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	<title>Luisa Ferida Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il 30 aprile del 1945 venivano trucidati a Milano Luisa Ferida e Osvaldo Valenti . Due attori  del cinema in  bianco e nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 06:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/E81CC5A3-1C2B-48CD-8728-481A16DD12D7-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>I fatti fanno la storia. Non le passioni ideologiche.. Quando mi raccontava di Luisa Ferida, mio padre aveva negli occhi la malinconia. Attenzione, parlo di malinconia. Non di nostalgia. È&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/04/30/il-30-aprile-del-1945-venivano-trucidati-a-milano-luisa-ferida-e-osvaldo-valenti-due-attori-del-cinema-in-bianco-e-nero/">Il 30 aprile del 1945 venivano trucidati a Milano Luisa Ferida e Osvaldo Valenti . Due attori  del cinema in  bianco e nero</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>I fatti fanno la storia. Non le passioni ideologiche.. Quando mi raccontava di Luisa Ferida, mio padre aveva negli occhi la malinconia. Attenzione, parlo di malinconia. Non di nostalgia. È come se dettasse. Più era intenso il suo linguaggio e maggiormente raccoglievo la sua paticità.Luisa con Osvaldo erano stati il grande cinema italiano, quello che brillava e quello delle regie imponenti che hanno segnato il cinema degli anni Cinquanta. Ma era anche una donna che era stata uccisa portando in grembo suo figlio ancora di pochi mesi.</em></p></blockquote>
<p>Era il 30 aprile del 1945. Una mitragliata. E in una Milano piovosa di notte vengono falciaditi l&#8217;attrice Luisa Ferida e l&#8217;attore Osvaldo Valenti. A guerra finita.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-87002 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453-300x186.jpeg" alt="" width="300" height="186" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453-300x186.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453-1024x633.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453-768x475.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453-1170x723.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453-585x362.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/5DD832AA-0CB8-4BA0-9709-1D22A0692453.jpeg 1339w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br dir="auto" />Il solito processo senza processo. Sommario. Sotto ordine di chi? La verità vera è  necessaria per non consegnare , come spesso accade, la menzogna alla storia. Ma perché ritornare a parlare di Luisa Ferida trucidata dalla brigata Pasubio quando il fascismo non cera più e l&#8217;Italia completamente in mano agli antifascisti?<br dir="auto" /><br dir="auto" />Scrivere un libro sulla uccisione terribile, atroce,  di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, in un contesto come il nostro, significa essere indicato/additato, con il dito della mano sinistra, di essere un &#8220;fascista&#8221;. Poco mi importa. Io scrivo da sempre ciò che ho vissuto, vivo e abitato nel corso degli anni grazie al mio vissuto tra radici di famiglia ed etica scavata nel corso degli anni. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Le tragedie restano e sono sempre tragedie. È come se avessi già vissuto questo cammino con un romanzo di decenni fa dedicato a Claretta Petacci, altra tragedia cui nessuno mai si è &#8220;giustificato&#8221; dell&#8217;orrore di piazzale Loreto dove uomini hanno appeso dai piedi, con la testa in giù, altri uomini e tra questi c&#8217;era Claretta Petacci denudata dagli indumenti intimi e poi massacrata, da morta ammazzata, a calci e sputi. I versi di Erza Pound restano.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Nel caso di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti il dramma è un colpo di teatro dell&#8217;orrore ancora peggio. La guerra era finita. 30 aprile del 1945. Ancora oggi viene &#8220;nascosto&#8221; uffialmente il nome di chi diede l&#8217;ordine di falcidiare i due artisti del cinema italiano in una notte scura in un immaginario hegeliano. Ma perché ucciderli? <br dir="auto" /><br dir="auto" />Ebbene, in &#8220;Luisa portava in una mano una scarpetta di lana&#8221;, edito in una bella veste da Tabula Fati di Marco Solfanelli, di qualche anni fa, non ho voluto ricostruire. Non ho questa voglia e neppure una vis polemica in termini ideologici. Neppure oggi. Cerco di recuperare sensazioni e trascriverle con la sapienza degli anni, con le trame della storia e con una rilettura di alcuni documenti. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Mi si dirà che ciò è un voler rileggere la storia, riscriverla (forse?), decontestualizzare (probabile?). Nulla di questo perché si va oltre. Ho raccolto, semplicemente, ciò che, nel corso degli anni, mio padre mi ha lasciato in eredità: la parola, il pensare in autonomia e la coerenza guardando sempre ai fatti. <br dir="auto" /><br dir="auto" />I fatti fanno la storia. Non le passioni ideologiche. Dico tutto ciò nel romanzo pubblicato. Romanzo perché? Probabilmente un diario diventato racconto. Ma sono discussioni letterarie che non mi sfiorano più,  ovvero i generi letterari. La confessione mi attrae molto di più e la letteratura se non è confessione non è letteratura, è semplicemente cronaca o rappresentazione. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Dunque. Quando mi raccontava di Luisa Ferida, mio padre aveva negli occhi la malinconia. Attenzione, parlo di malinconia. Non di nostalgia. È come se dettasse. Più era intenso il suo linguaggio e maggiormente raccoglievo la sua paticità. Non era stato cosi con il libro su Claretta. Ma, in questo, Luisa rappresentava il sottosuolo di una emozione che non poteva lasciare indifferente. Luisa con Osvaldo erano stati il grande cinema italiano, quello che brillava e quello delle regie imponenti che hanno segnato il cinema degli anni Cinquanta. Ma era anche una donna che era stata uccisa portando in grembo suo figlio ancora di pochi mesi. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Perché portava in una mano una scarpetta di lana celeste/azzurra? Ovvero il titolo.  Perché qualche anno prima aveva perso un figlio, Kim, dopo pochi giorni della nascita e la scarpetta era del bambino e Luisa la portava sempre con sé come una ricordanza reliquia di una madre nell&#8217;amore di madre. Kim. Figlio di Osvaldo e Luisa. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Il dolore di quegli anni non può essere cancellato. Non si cancella perché è umano, troppo umano, come ebbe a metaforizzare Cesare Pavese. Da dove nasce letterariamente e umanamente questo mio recente libro? Dagli intagli del pensiero, tra memoria e rimembranze, del precedente: &#8220;Quando mio padre leggeva Carolina Invernizio&#8221;, edito nel 2021 sempre da Tabula Fati. Mio padre da ragazzo leggeva, a 11 anni, Carolina Invernizio e Goethe. Ma fu la Invernizio a dettare i segmenti di una generazione che portò a sublimare l&#8217;amore e il linguaggio del cuore. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Nel romanzo de 2021, però, ci sono altre tragedie come quelle delle Foibe e del sangue Istriano &#8211; dalmata. Già, il sangue dei padri o la terra dei padri come mi dice spesso la cara amica Franca De Santis, la quale, coraggiosamente, porta avanti un serio progetto su tali tematiche. Il coraggio. Ci vuole coraggio a usare la parola delle verità taciute. <br dir="auto" /><br dir="auto" />I due libri li vivo intrecciati. Perché sono dettami tragici che comunque devono educarci a capire, a conoscere, a comprendere, ad usare gli strumenti di quel &#8220;sangue dei vinti&#8221; di cui ha parlato Giampaolo Pansa.  Può esistere una storia condivisa? Credo di no. A Luisa Ferida, ingiustamente ammazzata e massacrata dal momento che è stata scagionata completamente da tutte le ingiuste accuse a lei rivolte anche se si ostina addirittura a cancellare una strada a lei dedicata, mi impegnerò a organizzare un convegno il prossimo anno in occasione dell&#8217;Ottantesimo anniversario dell&#8217;uccisione.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Certo, la storia si può cancellare come è stato fatto ma i fatti no. Non si cancellano. Restano e parlano. Tra la storia e i fatti ci sono le verità nascoste, taciute, mascherate. Ma ci sono. Luisa Ferida è stata uccisa da una Brigata partigiana a guerra finita. Questo è un fatto. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Il mio libro sottolinea ciò ma anche altro. Non mi riguarda la polemica, non mi interessa, come dicevo, la questione delle appartenenze. Le storie sono dentro la storia. Ma la tragedia di una donna, ripeto, assolta da tutto, sparata con la consapevolezza di dover essere atrocemente uccisa, a guerra finita, mi tocca nel profondo. La verità? Partiamo dallo strappare la menzogna per avere consapevolezza dell&#8217;uomo. Ho usato la storia per scrivere il libro? Certo, ma letta con molti documenti. Ma non resta soltanto tale perché dentro, come il precedente, ci sono delle vite. Luisa portava in una mano una scarpetta di lana per il figlio che non sarebbe mai nato. Sarebbe ora di riparlarne.</p>
<p>Perché si ritorna a parlare di Luisa? Una domanda su di lei vale una risposta. Chi potrà darla? Quella notte a Milano pioveva. Si sentirono gli spari. Perché ucciderli? Un prete sentì gli spari. Era don Afolfo Terzoli. Accorse, giunto solo per dare loro la benedizione. Parlarono i cartelli: &#8220;I partigiani della Pasubio hanno giustiziato Luisa Ferida&#8221;. Un altro diceva che avevano giustiziato Osvaldo Valenti. Via Poliziano, Ippodrimo di San Siro. Milano. Quattro anni dopo, sempre il 30 aprile, mio padre e mia madre convolavano a nozze.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-87004" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/BD1D55C5-D01A-42ED-BD5A-F922DFE613E5-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/BD1D55C5-D01A-42ED-BD5A-F922DFE613E5-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/BD1D55C5-D01A-42ED-BD5A-F922DFE613E5-585x585.jpeg 585w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’<em>incarico </em>assegnato sempre dal <strong>Mic</strong> di <strong>Componente della</strong><strong>Giunta</strong> del <strong>Comitato nazionale </strong>per il <strong>centenario</strong> della morte di Eleonora <strong>Duse</strong> (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024) e direttore scientifico nazionale del <strong>Progetto Undulna Duse</strong>.<br />
@riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La finzione e il reale: il cinema come dimensione onirica nelle ambiguità della recita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 08:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1237" height="1451" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2.jpeg 1237w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2-256x300.jpeg 256w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2-873x1024.jpeg 873w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2-768x901.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2-1170x1372.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/4BDCBA9A-8CF0-4631-B763-48483B9F6FE2-585x686.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1237px) 100vw, 1237px" /></p>
<p>Quando il cinema aveva l’eleganza dei telefoni bianchi e le voci recitavano, raccontando l’istante del tempo, le storie delle vite puntualizzavano i segni e il senso dei personaggi negli occhi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/11/30/la-finzione-e-il-reale-il-cinema-come-dimensione-onirica-nelle-ambiguita-della-recita/">La finzione e il reale: il cinema come dimensione onirica nelle ambiguità della recita</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Quando il cinema aveva l’eleganza dei telefoni bianchi e le voci recitavano, raccontando l’istante del tempo, le storie delle vite puntualizzavano i segni e il senso dei personaggi negli occhi profondi che erano voci nell’intensità dello sguardo. Un cinema che passa attraverso gli amori neri. Luisa Ferida e Osvaldo Valenti sono stati due straordinari protagonisti.Luisa. Un’attrice all’interno di un tempo tragico e tragico fu il suo amore con Valenti. </i></b></p>
<p>Macchina dei sogni o i sogni che entrano in un circuito amplificato in cui l&#8217;immaginario, passando attraverso la finzione, ha la menzogna rappresentata. Il cinema, dunque. Racconta storie e avventure. Il raccontare è un mito. Il mito si dipana proprio nella focalizzazione di un concetto chiave: mettere in scena la espressione. Ci sono state diverse stagioni in cui il cinema è stato ribalta nella scena. Da Pirandello a D&#8217;Annunzio. Il punto innovativo è da ritenersi, a mio avviso, negli anni trenta del Novecento. Una premessa.<br dir="auto" />Il cinematografo negli anni del Ventennio non è soltanto una forma di “propaganda”. Si sgombri questa idea se si vuole entrare in quei parametri critici che misurano il linguaggio, le forme, gli attori nei personaggi e la scena. Il film è una espressione di comunicazione in cui l’estetica è caratterizzante e formativa.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Dal cinema dei telefoni bianchi al cinema che lascia la completa interpretazione agli amori neri. Tra il cinema degli amori neri ci sono i percorsi del cinema sviluppatosi sulla Laguna, dove il cinema romano si era trasferito, tra il 1943 e il 1945. Luisa Ferida e Osvaldo Valenti sono stati due straordinari protagonisti.<br dir="auto" /><br dir="auto" /><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-63199" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/756E70B6-9BD0-438C-9CF4-A81B462CC868-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/756E70B6-9BD0-438C-9CF4-A81B462CC868-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/756E70B6-9BD0-438C-9CF4-A81B462CC868.jpeg 300w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Luisa Ferida e Osvaldo Valenti si erano incontrati sul set di “Un’avventura di Salvator Rosa” del 1939 per la regia di Alessandro Blasetti. Film nella storia del cinema degli anni che annunciano le innovazioni cinematografiche degli anni Quaranta. Farà scuola nella scenografia e nei campi lunghi e corti. Una ribalta importante.  Lui aveva una importante esperienza nella recitazione. Lei pronta ad apprendere e a diventare una diva. Lui era Osvaldo Valenti. Lei Luisa Ferida. Una carriera consolidata. Una carriera da formare e consolidare. Ma Luisa con questo film è già una diva. Il cinema e la vita. Gli estremi tra la finzione e la realtà. Una tragica realtà che ha coinvolto anche la macchina da presa e alcuni protagonisti del grande schermo.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Una storia d’amore negli anni terribili tra il 1943 e il 1945. Luisa venne uccisa insieme ad Osvaldo Valenti, il suo amore, nella notte del 30 aprile 1945. Erano due attori molto famosi che avevano dato volto al cinema della fine degli anni Trenta sino al 1944.  Protagonisti di film importanti e famosi che hanno cambiato anche la struttura del cinema degli anni precedenti, quello dei telefoni bianchi, e che hanno consolidato nella filmografia contemporanea il ruolo del personaggio come chiave per comprendere i vari campi usati nella cinematografia. C’è da dire che quando il copione non bastava più era l’attore, sotto la guida dei maestri della regia, che creava il personaggio. Un’esperienza fondamentale e fondante senza la quale non avremmo avuto i cosiddetti campi e spazi cinematografici. Un passaggio dalla malinconia dai telefoni bianchi al tragico degli amori neri. Un tratto saliente per comprendere il cinema neorealista.<br dir="auto" /><br dir="auto" /><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-63198 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/E73B1F2E-6AF4-4D06-8DB2-40822DFC5B34-227x300.jpeg" alt="" width="227" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/E73B1F2E-6AF4-4D06-8DB2-40822DFC5B34-227x300.jpeg 227w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/E73B1F2E-6AF4-4D06-8DB2-40822DFC5B34-775x1024.jpeg 775w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/E73B1F2E-6AF4-4D06-8DB2-40822DFC5B34-768x1015.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/E73B1F2E-6AF4-4D06-8DB2-40822DFC5B34-585x773.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/E73B1F2E-6AF4-4D06-8DB2-40822DFC5B34.jpeg 832w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" />Luisa Ferida, pseudonimo di Luisa Manfrini Farnet era nata a Castel San Pietro Terme il 18 marzo del 1914.  Tra i suoi film più famosi vanno ricordati  “Freccia d’oro” del 1935 con il quale inizia sostanzialmente il suo viaggio nel cinema, “Re burlone” sempre dello stesso anno, “Lo smemorato” del 1936 (il 1936 sarà un anno molto impegnativo dal punto di vista cinematografico, infatti usciranno diverse pellicole come  “L’ambasciatore”, “Amazzoni bianche”), “I fratelli Castiglioni” del 1937,”I due barbieri” sempre del 1937, “Tutta la vita in una notte” del 1938. Altri film usciranno nel 1938.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Sono appuntamenti significativi che lasceranno un segno indelebile sia nella chiave interpretava del cinema moderno, per quel tempo, sia nella critica che si svilupperà sugli organi di informazione quotidiani che quelli specialistici. Le testate dei quotidiani svilupparono un intenso  e articolato dibattito che portò a coinvolgere la cultura nella sua complessità. La letteratura, dopo Pirandello e D’Annunzio, entrerà nella scena imperante della macchina da presa.<br dir="auto" /><br dir="auto" />La presenza di Luisa Ferida sulla scena cinematografica sarà costante.  Al 1939 appartengono “Animali pazzi”, “Un’avventura di Salvator Rosa” per la regia di Alessandro Blasetti. Del 1940 è “Il segreto di Villa Paradiso”. Mentre al 1941 appartiene “Nozze di sangue” e  “La corona di ferro”. Il 1942 è impegnata, tra gli altri film,  con “La cena delle beffe”, “Fari nella nebbia”, “L’ultimo addio”, “La bella addormentata”, “Fedora”, “Gelosia”. L’anno successivo sarà protagonista in “Il figlio del corsaro rosso”, in “Grazia”, “Harlem” e “Tristi amori”.  1944 è l’anno de “La locandiera”, per la regia di Luigi Chiarini. Il 1945 lavora a “Fatto di cronaca”. Film che la vedranno accanto ad Osvaldo Valenti, come i precedenti, e costruiranno punti di riferimenti dal telefoni bianchi agli amori neri. <br dir="auto" /><br dir="auto" />Film che, al di là del contesto storico, che restano nella bibliografia del cinema che rinnova e innova. Il tipo di recitazione è da teatro. Il film fa teatro . Come sino a tutto il periodo della fine degli anni Quaranta. Luisa, Clara, Doris, Osvaldo, Gino, Amedeo, per citarne soltanto pochissimi, vanno oltre il contesto in cui operarono. “Avventura di Salvator Rosa” o “La cena delle beffe” o “La locandiera”, prima versione, sono “pezzi” d’arte realizzati con strumenti prima maniera che registi e attori hanno rappresentato con competenza e forza creatrice imponente. Si pensi ad uno dei film che ha dettato un modello di fare cinema: “Luciano Serra pilota”. Sono oltre ogni ideologia perché è la fenomenologia artistica che ha il sopravvento.</p>
<p>Luisa. Un’attrice all’interno di un tempo tragico e tragico fu il suo amore con Valenti.  Credo che vada riletto la temperie cinematografica di quegli anni partendo proprio da Luisa Ferida e Osvaldo Valenti insieme ad Amedeo Nazzari, Clara Calamai, Doris Durante, Gino Cervi e tanti altri attori che hanno lasciato un segno indelebile. Molti di questi attori parteciperanno al cinema neorealista guidato da registi che chioseranno quel tempo drammatico. Quando il cinema aveva l’eleganza dei telefoni bianchi e le voci recitavano, raccontando l’istante del tempo, le storie delle vite puntualizzavano i segni e il senso dei personaggi negli occhi profondi che erano voci nell’intensità dello sguardo. Da qui è nato il cinema degli anni cinquanta la maestria dei registi che hanno tracciato quello che sarà la nuova pellicola e le immagini indelebili che hanno fatto sognare. Un cinema che passa attraverso gli amori neri.</p>
<p>Sulla tragedia di Luisa e di Osvaldo il regista Marco Tullio Giordana ha realizzato un commovente film dal titolo “Sanguepazzo”. Su di loro il regista dirà: “Valenti e la Ferida erano stati tra i protagonisti del “cinema dei telefoni bianchi” che il fascismo aveva tanto sostenuto. Ma in quelle pellicole rassicuranti e perbeniste avevano sempre recitato la parte dei cattivi, turbando l’Italietta piccolo‐borghese con personaggi che avevano eco anche nella spregiudicatezza della loro vita privata”. Il film uscì nel 2008 con l’interpretazione di Monica Bellucci, drammatica e splendida nella sua Luisa, Luca Zingaretti, identificazione magistrale nel suo Osvaldo. Insieme a loro Alessandro Boni,  Maurizio Donadoni ed altri con la sceneggiatura di Leone Colonna, Marco Tullio Giordana, Enzo Ungari. Ho raccontato tutto ciò in “Luisa portava in una mano una scarpetta di lana” per i tipi di Tabula Fati. Un raccontare in cui il tragico si è spettacolarizzato.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-63197" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/A6DC1230-69B7-48C6-92E8-914F1A9B552B-195x300.png" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/A6DC1230-69B7-48C6-92E8-914F1A9B552B-195x300.png 195w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/A6DC1230-69B7-48C6-92E8-914F1A9B552B.png 536w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></p>
<p>Le vite dentro l’arte della vita stessa ma anche nella visione della finzione. Il film è sì una recita,  ma anche una vita dentro le immagini, anzi dentro la pellicola. Una memoria che raccoglie avventure e le storie restano destino. Il cinema inventa destini. E alla fine il legame tra il reale e la finzione è completamente stretto. Uscire dal reale o dalla finzione? Bisognerebbe rispondere a questo interrogativo? Credo di no. Cosa resta alla fine? La finzione e il reale: il cinema come dimensione onirica nelle ambiguità della recita.</p>
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		<title>Cinema italiano degli anni 1940. Era il tempo di Amedeo Nazzari, di Gino Cervi e dei registi come Blasetti quando uccisero Luisa Ferida e  Osvaldo Valenti</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/11/27/cinema-italiano-degli-anni-1940-era-il-tempo-di-amedeo-nazzari-di-gino-cervi-e-dei-registi-come-blasetti-quando-uccisero-luisa-ferida-e-osvaldo-valenti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cinema-italiano-degli-anni-1940-era-il-tempo-di-amedeo-nazzari-di-gino-cervi-e-dei-registi-come-blasetti-quando-uccisero-luisa-ferida-e-osvaldo-valenti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 19:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Luisa Ferida]]></category>
		<category><![CDATA[Osvaldo Valenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>“Era bella Luisa Ferida. Molto bella. Occhi pungenti. Sguardo profondo. Un viso malinconico e labbra carnose. La sua parola non superava mai il limite. Venne uccisa perché amava troppo Osvaldo Valenti. Tutto ciò&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/11/27/cinema-italiano-degli-anni-1940-era-il-tempo-di-amedeo-nazzari-di-gino-cervi-e-dei-registi-come-blasetti-quando-uccisero-luisa-ferida-e-osvaldo-valenti/">Cinema italiano degli anni 1940. Era il tempo di Amedeo Nazzari, di Gino Cervi e dei registi come Blasetti quando uccisero Luisa Ferida e  Osvaldo Valenti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/F2FB8AD5-56D1-4ED6-916B-58A8B632C0E5-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><i><b>“Era bella Luisa Ferida. Molto bella. Occhi pungenti. Sguardo profondo. Un viso malinconico e labbra carnose. La sua parola non superava mai il limite. Venne uccisa perché amava troppo Osvaldo Valenti. Tutto ciò ho raccontato nel mio “Luisa portava in una mano una scarpetta di lana” edito da Tabula Fati, Marco Solfanelli”.</b></i></p>
<p>Era il tempo di Amedeo Nazzari. Di Vittorio De Sica. Di registi come Blasetti. Personaggi che avevano portato all&#8217;interno del complesso cinematografico quell&#8217;arte che è espressione di un valore fondamentale in grado di catturare in un’immagine l&#8217;immaginario e il sogno. Quel tempo era anche quello di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Massacrati il 30 aprile del 1945.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I loro corpi giacevano inermi in via Poliziano a Milano. Lei stringeva in un pugno una scarpetta di lana celeste. Erano stati falcidiati dai mitra delle Brigate Osoppo. Quel gruppo di partigiani che dietro il comando, non si sa di chi, diede la morte a Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Due grandi artisti che avevano aderito alla Repubblica Sociale di Salò. Attori che avevano fatto la storia del cinema italiano negli anni del Fascismo e che avevano dato un senso alla cinematografia dell’epoca, passando dal clima e dall&#8217;atmosfera dei telefoni bianchi al cinema successivo.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dopo il 25 luglio e l’8 settembre del ‘43, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida decidono di abbandonare Roma. Il cinema si stava trasferendo sulla Laguna di Venezia. Al contrario di altri attori che riuscirono a rimanere a Roma, o imboscati in altri luoghi, Luisa e Osvaldo decisero di proseguire la loro carriera di attori trasferendosi al Nord dove, tra Venezia e Milano, continuarono a svolgere la loro attività artistica.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osvaldo Valenti nacque nel 1906. Luigia Manfrini Farné, in arte Luisa Ferida, nel 1914. Osvaldo era nato a Costantinopoli. Figlio di un barone le cui origini erano siciliane (di Messina), mentre la madre era figlia di un archimandrita di Cipro.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Luigia Manfrini Farné, invece, era nata a Bologna. Il padre era un possidente terriero di Castel San Pietro. La loro fu una storia molto inquieta e travagliata, ma ciò che mi interessa, in modo particolare, è il grande amore che li univa. Perché vennero uccisi? Perché vennero falcidiati dai mitra?</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È necessario cercare una risposta oggi? Non so. Ciò che resta è una storia dentro la storia e dentro le storie. In quegli ultimi istanti di vita, Luisa si doveva essere chiesta perché doveva morire. Aveva compiuto soltanto 31 anni. Osvaldo, invece, di anni ne aveva 39 quando i fari illuminarono i loro corpi lanciati fuori dal camion e falcidiati.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Credo che questa storia, come quella di Claretta e Benito, sia dentro il destino degli uomini e di un tempo, qual è stato quello tra il ‘43 e il ’45. Vennero uccisi a guerra finita, quando già Mussolini e Claretta erano stati appesi dai talloni a Piazzale Loreto. La pietà umana che senso può avere davanti a una simile situazione? Mi chiedo se esiste la pietà…</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osvaldo aveva aderito alla Xª Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese e poi era stato un frequentatore di Villa Triste in cui si commettevano sevizie ai danni dei partigiani, il cui protagonista era Koch. È la storia che racconta. Osvaldo frequentava questa “casa”, rimasta aperta per circa un mese. Le accuse rivolte, sia a Osvaldo che a Luisa, furono di connivenza con Pietro Koch, il fustigatore dei partigiani. Ma Luisa era al di fuori di tutto questo. Una donna che aveva sofferto molto per la perdita del figlio Kim. Non si separava mai dalla sua scarpetta di lana… Aveva anche subito il dolore profondo di un aborto.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Quando venne massacrata dai colpi del mitra, era nuovamente incinta. Si può uccidere una donna in questo modo? Ora riposa accanto a Osvaldo nel Cimitero di Musocco, Campo X del Cimitero Maggiore a Milano. Insieme per sempre. Due croci. Nessun epitaffio, soltanto l’incisione della data di morte: 30 aprile 1945. La storia è fatta di destini. La Brigata Pasubio, parte integrante dei reparti della sesta Brigata Matteotti, decise la morte dei due attori. L’accusa, al pari di criminali di guerra, era quella di aver inflitto torture e sevizie a detenuti politici. Così si legge nel verbale.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È difficile, a distanza di anni epoche stagioni, poter o dover guardare con visione critica a fatti del genere. Tuttavia, da questa storia tragica è stato tratto un film. Una vicenda che resta nelle viscere di una Nazione. Il loro ultimo film è stato <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Fatto di cronaca</em>, risalente al 1944, per la regia di Piero Ballerini. E fu proprio un fatto di cronaca la loro tragica fine.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Si erano conosciuti sul set cinematografico e i loro film avevano lasciato una traccia indelebile. Erano gli anni in cui Osvaldo Valenti interpretava <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mille lire al mese</em>. Nel 1940 girarono insieme <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La corona di ferro</em> di Alessandro Blasetti. Nel cast un gruppo di attori che hanno fatto la storia del cinema italiano: Gino Cervi, Elisa Cegani, Rina Morelli, Massimo Girotti, Paolo Stoppa. Al di là della questione cinematografica, al di là di tutto questo, alla fine cosa resta? Cosa ci lascia questa tragedia?</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una storia non scritta con la verità. Una storia che si vuole dimenticare in un orizzonte di sangue. Perché questo è un fatto in cui ancora oggi l&#8217;ideologia prende il sopravvento. Osvaldo fu divo fino in fondo. La maschera dell&#8217;attore. La recita, il teatro. “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Bisogna saper morire</em>”, diceva. In ogni morte c&#8217;è un destino segnato e ogni destino ha la sua forza. La sua capacità di espressione, di esperienza. Di umanità. Ma dov’è l’umanità in un episodio del genere?</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’uomo dovrebbe essere fatto di pietà… La storia recita sempre una tragedia o recita sempre <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la </em>tragedia. Bisogna saperla ascoltare e avere il coraggio di non accettarla e di andare oltre. Superare<span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> e tentare di afferrare quella visione in cui la menzogna può diventare una<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> verità</em> o può essere letta come tale. </span>A quei tempi imperversava una frase che Mussolini aveva mutuato da Lenin: “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il cinema è l&#8217;arte più forte</em>”. Il cinema rappresentava la propaganda.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ma Osvaldo e Luisa cosa c&#8217;entravano in questa “arte forte”? Loro amavano soltanto recitare e, a partire dal 1937 con Cinecittà, diventano il baluardo di un percorso in cui il paesaggio del cinema si fa paesaggio di una esistenza vera e propria. C’è stato patimento nelle loro vite. La malinconia era cucita negli occhi di Luisa Ferida. In quel passaggio dal muto al sonoro nasce il “divismo” e Luisa fu una diva che divenne icona di bellezza. La vita è oltre il mito. La vita è oltre ogni considerazione di esistenze quotidiane, perché o la si vive o ci si lascia vivere dalla vita.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Luisa, amando Osvaldo, amò l&#8217;uomo e il cinema. Riuscì ad afferrare il tragico di una esistenza in anni armonici e felici. Dopo il 25 luglio, in anni tragici e agonizzanti, ebbe il coraggio di vivere dentro questa tragedia. I suoi occhi erano espressione vivente e morente della sofferenza di una donna che aveva vissuto il dolore della perdita del figlio Kim a pochi giorni dalla nascita. Che aveva vissuto il dolore di un aborto. Una donna i cui occhi riflettevano il desiderio, stroncato con la morte, di partorire quel figlio tanto atteso concepito con Osvaldo. Un figlio che entrambi desideravano fortemente.</p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Come si può scaraventare due persone fuori da un camion, abbagliarli con i fari e scaricare il caricatore del mitra sui loro corpi… <a href="https://www.google.com/maps/search/Via+Poliziano.+Milano.+30?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/Via%2BPoliziano.%2BMilano.%2B30?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1669574997507000&amp;usg=AOvVaw0dewgTVXrFdPmwPA-rEVMp" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Via Poliziano. Milano. 30</a> aprile 1945. Molte volte ho cercato di ricostruire questa storia in termini romanzati, ma è difficile. C&#8217;è il sopravvento del dolore che diventa costante e afferra le parole. Afferrare le parole diviene incontro fatale tra vita e letteratura in questo doppio significato in cui la Repubblica di Salò è soltanto un tragico immaginario dove la morte stringe tutto dentro il destino. <span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Alcuni anni dopo un partigiano di nome Marozin disse: “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Luisa Ferida non aveva fatto nulla ma era con Osvaldo Valenti. La rivoluzione travolge tutti. Parole di </em></span><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Vero Marozin, ex capo partigiano”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È possibile, dopo anni, ascoltare queste parole? Dopo che la morte ha consumato persino il ricordo e dopo che il ricordo è diventato memoria e travolge storia e destino, travolge vite… Era bella Luisa Ferida. Molto bella. Occhi pungenti. Sguardo profondo. Un viso malinconico e labbra carnose. La sua parola non superava mai il limite. Venne uccisa perché amava troppo Osvaldo Valenti. Tutto ciò ho raccontato nel mio &#8220;Luisa portava in una mano una scarpetta di lana&#8221; edito da Tabula Fati, Marco Solfanelli. Ritornerò a parlare di Luisa in un mio prossimo libro tracciando il legame tra la vita della Ferida e di Valenti e il cinema tra gli anni 1940 e 1945.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">    </span></p>
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		<title>Gli anni del fascismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miriam Katiaka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2022 16:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Luisa Ferida]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>L&#8217; editore Tabula Fati ripropone la tragedia di Luisa Ferida e la fine del fascismo con un coraggioso libro di Pierfranco Bruni. L’Intervista  di Miriam Katiaka allo scrittore Raccontare Luisa Ferida&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/80426151-D2C3-4877-9F99-B4374E16C182-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>L&#8217; editore Tabula Fati ripropone la tragedia di Luisa Ferida e la fine del fascismo con un coraggioso libro di Pierfranco Bruni. L’Intervista  di Miriam Katiaka allo scrittore</p>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Raccontare Luisa Ferida in un romanzo non è semplice. Pierfranco Bruni ci riesce con un pathos che emoziona e commuove.  Un libro molto coraggioso. Una storia vera caduta nell&#8217;oblio. In qell&#8217;oblio che svelato è fastidioso. Ancora oggi metterebbe in imbarazzo soprattutto durante una campagna elettorale con sfide ancora ideologiche. Una storia vera. Tragica. Con un omicidio commesso a guerra finita. Mi riferisco al recente romanzo di Pierfranco Bruni che ha dato voce a due protagonisti del cinema uccisi a guerra finita il <a dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">30 aprile del 1945</a>. Mi riferisco a Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Raccontati con pathos tra biografia, risoescaggio di memoria e ricostruzioni storiche. Ovvero a &#8220;Luisa portava in una mano una scarpetta di lana&#8221;, pp. 88, euro dieci  edito da Tabula Fati, come il precedente che è scritto sull&#8217;onda della stessa passione e ricostruzione &#8220;Quando mio padre leggeva Carolina Invernizio&#8221;, pubblicato dallo stesso editore ovvero Marco Solfanelli. Abbiamo chiesto a Pierfranco Bruni, scrittore di una coerenza dialettica profonda, di rispondere ad alcune domande.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong><i>Il libro su Luisa Ferida non è il primo con il quale avvia una rilettura della storia contemporanea attraverso i personaggi che hanno segnato il fascismo e il post fascismo.  Ma il racconto di Luisa Ferida è marcatamente tragica&#8230; </i></strong></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Questo mio viaggio si intreccia tra letteratura e storia. La storia entra nella letteratura. Il primo romanzo con il quale ho percorso questo itinerario è dedicato a Claretta Petacci che ha visto tre edizioni. Un percorso continuato con un&#8217;altra attrice ma di diverso tenero è quello su Eleonora Duse e successivamente il dramma di Mata Hari. Luisa Ferida è il personaggio, credo, più tragico che mi ha coinvolto profondamente anche perché nasce da un libro precedentemente che ha dedicato a mio padre ma anche ad un&#8217;altra figura femminile: Carolina Invernizio. Certo, Luisa Ferida va oltre perché diventa un libro che si centralizza su una vicenda raccontata con menzogna e oblio&#8221;.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b>Scrivere questo libro, lei dice, va oltre. Perché?</b></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Perché come nel libro su Claretta a raccontarmi tutto è un io narrante che è mio padre tra metafore, immaginari e verità. Anche nel precedente la figura mio padre è il raccontatore come nel caso della questione Istriana Dalmata completamente riportata attraverso le parole di mio padre&#8221;.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b>C&#8217;è differenza tra Claretta Petacci e Luisa Ferida?</b></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Sono due storie di orrore. Tutta a guerra conclusa. <span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il </span>massacro di Piazzale Loreto è a guerra finita. Come l&#8217;uccisione della Ferida e Valenti. Danno sensazioni di una orrenda crudeltà. Anche se Claretta e Luisa sono due donne diverse la tragedia è unica&#8221;.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b>Lei usa il metodo letterario per raccontare una storia, non avrebbe potuto entrare direttamente nella storia?</b></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Entro nella storia con la letteratura, o meglio usando il metodo del raccontare più che descrivere o lasciare sulla pagina il documento. Ma il fatto storico mi è servito per dare una base al racconto&#8221;.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b>Luisa Ferida è nel libro una icona della bellezza e dell&#8217;amore&#8230;</b></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Non solo. Bellezza, giovinezza e tragedia, ma ciò che mi interessa anche è la finzione sulla quale si è tentata di seppellire la verità. Ma la verità ritorna sempre anche alcuni ambienti sono restii ancora ad affrontare la questione. Il mio libro entra nel cuore del problema&#8221;.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">C&#8217;è da sottolineare che questo romanzo di Pierfranco Bruni va oltre Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Tocca gli anni del fascismo nella complessità delle problematiche compresa la questione Italo Balbo.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
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		<title>Dai telefoni bianchi al cinema degli amori neri.</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/08/24/dai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 05:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Luisa Ferida]]></category>
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		<category><![CDATA[telefoni noanchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/AC1920B4-85DE-4ECD-BF9A-96F89526BA0D-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Il film nella modernità da Cinecittà al Festival di Venezia in una temperie storia che lega e separa Una storia d&#8217;amore negli anni terribili tra il 1943 e il 1945.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/08/24/dai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa/">Dai telefoni bianchi al cinema degli amori neri.</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 dir="auto">Il film nella modernità da Cinecittà al Festival di Venezia in una temperie storia che lega e separa</h3>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18"><em><br />
Una storia d&#8217;amore negli anni terribili tra il 1943 e il 1945. Luisa venne uccisa insieme ad Osvaldo Valenti, il suo amore, nella notte del 30 aprile 1945. Erano due attori molto famosi che avevano dato volto al cinema della fine degli anni Trenta sino al 1944.  Protagonisti di film importanti e famosi che hanno cambiato anche la struttura del cinema degli anni precedenti, quello dei telefoni bianchi, e che hanno consolidato nella filmografia contemporanea il ruolo del personaggio come chiave per comprendere i vari campi usati nella cinematografia.</em></span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18"><br />
Il cinematografo negli anni del Ventennio non è soltanto una forma di &#8220;propaganda&#8221;. Si sgombri questa idea se si vuole entrare in quei parametri critici che misurano il linguaggio, le forme, gli attori nei personaggi e la scena. Il film è una espressione di comunicazione in cui l&#8217;estetica è caratterizzante e formativa.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Dal cinema dei telefoni bianchi al cinema che lascia la completa interpretazione agli amori neri. Tra il cinema degli amori neri ci sono i percorsi del cinema sviluppatosi sulla Laguna, dove il cinema romano si era trasferito, tra il 1943 e il 1945. Luisa Ferida e Osvaldo Valenti sono stati due straordinari protagonisti.</span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="font-size: large; font-family: serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-58437 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/97A9AFC2-7905-4E69-8AD9-B2BF5983A83B.jpeg" alt="" width="187" height="270" />Luisa Ferida e Osvaldo Valenti si erano incontrati sul set di &#8220;Un&#8217;avventura di Salvator Rosa&#8221; del 1939 per la regia di Alessandro Blasetti. Film nella storia del cinema degli anni che annunciano le innovazioni cinematografiche degli anni Quaranta. Farà scuola nella scenografia e nei campi lunghi e corti. Una ribalta importante.  Lui aveva una importante esperienza nella recitazione. Lei pronta ad apprendere e a diventare una diva. Lui era Osvaldo Valenti. Lei Luisa Ferida. Una carriera consolidata. Una carriera da formare e consolidare. Ma Luisa con questo film è già una diva. Il cinema e la vita. Gli estremi tra la finzione e la realtà. Una tragica realtà che ha coinvolto anche la macchina da presa e alcuni protagonisti del grande schermo. </span></div>
<p><span dir="auto" style="font-family: serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><span dir="auto" style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18"><br dir="auto" />Una storia d&#8217;amore negli anni terribili tra il 1943 e il 1945. Luisa venne uccisa insieme ad Osvaldo Valenti, il suo amore, nella notte del 30 aprile 1945. Erano due attori molto famosi che avevano dato volto al cinema della fine degli anni Trenta sino al 1944.  Protagonisti di film importanti e famosi che hanno cambiato anche la struttura del cinema degli anni precedenti, quello dei telefoni bianchi, e che hanno consolidato nella filmografia contemporanea il ruolo del personaggio come chiave per comprendere i vari campi usati nella cinematografia. C&#8217;è da dire che q</span>uando il <span dir="auto" style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">copione non bastava più era l&#8217;attore, sotto la guida dei maestri della regia, che creava il personaggio. Un&#8217;esperienza fondamentale e fondante senza la quale non avremmo avuto i cosiddetti campi e spazi cinematografici. Un passaggio dalla malinconia dai telefoni bianchi al tragico degli amori neri.</span></span></p>
<div dir="auto">
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-58439 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/0F96A369-C3CB-448B-B129-891FB74D9620.jpeg" alt="" width="204" height="246" /></p>
<div dir="auto">
<p><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Luisa Ferida, pseudonimo di Luisa Manfrini Farnet era nata a Castel San Pietro Terme il 18 marzo del 1914.  Tra i suoi film più famosi vanno ricordati  &#8220;Freccia d&#8217;oro&#8221; del 1935 con il quale inizia sostanzialmente il suo viaggio nel cinema, &#8220;Re burlone&#8221; sempre dello stesso anno, &#8220;Lo smemorato&#8221; del 1936 (il 1936 sarà un anno molto impegnativo dal punto di vista cinematografico, infatti usciranno diverse pellicole come  &#8220;L&#8217;ambasciatore&#8221;, &#8220;Amazzoni bianche&#8221;), &#8220;I fratelli Castiglioni&#8221; del 1937,&#8221;I due barbieri&#8221; sempre del 1937, &#8220;Tutta la vita in una notte&#8221; del 1938. Altri film usciranno nel 1938.</span></p>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Sono appuntamenti significativi che lasceranno un segno indelebile sia nella chiave interpretativa del cinema moderno, per quel tempo, sia nella critica che si svilupperà sugli organi di informazione quotidiani che quelli specialistici. Le testate dei quotidiani svilupparono un intenso e articolato dibattito che portò a coinvolgere la cultura nella sua complessità. La letteratura, dopo Pirandello e D&#8217;Annunzio, entrerà nella scena imperante della macchina da presa.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;"> </span></div>
<div dir="auto">
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">La presenza di Luisa Ferida sulla scena <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-58440 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/53C89904-5EC0-4A4A-9583-126072456389.jpeg" alt="" width="185" height="264" />cinematografica sarà costante.  Al 1939 appartengono &#8220;Animali pazzi&#8221;, &#8220;Un&#8217;avventura di Salvator Rosa&#8221; per la regia di Alessandro Blasetti. Del 1940 è &#8220;Il segreto di Villa Paradiso&#8221;. Mentre al 1941 appartiene &#8220;Nozze di sangue&#8221; e  &#8220;La corona di ferro&#8221;. Il 1942 è impegnata, tra gli altri film,  con &#8220;La cena delle beffe&#8221;, &#8220;Fari nella nebbia&#8221;, &#8220;L&#8217;ultimo addio&#8221;, &#8220;La bella addormentata&#8221;, &#8220;Fedora&#8221;, &#8220;Gelosia&#8221;. L&#8217;anno successivo sarà protagonista in &#8220;Il figlio del corsaro rosso&#8221;, in &#8220;Grazia&#8221;, &#8220;Harlem&#8221; e &#8220;Tristi amori&#8221;.  1944 è l&#8217;anno de &#8220;La locandiera&#8221;, per la regia di Luigi Chiarini. Il 1945 lavora a &#8220;Fatto di cronaca&#8221;. Film che la vedranno accanto ad Osvaldo Valenti, come i precedenti, e costruiranno punti di riferimenti dal telefoni bianchi agli amori neri. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Film che, al di là del contesto storico, restano nella bibliografia del cinema che rinnova e innova. Il tipo di recitazione è da teatro. Il film fa teatro. Come sino a tutto il periodo della fine degli anni Quaranta. Luisa,Clara, Doris, Osvaldo, Gino, Amedeo, per citarne soltanto pochissimi, vanno oltre il contesto in cui operarono. &#8220;Avventura di Salvator Rosa&#8221; o &#8220;La cena delle beffe&#8221; o &#8220;La locandiera&#8221;, prima versione, sono &#8220;pezzi&#8221; d&#8217;arte realizzati con strumenti prima maniera che registi e attori hanno rappresentato con competenza e forza creatrice imponente. Si pensi ad uno dei film che ha dettato un modello di fare cinema: &#8220;Luciano Serra pilota&#8221;. Sono oltre ogni ideologia perché è la fenomenologia artistica che ha il sopravvento.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18"><br dir="auto" />Luisa. Un&#8217;attrice all&#8217;interno di un tempo tragico e tragico fu il suo amore con Valenti.  Credo che vada riletto la temperie cinematografica di quegli anni partendo proprio da Luisa Ferida e Osvaldo Valenti insieme ad Amedeo Nazzari, Clara <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-58441 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/BC534052-03C7-47B8-9F07-B0B2EC393805.jpeg" alt="" width="258" height="195" />Calamai, Doris Durante, Gino Cervi e tanti altri attori che hanno lasciato un segno indelebile. Molti di questi attori parteciperanno al cinema neorealista guidato da registi che chioseranno quel tempo drammatico. Quando il cinema aveva l&#8217;eleganza dei telefoni bianchi e le voci recitavano, raccontando l&#8217;istante del tempo, le storie delle vite puntualizzavano i segni e il senso dei personaggi negli occhi profondi che erano voci nell&#8217;intensità dello sguardo. Da qui è nato il cinema degli anni cinquanta la maestria dei registi che hanno tracciato quello che sarà la nuova pellicola e le immagini indelebili che hanno fatto sognare. Un cinema che passa attraverso gli amori neri.</span></span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: serif; font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Sulla tragedia di Luisa e di Osvaldo il regista Marco Tullio Giordana ha realizzato un commovente film dal titolo &#8220;Sanguepazzo&#8221;. Su di loro il regista dirà: &#8220;<a title="Osvaldo Valenti" href="https://it.m.wikiquote.org/wiki/Osvaldo_Valenti" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.m.wikiquote.org/wiki/Osvaldo_Valenti&amp;source=gmail&amp;ust=1661333081058000&amp;usg=AOvVaw2SuKgFQ8wrHoQfqrwi5fur" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Valenti</a> <span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">e la</span> <a title="Luisa Ferida" href="https://it.m.wikiquote.org/wiki/Luisa_Ferida" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.m.wikiquote.org/wiki/Luisa_Ferida&amp;source=gmail&amp;ust=1661333081058000&amp;usg=AOvVaw3KOirAUdS3Hj1sW595Js-0" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Ferida</a> <span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">erano stati tra i protagonisti del “cinema dei telefoni bianchi” che il fascismo aveva tanto sostenuto. Ma in quelle pellicole rassicuranti e perbeniste avevano sempre recitato la parte dei cattivi, turbando l’Italietta piccolo‐borghese con personaggi che avevano eco anche nella spregiudicatezza della loro vita privata&#8221;. Il film uscì </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">nel 2008 con l&#8217;interpretazione di Monica Bellucci, drammatica e splendida nella sua Luisa, Luca Zingaretti, identificazione magistrale nel suo Osvaldo. Insieme a loro Alessandro Boni,  Maurizio Donadoni ed altri con la sceneggiatura di </span><a title="Leone Colonna" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Leone_Colonna" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.m.wikipedia.org/wiki/Leone_Colonna&amp;source=gmail&amp;ust=1661333081058000&amp;usg=AOvVaw0hSmDhDrOGkeD8EeCv7l_W" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Leone Colonna</a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">, </span><a title="Marco Tullio Giordana" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marco_Tullio_Giordana" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marco_Tullio_Giordana&amp;source=gmail&amp;ust=1661333081058000&amp;usg=AOvVaw3XBlZ9llij_iEEuQIDS4U-" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Marco Tullio Giordana</a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">, </span><a title="Enzo Ungari" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Enzo_Ungari" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.m.wikipedia.org/wiki/Enzo_Ungari&amp;source=gmail&amp;ust=1661333081058000&amp;usg=AOvVaw31vCgRhjynmDsunFRRNa-o" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Enzo Ungari</a>. Ho raccontato tutto ciò in &#8220;Luisa portava in una mano una scarpetta di lana&#8221; per i tipi di Tabula Fati. Le vita dentro l&#8217;arte della <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-58442 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/3941C6FE-9E3F-49D5-9228-E01DB0A9F194.jpeg" alt="" width="256" height="197" />vita stessa ma anche nella visione della finzione. Il film è sì una recita,  ma anche una vita dentro le immagini, anzi dentro la pellicola. Una memoria che raccoglie avventure e le storie restano destino.</span></div>
</div>
</div>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F08%2F24%2Fdai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa%2F&amp;linkname=Dai%20telefoni%20bianchi%20al%20cinema%20degli%20amori%20neri." title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F08%2F24%2Fdai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa%2F&#038;title=Dai%20telefoni%20bianchi%20al%20cinema%20degli%20amori%20neri." data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/08/24/dai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa/" data-a2a-title="Dai telefoni bianchi al cinema degli amori neri."></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/08/24/dai-telefoni-bianchi-al-cinema-degli-amori-neri-il-film-nella-modernita-da-cinecitta-al-festival-di-venezia-in-una-temperie-storia-che-lega-e-separa/">Dai telefoni bianchi al cinema degli amori neri.</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Luisa e Osvaldo nel tragico del 1945 raccontati da Pierfranco Bruni in un singolare romanzo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/08/07/luisa-e-osvaldo-nel-tragico-del-1945-raccontati-da-pierfranco-bruni-in-un-singolare-romanzo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=luisa-e-osvaldo-nel-tragico-del-1945-raccontati-da-pierfranco-bruni-in-un-singolare-romanzo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Katiaka]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2022 04:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Luisa Ferida]]></category>
		<category><![CDATA[Luisa portava in mano una scarpetta di lana]]></category>
		<category><![CDATA[Osvaldo Valenti]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Nel nuovo romanzo di Pierfranco Bruni « Luisa portava in mano una scarpetta di lana » edito da Tabula Fati, l’autore  riporta alla luce le ombre e  i chiaroscuri del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/08/07/luisa-e-osvaldo-nel-tragico-del-1945-raccontati-da-pierfranco-bruni-in-un-singolare-romanzo/">Luisa e Osvaldo nel tragico del 1945 raccontati da Pierfranco Bruni in un singolare romanzo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/B20411A0-2C50-4635-BE5C-FE4A6737DEA7-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p><i>Nel nuovo romanzo di Pierfranco Bruni « Luisa portava in mano una scarpetta di lana » edito da Tabula Fati, l’autore  riporta alla luce le ombre e  i chiaroscuri del dramma di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, mettendo in gioco ricordi e testimonianze di famiglia. Al centro la confessione del padre in un dialogare toccante, un vissuto profondo e mai cancellato da interpretazioni ideologiche.</i></p>
<p>Il suo primo film risale al 1935. Era una attrice che con eleganza sapeva curare la scena con una esuberanza straordinaria ed una eleganza pertinente a un contesto drammatico. Si chiamava Luisa Ferida. Una donna che portava dignità e coerenza oltre la cinepresa.<br dir="auto" />Innamorata di Osvaldo Valenti.<br />
Un attore di primo piano, come Luisa, che il cinema lo vede al centro sin dal 1928, a questa data risale il suo primo film. Un &#8220;guascone&#8221;, come è stato definito, al quale la settima arte lo vede protagonista e al centro delle innovazione che la specificità di quest&#8217;arte ha avviato e che il neorealismo ha saputo cogliere in pieno.</p>
<p>Luisa e Osvaldo hanno lavorato con i maggiori registi che troveremo impegnati anche dopo il 1945. Entrambi aderiscono alla Repubblica Sociale di Salò e nella fase cruciale della storia della guerra si trasferisco sul set di Venezia dove il cinema impianta, lasciando Roma, la nuova città del cinema. Questa scelta costerà cara sia a Luisa che ad Osvaldo. A guerra finita, e dopo la macelleria di piazzale  Loreto,  vengono trucidati dai partigiani della brigata Osoppo. Lei era addirittura incinta. Già il primo figlio, Kim, lo persero dopo cinque giorni dalla nascita per asfissia. Lei ebbe anche un aborto.<br />
Senza alcuna pietà e senza alcun decoro umano, in una Milano infiammata dagli scontri tra partigiani e repubblichini, vennero crudelmente fucilati. Tutto questo è raccontato lucidamente nel nuovo recente romanzo di Pierfranco Bruni per la casa editrice Tabula Fati di Marco Solfanelli.</p>
<p>Un titolo incisivo, che raccoglie su due righe, la sintesi di tutto: &#8220;Luisa portava in una mano una scarpetta di lana&#8221;. Pierfranco Bruni, con la sua forza narrativa e lirica, ricostruisce la tragedia attraverso un percorso, già consolidato nei suoi precedenti romanzi (si pensi a Claretta, alla notte del magistrato, a Moro), in cui mette in gioco ricordi e testimonianze di famiglia in una autobiografia che vede al centro la confessione del padre in un dialogare toccante e manifesto di un vissuto profondo e mai cancellato da interpretazioni ideologiche. È come se fosse il padre dello scrittore a dettare le pagine del libro. Un incastro notevole in cui la storia è protagonista. Una storia in cui compaiono Italo Balbo, Mussolini, Badoglio, Claretta Petacci, appunto, gli attori dell&#8217;epoca fascista e i protagonisti di quella temperie oltre a un confronto con alcuni scrittori, tra i quali Carlo Mazzantini, che arricchiscono il panorama narrativo e narrante.</p>
<p>È un libro di alto spessore letterario e di profonda cultura scritto da un uomo che ha sempre posto all&#8217;attenzione il valore delle conoscenze e dello studio comparato in una dimensione marcatamente scientifica. Anche nel romanzo resta fondamentale, per Bruni, la ricerca della verità. La ricerca della verità e la metafora letteraria sono le chiavi per penetrare le maglie interettave di un romanzo serio, vissuto e tragico.</p>
<p>Nella storia tragica di un orrore Pierfranco Bruni ha riportato alla luce le ombre e i chiaroscuri e il terribile del dramma di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Una morte decisa dai partigiani della Pasubio. Ma di è stato ordinato questo atroce delitto? Il libro di Bruni è tutto da leggere e meditare.</p>
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