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	<title>Europa Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>USPI informa: la libertà dei media in Europa: il regolamento EMFA a 2 anni dalla sua approvazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 15:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[EMFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1.webp 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/COPERTINA-5-1-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Che cosa prevede l’European Media Freedom Act e quali garanzie introduce per editori, giornalisti e cittadini A oltre due anni dall’approvazione del regolamento europeo sulla libertà dei media, il suo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/01/uspi-informa-la-liberta-dei-media-in-europa-il-regolamento-emfa-a-2-anni-dalla-sua-approvazione/">USPI informa: la libertà dei media in Europa: il regolamento EMFA a 2 anni dalla sua approvazione</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading"><em>Che cosa prevede l’European Media Freedom Act e quali garanzie introduce per editori, giornalisti e cittadini</em></h5>
<p>A oltre due anni dall’approvazione del <strong><a id="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1083" href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1083" target="_blank" rel="noreferrer noopener" type="link">regolamento europeo sulla libertà dei media</a></strong>, il suo significato può essere compreso partendo da una constatazione: l’indipendenza dell’informazione dipende dalle condizioni nelle quali le imprese editoriali operano, le redazioni lavorano e i cittadini accedono ai contenuti. La possibilità di pubblicare costituisce una garanzia fondamentale, ma la sua effettività può essere compromessa da pressioni politiche, dipendenze economiche, assetti proprietari opachi o decisioni delle piattaforme digitali capaci di ridurre drasticamente la <strong>visibilità di una testata</strong>.</p>
<p>Il regolamento (UE) 2024/1083, approvato l’11 aprile 2024 e conosciuto come <strong><a id="https://notiziario.uspi.it/rsf-e-parlamento-ue-chiedono-effettiva-attuazione-emfa/" href="https://notiziario.uspi.it/rsf-e-parlamento-ue-chiedono-effettiva-attuazione-emfa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" type="link">European Media Freedom Act</a></strong>, interviene su questo insieme di condizioni. Entrato in vigore il 7 maggio 2024, è divenuto applicabile nella maggior parte delle sue disposizioni l’8 agosto 2025, secondo un calendario che ha anticipato alcune norme e rinviato all’8 maggio 2027 quelle sulla personalizzazione dell’offerta mediatica su dispositivi e interfacce. A due anni dall’approvazione, pertanto, ci troviamo di fronte a una disciplina già largamente operativa, della quale occorre conoscere diritti, obblighi e limiti.</p>
<p>La scelta europea consiste nel collocare la tutela della libertà e del pluralismo all’interno di un quadro comune per il mercato dei servizi di media. Il regolamento riguarda la televisione, la radio e la stampa, comprese le pubblicazioni giornalistiche digitali, superando una separazione tra mezzi che la trasformazione tecnologica ha reso sempre meno corrispondente alla realtà. Conta l’attività svolta: la fornitura professionale al pubblico di programmi o pubblicazioni giornalistiche, sotto la responsabilità editoriale di un soggetto che ne seleziona e organizza i contenuti.</p>
<p>Questa impostazione interessa direttamente anche l’editoria periodica, nelle sue diverse articolazioni. Il regolamento non riserva le proprie garanzie alle grandi testate generaliste: anche le pubblicazioni locali e specializzate possono rientrare nel suo ambito, purché presentino le caratteristiche richieste dalla definizione europea. La dimensione dell’impresa e il supporto utilizzato non costituiscono, di per sé, ragioni per escluderla.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il pubblico come titolare di un diritto</strong></h4>
<p>Il primo elemento da sottolineare è il riconoscimento del<strong> pubblico come titolare di un diritto</strong>. L’articolo 3 richiede agli Stati membri di rispettare il diritto dei destinatari ad accedere a una pluralità di contenuti editorialmente indipendenti e di assicurare condizioni idonee a salvaguardarlo. Il pluralismo assume così un significato concreto, la presenza di molte pubblicazioni acquista valore quando corrisponde alla possibilità di accedere a fonti e orientamenti effettivamente differenti.</p>
<p>A questo diritto si collega la protezione dell’autonomia dei fornitori di media. L’articolo 4 impone agli Stati, comprese le autorità di regolamentazione, di rispettare la libertà editoriale e l’indipendenza dei soggetti che esercitano professionalmente l’attività informativa, vietando interferenze nelle loro politiche e decisioni editoriali e tentativi di influenzarle. È una disposizione che attribuisce una formulazione europea esplicita a una garanzia essenziale: il potere pubblico non può utilizzare le proprie prerogative per indirizzare il contenuto dell’informazione.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Tutela delle fonti giornalistiche</strong></h4>
<p>Nello stesso articolo trova spazio la tutela delle <strong>fonti giornalistiche </strong>e delle comunicazioni riservate. Il regolamento protegge i fornitori di media, il personale editoriale e le persone che, per i loro rapporti regolari o professionali con questi soggetti, possono conoscere informazioni riservate. Vengono vietate, in linea di principio, la divulgazione imposta delle fonti e determinate misure investigative finalizzate alla loro identificazione; una disciplina particolarmente rigorosa riguarda l’impiego di software di sorveglianza intrusiva.</p>
<p>La norma contempla deroghe, ma le sottopone a condizioni precise. Le misure devono avere una base giuridica, rispettare i diritti fondamentali, essere giustificate nel caso concreto e proporzionate, oltre a essere autorizzate da un’autorità giudiziaria o da un’autorità decisionale indipendente e imparziale, secondo le modalità previste. Per la sorveglianza mediante software intrusivi sono richiesti ulteriori presupposti. La protezione delle fonti viene dunque rafforzata attraverso garanzie sostanziali e procedurali, senza trasformarsi in un’immunità generale rispetto alle indagini legittime.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’indipendenza dei media e la trasparenza</strong></h4>
<p>L’<strong>indipendenza dei media</strong> si accompagna alla trasparenza nei confronti dei lettori. L’articolo 6 obbliga i fornitori a rendere facilmente e direttamente accessibili informazioni aggiornate sulla propria identità e sui contatti, sui proprietari diretti o indiretti le cui partecipazioni consentono di influenzare l’attività e le decisioni strategiche e sui titolari effettivi. Devono inoltre essere resi conoscibili l’importo totale annuo dei fondi pubblici ricevuti per la pubblicità statale e quello degli introiti pubblicitari provenienti da autorità o enti pubblici di paesi terzi. Gli Stati sono chiamati a istituire banche dati nazionali sulla proprietà dei media.</p>
<p>Il lettore deve poter sapere chi è responsabile del servizio informativo, quali soggetti possono incidere sulle sue scelte strategiche e quali risorse pubblicitarie pubbliche riceve. Questa conoscibilità permette di valutare il contesto nel quale l’informazione viene prodotta, senza dedurre automaticamente dalla presenza di un interesse proprietario o di un finanziamento un condizionamento dei contenuti.</p>
<p>Per i fornitori che diffondono notizie e contenuti di attualità, l’articolo 6 richiede anche misure appropriate a garantire l’indipendenza delle decisioni editoriali e la comunicazione dei conflitti di interessi effettivi o potenziali. Il testo precisa che tali decisioni devono poter essere adottate liberamente nell’ambito della linea editoriale stabilita dal fornitore. La libertà professionale della redazione e la legittima definizione dell’indirizzo della testata vengono quindi considerate nella loro relazione, lasciando ai soggetti interessati la scelta di misure adeguate alla propria organizzazione.</p>
<p>Una disciplina specifica riguarda i media di servizio pubblico. L’articolo 5 richiede indipendenza editoriale e funzionale, un’offerta imparziale di informazioni e opinioni e procedure di nomina dei vertici fondate su criteri trasparenti, oggettivi e preventivamente stabiliti. Anche la cessazione anticipata dagli incarichi deve rispettare condizioni e garanzie definite. Il finanziamento deve assicurare risorse adeguate, sostenibili e prevedibili rispetto alla missione affidata, salvaguardando l’indipendenza editoriale. Il rapporto tra servizio pubblico e istituzioni viene così sottoposto a requisiti che mirano a impedire la trasformazione delle nomine o delle risorse finanziarie in strumenti di pressione.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Trasformazione digitale e rapporti con OTT</strong></h4>
<p>La trasformazione digitale è affrontata soprattutto attraverso le <strong>garanzie nei rapporti con le piattaforme online </strong>di dimensioni molto grandi. L’articolo 18 prevede che i fornitori di media possano dichiarare il possesso di requisiti relativi alla <strong>trasparenza</strong>, all’<strong>indipendenza editoriale</strong> e all’osservanza di regole professionali. Tra le dichiarazioni richieste figura anche quella di non diffondere contenuti generati dall’intelligenza artificiale senza riesame umano e controllo editoriale.</p>
<p>Quando una grande piattaforma intende sospendere i propri servizi in relazione ai contenuti di uno di questi fornitori o limitarne la visibilità per incompatibilità con le proprie condizioni contrattuali, deve, nei casi disciplinati dalla norma, comunicare le ragioni prima che la decisione produca effetto e concedere la possibilità di rispondere entro 24 ore. Sono previsti termini più brevi in determinate situazioni di crisi e restano ferme le eccezioni connesse agli obblighi sui contenuti illegali e ad altre disposizioni europee. Il regolamento introduce inoltre una trattazione prioritaria dei reclami.</p>
<p>Per gli editori digitali questa garanzia ha un rilievo evidente. L’accesso al pubblico dipende spesso da infrastrutture gestite da soggetti privati, le cui decisioni possono incidere sulla diffusione e sui ricavi delle testate. L’EMFA introduce un contraddittorio e specifiche possibilità di tutela, pur senza attribuire ai media un diritto incondizionato alla distribuzione di qualsiasi contenuto.</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il pluralismo dell’informazione</strong></h4>
<p>Anche gli assetti del mercato vengono considerati dal punto di vista del <strong>pluralismo</strong>. L’articolo 22 richiede una valutazione delle concentrazioni che possono incidere significativamente sul pluralismo dei media e sull’indipendenza editoriale, distinta dalle valutazioni previste dalle norme sulla <strong>concorrenza</strong>. La concentrazione della proprietà può infatti ridurre l’autonomia delle fonti informative anche quando i suoi effetti economici richiedono una diversa analisi. Il regolamento chiede che questo interesse specifico sia preso in considerazione.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>La misurazione dell’audience</strong> <strong>e pubblicità</strong></h4>
<p>L’articolo 24 interviene sulla <strong>misurazione dell’audience</strong>, richiedendo criteri di trasparenza, imparzialità, inclusività, comparabilità e verificabilità. È una materia che influenza direttamente l’economia editoriale: i dati sul pubblico orientano gli investimenti pubblicitari e contribuiscono a determinare il valore commerciale delle testate. La qualità delle misurazioni entra pertanto nel quadro delle condizioni necessarie a un mercato dei media correttamente funzionante.</p>
<p>Particolare attenzione merita la <strong>pubblicità pubblica</strong>. L’articolo 25 stabilisce che le risorse destinate alla pubblicità statale e ai contratti di fornitura o di servizi con media e piattaforme siano assegnate attraverso criteri trasparenti, oggettivi, proporzionati e non discriminatori, resi pubblici preventivamente. L’espressione “pubblicità statale” comprende, secondo la definizione del regolamento, anche quella riferibile ad autorità ed enti pubblici territoriali.</p>
<p>Gli Stati devono adoperarsi affinché la spesa pubblicitaria pubblica complessiva sia distribuita a un’ampia pluralità di fornitori presenti sul mercato, tenendo conto delle specificità nazionali e locali. Le amministrazioni devono pubblicare annualmente informazioni sui beneficiari e sugli importi, mentre autorità indipendenti sono incaricate del monitoraggio. Non viene istituita una quota garantita per ogni giornale: vengono imposte condizioni di trasparenza e non discriminazione che consentano di verificare le scelte e contrastare l’impiego della pubblicità come strumento di favore politico.</p>
<p>Per la <strong>stampa locale, periodica e specializzata</strong>, questa disposizione costituisce un riferimento significativo. Consente di chiedere che le decisioni sulla comunicazione pubblica siano motivate attraverso criteri pertinenti, conoscibili e proporzionati, capaci di considerare anche le caratteristiche dei territori e dei pubblici da raggiungere. La pluralità dei destinatari della spesa deve essere perseguita nel rispetto delle regole sugli appalti e sugli aiuti di Stato, che il regolamento lascia ferme.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Applicazione della norma e valutazione dei risultati</strong></h4>
<p>L’applicazione del quadro europeo è sostenuta dalle autorità nazionali e dal Comitato europeo per i servizi di media, organismo indipendente di natura consultiva composto da rappresentanti delle autorità nazionali. Il suo compito è favorire la cooperazione e l’applicazione coerente della disciplina attraverso le funzioni previste dal regolamento.</p>
<p>A oltre due anni dall’approvazione, il valore dell’European Media Freedom Act risiede nell’aver <strong>riunito garanzie che riguardano l’intero processo informativo</strong>, dalla produzione dei contenuti alla loro distribuzione. Per valutarne i risultati occorrerà verificare come vengono rispettati gli obblighi di trasparenza, applicate le tutele delle fonti, gestiti i rapporti con le piattaforme e assegnate le risorse pubblicitarie pubbliche. Il regolamento offre già una base giuridica comune: la sua efficacia si misura nella capacità di renderla operante nella vita delle imprese editoriali, delle redazioni e dei cittadini.</p>
<p><em>Fonte normativa: regolamento (UE) 2024/1083 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 17 aprile 2024.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/01/uspi-informa-la-liberta-dei-media-in-europa-il-regolamento-emfa-a-2-anni-dalla-sua-approvazione/">USPI informa: la libertà dei media in Europa: il regolamento EMFA a 2 anni dalla sua approvazione</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Uspi informa. Ritardo Ue su IA: crescita e sovranità non vanno di pari passo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 19:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="656" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-1024x570.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-768x427.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-1170x651.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>L’Europa investe 440 miliardi nei colossi tech USA. Lagarde indica più capacità di calcolo, gigafactory e modelli aperti per rilanciare l’IA europea di Tania Sabatini Il flusso di investimenti degli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/uspi-informa-ritardo-ue-su-ia-crescita-e-sovranita-non-vanno-di-pari-passo/">Uspi informa. Ritardo Ue su IA: crescita e sovranità non vanno di pari passo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Europa investe 440 miliardi nei colossi tech USA. Lagarde indica più capacità di calcolo, gigafactory e modelli aperti per rilanciare l’IA europea</em></p>
<p><strong><em><br />
di Tania Sabatini</em></strong></p>
<p>Il <strong>flusso di investimenti </strong>degli europei sulla tecnologia è dirottato in aziende tecnologiche americane. Ammonta a <strong>440 miliardi</strong> il valore che le famiglie europee infondono alle grandi imprese produttrici di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) negli USA. E in Europa? Come va avanti l’industria IA?</p>
<p>Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea (Bce), parla di una <strong>mancanza di <a href="https://notiziario.uspi.it/un-superciclo-di-investimenti-da-3-trilioni-di-dollari-nei-data-center/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infrastrutture </a>in Ue</strong> per poter sostenere la richiesta effettiva.</p>
<p>“L’esposizione della maggior parte dei risparmiatori europei ai colossi tecnologici statunitensi passa attraverso i fondi di investimento, i quali sarebbero costretti a vendere in un mercato in calo per far fronte ai rimborsi”. Specifica Lagarde che tale dinamica non deve rappresentare un motivo per “ritardare lo sviluppo su questa sponda dell’Atlantico”.</p>
<p>La già bassa capacità dell’Ue di ospitare e sviluppare <strong>data center </strong>potrebbe “secondo le tendenze attuali, […] crescere di oltre sei volte nell’arco di un decennio”.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>La strada da percorrere esiste</strong></h4>
<p>La differenza sostanziale tra l’Ue e gli USA sta proprio nei <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/barachini-editoria-e-ia-legge-e-investimenti-per-un-uso-corretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">finanziamenti</a></strong>. L’Ue va largo affidamento alle proprie banche, gli Stati Uniti dispongono di un intero mercato di capitali, tra obbligazioni, credito privato e prestiti.</p>
<p>Il punto di partenza suggerito dunque da Lagarde riguarda la capacità di <strong>costruire una maggiore capacità di calcolo</strong>. “Le nuove <strong>gigafactory </strong>dell’Ue sono un inizio, ma ne colmeranno solo una frazione”.</p>
<p>Per questo servirà <strong>aumentare </strong>il <a href="https://notiziario.uspi.it/investimenti-ia-sempre-in-crescita-ma-business-non-tiene-il-passo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ritmo</strong> </a>e costruire una vera e propria catena di montaggio europea di tecnologie di IA per colmare il divario.</p>
<p>Il secondo passo è dotare l’Ue di “una propria <strong>gamma</strong> di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ia-in-francia-si-pensa-allindipendenza-dopo-svolta-anthropic/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">modelli aperti</a></strong>”. Tradotto, vuol dire che l’Ue non deve solo sviluppare i suoi sistemi di IA, ma questi devono essere condivisibili e accessibili, staccandosi dalla dipendenza tecnologica e dei materiali degli USA e Cina.</p>
<p>Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di capitale maggiore, coprendo <strong>costi</strong>, secondo Lagarde, che nel prossimo decennio potrebbero arrivare a <strong>600 miliardi di euro</strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Investimenti sì, ma dove?</strong></h4>
<p>Lagarde mette un focus su alcuni dati ripresi da Adnkronos.</p>
<p>Le imprese euro hanno investito il 10% dei loro fondi in IA, in questi mesi analizzati del 2026; i finanziamenti relativi all’IA nel primo trimestre del 2026 coprono un quarto del totale; è raddoppiata la percentuale di lavoratori che utilizzano l’IA. Ma l’America cresce al doppio della velocità, vengono investiti il doppio dei soldi e i lavoratori impiegano di più l’IA.</p>
<p>“Gli <strong>investimenti </strong>nell’AI stanno crescendo a <strong>ritmi </strong>talmente <strong>serrati</strong>, soprattutto negli Stati Uniti, che i cash flow delle stesse aziende tecnologiche non riescono più a coprirli”.</p>
<p>L’<strong>IA</strong> per Lagarde potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza dalla stagnazione europea di questi anni. Secondo le stime della Bce, l’IA potrebbe innalzare le percentuali di <strong>produttività </strong>del <strong>+4%</strong> in un decennio.</p>
<p>Una visione già identificata da Mario Draghi con il suo <strong><a href="https://commission.europa.eu/document/download/97e481fd-2dc3-412d-be4c-f152a8232961_en?filename=The%20future%20of%20European%20competitiveness%20_%20A%20competitiveness%20strategy%20for%20Europe.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto sulla competitività europea</a> </strong>del settembre 2024.</p>
<p>Tra l’Europa che sembra correre e progettare e regolare nel campo IA senza mai essere protagonista e gli USA sempre sul podio ma, soprattutto ora, con una divisione interna anche nel campo in cui sono i leader, la strada dell’IA sembra incerta e dissestata.</p>
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</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/uspi-informa-ritardo-ue-su-ia-crescita-e-sovranita-non-vanno-di-pari-passo/">Uspi informa. Ritardo Ue su IA: crescita e sovranità non vanno di pari passo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitto Mediooriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/conflitto_geopolitico_medio_oriente-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>In Medio Oriente l’escalation militare svela l’impotenza della mediazione internazionale e il prezzo pagato dalle missioni sul campo di Domenica Puleio I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>di Domenica Puleio</p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili su Israele”, “Netanyahu attacca Beirut, la vendetta iraniana”. La realtà, quella che si consuma sul terreno a cento giorni dall’inizio del conflitto globale tra Iran, Stati Uniti e Israele, possiede una sfrontatezza che la carta stampata non riesce a rincorrere. Nella notte le forze aeree israeliane hanno martellato l’Iran centrale e occidentale, centrando un impianto petrolchimico in risposta a undici missili balistici di Teheran intercettati dai sistemi di difesa. È la dimostrazione plastica di un teorema tragico: la diplomazia internazionale sta mettendo in scena una recita a beneficio delle telecamere, mentre sul campo la geopolitica del caos detta la sua legge di sangue.</p>
<p>Da una parte assistiamo ai balletti di Mar-a-Lago, con Donald Trump che telefona a Benjamin Netanyahu intimandogli la moderazione per evitare che i negoziati deraglino, sbandierando un’intesa “vicina alla conclusione” che sa tanto di spot elettorale. Dall’altra c’è la cruda, cinica strategia dei leader locali. Netanyahu sa bene che i sondaggi danno la sua coalizione in calo in vista delle elezioni d’autunno; non potendo sbandierare una vittoria definitiva sul nemico storico iraniano, la guerra totale in Libano contro Hezbollah diventa la sua vera carta elettorale, il palcoscenico perfetto per blindare il proprio potere. Poco importa se nel frattempo il Mossad spia gli stessi alleati americani a livelli critici, controllando ogni mossa dei negoziatori di Washington. La fiducia non esiste, esiste solo la sopravvivenza politica.</p>
<p>Il cortocircuito più doloroso e intollerabile di questa escalation si consuma però sulla pelle di chi sta in mezzo. La tregua dell’8 aprile scorso è già un ricordo sbiadito, polverizzata dai raid su Dahieh e dai lanci di droni della milizia libanese che colpiscono i kibbutz dove i bambini vanno in gita scolastica. In questo scontro frontale, l’accordo tra Washington e Teheran si rivela per quello che è: un pezzo di carta privo di valore. A pagarne il prezzo più alto, nel silenzio complice delle diplomazie, sono i soldati di pace. L’uccisione del casco blu dell’Unifil nel sud del Libano è lo schiaffo definitivo a un’Europa e a un Onu che continuano a inviare uomini al fronte con mandati ambigui, lasciandoli a fare da bersaglio mobile in una terra dove nessuno rispetta le regole d’ingaggio. È la burocrazia internazionale che manda a morire i propri figli per non ammettere il fallimento della propria linea politica.</p>
<p class="has-text-align-left">Mentre l’Occidente si avvita in dibattiti ideologici da salotto, riducendo la complessità storica del Medio Oriente a slogan da corteo e ignorando le minacce reali di regimi che non accetteranno mai la stabilità, il sangue scorre vero. Scorre nelle stazioni di servizio israeliane per mano del terrorismo interno, scorre tra i riservisti della protezione civile e tra gli ostaggi prigionieri nei tunnel. Continuare a raccontare questa guerra come una serie di eventi isolati significa non voler vedere il disegno complessivo: un conflitto globale per procura dove le superpotenze giocano a scacchi e i popoli fanno da carne da macello. Se l’Europa non ritrova la forza di imporre una mediazione reale, smettendola di farsi dettare l’agenda dai capricci dei leader in campagna elettorale, resterà solo a guardare le macerie del proprio prestigio internazionale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace-2/">La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La farsa dei trattati di plastica e il sangue reale dei servitori di pace</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/08/la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-farsa-dei-trattati-di-plastica-e-il-sangue-reale-dei-servitori-di-pace</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:40:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Domenica Puleio I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenica Puleio</p>
<p>I titoloni dei grandi quotidiani si rincorrono carichi di inchiostro e retorica, dipingendo scenari che svaniscono nel giro di un mattino. “Israele-Iran, nuovi venti di guerra”, “Missili su Israele”, “Netanyahu attacca Beirut, la vendetta iraniana”. La realtà, quella che si consuma sul terreno a cento giorni dall’inizio del conflitto globale tra Iran, Stati Uniti e Israele, possiede una sfrontatezza che la carta stampata non riesce a rincorrere. Nella notte le forze aeree israeliane hanno martellato l’Iran centrale e occidentale, centrando un impianto petrolchimico in risposta a undici missili balistici di Teheran intercettati dai sistemi di difesa. È la dimostrazione plastica di un teorema tragico: la diplomazia internazionale sta mettendo in scena una recita a beneficio delle telecamere, mentre sul campo la geopolitica del caos detta la sua legge di sangue.</p>
<p>Da una parte assistiamo ai balletti di Mar-a-Lago, con Donald Trump che telefona a Benjamin Netanyahu intimandogli la moderazione per evitare che i negoziati deraglino, sbandierando un’intesa “vicina alla conclusione” che sa tanto di spot elettorale. Dall’altra c’è la cruda, cinica strategia dei leader locali. Netanyahu sa bene che i sondaggi danno la sua coalizione in calo in vista delle elezioni d’autunno; non potendo sbandierare una vittoria definitiva sul nemico storico iraniano, la guerra totale in Libano contro Hezbollah diventa la sua vera carta elettorale, il palcoscenico perfetto per blindare il proprio potere. Poco importa se nel frattempo il Mossad spia gli stessi alleati americani a livelli critici, controllando ogni mossa dei negoziatori di Washington. La fiducia non esiste, esiste solo la sopravvivenza politica.</p>
<p>Il cortocircuito più doloroso e intollerabile di questa escalation si consuma però sulla pelle di chi sta in mezzo. La tregua dell’8 aprile scorso è già un ricordo sbiadito, polverizzata dai raid su Dahieh e dai lanci di droni della milizia libanese che colpiscono i kibbutz dove i bambini vanno in gita scolastica. In questo scontro frontale, l’accordo tra Washington e Teheran si rivela per quello che è: un pezzo di carta privo di valore. A pagarne il prezzo più alto, nel silenzio complice delle diplomazie, sono i soldati di pace. L’uccisione del casco blu dell’Unifil nel sud del Libano è lo schiaffo definitivo a un’Europa e a un Onu che continuano a inviare uomini al fronte con mandati ambigui, lasciandoli a fare da bersaglio mobile in una terra dove nessuno rispetta le regole d’ingaggio. È la burocrazia internazionale che manda a morire i propri figli per non ammettere il fallimento della propria linea politica.</p>
<p class="has-text-align-left">Mentre l’Occidente si avvita in dibattiti ideologici da salotto, riducendo la complessità storica del Medio Oriente a slogan da corteo e ignorando le minacce reali di regimi che non accetteranno mai la stabilità, il sangue scorre vero. Scorre nelle stazioni di servizio israeliane per mano del terrorismo interno, scorre tra i riservisti della protezione civile e tra gli ostaggi prigionieri nei tunnel. Continuare a raccontare questa guerra come una serie di eventi isolati significa non voler vedere il disegno complessivo: un conflitto globale per procura dove le superpotenze giocano a scacchi e i popoli fanno da carne da macello. Se l’Europa non ritrova la forza di imporre una mediazione reale, smettendola di farsi dettare l’agenda dai capricci dei leader in campagna elettorale, resterà solo a guardare le macerie del proprio prestigio internazionale.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/mesotoday-5415551/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2774953">Graphic And Web Designer Freelance</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2774953">Pixabay</a></p>
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		<title>SALUTE E FAMIGLIA IN EUROPA: LA “GENERAZIONE SANDWICH” ITALIANA SI DIVIDE TRA FIGLI E GENITORI, I FRANCESI ASPETTANO I SINTOMI, I TEDESCHI FANNO SCREENING</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="580" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3.png 1000w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3-300x174.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3-768x445.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3-585x339.png 585w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Barometro Doctolib 2026 su oltre 8.400 cittadini d&#8217;Italia, Francia e Germania: 3 modelli sanitari a confronto. In Italia l’85% delle donne gestisce le cure della famiglia, in Francia il 67%&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening/">SALUTE E FAMIGLIA IN EUROPA: LA “GENERAZIONE SANDWICH” ITALIANA SI DIVIDE TRA FIGLI E GENITORI, I FRANCESI ASPETTANO I SINTOMI, I TEDESCHI FANNO SCREENING</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Barometro Doctolib 2026 su oltre 8.400 cittadini d&#8217;Italia, Francia e Germania: 3 modelli sanitari a confronto.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>In Italia l’85% delle donne gestisce le cure della famiglia, in Francia il 67% delle persone va dal medico solo quando compaiono i problemi, in Germania quasi il 40% si sottopone a controlli regolari.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il digitale accelera prenotazioni e gestione ma incide ancora poco sulla prevenzione.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Milano, 15 maggio 2026 – In <strong>Europa</strong> la salute non si gestisce allo stesso modo: in <strong>Italia</strong> è soprattutto una questione familiare (con l’<strong>85%</strong> delle donne che si occupa di figli, genitori e partner), in <strong>Francia</strong> il 67% delle persone entra nello studio medico quasi sempre a sintomi già presenti, mentre in <strong>Germania</strong> la prevenzione è parte della routine (il <strong>36%</strong> degli appuntamenti è legato a controlli e screening).</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>digitale</strong> è ormai sempre più diffuso ovunque ma cambia la funzione: in <strong>Italia</strong> è soprattutto uno strumento per “<strong>organizzare</strong>”, in <strong>Germania</strong> per “<strong>prevenire</strong>”, in Francia per “<strong>velocizzare</strong>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">È questa la fotografia che emerge dalla <strong>4° edizione del Barometro Doctolib</strong>, l&#8217;<strong>indagine internazionale</strong> che ogni anno mette <strong>a confronto abitudini, bisogni e aspettative dei cittadini di Italia, Francia e Germania</strong> rispetto alla <strong>gestione della salute </strong>e<strong> </strong>all’<strong>utilizzo degli strumenti digitali</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Condotta ad aprile 2026 su <strong>oltre 8.400 utenti dei 3 paesi con più di 18 anni</strong> e presentata in occasione della <strong>Giornata Internazionale della Famiglia del 15 maggio</strong>, rivela un <strong>divario</strong> che non è solo <strong>sanitario </strong>ma anche e soprattutto <strong>culturale</strong>: riguarda le abitudini quotidiane, i ruoli familiari e il rapporto con il proprio corpo.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">“<em>In Italia siamo abituati a curare la malattia ma fatichiamo ancora a concepire la cura della salute</em>” &#8211; afferma il <strong>dottor Iacopo Cavallo, medico di medicina generale</strong> della piattaforma di sanità digitale Doctolib.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Inoltre i protocolli di screening istituzionalizzati a livello nazionale sono spesso arretrati rispetto alle linee guida più recenti. La prevenzione richiede programmazione, mentre la vita frenetica di oggi spinge molti pazienti a delegare l&#8217;attenzione al proprio corpo solo nel momento in cui &#8216;chiede il conto&#8217; attraverso il dolore o il sintomo. E se paesi come la Germania hanno istituzionalizzato l&#8217;importanza del controllo periodico, da noi molti evitano i check-up per il timore latente di scoprire che qualcosa non va, dimenticando che una diagnosi precoce è l&#8217;arma più potente, e spesso meno invasiva, che abbiamo a disposizione</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Il Barometro Doctolib 2026 restituisce, quindi, <strong>3 modi diversi di vivere la salute in Europa</strong>:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li><strong>Italia</strong>: salute come responsabilità familiare e carico invisibile sulle donne;</li>
<li><strong>Francia</strong>: salute reattiva, guidata dai sintomi;</li>
<li><strong>Germania</strong>: salute pianificata e preventiva.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong>ITALIA: LA SALUTE È UN’AGENDA DI FAMIGLIA (E RICADE SULLE DONNE)</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia la salute raramente è vista come una questione individuale e si identifica spesso come una lista di cose da fare, una sorta di “logistica familiare” più che un percorso personale, una rete di responsabilità che di solito ricade sulle donne.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo il Barometro Doctolib, l’<strong>85%</strong> delle donne italiane si occupa in prima persona dell’organizzazione delle visite e dei controlli sanitari dell’intera famiglia. Tra chi ha figli, quasi nessuna (<strong>0,9%</strong>) delega le prenotazioni al partner, mentre oltre il <strong>18%</strong> degli uomini ammette di lasciare l’incombenza alla compagna.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è solo una diversa modalità di comportamento ma di carico mentale: la gestione della salute diventa parte del lavoro quotidiano domestico femminile, insieme a scuola, lavoro e assistenza ai genitori anziani.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel nostro Paese risulta, poi, una forte discrepanza tra il reale aiuto fornito dai papà e la loro percezione di fare la propria parte: nonostante i dati confermino che il carico sia quasi tutto sulle donne, il <strong>26%</strong> degli uomini è convinto di dividere l&#8217;agenda pediatrica “esattamente allo stesso modo” con la partner (contro un più realistico <strong>12%</strong> tedesco e francese).</p>
<p style="font-weight: 400;">La differenza di genere emerge anche nell’utilizzo concreto delle piattaforme sanitarie digitali: quasi la metà degli uomini italiani (<strong>46%</strong>) usa le app mediche per prenotare visite esclusivamente per sé stesso, mentre per le donne la quota crolla al <strong>29%</strong>. Per quasi <strong>1 donna su 3</strong>, infatti, il digitale rappresenta, soprattutto, uno strumento per gestire la salute di figli, partner e genitori.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LA “GENERAZIONE SANDWICH”: NON È SOLO ITALIANA, MA QUI PESA DI PIÙ</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Uno dei dati più rilevanti emersi dall&#8217;indagine riguarda la <strong>fascia tra i 35 e i 54 anni</strong>, la cosiddetta “<strong>generazione sandwich</strong>”: adulti che si muovono su un doppio fronte, tra figli da seguire e genitori anziani da assistere, con la propria salute che finisce sempre in fondo alla lista.</p>
<p style="font-weight: 400;">È la generazione che regge l&#8217;intero equilibrio sanitario domestico ma<strong> tende quasi sempre a sacrificare la propria prevenzione</strong>: solo<strong> 1 su 5 </strong>riesce a prenotare visite esclusivamente per sé. Per tutti gli altri, la salute personale viene sistematicamente <strong>rinviata,</strong> si va dal medico solo quando il problema è già evidente o non più ignorabile. Il risultato è una salute vissuta <strong>&#8220;a intermittenza&#8221;</strong>, dove il proprio corpo viene ascoltato solo quando smette di funzionare normalmente.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Spesso pazienti che per mesi mettono da parte i propri bisogni per accudire la famiglia</em>” &#8211; conferma il medico di Doctolib &#8211; “<em>si presentano in ambulatorio con un foglietto o un elenco mentale di 4 o 5 problematiche diverse da risolvere: dal dolore articolare al disturbo gastrico, sino alla richiesta di impegnative per esami arretrati. Il rischio clinico di questo approccio è elevato perché, condensando mesi di malesseri in una singola visita, diventa molto complesso per il medico dare la giusta priorità ai sintomi e sviscerare ogni problema con la dovuta attenzione. La prevenzione e la cura sono percorsi che richiedono costanza. Non si possono comprimere i bisogni del nostro corpo in un&#8217;unica, frettolosa visita riparatoria</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong>FRANCIA: LA SALUTE COME REAZIONE. SI VA DAL MEDICO QUANDO COMPARE IL SINTOMO.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-123552" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-300x174.png" alt="" width="300" height="174" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-300x174.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-768x445.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4-585x339.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-4.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il modello francese è quello più reattivo tra i 3 analizzati dal Barometro Doctolib 2026.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si va dal medico quando il problema è già evidente: il <strong>67% </strong>degli utenti dichiara, infatti, di rivolgersi ad uno specialista solo in presenza di sintomi.</p>
<p style="font-weight: 400;">E questo vale anche per la salute dei figli, in linea con un approccio che vede la gestione familiare meno strutturata rispetto all’Italia: oltre il <strong>50% </strong>delle visite pediatriche nasce da un malessere già in corso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui la prevenzione non è assente ma non è il punto di accesso principale al sistema sanitario.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>GERMANIA: LA SALUTE È PROGRAMMATA</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">All’estremo opposto, la Germania mostra un rapporto con la salute più strutturato e una maggiore separazione tra cura personale e familiare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui la salute è più individuale: meno carico familiare (il <strong>44%</strong> delle donne prenota solo per sé), più attenzione al proprio percorso personale e maggiore autonomia precoce anche per i figli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quasi il 40% delle visite è legato a controlli di routine e screening.</p>
<p style="font-weight: 400;">La prevenzione fa parte della gestione ordinaria del benessere e non si interrompe con l’età.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>OVER 65: ITALIANI NELLA RETE FAMILIARE, FRANCESI PRONTI A REAGIRE, TEDESCHI AUTONOMI</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Uno dei risultati più inattesi riguarda gli <strong>over 65</strong>.<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-123553" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-300x174.png" alt="" width="300" height="174" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-300x174.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-1024x594.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-768x445.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-1170x679.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5-585x339.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5.png 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia continuano a fare parte della “rete familiare sanitaria”, in Francia reagiscono al problema, in Germania diventano progressivamente autonomi e fino al <strong>74% </strong>degli anziani prenota visite solo per sé.</p>
<p style="font-weight: 400;">Al di là dei controlli periodici, il motivo che li porta dal medico in Italia (<strong>28%</strong>) e Francia (<strong>27%</strong>) è rappresentato da un problema di salute già noto mentre in Germania prevale (<strong>27%</strong>) la comparsa di un sintomo o di un problema di salute che prima non c&#8217;era.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L&#8217;AUTONOMIA SANITARIA: QUANDO UN FIGLIO DIVENTA RESPONSABILE DELLA PROPRIA SALUTE?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Barometro Doctolib fotografa anche un cambiamento generazionale nel rapporto con la salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Di fronte alla domanda “A che età pensi che un figlio dovrebbe iniziare a gestire autonomamente la propria salute (prenotazioni, controlli, documenti)?” il <strong>58%</strong> degli italiani e il <strong>61%</strong> dei francesi ha risposto che l’età giusta è <strong>tra i 18 e i 25 anni </strong>mentre in Germania il <strong>41%</strong> è favorevole a responsabilizzare i figli già <strong>prima dei 18 anni</strong>. Il <strong>13%</strong> degli italiani, il <strong>10%</strong> dei francesi e solo il <strong>6% </strong>dei tedeschi ritiene l&#8217;autonomia sanitaria scatti quando il figlio o la figlia vanno a vivere da soli.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>IL DIGITALE: PIÙ VELOCE MA NON PIÙ PREVENTIVO</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In tutti i Paesi il digitale è ormai parte della quotidianità sanitaria.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia il 73% degli utenti utilizza &#8216;sempre&#8217; o &#8216;spesso&#8217; strumenti digitali per consultare e condividere referti ed esami, e quasi il 58% lo fa anche per prenotare le visite, mentre solo il <strong>7%</strong> dichiara di preferire ancora esclusivamente i sistemi tradizionali. Più dell’<strong>80%</strong> dei cittadini afferma, inoltre, che il digitale fa risparmiare molto tempo nella gestione della salute e rende tutto più semplice rispetto al passato.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Sta cambiando in meglio il nostro lavoro quotidiano</em>” &#8211; ammette il <strong>dottor Cavallo</strong>. “<em>Vedere un paziente che entra in studio e condivide con un clic lo storico dei suoi esami sullo smartphone è ormai la normalità. Dal punto di vista clinico, questo azzera il rischio di smarrire referti fondamentali o di dover decifrare vecchi appunti sbiaditi. E consente, inoltre, una più rapida trascrizione sui gestionali, così da avere un archivio sempre aggiornato. Sul fronte del rapporto medico-paziente, il vero vantaggio è il tempo: i minuti preziosi che prima si perdevano a confrontare decine di fogli disordinati nelle vecchie cartelline, oggi si traducono in minuti guadagnati per ascoltare il paziente</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma il Barometro Doctolib evidenzia anche un limite importante: il digitale viene percepito soprattutto come uno strumento per semplificare la burocrazia sanitaria, non ancora come leva culturale per migliorare la prevenzione. Solo il <strong>13,4%</strong> degli italiani dichiara, infatti, che gli strumenti digitali hanno portato a fare più controlli preventivi rispetto al passato, contro percentuali superiori al <strong>20%</strong> registrate in Francia e Germania.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Dal 2023 il Barometro Doctolib analizza come cambiano le persone, le famiglie e il modo di vivere la salute anche grazie al digitale</em>”, commenta <strong>Nicola Brandolese, CEO International, Italy &amp; New Business di Doctolib,</strong> l&#8217;app gratuita che aiuta i cittadini nella gestione della propria salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Il confronto con altri grandi Paesi europei ci aiuta a capire dove stiamo evolvendo più velocemente e dove invece persistono fragilità culturali molto profonde. Quest’anno emerge con forza un tema centrale: la salute continua a reggersi soprattutto sul tempo, sull’organizzazione e sul carico invisibile delle famiglie. E comprendere questi cambiamenti è fondamentale per costruire una sanità più accessibile, sostenibile e realmente vicina ai bisogni quotidiani delle persone. Dopo 4 edizioni è evidente come la trasformazione digitale sia ormai consolidata nell’accesso ai servizi, ma la vera sfida sia culturale. Riguarda il modo in cui le persone si prendono cura di sé e delle proprie famiglie. È lì che si gioca il futuro della sanità quotidiana</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>I 5 TRATTI DISTINTIVI DELLA SALUTE FAMILIARE ITALIANA EMERSI DAL BAROMETRO DOCTOLIB 2026</u></strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Salute come “responsabilità domestica”</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Non individuale, ma organizzativa e familiare.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Centralità femminile nella gestione</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">L’85% delle donne organizza le cure familiari contro il 64,8% degli uomini.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Uso del digitale come “logistica sanitaria”</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Prenotazioni, referti, gestione familiare più che prevenzione.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Prevenzione ancora secondaria</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Solo il 13,4% dichiara più prevenzione grazie al digitale.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Sovraccarico della “generazione sandwich”</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Tra figli, genitori e partner, la propria salute è spesso rinviata.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>I 5 TRATTI DEL MODELLO TEDESCO EMERSI DAL BAROMETRO DOCTOLIB 2026</u></strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Prevenzione strutturata</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Quasi 40% di controlli regolari.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Maggiore separazione tra sé e famiglia</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Più visite “solo per sé” rispetto agli altri Paesi.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Minor peso della famiglia nella gestione sanitaria</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Solo circa 10% coinvolgimento familiare esteso.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Uso del digitale più clinico che logistico</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Meno condivisione familiare, più gestione personale.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Evoluzione verso autonomia con l’età</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Gli over 65 diventano sempre più indipendenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>I 5 TRATTI DEL MODELLO FRANCESE EMERSI DAL BAROMETRO DOCTOLIB 2026</u></strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Centralità del sintomo</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">67% dei cittadini va dal medico solo quando sta male.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Famiglia presente nella gestione sanitaria</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">25% dei 35-54 gestisce la salute di tutta la famiglia.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Approccio reattivo anche nei bambini</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Oltre il 51% delle visite pediatriche nasce da sintomi.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Uso del digitale soprattutto funzionale</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Prenotazione rapida, meno impatto su prevenzione.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Forte continuità tra età adulta e anziana</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Poco cambiamento nel modello sanitario con l’invecchiamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/salute-e-famiglia-in-europa-la-generazione-sandwich-italiana-si-divide-tra-figli-e-genitori-i-francesi-aspettano-i-sintomi-i-tedeschi-fanno-screening/">SALUTE E FAMIGLIA IN EUROPA: LA “GENERAZIONE SANDWICH” ITALIANA SI DIVIDE TRA FIGLI E GENITORI, I FRANCESI ASPETTANO I SINTOMI, I TEDESCHI FANNO SCREENING</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’ORO BIANCO DIVENTA UN CAPPIO: L’INSURREZIONE DEL SUDAMERICA CHE STRANGOLA IL SOGNO GREEN DELL’OCCIDENTE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/14/loro-bianco-diventa-un-cappio-linsurrezione-del-sudamerica-che-strangola-il-sogno-green-delloccidente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=loro-bianco-diventa-un-cappio-linsurrezione-del-sudamerica-che-strangola-il-sogno-green-delloccidente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 20:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[litio]]></category>
		<category><![CDATA[oro bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>L’atto di forza compiuto da Cile, Argentina e Bolivia non è una semplice frizione commerciale, ma l’inizio di un vero e proprio imperialismo delle risorse che schiaffeggia l’ipocrisia di un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/14/loro-bianco-diventa-un-cappio-linsurrezione-del-sudamerica-che-strangola-il-sogno-green-delloccidente/">L’ORO BIANCO DIVENTA UN CAPPIO: L’INSURREZIONE DEL SUDAMERICA CHE STRANGOLA IL SOGNO GREEN DELL’OCCIDENTE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/litio-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>L’atto di forza compiuto da Cile, Argentina e Bolivia non è una semplice frizione commerciale, ma l’inizio di un vero e proprio imperialismo delle risorse che schiaffeggia l’ipocrisia di un Occidente convinto di poter dettare le regole della transizione green a spese del resto del mondo. Con la nascita del “Cartello del Litio”, il cosiddetto Triangolo dell’Oro Bianco ha deciso di smettere di essere il giardino sul retro delle multinazionali tech per trasformarsi in un plotone d’esecuzione economico pronto a premere il grilletto sui costi di produzione delle nostre batterie.</p>
<p>È un colpo basso che smaschera la nudità dell’Europa: abbiamo pianificato il futuro delle nostre strade senza possedere i materiali per asfaltarle, cedendo le chiavi della nostra sovranità industriale a governi che oggi, con una logica ferocemente ispirata all’OPEC, hanno il potere di decidere se e quando la nostra transizione energetica debba fallire.</p>
<p>Mentre a Bruxelles si convocano vertici d’urgenza nel panico totale, la realtà ci urla in faccia che il tempo della diplomazia dei salotti è finito perché quando tre Paesi controllano il 60% delle riserve mondiali della materia prima più ambita del secolo, ogni loro accordo diventa un diktat per il mercato globale.</p>
<p>L’aggressività di questo coordinamento è un avvertimento brutale: chi controlla la terra oggi comanda il progresso di domani. Se l’Europa non avrà il coraggio di sporcarsi le mani con i propri progetti estrattivi, smantellando veti ideologici e burocrazie paralizzanti, resterà incastrata nel ruolo di vittima sacrificale di un cartello che non ha alcuna intenzione di fare sconti sulla nostra sopravvivenza economica. Questa non è una partita a scacchi, è una lotta per il respiro industriale in cui l’oro bianco è diventato il cappio intorno al collo di un’industria automotive occidentale ormai ridotta a mendicare risorse ai nuovi padroni del Sud del mondo.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/cebbi-15537516/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4927935">cebbi</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4927935">Pixabay</a></p>
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		<item>
		<title>INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 19:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p class="isSelectedEnd"><em>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più autonoma. La centralità  dell’India in un sistema internazionale frammentato.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’attuale configurazione della politica estera indiana delinea un paradigma di multi-allineamento asimmetrico, dove Nuova Delhi non si limita a oscillare tra blocchi contrapposti, ma agisce come il pivot necessario per la stabilità del sistema internazionale. La simultaneità del vertice dei Ministri degli Esteri dei BRICS (14-15 maggio) e della missione diplomatica del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, non è una coincidenza temporale, bensì l’espressione plastica della dottrina della Strategic Autonomy (Autonomia Strategica) elevata a sistema di governo globale.</p>
<p>In qualità di presidente pro tempore della compagine BRICS, l’India sta esercitando un soft power di tipo transazionale e diplomatico volto a decongestionare le tensioni nel Golfo Persico. Il dato di maggior rilievo è la facilitazione del dialogo bilaterale tra Seyed Abbas Araghchi, capo della diplomazia iraniana, e i vertici degli Emirati Arabi Uniti. Questa iniziativa risponde a una necessità logica stringente: la protezione del corridoio energetico e commerciale che transita per lo Stretto di Hormuz, vitale per la sicurezza energetica indiana e per la stabilità dei prezzi delle commodity sui mercati globali. Nuova Delhi si pone dunque come l’unico interlocutore capace di integrare le istanze del “Sud Globale” senza alienarsi le potenze occidentali.</p>
<p>Parallelamente, il dialogo con gli Stati Uniti attraverso la missione di Marco Rubio si focalizza sulla cooperazione tecnologica e militare avanzata, nell’ambito dell’iniziativa iCET (Initiative on Critical and Emerging Technology). Il cuore del negoziato riguarda la resilienza della supply chain dei minerali critici e delle terre rare. L’India si candida ufficialmente a diventare l’alternativa infrastrutturale e produttiva al monopolio cinese, offrendo agli USA un partner con capacità di scala industriale e stabilità democratica. Questo asse viene ulteriormente rafforzato dal coordinamento nel Quad, dove la sicurezza marittima nell’Indo-Pacifico rimane la priorità per il contrasto alle proiezioni egemoniche nell’area.</p>
<p>A completare questo quadro di centralità è l’entrata in vigore dello storico Free Trade Agreement (FTA) con il Regno Unito. Questo trattato rappresenta una pietra miliare per la diplomazia commerciale post-Brexit e post-pandemica: eliminando le barriere tariffarie in settori chiave come il tech, l’automotive e il farmaceutico, l’India si garantisce un afflusso massiccio di capitali e competenze britanniche, offrendo in cambio l’accesso al mercato più dinamico e giovane del pianeta.</p>
<p>L’India di questo maggio 2026 si manifesta come una Potenza Ponte. La capacità di accogliere contemporaneamente le delegazioni di paesi sanzionati dall’Occidente e i massimi rappresentanti dell’amministrazione statunitense, dimostra che Nuova Delhi ha superato la fase del non-allineamento passivo per approdare a un protagonismo attivo. In un mondo frammentato, la stabilità internazionale dipende oggi dalla capacità indiana di tradurre le diverse istanze geopolitiche in un linguaggio comune di cooperazione economica e sicurezza integrata.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore della Gazzetta italo brasiliana e presidente dell'Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
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<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dalla dottrina “Donroe” a Minneapolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
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<p>Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale Di Roberto Sciarrone L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste&#8230;</p>
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<p><strong>Di Roberto Sciarrone</strong></p>
<p>L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste ore dai media statunitensi arrivano le immagini delle persone scese in piazza per protestare contro la United States Immigration and Customs Enforcement I.C.E., agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Cittadina americana, madre di tre figli, divorziata, vedova e senza una particolare storia di militanza politica: Renee Nicole Good amava la poesia che aveva studiato al college vincendo addirittura un premio dell’American Academy of Poets. Tutto questo, e non solo, sta infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti intorno alla presidenza Trump. E poi il Venezuela, la Groenlandia e il sequestro delle petroliere russe. La Dottrina “Donroe” segna uno spartiacque per l’ordine internazionale e pone l’Europa (e il mondo) davanti a un dilemma: adattarsi all’egemonia americana o prepararsi a contrastarla?</p>
<p>In questi primi giorni di gennaio Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando ai media a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti destinati a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – richiamo quanto mai palese alla Dottrina Monroe – che come sappiamo attribuirebbe a Washington un controllo naturale sulle Americhe, che – ha dichiarato Trump – “non sarà mai più messo in discussione”.</p>
<p>Sempre in questa turbolenta settimana è arrivato anche il sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte della Guardia Costiera Usa nell’Atlantico settentrionale: il cargo, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettato di aver trasportato petrolio iraniano. Durante l’operazione, mezzi navali russi – incluso un sottomarino – operavano nelle vicinanze, uno degli scontri più vicini tra Stati Uniti e forze russe degli ultimi decenni. Per fare un parallelo storico immaginate cosa sarebbe accaduto durante la Guerra Fredda.</p>
<p><strong>Ma come si potrà sviluppare la dottrina Donroe? Un approccio sistemico? </strong>La rielaborazione in chiave MAGA della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più cruda di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, consigliere per la sicurezza interna. “Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, ha aggiunto. Una postura aggressiva che non si limita agli avversari dichiarati, ma che coinvolge anche partner e alleati (e veniamo alla Groenlandia). Lunedì, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai legislatori che Trump intende acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla, pur specificando che l’uso della forza non è escluso. Perché invaderla? Sempre per questioni di sicurezza nazionale, chapeau. Nel tentativo di blindare il “vicinato americano”, Trump sta quindi accelerando una competizione tra grandi potenze destinata a estendersi ben oltre l’emisfero occidentale.</p>
<p><strong>E l’Europa? </strong>Per l’Europa, la nuova dottrina Trump comporta grandi cambiamenti. Se la preoccupazione più immediata riguarda l’Artico e la Groenlandia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del continente vengono subito dopo. I 27 si trovano di fronte a un bivio: appoggiare o contrastare le ambizioni di Washington?</p>
<p><strong>Perché Trump insiste sulla Groenlandia?</strong> Secondo il presidente americano gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, viste le navi russe e cinesi nei dintorni. Di fatto i soldati statunitensi sono presenti in Groenlandia dal 1951 con una base militare permanente, speriamo basti questo.</p>
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		<title>Manuale del Nation Shaping: come si cambia un Paese senza dichiarare guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 16:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Nation shaping]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Nation shaping: plasmare un Paese altrui affinché smetta di essere un problema e diventi uno strumento C’è un manuale non scritto che Washington conosce a memoria. Non lo trovi nelle&#8230;</p>
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<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">C’è un manuale non scritto che Washington conosce a memoria. Non lo trovi nelle biblioteche, ma funziona da decenni. Si chiama </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">: non occupi un Paese, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>lo pieghi</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Non lo governi, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>lo orienti</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Non lo distruggi (almeno all’inizio), </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">lo rendi compatibile</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Il tutto, ovviamente, in nome della democrazia. Sempre. Anche quando non c’è.</span></span></p>
<p class="s12"><b><span class="s11"><span class="bumpedFont15">N</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">ation building</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> “costruzione della nazione”</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 1 – Scegli il bersaglio (meglio se piccolo, meglio se ricco).</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ideale è uno Stato con risorse strategiche, istituzioni fragili e un passato coloniale irrisolto. Funziona benissimo se ha pochi abitanti e molta importanza geopolitica. Se poi è formalmente alleato di qualcuno, ancora meglio: la sorpresa moltiplica l’effetto.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 2 – Dai un nome nobile all’operazione.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Mai chiamarla ingerenza. Usa parole che scaldano i cuori: “stabilità”, “riforme”, “valori”, “anticorruzione”. Se serve, aggiungi “sicurezza nazionale”. Con quella ci passa tutto. Anche ciò che non c’entra niente.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 3 – Arruola gli intermediari.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ONG, fondazioni, programmi di scambio, think tank. Nessuno in divisa, nessun timbro ufficiale. Meglio se parlano la lingua dei diritti e dei workshop. Servono a mappare il territorio umano: chi conta, chi può contare, chi è comprabile.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 4 – Seleziona l’élite locale.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Trova volti presentabili, possibilmente giovani, “riformisti”, con un inglese fluente e un curriculum internazionale. Non devono vincere subito: devono </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">esistere</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Il resto lo faranno i media.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 5 – Allena la narrativa.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Costruisci un racconto semplice: il Paese è corrotto, inefficiente, in ritardo. Qualcuno dall’esterno può “aiutare”. Chi si oppone è “illiberale”, “autoritario”, “filo-qualcosa”. Funziona sempre. <b>In </b></span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Guatemala, in Iran, in Iraq</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, in Romania</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 6 – Tocca l’economia, non il Parlamento.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Sanzioni mirate, aiuti selettivi, investimenti condizionati. La politica segue il denaro come l’ombra segue il corpo. Se serve, prometti sviluppo. Non importa mantenerlo: importa </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">crederci</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> il tempo necessario.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 7 – Usa l’intelligence, ma senza far rumore</b>.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Pochi uomini, contatti discreti, messaggi calibrati. Niente CIA con cappello e sigaro: meglio consulenti, analisti, “advisor”. In Afghanistan ci hanno messo vent’anni per capirlo. In Groenlandia hanno provato a far prima.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 8 – Spingi verso elezioni “giuste”.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Giuste nel senso corretto. Monitorate, accompagnate, raccontate. Se vince il candidato sbagliato, ricomincia dal Capitolo 5. Se vince quello giusto, parla di “svolta storica”.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 9 – Se qualcosa va storto, cambia nome.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> fallisce? Chiamalo “errore di valutazione”. O “complessità locale”. In Ucraina la complessità è diventata guerra. Ma il manuale non prevede autocritica: prevede </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">reset</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 10 – Non restare per i danni.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Quando il Paese implode, ritirati. Dì che “non era pronto”. Lascia il conto a chi vive lì. Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non contempla manutenzione.</span></span></p>
<p class="s13"><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Appendice – La regola d’oro</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> del </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Nation Shaping</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">La sovranità è sacra. <b>Ma </b></span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>solo finché non intralcia</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Se intralcia, diventa negoziabile. Se resiste, diventa un problema. Se crolla, una statistica.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Questo manuale non è una teoria del complotto. È una </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">prassi storica</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Cambiano i presidenti, resta il metodo. Oggi l’Artico, ieri l’America Latina, domani chissà. E ogni volta ci dicono che è diverso. Ogni volta è uguale.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non costruisce nazioni. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Le usa.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> E quando non servono più, le archivia. Con una nota a piè di pagina: </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">mission accomplished</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s14">
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/11/manuale-del-nation-shaping-come-si-cambia-un-paese-senza-dichiarare-guerra1/">Manuale del Nation Shaping: come si cambia un Paese senza dichiarare guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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