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	<title>Immigrazione Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Immigrazione Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Voi fate i cani, noi facciamo i figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Pelillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 20:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7b97f622-141b-43c0-afcd-86d1e47cf552-2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Tra denatalità, immigrazione e identità, l’Italia discute di chi verrà dopo mentre nascono sempre meno bambini: la crisi demografica mette a confronto paure collettive e realtà dei numeri La frase,&#8230;</p>
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<h1></h1>
<p>La frase, bisogna ammetterlo, è di quelle che ti arrivano addosso mentre stai pensando a tutt&#8217;altro.</p>
<p>«Voi fate i cani, noi facciamo i figli».</p>
<p>A pronunciarla, con assoluta tranquillità, è stato un fruttivendolo egiziano che vive e lavora a Roma. Di fronte a lui, un mio amico italiano, dirigente di una multinazionale, uomo di successo, curriculum internazionale, stipendio dignitoso e, soprattutto, una vita sentimentale organizzata con quella prudenza tipica dell&#8217;uomo occidentale contemporaneo: prima la carriera, poi la casa, poi il mutuo, poi un figlio, poi anche un cane.</p>
<p>Il fruttivendolo, invece, aveva evidentemente saltato qualche passaggio.</p>
<p>Non so se avesse studiato demografia. Probabilmente no. Ma aveva studiato la vita. E, soprattutto, aveva capito una cosa che in Italia sembra essere diventata materia da convegno: <strong>per avere un futuro bisogna prima avere qualcuno che venga al mondo.</strong></p>
<p>Ed è qui che comincia il nostro magnifico cortocircuito nazionale.</p>
<p>Perché esiste un genere di dibattito italiano che ha il fascino ipnotico di un cane che si rincorre la coda: quello sulla cosiddetta &#8220;sostituzione etnica&#8221;.</p>
<p>Ci sono persone che passano ore a discutere, sui social e nei talk show, di chi occuperà l&#8217;Italia fra cinquanta o cento anni.</p>
<p>«L&#8217;Italia deve restare italiana!» «Non possiamo farci sostituire!» «Bisogna difendere la nostra identità!» Tutto molto nobile.</p>
<p>Peccato che, nel frattempo, qualcuno dovrebbe occuparsi di un dettaglio piuttosto imbarazzante: <strong>fare gli italiani.</strong></p>
<p>Nel 2024, infatti, in Italia sono nati 369.944 bambini. La fecondità è scesa a 1,18 figli per donna, il valore più basso mai registrato. Insomma, mentre noi discutiamo animatamente su chi potrebbe sostituirci nel futuro, il futuro medesimo sembra essersi messo in lista d&#8217;attesa.</p>
<p>È un po&#8217; come prenotare un tavolo al ristorante per centoventi persone e poi presentarsi da soli. «Gli altri?» «Eh, vediamo. Forse arrivano.»</p>
<p>«Quando?» «Non lo sappiamo. Intanto abbiamo prenotato.»</p>
<p>Il problema è che la demografia non funziona così.</p>
<p>Non puoi lamentarti che qualcuno stia occupando il tavolo se tu non hai invitato nessuno.</p>
<p>E qui arriva la parte più surreale.</p>
<p>Perché spesso le ragioni per cui gli italiani fanno pochi figli sono assolutamente comprensibili: precarietà del lavoro, costo delle abitazioni, difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, servizi insufficienti, maternità sempre più tardiva. Sono esattamente alcuni dei fattori che l&#8217;Istat individua nel suo rapporto sulla natalità.</p>
<p>Poi però, invece di discutere seriamente di queste cose, noi preferiamo discutere di chi nascerà. È una forma di programmazione strategica davvero originale.</p>
<p>Prima non facciamo il bambino. Poi ci preoccupiamo di chi sarà il bambino.</p>
<p>È come non piantare l&#8217;orto e passare l&#8217;estate a litigare con il vicino perché potrebbe raccogliere i pomodori. Nel frattempo, però, accade qualcosa di molto meno teorico. Nel 2024, il 21,8% dei bambini nati in Italia aveva almeno un genitore straniero. E oltre 50 mila sono nati da due genitori entrambi stranieri.</p>
<p>Non è una &#8220;invasione&#8221;. È demografia.</p>
<p>E la demografia, a differenza dei talk show, non ha opinioni.</p>
<p>Conta. Registra. Aspetta.</p>
<p>E alla fine presenta il conto. Peraltro, c&#8217;è un&#8217;altra ironia.</p>
<p>Molti degli adulti di origine straniera che oggi fanno lavori che gli italiani considerano poco desiderabili — nei mercati, nei ristoranti, nei cantieri, nell&#8217;assistenza, nei trasporti, nella logistica — stanno crescendo figli che frequentano le nostre scuole, parlano italiano, giocano a calcio nei nostri campetti e, magari, tifano per la stessa squadra del figlio dell&#8217;italianissimo vicino di casa.</p>
<p>Tra vent&#8217;anni, alcuni di quei bambini saranno medici. Altri ingegneri. Altri imprenditori. Altri insegnanti. Altri continueranno a vendere frutta. E qualcuno, probabilmente, sarà anche ministro.</p>
<p>La cittadinanza e l&#8217;integrazione, naturalmente, sono questioni politiche e giuridiche complesse e non si possono ridurre alla semplice equazione &#8220;fare figli = diventare italiani&#8221;. Ma c&#8217;è un dato demografico che rimane: una parte crescente delle nuove generazioni nasce in famiglie con almeno un genitore straniero.</p>
<p>E allora torniamo alla frase del fruttivendolo.</p>
<p>«Voi fate i cani, noi facciamo i figli.»</p>
<p>Forse non voleva fare un trattato di sociologia. Forse stava semplicemente prendendo in giro il mio amico. Ma dentro quella battuta c&#8217;è una fotografia abbastanza spietata dell&#8217;Italia contemporanea.</p>
<p>Noi abbiamo trasformato il cane in un figlio. Con tanto di passeggino.</p>
<p>Toelettatura. Veterinario. Cuc<wbr />ce termiche. Profilo Instagram. E compleanno con torta personalizzata.</p>
<p>Per carità: nessun problema con i cani. Sono meravigliosi. Il problema nasce quando poi, davanti al calo demografico, ci chiediamo dove siano finiti i bambini.</p>
<p>Potrebbero essere a casa. A scuola. Al parco. Da qualche parte.</p>
<p>Solo che, per adesso, statisticamente sono meno numerosi di quanto ci piacerebbe. E quindi eccoci qui: un Paese sempre più vecchio, con sempre meno nascite, che discute con grandissima preoccupazione di chi potrebbe &#8220;sostituirlo&#8221;.</p>
<p>Nel frattempo, al 1° gennaio 2026, i residenti di cittadinanza straniera erano circa 5,56 milioni, il 9,4% della popolazione. La popolazione italiana continuava invece a diminuire.</p>
<p>E l&#8217;Istat prevede che, senza cambiamenti nelle dinamiche demografiche, la popolazione residente italiana possa scendere fino a circa 54,7 milioni entro il 2050.</p>
<p>Quindi forse la domanda non è soltanto: <strong>«Chi ci sostituirà?»</strong></p>
<p>La domanda preliminare sarebbe: <strong>«Noi, esattamente, chi pensavamo di lasciare?»</strong></p>
<p>Perché per difendere una cultura, una lingua, una tradizione, una cucina, un&#8217;identità nazionale — qualunque significato vogliamo dare a queste parole — serve qualcuno che erediti tutto questo.</p>
<p>E per ereditare qualcosa bisogna prima nascere. Il fruttivendolo egiziano, probabilmente, non aveva letto nessun rapporto dell&#8217;Istat.</p>
<p>Ma mentre vendeva mele, arance e pomodori aveva capito una cosa elementare: la demografia non si fa con i post su Facebook.</p>
<p>Si fa con i figli.</p>
<p>E noi italiani, almeno su questo, abbiamo sviluppato una strategia innovativa.</p>
<p>Facciamo meno figli. Adottiamo più cani. Poi discutiamo animatamente di chi occuperà l&#8217;Italia nel 2100.</p>
<p>Che, a pensarci bene, è un po&#8217; come preoccuparsi di chi vincerà la partita di domenica mentre stiamo ancora cercando di capire dove abbiamo messo il pallone.</p>
<p>Alla fine, forse, aveva ragione lui.</p>
<p><strong>Voi fate i cani.</strong></p>
<p><strong>Noi facciamo i figli.</strong></p>
<p>E magari, fra qualche decennio, saranno proprio quei figli — italiani, egiziani, rumeni, marocchini, albanesi, italiani-egiziani, italiani-rumeni, italiani-marocchini, o semplicemente italiani e basta — a guardarci da lontano e chiedersi come diavolo abbiamo fatto a passare tutto quel tempo a discutere su chi sarebbe venuto dopo di noi.</p>
<p>Mentre noi non riuscivamo nemmeno a metterci d&#8217;accordo su chi dovesse portare fuori il cane.</p>
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		<title>Le migrazioni di oggi e quelle di ieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 00:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[soluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="725" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5.jpeg 725w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5-300x199.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5-585x387.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></p>
<p>di Angela Casilli Oggi erigere muri non è un segno di potere, sembra indicare una palese debolezza della civiltà che l’utilizza per tenere lontano chi è in difficoltà e chiede&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/11/18/le-migrazioni-di-oggi-e-quelle-di-ieri/">Le migrazioni di oggi e quelle di ieri</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="725" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5.jpeg 725w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5-300x199.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5-585x387.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/5DE9E06C-B29D-4448-BD7B-B6C214698AA5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></p><p><i><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><strong>di Angela Casilli</strong><br />
Oggi erigere muri non è un segno di potere, sembra indicare una palese debolezza della civiltà che l’utilizza per tenere lontano chi è in difficoltà e chiede aiuto.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">una riflessione sulla necessità</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di ricordare quanto accaduto nel passato, per capire meglio il presente e costruire il futuro.</span></span></i></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><br />
In questi giorni il tema dell’immigraz</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ione è tornato prepotentemente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">all’ordine del gior</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">no e la propaganda politica che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, nel nostro Paese, non manca mai, sta inasprendo i termini del problema senza che all’orizzonte si intraveda una soluzione realistica e concreta. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La tensione fra Francia e Italia di queste ultim</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ore, ancora una volta dimostra che una soluzione al problema si può solo trovare in ambito europeo ma,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sia la retorica di sinistra sui porti aperti, sia </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a retorica di destra</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che criminalizza ogni arrivo, sono la dimostrazione che in realtà non si vuole affrontare seriamente il problema. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Chiudere le rotte dell’immigrazione illegal</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, rispettando il diritto internazionale e i principi umanitari, è basilare per governare il fenomeno in modo serio.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nessuno dei Paesi europei apre i porti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a chiunque, indiscriminatamente, ma solo dopo opportune verifiche cautelative e in presenza di motivate richieste di asilo.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Parlare di migrazioni</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">oggi è certamente di attualità ma</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> esse sono sempre esistite, sono diverse le modalità con le quali avvengono </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">rispetto al passato.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nell’ ottavo secolo a.C., alla fine del cosiddetto Medioevo ellenico, la Grecia ebbe un vero e proprio </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">surplus </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">demogra</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">fico, difficile da riassorbire </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e le cui cause vanno ricercate in una vera e propria rivoluzione agraria che, da una parte sollecitò strutture </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sociali  più</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ordinate ed efficienti, dall’altra l’espansione migratoria nel Mediterraneo, in primis in Italia.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Si parla di colonizzazione provocata dalla necessità di espandere il proprio territorio</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">a seguito della crescente pressione demografica ma pur sempre di migrazione si tratta, di ricerca di un approdo sufficiente a sfamare una popolazione in eccesso e consentirle nel contempo, un decoroso tenore di vita.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Le migrazioni di oggi, che interessano ancora il Mediterraneo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, sono anch’esse dovute ad un exploit demografico, che l’Africa non riesce a riassorbire e l’Europa si rifiuta di accogliere e vengono paragonate spe</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">s</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">so a quelle che ci furono tra la fine dell’Impero Romano e il Medioevo, quando Goti, Vandali, Longobardi invasero l’Impero.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Esiste tuttavia un elemento distintivo che è quello di essere stati dai Romani addestrati a combattere al loro fianco, sia nei conflitti interni, sia nella difesa dell’Impero dall’attacco di altri barbari non civilizzati. A lungo andare questi barbari romanizzati finirono per perseguire i propri interessi, staccandosi lentamente dall’autorità centrale e affermando il proprio potere senza trovare resistenza.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Migrazioni, quindi, di guerrieri professionisti che si imposero come nuovi padroni nei Paesi dove si insediarono</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, con un processo del tutto diverso dall’arrivo degli emigranti di oggi, gran parte dei quali, se riescono nell’intento, si inseriscono nelle nostre società dal basso e non dall’alto.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Le migrazioni sia da est che da ovest verso il Mediterraneo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ci sono sempre state, almeno è quello che attestano le fonti scritte in nostro possesso e, l’Impero Romano fu quello che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">conosciamo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">perché utilizzò milioni di barbari per diventare quello che fu, il più grande Impero dell’antichità. Le immagini dei migranti che arrivano sulle nostre coste, rimandano a quelle dei barbari di un tempo ormai lontano.  Un vero ch</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">aroscuro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tra noi e gli altri e non saranno certo i muri che qualche Paese della Comunità Europea</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ha eretto a proteggere la nostra civiltà.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Paradossalmente, ancora una volta la storia viene in nostro so</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ccorso, perché l’Impero fu più </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sicuro quando le città non ebbero mura e le frontiere non furono più for</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tificate: dunque fino al terzo secolo d.C.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Abbastanza diffusa è oggi, inoltre, la tendenza ad assimilare il migrante al barba</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ro di una volta, ma per i Greci</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, barbaro era ch</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">parlava in modo incompren</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sibile. I migranti che vediamo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">arri</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">vare sui barconi, o sulle navi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">O</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">NG</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, parlano tutti inglese, si fanno capire e ci capiscono; usare con loro il termine di barbaro in senso dispregiativo, vuol dire rimarcare una distinzione culturale, un senso di superiorità, un insieme di pregiudizi, una nascosta paura del diverso da noi di cui non sappiamo nulla o quasi nulla.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Oggi costruire muri non è un segno di potere, sembra indicare una palese debolezza della civiltà che l’utilizza per tenere lontano chi è in difficoltà e chiede aiuto.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Quanto scritto ripropone, ancora una volta, la necessità</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di ricordare quanto accaduto nel passato, per capire meglio il presente e costruire il futuro. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Senza memoria non c’è futuro, ma per avere l’una e costruire l’altro, occorre conoscere le nostra storia, capire ch</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare; iniziare un cammino lungo e difficile, il più possibile condiviso anche dagli altri.</p>
<p></span></span></p>
<p>Foto: Pixabay</p>
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