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	<title>Hegel Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Hegel Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 16:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>Preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle.  È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/">Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle.  È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel. Come la vita quando non mente. Come la croce quando la porti. Lo verso nella tazza. Fuma. Fumo anche io con il mio solito sigaro tra le labbra. Il fumo disegna spirali.Ma leggo e rileggo Kierkegaard perché ho abbandonato Hegel al suo destino di hegeliana razionalità. Kierkegaard mi porta oltre. Accetto e raccolgo l&#8217;oltre lasciando segni dappertutto.</p>
<p style="text-align: right;">Pierfranco Bruni</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il 27 aprile a Cosenza al Terrazzo Pellegrini discuteremo di Hegel tra l&#8217;inizio e la fine.</strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_120748" style="width: 231px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-120748" class="wp-image-120748 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_-163x300.jpg" alt="" width="221" height="407" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_-163x300.jpg 163w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_.jpg 283w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /><p id="caption-attachment-120748" class="wp-caption-text">la copertina del libro</p></div>
<p>È tempo di misurare l&#8217;idea con l&#8217;angoscia sapendo che se non c&#8217;è il dubbio tutto cerca una ragione per sopravvivere alla parola mentre i filosofi si illudono che il ragionare porta alla verità. Credono di trattenere il mondo nella rete del concetto. E il mondo scivola. Resta l’acqua nelle mani. Resta il sale sulle dita. Resta il sapore di ciò che fugge quando lo nomini. Il reale non è ciò che si vive. È ciò che si pensa di vivere nel momento in cui è già trascorso. È memoria che duole. È racconto che sanguina. È eco che torna quando la voce tace. È ulivo che ha già dato l’ombra e trattiene il sole nella corteccia come preghiera secca.<br />
Siamo riposo o viaggio. Non c’è terza stanza. O soglia. O passo. O pietra. O vento. E nel mezzo sta l’uomo. Sta l’isola che si porta negli occhi. Sta il confine che non si vede eppure divide. Sta il limite che chiama con voce di madre. E chiamando, ferisce. E ferendo, sveglia. E svegliando, mette in cammino. Fin qui il tempo di una filosofia che ha l&#8217;uomo al centro  con la sua esistenza e il proprio tempo.<br />
Pre esistenzialismo. E post. Prima di Kierkegaard chi avrebbe dovuto salvare il pensiero del relativismo?<br />
Hegel non ha salvato nonostante le sue eredità. Lui che ha messo il reale dentro la ragione come seme nella terra. Lui che ha detto ciò che è razionale è reale e ha rovesciato il cielo. Lui che ha fatto della storia Teodicea e del tempo tribunale. Lui che ha crocifisso Dio nel concetto per farlo risorgere come Spirito oltre la religiosità spirituale.<br />
Ci salverà. O ci perderà. Perché i contrari sono un assurdo nello scenario della danza dei giorni. Servo e padrone si fissano. Si riconoscono. Si scambiano il posto. E nello scambio muoiono entrambi. E morti, nascono nuovi. E nati, non sanno più chi comanda. E non sapendolo, sono liberi. O smarriti. E lo smarrimento è il primo nome della verità quando la verità non consola.<br />
Cosa mi ha lasciato Hegel? Lo smarrimento. E lo smarrimento è grazia che non chiede permesso. Perché chi è sicuro non cerca. E chi non cerca non trova. E chi non trova non vive. E chi non vive è già statua. Hegel ci ha lasciato il fuoco. Il fuoco della dialettica che brucia la scorza e libera il frutto. Il fuoco dello Spirito che si aliena nel mondo per possedersi nel sapere. Il fuoco della storia che non perdona l’inerzia. Che macina i regni. Che compie il tempo. Che chiede conto ad ogni volto. Da questo fuoco occorre partire. Sempre. Ogni mattina quando il gallo canta. Ogni sera quando la civetta di Minerva spiega le ali. Ogni caduta quando il ginocchio tocca la terra. Ogni non capisco che è soglia del capire: e siamo a Kierkegaard.<br />
Cosa ci resta. Il ricordo. Nient’altro. Il ricordo non è archivio. È presente che brucia. È ulivo potato che versa olio come pianto. È libro aperto sul tavolo con la pagina che trema. È parola detta a metà che continua a parlare. È volto che torna quando chiudi gli occhi e il buio diventa specchio. È Hegel che non finisce perché il concetto non ha sera. Ricomincia. E ricominciando, interroga. E interrogando, spoglia. E spogliando, veste di luce.<br />
Lo specchio non mi abbandona. È giusto che sia così. Lo specchio è coscienza che si fa carne. È servo che si fa padrone guardandosi fino al fondo. È padrone che torna servo riconoscendosi nella ferita dell’altro. È l’altro che sono io quando mi nomino. È io che è l’altro quando mi nego. È la Fenomenologia chiusa in un vetro. E nel vetro ci abito. E abitando, mi perdo. E perdendomi, mi trovo. E trovandomi, so che non basto. E non bastando, chiedo. E chiedendo, prego. E pregando, penso.<br />
Mi fermo. Mi faccio sfiorare dal vento. Il vento viene dai monti del Pollino con odore di resina. Viene da Jena con polvere di cannone. Viene dal Golgota della ragione dove Dio muore per pensarsi. Viene e dice cammina. E camminando, penso. E pensando, inciampo. E inciampando, cado. E cadendo, tocco la terra. E toccando la terra, ricordo che sono polvere. E ricordando che sono polvere, alzo gli occhi. E alzando gli occhi, vedo il cielo. E vedendo il cielo, so che la polvere è attesa.<br />
Ritorno in stanza e preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle. È acqua che diventa nera. È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel. Come la vita quando non mente. Come la croce quando la porti. Lo verso nella tazza. Fuma. Fumo anche io con il mio solito sigaro tra le labbra. Il fumo disegna spirali. Aspetto che si quieti. Bevo a sorsi. E bevendo, ricordo. Che con Hegel non finisco più. Che la fine è menzogna degli orologi. Che il sistema è viaggio con stazioni e deserti. Che il viaggio è ritorno per altra strada. Che il ritorno è casa che non ha chiavi. Che la casa è domanda che resta accesa.<br />
L’ombra e la dis-ombra si allungano sul muro. Si toccano senza toccarsi. Si contraddicono come amanti. Si superano nella sintesi della sera. Si fanno notte che pensa. Ripongo tutto in un cassetto. Il libro con l’angolo piegato. La penna che ha sete. Il dubbio che non invecchia. Il caffè freddo che sa di tempo. Il nome di Hegel scritto a matita.<br />
Chiudo le pagine. E chiudendo, so che domani la mano tremerà. E tremando, riaprirà. Perché lo Spirito non dorme. Veglia con gli occhi del gufo. E vegliando, chiama per nome. E chiamando, dice riprendi. E riprendo. E riprendendo, vivo. E vivendo, ringrazio lo smarrimento. Ma leggo e rileggo Kierkegaard perché ho abbandonato Hegel al suo destino di hegeliana razionalità. Kierkegaard mi porta oltre. Accetto e raccolgo l&#8217;oltre lasciando segni dappertutto.<br />
Il 27 aprile a Cosenza al Terrazzo Pellegrini discuteremo di Hegel tra l&#8217;inizio e la fine.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-4345 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/">Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>A cento anni dal Nobel a Grazia Deledda.  Una hegeliana tra Zambrano e Proust. Dalla fenomenologia alla metafisica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/30/a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 08:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Grazia Deledda non è il ricordare nel rimorso rimpianto, non è gli uomini in nero e le donne con lo scialle sardo o i paesaggi isolani. Non è da leggere&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/30/a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica/">A cento anni dal Nobel a Grazia Deledda.  Una hegeliana tra Zambrano e Proust. Dalla fenomenologia alla metafisica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Grazia Deledda non è il ricordare nel rimorso rimpianto, non è gli uomini in nero e le donne con lo scialle sardo o i paesaggi isolani. Non è da leggere attraverso questi parametri. È una concezione della letteratura come altro e oltre la letteratura stessa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se Hegel ha spinto l&#8217;uomo antropologico sino alla fenomenologia la letteratura del ritorno lo ha spinto verso il mito. Una dimensione in cui gli archetipi conducono direttamente al senso della memoria. Una scrittrice che trova nella metafisica dei personaggi una curiositas ancestrale tra dimensione popolare e senso tragico e onirico è certamente Grazia Deledda.<br />
“La vita passa e noi la lasciamo passare come l’acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca”. È Grazia Deledda di “Canne al vento”. La scrittrice, Nobel della letteratura 1926, che ha trascinato il senso della memoria tra le pareti del mito in una icona che ha un vissuto da “sottosuolo”, in cui le nostalgie sono il rigoroso richiamo di quei simboli che solo apparentemente hanno una visione naturalista.</p>
<p>Il paesaggio non è ciò che si vede in un immaginario geografico. Il vero paesaggio della Deledda è quello fenomenologico. Ovvero una dimensione della apparenza cammina nel suo linguaggio che ha la espressività del tempo cangiante tra il terribile del perduto e il profetico del mistero che si annuncia.<br />
I suoi personaggi sono il destino di un’epoca in decadenza, non un’epica decadente, che mannianamente solca il reale attraverso il pozzo del passato.</p>
<p>Il passato è sì la memoria de” Il Paese del vento”, proustiana lezione di non dimenticare, ma è anche l’autocoscienza di “Cosima”. Questo ultimo è il romanzo del limite, non del finito, ma degli orizzonti che dal senso ancestrale conducono ad un incipit quasi dantesco, ovvero di una vita nuova.</p>
<p>Cos’altro è la “Vita niva” in Grazia Deledda se non un attraversamento di autometafora. Il ciò non significa soltanto scardinare una vita attraverso un linguaggio biografico, ma attraverso un vocabolario dell’esistente in quanto esistenza del possibile, che rende tale ciò che in incipit era considerato impossibile.</p>
<p>Grazia Deledda dirà: “Mutiamo tutti, da un giorno all’altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano”.</p>
<p>Il proustiano abbandono della storia e la discesa nel sottosuolo della consapevolezza della memoria è, appunto, una fenomenologia dello spirito. Una lettura non hegeliana ma divenuta tale attraverso gli strumenti fenomenologici applicati non alla critica, ma alla creatività della pagina.</p>
<p>La Deledda non è il ricordare nel rimorso rimpianto, non è gli uomini in nero e le donne con lo scialle sardo o i paesaggi isolani. Non è da leggere attraverso questi parametri. È una concezione della letteratura come altro e oltre la letteratura stessa.<br />
D’altronde “Cosima” è la sintesi di tutto, ma è anche il raggruppamento di tutti i personaggi in uno solo, ovvero: Cosima.<br />
Un brano consistente racconta la scrittrice e la donna.<br />
Ecco: “L’editore mandò cento copie del volume, per tutto compenso dell’opera: il valore non superava quello dell’olio e del vino rubati in cantina; e il grosso pacco piombò in casa come un bolide sconquassatore. La madre ne fu atterrita, la sera gli girò attorno con la diffidenza spaventata di un cane che vede un animale sconosciuto: per fortuna Cosima ricordò che un suo cugino in terzo grado aveva una bottega di barbiere e spacciava giornali e riviste. Era un intellettuale anche lui, a modo suo, perché mandava la corrispondenza locale al Giornale del capoluogo: e la proposta di Cosima, di spacciare qualche copia del romanzo fu da lui accolta con disinteresse completo.</p>
<p>Ma per la scrittrice fu un disastro morale completo: non solo le zie inacidite, e i benpensanti del paese, e le donne che non sapevano leggere ma considerano i romanzi come libri proibiti, tutti si rivoltarono contro la fanciulla: fu un rogo di malignità, di supposizioni scandalose, di profezie libertine: la voce del Battista che, dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiade era meno inesorabile. Lo stesso Andrea era scontento: non così aveva sognato la gloria della sorella, della sorella che si vedeva minacciata dal pericolo di non trovare marito.</p>
<p>Il tutto è qui. Il meno è qui. Il Novecento delle civiltà travestite di transizioni antropologiche è tra le pagine di “Cosima”. Grazia Deledda è Cosima al di là del bene e del male in una visione hegeliana con la presenza di echi di Nietzsche, in cui il viaggio d’esistere è dentro una griglia di archetipi. Il suo tempo è il mondo e il mondo è la rappresentazione vichiana di una ciclicità del primitivo che vuole abbandonare il “selvaggio” del mito e del rito per focalizzarsi come, appunto, archetipo del ritorno.</p>
<p>La Deledda vive nell’abisso del ritorno metaforico e mai metastorico. Dove è la storia? È una parvenza. Dove è il naturalismo? È una crepa dell’esistenzialismo che resta esistenziale della memoria. Dove il realismo? È una simbolica forma manierista per andare oltre don Gesualdo. Deledda è la provvidenza manzoniana della definizione dei personaggi nel tempo e non nella storia.</p>
<p>Già l’incipit di “Cosima” è il narrato nel narrabile profeticamente tra letteratura e vita: “La casa era semplice, ma comoda: due camere per piano, grandi, un po’ basse, coi pianciti e i soffitti di legno; imbiancate con la calce; l’ingresso diviso in mezzo da una parete: a destra la scala, la prima rampata di scalini di granito, il resto di ardesia; a sinistra alcuni gradini che scendevano nella cantina. Il portoncino solido, fermato con un grosso gancio di ferro, aveva un battente che picchiava come un martello, e un catenaccio e una serratura con la chiave grande come quella di un castello.</p>
<p>La stanza a sinistra dell’ingresso era adibita a molti usi, con un letto alto e duro, uno scrittoio, un armadio ampio, di noce, sedie quasi rustiche, impagliate, verniciate allegramente di azzurro: quella a destra era la sala da pranzo, con un tavolo di castagno, sedie come le altre, un camino col pavimento battuto. Null’altro. Un uscio solido pur esso e fermato da ganci e catenacci, metteva nella cucina. E la cucina era, come in tutte le case ancora patriarcali, l’ambiente più abitato, più tiepido di vita e d’intimità”.</p>
<p>Quanta confessione come genere letterario insiste nella Deledda? Maria Zambrano avrebbe detto che la sua confessione è semplicemente un “sapere dell&#8217;anima”.<br />
Dunque? Siamo alla fenomenologia della apparenza, ovvero dello spirito. L’importanza delle “cose” può essere fondamentale? Non direi cose, ma fatti. Fatti tra eventi e destini. Arriva sempre il giorno cercato.</p>
<p>Così: “Finalmente arrivò il giorno tanto atteso…”, in “Elias Portolu”. Perché occorre sempre “frugare nel camino” per chiedere alla cenere di restituire dal nascosto l’oblio. “L’incendio nell’oliveto” è vento dell’anima che pone l’immaginario come immaginazione. Ascoltare il vento è sentire il ritmo della voce della madre: “…il rumore del vento accompagnato dal mormorio degli alberi” è il cadenzato del suono de “La madre”.</p>
<p>In “Memorie infantile” da “Azzurro” dirà: “Infanzia!… È forse questa una parola magica e misteriosa, un geroglifico orientale, inteso indistintamente dall’anima, dalla mente, dal cuore, nei quali desta ricordi soavi, dolcissimi, benché sfumati tra le nebbie del passato, e sorrisi vagolanti e dolci come quei ricordi, e sussulti di rimpianto e dimenticanze del presente?”.</p>
<p>Il cerchio non si chiude dunque. Ma cerchio resta. È l’infinito che diventa tramite dell’impossibile verso il possibile. Si riaffaccia così “Cosima”. Ovvero l’autocoscienza, ovvero ancora la rousseauniana fenomenologia dell’infanzia dell’uomo che scava nel sottosuolo dei popoli e del primitivo che è dentro la stanza degli uomini: “Anche questa lezione le servì per la scuola della vita…”. Dunque. Dalla fenomenologia alla metafisica c&#8217;è la visione di un tempo che non crea comparazioni con la storia. Bensì con la memoria. Il tempo è sempre un labirinto nel quale non si è stanziali. Si viaggia. Deledda ha viaggiato tra i personaggi e una geografia che incontra una vera e propria &#8220;ragione poetica&#8221;.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong>, rappresentante della nostra cultura a livello nazionale ed internazionale è nato in Calabria.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-111761 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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