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	<title>Europa Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/">L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong><em>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino</em></strong></p>
<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dalla dottrina “Donroe” a Minneapolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:33:09 +0000</pubDate>
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<p>Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale Di Roberto Sciarrone L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste&#8230;</p>
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<p><strong>Di Roberto Sciarrone</strong></p>
<p>L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste ore dai media statunitensi arrivano le immagini delle persone scese in piazza per protestare contro la United States Immigration and Customs Enforcement I.C.E., agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Cittadina americana, madre di tre figli, divorziata, vedova e senza una particolare storia di militanza politica: Renee Nicole Good amava la poesia che aveva studiato al college vincendo addirittura un premio dell’American Academy of Poets. Tutto questo, e non solo, sta infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti intorno alla presidenza Trump. E poi il Venezuela, la Groenlandia e il sequestro delle petroliere russe. La Dottrina “Donroe” segna uno spartiacque per l’ordine internazionale e pone l’Europa (e il mondo) davanti a un dilemma: adattarsi all’egemonia americana o prepararsi a contrastarla?</p>
<p>In questi primi giorni di gennaio Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando ai media a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti destinati a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – richiamo quanto mai palese alla Dottrina Monroe – che come sappiamo attribuirebbe a Washington un controllo naturale sulle Americhe, che – ha dichiarato Trump – “non sarà mai più messo in discussione”.</p>
<p>Sempre in questa turbolenta settimana è arrivato anche il sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte della Guardia Costiera Usa nell’Atlantico settentrionale: il cargo, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettato di aver trasportato petrolio iraniano. Durante l’operazione, mezzi navali russi – incluso un sottomarino – operavano nelle vicinanze, uno degli scontri più vicini tra Stati Uniti e forze russe degli ultimi decenni. Per fare un parallelo storico immaginate cosa sarebbe accaduto durante la Guerra Fredda.</p>
<p><strong>Ma come si potrà sviluppare la dottrina Donroe? Un approccio sistemico? </strong>La rielaborazione in chiave MAGA della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più cruda di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, consigliere per la sicurezza interna. “Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, ha aggiunto. Una postura aggressiva che non si limita agli avversari dichiarati, ma che coinvolge anche partner e alleati (e veniamo alla Groenlandia). Lunedì, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai legislatori che Trump intende acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla, pur specificando che l’uso della forza non è escluso. Perché invaderla? Sempre per questioni di sicurezza nazionale, chapeau. Nel tentativo di blindare il “vicinato americano”, Trump sta quindi accelerando una competizione tra grandi potenze destinata a estendersi ben oltre l’emisfero occidentale.</p>
<p><strong>E l’Europa? </strong>Per l’Europa, la nuova dottrina Trump comporta grandi cambiamenti. Se la preoccupazione più immediata riguarda l’Artico e la Groenlandia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del continente vengono subito dopo. I 27 si trovano di fronte a un bivio: appoggiare o contrastare le ambizioni di Washington?</p>
<p><strong>Perché Trump insiste sulla Groenlandia?</strong> Secondo il presidente americano gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, viste le navi russe e cinesi nei dintorni. Di fatto i soldati statunitensi sono presenti in Groenlandia dal 1951 con una base militare permanente, speriamo basti questo.</p>
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		<title>Manuale del Nation Shaping: come si cambia un Paese senza dichiarare guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 16:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/d74f47fb-6f10-45d0-8ba8-af35d4cd343e-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Nation shaping: plasmare un Paese altrui affinché smetta di essere un problema e diventi uno strumento C’è un manuale non scritto che Washington conosce a memoria. Non lo trovi nelle&#8230;</p>
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<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">C’è un manuale non scritto che Washington conosce a memoria. Non lo trovi nelle biblioteche, ma funziona da decenni. Si chiama </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">: non occupi un Paese, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>lo pieghi</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Non lo governi, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>lo orienti</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Non lo distruggi (almeno all’inizio), </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">lo rendi compatibile</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Il tutto, ovviamente, in nome della democrazia. Sempre. Anche quando non c’è.</span></span></p>
<p class="s12"><b><span class="s11"><span class="bumpedFont15">N</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">ation building</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> “costruzione della nazione”</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 1 – Scegli il bersaglio (meglio se piccolo, meglio se ricco).</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ideale è uno Stato con risorse strategiche, istituzioni fragili e un passato coloniale irrisolto. Funziona benissimo se ha pochi abitanti e molta importanza geopolitica. Se poi è formalmente alleato di qualcuno, ancora meglio: la sorpresa moltiplica l’effetto.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 2 – Dai un nome nobile all’operazione.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Mai chiamarla ingerenza. Usa parole che scaldano i cuori: “stabilità”, “riforme”, “valori”, “anticorruzione”. Se serve, aggiungi “sicurezza nazionale”. Con quella ci passa tutto. Anche ciò che non c’entra niente.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 3 – Arruola gli intermediari.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ONG, fondazioni, programmi di scambio, think tank. Nessuno in divisa, nessun timbro ufficiale. Meglio se parlano la lingua dei diritti e dei workshop. Servono a mappare il territorio umano: chi conta, chi può contare, chi è comprabile.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 4 – Seleziona l’élite locale.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Trova volti presentabili, possibilmente giovani, “riformisti”, con un inglese fluente e un curriculum internazionale. Non devono vincere subito: devono </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">esistere</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Il resto lo faranno i media.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 5 – Allena la narrativa.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Costruisci un racconto semplice: il Paese è corrotto, inefficiente, in ritardo. Qualcuno dall’esterno può “aiutare”. Chi si oppone è “illiberale”, “autoritario”, “filo-qualcosa”. Funziona sempre. <b>In </b></span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Guatemala, in Iran, in Iraq</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, in Romania</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 6 – Tocca l’economia, non il Parlamento.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Sanzioni mirate, aiuti selettivi, investimenti condizionati. La politica segue il denaro come l’ombra segue il corpo. Se serve, prometti sviluppo. Non importa mantenerlo: importa </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">crederci</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> il tempo necessario.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 7 – Usa l’intelligence, ma senza far rumore</b>.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Pochi uomini, contatti discreti, messaggi calibrati. Niente CIA con cappello e sigaro: meglio consulenti, analisti, “advisor”. In Afghanistan ci hanno messo vent’anni per capirlo. In Groenlandia hanno provato a far prima.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 8 – Spingi verso elezioni “giuste”.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Giuste nel senso corretto. Monitorate, accompagnate, raccontate. Se vince il candidato sbagliato, ricomincia dal Capitolo 5. Se vince quello giusto, parla di “svolta storica”.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 9 – Se qualcosa va storto, cambia nome.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> fallisce? Chiamalo “errore di valutazione”. O “complessità locale”. In Ucraina la complessità è diventata guerra. Ma il manuale non prevede autocritica: prevede </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">reset</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Capitolo 10 – Non restare per i danni.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Quando il Paese implode, ritirati. Dì che “non era pronto”. Lascia il conto a chi vive lì. Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non contempla manutenzione.</span></span></p>
<p class="s13"><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Appendice – La regola d’oro</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> del </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Nation Shaping</span></span></b></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">La sovranità è sacra. <b>Ma </b></span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>solo finché non intralcia</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Se intralcia, diventa negoziabile. Se resiste, diventa un problema. Se crolla, una statistica.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Questo manuale non è una teoria del complotto. È una </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">prassi storica</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Cambiano i presidenti, resta il metodo. Oggi l’Artico, ieri l’America Latina, domani chissà. E ogni volta ci dicono che è diverso. Ogni volta è uguale.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nation shaping</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non costruisce nazioni. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Le usa.</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> E quando non servono più, le archivia. Con una nota a piè di pagina: </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">mission accomplished</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s14">
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		<title>Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/31/si-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=si-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 06:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p>
<p>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua Si spengono le&#8230;</p>
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<p class="s9">Si spengono le luci. E non è solo una suggestione letteraria: è proprio la trama, degna del romanzo di <span class="s8"><b>Jay McInerney</b></span>, che torna d’attualità. Il “matrimonio” tra Stati Uniti ed Europa scricchiola come quello di Russell e Corinne: non c’è un vero litigio, ma una distanza che cresce, fatta di silenzi, calcoli e reciproca sopportazione.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><b>Donald Trump</b></span>, tornato a pensare il mondo come un grande mercato con bandiere opzionali, pratica una filosofia a metà tra l’empirico e il cervellotico: soggettiva, muscolare, spesso incomprensibile persino a se stessa. L’Europa, <span class="s8"><b>Ucraina</b></span> compresa, per lui è un partner commerciale tra tanti, non un’alleanza sentimentale. Con la <span class="s8"><b>Russia</b></span> vale lo stesso principio: la guerra può finire domani o dopodomani, purché torni utile ai conti. Il vero chiodo fisso resta la <span class="s8"><b>Cina</b></span>. È lì che si gioca l’egemonia economico-militare di un’America che teme di non essere più eterna. Il resto è contorno. Bruxelles compresa.</p>
<p class="s9">E tuttavia, miracolo dei miracoli, l’<span class="s8">Europa</span> pare aver capito. Prima l’antifona, poi la realtà. Si è desta, anche se con la lentezza tipica di chi si sveglia convinto che sia ancora presto. Rafforzerà la propria difesa, finalmente comune, perché nazionale non basta più, investirà in tecnologia per smettere di dipendere da chi la tratta come un cliente distratto, e comincerà a decidere aggirando l’ossessione dell’unanimità, che ha spesso funzionato come un elegante freno a mano tirato. Gli strumenti, in fondo, li ha sempre avuti. Ora, finalmente, sta provando a usarli.</p>
<p class="s9">Chiuso il capitolo 2025, si apre quello del 2026. O la va o la spacca. E questa volta non è una figura retorica. Intanto si chiude anche un <span class="s8"><b>Giubileo</b></span>. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, l’arcivescovo <b><span class="s8">Matteo Zuppi</span> </b>abbassa il sipario liturgico ma invita a lasciare aperte porte ben più difficili: quelle delle case, delle comunità, delle coscienze. Porte che non fanno rumore, ma resistono.</p>
<p class="s9">Le sue parole, speranza, pace, alleanza sociale, vicinanza agli ultimi, suonano come una nota fuori spartito in un mondo che discute di missili e dazi con la stessa naturalezza con cui una volta parlava di raccolti. La speranza, viene da augurarsi, è che quell’omelia riesca a superare le mura più spesse: non quelle delle basiliche, ma quelle dei cuori duri di chi si contende il dominio del mondo come fosse una partita a risiko.</p>
<p class="s9">Il 2025, del resto, non sarà ricordato con nostalgia. È stato un anno di addii pesanti: alla cultura, allo spettacolo, allo sport, alla pace, con la scomparsa di figure che tenevano insieme l’immaginario collettivo meglio di molti trattati internazionali. Alcune guerre finiscono, altre iniziano, come se l’umanità non sapesse fare altro che cambiare campo di battaglia. I dazi diventano strumenti morali, le catastrofi naturali presentano il conto, e il pianeta, già malandato, osserva in silenzio la gara a chi lo distrugge più in fretta.</p>
<p class="s9">Sul fronte interno, scandali e corruzione restano protagonisti ovunque. L’<span class="s8">Italia</span>, come spesso accade, non manca l’appuntamento. Titoli che sembrano barzellette (“Noi con Hannoun”), consiglieri che mettono in imbarazzo i partiti e pretendono di mettere il bavaglio ai giornalisti: il tutto dà l’impressione di una corsa in discesa senza paracadute. Governo e opposizione, ciascuno a modo suo, faticano: il primo perché non ha davanti un’opposizione costruttiva ma solo polemica; la seconda perché non riesce a ricordarsi quale sia il suo mestiere. E non va molto meglio altrove, se in Francia destra e sinistra riescono a dividersi perfino su un omaggio nazionale a <span class="s8"><b>Brigitte Bardot</b></span>.</p>
<p class="s9">Eppure, in questo mare agitato, qualche dato va riconosciuto. Il governo italiano porta a casa risultati non trascurabili, soprattutto sul piano internazionale. L’Italia viene osservata come una possibile guida dell’Unione. Non è poco, in tempi in cui scarseggiano le teste pensanti e ce ne vorrebbero il doppio solo per capire da dove cominciare.</p>
<p class="s9">Che cosa ci porterà il 2026?</p>
<p class="s9">La risposta migliore resta quella di un vecchio signore inglese che di crisi se ne intendeva: <span class="s10">«Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni»</span>. Il problema, semmai, è capire quanti siano ancora interessati a diventarlo.</p>
<p class="s9">Buon anno 2026. Con moderata speranza, lucida ironia e la cautela di chi ha imparato che le luci si spengono in fretta, ma il conto resta acceso.</p>
<p class="s7">
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		<title>Il Liceo Scorza di Cosenza  “Ambasciatore del Parlamento Europeo”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/04/il-liceo-scorza-di-cosenza-diventa-ambasciatore-del-parlamento-europeo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-liceo-scorza-di-cosenza-diventa-ambasciatore-del-parlamento-europeo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 18:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Scorza]]></category>
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<p>Martedì 9 dicembre 2025, il progetto EPAS vedrà la partecipazione di docenti di storia, ex insegnanti, studenti ed ex studenti, che offriranno testimonianze e approfondimenti sul ruolo della scuola nella&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Martedì 9 dicembre 2025, il progetto EPAS vedrà la partecipazione di docenti di storia, ex insegnanti, studenti ed ex studenti, che offriranno testimonianze e approfondimenti sul ruolo della scuola nella storia europea</em></p>
<p>Il <strong>Liceo Scientifico Statale “Scorza” di Cosenza </strong>si prepara a ospitare martedì 9 dicembre 2025 un evento speciale nell’ambito del <strong>progetto EPAS – Scuola Ambasciatrice del Parlamento Europeo</strong> per l’anno scolastico 2025-2026. Dalle 11:00 alle 13:50 studenti, docenti e rappresentanti istituzionali avranno l’opportunità di confrontarsi sul ruolo delle istituzioni europee e sull’importanza della partecipazione giovanile.</p>
<p>A dare il benvenuto sarà la Dott.ssa Rosanna Rizzo, Dirigente Scolastico del Liceo Scorza, che sottolineerà come iniziative di questo tipo contribuiscano a formare cittadini consapevoli e attivi, capaci di comprendere le dinamiche europee e di partecipare concretamente alla vita democratica.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-99257" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--702x1024.jpg" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--702x1024.jpg 702w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--206x300.jpg 206w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--768x1120.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS--1053x1536.jpg 1053w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Liceo-Scorza-Cosenza-progetto-EPAS-.jpg 1097w" alt="" width="490" height="715" /></figure>
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<p>Il programma prevede interventi di grande interesse storico e formativo. La prof.ssa Vincenza Iorfida parlerà della nascita della Comunità Europea, offrendo agli studenti una prospettiva chiara sul percorso che ha portato alla costruzione dell’Unione Europea.</p>
<p>Particolarmente atteso è l’intervento del prof. Franco Mollo, Ambassador Senior del Parlamento Europeo e Coordinatore Regionale Calabria del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, che per lunghi anni ha insegnato fisica al Liceo Scorza. Mollo racconterà la storia europea dell’istituto, mettendo in luce il contributo dei docenti e della scuola nella formazione di cittadini europei.</p>
<p>L’incontro vedrà anche la partecipazione di due ex studenti del Liceo Scorza: Fanny Marchese, oggi Project Manager presso GSE, e Biagio Faragalli, Sindaco di Montalto Uffugo, che condivideranno la loro esperienza nella prima edizione di Euroscola al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 2002, collegandosi da remoto.</p>
<p>In collegamento da remoto interverrà anche Vincenzo le Voci, Secretary-General del Club of Venice, che porterà una testimonianza sull’importanza della cooperazione europea e delle reti internazionali di formazione e dialogo.</p>
<p>La Dott.ssa Veronica Buffone, Assessore del Comune di Cosenza con delega ai Rapporti con l’Unione Europea, spiegherà il funzionamento del Parlamento Europeo, sottolineando il valore della partecipazione giovanile e delle iniziative che favoriscono la conoscenza diretta delle istituzioni.</p>
<p>Il progetto EPAS è coordinato dai docenti Monica Corea, Vincenza Iorfida, Maria Scornaienchi e Patrizia Monaco, con il coinvolgimento attivo degli studenti, tra cui Luigi Maria De Francesco, rappresentante della comunità studentesca.</p>
<p>L’iniziativa conferma il Liceo Scorza come polo di eccellenza nella promozione della cittadinanza europea, offrendo agli studenti opportunità concrete di formazione e approfondimento sui valori e le istituzioni dell’Unione Europea, creando un ponte tra scuola e istituzioni europee.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ucraina: la guerra dei santi e dei ladri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 11:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="766" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-300x144.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1024x490.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-768x368.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1536x735.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1170x560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-585x280.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera&#8230; Si dice che quando la storia si ripete, la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/23/ucraina-la-guerra-dei-santi-e-dei-ladri/">Ucraina: la guerra dei santi e dei ladri</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="766" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-300x144.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1024x490.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-768x368.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1536x735.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1170x560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-585x280.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong><em>Quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera</em></strong><strong><em>&#8230;</em></strong></p>
<p>Si dice che quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera con finale da operetta: quella in cui i “paladini della libertà” finiscono sotto inchiesta per corruzione, mentre i loro sponsor occidentali fingono stupore, come se scoprire tangenti a Kiev fosse come trovare vodka in Siberia.</p>
<p>Sì, perché l’ennesimo scandalo non riguarda un oscuro funzionario locale o un colonnello con il vizio del cashmere, ma un certo <strong>Timur Mindich</strong>, stretto collaboratore di Sua Santità Volodymyr Zelensky, l’uomo che il mondo libero ci aveva venduto come un incrocio tra Churchill e Che Guevara, ma che a conti fatti assomiglia più a un Berlusconi in mimetica.</p>
<p>Mindich, dicono i media ucraini, sarebbe il supervisore delle politiche energetiche del presidente: tradotto, quello che decide chi si arricchisce con il gas e chi si congela. La <strong>NABU</strong>, l’agenzia anti-corruzione (una specie di Mani Pulite con meno giudici e più Kalashnikov), ha aperto un’inchiesta fiume: <strong>mille ore di registrazioni</strong> accumulate in quindici mesi di lavoro. Mille ore in cui, chissà, magari ogni tanto si sente anche il comico diventato presidente – quello che, ironia della sorte, aveva promesso di “ripulire” il Paese. Solo che a forza di ripulire, pare si sia tenuto qualcosa in tasca.</p>
<h3><strong>La guerra (e la borsa)</strong></h3>
<p>Zelensky, ricordiamolo, aveva provato a mettere il bavaglio alla NABU ponendola sotto la sua giurisdizione. Un po’ come se un premier italiano decidesse di comandare la Guardia di Finanza: una barzelletta da export. Il tentativo, però, è fallito. E ora l’inchiesta rischia di far saltare il banco, o meglio il bunker.</p>
<p>Nel frattempo, il Wall Street Journal – non esattamente la <em>Pravda</em> – ci racconta che <strong>il sabotaggio del Nord Stream 2</strong> non sarebbe stato un mistero degno di un romanzo di Le Carré, ma un’operazione su ordine diretto di Zelensky, eseguita da Valeriy Zaluzhny, all’epoca comandante dell’esercito. L’uomo che oggi, ironia del destino, Washington accarezza come possibile sostituto del presidente scomodo.</p>
<p>Insomma, pare che in Ucraina la vera guerra non sia contro i russi, ma tra chi deve prendersi la sedia più calda del potere. E che, in tutto questo, la <strong>Cia</strong> abbia detto “no” al sabotaggio mentre i suoi amici di Londra facevano “sì” con l’occhiolino.</p>
<p>Un cortocircuito perfetto tra la geopolitica e la farsa: da un lato i democratici americani che giurano di “difendere la libertà”, dall’altro gli stessi che foraggiano un regime che arresta i dissidenti, censura la stampa, mobilita uomini rapiti per strada e ruba più soldi di quanti ne arrivino dagli aiuti.</p>
<h3><strong>La resa dei conti</strong></h3>
<p>Nel frattempo, la realtà sul campo non la racconta CNN ma <strong>Ted Snider su Antiwar</strong>: <strong>Pokrovsk</strong> è quasi caduta, <strong>l’80% è in mano russa</strong>, e il resto è un cimitero a cielo aperto. Le “tenaglie” – che nei titoli dei nostri giornali sono sempre “in difficoltà” – si stanno chiudendo come la cerniera lampo di una bara.</p>
<p>Eppure, a leggere <em>Repubblica</em>, “la situazione è difficile ma sotto controllo”. Certo: come il Titanic dopo l’iceberg.<br />
Mentre i russi avanzano, <strong>l’Ucraina diserta</strong>. Letteralmente.<br />
Oltre <strong>110.000 soldati fuggiti solo nel 2025</strong>, quasi <strong>il 20% delle forze armate</strong>, e in totale oltre <strong>300.000 dall’inizio della guerra</strong>.<br />
Uomini presi con la forza, trascinati al fronte e poi spariti nel nulla. E noi, da bravi alleati, continuiamo a mandar loro armi, mentre a casa nostra tagliamo la sanità e le pensioni.</p>
<h3><strong>Gli utili idioti del fronte occidentale</strong></h3>
<p>Il tutto mentre il “partito della guerra” – quello che da due anni ci racconta che la pace sarebbe una resa e la resa una bestemmia – continua a sabotare qualsiasi tentativo di negoziato. Lo stesso partito che ha ridotto l’Europa a un magazzino di rottami militari Usa, con l’entusiasmo servile di chi non capisce di essere lo zerbino della Casa Bianca.</p>
<p>L’America, in fondo, ha già vinto: <strong>ha dissanguato la Russia quel tanto che basta</strong>, <strong>ha reso la Ue una colonia economica</strong>, <strong>ha ingrassato l’apparato militare-industriale</strong> e adesso può pure permettersi di cambiare il burattino a Kiev. Quando l’affare è fatto, il pupo si butta via.</p>
<p>E Zelensky, che nel frattempo si credeva Napoleone con la tuta verde, rischia di finire come tutti i personaggi da palcoscenico: inghiottito dal buio appena le luci si spengono.</p>
<h3><strong>Fine atto unico</strong></h3>
<p>L’Ucraina sta perdendo la guerra non solo contro la Russia, ma contro se stessa. Le diserzioni non sono codardia: sono il segnale che un popolo ha capito di essere carne da macello per interessi altrui.</p>
<p>E mentre i nostri giornaloni continueranno a titolare che “la resistenza continua” e che “Putin è in difficoltà”, qualcuno dovrebbe ricordare che <strong>la verità non muore mai sul campo di battaglia: muore in redazione</strong>.</p>
<p>Finché l’Occidente non troverà il coraggio di guardarsi allo specchio – e vedere, dietro la bandiera gialla e blu, il riflesso della propria ipocrisia – questa guerra continuerà a produrre solo due cose: morti e menzogne. E di entrambe, francamente, ne abbiamo già abbastanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uspi Informa: IA, legge italiana: trasparenza e limitazioni per professioni intellettuali</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/16/110582/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=110582</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 15:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ai Act]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[legge italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827.webp 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dalla tutela dei diritti ai limiti per avvocati, giornalisti e consulenti: cosa cambia con la legge italiana sull’Intelligenza Artificiale. Il 10 ottobre 2025 entrerà in vigore la legge n. 132/2025&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/16/110582/">Uspi Informa: IA, legge italiana: trasparenza e limitazioni per professioni intellettuali</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Dalla tutela dei diritti ai limiti per avvocati, giornalisti e consulenti: cosa cambia con la legge italiana sull’Intelligenza Artificiale.</b></i></p>
<p>Il <strong>10 ottobre 2025 </strong>entrerà in vigore la <strong>legge n. 132/2025</strong> (Disposizioni e deleghe al Governo in materia di Intelligenza Artificiale), pubblicata nella <strong><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025</a></strong>.</p>
<p>Al Governo è affidata la delega per l’adozione dei <strong>decreti legislativi attuativi</strong> entro 12 mesi. Tali decreti serviranno per disciplinare i profili etici, organizzativi e di sicurezza, connessi all’impiego di sistemi di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/barachini-editoria-e-ia-legge-e-investimenti-per-un-uso-corretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intelligenza Artificiale (IA)</a></strong>.</p>
<p>La legge n. 132/2025 si fonda sull’uso trasparente, sicuro e antropocentrico dell’IA. Garantisce, inoltre, la vigilanza sui rischi economico-sociali e sull’impatto dell’IA sui diritti fondamentali. Il tutto nel rispetto dei principi costituzionali e conformemente al <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ai-act-ok-definitivo-del-consiglio-ue-applicabile-tra-2-anni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Regolamento UE 2024/1689 (AI Act)</a></strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>AI Act, cosa prevede</strong></h4>
<p>Il Regolamento Ue n. 2024/1689 regola lo sviluppo, la fornitura e l’uso di sistemi di IA in tutta Europa. La norma impone maggiori misure di sicurezza in base al <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ai-act-ue-consultazione-pubblica-per-segnalazione-incidenti-gravi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rischio</a></strong> che l’utilizzo di un dato sistema di IA può comportare. Inoltre, prevede delle misure per favorire la conoscenza e la trasparenza degli <strong>algoritmi</strong>.</p>
<p>L’AI Act riguarda tutte le <strong>aziende </strong>e gli <strong>enti pubblici</strong> che forniscono o usano <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/in-italia-boom-per-lia-usata-dal-46-delle-aziende/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistemi di IA</a></strong> in Europa ma anche ad altri soggetti, come importatori e distributori. Il regolamento non si applica a tali sistemi per scopi militari e per finalità di ricerca scientifica.</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong><em>governance</em></strong> i soggetti coinvolti sono la Commissione Ue, il Comitato europeo per l’IA e l’ufficio per l’IA. Ogni Paese avrà inoltre un’<strong>Autorità di controllo</strong>nazionale a cui potersi rivolgere.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Articolo 13, limiti e trasparenza</strong></h4>
<p>La legge n. 132/2025 mira ad un uso corretto, trasparente e responsabile dell’IA, introducendo criteri regolatori, norme di principio e di settore. Per questo l’<strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 13</a></strong>(Disposizioni in materia di professioni intellettuali) informa riguardo ai <strong>limiti </strong>e stabilisce un <strong>principio </strong>di <strong>trasparenza</strong>.</p>
<p>Il <strong>comma 1</strong> dell’articolo 13 limita, alle attività strumentali e di supporto, l’utilizzo dei sistemi di IA nelle <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/senato-via-libera-al-ddl-ai-continuita-con-lai-act-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">professioni intellettuali</a></strong>. Specificando che il lavoro intellettuale deve prevalere su quello artificiale.<br />
Nel <strong>comma 2</strong> viene inserito l’obbligo, da parte del professionista, di comunicare preventivamente al cliente l’eventuale ricorso a sistemi di IA. Nel fare ciò, il professionista dovrà utilizzare un <strong>linguaggio semplice</strong> ed <strong>esaustivo</strong>.</p>
<p>Articolo di E.V.</p>
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<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/9-buoni-motivi-per-associarsi-a-uspi-2/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
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		<title>Follia a Bruxelles: chi gioca coi missili ci manda tutti al macello</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/27/follia-a-bruxelles-chi-gioca-coi-missili-ci-manda-tutti-al-macello/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=follia-a-bruxelles-chi-gioca-coi-missili-ci-manda-tutti-al-macello</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 11:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>“La Terza guerra mondiale potrebbe cominciare molto presto.” Firmato: Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo. Se continuate a giocare coi fiammiferi, vi bruciate la casa. di Massimo Reina&#8230;</p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>di Massimo Reina per Giornalisti Senza Frontiere</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">C’è chi crede che <strong>la guerra sia roba da film</strong>: un colpo al momento giusto, una grafica, un applauso in Parlamento e poi si torna a casa. Ma la guerra vera non è uno spot. La guerra vera scardina nazioni in dieci minuti. E non è la Russia che s’è messa a dieta di umanità: è l’Europa che, <strong>guidata da burattinai in giacca e cravatta</strong>, si sta infilando una camicia di forza e una miccia corta in mano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Partiamo dal fatto più elementare che tutti fingono di non capire: <strong>la deterrenza non è una favola consolatoria</strong>. Non siamo negli Anni Quaranta, quando gli eserciti si fronteggiavano a mani nude per giorni. Oggi, con mezzi ipersonici, testate multiple, sottomarini che mancano all’appello e missili che viaggiano come fulmini, <strong>una capitale europea può smettere di esistere in pochi minuti</strong>. Se questo non basta a far riflettere i ministri e i burocrati che ci governano per procura, allora è meglio che restino a giocare col modellino di plastica nella loro sala riunioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">E qui arriviamo al nocciolo: <strong>chi spinge più forte per l’escalation?</strong> Non è Mosca che bussa alle porte della porta accanto. È una combinazione letale di Zelensky — che vive di propaganda più che di politica — e di una classe politica europea che, capitanata dalla signora Von der Leyen e dai suoi consiglieri, ha deciso che la prossima partita si gioca a chi urla più forte. A fianco, i soliti quattro falchi baltici, vecchi di fobia e nuovi di isteria, che sembrano convinti che strillare “Putin cattivo!” sia una strategia di difesa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Gente che nessuno ha votato. Gente che non ha un esercito. Gente che non ha manco i soldi per pagarsi la carta igienica senza il bonifico di Berlino.</strong> Eppure sono lì, sul ponte di comando dell’Unione Europea, <strong>a giocare con la miccia e a puntare il dito su Mosca</strong>, come se il mondo fosse un Risiko in saldo al Parlamento Europeo. Il casus belli? Un piano orchestrato da Kiev per lanciare un’operazione <strong>false flag</strong> ai confini orientali della NATO, in Romania e Polonia. L’obiettivo? Far ricadere la colpa su Mosca e innescare il tanto temuto scontro diretto tra Russia e Alleanza Atlantica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ora, sgombriamo subito il campo da un’idiozia cosmica: <strong>la Russia non vuole invaderci</strong>. Non ne ha bisogno. Non le conviene. Non se lo sogna nemmeno la notte, perché <strong>noi, per Putin, siamo irrilevanti, inutili, falliti e imbarazzanti.</strong> Un continente indebitato fino al midollo, con un’economia a pezzi, una democrazia che si regge su teleconferenze e un esercito&#8230; quale esercito?</p>
<p style="font-weight: 400;">Se la guerra scoppiasse davvero, e non per colpa di Putin, <strong>saremmo noi a rimetterci per primi.</strong> Non gli americani, che hanno due oceani di distanza e qualche base da sacrificare. Non i russi, che vivono in bunker da tre generazioni e hanno un arsenale nucleare confermato dalla CIA come <strong>più potente di quello USA.</strong> Ma <strong>noi</strong>, europei, <strong>noi italiani con le basi NATO sotto casa</strong>, le città senza rifugi antiatomici e una classe politica che in caso di allarme atomico si nasconderebbe sotto il banco della Commissione Bilancio.</p>
<p style="font-weight: 400;">In questa realtà distopica, <strong>i capi della NATO sorridono nelle foto di gruppo</strong>, mentre <strong>Zelensky gioca a Risiko usando le bandierine dei paesi europei come pedine.</strong> E da dietro, <strong>qualcuno spinge</strong>, qualcuno soffia sul fuoco: gli USA, i contractor, i think tank, i fabbricanti di armi che brindano ogni volta che parte un pacchetto di “aiuti militari”.</p>
<p style="font-weight: 400;">E noi? <strong>Noi applaudiamo. Noi finanziamo. Noi spediamo truppe, armi, soldi, dignità.</strong> Il tutto per cosa? Per <strong>una guerra che non ci riguarda</strong>, che non possiamo vincere, <strong>che non possiamo nemmeno combattere.</strong> Perché la verità che nessuno ha il coraggio di dire — <strong>né a Bruxelles, né nei salotti televisivi dove gli opinionisti da discount fanno i generali a tempo pieno — è che questa guerra si combatterebbe in 4 minuti.</strong> Tanti ne bastano per far partire un <strong>Satan II</strong> dalla Siberia e farlo atterrare su Roma, Parigi, Berlino, Varsavia. E se va male, <strong>ce ne arrivano dieci.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">E allora basta con la favoletta del &#8220;Putin che avanza&#8221;, del “difendiamo la democrazia”, della “linea rossa”. <strong>Non c’è nessuna linea da difendere, c’è solo una trappola in cui stiamo entrando col sorriso ebete di chi confonde la guerra con un TikTok.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Von der Leyen gioca a fare la statista, <strong>ma guiderebbe una scolaresca nel traffico meglio un autista cieco.</strong> E quei quattro pazzi baltici, capaci solo di latrare “Russia cattiva!” ogni tre minuti, <strong>sono i veri piromani d’Europa.</strong> Se l’obiettivo è davvero scatenare l’Armageddon nucleare per difendere un’Ucraina che ci ha trascinati tutti nel baratro, allora c’è solo una parola per definirlo: <strong>suicidio assistito.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">E non fatevi illusioni: <strong>la NATO non ci salverà.</strong> Non è il supereroe col mantello. È un club armato che difende i suoi interessi. <strong>E se l’Italia diventa un bersaglio, per Washington sarà un “danno collaterale”.</strong> Come sempre. Come ovunque.</p>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, chi ancora pensa che si possa sfidare la Russia <strong>con tweet, propaganda, droni e buone intenzioni</strong> — merita di essere escluso non solo dal dibattito politico, ma pure da qualunque stanza in cui si discuta del futuro dell’umanità.<br />
Perché <strong>questa non è geopolitica. È demenza strategica.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Europa, unita sì… ma solo per lo sconto doganale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 12:39:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726.webp 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Raggiunto l’accordo tra UE e USA per calmierare i dazi al 15%: l’unica politica estera europea che funziona è quella al supermercato. Chi ci guadagna? Tutti, ma a patto di&#8230;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Ma quale politica estera europea! Ci prendiamo in giro?</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">L’Unione Europea come attore internazionale? Solo se si parla di tariffe. Il recentissimo accordo con gli Stati Uniti sui dazi, fissati al 15% per una serie di prodotti chiave, sembra essere l’unico caso in cui Bruxelles riesce a parlare con una voce sola. Miracolo? No, interesse economico. Perché, come sempre, quando c’è di mezzo il portafogli, l’unità si ritrova. Altro che Palestina, Africa o Ucraina.</p>
<p>Nel frattempo, sullo scacchiere internazionale ogni Stato membro continua a giocare per conto proprio, con mosse da solista che metterebbero in crisi anche un maestro di scacchi cieco. L’uscita di Macron sul riconoscimento della Palestina, le iniziative di Spagna, Irlanda e perfino della Norvegia (ospite fissa senza diritto di voto), ci ricordano che il coordinamento europeo è più una fantasia erotica che una strategia geopolitica.</p>
<p class="nitro-offscreen">Il termine “politica estera europea” ormai suona come uno di quei vecchi slogan pubblicitari tipo “consegna in 24 ore” o “offerta limitata”: tutti sanno che non è vero, ma fa ancora scena.</p>
<p class="nitro-offscreen">Coordinamento europeo? Al massimo c’è coordinamento per la stampa dei volantini.</p>
<p class="nitro-offscreen">In compenso, a Bruxelles continuano a parlare con entusiasmo della “voce unica dell’Europa nel mondo”, ma si tratta evidentemente di un problema di udito. Più che una voce, si sente un coro stonato in cui ogni Paese canta la sua parte, spesso anche fuori tempo. L’Italia, come sempre, partecipa con entusiasmo, ma dimentica il testo.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Un accordo doganale e mezzo miracolo: ecco la vera Unione</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">Eppure, attenzione: l’accordo commerciale raggiunto con Washington è stato salutato da molti politici ed economisti come una prova di maturità dell’Europa. O almeno del suo istinto di conservazione. Perché se da un lato dimostra che si può ancora negoziare in blocco, dall’altro ci ricorda che l’unico tema su cui si può contare su Bruxelles è il commercio. Meglio se si parla di acciaio, formaggi o chip e non di diritti umani, difesa o sanzioni.</p>
<p class="nitro-offscreen">Von der Leyen l’ha definito “il più grande accordo commerciale mai raggiunto”. Forse anche perché è l’unico vero che si possa presentare con orgoglio in una conferenza stampa senza che qualcuno faccia una domanda imbarazzante.</p>
<p class="nitro-offscreen">Ma chi ci guadagna davvero? Apparentemente tutti. Gli europei tirano un sospiro di sollievo sull’agroalimentare e l’industria automobilistica. Gli americani mantengono la barra del protezionismo moderato e portano a casa un bel messaggio elettorale. I cinesi osservano e prendono appunti. E i britannici? Probabilmente si sono persi l’email.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Interesse nazionale, 1 – Europa unita, 0</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">In questa Europa che riesce a unirsi solo davanti a una minaccia doganale, resta comunque evidente il punto: non esiste un’identità strategica condivisa. Ognuno continua a ballare da solo, tranne quando arriva la musica dei dollari. A quel punto, improvvisamente, ci si ritrova tutti a fare la stessa coreografia, magari goffa, ma almeno coordinata.</p>
<p class="nitro-offscreen">Macron, sempre più acrobata tra l’europeismo e la grandeur francese, lo sa bene: si può essere paladini dell’Unione la mattina e portabandiera dell’interesse nazionale il pomeriggio. È il nuovo stile continentale: elastico, adattabile, altamente performativo. Un po’ come certi tessuti tecnici.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Considerazioni finali (senza dazi):</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">Alla fine, la politica estera europea esiste. Ma è una specie particolare: compare solo in presenza di minacce economiche, di preferenza in forma di Excel. Per il resto, resta sospesa tra i sogni di Altiero Spinelli e le risatine ciniche di chi osserva come ogni Stato vada per conto suo con la disinvoltura di chi sa che nessuno lo fermerà.</p>
<p class="nitro-offscreen">Che ci sia bisogno di cambiare testa, norme, ambizioni e forse anche abitudini alimentari è fuori discussione. Ma nel frattempo, consoliamoci: l’accordo sui dazi dimostra che, se stimolati nel modo giusto (cioè sul punto giusto), gli europei riescono ancora a fare qualcosa di buono e insieme.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Peccato che la geopolitica non si possa pagare con la carta fedeltà.</strong></p>
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		<title>L’Europa si sveglia… ma con le pezze al culo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 16:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0010-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Massimo Reina Ci sono voluti due anni, miliardi buttati, bollette da infarto, aziende sull’orlo del fallimento e contadini disperati con i carciofi invenduti… ma alla fine, eccola lì, l’Europa:&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Massimo Reina</em><br />
Ci sono voluti due anni, miliardi buttati, bollette da infarto, aziende sull’orlo del fallimento e contadini disperati con i carciofi invenduti… ma alla fine, eccola lì, l’Europa: si sveglia dal suo coma geopolitico indotto. Novella <em>Brutta Addormentata nel Bosco</em> — con <strong>Ursula von der Leyen</strong> al posto della fata madrina e Joe Biden nel ruolo del principe azzurro (con l’Alzheimer), e ora Trump nel ruolo del cavallo — si stropiccia gli occhi e balbetta:<br />
<em>“Basta energia americana. La priorità è l’emergenza bollette.”</em></p>
<p>Benvenuti. O forse sarebbe meglio dire: <strong>ben tornati nel mondo reale</strong>. Quello dove i dazi USA non sono “incidenti diplomatici”, ma <strong>colpi di lupara economica</strong>. Dove il gas liquido americano non è “solidarietà transatlantica”, ma <strong>un affare multimiliardario costruito sul sangue ucraino e la dabbenaggine europea</strong>.<br />
Per mesi hanno dipinto chi osava dire queste cose come filo-putiniano, complottista, negazionista geopolitico, o peggio: <em>sovranista da tastiera</em>. E ora? Ora Jørgensen (ministro danese dell’Energia, mica un no-vax) ci dice che <strong>l’energia americana ci sta rovinando</strong>. E <em>la Repubblica</em> — che fino a ieri titolava come la CNN dopo un lavaggio con la candeggina NATO — pubblica la notizia con lo stesso stupore con cui si annuncerebbe il ritorno della peste bubbonica.<img decoding="async" class="aligncenter wp-image-106595 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0011.jpeg" alt="" width="678" height="381" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0011.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0011-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_0011-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /><br />
<strong>Ma dai? Davvero?</strong><br />
Davvero ci voleva una guerra, un embargo suicida alla Russia, e una sfilza di sanzioni che hanno fatto più male a noi che a Mosca, per capire che <strong>questa non è una guerra per l’Ucraina ma un assist clamoroso all’economia americana</strong>? Che dietro la retorica dei “valori democratici da difendere” c’era il più vecchio dei business: <strong>fare soldi sulla pelle degli altri</strong>, bloccando il gas russo per vendere il proprio a tre volte tanto?<br />
E chi è il mandante? Joe Biden? Ma non scherziamo. Biden è stato solo il <em>burattino consapevole</em> di un meccanismo che parte da lontano. Trump? Non è altro che <strong>la versione sincera del cinismo americano</strong>, quella senza lustrini. Con Biden, lo schema è stato identico a quello attuale del Tycoon, ma profumato di “valori democratici”. Cambia la cravatta, non il pugno.<br />
<strong>E l’Europa?</strong><br />
L’Europa, come sempre, si è piegata. Non sotto minaccia russa, ma <strong>per servilismo atlantico</strong>. Ha distrutto i suoi rapporti energetici con Mosca senza avere uno straccio di piano B. Ha firmato assegni in bianco a Washington per comprare gas liquido trasportato da navi inquinanti, costosissime e a lunga percorrenza.<br />
Il risultato? Le aziende chiudono. I contadini protestano. I cittadini pagano bollette triple. Ma ehi, <strong>abbiamo difeso la libertà ucraina</strong>, dicono. Sì, come no. Nel frattempo <strong>l’Ucraina è diventata un campo minato, spopolato, in bancarotta, dove il grano non cresce più ma le tombe sì.</strong><br />
E mentre qui si muore di freddo, inflazione e tasse, negli USA il PIL sale, la produzione di gas vola e <strong>gli industriali americani si fregano le mani</strong>, vendendo energia, armi, e sogni di libertà confezionati in carta da giornale.<br />
<strong>La vera emergenza? Il servilismo</strong><br />
Questa Europa che oggi si accorge del trucco è <strong>la stessa che ieri rideva ai banchetti NATO, brindava con Zelensky e insultava chi metteva in discussione la narrazione ufficiale.</strong><br />
Oggi piange sulle fatture, domani forse sulle urne elettorali, ammesso che ci lascino ancora votare visto l’andazzo. Perché a furia di prendere in giro i cittadini, qualcuno si sta accorgendo che <strong>il nemico non era in Russia, ma a Bruxelles, Parigi, Berlino, Roma.</strong><br />
La priorità, cara Europa, <strong>non è smettere di comprare energia americana</strong>.<br />
La priorità è <strong>smettere di farsi prendere per i fondelli da chi dice di essere tuo alleato mentre ti svuota le tasche e ti spinge nel baratro.</strong><br />
E se qualcuno osa ancora parlare di “amicizia transatlantica”, fategli leggere la bolletta. E poi il listino degli armamenti Lockheed Martin. Magari si sveglia pure lui.</p>
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