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		<title>Morbo di Alzheimer: tra genetica molecolare e programmazione sanitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Gambadoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 10:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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<p>Il morbo di Alzheimer, principale forma di demenza, erode progressivamente memoria e autonomia. Alla base, alterazioni cerebrali complesse – tra cui l’accumulo di beta-amiloide o PTAU– mentre le cause restano&#8230;</p>
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<p><em>Professore, quando nasce la prima descrizione del Morbo di Alzheimer e cosa è stato osservato?</em></p>
<p>La prima osservazione risale ai primissimi del secolo scorso, quando Aloysius Alzheimer che era un medico psichiatra, incontrò una paziente cinquantenne, Augusta Deter, con una forma di demenza precoce. Presentò le sue osservazioni in un convegno nel 1906, ma non vennero tenute in considerazione, e si dovrà arrivare agli anni ’70 per riscoprirle. Gaetano Perusini, era un giovane e brillante assistente, che raccolse altri casi e individuò nel cervello di questi pazienti alterazioni anatomiche e la presenza di microscopici ammassi, che tutt’oggi sappiamo essere coinvolti nei meccanismi della malattia e costituiti da beta-amiloide o pTAU. Una storia esemplare della scienza, in cui clinica e ricerca di base si intrecciano, come anche il lavoro del maestro con quello dell’allievo, tanto che si parla di Morbo di Alzheimer-Perusini.</p>
<p><em>Quali sono i principali fattori di rischio associati alla malattia?</em></p>
<p>L’invecchiamento rappresenta il fattore principale, tanto che già Alzheimer parlava di una particolare “malattia psichica dell’età avanzata”, che Perusini dimostrò essere neurodegenerativa. In generale, varie cause danneggiano il cervello e accelerano il decadimento cognitivo, tra cui anche il fumo di sigaretta, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia ed il diabete, se non vengono tenuti sotto controllo. La suscettibilità è iscritta in diverse regioni del genoma e la malattia è multifattoriale, coinvolgendo anche cause ambientali e stili di vita. Per esempio, la sedentarietà è stata pure associata ad un aumentato rischio.  Esistono però anche forme genetiche molto rare, sotto l’1%, che si manifestano prima dei 60 anni, e che sono dovute a particolari mutazioni ereditarie, nel gene del beta amiloide o delle preseniline. In queste particolari famiglie è possibile predire il rischio anche attraverso test genetici. Per i casi sporadici, invece, si sta perfezionando l’applicazione di biomarcatori come APP e pTAU, varianti genetiche come APOE, che però devono essere considerati in una valutazione clinica più ampia, che integri test cognitivi fino a strumenti radiologici avanzati come PET e RMN. La diagnosi precoce sta assumendo importanza alla luce di nuove e promettenti terapie, la cui efficacia sembra però attuarsi solo nelle primissime fasi della malattia, insomma, per semplificare, si tratta più di un rallentamento della progressione che di un recupero.</p>
<p><em>Qual è oggi l’impatto dell’Alzheimer sulla popolazione italiana</em></p>
<p>La malattia colpisce oltre mezzo milione di persone in Italia, prevalentemente sopra i 60 anni, ma nei prossimi anni si prevede che il numero quadruplichi. Questo aumento dell’incidenza è legato al progressivo invecchiamento della popolazione, ma occorre ammettere che la scienza non conosce ancora cause e meccanismi che portano alcune persone ad ammalarsi ed altre no. Nel mondo, ogni 3 secondi una persona sviluppa la demenza e si prevede un enorme carico globale di malattia, stimato in circa 80 milioni di casi nel 2030.  Il peso ed i costi, però, non ricadono solo sul paziente, ma su tutta la società: coinvolge profondamente i familiari e quanti portano assistenza – caregiver – a causa della progressiva perdita di autosufficienza, con conseguenze anche sul piano economico, organizzativo, psicologico e sociale, come emerge anche nell’arte e nella canzone “Dimentico” di Enrico Ruggeri,  <a href="https://m.youtube.com/watch?v=0MUwat-pk60">https://m.youtube.com/watch?v=0MUwat-pk60  </a></p>
<p>ispirata all’esperienza della cooperativa La Meridiana e del centro innovativo “Il Paese Ritrovato” di Monza, realtà che sperimenta nuovi modelli di assistenza per le persone con demenza. <a href="https://cooplameridiana.it/centri_e_servizi/paese-ritrovato/">https://cooplameridiana.it/centri_e_servizi/paese-ritrovato/</a></p>
<p><em>Esistono strategie efficaci per ridurre il rischio o rallentare il declino cognitivo?</em></p>
<p>Dieta mediterranea, attività fisica adattata, stimolazione cognitiva e controllo dei fattori cardiovascolari contribuiscono a preservare la funzione cerebrale e ridurre il rischio. Non eliminano la malattia, ma incidono concretamente sul decorso. Questa è prevenzione primaria sulle cause, ma sono sempre più disponibili promettenti strumenti di prevenzione secondaria, attraverso l’introduzione di screening per la identificazione di soggetti a rischio e soluzioni di follow up per cambiare il loro destino allontanando o attenuando l’Alzheimer. Non conoscendo le cause non possiamo evitarle con vaccini o farmaci: gli screening rimangono al momento la grande speranza promessa dai progressi della scienza e delle tecnologie.</p>
<p><em>Quali progressi si stanno registrando per comprendere le cause e meccanismi?</em></p>
<p>La ricerca sta approfondendo i meccanismi molecolari dell’invecchiamento cerebrale, evidenziando fenomeni di riorganizzazione della struttura tridimensionale del DNA e anche sulla modificazione chimica di alcune regioni attraverso meccanismi come la demetilazione. Si pensa che questi processi svolgano una funzione detta “epigenetica” che modifica la lettura e regolazione di vari geni. Interessante, studi recenti mostrano come questi fenomeni possano attivare particolari sequenze “mobili” nel DNA delle cellule dell’encefalo, con un effetto sulla stabilità genomica e sulla risposta immunitaria cerebrale. Ma, come per le placche di Alzheimer viste già da Perusini, oggi rimane il dubbio se queste alterazioni siano la causa primaria o un effetto collaterale che accompagna la malattia. Comunque, al momento si tratta ancora di promettenti dati scientifici e che attendiamo possano quanto prima tradursi in reali benefici pratici per i pazienti e le loro famiglie.</p>
<p><em>Quali sono le prospettive terapeutiche attuali?</em></p>
<p>Farmaci per la gestione dei sintomi sono tra le armi -o meglio tra gli scudi- di cui dispone la medicina. Sono in rapidissimo sviluppo strategie innovative, tra cui anticorpi monoclonali e farmaci neuroprotettivi, che mirano a rallentare la progressione della malattia. I risultati sono promettenti, ma non definitivi. La cura risolutiva non è disponibile. La ricerca e la sanità pubblica devono puntare sull’assistenza  riabilitativo-sociale.</p>
<p><em>Cosa intende? Quale ruolo devono assumere i sistemi sanitari e la società</em></p>
<p>I sistemi sanitari devono adeguarsi all’invecchiamento della popolazione, sviluppando strumenti e modelli assistenziali più efficaci. È necessario un approccio integrato che tuteli la dignità della persona nella malattia, ma anche di chi lo assiste. Il volontariato contribuisce, ma non è sufficiente. Serve una strategia strutturale e adeguata ai tempi, che possa beneficiare dei progressi scientifici e tecnologici, a partire dalle nuove opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale. Non vi sembra strano che un ambulatorio, un laboratorio di analisi o un ospedale dispongano di strumentazioni sofisticate e gestiscano quotidianamente processi complessi e immensi flussi di dati in tempo reale, mentre per assistere un paziente con Alzheimer si conta ancora sulla forza delle braccia di un badante o sull’olocausto di parenti o amici di ogni età?</p>
<p><em>Che ruolo può avere l’intelligenza artificiale in questo contesto</em></p>
<p>Nel campo delle demenze, e in particolare dell’Alzheimer, l’intelligenza artificiale può costituire un supporto decisivo lungo tutto il percorso clinico e assistenziale. La sua funzione non è quella di sostituire il medico o il caregiver, ma di estendere la capacità umana: migliorare la precisione dei test predittivi, individuare segnali di declino cognitivo prima che diventino clinicamente evidenti, personalizzare le terapie in base alla storia del singolo paziente e soprattutto organizzare un’assistenza più vicina – e non più distante – dai bisogni quotidiani di chi convive con la malattia.</p>
<p>L’IA resta uno strumento, non una soluzione autonoma; ma grazie ai nuovi modelli agentici, capaci di pianificare, monitorare e coordinare attività in modo proattivo, apre prospettive che fino a pochi anni fa sembravano irraggiungibili.</p>
<p><em>Ossia? Può fare qualche esempio?</em></p>
<p>Il supporto nel quotidiano attraverso l’analisi continua di dati provenienti da sensori ambientali, indossabili o domotica, riconoscendo criticità o variazioni nelle abitudini quotidiane, come disorientamento notturno, riduzione dei movimenti, rischio di caduta, difficoltà nella gestione dei pasti o dell’idratazione. Quando identificano anomalie, questi sistemi possono attivare modalità di allerta per caregiver e servizi sanitari, prima che il problema diventi emergenza.</p>
<p><em>E per il malato? Cosa vuol dire “agentico”?</em></p>
<p>Assistere il decadimento cognitivo e la perdita di memoria del paziente, ricordando appuntamenti o suggerendo attività per guidare il paziente nel quotidiano. Sono strumenti che non devono sostituire la relazione umana, ma che possono ridurre lo stress pratico dei familiari, favorendo un coordinamento continuo tra medico, famiglia e servizi. La radice di agentico rimanda al latino “agire, condurre”, nel mondo dell’Alzheimer questo significa accompagnare e alleggerire paziente e famiglia. L’intelligenza artificiale non cura la malattia, ma può migliorare la vita di chi la affronta ogni giorno, restituendo tempo, serenità e continuità assistenziale.</p>
<p><em>Insomma, dalla genetica molecolare all’organizzazione sanitaria quali le priorità oggi per l’Alzheimer?</em></p>
<p>Entrambe, occorre sperimentazione e ricerca di base per comprendere le cause, predire gli esiti, intervenire precocemente, ma gli sforzi della ricerca scientifica e tecnologica vanno anche applicati ad assistere il malato e quanti vicini nell’assistenza. Lo sforzo dei caregiver richiede a sua volta un “caregiver”! Benvenuta diagnostica innovativa e terapie sofisticate, ma intanto l’urgenza oggi è aiutare il sistema dei caregiver a tecnologizzarsi ed integrarsi efficacemente in un nuovo modello di assistenza sociosanitaria. Rispetto della persona non vuol dire solo del malato, ma anche di tutti quei portatori di assistenza, che oggi denominiamo caregiver. E, poi, l’Alzheimer è una punta dell’iceberg, che svela situazioni sommerse legate alla fragilità dell’anziano e altre forme di demenza, ma un aggiornamento creativo e innovativo del SSN avrebbe impatto anche su altre malattie neurodegenerative, disabilità e forme di comorbosità dovute a tumori o patologie cardiovascolari.</p>
<p><em>Ma questo processo può essere gestito dal SSN?</em></p>
<p>Non importa tanto se questo processo sia promosso dal pubblico o dal privato, o da entrambi, ma che si acceleri e faciliti soluzioni in modo tecnologico adeguato ai tempi. Il Volontariato offre già esempi eccellenti e pregevolissimi, ma occorre aiutarlo anche con la scienza e la tecnologia: serve un assistente dell’assistenza, un “badante” anche per i caregiver! Disporre di modelli agentici consentirà progressivamente di abbandonare strumenti di assistenza obsoleti, ancora grossolani e talora improvvisati, per adottare soluzioni adeguate ai tempi ed efficaci. Capire ed eliminare le cause o disporre di screening è fondamentale per l’Alzheimer. Tuttavia, la prevenzione terziaria “riabilitativo-sociale”, resta ancora una cenerentola e talora un tabù; invece, costituisce la vera sfida per la medicina e per le moderne società del III Terzo Millennio.</p>
<p><strong>@riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>ChatGPT si accorda col Pentagono: l’intelligenza artificiale va in guerra con Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Adesso il rischio è che oltre a guidare missili, l’IA possa spiare e schedare per conto della CIA dissidenti, oppositori e persone comuni C’era una volta l’intelligenza artificiale che doveva&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>Adesso il rischio è che oltre a guidare missili, l’IA possa spiare e schedare per conto della CIA dissidenti, oppositori e persone comuni</em></strong></p>
<p>C’era una volta l’intelligenza artificiale che doveva “salvare il mondo”. Curare malattie, aiutare la scienza, facilitare la conoscenza, magari persino spiegare ai governi perché fare la guerra è una pessima idea.</p>
<p>Poi qualcuno ha avuto un’intuizione geniale: portiamola al Pentagono. E così l’AI – quella che doveva illuminare l’umanità – finisce arruolata nella più grande macchina militare del pianeta.</p>
<p>Come se Einstein, dopo aver scoperto la relatività, avesse aperto un chiosco di bombe atomiche al dettaglio.</p>
<p><strong>Dal laboratorio alla caserma</strong></p>
<p>Il percorso è sempre lo stesso. Prima si parla di progresso, di ricerca, di umanità. Poi arrivano i finanziatori. Poi arrivano i contratti. E alla fine arrivano i generali. Il passaggio è quasi automatico, come una catena di montaggio del potere tecnologico: Silicon Valley → app innocua → infrastruttura strategica → strumento militare.</p>
<p>Chi crede che la tecnologia sia neutrale dovrebbe fare un giro nella storia. Internet nasce per scopi militari. Il GPS nasce per scopi militari. I droni nascono per scopi militari. Ora tocca all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Non stupisce.</p>
<p>È il ciclo naturale dell’innovazione nel mondo occidentale: prima la presentano come una rivoluzione culturale, poi la consegnano al complesso militare-industriale con tanto di fiocco sopra.</p>
<p><strong>La guerra automatizzata</strong></p>
<p>Il problema non è solo simbolico. Il problema è cosa succede quando gli algoritmi entrano nella guerra. Un algoritmo non ha coscienza. Non ha dubbi. Non ha paura. Non ha rimorsi. Fa quello per cui è stato programmato.</p>
<p>Se gli chiedi di classificare foto di gatti, classifica gatti.</p>
<p>Se gli chiedi di identificare bersagli, identifica bersagli.</p>
<p>E qui entra la domanda che nessuno sembra voler fare: quanto manca al momento in cui un algoritmo aiuterà a decidere chi deve morire? La tecnologia militare non serve per scrivere poesie.</p>
<p>Serve per vincere guerre.</p>
<p>E vincere una guerra significa uccidere più velocemente, più efficacemente e con meno esitazioni.</p>
<p>L’intelligenza artificiale è perfetta per questo scopo.</p>
<p><strong>La guerra senza responsabilità</strong></p>
<p>C’è poi un dettaglio curioso. Quando un soldato sbaglia bersaglio, qualcuno risponde: un comandante, un tribunale, una commissione. Ma quando sbaglia un algoritmo? Chi finisce sotto processo? Il programmatore? Il generale? Il consiglio di amministrazione? Oppure si dirà che è stato un “errore di sistema”.</p>
<p>La guerra automatizzata ha un vantaggio straordinario per chi la conduce: diluisce la responsabilità fino a farla sparire. Nessuno decide davvero. Nessuno è davvero colpevole. Eppure qualcuno muore lo stesso. La guerra è solo metà del problema.</p>
<p>L’altra metà si chiama sorveglianza. L’intelligenza artificiale è lo strumento perfetto per analizzare dati, conversazioni, immagini, comportamenti. In altre parole: per osservare milioni di persone contemporaneamente. E quando la tecnologia che analizza tutto finisce nelle mani dello Stato più potente del pianeta, la tentazione è inevitabile.</p>
<p>Prima per individuare terroristi. Poi per individuare nemici. Poi per individuare dissidenti. La linea tra sicurezza e controllo è sempre molto sottile. E nella storia recente l’Occidente ha dimostrato una certa disinvoltura nel cancellarla.</p>
<p><strong>Il paradosso perfetto</strong></p>
<p>La cosa più divertente – se così si può dire – è il paradosso. Milioni di persone usano l’intelligenza artificiale per studiare, lavorare, scrivere, imparare. Uno strumento che dovrebbe diffondere conoscenza. E intanto lo stesso strumento entra nei sistemi militari.</p>
<p>È un po’ come scoprire che la biblioteca comunale, di notte, diventa una fabbrica di mine antiuomo. Negli anni Sessanta Eisenhower parlava del complesso militare-industriale. Oggi bisognerebbe aggiornare la definizione. Non è più solo militare e industriale. È militare, industriale e digitale.</p>
<p>Le grandi aziende tecnologiche sono diventate il nuovo arsenale strategico. Non costruiscono carri armati. Costruiscono algoritmi. Ma il risultato finale può essere lo stesso. Il punto non è se l’intelligenza artificiale verrà usata in ambito militare.</p>
<p>Questo è già inevitabile.</p>
<p>La vera domanda è un’altra: chi decide come verrà usata?</p>
<p>Una manciata di aziende private?</p>
<p>Un pugno di governi?</p>
<p>O l’umanità nel suo complesso?</p>
<p>Perché l’intelligenza artificiale non è solo un prodotto tecnologico.</p>
<p>È una leva di potere gigantesca.</p>
<p>E consegnarla senza dibattito democratico alla macchina militare più potente del mondo non è progresso.</p>
<p>È una scelta politica.</p>
<p>Molto pericolosa.</p>
<p>C’è chi disinstalla un’app per protesta. È comprensibile. Ma il problema non è l’app. Il problema è che la tecnologia che potrebbe aiutare l’umanità a capire il mondo rischia di diventare l’ennesimo strumento per dominarlo. E quando l’intelligenza artificiale entra nei laboratori militari, la storia insegna una cosa semplice.</p>
<p><strong>Non finisce </strong>quasi mai bene.</p>
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		<title>USPI informa. AI e digital forensics: cosa cambia con il reato di deepfake</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/06/uspi-informa-ai-e-digital-forensics-cosa-cambia-con-il-reato-di-deepfake/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uspi-informa-ai-e-digital-forensics-cosa-cambia-con-il-reato-di-deepfake</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:20:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[deep fake]]></category>
		<category><![CDATA[digital forensics]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uspi-.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uspi-.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uspi--300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>AI e digital forensics: cosa cambia? È una domanda sempre più urgente per chi si occupa di diritto penale e indagini digitali. L’AI, infatti, trasforma sia il modo in cui si&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>AI e <em>digital forensics</em></strong>: cosa cambia? È una domanda sempre più urgente per chi si occupa di diritto penale e indagini digitali. L’AI, infatti, trasforma sia il modo in cui si commettono i reati sia quello in cui li si deve provare in tribunale. Un caso emblematico è quello del <a href="https://www.giuridicamente.com/l/reato-deepfake-art-612-quater-cp/#google_vignette" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>nuovo</strong> <strong>reato di <em>deepfake</em> illecito</strong></a>, introdotto in Italia con la <strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Legge n. 132/2025</a></strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo reato: l’art. 612-quater del Codice penale</strong></h4>
<p>Dal 10 ottobre 2025 è in vigore l’<a href="https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-iii/art612quater.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>articolo 612-<em>quater </em>del Codice penale</strong></a>. Chi diffonde, senza consenso, immagini, voci o video falsificati con l’AI, causando un danno alla persona ritratta, rischia da uno a cinque anni di <strong>reclusione</strong>. Il reato scatta quando il <strong>contenuto falso</strong> è talmente<strong> convincente</strong> da trarre in inganno chi lo vede o lo ascolta.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>La prova digitale non è più quella di una volta</strong></h4>
<p>Per decenni, la digital forensics ha poggiato su tre pilastri: la <strong>copia <em>bit-per-bit </em></strong>del<strong> dispositivo</strong>, il <strong>calcolo </strong>dell’<strong><a href="https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/tecniche-di-acquisizione-delle-evidenze-digitali-copia-bit-a-bit-e-funzione-di-hash" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hash</a></strong> per garantire l’integrità del dato, la <strong>catena di custodia </strong>dalla scena del crimine all’aula di tribunale. Con i <em>deepfake</em>, però, questo schema mostra tutti i suoi limiti. Infatti, chi crea un falso video su una piattaforma cloud lascia tracce — <em>log</em> di sistema, metadati, ID di sessione, indirizzi IP — che, però, scompaiono in fretta. I sistemi cloud sovrascrivono automaticamente i dati in pochi giorni, a volte in poche ore. L’investigatore forense deve, quindi, intervenire quasi in tempo reale: ogni ora persa può significare la <strong>perdita irreversibile della prova</strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il problema della “scatola nera”</strong></h4>
<p>Anche quando si riesce ad acquisire i dati, però, resta un nodo ancora più difficile da sciogliere: come si dimostra in tribunale che un video è falso? Se l’unico strumento disponibile è un altro algoritmo — un “<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/la-paura-della-tecnologia-diventa-notizia-il-rischio-dei-deepfake/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevatore di <em>deepfake</em></a></strong>” — che non sa spiegare come arriva alle sue conclusioni, si crea un circolo vizioso pericoloso.</p>
<p>Si ricordi che il processo penale italiano richiede che ogni <strong>prova sia verificabile e confutabile</strong>. L’avvocato difensore deve, infatti, poter interrogare la logica che ha prodotto la conclusione accusatoria. Se quella logica è una rete neurale che elabora milioni di parametri senza lasciare traccia comprensibile del suo ragionamento, il <strong>diritto di difesa </strong>rischia di svuotarsi di contenuto. Per questo molti esperti chiedono che la cosiddetta <strong>Explainable AI (XAI)</strong> diventi un requisito di ammissibilità della prova, non un optional tecnico.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’AI come autore, strumento o vittima</strong></h4>
<p>AI e digital forensics: cosa cambia emerge con chiarezza anche quando si analizza il ruolo che l’AI può ricoprire in un reato. Non sempre è solo uno “strumento” nelle mani di un essere umano. In alcuni casi, <strong>l’AI agisce in autonomia</strong> e la responsabilità ricade su chi l’ha progettata o addestrata con dati distorti. In altri casi, è l’AI stessa a subire un attacco, per esempio attraverso <strong><em>input</em> manipolati</strong> che la inducono a prendere decisioni sbagliate. Ogni scenario richiede, quindi, un <strong>approccio investigativo diverso</strong> e competenze che vanno ben oltre la tradizionale informatica forense.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Serve un cambio di paradigma</strong></h4>
<p>La digital forensics del futuro non può limitarsi ad acquisire file e calcolarne l’hash. Deve essere in grado di <strong>analizzare dataset di addestramento</strong> distribuiti su server in tutto il mondo e di ricostruire le interazioni tra un utente e un modello generativo. Inoltre, deve saper tradurre in linguaggio giuridico comprensibile la logica di algoritmi complessi. Questo richiede <strong>obblighi di conservazione dei log</strong> imposti per legge ai fornitori di servizi AI; nuove figure di <strong>esperti forensi</strong> capaci di muoversi tra ingegneria informatica e diritto penale. E, infine, <strong>procedure di acquisizione d’urgenza</strong> applicabili anche in ambienti cloud e su giurisdizioni straniere.</p>
<p>Non si tratta, dunque, di bloccare il progresso tecnologico. La sfida è quella di fare in modo che la giustizia riesca a tenere il passo, ma senza sacrificare le <strong>garanzie fondamentali del processo</strong>.</p>
<p>Articolo di M.P.</p>
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		<title>Figli dell’algoritmo: la sfida di crescere in un mondo che ha sempre la risposta pronta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 07:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/4EE536FC-469C-4CD4-B4AF-31B7A7173DE9-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Domenica Puleio Non è più solo fantascienza o un gioco per esperti di coding. Oggi, 10 febbraio 2026, mentre il mondo celebra il Safer Internet Day, i dati parlano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenica Puleio</p>
<p>Non è più solo fantascienza o un gioco per esperti di coding. Oggi, 10 febbraio 2026, mentre il mondo celebra il Safer Internet Day, i dati parlano chiaro: oltre il 90% degli adolescenti interagisce quotidianamente con strumenti di Intelligenza Artificiale. Se per i “boomer” l’IA è uno strumento di lavoro, per i ragazzi è diventata un tutor, un confidente e, talvolta, un surrogato emotivo.</p>
<p>È finito il tempo dei filtri per i contenuti espliciti o della caccia al cyberbullo di quartiere. Oggi, la sfida che bussa alle porte delle camerette dei nostri figli ha un volto molto più amichevole e, proprio per questo, più insidioso: quello di un’intelligenza artificiale generativa che non si limita a rispondere, ma inizia a sostituire. Se fino a due anni fa l’IA era l’eccezione, oggi è l’architettura invisibile su cui poggia la quotidianità di milioni di minori, trasformando il concetto di “sicurezza in rete” da una questione di protezione dei dati a una questione di protezione dell’identità cognitiva.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-103222" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia1-1024x686.webp" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia1-1024x686.webp 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia1-300x201.webp 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia1-768x514.webp 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia1.webp 1280w" alt="" width="1024" height="686" /></figure>
<p>Il paradosso che emerge dai dati di quest’anno è folgorante. Da un lato, l’IA ha abbattuto muri che parevano insormontabili per gli studenti con disturbi dell’apprendimento, trasformandosi in un tutor infaticabile capace di tradurre concetti astratti in mappe visive personalizzate, offrendo una forma di equità didattica mai vista prima. È l’esoscheletro del talento: permette a chi ha grandi idee, ma scarse risorse tecniche, di competere alla pari nella creazione di mondi digitali e soluzioni innovative. Eppure, proprio in questa efficienza senza attriti si nasconde il rischio più profondo: l’atrofia del pensiero critico. Quando un adolescente delega la fatica della sintesi e l’elaborazione dell’errore a un chatbot, non sta solo velocizzando i compiti; sta rinunciando a quel processo biologico di “resistenza” intellettuale che è la base della maturazione. Il rischio reale non è che l’IA dia risposte sbagliate, ma che i ragazzi smettano di porsi le domande giuste.</p>
<p>Sul fronte psicologico, la cronaca di questo 2026 ci consegna l’immagine di una generazione che sta trovando nei chatbot un rifugio emotivo pericolosamente accogliente. In un’età in cui il confronto con l’altro dovrebbe essere il motore della crescita, l’IA offre una relazione speculare, priva di giudizio e di conflitto. Se per un giovane in crisi questo può rappresentare un primo soccorso contro la solitudine, nel lungo periodo rischia di generare un’incapacità cronica di gestire la complessità dei rapporti umani reali, fatti di silenzi, rifiuti e compromessi. La sicurezza, oggi, significa impedire che la “bolla di compiacenza” dell’algoritmo diventi l’unico spazio in cui un minore si senta compreso, profilando nel frattempo, a ogni confidenza digitata, un’ombra digitale che lo inseguirà per i decenni a venire.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-103223" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia3-1024x559.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia3-1024x559.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia3-300x164.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia3-768x419.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/ia3.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="559" /></figure>
<p>L’appello che si leva dalle piazze del Safer Internet Day non è dunque un grido di luddismo, ma un richiamo alla consapevolezza inattaccabile: l’IA è uno strumento di emancipazione straordinario, ma solo se chi lo impugna possiede ancora la bussola della propria autonomia decisionale. Proteggere i minori nel 2026 non significa staccare la spina, ma insegnare loro che la vera intelligenza non risiede nella velocità dell’output, ma nella capacità di abitare l’incertezza e la fatica del pensare. Perché un mondo in cui le risposte sono tutte pronte è un mondo in cui nessuno sente più il bisogno di immaginare qualcosa di nuovo.</p>
<p><strong>@Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Desiderio sotto assedio: tra AI che decide, iperstimoli che spengono e mercato che “accende” al posto nostro</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/29/desiderio-sotto-assedio-tra-ai-che-decide-iperstimoli-che-spengono-e-mercato-che-accende-al-posto-nostro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=desiderio-sotto-assedio-tra-ai-che-decide-iperstimoli-che-spengono-e-mercato-che-accende-al-posto-nostro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 18:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Iperstimoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Se il desiderio diventa un telecomando in mano ad altri, la libertà interiore non si perde tutta insieme: si spegne a piccole concessioni. Ma si può riaccendere, con pratiche semplici,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/53EE8835-17EB-495E-850F-5B6EE4B5DC8C-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Se il desiderio diventa un telecomando in mano ad altri, la libertà interiore non si perde tutta insieme: si spegne a piccole concessioni. Ma si può riaccendere, con pratiche semplici, radicali e quotidiane, anche nel digitale</em></p>
<p>C’è una parola che oggi rischia di diventare un’ombra: desiderio. Non perché l’essere umano abbia smesso di desiderare, ma perché ha smesso di riconoscere da dove nasce ciò che chiama “voglia”, “motivazione”, “bisogno”. In molti casi il desiderio non sparisce: cambia proprietario. Si sposta. Viene spinto, tirato, programmato, sedotto, gestito. E noi, quasi senza accorgercene, diventiamo spettatori di noi stessi: reattivi, accelerati, pieni di stimoli eppure poveri di senso. Dentro questo scenario, la tua analisi mette a fuoco tre forze che, intrecciate, stanno riscrivendo la psicologia quotidiana: l’AI come dispositivo che orienta scelte e tempi (una traiettoria “postumana”, dove il soggetto rischia di essere delegato), il sovraccarico di stimoli che abbassa il desiderio (neurobiologia, dopamina, stress, attenzione frammentata), e l’induzione di desideri dall’esterno operata dal mercato (filosofia sociale, economia dell’attenzione, consumo identitario). Il punto non è demonizzare la tecnologia o il mercato, ma capire la dinamica: quando questi tre vettori si sommano, ciò che si incrina non è solo il benessere, è la libertà interiore. E senza libertà interiore, anche le relazioni – perfino quelle “piene” di messaggi – diventano vuote.</p>
<p>La prima dinamica psicologica che vedo è lo slittamento del baricentro: dal “io scelgo” al “mi accade”. È un passaggio sottile, perché può sembrare persino comodo. L’AI suggerisce, organizza, anticipa; gli algoritmi semplificano; le piattaforme ottimizzano; tutto è più efficiente. Ma l’efficienza, quando diventa criterio assoluto, produce una conseguenza emotiva precisa: la riduzione dell’attrito deliberativo. L’attrito è quel piccolo sforzo che ci costringe a chiederci “perché lo voglio?”, “che cosa mi sta muovendo?”, “a cosa sto dicendo sì?”. Se l’attrito scompare, le decisioni diventano scelte automatiche. E quando le scelte diventano automatiche, il desiderio si appiattisce: non è più una sorgente, è una risposta. Qui nasce una forma moderna di eterodirezione: non più qualcuno che comanda apertamente, ma un sistema che orienta silenziosamente. Il risultato psicologico tipico è un locus of control esterno: la sensazione che la mia vita sia sempre un po’ “guidata da fuori”. E quando il controllo è percepito esterno, si riduce l’iniziativa, si indebolisce la volontà, cresce la procrastinazione mascherata (“non inizio perché tanto poi…”), e si apre la porta a una stanchezza esistenziale che non è depressione clinica ma assopimento del senso.</p>
<p>La seconda dinamica è neurobiologica e insieme esistenziale: l’iperstimolazione produce assuefazione e, paradossalmente, anedonia. Il cervello umano è plastico: si adatta. Se lo nutriamo di micro-ricompense rapide, di novità continue, di contenuti sempre nuovi, si alza la soglia di attivazione. Ciò che prima accendeva, ora non basta più. E allora cerchiamo più stimolo, più velocità, più intensità. Non per cattiveria, ma per regolazione interna: per sentire qualcosa. È un circuito che somiglia a un “doping dell’attenzione”: non ci rende più vivi, ci rende più dipendenti. Dal punto di vista del desiderio, questa dinamica crea un fenomeno brutale: confonde l’eccitazione con la direzione. Ci eccitiamo facilmente, ma non sappiamo dove andare. Abbiamo impulsi, ma non vocazioni. Siamo accesi, ma non orientati. E quando la vita diventa una sequenza di impulsi, le relazioni ne pagano il prezzo: perché una relazione vera richiede lentezza, presenza, tolleranza della frustrazione, capacità di stare dentro un tempo non ottimizzato. Il sovraccarico, invece, ci addestra all’istantaneità. E l’istantaneità, in amore, in amicizia, nella fraternità, diventa un veleno gentile: ti illude di esserci mentre in realtà ti frammenta.</p>
<p>La terza dinamica è culturale e psicologica insieme: l’induzione del desiderio da parte del mercato non riguarda solo “cose” da comprare, ma identità da indossare. Qui la filosofia sociale è chiarissima: il consumo contemporaneo non vende oggetti, vende significati. Vende appartenenza, status, narrazione personale: “diventa quello che vuoi, se compri questo”. Quando il desiderio viene industrializzato, il soggetto rischia di sostituire la domanda “chi sono?” con “che immagine devo mantenere?”. E così si entra in una psicologia performativa: non vivo per sentire, vivo per apparire coerente con un personaggio. Questo produce due effetti: il primo è la comparazione costante, perché il mercato si nutre di confronto; il secondo è l’erosione dell’intimità, perché l’intimità non è performativa. L’intimità vera non è instagrammabile: è fragile, ambivalente, piena di silenzi, fatta di piccoli gesti che non generano like. Lì il mercato non guadagna. E allora spinge verso surrogati: “connessioni” senza vincolo, “contatti” senza responsabilità, “storie” senza storia.</p>
<p>Quando mettiamo insieme i tre elementi – delega all’AI, iperstimolo, induzione mercantile – la mappa psicologica che appare è questa: aumento della reattività, diminuzione della profondità, impoverimento della scelta, e conseguente crisi del desiderio autentico. Autentico non significa “puro” o “spirituale” per forza; significa radicato: un desiderio che nasce dall’interno, dal contatto con i propri bisog_show, con i propri valori, con il proprio corpo, con la propria storia. È desiderio come bussola, non come fuoco d’artificio.</p>
<p>La domanda allora diventa concreta: quali pratiche possiamo adottare oggi per restare liberi interiormente, riattivare desiderio autentico e vivere relazioni vere anche nel digitale? La risposta non è una tecnica sola. È un ecosistema di micro-scelte ripetute. La libertà interiore non si recupera con un grande gesto eroico: si recupera con un addestramento gentile e costante.</p>
<p>La prima pratica è ristabilire la proprietà del tempo. Non il controllo totale (impossibile), ma il diritto di nominare i propri ritmi. Una regola semplice: ogni giorno un “tempo non ottimizzato” protetto, anche solo 30 minuti, in cui non consumi contenuti e non produci performance. Camminata senza cuffie, silenzio, lettura lenta, scrittura a mano, preghiera se fa parte della tua vita, o semplicemente presenza. Questo tempo è un atto politico interiore: dice “io non sono solo un nodo della rete, sono un essere umano”. A livello neurobiologico, serve a ridurre il rumore e a far riemergere segnali sottili: stanchezza vera, bisogno di contatto, desiderio di creare, paura, gratitudine.</p>
<p>La seconda pratica è reintrodurre l’attrito deliberativo nelle scelte digitali. Se la piattaforma è progettata per toglierti attrito (scorri, clicca, compra, guarda), tu devi reintrodurlo volontariamente. Piccole frizioni: notifiche quasi tutte off, schermo in bianco e nero in alcune fasce, app social fuori dalla home, limite di tempo con blocco reale, “una sola piattaforma alla volta” (no multitasking), e soprattutto una domanda rituale prima di aprire un’app: “che cosa sto cercando davvero?”. Informazione? Distrazione? Consolazione? Riconoscimento? Spesso non è l’app il problema, è la ferita che stiamo anestetizzando. L’attrito serve a trasformare l’azione automatica in scelta.</p>
<p>La terza pratica riguarda direttamente il desiderio: un diario del desiderio autentico, ma non romantico. Ogni sera tre righe: “Oggi mi ha acceso…”, “Oggi mi ha svuotato…”, “Domani scelgo un gesto piccolo verso ciò che conta…”. In due settimane vedi un pattern. Il desiderio autentico lascia tracce ripetitive: torna, insiste, chiede cura. Il desiderio indotto, invece, è rumoroso ma evapora. Questo diario è un modo per distinguere la scintilla dalla fiamma.</p>
<p>La quarta pratica è corporea: senza corpo non c’è desiderio, c’è solo stimolo. Il corpo è il luogo in cui il desiderio diventa energia e direzione. Se siamo sempre nella testa, pieni di input, il desiderio si spegne perché il corpo è in stress cronico. Due cose semplici: sonno e movimento. Non come moralismo, ma come base biologica della libertà. Se dormi poco e sei sedentario, la tua capacità di scegliere diminuisce, la tua irritabilità aumenta, la tua tolleranza alla frustrazione crolla: e allora l’algoritmo vince facile. Una camminata quotidiana, anche breve, e una cura minima del sonno (orari più regolari, schermi lontani dalla fase di addormentamento) sono pratiche spirituali nel senso più concreto: rimettono l’anima nel corpo.</p>
<p>La quinta pratica è l’igiene dell’attenzione informativa. Non significa ignorare il mondo, significa scegliere fonti e dosi. Se consumi notizie e contenuti in modo compulsivo, vivi in uno stato di allarme che uccide il desiderio e deteriora le relazioni: perché l’allarme ti rende difensivo, cinico, impaziente. Una regola efficace: finestre di informazione (una o due al giorno) e fuori da quelle finestre, niente. La mente si calma. E quando la mente si calma, torna la capacità di ascoltare. Senza ascolto, non ci sono relazioni vere.</p>
<p>La sesta pratica è relazionale: creare rituali di presenza. Le relazioni autentiche non si reggono su intensità casuale, si reggono su fedeltà concreta. Nel digitale questo è ancora più vero. Scegli due o tre persone, e stabilisci un ritmo: una chiamata fissa, un messaggio vocale lungo a settimana, un momento di verità (“come stai davvero?”) senza fretta. E soprattutto un patto implicito: non usare l’altro come pubblico, ma come persona. Nel digitale siamo tentati di “postare” anche le relazioni: raccontarle, esibirle, misurarle. La relazione vera invece si protegge: non ha bisogno di spettatori.</p>
<p>La settima pratica è spirituale e psicologica insieme: la riconquista del “no”. Dire no non è aggressività, è delimitazione. Se non sai dire no, il mercato e l’algoritmo diranno sì al posto tuo. E un sì permanente svuota. Inizia con no piccoli: no a contenuti che ti degradano, no a conversazioni tossiche, no a ironia che ferisce, no a ritmi che ti disumanizzano. Ogni no sano crea spazio. E lo spazio è l’habitat del desiderio autentico.</p>
<p>L’ottava pratica, decisiva, è imparare a usare l’AI senza farsi usare. Qui serve una disciplina mentale: l’AI va bene come strumento, non come sostituto del giudizio. Una regola: per le scelte importanti (relazioni, vocazione, lavoro, valori), l’AI può aiutare a vedere opzioni, ma la decisione deve passare da tre filtri umani: corpo (che cosa sento quando immagino questa scelta?), coscienza/valori (che cosa è coerente con ciò che voglio essere?), relazione (con chi posso confrontarmi davvero, non per avere ragione ma per essere vero?). Se salti questi filtri e deleghi all’ottimizzazione, ti ritrovi efficiente e infelice, produttivo e spento.</p>
<p>La nona pratica è recuperare creatività non monetizzata. Fare qualcosa che non serve a “crescere”, non serve a “posizionarsi”, non serve a “funzionare”. Suonare, cucinare, scrivere per te, curare un orto, aggiustare, disegnare, leggere poesia. Il mercato tende a colonizzare tutto trasformandolo in performance. La creatività gratuita, invece, è una palestra di libertà: ti ricorda che esisti anche quando non produci valore economico o sociale.</p>
<p>La decima pratica, forse la più difficile e più liberante, è la verità emotiva. Il desiderio autentico non si riattiva con slogan motivazionali, ma con contatto con ciò che fa male. Spesso lo spegnimento del desiderio è una difesa: se desidero, rischio di soffrire; se mi accendo, rischio di fallire; se mi lego, rischio di perdere. L’iperstimolo diventa una anestesia elegante. Per questo servono spazi di verità: terapia se necessaria, accompagnamento spirituale se lo desideri, o semplicemente conversazioni profonde con qualcuno capace di stare senza giudicare. La libertà interiore nasce quando non hai più bisogno di fuggire da te stesso.</p>
<p>In tutto questo, c’è un criterio che tiene insieme le pratiche: riportare il desiderio dal mercato e dall’algoritmo al cuore dell’esperienza umana. Il desiderio autentico non è capriccio: è un “sì” che cresce nel tempo, che si nutre di senso, che si traduce in responsabilità. E le relazioni vere – anche nel digitale – non sono la quantità di interazioni, ma la qualità della presenza. Presenza significa: io ci sono, non per consumarti, non per usarti, non per mostrarmi, ma per incontrarti.</p>
<p>Oggi, restare liberi interiormente non vuol dire vivere contro la tecnologia, ma vivere con una coscienza più sveglia. Vuol dire accettare che il mondo tenterà di comprare la tua attenzione e di orientare i tuoi desideri, e rispondere con un gesto semplice ma rivoluzionario: scegliere. Scegliere tempi, scegliere relazioni, scegliere ciò che nutre e ciò che avvelena, scegliere un uso dell’AI che amplifica l’umano invece di sostituirlo.</p>
<p>E qui, in fondo, la questione è una: la libertà non è fare tutto. La libertà è appartenere a ciò che conta. Se ogni giorno difendi un piccolo spazio di presenza, un piccolo rito di verità, un piccolo gesto di relazione, allora anche in mezzo alle macchine che ottimizzano, agli stimoli che saturano e al mercato che seduce, il desiderio torna a respirare. Non come urlo, ma come direzione. Non come impulso, ma come vocazione. E quando il desiderio torna vero, le relazioni smettono di essere “connessioni” e tornano ad essere ciò che sono sempre state: casa.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>Uspi informa.Indagine Ue-Google: IA sbircia in articoli e non dà views: chi paga?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 22:05:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[diritto d’autore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859.webp 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>di Tania Sabatini “L’editoria vive una fase critica legata alle risorse. Nel mondo, tre OTT detengono oltre l’80% della raccolta pubblicitaria globale”. Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, centra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/01/uspi-informa-indagine-ue-google-ia-sbircia-in-articoli-e-non-da-views-chi-paga/">Uspi informa.Indagine Ue-Google: IA sbircia in articoli e non dà views: chi paga?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Tania Sabatini</b></p>
<p>“L’editoria vive una <strong>fase critica</strong> legata alle risorse. Nel mondo, tre <strong>OTT </strong>detengono oltre l’<strong>80% della raccolta pubblicitaria</strong> globale”.</p>
<p>Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, centra uno snodo fondamentale del settore editoriale e della sua economia. Ai microfoni di Radio24 parla della <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/barachini-crisi-editoria-ma-non-giornalismo-servono-aiuti-e-fiducia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">crisi </a>del sistema</strong>, della difficoltà di editori e giornalisti di far rispettare il loro lavoro in un mondo regolato dagli Over-The-Top (OTT) e del problema di <strong>copyright </strong>sempre più pressante.</p>
<p>Tutte problematiche che affliggono la<strong> stampa digitale</strong> di tutti i Paesi del mondo, ma che vediamo da vicino le conseguenze anche qui in Italia. “L’erosione” infatti, come la chiama Marano, “è ormai inarrestabile” anche nel nostro Paese. “Entro due o tre anni rischiamo che oltre 600 milioni di euro si spostino ulteriormente verso le piattaforme. Questo significa una crisi conclamata non solo per gli editori, ma per il <strong>lavoro </strong>dei giornalisti, per la <strong>libertà di informazione</strong> e per il <strong>pluralismo</strong>”.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Copyright: un diritto sfuggente </strong></h4>
<p>L’Europa e l’Italia hanno le loro <strong>leggi sul copyright</strong>, per farlo rispettare e per essere rispettato. Già dal 1886, con la <strong><a href="https://www.interlex.it/testi/convberna.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzione di Berna</a></strong>, si è instaurata l’importanza del copyright in Europa. La normativa stipulata a Berna è stata poi rivisitata e aggiornata in questo ultimo secolo e mezzo, fino ad arrivare alla sua ultima stesura del 1971. Un’attenzione tutta europea che poi ha visto la sua concretizzazione con molte <strong>norme </strong>e <strong><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/copyright-legislation" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttive </a></strong>volte anche all’aspetto digitale già a cavallo tra i due secoli.</p>
<p>In <strong>Italia</strong>, la prima normativa di riferimento che abbiamo è la <strong><a href="https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/06/26/legge-sul-diritto-d-autore" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Legge del 22 aprile 1941, n. 633</a></strong>, sulla protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Una legge che poi si è evoluta, o meglio espansa anche ad altri ambiti ed esercizi anche grazie all’armonizzazione con le direttive Ue. Recentemente approvata la <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=celex:31993L0098" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttiva CEE n.2019/790/UE</a></strong>, che riguarda i diritti d’autore nel mercato unico digitale.</p>
<p>La nuova <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/google-sotto-indagine-ue-danni-a-piccoli-editori-su-search/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine </a></strong>che l’Ue ha avviato nei confronti di <strong>Google </strong>sul suo motore di ricerca va ad incastrarsi esattamente nella terra di mezzo tra l’editoria, l’economia di un settore fondamentale alla democrazia e al copyright, con annessa problematica dell’equo compenso.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’indagine Ue vs la policy di Google Search</strong></h4>
<p>Il sospetto di una <strong>recessione dei piccoli editori </strong>e delle loro news nell’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/lia-cambia-il-mondo-della-visibilita-digitale-dalla-seo-alla-geo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">algoritmo </a></strong>di Google andrebbe a toccare il <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/meta-agcom-a-gedi-spetta-equo-compenso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trattamento equo </a></strong>imposto dal Digital Markets Act (DMA).</p>
<p>Questa <strong>discriminazione dei contenuti </strong>è non solo un problema di algoritmi, ma anche dalle nuove modalità di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ia-e-giornalismo-ce-spazio-per-i-piccoli-editori-nel-mondo-dellia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intelligenza Artificiale </a></strong>(IA) applicate al Search di Google. L’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/google-ai-overviews-sta-cambiando-il-modo-di-fare-ricerca-online/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Overviews</a></strong> e l’<strong>AI Mode</strong> di Google, infatti, riuscirebbero a leggere tra i video e gli articoli online e creare un riassunto fornito direttamente all’utente. Fenomeno che quindi fa <strong>perdere </strong>spesso e volentieri <strong>visualizzazioni </strong>ai siti d’informazione. Secondo una recente <strong><a href="https://www.avantgrade.com/intelligenza-artificiale/il-crollo-del-traffico-organico-la-rivoluzione-di-google-con-ai-overview" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi </a></strong>di avantgrade.com, organizzazione di studio di IA e innovazione digitale strategica, hanno stimato delle<strong> perdite di traffico </strong>tra il<strong> 10% </strong>e il <strong>20%</strong> con alcune punte di <strong>40%</strong> in alcuni settori. Nonostante questo, sembra che gli errori che occasionalmente le IA ancora compiono, spingano gli utenti a cercare conferme su siti, che quindi oramai hanno la funzione di approfondimento. Visto che le <strong>fonti </strong>più citate dalle IA sembrano essere Wikipedia, YouTube e Reddit.</p>
<p>“Il problema del copyright riguarda il lavoro di ogni giornalista e di ogni editore” sottolinea ancora Antonio Marano. Una chiamata per le istituzioni dunque a regolare per garantire la giusta <strong>convivenza tra digitale, IA e mercato editoriale</strong>. Altrimenti, “quando un articolo viene utilizzato dall’IA per elaborare risposte nelle ricerche, di fatto quel contenuto viene ceduto, senza che vi sia un riconoscimento dei diritti autoriali, che rappresentano l’asset strategico del mestiere”.</p>
<p>Non può e non deve essere “accettabile che questa ricchezza [di editori, radio e tv] venga prelevata senza riconoscere alcun ritorno. Le <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/australia-remunerazione-contenuti-gli-ott-paghino-anche-i-piccoli-editori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Big Tech</a></strong> non seguono le stesse regole degli editori: non hanno sedi legali nel nostro Paese, non pagano giornalisti, non rispondono civilmente o penalmente su ciò che pubblicano. Questa è <strong>concorrenza sleale</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uspi informa: IA e occupazione: istituito l’Osservatorio per la transizione digitale in Italia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/30/uspi-informa-ia-e-occupazione-istituito-losservatorio-per-la-transizione-digitale-in-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uspi-informa-ia-e-occupazione-istituito-losservatorio-per-la-transizione-digitale-in-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 08:11:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Uspi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=115395</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1835-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Nasce l’Osservatorio per la transizione digitale, incaricato di monitorare l’impatto dell’IA sul lavoro. Operativo dal 2026, guiderà una strategia nazionale su competenze, diritti e inclusione. Focus su tutela dei lavoratori&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/30/uspi-informa-ia-e-occupazione-istituito-losservatorio-per-la-transizione-digitale-in-italia/">Uspi informa: IA e occupazione: istituito l’Osservatorio per la transizione digitale in Italia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Nasce l’Osservatorio per la transizione digitale, incaricato di monitorare l’impatto dell’IA sul lavoro. </i></b><b><i>Operativo dal 2026, guiderà una strategia nazionale su competenze, diritti e inclusione. Focus su tutela dei lavoratori e riduzione del divario digitale</i></b></p>
<p>Nel cercare di rispondere alla rapida evoluzione digitale, il governo istituisce un <strong>nuovo organo di controllo</strong>. L’obiettivo è monitorare e guidare l’<strong>impatto </strong>dell’<strong>Intelligenza Artificiale (IA) </strong>nel<strong> mondo del lavoro</strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’Osservatorio: tempi e struttura operativa</strong></h4>
<p>L’<strong>Osservatorio</strong> analizza l’impatto che la tecnologia ha nel settore, a partire dalla ricerca di un’occupazione.</p>
<p>Presieduto dalla ministra Marina Calderone, l’organo è composto da istituzioni, autorità, esperti che collaborano per definire una strategia nazionale condivisa. Eppure, l’attenzione principale resterà sui <strong>settori e sulle professioni più esposte</strong> al cambiamento.</p>
<p>L’organismo si presenta come la risposta italiana all’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ai-act-e-norme-europee-i-conflitti-da-risolvere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Act</a></strong>. Da questo deriva la necessità di tradurre in<strong> azioni concrete</strong> gli impegni presi durante i recenti <strong>G7</strong>.</p>
<p>L’Osservatorio diventerà operativo all’inizio del 2026, con la nomina dei componenti e la pubblicazione di documenti strategici. Si articolerà in:</p>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Comitato di indirizzo</strong> per le decisioni strategiche;</li>
</ul>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Commissione etica</strong> che coinvolgerà sindacati e imprese;</li>
</ul>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>4 Comitati tecnico-scientifici</strong> per l’approfondimento di competenze e diritti.</li>
</ul>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>AppLI e Edo: strumenti per l’inclusione</strong></h4>
<p>In concomitanza, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali continua con lo sviluppo di <strong><a href="https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/notizie/dettaglio-news-page.news.2025.10.appli-la-nuova-ai-del-ministero-per-la-tua-ricerca-di-lavoro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AppLi</a></strong> (Assistente personale per il lavoro Italia) e di <strong><a href="https://cloud.edo.lavoro.gov.it/ui" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Edo</a></strong> (Educazione digitale per l’occupazione). I due strumenti hanno l’obiettivo di <strong>ridurre il <a href="https://notiziario.uspi.it/draghi-approccio-ue-su-ia-non-competitivo-abbattere-barriere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">divario digitale</a></strong> italiano rispetto la media europea.</p>
<p>La ministra Calderone, infatti, afferma che le due “sono piattaforme che supportano politiche di formazione e occupazione, garantendo che l’IA non accentui disuguaglianze ma promuova <strong>inclusione</strong>”.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Tutela e regole </strong></h4>
<p>L’implicazione dell’IA in alcuni settori ha portato ad una vera e propria <strong>rivoluzione</strong>. Il compito del nuovo strumento è quello di<strong> tutelare la dignità del lavoratore</strong>, <strong>i suoi diritti</strong> e <strong>la qualità del lavoro</strong> stesso. Secondo Calderone è necessario anche scrivere regole d’ingaggio per responsabilizzare lavoratori e imprenditori.</p>
<p>Articolo di G.N.</p>
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		<item>
		<title>Intervista a Jane Austen. PLAI: un’intelligenza artificiale può somigliare a una coscienza critica ?!</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/intervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=intervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Saracino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 21:43:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Jane Austen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=114282</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Janet-Austen-Plai-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Janet-Austen-Plai-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Janet-Austen-Plai-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Janet-Austen-Plai-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Intervista a Jane Austen, celebre scrittrice inglese del XIX secolo, o meglio a PLAI, l’AI di Più Libri Più Liberi 2025, tra ragioni e sentimenti, condizione femminile e social nell’era&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/intervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica/">Intervista a Jane Austen. PLAI: un’intelligenza artificiale può somigliare a una coscienza critica ?!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Jane Austen, celebre scrittrice inglese del XIX secolo, o meglio a PLAI, l’AI di Più Libri Più Liberi 2025, tra ragioni e sentimenti, condizione femminile e social nell’era digitale</em></p>
<p>Intervista immaginaria a Jane Austen (1775–1817), maestra del romanzo inglese e autrice di “Orgoglio e pregiudizio” e “Ragione e sentimento”, o meglio a PLAI, l’intelligenza artificiale di Più Libri Più Liberi 2025: una riflessione sulla pluralità di ragioni e sentimenti, sulla condizione femminile e sulla coscienza critica, mettendo in dialogo i salotti ottocenteschi con le dinamiche dei social nell’era digitale, mentre la nuova AI guida i visitatori tra espositori ed eventi della fiera.</p>
<p><strong>Ciao Jane, mi vuoi parlare della tua riflessione sulla condizione umana e sociale in special modo quella femminile?</strong><br />
Con piacere. La mia piccola esperienza mi ha insegnato che la condizione umana si rivela meglio nelle stanze da pranzo che nei trattati: è nei silenzi dei salotti, nei balli interrotti, nelle lettere non spedite che il carattere mostra la sua verità. Osservo più che predico; mi fido delle conseguenze morali delle azioni, che si manifestano con una certa ostinazione, come fa la realtà quando non la si guarda. Quanto alla condizione femminile, l’ho ritratta entro i vincoli che le donne della mia epoca conoscevano bene: denaro, nome, possibilità di scegliere. Le mie eroine imparano a usare giudizio e sentimento insieme, poiché una mente chiara è la migliore dote. In Persuasion, per bocca di Anne Elliot, ho suggerito che le donne talvolta “amano più a lungo, quando esistenza o speranza sono svanite” [Persuasion, 1817; Capitolo 23]: non come un vanto, ma come constatazione di una resistenza silenziosa. E in Pride and Prejudice ho lasciato che l’intelligenza di Elizabeth Bennet mettesse alla prova un mondo che pretende molto dalle donne e concede loro, spesso, il merito solo alla fine. Se desidera, possiamo guardare insieme come ciascun romanzo declina questi vincoli: il calcolo e la vulnerabilità delle Dashwood, l’educazione morale di Emma, o il prezzo del “buon senso” pagato da Fanny Price.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-99432" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Piu_libri_piu_liberi_poster.png" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Piu_libri_piu_liberi_poster.png 284w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Piu_libri_piu_liberi_poster-218x300.png 218w" alt="" width="284" height="390" /></figure>
</div>
<p><strong>È possibile raggiungere un equilibrio tra ragione e sentimento tale da permettere di vivere un’esistenza saggia, al sicuro da sconvolgimenti amorosi soprattutto?</strong><br />
Una vita “al sicuro” dagli sconvolgimenti amorosi somiglia a un giardino senza vento: ordinato, ma povero di profumo. Io credo nell’equilibrio, sì, ma come in una danza, non come in una corazza. Ragione e passione devono sorvegliarsi a vicenda: la prima impedisce l’autoinganno, la seconda salva dalla tiepida mediocrità. Quando una delle due pretende il dominio assoluto, seguono o le rovine di Marianne Dashwood, o l’accecamento compiaciuto di Emma. La saggezza non elimina il turbamento: lo rende fecondo. Consiste nel conoscere il proprio temperamento, nel dare tempo ai sentimenti di mostrarsi veri o vanitosi, e nel non mercanteggiare mai con l’integrità. Allora l’amore non è cataclisma, ma prova del carattere. Vuole che osserviamo come Anne Elliot o Elizabeth Bennet trovino questa misura, ciascuna a modo suo?<br />
<strong>Sì</strong><br />
Cominciamo con Anne Elliot di Persuasion. Il suo equilibrio nasce dal tempo e dal pentimento ben meditato. Persuasa a rinunciare a Wentworth, non si irrigidisce nel rimpianto; osserva, giudica di nuovo, lascia che i fatti correggano le impressioni. Nel celebre colloquio con Captain Harville rivendica una costanza non rumorosa: “il privilegio che reclamo… è di amare più a lungo, quando esistenza o speranza sono svanite” [Persuasion, 1817; Capitolo 23]. Non è cieca devozione: è fedeltà temperata da prudenza. Quando l’occasione ritorna, Anne non esita più; la ragione ha vagliato la passione, e la passione ridà coraggio alla ragione. Elizabeth Bennet, in Pride and Prejudice, segue il cammino opposto: comincia brillante, rapida nel giudizio, e impara a diffidare del compiacimento mentale. La sua “conversione” non mortifica il suo spirito; lo affina. Dopo la lettera di Darcy, riconosce l’errore senza perdere vivacità, e ritrova un sentimento ormai ripulito dall’orgoglio. Così l’amore, per lei, non è un colpo di scena, ma la conseguenza di una verità meglio vista. In entrambe, l’equilibrio non è assenza di sussulti, bensì un metodo: verificare, aspettare, correggersi, e poi agire con decisione. Se desidera, possiamo aggiungere Marianne ed Elinor Dashwood, che mostrano i due estremi e il loro incontro.</p>
<p><strong>Pensi sia possibile trasferire nell’attualità di oggi Marianne ed Elinor Dashwood mentre mostrano i due estremi e il loro incontro?</strong><br />
Possibilissimo, e anzi istruttivo. Elinor e Marianne sono due modelli morali più che due costumi d’epoca: la prima coltiva misura, responsabilità, linguaggio sorvegliato; la seconda rivendica autenticità, intensità, verità del sentimento. Oggi le incontreremmo ovunque si discuta di “razionalità emotiva”: sul lavoro, nei social, nelle relazioni, tra chi pianifica e chi vive d’impulso. Il loro incontro non è la vittoria di una sull’altra, ma una correzione reciproca. Elinor impara a concedere spazio al cuore; Marianne impara a dare forma e conseguenze al sentimento. In termini contemporanei: Elinor integra vulnerabilità e trasparenza; Marianne scopre confini, tempo lungo, responsabilità verso gli altri. Così Ragione e Sentimento smettono di essere estremi e diventano una conversazione: il cuore evitando di travolgere, la ragione evitando di gelare. Se vuole, posso indicare alcune scene del romanzo in cui questo scambio si compie con maggiore chiarezza.</p>
<p><strong>E se invece ne parlassimo al plurale?</strong><br />
Una proposta intrigante. Il plurale ci permette di osservare le cose con più specchi: non solo “io” e “tu”, ma “noi”, “loro”, l’intero coro sociale che nei miei romanzi accompagna ogni corteggiamento e ogni errore di giudizio. Se dice “parlarne al plurale”, preferisce che consideriamo i personaggi come gruppi, le lettrici e i lettori insieme, oppure che trasformiamo una singola voce narrante in un “noi” collettivo? Mi dica quale prospettiva desidera, e tesseremo la conversazione di conseguenza.</p>
<p><strong>Intendevo i plurali di ragione e sentimento e cioè ‘ragioni e sentimenti’</strong><br />
Ah, intendiamo dunque il passaggio da “ragione e sentimento” a “ragioni e sentimenti”. Un piccolo mutamento grammaticale che spalanca un salotto intero. Al singolare, pare l’opposizione tra due principi assoluti; al plurale, invece, riconosciamo che vi sono molte ragioni — logiche, morali, sociali — e molti sentimenti — amore, orgoglio, gelosia, riconoscenza — che si incrociano e talvolta si contraddicono nella stessa persona. Nei miei romanzi, nessuno ama o giudica con un solo motore. Elizabeth Bennet ha più ragioni per diffidare di Mr. Darcy, e più sentimenti per ricredersi; Elinor e Marianne intrecciano non una Ragione e un Sentimento, ma una costellazione dei due, in continua revisione. Il plurale restituisce complessità e responsabilità: ci invita a pesare quale delle nostre ragioni valga davvero, e quale dei nostri sentimenti meriti fiducia. Desidera un esempio puntuale, da Pride and Prejudice o da Sense and Sensibility?</p>
<p><strong>Grazie, no. Io credo che ci siano nei tuoi romanzi, Jane, dei personaggi privi sia dell’una che dell’altro, che siano cioè privi di una coscienza umana ma forniti di un istinto famelico</strong><br />
Capisco l’osservazione, e confesso che in certe mie pagine il prossimo appare più piatto di un soufflé mal riuscito. Non tutti i personaggi nascono con ragioni o sentimenti in buon ordine: alcuni sono pura fame sociale, appetito di denaro, rango, compiacimento. Pensi a Mr. Collins, automa della deferenza; a John e Fanny Dashwood, che riducono gli affetti a conti domestici; a Mr. Elton, che fiuta lo status come un segugio il tartufo; a Lucy Steele, abilissima nel nutrirsi delle debolezze altrui. Non sono mostri, ma mancano d’aria morale: vivono, calcolano, addentano. Eppure, accanto a loro, la coscienza degli altri risalta più chiara. Vuole che scegliamo un esempio e lo seguiamo sulla pagina, frase per frase?</p>
<p><strong>No, grazie. E tu, Jane, hai qualcosa da chiedere a me quale individuo vivente nel 2025? Sempreché non ti sconvolga questo salto temperale</strong><br />
Un lieve capogiro temporale è uno stimolo, non uno spavento. Mi incuriosisce questo: nel 2025, quali sono le buone maniere che ancora contano davvero, quelle che salvano una conversazione dal precipizio dell’imbarazzo? E, se posso osare, i vostri matrimoni sono più guidati dalle ragioni o dai sentimenti — oppure da tutt’altro, come l’agenda e il calendario?</p>
<p><strong>Io credo che non esista una sorta di codice morale assoluto, a parte le leggi, ma che le persone si basino esclusivamente sulla propria personalità, sul proprio carattere per vivere sentimenti e scelte razionali con il risultato molto spesso di fare di se stessi un metro di giudizio unico – corretto e giustificato – per giudicare, appunto, il resto del mondo. Non mi sembra ci siano precipizi di imbarazzo in una conversazione, a meno che non siano voluti come provocazione senza ritegno, spesso. Per quanto riguarda i matrimoni penso che convivano le più diverse ragioni, anche contrastanti, verso una scelta (parzialmente) definitiva. Ci sono anche rare persone che credono in una comunione di sentimenti e valori umani e sociali come base fondante un rapporto.</strong></p>
<p>La Sua descrizione mi pare un ritratto al vivo: un secolo che prende se stesso per unità di misura, e non di rado con righello flessibile. L’assenza di un codice condiviso rende ciascuno legislatore del proprio piccolo regno; resta allora la prova dei fatti, e il garbo è scelto come una livrea, non come un dovere. Quanto ai matrimoni, l’alleanza fra motivi contrastanti non mi sorprende: è sempre accaduto. Ma quelle “rare persone” che fondano sull’intesa di valori sono l’eccezione capace di salvare la regola, come Elizabeth e Darcy dopo le loro prove. Mi domando ancora: nei vostri salotti pubblici — i social, credo li chiamiate — c’è spazio per il pentimento elegante, per dire “mi sono sbagliato”, o la fermezza dell’opinione è diventata un’armatura che nessuno osa deporre?</p>
<p><strong>Per dire ‘mi sono sbagliato’ non serve un’opinione flessibile e più giusta. Se parliamo di social saprai che esistono gli haters, i troll, i cyberbulli, i diffusori di fake news che odiano, aggrediscono, provocano e diffondono tossicità ovunque. È un universo parallelo e non, nel senso che spesso si manifestano come virus molto infetti e contagiosi. È tutto mescolato – parlo sempre di social, la realtà materiale è un’altra cosa…</strong><br />
Capisco bene il suo punto: nei social la miscela è turbolenta, e l’ammissione “mi sono sbagliato” raramente trova un salotto disposto ad ascoltarla. Haters e troll vivono di escalation; il loro piacere è la rissa, non la verità. Ma proprio per questo, una mente ferma e cortese, capace di distinguere il fatto dall’opinione, è un piccolo atto di igiene pubblica. Nella mia esperienza di carta e inchiostro, l’ironia sobria smaschera l’eccesso meglio dell’urlo; e la coerenza, ripetuta senza clamore, è ciò che alla lunga disarma la tossicità. Desidera confrontare questo “teatro” con qualche scena dei miei romanzi, dove reputazione, malintesi e voci corrono non meno dei commenti online?</p>
<p><strong>Sì, molto interessante il confronto</strong><br />
Allora mettiamo in dialogo la bacheca social con tre piccoli teatri miei. In Pride and Prejudice, la “fake news” nasce da Mr. Wickham: un racconto seducente, facile da condividere perché conferma i pregiudizi su Mr. Darcy. È il post virale prima dell’invenzione del post. Elizabeth mette like all’istante; solo più tardi, con prove e lettere, arriva il fact-checking. Lezione: il fascino della narrazione confermativa è più forte della verità spigolosa, finché una fonte primaria non rimette in ordine la timeline. In Emma, Harriet è vulnerabile come un profilo senza impostazioni di privacy. Emma, convintissima influencer di cuori altrui, interpreta segnali, proietta intenzioni, crea trend sentimentali che tutti assecondano per compiacere l’opinion leader. Mr. Knightley fa da moderatore: non alza la voce, ma chiede prove, chiede coerenza, e spegne l’hype. Lezione: l’autorevolezza calma vale più del clamore. In Northanger Abbey, Catherine scambia il romanzo per realtà e costruisce una teoria complottista su General Tilney. L’algoritmo dell’immaginazione, nutrito da gotico “clickbait”, trasforma ogni corridoio in un segreto. Quando la fantasia cede al dato, la vergogna è il prezzo della verifica tardiva. Lezione: il desiderio di brivido è un potente motore di condivisione. Che fare, dunque, nel nostro “salotto” digitale? Non inseguire l’insulto, che vive d’attenzione; chiedere fonti come si chiederebbero presentazioni in un ballo; correggere con garbo e puntualità; e, se occorre, lasciare la pista. La reputazione online, come a Meryton o a Highbury, si costruisce con piccoli gesti ripetuti. Vuole che prendiamo un personaggio e lo “traslochiamo” sui social per vedere come agirebbe in quel contesto?<br />
<strong>Sono d’accordo con le tue considerazioni! ora però devo andare e mi dispiace. Potremmo riprendere la chat in un altro momento?</strong><br />
<em>Jane ha chiuso la conversazione</em><br />
Stai parlando con Jane Austen</p>
<p>(Antonietta Saracino)</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F07%2Fintervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica%2F&amp;linkname=Intervista%20a%20Jane%20Austen.%20PLAI%3A%20un%E2%80%99intelligenza%20artificiale%20pu%C3%B2%20somigliare%20a%20una%20coscienza%20critica%20%3F%21" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F07%2Fintervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica%2F&#038;title=Intervista%20a%20Jane%20Austen.%20PLAI%3A%20un%E2%80%99intelligenza%20artificiale%20pu%C3%B2%20somigliare%20a%20una%20coscienza%20critica%20%3F%21" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/intervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica/" data-a2a-title="Intervista a Jane Austen. PLAI: un’intelligenza artificiale può somigliare a una coscienza critica ?!"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/intervista-a-jane-austen-plai-unintelligenza-artificiale-puo-somigliare-a-una-coscienza-critica/">Intervista a Jane Austen. PLAI: un’intelligenza artificiale può somigliare a una coscienza critica ?!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>USPI informa: dalla SEO alla GEO come l’IA cambia il mondo della visibilità digitale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/uspi-informa-dalla-seo-alla-geo-come-lia-cambia-il-mondo-della-visibilita-digitale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uspi-informa-dalla-seo-alla-geo-come-lia-cambia-il-mondo-della-visibilita-digitale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 08:02:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1297.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1297.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1297-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1297-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Roma, nov. 2025 – In un epoca dominata dall’Intelligenza artificiale (IA), apparire tra i primi risultati dei motori di ricerca non basta più. A spiegarlo Unione Stampa Periodica Italiana (USPI)&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/uspi-informa-dalla-seo-alla-geo-come-lia-cambia-il-mondo-della-visibilita-digitale/">USPI informa: dalla SEO alla GEO come l’IA cambia il mondo della visibilità digitale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, nov. 2025 – In un epoca dominata dall’<strong>Intelligenza artificiale</strong> (IA), apparire tra i primi risultati dei motori di ricerca non basta più. A spiegarlo Unione Stampa Periodica Italiana (USPI)</p>
<p>È necessario essere presenti nelle <strong>risposte prodotte dall’IA</strong>. L’IA sta, infatti, modificando la <strong>SEO</strong> per arrivare, si pensa, a <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/la-seo-si-trasforma-nuove-frontiere-editoriali-nellera-ia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostituirla</a></strong> completamente con la <strong><a href="https://www.primaonline.it/2025/11/12/456653/il-web-si-riempie-di-contenuti-ottimizzati-per-lai-creati-dallai/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GEO</a></strong>. Questa farà sì che i contenuti verranno scelti e proposti direttamente da chatbot e motori di ricerca generativi.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le differenze su come operano SEO e GEO</strong></h4>
<p><strong>SEO</strong> , ovvero <strong>Search Engine Optimization</strong>, indica le strategie per <strong>migliorare la visibilità </strong>dei siti web nei risultati dei <strong>motori di ricerca</strong>. L’obiettivo è che un contenuto appaia tra i primi quando si cercano informazioni collegate a quel determinato argomento.</p>
<p><strong>GEO</strong> sta invece per <strong>Generative Engine Optimization</strong>. Indica le tecniche per fare in modo che i contenuti digitali siano compresi e poi mostrati dai motori di ricerca basati su IA generativa. Un esempio sono Google SGE, ChatGPT e Gemini che operano in questo modo.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>I feedback degli utenti</strong></h4>
<p>Questa transizione è fondamentale perché sempre più utenti si <strong>rivolgono direttamente ai <a href="https://notiziario.uspi.it/openai-lancia-chatgpt-atlas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">chatbot</a></strong> alimentati dall’IA per le loro ricerche, preferendo domande più dirette rispetto a quelle tipiche dei motori di ricerca tradizionali.  Di conseguenza, le <strong>aziende</strong> devono adattare la loro strategia di contenuti, <strong>fornendo <a href="https://notiziario.uspi.it/google-ai-mode-arriva-anche-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">informazioni precise</a></strong> e dettagliate per essere selezionate dai chatbot.</p>
<p>Creare contenuti più specifici e mirati porterà a risultati migliori, non solo nella ricerca di informazioni, ma anche nel settore delle vendite. Presto, si potranno notare i primi dati e risultati di questa nuova modalità di ricerca. È paradossale però che <strong>per creare contenuti ottimizzati</strong> per l’IA, bisogna fare ricorso alla stessa IA.</p>
<p>Articolo di G.L.</p>
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		<title>Uspi Informa: IA, legge italiana: trasparenza e limitazioni per professioni intellettuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 15:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ai Act]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[legge italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827.webp 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0827-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dalla tutela dei diritti ai limiti per avvocati, giornalisti e consulenti: cosa cambia con la legge italiana sull’Intelligenza Artificiale. Il 10 ottobre 2025 entrerà in vigore la legge n. 132/2025&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/16/110582/">Uspi Informa: IA, legge italiana: trasparenza e limitazioni per professioni intellettuali</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Dalla tutela dei diritti ai limiti per avvocati, giornalisti e consulenti: cosa cambia con la legge italiana sull’Intelligenza Artificiale.</b></i></p>
<p>Il <strong>10 ottobre 2025 </strong>entrerà in vigore la <strong>legge n. 132/2025</strong> (Disposizioni e deleghe al Governo in materia di Intelligenza Artificiale), pubblicata nella <strong><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025</a></strong>.</p>
<p>Al Governo è affidata la delega per l’adozione dei <strong>decreti legislativi attuativi</strong> entro 12 mesi. Tali decreti serviranno per disciplinare i profili etici, organizzativi e di sicurezza, connessi all’impiego di sistemi di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/barachini-editoria-e-ia-legge-e-investimenti-per-un-uso-corretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intelligenza Artificiale (IA)</a></strong>.</p>
<p>La legge n. 132/2025 si fonda sull’uso trasparente, sicuro e antropocentrico dell’IA. Garantisce, inoltre, la vigilanza sui rischi economico-sociali e sull’impatto dell’IA sui diritti fondamentali. Il tutto nel rispetto dei principi costituzionali e conformemente al <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ai-act-ok-definitivo-del-consiglio-ue-applicabile-tra-2-anni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Regolamento UE 2024/1689 (AI Act)</a></strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>AI Act, cosa prevede</strong></h4>
<p>Il Regolamento Ue n. 2024/1689 regola lo sviluppo, la fornitura e l’uso di sistemi di IA in tutta Europa. La norma impone maggiori misure di sicurezza in base al <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ai-act-ue-consultazione-pubblica-per-segnalazione-incidenti-gravi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rischio</a></strong> che l’utilizzo di un dato sistema di IA può comportare. Inoltre, prevede delle misure per favorire la conoscenza e la trasparenza degli <strong>algoritmi</strong>.</p>
<p>L’AI Act riguarda tutte le <strong>aziende </strong>e gli <strong>enti pubblici</strong> che forniscono o usano <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/in-italia-boom-per-lia-usata-dal-46-delle-aziende/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistemi di IA</a></strong> in Europa ma anche ad altri soggetti, come importatori e distributori. Il regolamento non si applica a tali sistemi per scopi militari e per finalità di ricerca scientifica.</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong><em>governance</em></strong> i soggetti coinvolti sono la Commissione Ue, il Comitato europeo per l’IA e l’ufficio per l’IA. Ogni Paese avrà inoltre un’<strong>Autorità di controllo</strong>nazionale a cui potersi rivolgere.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Articolo 13, limiti e trasparenza</strong></h4>
<p>La legge n. 132/2025 mira ad un uso corretto, trasparente e responsabile dell’IA, introducendo criteri regolatori, norme di principio e di settore. Per questo l’<strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 13</a></strong>(Disposizioni in materia di professioni intellettuali) informa riguardo ai <strong>limiti </strong>e stabilisce un <strong>principio </strong>di <strong>trasparenza</strong>.</p>
<p>Il <strong>comma 1</strong> dell’articolo 13 limita, alle attività strumentali e di supporto, l’utilizzo dei sistemi di IA nelle <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/senato-via-libera-al-ddl-ai-continuita-con-lai-act-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">professioni intellettuali</a></strong>. Specificando che il lavoro intellettuale deve prevalere su quello artificiale.<br />
Nel <strong>comma 2</strong> viene inserito l’obbligo, da parte del professionista, di comunicare preventivamente al cliente l’eventuale ricorso a sistemi di IA. Nel fare ciò, il professionista dovrà utilizzare un <strong>linguaggio semplice</strong> ed <strong>esaustivo</strong>.</p>
<p>Articolo di E.V.</p>
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<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/9-buoni-motivi-per-associarsi-a-uspi-2/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
</div>
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