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	<title>Maria Zambrano Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>A cento anni dal Nobel a Grazia Deledda.  Una hegeliana tra Zambrano e Proust. Dalla fenomenologia alla metafisica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/30/a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 08:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Graziac Deledda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/DELEDDA-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Grazia Deledda non è il ricordare nel rimorso rimpianto, non è gli uomini in nero e le donne con lo scialle sardo o i paesaggi isolani. Non è da leggere&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/30/a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica/">A cento anni dal Nobel a Grazia Deledda.  Una hegeliana tra Zambrano e Proust. Dalla fenomenologia alla metafisica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Grazia Deledda non è il ricordare nel rimorso rimpianto, non è gli uomini in nero e le donne con lo scialle sardo o i paesaggi isolani. Non è da leggere attraverso questi parametri. È una concezione della letteratura come altro e oltre la letteratura stessa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se Hegel ha spinto l&#8217;uomo antropologico sino alla fenomenologia la letteratura del ritorno lo ha spinto verso il mito. Una dimensione in cui gli archetipi conducono direttamente al senso della memoria. Una scrittrice che trova nella metafisica dei personaggi una curiositas ancestrale tra dimensione popolare e senso tragico e onirico è certamente Grazia Deledda.<br />
“La vita passa e noi la lasciamo passare come l’acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca”. È Grazia Deledda di “Canne al vento”. La scrittrice, Nobel della letteratura 1926, che ha trascinato il senso della memoria tra le pareti del mito in una icona che ha un vissuto da “sottosuolo”, in cui le nostalgie sono il rigoroso richiamo di quei simboli che solo apparentemente hanno una visione naturalista.</p>
<p>Il paesaggio non è ciò che si vede in un immaginario geografico. Il vero paesaggio della Deledda è quello fenomenologico. Ovvero una dimensione della apparenza cammina nel suo linguaggio che ha la espressività del tempo cangiante tra il terribile del perduto e il profetico del mistero che si annuncia.<br />
I suoi personaggi sono il destino di un’epoca in decadenza, non un’epica decadente, che mannianamente solca il reale attraverso il pozzo del passato.</p>
<p>Il passato è sì la memoria de” Il Paese del vento”, proustiana lezione di non dimenticare, ma è anche l’autocoscienza di “Cosima”. Questo ultimo è il romanzo del limite, non del finito, ma degli orizzonti che dal senso ancestrale conducono ad un incipit quasi dantesco, ovvero di una vita nuova.</p>
<p>Cos’altro è la “Vita niva” in Grazia Deledda se non un attraversamento di autometafora. Il ciò non significa soltanto scardinare una vita attraverso un linguaggio biografico, ma attraverso un vocabolario dell’esistente in quanto esistenza del possibile, che rende tale ciò che in incipit era considerato impossibile.</p>
<p>Grazia Deledda dirà: “Mutiamo tutti, da un giorno all’altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano”.</p>
<p>Il proustiano abbandono della storia e la discesa nel sottosuolo della consapevolezza della memoria è, appunto, una fenomenologia dello spirito. Una lettura non hegeliana ma divenuta tale attraverso gli strumenti fenomenologici applicati non alla critica, ma alla creatività della pagina.</p>
<p>La Deledda non è il ricordare nel rimorso rimpianto, non è gli uomini in nero e le donne con lo scialle sardo o i paesaggi isolani. Non è da leggere attraverso questi parametri. È una concezione della letteratura come altro e oltre la letteratura stessa.<br />
D’altronde “Cosima” è la sintesi di tutto, ma è anche il raggruppamento di tutti i personaggi in uno solo, ovvero: Cosima.<br />
Un brano consistente racconta la scrittrice e la donna.<br />
Ecco: “L’editore mandò cento copie del volume, per tutto compenso dell’opera: il valore non superava quello dell’olio e del vino rubati in cantina; e il grosso pacco piombò in casa come un bolide sconquassatore. La madre ne fu atterrita, la sera gli girò attorno con la diffidenza spaventata di un cane che vede un animale sconosciuto: per fortuna Cosima ricordò che un suo cugino in terzo grado aveva una bottega di barbiere e spacciava giornali e riviste. Era un intellettuale anche lui, a modo suo, perché mandava la corrispondenza locale al Giornale del capoluogo: e la proposta di Cosima, di spacciare qualche copia del romanzo fu da lui accolta con disinteresse completo.</p>
<p>Ma per la scrittrice fu un disastro morale completo: non solo le zie inacidite, e i benpensanti del paese, e le donne che non sapevano leggere ma considerano i romanzi come libri proibiti, tutti si rivoltarono contro la fanciulla: fu un rogo di malignità, di supposizioni scandalose, di profezie libertine: la voce del Battista che, dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiade era meno inesorabile. Lo stesso Andrea era scontento: non così aveva sognato la gloria della sorella, della sorella che si vedeva minacciata dal pericolo di non trovare marito.</p>
<p>Il tutto è qui. Il meno è qui. Il Novecento delle civiltà travestite di transizioni antropologiche è tra le pagine di “Cosima”. Grazia Deledda è Cosima al di là del bene e del male in una visione hegeliana con la presenza di echi di Nietzsche, in cui il viaggio d’esistere è dentro una griglia di archetipi. Il suo tempo è il mondo e il mondo è la rappresentazione vichiana di una ciclicità del primitivo che vuole abbandonare il “selvaggio” del mito e del rito per focalizzarsi come, appunto, archetipo del ritorno.</p>
<p>La Deledda vive nell’abisso del ritorno metaforico e mai metastorico. Dove è la storia? È una parvenza. Dove è il naturalismo? È una crepa dell’esistenzialismo che resta esistenziale della memoria. Dove il realismo? È una simbolica forma manierista per andare oltre don Gesualdo. Deledda è la provvidenza manzoniana della definizione dei personaggi nel tempo e non nella storia.</p>
<p>Già l’incipit di “Cosima” è il narrato nel narrabile profeticamente tra letteratura e vita: “La casa era semplice, ma comoda: due camere per piano, grandi, un po’ basse, coi pianciti e i soffitti di legno; imbiancate con la calce; l’ingresso diviso in mezzo da una parete: a destra la scala, la prima rampata di scalini di granito, il resto di ardesia; a sinistra alcuni gradini che scendevano nella cantina. Il portoncino solido, fermato con un grosso gancio di ferro, aveva un battente che picchiava come un martello, e un catenaccio e una serratura con la chiave grande come quella di un castello.</p>
<p>La stanza a sinistra dell’ingresso era adibita a molti usi, con un letto alto e duro, uno scrittoio, un armadio ampio, di noce, sedie quasi rustiche, impagliate, verniciate allegramente di azzurro: quella a destra era la sala da pranzo, con un tavolo di castagno, sedie come le altre, un camino col pavimento battuto. Null’altro. Un uscio solido pur esso e fermato da ganci e catenacci, metteva nella cucina. E la cucina era, come in tutte le case ancora patriarcali, l’ambiente più abitato, più tiepido di vita e d’intimità”.</p>
<p>Quanta confessione come genere letterario insiste nella Deledda? Maria Zambrano avrebbe detto che la sua confessione è semplicemente un “sapere dell&#8217;anima”.<br />
Dunque? Siamo alla fenomenologia della apparenza, ovvero dello spirito. L’importanza delle “cose” può essere fondamentale? Non direi cose, ma fatti. Fatti tra eventi e destini. Arriva sempre il giorno cercato.</p>
<p>Così: “Finalmente arrivò il giorno tanto atteso…”, in “Elias Portolu”. Perché occorre sempre “frugare nel camino” per chiedere alla cenere di restituire dal nascosto l’oblio. “L’incendio nell’oliveto” è vento dell’anima che pone l’immaginario come immaginazione. Ascoltare il vento è sentire il ritmo della voce della madre: “…il rumore del vento accompagnato dal mormorio degli alberi” è il cadenzato del suono de “La madre”.</p>
<p>In “Memorie infantile” da “Azzurro” dirà: “Infanzia!… È forse questa una parola magica e misteriosa, un geroglifico orientale, inteso indistintamente dall’anima, dalla mente, dal cuore, nei quali desta ricordi soavi, dolcissimi, benché sfumati tra le nebbie del passato, e sorrisi vagolanti e dolci come quei ricordi, e sussulti di rimpianto e dimenticanze del presente?”.</p>
<p>Il cerchio non si chiude dunque. Ma cerchio resta. È l’infinito che diventa tramite dell’impossibile verso il possibile. Si riaffaccia così “Cosima”. Ovvero l’autocoscienza, ovvero ancora la rousseauniana fenomenologia dell’infanzia dell’uomo che scava nel sottosuolo dei popoli e del primitivo che è dentro la stanza degli uomini: “Anche questa lezione le servì per la scuola della vita…”. Dunque. Dalla fenomenologia alla metafisica c&#8217;è la visione di un tempo che non crea comparazioni con la storia. Bensì con la memoria. Il tempo è sempre un labirinto nel quale non si è stanziali. Si viaggia. Deledda ha viaggiato tra i personaggi e una geografia che incontra una vera e propria &#8220;ragione poetica&#8221;.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong>, rappresentante della nostra cultura a livello nazionale ed internazionale è nato in Calabria.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-111761 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/30/a-cento-anni-dal-nobel-a-grazia-deledda-una-hegeliana-tra-zambrano-e-proust-dalla-fenomenologia-alla-metafisica/">A cento anni dal Nobel a Grazia Deledda.  Una hegeliana tra Zambrano e Proust. Dalla fenomenologia alla metafisica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>La filosofia asistematica di Maria Zambrano : il video di Pierfranco Bruni su Raicultura</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/30/la-filosofia-asistematica-di-maria-zambrano-nel-video-di-pierfranco-bruni-su-raicultura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-filosofia-asistematica-di-maria-zambrano-nel-video-di-pierfranco-bruni-su-raicultura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 14:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zambrano]]></category>
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		<category><![CDATA[Rai cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1010" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jl" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068-300x257.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068-1024x877.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068-768x658.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068-1170x1002.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8068-585x501.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Nel video  pubblicato su Raicultura.it Pierfranco Bruni, autore del libro Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano, pubblicato nel 2025 da Edizioni Solfanelli, parla della filosofa spagnola Maria Zambrano (Vélez-Málaga, 22 aprile 1904&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/30/la-filosofia-asistematica-di-maria-zambrano-nel-video-di-pierfranco-bruni-su-raicultura/">La filosofia asistematica di Maria Zambrano : il video di Pierfranco Bruni su Raicultura</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel video  pubblicato su Raicultura.it <strong>Pierfranco Bruni</strong>, autore del libro <em>Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano</em>, pubblicato nel 2025 da Edizioni Solfanelli,<strong> </strong>parla della filosofa spagnola <strong>Maria Zambrano</strong> (Vélez-Málaga, 22 aprile 1904 – Madrid, 6 febbraio1991).</p>
<p><a href="https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/04/Pierfranco-Bruni-Maria-Zambrano--d2970859-db74-4f2f-89ee-4bb9043b3c56.html">https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/04/Pierfranco-Bruni-Maria-Zambrano&#8211;d2970859-db74-4f2f-89ee-4bb9043b3c56.html</a></p>
<p>Pierfranco Bruni riflette sulla figura della filosofa spagnola, restituendone l’originalità e la visione poetica della conoscenza.</p>
<p>Bruni sottolinea come il pensiero della Zambrano rifiuti la logica accademica e i dettami del rigore scientifico. La sua filosofia non si costruisce sui concetti astratti, ma si nutre di immagini poetiche e intuizioni spirituali. L’“aurora” diventa per lei una potente metafora: simbolo della luce che emerge dalle tenebre del pensiero, legando insieme speranza e grazia.</p>
<blockquote><p>ll sapere delle cose della vita è frutto di lunghi pazienti, di lunga osservazione, che a un tratto si condensa in un istante di lucida visione. Forse saprai se c&#8217;è un evento estremo, un fato assoluto, come la morte di qualcuno, la malattia o la perdita di un amore.<br />
Maria Zambrano</p></blockquote>
<p>Il tempo, la percezione della morte e la dimensione dell’anima sono i cardini di un viaggio interiore che, secondo Bruni, avvicina la filosofia zambraniana alla metafisica vissuta come esperienza profonda e personale. Una filosofia che non insegna, ma accompagna.</p>
<blockquote><p>L’idea di natura e il logos si corrispondono, si rivelano e si abbandonano al tempo stesso. Visione oggettiva e parola sono lo stesso in ordini diversi. E in virtù di ciò l’ineffabile, mai completamente sconfitto nella poesia, farà la sua comparsa, come se il silenzio, schiacciato dalla parola, da essa spinto verso il mondo delle ombre, si affacciasse chiedendo di essere portato alla luce, di vivere la vita dell’espressione. Ma l’espressione dell’inesprimibile non può darsi se non istituendo una relazione, la relazione che la maschera ermetica e la maschera sacra, configura: la partecipazione.<br />
Maria Zambrano</p></blockquote>
<p>…..</p>
<div class="wp-block-image"></div>
<p><strong><img decoding="async" class="alignright wp-image-102701 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7805-1-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7805-1-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7805-1-480x481.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/30/la-filosofia-asistematica-di-maria-zambrano-nel-video-di-pierfranco-bruni-su-raicultura/">La filosofia asistematica di Maria Zambrano : il video di Pierfranco Bruni su Raicultura</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Verso una nuova filosofia o verso una filosofia altra, il libro di Pierfranco Bruni su Zambrano, Sgalambro e i filosofi del Novecento </title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/12/verso-una-nuova-filosofia-o-verso-una-filosofia-altra-il-libro-di-pierfranco-bruni-su-zambrano-sgalambro-e-i-filosofi-del-novecento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=verso-una-nuova-filosofia-o-verso-una-filosofia-altra-il-libro-di-pierfranco-bruni-su-zambrano-sgalambro-e-i-filosofi-del-novecento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 10:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="2048" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6791-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Cosa facevano i filosofi greci nella vita quotidiana? A cosa pensavano? E se Socrate, Senofonte, Platone, Aristotele, Epicuro e Lucrezio fossero nostri contemporanei, discuterebbero di Genoma e di intelligenza artificiale?&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><i>Cosa facevano i filosofi greci nella vita quotidiana? A cosa pensavano? E se Socrate, Senofonte, Platone, Aristotele, Epicuro e Lucrezio fossero nostri contemporanei, discuterebbero di Genoma e di intelligenza artificiale?  Nel libro di Pierfranco Bruni “Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano&#8221;,  Solfanelli editore &#8211; i due filosofi ci invitano a pensare per cambiare, a riflettere per agire, a sentire per comprendere, superando le certezze del passato e accettando con coraggio la sfida del futuro ignoto, anche mettendo in discussione sé stessi e le proprie convinzioni.</i></span></p>
<p>Nel recentissimo corposo libro di Pierfranco Bruni, dal titolo: &#8220;Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano&#8221;,  Solfanelli editore, pagine 280, per conto del Ministero della Cultura Comitato Nazionale Sgalambro, sulla filosofia e per la filosofia, con scritti di Marilena Cavallo che sottolinea, in pagine incisive, il ruolo di Maria <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-99237" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6790-210x300.jpeg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6790-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6790.jpeg 400w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" />Zambrano in Italia e di Tonino Filomena che richiama i modelli tradizionalisti di impegno filosofico e storico, si traccia un percorso asistematico che va da Maria Zambrano a Manlio Sgalambro toccando, tra gli altri,  filosofi e antropologi come Ida Magli e Augusto Del Noce. Non mancano Masullo, Severino, Camus, Schopenhauer e Nietzsche.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Una domanda che si pone è questa: Cosa facevano i filosofi greci nella vita quotidiana? A cosa pensavano? A cambiare il mondo o a interpretarlo? “Filosofare” era un mestiere? Era pericoloso? E se Socrate, Senofonte, Platone, Aristotele, Epicuro e Lucrezio fossero nostri contemporanei, discuterebbero di Genoma e di intelligenza artificiale? Quindi ha senso discutere oggi di filosofia? Perché “tediare” ancora i nostri ragazzi con la filosofia se poi i filosofi vengono considerati dei perditempo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In un’epoca in cui la filosofia corre il rischio di diventare un sapere sterile e lontano dalla realtà, Verso una filosofia &#8211; da Sgalambro a Zambrano ci ricorda che il pensiero è sempre un cammino, un percorso da intraprendere con onestà intellettuale e apertura emotiva. Sgalambro e Zambrano, in modi differenti ma complementari, ci invitano a pensare per cambiare, a riflettere per agire, a sentire per comprendere, superando le certezze del passato e accettando con coraggio la sfida del futuro ignoto, anche mettendo in discussione sé stessi e le proprie convinzioni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In queste pagine non vi sono dunque risposte definitive o soluzioni preconfezionate e costruite ad hoc, ma, al contrario, si offrono gli strumenti per un’autentica esperienza interiore di ricerca e di disvelamento. Il rapporto tra Sgalambro e Zambrano è segnato da un viaggio che passa attraverso i concetti di fenomenologia e di metafisica. Entrambi affrontati con la presenza di molti autori che diventano testimoni di ciò.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Pierfranco Bruni</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">VERSO UNA FILOSOFIA</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">DA SCALAMBRO A ZAMBRANO</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Con scritti di Marilena Cavallo e Tonino Filomena</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">[ISBN-978-88-3305-611-1]</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Pagg. 280 &#8211; € 25,00</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-99238 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_4278-1-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_4278-1-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_4278-1-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_4278-1-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Se la filosofia è un viaggio il filosofo è un destino come il poeta</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/14/se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 15:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Manlio Sgalambro]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zambrano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1226" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-300x230.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1024x785.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-768x588.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1536x1177.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1170x897.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-585x448.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/06/14/se-la-filosofia-e-un-viaggio-il-filosofo-e-un-destino-come-il-poeta/">Se la filosofia è un viaggio il filosofo è un destino come il poeta</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1226" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-300x230.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1024x785.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-768x588.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1536x1177.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-1170x897.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/82518695-2C41-46C3-83CA-F8A9A4D223AF-585x448.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><blockquote><p>Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di risolvere il presente e il passato attraverso il linguaggio.Per Sgalambro la filosofia non è mestiere. Ma un destino, come il mito in Pavese e la disperazione in Cioran e l&#8217;assurdo in Camus. Tre autori che intrecciano letteratura e filosofia. Se si inserisce Ceronetti il tracciato ha una poetica di base nella quale intercettare significanti e raccogliere esperienze e vissuti.</p></blockquote>
<p>In una temperie di ostinate precipitazioni di macerie porre l&#8217;attenzione sulla filosofia come destino non so sia un fatto complesso o una visione come idea oraziana. È certo che il pensiero e il pensare pongono un problema.</p>
<p>Se non si lascia ingabbiare dalle forme militanti del sistema la filosofia resta la ricerca della verità o il dubbio che la stessa ricerca si pone. E quindi entra nella sfida e si incornicia come destino ma anche come mistero. Altrimenti cade nella dimensione del vuoto e si lascia catturare non dalle Idee ma dalle ideologie.<br />
Non sono più le &#8220;cose&#8221; al centro del suo tempo essere. C&#8217;è, invece, un orizzonte di senso della vita stessa. Non si tratta del nascere e del morire. Ma dell&#8217;uomo come linguaggio di espressione tra l&#8217;assoluto e il nulla.<br />
Vivere il nulla ha già un suo orizzonte. L&#8217;assoluto è il tutto della infinitudine. Ma entrambe sono distanti dalle cose. Chiamiamole per nome. Diamo un nome alle cose. Si vive abitandosi o ci si lascia vivere. Il concetto di abitare o farsi abitare è fondamentale.<br />
Ma si abita nella propria casa non dimenticando, comunque, di stare in affitto. La differenza è qui. Ma anche l&#8217;indifferenza. Sgalambro ha recitato la sua parte come un individuatore del dubbio nella verità. Un filosofo che, come Maria Zambrano, ha chiesto al linguaggio e al pensare di non focalizzarsi sulla storia, ma di disarticolarla per mezzo del tempo.<br />
Non un tempo utile. Ma un tempo al limite. È certo che il tragico è un incipit fondamentale tra la spezzatura di un esilio dalla realtà o un assurdo del reale o l&#8217;isola nel paradosso tra il mito e il destino.<br />
Pur convivendo con il mito, il destino non è una credenza ma una consapevolezza. Soprattutto per chi crede di affidarsi alla parola come volontà di potenza. Certo Nietzsche è fondamentale.<br />
Ma soprattutto Schopenhauer che trova nella rappresentazione del tragico l&#8217;Oriente. La capacità di avvertire la salvezza nei nodi slegati dagli Orienti. E perché non parlare di Gozzano che cerca di superare il crepuscolo con la luce dell&#8217;India?<br />
Il destino si lega al tentativo di salvezza e al vento del deserto. La questione che si pone si focalizza ancora sul tempo. Ma la parola è in grado di risolvere il presente e il passato attraverso il linguaggio.<br />
La parola del filosofo, che è una parola pensante, è un linguaggio, dunque, non delle cose e sulle cose ma del superamento del fattore soltanto fenomenologico. È qui il punto. Senza alcuna metafisica, quella zambraniana, neppure il dato fenomenologico può trovare una sua azione pensante efficace. Sgalambro non rompe con la tradizione. Ma vorrebbe legarla alla vita del quotidiano.<br />
Il fatto che scriva un testo sulla Teoria della canzone testimonia che quel filosofo della caverna o della grotta oggi non capirebbe il contesto delle variazioni e si correrebbe il rischio di far marcire ogni pensiero nascente. Bisogna non lasciare il presente per comprendere la tradizione e quella eredità greca dei greci pre italici ma siculi.<br />
Il riferimento a Gorgia è fondamentale. Ma con la canzone riprende, infatti, una tradizione siciliana e dello stil novo sino a Dante a tutto il Barocco e primo Novecento.<br />
Nel suoi testi gli aforismi come inserti che trovano in Epicuro e anche Cicerone e Seneca la variante delle Variazioni. Per Sgalambro la filosofia non è mestiere. Ma un destino, come il mito in Pavese e la disperazione in Cioran e l&#8217;assurdo in Camus. Tre autori che intrecciano letteratura e filosofia. Se si inserisce Ceronetti il tracciato ha una poetica di base nella quale intercettare significanti è raccogliere esperienze e vissuti.<br />
È certo che insistono formazioni e letture greco orientali e sciamaniche che nella morte del sole si racconta in una memoria di civiltà compresa quella completamente mediterranea degli dei e degli archetipi.<br />
Comunque resta ben saldo un valore di fondo che è quello, appunto, del tempo che non si supera, ma si attraversa e si abita. L&#8217;essere e il tempo di cui parla Heidigger, ma dell&#8217;Heidigger soprattutto di Rachel Bespalloff. Non si inventa. Si soffre il pensiero. La filosofia è un viaggio.<br />
Il filosofo è un destino. A volte viaggio e destino sono imprescindibili dal tempo dell&#8217;uomo. A volte. Non sempre. Ma il filosofo è un destino. Come il poeta.</p>
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		<title>Dall’uomo dal pensiero perduto non si rinasce. Dal mistero forse. Da Zambrano a Sgalambro</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/07/dalluomo-dal-pensiero-perduto-non-si-rinasce-dal-mistero-forse-da-zambrano-a-sgalambro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dalluomo-dal-pensiero-perduto-non-si-rinasce-dal-mistero-forse-da-zambrano-a-sgalambro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 21:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Manlio Sgalambro]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zambrano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/D3280493-66B9-47EB-A5B1-C33A1F2E4494.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/D3280493-66B9-47EB-A5B1-C33A1F2E4494.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/D3280493-66B9-47EB-A5B1-C33A1F2E4494-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/D3280493-66B9-47EB-A5B1-C33A1F2E4494-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Occorrerebbe saper vivere nell’esilio se siamo veramente uomini stranieri nel tempo. Chi lo abita con le età e con la memoria scivola inesorabilmente nel ricordo. Perché abbiamo ricordi? Perché abbiamo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Occorrerebbe saper vivere nell’esilio se siamo veramente uomini stranieri nel tempo. Chi lo abita con le età e con la memoria scivola inesorabilmente nel ricordo. Perché abbiamo ricordi? Perché abbiamo mancanze, assenze, vuoti. La filosofia delle mancanze è una ambigua simbologia dell’erranza. L’errante è solo. Ma forse legge la profezia come sostanza del superamento. Perché è errante? Perché vuole vedere cosa c’è oltre il deserto. L’esilio è la sopravvivenza nell’isola che si porta dentro. Come uscirne fuori?</i></p>
<p>La perdita di senso è una ricerca di orizzonte del limite. O una ricerca della memoria di orizzonte. Contraddizioni in termini non solo filosofici che giungono nel momento in cui l’età si fa avanti e ti chiede i consuntivi. La Ragione vuole consuntivi. La Metafisica va oltre le ragioni e domanda se i legami tra il tempo e la memoria hanno toccato il fondo dell’essere.</p>
<p>Non è affatto vero che attraverso queste demarcazioni è possibile trovare la consapevolezza, la comprensione, la conoscenza. Noi siamo ricercatori o cercatori di conoscenza o ci affidiamo al mistero? Maria Zambrano mi ha insegnato che bisogna abitare il mistero dentro le conoscenze. Manlio Sgalambro pone le premesse di una rappresentazione che Nietzsche ha collocato in quell’aldilà del bene e del male che ha come riferimento il teatro della nascita della tragedia.</p>
<p>Questo per dire che la ragione pur trovando una ragione speculativa non può restare da sola senza fare I conti con il tragico. Con l’età siamo un po’ tutti tragici. Il tragico si lega a due punti nodali dell’esistenza: la malinconia e la nostalgia. Il trattino che unisce è l’esilio. Ovvero la solitudine.</p>
<p>Occorrerebbe saper vivere nell’esilio se siamo veramente uomini stranieri nel tempo. Chi lo abita con le età e con la memoria scivola inesorabilmente nel ricordo. Perché abbiamo ricordi? Perché abbiamo mancanze, assenze, vuoti. La filosofia delle mancanze è una ambigua simbologia dell’erranza. L’errante è solo. Ma forse legge la profezia come sostanza del superamento. Perché è errante? Perché vuole vedere cosa c’è oltre il deserto. L’esilio è la sopravvivenza nell’isola che si porta dentro. Come uscirne fuori?</p>
<p>Non bisogna rincorrere l’aurora. Bisogna restare nel bosco e non cercare. Forte qui è la lezione della Zambrano. Una lezione che comunque bisogna comparare con l’esperienza. Sgalambro non offre a sua volta alcuna porta e corridoi all’età e quindi al tempo. Mai nostalgia mai ricordare. Accettare la morte di tutto. Dico morte. Non fine.</p>
<p>La filosofia ha risposte? Sul piano epistemologico potrebbe averle. Sul piano esistenziale non può e non deve. La morte è un fatto naturale. La fine (dico fine) di tutto non è un dato naturale. Avvisto l’orizzonte ma vedo soltanto delle immagini lineari confuse. Mi trovo su un balcone a spazio aperto e osservo. Cosa percepisco nel vedere? Una vastità fino ad un punto limite. Poi non vedo altri. Immagino soltanto. Cosa ci resta allora? L’immagine e l’immaginario.</p>
<p>Infatti i nostri occhi sono puntati sull’immaginario che proviene da un’immagine. Cosa mi potrebbe venire incontro? Un pensiero infranto nell’onirico. Forse qui si potrebbe inserire la ragione del vivere o la ragione di esistere in un esistente che si cattura con il pensiero soltanto. L’età ci rende semplicemente degli intrusi. Estranei. Stranieri. Folli. Siamo dei caduti dal caos o dal labirinto.</p>
<p>La perdita di senso è il mettere insieme la Ragione e il Mistero. Se siamo credenti ci tocca la provvidenza nel cerchio del sacro. Se non lo siamo la “perditenza” scava voragini. Un massacro. Si riescono a raccogliere macerie in rovina. E poi? Chi avrà il dono di svegliarsi domattina capirà. Chi non si sveglierà è un precipitato. Un enigma? Forse. O semplicemente l’assurdo che divora l’uomo del pensiero.</p>
<p>L’uomo che perde in fondo è l’uomo che sa vincere. La filosofia è pensare la distruzione con ironia sapendo che il mondo e il tempo sono campi del tragico. L’uomo del pensiero perduto è l’uomo che pensa e sa che la sola ragione non può bastare. Dalla ragione non si rinasce. Dal mistero forse. Ma rinascere ha un significato nel significante? La speranza ha un atteggiamento religioso. La disperdanza ha l’atteggiamento della dispersione o della disperazione.</p>
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<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-81217 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/AAB23B3C-7E7D-4674-B45B-D04C3078DBB4-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/AAB23B3C-7E7D-4674-B45B-D04C3078DBB4-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/AAB23B3C-7E7D-4674-B45B-D04C3078DBB4-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/AAB23B3C-7E7D-4674-B45B-D04C3078DBB4-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni, </strong>nato in Terra Calabra cui è profondamente legato, vive tra Roma e la Puglia da molto tempo. Presidente Commissione Conferimento del titolo “Capitale italiana del Libro 2024“, con decreto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano del 28 Novembre 2023. Archeologo, antropologo, letterato e linguista, fecondo saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Dal carismatico e sopraffine stile letterario, Bruni è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente in Sapienza Università di Roma ed ha appronfondito lo studio rivolto alla tutela e alla conoscenza delle comunità di minoranze etnico-linguistiche.Archeologo già direttore del Ministero Beni Culturali, Direttore responsabile del Dipartimento Demoetnoantropologico, Direttore Responsabile unico della Biblioteca del Ministero dei Beni Culturali. Membro Commissione Premio Internazionale di Cultura per l’Antropologia presieduta da Luigi Lombardi Satriani, decano dell’antropologia contemporanea Ordinario Sapienza Università di Roma.</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
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