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	<title>Don Giussani Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Nel centenario della nascita di don Luigi Giussani tra sacro e letteratura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 21:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Don Giussani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>“Dialogare con don Luigi Giussani  era sempre una gioia. Ho una stagione del mio vivere legato al suo modello di comparazione tra letteratura e sacro.L’attesa e la speranza erano i&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/B3F5BE0B-7E1F-49D3-AAD3-5A1D254415FA-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“<em>Dialogare con don Luigi Giussani  era sempre una gioia. Ho una stagione del mio vivere legato al suo modello di comparazione tra letteratura e sacro.L’attesa e la speranza erano i nostri riferimenti anche sul piano letterario e non solo teologico. L’attesa e la speranza hanno come punto di incontro, il senso del religioso. Inquieta l’attesa, ma è una dimensione spirituale che avvolge le nostre coscienze”. Pierfranco Bruni, antropologo e scrittore</em></p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
Una formazione tra la teologia e la letteratura filtrata dalla filosofia di quella confessione come genere letterario alla zambraniana dimensione di un confrontarsi con le culture. È una linea portante nel solco di don Luigi Giussani, di cui ricorre quest&#8217;anno il centenario della nascita. Ho una stagione del mio vivere legato al suo modello di comparazione tra letteratura e sacro.</p>
<p>Dialogare con don Luigi Giussani (nato a Desia il 15 ottobre del 1922 e morto il 22 febbraio del 2005 a Milano) era sempre una gioia. Spesso ci trovammo a discutere di Mario Pomilio, Diego Fabbri, Davide Maria Turoldo e poi di San Paolo. Di quel San Paolo al quale ho dedicato un libro. L’attesa e la speranza erano i nostri riferimenti anche sul piano letterario e non solo teologico. L’attesa e la speranza hanno come punto di incontro, e quindi, come punto di riferimento, il senso del religioso. Inquieta l’attesa, ma è una dimensione spirituale che avvolge le nostre coscienze. Le coscienze del linguaggio. Il linguaggio dell’essere e del non essere. Il linguaggio che è spazialità di tempo dentro una visione che va chiaramente oltre il virtuale.<br dir="auto" />Credo che la letteratura possa offrire una chiave di lettura importante e particolare del senso e dell’orizzonte che si vivono nella “stazione” di una spiritualità, che ha voce e destino. Siamo immensi nella letteratura. Siamo partecipanti del dolore che traccia un viaggio indelebile che è fatto dall’uomo e dalla persona. Poi giunse Cesare Pavese.<br dir="auto" />La letteratura parla con la parola della religiosità. Scriveva don Luigi Giussani: “Il senso religioso è la capacità che la ragione ha di esprimere la propria natura profonda nell’interrogativo ultimo, è il locus della coscienza che l’uomo ha dell’esistenza”.<br dir="auto" />Lo sguardo dell’uomo è lo sguardo, appunto, dell’attesa che, vivendola senza pazienza, potrebbe trasformarsi in disperante solitudine. Due concetti forti: la solitudine e la disperazione.<br dir="auto" />La ricerca di Dio. La memoria di Cristo. Vivono la letteratura nella letteratura. Don Giussani: “La forma quotidiana della decisione per l’esistenza è il ricordo del destino che ogni cosa ha, che è uno solo, il mistero di Dio, è il ricordo che questo mistero è diventato un uomo. Perciò, la forma quotidiana della decisione per l’esistenza è vivere la memoria di Cristo”.<br dir="auto" />Lo scavo della (nella) letteratura che trova attraversamenti su queste sponde porta direttamente a Cesare Pavese. Quel Pavese che ha vissuto e interiorizzato un dostoeschiano modello dell’inquieto esistere, e che non ha mai dato una ragione di senso alla morte sentita come attrazione della fine.<br dir="auto" />Quel Pavese, in modo particolare, che ha chiesto, sino agli ultimi istanti di vita, di superare la solitudine in una parola di consolazione e di pazienza affinché potesse giungere un barlume di luce, di Grazia, di ancoraggi.<br dir="auto" />Pavese: “Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia”.<br dir="auto" />Don Luigi Giussani stabilisce proprio con Pavese un colloquiare e dice che è mancato in Pavese ciò che potesse colmare lo spazio inevitabile tra l’attesa e la pazienza. Quando questo spazio comincia a creare una strada nella vita e negli scritti di Pavese, la luce è diventata molto fievole e quella fede che lo avrebbe potuto salvare lo trova già disperso. Disperso e non smarrito. Disperso in quel gorgo muto che è l’inevitabile nulla. Ma Pavese portava nella sua parola e nel suo sguardo un senso religioso che diventa incisivamente pietas.<br dir="auto" />Nel venir meno l’appiglio al religioso subentra l’abisso. O meglio non raggiungere il filo del sacro il vuoto si dichiara. E nell’abisso è scivolato pur tendendo le mani verso l’attrazione nei confronti della salvezza. In quale significato di non senso è precipitato Pavese? Eppure le sue ultime parole hanno un versamento che va oltre il nulla, e cercano di concentrarsi in un monito di ricerca di speranza.<br dir="auto" />Ho sempre cercato di individuare, nei miei scritti su Pavese, questo bisogno di speranza o la necessità della dissolvenza del nulla per aggrapparsi alla speranza che si sottolinea in molti passaggi dei suoi romanzi. Pavese, ho avuto modo di affermarlo, è sempre al limite della speranza – sacralità e poi giungono le distrazioni, le infinite distrazioni.<br dir="auto" />Don Giussani parla infatti di un venir meno di quella esigenza che è “la totalità dello sguardo dell’umana coscienza”. Anche nel religioso linguaggio dello scrittore ci sono delle opzioni tragiche. Ma ci sono opzioni religiose nel linguaggio e nell’essere tragico dello scrittore?<br dir="auto" />Pavese viveva la ricerca di Dio ma è andato oltre. Ecco: “La massima sventura è la solitudine; tant’è vero che il supremo conforto – la religione – consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera è lo sfogo come con un amico”.<br dir="auto" />In Pavese i due estremi di queste domande si sono scontrati creando un conflitto estetico ed esistenziale. Infatti, l’inquieto in Leopardi, don Giussani medita su ciò, non giunge a toccare il “gorgo muto” perché in Leopardi il senso del religioso non è così contrastante come nella vita di Pavese.<br dir="auto" />Tanto contrastante da diventare un cortocircuito tra destino e profezia. Così è stato il paesaggio trasgressivo di Pavese.<br dir="auto" />Don Giussani: “L’estremo lembo dell’audacia è amare umilmente se stessi”.<br dir="auto" />Il destino e la profezia. Nei suoi romanzi e nelle sue poesie ultime la consolazione giungeva sempre come solitudine. La solitudine era consolazione. Pavese si è posto le domande care a don Giussani: “… per che cosa vale la pena che io viva? Qual è il significato della realtà? Che senso ha l’esistenza?”.<br dir="auto" />Ha risposto a tali suoi interrogativi il Pavese sia del romanzo “La casa in collina” (religiosa attrazione verso il sacro) sia, soprattutto, il Pavese di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” (penitente accoglienza della morte – fine).<br dir="auto" />Gli occhi? Quegli occhi che ha sempre cercato e che non ha trovato o non ha avuto la pazienza di aspettare quegli Occhi. Il rischio della pazienza consiste nel non saper raccogliere l’attesa nella speranza. Forse è qui che bisognerebbe scavare per dare un senso all’uomo e allo scrittore Cesare Pavese. Oltre il mito e molto più vicini al sacro.<br />
Un viaggio che resta nei solchi del destino – memoria. Furono incontri importanti con don Giussani tra Roma e Milano. A Roma quando discutemmo con Francesco Grisi, Antimo Negri, Ettore Paratore di Sacro nella Letteratura. Sembrano passati anni lunghi in questo tempo che, rispetto a quel contesto, si è completamente trasformato. È rimasta la memoria ma soprattutto sono rimaste le testimonianze e gli esempi. Sono questi che tramandano valori in un intreccio tra il depositato dell&#8217;immaginario e la realtà. L&#8217;uomo, comunque, rimane quel terribile personaggio in rivolta che vive tra la caduta e il sottosuolo e la rinascita. Il dostoevskijano don Giussani ci legge il destino di Ivan Karamazov, ma ci consegna la contemplazione rivoluzionaria di Alioscia. Le discussioni al Sindacato Libero Scrittori tra Augusto Del Noce e Luigi Giussani avevano al centro quella volontà del sacro degli scrittori cristiani volenti o nolenti.</p>
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