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	<title>futurismo Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il Marinetti futurista a 80 anni dalla morte. Una visione delle arti oltre gli schemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 17:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="300" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti-300x180.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>La dinamica del linguaggio dei futuristi non è forse un recuperare l&#8217;inquietudine della sera leopardiana che annuncia, il dì di festa?Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="300" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti-300x180.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p><strong><em>La dinamica del linguaggio dei futuristi non è forse un recuperare l&#8217;inquietudine della sera leopardiana che annuncia, il dì di festa?</em></strong><br dir="auto" /><strong><em>Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne un superamento del linguaggio del canto malinconico per viverlo in quell’infinito che è filosofia papiniana, ma anche a ricostruirlo come il personaggio che è il venditore di almanacchi. Venditore di futuro.</em></strong></p>
<p>Siamo giunti agli Ottant&#8217;anni di Marinetti. Il problema si pone su diversi campi e spazi della cultura. Provocazioni e manifesti per un&#8217;arte delle innovazioni.  Ma è proprio vero? Gli scenari dovrebbero essere studiati partendo dal valore dell&#8217;arte nell&#8217;Italia di fine Ottocento e Novecento. Ma perché Marinetti non volle definitivamente separarsi da Leopardi?<br dir="auto" />Marinetti e Leopardi. Due modelli. Due racconti nella letteratura. A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo la discussione è tutta da approfondire non su schemi  ma su testimonianze e documenti biografici.<br dir="auto" />Marinetti venne affascinato da Leopardi. Non è una contraddizione di forme o nelle forme di una letteratura che ha sempre intrecciato le esistenze.<br dir="auto" />Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un attento conoscitore di Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798– Napoli, 14 giugno 1837). Non solo. Il padre dell’unica avanguardia nazionale che voleva uccidere il chiaro di luna amava profondamente la poesia di Leopardi, tanto che cercò di ricontestualizzare e riproporre il sentiero dell’infinito attraverso “l’elogio” dell’ottimismo.<br dir="auto" />Certo Marinetti non accettava la “logica” del pessimismo né in filosofia e letteratura e tanto meno nella vita.<br dir="auto" />Tra i  massimi studiosi del Futurismo che hanno speso una vita per portare avanti quei processi culturali restano Francesco Grisi, nel campo della visione letteraria, e Luigi Tallarico nel campo della critica d&#8217;arte e delle conoscenze scientifiche sugli autori del Futurismo: i lori libri sono un documento certo.<br dir="auto" />Il Futurismo è rivoluzione ed è rivoluzionario. La guerra come igiene del mondo resta una metafora nella dinamicità del denso della velocità che sta oltre il tempo e lo spazio. Il concetto di velocità stessa trasforma il pensiero contemplante in azione folgorante o meglio fulminante.<br dir="auto" />Con tutto ciò il post classicismo di Leopardi non trovava un orizzonte e tanto meno un filo ad intreccio tra le ragnatele della trincea. Ungaretti capì la dinamica tra l’azione e la contemplazione. Legò la solitudine dello stare come uccelli su un albero o vivere l’insieme di una solitudine tra le cadute nella trincea della Prima guerra mondiale e il passero solitario tra le rimembranze e il nulla e il tutto di una sera nella quale si domanda luna che fai in ciel , vivendo la siepe e cercando l’infinito.<br dir="auto" />Scavare tra le ombre della siepe e catturare gli infiniti non è pessimismo. L’infinito è attraversare anche sul piano metafisico il pessimismo nel “passatismo” e dare un senso alla dinamicità del pensiero. L’infinito è essere negli infiniti. Ecco perché Ungaretti uscito dalla trincea rimodernizza Leopardi anche ponendolo oltre il modello del neo o post classicismo. Certamente non come lo inquadra Cardarelli nei moduli rondeschi che si contrappongono al Pascoli “stornellatore”.<br dir="auto" />Il dato centrale è che la poesia di un Novecento che rientra nel terreno delle matrici letterarie non può che porre Leopardi come incipit fondamentale. Lo farà lo stesso Pascoli che diventerà futurista e sarà riferimento futurista nel 1905. Lo farà, come testé sottolineato, Ungaretti con le sue lezioni sul Leopardi e con la sua adesione all’ideologia e al linguaggio futurista. Lo farà l’interventista Giovanni Papini che con “L’uomo finito” sancisce la rottura con un Croce che non sopportava Leopardi e che non ha mai capito il Futurismo. Lo farà il fiumano e notturno D’Annunzio che è leopardiano anche nei modi decadenti e futuristi nelle manovre azioniste di Buccari e nei metalli de il “Notturno” .<br dir="auto" />Marinetti non si smentisce nel celebrare il Leopardi dell’ottimismo. Infatti lo considera “maestro di ottimismo”. Scrive un articolo su Leopardi dal titolo, appunto, “Leopardi, maestro d’ ottimismo” in occasione del centenario della morte. Una vera e propria celebrazione. Lo scritto porta la data del 1938 in un volume edito dal Comune di Recanati pubblicato in occasione della ricorrenza. Ma l’interesse di Marinetti per Leopardi risale a molto prima. Addirittura agli anni Dieci del Novecento come conferma Francesco Cangiulo nel volume del 1961: “Le serate futuriste”.<br dir="auto" />Un interesse, dunque, che sfiora la pubblicazione addirittura del Manifesto futurista del 1909. Ma nella rivista “Poesia” vero strumento di “propaganda” e manifestazioni futuriste non vengono mai aborrite le poetiche di un verseggiare con rimandi ad un classicismo leopardiano. Si pensi ai poeti stranieri e soprattutto ad alcune poesie, di poeti albanesi, scritte anche in francese.<br dir="auto" />Ma la dinamica del linguaggio dei futuristi oltre alla vastità della supremazia di un vocabolario estremamente rivoluzionario e metallico non è forse un recuperare la inquietudine della sera leopardiana che annuncia, dico annuncia, il dì di festa?<br dir="auto" />Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne un superamento del linguaggio del canto malinconico per viverlo in quell’infinito che è filosofia papiniana, ma anche a ricostruirlo come il personaggio che è il venditore di almanacchi. Venditore di futuro. Il nazionalista Marinetti recita, tra l’altro, il canto della Patria leopardiano che non ha romanticismo ma modernità.<br dir="auto" />Insomma Marinetti impone al Futurismo la intoccabilità di un Leopardi maestro di ottimismo nella luce del giorno nuovo e nell’alba risorgente oltre le ricordanze della siepe e gli sguardi languidi di Nerina. D’altronde l’ultimo poeta futurista che seguì Marinetti, Geppo Tedeschi, fu fortemente un poeta che usò il vocabolario leopardiano per vivere la sua paziente poesia nella inquietudine di un linguaggio malinconico. Quanta verità vibra nella letteratura. Uno dei libri che ha posto delle questioni non solo artistiche ma profondamente letterarie resta ancora &#8220;I Futuristi&#8221; di Francesco Grisi edito da Newton Compton nel 1989 in più edizioni mentre uno dei massimi studiosi di Marinetti e del Futurismo è senza ombra di dubbio Luigi Tallarico. Figure e studiosi dimenticati? Volutamente o involontariamente? Il Futurismo comunque resta l&#8217;unica avanguardia nazionale. Il Futurismo non è storia. È la grande visione delle Arti.</p>
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		<title>Il futurista Umberto Boccioni innamorato della principessa. Un racconto nell’anno di Marinetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 04:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[futurismo]]></category>
		<category><![CDATA[UMBERTO BOCCIONI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="703" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80-300x176.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80-1024x600.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80-768x450.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80-1170x685.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/c2fba6c0-bfa3-4025-8f3d-27c78d06dc80-585x343.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Un futurista emblematico che è riuscito a portare il colore nello sfrecciare dello spazio senza mai misurare il tempo e disperdendo i tratti e i segni.Si è futuristi alla Marinetti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/07/il-futurista-umberto-boccioni-innamorato-della-principessa-un-racconto-nellanno-di-marinetti/">Il futurista Umberto Boccioni innamorato della principessa. Un racconto nell’anno di Marinetti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Un futurista emblematico che è riuscito a portare il colore nello sfrecciare dello spazio senza mai misurare il tempo e disperdendo i tratti e i segni.Si è futuristi alla Marinetti ma anche alla D’Annunzio.  L’amore futurista ha bisogno di teatro. Umberto e Vittoria non si smarriscono nel sogno. Una attrazione fatale? Una parentesi dunque. La vita è nell’arte e l’arte è nel colore che dà forma alla vita.</i></p>
<p>È tempo di celebrazioni futuriste. Il Futurismo non solo come modello di cultura o come proposta di una innovazione linguistica ma anche come “esigenza” esistenziale.<br />
Si è futuristi se si ama il rischio nella lungimiranza dei fatti. Si è futuristi se la concezione della vita è una costante impresa fatta di rivoluzioni nelle idee. Si è futuristi se il colore supera il suono della parola o se le ombre dei colori attraversano il “metallico” delle parole.<br />
Si è futuristi alla Marinetti ma anche alla D’Annunzio. Gli amori di D’Annunzio sono stati amori futuristi? D’Annunzio certamente amava la rivoluzione ma sapeva che l’amore ha bisogno della tradizione. E non spazzavano via i sentimenti, gli imbrogli amorosi, i tradimenti. L’amore non è soltanto dare o religiosamente donare ma gli amori tra gli amanti diventano colore e, dunque, impresa.<br />
Per i futuristi non era naturale avere un amante o una amante ma l’amore diventa, in modo trasgressivo, passione. Ho detto passione e non ossessione. Ebbene, questo amore futurista non conosce ricompense ma neppure nostalgie o rimpianti, perché lo si vive nella “penetrazione” fulminea, nella luce abbagliante, nel sentiero che non si fa orizzonte, nella durata che è parentesi ma mai fine. Ancora D’Annunzio ci ha insegnato che gli amori si vivono superando le romanticherie ma non l’estetica.<br />
Il teatro diventa fondamentale. L’amore futurista ha bisogno di teatro e proprio il Gabriele nazionale ha messo in piazza i suoi amori. Uno tra tutti: quello di Eleonora Duse. Un amore inquieto ma riposante. Un amore-recita ma con intensità.<br />
D’Annunzio anticipa il teatro futurista proprio mettendo in piazza e nel teatro della vita e non solo della finzione i suoi amori e quello con Eleonora diventa un “fuoco” mai spento anche se la cenere riesce a mascherare ma il bravo attore sa tenere la scena. E i futuristi sapevano che bisognava tenere la scena e custodire il retroscena consapevoli che la ribalta va gestita.<br />
Cosa è stato l’amore di Umberto Boccioni con Vittoria Colonna?<br />
Un futurista emblematico che è riuscito a portare il colore nello sfrecciare dello spazio senza mai misurare il tempo e disperdendo i tratti e i segni.<br />
Cosa è stato questo amore? Una parentesi. Lo dice molto bene un libro (tutto da leggere) di <strong>Mariella Caracciolo Chia </strong>che racconta proprio questa passione – risorgimento dell’anima tra l’artista e una principessa.<br />
Appunto Boccioni che era nato a Reggio Calabria quando incontra la principessa Vittoria Colonna, sposata, da quindici anni, con Leone Caetani di Teano, ha trentatrè anni. La principessa ha due anni più dell’artista.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-77685 alignright" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/11/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna--1024x504.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/11/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna--1024x504.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/11/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna--300x148.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/11/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna--768x378.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/11/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna-.jpg 1068w" alt="" width="1024" height="504" /></figure>
<p>Un incontro fulminante. Proprio, come si dice oggi, una attrazione fatale? Una parentesi dunque.<br />
Il titolo del libro che raccoglie le lettere tra i due amanti racconta il loro viaggio: “Una parentesi luminosa – L’amore segreto fra Umberto Boccioni e Vittoria Colonna” edito qualche anno fa da Adelphi. Boccioni ha un destino tragico.<br />
Siamo nel 1916. L’ultimo incontro con Vittoria avviene il 23 luglio. Boccioni muore tragicamente a causa di una caduta da cavallo il 17 agosto. Tra il 23 luglio e il 17 agosto non ci sarà alcun altro incontro tra i due ma delle lettere.<br />
L’ultima lettera di Vittoria viene trovata addirittura nel portafogli di Umberto quando la tragedia lo colse. Il futurista innamorato della principessa. Quel rivoluzionario del colore e delle forme si innamora perdutamente di una principessa e la principessa si tuffa in quell’amore smanioso e pazzesco come sono tutti i grandi amori che vivono di lune e di tramonti e sanno che la realtà esiste.<br />
Umberto e Vittoria non si smarriscono nel sogno. Sono disperatamente innamorati e si stringono tra i silenzi e i graffi della passione.<br />
Umberto in una lettera importante dirà alla sua Vittoria: “Quello che c’è tra noi è una profonda realtà, è nato come realtà. Per quanto poco prima ci siamo conosciuti poi simpatizzato, poi… poi c’è il nostro segreto quel meraviglioso crescendo che ci ha condotto di castità in castità alla nostra casta voluttà! Oh! Le nostre notti! Il tuo pallore, il tuo smarrimento, il mio terrore la nostra infinita comunione di corpo e di spirito. Divina mia, lo sento che mi vuoi bene, un po’ più di quando me lo misuravi con avarizia sulla punta del ditino… Rammenti? Come sono tuo! Come ti sono fratello e amico, come ti ammiro, sempre, ad ogni respiro, sempre! Sempre!”.<br />
Certo, si tratta di una intensità di passione e cuore. Il futurista che sapeva amare con il sapere che non può conoscere le ragioni ma la grazia del cuore. E questo futurista che è rimasto nella storia dell’arte e che ha tracciato il viaggio più incisivo di una avanguardia culturale ha saputo amare fino in fondo sempre condividendo il legame tra arte e vita e mai confondendo la vita e l’arte.<br />
Non si tratta di una recita che entra nella vita o viceversa ma di una realtà. È questo il punto. Vittoria apprende della morte di Umberto il giorno dopo e lo apprende addirittura dai giornali in un trafiletto che portava questo titolo: “Il pittore futurista Boccioni muore cadendo da cavallo”. Qualche giorno dopo Vittoria scrive al marito iniziando la lettera così: “Amore mio…”.<br />
Umberto era morto il 17 agosto e Vittoria il 22 agosto scrive al marito chiamandolo amore mio. Oltre il futurismo c’è il destino. È proprio vero che per i futuristi il senso dell’ironia (o della beffa) viene vissuto intrecciandolo a quello del tragico disperatamente cercando di “uccidere” quel chiaro di luna che resta a fare ombra tra le attese e i cammini del viaggio.<br />
Boccioni ha saputo essere futurista sempre disperatamente e la sua morte tragica e l’amore con la principessa Vittoria restano il segno tangibile di un attore che non ha mai saputo indossare maschere, convinto che la vita è nell’arte e l’arte è nel colore che dà forma alla vita.</p>
<p>Photocover: Umberto Boccioni- Filippo Tommaso Marinetti-Pierfranco Bruni</p>
<p>…</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img decoding="async" class="wp-image-77172" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Pierfranco-Bruni.jpg" alt="" width="179" height="209" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
</div>
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		<title>Per Marinetti, Leopardi fu un maestro d’ottimismo? A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/29/1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 17:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="360" height="225" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-futurista-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-futurista-.jpg 360w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-futurista--300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></p>
<p>Marinetti e Leopardi. Due modelli. Due racconti nella letteratura. A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo la discussione è tutta da approfondire. Marinetti venne affascinato da Leopardi. Non è una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/29/1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo/">Per Marinetti, Leopardi fu un maestro d’ottimismo? A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Marinetti e Leopardi. Due modelli. Due racconti nella letteratura. A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo la discussione è tutta da approfondire.<br />
Marinetti venne affascinato da Leopardi. Non è una contraddizione di forme o nelle forme di una letteratura che ha sempre intrecciato le esistenze.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-75279" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia.jpg" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia.jpg 556w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia-206x300.jpg 206w" alt="" width="362" height="528" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>F. T. Marinetti</em></figcaption></figure>
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<p><strong>Filippo Tommaso Marinetti</strong> (<em>Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944</em>) è stato un attento conoscitore di <strong>Giacomo Leopard</strong>i (<em>Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi; Recanati, 29 giugno 1798– Napoli, 14 giugno 1837</em>). Non solo. Il padre dell’unica avanguardia nazionale che voleva uccidere il chiaro di luna amava profondamente la poesia di Leopardi, tanto che cercò di ricontestualizzare e riproporre il sentiero dell’infinito attraverso “l’elogio” dell’ottimismo.<br />
Certo Marinetti non accettava la “logica” del pessimismo né in filosofia e letteratura e tanto meno nella vita.<br />
Il Futurismo è rivoluzione ed è rivoluzionario. La guerra come igiene del mondo resta una metafora nella dinamicità del denso della velocità che sta oltre il tempo e lo spazio. Il concetto di velocità stessa trasforma il pensiero contemplante in azione folgorante o meglio fulminante.<br />
Con tutto ciò il post classicismo di Leopardi non trovava un orizzonte e tanto meno un filo ad intreccio tra le ragnatele della trincea. Ungaretti capì la dinamica tra l’azione e la contemplazione. Legò la solitudine dello stare come uccelli su un albero o vivere l’insieme di una solitudine tra le cadute nella trincea della Prima guerra mondiale e il passero solitario tra le rimembranze e il nulla e il tutto di una sera nella quale si domanda luna che fai in ciel , vivendo la siepe e cercando l’infinito.<br />
Scavare tra le ombre della siepe e catturare gli infiniti non è pessimismo. L’infinito è attraversare anche sul piano metafisico il pessimismo nel “passatismo” e dare un senso alla dinamicità del pensiero. L’infinito è essere negli infiniti. Ecco perché Ungaretti uscito dalla trincea rimodernizza Leopardi anche ponendolo oltre il modello del neo o post classicismo. Certamente non come lo inquadra Cardarelli nei moduli rondeschi che si contrappongono al Pascoli “stornellatore”.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75284" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--767x1024.jpg" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--767x1024.jpg 767w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--768x1025.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--1151x1536.jpg 1151w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia-.jpg 1161w" alt="" width="317" height="424" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>     Giacomo Leopard</em>i</figcaption></figure>
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<p>Il dato centrale è che la poesia di un Novecento che rientra nel terreno delle matrici letterarie non può che porre Leopardi come incipit fondamentale. Lo farà lo stesso Pascoli che diventerà futurista e sarà riferimento futurista nel 1905. Lo farà, come testé sottolineato, Ungaretti con le sue lezioni sul Leopardi e con la sua adesione all’ideologia e al linguaggio futurista. Lo farà l’interventista Giovanni Papini che con “L’uomo finito” sancisce la rottura con un Croce che non sopportava Leopardi e che non ha mai capito il Futurismo. Lo farà il fiumano e notturno D’Annunzio che è leopardiano anche nei nodi decadenti e futuristi nelle manovre azioniste di Buccari e nei metalli de il “Notturno” .<br />
Marinetti non si smentisce nel celebrare il Leopardi dell’ottimismo. Infatti lo considera “maestro di ottimismo”. Scrive un articolo su Leopardi dal titolo, appunto, “Leopardi, maestro d’ ottimismo” in occasione del centenario della morte. Una vera e propria celebrazione. Lo scritto porta la data del 1938 in un volume edito dal Comune di Recanati pubblicato in occasione della ricorrenza. Ma l’interesse di Marinetti per Leopardi risale a molto prima. Addirittura agli anni Dieci del Novecento come conferma Francesco Cangiulo nel volume del 1961: “Le serate futuriste”.<br />
Un interesse, dunque, che sfiora la pubblicazione addirittura del Manifesto futurista del 1909. Ma nella rivista “Poesia” vero strumento di “propaganda” e manifestazioni futuriste non vengono mai aborrite le poetiche di un verseggiare con rimandi ad un classicismo leopardiano. Si pensi ai poeti stranieri e soprattutto ad alcune poesie, di poeti albanesi, scritte anche in francese.<br />
Ma la dinamica del linguaggio dei futuristi oltre alla vastità della supremazia di un vocabolario estremamente rivoluzionario e metallico non è forse un recuperare la inquietudine della sera leopardiana che annuncia, dico annuncia, il dì di festa?<br />
Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne un superamento del linguaggio del canto malinconico per viverlo in quell’infinito che è filosofia papiniana, ma anche a ricostruirlo come il personaggio che è il venditore di almanacchi. Venditore di futuro. Il nazionalista Marinetti recita, tra l’altro, il canto della Patria leopardiano che non ha romanticismo ma modernità.<br />
Insomma Marinetti impone al Futurismo la intoccabilità di un Leopardi maestro di ottimismo nella luce del giorno nuovo e nell’alba risorgente oltre le ricordanze della siepe e gli sguardi languidi di Nerina. D’altronde l’ultimo poeta futurista che seguì Marinetti, Geppo Tedeschi, fu fortemente un poeta che usò il vocabolario leopardiano per vivere la sua paziente poesia nella inquietudine di un linguaggio malinconico. Quanta verità vibra nella letteratura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Didascalie Foto</strong><br />
Immagine di copertina 1. <em>Filippo Tommaso Marinetti</em></p>
<p>Immagine 2. <em>Filippo Tommaso Marinetti, ritratto realizzato nel 1913, dal fotografo e pittore Emilio Sommariva (Lodi, 8 dicembre 1883 – Milano, 12 settembre 1956)</em></p>
<p>Immagine 3. <em>Giacomo Leopardi, ritratto pittorico di Domenico Morelli nel 1842, ritenuto dai conoscenti come il più fedele all’aspetto fisico del poeta.</em></p>
<p>….</p>
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<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57772" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/Pierfranco-Bruni-.png" alt="" width="151" height="185" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’<em>incarico </em>assegnato sempre dal <strong>Mic</strong> di <strong>Componente della</strong><strong>Giunta</strong> del <strong>Comitato nazionale </strong>per il <strong>centenario</strong> della morte di Eleonora <strong>Duse</strong> (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024)  direttore scientifico nazionale del <strong>Progetto Undulna Duse 100 e del Progetto nazionale Manlio Sgalambro a 100 anni dalla nascita. Entrambi indetti dal Ministero della Cultura  (MiC)</strong><br />
@riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/29/1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo/">Per Marinetti, Leopardi fu un maestro d’ottimismo? A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Marinetti 80. Del Futurismo, a cura di Pierfranco Bruni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 16:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[UMBERTO BOCCIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Vittoria Colonna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="497" height="242" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Marinetti-80-special-Pierf-Bruni-Paeseitaliapress.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Marinetti-80-special-Pierf-Bruni-Paeseitaliapress.jpg 497w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Marinetti-80-special-Pierf-Bruni-Paeseitaliapress-300x146.jpg 300w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></p>
<p>Oltre il futurismo c’è il destino. È proprio vero che i futuristi il senso dell’ironia (o della beffa) lo vivevano intrecciandolo a quello del tragico disperatamente cercando di “uccidere” quel&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<article id="post-75348" class="post-75348 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-antropologia-filosofica category-storia-arte-cultura tag-filippo-tommaso-marinetti tag-marinetti-80 tag-umberto-boccioni">
<div class="entry-content clearfix">
<blockquote><p><em>Oltre il futurismo c’è il destino. È proprio vero che i futuristi il senso dell’ironia (o della beffa) lo vivevano intrecciandolo a quello del tragico disperatamente cercando di “uccidere” quel chiaro di luna che resta a fare ombra tra le attese e i cammini del viaggio.</em><br />
<em>Boccioni ha saputo essere futurista sempre disperatamente e la sua morte tragica e l’amore con la principessa Vittoria restano il segno tangibile di un attore che non ha mai saputo indossare maschere, convinto che la vita è nell’arte e l’arte è nel colore che dà forma alla vita. La Vita è arte nel piacere dell’estetica. </em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 28 settembre 2024 – Gli amori e le arti. Ovvero amore e morte? Ma no!<br />
È tempo di celebrazioni futuriste. Il Futurismo non solo come modello di cultura o come proposta di una innovazione linguistica ma anche come “esigenza” esistenziale.<br />
Si è futuristi se si ama il rischio. Si è futuristi se la concezione della vita è una costante impresa fatta di rivoluzioni nelle idee. Si è futuristi se il colore supera il suono della parola o se le ombre dei colori attraversano il “metallico” delle parole.<br />
Si è futuristi alla Marinetti ma anche alla D’Annunzio. Gli amori di D’Annunzio sono stati amori futuristi? D’Annunzio certamente amava la rivoluzione ma sapeva che l’amore ha bisogno della tradizione. E non spazzavano via i sentimenti, gli imbrogli amorosi, i tradimenti. L’amore non è soltanto dare o religiosamente donare ma gli amori tra gli amanti diventa colore e, dunque, impresa.<br />
Per i futuristi non era naturale avere un amante o una amante ma l’amore diventa, in modo trasgressivo, passione. Ho detto passione e non ossessione. Ebbene, questo amore futurista non conosce ricompense ma neppure nostalgie o rimpianti, perché lo si vive nella “penetrazione” fulminea, nella luce abbagliante, nel sentiero che non si fa orizzonte, nella durata che è parentesi ma mai fine. Ancora D’Annunzio ci ha insegnato che gli amori si vivono superando le romanticherie.<br />
Il teatro diventa fondamentale. L’amore futurista ha bisogno di teatro e proprio il Gabriele nazionale ha messo in piazza i suoi amori. Uno tra tutti: quello di Eleonora Duse. Un amore inquieto ma riposante. Un amore-recita ma un intenso.<br />
D’Annunzio anticipa il teatro futurista proprio mettendo in piazza e nel teatro della vita e non solo della finzione i suoi amori e quello con Eleonora diventa un “fuoco” mai spento anche se la cenere riesce a mascherare ma il bravo attore sa tenere la scena. E i futuristi sapevano che bisognava tenere la scena e custodire il retroscena consapevoli che la ribalta va gestita.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75356" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna-.jpg" sizes="(max-width: 499px) 100vw, 499px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna-.jpg 499w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Umberto-Boccioni-Vittoria-Colonna--300x144.jpg 300w" alt="" width="499" height="239" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Umberto Boccioni – Vittoria Colonna</em></figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Cosa è stato l’amore di Umberto Boccioni con Vittoria Colonna?</strong><br />
Un futurista emblematico che è riuscito a portare il colore nello sfrecciare dello spazio senza mai misurare il tempo e disperdendo i tratti e i segni.<br />
Cosa è stato questo amore? Una parentesi.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75367" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Una-parentesi-luminosa-Mariella-Caracciolo-libro--651x1024.jpg" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Una-parentesi-luminosa-Mariella-Caracciolo-libro--651x1024.jpg 651w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Una-parentesi-luminosa-Mariella-Caracciolo-libro--191x300.jpg 191w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Una-parentesi-luminosa-Mariella-Caracciolo-libro--768x1207.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Una-parentesi-luminosa-Mariella-Caracciolo-libro--977x1536.jpg 977w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Una-parentesi-luminosa-Mariella-Caracciolo-libro-.jpg 1000w" alt="" width="301" height="473" /></figure>
</div>
<p>Lo dice molto bene un libro (tutto da leggere) di <em>Mariella Caracciolo Chia</em> che racconta proprio questa passione – risorgimento dell’anima tra l’artista e una principessa.<br />
Appunto Boccioni che era nato a Reggio Calabria quando incontra la principessa Vittoria Colonna, sposata, da quindici anni, con Leone Caetani di Teano, ha trentatrè anni. La principessa ha due anni più dell’artista.<br />
Un incontro fulminante. Proprio, come si dice oggi, una attrazione fatale? Una parentesi dunque.<br />
Il titolo del libro che raccoglie le lettere tra i due amanti racconta il loro viaggio: “Una parentesi luminosa – L’amore segreto fra Umberto Boccioni e Vittoria Colonna” edito da Adelphi. Boccioni ha un destino tragico. Siamo nel 1916. L’ultimo incontro con Vittoria avviene il 23 luglio. Boccioni muore tragicamente a causa di una caduta da cavallo il 17 agosto. Tra il 23 luglio e il 17 agosto non ci sarà alcun altro incontro tra i due ma delle lettere.<br />
L’ultima lettera di Vittoria viene trovata addirittura nel portafogli di Umberto quando la tragedia lo colse. Il futurista innamorato della principessa. Quel rivoluzionario del colore e delle forme si innamora perdutamente di una principessa e la principessa si tuffa in quell’amore smanioso e pazzesco come sono tutti i grandi amori che vivono di lune e di tramonti e sanno che la realtà esiste.<br />
Umberto e Vittoria non si smarriscono nel sogno. Sono disperatamente innamorati e si stringono tra i silenzi e i graffi della passione.<br />
Umberto in una lettera importante dirà alla sua Vittoria: “Quello che c’è tra noi è una profonda realtà, è nato come realtà. Per quanto poco prima ci siamo conosciuti poi simpatizzato, poi… poi c’è il nostro segreto quel meraviglioso crescendo che ci ha condotto di castità in castità alla nostra casta voluttà! Oh! Le nostre notti! Il tuo pallore, il tuo smarrimento, il mio terrore la nostra infinita comunione di corpo e di spirito. Divina mia, lo sento che mi vuoi bene, un po’ più di quando me lo misuravi con avarizia sulla punta del ditino… Rammenti? Come sono tuo! Come ti sono fratello e amico, come ti ammiro, sempre, ad ogni respiro, sempre! Sempre!”.<br />
Certo, si tratta di una intensità di passione e cuore. Il futurista che sapeva amare con il sapere che non può conoscere le ragioni ma la grazia del cuore. E questo futurista che è rimasto nella storia dell’arte e che ha tracciato il viaggio più incisivo di una avanguardia culturale ha saputo amare fino in fondo sempre condividendo il legame tra arte e vita e mai confondendo la vita e l’arte.<br />
Non si tratta di una recita che entra nella vita o viceversa ma di una realtà. È questo il punto. Vittoria apprende della morte di Umberto il giorno dopo e lo apprende addirittura dai giornali in un trafiletto che portava questo titolo: “Il pittore futurista Boccioni muore cadendo da cavallo”. Qualche giorno dopo Vittoria scrive al marito iniziando la lettera così: “Amore mio…”.<br />
Umberto era morto il 17 agosto 1916 e Vittoria il 22 agosto scrive al marito chiamandolo amore mio. <strong>Oltre il futurismo c’è il destino</strong>. È proprio vero che i futuristi il senso dell’ironia (o della beffa) lo vivevano intrecciandolo a quello del tragico disperatamente cercando di “uccidere” quel chiaro di luna che resta a fare ombra tra le attese e i cammini del viaggio.<br />
Boccioni ha saputo essere futurista sempre disperatamente e la sua morte tragica e l’amore con la principessa Vittoria restano il segno tangibile di un attore che non ha mai saputo indossare maschere, convinto che la vita è nell’arte e l’arte è nel colore che dà forma alla vita. La Vita è arte nel piacere dell’estetica.</p>
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<p>….</p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-74475" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x582.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x582.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-1-300x171.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-1-768x437.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg 1080w" alt="" width="322" height="183" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’<em>incarico </em>assegnato sempre dal <strong>Mic</strong> di <strong>Componente dellaGiunta</strong> del <strong>Comitato nazionale </strong>per il <strong>centenario</strong> della morte di Eleonora <strong>Duse</strong> (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024)  direttore scientifico nazionale del <strong>Progetto Undulna Duse 100 e del Progetto nazionale Manlio Sgalambro a 100 anni dalla nascita. Entrambi indetti dal Ministero della Cultura  (MiC)</strong><br />
@riproduzione riservata</p>
<p>Photocover: Filippo Tommaso Marinetti – Pierfranco Bruni</p>
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<p><a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/28/marinetti-80-il-fondatore-del-movimento-futurista-focus-a-cura-di-pierfranco-bruni/">Marinetti 80. Il fondatore del Movimento Futurista: Focus a cura di Pierfranco Bruni</a></p>
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		<title>Marinetti 80. Il fondatore del Movimento Futurista: Focus a cura di Pierfranco Bruni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 05:52:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="693" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200-300x176.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200-1024x602.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200-768x451.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200-1170x688.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_4200-585x344.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>A 80 anni dalla morte di Filippo Tommaso Marinetti il focus di Pierfranco Bruni su un grande poeta  dall’identita’ futurista: Geppo Tedeschi. »L’aeropoeta calabrese ». La sua capacità di capire&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A 80 anni dalla morte di Filippo Tommaso Marinetti il focus di Pierfranco Bruni su un grande poeta  dall’identita’ futurista: Geppo Tedeschi. »L’aeropoeta calabrese ». </em><i>La sua capacità di capire il volto di una civiltà nella quale il tempo e la caduta del tempo costituiscono una delle chiavi interpretative. Di lui Marinetti scrive: « Talvolta la sua poesia breve e musicalissima, mi fa pensare a certi suonatori ambulanti di fiera e villaggi armati di strumenti fonici come i guerrieri medievali erano armati di ferro morte ardire crudeltà».</i><i>Nel Futurismo di Tedeschi, nel suo andare fra le parole e le azioni, l’anima della sua terra non va mai smarrita.</i></p>
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<p>Roma, 27 settembre 2024 – La tensione armonica e il gesto libero nella poesia di <strong>Geppo Tedeschi</strong>, nato a Tresilico nel 1907 e morto nel 1993, formano un circuito dove la parola si incontra col dettato poetico. il gesto è nella parola. La parola compie un gesto. Vi è, dunque, una armonia che si stende lungo un tracciato che ha sostanzialmente un peso dovuto sia al tipo di ricerca che all’individuazione di una identità culturale. E questa identità è una identità futurista.<br />
Il gesto è un gesto futurista. Così la parola nella quale si condensano le attività linguistiche di un’arte e di un gusto che restano testimonianze di un uomo e di un’epoca. Testimonianze ma anche esperienze e con le esperienze la capacità di capire il volto di una civiltà nella quale il tempo e la caduta del tempo costituiscono una delle chiavi interpretative. Ma per capire questa civiltà non occorrono grosse interpretazioni e imponenti pretese.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75321" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Geppo-Tedeschi-ultimo-futurista-.jpg" sizes="(max-width: 467px) 100vw, 467px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Geppo-Tedeschi-ultimo-futurista-.jpg 467w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Geppo-Tedeschi-ultimo-futurista--283x300.jpg 283w" alt="" width="467" height="495" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Geppo Tedeschi</em></figcaption></figure>
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<p>La poesia di Geppo Tedeschi è certamente una poesia che ha ritagliato una cornice all’interno di un contesto frastagliato e complesso. Una cornice importante la quale non può certamente essere trascurata sia in una realtà letteraria italiana che regionale. La letteratura calabrese del Novecento deve tener conto della poesia e della presenza di Geppo Tedeschi. Deve tener conto del futurismo e della sua evoluzione.</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75279" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia.jpg" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia.jpg 556w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia-206x300.jpg 206w" alt="" width="556" height="811" /><figcaption class="wp-element-caption">F.T. Marinetti</figcaption></figure>
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<p><strong>Filippo Tommaso Marinetti</strong>, fondatore del Movimento Futurista, nella Prefazione alla 18 Edizione di Corti Circuiti (1938) scrive:</p>
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<p>«L’aeropoeta futurista calabrese Geppo Tedeschi à già dato a l’Italia molti versi liberi e parole in libertà che perfezionando i princìpi di sintesi e di dinamismo in questi Corti Circuiti offrono al lettore intelligente e sensibile splendide originalissimi fusioni di valvole, fusioni viola-arancione, cioè bruciate nel tragico della vita virilmente spremuta fino ad esplodere con lo splendore solare delle coste calabre sicule africane».<br />
E’ una osservazione toccante. Lo è per vari motivi. Sul piano letterario esamina alcuni punti focali e li mette a confronto con il gusto del colore. Sul piano umano fa emergere un dato mai trascurato che è quello dell’appartenenza alla terra calabra. Marinetti ci teneva a sottolineare questo aspetto.<br />
In Geppo Tedeschi questi due momenti si fonderanno. Basta ricordare i versi raccolti in Ruralismo calabrese (1942) o addirittura Tempo di aquiloni (1963). In queste due raccolte il colore e l’immagine, la proiezione della memoria e la terra danno vita ad una esplosione musicale intensa e densa di contorni.<br />
Marinetti nella sua prefazione prosegue: «Talvolta la sua poesia breve e musicalissima, mi fa pensare a certi suonatori ambulanti di fiera e villaggi armati di strumenti fonici come i guerrieri medievali erano armati di ferro morte ardire crudeltà». Un gioco di contorni ma anche di scene. Un gioco di vedute ma anche di ansie. Un gioco che conosce molto bene la parola e il suo senso. Un gioco che non si assenta dall’armonico suono. E ancora Marinetti che afferma: «La sua poesia suona sinteticamente e simultaneamente tutta con piedi, ginocchia, pancia, testa, mani e bocca». Per calamitare cosmicamente anime e corpi primaverili la poesia del Futurista Geppo Tedeschi è talvolta paragonabile all’assieme delle tastiere dei grandi organi delle cattedrali modernizzate che io definisco, con parola nuova, poli- tastiera e che permette di fare circolare nelle più ampie navate maree di pensieri e di sentimenti in cerca d’infinito.<br />
«Lo fiutano e spaccando le vetrate diventano ciclo musicale e rumorista nel cruscotto di un aeroplano, questa politastiera d’azzurri». Siamo vicini al gesto del rito. Prima si sono citati i «guerrieri medievali» ora si è dentro di una «politastiera». Ma le due cose hanno una comunanza ed è quella della parola detta come segno di una sacralità. Certo in Geppo Tedeschi questo avvicinamento ad una dimensione del sacro è qualcosa di profondo. Lo si avverte nel respiro della parola. Lo si sente nell’affiato del verso. Lo si constata nel paesaggio del poema. Lo si ascolta nella tensione religiosa dei versi raccolti in Tempo di aquiloni.<br />
Qui la poesia dal titolo «Non sappiamo più leggere» è un esempio sicuro. Così recita: «Non sappiamo più leggere / la parola abbraccio. / Abbiamo smarrito / la via / che Tu ài battuto / concludendo in Croce. / Disarma il nostro cuore / e fai che s’apra / ad ali di colomba. / Signore che inalberi / il giorno, / che apri la notte / che accendi le stelle». Siamo oltre ad una dichiarazione di poesia futurista. Ma è indubbiamente una tappa di arrivo fondamentale nella quale confluiscono stagioni di ricerca e sentimenti. Ma il suo futurismo resta legato all’età del poema. Ci riferiamo alla prima edizione (Che risale al 1932) del Poema Gli affari del primo porto Mediterraneo di Genova, a Il Golfo di La Spezia (prima edizione 1933), a Idrovolanti in siesta sul Golfo di Napoli (si tratta di un Aeropoema del 1937), a Corti Circuiti, al Poema «A la» Parole in libertà Lotta tra la serra e il gomitolo, a 11 suonivendolo (la cui prima edizione risale al 1939).<br />
Al 1940 risalgono I canti con l’acceleratore dove si avverte una tensione linguistica protesa verso un costante rinnovamento. Ma il futurismo di Tedeschi (d’altronde tutta la poesia futurista) va verso un continuo sviluppo e si apre a continue riprese di rinnovamento. Ma con Ruralismo calabrese (aeropoema futurista) il viaggio ha ulteriori sviluppi sia tematici che linguistici. L’immagine di un ritorno alla terra non conosce soste. La Calabria è calata, con la sua atmosfera e quindi con i suoi colori, nel tempo delle parole. Malinconia e riprese nostalgiche si agitano all’interno di questa ricerca. Vi è un defluire dalla parola: «Malinconia amaranto, / venata di prime stelle. / Stelle stelle. / Quante stelle. / Amico vento, / pastore di fronde, / legnaiuolo di monti e pianure, / tira sassi alle rose, / a primavera, / diavolo della polvere, / viandante brontolone, / ricco di fiabe come un paiuolo, / porta a l’Italia bella, / questo fagotto di baci». La prima edizione è del 1942. Al 1943 appartiene Rosolacci tra il grano.<br />
Qui le voci della natura si intrecciano con la luce e i suoni. Ma il chiarore più vivo è un sentire l’infanzia come «arietta d’autunno». Al 1951 appartiene Canne d’argento. Allo stesso anno, con prefazione di Giuseppe Lipparini, la raccolta Liriche epigrafiche. Zufoli sul colle è del 1957. Tempo di aquiloni, già citata, è del 1963. Epigrafiche porta la data del 1973. In Tempo di aquiloni il dettato poetico si arricchisce maggiormente di brevi immagini che sostengono un quadro ben robusto. Hanno una limpidità notevole. Il messaggio è tutto proteso in avanti. La memoria, il senso del ricordo, il recupero della perdita hanno un fascino coinvolgente.<br />
La tematica futurista si incontra con altre esigenze esistenziali. Il paese viene presentato attraverso chiaro scuri che hanno una sottile liricità. Sono molto belli e veri questi spaccati: «Paese, di tufo e di pietre, / tutto inciso di giorni / desolati/ Mio povero paese / che aspetti, / rassegnato, / che la pietà del tempo, / ti dirupi». Oppure: «Crepuscolo d’agosto / sognatore. / Ostia di luna, / scampanio di chiese. / In quest’ora, / Solenne e flautata, / Brillano i focolari / al mio paese». Sembra che il profilo dei versi anni Trenta sia mutato, ma sostanzialmente è mutato soltanto il gioco degli incastri. Le immagini formano una ragnatela su una dimensione che assume sembianze mitiche. Il ricordo, il tempo che fugge, il «crepuscolo» del paese (lo si è già detto) sono cose raccolte in un’atmosfera mitica, la quale (è qui il suo futurismo) non ha rivolgimenti verso la nenia del passato ma guarda avanti.<br />
Ed è questo proiettarsi in avanti che rende viva e nuova la poesia di Geppo Tedeschi. La distinzione è nel linguaggio. La poesia non sfugge al linguaggio. In queste poesie è subentrata la consapevolezza degli addii. Si ascolta: «Mi riscaldo alla fiamma / dei ricordi»; «Tramontano le stagioni. / Ognuna con il peso / degli addii. / Ma tu non mi tramonti / dal pensiero, / profilo sotto a mistica / distanza. / Mi sei fuggita, ratta / come l’acqua / e come l’acqua / non sei più tornata». Fra questi versi c’è una poesia dedicata al padre. Il titolo è appunto «Padre» che in un certo qual modo emblemizza questa fase del viaggio e raccoglie tracce e significati di un meditare profondo e travagliato.<br />
In Geppo Tedeschi il dato meditativo è sempre un travaglio che cuce ferite lontane. La poesia recita: «Ti chiamai ieri, a lungo, / dalla proda. / Mi dissero che i morti, / a mezzogiorno, / ànno il sonno leggero / e trasparente. / Ma l’eco, in fretta, mi tornò la voce. / Sulla strada, / abbagliata d’alta luce, / nenie, incomplete, / cantava un carraio. / Giovine e bello / palpitava il grano».<br />
La poesia di Geppo Tedeschi si presenta attraverso uno sviluppo che tocca diverse stagioni. Dagli anni del Futurìsmo alla poesia di oggi costituisce un viaggio affascinante. Ma la sua poesia non può essere isolata soltanto a un determinato periodo. Abbraccia un’epoca. La si deve cogliere per quello che riesce ad esprimere nella sua totalità. Certo, si possono far prevalere dei momenti particolari invece di altri ma non si possono creare delle esclusioni forzate.<br />
Giuseppe Lipparini nella prefazione a Liriche epigrafiche osserva: «Futurista era, non tanto per ragioni teoretiche quanto per l’impeto spontaneo della sua indole meridionale». «Gli piacevano le belle immagini ampie ed ariose, amava il paesaggio, per la ricchezza dei colori e per quel senso riposante di lontananze spezzate. E aspirava soprattutto, alla rara virtù della concentrazione poetica». «Ma anche nel futurismo non gli riusciva di essere eccessivo o stravagante; c’era sempre in lui, forse per una lontana parentela con gli Elleni della Magna Grecia, un senso della misura che gli faceva da freno». Siamo al 1951. Molte esperienze sono state già vissute e consumate. Molte idee hanno trovato uno sviluppo a sé. E Geppo Tedeschi è già in una stagione poetica nuova. La sua poesia Futurista rimane al centro della sua ricerca.<br />
I suoi Poemi segnano il momento pi alto in un viaggio che andrà sempre oltre. E nel suo Futurismo, nel suo andare fra le parole e le azioni, l’anima della sua terra non va mai smarrita. Anzi compare spesso e spesso viene ricordata anche dai suoi critici. Questo segno di appartenenza alle origini (alla sua terra) avrà delle evoluzioni. Costituirà alla fine (ci riferiamo alle poesie ultime) una vera e propria dimensione poetica. Ma il dato importante è che Geppo Tedeschi va riconsiderato per la complessità della sua opera e della sua ricerca. Va riconsiderato perché è un poeta che conta. E un poeta che merita. Ed è un poeta che apre prospettive nuove ad una meditazione più giusta, più vera sul Novecento letterario italiano.</p>
<p><em>Immagine di <strong>copertina</strong>: Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto Futurismo 20Febbraio1909. photocredit Metropolitan-Magazine</em></p>
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