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	<title>Femminicidio Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Femminicidi, Giorlandino: «La vera sfida è intervenire prima che la violenza diventi irreparabile»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 16:12:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="775" height="1086" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO.jpg 775w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-214x300.jpg 214w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-731x1024.jpg 731w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-768x1076.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-585x820.jpg 585w" sizes="(max-width: 775px) 100vw, 775px" /></p>
<p>&#160; di Mariastella Giorlandino Presidente Fondazione Artemisia ETS Ci sono parole alle quali non dovremmo mai abituarci. Femminicidio è una di queste. Eppure gli ultimi drammatici episodi di cronaca ci restituiscono ancora una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/21/femminicidi-giorlandino-la-vera-sfida-e-intervenire-prima-che-la-violenza-diventi-irreparabile/">Femminicidi, Giorlandino: «La vera sfida è intervenire prima che la violenza diventi irreparabile»</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="775" height="1086" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO.jpg 775w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-214x300.jpg 214w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-731x1024.jpg 731w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-768x1076.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/GIORLANDINO-585x820.jpg 585w" sizes="(max-width: 775px) 100vw, 775px" /></p><p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Mariastella Giorlandino</strong> <strong>Presidente Fondazione Artemisia ETS</strong></p>
<p>Ci sono parole alle quali non dovremmo mai abituarci.<a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/08/21/femminicidio-tania-terrin-ultime-notizie"> Femminicidio</a> è una di queste. Eppure gli ultimi drammatici episodi di cronaca ci restituiscono ancora una volta storie di donne uccise proprio da chi aveva fatto parte della loro vita, trasformando un legame affettivo in possesso, controllo e infine violenza.</p>
<p>La sensazione, di fronte al susseguirsi di queste tragedie, è che il fenomeno non stia arretrando e che, nonostante anni di battaglie, leggi e campagne di sensibilizzazione, la violenza contro le donne continui a rappresentare un’emergenza sociale e culturale. È questo che deve preoccuparci: il rischio che la ripetizione trasformi l’orrore in abitudine e che l’ennesimo femminicidio diventi soltanto un’altra notizia destinata a scomparire nel giro di pochi giorni.</p>
<h2 id="h-femminicidi-dai-volti-alle-vite-alla-storia" class="wp-block-heading">Femminicidi: dai volti, alle vite, alla storia</h2>
<p>Dietro ogni nome non c’è un numero, ma una vita. Ci sono figli, genitori, amici, colleghi. Ci sono progetti interrotti e famiglie destinate a convivere per sempre con un’assenza. Gli ultimi episodi ci ricordano quanto sia necessario reagire prima che una nuova tragedia costringa ancora una volta il Paese a domandarsi che cosa avrebbe potuto fare.</p>
<p><strong>La storia dovrebbe averci insegnato quanto sia stato lungo il cammino delle donne verso la libertà. Simone de Beauvoir scriveva nel 1949: «Non si nasce donna: lo si diventa».</strong> Una frase che attraversa il Novecento e ci ricorda quanto l’identità e il ruolo attribuiti alla donna siano stati condizionati da modelli culturali e sociali. Negli anni Settanta un altro principio sarebbe diventato simbolo del movimento femminista: «Il personale è politico». Ciò che accadeva dentro una casa, all’interno di una relazione o di una famiglia, non poteva più essere considerato una questione esclusivamente privata.</p>
<p>In Italia sono trascorsi appena 45 anni dall’abolizione del cosiddetto delitto d’onore. Fino al 1981 il nostro ordinamento prevedeva infatti una pena fortemente ridotta per chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella in circostanze legate alla tutela del proprio «onore». È un passaggio storico che oggi appare lontanissimo e che invece appartiene a un passato sorprendentemente vicino.</p>
<p>Le leggi sono cambiate, la società è cambiata, ma evidentemente non abbastanza. E proprio il modo in cui è cambiata la società ci impone oggi una riflessione ulteriore. Le relazioni sono diventate più complesse, i confini tra vita reale e dimensione digitale sempre più sottili e, talvolta, anche i segnali di una relazione squilibrata sono più difficili da distinguere. Il controllo può nascondersi dietro una richiesta apparentemente innocua, la gelosia dietro un messaggio continuo, la possessività dietro la pretesa di sapere sempre dove si trovi l’altra persona, con chi sia e che cosa stia facendo. Comportamenti che rischiano di essere normalizzati e che, invece, dobbiamo imparare a riconoscere.</p>
<h2 id="h-le-trasformazioni-sociali" class="wp-block-heading">Le trasformazioni sociali</h2>
<p>Viviamo inoltre in una società che negli ultimi decenni ha trasformato profondamente ruoli, abitudini e rapporti tra uomini e donne. È stato un cambiamento necessario, che ha accompagnato conquiste fondamentali di libertà e autonomia femminile. Ma ogni grande trasformazione sociale richiede anche la capacità di costruire nuovi punti di riferimento. Quando questi vengono meno, il rischio è che nelle relazioni si creino incomprensioni, fragilità e conflitti che non sappiamo più interpretare prima che degenerino.</p>
<h2 id="h-l-equilibrio-tra-uomo-e-donna" class="wp-block-heading">L’equilibrio tra uomo e donna</h2>
<p>Per questo credo sia necessario recuperare un equilibrio autentico nel rapporto tra uomo e donna. Non significa tornare indietro, né riproporre ruoli che la storia ha giustamente superato. Significa andare avanti costruendo un rapporto nuovo, fondato sulla pari dignità, sul rispetto e sulla libertà reciproca. La conquista dell’autonomia femminile non può essere vissuta come una perdita di ruolo o di identità maschile, così come l’affermazione dell’uno non può mai richiedere la rinuncia alla libertà dell’altra.</p>
<p>Uomo e donna non devono essere avversari. Devono potersi incontrare su un terreno nel quale nessuno prevalga, nessuno possieda e nessuno debba sentirsi minacciato dalla libertà dell’altro. È questo equilibrio che dobbiamo ricostruire, soprattutto nelle nuove generazioni: la capacità di vivere una relazione senza trasformarla in dipendenza, di accettarne anche la fine e di comprendere che amare una persona significa innanzitutto riconoscerne la libertà.</p>
<p>È anche questa una delle grandi sfide culturali del nostro tempo: educare non soltanto le donne a riconoscere la violenza e a chiedere aiuto, ma donne e uomini a costruire relazioni fondate sul rispetto, sul dialogo e sull’accettazione della libertà reciproca. Perché la prevenzione più profonda comincia proprio qui, prima della denuncia e prima dell’intervento delle istituzioni: nella capacità di distinguere l’amore dal possesso, la cura dal controllo e il legame dalla sopraffazione.</p>
<p>La repressione è indispensabile, ma interviene quando la violenza è già avvenuta. La vera sfida è riuscire ad agire prima.</p>
<h2 id="h-l-importanza-di-riconoscere-i-segnali" class="wp-block-heading">L’importanza di riconoscere i segnali</h2>
<p>Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali: il controllo ossessivo, la gelosia trasformata in sorveglianza, l’isolamento, le minacce, le umiliazioni, la persecuzione, il controllo dei movimenti e delle relazioni, la convinzione che la libertà dell’altra persona rappresenti un affronto. Nessuna di queste manifestazioni può essere confusa con l’amore. E soprattutto dobbiamo ascoltare una donna quando trova il coraggio di chiedere aiuto.</p>
<p>Lo stalking, in particolare, non deve mai essere sottovalutato. Pedinamenti, telefonate e messaggi continui, appostamenti, minacce, intrusioni nella vita privata e tentativi di controllo possono rappresentare i segnali di una progressione della violenza. Riconoscerli e intervenire tempestivamente può significare impedire che una persecuzione si trasformi in qualcosa di irreparabile.</p>
<h2 id="h-uscire-dalla-violenza-attraverso-l-impegno-della-fondazione-artemisia-ets" class="wp-block-heading">Uscire dalla violenza attraverso l’impegno della Fondazione Artemisia ETS</h2>
<p>È proprio su questo principio che da anni si fonda l’impegno della <a href="https://www.artemisiafondazione.it/"><strong>Fondazione Artemisia ETS</strong></a>, che ho l’onore di presiedere. Abbiamo scelto di mettere al centro la persona e di costruire intorno alle donne che vivono situazioni di violenza, stalking o particolare fragilità una rete concreta di ascolto e assistenza. Attraverso un’équipe multidisciplinare di medici, psicologi e avvocati offriamo orientamento e percorsi personalizzati, perché uscire dalla violenza significa spesso dover affrontare contemporaneamente ferite fisiche, psicologiche, familiari e sociali.</p>
<p>A disposizione di chi vive una condizione di paura, violenza o persecuzione c’è il numero verde della Fondazione Artemisia ETS<strong> 800 967 510</strong>, attivo 24 ore su 24, attraverso il quale è possibile ricevere ascolto e assistenza. Chiedere aiuto può sembrare un gesto difficilissimo, soprattutto quando si è stati progressivamente isolati o intimiditi. Proprio per questo è essenziale che dall’altra parte ci sia una rete pronta ad ascoltare.</p>
<h2 id="h-ridare-dignita-e-fiducia-alle-vittime" class="wp-block-heading">Ridare dignità e fiducia alle vittime</h2>
<p>Negli anni abbiamo voluto costruire questa rete anche attraverso la collaborazione con le istituzioni. Un passaggio particolarmente importante è rappresentato dal protocollo d’intesa con la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, nato per sviluppare iniziative finalizzate alla prevenzione, all’informazione e alla tutela delle vittime. Nell’ambito di questa collaborazione si inserisce anche il progetto <strong>RIGENERADERMA</strong>, dedicato alle donne che hanno riportato cicatrici invalidanti in conseguenza di reati commessi nell’ambito della violenza di genere o domestica.</p>
<p>La collaborazione con la Polizia di Stato assume un valore che va oltre l’assistenza successiva alla violenza: significa diffondere conoscenza sul territorio, spiegare quali siano i primi segnali da non ignorare, far conoscere gli strumenti di tutela e incoraggiare le vittime a chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Particolare attenzione viene dedicata alle donne che hanno riportato sfregi o gravi lesioni in conseguenza della violenza, accompagnandole, con il contributo di specialisti qualificati, in percorsi di cura e ricostruzione che non riguardano soltanto il corpo, ma anche la possibilità di recuperare fiducia, autonomia e dignità.</p>
<p>Ma intervenire sulle conseguenze non basta. La prevenzione deve cominciare prima, soprattutto dalla scuola e dall’educazione delle nuove generazioni. In questa direzione assume particolare rilievo il Protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e la Fondazione Artemisia ETS, che riconosce il valore scientifico, civico e formativo del percorso Artemisia Academy – Formazione Scuola-Lavoro.</p>
<h2 id="h-la-formazione-diventa-prevenzione" class="wp-block-heading">La formazione diventa prevenzione</h2>
<p>È un riconoscimento importante, che rafforza l’impegno della Fondazione nel portare nel mondo della scuola competenze, conoscenze e strumenti capaci di contribuire alla crescita consapevole dei più giovani. La formazione diventa così anche prevenzione: parlare con ragazze e ragazzi di rispetto, dignità della persona, parità, libertà nelle relazioni e capacità di riconoscere comportamenti di controllo e sopraffazione significa intervenire sulle radici culturali dalle quali può nascere la violenza.</p>
<p>È proprio tra i giovani che dobbiamo costruire un cambiamento duraturo. Educare significa insegnare che amare non vuol dire possedere, che un «no» deve essere rispettato, che la gelosia non giustifica il controllo e che la fine di una relazione non può mai trasformarsi in persecuzione. Significa però anche educare al dialogo tra uomo e donna, alla capacità di comprendere l’altro e alla gestione delle emozioni, delle frustrazioni, del rifiuto e della separazione.</p>
<p>La collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito rappresenta, da questo punto di vista, un tassello fondamentale di quella rete di prevenzione che deve unire scuola, famiglie, istituzioni, sanità, Forze dell’ordine e Terzo settore.</p>
<p>Come Presidente della Fondazione Artemisia ETS e come donna, credo profondamente nel valore della prevenzione. Lo facciamo ogni giorno per proteggere la salute delle persone e dobbiamo imparare a farlo con altrettanta determinazione quando a essere in pericolo è la loro sicurezza. Sanità, istituzioni, scuola, famiglie, Forze dell’ordine, servizi sociali e Terzo settore devono essere parti della stessa rete.</p>
<p>Una donna non appartiene a un uomo. Non appartiene a un marito, a un compagno o a un ex compagno. La sua libertà non è una concessione e il suo «no» non deve essere negoziato. Allo stesso tempo dobbiamo insegnare agli uomini, fin da ragazzi, che il rifiuto, la separazione e la libertà dell’altra persona non rappresentano una sconfitta, un’umiliazione o una sottrazione della propria identità. È anche da questa consapevolezza che può nascere quell’equilibrio nuovo tra uomo e donna di cui la nostra società ha bisogno.</p>
<h2 id="h-l-allarme-non-va-ignorato" class="wp-block-heading">L’allarme non va ignorato</h2>
<p>Ogni donna uccisa rappresenta una sconfitta collettiva. Per questo gli ultimi femminicidi non possono essere considerati soltanto gli ultimi casi di una lunga sequenza. Devono essere un allarme. Non possiamo limitarci all’indignazione dei giorni successivi all’ennesima tragedia. Dobbiamo conservare la stessa attenzione quando le telecamere si spengono e i nomi delle vittime scompaiono dalle prime pagine.</p>
<p>È anche per questo che, con la Fondazione Artemisia ETS, continueremo a esserci: nell’ascolto, nella prevenzione, nella formazione, nell’assistenza e soprattutto accanto a chi trova la forza di chiedere aiuto. Continueremo a farlo insieme alle istituzioni e alle Forze dell’ordine, cercando di costruire quella rete di protezione che può fare la differenza tra una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata e una vita salvata.</p>
<p>Perché nessuna donna dovrebbe sentirsi sola nel momento in cui decide di liberarsi dalla violenza.</p>
<p>La civiltà di una società si misura anche dalla capacità di proteggere chi chiede aiuto. E arriveremo davvero alla fine di questa battaglia soltanto quando nessuna donna dovrà più avere paura della persona che dice di amarla.</p>
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		<title>L’amore non uccide. La cultura del possesso sì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 12:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/D646B6C8-8E2E-4D9C-B3CA-F640718D0177-678x381-2-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Aveva smesso di amarlo. Aveva solo 14 anni. Lui, 19, l’ha massacrata per punirla. Perché nella sua testa malata l’amore era possesso. Questa è l’Italia che piange dopo. Sempre dopo.</em></p>
<p>Aveva 14 anni. Non era una donna, non era una preda, non era una proprietà.Non aveva ancora l’età per firmare un permesso da sola. Eppure è stata trattata come un oggetto, come una cosa da usare, controllare e, alla fine, distruggere. A 14 anni dovrebbe essere il tempo dei sogni, dei diari pieni di cuori, delle canzoni ascoltate a tutto volume, delle risate con le amiche. E invece, per lei, è diventato il tempo del sangue, dell’odio, della pietra che colpisce la carne. Il tempo della morte.</p>
<p>Il ragazzo che l’ha uccisa aveva 19 anni. suo ex. O almeno così lo chiamavano. Ma in quella relazione non c’era amore. Perché l’amore non aggredisce. Non minaccia. Non uccide. L’amore non ossessiona, non controlla, non schiaccia. L’amore vero sa lasciar andare. L’amore autentico è libertà, non possesso. Ma lui non ha accettato il rifiuto. Lei gli aveva detto no. Un no limpido, giovane, pieno di vita e di coraggio. E quel no lo ha fatto esplodere. La frustrazione si è trasformata in violenza. Il dolore, in vendetta. La perdita di potere, in omicidio.L’ha colpita con una pietra. Più volte. Fino a cancellarla. Non come si colpisce un essere umano, ma come si distrugge un oggetto. Come si schiaccia qualcosa che non ci serve più. La sua rabbia era quella di chi pensa che dire “sei mia” sia una forma d’amore. Ma non è così. È dominio. È patriarcato. È la stessa logica malata che trasforma il rifiuto femminile in condanna. Che insegna ai maschi a confondere l’identità con il controllo. Che li cresce con l’idea che la donna sia una cosa da possedere, non una persona da rispettare.</p>
<p>Ecco il vero virus. Non il raptus. Non la gelosia. Non la malattia mentale. Ma la cultura patriarcale. Quella che penetra nei gesti quotidiani, nei linguaggi, nei silenzi. La cultura del possesso che si nasconde dietro battute, proverbi, canzoni. Quella che insegna a tollerare il controllo, a giustificare la violenza, a minimizzare la paura. A fare finta di nulla.Il ragazzo che l’ha uccisa non è un mostro. Non è nato violento. È stato educato così. Cresciuto tra frasi come “se ti tratta male è perché ti ama”, “sono solo ragazzi”, “ma anche lei però…”. E lei? Lei era una ragazza che forse aveva capito troppo tardi che quell’amore faceva male. Una ragazza che ha provato a liberarsi. Una ragazza che ha detto basta. E per questo è stata uccisa.</p>
<p>Adesso tutti piangono. I genitori. Gli amici. La scuola. Le istituzioni. Ma poi tutto torna come prima. Le candele si spengono, i post si dimenticano. E intanto, altri ragazzi crescono con lo stesso veleno nel sangue. Con la stessa idea malata che amare significhi possedere. Con la convinzione che un no sia un’offesa personale. Che perdere una ragazza sia una sconfitta da lavare col sangue.Questo non è solo un fatto di cronaca. Questo è un femminicidio. È una questione politica. Sociale. Culturale. È la prova che l’Italia è ancora un Paese in guerra contro le donne. E che le armi di questa guerra sono invisibili, silenziose, tollerate. Educazione sbagliata. Modelli tossici. Silenzi complici. E assenza di prevenzione.Le vittime si moltiplicano. Ma i carnefici sono sempre uguali. Ragazzi normali, cresciuti accanto a noi. Che nessuno ha mai educato alla fragilità. All’empatia. All’ascolto. E allora la responsabilità è nostra. Di chi insegna. Di chi comunica. Di chi scrive. Di chi resta in silenzio quando sente una frase sessista. Di chi ride per mascherare il disagio. Di chi guarda e non interviene.Non bastano più i minuti di silenzio. Non bastano più i mazzi di fiori. Non bastano più i comunicati stampa. Serve agire. Serve educare. Serve rivoluzionare il modo in cui cresciamo i nostri figli. Serve una nuova idea di mascolinità. Serve un nuovo linguaggio, un nuovo modello. Serve coraggio.</p>
<p>Quella ragazza aveva 14 anni. Non farà il primo esame. Non andrà al mare con le amiche. Non conoscerà l’amore vero. Non saprà mai che il dolore si può trasformare in forza. Perché qualcuno ha deciso che non poteva dire no. Che la libertà le costava la vita.</p>
<p>Questo è un fallimento collettivo. Un atto d’accusa contro di noi. E se oggi piangiamo, domani dobbiamo cambiare qualcosa. Subito. Concretamente. Con scelte vere.Perché finché non cambiamo la cultura del possesso, continueremo a leggere nomi di ragazze uccise. Finché non cambiamo i modelli educativi, continueremo a piangere troppo tardi.</p>
<p>E come diceva De André,“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/30/lamore-non-uccide-la-cultura-del-possesso-si/">L’amore non uccide. La cultura del possesso sì</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>“Ricordati di non dimenticarlo Mai” dedicato a  Giulia Tramontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 23:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Giulia Tramontano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="304" height="205" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/2742BB97-FB8A-44F8-9382-96B0FBEA5E9D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/2742BB97-FB8A-44F8-9382-96B0FBEA5E9D.jpeg 304w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/2742BB97-FB8A-44F8-9382-96B0FBEA5E9D-300x202.jpeg 300w" sizes="(max-width: 304px) 100vw, 304px" /></p>
<p>Il “femminicidio” è una piaga che non riusciamo ad arrestare, un dolore immenso che ci sconvolge, ci fa riflettere e ci rende impotenti. Il brano scaturisce da questo tragico momento&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il “femminicidio” è una piaga che non riusciamo ad arrestare, un dolore immenso che ci sconvolge, ci fa riflettere e ci rende impotenti. Il brano scaturisce da questo tragico momento ed ha lo scopo di coinvolgerci e non farci restare inermi, non ce lo possiamo permettere.</b></p>
<p><b>di Rossella Venuto</b></p>
<p>Ti ricordi il nostro appuntamento al centro… sai io ti aspetto!</p>
<p>Ti aspetterò per un po’, per un certo tempo!  Non farti aspettare, sono qui per te e tu lo sai.</p>
<p>Non tardare! Noi ritorneremo! Noi ci saremo, ci reinventeremo, per quanto tu non voglia, ti ricrederai.</p>
<p>E in un momento fermeremo il tempo, lo passeremo ad immaginare un <em>“à demain”</em> al solito posto, magari a Parigi in un piccolo locale del centro tra un caffè o un thè alla menta per te.</p>
<p>E rivedersi dopo tanto, tanto, tanto inseguirsi e perdersi in nostalgici coccole e sguardi intriganti.</p>
<p>Che vuoi che sia!  Che nostalgia! Non doveva finire così!</p>
<p>Avevo un desiderio immenso di averti mia e di portarti via; di incontrarti e di fuggire via. Ma adesso so che è colpa mia, solamente colpa mia, perché non ho saputo amarti alla follia e aspetto disperatamente che tu ritorni Mia, ancora una volta ritorni mia e te lo giuro che questa volta sarai mia per sempre e definitivamente.</p>
<p>Ma che pazzia!  Ma che pazzia! Amore mio! Tesoro mio!  Non crederci e scappa, scappa via!</p>
<p>Adesso, adesso fuggi, ritorna sui tuoi passi, fuggi via da questa millanteria, non aspettare, non esitare e scappa da questa inalienabile bugia, che è solo un pretesto, uno squallido pretesto, un vico cieco, un imbroglio sadico, pensa soltanto alla creatura che ti porti dentro; non gli negare i tuoi sogni e i tuoi bellissimi occhi, i tuoi progetti di madre che affronta e sa affrontare. Sali sul palco della vita, assaporala e sorridigli, non negargliela, vivila con colui che nascerà con dignità, a fronte alta e difendila, combattila perché è la vostra, il vostro sogno, la vostra magica prospettiva ed ineluttabile verità.</p>
<p>Ma che pazzia, che pazzia! Prima che succeda, non crederci e fuggi via da questo splendido salotto soffuso di malinconia, ripensa alla tua vita con costui, piena di falsità, bugie e vigliaccheria, non crederci! Sei ancora in tempo per scappare via.</p>
<p>Lui vuole solo portarti via i “Tuoi Sogni”, ma tu ricordati e “Ricordati di non dimenticarlo mai” che è solo una follia, che ti raggiungerà, ti farà raggelare il sangue e non avrai più la forza di liberartene. E’ solo una follia che presto culminerà in una tragica realtà e tu lo sai già, perché prima di te altre ci sono passate ormai.</p>
<p>Ripensaci adesso, torna indietro adesso… adesso scappa via, prima che non ti lasci più scampo, prima che ti tolga il fiato e il tuo andare diventi fiacco e stanco, prima di dover dire e così sia! Sia fatta la tua volontà e vado via.</p>
<p>Ripensaci adesso, ritorna indietro, prima di non ritrovar più il tempo di poter tornare indietro da questa trappola mortale di perfida ingegneria: con parole dolci, più di un favo di miele ti ha raggirato, nascondendo un mare di fiele in cui annegherai senza che te ne accorgerai.</p>
<p>……………..</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-56862" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/07/Giulia-Tramontano-uccisa-23-maggio-2023-.jpg" sizes="(max-width: 889px) 100vw, 889px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/07/Giulia-Tramontano-uccisa-23-maggio-2023-.jpg 889w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/07/Giulia-Tramontano-uccisa-23-maggio-2023--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/07/Giulia-Tramontano-uccisa-23-maggio-2023--768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/07/Giulia-Tramontano-uccisa-23-maggio-2023--678x381.jpg 678w" alt="" width="889" height="500" /></figure>
<p>GIulia Tramontano aveva 29 anni. Mancavano solo due mesi e poi il futuro di Giulia sarebbe stato travolto dalle novità: la sua maternità, l’arrivo del primo figlio. E invece in una notte sola il suo passato è stato travolto dalle bugie e il suo futuro, e quello del bambino che stava per nascere, spezzato per sempre. Giulia Tramontano è stata uccisa dal suo fidanzato: Alessandro Impagnatiello, un ragazzo di 30 anni barman in un albergo di lusso a Milano.</p>
<p>Sarebbero tra le 37 e le 40 le coltellate con cui è stata colpita la ragazza , uccisa a Senago al settimo mese di gravidanza la sera di sabato 27 maggio 2023 dal suo compagno Alessandro Impagnatiello, padre del bambino che la donna portava in grembo e che si sarebbe chiamato Thiago.</p>
<div id="attachment_74097" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-74097" class="wp-image-74097 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/08C54475-8118-4F41-902C-A69BE81C40DA-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-74097" class="wp-caption-text">Rossella Venuto, autrice del brano</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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