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	<title>fotografia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Letizia Battaglia, la forza di uno sguardo che ha scelto di non fuggire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 19:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La bellezza del suo sguardo, la professionalità di una grande fotografa, il peso umano delle ferite attraversate in una vita vissuta sempre dentro la verità Ci sono donne che non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La bellezza del suo sguardo, la professionalità di una grande fotografa, il peso umano delle ferite attraversate in una vita vissuta sempre dentro la verità</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>Ci sono donne che non passano nella storia solo per ciò che hanno fatto, ma per il modo in cui hanno scelto di stare nel mondo. Letizia Battaglia è stata una di queste. Non soltanto una fotografa. Non soltanto una testimone. Ma una coscienza viva, inquieta, libera, capace di attraversare il dolore senza trasformarlo in spettacolo e di cercare la bellezza perfino dentro le crepe più dure della realtà.</p>
<p>Raccontare Letizia Battaglia significa raccontare una donna che ha saputo unire arte e responsabilità, sensibilità e rigore, passione e ferita. Una donna che ha fatto del proprio sguardo un luogo di verità. E la verità, quasi sempre, ha un prezzo.</p>
<p>La sua storia professionale è nota, ma non sempre viene compresa fino in fondo. Letizia Battaglia non è stata soltanto la fotografa che ha documentato la Palermo insanguinata dalla mafia. È stata molto di più. È stata una professionista capace di trasformare la fotografia in linguaggio civile, in presa di posizione, in memoria collettiva. I suoi scatti non cercavano il sensazionale. Cercavano il reale. Ed è una differenza enorme. Perché fotografare il reale, soprattutto quando il reale è violenza, sangue, lutto, paura, significa assumersi un peso che non tutti riescono a sostenere.</p>
<p>Lei questo peso lo ha sostenuto per anni. Lo ha sostenuto entrando nelle scene del crimine, arrivando davanti ai corpi, incrociando lo sguardo di familiari distrutti, respirando il clima cupo di una città spesso ostaggio del potere mafioso. Non era semplice cronaca. Era immersione continua nel dolore. Era la scelta quotidiana di non voltarsi. E dentro quella scelta c’era tutta la sua professionalità: la prontezza, il coraggio, la lucidità, la capacità di esserci nel momento esatto in cui la storia mostrava il suo volto più duro.</p>
<p>Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui. Perché Letizia Battaglia non è stata solo la fotografa della morte. È stata anche la fotografa della vita che resiste. Delle bambine di Palermo con gli occhi pieni di mondo. Dei volti delle donne. Delle strade ferite eppure ancora abitate da una umanità ostinata. Nei suoi scatti c’è sempre stato qualcosa che andava oltre il fatto. C’era una tensione profonda verso la dignità delle persone. C’era un desiderio quasi testardo di salvare, almeno in immagine, ciò che la realtà rischiava di calpestare.</p>
<div>“Non una bellezza decorativa, ma una bellezza scomoda, vera, a volte persino dolorosa.”</div>
<p>Ed è qui che emerge la bellezza del suo lavoro. Non una bellezza decorativa, patinata, addomesticata. Ma una bellezza scomoda, vera, a volte persino dolorosa. La bellezza di uno sguardo che non usa la macchina fotografica per proteggersi dal mondo, ma per entrarci dentro. La bellezza di una donna che non ha avuto paura di farsi attraversare da ciò che vedeva. La bellezza di un linguaggio artistico che non separava mai l’estetica dall’etica.</p>
<p>Naturalmente, una vita così non poteva essere senza ferite. E infatti le ferite ci sono state, profonde, personali, esistenziali. Letizia Battaglia ha dovuto affrontare difficoltà che non riguardavano solo il contesto professionale, già di per sé durissimo, ma anche il proprio mondo interiore. Il contatto continuo con la violenza, il dolore accumulato, il peso di immagini impossibili da dimenticare hanno lasciato segni. Non si può stare per anni davanti alla morte senza che qualcosa, dentro, ne porti le conseguenze.</p>
<p>La sua vita personale è stata segnata da passaggi complessi, da tensioni, da fragilità, da un percorso di libertà che non sempre è stato compreso. E forse proprio qui si coglie una delle verità più profonde della sua vicenda: dietro la fotografa forte, coraggiosa, pubblicamente riconosciuta, c’era una donna che conosceva anche la fatica, il dolore, la solitudine, il bisogno di ricomporre continuamente se stessa. Non era una figura mitologica, irraggiungibile. Era una donna vera. E proprio per questo ancora più grande.</p>
<p>In un tempo che ama trasformare le persone in icone semplificate, Letizia Battaglia ci obbliga a fare il contrario. Ci chiede di accettare la complessità. La complessità di una professionista straordinaria e insieme di una persona attraversata dalle proprie ombre. La complessità di una donna capace di esporsi pubblicamente e, nello stesso tempo, di portare ferite intime difficili da nominare. La complessità di una voce che ha saputo denunciare la mafia senza lasciarsi definire solo da essa.</p>
<p>Forse il punto più alto della sua eredità sta proprio qui. Nel fatto che il suo lavoro non parla soltanto di Palermo, di mafia o di fotografia. Parla del modo in cui si guarda il mondo. Oggi siamo sommersi da immagini, ma vediamo sempre meno. Consumiamo dolore a scorrimento rapido, lo trasformiamo in flusso, lo lasciamo evaporare in pochi secondi. Letizia Battaglia, invece, ci restituisce il peso dello sguardo. Ci ricorda che vedere davvero è un atto umano profondo. È un atto che coinvolge la coscienza. È un atto che chiede responsabilità.</p>
<p>Per questo la sua figura resta attuale. Non solo come memoria di una stagione terribile della storia italiana, ma come provocazione viva per il nostro presente. Di fronte a una società che spesso si abitua a tutto, il suo lavoro continua a dirci che non tutto può diventare normale. Che il male va chiamato per nome. Che la dignità delle persone merita uno sguardo pieno, mai superficiale. Che la bellezza non è evasione, ma resistenza.</p>
<p>Letizia Battaglia è stata tutto questo: una fotografa immensa, una professionista rigorosa, una donna coraggiosa, una persona ferita e per questo ancora più vera. La sua grandezza non sta nell’aver mostrato solo l’orrore, ma nell’aver saputo custodire, dentro l’orrore, una fedeltà ostinata all’umano.</p>
<p>E forse è proprio questa la sua lezione più importante. Non basta raccontare la realtà. Bisogna restarle accanto. Non basta denunciare il buio. Bisogna continuare a cercare, anche lì dentro, un frammento di luce. Letizia Battaglia lo ha fatto per tutta la vita. E per questo il suo sguardo, ancora oggi, non ci lascia tranquilli. Ma ci rende più veri.</p>
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<p><strong>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</strong></p>
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		<title>PARIGI–ROMA: SGUARDI AL FEMMINILE-   le mostre di Agnès Varda e Nicole Gravier</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 14:43:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Agnes Varda]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Villa Medici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/villa-medici-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/villa-medici-3.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/villa-medici-3-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma i due percorsi espositivi confermano la vocazione di Accademia di Francia a Roma Villa Medici come luogo di ricerca e dialogo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Per il <strong>settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma i due percorsi espositivi </strong>confermano la vocazione di <strong>Accademia di Francia a Roma Villa Medici</strong> come luogo di ricerca e dialogo tra arti, città e linguaggi. Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026</em></h4>
<p>Dal <strong>25 febbraio 2026</strong> l&#8217;Accademia di Francia a Roma &#8211; Villa Medici apre al pubblico <strong>due mostre</strong> che, con linguaggi diversi ma complementari, attraversano il rapporto tra <strong>immagini e immaginario</strong>, tra <strong>vita quotidiana e rappresentazione</strong>, tra <strong>sguardo femminile</strong> e dispositivi della cultura di massa. Da una parte la prima grande retrospettiva in Italia dedicata all’opera fotografica di <strong>Agnès Varda (1928–2019)</strong>, intitolata <em><strong>Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma</strong></em> (25 febbraio – 25 maggio 2026), omaggio che si inserisce nelle celebrazioni per il <strong>settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma (1956–2026)</strong>. Dall’altra <em><strong>Nicole Gravier. Fotoromanzo</strong></em>(25 febbraio – 4 maggio 2026), prima mostra istituzionale in Italia dell’artista francese che ha fatto del <em>détournement</em> e della decostruzione degli stereotipi mediatici una pratica pionieristica, con un lavoro che trova un’eco diretta nella rivoluzione femminista italiana degli anni Settanta.<img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-117767 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/B_RooQPg-2.jpeg" alt="" width="435" height="290" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/B_RooQPg-2.jpeg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/B_RooQPg-2-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/B_RooQPg-2-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 435px) 100vw, 435px" /></p>
<p>Il doppio appuntamento conferma la vocazione di <strong>Accademia di Francia a Roma – Villa Medici</strong> come luogo di ricerca e di dialogo tra arti, città e linguaggi: la fotografia come campo di sperimentazione e memoria, il cinema come estensione naturale dello sguardo, l’immagine popolare come terreno di conflitto e consapevolezza. Due percorsi che invitano il pubblico a interrogarsi su come si costruiscono le narrazioni visive e su come, a partire da un dettaglio, da un volto, da una posa o da una didascalia, si possa raccontare un’epoca.</p>
<p><em><strong>Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma</strong></em></p>
<p><strong>25 febbraio – 25 maggio 2026</strong></p>
<p><strong><em>La Parigi di Agnès Varda</em></strong></p>
<p>Curatrice: Anne de Mondenard, musée Carnavalet – Histoire de Paris.</p>
<p>Con la collaborazione eccezionale del musée Carnavalet – Histoire de Paris, Paris Musées e Rosalie Varda.</p>
<p><strong><em>L’Italia di Agnès Varda</em></strong></p>
<p>Curatrice: Carole Sandrin, Institut pour la photographie.</p>
<p>In coproduzione con l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France, sulla base del fondo fotografico e degli archivi della Succession Agnès Varda.</p>
<p>Con <strong>Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma</strong>, Villa Medici rende omaggio all’artista e regista attraverso la <strong>prima grande retrospettiva italiana</strong> dedicata alla sua opera fotografica. È un invito a entrare in un universo in cui <strong>fotografia e cinema</strong> si richiamano costantemente, non come discipline separate ma come forme comunicanti di una stessa “scrittura per immagini”: la fotografia come taccuino, come prova, come gesto di osservazione; il cinema come eco e sviluppo narrativo di quel medesimo sguardo.<img decoding="async" class="size-full wp-image-117764 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-5.jpg" alt="" width="246" height="353" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-5.jpg 246w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-5-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></p>
<p>Il cuore simbolico della mostra è <strong>Parigi</strong>, e più precisamente il <strong>cortile-atelier di rue Daguerre</strong>, luogo di vita, di lavoro e di sperimentazione per quasi sette decenni, spazio inscindibile dall’identità artistica di Varda. Intorno a quel cortile &#8211; trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954 &#8211; si costruisce un racconto che mette in scena una Parigi vissuta “dal basso”: il quartiere, le strade, i volti, le presenze marginali, le relazioni, l’ironia, la tenerezza e, insieme, la precisione con cui Varda sa cogliere il tempo storico nella trama della quotidianità.</p>
<p>Accanto agli anni parigini, il percorso si apre a un’altra geografia decisiva: <strong>l’Italia</strong>, vissuta e osservata da Varda in momenti cruciali della sua formazione e della sua maturità. Le fotografie realizzate durante i viaggi da <strong>Venezia a Roma</strong>, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici, risuonano come un controcampo che mette in luce la sua capacità di abitare i luoghi senza mai ridurli a scenario. Sono immagini in cui il pittoresco si intreccia con l’intelligenza compositiva, con un’attenzione quasi grafica per <strong>ombre, contrasti, geometrie</strong>, e con quella curiosità che la spinge a cercare &#8211; sempre &#8211; ciò che passa inosservato.</p>
<p>La mostra mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di <strong>130 stampe originali</strong>, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. Il progetto nasce dal <strong>musée Carnavalet – Histoire de Paris</strong> (presentato a Parigi dal <strong>9 aprile al 24 agosto 2025</strong>) ed è curato da <strong>Anne de Mondenard</strong> con <strong>Paris Musées</strong>, con la collaborazione eccezionale del <strong>musée Carnavalet – Histoire de Paris</strong>, <strong>Paris Musées</strong> e <strong>Rosalie Varda</strong>. L’approfondimento dedicato all’Italia è curato da <strong>Carole Sandrin</strong> ed è realizzato in coproduzione con l’<strong>Institut pour la photographie des Hauts-de-France</strong>, sulla base del fondo fotografico e degli archivi della <strong>Succession Agnès Varda</strong>. Alla base del percorso, un lavoro di ricerca durato oltre due anni, costruito sul fondo fotografico di Varda e sugli archivi di <strong>Ciné-Tamaris</strong>, la società di produzione da lei fondata e oggi diretta dai figli <strong>Rosalie Varda</strong> e <strong>Mathieu Demy</strong>.</p>
<p>Il racconto espositivo è articolato in <strong>nove capitoli</strong>, che compongono una biografia per immagini, fatta di luoghi e di ossessioni poetiche: dagli esordi e dai primi paesaggi parigini (“Prima di rue Daguerre”) all’approdo nel suo spazio-mondo (“Il cortile di rue Daguerre”); dalla Parigi del dopoguerra attraversata con ironia e una sottile vena enigmatica (“Drôle de Paris”) alla pratica del reportage come regia e messa in scena (“Foto-scrittura”); fino alla città che diventa specchio emotivo e politico (“La città in eco”), e alla costante attenzione per <strong>donne e vite marginali</strong> (“Donne, persone”). Un focus speciale, naturalmente, è dedicato a <strong>“L’Italia”</strong>: il viaggio del 1959 tra Venezia e dintorni, con i suoi motivi ricorrenti e le sue scoperte visive; e il 1963 romano, quando Varda arriva con tre macchine fotografiche per ritrarre <strong>Luchino Visconti</strong>, appena insignito della Palma d’oro per <em>Il Gattopardo</em>, e visita <strong>Jean-Luc Godard</strong> sul set del <em>Disprezzo</em>, fotografando <strong>Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli</strong>. Il percorso si conclude con la trasformazione del cortile in corte-giardino (“La corte-giardino”), fino al modo in cui il suo sguardo attraversa lo spazio urbano tra finzione, documentario e frammenti di prova (“Viaggio in città”).</p>
<p>Nel dialogo con le fotografie e i film di Varda, la mostra riunisce inoltre opere di artisti come <strong>Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr</strong>, restituendo la rete di relazioni artistiche e l’orizzonte culturale in cui lo sguardo di Varda si è formato e continuamente reinventato.</p>
<p>A completare e ampliare questo omaggio, l’opera di Agnès Varda sarà protagonista anche di una grande esposizione in Italia che dialoga direttamente con il progetto romano: <em><strong>Viva Varda! Il cinema è donna</strong></em>, alla <strong>Galleria Modernissimo di Bologna</strong> <strong>dal</strong><strong>5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027</strong>, una mostra monografica su <strong>1.200 mq</strong> dedicata alla cineasta, fotografa e artista, prodotta dalla <strong>Cineteca di Bologna</strong> e <strong>La Cinémathèque française</strong>, a cura di <strong>Florence Tissot</strong> con la direzione artistica di <strong>Rosalie Varda</strong>, in collaborazione con <strong>Ciné-Tamaris</strong>. Nel periodo di apertura, la Cineteca curerà anche al <strong>Cinema Modernissimo</strong> una <strong>retrospettiva completa</strong> delle opere di Varda, affiancata dalla pubblicazione, per le <strong>Edizioni Cineteca di Bologna</strong>, della traduzione italiana del volume <em><strong>Agnès Varda</strong></em> di <strong>Laure Adler</strong> (Gallimard, con il sostegno di Chanel).</p>
<p><strong>Accademia di Francia a Roma – Villa Medici</strong></p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-117779 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-16.29.53.png" alt="" width="448" height="306" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-16.29.53.png 448w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-16.29.53-300x205.png 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fondata nel 1666 da Luigi XIV, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, è un’istituzione francese che dal 1803 ha sede presso Villa Medici, una villa del XVI secolo circondata da un parco di 7 ettari che sorge sul Monte Pincio, nel cuore di Roma. Ente pubblico nazionale dipendente dal Ministero della Cultura, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici adempie oggi a tre missioni complementari: accogliere artisti, creatori e ricercatori di alto livello in residenza per soggiorni lunghi – della durata di un anno –, o più brevi; realizzare una programmazione culturale e artistica che integri tutti i campi delle arti e della creazione e che si rivolga a un vasto pubblico; conservare, restaurare, studiare e far conoscere al pubblico il suo patrimonio architettonico e paesaggistico e le sue collezioni.</p>
<p>Il direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è Sam Stourdzé.</p>
<p><strong>L’Accademia di Francia a Roma &#8211; Villa Medici è un ente del Ministero della Cultura Francese.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/20/parigi-roma-sguardi-al-femminile/">PARIGI–ROMA: SGUARDI AL FEMMINILE-   le mostre di Agnès Varda e Nicole Gravier</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>L’esordio fotografico di Fabrizio Catalano. La ricerca di un regista  fuori dagli schemi. L’intervista</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/10/lesordio-fotografico-di-fabrizio-catalano-la-ricerca-di-un-regista-fuori-dagli-schemi-lintervista/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lesordio-fotografico-di-fabrizio-catalano-la-ricerca-di-un-regista-fuori-dagli-schemi-lintervista</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 21:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Catalano]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-6.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-6-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Per la prima volta, il regista e autore teatrale  espone pubblicamente le sue fotografie, scatti inediti, non ritoccati, frutto di decenni di viaggi intorno al mondo e riflessioni. Alla Borgo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/10/lesordio-fotografico-di-fabrizio-catalano-la-ricerca-di-un-regista-fuori-dagli-schemi-lintervista/">L’esordio fotografico di Fabrizio Catalano. La ricerca di un regista  fuori dagli schemi. L’intervista</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per la prima volta, il regista e autore teatrale  espone pubblicamente le sue fotografie, scatti inediti, non ritoccati, frutto di decenni di viaggi intorno al mondo e riflessioni. Alla Borgo Pio Art Gallery di Roma,  un denso percorso collettivo, che intreccia poesia visiva, testimonianza e indagine di un &#8220;cacciatore di nubi&#8221;. Voce indipendente non omologante resistente alla banalità di Fabrizio Catalano</em></p>
<p>Roma, 9 sett. 2025  – Un’esposizione intensa, autentica, in cui l’immagine si fa racconto e testimonianza, specchio del pensiero indipendente e della sensibilità estetica di un autore “irregolare”.</p>
<p>Per la prima volta, <strong>Fabrizio Catalano</strong>, regista, autore teatrale intellettuale poliedrico,  espone pubblicamente le sue fotografie in una mostra allestita in uno spazio espositivo nel cuore di Roma.</p>
<p>Il percorso d’arte alla Borgo Pio Art Gallery presenta una selezione di scatti inediti  non ritoccati, raccolti in decenni di viaggi tra paesaggi e orizzonti intorno al mondo.<br />
Una mostra – visitabile fino a gennaio 2026 – che unisce poesia visiva e impegno civile, nello spirito libero e anticonformista di una delle voci più originali della cultura italiana contemporanea.</p>
<div class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-108098" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_0238-284x300.jpeg" alt="" width="284" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_0238-284x300.jpeg 284w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_0238.jpeg 311w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /></div>
<p>Con alle spalle una carriera trentennale, Fabrizio Catalano è noto per il suo impegno nel teatro e nel cinema, dove ha firmato regie ispirate a grandi opere letterarie e civili. Tra queste si distingue “<a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/antropologia-filosofica/2025/03/12/denuncia-della-verita-legata-a-dubbio-e-mistero-leonardo-sciascia-nelle-opere-del-regista-fabrizio-catalano-lintervista/">Todo modo”,</a> trasposizione teatrale del celebre romanzo di Leonardo Sciascia,  figura centrale nella cultura italiana del Novecento, che di Catalano fu il nonno. Opera che denuncia il potere corrotto e l’ambiguità morale, oggi più che mai  attuale.  Non meno significativa è la messinscena <a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/antropologia-filosofica/2025/03/12/denuncia-della-verita-legata-a-dubbio-e-mistero-leonardo-sciascia-nelle-opere-del-regista-fabrizio-catalano-lintervista/">de “La scomparsa di Majorana</a>”, dove il mistero della sparizione del fisico siciliano diventa riflessione etica e politica.</p>
<p>Dei recenti lavori la <a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/antropologia-filosofica/2025/03/12/denuncia-della-verita-legata-a-dubbio-e-mistero-leonardo-sciascia-nelle-opere-del-regista-fabrizio-catalano-lintervista/">docufiction “<strong>Irregular</strong>”,</a>girata in Bolivia, emerge tra i progetti cinematografici di analisi sociale  più significativi di Fabrizio Catalano. La pellicola indaga le crisi della società contemporanea in un paese dove  – come scrisse la giornalista <strong>Maria Pia Farinella</strong>  già capo redattore Rai  –  “realismo magico e dimensione spirituale dell’esistenza si intrecciano negli accadimenti quotidiani”.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-84931" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Leonardo-Sciascia-il-nipote-Fabrizio-Catalano-.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Leonardo-Sciascia-il-nipote-Fabrizio-Catalano-.jpg 725w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Leonardo-Sciascia-il-nipote-Fabrizio-Catalano--300x138.jpg 300w" alt="" width="725" height="334" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabrizio Catalano con il nonno Leonardo Sciascia</figcaption></figure>
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<p>Nel saggio Farinella si sofferma con l’abilità che le è consueta, anche sul legame profondo tra il regista e  Leonardo Sciascia, il nonno: “ un nonno così speciale e così normale” e come in Bolivia Catalano abbia trovato “una dimensione umana possibile”. Un profilo tracciato con cura e lucidità che restituisce al lettore la complessità del regista e il legame profondo tra memoria, eredità e impegno professionale.</p>
<p>Intellettuale eclettico, Catalano appassionato di Philippe Ariès, medievista francese e pensatore del tragico è anche traduttore della  poesia simbolista dal francese. Recentissima la prima versione italiana de “<a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoriale/2025/07/02/la-canzone-di-eva-di-charles-van-lerberghe-1904/">Les chanson d’Ève” </a>(La<strong>canzone di Eva) </strong>di Charles Van Lerberghe, musicata da Fauré.</p>
<p>Ma è proprio attraverso la fotografia che oggi Catalano sembra voler rivelare un altro lato di sé. Insieme a percorsi espositivi di autori diversi, la mostra a Borgo Pio Art Gallery,  situata  a due passi dal Vaticano, si configura come un viaggio visivo e interiore  dove lo sguardo di Fabrizio Catalano “cacciatore di nubi”  attraversa paesaggi, luci e silenzi, tentando di catturare frammenti di verità e bellezza. Con questa esposizione l’autore  prosegue il percorso epistemologico diretto ad interrogare il nostro tempo con la delicatezza di un’artista ma pure con disincanto com’è proprio di Catalano,  confermando  il suo ruolo di osservatore  indignato ma mai rassegnato, sempre alla ricerca di un linguaggio che sappia restituire dignità alle idee e libertà al pensiero.</p>
<p><strong>Abbiamo incontrato il regista</strong>  per parlare di questa nuova avventura visiva, del suo legame con la fotografia e del fil rouge che unisce il suo lavoro tra pensiero critico e arte.</p>
<p><strong>Fabrizio Catalano, questa è la sua prima mostra fotografica. Cosa l’ha spinta a compiere questo passo ora, dopo tanti anni di lavoro in altri ambiti letterari e di indagine sociale ?</strong></p>
<p>“Per decenni non ho mai valutato la possibilità di esporre le mie fotografie. Per me la fotografia era un terreno di gioco, uno spazio per sperimentare. Ricordo che da ragazzo, durante un’eclissi parziale di sole, scattai delle immagini in cui i colori sembravano risucchiati, quasi spettrali. Mi ricordavano, in modo ingenuo ma suggestivo, i disegni di Léon Spilliaert, quel pittore belga che mescolava carboncino e inchiostro di china. Sono cresciuto circondato da fotografi, anche noti: a casa dei miei nonni materni passavano in tanti. Mio padre stesso ha scattato foto poi pubblicate. Ma per me, inizialmente, era solo un modo per immaginare inquadrature da cinema”.</p>
<p><strong>E quando ha iniziato a considerare la fotografia come un mezzo espressivo autonomo?</strong></p>
<p>” Durante gli anni al Centro Sperimentale di Cinematografia. In un’esercitazione ci diedero una macchina fotografica con rullino, sette scatti a testa. Io fui l’unico a ritrarre esseri umani: sette ragazze che studiavano recitazione. I ritratti erano vagamente sottoesposti, volevo ricreare quella luminosità ovattata delle pitture olandesi del Seicento. Poi, negli anni successivi, ho continuato a fotografare: volti, corpi, paesaggi. Ma sempre seguendo un’ossessione precisa: la luce. E da lì, inevitabilmente, i cieli sono diventati un’attrazione continua.</p>
<p><strong>Nella mostra alla Borgo Pio Art Gallery sono esposti anche cieli di luoghi lontani. Ci racconta questa ricerca?</strong></p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-94223" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Regista-Fabrizio-Catalano-in-mostra-a-Roma--569x1024.jpg" sizes="(max-width: 569px) 100vw, 569px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Regista-Fabrizio-Catalano-in-mostra-a-Roma--569x1024.jpg 569w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Regista-Fabrizio-Catalano-in-mostra-a-Roma--167x300.jpg 167w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Regista-Fabrizio-Catalano-in-mostra-a-Roma--768x1382.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Regista-Fabrizio-Catalano-in-mostra-a-Roma--854x1536.jpg 854w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Regista-Fabrizio-Catalano-in-mostra-a-Roma-.jpg 1080w" alt="" width="569" height="1024" /></figure>
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<p>” I cieli sono diventati per me quasi una necessità espressiva. Li ho cercati ovunque: in Bolivia, Ciad, Madagascar, Sicilia, ma anche dalle finestre di casa mia a Roma, dove ho la fortuna di avere una visuale libera da edifici. Mi definiscono un “cacciatore di nubi”, ed è un’immagine che accetto volentieri. Perché in quelle forme effimere, cangianti, c’è qualcosa di poetico e allo stesso tempo lucido: raccontano un mondo fragile, sorprendente, che resiste alla banalità e all’omologazione”.</p>
<p><strong>Tra le immagini in mostra, un ritratto a lume di candela. Chi è la protagonista e qual è la storia dietro quello scatto?</strong></p>
<p>“È Fátima Lazarte, attrice con cui ho girato il film Irregular in Bolivia. Quel ritratto non era previsto, è nato durante le riprese, con la sola luce di una candela. C’era una vibrazione intima, quasi pittorica. Mi affascina cogliere la luce sul volto umano, nei suoi passaggi più delicati. In quel caso, la scena sembrava uscita da un quadro caravaggesco. Anche questa immagine è in mostra alla galleria”.</p>
<p><strong>Il suo percorso, però, non si ferma alla regia o alla fotografia. È anche autore di saggi, traduttore e scrittore. Come si integrano queste esperienze?</strong></p>
<p>“Tutto nasce da un’attenzione per la parola e  il dettaglio, che ho ereditato anche dal mio lavoro sul pensiero simbolista e visionario. Ho tradotto dal francese autori come Rodenbach, Verhaeren, Villiers de l’Isle-Adam e Van Lerberghe. Proprio quest’ultimo è l’autore di La canzone di Eva, un poema di rara bellezza che ho pubblicato in prima edizione italiana. Era stato musicato da Gabriel Fauré e altri grandi compositori. Tradurre questi testi è stato, per me, come restituire loro la luce originaria”.</p>
<p><strong>Il legame con suo nonno, Leonardo Sciascia, ha avuto un peso nel suo percorso artistico?</strong></p>
<p>“Immenso. Ho portato in scena alcune delle sue opere più emblematiche, come Todo modo e La scomparsa di Majorana. La drammaturgia, in quei casi, è diventata uno strumento per interrogare la giustizia, il mistero, la verità. Temi centrali nella sua produzione letteraria. Ho sempre cercato di trasformare quelle storie in uno specchio del nostro tempo, un invito alla riflessione politica e civile.</p>
<p><strong>Lei parla spesso della necessità di “vedere ciò che gli altri non vedono”. Che cosa intende esattamente?</strong></p>
<p>” Qualche tempo fa, alla Piramide Cestia, vidi un gheppio appollaiato su un fianco della struttura. Mi fermai sul marciapiede a guardarlo. Ero curioso di vedere se qualcuno si sarebbe fermato, almeno per capire cosa stesse osservando questo “scimunito”, come direbbe Sciascia. Nessuno si è fermato. Nessuno ha nemmeno rallentato. Quella scena, nella sua semplicità, era una rappresentazione plastica di un’umanità che marcia ignara verso il baratro. Per me, la poesia dei piccoli momenti può ancora salvarci. Ma dobbiamo imparare a guardare”.</p>
<p><strong>La sua mostra si inserisce in un contesto artistico molto variegato. Cosa significa per lei esporsi oggi, nel panorama contemporaneo?</strong></p>
<p>“Significa assumersi una responsabilità. In un mondo in cui tutto viene velocemente consumato e dimenticato, esporsi con opere che non cedono alla manipolazione è un atto radicale. Gli scatti che ho scelto raccontano un mondo che resiste: fragile, sì, ma carico di senso. E credo che sia ancora possibile un’arte che si muove tra la parola, l’immagine, la memoria e l’impegno civile, senza rinunciare alla bellezza”.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-94228" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Fabrizio-Catalano-2-scaled-1-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Fabrizio-Catalano-2-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Fabrizio-Catalano-2-scaled-1-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Fabrizio-Catalano-2-scaled-1-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Fabrizio-Catalano-2-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Fabrizio-Catalano-2-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="683" /></figure>
<p>Con questa prima mostra fotografica, Fabrizio Catalano si conferma una delle voci più originali e indipendenti della scena culturale italiana. Capace di spaziare con coerenza tra cinema, teatro, letteratura, traduzione e ora anche fotografia, il suo sguardo non smette di cercare e di interrogare. La mostra è un viaggio visivo e interiore, un invito a rallentare, osservare, pensare. Perché, come suggerisce l’autore , è “nella poesia dei dettagli che forse risiede ancora una possibilità di salvezza”.</p>
<p>….</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-94216" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Borgo-Pio-Art-Gallery-Roma-.jpg" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Borgo-Pio-Art-Gallery-Roma-.jpg 546w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/09/Borgo-Pio-Art-Gallery-Roma--300x203.jpg 300w" alt="" width="546" height="370" /></figure>
</div>
<p>Borgo Pio Art Gallery</p>
<p>via degli Ombrellari, 2 Roma</p>
<p>Mostra Fabrizio Catalano finissage gennaio 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>@<strong>Riproduzione Riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><figcaption class="wp-element-caption">Mimma Cucinotta</figcaption></figure>
</div>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/10/lesordio-fotografico-di-fabrizio-catalano-la-ricerca-di-un-regista-fuori-dagli-schemi-lintervista/">L’esordio fotografico di Fabrizio Catalano. La ricerca di un regista  fuori dagli schemi. L’intervista</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>TURISMO: “IL VIAGGIO… SULLA TRANSIBERIANA D’ABRUZZO”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 17:31:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo D'Aloisio]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[l viaggio... sulla Transiberiana d'Abruzzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Sulmona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Mostra-01-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>A Sulmona (L’aquila) la mostra fotografica di Angelo D’Aloisio. Inaugurazione sabato 8 febbraio, alle ore 16, Libreria Ubik &#160; Si terrà sabato 8 febbraio, alle ore 16, a Sulmona (L’Aquila),&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/01/turismo-il-viaggio-sulla-transiberiana-dabruzzo/">TURISMO: “IL VIAGGIO… SULLA TRANSIBERIANA D’ABRUZZO”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Sulmona (L’aquila) la mostra fotografica di Angelo D’Aloisio. </strong><strong>Inaugurazione sabato 8 febbraio, alle ore 16, Libreria Ubik</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si terrà sabato 8 febbraio, alle ore 16, a Sulmona (L’Aquila), nei locali della libreria Ubik (in piazza XX Settembre), l’inaugurazione della mostra fotografica “Il viaggio&#8230; sulla Transiberiana d&#8217;Abruzzo” di Angelo D&#8217;Aloisio.</p>
<p>Un’occasione unica per immergersi nell&#8217;incanto e nella bellezza del viaggio a bordo del treno storico che percorre la Transiberiana d&#8217;Abruzzo, un itinerario che attraversa luoghi caratteristici e panorami mozzafiato dell&#8217;Abruzzo interno. Le fotografie di D&#8217;Aloisio, frutto di un attento e appassionato lavoro di ricerca e sperimentazione, catturano non solo le<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-98975 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Angelo-DAloisio-263x300.jpeg" alt="" width="263" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Angelo-DAloisio-263x300.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Angelo-DAloisio.jpeg 510w" sizes="(max-width: 263px) 100vw, 263px" /> immagini dei paesaggi, ma anche l&#8217;anima e le emozioni che vive il pubblico durante questo straordinario viaggio.</p>
<p>Ogni scatto è un invito a esplorare i borghi del centro Abruzzo, dell’Alto Sangro e del Molise, con le montagne maestose e le tradizioni vive di una terra ricca di storia e cultura. Le immagini di D&#8217;Aloisio riescono a trasmettere la magia del treno che rallenta il tempo, permettendo ai viaggiatori di assaporare ogni istante e di immergersi in un&#8217;esperienza unica, dove il paesaggio diventa un compagno di viaggio.</p>
<p>La mostra rappresenta un&#8217;occasione imperdibile per riscoprire la bellezza dell&#8217;Abruzzo attraverso l&#8217;obiettivo di un artista che sa raccontare storie attraverso le sue immagini. In un&#8217;epoca in cui il viaggio è spesso frenetico e superficiale, &#8220;Il viaggio&#8230; sulla Transiberiana d&#8217;Abruzzo&#8221; invita i visitatori a rallentare, a riflettere e a lasciarsi trasportare dalle emozioni che solo un viaggio autentico può offrire.</p>
<p>La mostra, allestita grazie alla collaborazione del Dopolavoro Ferroviario di Sulmona, potrà essere visitata tutti i giorni fino al 1° marzo 2025.</p>
<p>Per contatti: tel. 392 592 7055</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/01/turismo-il-viaggio-sulla-transiberiana-dabruzzo/">TURISMO: “IL VIAGGIO… SULLA TRANSIBERIANA D’ABRUZZO”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>A SINGLE MOMENT: il filo che ricama gli Attimi della Vita. A Milano la mostra fotografica di Anna Caterina Masotti</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/05/a-single-momentil-filo-che-ricama-gli-attimi-della-vita-a-milano-la-mostra-fotografica-di-anna-caterina-masotti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-single-momentil-filo-che-ricama-gli-attimi-della-vita-a-milano-la-mostra-fotografica-di-anna-caterina-masotti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 13:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[A single moment]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/filo-1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Durante la Milano Fashion Week 2024, la Galleria Gli Eroici Furori presenta la mostra “A Single Moment”, della fotografa Anna Caterina Masotti in programma dal 18 settembre al 2 ottobre. &#160; La fotografa –&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/05/a-single-momentil-filo-che-ricama-gli-attimi-della-vita-a-milano-la-mostra-fotografica-di-anna-caterina-masotti/">A SINGLE MOMENT: il filo che ricama gli Attimi della Vita. A Milano la mostra fotografica di Anna Caterina Masotti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><b>Durante la Milano Fashion Week 2024, la Galleria Gli Eroici Furori presenta la mostra “A Single Moment”, della fotografa Anna Caterina Masotti in programma dal 18 settembre al 2 ottobre.</b></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La fotografa – nipote di <strong>Ada Masotti</strong>, fondatrice di una nota casa di moda del bolognese &#8211; compie un percorso che partendo dalla sua crescita all’interno della casa di alta moda paterna, la conduce verso un progressivo dialogo che lega creatività ed arte <strong>inserendo</strong>,<strong> all’interno delle sue stampe fotografiche, l’artigianalità di ricami fatti a mano che le rendono opere uniche</strong>. Infatti, Anna eredita dalla nonna Ada la passione per il ricamo insieme alla <strong>capacità innata della cura dei dettagli </strong>e dalla mamma Olga l’amore per la <strong>fotografia</strong>, combinandoli con estro nelle sue opere. Anna Caterina Masotti afferma: <em>“L&#8217;immagine è come una stampa, un ricamo, un fiore cresciuto nella stoffa”.  <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-92206 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-300x300.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-1024x1024.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-768x768.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-1170x1170.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent-640x640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/vent.jpg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></em></p>
<p>Da qui prende vita “A Single Moment”, un percorso immersivo, a cura di <strong>Alessia Locatelli</strong> in collaborazione con l’art manager <strong>Laura Frasca,</strong> che unisce <strong>estetica </strong>e<strong> poetica</strong>, legame che si ritrova nell’allestimento all’interno della Galleria dove il visitatore potrà da subito ammirare <strong>due grandi immagini stampate su chiffon ed impreziosite con fili di lurex</strong>, insieme ad<strong> una ventina di opere fotografiche in copia unica stampate su carta naturale e ricamate a mano</strong>.</p>
<p>Come scrive, la curatrice della mostra<strong> Alessia Locatelli</strong>:<strong> </strong><em>“Lo stesso connubio tra estetica e poetica delle fotografie si rigenera nell’allestimento che ricrea ambienti intimi, uterini, dentro cui danzano la vita della quotidianità i suoi affetti, i suoi spazi ed i paesaggi a lei cari. Stampe di grande formato si alternano ad altre in dimensione minore, intime nell’approccio visivo oltre che nel soggetto rappresentato.  Un percorso sia materico che visivo, che mira ad aprire un dialogo con l’esperienza del fruitore stesso, condividendo – dal buio verso la luce – il momento dello scambio e dell’intimità che racchiude tutta l’umanità di un</em> <em>sentimento collettivo</em>”.</p>
<p><strong>La luce gioca un ruolo centrale</strong> nelle fotografie di Anna Caterina filtrando negli interni e <strong>creando pattern e contrasti</strong>, riflettendosi nell&#8217;acqua e delineando delicati ornamenti floreali sui muri da lei immortalati. Le illusioni visive tipiche delle creazioni della fotografa bolognese vengono intensificate dai ricami, i quali aiutano l’osservatore a focalizzare l’attenzione sul <strong>punto di luce dello scatto</strong>, rendendo il risultato finale ancor più raffinato e attrattivo.</p>
<p>Attraverso un linguaggio trasversale &#8211; <strong>stampa su chiffon, fineart e le installazioni</strong> &#8211; Anna Caterina Masotti offre al visitatore la possibilità di prendere parte ad <strong>un viaggio affascinante, intimo ed emozionale</strong> immergendosi nella <strong>poetica della fotografia e l’estetica della moda</strong>. Questi elementi che si amalgamano tra loro sottolineano la <strong>versatilità</strong> della visione artistica della Masotti e la sua capacità di dialogare con gli spazi della galleria in modo dinamico, non perdendo il concetto del la mostra “A Single Moment”, che immortala il <strong>qui e ora </strong>rendendolo eterno.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-92207 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/anna-273x300.png" alt="" width="273" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/anna-273x300.png 273w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/anna.png 428w" sizes="(max-width: 273px) 100vw, 273px" />Anna Caterina Masotti</strong> nasce negli anni ‘70 a <strong>Bologna</strong>, dove attualmente vive. Dall&#8217;età di 10 anni inizia ad appassionarsi di fotografia: passione trasmessa dalla madre Olga, stilista innovativa che amava fotografare, nel tempo libero, fiori e paesaggi. Terminati gli studi a 22 anni entra subito nella house agency di famiglia dove si occupa di comunicazione. Nel 2004 ritira assieme al padre Alberto il premio La Kore, Oscar della Moda. Qualche tempo dopo, riceve un importante riconoscimento per il suo ruolo di giovane dirigente di una azienda italiana di eccellenza e viene invitata al Quirinale dal Presidente della Repubblica per parlare ad una platea di studenti. Successivamente viene nominata Direttore della Comunicazione del Gruppo, gestendo personalmente tutti i servizi fotografici e gli eventi nel mondo. Nel 2010, le viene diagnosticato un problema agli occhi per il quale ha dovuto subire diversi interventi chirurgici. Da quel giorno i suoi sensi si modificano e la sua vita ha un inaspettato cambio di percorso. È da questo momento che fotografare diventa una priorità, attraverso una nuova visione che la porta ad esplorare modalità alternative di percezione della luce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u><strong>INFORMAZIONI UTILI</strong></u></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TITOLO: <strong>A Single Moment</strong></p>
<p>DI: <strong>Anna Caterina Masotti</strong></p>
<p>A CURA DI: <strong>Alessia Locatelli</strong></p>
<p>OPENING: <strong>18 settembre 2024 ore 18,00</strong></p>
<p>DATE: <strong>Dal 19 settembre al 2 ottobre 2024</strong></p>
<p>DOVE: <strong>Galleria Gli Eroici Furori – Via Melzo 30, Milano</strong></p>
<p>ORARI:<strong> Da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19; </strong><strong>Sabato e mattina su appuntamento</strong></p>
<p>INFO: <strong><a href="http://www.furori.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.furori.it&amp;source=gmail&amp;ust=1725626940635000&amp;usg=AOvVaw0AKeeD5K_yi2G0A46QJ-SP">www.furori.it</a>; </strong><strong><a href="mailto:silvia.agliotti@furori.it" target="_blank" rel="noopener">silvia.agliotti@furori.it</a>; 347 8023868</strong></p>
<p>Instagram: gli eroici furori</p>
<p>Facebook: gli eroici furori – Silvia Agliotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IN COLLABORAZIONE CON: <strong>Laura Frasca Art Manager di Green Whale Space</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/05/a-single-momentil-filo-che-ricama-gli-attimi-della-vita-a-milano-la-mostra-fotografica-di-anna-caterina-masotti/">A SINGLE MOMENT: il filo che ricama gli Attimi della Vita. A Milano la mostra fotografica di Anna Caterina Masotti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Di sali d’argento e pixel . Venticinque anni di fotografia Danilo Balducci</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/03/di-sali-dargento-e-pixel-venticinque-anni-di-fotografia-danilo-balducci/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=di-sali-dargento-e-pixel-venticinque-anni-di-fotografia-danilo-balducci</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 19:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Di sali d’argento e pixel]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="1715" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823-768x1098.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823-1075x1536.jpeg 1075w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823-1170x1672.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3823-585x836.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Venerdì 13 settembre 2024 alle ore 18.00, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d&#8217;Ocre è lieta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/03/di-sali-dargento-e-pixel-venticinque-anni-di-fotografia-danilo-balducci/">Di sali d’argento e pixel . Venticinque anni di fotografia Danilo Balducci</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana, sans-serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Venerdì 13 settembre 2024 </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">alle ore </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">18.00</span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, presso la sede della Fondazione de Marchis</span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">,</span></span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la <b>Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d&#8217;Ocre</b> è lieta di ospitare la mostra </span><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Di sali d’argento e pixel. Venticinque anni di fotografia </b><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">di</span><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Danilo Balducci</b><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, a cura di </span><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Antonio Di Cecco</b><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-92124 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-768x511.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-1170x779.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3821.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Venticinque anni di fotografia di Danilo Balducci. Venerdì 13 settembre 2024 alle ore 18.00, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d&#8217;Ocre è lieta di ospitare la mostra Di “<b>sali d’argento e pixel</b>”,a cura di <b>Antonio Di Cecco</b>.</p>
<p>In mostra una selezione degli ultimi lavori di Balducci, i quali conducono lo spettatore a scambiare quasi uno sguardo con i soggetti delle opere: le immagini mostrano non solo quello che è davanti all’obiettivo ma restituiscono la sensibilità e la volontà di cercare un dialogo e diventare parte delle storie che l’artista vuole raccontare.<br />
Infatti, come scrive il curatore, <b>Antonio Di Cecco</b>: «Di sali d’argento e pixel, di questi elementi sono composte le fotografie. I sali sono microscopici cristalli di argento sensibili alla luce che, mescolati con la gelatina e poi spalmati sulla pellicola &#8211; un sottile nastro di materiale trasparente &#8211; permettono di registrare le immagini fotografiche. I pixel del sensore della macchina fotografica digitale invece sono elementi in grado di convertire la luce di una immagine ottica in un segnale elettrico.<br />
Lo sa bene <b>Danilo Balducci</b> che da 25 anni lascia passare la luce all’interno degli obiettivi delle sue macchine fotografiche, quel che resta nei suoi occhi e nella macchina fotografica sono memorie a volte fatte di un severo bianco e nero, altre di vividi colori. Quello del fotografo è un lavoro paziente, il lavoro di chi è sempre alla ricerca della luce giusta. Forse il fotografo, come i sali d’argento e i pixel, è sensibile alla luce ma altrettanto sensibile alle storie che decide di raccontare. Balducci, attraverso il linguaggio del reportage, dal 1998 continua a raccontare storie e luoghi lontani metaforicamente e materialmente dalla nostra quotidianità. [&#8230;] Un archivio di fotografie che continua a crescere nel tempo, un insieme di lavori accomunati dal medesimo soggetto: l’essere umano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-92125" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822-300x192.jpeg" alt="" width="300" height="192" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822-300x192.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822-1024x655.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822-768x491.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822-1170x748.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822-585x374.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3822.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Balducci è sì dietro l’obiettivo ma sceglie di essere vicino, riesce a scambiare lo sguardo con i soggetti che rappresenta nelle immagini e invita lo spettatore a fare altrettanto, a cercare vicinanza e non distanza. Il suo è un mosaico di vicende, gesti e azioni che documentano e diventano, al contempo, memoria collettiva.»</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-92126" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-768x511.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-1170x779.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3824.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />All’interno del percorso espositivo sarà allestito uno spazio che richiama l‘ambiente della camera oscura e che vedrà l’intervento e la presenza di <b>Stefano Schirato</b> di Leica Akademie Italy. Il progetto è parte del programma degli eventi della <b>730° Perdonanza Celestiniana</b> e si avvale del <b>patrocinio del Comune de L’Aquila &#8211; L’Aquila Capitale della Cultura 2026</b>.</p>
<p>La <b>Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre</b> viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.</p>
<p><b>Danilo Balducci</b>, nato a L’Aquila nel 1971, è sempre stato affascinato dalla fotografia e dal potere comunicativo delle immagini. Reportage e fotografia sociale sono i suoi interessi principali. Diplomato presso l’Istituto Superiore di Fotografia e comunicazione integrata di Roma è professionista dal 1998. Docente di fotografia e reportage presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Fornisce regolarmente immagini ad agenzie fotografiche italiane ed estere. Le sue immagini e le sue storie sono state pubblicate su giornali e riviste nazionali ed internazionali: Time, Life, Denver Post, Internazionale, Der Spiegel, Daily News, L’Espresso, Repubblica, Panorama. Vincitore di diversi premi, nel 2002 è vincitore del primo premio Carla Mastropietro per il fotogiornalismo; nel 2005 vincitore del Premio per la pace e per la libertà ad Atri (TE); nel 2008 ha ricevuto 2 Bronze award dall’Orvieto International Photography Awards (sezioni reportage e portraits) e vari premi nazionali e internazionali; nel marzo 2009 vince il B.O.P. 2009 (Best of Photojournalism) indetto dalla NPPA (National Press Photographer Association) negli USA classificandosi terzo nella categoria “Non Traditional Photojournalism Publishing”. Un’immagine del terremoto in Abruzzo è inserita da LIFE Magazine tra le Pictures of the Year 2009. Nel 2015 è Absolute Winner nella categoria “People” al FIIPA (Fiof Italy International Photography Awards) e si classifica secondo nella stessa categoria. Riceve inoltre cinque Honorable Mention nelle categorie “Reportage”, “Portraits” e “People”. Nel 2016 è 1° classificato al MIFA (Moscow International Foto Awards) Categoria Edit e 2° classificato (Merit of Excellence) all’International Color Awards. Nel 2017 è fotografo dell’anno al concorso Spider award. INFO Danilo Balducci Di sali d’argento e pixel Venticinque anni di fotografia A cura di Antonio Di Cecco Inaugurazione 13 settembre 2024 ore 18.00 Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre &#8211; Palazzo Cappa Cappelli Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila Fino al 29 settembre 2024 Orari: giovedì 11.00-13.00 / 16.00 &#8211; 19.00; venerdì e sabato 16.00 &#8211; 19.00; domenica 11.00-13.00 / 16.00 &#8211; 19.00 &#8211; Ingresso libero Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Corso Vittorio Emanuele II, 23 &#8211; L’Aquila (AQ) www.fondazionedemarchis.it Contatti Diana Di Berardino tel. 338458 1985 Barbara Olivieri tel 3498832591 fondazione.demarchis@gmail.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/03/di-sali-dargento-e-pixel-venticinque-anni-di-fotografia-danilo-balducci/">Di sali d’argento e pixel . Venticinque anni di fotografia Danilo Balducci</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>CHENTANNOS, TESTIMONIANZE E IMMAGINI DI LONGEVITÀ DALLA SARDEGNA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/07/20/chentannos-testimonianze-e-immagini-di-longevita-dalla-sardegna/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=chentannos-testimonianze-e-immagini-di-longevita-dalla-sardegna</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Catte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 18:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Chentannos]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[longevità]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="397" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3080.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3080.jpeg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3080-300x170.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3080-585x332.jpeg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Laura Mele ci guida nel suo libro nell’affascinante mondo dei centenari sardi e ci fa viaggiare in un’epoca in cui il tempo era scandito dal ritmo dei lavori nei campi.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/07/20/chentannos-testimonianze-e-immagini-di-longevita-dalla-sardegna/">CHENTANNOS, TESTIMONIANZE E IMMAGINI DI LONGEVITÀ DALLA SARDEGNA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Laura Mele ci guida nel suo libro nell’affascinante mondo dei centenari sardi e ci fa viaggiare in un’epoca in cui il tempo era scandito dal ritmo dei lavori nei campi. Con l’introduzione di Dan Buettner</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6">Un mese fa il quotidiano “La Nuova Sardegna” riportava la notizia della morte del signor </span><span class="s7"><b>Bonino Lai</b></span><span class="s6"> nella sua casa di Perdasdefogu, in provincia di Nuoro. L’anziano signore avrebbe compiuto 105 anni il prossimo 22 dicembre ed era uno degli otto ultracentenari del paese che detiene il record mondiale di longevità. La storia del signor Bonino è una delle tante (ben centoventuno) che potete trovare nel volume </span><a href="https://www.facebook.com/ChentannosNet">Chentannos, testimonianze e immagini di longevità dalla provincia di Nuoro</a> <span class="s6">di </span><span class="s7"><b>Laura Mele</b></span><span class="s6">, pubblicato quest’anno da <b>La </b></span><span class="s7"><b>Zattera</b> edizioni </span><span class="s6">di Cagliari (590 pagine con ritratti a colori su carta patinata). Il libro, come spiega l’autrice nella prefazione, fa parte di un progetto fotografico avviato nel 2017 – che comprende anche una mostra e un sito dedicato – incentrato sul tema della longevità sarda, i cui protagonisti sono gli anziani over 95 di ogni comune della provincia di Nuoro. Si avvale di un’introduzione d’autore: è firmata infatti da </span><span class="s7"><b>Dan Buettner</b></span><span class="s6">, celebre giornalista, saggista con molti bestseller internazionali all’attivo e ricercatore del National Geographic, uno dei primi al mondo a far conoscere le cosiddette </span><span class="s9">Blue Zones</span><span class="s6">, ossia i cinque posti del pianeta dove si vive più a lungo e in salute – tra cui una vasta area della provincia di Nuoro – individuate grazie a una ricerca condotta all’inizio degli anni duemila da Gianni Pes, professore di Scienza dell’Alimentazione all’Università di Sassari e dal demografo belga Michel Poulain.</span></p>
<p class="s10"><span class="s9">Chentannos</span><span class="s6"> è molto più di una raccolta di fotografie, di un semplice inventario di volti segnati dal tempo. È un viaggio nel cuore di una terra antica e misteriosa e nelle vite di coloro che hanno visto passare un secolo sotto i propri occhi, con la calma stoica e la resilienza tipica dei suoi abitanti. Attraverso l’obiettivo dell’autrice</span></p>
<div id="attachment_90886" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-90886" class="wp-image-90886 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3082-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-90886" class="wp-caption-text">Laura Mele</p></div>
<p class="s10"><span class="s6">possiamo avvicinarci a scoprire così non solo i segreti della longevità ma anche la complessità e la bellezza della condizione umana. Pur non essendo una fotografa professionista, Laura Mele (nella vita di tutti i giorni svolge l’attività di dentista) sa come catturare una finestra aperta su un passato fatto di sacrifici, sudore e sorrisi. I suoi scatti sono infatti potenti ritratti e autentiche opere d’arte che hanno il pregio di rendere omaggio a queste straordinarie persone mettendo in risalto le rughe del tempo, gli <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-90887" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3079-257x300.jpeg" alt="" width="257" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3079-257x300.jpeg 257w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3079.jpeg 500w" sizes="(max-width: 257px) 100vw, 257px" />sguardi pieni di saggezza e le mani che hanno lavorato la terra per decenni, riuscendo al tempo stesso a trasmettere la dignità e la bellezza dell’invecchiamento.</span></p>
<p class="s10"><span class="s6">Con le loro storie i centenari della provincia di Nuoro diventano così testimoni di una storia più grande, <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-90888" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3078-235x300.jpeg" alt="" width="235" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3078-235x300.jpeg 235w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3078.jpeg 450w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" />quella di una Sardegna che ha vissuto la fame, la </span><span class="s6">guerra, e che si è affacciata a fatica alla soglia della modernità. La loro esistenza è una mappa dettagliata dei mutamenti che hanno attraversato l’Isola, un mosaico di esperienze individuali che si intrecciano con eventi epocali. Storie raccontate con la precisione di chi ha vissuto ogni momento, ogni fatica e ogni gioia, attraverso una narrazione che ci riporta a un’epoca in cui il tempo era scandito dal rintocco delle campane e dal ritmo dei lavori nei campi. E così, pagina dopo pagina, ci ritroviamo immersi in un racconto corale che celebra la vita in tutte le sue sfumature, ricordandoci che ogni storia, per quanto umile, è parte di un grande affresco umano.</span></p>
<p class="s10"><span class="s6">Proprio come il racconto del già citato Bonino Lai, sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, durante la quale aveva rischiato la fucilazione per un banalissimo refuso in un telegramma. O come quelli di due altri cittadini di Perdasdefogu: </span><span class="s7"><b>Antonio Brundu</b></span><span class="s6">, classe 1918, con una storia per certi versi simile alle spalle: racconta che si salvò dai bombardamenti su Cagliari del 30 marzo 1943 perché aveva la febbre e lasciò la caserma per andare in un rifugio; e </span><span class="s7"><b>Adolfo Melis</b></span><span class="s6">, classe 1923, appartenente alla famiglia più longeva del mondo, insignita del Guinness World Record con nove fratelli/sorelle per complessivi ottocentotrentasette anni.</span></p>
<p class="s10"><span class="s6">Ma tutte le storie riescono ad essere coinvolgenti per un motivo o per l’altro, “Ognuna di esse </span><span class="s11">mi ha insegnato moltissimo e ha per me la sua particolarità, spiega l’autrice. T</span><span class="s6">utti gli anziani intervistati non danno mai l’idea di essere solo dei sopravvissuti ma testimoni viventi di un mondo in costante mutamento, portatori di una saggezza non scritta che sfugge alla morsa del tempo. Inoltre trasmettono al lettore una sensazione di autenticità, grazie soprattutto all’abilità empatica dell’autrice nel mettere a proprio agio gli intervistati.</span></p>
<p class="s10"><span class="s6">Poi, certo, ci sono quei ritratti che lasciano il segno più di altri sotto il profilo umano, storico e antropologico. Oltre ai centenari di Perdasdefogu è inevitabile ricordare tra questi proprio colei che ha ispirato Laura nel suo progetto e che compare nella foto in bianco e nero della copertina del libro: tzia </span><span class="s7"><b>Anna Soddu</b> </span><span class="s6">di Fonni, classe 1921. La giovane autrice del libro l’aveva notata perché stava sempre seduta nei gradini di fronte a casa sua, nei pressi della Chiesa dei Martiri, intenta a pregare con il rosario tra le mani. Da lì, scrive, “è come se avesse quasi girato il mondo, infatti lei dice spesso: ‘</span><span class="s9">Deo so andada in tottu su mundu’</span><span class="s6"> perché i turisti che vi passano, di diverse nazionalità la fotografano”. Per Laura tzia Anna è una vera e propria istituzione: “Ricordo ancora quando le scattai questa foto una sera d’estate del 2016 e rimasi colpita dal fatto che, poco prima di pigiare il tasto per lo scatto, si tolse </span><span class="s9">su mucadore</span><span class="s6"> nonostante io le chiedessi di tenerlo indosso. Mi disse che lo aveva fatto per rispetto.”</span></p>
<p class="s10"><span class="s6">Una menzione speciale la merita anche il nuorese <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-90885" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3081-300x214.jpeg" alt="" width="300" height="214" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3081-300x214.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3081-585x417.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3081.jpeg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span><span class="s7"><b>Sebastiano Maccioni</b>: </span><span class="s6">classe 1918, taglierà il traguardo dei 106 anni il prossimo 4 novembre. Due lauree, una in matematica e una in ingegneria all’Università di Cagliari e di Pisa, Maccioni fino allo scorso anno guidava ancora l’auto e oggi partecipa attivamente alla vita culturale della città. Lo scorso anno aveva stupito la platea della Biblioteca Sebastiano Satta con un intervento lucidissimo e di notevole spessore, ricco di aneddoti poco conosciuti, in occasione di un convegno dedicato all’avvocato Luigi Oggiano, figura di spicco del Partito Sardo </span><span class="s6">d’Azione e amico di Emilio Lussu, senatore nella nella legislatura 1948-1953. “Sono una persona normale che ha fatto una vita senza vizi”, risponde quando gli chiedono il segreto della sua longevità. E aggiunge che durante il giorno non resta mai senza far nulla, cura il giardino di casa, potando le piante. La mattina presto, dopo una sosta obbligata all’edicola del Corso per acquistare due quotidiani, lo si può incontrare nello storico Bar Cambosu, nel centro cittadino, dove s’intrattiene con la sua ristretta cerchia di amici per commentare i fatti del giorno.</span></p>
<p class="s10"><span class="s6">Ecco, se proprio vogliamo trovare delle peculiarità comuni che emergono dalle storie dei centenari c’è il fatto che la maggior parte di loro si tiene ancora impegnata sia mentalmente sia fisicamente. “La maggioranza degli uomini – osserva l’autrice – dedica le giornate alla cura dell’orto o al pascolo del bestiame, mentre le donne tessono la quotidianità tra il cucire e il cucinare, con visite regolari alla chiesa all’alba di ogni mattina”. Questi anziani appartengono a un’epoca in cui la mobilità era dettata dai ritmi del cammino: fosse per lavare i panni lungo il corso dei fiumi, o per seguire le rotte arcaiche della transumanza. E vivono, per lo più, circondati da famiglie numerose, in cui sono riconosciuti come punti di riferimento, quasi assi gravitazionali attorno ai quali ruota la vita familiare.</span></p>
<p class="s10"><span class="s12">“</span><span class="s6">Chentannos” possiamo inquadrarlo come una riflessione profonda sulla natura del tempo, della memoria e dell’identità. Laura Mele ci invita a guardare oltre le rughe e i capelli bianchi, a scoprire la forza e la saggezza che si celano dietro ogni volto. “Ho sempre pensato – spiega – che i centenari e le loro storie siano una ricchezza ed un valore aggiunto della nostra isola, per questo ho deciso di volerle raccontare in modo da renderle note a chi nel presente e in un futuro avrà il piacere di leggerle”. In tutto questo la Sardegna, con le sue contraddizioni e il suo fascino selvaggio, emerge come protagonista silenziosa di queste vicende. Le tradizioni culinarie, i contatti sociali, le comunità che si stringono attorno ai propri anziani come un’unica famiglia: tutto contribuisce a creare un quadro vivido di un modo di vivere che sembra quasi appartenere a un altro mondo, lontano dal frenetico ritmo della modernità.</span></p>
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		<title>Keïta, Sidibé e Fosso, a Trieste i tre fotografi in una grande mostra</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/02/22/keita-sidibe-e-fosso-a-trieste-i-tre-fotografi-in-una-grande-mostra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=keita-sidibe-e-fosso-a-trieste-i-tre-fotografi-in-una-grande-mostra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 04:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Ritratti africani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/5CAC0F8D-388F-4810-99BF-AD25E9913313-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>di Maria Chiara Luca Celebrati in tutto il mondo fra i protagonisti della fotografia dell’ultimo mezzo secolo, i tre artisti sono stati scoperti in occidente solo in anni recenti e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Maria Chiara Luca</b></p>
<p><em><br />
Celebrati in tutto il mondo fra i protagonisti della fotografia dell’ultimo mezzo secolo, i tre artisti sono stati scoperti in occidente solo in anni recenti e le loro storie personali hanno contribuito a rendere ancora più affascinanti le loro opere. Ritratti Africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso, a cura di Filippo Maggia la mostra al Magazzino delle Idee, fino all&#8217;11 giugno 2023 a Trieste . Il percorso espositivo </em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p><em>RITRATTI AFRICANI. SEYDOU KEÏTA, MALICK SIDIBÉ, SAMUEL FOSSO<br />
Durata: dal 18 febbraio all’11 giugno 2023<br />
Orari di visita: da martedì a domenica, dalle ore 10:00 alle 19:00. Lunedì chiuso<br />
Aperture straordinarie: 9, 10 e 25 aprile, 1°maggio, 2 giugno<br />
Sede espositiva: Magazzino delle Idee, Corso Cavour 2, Trieste<br />
T. +39 040 3774783 | <a>info@magazzinodelleidee.it</a><br />
<a href="https://artribune.us10.list-manage.com/track/click?u=dac4a3f480ace15f828415bfc&amp;id=362c5cf6d7&amp;e=0f5fac5b56" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.magazzinodelleidee.it</a></em></p>
<figure class="wp-block-table">
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>LA MOSTRA AL MAGAZZINO DELLE IDEE</strong><br />
Dal 18 febbraio all’11 giugno 2023 il Magazzino delle Idee di Trieste presenta la mostra <strong><em>Ritratti Africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso</em></strong>, a cura di Filippo Maggia.<br />
Ormai celebrati in tutto il mondo fra i protagonisti della fotografia dell’ultimo mezzo secolo, i tre artisti sono stati scoperti in occidente solo in anni recenti e le loro storie personali hanno contribuito a rendere ancora più affascinanti le loro opere.</p>
<p>L’esposizione, prodotta e organizzata da <strong>ERPAC</strong> – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, presenta <strong>per la prima volta in Italia un’importante selezione di più di cento opere dei tre fotografi</strong>, messe a disposizione dalla C.A.A.C. The Contemporary African Art Collection di Ginevra, dalla Galleria Jean Marc Patras di Parigi, dalla Fondazione Modena Arti Visive e da numerosi prestatori privati.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>
<figure class="wp-block-table">
<table>
<tbody>
<tr>
<td><img decoding="async" src="https://mcusercontent.com/dac4a3f480ace15f828415bfc/images/f33a2394-aa6e-95b2-8e77-1b5bbb85032e.jpg" alt="" width="564" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>
<figure class="wp-block-table">
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>IL PERCORSO ESPOSITIVO</strong><br />
Il percorso si può configurare come una <em>“staffetta”</em>, come lo definisce il curatore <strong>Filippo Maggia</strong>, che permette di coprire un lungo periodo di storia africana. <em>“Keïta – </em>scrive Maggia<em> – è attivo negli anni che precedono l’indipendenza del Mali (avvenuta nel 1960), Sidibé vive e racconta gli anni immediatamente successivi all’indipendenza, Fosso nasce negli anni in cui diversi Paesi africani raggiungono l’indipendenza. Una staffetta che riscontriamo anche nei contenuti delle loro immagini, come se il filo narrativo tracciato da Keïta alla fine degli anni Quaranta avesse poi trovato un suo percorso evolutivo che corre di pari passo con la progressiva conquista e manifestazione di una consapevole ‘africanità’, segno distintivo che leggiamo nei loro ritratti, che non casualmente divengono autoritratti in Fosso”.</em></p>
<p>Attraverso il genere del ritratto, che per ragioni storiche, politiche, sociali e religiose è stato quello prediletto da molti fotografi africani, l’esposizione al Magazzino delle idee racconta dunque attraverso immagini di straordinaria bellezza un’Africa di rinascita e di ricerca della propria identità, documentando le aspirazioni sociali dei soggetti fotografati sullo sfondo di una realtà culturale, politica ed economica con caratteristiche e urgenze lontane da quelle occidentali.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>
<figure class="wp-block-table">
<table>
<tbody>
<tr>
<td><img decoding="async" src="https://mcusercontent.com/dac4a3f480ace15f828415bfc/images/759fea70-ee07-8e17-7950-74ff253c77f8.jpg" alt="" width="564" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>
<figure class="wp-block-table">
<table>
<tbody>
<tr>
<td>Completa il percorso espositivo la ricostruzione di uno studio fotografico come quello di Keïta e Sidibé. Un’occasione per il visitatore di immedesimarsi nei luoghi e nell’atmosfera da cui sono nate molte delle fotografie in mostra, scattandosi un ritratto su un inedito set con arredi e oggetti vintage che richiamano proprio l’ambientazione delle opere esposte. La fotografia potrà essere postata sui propri canali social utilizzando i seguenti hashtag e tag: #magazzinodelleidee @magazzinodelleidee.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://artribune.us10.list-manage.com/track/click?u=dac4a3f480ace15f828415bfc&amp;id=f6c1fabb2a&amp;e=0f5fac5b56" target="_blank" rel="noreferrer noopener">MAGGIORI INFORMAZIONI</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/02/22/keita-sidibe-e-fosso-a-trieste-i-tre-fotografi-in-una-grande-mostra/">Keïta, Sidibé e Fosso, a Trieste i tre fotografi in una grande mostra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Le rocce viventi sarde di Beppe Fumagalli in mostra a Varsavia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/03/le-rocce-viventi-sarde-di-beppe-fumagalli-in-mostra-a-varsaviao/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-rocce-viventi-sarde-di-beppe-fumagalli-in-mostra-a-varsaviao</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2022 20:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Fumagalli]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[rocce sarde]]></category>
		<category><![CDATA[Varsavia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1441" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984.jpeg 1441w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984-1024x767.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984-1170x877.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/1C0DDF43-4187-4288-9AA3-B84DF1687984-585x438.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1441px) 100vw, 1441px" /></p>
<p>Un cammino visionario attraverso i graniti emersi 600 milioni di anni fa, su cui gli agenti atmosferici si sono sbizzarriti nel corso dei millenni, plasmando innumerevoli &#8220;sculture&#8221; zoomorfe e antropomorfe.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/03/le-rocce-viventi-sarde-di-beppe-fumagalli-in-mostra-a-varsaviao/">Le rocce viventi sarde di Beppe Fumagalli in mostra a Varsavia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14"><em>Un cammino visionario attraverso i graniti emersi 600 milioni di anni fa, su cui gli agenti atmosferici si sono sbizzarriti nel corso dei millenni, plasmando innumerevoli &#8220;sculture&#8221; zoomorfe e antropomorfe. A Vienna la mostra fotografica di Beppe Fumagalli sulle straordinarie formazioni di granito disseminate in una delle zone più selvagge della costa ovest della Sardegna.</em></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">In centro a Varsavia, sotto le campate di Hala Koszyki, un ex mercato coperto divenuto uno dei poli più animati della capitale polacca, è stata inaugurata mercoledì 15 giugno la mostra fotografica di Beppe Fumagalli sulle straordinarie formazioni di granito, disseminate tra Capo Pecora e Scivu (comune di Arbus), in una delle zone più selvagge della</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-56098" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1-300x224.jpeg" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1-300x224.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1-1024x763.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1-768x572.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1-1170x872.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1-585x436.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/43D10B69-E896-4829-848E-18A63316E9B1.jpeg 1437w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />costa ovest della Sardegna. Presentata nel 2021 a Cagliari col titolo Nuda e viva, Zywe skaly Sardynii (Le rocce viventi della Sardegna), è un cammino visionario attraverso i graniti emersi 600 milioni di anni fa, su cui gli agenti atmosferici si sono sbizzarriti nel corso dei millenni, plasmando innumerevoli &#8220;sculture&#8221; zoomorfe e antropomorfe.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">«Folgorato dai tanti scenari immobili e incantati», scrive la curatrice Roberta Vanali, «Beppe Fumagalli ha fissato nelle sue foto in bianco e nero le ipnotiche e spaesanti forme delle rocce, investendole di un’aura di sacralità. Come elementi di una cattedrale a cielo aperto, dove la natura fissa le sue metafore, i suoi cicli, il senso impenetrabile e grandioso delle sue traiettorie».</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Dall&#8217;istituto Italiano di Cultura di Varsavia, che ha sostenuto l&#8217;evento insieme con l&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia e la casa vinicola Sella e Mosca, la direttrice Donatella Baldini, parla di «immagini che da un lato ci invitano ad entrare in un passato fantastico, dall&#8217;altro ci rendono consapevoli di quanto sia profonda la storia geologica dell&#8217;isola».</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Riferendosi al tema ispiratore della Biennale di Venezia, Donatella Baldini sottolinea poi come le somiglianze delle rocce «esprimano la suggestione di una profonda unità di tutto il creato, senza confini tra animato e inanimato».</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Kamila Winiarska, responsabile eventi di Hala Koszyki, s&#8217;è occupata dell&#8217;allestimento e passando in rassegna le venticinque immagini in mostra commenta: «Se penso alla Sardegna vengo investita da un&#8217;idea di colore, ma queste foto in bianco e nero mi emozionano perché osservandole è come se mi sentissi spostata in una dimensione fuori dal tempo». Dimensione che nella serata inaugurale è risuonata anche nei brani della Corale Studentesca città di Sassari, diretta dal Maestro Francesco Cossu.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">La mostra rimarrà aperta fino al 7 luglio e dal 15 sarà trasferita all&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Varsavia.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14"><i><br />
fotocover: l&#8217;intervento di presentazione della mostra; da sinistra, Laura Ranalli, ambasciatore vicario d&#8217;Italia a Varsavia Donatella Baldini, direttrice dell&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Varsavia e Beppe Fumagalli, autore delle immagini in mostra.</i></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/03/le-rocce-viventi-sarde-di-beppe-fumagalli-in-mostra-a-varsaviao/">Le rocce viventi sarde di Beppe Fumagalli in mostra a Varsavia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Roma.  Al Pigneto la videoinstallazione di Matteo Casilli: Pasolini100</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 20:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[centenario nascita]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Pigneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="1872" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-192x300.jpeg 192w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-656x1024.jpeg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-768x1198.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-985x1536.jpeg 985w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-1170x1825.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-585x913.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Lo sguardo di Pasolini di nuovo sul Pigneto All’interno del programma delle celebrazioni del Centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, sarà presentato il progetto installativo Pasolini100 di Matteo Casilli,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/25/roma-al-pigneto-la-videoinstallazione-di-matteo-casilli-pasolini100/">Roma.  Al Pigneto la videoinstallazione di Matteo Casilli: Pasolini100</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="1872" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-192x300.jpeg 192w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-656x1024.jpeg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-768x1198.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-985x1536.jpeg 985w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-1170x1825.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-585x913.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p><em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="17">Lo sguardo di Pasolini di nuovo sul Pigneto</span></em></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">All’interno del programma delle celebrazioni del Centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, sarà presentato il progetto installativo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Pasolini100</strong> di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Matteo Casilli</strong>, accompagnato da un testo di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Federica Tardani</strong> e con il patrocinio del <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Municipio V- Roma Capitale</em>. </span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Il video dell’installazione sarà visibile sul canale youtube dell’artista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">dal giorno 2 marzo 2022</strong>, data di apertura delle celebrazioni del Centenario.</span><br />
<a href="https://melaseccapressoffice.us17.list-manage.com/track/click?u=15d7731e1ea3a7099135ee769&amp;id=19f5be415c&amp;e=aab35778a9" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://melaseccapressoffice.us17.list-manage.com/track/click?u%3D15d7731e1ea3a7099135ee769%26id%3D19f5be415c%26e%3Daab35778a9&amp;source=gmail&amp;ust=1645881774639000&amp;usg=AOvVaw1iftBMVF52B07Wv97sy2mE"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">https://www.youtube.com/c/<wbr />MatteoCasilli/videos</span></a></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">“Via Fanfulla Da Lodi è un frammento di Roma che mostra la vera Roma di PPP. Il progetto di Matteo Casilli dedicato a Pier Paolo Pasolini, in occasione dei 100 anni dalla nascita dello scrittore e regista, muove da una commistione di ritrovamenti e ce ne restituisce forte l&#8217;eco: rivivere un incontro profondo e lontano nella piena originalità del luogo che lo ha ospitato la prima volta. Matteo Casilli (Roma, 1983), artista e fotografo estremamente attento nel catturare da anni l’intensità degli sguardi che si trovano oltre il suo obiettivo, ritrova la terrazza del famoso bar del film d’esordio di Pasolini, <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Accattone </em>(1961), sulla quale poggia un ritratto del regista che traduce in un’immagine fotografica in vettoriale su carta, estesa fino a coprire una superficie di 4 x 5 m. </span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Una ripresa aerea ci dà la possibilità di vedere lo sguardo di Pasolini rivolto verso il cielo di Roma e di nuovo in contatto con il luogo dove abbiamo visto nascere la sua “cinematografia sgrammaticata”, come lui stesso la definiva. Un omaggio potente e delicato. Senza dubbio un progetto appassionato alla “piccola grandiosità”di una certa Roma, a quell&#8217;universo che nel film emerge dalle tonalità di un bianco e nero dai forti contrasti, dalle pose fisse, dai primi piani intensi, e nell’installazione di Casilli è tradotto sottolineando i lineamenti forti di Pasolini con lievi note di colore in contatto con le ombre della borgata romana, nella quale vive oggi lo stesso fotografo. L’intervento di Casilli al Pigneto ci dà il privilegio di rivivere l’originarietà di un incontro che ha iniziato la storia della cinematografia pasoliniana, nella messa a fuoco, nella delineazione e nella moltiplicazione di ogni suo dettaglio.” (<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">testo critico di Federica Tardani</em>)</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">“<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Lo sguardo di Pasolini è rimasto sul Pigneto, che lui per primo ha visto e &#8220;inventato&#8221; letterariamente. Si tratta oggi di proteggere e adattare al presente quell&#8217;acume, quella freschezza. Di rendere arte viva alla sua arte, con riconoscenza e nuovi sguardi, come fa qui Matteo Casilli.</em>” (Nadia Terranova &#8211; scrittrice) </span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Matteo Casilli</strong> nasce a Roma nel 1983. Dopo aver conseguito la Laurea in Lettere e Filosofia, si diploma nel 2009 presso la &#8220;Scuola Romana di Fotografia”. La sua fotografia è focalizzata sulla presentazione di suggestivi ritratti umani, per sottolineare la psicologia umana che tanto lo affascina. Il suo è uno sguardo delicato e mai invadente. I soggetti che sceglie sono pensosi e sognanti, soggetti che sembrano celare qualche impercettibile segreto. Tra le sue maggiori collaborazioni fotografiche spiccano quelle con Oliviero Toscani, nella realizzazione del libro &#8220;Firenze Santo Spirito&#8221; e di Terry Richardson nel suo periodo newyorkese. Matteo ha esposto in numerose mostre collettive, nazionali ed internazionali. Ha inoltre pubblicato nel 2016 il libro &#8220;MUSICIAN&#8221; dove ha raccontato con una serie di ritratti in bianco e nero la nuova generazione di musicisti emergenti e nel 2019 il libro “ROMA PIGNETO” dove ha immortalato, attraverso ritratti, le personalità più rappresentative del quartiere Pigneto. </span></p>
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