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	<title>Dino Buzzati Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>L’estetica della sensualità buzzatiana nel romanzo “Un amore”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Romito, giornalista e scrittrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2022 21:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="435" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2.jpeg 774w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Per Antonio Dorigo, protagonista del romanzo di Dino Buzzati “Un amore”, il mondo della case chiuse ha il valore di un frutto proibito. Un mondo avventuroso nel quale calarsi, di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/09/25/lestetica-della-sensualita-buzzatiana-nel-romanzo-un-amore/">L’estetica della sensualità buzzatiana nel romanzo “Un amore”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="435" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2.jpeg 774w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/02FC9630-A9C8-44BA-B77D-B8672C5913B2-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p><p>Per Antonio Dorigo, protagonista del romanzo di Dino Buzzati “Un amore”, il mondo della case chiuse ha il valore di un frutto proibito. Un mondo avventuroso nel quale calarsi, di tanto in tanto, per contrastare le noie alienanti della società borghese. Appare irresistibilmente attratto dalla giovinezza, ma anche da tutto ciò che è popolare. Laide rappresenta non solo il proletariato, ma anche i miti degli anni Sessanta in cui le classi incolte si stavano gettando a capofitto (le auto veloci, i night club, il consumismo montante). Quei miti di cui Buzzati-Dorigo avverte, come una sorta di fascino dell&#8217;orrido, tutta la brutale energia.<br />
Antonio è combattuto: da un lato sente istintivamente che lui e Laide sono predestinati, dall’altro cerca di respingere questa “inconsapevole consapevolezza” rivolgendo le sue attenzioni su donne di “buona famiglia”, come Dede che ha conosciuto a Cortina, oppure come Luisa (personaggio che compare solo nel film).<br />
La trasposizione filmica del romanzo (1965, per la regia di Vernuccio) ci mostra l’ambiente familiare borghese di Dorigo in cui è l’anziana madre a muovere i fili della sua esistenza. Dorigo vive quell’ambiente come protezione ma anche come “gabbia”. È infatti nella casa della signora Ermelina, e soprattutto nei suoi incontri con Laide, che può finalmente essere se stesso, senza timore di essere giudicato.<br />
Dopo il primo incontro con Laide, Dorigo inizia a pensare sempre più spesso a lei. È intenzionato a conoscerla anche al di là della casa della signora Ermelina. Una intenzione che riaffiora con decisione nella versione cinematografica. Infatti nel film si reca appositamente al Teatro alla Scala per assistere alle prove del balletto. Nella versione originale, invece, incontra Laide per caso in quanto anche lui  è coinvolto, in qualità di scenografo, in quella stessa rappresentazione teatrale.<br />
Ed è guardando le ballerine, che si accingono a provare lo spettacolo, che si lascia andare a una considerazione di suggestiva profondità psicologica in direzione di una estetica della sensualità di raffinata bellezza.</p>
<p>«<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Vedendole così vicine, prese dall&#8217;impegno del lavoro, senza trucchi né code di pavone, così semplici e disadorne, nude più che se fossero nude, Dorigo allora capì improvvisamente il loro segreto, il perché da immemorabili secoli le ballerine fossero il simbolo stesso della femmina, della carne, dell&#8217;amore. Il ballo era &#8211; egli capì – un meraviglioso simbolo dell&#8217;atto sessuale. La regola, la disciplina, la ferrea e spesso crudele imposizione, alle membra, di movimenti difficili e dolorosi, il costringere quei giovani corpi verginali a far vedere le più riposte prospettive in posizioni estremamente tese e aperte, la liberazione delle gambe, del torso, delle braccia nelle loro massime disponibilità: tutto questo era per la soddisfazione del maschio. A cui le ballerine, con impeto, con patimento, con sudore, si abbandonavano. E la bellezza stava appunto in questo appassionato e spudorato abbandono. Senza che loro ne avessero il più lontano sospetto, era tutta una ostentazione, un&#8217;offerta, un invito al congiungimento carnale. Quelle bocche socchiuse, quelle bianche e tenere ascelle spalancate, quelle gambe divaricate allo spasimo, quel protendere avanti il petto in atto di olocausto, quasi gettandosi fra le braccia ardenti di un invisibile e insaziabile dio</i>» (da &#8220;Un amore&#8221; di Dino Buzzati).</p>
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		<title>Dino Buzzati e il valore trascendente dell’attesa nel cinquantesimo anniversario dalla morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2022 20:35:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cinquantesimo anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="435" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97.jpeg 774w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>di Stefania Romito, giornalista e scrittrice Sono trascorsi 50 anni dalla morte di Dino Buzzati, uno scrittore che ha fatto della pazienza il tempio della speranza nel vuoto di un’attesa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/09/dino-buzzati-e-il-valore-trascendente-dellattesa-nel-cinquantesimo-anniversario-dalla-morte/">Dino Buzzati e il valore trascendente dell’attesa nel cinquantesimo anniversario dalla morte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">
<b><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333015441895">di Stefania Romito, giornalista e scrittrice</span></b></p>
<p style="font-weight: 400;">Sono<span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> trascorsi 50 anni dalla morte di Dino Buzzati, uno scrittore che ha fatto della pazienza il tempio della speranza nel vuoto di un’attesa in cui illusione e disillusione acquistano valenza di sacralità.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È stato definito lo scrittore “dell’assurdo-reale” nella piena consapevolezza che la letteratura ha il compito di estraniarsi dalla storia per divenire sogno, proiettando il lettore verso un universo fantastico avulso alla cronaca.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-53222" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC.jpeg 774w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Quando uscì il suo capolavoro letterario <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il deserto dei Tartari</em> (pubblicato da Longanesi nel 1940) Buzzati lavorava già da 10 anni come giornalista al Corriere della Sera. Quel lavoro che si logorava in una ripetitività alienante, fatta di monotona routine redazionale, costantemente in attesa di un importante evento, deve avere stimolato in lui la genesi del suo capolavoro. Un racconto incentrato sulla figura del tenente Drogo che, come il giornalista confinato nell’isolamento della sua scrivania, viene inviato all’ultimo avamposto del Regno per vivere il suo destino di solitudine. Come il soldato, anche il giornalista è sottoposto a una rigida gerarchia, a precise regole disciplinari e condannato a svolgere quotidianamente le medesime </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">funzioni ripetitive.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il deserto dei Tartari</span></em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> rappresenta la storia della vita nella “fortezza” del giornale, che promette i prodigi di una solitudine che è vocazione. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dice Buzzati: «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Molto spesso avevo l&#8217;idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell&#8217;esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva». </em></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Buzzati sceglie di dare voce, attraverso la rappresentazione di un mondo militare fantastico, al disagio esistenziale dell’uomo contemporaneo afflitto nella consapevolezza della fugacità di un tempo che scorre inesorabile sull’attesa incessante che un fatto eccezionale dia un senso all’esistenza. Che elevi l’uomo a un destino superiore sollevandolo dalla mediocrità di un “medio destino”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nei romanzi di Buzzati, e forse ancor di più ne <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il deserto dei Tartari</em>, i temi fondanti ricorrono in maniera ossessiva. Il trascorrere del tempo, racchiuso nella sua alienabile ciclicità; la morte, che dà senso alla vita solo come estrema conseguenza di un’azione eroica; l’illusione, che alimenta le speranze dell’uomo e funge da motore trainante nella sua azione propulsiva; la disillusione, che giunge sempre con la sua amara puntualità e infine la solitudine, che colma l’infinito vuoto esistenziale nella perpetua attesa di una prodigiosa circostanza che consenta di mostrare la propria immanente essenza.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La storia è ambientata in un paese immaginario. Una Fortezza distante dalla città. L’ultimo avamposto ai confini settentrionali del Regno. La Fortezza Bastiani domina la desolata pianura chiamata “Deserto dei Tartari”, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici, ormai svuotata della sua importanza strategica. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osservata da lontano, la Fortezza appare a Drogo come una “striscia rettangolare di colore giallastro”. Il colore giallo, ripetuto più volte nel romanzo, è funzionale per connotare il luogo da un punto di vista psicologico associandolo al sentimento di angoscia e all’idea di minaccia che qui assume valore di speranza.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ma è soprattutto nella descrizione che ne fa il protagonista, che possiamo rinvenire quei temi a cui Buzzati doveva tenere maggiormente: il tempo e la solitudine (come ho evidenziato nella mia relazione all&#8217;Università di Milano).<br />
</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">«<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Lungo tutto il ciglione dell&#8217;edificio centrale, delle mura e delle ridotte, si vedevano decine di sentinelle, col fucile in spalla, camminare su e giù metodiche, ciascuna per un piccolo tratto. Simili a moto pendolare, esse scandivano il cammino del tempo, senza rompere l&#8217;incanto di quella solitudine che risultava immensa».</em></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tempo e solitudine, quindi, che segnano i limiti di un’attesa. L’attesa di una vita che si perde dentro gli orizzonti illimitati della speranza. Questi gli elementi che fanno di Buzzati uno scrittore destinato a infinitarsi nelle profondità dell’umana coscienza per rinvenire gli estremi significati del nostro vivere.</span></p>
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