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		<title>Varosha, il “quartiere fantasma” di Famagosta a Cipro Nord</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 12:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1368" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-237x300.jpeg 237w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-808x1024.jpeg 808w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-768x973.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-585x741.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Varosha per i greco-ciprioti, Maraş per gli abitanti di etnia turca, è diventata il simbolo della guerra tra i due popoli sull’isola di Cipro. Ex quartiere turistico e area di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Varosha per i greco-ciprioti, Maraş per gli abitanti di etnia turca, è diventata il simbolo della guerra tra i due popoli sull’isola di Cipro. Ex quartiere turistico e area di vacanza per eccellenza degli anni Settanta, oggi è un vero e proprio quartiere fantasma fuori dalle mura della città di Famagosta. Allo stato di abbandono e fatiscenza si aggiunge una disputa tra le due etnie, a cui le Nazioni Unite cercano una soluzione.</em></p>
<p>Di Valentina Chabert</p>
<p>All’ingresso del quartiere di <em>Maraş </em>(Varosha secondo la nomenclatura greca), qualche militare e un poliziotto controllano i passaporti all’interno di un fatiscente gabbiotto ingiallito dalle intemperie.</p>
<p>Qualche metro più avanti, un chiosco noleggia biciclette, monopattini e addirittura piccoli <em>golf cart</em> per i turisti che hanno oltrepassato il checkpoint e si sono avventurati fino a <strong>Famagosta</strong>, città simbolo degli scontri tra greci e turchi del 1974.</p>
<p>Varosha non è altro che un cumulo di edifici in piena decadenza su cui la natura sta prendendo il sopravvento. Finestre rotte, insegne arrugginite, palazzi ancora in costruzione e negozi dalle pareti crollate contribuiscono all’atmosfera spettrale – se non post-apocalittica – del luogo. Avvolti da un silenzio quasi innaturale, interrotto dal passaggio di qualche gatto randagio in cerca di un po’ di cibo, si scorgono i <strong>resort di nuova costruzione negli anni Settanta</strong> che facevano di Famagosta una <strong>meta turistica d’eccellenza</strong> all’epoca della guerra fredda.</p>
<p>Poi l’<strong>invasione turca dell’estate 1974</strong>, seguita a plurime violazioni dell’accordo tripartito tra Grecia, Gran Bretagna – potenza coloniale che di Cipro aveva fatto la sua “antenna del Levante nel Mediterraneo” – e Turchia, le cosiddette “<strong>potenze garanti</strong>”, e alla presa di potere del regime dei colonnelli ad Atene, intenzionati a far tramontare il piano di unione dell’isola con la Grecia dell’Arcivescovo e Presidente di Cipro <strong>Makarios</strong>.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"></figure>
<p>Dopo due tentativi di conquista nel luglio e agosto 1974, l’esercito turco ha conquistato Famagosta, penetrando le mura veneziane che per un anno hanno resistito all’<strong>assedio dell’Impero ottomano</strong>. Fu così che gli abitanti di etnia greca di Varosha svuotarono il quartiere per il timore di rappresaglie da parte della Turchia, dirigendosi verso Paralimni, Dherynia e Larnaca.</p>
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<p>A differenza delle immagini di distruzione a cui ci siamo assuefatti, tipiche della comunicazione in tempo di guerra, Varosha non è stata né oggetto di bombardamenti, né di saccheggi o massacri. La distruzione del quartiere è imputabile solo all’<strong>abbandono e al tempo</strong>, che sempre più nasconde la vitalità e l’atmosfera vacanziera che ha permeato i primi anni Settanta.</p>
<p>Una <strong>risoluzione delle Nazioni Unite del 1984</strong>che invitava la dirigenza turca a cedere la città di Famagosta al controllo dei caschi blu – stabilitosi sull’isola dagli anni Sessanta per prevenire un conflitto tra greci e turchi – e a favorire il ritorno degli abitanti originari di etnia greca, non ha avuto alcun seguito.</p>
<p>Vent’anni dopo, i greco-ciprioti hanno bocciato attraverso un referendum il cosiddetto “<strong>piano Annan”</strong>, elaborato dall’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite per favorire una <strong>riunificazione pacifica di Cipro</strong>. Secondo le disposizioni della proposta, Varosha sarebbe dovuta ritornare sotto il controllo greco e aprirsi al ritorno dei residenti greci dell’epoca. Una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inoltre proibito qualsivoglia vendita di proprietà o insediamento da parte di individui che non siano gli abitanti originari del quartiere.</p>
<p>Fino al 2017, anno in cui le autorità della Repubblica turca di Cipro Nord hanno aperto parzialmente Varosha ai <em>peacekeepers</em> ONU e successivamente ai civili, la città fantasma è rimasta <strong>inaccessibile</strong> e circondata da reti di filo spinato.</p>
<p>Al contempo, sulla questione di Varosha è intervenuta anche la <strong>Corte europea dei diritti umani</strong>, che ha stabilito attraverso più sentenze che otto cittadini greco-ciprioti avrebbero avuto diritto ad una compensazione economica a seguito della privazione delle proprie abitazioni e proprietà come risultato del conflitto del 1974. Nonostante <strong>la Repubblica Turca di Cipro Nord non sia riconosciuta da alcuno Stato se non da Ankara,</strong> dalla quale dipende per la propria sopravvivenza, sia Cipro che Turchia sono Stati membri del Consiglio d’Europa e dunque parti della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sulla quale la Corte di Strasburgo ha competenza a pronunciarsi. Per questo motivo, la Corte europea ha ritenuto responsabile la Turchia della violazione dell’<strong>articolo 1</strong> del protocollo I della Convenzione relativo al godimento dei propri possedimenti, nonché dell’<strong>articolo 8</strong> della Convenzione, che prevede il diritto al rispetto della vita privata e familiare.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>In aggiunta, si riscontrano centinaia di casi avviati da cittadini greco-ciprioti dinanzi all’<em>Immovable Property Commission </em>(IPC) di Cipro Nord, con l’obiettivo di <strong>ottenere una compensazione </strong>per la perdita dei propri possedimenti.</p>
<p>Ad oltre cinquant’anni dal conflitto greco-turco, <strong>la situazione di Varosha è tutt’altro che risolta</strong>. Nel 2020, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il suo ambasciatore a Nicosia hanno visitato il quartiere in occasione della rinomina della sua via principale in onore di <strong>Semih Sancar</strong>, Capo di Stato Maggiore della Turchia tra il 1973 e il 1978. Alla decisione di riaprire Varosha agli insediamenti di cittadini turchi il Parlamento Europeo ha dapprima chiesto alla Turchia di revocare la decisione, e poi di riprendere i negoziati per risolvere la questione cipriota sulla base di una federazione bi-comunitaria, invitando l’UE a sanzionare la Turchia qualora la situazione non fosse cambiata.</p>
<p>A fronte di ciò, tanto Ankara quanto il Presidente della Repubblica di Cipro Nord hanno <strong>respinto la risoluzione del Parlamento Europeo</strong>. Nel 2022 sono stati riaperti uno stabilimento balneare e alcune attività ad uso commerciale in parte del quartiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Al momento, la missione di mantenimento della pace ONU a Cipro si occupa della questione di Varosha, ribadendo la posizione della comunità internazionale in favore della <strong>restituzione delle proprietà del quartiere ai greco-ciprioti </strong>dell’isola. La situazione sul campo è tuttavia ben distante da una simile possibilità, con istituzioni pubbliche turco-cipriote e nuovi alberghi in attesa di essere riaperti a Maras prima delle prossime <strong>elezioni presidenziali a Cipro Nord il prossimo 19 ottobre.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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