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	<title>Donald Trump Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il Papa dice no a Trump: quando la pace non può diventare un “format”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 18:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Il rifiuto del Vaticano di entrare nel “Board of Peace” non è uno scontro personale: è una scelta di metodo, di diritto internazionale e di responsabilità morale Il rifiuto non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/20/il-papa-dice-no-a-trump-quando-la-pace-non-puo-diventare-un-format/">Il Papa dice no a Trump: quando la pace non può diventare un “format”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/7FDC7D96-D233-4318-A9E1-E88BEAE0D55F-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/7FDC7D96-D233-4318-A9E1-E88BEAE0D55F-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/7FDC7D96-D233-4318-A9E1-E88BEAE0D55F-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/7FDC7D96-D233-4318-A9E1-E88BEAE0D55F-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><strong><em>Il rifiuto del Vaticano di entrare nel “Board of Peace” non è uno scontro personale: è una scelta di metodo, di diritto internazionale e di responsabilità morale</em></strong></p>
<p>Il rifiuto non è un “no” a una persona. È un “no” a un’idea di pace che rischia di diventare un marchio, una cabina di regia, una scorciatoia. E quando la Santa Sede dice no, raramente lo fa per impulso: lo fa per indicare un confine, per ricordare che esistono regole, luoghi, responsabilità.</p>
<p>In questi giorni il Vaticano ha comunicato che non parteciperà al “Board of Peace” voluto da Donald Trump: un organismo presentato dalla Casa Bianca come piattaforma per gestire la ricostruzione di Gaza e, progressivamente, altri dossier internazionali. La frase che ha pesato più di tutte è arrivata dalla voce che di solito parla quando la Chiesa decide di stare dentro la storia senza farsi assorbire dalla politica: il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato. Il punto, in sostanza, è questo: le crisi globali si affrontano nel quadro del multilateralismo, e il riferimento resta l’ONU. Il resto, per il Vaticano, “lascia perplessi”.</p>
<p>La notizia è diventata immediatamente un caso mediatico, perché tocca almeno tre nervi scoperti del nostro tempo: la guerra come cronica normalità, la diplomazia che si trasforma in marketing, e la tentazione – sempre più diffusa – di sostituire le istituzioni con piattaforme costruite attorno al potere di turno. Il rifiuto del Papa, letto così, non è una chiusura: è un avviso. È la richiesta, quasi ostinata, di non chiamare “pace” ciò che è soltanto gestione del dopo, se prima non si affronta la radice del conflitto.</p>
<p>Per capire la portata di questo “no” bisogna guardare bene cosa sia, oggi, questo Board. Secondo quanto riportano diverse fonti internazionali, l’iniziativa nasce come un tavolo politico-diplomatico guidato dagli Stati Uniti, con un’agenda che nella sua prima riunione a Washington ruota attorno a un piano di ricostruzione e a un pacchetto di impegni finanziari. Trump lo ha presentato anche come alternativa o correttivo al sistema ONU, in continuità con una linea già nota di diffidenza verso le Nazioni Unite. In quelle ore, tra annunci e promesse, si parla di miliardi, di governance, di forze di stabilizzazione, di piani urbanistici. In altre parole: del “dopo”.</p>
<p>Ma la pace non è il “dopo” messo in ordine. La pace, quando è vera, è un processo in cui la giustizia smette di essere una parola decorativa. E qui il Vaticano vede il rischio: che un organismo nato con logiche politiche, e guidato da un singolo leader, finisca per diventare un luogo di legittimazione più che di composizione. Non basta mettere insieme 20 punti, una cifra tonda di miliardi, un video promozionale, e chiamarlo pace. Il Papa, in questo senso, non “rifiuta Trump”: rifiuta l’idea che la pace possa essere amministrata come un brand, con un comitato di amministrazione e una regia centralizzata.</p>
<p>È qui che la diplomazia vaticana mostra la sua grammatica: parlare poco, ma posizionare bene le parole. “Non partecipiamo” significa: non ci prestiamo. Non mettiamo la firma, non entriamo in un dispositivo che potrebbe essere interpretato come endorsement. Perché il Vaticano, quando entra, lo fa sapendo che ogni presenza diventa simbolo. E un simbolo, nel mondo polarizzato di oggi, viene immediatamente arruolato.</p>
<p>Dall’altra parte, la reazione americana è stata tutt’altro che neutra. In Italia, Euronews riporta le parole della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha definito la decisione vaticana “deeply unfortunate”, molto spiacevole, mentre a Washington la prima giornata del Board vedeva l’Italia presente in forma di osservatore con il ministro Antonio Tajani. Un passaggio che rivela quanto la vicenda sia diventata, rapidamente, anche un tema di equilibri interni europei e di posizionamenti dei governi.</p>
<p>Tajani, infatti, ha difeso la partecipazione italiana come osservatore, sostenendo che “non si può disertare la discussione” e ribadendo che Gaza tocca la sicurezza nazionale. Lo ha fatto in Parlamento, lo ha ribadito nelle ore successive, e l’ANSA riporta anche la sua necessità di respingere l’accusa di “inginocchiarsi” agli Stati Uniti. In mezzo, l’Italia prova a tenere insieme due fedeltà: la relazione atlantica e la sensibilità vaticana. Ma non sempre le due cose coincidono, e questo episodio lo mostra in modo quasi didascalico.</p>
<p>Ora, la domanda che molti si fanno è: perché proprio adesso un “no” così netto? Perché proprio su questo tema? La risposta non sta solo nella geopolitica, ma anche nella visione della Chiesa sul diritto internazionale. Proprio mentre il Board nasceva, Papa Leone XIV – nell’omelia del Mercoledì delle Ceneri – ha usato un’immagine durissima: la guerra che riduce il diritto internazionale “in cenere”. È una frase che non è decorazione liturgica: è la fotografia di un mondo in cui le regole vengono consumate da interessi, vendette, alleanze variabili. In un simile contesto, il Vaticano teme che ogni struttura “alternativa” finisca per accelerare l’erosione delle regole comuni.</p>
<p>C’è anche un altro livello: quello morale. Reuters e altre testate ricordano come Leone XIV sia stato critico verso alcune politiche di Trump, in particolare sul tema migratorio, e come abbia scelto gesti simbolici forti legati alle rotte del dolore: Lampedusa, frontiere, periferie. Non è un dettaglio: perché quando un Papa parla di migrazioni, parla di carne viva, non di statistiche. E quel punto di vista non è facilmente compatibile con l’idea di una pace “gestita” come pratica di potere.</p>
<p>Il rifiuto, allora, diventa una linea: la Santa Sede non rifiuta la mediazione, rifiuta l’impostazione. Non rifiuta l’idea di ricostruire, rifiuta che la ricostruzione venga usata per scavalcare la questione del diritto e della rappresentanza. E qui entra una delle critiche più pesanti che circolano attorno al Board: il rischio di lasciare ai margini i palestinesi stessi, trasformando Gaza in un progetto senza voce. Anche fonti critiche evidenziano la fragilità di una pace pensata senza chi la subisce.</p>
<p>Non è un caso che diversi Paesi europei abbiano scelto distanza o profilo basso. Reuters racconta la sorpresa francese per la presenza della Commissione europea come osservatrice e la decisione di Parigi di non partecipare, almeno finché l’iniziativa non si riallinea alle cornici ONU. Il messaggio è chiaro: l’Europa teme una diplomazia “privata”, un dispositivo che, pur chiamandosi pace, potrebbe ridefinire le gerarchie internazionali senza mandato.</p>
<p>E poi c’è il paradosso che svela l’anima politica dell’operazione: il Board nasce, almeno in parte, come alternativa all’ONU, ma per funzionare ha bisogno di legittimazioni e presenze simboliche. E il Vaticano, da secoli, è una delle più potenti legittimazioni morali del pianeta. Un Papa seduto a quel tavolo avrebbe comunicato al mondo: “questa strada è credibile”. Il “no” comunica l’opposto: “questa strada, così com’è, non basta”.</p>
<p>C’è chi liquida tutto come una schermaglia tra poteri. Sarebbe un errore. Perché qui si gioca un tema più grande: la differenza tra pace e gestione. La gestione è necessaria, certo. Dopo le bombe, dopo i morti, dopo la fame, serve ricostruire. Ma se la pace diventa soltanto la foto del cantiere, rischia di essere una forma elegante di rimozione. La Chiesa, con tutte le sue contraddizioni storiche, in questo caso richiama un principio che oggi appare quasi rivoluzionario: la pace non può essere imposta dall’alto, né comprata con assegni, né gestita come piattaforma. La pace è riconoscimento reciproco, è diritto, è dignità, è responsabilità condivisa.</p>
<p>E qui entra anche un tema che spesso sfugge: la differenza tra “presenza” e “partecipazione”. L’Italia, come osservatore, prova a tenere un piede dentro e uno fuori: ascoltare, capire, non rompere i canali con Washington, ma neppure mettere una firma che poi diventa vincolo politico. Il Vaticano invece sceglie l’opposto: sta dentro il mondo, ma non dentro quel dispositivo. E lo fa sapendo che, proprio grazie alla sua assenza, costringe tutti a fare i conti con una domanda scomoda: può un organismo nato da una presidenza sostituire – anche solo di fatto – la lenta fatica delle istituzioni multilaterali?</p>
<p>La risposta, per la Santa Sede, è implicita. Non perché l’ONU sia “buona” e il Board “cattivo”, ma perché le regole contano più delle intenzioni. Se apri la strada a strutture parallele, domani altri leader faranno lo stesso: board di pace, board di sicurezza, board di ricostruzione. Ognuno con la propria agenda, ognuno con i propri “amici”, ognuno con il proprio linguaggio. E a quel punto il diritto internazionale non si frantuma in un colpo solo: si sbriciola, pezzo dopo pezzo, fino a diventare un ricordo.</p>
<p>Per questo il caso non è soltanto “Trump contro Papa”. È un tema di architettura del mondo. È il modo in cui si decide chi può convocare, chi può guidare, chi può certificare. Reuters racconta che alla riunione del Board partecipano decine di Paesi, con livelli diversi di rappresentanza. Alcuni mandano leader, altri ministri, altri ambasciatori, altri ancora osservatori. Questa geometria variabile è un indicatore: molte capitali vogliono esserci senza esporsi, vogliono ascoltare senza farsi arruolare.</p>
<p>E l’Europa, su questo, appare divisa. La Francia si è detta sorpresa dalla presenza della Commissione, perché la Commissione non ha un mandato automatico a “rappresentare” gli Stati membri su un tavolo così sensibile. Il punto non è burocratico: è politico. È la paura che l’Unione, già fragile nelle sue sintesi, finisca per essere trascinata in un format americano senza aver discusso e deciso davvero.</p>
<p>Questa frattura è importante, perché Gaza non è soltanto un luogo: è una ferita morale dell’Occidente. Ogni volta che si parla di ricostruzione si parla anche di responsabilità. Chi paga? Chi decide? Chi garantisce? Chi controlla? Chi rappresenta i palestinesi? Chi parla per i bambini, per gli sfollati, per chi non ha più una casa? E soprattutto: chi mette un limite alla logica del “dopo” se il “prima” non viene mai nominato fino in fondo?</p>
<p>Il Vaticano, con la sua scelta, sembra dire: attenzione, perché la ricostruzione non può diventare un modo elegante per evitare la parola “giustizia”. Nel lessico diplomatico, la giustizia è spesso la parola più temuta, perché obbliga a nominare colpe, responsabilità, violazioni. Eppure senza giustizia non c’è pace, c’è solo amministrazione di un equilibrio precario. È qui che la posizione vaticana, al di là delle simpatie e antipatie, assume un valore pedagogico: ricorda che la pace non è un prodotto da consegnare, ma un cammino da garantire.</p>
<p>Qualcuno potrebbe obiettare: ma il Vaticano stesso, nella storia, è stato parte di equilibri e compromessi. Vero. E proprio per questo, quando decide di non partecipare, lo fa sapendo quanto sia facile cadere nella trappola del “male minore”. Qui la trappola sarebbe la più seducente: sedersi al tavolo, dire “noi ci siamo”, sperare di “orientare” dall’interno. Ma orientare dall’interno, spesso, significa essere usati dall’esterno. Il Vaticano sceglie di non prestarsi, e paga il prezzo di essere criticato da chi preferirebbe un Papa “collaborativo” a prescindere.</p>
<p>C’è poi un aspetto quasi spirituale, che però ha conseguenze concrete: la Chiesa non può predicare la pace come conversione del cuore e nello stesso tempo legittimare un modello di pace che somiglia a una gestione geopolitica. Non perché la geopolitica sia sporca, ma perché ha una logica diversa. La fede parla di riconciliazione, la politica spesso parla di deterrenza. La fede parla di perdono, la politica parla di interessi. Tenere insieme questi due livelli è delicato, e proprio per questo il Papa, quando entra, entra con un rigore che ai più appare incomprensibile.</p>
<p>Ecco perché, in controluce, il rifiuto diventa un invito: tornare a una pace che non scavalchi i popoli. Una pace che non riduca le vittime a numeri. Una pace che non trasformi i territori in “progetti”. Una pace che non si faccia fotografare solo nei palazzi, ma che passi per le strade, per gli ospedali, per le scuole, per le famiglie spezzate. È un invito che riguarda anche noi: quando commentiamo questi fatti, stiamo davvero difendendo la pace o stiamo soltanto scegliendo una tifoseria?</p>
<p>In un’epoca di comunicazione istantanea, il rischio è credere che la pace si faccia a colpi di dichiarazioni. In realtà la pace è un lavoro di pazienza: ascolto, negoziato, garanzie, monitoraggi, tribunali, corridoi umanitari, ricostruzioni trasparenti, lotta alla corruzione, riconoscimento politico. Sono parole meno “vendibili”, ma sono le uniche che reggono nel tempo. Se il Board di Trump vorrà davvero essere credibile, dovrà misurarsi con questa sostanza, non con il rumore della sua inaugurazione.</p>
<p>E qui si apre una possibilità che vale la pena custodire: il “no” del Vaticano può costringere il Board a maturare. Può spingerlo a cercare una cornice ONU, a includere più voci, a chiarire mandato, trasparenza, limiti. Può diventare un contrappeso, un freno utile, una domanda che impedisce l’autocelebrazione. In questo senso, il rifiuto non è distruzione: è discernimento.</p>
<p>Perché la pace, alla fine, non è una bandiera da sventolare. È una responsabilità da portare. E ogni responsabilità vera chiede anche il coraggio di dire: “così no”. Non per opporsi, ma per proteggere. Non per dividere, ma per impedire che la parola “pace” venga svuotata.</p>
<p>Se c’è una luce da tenere accesa in questa storia, è questa: la diplomazia, quando è autentica, non serve a vincere. Serve a salvare. Salvare vite, salvare futuro, salvare un pezzo di umanità possibile. E forse il Papa, con questo rifiuto, ci sta ricordando proprio questo: che la pace non è l’evento di Washington, non è il comunicato stampa, non è la cifra in miliardi. La pace è la scelta quotidiana di non ridurre l’altro a nemico, e di costruire istituzioni che reggano anche quando i leader cambiano.</p>
<p>Nel mondo “in fiamme” di cui ha parlato Leone XIV, la vera notizia non è che il Vaticano ha detto no a Trump. La vera notizia è che qualcuno, ancora, prova a difendere l’idea che esista un bene comune globale, una grammatica condivisa, una casa fragile chiamata diritto internazionale. Non è perfetta. Ma è l’unica che abbiamo. E se vogliamo che non diventi cenere, dobbiamo smettere di cercare scorciatoie e ricominciare a pretendere processi.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>La politica pone fine all’amore fra Musk e Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 19:55:47 +0000</pubDate>
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<p>di Domenico Maceri* “Amo Donald Trump quanto un eterosessuale può amare un altro uomo”. Così scriveva Elon Musk su X (ex Twitter) lo scorso febbraio. Oggi, però, dopo la rottura&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/09/la-politica-pone-fine-allamore-fra-musk-e-trump/">La politica pone fine all’amore fra Musk e Trump</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>“Amo Donald Trump quanto un eterosessuale può amare un altro uomo”. Così scriveva Elon Musk su X (ex Twitter) lo scorso febbraio. Oggi, però, dopo la rottura tra i due, il 47esimo presidente ha lasciato intendere che potrebbe perfino espellere dagli Stati Uniti l’uomo più ricco del mondo, che ha speso quasi 300 milioni di dollari per aiutarlo a vincere le elezioni. In realtà, il sostegno a Trump è costato ben di più: l’impegno politico di Musk ha causato un crollo del valore della Tesla e ha avuto ripercussioni anche su altre sue aziende.</p>
<p>Dallo scontro avvenuto il mese scorso, Trump e Musk si sono scambiati insulti a raffica. Il patron di Tesla, SpaceX e Starlink ha duramente criticato la manovra di bilancio definendola “un’abominazione disgustosa” che avrebbe danneggiato l’occupazione, aumentato il deficit e il debito pubblico, e colpito l’innovazione – in particolare a causa dell’abolizione dei crediti d’imposta per le auto elettriche. Musk ha inoltre affermato che senza il suo aiuto l’attuale presidente non avrebbe vinto le elezioni, insinuando che Trump meriterebbe l’impeachment. Dal canto suo, Trump ha replicato con toni altrettanto duri, minacciando di annullare i contratti governativi con le aziende di Musk e accusandolo di essere “impazzito” e “un disastro”.</p>
<p>In seguito è sembrata emergere una tregua, anche perché Musk ha riconosciuto di aver esagerato, offrendo delle scuse poco convincenti. Tuttavia, l’annuncio del suo nuovo partito – l’America Party – in questi giorni ha riacceso le tensioni. L’intento dichiarato del nuovo soggetto politico è combattere la corruzione dilagante e superare il sistema bipartitico degli Stati Uniti. Musk ha promesso di impiegare le sue enormi risorse economiche per influenzare le elezioni di midterm del 2026 e quelle presidenziali del 2028. Ha anche annunciato che si vendicherà dei parlamentari repubblicani responsabili dell’approvazione della recente manovra di bilancio firmata da Trump. Tuttavia, il piano dell’America Party appare ancora vago, benché Musk abbia rivelato l’intenzione di concentrarsi su due o tre seggi al Senato e una decina alla Camera. L’obiettivo sembra essere quello di acquisire abbastanza potere da ostacolare Trump, approfittando della fragile maggioranza repubblicana in entrambe le Camere.</p>
<p>L’attuale presidente degli Stati Uniti ha commentato affermando che i partiti minori non fanno parte del sistema americano. Un’affermazione non priva di fondamento, anche se secondo i sondaggi il 58% degli americani sarebbe favorevole alla presenza di un terzo partito. Storicamente, a livello presidenziale, i partiti minori hanno avuto scarsa fortuna, sebbene nel 1992 il libertario Ross Perot ottenne il 19% dei consensi. Vale la pena ricordare, tuttavia, che nelle elezioni del 2024 l’allora candidato Trump riuscì ad allearsi con Robert J. Kennedy Jr., che correva per la presidenza con un partito minore. I due raggiunsero infine un accordo e Kennedy offrì il proprio endorsement a Trump, che lo “ricompensò” nominandolo ministro della Sanità.</p>
<p>Anche Musk ricevette una ricompensa da Trump: per tre mesi gli fu affidata la guida del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, con piena libertà d’azione per tagliare la spesa pubblica. Tuttavia, i risultati ottenuti furono deludenti, nonostante i numerosi danni provocati da tagli indiscriminati.</p>
<p>L’imprenditore sudafricano è considerato da alcuni analisti un genio, e il suo successo economico sembrerebbe confermarlo. Ma per quanto riguarda le sue capacità politiche, il discorso cambia. Persino il nome scelto – America Party – potrebbe rivelarsi problematico, dal momento che nello Stato di New York l’uso del nome “America” e dei suoi derivati è vietato alle elezioni. Da segnalare anche il crescente malcontento tra gli investitori di Tesla per il rinnovato impegno politico di Musk. Il consiglio di amministrazione ha espresso preoccupazione, come dimostra il calo del 7% del titolo Tesla in Borsa dopo l’annuncio del nuovo partito.</p>
<p>I soldi sono parte integrante della politica americana, ma non garantiscono necessariamente il successo elettorale. Lo dimostra l’elezione di un giudice alla Corte Suprema del Wisconsin lo scorso maggio: Musk spese oltre 20 milioni di dollari per sostenere il candidato repubblicano Brad Schimel, che però fu sconfitto dalla democratica Susan Crawford. Considerando il patrimonio di Musk, che si aggira intorno ai 230 miliardi di dollari, non è stata una grande perdita economica. Tuttavia, l’episodio è emblematico del capitalismo sfrenato che consente ad alcuni individui di concedersi ogni capriccio – dai matrimoni veneziani di Jeff Bezos, ai viaggi nello spazio, fino alle ambizioni politiche. Forse ha ragione “il comunista” Zohran Mamdani, vincitore delle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York, che in un’intervista alla NBC ha dichiarato: “I miliardari non dovrebbero esistere”, perché viviamo in un’epoca di “profonda disuguaglianza”.</p>
<p><i>*Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.</i></p>
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		<title>America First, Mondo “Unito”: Il Grande Ritorno del Presidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 14:26:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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<p>Trump 47: Diritti in svendita, alleanze globali in fiamme e il trionfo dell&#8217;ego sulla diplomazia Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti come 47esimo presidente, l’agenda&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="606" height="454" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-25-alle-15.23.46.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-25-alle-15.23.46.png 606w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-25-alle-15.23.46-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-25-alle-15.23.46-585x438.png 585w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></p><p><em>Trump 47: Diritti in svendita, alleanze globali in fiamme e il trionfo dell&#8217;ego sulla diplomazia</em></p>
<p>Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti come 47esimo presidente, l’agenda politica e diplomatica americana si prepara a subire cambiamenti significativi. Questo articolo analizza le principali proposte e il loro possibile impatto.</p>
<p>La nuova amministrazione Trump punta a rafforzare politiche conservatrici, con un’attenzione particolare alla Corte Suprema e alle tematiche sociali. Tra le proposte principali figura una revisione delle normative sull’aborto, con l’obiettivo di imporre restrizioni a livello federale.</p>
<p>In ambito migratorio, l’agenda prevede un ulteriore inasprimento delle regole di ingresso negli Stati Uniti. Tra i punti salienti vi sono il completamento del muro al confine con il Messico e un aumento dei controlli per contrastare l’immigrazione illegale.</p>
<p>La strategia economica di Trump si concentra su politiche protezionistiche, con l’intento di incentivare la produzione interna e ridurre la dipendenza dalle importazioni, in particolare dalla Cina. Sono previsti incentivi fiscali per le imprese e nuove riforme fiscali per favorire la crescita economica.</p>
<p>Queste misure includono tagli alle tasse per le aziende e per i redditi più alti, con l’obiettivo di attrarre investimenti e stimolare l’occupazione.</p>
<p>In politica estera, la presidenza Trump si propone di riaffermare la dottrina “America First”, focalizzandosi sulla protezione degli interessi nazionali. Le relazioni con la Cina saranno un punto cruciale, con l’introduzione di nuove tariffe commerciali per bilanciare il deficit e favorire l’industria americana.</p>
<p>Sul fronte europeo, sono previsti nuovi negoziati commerciali e una revisione dei contributi alla NATO, con l’obiettivo di redistribuire gli oneri finanziari tra gli Stati membri.</p>
<p>Con la Russia, Trump ha indicato l’intenzione di mantenere un dialogo aperto, senza tuttavia escludere interventi mirati in caso di necessità.</p>
<p>L’agenda ambientale della nuova amministrazione include un ridimensionamento delle normative sul clima introdotte dal governo precedente. Saranno promossi investimenti nel settore dei combustibili fossili e delle infrastrutture energetiche tradizionali, con una minore enfasi sulle energie rinnovabili.</p>
<p>Le politiche interne annunciate potrebbero avere conseguenze rilevanti sui diritti civili e sociali. Restrizioni federali sull’aborto e una revisione delle leggi anti-discriminazione potrebbero influenzare significativamente l’accesso ai diritti per le donne e le comunità LGBTQ+. L’inasprimento delle norme sull’immigrazione, inoltre, potrebbe impattare la vita di milioni di persone, sia per quanto riguarda i richiedenti asilo che i lavoratori stranieri.</p>
<p>In ambito giudiziario, l’influenza della Corte Suprema, grazie alla nomina di giudici conservatori, potrebbe consolidare decisioni che limitano i diritti ottenuti negli ultimi decenni, contribuendo a modificare il panorama legale statunitense.</p>
<p>A livello internazionale, la dottrina “America First” potrebbe portare a un progressivo isolamento degli Stati Uniti nelle istituzioni multilaterali. La revisione dei rapporti con la NATO e i partner europei potrebbe ridurre la coesione all’interno dell’alleanza occidentale, mentre l’approccio unilaterale nei confronti della Cina rischia di intensificare le tensioni economiche e militari.</p>
<p>Nel Medio Oriente, il disimpegno dagli accordi multilaterali potrebbe modificare i rapporti di forza tra gli attori regionali, mentre in Asia orientale l’accento sulle tariffe e sulle alleanze bilaterali potrebbe alimentare nuove instabilità.</p>
<p>In ambito climatico, il disimpegno dagli accordi internazionali sul clima potrebbe ridurre la leadership americana nella lotta globale al cambiamento climatico, aprendo spazi per altri attori come la Cina e l’Unione Europea.</p>
<p>Donald Trump torna alla presidenza degli Stati Uniti con un programma che promette cambiamenti significativi in diversi settori. Le sue politiche si concentrano sulla protezione degli interessi nazionali, sul rafforzamento dell’economia interna e sulla ristrutturazione delle relazioni internazionali. Le conseguenze di queste scelte potrebbero ridefinire i diritti civili e sociali all’interno del Paese e alterare gli equilibri geopolitici globali, segnando un periodo di transizione per gli Stati Uniti e per il mondo.</p>
<p>Qualunque cosa accada, una cosa è certa: con Trump alla guida, gli Stati Uniti non correranno mai il rischio di annoiarsi. E nemmeno il resto del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Donald Trump Ritorna alla Casa Bianca: Cosa Cambierà in America e nel Mondo con la Sua Vittoria nelle Elezioni 2024</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/06/donald-trump-ritorna-alla-casa-bianca-cosa-cambiera-in-america-e-nel-mondo-con-la-sua-vittoria-nelle-elezioni-2024/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=donald-trump-ritorna-alla-casa-bianca-cosa-cambiera-in-america-e-nel-mondo-con-la-sua-vittoria-nelle-elezioni-2024</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 19:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[presidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5074-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Con la vittoria di Trump, gli Stati Uniti si preparano a un futuro di politiche nazionaliste e isolazioniste che influenzeranno profondamente l’economia, la giustizia e i rapporti globali. Ecco come&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/06/donald-trump-ritorna-alla-casa-bianca-cosa-cambiera-in-america-e-nel-mondo-con-la-sua-vittoria-nelle-elezioni-2024/">Donald Trump Ritorna alla Casa Bianca: Cosa Cambierà in America e nel Mondo con la Sua Vittoria nelle Elezioni 2024</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p class="mh-meta entry-meta">Dopo una corsa elettorale al cardiopalma, Donald Trump ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti per la seconda volta, una vittoria che segna il suo ritorno alla Casa Bianca e che ha scosso gli equilibri interni e mondiali. La sua agenda promette un rinnovato nazionalismo e un ritorno al “America First” che potrebbe ridefinire il ruolo degli Stati Uniti nel mondo, influenzando economia, giustizia e sicurezza a livello globale. Vediamo cosa aspettarsi dalla nuova amministrazione Trump.</p>
<p><strong>1. “America First” e il Rilancio dell’Economia Nazionale</strong></p>
<p>La vittoria di Trump rappresenta una conferma per milioni di americani che sentono il peso della globalizzazione sui loro posti di lavoro e sulle loro prospettive economiche. Trump ha saputo capitalizzare su queste paure e speranze, promettendo un ritorno all’industria nazionale e alla protezione dei confini. Con una politica di tagli fiscali alle imprese e una riduzione delle regolamentazioni, l’amministrazione Trump punta a far crescere l’economia interna, creando posti di lavoro nei settori tradizionali come quello manifatturiero, energetico e minerario.</p>
<p>Tuttavia, questo approccio “America First” potrebbe portare anche conseguenze indesiderate. L’abbandono delle regolamentazioni ambientali, ad esempio, rischia di rallentare il passaggio alle energie rinnovabili e compromettere gli sforzi per combattere il cambiamento climatico. Con il ritiro degli Stati Uniti da accordi globali come l’Accordo di Parigi, si prospetta un rallentamento negli sforzi internazionali per la sostenibilità, con ripercussioni per tutto il pianeta.</p>
<p><strong>2. Immigrazione e Sicurezza ai Confini</strong></p>
<p>Uno dei temi centrali della campagna di Trump è stato il controllo dell’immigrazione. La sua amministrazione è decisa a proseguire la costruzione del muro al confine con il Messico e a intensificare i controlli ai confini, con l’obiettivo di limitare l’ingresso di migranti. Questa politica riflette le preoccupazioni di una larga parte della popolazione americana che vede nell’immigrazione una minaccia per il mercato del lavoro e la sicurezza nazionale.</p>
<p>Tuttavia, questa politica potrebbe comportare una serie di sfide e tensioni. Il messaggio di chiusura verso i migranti potrebbe aggravare le già complesse relazioni con i Paesi dell’America Latina, in particolare con il Messico, e accrescere le tensioni sociali all’interno degli Stati Uniti. L’effetto più immediato sarà probabilmente un incremento dei casi giudiziari relativi all’immigrazione, così come un aumento del costo dei programmi di controllo e sicurezza alle frontiere.</p>
<p><strong>3. Giustizia e Società: Il Consolidamento di una Linea Conservatrice</strong></p>
<p>Trump, durante il suo primo mandato, ha avuto un impatto profondo sul sistema giudiziario, con la nomina di giudici conservatori sia a livello federale che nella Corte Suprema. Ora, con un secondo mandato, ci si aspetta che continui a influenzare la magistratura americana con nomine di orientamento conservatore. Questo potrebbe avere implicazioni durature su temi centrali come il diritto all’aborto, i diritti LGBTQ+ e le leggi sul controllo delle armi, consolidando una visione della giustizia più restrittiva e tradizionalista.</p>
<p>Le conseguenze di queste nomine vanno ben oltre la durata del suo mandato. Le decisioni della Corte Suprema potrebbero influenzare i diritti civili negli Stati Uniti per generazioni, polarizzando ulteriormente una società già profondamente divisa su queste questioni.</p>
<p><strong>4. Politica Estera: Isolazionismo e Nuovi Equilibri Globali</strong></p>
<p>La politica estera di Trump sarà probabilmente dominata da un approccio isolazionista e protezionista. La sua amministrazione ha già annunciato la volontà di ridurre il coinvolgimento in alleanze e trattati internazionali, come la NATO, e di rivedere le relazioni con i partner commerciali, come l’Unione Europea e la Cina. Questo approccio potrebbe tradursi in una riduzione degli impegni militari all’estero, specialmente in Medio Oriente, e in una maggiore attenzione alla difesa nazionale.</p>
<p>Tuttavia, l’isolazionismo di Trump non è privo di rischi. Il ritiro degli Stati Uniti da posizioni strategiche nel mondo potrebbe lasciare un vuoto di potere che altre potenze, come Cina e Russia, sarebbero pronte a colmare. In particolare, la Cina potrebbe sfruttare l’opportunità per espandere la propria influenza in Asia, Africa e America Latina, consolidando la sua posizione come rivale strategico degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>5. Cambiamento Climatico e Politiche Ambientali: Un Passo Indietro</strong></p>
<p>Trump ha sempre mostrato scetticismo riguardo al cambiamento climatico, e il suo ritorno alla presidenza rappresenta una sfida per la comunità scientifica e ambientalista globale. La sua amministrazione ha già dichiarato l’intenzione di ritirarsi da accordi internazionali sull’ambiente e di sostenere le industrie petrolifere e carbonifere, considerate strategiche per l’economia americana.</p>
<p>Questa posizione avrà un impatto non solo sugli Stati Uniti ma sull’intero pianeta. Gli Stati Uniti sono uno dei principali produttori di gas serra, e l’abbandono delle politiche climatiche rischia di vanificare anni di progressi. La comunità internazionale si troverà costretta a rivedere i propri obiettivi di sostenibilità senza il supporto di una delle economie più grandi del mondo.</p>
<p><strong>6. Sicurezza Interna e Diritti Civili</strong></p>
<p>Trump ha sempre sostenuto una linea dura in tema di sicurezza interna. Il suo approccio si riflette in una maggiore libertà per le forze di polizia e nell’adozione di leggi più severe contro i crimini violenti. In un contesto segnato da forti tensioni razziali, questa posizione potrebbe aggravare le divisioni sociali e portare a un aumento delle proteste da parte delle comunità che si sentono discriminate.</p>
<p>Inoltre, il tema della libertà di espressione e del controllo sui social media sarà centrale. Trump ha spesso criticato le grandi piattaforme digitali per la loro presunta censura nei confronti dei contenuti conservatori e ha promesso di introdurre misure per garantire una maggiore “libertà di parola” online. Questa posizione potrebbe portare a scontri tra la Casa Bianca e le grandi aziende tecnologiche, con conseguenze sul panorama dell’informazione e della comunicazione digitale.</p>
<p><strong>Conclusione: Il Futuro degli Stati Uniti e del Mondo sotto Trump</strong></p>
<p>La vittoria di Donald Trump nelle elezioni del 2024 rappresenta un ritorno a una politica più conservatrice, nazionalista e orientata all’interno. Questo significa una maggiore enfasi sulla sicurezza, una politica economica protezionista e un approccio meno cooperativo sul fronte internazionale. Gli Stati Uniti, sotto la sua guida, rischiano di allontanarsi dai propri alleati storici, assumendo un ruolo più isolato nello scenario globale.</p>
<p>Per il resto del mondo, il ritorno di Trump alla Casa Bianca rappresenta una sfida significativa. L’Europa potrebbe dover affrontare da sola questioni come la sicurezza e la gestione delle migrazioni, mentre la Cina e la Russia potrebbero vedere un’opportunità per espandere la loro influenza. Sul piano ambientale, la mancanza di un impegno statunitense per il clima rischia di compromettere gli sforzi globali per contrastare il riscaldamento globale.</p>
<p>In definitiva, il secondo mandato di Trump ci consegna un’America determinata a rafforzare il proprio potere ma anche meno disposta a guidare il mondo verso soluzioni comuni. Le ripercussioni della sua vittoria si faranno sentire non solo negli Stati Uniti, ma in ogni angolo del pianeta, segnando una nuova era di incertezza e di ridefinizione degli equilibri globali.</p>
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		<title>Le Elezioni Presidenziali USA: Harris vs Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 06:17:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Kamala Harris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="299" height="168" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4079.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>La Sfida che Ridefinirà il Futuro degli Stati Uniti Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti rappresentano uno degli eventi politici più significativi a livello mondiale, e la sfida tra Kamala&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Sfida che Ridefinirà il Futuro degli Stati Uniti</em></p>
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<p>Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti rappresentano uno degli eventi politici più significativi a livello mondiale, e la sfida tra Kamala Harris e Donald Trump segna un punto cruciale per la democrazia americana. Questa competizione è carica di significati storici e politici che riflettono profonde divisioni ideologiche e sociali all’interno del paese. è fondamentale esaminare le dinamiche in gioco, le strategie elettorali, e il contesto in cui queste elezioni si svolgono.</p>
<p>Un Confronto di Stili e Visioni</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-74740" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/harris-1.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></figure>
</div>
<p>Da una parte, Kamala Harris, attuale vicepresidente degli Stati Uniti, rappresenta il Partito Democratico, simbolo di progressismo e inclusione sociale. Harris, la prima donna di origini afroamericane e sudasiatiche a ricoprire una carica così elevata, si propone come la continuatrice delle politiche di Joe Biden, puntando su una piattaforma che enfatizza la giustizia sociale, l’uguaglianza razziale, e il rafforzamento dei diritti civili. La sua candidatura incarna una visione di un’America inclusiva, con un forte impegno verso le questioni climatiche e la riforma sanitaria, eredità dell’amministrazione Biden-Harris.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-full"><img decoding="async" class="wp-image-74738" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/trump-2.jpeg" alt="" width="199" height="253" /></figure>
</div>
<p>Dall’altra parte, Donald Trump, ex presidente e figura centrale del Partito Repubblicano, è il simbolo di un movimento populista e nazionalista che ha scosso le fondamenta della politica americana negli ultimi anni. La sua campagna elettorale è caratterizzata da un ritorno ai temi classici del “Make America Great Again”, con una forte enfasi sul controllo dell’immigrazione, la riduzione della burocrazia governativa, e il ripristino di una politica economica basata sull’indipendenza energetica e il protezionismo commerciale. La sua retorica, polarizzante ma efficace, ha cementato una base elettorale molto leale, composta prevalentemente dalla classe lavoratrice bianca e dalle comunità rurali.</p>
<p>Il Sistema Elettorale Americano: Una Sfida di Equilibri</p>
<p>Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si basano su un complesso sistema elettorale, il Collegio Elettorale, che determina il risultato in base ai voti dei singoli Stati. Ogni Stato ha un numero di grandi elettori proporzionale alla sua popolazione, e il candidato che ottiene la maggioranza dei voti popolari in uno Stato, in genere, si aggiudica tutti i grandi elettori di quello Stato. Questo sistema rende particolarmente rilevanti gli Stati cosiddetti “battleground”, come la Pennsylvania, la Florida e il Wisconsin, dove il margine tra Democratici e Repubblicani è molto ridotto, e che spesso decidono l’esito delle elezioni.</p>
<p>La campagna di Harris si concentra proprio su questi Stati, cercando di replicare la strategia vincente di Biden nel 2020, quando è riuscito a riconquistare la “Blue Wall” del Midwest. D’altra parte, Trump punta a riprendersi questi Stati, facendo leva su temi come l’economia post-pandemica, l’inflazione e la sicurezza dei confini, con l’obiettivo di riaccendere il suo elettorato di base.</p>
<p>Temi Centrali della Campagna</p>
<p>Uno dei temi più discussi è l’economia. L’amministrazione Biden ha affrontato sfide economiche significative, tra cui la ripresa dalla crisi del COVID-19 e l’inflazione, che rimane una preoccupazione per molti americani. Harris si propone come garante della continuità delle politiche economiche dell’amministrazione, puntando su investimenti nelle infrastrutture, nella transizione energetica e nella riduzione delle disuguaglianze sociali. Trump, dal canto suo, critica duramente la gestione democratica dell’economia, accusando Biden e Harris di aver aggravato i problemi economici del Paese, e promettendo un ritorno alle politiche di deregolamentazione e taglio delle tasse che hanno caratterizzato il suo primo mandato.</p>
<p>Un altro tema cruciale è quello della giustizia sociale e delle relazioni razziali. Harris ha sempre fatto della lotta per l’uguaglianza uno dei suoi cavalli di battaglia, proponendo riforme in ambito di giustizia penale, istruzione e assistenza sanitaria. Trump, al contrario, mantiene una posizione più dura sulla criminalità, promettendo di ristabilire “law and order” nelle città americane, molte delle quali hanno visto proteste e disordini durante il suo primo mandato e nel periodo post-pandemia.</p>
<p>Il cambiamento climatico è un altro fronte su cui i due candidati si scontrano. Harris sostiene la necessità di un’azione immediata per contrastare il riscaldamento globale, con investimenti massicci nelle energie rinnovabili e nella sostenibilità. Trump, invece, continua a negare la gravità del cambiamento climatico e sostiene il settore dei combustibili fossili, vedendolo come cruciale per l’indipendenza energetica e la crescita economica.</p>
<p>Le Sfide del Post-Trumpismo</p>
<p>Una questione sottostante a questa competizione è il futuro del “trumpismo”. Trump ha trasformato profondamente il Partito Repubblicano, spostandolo verso una politica più populista e nazionalista. La sua candidatura nel 2024, sebbene continui a raccogliere un forte sostegno, rappresenta anche una sfida per il futuro del partito. Se dovesse perdere, ci si chiede se il partito cercherà di tornare a un conservatorismo più tradizionale o se seguirà la linea populista tracciata da Trump.</p>
<p>Per il Partito Democratico, la sfida è altrettanto grande. Harris, nonostante sia una figura centrale nell’amministrazione Biden, dovrà convincere gli elettori che può essere una leader forte e capace di portare avanti un’agenda progressista in un Paese fortemente diviso. La sua candidatura è anche una prova per il futuro del progressismo americano, in un momento in cui il partito è diviso tra la sua ala più moderata e quella più radicale.</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Le elezioni presidenziali tra Kamala Harris e Donald Trump sono più che una semplice competizione tra due candidati: rappresentano un confronto tra due visioni radicalmente diverse dell’America. Da un lato, un approccio progressista, inclusivo e incentrato sulla giustizia sociale; dall’altro, una visione nazionalista, che pone la sicurezza e l’indipendenza economica al centro dell’agenda politica. Qualunque sia l’esito, queste elezioni plasmeranno il futuro della politica americana per molti anni a venire.</p>
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		<title>Trump messo al tappeto dal fact-checking e da Harris</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 17:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Kamala Harris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1069" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953-300x272.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953-1024x928.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953-768x696.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953-1170x1061.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3953-585x530.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>di Domenico Maceri “Una partita di tre contro uno. Una situazione truccata, come avevo previsto. Credo che la Abc dovrebbe perdere la licenza”. Così Donald Trump dopo il recente dibattito&#8230;</p>
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<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“<span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Una partita di tre contro uno. Una situazione truccata, come avevo previsto. Credo che la Abc dovrebbe perdere la licenza”. Così Donald Trump dopo il recente dibattito con Kamala Harris a Philadelphia. Nonostante l&#8217;attacco alla rete televisiva che ha condotto lo scontro fra i due candidati l&#8217;ex presidente ha sostenuto di avere avuto la meglio. Trump si è presentato nella cosiddetta spin room, la sala dove rappresentanti delle due campagne si rendono disponibili ai media, per annunciare un&#8217;altra delle sue balle. Ha detto di avere vinto il dibattito secondo sondaggi senza però citarli. Secondo lui, ha vinto in alcuni sondaggi con il 90%, altri con il 60%, 72%, 71% e 98%. Incalzato dalle domande di quali sondaggi si tratta lui non risponde e scappa via.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Un sondaggio istantaneo della Cnn però, con ovvi limiti, ci informa che Harris ha invece vinto (63 a 37 percento), ribaltando le cifre del dibattito fra Trump e Joe Biden del 27 giugno scorso (67 %-33%). Tutti gli analisti hanno confermato il sondaggio della Cnn. La Harris è riuscita a fare qualcosa di unico—mettere Trump al tappeto con la sua performance la quale è stata aiutata però dal fact-checking dei due conduttori David Muir e Linsey Davis.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Rispondendo a una domanda sul tema dell&#8217;immigrazione Trump ha ripetuto le sue solite esagerazioni di tutti i problemi causati dai nuovi arrivati. Ha sottolineato ciò che lui vede come un&#8217;invasione dal confine col Messico. Nel dibattito ha aumentato la posta asserendo che nella città di Springfield, Ohio, i migranti haitiani rubano gli animali domestici degli americani per mangiarli. La fake news era apparsa in qualche post di Facebook e poi è stata ripresa da J. D. Vance, il vice di Trump. Muir, uno dei due moderatori della Abc, ha corretto Trump in diretta citando Karen Graves, un&#8217;ufficiale di Springfield che “non ci sono notizie credibili” per confermare l&#8217;asserzione. La Harris è rimasta silenziosa ad osservare mostrando però un sorrisetto, suggerendo che questo tipo di balle stia squalificando Trump da divenire presidente.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Un&#8217;altra asserzione completamente falsa è emersa nella discussione sull&#8217;aborto. Trump ha ripetuto che i democratici credono all&#8217;aborto e favoriscono anche l&#8217;uccisione dei bambini dopo la nascita. La conduttrice Linsey ha immediatamente corretto dicendo che in nessuno Stato è legale uccidere i bambini.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">In un altro caso durante una domanda sulla sanità Trump ha detto che Obamacare, la riforma approvata durante l&#8217;amministrazione di Barack Obama, è terribile. Incalzato da quale sarebbe la sua proposta Trump è riuscito a dire che “ha dei concetti” sul suo piano. In effetti, ha interrotto il conduttore, lei “non ha un piano”.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Trump non è abituato al fact-checking. Ecco come si spiega il fatto che lui possa fare affermazioni esagerate, spesso non veritiere, come ha fatto nel dibattito con Joe Biden. In quel caso i due conduttori della Cnn Jake Tapper e Dana Bash si limitarono semplicemente a fare le domande senza replicare e senza tentare di correggere le affermazioni false di Trump. Spettava a Biden farlo, il quale però si rivelò debolissimo e incapace di contrastare le energiche e visibilmente convincenti menzogne del suo avversario.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Il fact-checking ha sbilanciato Trump ma anche la condotta della sua avversaria lo ha messo in difficoltà. La Harris ha iniziato abilmente il dibattito avvicinandosi a lui non appena apparsi sul palco, stringendogli la mano. L&#8217;iniziativa della Harris ha mandato un messaggio: io sono in comando qui. Ciò si è anche dimostrato nel corso del dibattito dove la candidata democratica è riuscita ad adescare il suo avversario, pungendolo e facendogli dimostrare la mancanza di autocontrollo. Allo stesso tempo lei si è presentata con risposte adeguate dando chiari segnali che lei sarebbe presidenziale mentre il suo avversario ha dimostrato i suoi 78 anni, confermati dalle sue risposte relativamente incoerenti.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Più di 67 milioni di americani hanno visto il dibattito, 16 milioni più di quello tra Biden e Trump nel mese di giugno. La Harris ha portato in porto il suo compito presentandosi come rappresentante del futuro, dipingendo il suo avversario come il passato. I dibattiti raramente hanno un forte impatto negli esiti delle elezioni ma offrono un confronto su quale dei due individui merita di guidare il Paese. </span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">I sondaggi nei prossimi giorni ci diranno quale impatto avrà avuto il dibattito. L&#8217;ultimissimo della Reuters-Ipso ci informa che la Harris avrebbe aumentato il suo vantaggio di un punto (47-42%) comparato a quello precedente del 21 al 28 agosto. La campagna della Harris continua a credere che la vittoria a novembre non sarà facile e ha già in programma di continuare a dipingere Trump come inadeguato a un secondo mandato. Non potrà usare un altro confronto faccia a faccia, però, perché Trump ha già annunciato sulla sua piattaforma Truth Social che non ci saranno altri dibattiti.</span></p>
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		<title>Harris e Trump: i piani economici e i loro valori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 15:38:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-senza-titolo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-senza-titolo.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-senza-titolo-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>di Domenico Maceri* “È il piano di Maduro. Sembra emergere direttamente dal Venezuela o l&#8217;Unione Sovietica”. Con queste parole Donald Trump ha descritto il piano sull&#8217;economia annunciato dalla sua avversaria&#8230;</p>
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<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
“<span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">È il piano di Maduro. Sembra emergere direttamente dal Venezuela o l&#8217;Unione Sovietica”. Con queste parole Donald Trump ha descritto il piano sull&#8217;economia annunciato dalla sua avversaria Kamala Harris all&#8217;elezione del 5 novembre.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">La Harris si trova leggermente avanti nei sondaggi a livello nazionale e anche in parecchi degli “Swing States”, gli Stati in bilico che determineranno l&#8217;esito finale per la conquista della Casa Bianca. Nel campo dell&#8217;economia e il controllo dell&#8217;inflazione, però, la candidata democratica rimane un po&#8217; indietro poiché gli americani le danno meno fiducia (42% a 48%), un po&#8217; meglio però di come vedevano Joe Biden. </span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Il piano della Harris annunciato in un discorso in North Carolina è stato etichettato come populista per i contenuti. Include un attacco al carovita specialmente il costo dei generi alimentari che negli ultimi anni sono aumentati notevolmente. Questi prezzi più alti colpiscono ovviamente i ceti più bassi. La Harris li controllerebbe mediante azione governativa introducendo multe alle aziende che approfittano per la carenza dei prodotti basici aumentando i prezzi in maniera spropositata.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Per aiutare le famiglie a comprare la prima casa la Harris ha proposto un credito di 25 mila dollari vedendo l&#8217;investimento come ossigeno all&#8217;economia poiché l&#8217;acquisto di una casa include altre spese che stimolano la circolazione del denaro. La Harris cancellerebbe i debiti incorsi in spese mediche e aumenterebbe le detrazioni fiscali fino a 6 mila dollari per le famiglie nel primo anno di vita del figlio. Riattiverebbe il credito di 3.600 dollari per ogni figlio minore iniziato da Biden che scadrà l&#8217;anno prossimo. Mirerebbe anche a ridurre i costi delle medicine ampliando la riduzione del costo di insulina a 35 dollari per coprire tutti gli americani e non solo gli anziani che godono del Medicare, l&#8217;assicurazione medica per gli over 65.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Gli economisti hanno messo in dubbio il controllo dei prezzi sui</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">generi alimentari che sarebbe difficile da implementare. Ciononostante la mossa di Harris è molto popolare con la stragrande maggioranza degli americani, secondo alcuni sondaggi. Come si definirebbero profitti spropositati rimane in dubbio. Alcuni hanno anche notato che non ha incluso aumenti alle tasse per coloro che guadagnano più di 400 mila dollari l&#8217;anno, come aveva proposto Biden. Tutto sommato un piano che riflette i valori della Harris per assistere le famiglie di ceti bassi e di classe media.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Al di là dei suoi attacchi al piano della candidata democratica Trump ha indicato che nella sua nuova amministrazione eliminerebbe l&#8217;inflazione e sistemerebbe l&#8217;economia in modo meraviglioso. Spara sempre grosso ma sembra non capire come funziona l&#8217;economia. Uno dei punti forti secondo lui sarebbero i dazi sugli importi che Trump ha identificato come tasse per i Paesi esportatori che, a dir suo, non avrebbero nessun impatto per i consumatori americani. Tutti gli analisti vedono i dazi come problematici poiché aumenterebbero il costo dei prodotti importati traducendosi in effetti una tassa a tutti gli americani. Avrebbe anche altri effetti negativi poiché i Paesi colpiti da questi dazi controbatterebbero anche loro con dazi ai prodotti importati dagli Usa. Lo abbiamo visto con i dazi imposti alla Cina nel 2018 che eventualmente sono costati miliardi di perdite agli agricoltori americani. Per affievolire il colpo causato dai dazi Trump dovette risarcire gli agricoltori che lo avevano aiutato a vincere l&#8217;elezione due anni prima.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="13pt" data-originalcomputedfontsize="17.333334">Se il piano di Harris si concentra sui ceti bassi e medi Trump non ha fatto un segreto che continuerebbe a ridurre le tasse che beneficiano i più facoltosi. In un incontro con esecutivi dell&#8217;industria petrolifera Trump ha chiesto il contributo di un miliardo di dollari spiegando loro che sarebbe un grande affare considerando i profitti che ne farebbero se lui sarebbe rieletto presidente. Trump ha anche promesso loro di effettuare “i tagli fiscali più grandi della storia”.<br />
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<p class="p1"><span class="s1">I piani economici dei due candidati rappresentano promesse che con ogni probabilità saranno difficilmente messe in pratica indipendentemente da chi sarà eletto a novembre. Ciononostante ci dicono molto sulle priorità e i valori dei due candidati. Al di là di chi sarà alla Casa Bianca, nuove leggi sul bilancio avranno bisogno della cooperazione legislativa. In questo senso i democratici potrebbero avere speranze di conquistare la Camera. Ce lo confermano le dichiarazioni di Mike Johnson, repubblicano della Louisiana e speaker della Camera bassa, il quale ha espresso preoccupazione sulle prospettive di mantenere la maggioranza del suo partito con l&#8217;elezione di novembre. I democratici da parte loro avrebbero difficoltà a mantenere la risicata maggioranza al Senato, al momento 51 vs. 49. Ribaltare due Stati potrebbe dunque consegnare il controllo della Camera Alta alle mani dei repubblicani. Il ritiro di Biden ha però incoraggiato le prospettive dei parlamentari e senatori democratici che vedevano le loro chance di vittoria trascinate verso il basso con Biden in cima alla scheda elettorale. L&#8217;entusiasmo generato da Harris e i sondaggi leggermente favorevoli sembrerebbero promettenti per i democratici.</span></p>
<p align="LEFT"><i>Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.</i></p>
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