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		<title>La cultura albanese nel mondo di Gabriele D’Annunzio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 16:45:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/gabriele-dannunzio-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/gabriele-dannunzio-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/gabriele-dannunzio-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/gabriele-dannunzio-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>&#8230;Koliqi ha raccontato il passaggio di D’Annuncio nella cultura letteraria albanese. Una testimonianza che rivela un rapporto importante e stabilisce un dialogo, in itinere, tra il poeta de “La pioggia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8230;Koliqi ha raccontato il passaggio di D’Annuncio nella cultura letteraria albanese. Una testimonianza che rivela un rapporto importante e stabilisce un dialogo, in itinere, tra il poeta de “La pioggia nel pineto” e quella letteratura il cui fascino e mistero ha profonde penetrazioni di un Oriente con il quale D’Annunzio non ha mai smesso di confrontarsi. Gabriele D&#8217;Annunzio amava la letteratura albanese e la cultura albanese ha molto amato D’Annunzio proprio all’insegna di un incontro tra Adriatico e Mediterraneo. E il nome di Scanderbeg resta centrale&#8230;</em></p>
<p>Gabriele D’Annunzio  ha molto amato la cultura albanese. Quella “albanesità” sospesa tra l’Adriatico e il Mediterraneo. Un richiamo che è evidente nelle testimonianze e nella scrittura. D’Annunzio aveva studiato e conosceva bene le imprese del condottiero e del personaggio Skanderbeg. Un costante confronto con l’Albania ha portato D’Annunzio ad approfondire cultura, costumi e storia ma nello stesso tempo gli scrittori e i poeti albanesi hanno sempre tratto da D’Annunzio stimoli e segni letterariamente problematici. Delle presenze ad intreccio portano sulla scena riferimenti significativi.</p>
<p>“Si trovano palesi testimonianze della simpatia di Gabriele D’Annunzio verso l’Albania e gli albanesi visitando l’interno del Vittoriale. Nella Stanza delle Reliquie, proprio sull’altare dei cimeli di guerra e dei simboli religiosi, si può ammirare un rarissimo esemplare rilegato in pelle dell’opera su Scanderbeg dell’abate scutarino Barletio, in versione tedesca del 1561. E’ se la memoria non mi falla, uno dei quattro o cinque libri ammessi dal Poeta in quella parte mistica della sua dimora”. E’ ciò che scrive Ernesto Koliqi in Saggi di Letteratura Albanese (Olschki, 1972), nel capitolo dedicato a “Gabriele D’Annunzio e gli Albanesi”.</p>
<p>La presenza di D’Annunzio nella letteratura albanese è ben specificata, negli studi di Koliqi, attraverso una visione artistica e culturale che pone al centro una dimensione di cultura orientale.  Gabriele D’Annunzio amava la letteratura albanese. E molti scrittori albanesi lo consideravano un maestro. Ci sono testimonianze importanti che lo dimostrano. L’oralità della poesia albanese ha una sua profonda venatura musicale. In questa musicalità, che deriva, d’altronde, da un bagaglio di esperienze letterarie (ma anche antropologiche, ovvero di una musicalità corale, danzata sul ritmo delle parole) italo -albanesi, l’accentuazione del verso dannunziano non può essere negato.</p>
<p>Non per caso la poesia albanese contemporanea risente del battuto lirico alcionico. Fu il poeta Lazzaro Shantoia a tradurre “La pioggia nel pineto” nel 1942 sul giornale letterario “Tomorri i’ vogel (ovvero “Il piccolo Tomorri”). Ma tutta l’impostazione letteraria di Shantoia è strutturata sulla lezione dannunziana. Così pure la formazione di un altro scrittore quale fu Bernardino Palaj (1887 – 1946) o le traduzioni di Masar Sopoti (1916 – 1945), il quale tradusse D’Annunzio nella pagina letteraria in lingua albanese della “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari dove Sapoti rivestì il ruolo di redattore.</p>
<p>Ma non è soltanto questo che ci fa stabilire questo rapporto tra D’Annunzio e l’albanesità. D’Annunzio ebbe rapporti anche con il poeta Giorgio Fishta. Comunque, Ernesto Koliqi, come si è già sottolineato, ha dedicato al rapporto D’Annunzio e mondo albanese delle pagine singolari che restano nella storia di questa letteratura. D’Annunzio aveva, in fondo, uno “spirito islamico” forgiato su una visione quasi bizantina di un modello storico e culturale che aveva caratterizzato molti suoi scritti. Questa “albanesità” che si accenna in D’Annunzio ha, indubbiamente, ramificazioni di una testimonianza basata su definizioni che portano ad una identità letteraria mediterranea. Non si può prescindere da questi legami.</p>
<p>C’è proprio una testimonianza del Koliqi nella quale si sottolinea: “Partendo dall’insegnamento dannunziano, alcuni fra i più dotati giovani scrittori intorno al 1930 aumentarono le possibilità espressive della maschia lingua schipetara e, senza lederne il sano midollo eroico – patriarcale, che ne testimonia l’antica nobiltà, la piegarono a esprimere con più sottile perizia i moti interiori e a descrivere con più lucida precisione vicende e ambienti moderni fino allora sconosciuti alla vita e alle lettere albanesi, a evocare con toni sfumati epoche e momenti suggestivi del passato, a soffondere di vaporosità sognanti il bisogno d’evasione della vita quotidiana”.</p>
<p>Una forte espressione di fedeltà al messaggio letterario dannunziano. Koliqi, grande estimatore di D’Annunzio. Va anche oltre quando afferma: “Il D’Annunzio, fra i maestri di stile, fu quello che ci spinse, noi scrittori albanesi che ne ammiravamo la portentosa magia verbale, a perfezionare quel misterioso strumento di umana comunicazione, che è la lingua di una nazione e a renderla idonea alle esigenze letterarie dei nuovi tempi”.</p>
<p>Linguaggio e rapsodia sono elementi importanti nella comunicazione dannunziana. Sono alla base della poesia albanese ma ancora prima di quella poesia italo – albanese. Una lezione di stile ma anche una visone identitaria sui processi di cultura. D’Annunzio vedeva in Scanderbeg un riferimento forte. Lo considerava un eroe nazionale. E non solo. Ma la sua presenza nella letteratura albanese anche oggi resta costante.</p>
<p>Il mito, la favola, la magia della memoria restano e contano più della storia. Sono passaggi che si intagliano nella tradizione e si definiscono nella letteratura. Perché nella letteratura il racconto è un disegno straordinario che, in questo caso specifico (nella cultura letteraria Arbereshe), mette in campo elementi antropologici e un sistema di processi esistenziali che richiamano valori identitari. Una letteratura che ha un bagaglio di tradizione orale ha trasportato nella parola scritta un modulo onirico che ha una forza valoriale espressiva notevole.</p>
<p>Assorbendo i codici dell’oralità, soprattutto nella poesia, si avverte che la musicalità ha un sorprendente  recitativo che incrocia la simbologia del linguaggio e una ricucitura metaforica dei temi che la cultura dell’appartenenza ha posto. La letteratura Arbereshe coniuga stili e metodologie.</p>
<p>La poesia nonostante la sua sistematica impostazione ritmica è come se raccontasse. C’è, nel suo interno, un costante processo etico (il ritornare alle origini, il raccordare il sentimento della memoria con i risvolti del presente, il coniugare istanze mitiche con quelle storiche, il rappresentare la letteratura come un richiamo anche allegorico) che, comunque, non può fare a meno di una presenza estetica come rapporto tra il contenuto dei testi e la veicolazione del messaggio.</p>
<p>Da Bala in poi questa letteratura è stata attraversata da un mosaico sul quale i tasselli di una eredità favolistica hanno avuto un valore metafisico. Si pensi sia a Girolamo De Rada e a Giuseppe Schirò. A volte ci si trova di fronte ad una letteratura che sembra priva di una preoccupazione storica. Ma la questione della diaspora non è dentro la storia. Sta invece in una dimensione profondamente mitico – onirica. In fondo il legame con il sentimento omerico ( anche questa da leggersi come carica simbolica) non è un fatto solo di natura letteraria. E’ un dato antropologico certamente ma anche esistenziale.</p>
<p>Già di per sé la letteratura è un assorbimento di un legame etico – letterario che viene ad essere incamerato dagli autori (poeti in modo particolare e scrittori) e assurge a vera e propria motivazione lirica. Il senso delle radici che la letteratura pone come premessa è un tangibile raccordo tra memoria e presente. Ma qui il  risottolineare la condizione della memoria significa leggere le distanze con il passato attraverso una riappropriazione (in termini letterari) di modelli di civiltà.</p>
<p>Sostiene sempre Koliqi: “Il D’Annunzio come spirito eclettico e per la particolare paganeggiante concezione di vita poteva considerarsi il più vicino alla mentalità e al gusto albanesi”. D’altronde la cultura orientale ha sempre affascinato il Vate. Ancora Koliqi: “Quella parte, oggi considerata la più caduca della produzione letteraria dannunziana, in cui si raffigurano personaggi violenti e nel contempo raffinati, in cui si descrivono ambienti circonfusi di fasto orientale, rispondeva al gusto bizantino infuso profondamente negli Albanesi, specie delle città, da secoli  di attiva appartenenza prima all’Impero di Bisanzio e poi a quello ottomano il quale conservò, permeandoli di spirito islamico, le fogge e le usanze della civiltà bizantina”.</p>
<p>D’altronde la letteratura è anche una esperienza di civiltà che proviene da una geografia esistenziale la cui testimonianza è data da una cultura ad intreccio tra Mediterraneo e Adriatico. Ovvero tra Occidente e Oriente. Un percorso in cui il tema del Mediterraneo diventa fondamentale. Due realtà non solo geografiche ma un sentire storico e squisitamente spirituale.</p>
<p>La letteratura Arbereshe ha, d’altronde, ricontestualizzato questi due paesaggi sia in termini ontologici sia in termini culturali sia in termini fisici. Ed è qui che il viaggio dei poeti Arberesh (ma direi di tutta la letteratura Arbereshe) è un viaggio identitario. Non di riproposta identitaria. Ma di consapevolezza. D’Annunzio ha, in un certo qual modo, “rappresentato” una spiritualità bizantina attraverso un canto poetico che ha richiami nostalgici.</p>
<p>Giovanni Papini ebbe a dire che in D’Annunzio si intreccia “un misto di grecità decadente e d’orientalismo: Alessandria o Bisanzio”. Un mondo in cui l’atto poetico è un tracciato il cui senso del sublime resta letterariamente (sul piano estetico) emblematico. Ma Koliqi ha raccontato il passaggio di D’Annuncio nella cultura letteraria albanese. Una testimonianza che propone ancora Koliqi ha una grande portata esistenziale e culturale.</p>
<p>Così: “… ciò che meraviglia e appassiona nel Vittoriale il visitatore albanese è di vedere proprio sul tavolo di lavoro del Poeta, nello studio detto Officina, nel quale carte e documenti e libri rimangono com’egli li lasciò, un dizionario albanese – italiano, e precisamente quello della Società Bashkimi, edito a Scutari nel 1908. (…) L’opera… la inviò Hasan Pristina in dono al Comandante, non so se su richiesta o di spontanea iniziativa. D’Annunzio l’ebbe a portata di mano, fra gli ultimi libri di cui si circondò prima di morire”.</p>
<p>Una testimonianza interessante che rivela un rapporto importante e stabilisce un dialogo, in itinere, tra il poeta de “La pioggia nel pineto” e quella letteratura il cui fascino e mistero ha profonde penetrazioni di un Oriente con il quale D’Annunzio non ha mai smesso di confrontarsi. Il mondo albanese è nell’intreccio di quei tracciati che sostengono quella parola islamico – bizantina presente nei tratteggi poetici di Gabriele D’Annunzio. Koliqi, raccontando D’Annunzio, ha cercato di mettere in evidenza anche questi aspetti. La cultura albanese ha molto amato D’Annunzio proprio all’insegna di un incontro tra Adriatico e Mediterraneo. E il nome di Scanderbeg resta centrale.</p>
<p>……….</p>
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<figure class="alignleft size-medium"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-60232" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Pescara-museo-Dannunzio-@pierf-Bruni-2023-224x300.jpg" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Pescara-museo-Dannunzio-@pierf-Bruni-2023-224x300.jpg 224w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Pescara-museo-Dannunzio-@pierf-Bruni-2023-766x1024.jpg 766w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Pescara-museo-Dannunzio-@pierf-Bruni-2023-768x1027.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Pescara-museo-Dannunzio-@pierf-Bruni-2023-1149x1536.jpg 1149w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Pescara-museo-Dannunzio-@pierf-Bruni-2023.jpg 1197w" alt="" width="224" height="300" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong>, nato in Terra Calabra cui è profondamente legato, vive tra Roma e la Puglia da molto tempo. Archeologo, antropologo, letterato e linguista, fecondo saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Dal carismatico e sopraffine stile letterario, Bruni è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente in Sapienza Università di Roma ed ha appronfondito lo studio rivolto alla tutela e alla conoscenza delle comunità di minoranze etnico-linguistiche.</p>
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		<title>D&#8217;Annunzio è il Novecento. Verso i 160 anni dalla nascita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2022 20:21:48 +0000</pubDate>
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<p>Cosa resta di Gabriele D&#8217;Annunzio a 160 anni dalla nascita (anniversario importante per il 2023)? Io direi cosa non è rimasto! Ha rivoluzionato le arti e la letteratura oltre che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/30/dannunzio-e-il-novecento-verso-i-160-anni-dalla-nascita/">D&#8217;Annunzio è il Novecento. Verso i 160 anni dalla nascita</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F99E80E6-F1B0-49FF-A379-07653CFD67DF-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div dir="auto"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Cosa resta di Gabriele D&#8217;Annunzio a 160 anni dalla nascita (anniversario importante per il 2023)? Io direi cosa non è rimasto! Ha rivoluzionato le arti e la letteratura oltre che i costumi e il modo di approccio ai linguaggi ma anche ai modelli politici pre Fiume e dal 1921 in poi. Certo, la sua poesia rompe gli steccati del tardo Ottocento ed è già verso moderno. La sua narrativa è il tragico che diventa inquieta bellezza nella malinconia ferita dei personaggi. Da Sperelli a quell&#8217;io narrante delle pagine del &#8220;Notturno&#8221;. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">D&#8217;Annunzio resta il Novecento, o meglio inventa un Novecento delle arti che raccontano la modernità. La sua filosofia non sta nei piaceri ma nella conoscenza delle sensualità tra emozioni, percezioni, sentimenti. Il suo incontro con Eleonora Duse è &#8220;fatale&#8221;. È teatro nella vita oltre ogni altra donna ogni altro amore. È il fuoco nella pioggia che cade nel Pineto e scandisce il tempo nelle metafore del notturno. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Certo, è la recita ma è anche la vita che lascia il palcoscenico tra la scena esistenziale e la ribalta. È il Novecento. Senza di lui il Novecento tra culture e politiche non sarebbe stato quello che è stato anche tra Futurismo e avanguardie. La drammaturgia in teatro ha pervaso la grecità profonda in una profonda classicità che dai Greci giunge sino a Dante.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: large;"> </span></div>
<p><span dir="auto" style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Sono passati anni dalla prima messa in scena al Teatro Costanzi di Roma con la Duse nelle vesti del personaggio del V Canto dell’Inferno di Dante. Il teatro è anche nel romanzo. Dante e D’Annunzio per una Francesca da Rimini portata in teatro da una splendida Eleonora Duse. Eleonora si abita nel suo destino il tragico del canzoniere che sembra recitare la Laura di Petrarca nelle vesti di Francesca da Rimini. Francesca sarà nel suo viaggio e nella teatralità di amante dolorante. Penetra profondamente il personaggio dantesco riportato sulla scena dal suo Gabriele. <br dir="auto" /><br dir="auto" />La Francesca da Rimini sarà una interpretazione affascinante ma anche con velature mistiche. Cerca, in Francesca, il proprio volto. La propria lacerazione si trasferisce sulla scena. Vede in Paolo il suo amante Gabriele. Recita come sul teatro ci fossero solo due personaggi. 1901. Gabriele la dedica completamente alla sua Eleonora.<br dir="auto" /><br dir="auto" />È il 9 dicembre al Teatro Costanzi di Roma. D&#8217;Annunzio vede in Eleonora l&#8217;impasto tra Beatrice, Francesca ed Eloisa. Una sensualità allo specchio nel quale la Divina riflette non solo la sua fisicità ma sente soprattutto anche il tremore dell&#8217;anima. È come se si ripetessero le antiche frasi che dicono: <br dir="auto" /><br dir="auto" />Lei: &#8220;Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato&#8221;.<br dir="auto" />Lui, alla notizia della morte di lei: &#8220;E’ morta quella che non meritai&#8221;.<br dir="auto" /> <br dir="auto" />Un amore tutto carnale. La cui sensualità esplode in un lanciare di sguardi e di passione che Eleonora riesce a manifestare con una sorprendente e straordinaria interpretazione. Una superba interpretazione per una Divina che manifesta in teatro, direi pubblicamente, tutto il suo amore per Gabriele, che diventa Paolo. Una completa trasfigurazione in un immaginario che è manifestazione di una reale passione.<br dir="auto" /><br dir="auto" />D&#8217;Annunzio diventa, così, Paolo e nel cuore di lei il fuoco divampa e si fa fiamma. Un trionfo e una morte in una Roma che ricorda quel V Canto di Dante in un infernale e invernale stagione in cui il tempo e la storia si intrecciano per tutta la città che sembra abbuiata dalle luci spente di una notte senza stelle e con un filo di falce di luna. La tragedia è composta in cinque atti in versi. Riccardo Zandonai successivamente la musicò nel 1914. A Torino si svolse la prima ed ebbe come ribalta il Teatro Regio.  La Francesca da Rimini segna il vero teatro della (di) poesia.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Paolo e Francesca: “Dammi la bocca. Ancora! Ancora! Ancora!”.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Siamo al colmo di una indefinibile passione. Prende il sopravvento su tutto. Come nel Canto di Dante anche in D’Annunzio l’amore non è più soltanto emozione. È oltre. Il fuoco immenso. Il fuoco che accende tutto e si aggrappa ad una carnalità morbosa.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Paolo:<br dir="auto" /><br dir="auto" />“Francesca, io piango; io de’ mortali<br dir="auto" /><br dir="auto" />Sono il più sventurato! Anche la pace<br dir="auto" /><br dir="auto" />De’ lari miei non m’è concessa. Il core<br dir="auto" /><br dir="auto" />Assai non era lacerato? assai<br dir="auto" /><br dir="auto" />Non era il perder&#8230;. l’adorata donna?<br dir="auto" /><br dir="auto" />Anche il fratello, anche la patria io perdo!”.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Francesca:<br dir="auto" /><br dir="auto" />“Cagion mai non sarò ch’un fratel l’altro<br dir="auto" /><br dir="auto" />Debba fuggir. Partir vogl’io; tu resta.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Uopo ha Lanciotto d’un amico”.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Paolo:<br dir="auto" /><br dir="auto" />“Francesca,<br dir="auto" /><br dir="auto" />Se tu m’abborri che mi cale? e il chiedi?<br dir="auto" /><br dir="auto" />E l’odio tuo la mia vita non turba?<br dir="auto" /><br dir="auto" />E questi tuoi detti funesti?&#8230; — Bella<br dir="auto" /><br dir="auto" />Come un angel, che Dio crea nel più ardente<br dir="auto" /><br dir="auto" />Suo trasporto d’amor&#8230;. cara ad ognuno&#8230;.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Sposa felice&#8230; e osi parlar di morte?<br dir="auto" /><br dir="auto" />A me s’aspetta, che per vani onori<br dir="auto" /><br dir="auto" />Fui strascinato da mia patria lunge,<br dir="auto" /><br dir="auto" />E perdei&#8230;. — Lasso! un genitor perdei.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Riabbracciarlo ognor sperava. Ei fatto<br dir="auto" /><br dir="auto" />Non m’avrebbe infelice, ove il mio cuore<br dir="auto" /><br dir="auto" />Discoperto gli avessi&#8230;. e colei data<br dir="auto" /><br dir="auto" />M’avria&#8230;. colei, che per sempre ho perduta”.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Francesca:<br dir="auto" /><br dir="auto" />“Cho vuoi tu dir? Della tua donna parli&#8230;.<br dir="auto" /><br dir="auto" />E senza lei si misero tu vivi?<br dir="auto" /><br dir="auto" />Sì prepotente è nel tuo petto amore?<br dir="auto" /><br dir="auto" />Unica fiamma esser non dee nel petto<br dir="auto" /><br dir="auto" />Di valoroso cavaliero; amore.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Caro gli è il brando e la sua fama; egregi<br dir="auto" /><br dir="auto" />Affetti son. Tu seguili; non fia<br dir="auto" /><br dir="auto" />Che t’avvilisca amor”.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Ma questo è il grande amore inteso non solo di Paolo e Francesca, bensì di Gabriele e Eleonora. Si amarono con la tenerezza selvaggia e con la immensità fragile di un Dante e Beatrice. Un amore in versi che diventa un canto tra i Cantici del sublime e inebriante virgulto di un vento violento tra le imposte sul mare della Versilia e tra le strade di Toscana e di Roma. </span></p>
<div dir="auto"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Cosa resterà allora? Non un ricordo. La trasparenza del velo che cade dal capo nel momento in cui Gabriele sente l’ora dell’immortalità. Il tempo di D&#8217;Annunzio non finisce perché è nel profondo delle civiltà che non trasferiscono e non trascrivono. Rappresentano come arte e si fanno arte. Il linguaggio anzi i linguaggi diventano definizioni di una innovazione non solo sul piano critico. Ma su quello delle umane lettere. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Qui umane lettere e civiltà dell&#8217;umanesimo sono un attraversamento, inteso come ho cercato di sottolineare nei tanti libri scritti e pubblicati su D&#8217;Annunzio, su Eleonora Duse e tra D&#8217;Annunzio e Dante, il tragico nella bellezza. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Nato il <span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">12 marzo del  1863 a Pescara.  </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Morto il </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">1 marzo 1938, a Gardone Riviera. Ho voluto portare solo un esempio, la Francesca da Rimini, perché credo che resta fondamentale. Una pietra miliare nel sogno avventura tra poesia, teatro e vita. Un unicum.</span></span></div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F10%2F30%2Fdannunzio-e-il-novecento-verso-i-160-anni-dalla-nascita%2F&amp;linkname=D%E2%80%99Annunzio%20%C3%A8%20il%20Novecento.%20Verso%20i%20160%20anni%20dalla%20nascita" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F10%2F30%2Fdannunzio-e-il-novecento-verso-i-160-anni-dalla-nascita%2F&#038;title=D%E2%80%99Annunzio%20%C3%A8%20il%20Novecento.%20Verso%20i%20160%20anni%20dalla%20nascita" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/30/dannunzio-e-il-novecento-verso-i-160-anni-dalla-nascita/" data-a2a-title="D’Annunzio è il Novecento. Verso i 160 anni dalla nascita"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/30/dannunzio-e-il-novecento-verso-i-160-anni-dalla-nascita/">D&#8217;Annunzio è il Novecento. Verso i 160 anni dalla nascita</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Quasimodo greco indissolubile nella metafora della caverna come ombra di Platone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 19:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Leonida]]></category>
		<category><![CDATA[letterature comparate]]></category>
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		<category><![CDATA[mediterraneita’]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>1Sulle vie della Magna Grecia camminano e navigano i poeti del Mediterraneo. I poeti che racchiudono le lingue nelle emozioni, la percezione della parola nella intuizione, il senso del viaggio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/26/quasimodo-greco-indissolubile-nella-metafora-della-caverna-come-ombra-di-platone/">Quasimodo greco indissolubile nella metafora della caverna come ombra di Platone</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0B373845-D234-4E11-8D94-C8DC589EB9CD-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>1<br dir="auto" />Sulle vie della Magna Grecia camminano e navigano i poeti del Mediterraneo. I poeti che racchiudono le lingue nelle emozioni, la percezione della parola nella intuizione, il senso del viaggio nella memoria che diventa viaggiante. Sono i poeti di una eredità greca, romana, adriatica e in un Occidente che penetro’ l’Oriente e viceversa. Sono i poeti della cesellatura del distico.<br dir="auto" />Quasimodo ha radici arabe. Pierro è arabo nel suo dialetto ma anche nella sua canzone per “Metaponto”. Sinisgalli batte le monete rosse sui gradini delle chiese e sembrano tocchi urlati dalle moschee. Gatto si riconosce nella sua Salerno che riporta gli echi del padre che è radice. Alvaro cerca un viaggio di mezzo tra il provenzale e il grecanico. Carrieri è un tuffo in una grecità tarantina che ha il suono delle alchile dei sufu. <br dir="auto" />Quanta cultura sufica c’è in Raffaele Carrieri? È una domanda alla quale bisogna rispondere. La poesia islamica, poesia medievale a cominciare da Rumi sino a tutta la tradizione dei dervisci danzanti, è dentro il cadenzare di Raffaele Carrieri.<br dir="auto" />Scotellaro ritrova nel mondo contadino una antropologia delle stagioni. Francesco Grisi calca il sentiero mesopotamico. C’è un Mediterraneo dentro i dettagli della poesia moderna di ciò che è stata Magna Grecia. Uno dei poeti che ha raccontato questo intreccio in termini sublimari è Stefano D’Arrigo. Accanto a Stefano si legano Lucio Piccolo, Gesualdo Bufalino, Bartolo Cattafi. Lorenzo Calogero incide il pianto della contemplazione. Franco Costabile con  la sua “rosa nel bicchiere” canta lo spaziare del tempo tra la sua Calabria e i mari del Sud in un Oriente che custodisce orizzonti.<br dir="auto" />2<br dir="auto" />Credo che ci sia un legame significativo tra Raffaele Carrieri, poeta della Taranto greco – musulmana (la metafora è nella letteratura del binomio tra l’Oriente greco e il sufismo dei dervisci), Albino Pierro (soprattutto quello della poesia in lingua italiana: la sua rabatana è un rimando, con Sinisgalli, a un mondo prettamente arabo), Francesco Grisi (la cui poesia ritrova nella cultura biblica i luoghi del deserto e dei viaggiatori del deserto) e Gesualdo Bufalino (i cui echi sono intrecci di mediterranei icludenti tra la Sicilia e l’Oriente), Alfonso Gatto che ha fatto della memoria una chiusa di nostalgie in una ricordanza che è estasi. <br dir="auto" />È su queste dimensioni che hanno dell’onirico, è su questi percorsi che la Magna Grecia  viene ad essere assorbita nella parola e nell’anima che sono nel mito della mediterraneità. Perché la mediterraneità. Questi poeti sono linguaggi di terra e di acqua. Sono poeti che non hanno mai spsso di confrontarsi con le civiltà perdute e con quelle culture che superano notevolmente l’antipoetico Dante per soffermare l’attenzione su un maestro sufi qual è khayyam. Ma con questo maestro hanno dovuto fare i conti sia Pascoli, senza il cui incontro sarebbe rimasto il piagnucolante poeta delle lamentele, come ho dimostrato in un recentissimo libro, Cardarelli , il poeta delle malinconie vitali, Ungaretti che lega la terra promessa al mondo islamico.<br dir="auto" />Siamo, dunque, a quella poesia che è Magna Grecia ma riesce a respirare l’onirico e il superamento della storia attraverso l’estetica e la perforazione degli sguardi. Perforare uno sguardo. Un’espressione terribile. Ma la poesia è terribile. Non è il riposo. Non è la dolcezza o il pianto carducciano o la classificazione commediante di un Dante la cui vera poesia si conta a gocce.<br dir="auto" />3 <br dir="auto" />La poesia è la ferita che penetra lo sguardo e tocca l’anima. Carrieri, Pierro, Grisi, Bufalino, Gatto sono nella modernità del contemporaneo perché hanno rischiato la parola dentro il mosaico del linguaggio. È certo che sono soltanto alcuni dei poeti da me studiati dentro lo scenario dell’oltre  il suicidio della classicità scolasticizzata. Tracce. Ma di tracce e dettagli è fatta la poesia. Perché di dettagli e tracce è fatta l’esistenza. L’esistenza dei poeti. Di quelli che mai hanno ceduto al giudizio un loro vero, convinti che il verso non va spiegato e tanto meno commentato.<br dir="auto" />Il commento e il giudizio lo si affida a chi non fa poesia e di poesia comprende ben poco. Perché? Perché la poesia è delirio. Soltanto i folli scrivono poesia. Ma sono i folli, quelli veri, che guidano la bellezza delle civiltà. Una follia che si trova nell’estetica della parola che è musica nel suono danzante dei dervisci, delle danzatrici arabe, del sale degli Oriente nel volto della donna di Magdala che non chiede perdono e neppure di capire. Ma di restare impressa nella nostra vita come un Cantico tra i Cantici.<br dir="auto" />4<br dir="auto" />Vita e morte sono un indissolubile attraversamento nell’Ermetico Leonida che offre la voce agli Ermetici versi quasimodiani della sera. Il pianto della vecchia Maronide di Leonida di Taranto porta nella voce e nel verso l’ironia dell’epigramma greco. Anticipa tutto ciò che si ascolterà nella lirica latina. Il mondo latino trasferisce ambienti e costruzioni in una innovazione virgiliana. Così Leonida:<br dir="auto" />“Si lamenta<br dir="auto" />anche sotto terra: non per i figli<br dir="auto" />o il marito lasciati senza nulla.<br dir="auto" />Piange solo per il calice vuoto”.<br dir="auto" />Poeta esistenzialista, Leonida. Trova nelle strade il vissuto e le interpretazioni delle esistenze.  A Leonida di Taranto, Salvatore Quasimodo  deve il suo approccio “ermetico” nel passaggio tra la grecità e la latinità nel suo apparentarsi con i Lirici. Ho avuto modo di approfondire ciò nel mio &#8220;Quasimodo. L&#8217;ombra di Platone&#8221;, il Coscile, 2019.<br dir="auto" />5<br dir="auto" />I Lirici greci e latini in un percorso che si vive nella Antologia Palatina. Quasimodo traduce da poeti e l’impatto con il vocabolario lirico è molto più forte rispetto ad un traduttore di mestiere. Leonida, in modo particolare, rappresenta la grecità antica.<br dir="auto" />Infatti il suo contesto è quello degli anni  330  o 320 a.C.  fino al   260 a.C. circa. Era nato a Taranto e, dopo lunghe erranze,  muore ad Alessandria d’Egitto. Il poeta dell’esilio e nell’esilio scopre il senso del viaggio. La Magna Grecia e l’Egitto. Terre orfiche attraverso le quali il viaggio diventa un pellegrinaggio per scavi di memorie. La grecità sommessa. “…la corda… mediterranea…”.<br dir="auto" />La virgilianità che recupera l’omerico senso del viaggio. Il pianto antico. Il vento che raccoglie le ore di Tindari. La madre nella sua “dulcissima” ora. Il padre tra le macerie della guerra e del tempo che diventa rovina di una nostalgica memoria.<br />
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<p>Salvatore Quasimodo, nato a Modica il 20 agosto del 1901 e morto a Napoli il 14 giugno del 1968) in una religiosa parola che diventa linguaggio dell’uomo nella sua contemporaneità e nella sua pietas. Una madre. Una terra. La ricerca della cristianità. Salvatore Quasimodo ha cercato di leggere la madre e la terra con la spiritualità e la testimonianza.<br dir="auto" />Si intreccia così il rito pagano e quello cristiano. La Magna Grecia è un intreccio. . I lirici greci. Soprattutto Leonida di Taranto. La sua è un abitare il vento e le voci greche del Mediterraneo.<br dir="auto" />Quasimodo<br dir="auto" />“Il greco ritornava a essere ancora un’avventura, un destino a cui i poeti non possono sottrarsi”. <br dir="auto" />7<br dir="auto" />A Leonida di Taranto dedica, oltre alla traduzione, un saggio di straordinaria valenza estetica. L’esilio interiore di Leonida è il suo esilio in viaggio. Un Quasimodo legato profondamente a Leonida e a D’Annunzio.<br dir="auto" />Leonida sembra una costante nel vissuto greco di Quasimodo. Leonida nel vento di Taranto recita:<br dir="auto" />“Riposo molto lontano dalla terra d&#8217;Italia<br dir="auto" />e di Taranto mia Patria<br dir="auto" />e ciò m&#8217;è più amaro della morte.<br dir="auto" />Tale destino hanno i nomadi<br dir="auto" />a conclusione della loro inutile vita!<br dir="auto" />Le Muse però mi hanno caro<br dir="auto" />ed a compenso delle mie afflizioni<br dir="auto" />mi offrono una dolcezza di miele.<br dir="auto" />Il nome di Leonida non tramonta per esse:<br dir="auto" />i loro doni lo testimoniano sino all&#8217;ultimo sol”.<br dir="auto" />Di Leonida dirà:<br dir="auto" />“… era un uomo libero, figlio di una città che ai tempi in cui vi abitava era ancora l’emblema di una confederazione civile nemica dei compromessi e favorevole al rispetto dei diritti dell’uomo…”.<br dir="auto" />Una terra che è isola. Un’isola che è mondo arabo e greco. Cristianità e rivelazione. La stessa terra, lo stesso viaggio, lo stesso camminamento esistenziale.<br dir="auto" />8<br dir="auto" />La poesia che si fa lirismo spirituale in un canto in cui l’epigrammismo diventa nostalgico senso della terra e del mare in un tempo si attraversa:<br dir="auto" />“un pellegrinaggio nel Mediterraneo” (Quasimodo).<br dir="auto" />Leonida, nomade tra terre e parole, diventa per Quasimodo il porto mai sepolto e sempre veliero tra le onde.<br dir="auto" />Dirà:<br dir="auto" />“Come Odisseo il suo marinaio affronta la solitudine. Ma qui l’avventura non ha i contorni del poema omerico ed è … antiromantica”.<br dir="auto" />9<br dir="auto" />Quasimodo trova in Leonida il punto di incontro con il viaggio e l’estetica come lo vivrà con D’Annunzio in un saggio del 1939:<br dir="auto" />“… a D’Annunzio aggiungeremo che egli fu l’ultimo poeta nostro che abbia predato la solitudine necessaria al suo lavoro, senza cadere in servitù di alcuno. Oggi i poeti si muovono fra coltelli”.<br dir="auto" />Tra Leonida e D’Annunzio, Quasimodo, con La Pira, vive i naufragi e le tempeste in un viaggio migrante e da esule in una terra chiamata isola e mare attraversando i luoghi di Virgilio e di Dante. In una terra dall’alba nuova che verrà vissuta come una vita nuova (nova). Così come è stato in Leonida, esule e alla ricerca sempre della sua terra mai dimenticata.<br dir="auto" />Così Leonida:<br dir="auto" />“Passate senza fare rumore oltre<br dir="auto" />la mia tomba, non svegliate la vespa<br dir="auto" />pungente che posa nel sonno. L’ira<br dir="auto" />di Ipponatte che ha osato scatenarsi<br dir="auto" />contro i genitori, è ora in pace.<br dir="auto" />Ma, attenti: le sue parole di fuoco<br dir="auto" />possono bruciare pure dall’Ade”.<br dir="auto" />10<br dir="auto" />Un tempo immenso e un tempo metaforicamente infinito. Nel Quasimodo che rilegge Leonida si avvertono dei legami che hanno nella grecità una profonda visione omerica. L’indefinito e il ritorno sono un sigillo che scava la vita e la morte. Il suo riflettere sulla morte ha anche una visione onirica.<br dir="auto" />In Leonida si ascolta:<br dir="auto" />“Infinito fu il tempo, uomo, prima<br dir="auto" />che tu venissi alla luce, e infinito<br dir="auto" />sarà quello dell’Ade. E quale parte<br dir="auto" />di vita qui ti spetta, se non quanto<br dir="auto" />un punto, o, se c’è, qualcosa più piccola<br dir="auto" />di un punto? Così breve la tua vita<br dir="auto" />e chiusa, e poi non solo non è lieta,<br dir="auto" />ma è assai più triste dell’odiosa morte.<br dir="auto" />Con una simile struttura d’ossa<br dir="auto" />tenti di sollevarti fra le nubi nell’aria!<br dir="auto" />Tu vedi, uomo, come tutto è vano:<br dir="auto" />all’estremo del filo c’è un verme<br dir="auto" />sulla trama non tessuta dalla spola.<br dir="auto" />Il tuo scheletro è più tetro<br dir="auto" />di quello di un ragno. Ma tu<br dir="auto" />che, giorno dopo giorno, cerchi<br dir="auto" />in te stesso, vivi con lievi pensieri,<br />
e ricorda solo di che paglia sei fatto”.</p>
<p>11<br dir="auto" />La morte e la terra. Il viaggio e la grecità. La sensualità e gli echi che hanno simboli e miti. Il confronto tra Leonida e Quasimodo è un itinerario errante. Resta tale. Leonida muore lontano dalla sua terra. Quasimodo (Cfr.  Video di Pierfranco Bruni “Il suono e la parola. Salvatore Quasimodo: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WeIuFIqRaD8" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.youtube.com/watch?v%3DWeIuFIqRaD8&amp;source=gmail&amp;ust=1651086133748000&amp;usg=AOvVaw0J-5UpUhlsL1vBWA6zwKy7" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">https://www.youtube.com/watch?<wbr />v=WeIuFIqRaD8</a>) tra i suoi viaggi distante dalla sua isola. Un errare che accomuna due poeti di epoche distante tra il tempo tracciato e il tempo vissuto tra la grecità e l’Egitto in una griglia di simboli e di archetipi che recitano la vita e la morte. Leonida è l’errante che vive costantemente nel viaggio reale e metaforico del figlio di Modica.<br dir="auto" />Una erranza che è completamente attraversata dalla nostalgia. La nostalgia del tempo che della in &#8211;  finitudine un immaginario che ha il canto della grecità profonda. Una “terra impareggiabile” come la vita come la morte: &#8220;Non ho paura della morte, / come non ho avuto timore della vita&#8221;.</p>
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