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	<title>giornata della memoria Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Giornata della Memoria: per non dimenticare e andare oltre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/Untitled-design-6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/Untitled-design-6.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/Untitled-design-6-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>I campi di concentramento, i fili spinati, i forni, le foibe sono l&#8217;indimenticabile nelle storie delle civiltà. Dopo il tragico c&#8217;è sempre una antropologia che deve permetterci di riflettere sul&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I campi di concentramento, i fili spinati, i forni, le foibe sono l&#8217;indimenticabile nelle storie delle civiltà.</em><br />
<em>Dopo il tragico c&#8217;è sempre una antropologia che deve permetterci di riflettere sul passato.E’ nel concetto del ricordo-memoria che le società e le culture possono ricrearsi in una visione di pace tra le Genti. Un insegnamento paolino, tra pietà e umanità, che è una esortazione certamente ma è anche una volontà d&#8217;amore tra gli uomini.</em></p>
<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Giornata della Memoria. Ovvero il non dimenticare. Il tragico che diventa indissolubile pensiero tra i popoli, le civiltà, le religioni, le etnie. Oggi non può essere considerato soltanto il dramma di un popolo e l&#8217;invito a ricordarlo. Attenzione! Il Giorno della Memoria come quello del Ricordo non si celebrano.<br />
La morte non si celebra. Non si dimentica. Perché è la vita che si celebra. È anche una questione profondamente religiosa. I campi di concentramento, i fili spinati, i forni, le rocce scavate in foibe sono l&#8217;indimenticabile nelle storie delle civiltà.<br />
Dopo il tragico c&#8217;è sempre una antropologia che deve permetterci non al passato ma a ciò che è stato dopo e a ciò che sarà. Il mondo ebraico non è il percorso di un popolo ma una civiltà che ha cercato di superare la propria erranza biblica sino al tempi moderni e a quello sciagurato 1938.<br />
La storia moderna credo che cominci da questa data disperante e dall&#8217;unione tra Fascismo e Nazismo che hanno legato Nazioni inconsapevoli verso il disastro non solo di un popolo ma dell&#8217;Europa. L&#8217;ebreo errante è e resta, con i recenti conflitti e scontri Israele-Palestina, un popolo errante. È come se ritornasse quel biblico senso di quella dolorante antica sofferenza.<br />
Ebbe a dire l&#8217;ebreo Franz Kafka: &#8220;Nei paesi in cui abbiamo vissuto per secoli, siamo ancora tacciati come estranei; e spesso da coloro i cui antenati non erano ancora domiciliati nella terra dove gli ebrei avevano già fatto esperienza di sofferenze&#8221;.<br />
Una storia che ha narrato vicende di famiglie, di uomini, donne, bambini in un tempo che ha lasciato macerie e cenere. Storie che si vivono anche nella letteratura. Come nel romanzo dell&#8217;ebreo Giorgio Bassani in &#8220;Il giardino dei Finzi-Contini&#8221;. Straziante. Lacerante. In un&#8217;epoca che si pensava finita.<br />
Nel romanzo di Bassani un semplice dialogo gronda dolore: &#8220;Micol: Dove ci porteranno?<br />
Padre di Giorgio: E chi lo sa. Preghiamo Dio che ci lascino insieme almeno noi&#8221;.<br />
Stare insieme. Morire insieme nell&#8217;ora più tragica della storia. Un infinito che pensavamo che potesse finire. Ma la storia lascia il suo passato e si riedifica nel presente con ciò che stiamo vivendo nell&#8217;attuale temperie.<br />
Il presente deve poterci far riflettere sul passato, su ciò che usiamo chiamare memoria. Proprio lungo questa drammatica esperienza e angosciante testimonianza il ricordare è fondamentale perché dentro questo concetto del ricordo-memoria che le società e le culture possono ricrearsi in una visione fortemente spirituale.<br />
Anna Frank diceva: &#8220;A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio&#8221;.<br />
A questa giustizia e a questa verità di Dio dobbiamo dedicare una profonda meditazione per allontanare le morti e le cattiverie e &#8220;imporre&#8221; non una cosiddetta kantiana &#8220;pace perpetua&#8221; ma semplicemente una pace tra le Genti. Un insegnamento paolino,  tra pietà e umanità, che è una esortazione certamente ma è anche una volontà d&#8217;amore tra gli uomini.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-102386" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Bruni.png" alt="" width="194" height="202" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>&#8220;&#8221;Mai più&#8221; è ora&#8221;, dichiara la Presidente von der Leyen alla vigilia della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/mai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 20:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula Von Der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="828" height="469" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137.jpeg 828w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137-300x170.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137-768x435.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137-585x331.jpeg 585w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p>
<p>Il 27 gennaio ricorreranno la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto e il 79º anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Alla vigilia della Giornata internazionale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/mai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto/">&#8220;&#8221;Mai più&#8221; è ora&#8221;, dichiara la Presidente von der Leyen alla vigilia della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="828" height="469" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137.jpeg 828w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137-300x170.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137-768x435.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/512C75D7-5929-4588-A4D5-7595126E2137-585x331.jpeg 585w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p><p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il 27 gennaio ricorreranno la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto e il 79º anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Alla vigilia della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto, la Presidente <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">von der Leyen</strong> ha dichiarato:</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;</span></em><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">A seguito degli esecrabili attentati terroristici di Hamas contro Israele del <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">7 ottobre 2023</strong>, la commemorazione dell&#8217;Olocausto ha assunto un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">nuovo significato</strong>. Gli ebrei europei <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">vivono nuovamente nell&#8217;angoscia</strong>: nessun genitore dovrebbe avere paura di mandare i propri figli a scuola. Gli ebrei sono vittime di bullismo, vessazioni e aggressioni in strada, a scuola e all&#8217;università. Alcune sinagoghe sono state bersaglio di atti vandalici. Cimiteri ebraici sono stati profanati.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">L&#8217;<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">impennata senza precedenti di atti antisemiti</strong> cui abbiamo assistito in tutta Europa ci ricorda il momento più buio della nostra storia. La differenza, tuttavia, è che oggi siamo tutti schierati al fianco delle comunità ebraiche. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Non c&#8217;è spazio per l&#8217;odio antisemita</strong>, soprattutto qui in Europa, e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">nulla giustifica l&#8217;antisemitismo</strong>.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Tre generazioni dopo la Shoah dobbiamo garantire che la vita degli ebrei continui a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">realizzarsi pubblicamente</strong>. Non possiamo accettare che gli ebrei nascondano la propria identità. Il sostegno alla vita ebraica è al centro della strategia dell&#8217;UE sulla lotta contro l&#8217;antisemitismo. Nel celebrare quest&#8217;anno il 79º anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau ricordiamo i 6 milioni di donne, uomini e bambini ebrei e tutte le altre vittime, tra cui centinaia di migliaia di rom, assassinati durante l&#8217;Olocausto.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Con la scomparsa degli ultimi sopravvissuti all&#8217;Olocausto, dobbiamo trovare nuove forme di commemorazione e attuare nuovi metodi di insegnamento, utilizzando le ultime tracce del passato. A tal fine stiamo costituendo una </span></em><strong><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;</span></em></strong><strong><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">rete di luoghi in cui si è consumato l&#8217;Olocausto</span></em></strong><strong><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;</span></em></strong><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, un&#8217;azione faro della strategia dell&#8217;UE sulla lotta contro l&#8217;antisemitismo. I <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">luoghi della memoria</strong> devono essere custoditi e servire a fini educativi e commemorativi.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Dobbiamo ricordare come tutto ha avuto inizio: l&#8217;antisemitismo e l&#8217;odio hanno condotto alla Shoah. È nostro dovere, come europei, costruire un&#8217;Unione europea libera dall&#8217;antisemitismo e da qualsiasi forma di razzismo e discriminazione. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Se l&#8217;Europa abbandona gli ebrei avrà abbandonato tutti noi. &#8220;&#8221;Mai più&#8221; è ora!&#8221;</strong></span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Contesto</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il 5 ottobre 2021 la Commissione europea ha presentato la primissima <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_4990" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_4990&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw3IdSCq65RkE0aIyqakJBz7" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">strategia sulla lotta contro l&#8217;antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica</a>, con cui mira ad appoggiare i paesi dell&#8217;UE e la società civile nel contrasto all&#8217;antisemitismo e nel sostegno alla vita ebraica. La commemorazione dell&#8217;Olocausto è un pilastro essenziale delle iniziative volte a garantire che nessuno di noi cancelli mai la storia dalla propria memoria.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il 6 novembre 2023 la Commissione europea ha presentato una comunicazione intitolata <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52023JC0051&amp;qid=1706200763780" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri%3DCELEX:52023JC0051%26qid%3D1706200763780&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw2-paoUDhCmpvTGGb00UQdE" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">“Nessuno spazio per l&#8217;odio in un&#8217;Europa che, unita, lo ripudia”</a>, che mira a rafforzare la protezione degli spazi pubblici, in particolare i luoghi di culto ebraici, e la lotta contro l&#8217;odio online. La coordinatrice della Commissione europea per la lotta contro l&#8217;antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica sarà elevata al rango di inviata, con un mandato specifico per approfondire il coordinamento, anche attraverso progetti specifici finanziati dall&#8217;UE, e per massimizzare il potenziale delle politiche dell&#8217;UE in materia di lotta contro l&#8217;odio online e offline.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM%3Al33178" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri%3DLEGISSUM%253Al33178&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw36aoW-93-NLVBVIGLsnzMv" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia</a> del 2008 garantisce che talune gravi manifestazioni di razzismo e xenofobia, tra cui l&#8217;apologia pubblica, la negazione o la minimizzazione dell&#8217;Olocausto, siano passibili di sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive. La Commissione sta inoltre adottando importanti misure per porre fine alla diffusione della disinformazione sull&#8217;Olocausto online e offline.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e contrastare la rappresentazione distorta dell&#8217;Olocausto, la Commissione ha avviato a livello mondiale, insieme all&#8217;Alleanza internazionale per la memoria dell&#8217;Olocausto (IHRA), all&#8217;UNESCO, all&#8217;OSCE, al Consiglio d&#8217;Europa e alle Nazioni Unite, la campagna <a href="https://www.againstholocaustdistortion.org/#facts-slider" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.againstholocaustdistortion.org/%23facts-slider&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw3AsgBqrzjUySURP2bAfYMZ" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">#ProtectTheFacts</a>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Nel 2005, con la <a href="https://www.un.org/press/en/2005/ga10413.doc.htm" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.un.org/press/en/2005/ga10413.doc.htm&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw3CF2npFxBzz-m0P7eUVctr" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">risoluzione</a> 60/7 <a href="https://www.un.org/press/en/2005/ga10413.doc.htm" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.un.org/press/en/2005/ga10413.doc.htm&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw3CF2npFxBzz-m0P7eUVctr" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">sulla memoria dell&#8217;Olocausto</a>, l&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 27 gennaio giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto, in ricordo di quel 27 gennaio 1945 in cui le forze alleate liberarono il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau. La risoluzione esorta ogni paese membro delle Nazioni Unite a onorare la memoria delle vittime dell&#8217;Olocausto e a incoraggiare lo sviluppo di programmi educativi sulla storia dell&#8217;Olocausto, al fine di prevenire futuri atti di genocidio. Chiede inoltre di preservare attivamente i siti in cui l&#8217;Olocausto si è consumato: campi nazisti di sterminio, di concentramento e di lavoro forzato e prigioni naziste.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La Commissione europea e gli Stati membri dell&#8217;UE si sono impegnati a combattere l&#8217;antiziganismo nell&#8217;ambito del <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52020DC0620&amp;qid=1674641164567" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri%3DCELEX%253A52020DC0620%26qid%3D1674641164567&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw00vJ2X6JQ0nqwO17GFJQnA" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">quadro strategico dell&#8217;UE per i Rom</a> e della <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=OJ:JOC_2021_093_R_0001&amp;qid=1616142185824" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri%3DOJ:JOC_2021_093_R_0001%26qid%3D1616142185824&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw2yP21s9S67aD2Sz9zV3fmf" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">raccomandazione del Consiglio sui Rom</a>. Il 9 gennaio 2023 è stata adottata la prima <a href="https://commission.europa.eu/publications/assessment-report-member-states-national-roma-strategic-frameworks-full-package_en" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://commission.europa.eu/publications/assessment-report-member-states-national-roma-strategic-frameworks-full-package_en&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw2ONJns9qUczy3OhRfuA9Ag" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">relazione di valutazione dei quadri strategici nazionali degli Stati membri per i Rom</a>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Nel 2024, nell&#8217;ambito del programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori (CERV), la Commissione europea erogherà oltre 14 milioni di € di finanziamenti UE a sostegno di progetti sulla memoria europea, privilegiando in particolare quelli volti a consolidare la memoria, ad ampliare l&#8217;istruzione e la ricerca sull&#8217;Olocausto o a combattere le sue rappresentazioni distorte e il negazionismo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Per maggiori informazioni</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/combatting-discrimination/racism-and-xenophobia/combating-antisemitism_en?prefLang=it" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/combatting-discrimination/racism-and-xenophobia/combating-antisemitism_en?prefLang%3Dit&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw0SDSTutA_t32wPvkZq_lqr" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Lotta contro l&#8217;antisemitismo</a></p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52023JC0051&amp;qid=1706200763780" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri%3DCELEX:52023JC0051%26qid%3D1706200763780&amp;source=gmail&amp;ust=1706362256954000&amp;usg=AOvVaw2-paoUDhCmpvTGGb00UQdE" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Comunicazione &#8220;Nessuno spazio per l&#8217;odio in un&#8217;Europa che, unita, lo ripudia&#8221;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F01%2F26%2Fmai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto%2F&amp;linkname=%E2%80%9C%E2%80%9DMai%20pi%C3%B9%E2%80%9D%20%C3%A8%20ora%E2%80%9D%2C%20dichiara%20la%20Presidente%20von%20der%20Leyen%20alla%20vigilia%20della%20Giornata%20internazionale%20di%20commemorazione%20delle%20vittime%20dell%E2%80%99Olocausto" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F01%2F26%2Fmai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto%2F&#038;title=%E2%80%9C%E2%80%9DMai%20pi%C3%B9%E2%80%9D%20%C3%A8%20ora%E2%80%9D%2C%20dichiara%20la%20Presidente%20von%20der%20Leyen%20alla%20vigilia%20della%20Giornata%20internazionale%20di%20commemorazione%20delle%20vittime%20dell%E2%80%99Olocausto" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/mai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto/" data-a2a-title="“”Mai più” è ora”, dichiara la Presidente von der Leyen alla vigilia della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/mai-piu-e-ora-dichiara-la-presidente-von-der-leyen-alla-vigilia-della-giornata-internazionale-di-commemorazione-delle-vittime-dellolocausto/">&#8220;&#8221;Mai più&#8221; è ora&#8221;, dichiara la Presidente von der Leyen alla vigilia della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Giornata della Memoria.  Shoah, dal male assoluto di ieri al male di oggi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/22/giornata-della-memoria-shoah-dal-male-assoluto-di-ieri-al-male-di-oggi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giornata-della-memoria-shoah-dal-male-assoluto-di-ieri-al-male-di-oggi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 21:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8F5BDA8D-FC99-432E-BECC-3F3C2D9AD20A-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>di Angela Casilli Il 27 gennaio, giorno della memoria, a 79 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz ad opera di soldati sovietici, è una data importante non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/22/giornata-della-memoria-shoah-dal-male-assoluto-di-ieri-al-male-di-oggi/">Giornata della Memoria.  Shoah, dal male assoluto di ieri al male di oggi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Angela Casilli<img decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-82633" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/2498D5C9-DD1B-4179-8759-B13F3461E703-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/2498D5C9-DD1B-4179-8759-B13F3461E703-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/2498D5C9-DD1B-4179-8759-B13F3461E703-585x585.jpeg 585w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></b></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><br />
Il 27 gennaio, giorno della memoria, a 7</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">9</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> anni dalla liberazione del campo di sterminio di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Auschwitz</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ad opera di soldati sovietici, è una data importante non solo per sottrarre all’oblio l’orrore dello sterminio di 6 milioni di Ebrei</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ma anche per mantenere viva la memoria di quanto accaduto contro l’indifferenza che alcuni settori dell’opinione pubblica manifestano ad ogni ricorrenza.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Si tratta del tentativo dei cosiddetti negazionisti di rimuovere il ricordo di un crimine che, per unanime riconoscimento, non aveva precedenti nella storia dell’umanità, anche se l’ant</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">chità </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ha visto</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">stragi di ogni genere e l’epoca del  colonialismo e dell’imperialismo fornisce esempi di tentativi di sterminio più o meno riusciti, ma mai un crimine come quello perpetrato contro gli Ebrei nella seconda guerra mondiale, aveva avuto caratteristiche selettive, di razza, di una razza che occorreva cancellare  dalla faccia della terra.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La filosofa ebrea tedesca </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Hannah Arendt</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, nel libro intitolato “</span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">a banalità del male</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, reportage del processo tenuto a Gerusalemme contro il criminale nazista </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Adolf Eichmann</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> per aver commesso in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, sviluppa una preziosa serie di considerazioni morali che si traducono in una tesi per molti versi sconcertante.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Sul criminale nazista, responsabile dello sterminio di milioni di Ebrei, catturato nel 1960 a </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Buenos Aires</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> dove aveva vissuto indisturbato per anni</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, così si esprime</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">il guaio del caso <b>Eichmann</b> era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che tanti non erano n</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> perversi né sadici, bensì erano e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, perché implica, come già fu detto e ripetuto a <b>Norimberga</b> dagli imputati e dai loro avvocati, che si era di fronte a un nuovo tipo di criminale</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, realmente </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><b>hostis generis humani</b></span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">che</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male”.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il messaggio che scaturiva dal caso </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Eichmann</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> era che, il suo lungo viaggio nella malvagità umana era una vera lezione </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">sulla spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Purtroppo è nella natura delle cose che, ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia dell’umanità, possa ripetersi anche quando ormai appartiene a un lontano passato. Nessuna pena è riuscita ad impedire che si commettano crimini</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> al contrario quale che sia essa, quando u</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">n reato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è stato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">commesso una volta</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, nulla toglie che possa essere reiterato che quindi un giorno ciò che hanno fatto i nazisti</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">si possa ripetere.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La lezione di cui parla la </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Arendt</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> è importante per riflettere, fatte salve le ovvie differenze fra quello che</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> fu il </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">male assoluto</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">“</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">e quelli che sono i mali della nostra società, perché non c’è alcun dubbio che molti di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">essi derivino dalla mentalità “</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">così fan tutti” giustificata dai cattivi maestri della scena pubblica, in particolare di quella politica.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La nu</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ova </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“<b>banalità del male</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">si manifesta nella perdita diffusa del senso del dovere; nel rimando alle altrui responsabilità per scaricare le proprie: nella disaffezione verso il bene comune a favore di quello proprio o della propria lobby.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">senso del dovere consiste nella disposizione a compiere il bene perché è bene e a rifuggire il male perch</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> è male. Applicato all’etica del lavoro, vuol dire assolvere i propri compiti a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">prescindere dal riconoscimento </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">altrui o dalla ricerca di gratificazioni. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La perdita del senso del dovere si giustifica per lo più con il rimando alle responsabilità degli altri: sono i capi che danno il cattivo esempio, non sono io il responsabile, sono loro i corrotti che diventano a loro volta i corruttori e questi adducono a propria difesa la logica perversa del </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“<b>così fan tutti </b>“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La diffusione di comportamenti corrotti va di pari passo con la disaffezione al bene comune, cresciuta oggi come non mai</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> malattia insidiosissima della società:</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">ci si preoccupa solo</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">del bene proprio e della </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">propria lobby. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La sola log</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ica che prevale è quella del </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“<b>che me ne viene</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">cioè a ognuno interessa il proprio benessere non quello di tutti gli altri. Purtroppo i cattivi maestri influenzano i giovani</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> con comportamenti e stili di vita immorali e non sorprende che questi rifuggano</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">da qualsiasi impegno sociale e politico, alla continua ricerca di sicurezze e vantaggi che tardano a palesarsi.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">  </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">A q</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">uesta mentalità che riduce il </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“<b>male</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> a banalità si può ovviare in un solo modo, ritrovando il senso morale del dovere, il senso della dignità dell’esistenza personale, unica e irripetibile.</span></span></p>
<div>
<div class="s12"></div>
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		<title>El antisemitismo de cierta españa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 06:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="657" height="350" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329.jpeg 657w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329-300x160.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329-585x312.jpeg 585w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></p>
<p>La sindaca spagnola Ada Colau sta promovendo la dissoluzione dello storico gemellaggio tra Barcellona e Tel Aviv. Il Gemellaggio era nato a seguito degli accordi di pace di Oslo dopo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="657" height="350" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329.jpeg 657w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329-300x160.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/B0EB49BF-13C7-4384-8576-B97E65801329-585x312.jpeg 585w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></p><p><i>La sindaca spagnola Ada Colau sta promovendo la dissoluzione dello storico gemellaggio tra Barcellona e Tel Aviv. Il Gemellaggio era nato a seguito degli accordi di pace di Oslo dopo un incontro tra l’allora sindaco israeliano M. Roni Milo e Yasser Arafat. Il sindaco ha fissato la data simbolica del 27 gennaio Giornata internazionale in memoria delle vittime dell&#8217;Olocausto -per il voto del Consiglio municipale della città di Barcellona per la fine del gemellaggio.La lettera di  Ariela Cassuto, Presidente della UBBI – Union of Bené Berith Italiane, agli ambasciatori spagnoli in Italia, Israele e Bruxelles.</i></p>
<p>Un forte attacco antisemita, mascherato come spesso accade da antisionismo o antiisraelianismo, è stato programmato niente di meno che dal comune di Barcellona.</p>
<p>La sindaca spagnola Ada Colau sta promovendo la dissoluzione dello storico gemellaggio tra Barcellona e Tel Aviv. Per dirla tutta, l’accordo siglato nel 1998 riguardava non soltanto queste due città, ma anche Gaza, ed era stato creato dall’allora sindaco israeliano M. Roni Milo, dopo un incontro con Yasser Arafat. Il Gemellaggio era nato a seguito degli accordi di pace di Oslo.<br />
Lo scorso mese di dicembre 2022, David Bondia, “difensore civico” della città di Barcellona, ha sollecitato il Consiglio comunale di Barcellona a revocare l&#8217;accordo di &#8220;amicizia e cooperazione&#8221; con Tel Aviv, perché a suo dire, “questo gemellaggio non ha tenuto conto del cambiamento di circostanze intervenuto dopo la sua conclusione, non garantisce l&#8217;impegno per i diritti umani e non promuove relazioni internazionali che promuovono la giustizia globale &#8230; In questo accordo è stato concordato lo scambio di esperienze e conoscenze sulla gestione municipale, lo sviluppo di iniziative culturali, collaborazione sociale e progetti di cooperazione per migliorare le condizioni di vita della popolazione di Gaza”.<br />
Ci preme riprendere la lettera che Ariela Cassuto, Presidente della UBBI – Union of Bené Berith Italiane, ha inviato agli ambasciatori spagnoli in Italia, Israele e Bruxelles:</p>
<p>Caro Ambasciatore,<br />
Le scrivo in qualità di Presidente di UBBI Union of Bené Berith Italiane. Bené Berith è la più antica organizzazione ebraica dedicata alla lotta contro l&#8217;antisemitismo e alla promozione di una società tollerante e inclusiva in tutto il mondo. In Italia siamo presenti a Roma, a Milano e in Toscana.<br />
Sono stato profondamente rattristato nel sentire che il sindaco di Barcellona, la signora Ada Colau e il suo partito politico, hanno promosso un&#8217;iniziativa per eliminare l&#8217;accordo di amicizia tra Barcellona e Tel Aviv, città gemellate da 25 anni.<br />
Inoltre, il sindaco ha fissato la data simbolica del 27 gennaio per il voto del Consiglio municipale della città di Barcellona per la fine del gemellaggio.<br />
Il 27 gennaio è la Giornata internazionale in memoria delle vittime dell&#8217;Olocausto. Questo è un insulto alla memoria e va contro il desiderio comune di promuovere la pace.<br />
Per oltre due decenni, la Spagna ha cercato di ricostruire i rapporti con il mondo ebraico attraverso una serie di iniziative volte a valorizzare la cultura sefardita e ripristinare una presenza ebraica in Spagna. Queste iniziative di allontanamento d&#8217;Israele rischiano di riportarci al clima della &#8220;Disputa di Barcellona&#8221; del 1263 e del Gherush del 1492, che dovremmo evitare.<br />
La stessa Giunta dichiara sul proprio sito, che la collaborazione tra le città non è stata possibile &#8220;per ragioni derivanti dal conflitto&#8221;. E si avalla il concetto di “apartheid contro il popolo palestinese”. “Questo crimine contro l&#8217;umanità si aggiunge all&#8217;occupazione e al colonialismo che la popolazione palestinese ha subito per decenni”, sottolinea il difensore civico.</p>
<p>A nome dell&#8217;Unione UBBI di Bené Berith e dei suoi membri, vi esorto a fare in modo che l&#8217;accordo di amicizia non venga eliminato.<br />
Al contrario, dovremmo promuovere la pace e più accordi di amicizia tra comunità di diverse fedi e credenze, creando più dialogo e più ponti tra le comunità.<br />
Distinti saluti,<br />
Ariela Cassuto<br />
Presidente dell&#8217;UBBI Unione di Bené Berith Italia</p>
<p>La scelta unilaterale di Barcellona, non solo di schierarsi contro l’unico paese democratico nella regione mediorientale, ma anche di soggiacere alla volontà di organismi che da sempre finanziano organizzazioni terroristiche riconosciute tali da gran parte del mondo occidentale, valica lo schieramento di una pseudo area politica, definito antiisraelinismo o/e antisionismo. Con la scelta di voler interrompere l’accordo con Israele, proprio nel Giorno della Memoria, stabilito internazionalmente a ricordo della liberazione di Auschwitz il 27 gennaio 1945, la sindaca Colau – tutto sommato la ringraziamo per questo – dimostra quanto antisemitismo, antiisraelinismo ed antisionismo siano una cosa sola.<br />
Ovviamente non possiamo che invitare chi la pensa come la Sindaca, di recarsi a Gaza e valutare da dove vengono inviate le centinaia di missili sulla popolazione civile di Israele. Si accorgerà che Ospedali e scuole coprono i dispositivi di lancio. Riguardo invece alla mancanza di infrastrutture nelle case, perché non chiedersene il motivo: dal 1967, da quando cioè l’Egitto perse e non rivolle quella fascia di terra, i soldi ricevuti della autorità arabe ex egiziane, poi autonominatesi “palestinesi”, sono stati veramente infiniti, ma alle loro dirigenze terroristiche servono di più non solamente le centinaia di missili, ma soprattutto il continuare a raccontare di vivere in “Campi profughi”. Chiedetene le prove alla vedova di Arafat, ai parenti dei dirigenti “palestinesi” che vivono in lussuosi hotel europei e seguono le scuole più dispendiose e chiccose &#8230; alla faccia del loro popolo.<br />
Questa scelta sarà una nuova macchia scura per la Spagna. Nel 1992 Re Juan Carlos chiese scusa, dopo oltre 5 secoli dalla Grande Inquisizione. Ora chissà &#8230;</p>
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		<title>Wisława Szymborska, l’Odio, la storia arrotonda gli scheletri allo zero … comprendere il male assoluto con le rime della poetessa polacca</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/01/27/wislawa-szymborska-lodio-la-storia-arrotonda-gli-scheletri-allo-zero-comprendere-il-male-assoluto-con-le-rime-della-poetessa-polacca/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=wislawa-szymborska-lodio-la-storia-arrotonda-gli-scheletri-allo-zero-comprendere-il-male-assoluto-con-le-rime-della-poetessa-polacca</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 22:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[Wisława Szymborska]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/781ED2FF-C782-44E8-A76C-2B18795FAC42.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/781ED2FF-C782-44E8-A76C-2B18795FAC42.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/781ED2FF-C782-44E8-A76C-2B18795FAC42-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/781ED2FF-C782-44E8-A76C-2B18795FAC42-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>la polverizzazione di vite nell’oblio di uno sterminio di massa: nella Giornata della Memoria i versi del Premio Nobel 1996 per la Letteratura. Rime liriche che descrivono con lucida sfida&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>la polverizzazione di vite nell’oblio di uno sterminio di massa: nella Giornata della Memoria i versi del Premio Nobel 1996 per la Letteratura. Rime liriche che descrivono con lucida sfida gli strali velenifici della pulsione più schiacciante dell’animo umano.</em></p>
<h2><strong>L’Odio</strong></h2>
<p><em>Guardate com’è sempre efficiente,<br />
come si mantiene in forma<br />
nel nostro secolo l’odio.<br />
Con quanta facilità supera supera gli ostacoli.<br />
Come gli è facile avventarsi, agguantare.</em></p>
<p><em>Non è come gli altri sentimenti.<br />
Insieme più vecchio e più giovane di loro.<br />
Da solo genera le cause<br />
che lo fanno nascere.<br />
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.<br />
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.</em></p>
<p><em>Religione o non religione –<br />
purché ci si inginocchi per il via<br />
Patria o no –<br />
purché si scatti alla partenza.<br />
Anche la giustizia va bene all’inizio.<br />
Poi corre tutto solo.<br />
L’odio. L’odio.<br />
Una smorfia di estasi amorosa<br />
gli deforma il viso.</em></p>
<h4>
<strong>Sempre energico, avvolto da una coltre di funesta maledizione è il più performante degli impulsi umani. Generatore di esplosivi contrasti abbaglia la mente e il cuore soffocandoli in una immensa e dolorosa dannazione. L’odio.</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Galleggia immondo maleficamente, sovrastando sentimenti e fratellanza favorisce insane gesta, consegnando alla storia lacerazioni profonde e crimini contro l’Umanità. Letterati e poeti hanno esaminato l’odio mentre, con fare insinuante nelle piaghe sociali, sanitarie come le pandemie e crisi politiche, provoca squarci sottili e perversi, suscitando avversione verso l’altro, verso il <em>diverso.</em></p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-41430" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/Wislawa-Szymborska-1-1024x701.jpg" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/Wislawa-Szymborska-1-1024x701.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/Wislawa-Szymborska-1-300x206.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/Wislawa-Szymborska-1-768x526.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/Wislawa-Szymborska-1-1536x1052.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/Wislawa-Szymborska-1.jpg 1600w" alt="" width="432" height="295" /></figure>
</div>
<p>A raccontare  ‘’L’Odio’’ la poetessa polacca <strong>Wisława Szymborska</strong>, rime liriche per descrivere con lucida sfida gli strali velenifici della pulsione più schiacciante dell’animo umano. Versi vibranti che, nella Giornata della Memoria, restituiscono la comprensione profonda del male assoluto.</p>
<p>Nelle sezioni di Auschwitz e  Birkenau all’interno del complesso di Auschwitz, adibite a campo di sterminio, dove si trovavano le camere a gas, dal 1933 al 1945, due terzi del popolo ebraico europeo, furono cancellati dall’orrore nazista, dalla esaltazione della violenza, dalla celebrazione del male nell’odio.</p>
<p>Esistenze polverizzate nell’oscuro silenzio della morte all’interno di uno sterminio di massa, simbolicamente spiegato dall’<em>arrotondamento degli scheletri</em>  in <strong>Campo di fame presso Jaslo</strong>, altra poesia lirica di da Wisława Szymborska. Una superba metafora della poetessa Premio Nobel 1996 per la Letteratura, per spiegare il dissolvimento di vite nell’oblio di un genocidio.</p>
<p><strong>Campo di fame presso Jaslo</strong></p>
<p><em>Scrivilo. Scrivilo. Con inchiostro comune<br />
su carta comune: non gli fu dato da mangiare,<br />
morirono tutti di fame. </em>Tutti? Quanti?È un grande prato. Quant’erba<br />
è toccata a testa?<em> Scrivi: non lo so.<br />
La storia arrotonda gli scheletri allo zero.<br />
Mille e uno fa sempre mille.<br />
Quell’uno è come se non fosse mai esistito:<br />
un feto immaginario, una culla vuota,<br />
un sillabario aperto per nessuno,<br />
aria che ride, grida e cresce,<br />
scala per un vuoto che corre giù in giardino,<br />
posto di nessuno nella fila.</em></p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-41428" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/szymborska.jpg" sizes="(max-width: 268px) 100vw, 268px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/szymborska.jpg 625w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/01/szymborska-300x218.jpg 300w" alt="" width="268" height="195" /></figure>
</div>
<p><strong>Wislawa Szymborska (K</strong>órnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca.</p>
<p>Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, considerata, la più importante poetessa polacca degli ultimi anni. Introspezione intellettuale, arguzia sintetica succinta ed elegante scelta delle parole, caratterizzano lo stile della Szymborska. In un’occasione la poetessa, ironicamente osservò intervenendo sulla poesia <em>Ad alcuni piace la poesia</em> (<em>Niektorzy lubią poezje</em>), che la poesia piace a non più di due persone su mille.</p>
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		<title>Inaudito. Indecente. Incredibile. Ma, purtroppo, reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 21:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>A pochi giorni dal 27 gennaio, il giorno della Memoria che determina la fine della Shoah, due ragazze quindicenni in un parco di Venturina, cittadina a pochi chilometri da Livorno, hanno aggredito e insultato,&#8230;</p>
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<p class="s7">Il resto è cronaca.</p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il padre del ragazzo, ancora sconvolto ma determinato, non si è fermato ed ha sporto denuncia per insulti e lesioni, perché come ha dichiarato a La Nazione “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Non si può scherzare su una cosa così tragica. Forse anche i genitori devono comprendere cosa è stato fatto da queste due ragazzine</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.”</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il padre ha informato dell’accaduto anche la sindaca di Campiglia Marittima, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Alberta </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Ticciati</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, la quale con l’Amministrazione Comunale che rappresenta non intende in alcun modo banalizzare l’accaduto che è di una gravità estrema, se si considera il fatto che, come ha riferito il padre, i presenti all’episodio non hanno mosso un dito per difendere il bambino. E questo è un fatto ancora più inconcepibile!</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Come riporta La Nazione, il padre del ragazzo ha raccontato di un altro episodio, accaduto durante il periodo in cui il figlio frequentava la scuola primaria, un episodio sconcertante a dir poco, che parlav</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a con il linguaggio dei disegni</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">: una svastica e un paio di scarpe con scritto dal 39 al 42. Disegni scambiati tra bambini di 10 anni, forse 11. In quell’occasione il padre aveva contattato gli altri genitori per la gravità del gesto, ma la cosa era morta lì.</span></span></p>
<p class="s7">I genitori devono comprendere</p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">O forse i genitori, anzi sicuramente, devono educare. E la società, cioè il resto delle persone che gravitano intorno ai giovani, in questo caso alle due quindicenni, deve assolutamente essere partecipe della loro formazione, cominciando a non voltarsi dall’altra parte quando accadono episodi di questo genere. Agire con determinazione per fermare atti di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">bullismo e razzismo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> evidenti, e che due ragazze di quindici anni comprendono perfettamente, significa stare dalla parte giusta e non essere complici di atti che disonorano l’essere umano. A qualsiasi età, in qualsiasi momento.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ndagare, andare a fondo alla</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> q</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">uestione</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ma non sottovalutare.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Indagare e andare a fondo alla questione è di sostanziale importanza. Serve a scoprire come sia cresciuto nell’animo di queste adolescenti lo sprezzo dell’altro, il desiderio di insultare e aggredire con violenza una persona più piccola e indifesa. Un ragazzino di appena qualche anno più giovane, uno come loro. Ma scoprire e andare a fondo alla questione ha, inoltre, un significato ben più profondo e preciso, un significato che non sottovaluta l’accaduto ma, anzi, lancia un messaggio forte e chiaro: </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Avete sbagliato e pagherete le conseguenze del vostro errore.</span></span></p>
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		<title>Giornata della Memoria.  EBREI IN ABRUZZO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Setta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 14:36:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="720" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria1.jpg 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria1-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria1-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria1-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>“Un legame come tra madre e figlio” GIOVANNI FINZI CONTINI Preambolo. Il Regio Decreto Legge del 17 novembre 1938 n. 1728 &#8211; Provvedimenti per la difesa della razza italiana Art.&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Un legame come tra madre e figlio”</p>
<p>GIOVANNI FINZI CONTINI</p>
<p><strong><em>Preambolo.</em></strong> Il Regio Decreto Legge del 17 novembre 1938 n. 1728 &#8211; Provvedimenti per la difesa della razza italiana Art. 10 recitava: “I cittadini italiani di razza ebraica non possono prestare servizio militare in pace e in guerra”. <strong>Mussolini</strong> non voleva ebrei nemmeno come carne da macello. Forse già sapeva che Hitler ne avrebbe fatto carne da bruciare. Eppure ebrei che avevano un profondo amore per l’Italia, disposti a dare la vita per la patria, erano numerosi, tenendo conto che il numero complessivo degli ebrei in Italia era piuttosto esiguo: 47252 secondo il censimento del 1938. “Minuscola minoranza” la definisce Giovanni Preziosi, l’acerrimo antisemita italiano, consigliere di Mussolini. In <strong>Abruzzo</strong> e <strong>Molise</strong> vi risiedevano 138 ebrei. <strong>Renzo De Felice</strong>, nella <em>Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo</em>, afferma: “Gli ebrei italiani si inserirono rapidissimamente nella nuova società italiana, diventando quasi sempre patrioti ferventi”. Nel 1932, poco prima dell’arrivo di Hitler in Germania, Mussolini afferma: “L’antisemitismo non esiste in Italia… Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini, e come soldati si sono battuti coraggiosamente”.  Ma non passerà molto tempo, solo pochi anni, e Mussolini si convertirà alle teorie del razzismo scrivendo il <strong><em>Manifesto della razza</em></strong> e pubblicandolo il 14 luglio 1938. La scelta di quella data storica, l’inizio della rivoluzione francese con la presa della Bastiglia, non poteva essere casuale. Era il segnale dell’inizio d’un’altra rivoluzione ben più sanguinosa e disumana: il genocidio degli ebrei. Gli amici ebrei di Mussolini, da <strong>Margherita Sarfatti</strong> agli ebrei “sansepolcristi” e ai tanti che avevano partecipato alla “marcia su Roma”, non rappresentarono una remora per bloccare Mussolini nella sua folle corsa dietro a Hitler.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>SULMONA</strong></p>
<p>Il treno per <strong>Dachau</strong>. Nell’ottobre del 1943, dal carcere dell’abbazia di Santo Spirito al Morrone, i tedeschi deportarono circa 400 detenuti nel campo di sterminio di Dachau, con la collaborazione dei fascisti e delle autorità locali. Da qui, poi, i deportati furono trasferiti negli altri campi dell’universo concentrazionario tedesco. Molti di loro non fecero mai più ritorno a casa. La maggior parte, tra cui due minorenni di Roccacasale, fu eliminata nelle camere a gas. <strong>Oscar Fuà</strong>: con la caduta di Mussolini, il 25 luglio, la firma dell’armistizio il 3 settembre del 1943, e l’arrivo degli alleati nel 1943-‘44, molti ebrei italiani, che erano riusciti a nascondersi e a scampare le camere a gas di <strong>Auschwitz</strong>, si schierarono con la Resistenza e con<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-3732 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/forno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/forno-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/forno-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/forno-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/forno.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />la lotta di liberazione. Furono circa duemila. Tra loro, un ragazzo di Sulmona: <strong>Oscar Fuà</strong>. Diciassette anni.  Era stato nascosto, con tutta la famiglia, nelle case di amici sulmonesi. Si verificava a Sulmona ciò che avveniva ad Amsterdam, dove in un edificio di via Prinsengracht 263, vivevano nella clandestinità la famiglia Frank, i signori Van Daan e il signor Dussel. Il celeberrimo <em>Diario</em> di Anna Frank descrive l’isolamento e la paura di essere scoperti. Ma a differenza dei Frank che furono traditi e deportati nel lager di Bergen Belsen dove morirono, la famiglia Fuà non venne denunciata né scoperta. Con l’arrivo a Sulmona dei patrioti della Brigata Maiella, Oscar Fuà vi si arruola con l’obiettivo di contribuire alla liberazione d’Italia. Dopo pochi mesi, il 4 dicembre 1944, viene ucciso in battaglia a Brisighella, in provincia di Ravenna. Qualche tempo prima, passando da Recanati, aveva acquistato una cartolina del paese con alcuni versi di Leopardi, indirizzandola alla sorella Giuseppina. Non era riuscito a spedirla. Gliela trovarono in tasca. Fu Stelio Consorte che portò la notizia ai familiari e consegnò alcuni oggetti del ragazzo: la cartolina non spedita, un portafoglio, un pezzo di stoffa dei pantaloni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-3731 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/scarpe-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/scarpe-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/scarpe-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/scarpe-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/scarpe.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>SCANNO</p>
<p>“Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese”. Sono parole di <strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong>. L’amico ebreo si chiamava <strong>Beniamino Sadun</strong>, che, con la madre, stava fuggendo verso sud, dopo l’8 settembre 1943.  Si rifugiarono a Scanno, per mesi, nascosti in una soffitta, in casa Puglielli. Il 4 agosto 1996, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Scanno, ha detto:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Giunsi in questo paese, dopo l’8 settembre 1943 quasi per caso, e il caso si impersonò nell’amico Nino Quaglione. Vi giunsi dopo aver provato, come tanti giovani militari, l’amarezza della dissoluzione dell’esercito, l’umiliazione della disfatta, la rabbia perché non ci era stato dato modo di reagire… […] Nel silenzio di queste montagne, si avviò un dialogo, una riflessione in primo luogo all’interno di noi stessi, con le nostre coscienze. Ci ponevamo la domanda sul come ritrovare il fondamento del vivere civile. Riconquistammo la serenità nei nostri animi a mano a mano che acquisimmo la consapevolezza intima dei valori alla base della vita di una collettività: in primo luogo la libertà, interpretata e applicata nel quadro del vivere in comune, il rispetto cioè della libertà e dei diritti degli altri come condizione per rivendicare la libertà e i diritti propri. Rinacquero in noi il sentimento dei valori che uniscono una comunità, che ne fanno un tutt’uno, i valori delle tradizioni, della cultura comune, tutti quegli elementi che costituiscono la Patria, le nostre radici, la terra dei nostri padri. Patria è una parola che non dobbiamo avere esitazione a pronunciare con orgoglio. Se fummo capaci di ritrovare i punti cardinali di riferimento, di riconquistare la serenità dell’animo, di fare le conseguenti scelte e di perseguirle con determinazione, di sentirci di nuovo parte viva di una società di uguali, ciò fu dovuto al clima umano che respirammo in queste montagne, in questa terra d’Abruzzo. Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero; vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro “il pane che non c’era”; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie.»</p>
<p>E all’Aquila, il 23 settembre 1999, nella visita ufficiale in Abruzzo, dopo pochi mesi dalla sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana:</p>
<p><strong> </strong>«Sono stati ricordati i rapporti miei, antichi e recenti, con la terra d’Abruzzo. Sono rapporti che lasciano un segno. Vissi qui alcuni mesi particolarmente intensi. Posso testimoniare di persona, per esserne stato beneficiario, di quello che fu l’atteggiamento degli abruzzesi nei confronti di coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, fossero essi prigionieri alleati, fossero essi ebrei, fossero ufficiali o soldati dell’esercito italiano. Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese. E un episodio, in particolare, mi è rimasto impresso nella mente. Quando, camminando una sera per una piccola via di Scanno, da una finestra un’anziana scannese mi fece un cenno, mi invitò a salire nella sua casa e mi offrì un pezzo di pane e un pezzo di salame. Questo mi ricorda quel bellissimo libro che hanno scritto gli alunni e gli insegnanti di una scuola di Sulmona – e che io conservo gelosamente – il cui titolo, se ben ricordo, è “<em>E si divisero il pane che non c’era</em>”.»</p>
<p>Il rapporto tra Ciampi e l’Abruzzo risale agli anni della seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre 1943. Da Roma, dove si trovava in casa dello zio Masino, a viale Liegi, nel quartiere Parioli, Carlo Azeglio parte, con l’amico abruzzese <strong>Pasquale Quaglione</strong>, alla volta di Scanno. Partendo da Roma, con una tradotta che andava a Pescara, Ciampi e Quaglione si erano accordati con il macchinista, in modo che il treno rallentasse alla stazione di Anversa-Villalago-Scanno ed avere quindi la possibilità di scendere dal treno in corsa, senza serie conseguenze. Cosa che avvenne felicemente. Ma, alla stazione di Anversa degli Abruzzi, inaspettatamente, Ciampi trova un amico di Livorno, sua città natale, che con la madre sta cercando di raggiungere Napoli, seguendo la linea ferroviaria Sulmona-Carpinone-Napoli. E’ l’amico ebreo <strong>Beniamino Sadun</strong>.</p>
<p>«Ho incontrato casualmente Ciampi alla piccola stazione di Anversa»  ha ricordato Beniamino Sadun.  «Eravamo molto amici con la famiglia Ciampi, a Livorno. Io sono nato il 14 gennaio 1917, e sono più grande di quasi quattro anni di Carlo. Da piccoli andavamo a passare le vacanze allo stabilimento balneare Acquaviva di Livorno. Carlo era più legato a mio fratello Elvio, mentre io ero più amico di Pinino, il fratello di Carlo; ma quando ci siamo incontrati in quell’occasione drammatica, ad Anversa, siamo stati molto vicini l’uno all’altro. Mio padre era ingegnere ed aveva fondato una impresa edile con sede a Livorno e a Roma. Dopo l’8 settembre 1943, io mi trovavo a Roma, e lavoravo nella società di mio padre, che era deceduto nel 1936. Tutta la mia famiglia fu sconvolta a causa delle leggi razziali.»</p>
<p>La generosità, la solidarietà di poveri tra poveri, non pare sia soltanto lo stereotipo letterario della gente abruzzese. Sembra un dato ricorrente, un leit-motiv, se innumerevoli testimonianze di   ex-prigionieri alleati hanno posto in rilievo l’aiuto disinteressato, ricevuto dalla gente. E non poche persone, per quel tozzo di pane offerto ai “nemici”, furono barbaramente trucidate. <strong>Jack Goody</strong>, antropologo di fama mondiale, docente a Cambridge, anch’egli allora fuggiasco sulle montagne della Valle del Sagittario, scrive: “C’era il pane, qualche volta era il pane di campagna fatto di farina e qualche altra era una specie di torta piatta di mais, con in mezzo il grasso di prosciutto” (<em>Oltre i muri. La mia prigionia in Italia</em>). L’Abruzzo è stata considerata terra di rifugio per eremiti, eretici, perseguitati di ogni genere. <strong>Ignazio Silone</strong>, ne “L’avventura d’un povero cristiano”, parlando del monte Morrone e della Maiella, scrive: “Negli stessi luoghi dove un tempo, come in una Tebaide, vissero innumerevoli eremiti, in epoca più recente sono stati nascosti centinaia e centinaia di fuorilegge, di prigionieri di guerra evasi, di partigiani, assistiti da gran parte della popolazione”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PIZZOLI</p>
<p>A Pizzoli, in provincia di L’Aquila, era confinato Leone Ginzburg, ebreo, di origine russa, nato a Odessa. Aveva ricevuto la formazione culturale in Italia, a Torino, studiando con Cesare Pavese, Vittorio Foa, Norberto Bobbio, Giulio Einaudi. La moglie, Natalia, ha raccontato in molte sue opere la loro vita, a Pizzoli. E non era certo una villeggiatura. Leone morirà nel carcere di Regina Coeli il 5 febbraio 1944. All’età di 35 anni. Aveva scontato due anni di galera, due anni di sorveglianza speciale, tre anni di confino. E’ una delle figure più nobili della cultura italiana. Di lui Norberto Bobbio ha scritto: “Leone è morto senza dire la sua ultima parola, senza dire addio a nessuno, senza concludere la sua opera, senza lasciarci un messaggio. Per questo non possiamo rassegnarci; né perdonare. E’ morto solo, come se non avesse più nulla da dire. E invece il suo discorso era appena cominciato. Gli siamo grati della lezione di umanità, di nobiltà, di coraggio, di serenità, di fiducia nella vita, di fermezza nella tragedia, che egli ci ha lasciata. Ma avremmo voluto averlo ancora con noi”. Nel maggio del 1929, dopo il discorso di Benedetto Croce contro la firma di Mussolini ai Patti Lateranensi, un gruppo di studenti torinesi sottoscrive una lettera di solidarietà a Croce. Leone ritiene opportuno non firmare, perché non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana. Gli verrà accordata nell’ottobre 1931. A Parigi, dove si era recato per motivi di studio, incontra e stringe amicizia con Salvemini, Carlo Rosselli e con tutto il gruppo in esilio dei fondatori e aderenti a “Giustizia e Libertà”. Tornato a Torino, con Carlo Levi di cui è grande amico, costituisce un gruppo clandestino di GL. Accetta l’incarico, che gli viene affidato dall’università di Torino, di libero docente in letteratura russa. Ma, dopo poco tempo, di fronte all’ordine di firmare il giuramento di fedeltà al fascismo, rifiuta, lasciando l’incarico. Trova lavoro come insegnante in un Istituto magistrale di Torino e diventa collaboratore della casa editrice Einaudi. Nel marzo 1934, due componenti del gruppo torinese di “Giustizia e Libertà”, mentre cercano di rientrare in Italia con materiale di propaganda politica clandestina, vengono arrestati alla frontiera. E’ l’occasione per la polizia fascista di scoprire e arrestare decine di aderenti e simpatizzanti del movimento. Una sessantina, in tutto. Nella retata cadrà anche Leone Ginzburg. Al processo, che avrà luogo il 6 novembre di quell’anno, Ginzburg subisce una condanna a quattro anni di carcere. Li trascorre prima a Regina Coeli e, in seguito, al carcere di Civitavecchia. Erano stati arrestati, tra gli altri, Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Carlo Levi, Vittorio Foa, Massimo Mila. Dopo aver scontata la pena, Leone sposa il 12 febbraio 1938 Natalia Levi. Nello stesso anno, a causa delle leggi razziali, sarà privato della cittadinanza italiana e nel giugno 1940, subito dopo la dichiarazione di guerra, verrà condannato al confino a Pizzoli, in provincia dell’Aquila. Con lui vanno la moglie e i due figli, Carlo e Andrea. La sorella Marussia sarà costretta a trasferirsi a Chieti. A Pizzoli, Leone e Natalia continuano la loro attività culturale: scrivono, traducono, correggono bozze.</p>
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<p>Vittorio Giorgi, che è stato parlamentare comunista, in un intervento penetrante e appassionato nell’aula consiliare del paese, il 7 dicembre 1991, ha ricordato: “Fu a quel tempo che conobbi Leone e Natalia Ginzburg. Era l’estate del 1940 ed avevo fatto ritorno a Pizzoli… Trascorrevamo lunghe serate a discutere della guerra e delle sue terribili conseguenze. Parlavamo del fascismo e dell’antifascismo ma discutevamo anche di altro. In verità a parlare era quasi sempre lui, Leone. Io ascoltavo e cercavo di memorizzare… A volte tra me e me dicevo: ma come è possibile che persone di questo livello culturale e politico si attardano a parlare con uno come me che ha fatto appena la quinta elementare? Nei confronti dei Ginzburg scattò un sentimento di grande simpatia […] Il rapporto con lui e con Natalia fu sempre intenso.” Nell’agosto 1943, subito dopo la caduta di Mussolini, Leone va a Roma, celandosi sotto il nome di Leonida Granturco. Gli sono affidate la direzione della casa editrice Einaudi e quella del giornale “L’Italia libera” del Partito d’azione. Il 20 novembre, arrestato e condotto di nuovo a Regina Coeli, viene scoperta la sua vera identità. Durante l’interrogatorio subisce la frattura d’una mascella. Per i detenuti politici e gli ebrei c’era un trattamento speciale: la tortura. William Simpson, un ex-prigioniero inglese fuggito dal campo di concentramento di Chieti, rifugiatosi dapprima a Sulmona e poi a Roma, dove era stato catturato, ha scritto: “Di notte, lamenti e urla provenivano dalla stanza degli interrogatori, che si trovava proprio di fronte alla mia cella. Il rumore di qualcosa, come di un pesante bastone, scagliato sul corpo dell’interrogato, accompagnava l’implacabile bombardamento di parole”. Il libro di Simpson, dal titolo “A Vatican Lifeline ‘44”, tradotto in italiano a cura del Liceo Scientifico Statale “Fermi” di Sulmona col titolo “La guerra in casa 1943-1944. La resistenza umanitaria dall’Abruzzo al Vaticano, è una testimonianza agghiacciante della vita nel carcere di Regina Coeli.  In quell’ambiente di tortura fisica e morale, Leone crolla. Il mattino del 5 febbraio 1944 viene trovato morto. Natalia Ginzburg, nel romanzo autobiografico <em>Lessico famigliare</em> ha scritto: “Avremmo lasciato l’Abruzzo con dispiacere, come l’avevano lasciato con dispiacere Miranda e Alberto… Partii dal paese il primo di novembre… Mi venne in aiuto la gente del paese. Si concertarono e mi aiutarono tutti”.  E parlando del marito scrive: “Leone, la sua capacità d’ascoltare era incommensurabile e infinita; e sapeva ascoltare i fatti degli altri con profonda attenzione, anche quando era profondamente assorto a pensare a se stesso.”</p>
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<p><strong>ROVERE </strong></p>
<p>A Rovere, frazione del comune di <strong>Rocca di Mezzo</strong>, trova rifugio e accoglienza la <strong>famiglia Camiz</strong>: Paolo (5 anni), Elena e Vito, i genitori. Ne ha raccontato la vicenda il figlio, Paolo, oggi 80 anni, nel libro “<em>Un anno a Rovere(1943-1944</em>)”. Il libro non vuole essere uno dei tanti che hanno speso fiumi d’inchiostro per raccontare le vicende degli ebrei perseguitati e finiti nei campi di sterminio. Consapevoli della loro situazione familiare critica non si arrendono, ma si adattano a tutte le condizioni di disagio materiale e psicologico. Nella frazione di Rovere, dove arrivano subito dopo l’8 settembre, trovano accoglienza e amicizia sincera. Lui è l’ingegnere. Il personaggio più qualificato del paese, capace di difendere i contadini perfino parlando con i tedeschi nella loro stessa lingua. Passano così i nove mesi della guerra in Abruzzo, con la fame che si cercava di lenire dividendo il pane che non c’era e con la forza d’animo di non cedere mai allo scoraggiamento e all’umiliazione. Nel mese di luglio del 1944, la famiglia Camiz ha la possibilità di tornare a Roma e di riprendere una nuova vita: non più quella di tentare in tutti i modi di emigrare nelle nazioni europee o sudamericane per evitare di essere arrestati dai nazisti e spediti nei forni crematori, ma la vita di tutti gli uomini degni di questo nome.</p>
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<p>NAVELLI</p>
<p>A Navelli, paese dell’aquilano, si trova la famiglia Fleischmann, con padre internato perché ebreo.  Uno dei componenti, allora ragazzo, ne ha raccontato la storia in un libro autobiografico dal titolo <em>Un ragazzo ebreo nelle retrovie</em> (1999). Il diario comincia con la data Settembre 1943: “Navelli si può trovare facilmente su una buona carta dell’Abruzzo. E’ un paese di più o meno duemila abitanti e nella forma non è molto differente dagli altri villaggi di montagna dell’Appennino centrale: si arrampica su di una collina e finisce in cima con il solito castello. […] la nostra colonia di internati è variamente composta: siamo tre famiglie di ebrei: Fleischmann, Degen e Billig, una famiglia di inglesi, Osmo-Morris, altre due signore inglesi, e un paio di confinati politici, come Giordano Bruno, un toscano ex-combattente di Spagna, e uno slavo, Dussan.” “Sono già più di tre anni, da quel 19 giugno 1940 quando, alle quattro di mattina, vennero i neri con le baionette inastate, a portarlo via. E da allora papà è passato da un campo di concentramento all’altro: dalla reclusione a Fiume, portato via con altri trecento ebrei come un delinquente…”. Vivono tra Navelli, Bominaco, Caporciano, Civitaretenga e in altre zone nei dintorni di Navelli. Vengono aiutati e sfamati dalla gente. “I contadini qui sono meravigliosi. Sebbene nessuno abbia detto nulla, cominciano a portare forme di formaggio o pezzi di pane o uova, e presentano tutto con un fare imbarazzato, come se si vergognassero”.</p>
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<p>MONTEREALE-L’AQUILA-PESCARA-PENNE</p>
<p>Mario Pirani, nell’autobiografia dal titolo <em>Poteva andare peggio, mezzo secolo di ragionevoli illusioni, </em>scrive: “I Pirani discendono da una famiglia di <em>kohanim</em> che, per sfuggire alla peste nera, abbandonò la Germania sul finire del 1300 e riparò a Pirando d’Istria. Di qui il nome: i Coen di Pirano, Coen-Pirani o Pirani-Coen”. Il padre, seguito dalla famiglia, nel mese di giugno 1940, viene obbligato all’internamento a Montereale, in provincia di L’Aquila. Nel mese di ottobre la famiglia viene trasferita all’Aquila (prima in via Paganica e poi in via Majella). Nel 1943 la famiglia si trova da qualche anno a Pescara, dove Mario ha rapporti d’amicizia con Leopoldo Ferrara, Tommaso Taddonio, Glauco Torlontano. Il bombardamento del 31 agosto 1943 li costringe ad allontanarsi dalla città. Si trasferiscono a Penne, prendendo in affitto alcune stanze delle sorelle del parroco. Un giorno, per sfuggire al rastrellamento, Mario trova rifugio nella canonica, aiutato dal parroco, che lo nasconde in un armadio a muro. “Quel giorno &#8211; racconta Mario Pirani &#8211; sarei potuto finire ad Auschwitz. Eravamo piombati in una delle più immani tragedie della Storia. Ormai era in gioco la vita di ogni ebreo e di chiunque avesse una traccia di sangue ebraico”. Ma anche nel confino abruzzese, l’odissea della famiglia Pirani non ha tregua: da Penne a Sant’Agnello e da qui a Pescara: quattro anni e mezzo. Finalmente, il 28 novembre 1944, il ritorno a Roma. Mario Pirani diventerà funzionario del Partito Comunista, che abbandonerà nel 1961, accettando l’offerta di assunzione all’Eni, firmata da Enrico Mattei.</p>
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<p><strong>ATESSA</strong></p>
<p>Giovanni Finzi-Contini, componente della famiglia ebrea resa celebre dal romanzo di Bassani e dal film di Vittorio De Sica, <em>Il giardino dei Finzi-Contini</em>, è spesso tornato a scrivere dei suoi rapporti con Atessa, la cittadina abruzzese che aiutò la sua famiglia. Ultimamente, con il libro <em>Cara cugina</em> (2002), anche se ricorre alla finzione letteraria,  riesce a trovare parole poeticamente toccanti: “Temo di amare questa terra e non ne sono certo; ma avverto una sorta di corrispondenza biologica, oserei dire animale, cugina mia cara, tra la mia carne e le forme di questo paese sperduto: quasi che il vento gelido che a sera scende dalla lontana Maiella […] abbia per me ormai un significato personale e individuale troppo radicato e profondo: un legame come tra madre e figlio…” . E alla solidarietà dimostrata dalla gente, Finzi-Contini dà una sua risposta: “…un simile comportamento non può non derivare da consuetudini remote, da una sapiente tolleranza e da un superiore rispetto per l’uomo ormai connaturali a queste popolazioni…”.</p>
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<p><strong>LANCIANO</strong></p>
<p>C’è una testimonianza poco conosciuta, ma sconvolgente sui campi di concentramento per ebrei, situati in Abruzzo: <em>L’internata numero 6</em> di Maria Eisenstein (Tranchida, Milano 1994). Sono stati affrontati aspetti generali sui vari campi di concentramento per ebrei in Abruzzo. In merito, l’opera di Costantino Di Sante, <em>I campi di concentramento in Abruzzo 1940-1944</em> resta fondamentale. Come lo sono le testimonianze degli ebrei confinati o fuggiaschi, nascosti in Abruzzo: da Ginzburg a Finzi-Contini, da Fleischmann a Pirani, dalla famiglia Modiano ai Fuà, fino a Beniamino Sadun con la madre, nascosti insieme all’amico Carlo Azeglio Ciampi, a Scanno. Manca però una ricostruzione approfondita ed esauriente sulla situazione degli ebrei in Abruzzo. Nella prefazione al libro della Eisenstein, Gianni Giovannelli scrive: “C’è ancor oggi chi si ostina a negare l’esistenza dei campi di concentramento nella penisola onde accreditare la falsa immagine del fascista italiano buono”. Una ricostruzione del campo di internamento di Lanciano è esposta nel libro di Gianni Orecchioni, <em>I sassi e le ombre. Storie di internamento e di confino nell’Italia fascista</em> (2006).</p>
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<p><strong>CASOLI </strong></p>
<p>A Casoli, ci fu uno dei più importanti e famosi campi di internamento per ebrei, al Palazzo Tilli. Oggi è uno tra i campi più documentati in Abruzzo attraverso il lavoro mediatico realizzato da Giuseppe Lorentini. <strong>Livio Isaak Sirovich</strong> ha scritto “<em>Non era una donna, era un bandito</em>”, (Cierre, Verona 2015) in cui ha ricostruito una parte importante della vita di <strong>Rita Rosani</strong>, unica donna italiana medaglia d’oro della Resistenza, avvalendosi di una documentazione che riguardava il campo di internamento di Casoli.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PIZZOFERRATO </strong></p>
<p>È uno dei vari paesi in cui viene confinato, <strong>Nino Contini</strong> (1906-1944), ebreo e sionista di Ferrara, La sua storia, scritta nei diari, è stata pubblicata a cura dei figli Bruno e Leo col titolo “<em>Nino Contini (1906-1944): quel ragazzo in gamba di nostro padre</em>”, Giuntina, Firenze 2012.</p>
<p><strong> </strong><strong>Riflessioni conclusive </strong></p>
<p>Il cliché dell’italiano-buono nei confronti degli ebrei sembra più un personaggio da romanzo, che un personaggio storico.  <strong>Michele Sarfatti</strong> (<em>La shoah in Italia</em>) ha cercato di smentire, sulla base dei documenti d’archivio, la tesi di <strong>Renzo De Felice</strong>, fatta propria da molti storici italiani e stranieri (perfino da <strong>Hobsbawm</strong>, storico ebreo) che in Italia il fascismo fu piuttosto blando nei confronti della caccia agli ebrei. Ma non è vero. Basta leggere la pagina del diario della Eisenstein, che sembra l’incipit del “Processo” di Kafka: «La mattina del 17 giugno 1940, sette giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia e sei giorni dopo aver ricevuto la notizia della morte di mio padre in Polonia, alle sette e minuti, un ometto in borghese, mal vestito, si presentò a casa mia…».  E’ vero che molti ebrei trovarono ospitalità e complicità da parte di famiglie italiane che li accolsero e li sfamarono. Ma resta il fatto che Mussolini e il fascismo condivisero e sostennero la politica della “soluzione finale” di Hitler.</p>
<p>Secondo Jacob Taubes, teologo ebreo, l’antisemitismo ha radici particolarmente cattoliche. A suo parere, Hitler, Goebbels, Heidegger, Schmitt erano di formazione cattolica. Lo stesso Carl Schmitt, ritenuto da Taubes il più grande costituzionalista del secolo, gli aveva detto: «La Chiesa è coscientemente ambivalente: io sono cristiano e non c’è altra possibilità di esserlo, se non con una punta di antisemitismo» (<em>In divergente accordo</em>). Carl Schmitt, presidente dell’associazione dei giuristi tedeschi durante il regime nazista, processato e assolto dopo la caduta di Hitler, ritiene che debba essere la forza d’una Legge Costituzionale ad evitare le deviazioni e le dittature. Per questo l’ebreo Taubes e il tedesco-cattolico Schmitt ricorrono ad un concetto di San Paolo, il “<em>katékon</em>”. Nella “II Lettera ai Tessalonicesi” (2,6), lancia una parola, misteriosa e sconvolgente, dal punto di vista politico: “<em>katékon</em>”, la forza frenante. Ci deve essere sempre un “Qualcuno” o “Qualcosa” che eviti all’umanità di precipitare nel caos. Solo una Legge da tutti e per tutti può trattenere, frenare un Potere Assoluto.  Un’idea che, con secoli e millenni, si trasformerà nel processo storico delle carte costituzionali: la “Magna Charta libertatum” (1215), la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” (1789), l’ONU (1945), ecc.</p>
<p>Nel corso della storia lo scontro cristianesimo/ebraismo ha avuto momenti di alta tensione. Gli ebrei venivano considerati “popolo deicida”. Aspetti ideologici “anti-ebraici” sono stati presenti nel Cattolicesimo fino a poco tempo fa. Nella vecchia liturgia del Venerdì Santo, tra le preghiere del <em>Missale Romanum</em>, vi era quella per i “perfidi” giudei perché Dio potesse rimuovere il velo dai loro cuori (<em>auferat velamen de cordibus</em>) e sanarli dalla loro cecità (<em>obcæcatio</em>). La serie delle lamentazioni e dei rimproveri posti in bocca a Dio, durante la stessa azione liturgica, è d’una drammaticità sconvolgente: “Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho contristato? Rispondimi. Io ti ho assistito per quarant’anni nel deserto, e tu hai preparato una croce al tuo Salvatore; io ti ho aperto il mare e tu mi hai aperto il fianco con una lancia; io ti ho dato uno scettro regale e tu mi hai dato una corona di spine; io ti ho esaltato e tu mi hai appeso al patibolo della croce…”.</p>
<p>Fortunatamente oggi non si può parlare di antisemitismo nel Cattolicesimo, dopo le dichiarazioni del Concilio Vaticano Secondo e le solenni prese di posizione degli ultimi pontefici. Ma c’è una pagina ancora da scrivere: riconoscere e assumersi le colpe storiche, come italiani e cattolici, nei confronti dello sterminio degli ebrei. L’opera di <strong>Daniel Jonah Goldhagen</strong> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-3734 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/cero-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/cero-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/cero-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/cero-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/cero.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />“<em>Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’olocausto</em>” (2003) che presenta una analisi approfondita del problema della Shoah sotto gli aspetti storico, giuridico e morale pone interrogativi ai quali è dovere morale rispondere perché non si ripetano tragedie così disumane. <strong>Michele Battini</strong>, l’autore del libro “<em>Peccati di memoria. La mancata Norimberga italiana</em>” ha scritto: «La ricerca paziente della verità storica rimane una via necessaria per la comprensione e il superamento del passato».  Solo così si realizzeranno le parole di Primo Levi, impresse nel lager di Auschwitz: “il frutto orrendo dell’odio non darà nuovo    seme, né domani né mai”.</p>
<p><i>Immagini scattate ad Auschwitz dall&#8217;autore.  In basso: l</i>a cella dove è morto padre Massimiliano Maria Kolbe</p>
<p>l</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F01%2F24%2Fgiornata-della-memoria-ebrei-in-abruzzo%2F&amp;linkname=Giornata%20della%20Memoria.%20%20EBREI%20IN%20ABRUZZO" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F01%2F24%2Fgiornata-della-memoria-ebrei-in-abruzzo%2F&#038;title=Giornata%20della%20Memoria.%20%20EBREI%20IN%20ABRUZZO" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/24/giornata-della-memoria-ebrei-in-abruzzo/" data-a2a-title="Giornata della Memoria.  EBREI IN ABRUZZO"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/24/giornata-della-memoria-ebrei-in-abruzzo/">Giornata della Memoria.  EBREI IN ABRUZZO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Culture da Inciampo. Memorie Ebraiche a 361°</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 14:26:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[culture da inciampo. Memorie a 361 °]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1060" height="1499" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria.jpg 1060w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-212x300.jpg 212w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-768x1086.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-724x1024.jpg 724w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-585x827.jpg 585w" sizes="(max-width: 1060px) 100vw, 1060px" /></p>
<p>In occasione del Giorno della Memoria 2020, il sindaco di Massa Marittima (GR), Marcello Giuntini, ha invitato l’associazione E361° (Ebraismo a 361°), ad incontrare il 28 gennaio la cittadinanza e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/22/culture-da-inciampo-memorie-ebraiche-a-361/">Culture da Inciampo. Memorie Ebraiche a 361°</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1060" height="1499" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria.jpg 1060w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-212x300.jpg 212w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-768x1086.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-724x1024.jpg 724w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/memoria-585x827.jpg 585w" sizes="(max-width: 1060px) 100vw, 1060px" /></p><p>In occasione del Giorno della Memoria 2020, il sindaco di Massa Marittima (GR), Marcello Giuntini, ha<br />
invitato l’associazione E361° (Ebraismo a 361°), ad incontrare il 28 gennaio la cittadinanza e le scuole, per<br />
raccontare ed illustrare quelle che sono state le Leggi Razziali del 1938 e la tetra “soluzione finale” sfociata<br />
in Europa con le deportazioni e la Shoah. Queste testimonianze storico culturali ebraiche, avranno per<br />
titolo “Culture da inciampo”. Anche l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) ha dato il patrocinio<br />
all’iniziativa.<br />
“Sarà un onore &#8211; ha sottolineato la presidente di E361°, Michela Ebreo – partecipare al Giorno della<br />
Memoria in una città Medaglia d’Argento al valor militare per la Resistenza. Questa associazione unisce<br />
persone di diversi pensieri e religioni, accomunate dalla volontà di divulgare scienze e cultura alla radice di<br />
un popolo, ma da sempre rivolte alla condivisione per il bene comune”.<br />
Il programma inizierà verso le 9 del 28 gennaio, con l’incontro tra Alan Davìd Baumann e le scolaresche<br />
dalle quinte elementari alle medie inferiori e superiori, dal titolo “I colori della Shoah” dedicato alle opere<br />
del diario segreto della pittrice Eva Fischer. Questo appuntamento è stato inserito nel programma<br />
“EuropEva 192020” per i 100 anni dell’artista.<br />
Barbara Fiorini sarà la moderatrice della conferenza-dibattito “Memorie Ebraiche a 361°”che si terrà dalle<br />
ore 17, presso la biblioteca comunale. Il sindaco, parte della giunta e la cittadinanza incontreranno alcuni<br />
tra i fondatori dell’Associazione: Michela Ebreo, il rabbino capo di Trieste Eliahu Meloni, lo stesso Baumann<br />
e lo scrittore Marcello Kalowski, figlio di un ex deportato.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F01%2F22%2Fculture-da-inciampo-memorie-ebraiche-a-361%2F&amp;linkname=Culture%20da%20Inciampo.%20Memorie%20Ebraiche%20a%20361%C2%B0" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F01%2F22%2Fculture-da-inciampo-memorie-ebraiche-a-361%2F&#038;title=Culture%20da%20Inciampo.%20Memorie%20Ebraiche%20a%20361%C2%B0" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/22/culture-da-inciampo-memorie-ebraiche-a-361/" data-a2a-title="Culture da Inciampo. Memorie Ebraiche a 361°"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/22/culture-da-inciampo-memorie-ebraiche-a-361/">Culture da Inciampo. Memorie Ebraiche a 361°</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Al Teatro Vascello, in occasione della Giornata della Memoria, debutta a Roma &#8220;La mamma sta tornando povero orfanello&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 11:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[teatro VAscello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1029" height="686" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO.jpg 1029w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/povero-orfanello-TEATRO-VASCELLO-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1029px) 100vw, 1029px" /></p>
<p>Il debutto Romano de &#8220;La mamma sta tornando povero orfanello&#8221;, IN DATA UNICA lunedì 27 gennaio, alle 21:00. Dopo lo spettacolo in diretta su Radio3 Rai seguirà il dibattito condotto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong><i>Il debutto Romano de  &#8220;La mamma sta tornando povero orfanello&#8221;, IN DATA UNICA lunedì 27 gennaio, alle 21:00. </i></strong></h4>
<h4><strong><i>Dopo lo spettacolo in diretta su Radio3 Rai seguirà il dibattito condotto dal direttore di Radio3 Rai Marino Sinibaldi</i></strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lunedì 27 gennaio 2020 h 21     <img decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/73285688655341" alt="" /></strong></p>
<p><strong>GIORNATA DELLA MEMORIA</strong></p>
<p>Circolo Gianni Bosio</p>
<p><strong>La mamma sta tornando povero orfanello</strong></p>
<p><strong>di Jean Claude Grumberg</strong></p>
<p>Traduzione Giacometta Limentani</p>
<p><strong>con Emanuele Carucci Viterbi, Giovanna Daddi, Dario Marconcini</strong></p>
<p><strong>cantante Viviana Marino</strong></p>
<p>Illuminazione e scene: Riccardo Gargiulo con la collaborazione di Maria Cristina Fresia</p>
<p><strong>regia: Dario Marconcini</strong></p>
<p>collaborazione artistica di Stefano Geraci</p>
<p>Produzione: Ass.ne Teatro Buti</p>
<p>Un bambino di 62 anni chiama sua madre, vorrebbe tanto che lo prendesse per mano e trascorressero insieme una domenica felice. Delle voci gli rispondono, dei personaggi gli appaiono: la madre con i suoi rimproveri, un Dio che può far ben poco, un anestesista inquietante, un invadente direttore di una casa di riposo e, infine, il padre che non ha mai conosciuto e che gli chiede come vanno ora le cose nel mondo, dopo il nazionalismo, la caccia ai diversi, i campi di concentramento…</p>
<p><strong> </strong>Grumberg è autore tragico della più nobile tradizione ebraica dove la memoria e l&#8217;ironia si confondono senza derisioni e esagerazioni. È un autore che pur portando su di sé i segni della discriminazione subita da bambino, della solitudine e del dolore (suo padre, sarto ebreo, morì in un campo di sterminio) nei suoi scritti adotta uno stile delicato dove il passato è come rimosso, mai citato, ma che inconsapevolmente, dalle domande, dalle ansie, dalle nenie, dai ricordi, riaffiora tenero e spietato pur ovattato e nascosto da un sorriso amaro. Con &#8220;La mamma sta tornando Povero Orfanello &#8221; continua la nostra ricerca su testi di autori del 900 poco conosciuti e poco rappresentati in Italia.</p>
<p>J.C<em>.Grumberg è autore di una trentina di opere teatrali, rappresentate in tutto il mondo, e sceneggiatore ( ha lavorato</em> tra gli altri con Truffaut e Costa Gravas)</p>
<p>Botteghino info e prenotazioni:</p>
<p>intero € 20, ridotto over 65 € 15, ridotto under 26 € 12</p>
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		<title>A Casoli, il 26 e 27 gennaio, diversi eventi per la Giornata della Memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2019 09:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[casoli]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="728" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/piazza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/piazza.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/piazza-300x213.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/piazza-768x546.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/piazza-585x416.jpg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il 26 e 27 gennaio 2020, a Casoli, (Chieti) in occasione della Giornata della Memoria, mostre, conferenze e testimonianze per ricordare gli orrori della discriminazione e del fascismo. L’Abruzzo e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 26 e 27 gennaio 2020,  a Casoli, (Chieti) in occasione della Giornata della Memoria, mostre, conferenze e testimonianze per  ricordare  gli orrori  della discriminazione e del fascismo.  L’Abruzzo e il Molise  videro sul proprio territorio il maggior numero di campi di concentramento e località di internamento fascisti tra le regioni italiane. Nella piccola cittadina abruzzese, fin dai primi giorni di guerra, sono stati internati 108 ebrei stranieri per lo più provenienti dall’Europa dell’Est e successivamente 110 internati politici &#8220;ex jugoslavi&#8221;, prevalentemente croati e sloveni.</strong></p>
<p>CASOLI (Chieti) &#8211; Il <strong>26 gennaio 2020</strong>, alle <strong>ore 16</strong>, a<strong> Casoli</strong>, presso il <strong>Teatro Comunale </strong>verrà inaugurata, con il patrocinio e il contributo del Comune, la mostra storico-documentaria <strong>“I campi di concentramento fascisti in Abruzzo dal 1940 al 1943”</strong>. La mostra, organizzata dalla <strong>sezione</strong><strong> ANPI </strong><strong>di Casoli</strong> e curata da <strong>Giuseppe Lorentini, Kiara F. Abad Bruzzo, Gianni Orecchioni </strong><strong>e</strong><strong> Nicola Palombaro</strong>, ha lo scopo di documentare e rendere fruibile a tutti i cittadini il sistema concentrazionario italiano durante la Seconda guerra mondiale e, nello specifico, negli anni 1940-1943. Verranno presentati, attraverso un percorso didattico di assoluto rigore scientifico e ricco di documenti storici, 14 pannelli di grandi dimensioni che faranno emergere come l’<strong>Abruzzo</strong> sia stata la regione prescelta dal regime fascista per attuare il suo sistema concentrazionario.</p>
<p>Oltre alla presenza di ebrei stranieri, di antifascisti, di Rom e Sinti, nei campi di concentramento abruzzesi vi furono numerose persone deportate dalla ex Jugoslavia. Tra queste il <strong>pittore sloveno Ljubo Ravnikar</strong>, i cui acquarelli, raffiguranti scene di vita del campo di concentramento di <strong>Casoli</strong> in cui fu internato, saranno presentati in riproduzione, <strong>per la prima volta in Italia</strong>, grazie alla gentile concessione della Direttrice del Museo di Storia Contemporanea della Slovenia <strong>Kaja Širok</strong> e con il consenso di <strong>Uros Ravnikar, </strong>figlio del pittore. A seguire, <strong>alle </strong><strong>ore 18</strong>, sempre al Teatro Comunale si terrà la <strong>c</strong><strong>onferenza</strong><strong> “La paura dell&#8217;altro: dalle leggi razziste alle deportazioni”</strong>. Interverranno: Giuseppe Lorentini, Manuele Gianfrancesco, Gianni Orecchioni e Nicola Palombaro, con il coordinamento di <strong>Cecilia Di Paolo</strong> e letture a cura di <strong>Icks Borea.</strong></p>
<p>Il <strong>27 gennaio</strong><strong>, alle </strong><strong>ore 8.30</strong><strong>,</strong> gli storici<strong> </strong><strong>Manuele Gianfrancesco</strong> e<strong> </strong><strong>Giuseppe Lorentini  </strong>incontreranno gli studenti dell&#8217;<strong>Istituto d’Istruzione Statale Superiore</strong><strong> </strong><strong>“Algeri Marino”</strong><strong> </strong>di <strong>Casoli</strong> per la <strong>presentazione</strong><strong> </strong>del volume<strong> “<em>Vietato studiare, Vietato insegnare </em></strong><strong><em>&#8211;</em></strong><strong> </strong><em>Il ministero dell’educazione nazionale e l’attuazione delle norme antiebraiche (1938-1943)”</em>. L&#8217;occasione sarà luogo di confronto sulle tematiche delle leggi razziali e del razzismo a scuola. <strong>Alle</strong><strong> ore 11</strong><strong>, in</strong><strong> Piazza della Memoria</strong>, l’amministrazione comunale <strong>pianterà un ulivo</strong> in memoria degli internati del campo di concentramento.</p>
<p>A<strong>lle</strong><strong> ore 18</strong>, al <strong>Teatro Comunale,</strong> verrà presentato il libro <strong>“<em>Non era una donna, era un bandito </em></strong><strong><em>&#8211;</em></strong><strong> </strong><em>Rita Rosani una ragazza in guerra</em><strong>” </strong>di<strong> Livio Sirovich</strong><strong>,</strong> cittadino onorario di Casoli dal 2018. Narra la storia di una ragazza ebrea triestina, <strong>Rita Rosani</strong>, decorata con Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare, fidanzata con <strong>Giacomo Nagler</strong>, anche lui ebreo, internato nel campo di concentramento di <strong>Casoli</strong> e successivamente sterminato ad <strong>Auschwitz</strong> insieme a suo padre e sua madre. Interverranno, alla presenza dell&#8217;autore, <strong>Giuseppe Lorentini</strong>, <strong>Piera Della Morgia</strong> e <strong>Gianni Orecchioni</strong>, con il coordinamento di <strong>Cecilia Di Paolo</strong> e letture a cura di <strong>Icks Borea</strong>.</p>
<div id="attachment_3405" style="width: 186px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3405" class="size-medium wp-image-3405" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/bambina-176x300.jpg" alt="" width="176" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/bambina-176x300.jpg 176w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/12/bambina.jpg 528w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /><p id="caption-attachment-3405" class="wp-caption-text">&#8220;Katiuscia&#8221; (Katarina Baebler), figlia di Risto Jelacin, commercialista, e di Damian Baebler, pediatra, membri della<br />resistenza jugoslava</p></div>
<p>All&#8217;inaugurazione della mostra e alla conferenza di apertura sono stati invitati, tra gli altri, <strong>Uros Ravnikar</strong>, figlio del pittore internato a <strong>Casoli </strong>e <strong>Corropoli</strong>, gli storici sloveni <strong>Boris </strong><strong>e </strong><strong>Metka Gombac</strong><strong>,</strong><strong> Katarina Baebler</strong>, nata a Lanciano dagli internati Jelacin Risto e Damian Baebler, entrambi deportati da Lubiana, <strong>Maria Emilia Szenwic Yazbeck </strong><strong>e </strong><strong>Dany Yazbeck</strong>, figlia e nipote di Enrico Viglia, confinato a Lanciano e di Angelica Szenwic, internata nel campo di concentramento femminile di <strong>Lanciano</strong>.</p>
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<p>Nell&#8217;immagine  in alto:  la Piazza della Memoria di Casoli <strong>© Muzej novejše zgodovine Slovenije. </strong>Acquerello di Ljubo Ravnikar, 745: LJU; RI-0005085, CASOLI &#8211; KRAJINA, 24.2.1943.</p>
<p><strong>INFO: </strong><a href="https://www.campocasoli.org/mostra/"><strong>https://www.campocasoli.org/mostra/</strong></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2019%2F12%2F23%2Fa-casoli-il-26-e-27-gennaio-diversi-eventi-per-la-giornata-della-memoria%2F&amp;linkname=A%20Casoli%2C%20il%2026%20e%2027%20gennaio%2C%20diversi%20eventi%20per%20la%20Giornata%20della%20Memoria" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2019%2F12%2F23%2Fa-casoli-il-26-e-27-gennaio-diversi-eventi-per-la-giornata-della-memoria%2F&#038;title=A%20Casoli%2C%20il%2026%20e%2027%20gennaio%2C%20diversi%20eventi%20per%20la%20Giornata%20della%20Memoria" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2019/12/23/a-casoli-il-26-e-27-gennaio-diversi-eventi-per-la-giornata-della-memoria/" data-a2a-title="A Casoli, il 26 e 27 gennaio, diversi eventi per la Giornata della Memoria"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2019/12/23/a-casoli-il-26-e-27-gennaio-diversi-eventi-per-la-giornata-della-memoria/">A Casoli, il 26 e 27 gennaio, diversi eventi per la Giornata della Memoria</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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