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	<title>Leopardi Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Leopardi Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Leopardi dagli errori popolari degli antichi a un rimembrare la siepe oltre il colle (Per favore la si smetta con il concetto di pessimismo)</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/12/17/leopardi-dagli-errori-popolari-degli-antichi-a-un-rimembrare-la-siepe-oltre-il-colle-per-favore-la-si-smetta-con-il-concetto-di-pessimismo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leopardi-dagli-errori-popolari-degli-antichi-a-un-rimembrare-la-siepe-oltre-il-colle-per-favore-la-si-smetta-con-il-concetto-di-pessimismo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 21:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Leopardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Progetto-senza-titolo-46.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Progetto-senza-titolo-46.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Progetto-senza-titolo-46-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Una poesia senza età fuori da ogni retorica che vive per tentare di salvare la civiltà dell’uomo&#8230;Giacomo Leopardi, un grande moderno che ha fatto della storia uno spirito per eroi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/12/17/leopardi-dagli-errori-popolari-degli-antichi-a-un-rimembrare-la-siepe-oltre-il-colle-per-favore-la-si-smetta-con-il-concetto-di-pessimismo/">Leopardi dagli errori popolari degli antichi a un rimembrare la siepe oltre il colle (Per favore la si smetta con il concetto di pessimismo)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una poesia senza età fuori da ogni retorica che vive per tentare di salvare la civiltà dell’uomo&#8230;Giacomo Leopardi, un grande moderno che ha fatto della storia uno spirito per eroi antichi e del tempo un groviglio di solitudini appese ai tentacoli della notte&#8230;</em></p>
<p><em>Pierfranco Bruni</em>*</p>
<p>La vita è fatta di errori. Gli errori sono nella “siepe” e il “colle” non è soltanto una metafora. È la prova che la “provvidenza” ci offre per perdere o capire l’incognito. Vero o falso? La mia vita cammina sulle onde delle dune del mio amato e odiato Leopardi.<br />
Giacomo Leopardi sopra gli errori popolari degli antichi ha introdotto un nuovo modo di leggere la storia e con essa la condizione dell’uomo. Ha sì legato poesia – musicalità o meglio poesia – liricità col vissuto, con le testimonianze del vissuto, ma ha anche saputo estrapolare la crisi della coscienza romantica e portarla ai livelli di una crisi universale. Il pessimismo leopardiano è si un pessimismo, se vogliamo, soggettivo ma ha dei legami con la crisi dell’uomo. L’attualità di Giacomo Leopardi nel vasto e complesso dibattito che si muove intorno alle poetiche novecentesche ha una rilevanza notevole. La letteratura del Novecento non può fare a meno di riflettere sul suo viaggio stilistico e umano. Soprattutto, in poesia Leopardi costituisce un momento particolare nel panorama della lirica moderna, dentro la quale lo spazio e la musicalità, il segno del tempo e il dolore umano (pessimismo) non possono essere tenuti in considerazione se non attraverso la sensibilità tragica del male di vivere. Giacomo Leopardi nacque a Recanati (Macerata) nel 1789. Primo figlio del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici. La sua prima educazione fu non senza conflitti. Infatti, molti mali e nodi esistenziali si fanno derivare proprio dai primi anni formativi. Ebbe due fratelli (Carlo e Luigi) e una sorella (Paolina). Il padre di Giacomo, conte Monaldo, pubblicò nel 1831 i “Dialoghetti sulle materie correnti”, nel quale vi è espresso il pensiero politico e sociale dello stesso autore. Nella biblioteca paterna trovò immenso materiale per le sue ricerche. Fra il 1808 e il 1816 pubblicò diversi lavori.</p>
<p>Precedentemente si era perfezionato nella conoscenza del latino e aveva appreso da solo il greco, l’ebraico e alcune lingue moderne. Al 1813, dopo le versioni di Esiodo, degli Idilli di Mosco, del primo libro dell’ “Odissea” eccetera, la “Storia dell’astronomia”. Al 1815 il “Saggio sopra gli errori popolari degli antichi”. Questo fu un periodo intenso e ricco di riflessioni ma fu anche una stagione di immensa solitudine che lascerà una traccia indelebile nella sua già martoriata coscienza. Negli anni successivi strinse amicizia con Pietro Giordani. Tra il 1817 e il 1818 si verificarono diverse situazioni che maggiormente colpirono nel profondo il poeta. Si innamorò, nel dicembre del 1917, della cugina Gertrude Cassi Lazzari. Alla sua partenza, era stata ospite in casa di Monaldo, scrisse i versi de “Il primo amore” e “Diario d’amore”. Anche le canzoni politiche appartengono a questa fase. Ci si riferisce “All’Italia” e “Sopra il Monumento di Dante”. La maturità del dolore diventa sempre più complessa e più portatrice di pessimismo. Ancora a questa stagione viva di creatività appartengono i primi “pensieri” che verranno racchiusi nello “Zibaldone” (1817 – 1832). I primi Idilli vengono composti fra il 1819 e il 1821. Qualche anno dopo si era distinto, il Leopardi, per “La lettera ai Sigg. compilatori della ‘Biblioteca italiana’ e per il “Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica”, rimasti però inediti. Il gruppo degli Idilli composto in questo periodo abbraccia : “L’Infinito”, “La sera del dì di festa”, “Alla luna”, “Il sogno”, “La vita solitaria”. Mentre le canzoni “Ad Angelo Mai”, “Nelle nozze della sorella Paolina”, “A un vincitore nel pallone” “Bruto minore”, “Alla primavera o delle favole antiche”, “Ultimo canto di Saffo” risalgono al periodo 1820 – 1822.</p>
<p>Soltanto nel 1822, dopo una tentata fuga, gli venne concesso il permesso di recarsi a Roma ospite dello zio Carlo Antici. Qui fece numerosi e utili incontri. Incontrò Angelo Mai e il filologo G.B. Niebuhr. Si commosse davanti al sepolcro di Tasso. Tornati a Recanati nel 1824 iniziò a scrivere le “Operette morali”. A Roma scrisse “L’inno ai patriarchi”, invece a Recanati, deluso e stanco, scrisse la canzone “Alla sua donna”. Nel 1825 accettò la proposta dell’editore Stella di curare un’edizione delle opere di Cicerone. Partì, dunque, per Milano e qui conobbe Monti e l’abate Cesari. Nel viaggio di ritorno si fermò a Bologna e fece la conoscenza del conte Carlo Pepoli. Si innamorò della contessa Teresa Carniani Malvezzi. Intanto cominciò il lavoro preparatorio, per l’editore Stella, di un’edizione commentata di Petrarca e compose l’epistolo dal titolo “Al conte Carlo Pepoli”. Nel 1927, dopo un soggiorno a Recanati, tornò a Bologna per poi fermarsi a Firenze. Qui fece la conoscenza con Vieusseux, Niccolini, Colletta, Canzoni. Intanto l’editore Stella aveva dato alle stampe le “Operette morali” che uscirono contemporaneamente ai “Promessi Sposi” di Manzoni. A Pisa compose “A Silvia” e “Il Risorgimento”. Dal 1828 al 1830, tornato a Recanati, compose i cosiddetti grandi “Idilli”: “Le Ricordanze”, “Il passero solitario”, “La quiete dopo la tempesta”, “Il sabato del villaggio”, “Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. Recatosi nuovamente a Bologna conobbe Fanny Targioni Tozzetti.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-80412" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Fanny_Targioni_Tozzetti.-Aspasia-di-leopardi.jpg" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Fanny_Targioni_Tozzetti.-Aspasia-di-leopardi.jpg 333w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Fanny_Targioni_Tozzetti.-Aspasia-di-leopardi-230x300.jpg 230w" alt="" width="333" height="434" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Fanny Targioni Tozzetti</em></figcaption></figure>
</div>
<p>Se ne innamorò ardentemente, la poesia “Aspasia” è completamente ispirata da questa donna. Nel 1832 cominciò a raccogliere tutti suoi “Pensieri” che apparvero postumi nel 1845. Nel 1833, dopo un modesto assegno concessogli dal padre, si stabilì con Antonio Ranieri a Napoli. Nell’aprile del 1836 andò ad abitare in una villa fra Torre del Greco e Torre Annunziata. Fu l’anno del colera. Il Leopardi sempre più debilitato peggiorò e morì il 14 giugno del 1837. A Napoli compose le sue ultime liriche. Si ricordano: “Il tramonto della luna”, “La ginestra”, “Sopra un basso rilievo antico sepolcrale”, eccetera. Da questo percorso biografico il dolore costante è un battito che lascia, nel di dentro della storia, un travaglio che assilla e brucia. Gli Idilli hanno una liricità e un ritmo musicale elevato, ma fra le pieghe delle assonanze, fra i rigurgiti dello sviluppo linguistico vi sono piaghe antiche che oltrepassano qualsiasi movimento semantico o strutturalmente letterario. La poesia di Leopardi si muove in una direzione segnata da quel pessimismo cosmico che tradotto in termini meno letterari significa angoscia del presente e triste dominio del dolore antico che domina, comunque, l’esistente. Il primo punto di riferimento è, dunque, il pessimismo. Ma sarebbe troppo riduttivo rinchiudere la personalità di Leopardi in un simile cerchio. Bisognerebbe partire da molto lontano per capire lo stato di tensione che travolge la coscienza dell’uomo – Leopardi. È, appunto, l’assillante solitudine che domina il tempo del poeta.</p>
<p>Il suo andare e ritornare da Recanati. Il suo partire verso le isole della speranza e il suo ritornare nel “borgo” imprimono alla vita dello stesso poeta una lacerante malinconia.</p>
<p>Giovanna Bonetti in una Introduzione ai “Canti” e alle “Operette morali” ci dice : “La vita di Giacomo Leopardi è il cammino di una sofferenza, nata in un sostrato profondamente soggettivo e lentamente affiorata in una visione universale e metafisica”.</p>
<p>Recanati e la sua infanzia rappresentano un altro punto di riferimento, che si ancora al costante riemergere del significato della memoria che è anche presagio di morte. In tale contesto la poetica delle “ricordanze” trova la sua voce più sublime e colpisce per la sua densità di toni e per le linee che marcano un tracciato dentro il quale la vita si fa dolore e le illusioni diventano inganno, diventano connubio fra amore e morte e alla fine a vincere la partita dell’ “Infinito” è soltanto la morte.</p>
<p>Nelle opere (“Zibaldone”, “Operette morali, “Canti”) la tradizione poetica italiana è pienamente rispettata. Il ruolo della poesia assume tutta la sua importanza e si muove su due piani, ovvero circola fra la ragione e la finzione e in ultimo è la fantasia che primeggia.</p>
<p>Ecco perché la poesia è “scintilla celeste”, è “impulso soprumano” e non è chiaramente “studio d’autori”. In poesia, dice Leopardi, conta il senso del primitivo, conta il senso delle origini attraverso la testimonianza esistenziale, conta il sentimento e non la razionalità. Così egli ha scritto: “Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia”. È emblematico il richiamo alle origini del tempo della poesia.</p>
<p>Natalino Sapegno riflettendo sull’opera di Leopardi ha scritto: “La poesia è natura, e non ragione; è sempre primitiva, e non voluta; corrisponde all’infanzia e non alla maturità dello spirito. La vera poesia è degli antichi, delle civiltà umane nel loro stadio primordiale, fanciullesco, e non dei moderni, solo in quanto si rifanno antichi, ritornano ad essere fanciulli, partecipi dell’ignoranza filosofica e della straordinaria energia fantastica degli antichi”.</p>
<p>Il mito dell’antichità non è, soltanto, uno strumento linguistico o di ricerca poetica.</p>
<p>Cammina di pari passo con la disperazione, in Leopardi, e prende consistenza l’idea del suicidio.</p>
<p>Nello “Zibaldone” si legge: “La pazienza della noia in me divenne finalmente affatto eroica. Esempio de’ carcerati, i quali talvolta si sono anche affezionati a quella vita”. E più esplicitamente: “…provava una gioia feroce ma somma nell’idea del suicidio”.</p>
<p>Un simile percorso lo si ascolta nelle “Operette morali”: “Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilito dei mali della nostra specie. Si bene attendiamo a tenerci compagnia l’un l’altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sarà breve. E quando la morte verrà, allora non ci dorremmo; e anche in quell’ultimo tempo gli amici e i compagni ci conforteranno; e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saranno spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora”.</p>
<p>Il viaggio poetico di Leopardi va visto, dunque, attraverso una lettura stratigrafica del suo essere nella vita e nel dolore.</p>
<p>Il suo viaggio è, piuttosto, una corsa: una corsa contro il tempo, una corsa verso la morte.</p>
<p>Se in realtà le “Operette morali” costituiscono un modello meditativo pregno di significati allegorici, graffiati sulla propria pelle e consumati nel proprio sangue, le pagine dello “Zibaldone” custodiscono un peregrinare nella mente dell’età.</p>
<p>Gli Idilli, invece, sia i primi che i “grandi” rappresentano la voce più sublime di un poeta che non ha, soltanto, caratterizzato il processo della poetica Ottocentesca e Romantica ma ha lanciato una sfida ai secoli successivi. E qui basterebbe solamente citare il Decadentismo.</p>
<p>Quanto Leopardi vive nello sviluppo poetico del Decadentismo?</p>
<p>I temi leopardiani tuttora sono campo di battaglia delle diverse discussioni che muovono i fili dell’odierna letteratura.</p>
<p>La nitidezza della sua parola rivela un gioco psicologico che si disputa fra ragione e natura, fra arido vero e grandi illusioni, fra la civiltà mediocre e prosaica dei moderni e quella poetica ed eroica degli antichi.</p>
<p>Il Timpanaro così si è espresso: in Leopardi “La natura conserva anche di fronte all’uomo civilizzato tutta la sua formidabile forza logoratrice e distruttrice: perciò la lotta dell’uomo contro la natura si configura come lotta disperata, e la distruzione di tutti i miti non dà luogo a una visione ottimistica della realtà, ma d un pessimismo lucido e combattivo”.</p>
<p>In questo ambito rientra la severa malinconia leopardiana. Una malinconia senza pause.</p>
<p>Una malinconia che sa confrontarsi col tempo e con le stagioni. Una malinconia fatta di “rimenbranze”, di ritorni al passato.</p>
<p>Il tono nelle “Rimembranze” è molto alto, ma accanto vi si conosce quel dolore pacato che riporta all’infanzia o forse anche al di là dell’infanzia.</p>
<p>È così anche negli altri versi. È così anche nel pianto pungente che troviamo ne “La sera del dì di festa” dove il magico paesaggio lunare è tinto da una solitudine senza rimedi.</p>
<p>Un’angoscia simile che coinvolge il destino umano la si vive in quel “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. Così pure il profondo senso di consapevolezza e l’inganno delle illusioni si lasciano ascoltare nei versi de “La quiete dopo la tempesta”. Il segno dell’illusione, la festa che lascia amarezza, i colori del tramonto, del crepuscolo e della notte attraverso un crescere di delusione sono i motivi dominanti de “Il sabato del villaggio”. La classicità della solitudine caratterizza “Il passero solitario”. Il rimpianto per la vera vita e il confrontarsi del poeta con il passero hanno delle motivazioni umane di estremo valore. La pacata contemplazione vestita ancora di tristezza, arcana tristezza, la si riscontra nell’Idillio “Alla luna”. Così di seguito fino a toccare la passione di “Amore e morte”.</p>
<p>Gli Idilli leopardiani conservano una venatura meta – filosofica, la quale offre delle lacerazioni mai guaribili. Come nella storia di Nerina, dove, anche qui, amore e morte travalicano i confini stessi dell’essere e del tempo per restare canto puro in una vita fatta di desolazione.</p>
<p>L’inquietudine colpisce personaggi e paesaggi e muove i fili della quotidianità. È una inquietudine che rifiuta ogni consolazione, e va a stabilire un più urgente contatto fra il poeta e il mondo. È un’inquietudine che sprigiona nel vuoto anche se non mancheranno le risposte metafisiche.</p>
<p>Leopardi resta un vero “testimone dell’angoscia dell’individuo”. La sua infelicità è, certamente, legata a circostanze varie che hanno come momento base alcuni significativi elementi biografici.</p>
<p>Le sue Opere rispecchiano tutto ciò. Ma è proprio negli Idilli che questo grande poeta moderno conferma la sua elevatura creativa.</p>
<p>“Ma spesso negli Idilli, – si legge in ‘Dizionario della poesia italiana’ di M. Cucchi – in momenti di trasparenza quasi naturale profondissima, di straordinaria leggerezza e semplicità, la parola poetica leopardiana, le cui origini sono in effetti colte e letterarie, sembra testimoniare la caduta o il sospendersi di ogni forza d’attrito o resistenza. Arriva a noi prodigiosamente intatta, ed è come il frutto di un atto autonomo della poesia, in cui il soggetto cessa di pronunciarsi, si è ormai sottratto a se stesso per divenire parte di un’armonia senza tempo, che pure lo trascende ma a cui si affida”.</p>
<p>Leopardi, un grande moderno che ha fatto della storia uno spirito per eroi antichi e del tempo un groviglio di solitudini appese ai tentacoli della notte.<br />
Una poesia senza età che vive per tentare di salvare la civiltà dell’uomo.<br />
Una poesia fuori da ogni retorica che pone al centro il naufragio dell’uomo.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-69683 alignleft" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg 760w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/Pierfranco-Bruni-1-1-300x204.jpg 300w" alt="" width="224" height="153" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Il Marinetti futurista a 80 anni dalla morte. Una visione delle arti oltre gli schemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 17:29:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[futurismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Marinetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="300" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti-300x180.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>La dinamica del linguaggio dei futuristi non è forse un recuperare l&#8217;inquietudine della sera leopardiana che annuncia, il dì di festa?Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/12/01/il-marinetti-futurista-a-80-anni-dalla-morte-una-visione-delle-arti-oltre-gli-schemi/">Il Marinetti futurista a 80 anni dalla morte. Una visione delle arti oltre gli schemi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="300" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/marinetti-300x180.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p><strong><em>La dinamica del linguaggio dei futuristi non è forse un recuperare l&#8217;inquietudine della sera leopardiana che annuncia, il dì di festa?</em></strong><br dir="auto" /><strong><em>Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne un superamento del linguaggio del canto malinconico per viverlo in quell’infinito che è filosofia papiniana, ma anche a ricostruirlo come il personaggio che è il venditore di almanacchi. Venditore di futuro.</em></strong></p>
<p>Siamo giunti agli Ottant&#8217;anni di Marinetti. Il problema si pone su diversi campi e spazi della cultura. Provocazioni e manifesti per un&#8217;arte delle innovazioni.  Ma è proprio vero? Gli scenari dovrebbero essere studiati partendo dal valore dell&#8217;arte nell&#8217;Italia di fine Ottocento e Novecento. Ma perché Marinetti non volle definitivamente separarsi da Leopardi?<br dir="auto" />Marinetti e Leopardi. Due modelli. Due racconti nella letteratura. A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo la discussione è tutta da approfondire non su schemi  ma su testimonianze e documenti biografici.<br dir="auto" />Marinetti venne affascinato da Leopardi. Non è una contraddizione di forme o nelle forme di una letteratura che ha sempre intrecciato le esistenze.<br dir="auto" />Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un attento conoscitore di Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798– Napoli, 14 giugno 1837). Non solo. Il padre dell’unica avanguardia nazionale che voleva uccidere il chiaro di luna amava profondamente la poesia di Leopardi, tanto che cercò di ricontestualizzare e riproporre il sentiero dell’infinito attraverso “l’elogio” dell’ottimismo.<br dir="auto" />Certo Marinetti non accettava la “logica” del pessimismo né in filosofia e letteratura e tanto meno nella vita.<br dir="auto" />Tra i  massimi studiosi del Futurismo che hanno speso una vita per portare avanti quei processi culturali restano Francesco Grisi, nel campo della visione letteraria, e Luigi Tallarico nel campo della critica d&#8217;arte e delle conoscenze scientifiche sugli autori del Futurismo: i lori libri sono un documento certo.<br dir="auto" />Il Futurismo è rivoluzione ed è rivoluzionario. La guerra come igiene del mondo resta una metafora nella dinamicità del denso della velocità che sta oltre il tempo e lo spazio. Il concetto di velocità stessa trasforma il pensiero contemplante in azione folgorante o meglio fulminante.<br dir="auto" />Con tutto ciò il post classicismo di Leopardi non trovava un orizzonte e tanto meno un filo ad intreccio tra le ragnatele della trincea. Ungaretti capì la dinamica tra l’azione e la contemplazione. Legò la solitudine dello stare come uccelli su un albero o vivere l’insieme di una solitudine tra le cadute nella trincea della Prima guerra mondiale e il passero solitario tra le rimembranze e il nulla e il tutto di una sera nella quale si domanda luna che fai in ciel , vivendo la siepe e cercando l’infinito.<br dir="auto" />Scavare tra le ombre della siepe e catturare gli infiniti non è pessimismo. L’infinito è attraversare anche sul piano metafisico il pessimismo nel “passatismo” e dare un senso alla dinamicità del pensiero. L’infinito è essere negli infiniti. Ecco perché Ungaretti uscito dalla trincea rimodernizza Leopardi anche ponendolo oltre il modello del neo o post classicismo. Certamente non come lo inquadra Cardarelli nei moduli rondeschi che si contrappongono al Pascoli “stornellatore”.<br dir="auto" />Il dato centrale è che la poesia di un Novecento che rientra nel terreno delle matrici letterarie non può che porre Leopardi come incipit fondamentale. Lo farà lo stesso Pascoli che diventerà futurista e sarà riferimento futurista nel 1905. Lo farà, come testé sottolineato, Ungaretti con le sue lezioni sul Leopardi e con la sua adesione all’ideologia e al linguaggio futurista. Lo farà l’interventista Giovanni Papini che con “L’uomo finito” sancisce la rottura con un Croce che non sopportava Leopardi e che non ha mai capito il Futurismo. Lo farà il fiumano e notturno D’Annunzio che è leopardiano anche nei modi decadenti e futuristi nelle manovre azioniste di Buccari e nei metalli de il “Notturno” .<br dir="auto" />Marinetti non si smentisce nel celebrare il Leopardi dell’ottimismo. Infatti lo considera “maestro di ottimismo”. Scrive un articolo su Leopardi dal titolo, appunto, “Leopardi, maestro d’ ottimismo” in occasione del centenario della morte. Una vera e propria celebrazione. Lo scritto porta la data del 1938 in un volume edito dal Comune di Recanati pubblicato in occasione della ricorrenza. Ma l’interesse di Marinetti per Leopardi risale a molto prima. Addirittura agli anni Dieci del Novecento come conferma Francesco Cangiulo nel volume del 1961: “Le serate futuriste”.<br dir="auto" />Un interesse, dunque, che sfiora la pubblicazione addirittura del Manifesto futurista del 1909. Ma nella rivista “Poesia” vero strumento di “propaganda” e manifestazioni futuriste non vengono mai aborrite le poetiche di un verseggiare con rimandi ad un classicismo leopardiano. Si pensi ai poeti stranieri e soprattutto ad alcune poesie, di poeti albanesi, scritte anche in francese.<br dir="auto" />Ma la dinamica del linguaggio dei futuristi oltre alla vastità della supremazia di un vocabolario estremamente rivoluzionario e metallico non è forse un recuperare la inquietudine della sera leopardiana che annuncia, dico annuncia, il dì di festa?<br dir="auto" />Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne un superamento del linguaggio del canto malinconico per viverlo in quell’infinito che è filosofia papiniana, ma anche a ricostruirlo come il personaggio che è il venditore di almanacchi. Venditore di futuro. Il nazionalista Marinetti recita, tra l’altro, il canto della Patria leopardiano che non ha romanticismo ma modernità.<br dir="auto" />Insomma Marinetti impone al Futurismo la intoccabilità di un Leopardi maestro di ottimismo nella luce del giorno nuovo e nell’alba risorgente oltre le ricordanze della siepe e gli sguardi languidi di Nerina. D’altronde l’ultimo poeta futurista che seguì Marinetti, Geppo Tedeschi, fu fortemente un poeta che usò il vocabolario leopardiano per vivere la sua paziente poesia nella inquietudine di un linguaggio malinconico. Quanta verità vibra nella letteratura. Uno dei libri che ha posto delle questioni non solo artistiche ma profondamente letterarie resta ancora &#8220;I Futuristi&#8221; di Francesco Grisi edito da Newton Compton nel 1989 in più edizioni mentre uno dei massimi studiosi di Marinetti e del Futurismo è senza ombra di dubbio Luigi Tallarico. Figure e studiosi dimenticati? Volutamente o involontariamente? Il Futurismo comunque resta l&#8217;unica avanguardia nazionale. Il Futurismo non è storia. È la grande visione delle Arti.</p>
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		<title>Per Marinetti, Leopardi fu un maestro d’ottimismo? A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/29/1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 17:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[futurismo]]></category>
		<category><![CDATA[Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[Marinetti]]></category>
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		<category><![CDATA[ungaretti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="360" height="225" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-futurista-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-futurista-.jpg 360w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-futurista--300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></p>
<p>Marinetti e Leopardi. Due modelli. Due racconti nella letteratura. A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo la discussione è tutta da approfondire. Marinetti venne affascinato da Leopardi. Non è una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/29/1per-marinetti-leopardi-fu-un-maestro-dottimismo-a-ottantanni-dalla-scomparsa-dellinventore-del-futurismo/">Per Marinetti, Leopardi fu un maestro d’ottimismo? A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Marinetti e Leopardi. Due modelli. Due racconti nella letteratura. A ottant’anni dalla scomparsa dell’inventore del Futurismo la discussione è tutta da approfondire.<br />
Marinetti venne affascinato da Leopardi. Non è una contraddizione di forme o nelle forme di una letteratura che ha sempre intrecciato le esistenze.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-75279" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia.jpg" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia.jpg 556w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Filippo-Tommaso-Marinetti-wikipedia-206x300.jpg 206w" alt="" width="362" height="528" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>F. T. Marinetti</em></figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Filippo Tommaso Marinetti</strong> (<em>Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944</em>) è stato un attento conoscitore di <strong>Giacomo Leopard</strong>i (<em>Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi; Recanati, 29 giugno 1798– Napoli, 14 giugno 1837</em>). Non solo. Il padre dell’unica avanguardia nazionale che voleva uccidere il chiaro di luna amava profondamente la poesia di Leopardi, tanto che cercò di ricontestualizzare e riproporre il sentiero dell’infinito attraverso “l’elogio” dell’ottimismo.<br />
Certo Marinetti non accettava la “logica” del pessimismo né in filosofia e letteratura e tanto meno nella vita.<br />
Il Futurismo è rivoluzione ed è rivoluzionario. La guerra come igiene del mondo resta una metafora nella dinamicità del denso della velocità che sta oltre il tempo e lo spazio. Il concetto di velocità stessa trasforma il pensiero contemplante in azione folgorante o meglio fulminante.<br />
Con tutto ciò il post classicismo di Leopardi non trovava un orizzonte e tanto meno un filo ad intreccio tra le ragnatele della trincea. Ungaretti capì la dinamica tra l’azione e la contemplazione. Legò la solitudine dello stare come uccelli su un albero o vivere l’insieme di una solitudine tra le cadute nella trincea della Prima guerra mondiale e il passero solitario tra le rimembranze e il nulla e il tutto di una sera nella quale si domanda luna che fai in ciel , vivendo la siepe e cercando l’infinito.<br />
Scavare tra le ombre della siepe e catturare gli infiniti non è pessimismo. L’infinito è attraversare anche sul piano metafisico il pessimismo nel “passatismo” e dare un senso alla dinamicità del pensiero. L’infinito è essere negli infiniti. Ecco perché Ungaretti uscito dalla trincea rimodernizza Leopardi anche ponendolo oltre il modello del neo o post classicismo. Certamente non come lo inquadra Cardarelli nei moduli rondeschi che si contrappongono al Pascoli “stornellatore”.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75284" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--767x1024.jpg" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--767x1024.jpg 767w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--768x1025.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia--1151x1536.jpg 1151w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Giacomo_Leopardi-ritratto-di-Morelli-wikipedia-.jpg 1161w" alt="" width="317" height="424" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>     Giacomo Leopard</em>i</figcaption></figure>
</div>
<p>Il dato centrale è che la poesia di un Novecento che rientra nel terreno delle matrici letterarie non può che porre Leopardi come incipit fondamentale. Lo farà lo stesso Pascoli che diventerà futurista e sarà riferimento futurista nel 1905. Lo farà, come testé sottolineato, Ungaretti con le sue lezioni sul Leopardi e con la sua adesione all’ideologia e al linguaggio futurista. Lo farà l’interventista Giovanni Papini che con “L’uomo finito” sancisce la rottura con un Croce che non sopportava Leopardi e che non ha mai capito il Futurismo. Lo farà il fiumano e notturno D’Annunzio che è leopardiano anche nei nodi decadenti e futuristi nelle manovre azioniste di Buccari e nei metalli de il “Notturno” .<br />
Marinetti non si smentisce nel celebrare il Leopardi dell’ottimismo. Infatti lo considera “maestro di ottimismo”. Scrive un articolo su Leopardi dal titolo, appunto, “Leopardi, maestro d’ ottimismo” in occasione del centenario della morte. Una vera e propria celebrazione. Lo scritto porta la data del 1938 in un volume edito dal Comune di Recanati pubblicato in occasione della ricorrenza. Ma l’interesse di Marinetti per Leopardi risale a molto prima. Addirittura agli anni Dieci del Novecento come conferma Francesco Cangiulo nel volume del 1961: “Le serate futuriste”.<br />
Un interesse, dunque, che sfiora la pubblicazione addirittura del Manifesto futurista del 1909. Ma nella rivista “Poesia” vero strumento di “propaganda” e manifestazioni futuriste non vengono mai aborrite le poetiche di un verseggiare con rimandi ad un classicismo leopardiano. Si pensi ai poeti stranieri e soprattutto ad alcune poesie, di poeti albanesi, scritte anche in francese.<br />
Ma la dinamica del linguaggio dei futuristi oltre alla vastità della supremazia di un vocabolario estremamente rivoluzionario e metallico non è forse un recuperare la inquietudine della sera leopardiana che annuncia, dico annuncia, il dì di festa?<br />
Marinetti riesce a cogliere il senso leopardiano e a farne un superamento del linguaggio del canto malinconico per viverlo in quell’infinito che è filosofia papiniana, ma anche a ricostruirlo come il personaggio che è il venditore di almanacchi. Venditore di futuro. Il nazionalista Marinetti recita, tra l’altro, il canto della Patria leopardiano che non ha romanticismo ma modernità.<br />
Insomma Marinetti impone al Futurismo la intoccabilità di un Leopardi maestro di ottimismo nella luce del giorno nuovo e nell’alba risorgente oltre le ricordanze della siepe e gli sguardi languidi di Nerina. D’altronde l’ultimo poeta futurista che seguì Marinetti, Geppo Tedeschi, fu fortemente un poeta che usò il vocabolario leopardiano per vivere la sua paziente poesia nella inquietudine di un linguaggio malinconico. Quanta verità vibra nella letteratura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Didascalie Foto</strong><br />
Immagine di copertina 1. <em>Filippo Tommaso Marinetti</em></p>
<p>Immagine 2. <em>Filippo Tommaso Marinetti, ritratto realizzato nel 1913, dal fotografo e pittore Emilio Sommariva (Lodi, 8 dicembre 1883 – Milano, 12 settembre 1956)</em></p>
<p>Immagine 3. <em>Giacomo Leopardi, ritratto pittorico di Domenico Morelli nel 1842, ritenuto dai conoscenti come il più fedele all’aspetto fisico del poeta.</em></p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57772" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/Pierfranco-Bruni-.png" alt="" width="151" height="185" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’<em>incarico </em>assegnato sempre dal <strong>Mic</strong> di <strong>Componente della</strong><strong>Giunta</strong> del <strong>Comitato nazionale </strong>per il <strong>centenario</strong> della morte di Eleonora <strong>Duse</strong> (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024)  direttore scientifico nazionale del <strong>Progetto Undulna Duse 100 e del Progetto nazionale Manlio Sgalambro a 100 anni dalla nascita. Entrambi indetti dal Ministero della Cultura  (MiC)</strong><br />
@riproduzione riservata</p>
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		<title>Napoli, Il Teatro San Carlo dedica un&#8217;opera a Leopardi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2019/11/12/napoli-il-teatro-san-carlo-dedica-unopera-a-leopardi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=napoli-il-teatro-san-carlo-dedica-unopera-a-leopardi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 13:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro San Carlo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="426" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi-585x389.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Celebrazioni Bicentenario de L’infinito:Dalle polizzine, gli indici dello Zibaldone nasce l’opera di Eugenio Gilberti Immagine di copertina: Fabio Corvatta Rosanna Purchia Eugenio Gilberti &#160; Il Teatro San Carlo di Napoli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2019/11/12/napoli-il-teatro-san-carlo-dedica-unopera-a-leopardi/">Napoli, Il Teatro San Carlo dedica un&#8217;opera a Leopardi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="426" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi-585x389.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/11/leopardi-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><h4><i>Celebrazioni Bicentenario de L’infinito:Dalle polizzine, gli indici dello Zibaldone nasce l’opera di Eugenio Gilberti</i></h4>
<p><em>Immagine di copertina: Fabio Corvatta Rosanna Purchia Eugenio Gilberti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Teatro San Carlo di Napoli ha omaggiato Giacomo Leopardi, dedicando al grande Poeta l’opera di Rossini  “Ermione”, nell’ anno delle celebrazioni per i 200 anni dalla composizione de “L’Infinito”.</p>
<p>Alla presenza di Fabio Corvatta, Presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, la Sovrintendente Rosanna Purchia e il Direttore Artistico Paolo Pinamonti si sono aperte le rappresentazioni de l’“Ermione”, nel ricordo della recente scomparsa del pro nipote del Poeta recanatese il conte Vanni Leopardi, venuto a mancare qualche giorno fa.</p>
<p>La celebrazione parte da un dato storico il 23 gennaio del 1823 al teatro argentina di Roma dove Giacomo Leopardi viene conquistato da “La donna del lago” di Rossini (di cui ne parla entusiasta in una lettera al fratello Carlo )  su libretto di Andrea Leone Trotta, lo stesso librettista di Ermione, entrambe le  opere sono state  presentate a Napoli il nel 1819 l’ anno della composizione de “L’infinito”.</p>
<p>In occasione della celebrazione partenopea è stata presentata l’opera di Eugenio Giliberti realizzata a “sei mani” con i giovani musicisti Michelangelo Pepe e Stefano Silvestri dal titolo “<strong>Teorica delle arti, lettere ecc.</strong> <strong>da “Voi siete qui / vico Pero / Giacomo Leopardi / progetto di artista abitante”</strong></p>
<p>Il pittore Eugenio Giliberti partendo dagli indici (polizzine) con i quali lo stesso Giacomo Leopardi  ci orienta per “navigare” nell’“<em>immenso scartafaccio</em>” del suo monumentale “Zibaldone di pensieri” ha realizzato un dispositivo teorico che consente di stabilire una corrispondenza tra frequenze cromatiche e frequenze sonore, grazie all’aiuto dei musicisti  <strong>Stefano Silvestri</strong> e <strong>Michelangelo Pepe</strong>  è stata   tradotta in suoni la composizione cromatica di “teorica delle arti, lettere ec.” ricavandone una <em>sinfonia </em>elettronica di 18 minuti.</p>
<p>“<em>Quei numeri mi avevano colpito</em> – ha detto l’artista Eugenio Giliberti &#8211; “<em>mi tornavano alla memoria come immagini, ho realizzato una serie di quadri – dipinti involontari &#8211; in cui le cifre da 0 a 9 sono rappresentate da altrettanti colori che si dispongono in piccoli quadrati nella superficie della tela secondo l’ordine degli indici. Il più grande di questi dipinti rappresenta l’indice</em><em> “teorica delle arti, lettere ec.”</em></p>
<p>L’opera è parte del “progetto di artista abitante”, progetto di arte pubblica che si pone l’obiettivo di accendere i riflettori sui luoghi leopardiani della città di Napoli, sul piccolo triangolo urbano, tra Via Santa Teresa, vico Pero, vico Noce e vico Cimitile, per riavvicinare gli abitanti, alla “loro” storia e renderli custodi fieri di essa come di propria storia familiare. Un progetto che culminerà nella trasformazione dell’immobile di vico Pero 2, ultima casa di Giacomo, in una grande installazione artistica.</p>
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		<title>Duecento anni d&#8217;INFINITO, antologia curata da Cinzia Baldazzi e Maurizio Pochesci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 17:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="552" height="800" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/1E60FA7B-DA8D-4008-B0EF-E503D18B0E57.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/1E60FA7B-DA8D-4008-B0EF-E503D18B0E57.png 552w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/10/1E60FA7B-DA8D-4008-B0EF-E503D18B0E57-207x300.png 207w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /></p>
<p>Poesia e pittura nel bicentenario dell’idillio leopardiano, in un libro di Intermedia Edizioni. Duecento anni fa il ventunenne Giacomo Leopardi completava “L’infinito”, quindici endecasillabi sciolti destinati a diventare tra i&#8230;</p>
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<li><i>Poesia e pittura nel bicentenario dell’idillio leopardiano, in un libro di Intermedia Edizioni.</i></li>
</ul>
<p>Duecento anni fa il ventunenne <strong>Giacomo Leopardi</strong> completava “<strong><em>L’infinito</em></strong><em>”</em>, quindici endecasillabi sciolti destinati a diventare tra i brani più celebri della letteratura italiana. A distanza di due secoli, quarantasette poeti e quattordici artisti contemporanei, da ogni parte d’Italia, ne hanno rielaborato, ciascuno a proprio modo, le suggestioni, rendendo omaggio al canto leopardiano sulla pagina e sulla tela, attraverso poesie e quadri.<br />
È nato così <em>“<strong>Duecento anni d’Infinito. 1819-2019</strong>”,</em> antologia curata da <strong>Cinzia Baldazzi</strong>, critico letterario, e <strong>Maurizio Pochesci</strong>, curatore d’arte, e pubblicato da Intermedia Edizioni di Orvieto (pp. 150, € 12). Il volume, di circa 150 pagine, è aperto da un saggio di <strong>Cinzia Baldazzi</strong>, scrittrice e critico letterario, e da una cronologia essenziale curata da <strong>Claudio Camerini</strong>. Il corpo centrale è costituito dalle 94 poesie, due per ciascun autore, e da un inserto a colori con le riproduzioni di 14 quadri e disegni. In copertina la litografia <em>“Il tempo infinito”</em> di <strong>Maurizio Pochesci</strong>.<br />
<em>“<strong>Duecento anni d’infinito</strong>”</em> verrà presentato sabato 12 ottobre a <strong>Roma</strong>, alle 17.00, presso la <strong>Biblioteca Villa Leopardi</strong>, con l’intervento di poetesse e poeti, pittrici e pittori partecipanti al libro. Presenti l’editrice <strong>Isabella Gambini</strong> e i curatori <strong>Cinzia Baldazzi</strong> e <strong>Maurizio Pochesci</strong>. Conduce l’evento <strong>Alessandro Ristori</strong>.<br />
«Niente come un verso o un’immagine riescono a condurre oltre i confini dello spazio e del tempo», spiega <strong>Isabella Gambini</strong> di Intermedia Edizioni: «La potenza della parola è immensa, così come lo è il sentimento che essa è in grado di rappresentare e trascendere. Consapevole di questo, da editrice, ho sempre creduto e continuo a credere nella poesia, per far scoprire e riscoprire il gusto della scrittura e della lettura anche a coloro che se ne sono dimenticati o non l’hanno ancora coltivato».<br />
La prima uscita ufficiale del libro è avvenuta a<strong> Torino</strong>, alla 32^ edizione del <strong>Salone Internazionale del Libro</strong> (9-13 maggio), nello stand espositivo della Regione Umbria. È stato poi presentato il 18 maggio a <strong>Lugnano in Teverina </strong>all’interno della manifestazione “Fili diVersi e Infiniti”, realizzata nell’ambito del Maggio dei Libri, curata della locale amministrazione comunale e dal Premio Letterario Città di Lugnano, in collaborazione con Intermedia Edizioni. Il libro è stato presente al Menotti Art Festival &#8211; Art in the City (Spoleto, 27-30 settembre) e alla manifestazione Umbria Libri (Perugia, 4-6 ottobre).</p>
<p>Il volume contiene i versi di Elvio ANGELETTI, Sandro ANGELUCCI, Saveria BALBI, Maria Luisa BANDIERA, Roberto BENATTI, Donatella CALÌ, Nunzio CAMMARIERE, Fiammetta CAMPIONE, Paola CAPOCELLI, Annalena CIMINO, Alessandra COSTANZO, Gianfranco CURABBA, Antonio DAMIANO, Alessandra DE MICHELE, Giorgio DELLO, Umberto Donato DI PIETRO, Simona FABBRIZIO, Alexandra FIRITA, Nicola FOTI, Cinzia GARGIULO, Graziano GISMONDI, Giuseppe GUIDOLIN, Rita LAGANÀ e Domenico SACCO, Andrea LEPONE, Nicolò LUCCARDI, Angelo MANCINI, MAPI, Roberto MASSARO, Maurizio MINNITI, Terry OLIVI, Nadia PASCUCCI, Maurizio POCHESCI, Patrizia PORTOGHESE, Pasquale REA MARTINO, Alessandro RISTORI, Rosanna SABATINI, Rosetta SACCHI, Carmelo SALVAGGIO, Concezio SALVI, Salvatore Armando SANTORO, Nando SCARMOZZINO, Otello SEMITI, Lorenzo SPURIO, Carla STAFFIERI, Mario Pino TOSCANO, Fabrizio TRAINITO, Daniela VIGLIANO.<br />
Le immagini riportate nel volume sono opere degli Artisti Mariarosaria ABBATE, Rossana BARTOLOZZI, Giampaolo BERTO, Donatella CALÌ, Mauro CAMPONESCHI, Alessandra DE MICHELE, Cesare ESPOSITO, Luciano FABBRIZIO, Patrick PASSINI, Simona PICONE, Maurizio POCHESCI, Flavia POLVERINI, Marisa TAFI, Luciana ZACCARINI</p>
<p><strong>Nota introduttiva</strong></p>
<p>Duecento anni orsono, forse in primavera, il ventunenne Giacomo Leopardi completava “<em>L’infinito”</em>, quindici endecasillabi sciolti destinati a diventare tra i brani più celebri della letteratura italiana. I versi scritti a Recanati avanzano dunque da due secoli tra l’immaginario collettivo per giungere intatti ai giorni nostri, lontani dall’oblio, mai sfiorati dall’ovvio, imparati a memoria, tradotti nelle maggiori lingue del pianeta. Mai la critica letteraria ha trascurato esegesi dotte e commenti puntuali, sempre il mondo della cultura ne ha coltivato la memoria, ininterrottamente le istituzioni scolastiche li hanno collocati in posizione di primo piano. Persino i mezzi di comunicazione di massa, l’industria culturale e la pubblicità li hanno accolti in forme parafrasate, a volte distorte, ma con un fondo di trasporto e rispetto.</p>
<p>Oggi, a distanza di molti anni, quarantasette poeti e quattordici artisti contemporanei, da ogni parte d’Italia, hanno rielaborato, ciascuno a proprio modo, le suggestioni del “<em>L’Infinito”</em>, rendendo omaggio al canto leopardiano sulla pagina e sulla tela, in poesia e in pittura. Alcuni hanno tratto ispirazione dalla struttura del lessico, dall’impronta biografica dell’autore, dai luoghi originari e dall’incontro di essi con la fantasia di un <em>hic et nunc</em> a se stante; altri hanno reso tributo al grande recanatese scovando echi e risonanze di quel sublime mondo interiore; l’attenzione alla scrittura ha accomunato le composizioni in metri classici e l’utilizzo del verso libero; la potenza del canto ha nutrito estrose sfumature figurative e ispirato complesse tracce astratte.</p>
<p>Testimonianze tutte, in ogni caso, della vitalità e della potenza, della passione e dell’eleganza, di un “infinito” oggi più che mai “presente”: e non solo perché non ha termine, ma soprattutto in quanto è sempre lì a iniziare di nuovo, senza sosta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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