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	<title>Festa della Liberazione Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Festa della Liberazione Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>25 aprile, la Liberazione non è finita: l’Italia ha ancora bisogno di scegliere da che parte stare</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/25/25-aprile-la-liberazione-non-e-finita-litalia-ha-ancora-bisogno-di-scegliere-da-che-parte-stare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=25-aprile-la-liberazione-non-e-finita-litalia-ha-ancora-bisogno-di-scegliere-da-che-parte-stare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 12:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della Liberazione]]></category>
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<p>Nel giorno in cui ricordiamo la fine del nazifascismo e la rinascita democratica del Paese, il 25 aprile ci chiede di non trasformare la memoria in rito, ma in responsabilità&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/25/25-aprile-la-liberazione-non-e-finita-litalia-ha-ancora-bisogno-di-scegliere-da-che-parte-stare/">25 aprile, la Liberazione non è finita: l’Italia ha ancora bisogno di scegliere da che parte stare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2-1536x864.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6F99AE1E-60DA-4652-BFF6-225F2C620AA2-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em>Nel giorno in cui ricordiamo la fine del nazifascismo e la rinascita democratica del Paese, il 25 aprile ci chiede di non trasformare la memoria in rito, ma in responsabilità viva: liberarsi oggi dall’indifferenza, dall’odio, dalla paura dell’altro e dalla povertà delle relazioni.</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<div class="pip-author-box"></div>
<section class="pip-article-content">
<p class="pip-dropcap">Ci sono date che rischiano di diventare monumenti muti.</p>
<p>Le celebriamo, le nominiamo, le attraversiamo ogni anno con parole già pronte, con frasi solenni, con post, discorsi, corone di fiori, cortei, polemiche e contro-polemiche. Ma poi, finita la giornata, torniamo spesso identici a prima. Come se la memoria fosse un dovere da archiviare e non una ferita da ascoltare. Come se la storia fosse una pagina da commemorare e non una domanda da portare dentro la vita quotidiana.</p>
<p>Il <strong>25 aprile</strong> è una di queste date. Forse una delle più importanti della nostra storia repubblicana. È la <strong>Festa della Liberazione</strong>, il giorno in cui l’Italia ricorda la liberazione dal nazifascismo, la fine dell’occupazione tedesca e la caduta del regime fascista.</p>
<p>Ma ridurre il 25 aprile a una data militare, a un episodio conclusivo della Seconda guerra mondiale, sarebbe troppo poco. Sarebbe quasi tradirlo.</p>
<p>Perché il 25 aprile non è soltanto il giorno in cui un Paese fu liberato. È il giorno in cui un Paese fu chiamato a rinascere. Non perfetto, non innocente, non improvvisamente giusto, ma finalmente rimesso davanti alla possibilità di scegliere. Dopo la dittatura, dopo le leggi razziali, dopo la guerra, dopo la violenza istituzionalizzata, dopo il silenzio imposto, l’Italia si trovò davanti a una domanda radicale: <strong>che Paese vogliamo diventare?</strong></p>
<div class="pip-highlight">Quella domanda, oggi, non è chiusa. Anzi, forse torna con una forza nuova.</div>
<p>Perché il 25 aprile non appartiene solo ai partigiani, ai libri di storia, alle piazze o ai discorsi ufficiali. Appartiene alla coscienza democratica di ciascuno di noi. Appartiene a chi crede che la libertà non sia una parola decorativa, ma una responsabilità concreta. Appartiene a chi sa che nessuna democrazia è garantita per sempre.</p>
<p>Appartiene a chi comprende che il fascismo non torna sempre con gli stessi simboli, le stesse divise, gli stessi slogan, ma può riaffacciarsi ogni volta che l’umano viene schiacciato, umiliato, escluso, ridotto a nemico.</p>
<div class="pip-question-box">
<p>Il problema, oggi, non è soltanto ricordare da cosa siamo stati liberati. Il problema è chiederci: <strong>da cosa dobbiamo ancora liberarci?</strong></p>
</div>
<p>Dobbiamo liberarci dall’indifferenza, che forse è la forma più educata e silenziosa della violenza. Quella che non urla, non minaccia, non colpisce direttamente, ma lascia che l’altro scompaia. L’indifferenza davanti ai poveri, ai migranti, agli anziani soli, ai giovani senza prospettiva, alle famiglie ferite, ai lavoratori sfruttati, alle donne uccise, ai bambini dimenticati, alle periferie trattate come scarti urbani e umani.</p>
<p>Dobbiamo liberarci dalla rabbia trasformata in linguaggio pubblico. Dalla parola usata come pietra. Dalla politica ridotta a tifoseria. Dal digitale vissuto come arena, dove non si dialoga più per capire, ma si attacca per esistere. Oggi molte catene non sono più di ferro: sono algoritmi, rancori, semplificazioni, manipolazioni emotive, slogan che non chiedono pensiero ma appartenenza cieca.</p>
<p>Dobbiamo liberarci dalla tentazione di dividere il mondo in “noi” e “loro”. È una tentazione antica, ma oggi ha strumenti nuovi. Viaggia veloce, entra nei telefoni, nei gruppi WhatsApp, nei commenti social, nei titoli gridati, nelle paure alimentate. È lì che una democrazia comincia a indebolirsi: non quando qualcuno la abbatte dall’esterno, ma quando dentro le relazioni quotidiane smettiamo di riconoscere dignità a chi non la pensa come noi.</p>
<p>Il 25 aprile, allora, non può essere solo memoria antifascista. Deve essere anche educazione democratica. Deve diventare grammatica delle relazioni.</p>
<p>Perché una Repubblica non vive soltanto nelle istituzioni. Vive nel modo in cui parliamo. Nel modo in cui ascoltiamo. Nel modo in cui dissentiamo. Nel modo in cui accogliamo il conflitto senza trasformarlo in distruzione dell’altro. Vive nella scuola, nella famiglia, nelle comunità, nei luoghi di lavoro, nei social, nelle redazioni, nelle parrocchie, nei quartieri, nelle assemblee, nei consigli comunali, nelle stanze dove si decide e in quelle dove si soffre.</p>
<p>La Costituzione italiana è il frutto più alto di quella stagione di rinascita democratica. Non nasce nel vuoto. Nasce dopo la dittatura, dopo la guerra, dopo la Resistenza, dentro il bisogno di costruire un Paese fondato su libertà, diritti, dignità, partecipazione, pluralismo, ripudio della guerra e responsabilità comune.</p>
<p>Eppure, proprio qui si apre la ferita.</p>
<p>Perché noi spesso celebriamo la Costituzione, ma non sempre la incarniamo. La citiamo, ma non sempre la pratichiamo. La difendiamo nei discorsi solenni, ma poi la tradiamo quando accettiamo disuguaglianze intollerabili come se fossero normali. La invochiamo quando ci conviene, ma la dimentichiamo quando chiede giustizia sociale, cura dei più fragili, tutela del lavoro, solidarietà, partecipazione vera.</p>
<div class="pip-highlight">Il 25 aprile oggi dovrebbe scuoterci da questa doppiezza.</div>
<p>Non basta dirsi liberi se poi accettiamo una società dove molti non hanno gli strumenti reali per esserlo. Non basta dirsi democratici se poi il confronto pubblico diventa aggressione permanente. Non basta dirsi antifascisti se poi nelle relazioni quotidiane pratichiamo esclusione, superiorità, disprezzo, chiusura, controllo, delegittimazione dell’altro.</p>
<p>La libertà vera non è soltanto assenza di dittatura.</p>
<p>La libertà vera è possibilità di vivere con dignità. È poter parlare senza paura. È poter dissentire senza essere schiacciati. È poter lavorare senza essere sfruttati. È poter curarsi senza attendere mesi o anni. È poter studiare senza essere condannati dalla povertà della famiglia in cui si nasce. È poter credere, non credere, cercare, amare, pensare, partecipare. È poter essere riconosciuti come persone prima che come categorie.</p>
<p>Ecco perché il 25 aprile è ancora profondamente attuale.</p>
<p>Perché l’Italia di oggi ha bisogno di liberazione.</p>
<p>Ha bisogno di liberarsi dalla rassegnazione. Da quella frase tossica che ripetiamo troppo spesso: “tanto non cambia nulla”. Ogni volta che diciamo così, consegniamo un pezzo di democrazia a chi ha interesse che nulla cambi davvero.</p>
<p>Ha bisogno di liberarsi dalla memoria selettiva. Quella che ricorda solo ciò che conviene, che usa la storia come arma di parte, che trasforma i morti in bandiere invece di ascoltare il prezzo umano delle scelte compiute.</p>
<p>Ha bisogno di liberarsi dall’analfabetismo emotivo. Perché una società che non sa più dare nome alla paura, alla solitudine, alla rabbia, alla frustrazione, finisce per scaricarle contro qualcuno. E quando una comunità non elabora le proprie ferite, prima o poi cerca un nemico.</p>
<p>Ha bisogno di liberarsi dalla povertà relazionale. Forse questa è una delle catene più invisibili del nostro tempo. Siamo iperconnessi, ma spesso incapaci di incontrarci davvero. Parliamo continuamente, ma ascoltiamo poco. Abbiamo strumenti potentissimi per comunicare, ma li usiamo spesso per semplificare, ferire, polarizzare.</p>
<p>Il digitale poteva diventare un grande spazio di democrazia relazionale; troppo spesso è diventato una piazza nervosa, dove si confonde la libertà di parola con la libertà di disumanizzare.</p>
<div class="pip-question-box">
<p>Il 25 aprile, allora, ci chiede una nuova Resistenza. Non nostalgica. Non di facciata. Ma quotidiana, concreta, umana.</p>
</div>
<div class="pip-list">
<p>Resistere oggi significa non cedere all’odio quando l’odio sembra più efficace.</p>
<p>Significa non usare la paura degli altri per ottenere consenso.</p>
<p>Significa non trasformare la sofferenza sociale in carburante politico.</p>
<p>Significa non ridere davanti alla fragilità.</p>
<p>Significa non restare neutrali quando qualcuno viene umiliato.</p>
<p>Significa non accettare che la verità venga piegata alla convenienza.</p>
<p>Significa non confondere la pace con il silenzio degli oppressi.</p>
<p>Significa non chiamare ordine ciò che è solo esclusione ben organizzata.</p>
</div>
<p>Il 25 aprile non è una festa contro qualcuno. È una festa per qualcosa.</p>
<p>Per la libertà. Per la dignità. Per la democrazia. Per il diritto di non essere sudditi. Per il dovere di non diventare indifferenti. Per la possibilità di costruire un Paese dove la memoria non serva a dividerci, ma a ricordarci il prezzo altissimo pagato quando l’umanità viene consegnata alla violenza, alla propaganda, al culto del capo, all’obbedienza cieca, alla cancellazione dell’altro.</p>
<p>Certo, il 25 aprile è anche una data che divide. Lo è stata spesso, continua a esserlo. Ma forse il punto non è cancellare il conflitto. Il punto è abitarlo con onestà. Perché una memoria senza conflitto rischia di essere finta. Ma un conflitto senza verità rischia di diventare manipolazione.</p>
<div class="pip-question-box">
<p>La domanda seria non è: “Da che parte stavi nel 1945?”, perché molti di noi non erano nati. La domanda seria è: <strong>da che parte stai oggi quando la dignità umana viene calpestata?</strong></p>
</div>
<p>Da che parte stai quando qualcuno viene escluso perché povero, straniero, fragile, malato, diverso, scomodo?</p>
<p>Da che parte stai quando la politica semina paura invece di costruire responsabilità?</p>
<p>Da che parte stai quando la comunicazione diventa veleno?</p>
<p>Da che parte stai quando la memoria viene banalizzata?</p>
<p>Da che parte stai quando la democrazia viene trattata come un fastidio e non come una conquista?</p>
<p>Questo è il senso profondo del 25 aprile oggi.</p>
<p>Non una liturgia civile da ripetere. Non una bandiera da agitare solo per sentirsi migliori. Non una parola da usare contro qualcuno.</p>
<p>Ma una soglia.</p>
<p>Una soglia davanti alla quale chiederci se siamo ancora capaci di scegliere la libertà non solo quando è comoda, ma quando costa. Perché la libertà costa. Costa responsabilità, studio, memoria, dialogo, fatica, cura. Costa la disponibilità a non semplificare tutto. Costa il coraggio di non piegarsi al pensiero dominante del proprio gruppo. Costa la fatica di riconoscere che anche chi è diverso da noi resta una persona.</p>
<p>Forse oggi il modo più vero per onorare il 25 aprile non è soltanto dire “viva la Liberazione”.</p>
<p>È chiederci se stiamo liberando qualcuno.</p>
<p>Se le nostre parole liberano o imprigionano. Se le nostre comunità aprono o chiudono. Se le nostre istituzioni servono o dominano. Se i nostri social costruiscono ponti o trincee. Se la nostra memoria genera futuro o soltanto appartenenza.</p>
<p>Il 25 aprile non ci chiede di vivere nel passato.</p>
<p>Ci chiede di non lasciare che il passato ritorni sotto forme nuove, più educate, più digitali, più accettabili, più travestite da normalità.</p>
<div class="pip-final-box">
<p>Perché ogni tempo ha le sue occupazioni. Ogni tempo ha le sue resistenze. Ogni tempo ha le sue liberazioni incompiute.</p>
<p>E l’Italia di oggi, se vuole davvero essere fedele alla sua storia migliore, deve avere il coraggio di dirlo: <strong>la Liberazione non è finita</strong>. Continua ogni volta che scegliamo la dignità contro il disprezzo, la verità contro la propaganda, la relazione contro l’odio, la responsabilità contro l’indifferenza.</p>
<p>Il 25 aprile non è solo ieri.</p>
<p>È la domanda che ci aspetta domani mattina, quando torneremo a parlare, decidere, educare, votare, scrivere, commentare, accogliere, lavorare, vivere.</p>
<p>E forse la vera festa sarà questa: non limitarci a ricordare chi ci ha liberati, ma diventare anche noi, nel nostro piccolo pezzo di storia, persone capaci di liberare.</p>
</div>
<div class="pip-signature">@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</div>
</section>
</div>
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		<title>25 aprile. Calamandrei: Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 20:54:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della Liberazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="351" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B.png 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B-300x165.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B-585x321.png 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Carteggi e corrispondenze epistolari dal carcere, espressione di dolore e sacrificio in nome della Libertà Il 25 aprile, Festa della Liberazione, riporta alla memoria il travagliato periodo che ha segnato&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/25/25-aprile-calamandrei-quanto-sangue-quanto-dolore-per-arrivare-a-questa-costituzione/">25 aprile. Calamandrei: Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="351" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B.png 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B-300x165.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/DB3DBD29-566C-4687-B172-A09A11C24C2B-585x321.png 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><em>Carteggi e corrispondenze epistolari dal carcere, espressione di dolore e sacrificio in nome della Libertà </em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">Il 25 aprile, Festa della Liberazione, riporta alla memoria il travagliato periodo che ha segnato un’epoca conducendo alla fine della Seconda guerra mondiale. Partendo proprio da alcune testimonianze relative a corrispondenze epistolari strettamente personali che oggi assumono un valore particolarmente importante, indipendentemente dall’appartenenza politica il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha proposto alla redazione alcuni testi caratterizzati da una toccante umanità perché pervasi dagli affetti familiari, dai legami universali, in cui tutti gli uomini possono riconoscersi e che dovrebbero costituire il comune denominatore per la costruzione di una società più giusta e solidale.<br />
I valori espressi all’interno delle lettere rappresentano fonte d’ispirazione su cui i padri costituenti hanno redatto la nostra Costituzione: onestà, coraggio, libertà intellettuale, fiducia nelle istituzioni democratiche, nello studio come mezzo di emancipazione individuale soprattutto femminile, speranza nella giustizia e nel futuro.<br />
“Studia di buona lena come hai fatto finora per crearti un avvenire. Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricordati delle raccomandazioni di tuo papà e soprattutto dell’esempio di tua mamma. Studia non solo, per il tuo avvenire ma per essere anche più utile nella società, se un giorno i mezzi non permetteranno di continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro, ricordati che si può studiare ancora ed arrivare ai sommi gradi della cultura pur lavorando.” (Lettera di Eusebio Giambone, partigiano piemontese, alla figlia Gisella scritta in data 3-04-1944, Carcere giudiziario di Torino)<br />
Piero Calamandrei nel suo Discorso sulla Costituzione pronunciato a Milano nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 rimarcava quanti sacrifici in termini di vite umane fosse costata la Costituzione, la cui realizzazione fu determinata anche e soprattutto dall’apporto degli umili che lasciarono un segno indelebile della propria coerenza attraverso i propri atti e le proprie memorie.<br />
“Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!!<br />
Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.” (Piero Calamandrei)<br />
È straordinario come uomini sull’orlo della morte riuscissero a conservare un pensiero così lungimirante, generoso e assertivo; la consapevolezza della propria integrità non viene mai meno e diventa monito / esempio per la condotta morale da indicare ai propri figli.<br />
“Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno. […] Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascerà il mio cuore. Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto. Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.”<br />
L’ultima lettera del professore partigiano, Paolo Braccini alla figlia adorata prima di essere fucilato (https://www.globalist.it/politics/2018/04/03/l-ultima-lettera-del-professore-partigiano-figlia-adorata-saro-fucilato-all-alba-2022093.html)<br />
Il CNDDU propone di ripensare al periodo storico, riflettendo proprio sugli aspetti umani evidenziati nei carteggi del tempo collegandoli ai valori della nostra Costituzione e della DUDU. Gli elaborati, con le relative autorizzazioni, potranno essere inviati al nostro indirizzo email: coordinamentodirittiumani@gmail. I migliori saranno pubblicati sui nostri canali social.<br />
“Vedi, figlia mia, in tutti questi anni non sono riuscito a ritrovare la Fede, ma ogni volta che guardo il fazzoletto, il mio pensiero corre a quel Natale del ‘44. E, ogni volta, quasi trascinato da una forza misteriosa, torno a ripetere la preghiera che mi insegnò mia madre: “Ave Maria, gratia plena. Dòminus tècum. Benedicta tu in mulièribus et benedictus fructus ventris tui, Jesus…”.<br />
Ritrovo così la mia giovinezza e i miei sogni, mentre rivivo le speranze di quei giorni.” (Lettera scritta dal partigiano Vladimiro Diodati, Paolo, alla figlia Milena (https://storiedimenticate.wordpress.com/2014/12/25/quel-natale-del-44-60-anni-dopo-bellissima-lettera-di-un-partigiano-alla-sua-figlia/)</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/25/25-aprile-calamandrei-quanto-sangue-quanto-dolore-per-arrivare-a-questa-costituzione/">25 aprile. Calamandrei: Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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