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	<title>liberazione Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Libera SILVIA ROMANO. La cooperante era stata rapita in Kenya 18 mesi fa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piccolella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 07:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Romano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="268" height="188" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/1AE8153F-F525-4C3C-9FB0-E5657E9B7184.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Dopo 586 giorni di prigionia finalmente libera Silvia ROMANO sequestrata da un commando di uomini armati a 80 km di Malindi in Kenya il 20 novembre 2018. Alla liberazione avrebbe&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/09/libera-silvia-romano-la-cooperante-era-stata-rapita-in-kenya-18-mesi-fa/">Libera SILVIA ROMANO. La cooperante era stata rapita in Kenya 18 mesi fa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="268" height="188" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/1AE8153F-F525-4C3C-9FB0-E5657E9B7184.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p style="text-align: left;"><i>Dopo 586 giorni di prigionia finalmente libera Silvia ROMANO sequestrata da un commando di uomini armati a 80 km di Malindi in Kenya il 20 novembre 2018. Alla liberazione avrebbe contributo l&#8217;azione del servizio di intellingence somalo e turco</i></p>
<p>Nairobi, 09 mag 2020 &#8211; Si è concluso dopo 536 giorni il sequestro di Silvia Romano, la giovane cooperante di 25 anni originaria di Milano, rapita il 20 novembre 2018 da un commando di uomini armati nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri a ovest di Malindi, in Kenya. A dare per primo la notizia della sua liberazione è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in un messaggio su Twitter ha dichiarato: &#8220;Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi di intelligence. Silvia, ti aspettiamo in Italia&#8221;. Le operazioni per il recupero della giovane cooperante sarebbero iniziate all’alba di oggi in collaborazione con servizi di intelligence turchi e somali. In base a quanto si apprende, Romano dovrebbe rientrare in Italia già da domani. Anche il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, ha commentato la liberazione di Silvia Romano in un messaggio sul suo profilo Facebook: “Volevo darvi una buona notizia. Silvia Romano è libera. Lo Stato non lascia indietro nessuno. Un abbraccio alla sua famiglia. E un grazie alla nostra intelligence, all’Aise in particolare, alla Farnesina e a tutti coloro che ci hanno lavorato”. Da parte sua il viceministro degli Esteri Emanuela Del Re ha ringraziato l&#8217;intelligence italiana e la Farnesina per l&#8217;impegno profuso nella liberazione di Silvia Romano. &#8220;Silvia Romano è stata liberata! Una notizia meravigliosa! Ti aspettiamo a casa Silvia! Grazie alla nostra intelligence e a Farnesina per l&#8217;impegno costante! Grazie a tutti quelli che non hanno mai smesso di crederci e di lottare per Silvia Romano&#8221;, si legge in un messaggio su Twitter. Messaggi di felicitazioni per la liberazione della giovane cooperante sono giunti dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e dal Commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. “È una bellissima notizia, evviva! È sempre stata una ferita e un dolore ma sapere che è stata liberata ci riempie di gioia”, ha dichiarato Sassoli durante una diretta su Facebook. “Silvia Romano è stata liberata. Che bella notizia! Grazie all’Intelligence e a tutti coloro che hanno lavorato senza mai perdere la speranza”, ha commentato invece Gentiloni in un messaggio sul suo profilo Twitter. Silvia Romano, originaria di Milano, lavorava per la onlus marchigiana Africa Milele che opera nella contea di Kilifi, in Kenya, dove seguiva un progetto di sostegno all’infanzia con i bambini di un orfanotrofio. Nei giorni successivi al rapimento si è aperta la difficile fase delle indagini e dei tentativi di arrivare ai rapitori. Sul suo sequestro si sono fatte molte ipotesi, dai miliziani islamisti di Al Shabaab alla criminalità comune operante in Kenya. https://agenzianova.com</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F09%2Flibera-silvia-romano-la-cooperante-era-stata-rapita-in-kenya-18-mesi-fa%2F&amp;linkname=Libera%20SILVIA%20ROMANO.%20La%20cooperante%20era%20stata%20rapita%20in%20Kenya%2018%20mesi%20fa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F09%2Flibera-silvia-romano-la-cooperante-era-stata-rapita-in-kenya-18-mesi-fa%2F&#038;title=Libera%20SILVIA%20ROMANO.%20La%20cooperante%20era%20stata%20rapita%20in%20Kenya%2018%20mesi%20fa" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/09/libera-silvia-romano-la-cooperante-era-stata-rapita-in-kenya-18-mesi-fa/" data-a2a-title="Libera SILVIA ROMANO. La cooperante era stata rapita in Kenya 18 mesi fa"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/09/libera-silvia-romano-la-cooperante-era-stata-rapita-in-kenya-18-mesi-fa/">Libera SILVIA ROMANO. La cooperante era stata rapita in Kenya 18 mesi fa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>25 aprile 1943. Il “Gruppo Patrioti della Maiella”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola F. Pomponio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 20:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="845" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/maie.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/maie.jpg 845w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/maie-300x210.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/maie-768x537.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/maie-585x409.jpg 585w" sizes="(max-width: 845px) 100vw, 845px" /></p>
<p>La Brigata Maiella &#8211; Medaglia d&#8217;oro al Valor militare &#8211; e il suo straordinario contributo alla Liberazione dell&#8217;Italia dal nazifascismo Il 19 ottobre 1943 in un piccolo paesino dell’Appennino abruzzese&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/25/25-aprile-1943-il-gruppo-patrioti-della-maiella/">25 aprile 1943. Il “Gruppo Patrioti della Maiella”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>La Brigata Maiella &#8211; Medaglia d&#8217;oro al Valor militare &#8211; e il suo straordinario contributo alla Liberazione dell&#8217;Italia dal nazifascismo</h5>
<p>Il 19 ottobre 1943 in un piccolo paesino dell’Appennino abruzzese arrivarono le SS. Arrivarono in forze sui camion, saltarono da quei camion “come grilli” e si misero a razziare uomini e cose. Una piccola bimba di 9 anni osservava con sgomento la scena mentre, insieme alla madre e alla sorella, fuggiva verso i campi. La guerra era arrivata, brutalmente, a <strong>Torricella Peligna</strong>, in provincia di Chieti e mentre quella bimba (mia madre) fuggiva, fuggivano anche gli uomini, il vero obbiettivo delle razzie. Tra questi un distinto signore di quarantacinque anni, socialista, ex collaboratore di <strong>Giacomo Matteotti</strong> a Roma e di <strong>Filippo Turati</strong> a Milano: l’avvocato <strong>Ettore Troilo</strong>.</p>
<p>Sfuggendo ai tedeschi lui e altri si diressero verso un paese già sotto il controllo alleato non lontano da Torricella: <strong>Casoli</strong>. In questo paese successero due cose che segnarono la nascita della formazione partigiana. <strong>Ettore Troilo </strong>dopo uno scontro verbale molto acceso con le autorità inglesi (forte, naturalmente, era la diffidenza anti-italiana) ottenne di poter impegnare dei volontari in operazioni antitedesche con materiale bellico fornito dagli Alleati. Poi a Casoli s’incontrarono <strong>Ettore</strong> e <strong>Domenico Troilo</strong>; i due non erano parenti ma il secondo, sottotenente della Regia Aeronautica fuggito da <strong>Venaria Reale</strong> (Torino) all’armistizio e rocambolescamente rifugiatosi nel suo paese d’origine in Abruzzo, <strong>Gessopalena</strong> (dove vide sua madre assassinata dai tedeschi in una delle tante stragi, quella di <strong>Sant’Agata di Gessopalena</strong>), aveva le conoscenze necessarie per organizzare una formazione militare.</p>
<p>Si venne così a creare il nucleo di quindici volontari che, approssimativamente equipaggiati, iniziarono a operare con azioni di ricognizione in un territorio da loro perfettamente conosciuto. Da parte inglese crebbe il riconoscimento verso questi uomini e un lungimirante ufficiale inglese, il <strong>maggiore Lionel Wigram </strong>(Sheffield, 1907 – Pizzoferrato, 3 febbraio 1944), s’impegnò in prima persona, fino a combattere e morire con loro, per lo sviluppo della “banda”. La storia della formazione è stata ottimamente ricostruita da vari testi. Mi preme sottolineare però alcune particolarità. La “<strong>Brigata Maiella</strong>” fu del tutto atipica nel panorama resistenziale.</p>
<p>Vestita con uniformi inglesi, portavano le mostrine e la bandiera tricolore (senza lo scudo sabaudo!), autonoma da un punto di vista operativo, era inquadrata nel II Corpo d’armata polacco del <strong>generale Anders</strong>; erano e si ritenevano dei militari (erano forniti di regolare tesserino di riconoscimento bilingue, quello di mio nonno di cui porto orgogliosamente il nome è il n. 852) però con una disciplina alquanto particolare dove il massimo della pena era l’allontanamento dalla possibilità di operare sul campo (cosa che non successe mai); vi si entrava e vi si usciva (anche questo non successe mai) liberamente, non c’erano commissari politici, la formazione era antifascista e repubblicana, ma anche i monarchici potevano aderirvi.</p>
<p>L’operatività militare, delegata a <strong>Domenico Troilo</strong> in virtù della sua esperienza, si dispiegò in una grande epopea che vide i “lupi della Maiella” (come li soprannominarono, con rispetto, i tedeschi) partire dalle montagne d’<strong>Abruzzo</strong> e risalire la penisola attraverso le <strong>Marche</strong> (combattendo a <strong>Cingoli, Pesaro, Montecarotto</strong>), la <strong>Toscana</strong> (scontrandosi con i tedeschi a <strong>Laterina</strong>) e l’<strong>Emilia-Romagna </strong>(battaglia di <strong>Brisighella</strong>),  entrare (sostengono gli storici) per primi a <strong>Bologna</strong> e continuare verso Nord fino a congiungersi il 1° maggio 1945, superando le unità americane, con altre formazioni partigiane ad <strong>Asiago</strong>!</p>
<p>In tal modo la “<strong>Brigata Maiella</strong>” ha stabilito vari primati: unica formazione partigiana a combattere fuori dal proprio territorio d’origine, unica formazione partigiana inquadrata in un esercito regolare, mai nessun abbandono, prima formazione partigiana a cantare “<em>Bella Ciao</em>”. Partiti da <strong>Casoli</strong> in 15 (tra cui un gigante russo di origine siberiana) alla cerimonia di scioglimento a <strong>Brisighella</strong> (Bologna), il 15 luglio 1945 la formazione contava ben 1326 uomini con 55 morti, 19 prigionieri (di cui 3 uccisi), 151 feriti di cui 36 mutilati. La metà dei caduti erano contadini, gli altri studenti, commercianti, operai, ex militari, artigiani. Ma l’epopea “maiellina” non finì quel giorno a Brisighella. <img decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/55734942646111" alt="" /><strong>Ettore Troilo</strong> fu l’ultimo prefetto nominato a <strong>Milano</strong> dal CLN e rimosso, nonostante la strenua difesa che di lui fece Gian Carlo Pajetta, dal ministro degli Interni Scelba il 4 dicembre 1947.</p>
<p>E fu proprio Pajetta ad accostare nel 1990 la <strong>Brigata Maiella</strong> ai Mille di <strong>Garibaldi</strong> che tornavano ripercorrendone la strada ma dal sud a nord. Però <strong>Ettore Troilo</strong> aveva un altro dono particolarmente diffuso in Abruzzo: la testardaggine. Terminata la vicenda resistenziale si adoperò per venti anni a far ottenere ai suoi uomini quanto <strong>Umberto di Savoia</strong>, a cui nessuno dei suoi giurò fedeltà, sebbene non richiesto, aveva promesso: <strong>la Medaglia d’oro al valor militare</strong>. Si dovette attendere il 2 maggio 1965 quando l’allora ministro della Difesa, <strong>Giulio Andreotti</strong>, finalmente conferì l’onorificenza rendendo il “<strong>Gruppo Patrioti della Maiella</strong>”, l’unica formazione partigiana a fregiarsi di questo riconoscimento, per tacere delle onorificenze polacche “Virtuti militari” assegnate a singoli. Oggi due lapidi segnano idealmente la storia della formazione: una a <strong>Torricella Peligna</strong> ricorda il rastrellamento da cui ebbe origine il tutto, l’altra a <strong>Brisighella</strong> ricorda il giorno dello scioglimento; in mezzo, idealmente, vi è il sacrario dei caduti a <strong>Taranta Peligna</strong> (Chieti) visitato nel 2001 da quello che era stato un giovane ufficiale in fuga verso le linee britanniche e passato da Casoli, <strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong>.</p>
<p>Un’ultima annotazione, ma fondamentale. I “maiellini” possedevano una visione dello scontro diametralmente opposta a quella nazista; la guerra non era fatta con odio, non si doveva odiare il nemico, lo si combatteva, strenuamente, ma non lo si odiava. C’è un episodio significativo. Si svolge sul torrente Sintria, vicino a <strong>Brisighella</strong>. C’è uno scontro con i tedeschi, un loro sottufficiale resta ferito e i suoi camerati non lo soccorrono perché nella terra di nessuno. Quattro partigiani lo vanno a salvare e uno di loro viene ucciso dai tedeschi. Penso che questo episodio renda ragione del modo di combattere della <strong>Brigata Maiella</strong>. Questo combattere senza odio ritorna nelle parole di <strong>Domenico Troilo</strong> (la cui madre, ricordo, era stata uccisa con una sventagliata di mitra in faccia). Allo storico che lo intervistava per scrivere un libro sulla formazione disse: “<em>Che non sia una cosa eroica, perché noi non eravamo eroi</em>” e in tempi in cui la parola eroe è talmente usata da diventare insignificante, questa ritrosia, orgoglio, assenza di retorica è una boccata d’aria pura come l’aria che si respira su quei monti dove tutto ebbe inizio.</p>
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