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	<title>Linguaggio Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Linguaggio Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Dalla società liquida alla cultura smarrita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 09:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. La scuola sarà in grado di salvarci? Spesso diamo responsabilità alla politica anche per i&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><b>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. La scuola sarà in grado di salvarci?</b></em></p>
<p>Spesso diamo responsabilità alla politica anche per i linguaggi che si sono adottano. La politica in questo nostro tempo vive di mediocrità e leggerezza da destra a sinistra. In questi ultimi anni è entrato in scena un vocabolario comune e conformista che usa dei termini che sembrano slogan. Almeno per questa volta non è colpa solo della politica. Anche se la politica è sempre coinvolta.</p>
<p>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. Cosa significa tutto ciò?</p>
<p>Allora.</p>
<p>In questi ultimi anni abbiamo usato un vocabolario linguistico a forma di slogan. Slogan che hanno toccato tutte le istituzioni comprese le belle università e il cliché degli istituti scolastici. Sembrano provenire dalla filosofia, dalla pedagogia avanzata e dalla psicologia sempre d’avanguardia ormai su tutti i settori e gli ambienti.</p>
<p>Mi riferisco a: Secolo breve, Fine della della storia, Società liquida ed ora di attuale modernismo si usa ad ogni occasione Resilienza. Presi isolatamente non significano nulla. Scemenziario di un abc delle parole dette per non farle diventare linguaggio compiuto anche se ci si illude che dietro ci sia un pensiero o un processo culturale.</p>
<p>Sono concetti, da soli, astratti ed estranei da una visione complessa con alla base una ragione e un sentire complesso? È la dilatazione nel dilagante conformismo del politically corretto? Il corretto e l’incorretto politico si sono preannunciati stagioni di vita che dovevano contrapporsi alla struttura della tradizione.</p>
<p>Cosa significa Società liquida? Friabile nel pensiero? Scivolosa? Scorrevole? Apparente e sparente? Fine della storia?</p>
<p>Un americanismo storico nipponico «scemenziato» dalla non conoscenza fenomenologia della storia stessa del linguaggio mediterraneo. Secolo breve o corto. Sulla base di cosa? O anche secolo lungo che senso avrebbe? Per le guerre? Per i diversi mutamenti? Per i cosiddetti regimi? Per il tempo che si è accorciato? O per la storia che è finita nel momento in cui sono finite le ideologie?</p>
<p>Tutto evanescente. Resilienza. È divento un termine ridicolo. Ormai lo trovi dappertutto. Dalla psicologia alla economia. Dal calcio alla alimentazione bio dinamica. Il fatto, direbbe Hegel, è che siamo caduti così in basso nel linguaggio che più insignificante non si può.</p>
<p>Ma il dato più grave è che sono termini entrati velocemente nel vocabolario comune e soprattutto in quello creduto alto che hanno creato e stanno creando una omologazione terrificante. Aveva ragione Pasolini, in questo, che quando si entra nella omologazione diffusa, come in questo caso, una Nazione non ha più cultura.</p>
<p>Infatti l’Italia non produce più cultura tranne se non ritorna a quel passato a volte ferocemente bistrattato che riporta volente o nolente alla civiltà del linguaggio. La lingua di oggi è una neo-bruttezza di codici che lascerà macerie e rovine nel vocabolario delle nuove generazioni. Tanto siamo in una società liquida in un secolo breve dove la storia è finita ma la resilienza ci salverà?</p>
<p>Non ci resta che pregare perché siamo ormai belli e rovinati dalle banalità pronunciate da una dotta cultura che però non sa che la civilizzazione è un tempo irrinunciabile. Insomma, in sintesi: siamo allo scemenziario della lingua adottata. Da società liquida a resilienza e il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. Dovrebbe intervenire la scuola a rieducarci alla lingua italiana e allo scrivere bello. Ci riuscirà?</p>
<p>Se la politica della mia generazione è finita tocca alla cultura. Ma la cultura di questo tempo non ha pensiero. È cronaca. Mi affiderei alla scuola. Anche se con pochissime speranze. Svegliatevi tutti dal torpore e dal conformismo dilagante.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="wp-image-111761 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Biblioteche, musei ed archivi per salvare le minoranze storiche in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2023 22:17:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-2048x1152.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-1920x1080.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/47B69EBD-E399-46C2-88D7-53DC8F8F942B-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Bisognerebbe trovare una unicità della lingua pur non disperdendo il patrimonio storico e le diversità dei vari linguaggi usati da una comunità ad un&#8217;altra. Una lingua unica arbereshe resta fondamentale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/06/29/biblioteche-musei-ed-archivi-per-salvare-le-minoranze-storiche-in-italia/">Biblioteche, musei ed archivi per salvare le minoranze storiche in Italia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bisognerebbe trovare una unicità della lingua pur non disperdendo il patrimonio storico e le diversità dei vari linguaggi usati da una comunità ad un&#8217;altra. Una lingua unica arbereshe resta fondamentale per contestualizzare il legame tra parola e cultura, ovvero tra lingua e antropologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La lingua è l&#8217;espressione non solo comunicativa di una eredità di una etnia all&#8217;interno di in territorio. È da considerare come un modello identitario nel quale convivono, in modo comparativi ed empatico, storia, tradizione, arte, letteratura, musica. Ognuno di questi elementi sono una corrispondenza di linguaggi che si manifestano proprio attraverso la lingua. Anche le icone e le immagini tout court di una rappresentazione si definiscono sia attraverso lo sguardo sia per mezzo della parola. Attenzione però.  Quando si discute sulla lingua non bisogna pensare che la lingua stessa sia una decodificazione di una parlata.<br />
La parlata non ha codici sistematici. La lingua invece ha sempre una concordanza con riferimenti simbolici e oggettuali che costruiscono (o costituisce) una fenomelogia antropologica. A favorire il linguaggio e la struttura linguistica in una precisa koinè è la letteratura. Dall&#8217;oralità al vocabolario linguistico scritto è sempre la letteratura che si fa testimonianza ma anche documento. La lingua italo-albanese moderna ha sempre bisogno del vocabolo che comunque trova la sua radice appunto nella oralità. Neppure questa può definirsi parlata.<br />
Credo che non si dovrebbe affatto insistere sul concetto di parlata. Bisognerebbe trovare una unicità della lingua pur non disperdendo il patrimonio storico e le diversità dei vari linguaggi usati da una comunità ad un&#8217;altra. Una lingua unica arbereshe resta fondamentale per contestualizzare il legame tra parola e cultura, ovvero tra lingua e antropologia. Due aspetti di una antropologia identitaria dentro quella tradizione che va tramandata pur nelle fasi innovative che si intrecciano in società sfuggenti e in transizione. A dare un contributo a tutto ciò sono le biblioteche,  gli archivi e i musei oltre ad una realtà immateriale vissuta negli spazi della comunicazione che diventa informazione e viceversa.<br />
C&#8217;è da da sottolineare che il dibattito sulla ricerca etno-linguistica italo-albanese è stato nel corso degli anni abbastanza variegato ma anche compresso da fenomeni gestionali che hanno radici proprio nella legge del 1999. Comunque su due aspetti si potrebbe soffermare l&#8217;attenzione. Il primo riguarda la necessità di creare uno strumento organico che possa riguardare la costituzione-istituzione di un archivio realmente storico, non tanto e non solo accademico, inerente i risultati ai quali sono approdati anni di ricerca e di lavoro sia sulla lingua, necessariamente da unificate tra le sette Regioni interessati, sia sui fattori antropologici.</p>
<p>La cultura arbereshe è una interazione tra lingua e aspetti antropologici che nascono da una sintesi tra tradizione propriamente arbereshe e albanese, soprattutto dell&#8217;area scutarina. Creare un Archivio legato alle diverse biblioteche private presenti in tutto il territorio. La questione delle piccole e biblioteche dovrebbe approdare alla reale istituzione di una Biblioteca Arbereshe da far riconoscere dal Mic e dalla Pubblica istruzione. Si giungerebbe ad un Servizio sistematico, ovvero a una Rete bibliotecaria sul territorio nazionale con la centralità materiale di una biblioteca unica con una sua struttura e un piano professionale anche occupazionale. Questo è il primo punto.<br />
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<p>Dobbiamo uscire dalle imprese &#8220;personalistiche&#8221; di gestione dei materiali e sviluppare  una &#8220;idea&#8221;, appunto comparativa, della fruizione. Tenere insieme ricerca valorizzazione-fruizione è oggi un compito fondamentale. Ma il tutto rientra in un processo di valorizzazione che arriva chiaramente alla fruizione: a quella fruibilità in cui la conoscenza crea percorsi reali. Dunque. Biblioteche, musei ed archivi per salvare la storia dei popoli e delle civiltà tra tutela e valorizzazione, tra conoscenza e fruizione.</p>
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