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	<title>Jorge Amado Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Jorge Amado Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il mango. L’incanto dorato delle cose semplici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alicia Lopes Araujo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 21:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione italiana in Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Jorge Amado]]></category>
		<category><![CDATA[Zelia Gattai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="996" height="566" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-28-alle-22.04.21.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-28-alle-22.04.21.png 996w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-28-alle-22.04.21-300x170.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-28-alle-22.04.21-768x436.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-28-alle-22.04.21-585x332.png 585w" sizes="(max-width: 996px) 100vw, 996px" /></p>
<p>A colloquio con Antonella Rita Roscilli Di Alicia Lopes  Araújo «Dico no ai discorsi, alle medaglie, alla fanfara e ai tamburi, alla sessione solenne, all’incenso (…) dammi la tua mano,&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>A colloquio con Antonella Rita Roscilli</strong></h4>
<h6><strong>Di Alicia Lopes  Araújo</strong></h6>
<pre>«Dico no ai discorsi, alle medaglie, alla fanfara e ai tamburi, alla sessione solenne, all’incenso (…) dammi la tua mano, la vita è così breve! (…) 
Mi siedo con te sulla panchina piastrellata all’ombra del mango, aspettando che arrivi la notte per ricoprire i tuoi capelli di stelle» Zélia de Euá avvolta nella luna.
Qui in quest’angolo del giardino 
voglio riposare in pace quando verrà il momento, questo è il mio testamento».</pre>
<p>Così scriveva in <em>Navigazione di cabotaggio</em>, poco prima di morire nel 2001, il celebre romanziere baiano e cantore dei diseredati – <strong>Jorge Amado</strong> alla moglie <strong>Zélia Gattai</strong>, memorialista brasiliana di origine italiana. Ai piedi del mango carlotinha, dove amavano trascorrere i pomeriggi, oggi sono sepolte le ceneri della coppia, unita in vita per cinquantasei anni.</p>
<p>Proprio da questa maestosa pianta tropicale, la <em>Mangifera indica</em>, piantata con le loro mani nel giardino alberato di una casa speciale nel cuore di Salvador de Bahia – che ha visto transitare (tra gli altri) <strong>Pablo Neruda, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir</strong> – vogliamo partire per introdurre <strong>Zélia Gattai Amado</strong> <strong>e l’emigrazione italiana in Brasile</strong> (Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2024, pagine 132, euro 15) di <strong>Antonella Rita Roscilli</strong>, brasilianista, giornalista e scrittrice nonché biografa ufficiale di Gattai. <img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-101437 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/13911fa1-40de-4c81-9146-df4e0840e640-214x300.jpeg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/13911fa1-40de-4c81-9146-df4e0840e640-214x300.jpeg 214w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/13911fa1-40de-4c81-9146-df4e0840e640-731x1024.jpeg 731w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/13911fa1-40de-4c81-9146-df4e0840e640-768x1076.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/13911fa1-40de-4c81-9146-df4e0840e640-585x819.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/13911fa1-40de-4c81-9146-df4e0840e640.jpeg 781w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></p>
<p>Il volume raccoglie i frutti dell’intreccio di esperienze umane individuali e collettive: Roscilli ripercorre l’intera vita della poliedrica Zélia Gattai (1916–2008) inserendola in un affresco vivido della Grande emigrazione italiana oltreoceano, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.</p>
<p>Grazie a documenti e testimonianze originali evidenzia i contesti socio-politici sia italiani sia brasiliani nell’ambito dei quali avvenivano le partenze e gli arrivi, come pure le ragioni dell’esodo, illuminando i valori di cui erano portatori molti emigranti di quel tempo e le difficoltà che furono costretti ad affrontare in terra straniera.</p>
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<p>Valori e difficoltà – sottolinea Roscilli – incarnati anche dalle famiglie d’origine di Gattai: «I nonni materni, veneti e molto religiosi, giunsero in <strong>Brasile</strong> spinti dalla povertà per lavorare nelle fazendas di caffè, dopo l’abolizione della schiavitù nel 1888, mentre i nonni paterni fiorentini partirono per ragioni politiche, portando con sé i loro ideali. Questi ultimi si ritrovarono poi coinvolti a <strong>San Paolo</strong> nei movimenti operai socialisti e anarchici. Il padre di Zélia, accusato di essere sovversivo, subì il carcere e le torture durante la dittatura di Getúlio Vargas (1937–1945); la sua salute ne risentì al punto che morirà a soli 54 anni. “Tu sei la mia speranza” disse a Zélia, ultima di cinque figli, prima di spirare». E quella speranza lei iniziò a coltivarla nella militanza culturale e politica.</p>
<p>«La vita di Zélia Gattai Amado – rimarca l’autrice, che è stata sua ospite un mese per raccogliere frammenti di memoria  familiare e privata  che  tessono  una storia più grande – riflette ciò che ha respirato fin da bambina e da adolescente come nipote e figlia di immigrati, portatori di un sogno di libertà e di una maggiore giustizia sociale. È il risultato di questa Storia.</p>
<p>Le sue doppie radici hanno convissuto in modo molto armonioso. Con lei ho appreso per esempio proverbi, favole e storie italiane, che qui sono stati dimenticati. A riprova che  l’emigrazione è stata importante anche come salvaguardia di valori, tradizioni e identità».</p>
<p>Fotografa, attivista, libera pensatrice, Gattai si scoprì scrittrice nel 1979, a sessantatré anni.<br />
«Per molto tempo  aveva battuto a macchina per il marito, aiutandolo nella revisione dei testi.  &#8220;Fu tuttavia lo stesso Amado a incentivarla affinchè scrivesse, dicendole:&#8221;  “Tu  che sei figlia di emigranti italiani tu che hai vissuto le varie fasi di  sviluppo di San Paolo e del Paese, potresti scrivere un libro memorabile. Però – la esortò   – non fare come gli storici che scrivono da fuori a dentro. Il tuo libro, per come sei, dovrebbe essere da dentro a fuori, quindi scritto con il cuore. Da lì iniziò e non si fermò più&#8221;.<span style="text-align: center;">Per tre anni si immersero nella memoria, esordendo nel 1979 con </span><em style="text-align: center;">Anarchici grazie a Dio</em><span style="text-align: center;">, dal quale fu ricavata una fortunata miniserie per Rete Globo. Undici libri di memorie, tre favole, un romanzo e uno con fotobiografia sono il bilancio del suo lavoro di scrittrice. Sono sue anche le  trentamila istantanee  che si trovano nella </span><strong style="text-align: center;">Fondazione Casa di Jorge Amado</strong><span style="text-align: center;">. Il suo ruolo di memorialista, come spiega Roberto vecchi nella postfazione  &#8220;è un tributo alle </span><em style="text-align: center;">petites mémoires, </em><span style="text-align: center;">un racconto che cerca di stabilire un legame tra il  dettaglio e la totalità&#8221;.</span></p>
<div style="text-align: center;"><img decoding="async" class="wp-image-101453 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-300x253.jpeg" alt="" width="493" height="416" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-300x253.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-1024x862.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-768x647.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-1536x1293.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-1170x985.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198-585x492.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7494-e1743243256198.jpeg 1827w" sizes="(max-width: 493px) 100vw, 493px" /> Z<em>élia Gattai e Jorge Amado nel giardino della loro casa a Salvador de Bahia, primi anni Settanta (Collezione Zélia Gattai/Fundação Casa Jorge Amado)</em></div>
<p>Tradotto dal portoghese dalla stessa Roscilli (la prima edizione è del 2016) e dato alle stampe in Italia l’anno scorso in<br />
occasione dei centocinquant’anni dalla prima migrazione italiana in Brasile, il libro offre una prospettiva unica, focalizzandosi su storie emblematiche come la Colônia Cecília nel Paraná (colonia socialista anarchica alla quale aderirono i nonni paterni di Zélia) o l’impegno degli italiani nelle leghe operaie e nelle lotte per i diritti civili. Inoltre riporta alla luce figure leggendarie tra cui Francesco Arnoldo Gattai, Giovanni Rossi e Oreste Ristori nonché fatti singolari come la condizione degli “schiavi bianchi”, «su cui — dice l’autrice — ancora troppo poco si è scritto, poiché i discendenti di italiani non amano parlarne».</p>
<pre>Il volume riporta la testimonianza di un sopravvissuto alle piantagioni di caffè rientrato in Italia. Così denunciava in forma anonima nel 1898 le condizioni in cui versavano molti italiani: «Pure noi vediamo salpare pel nuovo mondo grandi piroscafi con a bordo centinaia e centinaia dei nostri lavoratori, spediti come merce a dar l’opera
loro per private speculazioni: a rimpiazzare quei Schiavi Negri di ambo i sessi comprati in gran numero nell’Africa» (Nel Brasile.L’emigrazione gratuita, ovvero gli schiavi bianchi. Memorie di un ritornato).</pre>
<p>«In seguito a un’inchiesta, che confermò questa situazione di schiavitù, furono bloccati i rapporti con il Brasile e venne emanato nel 1902 il decreto Prinetti che impediva la cosiddetta emigrazione sussidiata. Gli italiani potevano partire, ma a loro spese; molte famiglie sbarcavano però oltreoceano pesantemente indebitate».<br />
«Ripercorrere la storia della diaspora italiana— prosegue Roscilli — significa anche sviscerare i motivi che spingono tuttora le persone a lasciare la propria terra con tanta sofferenza. Si pensa sempre all’arrivo, quasi mai al perché della partenza. I nostri compatrioti venivano incentivati a imbarcarci su carrette del mare. L’emigrazione, come affermava il ministro Sidney<br />
Sonnino, costituiva una “valvo la di sfogo per la pace sociale”», emblematica di un rimedio di breve periodo alla  disoccupazione e alla povertà estrema.<br />
Dietro c’erano anche gli interessi di armatori e compagnie di navigazione italiane. «Il Brasile, a sua volta, mandava emissari<br />
per reclutare intere famiglie destinate a popolare le immense terre, evitando che diventassero preda ai confini.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-101452 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7493-e1743243399295-300x208.jpeg" alt="" width="666" height="462" /></p>
<div>             <em> Imbarco di emigranti italiani per il Brasile, 1910. Acervo Iconografico. Archivio Pubblico Stato di San Paolo</em></div>
<p>Questi migranti, nonostante il razzismo e lo sfruttamento subito, hanno avuto tuttavia l’opportunità di contribuire allo sviluppo del Paese, grazie alle politiche di inclusione, anche se non di rado dettate dalla necessità di “sbiancare la popolazione”.</p>
<p>Questo libro, con stile chiaro e rigore accademico, ha dunque il pregio di illuminare un percorso di integrazione e di coesistenza al quale è possibile rivolgersi per individuare, seppur in contesti storici e sociali diversi,orientamenti alle sfide che l’im migrazione attuale impone in un’Italia sempre più vecchia, i cui piccoli paesi sono sempre<br />
più spopolati così come lo erano le terre d’oltreoceano.<br />
Quasi una leggenda — dice Roscilli — è stata invece la vita di Zélia con Jorge Amado. «Insieme hanno sperimentato per cinque anni l’amaro esilio in Europa, durante il quale Amado divenne uno dei principali attivisti del Movimento mondiale per la pace». Al ritorno in Brasile hanno deciso di costruire una casa nel quartiere baiano di Rio Vermelho, divenuta spazio mitico che intreccia natura e letteratura, dove hanno vissuto quarant’anni ritmati dal ticchettio della<br />
macchina per scrivere. Trasformato dopo la morte di Zélia in Memoriale aperto al pubblico, questo tesoro culturale celebra<br />
la vita e l’opera di questa coppia di intellettuali, la cui eredità è custodita sotto l’ enorme mangueira nel cui frutto dorato Amado intravedeva l’incanto che si può cogliere nelle cose semplici della vita.</p>
<div id="attachment_101438" style="width: 301px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-101438" class="size-medium wp-image-101438" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/600bf13c-2373-48e3-982e-9d17b8a37d1c-291x300.jpeg" alt="" width="291" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/600bf13c-2373-48e3-982e-9d17b8a37d1c-291x300.jpeg 291w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/600bf13c-2373-48e3-982e-9d17b8a37d1c.jpeg 369w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /><p id="caption-attachment-101438" class="wp-caption-text">Antonella Rita Roscilli</p></div>
<p><strong>Fonte: L&#8217;Osservatore Romano </strong></p>
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		<title>Lo scrittore Jorge Amado: la sua vita e la rappresentazione del Brasile</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/09/lo-scrittore-jorge-amado-la-sua-vita-e-la-rappresentazione-del-brasile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lo-scrittore-jorge-amado-la-sua-vita-e-la-rappresentazione-del-brasile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 20:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Jorge Amado]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="331" height="324" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/3A0D80BE-B0D4-4059-941B-CE52111B0EE3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/3A0D80BE-B0D4-4059-941B-CE52111B0EE3.png 331w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/3A0D80BE-B0D4-4059-941B-CE52111B0EE3-300x294.png 300w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /></p>
<p>A cura di Antonella Rita Roscilli &#8211; Brasilianista, biografa ufficiale di Zelia Gattai consorte di Jorge Amado Jorge Amado (Ferradas 10 agosto 1912 &#8211; Salvador Bahia 6 agosto 2001) :&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/09/lo-scrittore-jorge-amado-la-sua-vita-e-la-rappresentazione-del-brasile/">Lo scrittore Jorge Amado: la sua vita e la rappresentazione del Brasile</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Antonella Rita Roscilli &#8211; Brasilianista, biografa ufficiale di Zelia Gattai consorte di Jorge Amado</em></p>
<p><em><br />
Jorge Amado (Ferradas 10 agosto 1912 &#8211; Salvador Bahia 6 agosto 2001) : Domani si celebra l&#8217;anniversario della nascita dello scrittore brasiliano, cantore poetico di Bahia che spalancò la finestra del Brasile sul mondo. Dai suoi libri, tradotti in 48 lingue, emerge l&#8217;universalità dei principi fondamentali della giustizia e la libertà. Amado è l&#8217;interprete più popolare dell&#8217;universo brasiliano per felicità inventiva e attenzione verso la realtà sociale del suo paese. Nel lavoro e nella vita ebbe accanto per 56 anni una persona speciale: Zélia Gattai: “Ero affascinata da quell&#8217;uomo intelligente e coraggioso. Scriveva, lo imprigionavano, lui usciva, continuava a scrivere e a fare politica. Lo rimettevano in galera, usciva e continuava&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Il 10 agosto ricorre l’anniversario della nascita dello scrittore brasiliano <strong>Jorge Amado</strong>. Cantore poetico di Bahia e autore di un’opera a tratti universale, volta a riflettere su valori sociali fondamentali quali la giustizia e la libertà, Amado diede  spazio a culture negate come quella degli afro-brasiliani. Con la sua narrativa, spalancò la finestra del Brasile sul mondo: i suoi libri, tradotti in 48 lingue, affascinano ancora oggi milioni di lettori. L’obiettivo della sua opera era scrivere per un grande numero di lettori allo scopo di liberare la letteratura brasiliana dal dominio della élite. Per questo trovò le proprie radici nella tradizione popolare nordestina e nell’estetica del realismo critico. Era nato <strong>il 10 agosto 1912 </strong>nella fazenda Auricídia, in Ferradas, distretto di  Itabuna, a sud dello stato di Bahia. Figlio di un commerciante sergipano divenuto fazendeiro di cacao, aveva tre fratelli: Jofre, Joelson e James. Presto la famiglia si trasferì a Ilhéus dove Jorge trascorse l’infanzia. Fin da piccolo mostrò interesse per la parola scritta tanto da fondare il giornalino A Luneta che veniva distribuito a vicini e parenti. Trasferitosi a Salvador, frequentò il collegio gesuita Antonio Vieira e grazie ad un professore, padre Luiz Gonzaga Cabral, iniziò ad ampliare la sua conoscenza di autori e opere. Quegli anni nella capitale baiana furono ricchi di esperienze: “Vivevo dappertutto, nel mercato di Agua dos Meninos, al mercato di Sete Portas, mangiavo sarapatel e maniçoba. Frequentavo bordelli, feste popolari, feste di strade, mangiavo pesce con i marinai” (Itazil Benicio dos Santos. Jorge Amado: retrato incompleto”, Rio de Janeiro: Record, 1993, p. 73). Abitava in un caseggiato al Pelourinho e ottenne anche un impiego come reporter al giornale Diario da Bahia. Collaborò poi alle riviste A Luva, Dom Casmurro, Para Todos e O Imparcial. Nel 1929 con Edison Carneiro e Dias da Costa scrisse la novella Lenita e si unì ad un gruppo di intellettuali con cui fondò l’ Academia dos Rebeldes che cercava “un’arte moderna, senza essere modernista”. Fondò due riviste: Meridiano e O Momento. Nel 1931 a Rio de Janeiro, mentre studiava Giurisprudenza, pubblicò il suo primo libro: Il Paese del Carnevale. Aveva solo 18 anni. L’anno successivo uscì la seconda edizione, mentre lui visitava Pirangi, nello stato di Bahia, ove rimase impressionato dalle difficili condizioni di vita dei lavoratori. Iniziò quindi a scrivere il suo secondo libro: <em>Cacao.</em> Da Il paese del carnevale a Cacao (1933), fino alla trilogia del 1954 I sotterranei della libertà (composta dai romanzi Tempos difíceis, Agonia da noite e A luz no fundo do túnel) e oltre, i suoi libri hanno continuato ad accompagnare da vicino la vita del popolo brasiliano. Considerato un sovversivo, nel 1936 venne imprigionato per la prima volta a Rio de Janeiro, proprio mentre usciva uno dei libri più lirici: Mar Morto, che ispirò l’amico Dorival Caymmi a comporre la musica E’ doce morrer no mar, di cui Jorge scrisse le parole.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36426" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/jorge-amado.jpg" alt="" width="343" height="500" /><figcaption><em>Jorge Amado (immagine Wilipedia)</em></figcaption></figure>
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<p>Nel 1937, insieme al collega dell’Academia dos Rebeldes, Edison Carneiro, organizzò a Salvador il 2° Congresso afro-brasiliano, che in parte si opponeva al primo, organizzato da Gilberto Freyre nel 1934 in Pernambuco, a Recife. Il Congresso riunì non solo lavori di specialisti e intellettuali brasiliani e stranieri, ma molte persone afrodiscendenti del Brasile legate alla vita artistica, economica e religiosa. Nel giornale Estado da Bahia del 17 dicembre di quello stesso anno, leggiamo: “Il 19 novembre 1937 davanti alla Escola de Aprendizes Marinheiros, nella città di Salvador, sono stati bruciati libri giudicati come sovversivi e simpatizzanti del pensiero comunista: 808 esemplari di Capitani della spiaggia, 223 esemplari di Mar Morto, 89 esemplari di Cacao, 93 esemplari di Sudore, 267 esemplari di Jubiabà, 214 esemplari de Il Paese del Carnevale. Tutti i libri sono stati ritirati dalle librerie Editora Baiana, Catilina e Souza e si trovavano in perfetto stato”. Erano tutte opere di Jorge Amado. Censurato e perseguitato fin dalla sua pubblicazione, Capitani della spiaggia vide la luce proprio durante la nascita dell’ “Estado Novo” il regime politico dittatoriale instaurato da Getúlio Vargas in Brasile il 10 novembre 1937 con un colpo di Stato e durato fino al 31 gennaio 1946. Prima del golpe il Brasile era ufficialmente in stato di guerra con censura, prigionia politica, negazione dei diritti e della libertà. Lo sforzo del ministro della Educazione Gustavo Capanema e di tutta una rete di istituzioni che includevano il Dipartimento di Stampa e Propaganda (DIP), mosse molti scrittori a seguire il progetto getulista di un’ arte celebrativa della patria, di Dio e della famiglia, oltre ad una esaltazione del folclore.</p>
<p>Amado continuò a seguire la sua strada e venne di nuovo arrestato. Liberato nel 1938, si trasferì a São Paulo. Nei primi anni ‘40, per fuggire alla polizia politica di GetulioVargas, andò in esilio a Buenos Aires e a Montevideo (1941/42). In quel periodo pubblicò il libro ABC de Castro Alves, una biografia del poeta baiano Antônio Castro Alves (1941), che tuttora, purtroppo, appare inedito in italiano. Rientrato nel suo paese venne di nuovo arrestato, con carcere domiciliare a Salvador. Tornato in libertà, l’anno dopo, diede alle stampe Terras do Sem fim (1943), il primo libro ad essere pubblicato e venduto dopo sei anni di proibizione delle sue opere. Seguirono São Jorge dos Ilhéus (1944) e un testo sulla città di Salvador, Bahia de Todos os Santos (1945). Nel 1945 fu eletto deputato federale per il PCB, come rappresentante dello stato di São Paulo ed entrò a far parte dell’Assemblea Costituente. Assunse il mandato l’anno successivo e divennero leggi alcune sue importanti proposte tra cui quella per la libertà dei culti religiosi. Il mandato durò due anni poiché il maresciallo Eurico Gaspar Dutra, allora presidente (1946/51), mise fuorilegge i partiti di sinistra.</p>
<p>In quegli anni Amado pubblicò il romanzo Seara Vermelha (1946) e un pezzo teatrale intitolato Amor do Soldado (1947). Perseguitato, abbandonò nuovamente il Brasile e viaggiò in diverse parti del mondo, svolgendo un’azione sistematica di denuncia della realtà politica brasiliana.</p>
<p>Nel lavoro e nella vita ebbe accanto per 56 anni una persona speciale: <strong>Zélia Gattai</strong>, figlia e nipote di anarchici italiani emigrati in Brasile. Con lei condivise tutto, dalla revisione dei libri all’amaro esilio che li vide fuori del Paese per cinque lunghi anni.</p>
<p>Si conobbero nel 1945, durante il 1° Congresso degli Scrittori Brasiliani, a São Paulo e Amado se ne innamorò subito. Nel libro Navigazione di Cabotaggio (Mondadori, 2005) ricorda:</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36425" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Copertina-libro-di-Zelia-Gattai-in-italiano.jpg" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Copertina-libro-di-Zelia-Gattai-in-italiano.jpg 600w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Copertina-libro-di-Zelia-Gattai-in-italiano-194x300.jpg 194w" alt="" width="477" height="736" /></figure>
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<p>“Mi innamorai di Zélia e lo dissi al poeta Paulo Mendes de Almeida, mio e suo amico, indicandola tra le tante che venivano ad ascoltare i dibattiti, e molte per avere storie con me. Dissi – Quella sarà mia moglie – . Paulo rise e rispose: – Quella chi? Zélia? Mai, non è una donna per te, è onesta, non è di quelle che tu seduci, dimenticala! ”. Lui non desisté: in sei mesi Zélia accettò la sua corte e divenne compagna di discussioni e sogni. Andò ad abitare con lo scrittore e non si lasciarono più. Complice di viaggi e avventure, divise col marito la passione per la letteratura.</p>
<p>Divenne scrittrice con il libro di memorie Anarchici, Grazie a Dio (Sperling e Kupfer, 2001) e da allora continuò sempre a scrivere e a pubblicare libri, oltre ad essere una fotografa, tanto che oggi il Fondo Gattai costituisce un corpus importante del patrimonio della Fundação Casa de Jorge Amado di Salvador Bahia.</p>
<p>Otre all’amore li unì l’ideale del rispetto per tutti gli esseri umani. “Ero affascinata da quell’uomo intelligente e coraggioso. Scriveva, lo imprigionavano, lui usciva, continuava a scrivere e a fare politica. Lo rimettevano in galera, usciva e continuava. Io avevo letto tutti i suoi libri”, mi disse Zélia Gattai in una intervista, “e gli occhi le brillarono”. (In: Zélia de Euá rodeada de estrelas di A.R.Roscill. Ediore Casa de Palavras, 2006).</p>
<p>Insieme a Zélia e al loro figlioletto João Jorge, al quale dedicò la favola “Gato Malhado e Andorinha Sinhã,  Jorge Amado visse esiliato dapprima  a Parigi (1948/50) e poi a Praga (1951/52). Qui nacque la seconda figlia Paloma.</p>
<p>Rientrato in Brasile, aprì una nuova fase della sua opera letteraria e si distaccò dalla politica di partito. I libri successivi al periodo della militanza politica, pur continuando a ruotare su personaggi socialmente emarginati, rivelano, infatti, una prosa fantastica che descrive costumi e tradizioni. Questa seconda fase si aprì nel 1958 con il romanzo Gabriela, Cravo e Canela, uno dei suoi maggiori successi internazionali, tradotto in 33 lingue. Seguirono cronologicamente A morte e a morte de Quincas Berro d’água (1961), Os velhos marinheiros ou Capitão de longo curso (1961), Os pastores da Noite (1964), Dona Flor e seus dois maridos (1966), Tenda dos Milagres (1969), Tereza Batista Cansada de Guerra (1972), Tieta do agreste (1977), Farda, Fardão e camisola de dormir (1979), Tocaia Grande (1984), O sumiço da Santa (1988), A descoberta da América pelos turcos (1992), Milagre dos pássaros(1997), ecc. Sono testi che incantano il lettore straniero per il lato esotico, ma Amado incontrò, forse, un nuovo modo per esprimere i suoi ideali. Utilizzò, a volte, l’amore e le storie baiane come metafora per continuare a lanciare il suo messaggio socio-politico, non più diretto come nella prima fase, ma sottile e arricchito da elementi popolari, che lo rendevano inattacabile da qualsiasi tipo di censura. Continuò ad esprimere, infatti, una profonda critica sociale e politica ad un immenso Paese che ancora oggi  oscilla tra il medioevo e e il post-moderno, permeato da un razzismo strutturale che spesso nega e/o disprezza sia la cultura dei popoli originari  che quella afrobrasiliana. Anche per questo, forse, Amado utilizzò frasi provocatorie e piene di verità dicendo che in ogni brasiliano bianco scorre sangue africano nelle vene. La poetessa brasiliana Myriam Fraga, per tanti anni direttrice della Fundação Casa de Jorge Amado di Salvador Bahia scrisse: “Nessuno, proprio nessuno, ha cantato meglio le grazie di Bahia, con un tale incantato amore, con la più sincera tenerezza, nessuno ha parlato cosi del suo popolo, della sua povera gente che, seppure in mezzo alle sofferenze, ancora incontra le forze per amare la vita, intonare canti, danzare, pregare i santi e gli Orixás e di notte, nel silenzio delle ore, negli incroci, deporre un dispaccio per Exú – Laroie! Signore dei Cammini, messaggero degli dei! – affinché non abbandoni la sua gente,  chiuda la porta al malvagio e apra i cammini a coloro che vengono nella pace del Signore: Axé. Così sia” (In:<em>Bahia, a cidade de Jorge Amado. Ed</em>. Casa de Palavras, 2000).<br />
La vita di Jorge Amado rappresenta un esempio nobile di lotta costante ai preconcetti, cosa che ribadì anche nella sua ultima intervista rilasciata in Italia al giornalista Gianni Minà per il programma Rai “Storie”.</p>
<p>Morì il 6 agosto 2001, ma ancora oggi le sue opere costituiscono un documento prezioso per conoscere storie, persone, culture del Brasile. Molte di esse appaiono in traduzione italiana e per il centenario della sua nascita la Rai-Radiotelevisione italiana lanciò un documentario biografico, il primo realizzato da una televisione pubblica europea: “Realtà e Magia di Jorge Amado” di Silvana Palumbieri – RAI-Teche. Venne presentato in prima mondiale all’Ambasciata del Brasile a Roma, e poi  in diverse occasioni sia in Brasile che in Francia. La sua vasta opera fu al centro di varie iniziative culturali a livello internazionale, organizzate per celebrare colui che è stato un vero ambasciatore del suo paese nel mondo, e che continuava a dire: “Non ho desiderato altro che essere uno scrittore del mio tempo e del mio Paese. Non ho preteso e non ho mai tentato di fuggire dal dramma che viviamo. Non ho mai preteso di essere universale, se non essendo brasiliano e sempre più brasiliano. Potrei anche dire, sempre più baiano, sempre più uno scrittore baiano.”</p>
<p><em>Immagine di copertina Photo credit: ©Fundação Casa de Jorge A mado-Salvador-Brasile</em></p>
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