<p>Di fronte al digitale possiamo limitarci a individuare ciò che deve essere tagliato, impedito o controllato. Oppure possiamo domandarci anche quali esperienze desideriamo coltivare.</p>
<p>Le due esigenze non si escludono.</p>
<p>La protezione dei minori rimane una responsabilità degli adulti, delle istituzioni e delle piattaforme. Non può essere trasferita sulle spalle degli adolescenti.</p>
<p>Ma proteggerli non significa necessariamente escluderli dalle decisioni che riguardano il loro mondo.</p>
<h2>Dall’incontro ai territori: la prova più importante</h2>
<p>AURA non si conclude con il fine settimana madrileno.</p>
<p>Ogni gruppo è tornato nel proprio territorio con il compito di progettare e realizzare iniziative di sensibilizzazione e prevenzione rivolte ad altri giovani.</p>
<p>Il percorso prevede quattro fasi:<strong>sensibilizzazione, progettazione, realizzazione e valutazione.</strong></p>
<p>Gli educatori accompagneranno i gruppi durante l’anno, sostenendo le iniziative senza sostituirsi ai ragazzi nelle scelte. È previsto un incontro conclusivo nel giugno 2027 per presentare i risultati del lavoro svolto.</p>
<p>Qui occorre mantenere una distinzione importante.</p>
<p><strong>AURA è un’esperienza avviata, non ancora un risultato dimostrato.</strong></p>
<p>Non disponiamo di dati che consentano di affermare che il progetto abbia già ridotto il cyberbullismo, migliorato il benessere psicologico o modificato stabilmente le abitudini digitali dei partecipanti.</p>
<p>Questi effetti andranno eventualmente misurati nel tempo.</p>
<p>Ciò che possiamo documentare oggi è un metodo educativo che attribuisce ai giovani un ruolo attivo e che affida alla relazione, anziché al solo controllo, una parte importante del percorso di crescita.</p>
<p>Ed è proprio questo a rendere la notizia interessante.</p>
<h2>La sfida più difficile: fidarsi dei ragazzi</h2>
<p>C’è una contraddizione che attraversa spesso il nostro modo di parlare delle nuove generazioni.</p>
<p>Chiediamo agli adolescenti di diventare responsabili, ma talvolta fatichiamo a riconoscere loro uno spazio reale di responsabilità.</p>
<p>Li invitiamo a sviluppare pensiero critico, ma siamo tentati di offrire soltanto risposte già confezionate.</p>
<p>Denunciamo l’isolamento prodotto da alcune esperienze digitali, ma non sempre costruiamo occasioni nelle quali possano sentirsi ascoltati e riconosciuti.</p>
<p>AURA prova a muoversi in un’altra direzione.</p>
<p>Non elimina i problemi. Non sostituisce le necessarie regole di sicurezza. Non assolve le piattaforme dalle loro responsabilità.</p>
<p>Propone però qualcosa che rischiamo di dimenticare: <strong>il digitale non è soltanto un insieme di dispositivi, algoritmi e applicazioni. È anche uno spazio nel quale le persone cercano riconoscimento, costruiscono legami e imparano a stare con gli altri.</strong></p>
<p>E se questi legami possono essere feriti, possono anche essere educati, custoditi e trasformati.</p>
<section class="pip-nota-editoriale" aria-labelledby="pip-nota-aura">
<h2 id="pip-nota-aura">Nota editoriale — fr@ncesco Mazzarella</h2>
<p>C’è una differenza profonda tra insegnare a un ragazzo a difendersi dal mondo digitale e accompagnarlo a diventare una persona capace di abitarlo responsabilmente.</p>
<p>La prima strada è necessaria, ma da sola non basta. La seconda richiede qualcosa di più impegnativo: fiducia, ascolto, tempo e disponibilità degli adulti a condividere una parte del percorso.</p>
<p>Nel nostro lavoro giornalistico abbiamo raccontato come il bisogno di essere visti possa diventare una vulnerabilità, soprattutto quando qualcuno lo utilizza per manipolare, isolare o esercitare potere.</p>
<p>Ma quello stesso bisogno di riconoscimento può trovare una risposta completamente diversa.</p>
<p>Può diventare partecipazione. Può generare responsabilità. Può trasformarsi nella scoperta che la propria presenza ha valore non per il numero di visualizzazioni ottenute, ma per ciò che riesce a costruire insieme agli altri.</p>
<p>È qui che colloco il significato più profondo della tecnorelazione: non adattare semplicemente le persone alla tecnologia, ma fare in modo che la tecnologia rimanga al servizio della relazione umana.</p>
<p>AURA è ancora una promessa da verificare nei risultati. E sarebbe sbagliato presentarla come una soluzione già raggiunta.</p>
<p>Ma è una promessa che vale la pena seguire.</p>
<p>Perché forse la domanda educativa più importante non è soltanto come impedire ai ragazzi di farsi male nella rete.</p>
<p>È anche <strong>quali occasioni stiamo offrendo loro per imparare a prendersi cura degli altri, dentro e fuori dagli schermi.</strong></p>
<p class="pip-firma">fr@ncesco Mazzarella</p>
</section>
<section class="pip-fonti" aria-labelledby="pip-fonti-aura">
<h2 id="pip-fonti-aura">Fonti e documentazione</h2>
<ol>
<li>Coordinadora Estatal de Plataformas Sociales Salesianas, resoconto dell’incontro AURA, 6 ottobre 2026. <a href="https://psocialessalesianas.org/blog/2026/10/06/encuentro-aura-bienestar-digital-madrid-2026/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta la fonte</a></li>
<li>Proyecto AURA – Bienestar Digital, presentazione ufficiale del percorso educativo. <a href="https://psocialessalesianas.org/aura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il progetto</a></li>
<li>Salesianos España, documentazione sul protagonismo giovanile e sul benessere digitale. <a href="https://salesianos.info/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sito ufficiale</a></li>
</ol>
<p><em>Nota metodologica: le informazioni sull’incontro provengono prevalentemente dalle comunicazioni degli organizzatori. Le valutazioni educative sono analisi editoriali e non costituiscono risultati scientificamente misurati.</em></p>
</section>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Salute mentale e tecnologie digitali: i nuovi dati dell’indagine Eurispes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Uso intenso, difficoltà di disconnessione, tecnostress e pressione sociale colpiscono soprattutto i più giovani, mentre cresce la consapevolezza dei rischi legati a piattaforme e smartphone La relazione tra tecnologie digitali&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/01/salute-mentale-e-tecnologie-digitali-i-nuovi-dati-dellindagine-eurispes/">Salute mentale e tecnologie digitali: i nuovi dati dell’indagine Eurispes</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La relazione tra tecnologie digitali e salute mentale si colloca all’incrocio di due fenomeni ormai di massa: la diffusione pressoché universale della connessione e il crescente peso del disagio psicologico.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’indagine svolta dall’Eurispes </strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">sul </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> non vuole stabilire se il digitale sia in assoluto un “bene” o un “male”, ma osservare come si distribuiscono intensità d’uso, competenze, vulnerabilità, difficoltà di autoregolazione, vissuti connessi ai Social network, forme di tecnostress e pratiche di benessere digitale. I risultati restituiscono </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">un quadro ambivalente</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: gli strumenti digitali sono percepiti come utili e ormai irrinunciabili, ma </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">una parte consistente della popolazione segnala automatismi, fatica, perdita di controllo e impatti negativi, con criticità particolarmente concentrate tra i più giovani</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Una vita quotidiana ad alta intensità digitale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La presenza del digitale nella quotidianità si conferma pressoché universale. Lo smartphone viene utilizzato regolarmente dal 94,3% degli interpellati, il computer o laptop dal 65,2% e la Smart Tv dal 61,2%. Seguono tablet (33,6%), smartwatch (28,4%), console per videogiochi (17,5%). Lo smartphone è trasversale alle generazioni: resta sopra il 95% fino ai 64 anni e coinvolge comunque l’89,9% degli over 64. Gli altri dispositivi mostrano invece un netto </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">divario generazionale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il computer è usato dall’80,2% dei 18-24enni, nelle altre fasce d’età resta sopra al 70%, mentre fra i più anziani si ferma al 39,1%; il tablet passa dal 52,3% al 18,1%, lo smartwatch dal 46,5% al 12,7%, la console dal 43% al 4,7%. Il genere incide meno dell’età, con l’eccezione delle console, più diffuse fra gli uomini (23,9% contro 11%), e degli smartwatch (30,9% contro 25,9%).</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei giorni feriali il tempo trascorso sui dispositivi combina uso nel tempo libero e uso obbligato</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Per svago, il 93,3% utilizza lo smartphone almeno per una parte della giornata e il 24,1% supera le tre ore; per lavoro o studio lo usa il 66,7% e il 22,2% oltrepassa le tre ore. Il computer è meno comune nel tempo libero, ma centrale nelle attività professionali e formative: il 64,8% lo usa almeno nei giorni feriali per lavoro o studio e il 39,8% per più di tre ore. </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei fine settimana</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> l’uso dello smartphone coinvolge il 95,1% degli intervistati e quasi tre su dieci superano le tre ore.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anche l’intensità d’uso è fortemente legata alla variabile generazionale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Fra i 18-24enni e i 25-34enni l’esposizione ricreativa allo smartphone è molto più prolungata e si accompagna a un utilizzo frequente di computer, video, Social e console. Più della metà del campione di età compresa fra 18 e 24 anni usa lo smartphone per svago nei giorni feriali per più di tre ore (52,4%), percentuale che sale al 60,5% nei giorni festivi; fra 25 e 34 anni si arriva al 40,4% nei giorni feriali mentre nei festivi si scende al 37%; in tutte le altre fasce d’età l’utilizzo superiore alle tre ore è sensibilmente inferiore e decresce progressivamente con l’età. Per i più anziani l’uso è selettivo, concentrato quasi esclusivamente sullo smartphone, mentre gli altri strumenti digitali non vengono mai utilizzati dal campione over 64, tanto nei giorni feriali quanto in quelli festivi.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel tempo libero</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, Internet è utilizzato soprattutto per cercare informazioni (82,8%), inviare e ricevere email (71,5%), chattare (70,7%), guardare filmati (68,9%) e frequentare Social network (67,9%). Più della metà accede al conto bancario (56,4%), legge giornali online (55,1%) o effettua acquisti (54,7%); il 43,9% guarda film e serie in streaming e il 42,8% paga bollette. Gaming (23,9%), forum (25,6%) e siti di incontri (12,5%) restano più circoscritti. I giovani primeggiano nelle attività relazionali e di intrattenimento; le fasce centrali, soprattutto i 35-44enni, mostrano un uso più ampio dei servizi pratici, finanziari e amministrativi.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Modalità d’uso: partecipazione e consumo passivo</strong></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’indagine distingue fra attività che richiedono partecipazione e produzione di contenuti e forme di fruizione prevalentemente osservativa</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 69,2% pubblica contenuti originali almeno qualche volta e il 63,4% commenta quelli altrui. La messaggistica privata o di gruppo è ancora più diffusa: il 79% la utilizza almeno qualche volta. Risultano però quasi altrettanto comuni le pratiche passive: il 79,8% scorre feed e contenuti senza interagire e il 78,3% guarda profili o attività altrui senza intervenire e circa il 30% svolge spesso attività di questo tipo. Solo la partecipazione a discussioni di gruppo rimane meno generalizzata, pur coinvolgendo almeno qualche volta il 52,2% del campione.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il profilo dei più giovani combina uso attivo e passivo con intensità eccezionale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Fra i 18-24enni il 97,7% pubblica contenuti sui Social e invia messaggi in chat private e l’86% commenta post di altri, ma sono altrettanto elevate le percentuali di chi scorre contenuti senza interagire (96,5%) e di chi osserva profili altrui senza alcuna interazione (il 98,8%). Ciò significa che la produzione di post e messaggi convive con una lunga esposizione passiva a rappresentazioni delle vite degli altri, terreno nel quale possono svilupparsi confronto sociale, percezione di inadeguatezza e perdita della cognizione del tempo. L’uso passivo non è di per sé patologico, ma diventa più critico quando è automatico, ripetitivo e orientato alla ricerca continua di stimoli.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le finalità dichiarate confermano la </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">natura multifunzionale del digitale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 76% lo usa per informarsi, il 73,2% per mantenere relazioni, il 61,9% per lavoro o studio e il 51,4% per intrattenimento e gioco. Fra i 18-24enni la funzione relazionale raggiunge il 91,9% e quella ricreativa il 76,7%. Anche le motivazioni mostrano una forte stratificazione per età. Nel complesso, il 75,1% attribuisce importanza al mantenimento delle amicizie, il 71,4% al restare informato e il 70,2% ai rapporti familiari; il 53,6% usa le tecnologie per rilassarsi. Sono meno diffuse, ma non marginali, la ricerca di distrazione dai problemi (37,2%), la possibilità di conoscere persone nuove (36,1%), l’espressione della propria identità (29,6%) e la ricerca di approvazione o feedback positivi (26%).</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nella fascia 18-24 anni queste motivazioni assumono un peso decisamente rilevante</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 74,4% considera importante conoscere nuove persone, il 67,5% esprimere la propria identità, il 56,9% ricevere approvazione e il 70,9% distrarsi dai problemi. Fra gli over 64 le stesse quote scendono rispettivamente al 19,9%, 10,9%, 9,7% e 20,6%. Il digitale è dunque, per i giovani, non solo un mezzo operativo, ma uno spazio di costruzione identitaria, riconoscimento e regolazione emotiva.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Competenze digitali: il gap è generazionale</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">valutazione delle proprie competenze</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> si distribuisce su tre livelli con risultati quasi equivalenti: il 32,8% le giudica scarse o molto scarse, il 35% sufficienti e il 32,2% buone o ottime. Dietro questa apparente simmetria si nasconde ancora una volta una frattura generazionale. Fra i 18-24enni il 61,6% si considera competente, mentre soltanto il 4,7% si colloca nell’area dell’insufficienza; tra gli over 64 le proporzioni si capovolgono, con il 67,3% che valuta negativamente le proprie capacità e appena il 9,4% che le considera buone.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per quanto riguarda la </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">sicurezza nello svolgere alcune attività online</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, le percezioni variano in relazione al compito. Il 76,5% si sente sicuro nel comunicare con familiari e amici, ma la quota scende al 52,9% nell’uso dei servizi online bancari, sanitari o della Pubblica amministrazione, al 49,3% negli acquisti, al 45,6% nel riconoscimento di truffe e tentativi di raggiro e al 41,8% nella gestione della privacy e della sicurezza dei dati. Ciò significa che la familiarità con chat e messaggi non equivale a una competenza digitale piena: oltre la metà del campione non si sente adeguatamente protetta di fronte a frodi e trattamento dei dati personali.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tra gli over 64 si sente sicuro nell’uso dei servizi online soltanto il 29%, negli acquisti il 18,8%, nell’individuare truffe il 24,3% e nel proteggere dati e privacy il 21%.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Di fronte a una difficoltà</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, il 29,4% di chi naviga chiede aiuto a familiari o conoscenti, il 24,7% cerca tutorial e soluzioni online e il 23,8% prova a risolvere autonomamente, l’8,4% abbandona l’attività e il 5,8% evita in seguito la tecnologia che ha creato il problema. Fra gli over 64 il ricorso ad amici o parenti sale al 45,3%, mentre abbandono ed evitamento raggiungono insieme il 28,2%.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sul piano soggettivo, il 59,2% si sente competente nell’uso delle tecnologie abituali e il 52,6% ha fiducia nella propria capacità di risolvere i problemi, ma il 41,4% si sente sopraffatto dalla velocità del cambiamento e il 35,2% prova frustrazione quando non riesce a utilizzare una nuova piattaforma. La metà del campione (50,2%) ritiene che competenze migliori aumenterebbero la soddisfazione personale e il 46,2% che offrirebbero maggiori opportunità lavorative, sociali o personali. </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La vulnerabilità digitale assume dunque anche la forma dell’esclusione</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: non poter usare con autonomia e sicurezza gli strumenti significa rinunciare a servizi, opportunità e partecipazione.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Esperienze negative online e ricadute sul benessere</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’esposizione a episodi spiacevoli o dannosi è tutt’altro che marginale con il 26% del campione che afferma di aver incontrato involontariamente contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% di aver subito commenti offensivi, insulti o attacchi personali e il 21,8% la condivisione non autorizzata di fotografie o video. Il 16,4% è stato bersaglio di phishing, il 15,2% ha subìto la violazione di un account o il furto di identità, il 14,6% forme di esclusione intenzionale, il 12,1% furto di dati o denaro, il 12% molestie e il 10,1% minacce.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anche in questo caso </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">i giovani risultano più esposti</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Fra i 18-24enni il 40,7% ha visto contenuti violenti o disturbanti, il 38,4% ha ricevuto offese o attacchi, il 37,2% ha sperimentato la condivisione non autorizzata di immagini, il 26,7% molestie, il 25,6% esclusione e il 22,1% minacce. L’elevata incidenza può dipendere dal maggior tempo trascorso online e dalla centralità delle piattaforme nella vita relazionale, ma segnala anche che l’ambiente nel quale i giovani cercano appartenenza e riconoscimento è lo stesso che li espone frequentemente ad aggressioni e violazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per chi le ha vissute, </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">le esperienze negative producono conseguenze significative</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 45,9% riconosce un impatto sul benessere emotivo, il 39,3% sull’autostima, il 49,3% sulla fiducia nelle piattaforme e il 43,8% sul proprio comportamento online. Fra i più giovani l’impatto sul benessere emotivo raggiunge il 65,6%, quello sull’autostima il 59%, la perdita di fiducia il 59% e la modifica dei comportamenti il 50,8%. Il dato è particolarmente importante se confrontato con la funzione compensatoria attribuita alle piattaforme, particolarmente rilevante nei giovani adulti: fra i 18-24enni il 91,9% dichiara di usare i Social almeno qualche volta per alleviare emozioni negative.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Dalla routine all’automatismo: l’ansia da connessione colpisce soprattutto i più giovani</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Numerosi comportamenti indicano che </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il controllo del telefono e degli aggiornamenti è ormai incorporato nelle routine quotidiane</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 51,3% controlla le notifiche appena sveglio e la stessa quota verifica durante la giornata la presenza di novità anche in assenza di avvisi, il 46,8% legge subito le chat di gruppo per capire che cosa sta accadendo, il 36,2% controlla ciò che pubblicano le persone conosciute e il 29,9% interrompe altre attività per guardare notifiche o aggiornamenti. Per il 21,3% è importante condividere online i propri stati d’animo. Circa due persone su tre dichiarano di riuscire a restare tranquille senza conoscere immediatamente ciò che avviene online (67,6%) e di potersi disconnettere senza disagio (67,7%), segnalando una diffusa capacità di distaccamento dal digitale, pur risultando preoccupante la presenza di un italiano su tre che mostra difficoltà in tal senso.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tra i 18-24enni il controllo al risveglio raggiunge l’86%, la verifica senza notifiche l’80,3%, la lettura immediata delle chat il 73,2%, il monitoraggio dei post altrui il 65,1% e l’interruzione di altre attività il 58,1%. Nella stessa fascia il 53,5% attribuisce importanza alla condivisione online degli stati d’animo. L’intensità cala progressivamente con l’età, a conferma del fatto che per i nativi digitali la connessione è parte integrante della vita quotidiana.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il tentativo di ridurre l’uso del telefonino senza riuscirvi</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> riguarda il 26,6% della popolazione e supera il 40% fra i 18 e i 34 anni. Si tratta di un indicatore rilevante perché misura lo scarto fra intenzione e comportamento: la persona riconosce l’eccesso, prova a limitarlo e non riesce a mantenere il controllo.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">I comportamenti potenzialmente problematici coinvolgono quote molto ampie almeno occasionalmente: l’83,9% ha usato lo smartphone più a lungo di quanto previsto, il 70,8% ha avuto la sensazione di sprecare troppo tempo online, il 69,9% ha utilizzato il telefono durante i pasti, il 65,3% ha provato ansia quando la batteria era scarica, il 58,7% ha percepito di non riuscire a disconnettersi, il 58,6% si è sentito irrequieto non potendo controllare lo smartphone, il 57,5% ha avuto difficoltà di concentrazione per il pensiero ricorrente rivolto a Social o chat e il 57,3% ha usato i Social per alleviare emozioni negative. Le frequenze elevate, date da “spesso” e “sempre”, riguardano il 36% per il tempo d’uso superiore al previsto, il 29,2% per la sensazione di spreco, il 29,7% per l’ansia da batteria scarica, il 27,6% per l’uso durante i pasti e circa il 22-23% per difficoltà di concentrazione, irrequietezza, regolazione delle emozioni e impossibilità di disconnettersi.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Fra i 18-24enni quasi tutti hanno sperimentato almeno qualche volta questi comportamenti: il 97,7% ha prolungato l’uso oltre le intenzioni, il 93% ha usato lo smartphone durante i pasti, il 91,9% ha percepito di sprecare tempo e la stessa quota lo ha utilizzato per alleviare emozioni negative, l’88,4% ha avuto difficoltà di concentrazione, l’86% ansia per la batteria scarica, l’84,9% difficoltà a disconnettersi e l’83,7% irrequietezza quando non poteva controllare il telefono.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il telefonino invade tempi e luoghi</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’integrazione dello smartphone nella vita quotidiana emerge anche dall’analisi dei contesti nei quali viene utilizzato. Il 66,7% lo usa a letto al risveglio o prima di dormire, il 65,2% a tavola quando mangia da solo e il 63,3% mentre guarda la televisione. Il 55% lo porta in bagno, il 51,1% lo consulta mentre cammina, il 50,5% lo usa per motivi personali durante il lavoro e il 49,7% quando esce con gli amici, quasi tre persone su dieci lo usano a tavola in compagnia (29,3%), il 30,5% ai semafori e il 22,8% alla guida.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’uso nei momenti di riposo e socialità è particolarmente diffuso fra i giovani: lo smartphone a letto riguarda l’87,2% dei 18-24enni, l’89% dei 25-34enni e l’83% dei 35-44enni; fra i più giovani il 79,1% lo consulta mentre cammina o durante le uscite con gli amici, il 51,2% a tavola con altre persone e il 40,7% alla guida.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">negativi.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Social network tra utilità e rischi</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le opinioni sui Social network sono ambivalenti e rispecchiano i vantaggi comunemente attribuiti a queste piattaforme come anche i rischi ad esse connesse. L’80,5% ritiene che aiutino a restare in contatto con gli amici, il 77,7% che consentano di essere informati sull’attualità, il 65,9% che siano utili nel lavoro, il 58,2% che favoriscano nuove conoscenze e il 55,4% che rappresentino un buon passatempo; ma allo stesso tempo il 79,9% pensa che inducano un uso eccessivo, il 78,3% che l’anonimato favorisca comportamenti aggressivi e offensivi, il 73,8% che mettano a rischio la privacy e il 66,5% che influenzino l’orientamento politico. Il 46,2% li considera una perdita di tempo.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La consapevolezza dei rischi è ancora più netta quando si entra nel merito dei contenuti: l’85,8% attribuisce ai Social un ruolo nella diffusione di fake news, il 76,3% nell’esaltazione di stili di vita fondati su ricchezza, apparenza e superficialità, il 75,8% nella propagazione di modelli di comportamento sbagliati, il 74,9% nel cyberbullismo e il 63,9% nel danneggiamento della vita sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Queste consapevolezze non riducono la diffusione delle piattaforme: il 79,6% è iscritto ad almeno un Social network, con quote del 95,3% fra i 18-24enni e del 60,1% fra gli over 64. WhatsApp è utilizzato dal 96,4% degli iscritti, Facebook dal 67,5%, Instagram dal 63%, YouTube dal 45,6%, TikTok dal 36,3%, Telegram dal 32,2%, LinkedIn dal 26,4% e X dal 17,9%. La composizione varia molto con l’età: Instagram e TikTok caratterizzano soprattutto le fasce giovani, Facebook conserva un peso maggiore fra adulti e anziani, LinkedIn riflette la posizione professionale e WhatsApp mantiene un ruolo quasi universale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nell’uso concreto prevalgono pratiche relazionali e informative: l’81,6% guarda attività e foto degli amici, il 78,1% chatta, il 74,3% si informa, il 70,9% guarda o ascolta video, il 63,2% segue eventi e il 62,3% commenta contenuti degli amici. Il 58,1% condivide foto o video propri, il 53% musica, video e link, il 48,8% scambia opinioni e il 48,6% racconta ciò che sta facendo. Il 36,7% promuove la propria attività, il 36,5% cerca nuove conoscenze e il 26,4% gioca.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Giudizio, confronto sociale e vissuti emotivi</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Una parte degli utenti vive la pubblicazione come uno spazio di valutazione sociale, esprimendo in qualche misura preoccupazione per il giudizio altrui nel 60,4% dei casi quando pubblicano contenuti on line (26,2% in forma più intensa), il 55% teme valutazioni negative (22,3% “abbastanza” e “molto”), il 52,4% ha paura di esprimere la propria opinione (19,7% in modo marcato), il 63,6% controlla con frequenza i like ricevuti ai propri post e circa la metà del campione modifica i post per timore delle reazioni e prova disagio quando le interazioni sono poche. Le donne mostrano una sensibilità più elevata con percentuali più elevate degli uomini per quante vivono queste situazioni più intensamente (“molto” e “abbastanza”): il 32,2% si preoccupa di ciò che pensano gli altri, il 27,8% teme giudizi negativi, il 24,8% limita l’espressione delle proprie opinioni e il 41,6% controlla i riscontri ottenuti.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Riguardo alle sensazioni provate utilizzando i Social Network, il confronto con le vite altrui coinvolge in misura più intensa (“abbastanza” e “molto”) circa un utente su cinque (19,9%), mentre le sensazioni più diffuse sono lo spreco di tempo (40,5%) e la perdita della cognizione temporale (38,2%). Il 33,9% si sente più libero di esprimersi e interagire, il 33,1% meno solo, il 30,9% avverte il bisogno di collegarsi continuamente e la stessa quota si innervosisce se non può farlo; il 29,2% si sente fuori dal mondo reale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei giovani questi vissuti raggiungono livelli molto più alti: fra i 18-24enni il 74,4% perde la cognizione del tempo, il 67% si innervosisce se non può collegarsi, il 65,8% si sente più libero di esprimersi, il 59,7% avverte un bisogno continuo di connessione, il 58,5% sente di perdere tempo, il 53,7% si sente meno solo, il 46,3% fuori dal mondo reale e il 45,1% inferiore rispetto alla vita mostrata dagli altri. I Social svolgono dunque una funzione di appartenenza e facilitazione espressiva, ma proprio questa centralità può rendere più intenso il confronto, il timore di esclusione e la dipendenza dal flusso delle interazioni. Sentirsi meno soli e più liberi di esprimersi non esclude dunque il disagio e può, al contrario, aumentare la dipendenza funzionale dalla piattaforma quando questa diventa il principale spazio nel quale ricevere riconoscimento, regolare le emozioni o sperimentare relazioni.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Chat di gruppo: legami, continuità e obblighi sociali</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le chat di gruppo coinvolgono il 69,1% degli intervistati e sono leggermente più diffuse fra le donne (71,6% contro 66,5%). Vi partecipa l’87,2% dei 18-24enni, l’82,9% dei 25-34enni, l’80,7% dei 35-44enni e il 73,8% dei 45-64enni; fra gli over 64 la quota scende al 42,4%. I gruppi più comuni sono quelli fra amici (78,6% di chi partecipa ad almeno una chat) e nel nucleo familiare ristretto (76,6%). Seguono lavoro (58,2%), famiglia allargata (50%), sport o hobby (39,5%), gruppi di genitori (28,1%), studio (27,9%) e vicinato o condominio (20,8%).</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le chat mantengono legami familiari e amicali e coordinano attività quotidiane, ma creano anche aspettative di presenza. Il 38,9% si sente obbligato a leggere tutti i messaggi e il 38,3% in dovere di rispondere; il 38,4% è disturbato dalle notifiche durante altre attività e il 37,5% sente il bisogno di controllare il telefono non appena riceve un avviso. Il 24,4% vorrebbe uscire da alcune chat ma teme conseguenze sociali e il 18,6% evita di esprimere la propria opinione per timore del giudizio.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Questi dati mostrano come le chat prolungano le relazioni oltre i momenti e i luoghi nei quali si svolgerebbero in presenza trasformando il silenzio o l’uscita dal gruppo in segnali che possono essere interpretati dagli altri. La pressione resta moderata per la maggioranza, ma per una quota significativa leggere, rispondere e controllare diventano piccoli obblighi ripetuti che frammentano l’attenzione e rendono più difficile stabilire tempi di indisponibilità.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lavoro e tecnologie digitali: reperibilità e tecnostress</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il digitale è ormai strutturale nel lavoro</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 48,2% svolge un’attività che richiede sempre un uso intensivo di dispositivi e applicazioni, il 28,4% ne ha bisogno in alcune occasioni e soltanto il 23,4% non è esposto in modo rilevante. La presenza fisica resta la modalità di lavoro prevalente (60,9%), ma il 32,8% lavora in forma ibrida e il 6,3% interamente da remoto: nel complesso, quasi quattro lavoratori su dieci sperimentano almeno in parte forme di Smart Working.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La tecnologia estende il lavoro oltre il suo orario formale con il 77,3% del campione che controlla email o messaggi professionali fuori dall’orario almeno qualche volta e il 43,5% lo fa spesso o sempre. Il 75,2% risponde durante il tempo libero, con una frequenza elevata per il 38,5%; il 68,1% risponde anche durante le ferie e il 34,7% lo fa spesso o sempre. Il 71,1% si è sentito almeno qualche volta obbligato a rispondere immediatamente, con il 38% in modo frequente; il 72,9% ha avuto difficoltà a staccare mentalmente e il 37,6% le sperimenta spesso o sempre.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’esposizione è molto diversa tra le professioni. Il controllo frequente fuori orario raggiunge il 62,1% fra dirigenti e quadri, il 57,2% fra liberi professionisti e il 51,1% fra autonomi; fra gli operai il 57,3% non lo fa mai. Durante il tempo libero rispondono frequentemente il 60,7% dei liberi professionisti, il 54,5% degli imprenditori, il 51,1% degli autonomi e il 50% dei dirigenti. La reperibilità in ferie è particolarmente marcata per i liberi professionisti (67,9%, con il 30,4% sempre), seguiti da dirigenti (48,3%) e imprenditori (45,5%). La difficoltà frequente a staccare mentalmente raggiunge il 60,3% fra dirigenti e quadri e il 50% fra liberi professionisti.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il sovraccarico non dipende soltanto dal tempo, ma anche dalle caratteristiche delle tecnologie digitali</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 37,6% si sente appesantito dal numero di strumenti e piattaforme da usare per lavoro, il 36,7% fatica a seguire aggiornamenti e nuovi software, il 35% ritiene che email, notifiche e chiamate compromettano la concentrazione e il 39,3% si sente mentalmente affaticato dall’uso costante delle tecnologie. Al tempo stesso, il 59,6% ritiene di riuscire a separare tempo lavorativo e personale, mentre il 22,2% considera eccessivo il tempo assorbito dalle videoriunioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei sei mesi precedenti la rilevazione il 68,6% ha sperimentato almeno qualche volta sintomi di stress o affaticamento legati alle tecnologie professionali (mal di testa, stanchezza oculare, ansia o altri disturbi) e il 33,8% li ha avuti spesso o sempre. Tra chi usa sempre intensamente il digitale sul lavoro, l’85% ha registrato almeno qualche episodio e il 46,2% una frequenza elevata; fra chi non ne fa un uso intensivo le quote scendono al 34,9% e al 13,4%, con un nesso che evidenzia una relazione molto forte fra intensità tecnologica, reperibilità e sintomi percepiti.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Benessere digitale tra poca misurazione e strategie discontinue</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La maggioranza di chi usa tecnologie digitali non conosce con precisione il proprio tempo online.</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> Solo l’11,2% lo controlla regolarmente attraverso app o impostazioni, il 52,9% ne ha un’idea approssimativa e il 35,9% non sa quantificarlo. In altre parole, l’88,8% non dispone di una misurazione puntuale, nonostante molti comportamenti digitali avvengano in modo frammentato e automatico e siano quindi difficili da stimare a memoria.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le strategie di autoregolazione sono poco diffuse</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 12,7% ne ha adottata almeno una, il 30,4% non lo ha fatto ma ritiene che dovrebbe, mentre il 56,9% pensa di non averne bisogno. Nei gruppi giovani e centrali il riconoscimento del bisogno è più elevato. Ha sperimentato forme di riduzione il 19,8% dei 18-24enni, il 17,8% dei 25-34enni e il 19,9% dei 35-44enni; la quota scende al 12,3% fra i 45-64enni e al 4% fra gli over 64. A dichiarare “non lo faccio, ma dovrei” è il 37,2% dei più giovani, il 34,3% dei 25-34enni, il 38% dei 35-44enni, il 34,7% dei 45-64enni e il 15,6% degli anziani.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le pratiche più usate</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> sono la disattivazione delle notifiche (27,9% di chi ha adottato strategie) e timer o limiti sulle applicazioni (27%); seguono la definizione di spazi e momenti senza dispositivi, ad esempio pasti e tempo familiare (16,7%), periodi di digital detox (11,6%) e orari prestabiliti di inutilizzo (8,6%). L’efficacia percepita è nel complesso positiva: il 36,3% afferma di aver raggiunto gli obiettivi e il 44,4% almeno in parte; l’8,9% continua a utilizzare le strategie pur non trovandole efficaci e il 10,4% le ha abbandonate.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’uso di applicazioni dedicate al benessere resta marginale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Quelle per il monitoraggio del benessere digitale vengono usate regolarmente dal 4,3% e occasionalmente dal 14,3%; il 9,6% le ha provate e abbandonate e il 71,8% non le ha mai utilizzate. Le app per benessere mentale, respirazione, meditazione, sonno o diario digitale mostrano valori analoghi: 4,5% di uso regolare, 13,5% occasionale, 10,2% di abbandono e oltre sette persone su dieci che non le hanno mai provate. Il dato suggerisce che la consapevolezza è spesso generica: molte persone percepiscono di trascorrere troppo tempo online o pensano di dover ridurre, ma non trasformano questa percezione in obiettivi verificabili e pratiche stabili.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sonno, algoritmi e percezione di un rapporto problematico</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’81,4% utilizza dispositivi nell’ora precedente il sonno almeno qualche volta e il 45,7% spesso o sempre, con percentuali molto elevate fra i 18-24enni, di cui solo l’1,2% dichiara di non farlo mai; il “mai” sale progressivamente fino al 45,3% degli over 64. Il telefono rimane in camera durante la notte per il 77,5%: il 23,3% lo tiene acceso con notifiche attive, il 37,5% in modalità silenziosa o sonno e il 16,7% spento; mentre il 22,5% lo lascia in un’altra stanza.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Gli utenti riconoscono in larga misura la personalizzazione algoritmica. </strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il 71,7% ritiene che le piattaforme mostrino contenuti coerenti con i propri interessi e il 56,3% che propongano novità capaci di stimolare curiosità. Il 29,7% attribuisce loro un’influenza su opinioni o stati d’animo. Fra i 18-24enni le quote salgono rispettivamente al 91,9%, 73,3% e 60,5%; fra gli over 64 la percezione dei contenuti personalizzati scende al 49,6% e quella dell’influenza al 17,4%. I giovani mostrano dunque maggiore consapevolezza della mediazione algoritmica, ma anche una più forte esposizione ai suoi effetti emotivi e cognitivi.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel complesso, il 65,8% del campione valuta in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali. I livelli più elevati di criticità raggiungono il 41,9% fra i 18-24enni e il 30,2% fra i 25-34enni, per poi scendere nelle fasce d’età successive fino al 28,3% degli over 64, ma in questa fascia è più alta la quota che esprime la valutazione estrema (10,2% molto problematico), probabilmente perché una parte degli anziani sperimenta difficoltà specifiche di adattamento.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il 10,4% del campione ha cercato un aiuto professionale per problemi legati all’uso delle tecnologie (il 2,5% è attualmente in terapia e il 7,9% lo è stato in passato) mentre il 20,8% non lo ha fatto ma ci ha pensato. Nel complesso, il 31,2% ha quindi avuto un contatto con la questione della cura, almeno come possibilità. Fra i 18-24enni la quota sale al 43% e fra i 25-34enni al 38,4%; la maggioranza, tuttavia, continua a ritenere di non averne bisogno.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le aree del disagio</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Gli incroci fra percezione di problematicità e comportamenti consentono di individuare un profilo coerente. Chi considera il proprio rapporto con il digitale problematico controlla più spesso le notifiche al risveglio rispetto a chi non avverte problematicità (56,5% contro 49,2%), cerca aggiornamenti anche senza avvisi (61,4% contro 47,2%), interrompe altre attività per controllare il telefono (45,2% contro 23,6%) e ha provato più frequentemente a ridurre l’uso senza riuscirvi (40,6% contro 21%). Il 46,9% del gruppo critico non riesce a disconnettersi senza disagio, rispetto al 26,4% di chi non percepisce problemi.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Queste relazioni vengono confermate anche nelle domande sulla frequenza di adozione di comportamenti a rischio. Fra chi definisce problematico il rapporto, il 51,5% usa spesso o sempre lo smartphone più a lungo del previsto, contro il 29,9% del gruppo non critico; le difficoltà frequenti di concentrazione riguardano il 39,9% contro il 15,7%; l’irrequietezza quando non è possibile controllare il telefono il 41,9% contro il 16%; l’uso dei Social per alleviare emozioni negative il 36,3% contro il 18,2%; l’ansia per la batteria scarica e la sensazione di sprecare tempo il 44,2% contro il 23,9% e il 23,2%; la difficoltà a disconnettersi il 39,6% contro il 15,7%.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel gruppo critico il 36,7% segnala un peggioramento del benessere psicologico, contro il 13,1% fra chi non avverte problematicità; il giudizio negativo sulle relazioni passa dall’8,4% al 20,2%, sulla produttività dall’11,2% al 23,1%, sugli hobby dal 10% al 21,8% e sulla qualità di vita dal 10,6% al 27,4%. Per una parte degli utenti la problematicità non è quindi soltanto una sensazione astratta, ma si accompagna alla percezione di conseguenze concrete.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anche il rapporto con i Social risulta più intenso e ambivalente fra coloro che si riconoscono nell’area critica: il 46,7% si sente fuori dal mondo reale, rispetto al 22,6% degli altri; il 50,2% avverte un bisogno continuo di collegarsi, contro il 23,7%; il 48,9% si sente meno solo e il 49,3% più libero di esprimersi, contro il 27,3% e il 28,1%. Allo stesso tempo, il 33,2% si sente inferiore rispetto alle vite mostrate dagli altri, contro il 15%.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nonostante i segnali di consapevolezza, raramente questa si traduce in effettiva richiesta di aiuto: solo il 44,8% di chi reputa problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali non ritiene di aver bisogno di aiuto, ma è attualmente in terapia il 5% è attualmente in terapia e il 15,2% lo è stato, mentre il 35% ha pensato di rivolgersi a un professionista senza farlo.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alcune considerazioni conclusive</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’indagine conferma che il digitale è ormai una dimensione ordinaria dell’esperienza e che non sarebbe realistico contrapporre una vita online a una vita reale: lavoro, relazioni, informazione, servizi e intrattenimento si svolgono in continuità fra i due ambienti. La questione centrale non riguarda dunque la presenza della tecnologia, ma il grado di autonomia con cui viene utilizzata e la capacità di riconoscerne benefici, costi e meccanismi di funzionamento.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il principale fattore di differenziazione è l’età: le fasce d’età più giovani presentano maggiore competenza, intensità e varietà d’uso, ma anche più automatismi, pressione sociale, ricorso alle piattaforme per regolare le emozioni e difficoltà di disconnessione. Gli anziani hanno un coinvolgimento inferiore, ma sono più vulnerabili sul piano delle competenze, della sicurezza e dell’accesso ai servizi. Il titolo di studio aggiunge una frattura educativa: la carenza di capacità digitali riduce la possibilità di informarsi, formarsi, proteggersi e risolvere autonomamente i problemi, trasformando il divario digitale in una forma di esclusione sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La consapevolezza dei rischi è elevata, ma non sufficiente a modificare i comportamenti. Pur riconoscendo i rischi di fake news, aggressività, privacy, modelli superficiali e uso eccessivo, gli italiani monitorano raramente il tempo online e adottano poche strategie strutturate.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sul lavoro, la cultura della reperibilità continua e della rapidità di risposta sembrano limitare il diritto alla disconnessione, portando a forme di tecnostress specie nelle categorie professionali più “connesse” e digitalizzate, aggravate dalla difficoltà a gestire la rapida evoluzione delle tecnologie necessarie al lavoro.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La responsabilità non può essere attribuita soltanto agli utenti e ad una presunta incapacità di autoregolazione: l’architettura stessa delle piattaforme digitali – feed infiniti, notifiche, raccomandazioni personalizzate, metriche di approvazione e rinforzi intermittenti – è progettata per massimizzare coinvolgimento e permanenza. Servono quindi trasparenza degli algoritmi, limiti alle pratiche persuasive, tutele rafforzate per minori e soggetti vulnerabili, strumenti di controllo semplici e predefiniti, responsabilità delle piattaforme rispetto ai contenuti dannosi e alle conseguenze dei propri sistemi di raccomandazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">In un contesto in cui il digitale è destinato ad accrescere la sua pervasività nell’esperienza umana quotidiana, l’obiettivo non può essere quello di limitare o contrastare la diffusione delle tecnologie digitali, ma di governarne l’impatto riducendo le disuguaglianze, tutelando le vulnerabilità e valorizzando le potenzialità. Non è una partita che si può giocare solo sul piano normativo, ma una sfida culturale ed educativa che richiede di ripensare il rapporto tra innovazione e benessere dotando le persone – in particolare le generazioni più immerse nell’ambiente digitale – degli strumenti cognitivi, emotivi e relazionali necessari per vivere la dimensione digitale con consapevolezza, dignità e libertà.</span></p>
<table class="m_6140988488120336207mcnTextContentContainer" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td class="m_6140988488120336207mcnTextContent" valign="top">
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Dopo l’iscrizione al sito,</span><a href="https://eurispesufficiostampa.voxmail.it/nl/pvysc5/whixtb/zfz73l2/uf/1/aHR0cHM6Ly9ldXJpc3Blcy5ldS9yaWNlcmNhLXJhcHBvcnRvL3RlY25vbG9naWUtZGlnaXRhbGktZS1zYWx1dGUtbWVudGFsZS1pbmRhZ2luZS0yMDI2Lw?_d=B80&amp;_c=896389c8" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eurispesufficiostampa.voxmail.it/nl/pvysc5/whixtb/zfz73l2/uf/1/aHR0cHM6Ly9ldXJpc3Blcy5ldS9yaWNlcmNhLXJhcHBvcnRvL3RlY25vbG9naWUtZGlnaXRhbGktZS1zYWx1dGUtbWVudGFsZS1pbmRhZ2luZS0yMDI2Lw?_d%3DB80%26_c%3D896389c8&amp;source=gmail&amp;ust=1788337050687000&amp;usg=AOvVaw0gjwlACdBZykQ0MUXe3c2U"> <u data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">l’indagine integrale è visualizzabile cliccando qui.</u></a></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p dir="ltr">
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/01/salute-mentale-e-tecnologie-digitali-i-nuovi-dati-dellindagine-eurispes/">Salute mentale e tecnologie digitali: i nuovi dati dell’indagine Eurispes</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>L’indipendenza tecnologica europea nello scenario globale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/06/lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 07:36:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La crescita della Cina nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili. Roberto Sciarrone ne ha parlato con Roberto Pasca di Magliano, direttore di SFIDE La vera forza di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/06/lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale/">L’indipendenza tecnologica europea nello scenario globale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La crescita della Cina nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili. Roberto Sciarrone ne ha parlato con Roberto Pasca di Magliano, direttore di SFIDE</em></p>
<p>La vera forza di un paese e di un continente, oggi, si misura nella capacità di saper innovare, investire e moltiplicare le risorse. Lo scorso 6 dicembre 2022, in occasione della presentazione a Bruxelles del report <strong>I-Com</strong> dal titolo <em>“Fast track to EU Strategic Autonomy. Speed check for digital, green and health”</em>, è stato illustrato il posizionamento dell’Unione Europea nel contesto globale. Diversi gli spunti di interesse, in particolar modo le iniziative decise dalle istituzioni per rafforzare la competitività e conseguire l’autonomia strategica europea rispetto al resto del mondo nei settori energia, salute e digitale. In un mondo che va sempre più veloce qual è la dimensione europea oggi? <strong>Ne abbiamo parlato con Roberto Pasca di Magliano</strong>, Direttore della School of Financial Cooperation and Development SFIDE di UnitelmaSapienza. <strong>Per almeno un paio di decenni gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno assistito alla tumultuosa avanzata cinese nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili.</strong><strong>Quali prospettive? </strong>Si, esattamente, Stati Uniti e Unione Europea non hanno colmato ancora questo evidente gap con la Cina, impegnandosi poco nel disegno di efficaci politiche industriali orientate al sostegno della ricerca, delle produzioni ad alto contenuto tecnologico e al contenimento di consumi dipendenti dalle importazioni da Paesi a regimi autocratici. <strong>Dopo la fine dell’economia pianificata succeduta alla fine dell’Unione Sovietica, l’Occidente si è adagiato sulla speranza che il libero mercato – grazie al principio della concorrenza – avrebbe prima o poi influenzato anche le istituzioni autoritarie verso un cammino ispirato alla libera democrazia. Questa previsione è stata smentita dalla realtà?</strong> Sì. Il mercato è cinico e, come tale, è capace di adattarsi a qualsiasi sistema, anche alle dittature più rigide e capaci di trarne maggiori benefici proprio per la loro capacità di controllare i costi del lavoro. Ed è proprio la capacità di “sfruttare” le forze del libero mercato a proprio vantaggio che ha permesso alla Cina di attrarre investimenti nei settori dell’elettronica avanzata (semiconduttori, batterie, micro chips, reti telefoniche, intelligenza artificiale, maxi computer). <strong>Lo scorso anno la Cina ha superato gli Usa come primo partner commerciale dell’Unione europea.</strong><strong> Cosa ne pensa?</strong> Il sorpasso è avvenuto a seguito di un aumento delle importazioni dalla Cina del 5,6%, per un totale di 383,5 miliardi di euro, e di un incremento delle esportazioni europee del 2,2% (202,5 miliardi di euro). L’export italiano è cresciuto del 3,7% a fronte di un balzo dell’import di ben il 54,4%: un saldo negativo causato da un forte incremento dell’import di prodotti elettronici ed elettrici, strategici per l’economia. Peraltro, la Cina va rafforzando i legami commerciali con la Russia, da cui importa petrolio, gas, carbone e materie agricole ed esporta, non sono beni di consumo, ma anche diversi tipi di macchinari industriali. All’opposto le importazioni dagli Stati Uniti sono diminuite del 13,2% scendendo a 202 miliardi di euro e le esportazioni hanno registrato una flessione dell’8,2% attestandosi sui 353 miliardi di euro. Anche se il fenomeno pare attenuarsi per effetto dei condizionamenti politici che spingono le imprese verso un <em>reshoring</em>, molte multinazionali americane ed europee hanno trasferito parte della loro produzione in Cina che si è avvantaggiata del know-how tecnologico facendola diventare, tra l’altro, leader della produzione di auto elettriche con una quota pari al 30% del totale (UE 20%, Usa 7%), delle energie rinnovabili e delle componenti elettroniche ed elettriche. <strong>L’Italia in Cina. Quali i numeri?</strong> L’Italia è presente in Cina con circa 2.300 imprese che impiegano più di 60mila lavoratori e generano un fatturato di almeno 5 mld €. I settori di maggiore interesse sono la meccanica e il tessile. Gli investimenti diretti cinesi, nonostante l’ostruzionismo verso la Lituania, le controversie sui brevetti e il congelamento del <em>Comprehensive Agreement on Investment</em> nel 2022, sono cresciuti del 3% (96 mld €) e continuano a crescere; dai porti, alla sanità, all’<em>automotive</em>, a molti comparti strategici. Guardando all’Italia, la State Grid Corporation è in Cdp Reti, società che racchiude le quote di controllo di Snam, Italgas e Terna e investe in infrastrutture strategiche nei settori del gas e dell’energia elettrica. <strong>Naturalmente professore, a seguito della pandemia e della successiva guerra in Ucraina lo scacchiere internazionale è andato via via modificandosi, frammentandosi in nuove alleanze che vedono i paesi occidentali, spesso, confusi in primi al loro interno. Tutto questo si traduce in politiche estere spesso insicure a vantaggio di nuove alleanze. </strong>Lo scenario mondiale di “potenze contrapposte” è andato ulteriormente deteriorandosi a seguito alla pandemia e ancor più con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le autocrazie, sostenute da cinici oligarchi, hanno alzato il tiro inasprendo la dipendenza tecnologica dell’Occidente e quella energetica dell’UE ed ostacolando la ricerca di compromessi con le liberal-democrazie. Gli Stati Uniti reagiscono scegliendo la via del protezionismo. Con <em>l’Inflation Reduction Act</em> (370 mld $) e la manovra aggiuntiva del <em>Chips Act</em> (69 mld $) intendono agire sul <em>reshoring</em> e ancor più sull’attrazione di nuovi investimenti strategici nella transizione tecnologica concedendo generosi aiuti sia a consumatori sia ad imprese nei settori high-tech strategici (pannelli solari, turbine eoliche, batterie e altre componenti per i veicoli elettrici), purché l’intera filiera sia realizzata negli Stati Uniti o anche in Canada e Messico. <strong>La globalizzazione subirà un rallentamento? </strong>Pensare ad uno stravolgimento della globalizzazione è seriamente difficile, e peraltro non auspicabile, ma attuare politiche industriali capaci di accrescere l’indipendenza tecnologica ed energetica è diventata oggi una necessità per riscattare le democrazie dall’aggressività delle autocrazie. <strong> </strong>La globalizzazione ha spinto alla creazione di un unico grande mercato mondiale nel quale potessero circolare capitali, merci, servizi ed informazioni, ma ha anche accresciuto l’interdipendenza tra intere zone del pianeta. Grazie alle tecnologie digitali si esaspera liberalizzazione del mercato, che spinge alla de-regolazione economica e alla delocalizzazione della produzione verso paesi ove costi per unità di prodotto sono più bassi.<strong>Protagoniste sono le multinazionali che delocalizzano, anche parte della produzione, verso paesi </strong><strong>dotati di capacità tecnologiche anche se caratterizzati da bassi standard di tutela del lavoro</strong><strong>. Cosa ne pensa?</strong> Globalizzazione e concorrenza hanno reso disponibili prodotti e servizi a prezzi più bassi, ma hanno anche accresciuto la dipendenza tecnologica da paesi governati da autocrazie e dittature.  <strong> </strong>Queste in sintesi le ragioni che rendono necessaria e urgente un’efficace politica industriale europea capace di concedere sussidi alla crescita delle tecnologie strategiche, dalla R&amp;S agli investimenti in comparti digitali ed energetici.Obiettivi e strumenti di un’efficace politica industriale europea, da sviluppare in una prospettiva di stretta collaborazione con gli Stati Uniti, devono rispettare la sostenibilità economica, sociale, istituzionale ed insieme accrescere l’indipendenza energetica e tecnologica. <strong>E poi c’è il Next Generation Eu?</strong>Determinante il programma di aiuto varato dalla UE il 14 dicembre 2020, tradotto in programmi nazionali (PNRR) – ai nuovi obiettivi di indipendenza tecnologica ed energetica. Inoltre per contrastare la concorrenza cinese e rispondere efficacemente alla pioggia di sussidi americani, la UE annuncia un <em>Green Deal Industrial Plan</em> inteso a rinnovare il quadro normativo a sostegno a sostegno dello sviluppo sostenibile (<em>Net-Zero Industry Act</em>) e far leva in una prima fase su risorse esistenti (<em>REPowerEU, InvestEU, Innovation Fund</em>) cui dovrebbe seguire la costituzione di un fondo comune – <strong><em>European Sovereignty Fund</em></strong><strong> – </strong>per sostenere gli investimenti nella transizione energetica e tecnologica  a favore di imprese più promettenti sul piano tecnologico e più redditizie. Se, quindi, non è possibile né auspicabile contrastare la globalizzazione perché generata da tecnologie e non da scelte politiche, pandemia e guerra insegnano che non si può lasciar fare solo al mercato ma occorre un ruolo guida dello Stato per disegnare adeguate ed efficaci politiche industriali tra paesi affini, uniti da valori comuni.</p>
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		<title>Bullismo e digitale. L’insostenibile leggerezza dell’essere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 20:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="734" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-300x172.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-1024x587.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-768x440.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-1170x671.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-585x335.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>di Biagino Costanzo, Dirigente d’azienda e Socio AIDR Si è appena celebrata, lo scorso 7 febbraio, su iniziativa del MIUR, la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Argomenti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="734" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-300x172.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-1024x587.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-768x440.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-1170x671.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/D09F1476-C24C-488D-AAC3-E7A70D2B6E86-585x335.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Biagino Costanzo, Dirigente d</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">azienda e Socio AIDR</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Si </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">appena celebrata, lo scorso 7 febbraio, su iniziativa del MIUR, la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Argomenti questi gi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">approfonditi, ma ancora, in questo caso, repetita iuvant.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Lo sappiamo, la digitalizzazione </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sempre pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">protagonista nel nostro vivere quotidiano, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">elemento essenziale non solo in ambito lavorativo e di studio ma </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">intrinseco nella interazione sociale con gli altri. </span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Uno degli aspetti positivi </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">la possibilit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di comunicare istantaneamente con altre persone siano essi familiari, amici, colleghi o anche estranei, sempre e in tutto il mondo.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ancor di pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">in questo momento storico, dove sia gli addetti ai lavori che non, spingono per una giusta, utile, maggiore e capillare diffusione digitale in tutto il territorio nazionale, la rete </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">una utile occasione di socialit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">e comunicazione, molte volte di soccorso immediato per chi </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">in difficolt</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, di velocit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di informazione, ma non possiam</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> assolutamente permettere che sia contemporaneamente la porta d</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ingresso per mali altrettanto subdoli, dolorosi e talvolta molto peggiori che nascondono problematiche pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">significative e, tralasciando la cyber sicurezza intesa in modo complessivo, argomento gi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">esaminato (</span></span><a href="https://www.aidr.it/digitalizzare-si-ma-senza-sacrificare-lhuman-factor/"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">https://www.aidr.it/digitalizzare-si-ma-senza-sacrificare-lhuman-factor/</span></span></a><span class="s7"><span class="bumpedFont15">) , uno dei mali che sta assumendo contorni sempre di maggior rilievo, pericolosit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ed importanza </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">il bullismo virtuale o come </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">stato per prima definito dal professore canadese Bill Belsey, il  </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">cyber bullismo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ovvero manifestazioni violente realizzate da un singolo o da un gruppo per provocare danno, intimidire coetanei incapaci di difesa. Tutte vittime di shitstorm.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">A seguito dell</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">emergenza sanitaria negli ultimi due anni si </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">discusso molto di come reprimere e come prevenire questo bieco fenomeno aumentato in una fase in cui con l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">incremento della Dad nelle scuole si </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">assistito a numerose denunce di un uso scorretto di piattaforme digitali dove anche i docenti sono diventati bersaglio di insulti e scherno non solo da parte dei propri studenti ma anche per opera di terzi che condividendo il link della lezione ne approfittavano per colpire, offendere e denigrare.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">È </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di questi giorni la notizia che finalmente, dopo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">…</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">8 anni, altra vergogna, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">arrivata la sentenza in primo grado che ha condannato tal Mario Abignente, di 49 anni, a 10 anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale e stalking.  Sui social ha adescato una quindicenne fingendosi uno studente di 29, quando l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ha convinta ad incontrala davanti all</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">istituto superiore dove la ragazza studiava, l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ha portata in una struttura abbandonata nella periferia romana e ha abusato di lei.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ma questa </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">solo una goccia nel mare. Centinaia sono i casi dove il web porta morte basti pensare al  Blue Whale, al Jonathan Galindo, al  Blackout Game in cui la metamorfosi dell</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">individuo non lascia via di scampo.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Questi nuovi burattinai sono in grado di percepire e sfruttare il disorientamento e la vulnerabilit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">dei giovani ragazzi per affermare la propria onnipotenza sulla rete, utilizzata come palcoscenico di spettacolarizzazione della morte.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il tornaconto in questo caso non </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">il denaro, ma sfrutta lo stesso </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sottilissimo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">vizio capitale: la superbia, vettore di ostentazione per il disprezzo altrui.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">In quali lacune si insidia la manipolazione? Pu</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ò </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">la rete, da sola, ipnotizzare a tal punto la mente di un individuo? </span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Nei casi simili a quello citato, nell</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">analizzare i comportamenti dei giovani, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">emersa una ricorrente introversione ed una tendenza a passare molto tempo in solitudine, al cellulare, con la comparsa di lesioni sulle braccia (tagli, graffi) giustificati con le scuse pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">banali.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Come spesso accade, l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">esposizione mediatica dei fatti di cronaca legati ai cosiddetti </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">giochi della morte</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, non innalzano il livello di attenzione nei giovani, ma per un qualche contorto meccanismo, ne stimolano la curiosit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">e la partecipazione.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ecco allora che anche quei ragazzi apparentemente pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">forti e sicuri di s</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, diventano le fragili vittime di questi novelli creatori di gang che partono via social a convocare, per esempio, appuntamenti per </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sfogare</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">una inquietudine ormai non pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">derubricabile alla irrilevanza e ci ritroviamo le tante risse che si susseguono nelle piazze del nostro Paese.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Tutto questo con le famiglie un po</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’ “</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">distratte</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">diciamo. La sempre pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">scarsa attenzione di molti genitori e degli </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">adulti</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">che non parlano pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, davvero, con i propri figli, ha come risultato l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">indifferenza e la disattenzione verso gli stati di umore dei giovani, con l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">errata convinzione che la costante interazione con la tecnologia possa sopperire alle conversazioni padre-figlio.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">È </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">facile scaricare la responsabilit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, come spesso avviene, su tutto il resto del mondo: la scuola, le istituzioni e la societ</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">intera, pur di rimanere cechi sulla propria superficiale trascuratezza.  </span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">La crescente preoccupazione circa i numerosi episodi di cyberbullismo, ha portato necessariamente il Legislatore ad affrontare il tema e dopo un lungo iter, nel 2017 </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">stata approvata la Legge 29 maggio 2017, n. 71, recante </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Le pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">recenti statistiche confermano la crescita esponenziale del fenomeno del cyberbullismo e la necessit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di apportare strumenti di prevenzione e sensibilizzazione</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s2"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online della Polizia di Stato</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, ha segnalato che nel 2021 </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">avvenuto un significativo incremento dei casi di</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">sfruttamento sessuale </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">dei minori</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">adescamento online. ha coordinato 5.515 indagini con un incremento del 70% in pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">rispetto al 2020, all</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">esito delle quali sono state eseguite oltre 1.400 perquisizioni ( 87% in pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">rispetto all</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">anno precedente). Sono state 137 le persone arrestate (+98% circa rispetto al 2020) e 1400 le persone denunciate (+17% rispetto al 2020).  </span></span></p>
<p class="s12"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">attivit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di prevenzione </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">stata eseguita analizzando oltre 29 mila siti internet, 2.539 dei quali oscurati perch</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">recanti caratteristiche </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">pedopornografici.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Non sottovalutabile </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">anche il considerevole aumento dei fenomeni di sextortion aumentati del 54% rispetto al 2020 e</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">revenge porn</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">con un incremento del 78%; gli agenti hanno trattato oltre 500 casi denunciando oltre 1.400 persone.</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Sin da subito emerge l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">intenzione di predisporre una definizione pi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ampia possibile di cyberbullismo ricomprendendovi </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">qualunque forma di pressione, aggressione,  molestia,   ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">identit</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento  illecito  di  dati personali in danno  di  minorenni,  realizzata  per  via  telematica, nonch</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">la diffusione di contenuti on line aventi  ad  oggetto  anche uno o  pi</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">componenti  della  famiglia  del  minore  il  cui  scopo intenzionale e predominante sia quello di  isolare  un  minore  o  un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco  dannoso, o la loro messa in ridicolo</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s2">
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Non ci stancheremo mai di ripetere che l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">universo dei social </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">questo, un orizzonte che a guardarlo tutto insieme </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">puro caos, un formicaio impazzito di cui per</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ò </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">nessuno se ne accorge, sono convinti di stare davanti al mondo intero ma i social solo estremamente pulviscolari, per loro stessa natura, non si osservano nel loro insieme, ma suddivisi in tanti piccoli pezzetti, ciascuno chiuso nella sua propria bolla, nel suo frammento di puzzle.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">È </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">proprio per questo che, calati improvvisamente nella complessit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">del reale che ha, in s</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, il </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">difetto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">proprio della continuit</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">spazio-temporale, ci si trova nel caos, disorientati, deboli, incapaci di risposte. Insomma, una cosa </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">on line, altra </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">confrontarsi con la realt</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, affrontare i problemi, metterci il cuore e la testa guardare negli occhi il proprio simile e non riguarda certo solo i ragazzi ma soprattutto gli adulti (!?).</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">In gioco vi sono la civilt</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, il progresso sociale, il senso umano del condividere gioie e dolori, la vita in generale.</span></span></p>
<p class="s5">
<p class="s5">
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		<title>Competenze digitali e formazione degli studenti, approfondimento a Digitale Italia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/26/competenze-digitali-e-formazione-degli-studenti-approfondimento-a-digitale-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=competenze-digitali-e-formazione-degli-studenti-approfondimento-a-digitale-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 14:24:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3280" height="1260" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig.png 3280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-300x115.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1024x393.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-768x295.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1536x590.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-2048x787.png 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1920x738.png 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1170x449.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-585x225.png 585w" sizes="(max-width: 3280px) 100vw, 3280px" /></p>
<p>I risultati del progetto europeo promosso da Aidr Nel prossimo futuro le competenze digitali saranno imprescindibili nel mondo del lavoro. Ad oggi però in Italia si registra ancora un forte&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3280" height="1260" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig.png 3280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-300x115.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1024x393.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-768x295.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1536x590.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-2048x787.png 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1920x738.png 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-1170x449.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/dig-585x225.png 585w" sizes="(max-width: 3280px) 100vw, 3280px" /></p><p><strong>I risultati del progetto europeo promosso da Aidr</strong></p>
<p>Nel prossimo futuro le competenze digitali saranno imprescindibili nel mondo del lavoro. Ad oggi però in Italia si registra ancora un forte ritardo sul fronte della formazione dei nostri ragazzi. In che modo la scuola può colmare il gap esistente, in quali ambiti disciplinari si può intervenire? A Digitale Italia puntata dedicata ai temi della formazione e delle competenze digitali. Ospiti del format web di Aidr, Rosario Fondacaro e Fulvio Benussi, due soci dell’Associazione Italian Digital Revolution, che fanno parte del team di formazione del progetto Re-Educo, iniziativa della Commissione Europea, volta a promuovere negli Stati membri un nuovo approccio alla formazione digitale degli studenti. Durante la puntata saranno analizzati i risultati fin qui raggiunti dal progetto europeo nelle scuole italiane che hanno aderito all’iniziativa.</p>
<p>Puoi vedere la puntata qui <a href="https://www.aidr.it/competenze-digitali-il-progetto-re-educo-per-lin-formazione-degli-studenti-video/">https://www.aidr.it/competenze-digitali-il-progetto-re-educo-per-lin-formazione-degli-studenti-video/</a></p>
<p>Puoi ascoltare la puntata qui  <a href="https://www.aidr.it/competenze-digitali-il-progetto-re-educo-per-lin-formazione-degli-studenti/">https://www.aidr.it/competenze-digitali-il-progetto-re-educo-per-lin-formazione-degli-studenti/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Eurovisioni 2019, la XXXIII edizione chiude con un appello al recupero della sovranità digitale e culturale dell’Europa</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2019/10/20/eurovisioni-2019-la-xxxiii-edizione-chiude-con-un-appello-al-recupero-della-sovranita-digitale-e-culturale-delleuropa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=eurovisioni-2019-la-xxxiii-edizione-chiude-con-un-appello-al-recupero-della-sovranita-digitale-e-culturale-delleuropa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 15:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Eurovision]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1632" height="942" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329.jpeg 1632w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-300x173.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-768x443.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-1024x591.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-1170x675.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-585x338.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1632px) 100vw, 1632px" /></p>
<p>Eurovisioni 2019, due giornate di dibattito all&#8217;Accademia di Francia a Roma Successo anche per le anteprime Rai &#8220;Tutto il giorno davanti&#8221; e i film tv internazionali da Francia, Germania e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2019/10/20/eurovisioni-2019-la-xxxiii-edizione-chiude-con-un-appello-al-recupero-della-sovranita-digitale-e-culturale-delleuropa/">Eurovisioni 2019, la XXXIII edizione chiude con un appello al recupero della sovranità digitale e culturale dell’Europa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1632" height="942" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329.jpeg 1632w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-300x173.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-768x443.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-1024x591.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-1170x675.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/F8214F83-0181-4144-A952-E539ABF5E329-585x338.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1632px) 100vw, 1632px" /></p><h4>Eurovisioni 2019, due giornate di dibattito all&#8217;Accademia di Francia a Roma</h4>
<h4>Successo anche per le anteprime Rai &#8220;Tutto il giorno davanti&#8221; e i film tv internazionali da Francia, Germania e Spagna, presentate in anteprima a Palazzo Farnese ed a Villa Medici</h4>
<p>La trentatreesima edizione di <strong>Eurovisioni</strong> si è conclusa con un grande appello comune a riguadagnare la “sovranità digitale e culturale” dell’Europa.</p>
<p>Un appello lanciato dai partecipanti alla giornata internazionale di Eurovisioni delle due giornate di dibattito all&#8217;Accademia di Francia a Roma, cosi come echeggiato dalle <strong>proiezioni di 4 fiction europee</strong> (Italia &#8211; RAI, Francia-France Télévisions, Germania-ZDF e Spagna-RTVE) <strong>presentate in anteprima a Palazzo Farnese ed a Villa Medici</strong>.</p>
<p>Lo ha espresso con grande chiarezza nel suo intervento conclusivo di sabato <strong>Jean-Noel Tronc</strong>, Direttore Generale della SACEM (la SIAE francese), che &#8211; nel presentare il suo volume appena edito da Seuil in Francia (“<strong>Et si on recommençait par la culture?</strong>”) &#8211; ha invitato l’Europa, i suoi governanti ma anche i suoi cittadini, a preservare la propria identità culturale messa in pericolo dalla tempesta congiunta della trasformazione digitale e della globalizzazione.</p>
<p>Lo stesso messaggio emerso dalla <strong>giornata internazionale, promossa insieme ad AGCOM</strong>, in cui il presidente <strong>Cardani</strong>, insieme al Presidente della RAI, <strong>Foa</strong>, al presidente dell’<strong>ERGA</strong> (le autorità di regolazione europee), ai rappresentanti del governo francese e dell’autorità di controllo francese (<strong>CSA</strong>) hanno tutti invitato i legislatori italiani in primis, e quelli degli altri paesi europei ad agire presto e bene.</p>
<p>Principale fonte di preoccupazione di tutti gli oratori presenti (<a href="http://customer158.musvc2.net/e/t?q=A%3dLYM%26J%3dL%26H%3dHaLZ%264%3dfRYLc%26F%3dB9RA_Lf1k_Wp_Plwe_Z1_Lf1k_VuCFL4T4MxM9C.rM8_Lf1k_VuB0Q3J05s_Plwe_Z1VOYT_Lf1k_VuxmsVzVqbi-d9v5pxP.Ny0%26s%3dKFMAAM.HtR%264M%3dFfRaF" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vedi programma</a>) è la presenza delle <strong>piattaforme internet globali</strong> (tutte rigorosamente non europee: da Google a Facebook, da Twitter ad Amazon, da Netflix ad Alibaba) che hanno goduto fino ad oggi di condizioni di estremo favore. Grazie al loro status non europeo, infatti, hanno potuto beneficiare di tasse estremamente ridotte (in media del 3% sui loro profitti contro il 45% imposto alle imprese italiane e francesi), del non rispetto delle regole sulla privacy, del non assoggettamento alle regole europee in materia di quote di produzione e di contributi alla produzione nazionale. Numerose procedure di infrazione sono state aperte in diversi paesi europei ed alcune multe miliardarie sono state comminate sino ad oggi (ma nessuna o quasi risulta ancora pagata), mentre &#8211; a causa di questa concorrenza irregolare &#8211; il settore europeo dei media è da anni in crisi e sta procedendo a massicci licenziamenti, piani sociali e chiusure.</p>
<p>Un rischio che si sta estendendo alche al settore della produzione cinematografica e televisiva, come denunciato dai rappresentanti delle imprese dei media presenti al dibattito: oltre alla già citata RAI; anche da <strong>Giuliano Berretta</strong>, di Oberon media e Presidente A.H. di Eutelsat; da <strong>France Télévisions</strong> e dal gruppo di imprese italiane rappresentate dalla <strong>Fondazione Technomedia</strong> (partner e sponsor di Eurovisioni 2019) e dai membri di <strong>Confindustria Radio e TV</strong> (Mediaset, La 7, emittenti locali).</p>
<p>La sfida e l’invito urgente ai Governi ed ai parlamenti di Italia e Francia è quella di t<strong>rasformare subito le numerose direttive e raccomandazioni europee approvate nell’ultimo anno a Bruxelles in leggi nazionali coerenti e armonizzate</strong>: dalla revisione della direttiva “Tv senza frontiere” (oggi chiamata Servizi Media Audiovisivi) alla Direttiva sul Diritto d’autore su Internet alle raccomandazioni in materia di lotta alla disinformazione.</p>
<p>I tempi sono stretti (la direttiva SMA &#8211; Servizi media audiovisivi deve essere convertita in legge entro settembre 2020, quella sul diritto d’autore entro giugno 2020) e la strada si annuncia tutta in salita. Lo ha spiegato bene il rappresentante del governo francese, <strong>Jean Baptiste Gourdin</strong>, che ha denunciato la pressione esercitata da Google la scorsa settimana. Non appena il governo francese ha anticipato in legge l’obbligo per le piattaforme commerciali di pagare delle royalties ai giornali francesi per l’utilizzo dei loro titoli, Google ha subito annunciato che non intende pagare le somme dovute e che preferisce ,invece, sospendere la pubblicazione dei titoli dei giornali francesi sul suo motore di ricerca. La querelle probabilmente finirà in tribunale, ma &#8211; come ha sottolineato Michel Boyon &#8211; presidente di Eurovisioni nel suo intervento di chiusura &#8211; tutto dipende da quanto faranno gli altri paesi europei. “Se tutti i paesi adotteranno la direttiva europea introducendo questo obbligo nelle leggi nazionali quanto prima &#8211; ha dichiarato &#8211; allora anche le piattaforme Internet non avranno altra scelta che adeguarsi. Se, invece, qualche paese UE adotterà delle leggi meno chiare e più “morbide”, allora il rischio che comportamenti di questo tipo si estendano, diventerà assai alto”.</p>
<p>Un esempio assai chiaro di cosa intendesse dire Jean Noel Tronc nel suo discorso citato in apertura, con l’invito a “ristabilire la sovranità culturale europea”.</p>
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<p>Per approfondire, si prega consultare i documenti che verranno pubblicati sul sito</p>
<p><a href="http://customer158.musvc2.net/e/t?q=A%3dAaN%26J%3dA%26J%3dIaAb%265%3dfGaMc%265%3dD09k7qRz_Ng1Z_Yq_Payf_Zp_Ng1Z_XvU7S.uS2KBG3E5Ls.E0%26B%3dwQ9TmX.4C4%26E9%3dYHcMY" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.eurovisioni.it</a> nei prossimi giorni nella sezione “download”.</p>
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<p>Si consiglia inoltre di leggere lo studio sull’importanza dell’industria creativa nell’economia italiana, al sito: <a href="http://customer158.musvc2.net/e/t?q=8%3d2YT%26G%3d2%26H%3dOX2Z%26A%3dc8YSZ%26v%3dBFOq_LmxQ_Ww_MRwl_Wg_LmxQ_V2RxQ.5ObF56dL16uCH6.fO_DvTt_NAe5FD-jH-EDoN1Nj_LmxQ_V2%269%3dnOEQdV.6b5w00u%26CE%3dV9aSV" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.italiacreativa.eu/dati-in-sintesi/</a></p>
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<p>e gli estratti dal libro di Tronc a questo <a href="http://customer158.musvc2.net/e/t?q=8%3dKXO%26G%3dK%26G%3dJXKY%266%3dcQXNZ%26E%3dAAO0L_9vms_J6_Btju_L9_9vms_IAxKzQy.06J1Ev.89F_9vms_IA9IvI_Btju_M9z9_Btju_M7Hw5wGCNxZ3EAM7v6u4rdSnAju7AT-ctx6xiKM%26u%3dHELC8L.GvO%263L%3dHcQZH" target="_blank" rel="noopener noreferrer">link</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2019/10/20/eurovisioni-2019-la-xxxiii-edizione-chiude-con-un-appello-al-recupero-della-sovranita-digitale-e-culturale-delleuropa/">Eurovisioni 2019, la XXXIII edizione chiude con un appello al recupero della sovranità digitale e culturale dell’Europa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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