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	<title>Groenlandia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Dalla dottrina “Donroe” a Minneapolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:33:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale Di Roberto Sciarrone L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale</em></p>
<p><strong>Di Roberto Sciarrone</strong></p>
<p>L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste ore dai media statunitensi arrivano le immagini delle persone scese in piazza per protestare contro la United States Immigration and Customs Enforcement I.C.E., agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Cittadina americana, madre di tre figli, divorziata, vedova e senza una particolare storia di militanza politica: Renee Nicole Good amava la poesia che aveva studiato al college vincendo addirittura un premio dell’American Academy of Poets. Tutto questo, e non solo, sta infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti intorno alla presidenza Trump. E poi il Venezuela, la Groenlandia e il sequestro delle petroliere russe. La Dottrina “Donroe” segna uno spartiacque per l’ordine internazionale e pone l’Europa (e il mondo) davanti a un dilemma: adattarsi all’egemonia americana o prepararsi a contrastarla?</p>
<p>In questi primi giorni di gennaio Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando ai media a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti destinati a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – richiamo quanto mai palese alla Dottrina Monroe – che come sappiamo attribuirebbe a Washington un controllo naturale sulle Americhe, che – ha dichiarato Trump – “non sarà mai più messo in discussione”.</p>
<p>Sempre in questa turbolenta settimana è arrivato anche il sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte della Guardia Costiera Usa nell’Atlantico settentrionale: il cargo, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettato di aver trasportato petrolio iraniano. Durante l’operazione, mezzi navali russi – incluso un sottomarino – operavano nelle vicinanze, uno degli scontri più vicini tra Stati Uniti e forze russe degli ultimi decenni. Per fare un parallelo storico immaginate cosa sarebbe accaduto durante la Guerra Fredda.</p>
<p><strong>Ma come si potrà sviluppare la dottrina Donroe? Un approccio sistemico? </strong>La rielaborazione in chiave MAGA della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più cruda di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, consigliere per la sicurezza interna. “Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, ha aggiunto. Una postura aggressiva che non si limita agli avversari dichiarati, ma che coinvolge anche partner e alleati (e veniamo alla Groenlandia). Lunedì, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai legislatori che Trump intende acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla, pur specificando che l’uso della forza non è escluso. Perché invaderla? Sempre per questioni di sicurezza nazionale, chapeau. Nel tentativo di blindare il “vicinato americano”, Trump sta quindi accelerando una competizione tra grandi potenze destinata a estendersi ben oltre l’emisfero occidentale.</p>
<p><strong>E l’Europa? </strong>Per l’Europa, la nuova dottrina Trump comporta grandi cambiamenti. Se la preoccupazione più immediata riguarda l’Artico e la Groenlandia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del continente vengono subito dopo. I 27 si trovano di fronte a un bivio: appoggiare o contrastare le ambizioni di Washington?</p>
<p><strong>Perché Trump insiste sulla Groenlandia?</strong> Secondo il presidente americano gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, viste le navi russe e cinesi nei dintorni. Di fatto i soldati statunitensi sono presenti in Groenlandia dal 1951 con una base militare permanente, speriamo basti questo.</p>
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		<title>Tre agenti, un’isola, una bugia: la Groenlandia come laboratorio CIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 11:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Trump non è pazzo, non inventa nulla: applica un manuale usato per decenni in America Latina, con la differenza che qui la bandiera è blu con le stelle C’era una&#8230;</p>
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<p class="s3"><a name="_GoBack"></a><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’era una volta la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>favola dell’Occidente buono, rispettoso del diritto internazionale</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>, indignato davanti alle ingerenze altrui</b>.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Poi è arrivata la Groenlandia. E la favola si è sciolta, come il ghiaccio artico.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Per mesi ci siamo divertiti a ridere delle sparate di Donald Trump: la Groenlandia, Panama, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Pandora, Approdo del Re&#8230;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Sembrava folklore. Invece era </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">programma politico</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, detto come sempre alla Trump: male, ma sul serio.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il 27 agosto l’emittente pubblica danese DR ha pubblicato un’inchiesta che, se fosse arrivata da Mosca o Pechino, avrebbe aperto i TG per settimane: </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><b>almeno tre uomini legati a Trump inviati in Groenlandia per fare propaganda, sondare l’opinione pubblica e individuare politici locali favorevoli a un’annessione agli Stati Uniti</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Spionaggio e influenza politica. Punto.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La Danimarca non se l’è inventata. Lo ha detto DR. Lo ha confermato il PET, il servizio segreto danese. E ha convocato l’incaricato d’affari americano. Risposta di Washington?</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">“Datevi una calmata”.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Che sarà mai. Sono cose che succedono.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Succedono soprattutto </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">quando uno Stato grande considera uno Stato piccolo come una pedina</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. E quando uno Stato medio – la Danimarca – scopre di essere alleato solo sulla carta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Una notizia di una gravità enorme, se si considera che Stati Uniti e Danimarca sono formalmente alleati. Non a caso il governo danese ha convocato l’incaricato d’affari americano, Mark Straw, per chiedere spiegazioni. Una precisazione lessicale: l’incaricato d’affari è il numero due di una rappresentanza diplomatica, in assenza di un ambasciatore. E il fatto che Washington sia rimasta per mesi senza un ambasciatore in Danimarca dice molto sullo stato reale dei rapporti tra i due Paesi. Solo il 7 ottobre 2025 il Senato americano ha ratificato la nomina di Ken Howery, cofondatore di PayPal e uomo di fiducia di Trump, come nuovo ambasciatore a Copenaghen.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Eppure la stampa europea, soprattutto quella italiana, ha trattato la vicenda come un incidente diplomatico minore, una nota a piè di pagina. Strano, perché non si tratta dell’unico episodio imbarazzante degli ultimi mesi. A gennaio Donald Trump Jr. si è presentato a Nuuk, la capitale della Groenlandia, accolto come un sovrano in visita imperiale, accompagnato da Jørgen Boassen, ex muratore diventato improvvisamente figura politica e fervente sostenitore di Trump. Due mesi dopo, J.D. Vance ha fatto una visita non annunciata sull’isola, limitandosi a qualche ora nella base spaziale americana di Pituffik, per poi accusare la Danimarca di non fare abbastanza per proteggere la Groenlandia da Cina e Russia. Un’accusa vaga, ma non casuale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il tempismo è curioso: tutte queste “attenzioni” arrivano mentre in Groenlandia si tengono elezioni cruciali per il futuro dell’isola. E qui serve un po’ di contesto. La Groenlandia gode di un’ampia autonomia, fatta eccezione per difesa e giustizia. Da anni, il tema centrale della politica locale è l’indipendenza dalla Danimarca. Per Washington, un’eventuale Groenlandia indipendente sarebbe un bersaglio molto più facile da agganciare rispetto a un territorio formalmente legato a un altro Stato NATO. Da qui l’interesse di Trump a soffiare sul fuoco indipendentista, magari aiutando a emergere figure politiche favorevoli agli Stati Uniti, utili a vincere elezioni e orientare il dibattito pubblico.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">E qualcosa, va detto, ha funzionato. Alle ultime elezioni di marzo, i Democratici di Jens-Friedrich Nielsen, favorevoli a un percorso graduale verso l’indipendenza, hanno vinto con circa il 30%. Subito dietro si è piazzato Nalerak, il partito che chiede l’indipendenza immediata ed è il più aperto a un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, con quasi il 25%. Rispetto al 2021, entrambi hanno guadagnato consensi in modo netto. Un risultato difficile da separare dal clamore internazionale sollevato proprio dalle dichiarazioni di Trump.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il motivo di fondo è semplice e brutale: sotto l’80% di ghiaccio che ricopre l’isola si nascondono risorse immense. Petrolio, gas, terre rare, uranio, torio, grafite, rame, nichel, zinco, ferro, oro, diamanti. Una miniera potenziale per l’economia del futuro. Risorse oggi in gran parte inesplorate, sia per le politiche ambientali sia per la difficoltà tecnica e infrastrutturale. La Groenlandia ha pochissime strade, pochissimi porti, pochissime città. Sviluppare miniere su larga scala richiederebbe investimenti colossali. Ma l’Artico si sta scaldando quattro volte più velocemente del resto del pianeta, e il ghiaccio, lentamente, si ritira.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Trump lo sa. Sa che la Groenlandia è uno snodo strategico militare e commerciale. Sa che la base di Pituffik serve a intercettare missili e satelliti. Sa che la Cina sta già cercando di entrare nel gioco. E sa anche che la Danimarca, storicamente, ha trattato la Groenlandia come una periferia da sfruttare, investendo poco e imponendo politiche di ingegneria sociale devastanti: bambini Inuit strappati alle famiglie, donne sterilizzate, identità culturali cancellate. È su questa ferita aperta che partiti come Nalerak costruiscono consenso, promettendo un futuro diverso, magari sotto l’ombrello americano.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ma l’indipendenza ha un prezzo. Oggi circa metà del bilancio groenlandese dipende da un assegno annuale di 600 milioni di dollari che arriva da Copenaghen. Senza quei soldi, l’economia collasserebbe. È un ricatto elegante, ma efficace. Trump, dal canto suo, può permettersi di promettere investimenti miliardari: per gli Stati Uniti, anche 50 miliardi di dollari sarebbero una cifra marginale rispetto ai benefici strategici di lungo periodo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Da qui l’idea di inviare agenti, fare propaganda, cercare volti locali da spendere politicamente. Funzionerà? Non è detto. Molti Inuit non vogliono passare da una dipendenza all’altra, né vedere la loro terra devastata da miniere e infrastrutture. Ma nulla è scontato. I servizi segreti danesi continueranno a vigilare, rischiando però di alimentare un sentimento anti-danese che rafforzerebbe proprio le spinte indipendentiste. Nel frattempo, il nuovo governo groenlandese promette di non accettare ingerenze straniere, mentre Washington e Copenaghen si guardano in cagnesco.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Fantapolitica? Forse. Ma in un mondo che cambia sempre più velocemente, la fantapolitica di oggi è spesso la cronaca di domani. E la Groenlandia, sotto il ghiaccio che si scioglie, racconta molto più del futuro dell’Artico: racconta come funziona davvero il potere, quando smette di fingere.</span></span></p>
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