<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Magritte Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/tag/magritte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/magritte/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 02 May 2021 16:39:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>Magritte Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/magritte/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Da Giorgio de Chirico a Magritte nel segno del nascosto di Jole de Sanna. L&#8217;arte come metafisica del dubbio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/01/da-giorgio-de-chirico-a-magritte-nel-segno-del-nascosto-di-jole-de-sanna-larte-come-metafisica-del-dubbio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=da-giorgio-de-chirico-a-magritte-nel-segno-del-nascosto-di-jole-de-sanna-larte-come-metafisica-del-dubbio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2021 16:26:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[De Chirico]]></category>
		<category><![CDATA[Iole de Sanna]]></category>
		<category><![CDATA[Magritte]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=40528</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Forse la metafisica è sempre una utopia danzante tra simbolismo e surrealismo in modello di astrattismo inquieto che coinvolge il concetto di tempo e non di storia. Penso a Giorgio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/01/da-giorgio-de-chirico-a-magritte-nel-segno-del-nascosto-di-jole-de-sanna-larte-come-metafisica-del-dubbio/">Da Giorgio de Chirico a Magritte nel segno del nascosto di Jole de Sanna. L&#8217;arte come metafisica del dubbio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/7387F1AB-2B93-4EA3-B7E8-EB0212BA0164-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Forse la metafisica è sempre una utopia danzante tra simbolismo e surrealismo in modello di astrattismo inquieto che coinvolge il concetto di tempo e non di storia. Penso a Giorgio de Chirico, a Carlo Belli a Magritte e agli studi imponenti condotti da Jole de Sanna. Il vuoto e l&#8217;assenza sono vortici di dubbio. L&#8217;arte come dubbio è la ricerca del colore e delle forme. I volti nascosti hanno il nome di Magritte ma anche della morte e della nostalgia che intriga la enigmatica visione della trasparenza nascosta.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’idea dell’arte come utopia. Un pensiero che ha dominato tutta la ricerca e lo scavo tra le arti di Jole De Sanna. Tra l’accademia e la militanza ha sempre sostenuto che: “L’idea di opera d’arte che noi possediamo è di un’opera che non distingua tra pittura, scultura e architettura ma che ha la qualità e la potestà di attestarsi attraverso i generi artistici e letterari come tale, opera d’arte.L’opera d’arte come tale è la conquista del periodo, ed intendo tutto il periodo moderno a cominciare dalla seconda metà del Settecento”. Una “risistemazione” dell’idea dell’arte come pensiero totale in un processo in cui l’estetica è nella creatività e la creatività vive di fantasia e di lavoro. Il mestiere di vivere, pavesianamente, è nel lavoro totale dell’essere creativivo. Con la sua visione dell’arte indissolubile tra la memoria della storia e il tempo che intreccia i destini delle civiltà.</p>
<p>Infatti Jole De Sanna (1947 – 2004) ha saputo sempre coniugare l’archeologico, che vive dentro la nostra anima di confessori della pazienza e del genere letterario e artistico, con il moderno che interagisce con il contemporaneo. Studiosa delle Avanguardie, sapeva molto bene che la rivoluzione dei linguaggi artistici passa inevitabilmente attraverso le rivoluzioni delle coscienze e i conformismi come non appartengono all’artista e all’arte non possono appartenere all’uomo come persona, come esistenza, come modello culturale. Conoscitrice profonda di Lucio Fontana, di Medardo Rosso, di Giorgio De Chirico, di Carlo Belli ha sempre intrecciato il suo essere docente con la fantasia di esercitare il fascino dell’artista.</p>
<p>Ci sono docenti che restano funzionari della cultura del libro di testo e ci sono docenti che diventano creatori senza il libro di testo. Ebbene, Jole De Sanna è appartenuta a questa seconda schiera. Una docente senza il libro di testo perché l’arte era nel suo misterioso incontrare la fantasia con il mistero. È stata mia amica, oltre che consulente negli anni in cui la cultura a Taranto ha avuto un progetto, ovvero tra il 1995 e 1999. Con lei, io Assessore alla Cultura della Provincia di Taranto e Vice Presidente, abbiamo ideato una mostra di una unicità estrema: quella dedicata a De Chirico e il Mediterraneo. Un percorso in cui la Magna Grecia e il Mediterraneo si sono incontrati con l’estremo modello metafisico. Una metafisica del Mediterraneo ben definita nella filosofia degli spazi.</p>
<p>Le piazze, le assenze, le solitudini di De Chirico non erano altro che le nostre attese. Bene, diceva Jole, ricordo benissimo, è vivere la metafisica del colore come se si vivesse la metamorfosi dell’anima. E l’arte non era soltanto ricerca ma estetica del gesto, dello sguardo, dell’attrazione. Nel 1998 con Jole abbiamo costruito il Mediterraneo metafisico sotto la guida silenziosa e mai menzionata di una filosofa a noi molto cara Maria Zambrano. Il Mediterraneo non è solo “destino”.</p>
<p>Nell’arte, chiosata nella ricerca di Jole, è provvidenza ed essendo considerata tale diventa profezia. L’arte come filosofia non della dialettica o della parola ma della religiosità del silenzio nell’accoglienza dell’osservare e del toccare. Con lei abbiamo inventato il progetto sulla Pinacoteca e lei, da studiosa ma soprattutto con la sua capacità critica di non sottovalutare nulla e di non essere uguale a nessuno ha tracciato un filo nella cultura della istituzione di una Pinacoteca che doveva rappresentare un valore nella coscienza delle arti. Era questo l’obiettivo.</p>
</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Da Milano, dove insegnava all’Accademia di Brera, a Taranto il viaggio sembrava lungo ma nel giro di poche ore ci si incontrava, si parlava, si progettava e si concludeva. Il nostro dire e il nostro essere portavano un nome, dare una voce a quell’utopia delle culture che inevitabilmente passava attraverso le arti. E se la mostra su De Chirico, 1998 &#8211; 1999, è stata un raccordare arte antica con quella moderna l’istituzione progettuale della Pinacoteca era un voler lasciare un segno tangibile all’interno di un territorio che è ormai completamente sradicato sia culturalmente che saggiamente proprio dal punto di vista progettuale. Lei studiosa di Luciano Baldessari, di Gino Pollini, di Fausto Melotti non poteva che portare dentro di sé e dentro il suo non testo scolastico un nome come Carlo Belli.Il razionalismo architettonico è stato per Jole De Sanna un vero e proprio esistenzialismo che ha trovato nelle avanguardie storiche un desiderio di incontro tra Futurismo costruttivismo (Russo) e secondo Cubismo.<br />
Appunto attraverso l’idea dell’opera totale che si è potuto realizzare quel pensiero coinvolgente che trovava nell’estetica dell’astrattismo il segno tangibile di un Carlo Belli che coinvolgeva il luogo dell’opera d’arte e l’opera d’arte come atmosfera della dispersione della contemporaneità. La multiformità dei metodi, importante resta il suo saggio: «Forma. Le idee degli artisti 1943-1997», attraversati nella ricerca di Jole de Sanno sono da considerarsi non solo un atto formativo ma una archeologia dell’essere in quella archeologia del sapere che può avere anche una sua funzione ma si legittima nel non relativismo che ci porta ad un costante rinnovamento.</p>
<p>Ecco perché le avanguardie non sono riferimento di una rivoluzione culturale ma costituiscono una vera e propria rivoluzione in cui la bellezza non può essere una evoluzione ma una direzione profondamente estetica.<br />
Lea Vergine ebbe a scrivere, in un inciso molto bello, su “il Manifesto” del 28 luglio 2004: “Storica dell’arte, inappuntabile per onestà e precisione, appassionata degli scritti degli artisti (si pensi alla sua lettura di Medardo Rosso o a quella di Lucio Fontana, libri entrambi usciti nel 1985 e nel 1993 per Mursia editore) debuttò, giovanissima, lesta come una gazzella e soavemente sexy per la chioma color ruggine, con la mostra Apatico (Museo di Verbania a Pallanza) nel 1976. Mostra e libro costituirono, e ancora costituiscono, una vera e propria summa nel senso della scultura interpretata da Fabro, Nagasawa, Trotta, Staccioli e Tonello; quel che ne fece un unicum fu che seppe mescolare sapidamente testi e citazioni che contrapponevano e mescolavano le affermazioni dei contemporanei con quelle di Gian Lorenzo Bernini, Canova, Medardo Rosso, Gemito, Melotti, Fontana, Paolini, Melani e un incredibile Brancusi”.</p>
<p>Ecco perché il De Chirico metafisico dei soli bruciati negli orizzonti è la cornice di una grecità che è stata sempre una appartenenza e in questo senso per dirla con Belli in Jole De Sanna viveva costantemente la rivoluzione della classicità. Oltre il sistema delle tradizioni per Jole sono le avanguardie a segnare le storie delle civiltà e queste storie sono dentro i processi della pura follia artistica.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È il de Chirico che recita nelle sue poesie:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Case sulle piazze,<br />
case in capo al mondo<br />
al vicino orizzonte<br />
dei nostri lontani desii<br />
amici veniste una sera<br />
in cui ad ogni momento<br />
la speme fuggiva davanti<br />
alle nostre mani che invano<br />
tentavano di fermarla<br />
e noi pensavamo<br />
alle bianche acropoli<br />
ove il poeta si esalta<br />
e s’inginocchia&#8221;.Quella follia che è stata segnata nell’indefinibile di una filosofia del tragico: da Schopenhauer a Nietzsche. Due filosofi con i quali l’arte totale nel pensiero di Jole si è sempre confrontata.</p>
<p>Ecco perché in Belli ha interpretato non soltanto l’Astrattismo di un “Kn” ben definito negli anni Trenta del secolo 1900 ma è andata lungo le vie del post – Astrattismo tanto da sottolineare, parlando di Carlo Belli, che “il futuro è ormai da misurare sulle relazione dello spazio con se stesso e del tempo con lo spazio”. Una direzione che definisce la visione dell’arte in un passaggio fondamentale: “… la direzione totale allargata, perfino atmosferica, del luogo dell’opera d’arte” occupa ormai il non luogo stesso perché il tempo è vissuto come totale spazio. Jole De Sanna ha vissuto nella trincea della grandiosità dell’arte che intreccia il dato creativo con la metafisica del pensiero.</p>
<p>Ecco perché quel Mediterraneo dechirichiano è sempre dentro una ancestrale metafisica vivendo sostanzialmente di una ragione poetica zambraniana. L’atto creativo non ha la sua utopia. La metafisica ha la sua utopia. Ma c’è l’anima del mistero artistico che rompe ogni indugio e Jole con il suo graffiare il sogno nell’arte ha dato un senso alla vita nello spazio dell’artista.</p>
<p>La lezione di Jole ha tracciati indelebili. Il suo de Chirico resta nella solitudine delle piazze, nei manichini stanchi, negli sguardi pungenti e ovattati, nelle ombre e nelle sfere. Resta nello specchio e nel mascheramento dei volti di Magritte, il quale deve molto a Giorgio de Chirico. Il Magritte tra metafisica e surrealismo degli &#8220;amanti&#8221; che cercano un bacio nascondendo il volto o cercando nascosti di mostrarsi. De Chirico e Magritte sono metafisica e surrealismo simbolico. Un viaggio che non vive solo dell&#8217;arte e nell&#8217;arte, ma sa fondersi tra letterature e filosofie. Magritte è il segno tangibile di un dechitichismo oltre l&#8217;abisso.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/01/da-giorgio-de-chirico-a-magritte-nel-segno-del-nascosto-di-jole-de-sanna-larte-come-metafisica-del-dubbio/">Da Giorgio de Chirico a Magritte nel segno del nascosto di Jole de Sanna. L&#8217;arte come metafisica del dubbio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">40528</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La dolce attesa irrevocabile dell&#8217;alba che muore nel nostro tempo:  da Proust a Magritte</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/19/la-dolce-attesa-irrevocabile-dellalba-che-muore-nel-nostro-tempo-da-proust-a-magritte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-dolce-attesa-irrevocabile-dellalba-che-muore-nel-nostro-tempo-da-proust-a-magritte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 13:11:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Magritte]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
		<category><![CDATA[Proust]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=40005</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="470" height="367" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/pier.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/pier.jpg 470w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/pier-300x234.jpg 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></p>
<p>Quando una cultura un popolo perdono il rito i riti smarriscono l&#8217;identità. L&#8217;identità vive dentro la tradizione che tramanda, attraverso segni simboli atteggiamenti comportamentali, il rito. Il quale, servendosi del mito,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/19/la-dolce-attesa-irrevocabile-dellalba-che-muore-nel-nostro-tempo-da-proust-a-magritte/">La dolce attesa irrevocabile dell&#8217;alba che muore nel nostro tempo:  da Proust a Magritte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="470" height="367" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/pier.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/pier.jpg 470w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/pier-300x234.jpg 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></p><p>Quando una cultura un popolo perdono il rito i riti smarriscono l&#8217;identità. L&#8217;identità vive dentro la tradizione che tramanda, attraverso segni simboli atteggiamenti comportamentali, il rito. Il quale, servendosi del mito, riporta tutto ad un incipit di civiltà come se fosse sempre una vita nuova che si ripete rinnovandosi. La consuetudine è un elemento preciso, il quale venendo meno viene meno un modello di atteggiamento. Qui inizia la fine di tutto o addirittura sigla la fine di un atto &#8211; fatto cominciato tanto tempo fa. Il tempo è una dimensione ancestrale nell&#8217;intreccio tra rito e mito.<br />
Si racconta un tempo non un fatto o una storia. Prende il sopravvento come spazialità del e nel vissuto in un immaginario immobile ma cangiante. Nel tempo si assiste alla contraddizione e contrapposizione del pensiero. Il tempo nel mito è sempre una visione in cui domina il vissuto, ovvero la memoria. Perché tanto tempo fa?<br />
Perché soltanto se vissuto, per un periodo lungo o lungo medio, si stabilisce la &#8220;sonorità&#8221; della tradizione e del &#8220;velo di ragno&#8221; che persiste nel tempo giusto del fatto. La consuetudine cessa nel momento in cui la tradizione non ha più senso e quella storia, la storia dalla quale si era partiti, non ha, appunto, più senso. Il senso ha in sé la sensualità circolare della mano che accarezza il ventre. Una simbologia che trova negli archetipi della trasparenza del velo la appartenenza della maternità e della passione.<br />
Il rito termina quando la storia è già finita, quando una civiltà è morta, quando un popolo ha dimenticato perché quel fatto non ha più alcuna importanza. È questione di sensibilità di emozione di percezione. Ancora una volta, sempre il c&#8217;era una volta, questi aspetti sono tasselli nella trasparenza del velo dell&#8217;antico ritorno come volontà di potenza o di apparenza.<br />
Sensibilità emozione e percezione. Tre codici ricettivi che vengono meno quando quel pathos che si credeva in inizio non c&#8217;è più. Se non c&#8217;è più significa che lo stesso significante dell&#8217;alchimia ha perso lo sfogliare il canto della magia in una intercettazione di sostanzialità sciamanica. Il rito è archetipo sciamanico oltre il tempo mitico. Quando si perde il contatto con il tempo ritmico si perde la magia. Non serve insistere nel tentare di ricostruirlo. Si è  rotto in tanti frammenti, impossibile di rimetterli sulla scacchiera del mosaico e il solo rammentare ricordare non ha più alcun valore. È come se non si ascoltasse più la sonorità stessa della musica dentro le parole del tempo. Il tempo rituale è il tempi magico.<br />
Il ricordare è la componente fondamentale della nostalgia, ma non restituisce nulla se non la malinconia. Le culture i popoli come gli uomini non possono vivere di nostalgia e tanto meno convivere con la nostalgia. Muoiono le culture e non c&#8217;è da aver timore. Morendo creano il tempo tragico. Come nei popoli. Come negli uomini. Si consuma un tempo. Ovvero quel tempo non esiste più.</p>
<p>Ecco perché si ha bisogno della trasparenza del velo. Soltanto la trasparenza ci permette di superare il dipinto di Oscar Wilde. È questione dunque di percezione.  Siamo Esseri tragici oppure ridicoli. Non comici. Ridicoli in un teatro appesi al silenzio imponente di Munch o alla icona di un Magritte senza sguardo apparente.<br />
Il vero nichilismo, in fondo, nasce dalla disperazione di un tempo che una volta c&#8217;è stato e che non c&#8217;è più. Si cerca di afferrarlo e oltre alla nostalgia e al tempo perduto, che sono ombre, insiste una perdurante e perturbante inquietudine impalpabile e vera che conduce alla disperazione. Disperante inquietudine che corre alla ricerca del nulla. Ciò che si è perso non c&#8217;è più e niente potrà farlo ritornare come momento centrale di una vita. La memoria custodisce soltanto il ricordo fino al giorno in cui nulla resterà.<br />
La consapevolezza di questo nulla è l&#8217;alba bruna del nichilismo. L&#8217;effetto tragico si consuma tra l&#8217;essere impeccabili come gli antichi sciamani di Castaneda o essere tragici e magici come lo Zaratustra di Nietzsche. Circolarità o infinito? Il dilemma del dubbio porta alla verità indissolubile della incertezza.<br />
Vivere in un cono di ombre è la sicurezza. Dà sicurezza perché soltanto l&#8217;ombra e il buio resteranno nascondimento della vita. Il velo è inappuntabile e inseparabile dalla trasparenza nella morte che ci raggiunge nella nostra invocabile vulnerabilità. Il nichilismo vorrebbe nascondere semplicemente la luce e i riflessi di essa. Il nascondiglio è l&#8217;anima vagante oltre il riveder le stelle della profezia. Ciò però porta all&#8217;annientamento, perché la consapevolezza del nulla recuperabile in vita è disperazione.</p>
<p>Nulla è recuperabile nel momento in cui il &#8220;memento d&#8217;attimo&#8221; svanisce. Lo svanire è la terribilità del velo. Ed è così che la consapevolezza della irripetibilità del rito convince nel fatto &#8211; dato che quel tutto è possibile se è trasformato in un nulla che non è più ritornabile. Così l&#8217;antico ritorno è soltanto illusione. L&#8217;illusione è una chiarezza insostenibile persino nella luce. La morte di Dio è proprio nel cerchio in cui Dio è morto, e infatti il ritorno é un immaginario che resta empiricamente e metaforicamente nella propria visione con la conoscenza, comunque, che la visionarietà è non finzione, ma semplicemente l&#8217;anticamera della follia.</p>
<p>La perdita del rito porta le civiltà alla indifferenza e alla noia. L&#8217;indifferenza se non si trasforma in una dimensione altra rispetto al vuoto conduce, dunque, alla onnipotenza del vuoto. Le culture proprio per questo cercano di autoproteggersi con la includenza della trasmissione di graffianti icone di mito. Il mito è un segreto legato alla inclusione del mistero. Se prendessimo in una mano il mistero il segreto si rivelerebbe. Arriverebbe anche la morte dell&#8217;anima.</p>
<p>La religiosità del mito include. Non esclude. Il mito è la vera forza del tutto anche quando il tutto è diventato nulla. Ma il mito si inventa la letteratura. La religiosità è metafisica della confessione tra le ombre e il velo. Il tempo si attraversa. Non si uccide. Si abita soltanto nella bella stagione del viaggio inseparabile indecifrabile pur nella dolce attesa dell&#8217;alba che muore nella morte del nostro tempo. Un&#8217;attesa. Irrevocabile.</p>
<p>Il segno della fine è sempre lo scardinamento di un viaggio. Che sia nel mezzo o oltre ha poca attrazione. Ci sono intermittenze che portano alla consapevolezza di una vita vissuta in ribellione di libertà. Un tempo inequivocabile che appartiene agli uomini che non hanno mai accettato compromissioni e la rivolta è la tangenziale che oltrepassa il caos. Anche la fine ha i suoi simboli. Bisogna cercare di convivere con la consapevolezza della fine per terminare nella vestizione di impeccabile ribelle. La verità è che Dio è morto veramente. È stato ucciso dalla corruzione tra civiltà e potere e dalla miseria degli uomini che legandosi ad una chiesa si sentono dei e demoni. La fine è un tempo irresistibile che la bellezza ha suicidato. Dio che si considerava un Immenso è semplicemente il Nulla.</p>
<p>La bellezza è lo scandalo di Dio. Ha il mistero dell&#8217;ignoto e il segreto dell&#8217;enigma. Non si afferra. È indecifrabile perché ha il volo dell&#8217;assurdo gabbiano che muore nel momento in cui si ferma su una maschera d&#8217;acqua tracciata da una onda dubbia. Pur non temendo il tempo la bellezza è attraversata dal tempo rendendola vulnerabile come gli amanti di Magritte che non hanno volto. A proposito di ciò. I simboli sono surreali perché cercano di mantenere in vita ciò che è morto. Ma hanno la bellezza di non temere. Il surrealismo ha bisogno dei simboli perché rende tutto metafisico. Come in de Chirico o in Proust. Se si ha paura del tempo che possa uccidere l&#8217;enigma del mistero ha la corruzione nell&#8217;anima.</p>
<p>La bellezza è anche l&#8217;errore di Dio. Perché creandola ha permesso alla bruttezza di esistere. Se la bellezza c&#8217;è è perché c&#8217;è la bellezza. Quando si permette di uccidere la bellezza si uccide sempre Dio perché gli abbiamo permesso non solo di crearla e farla assurgere a distinzione ma perché ci lasciamo corrompere da essa. Rincorrere il tempo passato e volendolo ritrovato non si fa altro che tentare di superare Dio. Sembra che nel tempo ritrovato viva la bellezza consegnata al tempo passato. Sembra. Tutto può essere consolazione e ribellione.  La consolazione è la morte di tutto. La ribellione vivrà negli uomini liberi impeccabili profetici che conoscono la sfida di Dio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/19/la-dolce-attesa-irrevocabile-dellalba-che-muore-nel-nostro-tempo-da-proust-a-magritte/">La dolce attesa irrevocabile dell&#8217;alba che muore nel nostro tempo:  da Proust a Magritte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">40005</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
