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	<title>Gustavo Vitali Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Quando a Venezia ci si giocava la camicia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gustavo Vitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 19:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Redazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-scaled.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/B0FED215-C36E-4F3A-A1FF-3A4894B6D34A-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dicono che tutto ebbe inizio nel 1172. Un capo mastro di origine bergamasca, tale Nicolò Barattieri, riesce a rizzare due enormi colonne trasportate dall’Oriente come bottino di guerra. Erano rimaste&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dicono che tutto ebbe inizio nel </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">1172.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Un capo mastro di origine bergamasca, tale Nicolò Barattieri, riesce a rizzare due enormi colonne trasportate dall’Oriente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">come bottino di guerra. Erano </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">rimaste abbandonate per decenni sul molo di San Marco perché nessuno sapeva come fare.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A lavori conclusi alle loro sommità svetteranno le statue </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di San Totaro, cioè San Teodoro, e del leone alato di San Marco, segnando per sempre l’accesso all’area marciana per chi proveniva dal mare. Ci sarebbe stata anche una terza colonna, ma andò perduta nel fango della laguna durante le operazioni di scarico.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il Barattieri si era già segnalato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per la realizzazione della cella del campanile di San Marco mettendo in campo tutto un marchingegno di casse di legno mosse da carrucole che agevolarono il trasporto dei materiali sino alla cima della torre. Resterà nella storia anche per aver costruito il primo Ponte di Rialto, tutto in legno. Anche nel caso delle colonne</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> impiegò </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un ingegnoso e complicato sistema di corde bagnate, paranchi e zeppe. </span></span></p>
<p class="s3"><b>Una zona franca per il gioco d’azzardo</b></p>
<p class="s3">A lavoro ultimato ebbe pure il suo bravo tornaconto: ottenne dal doge Sebastiano Ziani che attorno alle colonne fosse decretata una zona franca dove praticare il gioco d’azzardo fino ad allora proibito ovunque nella Serenissima. Pare fossero molto di moda i dadi, tanto che entreranno a far parte dello stemma di famiglia, fino che un discendente dell’ingegnoso bergamasco deciderà di abiurarli come simboli di un deprecabile passato connesso con il vizio. Infatti, con il tempo il termine “barattieri” era <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-71619" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/1F4733D4-047C-47D6-8D41-5C7F26155671-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />finito per designare i gestori di banchi per il gioco d’azzardo, una consorteria regolata da norme fisse, tacitamente riconosciute e accettate dai biscazzieri, cioè i padroni delle bische.</p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Barattieri, biscazzieri e allocchi</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Cosicché il malaffare prese a dilagare ovunque.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il gioco era per lo più favorito dal calendario veneziano che segnava un’infinità di feste, numerose ricorrenze di santi protettori di parrocchie e corporazioni, sagre e altro, una manna per i barattieri di ogni parte che piovevano in città per svuotare le tasche agli allocchi. Nel 1487 era stato poco saggiamente permesso il gioco in occasione delle feste nuziali e durante il lungo periodo del carnevale quando tutta la città indossava la “bauta”, cioè la maschera, anche bari e truffatori. Il doge Andrea Gritti lo aveva revocato, ma il danno era fatto. Le colonne di piazza San Marco erano oramai diventate il ritrovo della peggior feccia. Ma carte e dadi sbucavano dappertutto, per strada, nelle case e nei cosiddetti “Casin dei Nobili”, case da gioco contrabbandate per salotti da conversazione. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ci si rovinava anche nei “redutti”, ovvero bische clandestine, e più di un’attività nascondeva sotto vesti legali quella dell’azzardo. Biscazzieri per antonomasia erano i barbieri, poco importando loro dei pochi ducati di multa o di qualche settimana di carcere perché l’azzardo fruttava più del mestiere di “conzateste” o radere barbe. Famosa tra Rinascimento e Barocco la bisca nascosta nella bottega di barberia di Vincenzo Gobbo a San Stin nel sestiere di San Polo, in calle del Magazen. Il Gobbo era pure finito in carcere, ma la bisca aveva continuato a prosperare. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>La difficile opera di contrasto al gioco d’azzardo</b></span></span></p>
<p class="s3">Giocatori, bari, biscazzieri, “tagliatori” e tutto il serraglio di prostituzione e lenoni connesso si beffava di guardie e zaffi, quando addirittura non venivano presi a botte e talvolta anche peggio. Alcuni bari godettero di grande fama, come Zuane Martini, detto “Balla” o “Balletta”, tanto noto che ho deciso di farne un personaggio del mio libro giallo “Il Signore di Notte” ambientato nella Venezia del 1605. Anche la bisca del Gobbo nel racconto diventa meta delle indagini.</p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">L’insanabile piaga infestò in modo trasversale la società veneziana in ogni epoca e senza distinzione di rango. L’azzardo era nell’aria, compenetrato nella città stessa, amalgamato con i traffici commerciali e con gli arricchimenti, connesso alla storia di Venezia fin dai tempi più remoti e non solo dal 1172. Le sentenze degli Esecutori Contro la Bestemmia e quelle delle altre magistrature che li avevano preceduti per competenza in materia non incutevano alcun timore. Il male non era regredito d’un passo neppure di fronte alle più severe sentenze di bando, messa alla berlina e carcere.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>I modi per rovinarsi alla ricerca della fortuna</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">L’elenco dei modi per buttar via soldi era davvero lungo: piastrelle, primiera, gilé col bresciano, trappola, stusso, cricca, minoreto, trentaun per forza, sequentia, chiamare, dar la cartaccia e banco fallito. Un gioco molto diffuso era la basseta, un vero flagello. Il proverbio veneziano </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">la matina una messeta, dopo pranzo una basseta e la sera una doneta”, cioè alla mattina la messa, al pomeriggio il gioco della “basseta” e la sera una donna, l’avrebbe detta lunga, ma c’era poco da ridere perché il gioco era una peste che divorava i pochi denari dei poveracci e interi patrimoni dei ricchi. Susciterà clamore la disavventura di un giovane patrizio che al gioco aveva perso ogni avere, perfino le fibbie d’oro che adornavano le sue calzature. Nel tentativo di rifarsi alla fine si era giocato pure la propria promessa sposa. Nessuno ha tramandato come si era chiusa la vicenda della poveretta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Conseguenze finanziarie per lo stato</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il gioco aveva pesato anche sulle casse dello stato. Tra il 1776 e il 1788 per rimpinguarle il governo aveva deciso di aprire le porte del patriziato a quaranta famiglie, vendendo il titolo per 100.000 ducati. In precedenza, tra il 1646 e il 1669, questa misura era già stata adottata con successo in altre due occasioni quando c’era stata la corsa per accaparrarselo. Questa volta non fu così: solo tredici famiglie furono disponibili a scucire la somma. Tra le ragioni di tanta disaffezione alcuni studiosi hanno individuato nel gioco del lotto la rovina di molte famiglie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Bersaglio di numerose proibizioni, come quella del 7 luglio 1603 con la quale il Consiglio dei Dieci aveva tentato di non “permetter alcuna sorte di Loti”, perché evidentemente ce n’era più di un tipo, era stato infine regolamentato dal governo nel 1734.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Chi è causa del suo mal …” si potrebbe concludere. Invece, preferisco sottolineare la grandezza dell’antica Repubblica di Venezia, oltre undici secoli di gloria, retta in generale da governi avveduti, quando non geniali, da personaggi responsabili e quasi sempre all’altezza delle situazioni. Va bene! Qualche vizietto glielo possiamo concedere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">…</span></span></p>
<p class="s3">
<p class="s3">
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nelle foto scattate dall’autore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">: </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">1 &#8211; calle del Magazen </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a San Stin nel sestiere di San Polo, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dove era nascosta la bisca</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> nella bottega di barberia di Vincenzo Gobbo.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">2 – il portego che si apre su Corte Canal nel quale è stata posta la casa di un personaggio della storia, il baro Zuane Martini, detto “Balla” o “Balletta”</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F05%2F29%2Fquando-a-venezia-ci-si-giocava-la-camicia%2F&amp;linkname=Quando%20a%20Venezia%20ci%20si%20giocava%20la%20camicia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F05%2F29%2Fquando-a-venezia-ci-si-giocava-la-camicia%2F&#038;title=Quando%20a%20Venezia%20ci%20si%20giocava%20la%20camicia" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/05/29/quando-a-venezia-ci-si-giocava-la-camicia/" data-a2a-title="Quando a Venezia ci si giocava la camicia"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/05/29/quando-a-venezia-ci-si-giocava-la-camicia/">Quando a Venezia ci si giocava la camicia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Rossellana, la schiava che il sultano amò</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gustavo Vitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 06:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Vitali]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore di Notte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="535" height="379" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/946DBE22-D14E-43FA-8ABF-47A267D5C722.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/946DBE22-D14E-43FA-8ABF-47A267D5C722.jpeg 535w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/946DBE22-D14E-43FA-8ABF-47A267D5C722-300x213.jpeg 300w" sizes="(max-width: 535px) 100vw, 535px" /></p>
<p>Schiavitù, passione, amore, intrighi, potere, sangue e poesia, nella storia di Rossellana, ispiratrice di scrittori, artisti e dello scrivente Gustavo Vitali,  autore del libro Il Signore di Notte, un “giallo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavitù, passione, amore, intrighi, potere, sangue e poesia, nella storia di Rossellana, ispiratrice di scrittori, artisti e dello scrivente Gustavo Vitali,  autore del libro Il Signore di Notte, un “giallo storico” ambientato a Venezia nel 1605.</em></p>
<p>Quella di Rosselana è una storia di schiavitù, passione, amore, intrighi, potere, sangue e poesia.</p>
<p><strong>Origini</strong></p>
<p>“Donna di nation Rossa, giovane non bella ma grassiada”, aveva scritto di lei Pietro Bragadin in un rapporto diplomatico al governo di Venezia.</p>
<p>Sulle origini di questa donna tra verità e leggenda c’era solo l’imbarazzo della scelta, tutte ben confuse a partire dal nome: Roxolana, Roksa, Roksolana e in occidente Roxelana o “la Rosselana” per i suoi capelli rossi. Infine Hürrem Haseki Sulṭān o Khurrem Sulṭān, in turco la sultana ridente. Il suo vero nome pare fosse stato Alexandra Anastasia Lisowska, almeno prima di finire nell’harem di Costantinopoli.</p>
<p>Oltre che nativa della Russia, che allora neppure esisteva, una terra chamata Moscovia semmai, era stata avallata anche come ucraina, polacca, persiana, perfino come un’improbabile contessa italiana. Verosimilmente era ucraina, figlia di di Hawryło Lisowski, un prete ortodosso, nata a Rohatyn forse tra il 1502 e il 1506, quando gran parte dell’Ucraina faceva parte del Granducato di Lituania, confluito poi nella confederazione con la Polonia.</p>
<p><strong>Nell’harem del sultano</strong></p>
<p>Confuse pure le notizie su come Rosselana fosse finita nell’harem di Costantinopoli: rapita dai tartari, venduta a mercanti genovesi e portata al mercato di schiavi della capitale turca, secondo la più probabile. Pare l’abbia poi comprata l’albanese Ibrahim Pascià, gran visir e cognato di Solimano il Magnifico e donata al vecchio Selim I, padre di Solimano. Costui, ormai troppo anziano per certe prestazioni, l’avrebbe ceduta al figlio quando la schiava aveva circa quindici anni. Insomma, nomi, paesi d’origine e rotte commerciali non aiutano a fare chiarezza.</p>
<p><strong>Amore a prima vista</strong></p>
<p>Fatto sta che Solimano è attratto dalla sorridente Roksolana: i due diventano intimi, confidenti, infine amanti. Lui, quando è lontano da corte perché impegnato nelle frequenti campagne militari, si fida solo delle notizie da palazzo ricevute da lei. Non è solo amore, ma anche convenienza: ha bisogno di qualcuno di affidabile che gli fornisca informazioni sulla situazione a palazzo e sceglie l’amata.</p>
<p>Dell’harem in occidente si aveva, e ancora si ha, uno stereotipo lontano dal vero, vale a dire un luogo di perdizione con schiave licenziose e discinte pronte a soddisfare i sollazzi di sultani debosciati. Invece l’harem era per molti versi tutt’altro: si faceva politica, si pianificava il futuro, si intrigava, oltre che tutto il resto. Era governato dalle madri e dalle mogli dei sultani e le concubine educavano i propri figli progettando per loro un avvenire migliore, cosa che poteva accadere. Nell’impero ottomano perfino uno schiavetto genovese, prediletto di un sultano, da uomo diventerà capo della flotta turca, come la schiava ucraina diventerà sultana.</p>
<p><strong>Da schiava a sultana</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-medium is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-51302" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-sultana-anonimo-239x300.jpg" sizes="(max-width: 174px) 100vw, 174px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-sultana-anonimo-239x300.jpg 239w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-sultana-anonimo-768x964.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-sultana-anonimo.jpg 800w" alt="" width="174" height="219" /></figure>
</div>
<p>Un giorno scoppia un incendio nell’harem ubicato nel cosiddetto Palazzo Vecchio, una costruzione staccata dal Topkapi, letteralmente “Porta del Cannone”, che era invece quello da cui si governava l’impero. Rosselana si trasferisce al Topkapi in attesa che la struttura venga ripristinata, ma nell’harem non farà più ritorno. È diventata una “haseki”, cioè la concubina preferita del sultano, scalzando ogni altra donna dal suo cuore.</p>
<p>Solimano aveva già avuto chissà quanti figli, di sicuro il primogenito Sehzade Mustafà designato quale erede legittimo, figlio della sua prima moglie, Mahi Debran Gulbahar, chiamata anche Gyulbahar, o Mahidevran. Per ironia della sorte e per sottolineare una pratica consolidata, anche questa proveniva dal mercato degli schiavi di Costantinopoli, ma è il solo aspetto che le due donne hanno in comune.</p>
<p>Mahidevran è rosa dalla gelosia per l’ascesa della rivale dai capelli rossi. Tra loro scoppia un alterco, vengono alle mani e Rosselana ha la peggio. Interviene Solimano con il quale la ex schiava gioca d’astuzia e dapprima si rifiuta di mostrare le ferite; Solimano insiste e lei cede solo dopo una lunga manfrina. Mahidevran viene immediatamente allontanata da corte e lui prende Rosselana come moglie ufficiale forse nel 1534. La corte ottomana è contraria al matrimonio, ma il sultano fa quello che vuole.</p>
<p>In verità la tradizione voleva che le preferite dei sultani avessero sostanzialmente due ruoli mai sovrapposti: amante e madre dell’erede al trono. Dopo aver dato alla luce il maschio, cessavano di essere le favorite e dovevano andarsene da palazzo con il figlio per allevarlo fino a quando avrebbe preso il posto del padre. Non sarà così per Roksolana che resterà a corte nonostante sei maternità, prima a rompere la tradizione e con grande scandalo dei dignitari della Sublime Porta, ma non sono loro a comandare.</p>
<p><strong>Rosselana e le lotte per il potere</strong></p>
<p>Come Hürrem Haseki Sulṭān, Rosselana si è insediata nel centro del potere dove intrighi e complotti non finiscono mai. Tra leggende e verità, sempre ben confuse, in Occidente sulla sua fama ci si atteneva al peggio, cioè più o meno quanta ne godeva pure tra i suoi. Era dipinta come spregiudicata, assetata di potere, dedita a ogni genere d’intrallazzo. Al contrario, altre fonti ne parlano come una persona impegnata in opere di bene, protettrice degli studiosi e della religione, una delle donne più istruite e colte del tempo: riceveva ambasciatori, intratteneva corrispondenze con sovrani, nobili e artisti di tutto il mondo. Un personaggio controverso, esattamente come la sua storia.</p>
<p>Secondo i nemici tra le sue vittime c’era stato Ibrāhīm Pascià, gran visir nominato da Solimano: era stato ucciso e le sue proprietà confiscate. Pare che Hürrem mal tollerasse l’influenza di Ibrahim sul sovrano e il suo appoggio per la successione al trono di Sehzade Mustafa, a sua volta messo a morte con l’aiuto di un altro gran visir, Rustem Pascià. Secondo voci più benevole, invece, Rosselana avrebbe scoperto un complotto di Mustafà contro il padre e il sultano non ci aveva pensato due volte a farlo strangolare, salvo poi vegliarne il corpo per giorni impedendo a chiunque di toccarlo. In realtà Solimano amava i figli tanto quanto la moglie, ma la questione della successione alla Sublime Porta, con eredi che tentavano di prendere anzitempo il posto dei padri ammazzandoli, stava diventando una situazione imbarazzante per la monarchia ottomana e qualcosa andava fatto. Decise per le spicce.</p>
<p>Per altro, in assenza di norme precise per regolare la successione, la legge del fratricidio inserita nel Kanunname, in pratica il codice delle leggi, sanciva che, con l’assenso dei dottori garanti della legge coranica, detti Ulema, il sultano potesse uccidere i propri parenti in modo da sbarazzarsi di possibili pretendenti. Insomma, pare valesse il detto nostrano “poca brigata, vita beata”.</p>
<p><strong>Molti figli</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-medium is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-51303" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-solimano-anton-hickel--209x300.jpg" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-solimano-anton-hickel--209x300.jpg 209w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/rosellana-solimano-anton-hickel-.jpg 535w" alt="" width="158" height="226" /><figcaption class="wp-element-caption">.</figcaption></figure>
</div>
<p>Solimano e Rosselana violeranno un’altra legge della corte ottomana: la concubina, infatti, non avrebbe potuto avere più di un figlio maschio, ma Hürrem ne avrà ben cinque, più una femminuccia. Incapaci di spiegare come possa aver raggiunto tanto potere, i suoi contemporanei l’accuseranno addirittura di aver stregato il sultano.</p>
<p>Tristissima la sorte dei figli: l’ultimo maschio, Cihangir, muore di dolore per la sorte toccata al fratellastro Mustafà al quale evidentemente era molto legato; Mehmet di vaiolo, Abdallah e la piccola Mihrimah in tenera età. Rimangono Selim e Bayezid.</p>
<p>Quest’ultimo si comporta come se fosse già sul trono scavalcando il padre, dispone, comanda, riceve ambasciatori come se il sultano vero non contasse nulla. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è quando tenta di far fuori il fratello Selim, l’ultimo nato e, pare, prediletto da Roksolana. Il tentativo fallisce e Bayezid con dodicimila armati si rifugia in Persia, un traditore per i suoi, a quel tempo in guerra con i persiani. Per lui le cose volgono presto al peggio perché i due imperi firmano la pace e Solimano impone come condizione che gli uomini di Bayezid vengano tutti uccisi. Lui e i suoi cinque figli gli sono invece consegnati e sarà il sultano in persona a ordinare l’esecuzione dell’intera famiglia nel 1561. Costo dell’operazione quattromila monete d’oro che lo shah persiano Tahmasp incassa a lavoro ultimato.</p>
<p><strong>La fine</strong></p>
<p>Nel frattempo Rosselana si è ammalata. Solimano non si allontana un solo giorno dal suo capezzale, ordina perfino il rogo di tutti gli strumenti musicali di corte per non disturbare la sua quiete, ma la sposa spira tra le sue braccia il 18 aprile del 1558. Viene inumata in un mausoleo decorato con scene del Paradiso Terrestre. Poco distante sarà eretto quello del marito ed entrambi annessi alla moschea che porterà il suo nome.</p>
<p>Dopo la morte di Roksolana, Solimano il Magnifico, che qualche pecca se l’era dovuta pur riconoscere, vivrà il resto dei suoi giorni distrutto dal dolore, in solitudine, triste, sempre più lontano dalla gestione del potere. Scriverà poesie dedicate all’amata. Morirà il 6 settembre 1566 durante l’assedio di Szigetvár in Ungheria. Aveva annunciato che quella sarebbe stata la sua ultima campagna militare e che non sarebbe tornato.</p>
<p>Sarà di parola.</p>
<p>Nei secoli soprattutto l’aspetto amoroso di questa storia ha ispirato scrittori e artisti e pure lo scrivente  ha pensato di accennarne nel suo libro Il Signore di Notte, un giallo ambientato a Venezia nel 1605.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/rossellana.html">Articolo originale</a> –</p>
<p><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/rossellana.html">https://www.ilsignoredinotte.it/rossellana.html</a></p>
<p>Immagini tratte da Wikipedia: Roxelana e Solimano nel dipinto del pittore barocco tedesco Anton Hickel (1780) – Roxelana nelle vesti di Khurrem Sulṭān, la sultana ridente, nel ritratto di un pittore anonimo esposto al Topkapi di Istambul (probabile XVIII secolo).</p>
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		<title>Quando a Venezia hanno inventato le prigioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gustavo Vitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2022 07:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-scaled.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le mete turistiche veneziane più gettonate c’è il solenne immobile delle Prigioni Nuove, primo esempio al mondo di una struttura dedicata esclusivamente alla detenzione. Carceri improvvisate in strutture nate&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><i><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tr</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> le mete turistiche veneziane più gettonate c’è il solenne immobile delle Prigioni Nuove, primo esempio al mondo di una struttura dedicata esclusivamente alla detenzione.</span></span></i></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Carceri improvvisate in strutture nate per altri scopi</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Fino alla fine del Rinascimento ovunque i governi usavano adattare a carceri strutture nate per altri scopi e avrebbero continuato a farlo anche in periodi successivi. Un esempio per tutti, la Bastiglia di Parigi, nata tra il 1367 e il 1382  come fortezza per difendere le mura della città presso la porta Sant’Antonio, trasformata poi in prigione e abbattuta dal popolo parigino il 14 luglio 1789, era allora in minima parte utilizzata ancora come prigione. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Valeva il duro principio che il colpevole espiasse la colpa nel modo più atroce, quando non sul patibolo. Le prigioni erano luoghi davvero infami dove i carcerati vivevano in condizioni disumane, in ambienti umidi, oscuri e con igiene azzerata. Difficilmente sopravvivevano fino alla scarcerazione, se mai fosse avvenuta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Le prigioni di Palazzo Ducale</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Venezia non aveva fatto eccezione con l’uso del piano terra e del mezzanino di Palazzo Ducale, cercando di recuperare tutti gli spazi disponibili, perfino i sottoscala. In certe gattabuie con spazi talmente esigui i reclusi facevano perfino fatica ad allungare le gambe o a tenersi dritti in piedi. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Addirittura le cosiddette celle chiamate “Prigioni dei Signori Capi”, conosciute in seguito come “Pozzi”, avevano la triste fama di essere poste sotto il livello dell’acqua. Erano invece a pian terreno e probabilmente devono l’immeritata nomea all’accesso tramite una stretta e buia scaletta di sedici gradini. Alcune avevano finestre sul Rio di Palazzo, altre, dette “orbe”, erano buie e umide. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Insieme a quelle dei  “Piombi” nel sottotetto, dove, a causa dei questo materiale usato come copertura, si pativa il freddo in inverno e la peggiore canicola d’estate, erano destinate ad accogliere gli ospiti del Consiglio dei Dieci e degli Inquisitori di Stato, ma non tutte. Di sicuro lo erano due celle segrete dei Pozzi, dette “giardini”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il secolo scorso, nella cella numero 10 dei Pozzi durante un restauro, sotto una coltre di calce malandata, saltarono fuori dei graffiti rappresentanti la Vergine con bambino attorniata da santi, un Cristo crocifisso e altro ancora. Si sono poi rivelati come affreschi opera di tale Riccardo Perucolo in carcere per ordine del Sant’Uffizio in quanto sospetto di eresia luterana. Li aveva dipinti per convincere i giudici della sua buona fede, ma, dopo varie peripezie, finirà sul rogo vent’anni dopo a Conegliano perché luterano lo era davvero.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dalle gattabuie dei Piombi e dei Pozzi non si poteva avere contatti con l’esterno, mentre le altre sotto la loggia del palazzo erano dotate di ampie finestre chiuse da sbarre e rivolte sulla pubblica piazza.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Trattamento dei carcerati</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A parte le suddette celle dei Pozzi e dei Piombi, rispetto al resto del mondo, le carceri della Serenissima erano quasi un salotto. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ai detenuti era concesso intrattenersi liberamente con chi stava fuori, ricevere conforto morale e materiale, addirittura chiedere l’elemosina per pagare poi il conto dell’indesiderato soggiorno. Di tanta liberalità era rimasta memorabile una serenata di musici virtuosi offerta dai familiari a conforto di tale Antonio Grimani, detenuto in attesa di giudizio.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Cronisti stranieri avevano annotato l’umanità delle prigioni veneziane dove i reclusi si dedicavano a lavoretti artigianali, giocavano a dadi o a scacchi, si intrattenevano con amici e parenti presso i cancelli, oppure&#8230; organizzavano piani di fuga, perché ogni prigione è pur sempre prigione. Anche da quelle di Palazzo Ducale non erano mancate le evasioni, a volte eclatanti, addirittura di massa con il popolo a tener la parte dei fuggiaschi. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Manica larga anche in materia di esigenze sessuali, tolleranza che prevedeva addirittura lo sgombero di celle e corpi di guardia per consentire gli incontri dei prigionieri con mogli e amiche. Peraltro la reclusione era quasi promiscua. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">I colpevoli dei delitti più gravi venivano rinchiusi nelle celle cosiddette “orbe”, oscure e isolate, e con incatenamento di mani o piedi ai ceppi nei casi di riconosciuta pericolosità. Riguardo, invece, per i debitori e per coloro che si presentavano spontaneamente a seguito dell’ordine di comparizione. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per un certo periodo era stata concessa ad alcuni la libertà di movimento all’interno dell’area marciana delimitata dai canali. Inevitabile che qualcuno ne avesse approfittato per diventare uccel di bosco, tanto che, verso la metà del ‘500, vigeva la licenza che chiunque potesse uccidere impunemente gli evasi.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Un caso oltre il tollerabile</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Grazie al diarista Marin Sanudo (1466 &#8211; 1536)  resteranno negli annali i banchetti dello scrivano Zuane Ferman, finito in cella per grosse truffe commesse nell’espletamento delle funzioni e che lo avevano letteralmente ricoperto d’oro, tanto da poter tranquillamente corrompere il capitano delle prigioni Giovanni Batochio. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Costui lo lasciava uscire di notte e tornare con tutto il necessario per banchettare allegramente insieme a donne di moralità non impeccabile. Purtroppo la bella vita dietro le sbarre durò solo una manciata di giorni. Infatti la cosa era giunta alle orecchie delle autorità. A Marco Zambotto, che svolgeva le funzioni di “Missier Grande”, vale a dire una specie di collettore di tutte le informazioni raccolte dagli “zaffi”, cioè i confidenti della polizia, era stato ordinato di sorvegliare le porte delle prigioni durante la notte.  </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il mattino dopo furono arrestati il Ferman, il Batochio e due meritrici alle quali sarà inferta una dose di venti scudisciate sulla pubblica piazza. Al capitano sarà revocato il grado e mandato in esilio a Candia, cioè Creta, per cinque anni, mentre il Ferman aveva già la sua bella pena da scontare e senza bagordi. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>La giustizia aiuta i reclusi</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Notevole era lo sforzo per evitare il protrarsi di indebite carcerazioni, garantire solleciti processi e verificare la situazione giudiziaria dei detenuti. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A vigilare sulle carceri e ascoltare le lagne dei reclusi erano chiamate svariate magistrature, gli onnipresenti Avogadori di Comun in primis, seguiti dai capi della Quarantia Criminal e dall’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“avvocato de’ </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">poveri prixoni”, un funzionario obbligato a visitare le carceri, comprese le celle di sestiere, dette “cameroti”, e  curare le esigenze dei detenuti, raccoglierne le lagne e perorare i loro diritti davanti ai tribunali. Erano due che, con avvicendamento quadrimestrale, dovevano pure assistere i bisognosi di patrocinio l’uno presso la Quarantia e il secondo presso le altre magistrature che trattavano materia criminale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>I tre capi del Consiglio dei Dieci vigilavano sulle celle dei Piombi e dei Pozzi.</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Durante i processi l’accusato, se non poteva permettersi un avvocato che a Venezia abbondavano, era assistito da un difensore d’ufficio, perché la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> difesa dell’imputato era intesa come cardine imprescindibile dell’ordinamento giudiziario, senza eccezioni. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Le lamentele dei guardiani</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Alla lunga, tra affollamento in spazi ricavati alla meglio e pericolo d’incendi provocati da fuochi accesi dai detenuti per scaldarsi mettendo a rischio la soprastante sala del Maggior Consiglio, se non l’intero palazzo, la situazione era diventata insostenibile.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per lo più i sorveglianti, insieme alle suppliche perché fossero aumentati i loro miseri salari, lamentavano la fatica di svolgere il loro servizio in una struttura drammaticamente inadeguata, obbligati a sedare risse dove a volte ci scappava il morto, “tenir li rei in cepi” se pericolosi, scongiurare fughe e fornire la collaborazione agli interrogatori. Questa si espletava principalmente nel condurre l’accusato alla presenza dei giudici che, se non cantava con le buone, lo sottoponevano ai “tratti di corda”. Dopo alle guardie era imposto di aiutare i medici a “radrizar i brazi”, se mai fosse stato possibile porre rimedio alle conseguenze di quella devastante tortura. Questa prevedeva di legare i polsi del malcapitato dietro la schiena e issarlo con una fune pendente dal soffitto per poi lasciarlo piombare fin quasi a terra. Non ne potevano più.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Il progetto delle Prigioni Nuove</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Riconosciuta la improrogabilità della situazione, si era deciso per un intervento drastico e risolutivo con la costruzione del nuovo carcere in un’area attigua a Palazzo Ducale e divisa da questo dall’omonimo rio. La prima delibera del Consiglio dei X risale al marzo del 1563 e prevedeva una struttura mono funzionale, cioè adibita a solo scopo detentivo come mai nessuno al mondo aveva pensato prima. Tempo massimo concesso “non più tardi del 1610”, ma i tempi sforeranno di qualche anno.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nella progettazione e costruzione ci metteranno le mani parecchi architetti: Antonio da Ponte il primo insieme a Zamaria dai Piombi, poi Tommaso e Antonio Contin, autore del cosiddetto “Ponte dei Sospiri” che collega il nuovo blocco detentivo con Palazzo Ducale, e infine Bartolomeo Manopola. Ne verrà fuori un edificio dalle forme austere e solenni affacciato sulla Riva degli Schiavoni, con un profondo porticato a piano terra e ampie finestroni al primo piano dove saranno alloggiati in una apposita stanza I Signori di Notte, magistrati e insieme capi della polizia ai quali era stato affidato l’ordine pubblico in città e altro ancora. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il proposito iniziale di migliorare la vita dei detenuti con celle più grandi, bene areate e illuminate, sarà realizzato quasi per intero, salvo alcune sezioni dell’edificio, come i gruppi di celle disposti verso l’interno. Particolarmente <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-61791" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-scaled.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />critica la vivibilità dei settori con un corridoio di ronda lungo i quattro lati. Ogni cella era rivestita con tavole di legno di larice incrociate e inchiodate fittamente alle pareti, sul pavimento e sulla volta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Trasferimento dei detenuti</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il cantiere andrà avanti fino al 1614 con la realizzazione del cosiddetto “Ponte dei Sospiri”, denominazione che non <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-61795" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565-300x225.jpeg" alt="" width="225" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565.jpeg 640w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />si riferisce ai sospiri degli innamorati che oggi lo fotografano dal Ponte della Paglia, come qualcuno potrebbe pensare. Erano invece quelli dei detenuti che andavano verso il giudizio e tornavano poi in cella per scontare la pena. Infatti il ponte è diviso in due corridoi dai quali i poveracci potevano dare un’occhiata all’esterno, al Rio di Palazzo da un lato e dall’altro al Ponte della Paglia che separa i sestieri San Marco e Castello dove sorgono le Prigioni Nuove.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Già a lavori in corso si attiveranno progressivamente le celle disponibili. Cosicché alla fine del 1601 la maggior parte dei detenuti risultavano “accomodati” nelle prigioni “Nuovissime”; nel 1603 i carcerati che si trovavano ancora a Palazzo Ducale erano stati tutti spostati e gli spazi liberati destinati ad altri uffici. Erano rimasti in funzione Piombi, Pozzi e una cella al piano dell’armeria, detta “Torresella”, perché alle celle i carcerati avevano dato i nomi più curiosi e pittoreschi: “Liona”, “Fresca Zoia”, “Armamento” e così via, nomi che si erano portati dietro alle Prigioni Nuove. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Le Prigioni Nuove, che a lavori ultimati conteranno ben 400 posti, resteranno in funzione fino al 1919, sopravvivendo alla Serenissima, alle dominazioni francese e austriaca e a un pezzo del Regno d’Italia.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Gustavo Vitali</span></span></p>
<p class="s3"><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/prigioni-nuove.html"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">articolo originale</span></span></a><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> &#8211; https://www.ilsignoredinotte.it/prigioni-nuove.html</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nelle foto: due immagini degli interni scattate dall’autore</span></span></p>
<p>il ponte dei sospiri- Pixabay</p>
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		<title>Il Signore di Notte &#8211; Prostitute e cortigiane nella Venezia del Rinascimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gustavo Vitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 16:17:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cortigiane]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Signore di Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="778" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/36BDDEE4-D4D8-4B19-88BE-3D06E5DCBC6A.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/36BDDEE4-D4D8-4B19-88BE-3D06E5DCBC6A.jpeg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/36BDDEE4-D4D8-4B19-88BE-3D06E5DCBC6A-270x300.jpeg 270w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/36BDDEE4-D4D8-4B19-88BE-3D06E5DCBC6A-585x650.jpeg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Una delle particolarità della società veneziana in ogni sua epoca, e in particolare durante il Cinquecento, è stato il gran numero di donne dedite alla prostituzione. Gli storici hanno giustificato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Una delle particolarità della società veneziana in ogni sua epoca, e in particolare durante il Cinquecento, è stato il gran numero di donne dedite alla prostituzione. Gli storici hanno giustificato questo fenomeno con la stessa connotazione di una città tutta orientata verso il commercio e con molti “foresti”, mercanti soprattutto, che vi si recavano per curare i propri affari. Si trattava per lo più di uomini soli … il resto potete immaginarlo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Eros a pagamento nel secolo dello splendore Veneziano</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A favore delle “femene publiche” ci si erano messi pure i costumi del tempo: le ragazze di buona famiglia, ma anche le figlie di comuni cittadini, vivevano sotto controllo dei genitori e godevano di ben poche libertà fino al giorno delle nozze. Quindi gli scapoli avevano rare occasioni di trovare compagnia femminile: circuire qualche poveraccia chiusa contro voglia in convento (casi come quello manzoniano della monaca di Monza e del “tristo” Egidio erano tutt’altro che eccezioni e non solo in Lombardia!) oppure darsi all’amore prezzolato.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Fatto sta che a metà del 1500 ne furono censite 11.654 in una città già popolosa di suo, passata dai 130.000 abitanti nel 1540 ai quasi 170.000 nel 1563, terza d’Europa dopo Parigi e Napoli che verso la fine del secolo ne contavano più di 200.000.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Il governo della Serenissima controlla e tassa la prostituzione</span></span></strong></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La prostituzione a Venezia era fortemente controllata dal governo a partire da dove ammessa e dove no. In pratica era stata confinata entro certi limiti toponomastici, o almeno così avrebbe voluto chi governava la Serenissima. Per accalappiare i forestieri le meretrici fin dal XIV secolo avevano esercitato la professione nei dintorni di Rialto dove la presenza di mercanti e denaro era scontata. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nel 1421 il governo aveva deciso un giro di vite: le donne dedite al mestiere erano state relegate nel quartiere Castelleto, un vero e proprio ghetto vigilato dalle guardie e aperto dal mattino fino all’ultima campana della sera. Poi tutte a casa, pena la frusta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Neanche mezzo secolo dopo il giro della prostituzione si era trasferito nelle case del patrizio Priamo Malipiero, sempre in zona Rialto, per poi dilagare un poco ovunque, tanto che dopo il decesso del nobiluomo gli eredi avevano chiesto sgravi fiscali: affittare alloggi alle prostitute rendeva oramai assai poco visto che nel frattempo erano sparse in mezza città.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Se regolamentare la prostituzione aveva dato scarsi risultati, al contrario tassarla ne aveva dati di ottimi. Dalle imposte sull’amore prezzolato ogni anno pareva uscissero i soldi per allestire quattro galee e nel 1514 le meretrici erano state bersaglio di una pesante tassa straordinaria destinata a finanziare il dragaggio dei fondali dell’Arsenale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Misure per combattere l’omosessualità</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Come detto poc’anzi, un uomo solo aveva poche scelte per soddisfare certe voglie. Questo aveva determinato un ulteriore aspetto della società veneziana: l’omosessualità, tanto diffusa che al fenomeno si era fatta perfino una certa abitudine. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tuttavia, contro quello che era ritenuto un vero flagello, ancorché generato dagli stessi costumi che tagliavano i ponti verso rapporti eterosessuali fuori dal matrimonio, e sollecitate dall’incessante tuonare della Chiesa, le istituzioni ne avevano pensate di ogni, ma c’era stato anche dell’altro. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Pareva che un bel giorno, tra omosessualità dilagante e nutrita concorrenza, i proventi delle prostitute avessero subito una forte contrazione, al contrario delle gabelle che erano rimaste intatte. Le “donnacce” avevano sollevato un gran polverone e animate proteste a seguito delle quali il Consiglio dei Dieci, una delle tante magistrature dell’organigramma della Serenissima, era prontamente intervenuto. Ecco la sua “illuminata” delibera: facendo leva sulle attrattive più arrapanti della bellezza femminile, aveva imposto alle prostitute di esibirsi alle finestre di casa a seno scoperto o gambe nude per invogliare gli uomini alla loro frequentazione. Accertata una conseguenza: un ponte di Venezia aveva preso il nome di Ponte delle Tette.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Questo ponte esiste ancora oggi nella zona delle Carampane in contrada San Cassiano, dove era stato infine confinato il grosso della prostituzione sulla quale avevano continuato a piovere restrizioni. Carampane con il tempo diventerà anche l’epiteto per designare una donna avanti con l’età e dalla bellezza sfiorita: vecchia carampana!</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Donne colte, affascinanti e disinibite per i ricchi, “donnacce” per il popolo </b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Allora come oggi nella professione più antica del mondo si potevano individuare livelli d’ogni sorta: c’erano donne che rimediavano giusto un boccone, magari rischiando la morte per malattie orribili, e quelle che potevano permettersi paggi e servitori, tanto che tra le restrizioni di cui poco soprai una imponeva il divieto di assumere domestici minori di anni trenta. Per altro le limitazioni erano spesso allegramente disattese e senza nessun mal di testa da parte degli organi di controllo. La funzione sociale della prostituzione e il suo cospicuo gettito fiscale facevano chiudere un occhio al governo, anzi tutti e due. Probabilmente più per quest’ultimo motivo che non per il primo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Un discorso a sé meritano le cortigiane, da non confondersi con le normali prostitute con le quali bastava pagare per entrare nel loro letto, anche a prezzi stracciati e squallore incluso. Al contrario le prime erano disponibili solo per persone di un certo rango e con le tasche ben provviste; per nulla scontato ottenerne i favori, perché non accettavano chiunque nelle proprie grazie. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Erano spesso vere e proprie dame di buona educazione che sapevano intrattenere i loro amanti, oltre che soddisfarne gli ardori. Spesso vantavano una cultura raffinata e tra loro non erano rari i talenti in ambito letterario e artistico. Frequentavano i salotti e gli uomini non disdegnavano affatto farsi accompagnare da loro in momenti conviviali. Erano definite “cortigiane honeste” per distinguerle dalle normali meretrici, dette “cortigiane di lume”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>La “zaffetta”</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Circa le prime, avevano avuto notorietà i componimenti di Pietro Aretino celebranti le lodi di Angela Dal Moro, alla quale era rimasto appiccicato il nomignolo di “zaffetta” perché figlia di uno “zaffo”. Gli zaffi erano gli informatori della polizia e questo tradisce le umili origini della donna dalle quali si era affrancata grazie al lavoro di cortigiana, ma anche con lo studio, abbinando profonde conoscenze d’arte, musica, letteratura ad attrattive fisiche, modi amatori raffinati ed eleganza. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Aveva goduto di un fascino capace di suscitare forti emozioni negli uomini che la avvicinavano. D&#8217;altronde, senza fascino e tutto il resto non si poteva svolgere questa professione che poteva garantire agi e ricchezze, ma anche dolori, come per una sua collega della quale leggerete poco avanti. Ripugnante lo stupro nei confronti della Dal Moro da parte di trentuno uomini in una sola notte organizzato per vendetta dal nobile Lorenzo Venier per essere stato da lei rifiutato.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Pittori affascinati dalla “zaffetta”</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Della “zaffetta” era rimasto ammaliato il grande Tiziano Vecellio che la ritrasse nuda e, nel 1515, pare le abbia assegnato il ruolo di  … amore sacro nel celebre dipinto “L’Amor Sacro e l’Amor Profano”. <img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-60676" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB-300x119.jpeg" alt="" width="300" height="119" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB-300x119.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB-1024x406.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB-768x305.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB-1170x464.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB-585x232.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/6597FA62-DD4A-4032-A849-52AC13EB21DB.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Niente in confronto dell’ossessione avuta per lei dal collega Paris Bordon che la utilizzò come modella in un numero impressionante di opere. Il che è tutto dire per un pittore che aveva realizzato capolavori come la “Sacra Famiglia”, la “Sacra Conversazione”, il “Sant&#8217;Ambrogio” e una pala per la chiesa di Sant&#8217;Agostino a Crema.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Veronica Franco</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Veronica Franco (1546 – 1591) di certo la più famosa, poetessa oltre che cortigiana d’alto rango. Su di lei si sono spesi fiumi di inchiostro e dedicati anche dei film. Appare anche nel recente documentario “</span></span><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/venezia.html"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Io sono Venezia</span></span></a><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”, più volte trasmesso sui canali RAI, una carrellata sulle origini e storia della Serenissima.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-60677" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-1170x663.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/DF742E5A-957F-4176-A6D8-9B3BD22F3B51.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La Franco, donna affascinante, bellissima, era diventata tanto conosciuta da essere richiesta perfino dai monarchi in visita al governo, come Enrico III di Francia che soggiornò a Venezia nel 1574. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il “Catalogo delle principali e più honorate cortigiane di Venezia”, un opuscolo del 1565 con nomi, indirizzi e tariffe delle donne dal letto facile più in vista, a suo proposito aveva annotato che un suo bacio sarebbe costato sei scudi, cinquanta il servizio completo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ovviamente non aveva potuto godere del rispetto dato alle donne “normali” e aveva dovuto farsi strada da sola. Aveva studiato da autodidatta e cercato i propri mecenati tra uomini colti ed entrando a far parte di circoli culturali. Dopo la pubblicazione e il successo dei suoi lavori letterari, aveva fondato un&#8217;istituzione caritatevole a favore delle cortigiane e dei loro figli.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Lasciata Venezia per sfuggire alla peste del 1575, aveva avuto un rientro amaro: i suoi beni erano stati saccheggiati. Per lo più nel 1580 era stata processata dall’Inquisizione per incantesimi, un’accusa comune per le cortigiane dell&#8217;epoca. Ne era uscita assolta, ma la sua vita non sarebbe tornata a essere quella di prima. Perse tutte le ricchezze, dopo la morte del suo ultimo benefattore, si ritrovò priva di sostegno finanziario. Dei suoi ultimi anni si sa poco.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Di questo mondo ora oscuro, ora sfavillante, dell’amore mercenario e dell’erotismo a tariffe variabili troveranno molto altro i lettori de’ </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il Signore di Notte</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, un giallo con importanti risvolti storici. Altre informazioni nella pagina facebook e nel sito del libro dove alla voce “approfondimenti” sono pubblicati altri articoli sulla Venezia dei dogi.</span></span></p>
<p><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><a href="https://www.gustavovitali.it/">Gustavo Vitali</a></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">https://www.ilsignoredinotte.it/venezia.html</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Nelle foto: Veronica Franco in un ritratto del Tintoretto</span></span></p>
<p class="s3">il dipinto di Tiziano “L’Amor Sacro e l’Amor Profano” (1515) –</p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l’attrice che interpreta Veronica Franco nel documentario RAI “</span></span><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/venezia.html"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Io sono Venezia</span></span></a><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” &#8211;</span></span></p>
<p>leggi anche <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/09/11/il-signore-di-notte-il-giallo-storico-nella-venezia-del-600-di-gustavo-vitali/">il-signore-di-notte-il-giallo-storico-nella-venezia-del-600-di-gustavo-vitali/</a></p>
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		<title>Libri.Il Signore di Notte: il giallo storico nella Venezia del 600 di Gustavo Vitali</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/09/11/il-signore-di-notte-il-giallo-storico-nella-venezia-del-600-di-gustavo-vitali/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-signore-di-notte-il-giallo-storico-nella-venezia-del-600-di-gustavo-vitali</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Gambadoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 07:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Vitali]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore di Notte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/61F572CF-8085-4D28-A11A-7D9E7E9EF559-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>I libri offrono la meravigliosa possibilità di aprire finestre su mondi sconosciuti, e calarsi nelle vite, nei pensieri e nei desideri di altri individui, viaggiando con l’immaginazione  e scoprendo attraverso&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I libri offrono la meravigliosa possibilità di aprire finestre su mondi sconosciuti, e calarsi nelle vite, nei pensieri e nei desideri di altri individui, viaggiando con l’immaginazione  e scoprendo attraverso  la lettura volti, storie,  tradizioni, usi e costumi di una società lontana dai nostri tempi. E’ quanto accade leggendo “Il Signore di Notte”, il sorprendente romanzo storico “tinto di giallo”, volume d’esordio di Gustavo Vitali.</p>
<p>Siamo nella Venezia del 1605.  Il cadavere di Nicolo Duodo, nobile decaduto e in miseria, viene ritrovato a terra, nella sua modesta abitazione, ad ucciderlo un colpo alla testa, probabilmente inferto con un candelabro.  A condurre le indagini Francesco Barbarigo, personaggio realmente vissuto, aristocratico di una delle piu&#8217; antiche famiglie di Venezia è uno dei sei Signori di Notte al Criminal, che svolgevano le funzioni di magistrati  e capi della polizia. Protagonista  controverso e contorto, guidato più dalla sete di gloria e dalla spocchia che non dalle sue effettive capacità, è l’uomo eternamente in bilico fra la paura di perdere la faccia  e  la  fiducia nella buona sorte. Francesco Barbarigo  è “l’antieroe”  vanesio e superficiale, tormentato dall’insicurezza che mashera dietro una falsa sicumera,   che non sarebbe dovuto neanche essere li’ in quanto indagare non rientra nelle competenze di un magistrato.  Inizia così il romanzo  di Gustavo Vitali, appassionato di  storia, in particolare quella di Venezia. Nel romanzo alcuni protagonisti sono realmente esistiti all’epoca dei fatti, come lo stesso protagonista, ma le loro azioni così come  i loro tratti caratteriali  nascono dalla fantasia dell’autore. Denso di colpi di scena e con un finale a sorpresa che cuce  i mille fili di cui è intessuta la storia, l’autore costruisce con incredibile abilità narrativa e una scrittura curata e ricca di sfumature un giallo in cui la vera protagonista è Venezia. Il romanzo è puntellato da <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-59143" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/notte-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/notte-220x300.jpg 220w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/notte.jpg 536w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" />frammenti e dettagli su ogni aspetto della vita politica, sociale ed economica della Serenissima all’alba del XVII secolo che denotano un corposo lavoro di ricerca e documentazione, come dimostrato dalla stessa bibliografia in calce al volume.  Magistrati, dogi, sgherri, aristocratici e mercanti, servitori, marinai e vetrai: Venezia alle soglie dell’età barocca  è un crogiuolo brulicante di popoli e razze. Attraverso  le divagazioni storiche, le curiosità e gli aneddoti presenti nel libro il lettore scopre  la moda del tempo, visita le sale dei palazzi nobiliari gremite di servitori, passeggia sui ponti e sui moli che si specchiano nella laguna, entra nella storia delle più antiche famiglie patrizie, varca la soglia delle case di sbirri corrotti per un piatto in più di minestra, conosce i traffici e i loschi commerci degli strozzini.  Ad emergere è una Venezia  dai mille volti, quella opulenta,  elegantissima e sfarzosa delle feste celebrate nei palazzi nobiliari, frequentate da affascinanti dame e disinibite cortigiane pronte a soddisfare i capricci dei signori,  cui fa da contraltare quella lorda e maeleodorante delle calli e dei vicoli bui in cui vive chi a malapena riesce a sbarcare il lunario e in cui tutto puo’ accadere.  E poi le bische, il ghetto, il porto, il mercato e i suoi traffici.    Gustavo Vitali  innesta nella trama aneddoti e notizie storiche che contestualizzano il romanzo e  arricchiscono il racconto, in un’ appassionante narrazione in cui nulla è lasciato al caso, dipingendo con maestria la psicologia dei protagonisti  e svelandone a poco a poco  pregi e difetti, caratteristiche e debolezze, sogni e delusioni.   Segreti, passioni e trame si celano dietro i vicoli e fra i canali della Serenissima, la realtà è ingannevole e  puo’ riservare sorprese,  mai  fermarsi alle apparenze o farsi trascinare dall&#8217;impulsività,  pena il rischio di prendere clamorosi abbagli  o peggio, incappare in trappole mortali. E’ la dura lezione impartita  al  Barbarigo.  Grazie all&#8217; acume di un  capitano delle Guardie  il magistrato  riuscirà dopo molti errori e false piste a risolvere il caso, in un percorso catartico che lo porterà a fare i conti con sé stesso e ritrovare con la sua amatissima città, Venezia,  nuova forza e fiducia nella vita.</p>
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<p><strong>Editore: </strong>auto pubblicato cartaceo ed ebook<br />
<strong>Anno di pubblicazione: </strong>2020<br />
<strong>Numero di pagine: </strong>520</p>
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		<title>Libri: Il Signore di Notte, a Lovere (BG) l’incontro con l’autore, Gustavo Vitali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 08:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[autore]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Vitali]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore di Notte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/51F6D66F-AB9B-409E-B65B-30B62D390238-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>La Sala degli Affreschi dell’Accademia di Belle Arti Tadini sul lungolago di Lovere (Bergamo) ospiterà la presentazione del libro «Il Signore di Notte», un giallo ambientato nella Venezia del 1605.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/09/02/libri-il-signore-di-notte-a-lovere-bg-lincontro-con-lautore-gustavo-vitali/">Libri: Il Signore di Notte, a Lovere (BG) l’incontro con l’autore, Gustavo Vitali</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Sala degli Affreschi dell’Accademia di Belle Arti Tadini sul lungolago di Lovere (Bergamo) ospiterà la presentazione del libro «Il Signore di Notte», un giallo ambientato nella Venezia del 1605. L’evento è fissato per giovedì 8 settembre 2022 alle 21. Ingresso da piazza Garibaldi 5. A dialogare con l’autore Gustavo Vitali sarà il giornalista Sergio Cotti.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’opera è un giallo storico con personaggi realmente vissuti che l’autore ripropone in una trama di fantasia. In più l’aggiunta di curiosità, aneddoti, fatti e fatterelli di vita reale dell’antica Serenissima costituisce un bagaglio di informazioni che calano il lettore nel clima di una Venezia appena uscita da un secolo di grande splendore per avviarsi verso un incerto futuro.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-58780" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/09/C7F87B3B-C2B1-4216-8A3A-1C99A43A6256.png" alt="" width="170" height="232" />Tutto ha inizio il 16 aprile 1605. Nella sua misera casupola viene rinvenuto il cadavere di un nobile caduto in miseria, prima vittima di un racconto ricco di suspense. A farsi carico delle indagini è un magistrato goffo e pasticcione che irrompe sulla scena del delitto con una buona dose di spocchia; personaggio contorto, incerto, che cambia umore da un momento all’altro, tormentato da dolori di un passato che non riesce a buttarsi alle spalle. Per lo più si tuffa in una stramba relazione con una dama tanto bella quanto indecifrabile che gli procurerà nuovi tormenti.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel frattempo affronta le indagini con una presunzione pari solo alla propria inadeguatezza, incappando in clamorose sconfitte. Per fortuna giunge in suo soccorso un capitano delle guardie che ha l’esperienza che a lui manca, un personaggio che via via assurgerà al ruolo di co-protagonista. Costui instraderà lo sprovveduto verso la soluzione dell’enigma in un finale niente affatto scontato e del tutto sorprendente, ma solo dopo incessanti colpi di scena, agguati, nuovi delitti e quelli che riemergono dal passato.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Milanese di nascita, Gustavo Vitali, vive a Bergamo da più di 40 anni. È un appassionato di storia in generale e di Venezia in particolare, oltre che di volo in parapendio. Questa sua prima opera denota un lungo lavoro di ricerca e documentazione.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.ilsignoredinotte.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1662186241946000&amp;usg=AOvVaw3LdqkLH9IA4KUGdeKN2qZO"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">sito ufficiale</span></a> – <a href="https://www.facebook.com/ilsignoredinotte/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.facebook.com/ilsignoredinotte/&amp;source=gmail&amp;ust=1662186241946000&amp;usg=AOvVaw3z2FhrkXcx-HtyGNaF0SXm"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">pagina facebook</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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