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		<title>L’ipocrisia del 7 ottobre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 16:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[7 ottobre]]></category>
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<p>Due anni dopo il 7 ottobre, la premier Meloni piange ancora le vittime israeliane ma tace sul massacro di Gaza. L’indignazione a orologeria è ormai la vera politica estera italiana&#8230;</p>
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<p>di <strong>Massimo Reina</strong></p>
<p>Ho voluto aspettare qualche giorno prima di scrivere.<br />
Lasciare che le parole si depositassero, che la retorica si sgonfiasse, che la solita sfilata di indignazioni da talk show finisse di girare il proprio carosello.<br />
<strong>Solo allora ho riletto</strong> le dichiarazioni di Giorgia Meloni: “L’ignominia del massacro compiuto dai terroristi di Hamas contro migliaia di civili inermi e innocenti israeliani.”</p>
<p>Parole solenni, pronunciate come si recitano i dogmi davanti a un altare.<br />
Eppure, mentre la premier si commuove per le vittime israeliane, migliaia di palestinesi continuano a morire a Gaza — bruciati, sepolti, smembrati — senza che da Palazzo Chigi arrivi una sola parola di vera compassione.</p>
<p><strong>Dal 7 ottobre di due anni fa</strong>, il mondo è cambiato solo per chi non guarda.<br />
Israele ha trasformato la rappresaglia in programma di governo e l’Occidente in un coro di giustificazioni. Non è più una “reazione sproporzionata”: è un genocidio in diretta, con la benedizione diplomatica di chi dovrebbe fermarlo.</p>
<p>Ospedali bombardati con i feriti ancora dentro. Fosse comuni accanto ai pronto soccorso. Bambini estratti a pezzi dalle macerie. Intere famiglie sterminate in una notte. Giornalisti, medici, volontari uccisi a centinaia.<br />
E tutto questo con le nostre armi, i nostri droni, il nostro silenzio. Ma per Giorgia Meloni, “donna delle istituzioni”, resta soltanto una “reazione andata oltre ogni principio di proporzionalità”. Una frase che passerà alla storia per la sua glaciale ipocrisia. Come dire che Hiroshima fu “una risposta un po’ esagerata”.</p>
<h3>L’indignazione selettiva</h3>
<p>Meloni piange — giustamente — gli israeliani uccisi da Hamas. Ma ignora — colpevolmente — i 40.000 palestinesi uccisi da Israele. È la solita aritmetica occidentale del dolore: i morti di serie A e quelli di serie B.<br />
I primi hanno nomi, fotografie, funerali di Stato e ricordi solenni.<br />
I secondi, numeri in fondo a un comunicato ONU.</p>
<p>Eppure, tra quelle macerie, c’erano bambini, madri, anziani. Non terroristi, ma persone. Quelle stesse persone che la premier — e con lei l’intero occidente “civile” — fingono di non vedere per non turbare i rapporti con il “governo amico” di Tel Aviv.</p>
<h3>Il bavaglio della complicità</h3>
<p>Meloni parla di “crisi senza precedenti in Medio Oriente”. Vero. Ma non dice che la crisi l’ha scatenata chi ha deciso di cancellare Gaza dalla mappa. Chi ha tagliato acqua, elettricità, cibo, medicinali. Chi tiene prigionieri due milioni di esseri umani in una striscia di terra grande quanto la provincia di Lecce.<br />
E lo chiama “diritto all’autodifesa”.</p>
<p>In un mondo normale, un premier europeo denuncerebbe questa barbarie.<br />
Invece il nostro la giustifica.<br />
La giustifica con toni da nota diplomatica, come se il genocidio fosse una fastidiosa eccedenza di protocollo.</p>
<p>E non è questione di partigianeria, né di simpatie politiche.<br />
Chi scrive non è contro questo governo, né tantomeno fa il tifo per il PD — che anzi, in questa tragedia, riesce a essere persino peggiore. Ipocrita, opportunista, pavido: capace solo di finti distinguo, di “umanitarismo da talk show”, di post su X per racimolare qualche voto tra gli indignati a giorni alterni.<br />
Sono gli stessi che parlano di pace e democrazia mentre votano per l’invio di armi, fingendo di non sapere dove andranno a finire.</p>
<h3>La morale a intermittenza</h3>
<p>Meloni, con la consueta retorica da catechismo patriottico, parla di “civiltà occidentale” e di “difesa dei valori”. Ma quali valori?<br />
Quelli di un’Europa che si commuove per gli ostaggi israeliani ma non per i bambini palestinesi decapitati dalle bombe?<br />
Quelli di un’Italia che firma accordi militari con chi distrugge ospedali e scuole, mentre il Papa implora di fermare la carneficina?</p>
<p>La verità è che il governo italiano, come quasi tutti i governi europei, si è inginocchiato di fronte al più spietato dei ricatti: quello di chi si proclama vittima eterna per legittimare ogni atrocità.<br />
E Meloni, pur di restare sotto l’ombrello degli “alleati”, recita la parte dell’equilibrista morale: condanna Hamas, assolve Israele, e chiama “tragedia” ciò che è un crimine di guerra.</p>
<h3>Quando il silenzio uccide</h3>
<p>Nel frattempo, a Gaza, i droni continuano a ronzare, i bulldozer continuano a spianare, i cecchini continuano a colpire chi tenta di scavare tra le macerie.<br />
È la più lunga esecuzione pubblica della storia recente.<br />
E noi — governo, opposizione, media — siamo lì, a guardare.</p>
<p>In fondo, lo sappiamo: se Meloni osasse dire la verità, verrebbe massacrata dagli stessi che oggi la applaudono. Meglio fingere equilibrio, usare parole che non significano nulla.<br />
Meglio parlare di “crisi” e non di “genocidio”. Meglio “reazione sproporzionata” che “crimine di Stato”.</p>
<p>Ma la storia non dimentica.<br />
E un giorno, quando i tribunali internazionali e la coscienza collettiva presenteranno il conto, scopriremo che il vero crimine non fu solo quello di chi bombardava, ma anche di chi taceva.</p>
<p>Chi tace, chi minimizza, chi bilancia il dolore come un contabile della diplomazia, non è neutrale: è complice.<br />
E il silenzio dei complici, come sempre, è più assordante delle bombe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La flottiglia dei buoni sentimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 12:23:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[diritto internazionale]]></category>
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<p>Vele spiegate verso Gaza, tra illusioni romantiche e realtà che non fa sconti C’è sempre una parte d’Italia, e d’Europa, che, quando sente odore di avventura, non resiste. La chiamano&#8230;</p>
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<p class="s7">C’è sempre una parte d’Italia, e d’Europa, che, quando sente odore di avventura, non resiste. La chiamano solidarietà internazionale, ma somiglia molto a un turismo dell’indignazione. Così la Global Sumud Flotilla è partita: un’armata Brancaleone in barca a vela che gioca con il diritto internazionale come fosse la tombola di Natale.</p>
<p class="s7">Gli avvertimenti erano chiari: Mattarella, Meloni, Tajanihanno parlato. Ma per queste orecchie, avvezze solo al suono del vento, erano parole al… vento.<br />
Alla linea di confine delle acque israeliane non li attende la gloria, bensì l’avviso di dantesca memoria: <span class="s8">“Lasciate </span><span class="s8">ogne </span><span class="s8">speranza, voi ch’</span><span class="s8">intrate</span><span class="s8">.”</span> E magari un drone, più eloquente di mille sermoni.</p>
<p class="s7">È un po’ come se un gruppo di suffragette si spingesse oltre il fronte russo in Ucraina con l’intento di portare conforto. Lodevole, certo. Anche eroico. Ma soprattutto inutile. Perché la realtà, crudele com’è, non ha tempo da perdere con i gesti simbolici.</p>
<p class="s7">E allora ci siamo: nei prossimi giorni la storia avrà il suo epilogo. Giro di boa e ritorno a casa, con annesso racconto epico davanti alle telecamere, oppure arresto e rispedizione al mittente. In ogni caso, un nulla di fatto.</p>
<p class="s7">Nel frattempo, alle porte d’Europa, Putin si diverte a farci sudare con i suoi droni e i suoi missili. E noi, invece di preoccuparci del serio, stiamo dietro a chi confonde la geopolitica, con rispetto parlando, con la Barcolana.</p>
<p class="s7">Poveri noi.</p>
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		<title>La favola nera di Gaza: una volta c’era, domani non più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 12:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Non è una fiaba, ma il suo rovescio. Un popolo trasformato in bersaglio. Una città che brucia e si spegne. Un genocidio scritto con bombe e silenzi. La favola nera&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/20/la-favola-nera-di-gaza-una-volta-cera-domani-non-piu/">La favola nera di Gaza: una volta c’era, domani non più</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-2-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong>Non è una fiaba, ma il suo rovescio.</strong> <strong>Un popolo trasformato in bersaglio.</strong> <strong>Una città che brucia e si spegne.</strong> <strong>Un genocidio scritto con bombe e silenzi.</strong> <strong>La favola nera di Gaza: una volta c’era, domani forse non più.</strong></p>
<p><strong>di Massimo Reina per Giornalisti Senza Frontiere</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Prefazione dell’autore: Gaza, maggio 2024</strong></p>
<p><em>Ho camminato tra le macerie di Gaza con la sensazione di entrare in un libro che non avrei mai voluto leggere. Ogni passo sollevava polvere e silenzio, interrotto solo dal pianto dei sopravvissuti. Non era un campo di battaglia, ma una città che respirava l’odore della morte: vestiti bruciati, bambole sventrate, fotografie strappate. Ho visto bambini senza futuro e anziani senza memoria. E ho pensato che, un giorno, quando tutto sarà finito, qualcuno comincerà a raccontare: “C’era una volta Gaza”.</em></p>
<p><strong>C’era una volta Gaza.</strong> È terribile anche solo scriverlo al passato, come se fosse già un capitolo chiuso, un luogo sepolto sotto le macerie della Storia. Ma la verità è che quel capitolo lo stanno scrivendo ora, riga dopo riga, con il sangue di donne, bambini e anziani. Una favola nera, senza lieto fine, in cui i protagonisti non hanno volto: sono numeri, sono corpi, sono voci soffocate dalla polvere e dal boato delle esplosioni.</p>
<p><strong>Ogni giorno, centinaia di morti. </strong>Non soldati, non combattenti armati fino ai denti: civili. Bambini che fino a ieri giocavano tra i vicoli, donne che cucinavano, anziani che stringevano fotografie ormai bruciate insieme alle loro case. Tutti cancellati come errori di stampa da un esercito che da anni ha smesso persino di fingere: non combatte il terrorismo, lo pratica.</p>
<p><strong>Israele è diventato da tempo uno Stato canaglia.</strong> Peggio di quelli che finanziano i jihadisti in Medio Oriente. Perché almeno i terroristi hanno la decenza di non nascondersi dietro le istituzioni: piazzano bombe, lanciano droni, si prendono la colpa. Israele no: Israele bombarda scuole e ospedali, sfonda case con i carri armati, ammazza famiglie intere e poi va in televisione a parlare di “danni collaterali”.</p>
<p><strong>Nel silenzio complice dell’Occidente</strong>, che finge indignazione con la stessa sincerità con cui un attore recita una pubblicità. Nel silenzio ancora più colpevole dei Paesi arabi, troppo impegnati a contare i petrodollari degli alleati sionisti per occuparsi dei fratelli palestinesi. E della Turchia, superpotenza militare che ama minacciare ma non muove un dito, dimostrando che la vigliaccheria è un’arma di distruzione di massa molto più potente delle bombe.</p>
<p><strong>Intanto, a Gaza, il tempo si è fermato.</strong> Le città sono cumuli di macerie. Gli ospedali, quando non sono stati colpiti, diventano cimiteri improvvisati. I campi profughi si riempiono di storie che non leggeremo mai, perché i protagonisti non hanno più voce. Ogni bambino morto è un futuro cancellato, ogni anziano ammazzato è una memoria perduta. Un popolo intero sta scomparendo, metro dopo metro, casa dopo casa.</p>
<p><strong>Eppure la parola “genocidio” è trattata come un tabù</strong>. Un copyright esclusivo, concesso solo a chi pretende di avere il monopolio della memoria. Come se la tragedia del Novecento fosse un marchio registrato, e chi osa accostare Gaza all’Olocausto commettesse sacrilegio. Ma guardiamo le immagini: fosse comuni, corpi mutilati, famiglie cancellate. Come chiamarlo, se non genocidio?</p>
<p><strong>E mentre Gaza brucia, e i bambini muoiono,</strong> Smotrich — ministro delle Finanze israeliano — si lascia scappare la verità che tutti sospettavano: <em><strong>“La Striscia è un Eldorado immobiliare da spartire con gli Usa”</strong></em><strong>.<br />
</strong>L’Unione europea, costretta a reagire dopo mesi di vergognoso silenzio, annuncia le prime sanzioni: <strong>colpito il 37% del commercio</strong> con lo Stato ebraico, pari a 227 milioni di euro l’anno. Sospeso il sostegno bilaterale, escluse però le armi, quelle no: quelle continuano a fluire, perché <strong>l’ipocrisia è l’unica vera valuta occidentale</strong>.</p>
<p><strong>Intanto oltre un milione di palestinesi</strong> non hanno alcuna possibilità di lasciare Gaza City: prigionieri in una gabbia di cemento e fuoco.<br />
E l’Onu, con parole finalmente nette, dichiara: <em>“Abbiamo le prove del genocidio”</em>. Il punto, però, è che non servivano le prove: bastava guardare.</p>
<p><strong>Un giorno, quando tutto questo sarà finito</strong>, forse qualcuno scriverà: “C’era una volta Gaza”. E i ragazzi del futuro leggeranno quella frase come leggiamo noi l’inizio delle fiabe. Ma sarà una favola nera, la più nera mai scritta: senza principi azzurri, senza fate, senza lieto fine, con orchi e streghe nella forma di nazisti in divisa e bestie a due gambe e due braccia. Solo la follia umana e il razzismo di chi ha deciso che un popolo intero non ha diritto di esistere.</p>
<p>E la domanda che rimarrà, più tagliente di qualsiasi proiettile, sarà sempre la stessa: come abbiamo potuto permettere che accadesse di nuovo?</p>
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		<title>I cecchini del popolo Eletto da Dio (o dal Diavolo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 12:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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<p>Diciannovenni di Gaza disarmati nel mirino, ex cestisti americani arruolati come boia, e l’Occidente che applaude: così la democrazia si misura a colpi di mirino. “Quella è stata la mia&#8230;</p>
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<p><em>“Quella è stata la mia prima eliminazione”</em>. Non è la frase di un sicario del cartello di <strong>Sinaloa</strong>, né l’esultanza scomposta di un gamer con il joypad in mano. È la confessione candida — quasi nostalgica — di <strong>Daniel Raab</strong>, ex cestista universitario dell’Illinois, oggi cecchino dell’IDF, l’esercito “più morale del mondo”, come amano ripetere a Tel Aviv con la stessa convinzione con cui noi ripetiamo che la Serie A è il campionato più bello del mondo.</p>
<p><strong>Raab si rivede </strong>nel filmato come noi ci rivediamo nei replay di Sky Sport: un diciannovenne palestinese cade stecchito mentre tenta di trascinare via il corpo del fratello. Lui commenta: “È difficile per me capire perché l’ho fatto e non mi interessa molto”. Ecco la liturgia della nuova umanità israeliana in divisa: uccidere non per difendersi, ma per stroncare un gesto d’amore fraterno. L’empatia? Una bestemmia che rovinerebbe la festa.</p>
<p><strong>Il <em>Guardian</em> e altri giornali</strong> hanno impiegato cinque mesi tra cartelle cliniche, certificati di morte e testimonianze per ricostruire quello che a Gaza è diventato schema, non eccezione: famiglie cancellate a colpi di mirino, ragazzi falciati come birilli, con cecchini americani, tedeschi, occidentali riciclati in Rambo a ore. Il 22 novembre la famiglia Doghmosh ha contato quattro morti e due feriti. Non un errore, non un colpo impazzito. Una routine da manuale. Target preferito? Maschi tra i 18 e i 40 anni, disarmati, rei di respirare.</p>
<p><strong>In un mondo</strong> appena decente, Raab e soci finirebbero davanti a un <strong>tribunale penale internazionale</strong>. Ma noi viviamo in quello rovesciato: i carnefici sono “difensori della democrazia”, le vittime “danni collaterali”. Chi documenta i crimini — vedi <strong>Francesca Albanese</strong> all’ONU — viene bollato come “antisemita”. Chi osa indignarsi è un “complottista”. Chi resta in silenzio, invece, è promosso a “moderato”.</p>
<p><strong>Non è la prima volta </strong>che la storia si scrive al contrario: i macellai diventano statisti, i resistenti terroristi, i morti colpevoli. È già successo in Algeria con i francesi, in Kenya con gli inglesi, in Vietnam con gli americani. Cambiano i teatri, resta identico il copione: sempre un esercito “civilizzato” che trasforma la carne umana in punteggio.</p>
<p><strong>Il paradosso è</strong> che oggi un cecchino può raccontare la sua “prima eliminazione” come fosse il primo bacio, e noi qui continuiamo a vendere armi a chi pratica il tiro al piccione con esseri umani. E poi ci raccontiamo che no, <strong>Orwell</strong> era solo un romanziere. Raab non si chiede cosa avesse di così prezioso quel cadavere. Noi, invece, dovremmo chiederci cosa ha di così prezioso il nostro silenzio. Perché è proprio quel silenzio che trasforma un ex cestista di Chicago in boia, un esercito in associazione a delinquere, e noi in complici morali.</p>
<p><strong>E così la verità resta lì</strong>, sotto i nostri occhi: l’Occidente predica diritti umani e finanzia chi li sotterra, <strong>s’indigna per l’Iran che impicca e applaude Israele che spara</strong>. Il boia che piange sulla vittima che ha appena sgozzato. E intanto, mentre<strong> i Cecchini di Dio fanno pratica coi diciannovenni disarmati</strong>, noi — Europa, Stati Uniti, spettatori a pagamento — restiamo lì, con il telecomando in mano, a guardare il sangue sullo schermo. Non per fermarlo, ma per non perdere la diretta.</p>
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		<title>A Gaza, il conflitto continua a spegnere non solo vite, ma anche le voci che lo raccontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 18:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Sale a 244 il bilancio dei giornalisti morti nella Striscia. Il drone israeliano ha colpito il tetto del Nasser Hospital durante un collegamento in diretta. L’UE e Reporter Senza Frontiere&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0026-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Sale a 244 il bilancio dei giornalisti morti nella Striscia. Il drone israeliano ha colpito il tetto del Nasser Hospital durante un collegamento in diretta. L’UE e Reporter Senza Frontiere denunciano: &#8220;Inaccettabile, servono indagini e cessate il fuoco&#8221;.</em></p>
<p>GAZA (Palestina), 26 agosto 2025 – Ancora sangue a Gaza. Un attacco israeliano con un drone ha colpito il tetto dell’ospedale Nasser, causando la morte di almeno 15 persone, tra cui quattro giornalisti. Le vittime sono Mariam Abu Daqa, freelance per Associated Press e Independent Arabia; Moaz Abu Taha, giornalista per NBC; Hossam al-Masri, cameraman della Reuters; e Mohammed Salama, fotoreporter per Al Jazeera.</p>
<p>Il bilancio dei giornalisti uccisi nella Striscia sale così a 244 dall’inizio del conflitto del 7 ottobre 2023, rendendo questa una delle guerre più letali per gli operatori dell’informazione negli ultimi decenni, secondo il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ).</p>
<p>Le immagini della diretta televisiva condotta da al-Masri si sono interrotte bruscamente proprio al momento dell’attacco, lasciando intuire l’immediatezza dell’impatto. Secondo fonti locali, un secondo colpo ha colpito l’ospedale mentre soccorritori e altri giornalisti erano accorsi per prestare aiuto, aumentando tragicamente il numero delle vittime.</p>
<p>Non è la prima volta che i giornalisti finiscono direttamente nel mirino. Il CPJ ha documentato diversi casi recenti di attacchi mirati contro operatori dei media, come i giornalisti Anas al Sharif, Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa, tutti legati ad Al Jazeera, e Mohammed Khalidi della piattaforma palestinese Sahat.</p>
<p>Il 70% dei giornalisti uccisi erano in servizio al momento dell’attacco. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che Israele continua a negare l’ingresso alla stampa internazionale nella Striscia, rendendo i reporter locali gli unici testimoni diretti degli eventi.</p>
<p>Le reazioni internazionali</p>
<p>L’Unione Europea ha definito “del tutto inaccettabile” l’uccisione degli ultimi reporter. La Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in un’intervista al Tg2, ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco e di un ritorno al dialogo, auspicando un percorso verso la soluzione dei due Stati.</p>
<p>Reporter Senza Frontiere ha richiesto che i giornalisti palestinesi siano riconosciuti come vittime, e non solo testimoni, nell’indagine aperta presso la Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Un appello che si scontra con una realtà in cui il ciclo della violenza sembra ancora lontano dal concludersi.</p>
<p>Sullo sfondo, il conflitto continua</p>
<p>Intanto, il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito senza prendere in considerazione l’ultima proposta di tregua avanzata da Hamas. Altri 54 palestinesi sono stati uccisi dall’alba in vari raid aerei, tra cui nove civili in fila per ricevere aiuti umanitari.</p>
<p>Il presidente USA Donald Trump ha parlato di una possibile “conclusione positiva e definitiva del conflitto entro due o tre settimane”, senza fornire ulteriori dettagli.</p>
<p>Ma il conflitto, profondamente radicato in decenni di rivendicazioni territoriali nella Striscia e nella regione, continua a mietere vittime. E a Gaza, oggi più che mai, a morire sono anche le voci che raccontano la guerra.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Anas Al-Sharif: “Non dimenticate Gaza”. Ma noi abbiamo già dimenticato tutto, anche il suo assassinio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 15:19:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/96b1337e-d467-4919-ac7c-1339022862be-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Come Raqqa, come Mosul, come Aleppo, come ogni luogo in cui, dopo due giorni di titoli indignati, torniamo a occuparci di cose davvero urgenti, tipo il prossimo reality o il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/12/anas-al-sharif-non-dimenticate-gaza-ma-noi-abbiamo-gia-dimenticato-tutto-anche-il-suo-assassinio/">Anas Al-Sharif: “Non dimenticate Gaza”. Ma noi abbiamo già dimenticato tutto, anche il suo assassinio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">In un Paese normale, i testamenti li scrivono i vecchi notai, con le mani che tremano e il timbro a secco. A Gaza, invece, li scrivono i ventottenni, senza carta bollata, ma con la certezza che ogni ora potrebbe essere l’ultima. Non per malattia, ma per una bomba. Non per un infarto, ma per un drone.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“Questo è il mio testamento. Se queste mie parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce“.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> Così scriveva </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Anas Al-Sharif</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, 28 anni, giornalista di Al Jazeera, mentre sapeva di avere il mirino puntato addosso. Non da un cecchino della mafia, non da un dittatore africano, ma da uno Stato che si definisce </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“l’unica democrazia del Medio Oriente”</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e che in Europa viene trattato come </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">un vicino un po’ nervoso</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ma in fondo per bene.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E infatti l’hanno ucciso. Lui e altri quattro colleghi: </span></span><b><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Moamen Aliwa</span></span></b><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Non in un covo di terroristi. Non mentre preparavano un attentato. No: in una tenda davanti a un ospedale. Perché in questa guerra la colpa non è in quello che fai, ma in quello che racconti.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b>Al-Sharif</b> aveva scritto il suo messaggio a giugno, quando aveva già capito che non sarebbe arrivato a fine anno. Lo aveva pensato come una sorta di atto notarile per il mondo libero, quello che nelle pubblicità della </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>NATO</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> è sempre pronto a difendere la verità. Peccato che poi, quando la verità è scomoda, il mondo libero cambi canale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“Ho profuso tutte le mie energie e le mie forze per essere un sostegno e una voce </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">per il mio popolo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">… Nonostante ciò, non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza falsificazioni o distorsioni. Che Dio sia testimone contro coloro che sono rimasti in silenzio… contro coloro che non hanno fermato il massacro”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il giornalista palestinese usa </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la parola </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>massacro</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Noi, nelle </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">nostre redazioni patinate</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, preferiamo “operazione militare”, “azione di difesa”, “risposta armata”. Perché massacro è una parola che graffia, che disturba l’aperitivo.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“Vi affido la Palestina – prosegue –, il battito cardiaco di ogni persona libera in questo mondo… Vi prego di non essere ridotti al silenzio dalle restrizioni, né a essere paralizzati dai confini. Siate ponti verso la liberazione del Paese e del suo popolo”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">E qui casca l’asino</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> — anzi, il mondo intero. Perché noi siamo già ridotti al silenzio. Non per colpa della censura (che sarebbe pure più dignitosa), ma per pigrizia, per noia, per quella tossica indifferenza che è diventata la religione ufficiale dell’Occidente.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La sua</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ultima preghiera</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> è per la famiglia: </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“Vi affido la mia famiglia, la pupilla dei miei occhi… Vi affido la mia amata madre… Vi affido anche la mia compagna di una vita… Se dovessi morire, morirò saldo nei miei principi. Non dimenticate Gaza”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Non dimenticate Gaza. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ma l’abbiamo già dimenticata</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Dimenticata </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">come <b>Raqqa, come Mosul, come Aleppo</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Come ogni luogo in cui, dopo due giorni di titoli indignati, torniamo a occuparci di cose davvero urgenti, tipo il prossimo reality</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">o il gol annullato alla nostra squadra.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Nel testamento di un ragazzo di 28 anni c’è più dignità di quanta ne contenga un anno intero di discorsi dell’<b>ONU</b>.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> Ma noi, da bravi occidentali, continueremo a fare quello che sappiamo fare meglio: scorrere, cliccare, scrollare. Fino alla prossima strage da archiviare.</span></span></p>
<p class="s10">
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		<title>Gaza alla vigilia dell’occupazione: il piano di Netanyahu e l’ombra di un conflitto senza fine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 11:22:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Il vento che arriva da Gaza non porta frescura, ma polvere, odore di bruciato e un silenzio inquieto, interrotto solo dalle esplosioni lontane. Nei corridoi del potere israeliano, le ultime&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/10/gaza-alla-vigilia-delloccupazione-il-piano-di-netanyahu-e-lombra-di-un-conflitto-senza-fine/">Gaza alla vigilia dell’occupazione: il piano di Netanyahu e l’ombra di un conflitto senza fine</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0251811F-E894-4489-9481-C74D93C382DE-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il vento che arriva da Gaza non porta frescura, ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">polvere, odore di bruciato e un silenzio inquieto</strong>, interrotto solo dalle esplosioni lontane. Nei corridoi del potere israeliano, le ultime ore sono state scandite da discussioni febbrili: il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">gabinetto di guerra</strong> ha analizzato quello che sembra ormai un passaggio inevitabile – <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’occupazione totale della Striscia</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Secondo il primo ministro <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Benjamin Netanyahu</strong>, l’obiettivo è chiaro: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“Sradicare definitivamente Hamas”</strong> e riportare a casa gli ostaggi ancora nelle mani del gruppo armato. Ma a differenza delle prime fasi del conflitto, Netanyahu ha voluto precisare che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non si tratta di un’annessione</strong>. “Non vogliamo tenerla, non vogliamo governarla. Vogliamo consegnarla a forze arabe che possano garantire sicurezza e dignità alla popolazione”, ha dichiarato in un’intervista a <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Fox News</em>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Queste parole, calibrate anche per rassicurare Washington e gli alleati occidentali, nascondono però un nodo difficile da sciogliere: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">quali forze arabe saranno disposte a prendersi in carico Gaza dopo un’operazione militare così invasiva?</strong> La memoria recente è piena di tentativi falliti di passaggio di potere in territori martoriati: dall’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Iraq post-Saddam</strong>, dove il vuoto istituzionale alimentò una nuova ondata di estremismo, al <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Libano del Sud</strong>, dove l’uscita di Israele aprì la strada all’ascesa di Hezbollah.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La vita sotto assedio</strong><br />
Nonostante <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">oltre l’80% della Striscia</strong>sia già sotto controllo militare israeliano, Gaza resta <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">un labirinto di dolore</strong>. Le immagini satellitari mostrano quartieri trasformati in deserti di macerie, intere vie scomparse, infrastrutture distrutte fino alle fondamenta. Negli ospedali, medici esausti lavorano in condizioni estreme: manca tutto, dagli antibiotici ai guanti sterili. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’acqua potabile</strong> è un lusso per pochi, mentre <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’elettricità</strong> è razionata al punto che intere famiglie vivono al buio per giorni. Le scuole funzionano come rifugi di emergenza, ma spesso diventano bersagli involontari.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La vita quotidiana si è adattata al ritmo dell’assedio: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il rumore dei droni è diventato parte del paesaggio sonoro</strong>, le madri cucinano pasti minimi con fornelli improvvisati, e i bambini giocano tra i detriti come se fosse normale. Ma niente è normale: ogni notte, un’evacuazione, un’esplosione, un nuovo elenco di nomi da piangere.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’offensiva imminente</strong><br />
Secondo fonti militari, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la fase finale dell’operazione richiederà ancora due settimane di preparativi</strong>. L’esercito parla di “neutralizzazione completa delle infrastrutture militari di Hamas” e di “creazione di un corridoio di sicurezza permanente” lungo il confine. Molti analisti avvertono però che un’occupazione totale, anche temporanea, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">potrebbe innescare una guerriglia urbana difficile da controllare</strong>, con costi umani altissimi. L’aspetto psicologico è già evidente: Gaza vive in una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">calma sospesa</strong>, un silenzio carico di attesa, come se tutti sapessero che il momento peggiore deve ancora arrivare. Nei mercati, la gente compra quello che può non per la settimana, ma per le prossime ore; nessuno sa se domani sarà ancora possibile uscire di casa.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La questione politica</strong><br />
La proposta di Netanyahu di consegnare Gaza a “forze arabe” è un segnale politico, ma anche un’incognita. Alcuni ipotizzano un ruolo per <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Egitto, Giordania o Emirati Arabi Uniti</strong>, ma le condizioni sarebbero complesse: servirebbero garanzie di sicurezza, un piano di ricostruzione colossale e soprattutto un impegno internazionale credibile per evitare il ritorno di milizie armate. Gli storici ricordano che Gaza è stata <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">contesa e amministrata da diversi attori</strong> negli ultimi decenni: dal 1948 al 1967 sotto amministrazione egiziana, poi sotto occupazione israeliana fino al 2005, e infine, dal 2007, sotto il controllo di Hamas. Questa sequenza dimostra che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ogni cambiamento di controllo senza una soluzione politica solida è destinato a creare nuove fratture</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il prezzo umano</strong><br />
Le statistiche ufficiali parlano di migliaia di morti e decine di migliaia di feriti. Ma dietro i numeri ci sono storie concrete: la maestra che ha perso la scuola e ora insegna sotto un telo di plastica; il pescatore che non può più avvicinarsi al mare; il bambino che disegna carri armati invece di alberi. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il conflitto ha cambiato il vocabolario emotivo della popolazione</strong>: sicurezza significa sopravvivere un altro giorno, speranza significa ricevere un messaggio da un parente vivo.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Possibili scenari futuri</strong><br />
Lo scenario ottimistico prevede un accordo mediato da USA, Egitto e monarchie del Golfo che permetta a un’amministrazione araba di prendere il controllo di Gaza, con un programma immediato di ricostruzione finanziato dalla comunità internazionale. Israele manterrebbe un cordone di sicurezza ma ritirerebbe le truppe entro pochi mesi. La smilitarizzazione di Hamas e la riapertura controllata dei valichi porterebbero a una lenta normalizzazione.<br />
Lo scenario intermedio vedrebbe Israele occupare Gaza per diversi mesi, cercando di stabilire le condizioni per il passaggio di potere. Le forze arabe accetterebbero di entrare solo parzialmente, in zone limitate, mentre sacche di resistenza continuerebbero a operare. La ricostruzione sarebbe lenta e il clima di sfiducia resterebbe alto, con periodiche esplosioni di violenza.<br />
Lo scenario pessimistico, il più temuto, comporterebbe un’occupazione prolungata, guerriglia urbana costante, nessuna forza araba disposta a subentrare e una crisi umanitaria aggravata, con il rischio di un nuovo conflitto regionale e di una radicalizzazione diffusa tra le nuove generazioni.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Come ammonì <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Lev Tolstoj</strong>:<br />
<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">«Non c’è grandezza là dove non vi sono semplicità, bontà e verità.»</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Quello che accade oggi a Gaza non è un semplice episodio della storia mediorientale: è il punto in cui la sicurezza dichiarata incontra la disperazione reale. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’idea di occupare senza governare è un’illusione pericolosa</strong>: la presenza militare, anche se temporanea, cambia l’equilibrio politico, alimenta rancore e crea le condizioni per nuovi conflitti. Se Israele vuole davvero restituire Gaza a un’amministrazione araba stabile, il momento per un’azione diplomatica concreta è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">adesso</strong>, non dopo che il tessuto urbano e sociale sarà ridotto in polvere. Ogni giorno che passa aumenta il rischio che la prossima generazione cresca conoscendo solo la lingua della violenza. E quando la guerra diventa la lingua madre, la pace non è più un progetto: è un ricordo lontano.</p>
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		<title>Gaza… scusate il ritardo: l’Occidente, un anno e mezzo di morti dopo, finge di svegliarsi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/10/gaza-scusate-il-ritardo-loccidente-un-anno-e-mezzo-di-morti-dopo-finge-di-svegliarsi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=gaza-scusate-il-ritardo-loccidente-un-anno-e-mezzo-di-morti-dopo-finge-di-svegliarsi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 11:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Hanno letto i rapporti ONU, la Croce Rossa, le ONG. Hanno visto tutto, ma “denunciano” adesso. Per finta di Massimo Reina per Giornalisti Senza Frontiere Un anno e mezzo di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/10/gaza-scusate-il-ritardo-loccidente-un-anno-e-mezzo-di-morti-dopo-finge-di-svegliarsi/">Gaza… scusate il ritardo: l’Occidente, un anno e mezzo di morti dopo, finge di svegliarsi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9824-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Hanno letto i rapporti ONU, la Croce Rossa, le ONG. Hanno visto tutto, ma “denunciano” adesso. Per finta</em></p>
<p>di <em>Massimo Reina </em>per Giornalisti Senza Frontiere</p>
<p>Un anno e mezzo di stragi, 61mila morti, ospedali rasi al suolo, bambini sepolti sotto le macerie, fame indotta come arma di guerra. E solo adesso Australia, Germania, Francia, Italia, Nuova Zelanda e Regno Unito <strong>“scoprono” che Gaza esiste</strong> e che sotto le bombe israeliane ci sono esseri umani. Non dei pixel in un videogioco, non sagome indistinte da bombardare a distanza: persone vere. E lo dicono pure con aria indignata, come se fossero appena scesi da Marte e non avessero passato <strong>18 mesi a fare finta di niente</strong>.<br />
Adesso “respingeranno fermamente” (AHAHAHAH) il piano israeliano di occupare <strong>Gaza City</strong>, perché “viola il diritto internazionale” e “mette in pericolo i civili”. Che tenerezza. È come se un piromane, dopo un anno e mezzo a vendere benzina e accendini, all’improvviso si scandalizzasse perché la casa è in fiamme. E qui sta la tripla, schifosa ipocrisia. <strong>Lo sapevano dall’inizio</strong>: ogni bomba, ogni bambino morto, ogni ospedale sbriciolato è passato nei loro briefing quotidiani. Hanno letto i rapporti ONU, la Croce Rossa, le ONG. Hanno visto tutto.<br />
<strong>Hanno difeso Israele in tutte le sedi</strong>, votando contro risoluzioni ONU, giustificando ogni raid con il mantra “diritto a difendersi”. <strong>Continuano a fornire armi, tecnologia e intelligence</strong>. Quelle stesse armi con cui domani Israele potrà fare esattamente ciò che oggi loro fingono di condannare. Nel frattempo, <strong>Netanyahu</strong> ha appena avuto il via libera dal suo gabinetto di sicurezza per l’occupazione totale di Gaza City, con tanto di piano per deportare un milione di persone in campi controllati. Ma tranquilli: l’Occidente chiede il “cessate il fuoco immediato e permanente”. Come dire a un killer col coltello in mano: “Mi raccomando, non ammazzare più nessuno… quando hai finito”.<br />
E così si recita il solito rosario della “soluzione a due Stati” (ormai fantasma politico buono solo per lavarsi la coscienza), della “smilitarizzazione di Hamas” (che serve a giustificare la distruzione di tutto il resto), e della “necessità di aiuti umanitari” (che loro stessi bloccano approvando gli embarghi). La verità è che in questa storia <strong>non ci sono solo i carnefici e le vittime</strong>. Ci sono anche i complici. Quelli che si indignano a telecamere accese e firmano contratti di forniture militari a telecamere spente. Quelli che oggi piangono lacrime di coccodrillo e domani riforniranno il coccodrillo di nuove munizioni.<br />
La storia, questa volta, sarà spietata: <strong>non ricorderà solo chi ha premuto il grilletto</strong>. Ricorderà — e maledirà — anche chi ha caricato l’arma, chi ha girato la testa e chi ha applaudito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Media occidentali, censura e fake news: la migliore arma letale di Israele e dei suoi alleati</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/30/media-occidentali-censura-e-fake-news-la-migliore-arma-letale-di-israele-e-dei-suoi-alleati/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=media-occidentali-censura-e-fake-news-la-migliore-arma-letale-di-israele-e-dei-suoi-alleati</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 14:06:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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<p>C’è un silenzio che fa più rumore delle bombe. È quello dei media occidentali, accorsi a puntare l’indice verso Hamas il 7 ottobre 2023, ma improvvisamente ciechi, sordi e afoni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FB7261E2-E2E4-4965-899F-E79AF2141BD9-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p>C’è un silenzio che fa più rumore delle bombe. È quello dei media occidentali, accorsi a puntare l’indice verso Hamas il 7 ottobre 2023, ma improvvisamente <strong>ciechi, sordi e afoni</strong> quando i bombardamenti israeliani <strong>radono al suolo ospedali, scuole, convogli umanitari</strong>. Un silenzio costruito, selettivo, chirurgico quanto gli F-16 che sorvolano Gaza.</p>
<p><strong>La  censura algoritmica</strong></p>
<p><strong>CNN</strong>, <strong>BBC</strong>, <strong>Sky News</strong>, <strong>Le Monde</strong>, <strong>New York Times</strong>, <strong>Reuters</strong>, <strong>Politico</strong>: tutti, nei giorni successivi all’attacco, rilanciano la narrazione ufficiale del governo Netanyahu. Nessuna verifica indipendente, <strong>nessun fact-checking</strong>sulle cifre gonfiate, nessun dubbio sulle cause. Quando <strong>Al-Ahli Hospital</strong> viene colpito, il titolo della BBC è: <em>“Un’esplosione in un ospedale di Gaza: le accuse si rincorrono”</em>.<br />
Quando un convoglio ONU viene centrato da un missile israeliano, il New York Times titola: <em>“Circostanze ancora da chiarire”</em>. Quando si scoprono fosse comuni negli ospedali evacuati con la forza dall’IDF, nessuna breaking news. Solo trafiletti. Spesso nascosti. È l’<strong>etica selettiva dell’informazione embedded</strong>, che da anni accompagna le guerre “giuste”: quelle combattute da Israele, dalla NATO, dagli alleati “democratici”.</p>
<p>Guerre che, per definizione, <strong>non possono essere crimini</strong>. E dunque non si raccontano. O si raccontano solo a metà. E’ così da anni, è peggiorato dal 23 ottobre 2023, quando Israele inizia anche<strong> l’invasione da terra</strong> del resto della Palestina che non ha ancora occupato, e quindi della Striscia di Gaza.</p>
<p><strong>I giornalisti che osano</strong></p>
<p>Chi prova a uscire dal coro viene marginalizzato. <strong>Max Blumenthal</strong>, di <em>The Grayzone</em>, viene accusato di antisemitismo. <strong>Jonathan Cook</strong>, ex <em>Guardian</em>, è ormai fuori dai circuiti ufficiali. <strong>Robert Fisk</strong> (scomparso nel 2020), che avrebbe gridato allo scandalo, oggi non avrebbe trovato spazio su nessuna testata.</p>
<p><strong>I freelance sul campo come chi scrive</strong> e i suoi colleghi? Criminalizzati, ingorati derisi. I giornalisti palestinesi uccisi? Non fanno notizia. Ma se inciampa su una margherita un’inviata di <strong>Fox News</strong> in Ucraina, parte il lutto nazionale e la crticia alla Russia, con <strong>accuse di putinismo alla margherita</strong> stessa. Poi ci sono <strong>i nuovi censori</strong>: Meta, X (Twitter), Google. Ogni post che accenna a crimini di guerra israeliani rischia la rimozione o la limitazione della visibilità. I contenuti palestinesi sono etichettati come “sensibili”, “non verificati”, “controversi”. Gli algoritmi puniscono le immagini troppo vere, troppo dolorose.<br />
Persino<strong> i bambini morti vengono oscurati</strong> per “non urtare la sensibilità del pubblico”. Tranne i bambini israeliani <strong>usati come simboli</strong> del dolore nazionale, quelli campeggiano ovunque. Anche quando sono vivi e vegeti ma la propaganda li fa “morire” in modi atroci. Il dolore, come la notizia, ha una bandiera.</p>
<p><strong>Il gioco delle etichette</strong><br />
L’arma più efficace dei media, oggi, non è l’informazione. È <strong>l’etichetta</strong>. Chi parla di genocidio è “filo-Hamas”. Chi difende i civili palestinesi è “antisemita”. Chi chiede il cessate il fuoco è “equidistante”. E chi dubita del Mossad è “complottista”. La funzione dei media non è più quella di informare, ma di filtrare, incasellare, <strong>disinnescare ogni verità che scotta</strong>.</p>
<p>Insomma, il 7 ottobre ha segnato l’inizio di una guerra. Ma non solo a Gaza. Anche nei media, nella coscienza, nella verità. Il Mossad ha chiuso gli occhi. I media li hanno riaperti solo dove conveniva. E così, mentre le bombe cadono e gli ostaggi restano, l’unico vero prigioniero è il pubblico occidentale. <strong>Tenuto all’oscuro con metodo</strong>, distratto con indignazioni a comando, nutrito di propaganda e anestetizzato dal rumore. Perché la guerra non si vince solo con i missili. <strong>Si vince raccontandola nel modo giusto.</strong></p>
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		<title>Il Ghetto mediatico</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/28/il-ghetto-mediatico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-ghetto-mediatico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 08:03:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="334" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9645.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9645.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9645-300x148.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9645-585x288.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>&#160; Sono un italiano di 61 anni e sono ebreo. Fino ad oggi ho trascorso una vita apparentemente tranquilla nella mia nazione, dal punto di vista della mia appartenenza religiosa.&#8230;</p>
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<p>Sono un italiano di 61 anni e sono ebreo. Fino ad oggi ho trascorso una vita apparentemente<br />
tranquilla nella mia nazione, dal punto di vista della mia appartenenza religiosa. I miei genitori<br />
dicevano che sono nato in un’epoca senza guerre e senza razzismo, perché loro si erano dovuti<br />
sacrificare, ovviamente non per loro scelta. La Shoah ha portato via 41 parenti diretti dalle<br />
famiglie dei miei ascendenti. Verso i miei 18 anni, ho avuto un paio di episodi di antisemitismo<br />
“scolastico”, ma non mi ha recato danni o turbamenti d’animo.<br />
Il 7 ottobre 2023 ha invece riaperto le vecchie ferite nascoste, non soltanto in gran parte della<br />
società italiana, asfaltando effettivamente antichi percorsi razzisti, che si credevano seppelliti<br />
sotto le polveri di leggi razziali, guerre, deportazioni, ghetti, soprusi e quanto altro di più<br />
macabro l’uomo sia riuscito a creare per distinguersi in più razze, sebbene io di persone con la<br />
coda, non ne abbia mai vista una.<br />
Scrissi un articolo pubblicato il girono dopo, intitolato “oggi terroristi, domani povere vittime” e<br />
purtroppo ho avuto ragione. E’ come si trattasse di un sortilegio, ma da tempo immemore,<br />
l’autoinventatosi popolo palestinese appare agli occhi del mondo come l’unico che soffra e<br />
soprattutto l’unico innocente.<br />
Non intendo replicare ennesimamente il motivo per il quale lo nomino “autoinventatosi”:<br />
basterebbe leggere sul web una pagine seria di storia, o ancor di più aprire un sano libro<br />
cartaceo, per rendersi conto di cosa significhi la terra di Palestina e soprattutto capire che se<br />
gli arabi non hanno voluto affiancare un loro stato a quello Ebraico (che poi non lo è per<br />
interezza), è solamente per non dover riconoscere Israele, ma aggredirlo da subito per la sua<br />
eliminazione, anzi per rinovare quell’estinzione del popolo ebraico che il Gran Mufti di<br />
Gerusalemme, ordinava – grazie a D. senza esserci riuscito completamente &#8211; dal suo ufficio di<br />
Berlino.<br />
Dopo gli attentati dettati da Yasser Arafat (nipote di quel Gran Mufti), vari gruppi terroristici<br />
hanno tentato di nuocere a chiunque fosse ebreo in diverse località del mondo intero. Invito per<br />
questo a leggere altre verità storiche per ora non ancora falsificate da varie politiche non<br />
soltanto europee.<br />
Mi pento di aver creduto in una sinistra che recava con se’ &#8211; si diceva – cultura. Oggi non è<br />
sinistra, non porta che una malsana nuova forma inculturata, si manifesta con atteggiamenti<br />
nazicomunisti: ossia vengono condotti da chi è riuscito a carpire il peggio di una e dell’altra<br />
parte politica. Penso spesso ad una nuova classe pseudo politica che, come già avvenuto<br />
durante gli anni dell’OLP e delle Brigate rosse che con loro si addestravano, sia scesa a</p>
<p>compromessi “caravan petrol” che passarono allora agevolmente, dal discorso politico a<br />
quello economico.<br />
Oggi mi vedo costretto a dire grazie a chi sta con la verità di questi anni e non mi importa che<br />
vengano accusati di essere nipoti di gerarchi fascisti: meglio che nazicomunisti! Questo non mi<br />
renderà mai fascista, ma certo mi salverà psicologicamente dal dover seguire una forma<br />
barbarica di oppressione. Da quando Israele si è mosso nella sua giusta azione di polizia, a<br />
caccia di quei terroristi che si sono macchiati di atrocità tanto orripilanti, che Mastro Titta e<br />
migliaia di boia, crociati, guerrieri del mondo medioevale ed infinite altre figure, si sarebbero<br />
accorti di sapere poco.<br />
Magari le televisioni trasmettessero tutte assieme ed in prima visione serale, i “bei” filmati che<br />
gli uomini di Hamas hanno girato e trasmesso in diretta con dedica alle loro mamme. Magari si<br />
mostrassero le donne ed i loro bambini che da Gaza sono poi accorsi a godere del lavoro dei<br />
loro papà, mariti, fratelli.<br />
Se non si fosse trattato di un’azione di polizia, ma fosse stata una vera guerra, ci sarebbero<br />
voluti anzitutto due stati ed in quel caso Israele non avrebbe dovuto avvertire le popolazioni<br />
indigene di Gaza, del prossimo bombardamento per colpire le rampe di lancio che già da oltre<br />
una decina di anni, tempestavano le terre e le città inermi di Israele e della sua popolazione<br />
innocente.<br />
Invece, grazie ai media mondiali che si rifanno all’unica emittente presente in loco, ossia il<br />
Ministero della salute di Hamas, tutti credono di sapere e diffondono che a Gaza muoiono<br />
quotidianamente donne e bambini e vengono attaccati solo scuole ed ospedali: a Gaza non vi<br />
sono uomini, alcun terrorista, soprattutto non è rimasto neanche un ostaggio del 7 ottobre. Non<br />
vi sono neanche i corpi dei bambini o degli anziani rapiti. Gli abitanti vivono da sempre solo in<br />
ospedali e scuole, oppure nei centri ONU o delle organizzazioni propal.<br />
Una città a misura di uomo “palestinese” direi. Sono stati riaperti lussuosi bar sulla spiaggia,<br />
mentre a loro dire, i bambini muoiono di fame. Gazawood vincerà senz’altro degli oscar.<br />
Cosa avverrà dopo la destituzione di Netanyahu? Nulla! perché non importa chi andrà a reggere<br />
il peso del governo israeliano. La situazione è chiara: vige l’antisemitismo come legge<br />
dell’informazione internazionale, dettata da certa parte politica ed oramai incancrenitasi.<br />
Lunedì sera (21 luglio), il TG2 ha parlato della telefonata tra Abu Mazen ed il Papa – che mi piace<br />
perché parla si di Gaza ma non ha mai nominato “Palestina”o “palestinesi”, segno che la storia<br />
la conosce molto bene – dicendo che Leone XIV aveva parlato con il Presidente dello Stato di<br />
Palestina. Mi chiedo quale dovrebbe essere lo stato che Macron vuole riconoscere come ha già<br />
fatto la Spagna: Gaza, la Cisgiordania o tutto il territorio dal Giordano al Mediterraneo?<br />
Verranno creati due stati palestinesi, visto che da sempre Israele sta fra l’Egitto e la Giordania<br />
&#8211; gli stati che fino alla guerra dei 6 giorni occupavano Gaza e West Bank -?</p>
<p>Mi dispiace per il bambino originario di Gaza che è in cura in Italia per la sua fibrosi cistica e mi<br />
dispiace per ogni bambino del mondo&#8230; già il mondo con i suoi 56 conflitti attivi, che<br />
coinvolgono oltre 92 paesi e causando gravi crisi umanitarie e migrazioni forzate. Sempre che<br />
Thailandia e Cambogia facciano presto la pace. Non mi dispiace invece per il Fatto Quotidiano<br />
e tantomeno per il Presidente Conte, che hanno approfittato della foto di questo bimbo per<br />
accusare Israele, ancora una volta unicamente per rafforzare il proprio antisemitismo.<br />
A Gaza si è inventato un paese dove non sono morti uomini ma solo donne e bambini.<br />
L’associazione israelo-americana fornisce cibo per sparare sulle persone (che non sembrano<br />
morire di fame), Gesù Cristo era anch’esso palestinese. Se Israele lancia – come ha fatto oggi –<br />
dei viveri su dei siti ben precisi dove non arrivano prima i terroristi, i media parlano di svariati<br />
morti uccisi dalle bombe, ovviamente israeliane.<br />
Noi poveri vecchi giornalisti ebrei, viviamo segregati in un nuovo ghetto mediatico, nel quale<br />
non riusciamo a districarci per proporre le famose “5W” alla base del giornalismo. Finiremo<br />
ancora una volta a scriverci ed a rileggerci solo fra noi, senza riuscire a redimere neanche un<br />
antisemita ossessivo compulsivo, perché resta convinto oramai di essere dalla parte della<br />
ragione.<br />
Lo sosteneva il ministro della propaganda del terzo Reich, Josep Goebbels, che “ripetere una<br />
bugia cento, mille, un milione di volte, la farà diventare una realtà”. Molto viene<br />
quotidianamente inventato a Gaza: anche la Palestina.</p>
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