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	<title>Europa Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Europa Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>In Medio Oriente l’escalation militare svela l’impotenza della mediazione internazionale e il prezzo pagato dalle missioni sul campo di Domenica Puleio I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p>In Medio Oriente l’escalation militare svela l’impotenza della mediazione internazionale e il prezzo pagato dalle missioni sul campo</p>
<p>di Domenica Puleio</p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili su Israele”, “Netanyahu attacca Beirut, la vendetta iraniana”. La realtà, quella che si consuma sul terreno a cento giorni dall’inizio del conflitto globale tra Iran, Stati Uniti e Israele, possiede una sfrontatezza che la carta stampata non riesce a rincorrere. Nella notte le forze aeree israeliane hanno martellato l’Iran centrale e occidentale, centrando un impianto petrolchimico in risposta a undici missili balistici di Teheran intercettati dai sistemi di difesa. È la dimostrazione plastica di un teorema tragico: la diplomazia internazionale sta mettendo in scena una recita a beneficio delle telecamere, mentre sul campo la geopolitica del caos detta la sua legge di sangue.</p>
<p>Da una parte assistiamo ai balletti di Mar-a-Lago, con Donald Trump che telefona a Benjamin Netanyahu intimandogli la moderazione per evitare che i negoziati deraglino, sbandierando un’intesa “vicina alla conclusione” che sa tanto di spot elettorale. Dall’altra c’è la cruda, cinica strategia dei leader locali. Netanyahu sa bene che i sondaggi danno la sua coalizione in calo in vista delle elezioni d’autunno; non potendo sbandierare una vittoria definitiva sul nemico storico iraniano, la guerra totale in Libano contro Hezbollah diventa la sua vera carta elettorale, il palcoscenico perfetto per blindare il proprio potere. Poco importa se nel frattempo il Mossad spia gli stessi alleati americani a livelli critici, controllando ogni mossa dei negoziatori di Washington. La fiducia non esiste, esiste solo la sopravvivenza politica.</p>
<p>Il cortocircuito più doloroso e intollerabile di questa escalation si consuma però sulla pelle di chi sta in mezzo. La tregua dell’8 aprile scorso è già un ricordo sbiadito, polverizzata dai raid su Dahieh e dai lanci di droni della milizia libanese che colpiscono i kibbutz dove i bambini vanno in gita scolastica. In questo scontro frontale, l’accordo tra Washington e Teheran si rivela per quello che è: un pezzo di carta privo di valore. A pagarne il prezzo più alto, nel silenzio complice delle diplomazie, sono i soldati di pace. L’uccisione del casco blu dell’Unifil nel sud del Libano è lo schiaffo definitivo a un’Europa e a un Onu che continuano a inviare uomini al fronte con mandati ambigui, lasciandoli a fare da bersaglio mobile in una terra dove nessuno rispetta le regole d’ingaggio. È la burocrazia internazionale che manda a morire i propri figli per non ammettere il fallimento della propria linea politica.</p>
<p class="has-text-align-left">Mentre l’Occidente si avvita in dibattiti ideologici da salotto, riducendo la complessità storica del Medio Oriente a slogan da corteo e ignorando le minacce reali di regimi che non accetteranno mai la stabilità, il sangue scorre vero. Scorre nelle stazioni di servizio israeliane per mano del terrorismo interno, scorre tra i riservisti della protezione civile e tra gli ostaggi prigionieri nei tunnel. Continuare a raccontare questa guerra come una serie di eventi isolati significa non voler vedere il disegno complessivo: un conflitto globale per procura dove le superpotenze giocano a scacchi e i popoli fanno da carne da macello. Se l’Europa non ritrova la forza di imporre una mediazione reale, smettendola di farsi dettare l’agenda dai capricci dei leader in campagna elettorale, resterà solo a guardare le macerie del proprio prestigio internazionale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:40:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenica Puleio</p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili su Israele”, “Netanyahu attacca Beirut, la vendetta iraniana”. La realtà, quella che si consuma sul terreno a cento giorni dall’inizio del conflitto globale tra Iran, Stati Uniti e Israele, possiede una sfrontatezza che la carta stampata non riesce a rincorrere. Nella notte le forze aeree israeliane hanno martellato l’Iran centrale e occidentale, centrando un impianto petrolchimico in risposta a undici missili balistici di Teheran intercettati dai sistemi di difesa. È la dimostrazione plastica di un teorema tragico: la diplomazia internazionale sta mettendo in scena una recita a beneficio delle telecamere, mentre sul campo la geopolitica del caos detta la sua legge di sangue.</p>
<p>Da una parte assistiamo ai balletti di Mar-a-Lago, con Donald Trump che telefona a Benjamin Netanyahu intimandogli la moderazione per evitare che i negoziati deraglino, sbandierando un’intesa “vicina alla conclusione” che sa tanto di spot elettorale. Dall’altra c’è la cruda, cinica strategia dei leader locali. Netanyahu sa bene che i sondaggi danno la sua coalizione in calo in vista delle elezioni d’autunno; non potendo sbandierare una vittoria definitiva sul nemico storico iraniano, la guerra totale in Libano contro Hezbollah diventa la sua vera carta elettorale, il palcoscenico perfetto per blindare il proprio potere. Poco importa se nel frattempo il Mossad spia gli stessi alleati americani a livelli critici, controllando ogni mossa dei negoziatori di Washington. La fiducia non esiste, esiste solo la sopravvivenza politica.</p>
<p>Il cortocircuito più doloroso e intollerabile di questa escalation si consuma però sulla pelle di chi sta in mezzo. La tregua dell’8 aprile scorso è già un ricordo sbiadito, polverizzata dai raid su Dahieh e dai lanci di droni della milizia libanese che colpiscono i kibbutz dove i bambini vanno in gita scolastica. In questo scontro frontale, l’accordo tra Washington e Teheran si rivela per quello che è: un pezzo di carta privo di valore. A pagarne il prezzo più alto, nel silenzio complice delle diplomazie, sono i soldati di pace. L’uccisione del casco blu dell’Unifil nel sud del Libano è lo schiaffo definitivo a un’Europa e a un Onu che continuano a inviare uomini al fronte con mandati ambigui, lasciandoli a fare da bersaglio mobile in una terra dove nessuno rispetta le regole d’ingaggio. È la burocrazia internazionale che manda a morire i propri figli per non ammettere il fallimento della propria linea politica.</p>
<p class="has-text-align-left">Mentre l’Occidente si avvita in dibattiti ideologici da salotto, riducendo la complessità storica del Medio Oriente a slogan da corteo e ignorando le minacce reali di regimi che non accetteranno mai la stabilità, il sangue scorre vero. Scorre nelle stazioni di servizio israeliane per mano del terrorismo interno, scorre tra i riservisti della protezione civile e tra gli ostaggi prigionieri nei tunnel. Continuare a raccontare questa guerra come una serie di eventi isolati significa non voler vedere il disegno complessivo: un conflitto globale per procura dove le superpotenze giocano a scacchi e i popoli fanno da carne da macello. Se l’Europa non ritrova la forza di imporre una mediazione reale, smettendola di farsi dettare l’agenda dai capricci dei leader in campagna elettorale, resterà solo a guardare le macerie del proprio prestigio internazionale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/mesotoday-5415551/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2774953">Graphic And Web Designer Freelance</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2774953">Pixabay</a></p>
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		<title>SALUTE E FAMIGLIA IN EUROPA: LA “GENERAZIONE SANDWICH” ITALIANA SI DIVIDE TRA FIGLI E GENITORI, I FRANCESI ASPETTANO I SINTOMI, I TEDESCHI FANNO SCREENING</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="580" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3.png 1000w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3-300x174.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3-768x445.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3-585x339.png 585w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Barometro Doctolib 2026 su oltre 8.400 cittadini d&#8217;Italia, Francia e Germania: 3 modelli sanitari a confronto. In Italia l’85% delle donne gestisce le cure della famiglia, in Francia il 67%&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening/">SALUTE E FAMIGLIA IN EUROPA: LA “GENERAZIONE SANDWICH” ITALIANA SI DIVIDE TRA FIGLI E GENITORI, I FRANCESI ASPETTANO I SINTOMI, I TEDESCHI FANNO SCREENING</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Barometro Doctolib 2026 su oltre 8.400 cittadini d&#8217;Italia, Francia e Germania: 3 modelli sanitari a confronto.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>In Italia l’85% delle donne gestisce le cure della famiglia, in Francia il 67% delle persone va dal medico solo quando compaiono i problemi, in Germania quasi il 40% si sottopone a controlli regolari.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il digitale accelera prenotazioni e gestione ma incide ancora poco sulla prevenzione.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Milano, 15 maggio 2026 – In <strong>Europa</strong> la salute non si gestisce allo stesso modo: in <strong>Italia</strong> è soprattutto una questione familiare (con l’<strong>85%</strong> delle donne che si occupa di figli, genitori e partner), in <strong>Francia</strong> il 67% delle persone entra nello studio medico quasi sempre a sintomi già presenti, mentre in <strong>Germania</strong> la prevenzione è parte della routine (il <strong>36%</strong> degli appuntamenti è legato a controlli e screening).</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>digitale</strong> è ormai sempre più diffuso ovunque ma cambia la funzione: in <strong>Italia</strong> è soprattutto uno strumento per “<strong>organizzare</strong>”, in <strong>Germania</strong> per “<strong>prevenire</strong>”, in Francia per “<strong>velocizzare</strong>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">È questa la fotografia che emerge dalla <strong>4° edizione del Barometro Doctolib</strong>, l&#8217;<strong>indagine internazionale</strong> che ogni anno mette <strong>a confronto abitudini, bisogni e aspettative dei cittadini di Italia, Francia e Germania</strong> rispetto alla <strong>gestione della salute </strong>e<strong> </strong>all’<strong>utilizzo degli strumenti digitali</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Condotta ad aprile 2026 su <strong>oltre 8.400 utenti dei 3 paesi con più di 18 anni</strong> e presentata in occasione della <strong>Giornata Internazionale della Famiglia del 15 maggio</strong>, rivela un <strong>divario</strong> che non è solo <strong>sanitario </strong>ma anche e soprattutto <strong>culturale</strong>: riguarda le abitudini quotidiane, i ruoli familiari e il rapporto con il proprio corpo.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">“<em>In Italia siamo abituati a curare la malattia ma fatichiamo ancora a concepire la cura della salute</em>” &#8211; afferma il <strong>dottor Iacopo Cavallo, medico di medicina generale</strong> della piattaforma di sanità digitale Doctolib.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Inoltre i protocolli di screening istituzionalizzati a livello nazionale sono spesso arretrati rispetto alle linee guida più recenti. La prevenzione richiede programmazione, mentre la vita frenetica di oggi spinge molti pazienti a delegare l&#8217;attenzione al proprio corpo solo nel momento in cui &#8216;chiede il conto&#8217; attraverso il dolore o il sintomo. E se paesi come la Germania hanno istituzionalizzato l&#8217;importanza del controllo periodico, da noi molti evitano i check-up per il timore latente di scoprire che qualcosa non va, dimenticando che una diagnosi precoce è l&#8217;arma più potente, e spesso meno invasiva, che abbiamo a disposizione</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Il Barometro Doctolib 2026 restituisce, quindi, <strong>3 modi diversi di vivere la salute in Europa</strong>:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li><strong>Italia</strong>: salute come responsabilità familiare e carico invisibile sulle donne;</li>
<li><strong>Francia</strong>: salute reattiva, guidata dai sintomi;</li>
<li><strong>Germania</strong>: salute pianificata e preventiva.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong>ITALIA: LA SALUTE È UN’AGENDA DI FAMIGLIA (E RICADE SULLE DONNE)</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia la salute raramente è vista come una questione individuale e si identifica spesso come una lista di cose da fare, una sorta di “logistica familiare” più che un percorso personale, una rete di responsabilità che di solito ricade sulle donne.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo il Barometro Doctolib, l’<strong>85%</strong> delle donne italiane si occupa in prima persona dell’organizzazione delle visite e dei controlli sanitari dell’intera famiglia. Tra chi ha figli, quasi nessuna (<strong>0,9%</strong>) delega le prenotazioni al partner, mentre oltre il <strong>18%</strong> degli uomini ammette di lasciare l’incombenza alla compagna.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è solo una diversa modalità di comportamento ma di carico mentale: la gestione della salute diventa parte del lavoro quotidiano domestico femminile, insieme a scuola, lavoro e assistenza ai genitori anziani.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel nostro Paese risulta, poi, una forte discrepanza tra il reale aiuto fornito dai papà e la loro percezione di fare la propria parte: nonostante i dati confermino che il carico sia quasi tutto sulle donne, il <strong>26%</strong> degli uomini è convinto di dividere l&#8217;agenda pediatrica “esattamente allo stesso modo” con la partner (contro un più realistico <strong>12%</strong> tedesco e francese).</p>
<p style="font-weight: 400;">La differenza di genere emerge anche nell’utilizzo concreto delle piattaforme sanitarie digitali: quasi la metà degli uomini italiani (<strong>46%</strong>) usa le app mediche per prenotare visite esclusivamente per sé stesso, mentre per le donne la quota crolla al <strong>29%</strong>. Per quasi <strong>1 donna su 3</strong>, infatti, il digitale rappresenta, soprattutto, uno strumento per gestire la salute di figli, partner e genitori.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LA “GENERAZIONE SANDWICH”: NON È SOLO ITALIANA, MA QUI PESA DI PIÙ</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Uno dei dati più rilevanti emersi dall&#8217;indagine riguarda la <strong>fascia tra i 35 e i 54 anni</strong>, la cosiddetta “<strong>generazione sandwich</strong>”: adulti che si muovono su un doppio fronte, tra figli da seguire e genitori anziani da assistere, con la propria salute che finisce sempre in fondo alla lista.</p>
<p style="font-weight: 400;">È la generazione che regge l&#8217;intero equilibrio sanitario domestico ma<strong> tende quasi sempre a sacrificare la propria prevenzione</strong>: solo<strong> 1 su 5 </strong>riesce a prenotare visite esclusivamente per sé. Per tutti gli altri, la salute personale viene sistematicamente <strong>rinviata,</strong> si va dal medico solo quando il problema è già evidente o non più ignorabile. Il risultato è una salute vissuta <strong>&#8220;a intermittenza&#8221;</strong>, dove il proprio corpo viene ascoltato solo quando smette di funzionare normalmente.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Spesso pazienti che per mesi mettono da parte i propri bisogni per accudire la famiglia</em>” &#8211; conferma il medico di Doctolib &#8211; “<em>si presentano in ambulatorio con un foglietto o un elenco mentale di 4 o 5 problematiche diverse da risolvere: dal dolore articolare al disturbo gastrico, sino alla richiesta di impegnative per esami arretrati. Il rischio clinico di questo approccio è elevato perché, condensando mesi di malesseri in una singola visita, diventa molto complesso per il medico dare la giusta priorità ai sintomi e sviscerare ogni problema con la dovuta attenzione. La prevenzione e la cura sono percorsi che richiedono costanza. Non si possono comprimere i bisogni del nostro corpo in un&#8217;unica, frettolosa visita riparatoria</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong>FRANCIA: LA SALUTE COME REAZIONE. SI VA DAL MEDICO QUANDO COMPARE IL SINTOMO.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-123552" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-300x174.png" alt="" width="300" height="174" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-300x174.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-768x445.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-585x339.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il modello francese è quello più reattivo tra i 3 analizzati dal Barometro Doctolib 2026.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si va dal medico quando il problema è già evidente: il <strong>67% </strong>degli utenti dichiara, infatti, di rivolgersi ad uno specialista solo in presenza di sintomi.</p>
<p style="font-weight: 400;">E questo vale anche per la salute dei figli, in linea con un approccio che vede la gestione familiare meno strutturata rispetto all’Italia: oltre il <strong>50% </strong>delle visite pediatriche nasce da un malessere già in corso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui la prevenzione non è assente ma non è il punto di accesso principale al sistema sanitario.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>GERMANIA: LA SALUTE È PROGRAMMATA</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">All’estremo opposto, la Germania mostra un rapporto con la salute più strutturato e una maggiore separazione tra cura personale e familiare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui la salute è più individuale: meno carico familiare (il <strong>44%</strong> delle donne prenota solo per sé), più attenzione al proprio percorso personale e maggiore autonomia precoce anche per i figli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quasi il 40% delle visite è legato a controlli di routine e screening.</p>
<p style="font-weight: 400;">La prevenzione fa parte della gestione ordinaria del benessere e non si interrompe con l’età.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>OVER 65: ITALIANI NELLA RETE FAMILIARE, FRANCESI PRONTI A REAGIRE, TEDESCHI AUTONOMI</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Uno dei risultati più inattesi riguarda gli <strong>over 65</strong>.<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-123553" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-300x174.png" alt="" width="300" height="174" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-300x174.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-1024x594.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-768x445.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-1170x679.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-585x339.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5.png 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia continuano a fare parte della “rete familiare sanitaria”, in Francia reagiscono al problema, in Germania diventano progressivamente autonomi e fino al <strong>74% </strong>degli anziani prenota visite solo per sé.</p>
<p style="font-weight: 400;">Al di là dei controlli periodici, il motivo che li porta dal medico in Italia (<strong>28%</strong>) e Francia (<strong>27%</strong>) è rappresentato da un problema di salute già noto mentre in Germania prevale (<strong>27%</strong>) la comparsa di un sintomo o di un problema di salute che prima non c&#8217;era.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L&#8217;AUTONOMIA SANITARIA: QUANDO UN FIGLIO DIVENTA RESPONSABILE DELLA PROPRIA SALUTE?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Barometro Doctolib fotografa anche un cambiamento generazionale nel rapporto con la salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Di fronte alla domanda “A che età pensi che un figlio dovrebbe iniziare a gestire autonomamente la propria salute (prenotazioni, controlli, documenti)?” il <strong>58%</strong> degli italiani e il <strong>61%</strong> dei francesi ha risposto che l’età giusta è <strong>tra i 18 e i 25 anni </strong>mentre in Germania il <strong>41%</strong> è favorevole a responsabilizzare i figli già <strong>prima dei 18 anni</strong>. Il <strong>13%</strong> degli italiani, il <strong>10%</strong> dei francesi e solo il <strong>6% </strong>dei tedeschi ritiene l&#8217;autonomia sanitaria scatti quando il figlio o la figlia vanno a vivere da soli.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>IL DIGITALE: PIÙ VELOCE MA NON PIÙ PREVENTIVO</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In tutti i Paesi il digitale è ormai parte della quotidianità sanitaria.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia il 73% degli utenti utilizza &#8216;sempre&#8217; o &#8216;spesso&#8217; strumenti digitali per consultare e condividere referti ed esami, e quasi il 58% lo fa anche per prenotare le visite, mentre solo il <strong>7%</strong> dichiara di preferire ancora esclusivamente i sistemi tradizionali. Più dell’<strong>80%</strong> dei cittadini afferma, inoltre, che il digitale fa risparmiare molto tempo nella gestione della salute e rende tutto più semplice rispetto al passato.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Sta cambiando in meglio il nostro lavoro quotidiano</em>” &#8211; ammette il <strong>dottor Cavallo</strong>. “<em>Vedere un paziente che entra in studio e condivide con un clic lo storico dei suoi esami sullo smartphone è ormai la normalità. Dal punto di vista clinico, questo azzera il rischio di smarrire referti fondamentali o di dover decifrare vecchi appunti sbiaditi. E consente, inoltre, una più rapida trascrizione sui gestionali, così da avere un archivio sempre aggiornato. Sul fronte del rapporto medico-paziente, il vero vantaggio è il tempo: i minuti preziosi che prima si perdevano a confrontare decine di fogli disordinati nelle vecchie cartelline, oggi si traducono in minuti guadagnati per ascoltare il paziente</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma il Barometro Doctolib evidenzia anche un limite importante: il digitale viene percepito soprattutto come uno strumento per semplificare la burocrazia sanitaria, non ancora come leva culturale per migliorare la prevenzione. Solo il <strong>13,4%</strong> degli italiani dichiara, infatti, che gli strumenti digitali hanno portato a fare più controlli preventivi rispetto al passato, contro percentuali superiori al <strong>20%</strong> registrate in Francia e Germania.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Dal 2023 il Barometro Doctolib analizza come cambiano le persone, le famiglie e il modo di vivere la salute anche grazie al digitale</em>”, commenta <strong>Nicola Brandolese, CEO International, Italy &amp; New Business di Doctolib,</strong> l&#8217;app gratuita che aiuta i cittadini nella gestione della propria salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Il confronto con altri grandi Paesi europei ci aiuta a capire dove stiamo evolvendo più velocemente e dove invece persistono fragilità culturali molto profonde. Quest’anno emerge con forza un tema centrale: la salute continua a reggersi soprattutto sul tempo, sull’organizzazione e sul carico invisibile delle famiglie. E comprendere questi cambiamenti è fondamentale per costruire una sanità più accessibile, sostenibile e realmente vicina ai bisogni quotidiani delle persone. Dopo 4 edizioni è evidente come la trasformazione digitale sia ormai consolidata nell’accesso ai servizi, ma la vera sfida sia culturale. Riguarda il modo in cui le persone si prendono cura di sé e delle proprie famiglie. È lì che si gioca il futuro della sanità quotidiana</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>I 5 TRATTI DISTINTIVI DELLA SALUTE FAMILIARE ITALIANA EMERSI DAL BAROMETRO DOCTOLIB 2026</u></strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Salute come “responsabilità domestica”</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Non individuale, ma organizzativa e familiare.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Centralità femminile nella gestione</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">L’85% delle donne organizza le cure familiari contro il 64,8% degli uomini.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Uso del digitale come “logistica sanitaria”</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Prenotazioni, referti, gestione familiare più che prevenzione.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Prevenzione ancora secondaria</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Solo il 13,4% dichiara più prevenzione grazie al digitale.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Sovraccarico della “generazione sandwich”</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Tra figli, genitori e partner, la propria salute è spesso rinviata.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>I 5 TRATTI DEL MODELLO TEDESCO EMERSI DAL BAROMETRO DOCTOLIB 2026</u></strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Prevenzione strutturata</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Quasi 40% di controlli regolari.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Maggiore separazione tra sé e famiglia</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Più visite “solo per sé” rispetto agli altri Paesi.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Minor peso della famiglia nella gestione sanitaria</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Solo circa 10% coinvolgimento familiare esteso.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Uso del digitale più clinico che logistico</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Meno condivisione familiare, più gestione personale.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Evoluzione verso autonomia con l’età</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Gli over 65 diventano sempre più indipendenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>I 5 TRATTI DEL MODELLO FRANCESE EMERSI DAL BAROMETRO DOCTOLIB 2026</u></strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Centralità del sintomo</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">67% dei cittadini va dal medico solo quando sta male.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Famiglia presente nella gestione sanitaria</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">25% dei 35-54 gestisce la salute di tutta la famiglia.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Approccio reattivo anche nei bambini</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Oltre il 51% delle visite pediatriche nasce da sintomi.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Uso del digitale soprattutto funzionale</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Prenotazione rapida, meno impatto su prevenzione.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Forte continuità tra età adulta e anziana</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Poco cambiamento nel modello sanitario con l’invecchiamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening/">SALUTE E FAMIGLIA IN EUROPA: LA “GENERAZIONE SANDWICH” ITALIANA SI DIVIDE TRA FIGLI E GENITORI, I FRANCESI ASPETTANO I SINTOMI, I TEDESCHI FANNO SCREENING</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>L’ORO BIANCO DIVENTA UN CAPPIO: L’INSURREZIONE DEL SUDAMERICA CHE STRANGOLA IL SOGNO GREEN DELL’OCCIDENTE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/14/loro-bianco-diventa-un-cappio-linsurrezione-del-sudamerica-che-strangola-il-sogno-green-delloccidente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=loro-bianco-diventa-un-cappio-linsurrezione-del-sudamerica-che-strangola-il-sogno-green-delloccidente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 20:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[litio]]></category>
		<category><![CDATA[oro bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>L’atto di forza compiuto da Cile, Argentina e Bolivia non è una semplice frizione commerciale, ma l’inizio di un vero e proprio imperialismo delle risorse che schiaffeggia l’ipocrisia di un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/14/loro-bianco-diventa-un-cappio-linsurrezione-del-sudamerica-che-strangola-il-sogno-green-delloccidente/">L’ORO BIANCO DIVENTA UN CAPPIO: L’INSURREZIONE DEL SUDAMERICA CHE STRANGOLA IL SOGNO GREEN DELL’OCCIDENTE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>L’atto di forza compiuto da Cile, Argentina e Bolivia non è una semplice frizione commerciale, ma l’inizio di un vero e proprio imperialismo delle risorse che schiaffeggia l’ipocrisia di un Occidente convinto di poter dettare le regole della transizione green a spese del resto del mondo. Con la nascita del “Cartello del Litio”, il cosiddetto Triangolo dell’Oro Bianco ha deciso di smettere di essere il giardino sul retro delle multinazionali tech per trasformarsi in un plotone d’esecuzione economico pronto a premere il grilletto sui costi di produzione delle nostre batterie.</p>
<p>È un colpo basso che smaschera la nudità dell’Europa: abbiamo pianificato il futuro delle nostre strade senza possedere i materiali per asfaltarle, cedendo le chiavi della nostra sovranità industriale a governi che oggi, con una logica ferocemente ispirata all’OPEC, hanno il potere di decidere se e quando la nostra transizione energetica debba fallire.</p>
<p>Mentre a Bruxelles si convocano vertici d’urgenza nel panico totale, la realtà ci urla in faccia che il tempo della diplomazia dei salotti è finito perché quando tre Paesi controllano il 60% delle riserve mondiali della materia prima più ambita del secolo, ogni loro accordo diventa un diktat per il mercato globale.</p>
<p>L’aggressività di questo coordinamento è un avvertimento brutale: chi controlla la terra oggi comanda il progresso di domani. Se l’Europa non avrà il coraggio di sporcarsi le mani con i propri progetti estrattivi, smantellando veti ideologici e burocrazie paralizzanti, resterà incastrata nel ruolo di vittima sacrificale di un cartello che non ha alcuna intenzione di fare sconti sulla nostra sopravvivenza economica. Questa non è una partita a scacchi, è una lotta per il respiro industriale in cui l’oro bianco è diventato il cappio intorno al collo di un’industria automotive occidentale ormai ridotta a mendicare risorse ai nuovi padroni del Sud del mondo.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/cebbi-15537516/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4927935">cebbi</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4927935">Pixabay</a></p>
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		<title>INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 19:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/india-il-pivot-multilaterale-del-maggio-2026/">INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p class="isSelectedEnd"><em>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più autonoma. La centralità  dell’India in un sistema internazionale frammentato.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’attuale configurazione della politica estera indiana delinea un paradigma di multi-allineamento asimmetrico, dove Nuova Delhi non si limita a oscillare tra blocchi contrapposti, ma agisce come il pivot necessario per la stabilità del sistema internazionale. La simultaneità del vertice dei Ministri degli Esteri dei BRICS (14-15 maggio) e della missione diplomatica del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, non è una coincidenza temporale, bensì l’espressione plastica della dottrina della Strategic Autonomy (Autonomia Strategica) elevata a sistema di governo globale.</p>
<p>In qualità di presidente pro tempore della compagine BRICS, l’India sta esercitando un soft power di tipo transazionale e diplomatico volto a decongestionare le tensioni nel Golfo Persico. Il dato di maggior rilievo è la facilitazione del dialogo bilaterale tra Seyed Abbas Araghchi, capo della diplomazia iraniana, e i vertici degli Emirati Arabi Uniti. Questa iniziativa risponde a una necessità logica stringente: la protezione del corridoio energetico e commerciale che transita per lo Stretto di Hormuz, vitale per la sicurezza energetica indiana e per la stabilità dei prezzi delle commodity sui mercati globali. Nuova Delhi si pone dunque come l’unico interlocutore capace di integrare le istanze del “Sud Globale” senza alienarsi le potenze occidentali.</p>
<p>Parallelamente, il dialogo con gli Stati Uniti attraverso la missione di Marco Rubio si focalizza sulla cooperazione tecnologica e militare avanzata, nell’ambito dell’iniziativa iCET (Initiative on Critical and Emerging Technology). Il cuore del negoziato riguarda la resilienza della supply chain dei minerali critici e delle terre rare. L’India si candida ufficialmente a diventare l’alternativa infrastrutturale e produttiva al monopolio cinese, offrendo agli USA un partner con capacità di scala industriale e stabilità democratica. Questo asse viene ulteriormente rafforzato dal coordinamento nel Quad, dove la sicurezza marittima nell’Indo-Pacifico rimane la priorità per il contrasto alle proiezioni egemoniche nell’area.</p>
<p>A completare questo quadro di centralità è l’entrata in vigore dello storico Free Trade Agreement (FTA) con il Regno Unito. Questo trattato rappresenta una pietra miliare per la diplomazia commerciale post-Brexit e post-pandemica: eliminando le barriere tariffarie in settori chiave come il tech, l’automotive e il farmaceutico, l’India si garantisce un afflusso massiccio di capitali e competenze britanniche, offrendo in cambio l’accesso al mercato più dinamico e giovane del pianeta.</p>
<p>L’India di questo maggio 2026 si manifesta come una Potenza Ponte. La capacità di accogliere contemporaneamente le delegazioni di paesi sanzionati dall’Occidente e i massimi rappresentanti dell’amministrazione statunitense, dimostra che Nuova Delhi ha superato la fase del non-allineamento passivo per approdare a un protagonismo attivo. In un mondo frammentato, la stabilità internazionale dipende oggi dalla capacità indiana di tradurre le diverse istanze geopolitiche in un linguaggio comune di cooperazione economica e sicurezza integrata.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/">L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dalla dottrina “Donroe” a Minneapolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:33:09 +0000</pubDate>
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<p>Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale Di Roberto Sciarrone L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste&#8230;</p>
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<p><strong>Di Roberto Sciarrone</strong></p>
<p>L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste ore dai media statunitensi arrivano le immagini delle persone scese in piazza per protestare contro la United States Immigration and Customs Enforcement I.C.E., agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Cittadina americana, madre di tre figli, divorziata, vedova e senza una particolare storia di militanza politica: Renee Nicole Good amava la poesia che aveva studiato al college vincendo addirittura un premio dell’American Academy of Poets. Tutto questo, e non solo, sta infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti intorno alla presidenza Trump. E poi il Venezuela, la Groenlandia e il sequestro delle petroliere russe. La Dottrina “Donroe” segna uno spartiacque per l’ordine internazionale e pone l’Europa (e il mondo) davanti a un dilemma: adattarsi all’egemonia americana o prepararsi a contrastarla?</p>
<p>In questi primi giorni di gennaio Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando ai media a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti destinati a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – richiamo quanto mai palese alla Dottrina Monroe – che come sappiamo attribuirebbe a Washington un controllo naturale sulle Americhe, che – ha dichiarato Trump – “non sarà mai più messo in discussione”.</p>
<p>Sempre in questa turbolenta settimana è arrivato anche il sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte della Guardia Costiera Usa nell’Atlantico settentrionale: il cargo, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettato di aver trasportato petrolio iraniano. Durante l’operazione, mezzi navali russi – incluso un sottomarino – operavano nelle vicinanze, uno degli scontri più vicini tra Stati Uniti e forze russe degli ultimi decenni. Per fare un parallelo storico immaginate cosa sarebbe accaduto durante la Guerra Fredda.</p>
<p><strong>Ma come si potrà sviluppare la dottrina Donroe? Un approccio sistemico? </strong>La rielaborazione in chiave MAGA della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più cruda di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, consigliere per la sicurezza interna. “Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, ha aggiunto. Una postura aggressiva che non si limita agli avversari dichiarati, ma che coinvolge anche partner e alleati (e veniamo alla Groenlandia). Lunedì, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai legislatori che Trump intende acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla, pur specificando che l’uso della forza non è escluso. Perché invaderla? Sempre per questioni di sicurezza nazionale, chapeau. Nel tentativo di blindare il “vicinato americano”, Trump sta quindi accelerando una competizione tra grandi potenze destinata a estendersi ben oltre l’emisfero occidentale.</p>
<p><strong>E l’Europa? </strong>Per l’Europa, la nuova dottrina Trump comporta grandi cambiamenti. Se la preoccupazione più immediata riguarda l’Artico e la Groenlandia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del continente vengono subito dopo. I 27 si trovano di fronte a un bivio: appoggiare o contrastare le ambizioni di Washington?</p>
<p><strong>Perché Trump insiste sulla Groenlandia?</strong> Secondo il presidente americano gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, viste le navi russe e cinesi nei dintorni. Di fatto i soldati statunitensi sono presenti in Groenlandia dal 1951 con una base militare permanente, speriamo basti questo.</p>
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		<title>Manuale del Nation Shaping: come si cambia un Paese senza dichiarare guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 16:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Nation shaping]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Nation shaping: plasmare un Paese altrui affinché smetta di essere un problema e diventi uno strumento C’è un manuale non scritto che Washington conosce a memoria. Non lo trovi nelle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/11/manuale-del-nation-shaping-come-si-cambia-un-paese-senza-dichiarare-guerra1/">Manuale del Nation Shaping: come si cambia un Paese senza dichiarare guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s6"><i><span class="s4"><span class="bumpedFont15">N</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ation shaping</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">: </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">plasmare un Paese altrui affinché smetta di essere un problema e diventi uno strumento</span></span></i></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">C’è un manuale non scritto che Washington conosce a memoria. Non lo trovi nelle biblioteche, ma funziona da decenni. Si chiama </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">: non occupi un Paese, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>lo pieghi</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Non lo governi, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>lo orienti</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Non lo distruggi (almeno all’inizio), </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">lo rendi compatibile</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Il tutto, ovviamente, in nome della democrazia. Sempre. Anche quando non c’è.</span></span></p>
<p class="s12"><b><span class="s11"><span class="bumpedFont15">N</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">ation building</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> “costruzione della nazione”</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 1 – Scegli il bersaglio (meglio se piccolo, meglio se ricco).</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ideale è uno Stato con risorse strategiche, istituzioni fragili e un passato coloniale irrisolto. Funziona benissimo se ha pochi abitanti e molta importanza geopolitica. Se poi è formalmente alleato di qualcuno, ancora meglio: la sorpresa moltiplica l’effetto.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 2 – Dai un nome nobile all’operazione.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Mai chiamarla ingerenza. Usa parole che scaldano i cuori: “stabilità”, “riforme”, “valori”, “anticorruzione”. Se serve, aggiungi “sicurezza nazionale”. Con quella ci passa tutto. Anche ciò che non c’entra niente.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 3 – Arruola gli intermediari.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ONG, fondazioni, programmi di scambio, think tank. Nessuno in divisa, nessun timbro ufficiale. Meglio se parlano la lingua dei diritti e dei workshop. Servono a mappare il territorio umano: chi conta, chi può contare, chi è comprabile.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 4 – Seleziona l’élite locale.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Trova volti presentabili, possibilmente giovani, “riformisti”, con un inglese fluente e un curriculum internazionale. Non devono vincere subito: devono </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">esistere</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Il resto lo faranno i media.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 5 – Allena la narrativa.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Costruisci un racconto semplice: il Paese è corrotto, inefficiente, in ritardo. Qualcuno dall’esterno può “aiutare”. Chi si oppone è “illiberale”, “autoritario”, “filo-qualcosa”. Funziona sempre. <b>In </b></span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Guatemala, in Iran, in Iraq</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, in Romania</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 6 – Tocca l’economia, non il Parlamento.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Sanzioni mirate, aiuti selettivi, investimenti condizionati. La politica segue il denaro come l’ombra segue il corpo. Se serve, prometti sviluppo. Non importa mantenerlo: importa </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">crederci</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> il tempo necessario.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 7 – Usa l’intelligence, ma senza far rumore</b>.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Pochi uomini, contatti discreti, messaggi calibrati. Niente CIA con cappello e sigaro: meglio consulenti, analisti, “advisor”. In Afghanistan ci hanno messo vent’anni per capirlo. In Groenlandia hanno provato a far prima.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 8 – Spingi verso elezioni “giuste”.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Giuste nel senso corretto. Monitorate, accompagnate, raccontate. Se vince il candidato sbagliato, ricomincia dal Capitolo 5. Se vince quello giusto, parla di “svolta storica”.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 9 – Se qualcosa va storto, cambia nome.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> fallisce? Chiamalo “errore di valutazione”. O “complessità locale”. In Ucraina la complessità è diventata guerra. Ma il manuale non prevede autocritica: prevede </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">reset</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 10 – Non restare per i danni.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Quando il Paese implode, ritirati. Dì che “non era pronto”. Lascia il conto a chi vive lì. Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non contempla manutenzione.</span></span></p>
<p class="s13"><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Appendice – La regola d’oro</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> del </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Nation Shaping</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">La sovranità è sacra. <b>Ma </b></span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>solo finché non intralcia</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Se intralcia, diventa negoziabile. Se resiste, diventa un problema. Se crolla, una statistica.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Questo manuale non è una teoria del complotto. È una </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">prassi storica</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Cambiano i presidenti, resta il metodo. Oggi l’Artico, ieri l’America Latina, domani chissà. E ogni volta ci dicono che è diverso. Ogni volta è uguale.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non costruisce nazioni. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Le usa.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> E quando non servono più, le archivia. Con una nota a piè di pagina: </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">mission accomplished</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s14">
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		<title>Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 06:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p>
<p>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua Si spengono le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p><p class="s7"><span class="s6"><b><i>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua</i></b></span></p>
<p class="s9">Si spengono le luci. E non è solo una suggestione letteraria: è proprio la trama, degna del romanzo di <span class="s8"><b>Jay McInerney</b></span>, che torna d’attualità. Il “matrimonio” tra Stati Uniti ed Europa scricchiola come quello di Russell e Corinne: non c’è un vero litigio, ma una distanza che cresce, fatta di silenzi, calcoli e reciproca sopportazione.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><b>Donald Trump</b></span>, tornato a pensare il mondo come un grande mercato con bandiere opzionali, pratica una filosofia a metà tra l’empirico e il cervellotico: soggettiva, muscolare, spesso incomprensibile persino a se stessa. L’Europa, <span class="s8"><b>Ucraina</b></span> compresa, per lui è un partner commerciale tra tanti, non un’alleanza sentimentale. Con la <span class="s8"><b>Russia</b></span> vale lo stesso principio: la guerra può finire domani o dopodomani, purché torni utile ai conti. Il vero chiodo fisso resta la <span class="s8"><b>Cina</b></span>. È lì che si gioca l’egemonia economico-militare di un’America che teme di non essere più eterna. Il resto è contorno. Bruxelles compresa.</p>
<p class="s9">E tuttavia, miracolo dei miracoli, l’<span class="s8">Europa</span> pare aver capito. Prima l’antifona, poi la realtà. Si è desta, anche se con la lentezza tipica di chi si sveglia convinto che sia ancora presto. Rafforzerà la propria difesa, finalmente comune, perché nazionale non basta più, investirà in tecnologia per smettere di dipendere da chi la tratta come un cliente distratto, e comincerà a decidere aggirando l’ossessione dell’unanimità, che ha spesso funzionato come un elegante freno a mano tirato. Gli strumenti, in fondo, li ha sempre avuti. Ora, finalmente, sta provando a usarli.</p>
<p class="s9">Chiuso il capitolo 2025, si apre quello del 2026. O la va o la spacca. E questa volta non è una figura retorica. Intanto si chiude anche un <span class="s8"><b>Giubileo</b></span>. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, l’arcivescovo <b><span class="s8">Matteo Zuppi</span> </b>abbassa il sipario liturgico ma invita a lasciare aperte porte ben più difficili: quelle delle case, delle comunità, delle coscienze. Porte che non fanno rumore, ma resistono.</p>
<p class="s9">Le sue parole, speranza, pace, alleanza sociale, vicinanza agli ultimi, suonano come una nota fuori spartito in un mondo che discute di missili e dazi con la stessa naturalezza con cui una volta parlava di raccolti. La speranza, viene da augurarsi, è che quell’omelia riesca a superare le mura più spesse: non quelle delle basiliche, ma quelle dei cuori duri di chi si contende il dominio del mondo come fosse una partita a risiko.</p>
<p class="s9">Il 2025, del resto, non sarà ricordato con nostalgia. È stato un anno di addii pesanti: alla cultura, allo spettacolo, allo sport, alla pace, con la scomparsa di figure che tenevano insieme l’immaginario collettivo meglio di molti trattati internazionali. Alcune guerre finiscono, altre iniziano, come se l’umanità non sapesse fare altro che cambiare campo di battaglia. I dazi diventano strumenti morali, le catastrofi naturali presentano il conto, e il pianeta, già malandato, osserva in silenzio la gara a chi lo distrugge più in fretta.</p>
<p class="s9">Sul fronte interno, scandali e corruzione restano protagonisti ovunque. L’<span class="s8">Italia</span>, come spesso accade, non manca l’appuntamento. Titoli che sembrano barzellette (“Noi con Hannoun”), consiglieri che mettono in imbarazzo i partiti e pretendono di mettere il bavaglio ai giornalisti: il tutto dà l’impressione di una corsa in discesa senza paracadute. Governo e opposizione, ciascuno a modo suo, faticano: il primo perché non ha davanti un’opposizione costruttiva ma solo polemica; la seconda perché non riesce a ricordarsi quale sia il suo mestiere. E non va molto meglio altrove, se in Francia destra e sinistra riescono a dividersi perfino su un omaggio nazionale a <span class="s8"><b>Brigitte Bardot</b></span>.</p>
<p class="s9">Eppure, in questo mare agitato, qualche dato va riconosciuto. Il governo italiano porta a casa risultati non trascurabili, soprattutto sul piano internazionale. L’Italia viene osservata come una possibile guida dell’Unione. Non è poco, in tempi in cui scarseggiano le teste pensanti e ce ne vorrebbero il doppio solo per capire da dove cominciare.</p>
<p class="s9">Che cosa ci porterà il 2026?</p>
<p class="s9">La risposta migliore resta quella di un vecchio signore inglese che di crisi se ne intendeva: <span class="s10">«Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni»</span>. Il problema, semmai, è capire quanti siano ancora interessati a diventarlo.</p>
<p class="s9">Buon anno 2026. Con moderata speranza, lucida ironia e la cautela di chi ha imparato che le luci si spengono in fretta, ma il conto resta acceso.</p>
<p class="s7">
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		<title>Il Liceo Scorza di Cosenza  “Ambasciatore del Parlamento Europeo”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 18:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Scorza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/SCORZA.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/SCORZA.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/SCORZA-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/SCORZA-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Martedì 9 dicembre 2025, il progetto EPAS vedrà la partecipazione di docenti di storia, ex insegnanti, studenti ed ex studenti, che offriranno testimonianze e approfondimenti sul ruolo della scuola nella&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/04/il-liceo-scorza-di-cosenza-diventa-ambasciatore-del-parlamento-europeo/">Il Liceo Scorza di Cosenza  “Ambasciatore del Parlamento Europeo”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Martedì 9 dicembre 2025, il progetto EPAS vedrà la partecipazione di docenti di storia, ex insegnanti, studenti ed ex studenti, che offriranno testimonianze e approfondimenti sul ruolo della scuola nella storia europea</em></p>
<p>Il <strong>Liceo Scientifico Statale “Scorza” di Cosenza </strong>si prepara a ospitare martedì 9 dicembre 2025 un evento speciale nell’ambito del <strong>progetto EPAS – Scuola Ambasciatrice del Parlamento Europeo</strong> per l’anno scolastico 2025-2026. Dalle 11:00 alle 13:50 studenti, docenti e rappresentanti istituzionali avranno l’opportunità di confrontarsi sul ruolo delle istituzioni europee e sull’importanza della partecipazione giovanile.</p>
<p>A dare il benvenuto sarà la Dott.ssa Rosanna Rizzo, Dirigente Scolastico del Liceo Scorza, che sottolineerà come iniziative di questo tipo contribuiscano a formare cittadini consapevoli e attivi, capaci di comprendere le dinamiche europee e di partecipare concretamente alla vita democratica.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-99257" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--702x1024.jpg" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--702x1024.jpg 702w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--206x300.jpg 206w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--768x1120.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--1053x1536.jpg 1053w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS-.jpg 1097w" alt="" width="490" height="715" /></figure>
</div>
<p>Il programma prevede interventi di grande interesse storico e formativo. La prof.ssa Vincenza Iorfida parlerà della nascita della Comunità Europea, offrendo agli studenti una prospettiva chiara sul percorso che ha portato alla costruzione dell’Unione Europea.</p>
<p>Particolarmente atteso è l’intervento del prof. Franco Mollo, Ambassador Senior del Parlamento Europeo e Coordinatore Regionale Calabria del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, che per lunghi anni ha insegnato fisica al Liceo Scorza. Mollo racconterà la storia europea dell’istituto, mettendo in luce il contributo dei docenti e della scuola nella formazione di cittadini europei.</p>
<p>L’incontro vedrà anche la partecipazione di due ex studenti del Liceo Scorza: Fanny Marchese, oggi Project Manager presso GSE, e Biagio Faragalli, Sindaco di Montalto Uffugo, che condivideranno la loro esperienza nella prima edizione di Euroscola al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 2002, collegandosi da remoto.</p>
<p>In collegamento da remoto interverrà anche Vincenzo le Voci, Secretary-General del Club of Venice, che porterà una testimonianza sull’importanza della cooperazione europea e delle reti internazionali di formazione e dialogo.</p>
<p>La Dott.ssa Veronica Buffone, Assessore del Comune di Cosenza con delega ai Rapporti con l’Unione Europea, spiegherà il funzionamento del Parlamento Europeo, sottolineando il valore della partecipazione giovanile e delle iniziative che favoriscono la conoscenza diretta delle istituzioni.</p>
<p>Il progetto EPAS è coordinato dai docenti Monica Corea, Vincenza Iorfida, Maria Scornaienchi e Patrizia Monaco, con il coinvolgimento attivo degli studenti, tra cui Luigi Maria De Francesco, rappresentante della comunità studentesca.</p>
<p>L’iniziativa conferma il Liceo Scorza come polo di eccellenza nella promozione della cittadinanza europea, offrendo agli studenti opportunità concrete di formazione e approfondimento sui valori e le istituzioni dell’Unione Europea, creando un ponte tra scuola e istituzioni europee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/04/il-liceo-scorza-di-cosenza-diventa-ambasciatore-del-parlamento-europeo/">Il Liceo Scorza di Cosenza  “Ambasciatore del Parlamento Europeo”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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