<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mario Narducci racconti in quarantena Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/tag/mario-narducci-racconti-in-quarantena/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/mario-narducci-racconti-in-quarantena/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 May 2020 20:14:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>Mario Narducci racconti in quarantena Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/mario-narducci-racconti-in-quarantena/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 20:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5911</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="843" height="618" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785.jpg 843w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785-300x220.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785-768x563.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785-585x429.jpg 585w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></p>
<p>Per quanto grande possa essere il cielo, lui lo teneva per intero nelle mani. C’erano tutte le stelle che occhio umano possa raggiungere, le più vicine e le più lontane;&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/">Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto grande possa essere il cielo, lui lo teneva per intero nelle mani. C’erano tutte le stelle che occhio umano possa raggiungere, le più vicine e le più lontane; la limpida Sirio che prima delle altre si affaccia nello spazio immenso, l’aggraziata Venere che raccoglie i sospiri della terra, le orse con i loro carri carichi di desideri, il grande fiume della via lattea, gonfio da straripare tra stelle solitarie, la luna che cambia gli umori della gente, guida le colture e solleva il mare a seconda delle sue fasi, il sole nella stanchezza dell’inverno e nella possanza piena dell’estate.</p>
<p>Più che nelle mani, per la verità, egli teneva tutto questo dentro una gabbietta striminzita, nella quale saltellava a volo mozzo un pappagallino variopinto e misteriosamente silenzioso, consapevole, quasi, del ruolo che ricopriva, quale intermediario tra terra e cielo, tra l’umano e il divino, sì che egli stesso era considerato un divinante più del suo malandato padrone. Il cancelletto della gabbia dava su un cassettino lungo quando tutta la base, entro il quale stavano stipate decine di foglietti multicolori, i pianeti, ordinati per età, sesso, nubilaggio o scapolaggio, stato matrimoniale o vedovile: a ciascuno un colore, che il pappagallo centrava al primo aprir di becco.</p>
<p>Era il tempo dei maghi e delle fattucchiere, esperti in riti, formule e pozioni miracolose, che ricevevano in casa, con discrezione somma, gente còlta d’ansia e da disperazione per una fortuna che tardava, un fidanzato di là da venire, un amore naufragato per sempre, un malocchio da sconciare entro un piatto fondo colmo d’acqua, sopra la quale si lasciavano cadere alcune gocce d’olio, dal cui espandersi originava l’oracolo e la guarigione. Ricordo di una maga, in una cittadina delle Marche, che riuscì ad esalare l’anima, dopo lunga agonia, solo quando i parenti, avveduti, scoperchiarono un angolo del tetto della casa bassa.</p>
<p>Dissero che questo avvenne perché in realtà fosse una strega cattiva che aveva ridotto sul lastrico più di una famiglia. Ma <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-5913" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100880742_10219863455789985_5229022343854030848_n.jpg" alt="" width="186" height="270" />ricordo anche di un mago, “<em>strollecu</em>” nel dialetto aquilano che storpia così il sostantivo “astrologo”, ritenuto da tutti un buono, che aiutava i bisognosi regalando ambi e terni di sicura uscita, come poi attestavano i fortunati vincitori. E quando sulla piazza grande si installava il baraccone della pesca, egli si poneva accanto agli amici per suggerire la cartella giusta che immancabilmente regalava giocattoli e chili di pasta per il divertimento dei più piccini e la fame saziata dei più grandi.</p>
<p>Gli oroscopi esistevano già, sin dalle più antiche civiltà, ma non erano così diffusi come lo sono oggi, tra gente di cultura e popolani che conoscono il proprio segno più ancora del nome di battesimo. In fondo siamo tutti alla ricerca del nostro futuro, basta che nessuno ci dica che la sventura è in agguato. Un dolce inganno che non fa male alcuno, capace di donare un attimo di consolazione felice.</p>
<p>L’uomo della gabbietta con il pappagallo e i foglietti multicolori, apparteneva in fondo alla specie del mago buono. Lo si vedeva immancabilmente nelle fiere di paese e di città, giunto per lo più, dalla vallata di Fiorenzuola d’Arda, dove il mestiere era nato, per vendere a chi avesse voluto, con il pianeta della fortuna, un po’ di felicità. Un cappellaccio in testa, barba incolta per il continuo girovagare, camicia bianca a collo di prete, ingiallita dal mancato ricambio, giacca e pantaloni consunti e spiegazzati dall’uso e dai giacigli di fortuna.</p>
<p>Poggiava la gabbia sul trespolo e aspettava la gente, spesso affiancato da un suonatore di fisarmonica che la richiamava. A crocchio fatto il venditore di pianeti sollecitava le richieste dei presenti: l’amore sta per giungere, diceva alle ragazze; la felicità sta per piovere sulla vostra casa, diceva rivolto agli uomini maturi, i figli vi daranno grandi soddisfazioni, diceva alle donne in età. E come una d’esse s’accostava, apriva la gabbietta, toccava il pappagallino con un dito e questi, a colpo sicuro, estraeva dal cassettino il pianeta giusto. Stessa cosa avveniva per le ragazze e i giovani e per gli uomini maturi: a ciascuno il suo foglietto colorato, a ciascuno la predizione felice, accompagnata dai numeri del lotto e da una schedina della Sisal che promettevano un terno e un tredici.</p>
<p>I maligni, per la verità, sostenevano che il trucco c’era e che il pappagallo indovinava il colore della categorie di persone, dal numero delle carezze che il venditore di fortuna faceva con un dito sul suo collo. L’ultima volta che vidi, ad una festa patronale di paese, il venditore di pianeti, sembrò quasi, da come era vecchio e stanco, che stesse per rinunciare per sempre al suo girovagare, segnando la fine dei sogni a buon mercato. Mentre la fiera scemava, a notte fonda, dopo i fuochi di artificio esplosi lontano, sulla campagna, l’uomo della fisarmonica suonava una canzone triste di Achille Togliani: “Non si compra la fortuna, per le vie della città, come l’onda al chiar di luna, la fortuna viene e poi va… Getta al vento il tuo pianeta… Non si compra la fortuna, non si compra la felicità&#8230;”.</p>
<p>Eppure io so quanta gente abbia fatto felice il venditore di pianeti, magari per un attimo solo, e soltanto dando animo ad una speranza in tempi migliori nei quali forse essa per prima, nel fondo del cuore, non credeva. Ma la felicità non è uno stato permanente, essa è fatta di istanti, che possono sommarsi o restare isolati. Scoprire di esserlo stati almeno una volta, anche questa è felicità. Magari centrata dal becco di un pappagallo portato in giro per il mondo da un venditore di fortuna, che aveva il cielo e quanto esso contiene nelle proprie mani.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/11452902665671" alt="" width="400" height="271" />Mario Narducci </strong>è nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di <strong>Paolo VI</strong> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, poi raccontati nel volume, esaurito, <em><strong>Le ragioni dell&#8217;anima </strong></em>(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige <em><strong>Novanta9</strong></em>, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;<strong>Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia </strong>e promotore del <strong>Premio L&#8217;Aquila</strong> intitolato ad <strong>Angelo Narducci</strong>, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: <em><strong>La Ragazza di un mese</strong></em> (Ceti, Teramo), <em><strong>Se insiste la speranza</strong></em> (Cannarsa, Lanciano), <em><strong>Il deserto e i giorni</strong></em> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, <em><strong>Le offese stagioni</strong></em> (Confronto, Fondi), <strong><em>Tempo di Passione</em></strong> (IAED, L&#8217;Aquila).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/">Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5911</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 17:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5671</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="592" height="356" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314.png 592w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314-300x180.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314-585x352.png 585w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p>
<p>Se c’era la piazza, ci sarebbe stato anche lui. Lui c’era a prescindere: della gente, delle domeniche, delle feste, e dei colombi che s’alzavano in volo al suo lento passare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/">Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c’era la piazza, ci sarebbe stato anche lui. Lui c’era a prescindere: della gente, delle domeniche, delle feste, e dei colombi che s’alzavano in volo al suo lento passare da un lastrone all’altro, con un nugolo di palloncini colorati assicurati ad una mano da una selva di fili, e la miriade di girelle che era un miracolo a vedergliele tutte nell’altra mano. Se ne stava lì dal primo pomeriggio, spuntato non si sa da quale via del centro, e scompariva a sera, per ritornarci nel mistero delle ombre che calavano di botto. Se poco poco tardava, la piazza appariva desolatamente vuota, anche se c’erano ragazzi a correre sotto lo sguardo vigile di mamma e papà. Ma se c’era, la piazza appariva gremita, anche senza nessuno.<br />
Perché lui era la piazza, come l’edificio con i merli a lato della Chiesa, sulla terrazza del quale, nelle solennità, si tirava la tombola popolare; come gli uomini di bronzo del D’Antino al centro delle due fontane; come lo storico <strong>Bar Nurzia</strong> dalle cui vetrine lo si poteva tenere d’occhio. Lo conoscevano tutti con il nomignolo di “<strong>Collega</strong>”: non si sa perché, non si sa di chi. Sicuramente era stato il collega di qualcuno, magari in un’altra vita che s’era lasciata alle spalle non si sa quale secolo prima. Perché <strong>Collega</strong> appariva carico d’anni come Matusalemme, pur senza invecchiare mai. Si diceva fosse venuto di lontano, forse da un paese della <strong>Ciociaria</strong>, in un anno imprecisato che doveva affondare i suoi giorni nella fantasia immemore della gente, che lui salutava con gentilezza come un cavaliere d’altri tempi che al posto dell’alabarda e della mazza teneva girelle e palloncini e in luogo dell’elmo con la feritoia teneva un cappellaccio a tese larghe che quasi gli coprivano le spalle ingiacchettate strette come da cotta ferrata.</p>
<p>Con la sua mercanzia di colori e di vento, <strong>Collega </strong>si portava, strategicamente, là dove intravvedeva fanciulli e ragazzi gridare al cielo la loro verde età. Allora la sua voce d’angolo acquisiva toni suadenti mentre lanciava il suo singolare spot pubblicitario: “<em>mettete a piagne </em>(mettiti a piangere)<em> che mammina te lo compra</em>”, ripetuto all’infinito, come un disco con la punta ferma sul solco, fino a che una girella o un palloncino non passavano dalla sua mano a quella dei bambini acquietati. Aveva i piedi piatti ma non lo dava a vedere. Sotto il nugolo di palloncini lui sembrava volare come una mongolfiera, e le girelle al tenue alitare dei fiati, sembrava gli dessero la spinta anche se vento non c’era.</p>
<p>“<em>Mettete a piagne che mammina te lo compra</em>”. La piazza se ne riempiva come fosse la sola voce a levarsi, anche nelle domeniche quando ad essa si aggiungeva il traballare del piccolo motore che tostava, spandendo odore soave, le noccioline americane (che brutta sensazione, oggi, a sentirle chiamare arachidi) della banca venuta da fuori, e lo sfrigolio dello stecchino lungo che si gonfiava, in punta, profumando di dolcezza l’aria, della calda e vaporosa bambagia di zucchero filato. Lui era sempre il re della piazza. Anche quando i ragazzi sedevano irrequieti davanti al teatrino dei burattini dei <strong>fratelli Ferraiolo</strong>, a lato della fontana alta, e sembravano averlo dimenticato.</p>
<p>Volando sotto i palloncini, allora, <strong>Collega </strong>si posizionava anch’egli davanti al teatrino, per ridere con i ragazzi alle gesta di Pulcinella, tra languori amorosi e bastonate della moglie Zeza, e fughe affarraginate all’arrivo dei carabinieri. Calato il siparietto di tela rosso, Collega discretamente si allontanava, per permettere ai teatranti la vendita dei burattini, esposti in bella vista sotto il palchetto. Fuori stagione, quando in città s’accorciavano i giorni e il sole anzitempo ammoriva, mentre la piazza si svuotava di altri venditori di trastulli e dolciumi e il teatrino dei burattini scendeva al Sud in cerca di piazze ancora calde di sole, <strong>Collega</strong> restava là, con la sua mercanzia povera fatta d’aria e di nulla aspettando famiglie sempre più rade, solo un po’ immalinconito, non per i ricavi scarsi, ma per l’ansia di trattenere in gola la cantilena che lo aveva reso famigliare: “<em>Mettete a piagne che mammina te lo compra</em>”.</p>
<p>Una segreta, insistente speranza mi colse nei giorni primi del mio ritorno all’Aquila: quella di portare i miei figli in Piazza perché godessero dello spettacolo del venditore dei palloncini, gentile come un cavaliere d’altri tempi, che viveva solo per regalare sorrisi ai ragazzini irrequieti. Trovammo solo, era luglio, la banca dello zucchero filato e delle noccioline americane (cui si era aggiunta, alla moda, quella delle <em>crepes</em> alla nutella) e il teatrino dei fratelli Ferraiolo con le sedie quasi tutte sgombre, ché i ragazzi ormai gli preferivano film e giochi davanti al televisore. <strong>Collega</strong> non c’era. Se n’era volato via, un giorno, con la sua mongolfiera di palloncini colorati spinta dal vento delle girelle, e s’era perso per sempre. Il venditore di sogni aveva raggiunto finalmente la sua casa vera, da qualche parte del cielo, sopra qualche nuvola bianca che, da allora, non si tramuta mai in pioggia per tenerselo stretto.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p><strong><img decoding="async" src="data:image/jpeg;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAQAAAQABAAD/2wCEAAkGBw0NDRANDQ0ICA4ICA0ICAgICBsICQgNIB0WIhYRExMkKCgsGCYlJxMVLTEtJikrLy4uFyA/RDMsNzQtLisBCgoKDg0OFQ8PDy0ZFRkrKy0rNy0rKysrNzctKys4NysrLS0tLTctNystKysrLS0rKy0rKy0tKysrLSsrKystLf/AABEIAQYAwAMBIgACEQEDEQH/xAAbAAACAgMBAAAAAAAAAAAAAAADBAUGAAECB//EAFUQAAECAwMFCQsJBQYFBAMAAAIBAwAEEhETIgUhMTJCIzNBUVJhYnHwBhRDU2NygYKRobFzg5KTorLBwtEko9Lh8Qc0RMPT4hV0s+PyJVRk8xY1Rf/EABoBAAIDAQEAAAAAAAAAAAAAAAIDAAEEBQb/xAAoEQACAgICAgEDBQEBAAAAAAAAAQIRAyESMQRBUQUyYRMiM3GBQiP/2gAMAwEAAhEDEQA/APKG8nOlnLt7Yeos1iAPXSEmbDNQJ2hRPbt+lDZSFLN6Jge6XeDrs0xfKiuL9nYGPKhGckiNaxIDhrMzMXJ469wAw54ZTJ4hMUCRgJtk4x6Kdb6UU8nyVw+CMKXBxLFTEgWp/WApk5ESwixG5R5g2W2xM/8ADK3lar8pWAflgZywnMXRV+C9wRTki1FiY5NaTYM/OOyHZNi8KgElmqOMP0iTWRaSgadfc3IMOTWmsQV1HU3jcinLWgqETkDG2kw7eiOP+HGuEnQ98PmlIL8nGlUaqoXzYXFFUys1dvqFonQGngzxzLlmiQyhk835lSBK9zH4RISHcwdmNz6EFKS9sKEWyHl2zdKgBMy/L6YdHI00RVEH1jiRZJHIAMLWJHVd3cOrKn4w/q0/CAU4jXimVIe5+aJav2YPn1/BIMnc7MbTrP2jizFLujtB9XGlQxTENcEpRYDxyK8Hc2e0+39Qv6wYe5wdp8/m20jrKWXu99Ms/wCfqBBMhZb78M0ukZuQFzXrrtWCpC7ZFZYyYMugEJmd44WvZxc0RhJmWLH3V6jPy5fCKyJYV9aAaDi9HSJHQjaaJyzjkisRINK74HnxRYB1uxVs5cZd8a+pB1pI7OWcLTiragco8cRWyBGmMbp1cDrcSLY2ZPT5cfvQtKpUr/U7Dxp/6f8APj96DfaFA8tNCL7J7RziXnuhlF/blq8G3g+zAMtb8z/zv4JBbf8A1Bfk/wABgZdIKK2MuPg1NVkVA7fsKEnCEpuoej90oLlWXM3aA1nKfzQImqZhB5DY/dgv+UVH7iVnXKaC8XV+WMCZrop8Je/GEASslHyhfEYEh3D1JeLJtuJWin2SVzWtA+Eb+MOBk+osX1gRxJjTYPhH9jxYxNNywj23yFyaih0IcmLSssI4RHt+sOC1BGWqtUYaRsdovoQhu+zZGNdCtzzQVtr6UGMOSP1kaaXowPJBpGI1hxJHJy48UMJGIkFyJRDZQyaDgLUIGPizWK/k/I/ebxkhYHwFsA5Ge2LuSYcWxEbNy46wwyE2hWTEpFU7rVwNfKF8IrjzQDaIHfDd213d3iVLVGxeJak9WLT3Tyhk0NOMWHLz3RUkSxFht3syOLjpjDYAQ4zoEGycDBXW6mgfTHUom6BAqahSDSy0nVyAKK9BJCyiV9V20QSZsSzjrheYfoO0dJ/YzQqpKWddMXxugFabsmJEqVf6aOtw8f8A+u+cH70Qgzagp2t13xlr7BLHX/GTue96A17a9vTbBVtMX6Jvuh15f/nB+CRn/wDQWrkfgMRE5lB96lVRkLp6/HdNpEROPmgqTE0bvfAizUf0IprQS7LG5T30HyY/H/dCcx/e8Otd/gURUxOzhGhlc1N73Q3CxzU0p1kYAfLtT4Rdaor2WFoCA6yGgTc3PxmkdmBpLd9TFVWCVcvHOn0Yr705NmQgrqmteCwkXT6IveRsnE00Aa5Huj7jnKiPSLirZIZOlqcdOLwh+LGHUQdrV/eOfyhhpqkae2aN08nBGaW2bYJJGwl8NVNHylsFAI0AdJ/6z+cEYdES/wAV9/4wsadAwW1G3JbpYYMUw3hxV+e2oQQE7fwlE4ksUuo4UIkFZhR5shiFp2LGkLuDVDF3V6kCMC1vrIiYVEa+1TaJasUrugyZdKpDqn96L6/p6J9kiIy3LXkuvQ/CHQe6M+VWrKOKdrI6FbLS5DBR0oxw4uA/kIYZyOdO2yOmhTStNpatUBREgwKma3SMG+ilssc9LCK1iAGu+Y7db0RAnNsodrkrQulVFypC57FSLISnnIxPBTX0LdER0pJ3sxU6AG0bDtwB2ayJ+sFaEAsmLLuEoow89W4OhxQuLfTog6zso0dAszJ2HQdDlYVddsHyZLXTJJTiDT8YjZeTdpqunv71f13C6vK6oqw1H8kgk/k+3PfB66/rBD7wULQdcOzNZXFONc6+csGJrAhWljtwWcUEAizdzWTwdmL2l58Qcu2PO4SLmT80XyVSo0D5yIX+zOQol3nzUkvnO92FTUwqqq57VFPVh7LeUHpd8H2pfvltvc3rvAdK8n02QqTvQ+CqmT75i0GL7G6fRFIWlpmqrCYfNxy9JGWN0zAsOBhxQbb6ObW61/khAkjHQ76j7CPt/SSwvfCtGhWOy6VDrQYKh1oQQHQxGwZjy5Xd/saw+i2HJV0XBwl85+UoFwCU97OrjaEoJLns6hfu4dRrDVC7jJdvCRArs7rpwkOHwd23+kBIxpL/AC/zCsCCXIdqjtyY07ebX1jdoORTLS2Bc7Xf8MBItqCukVOreeU8JA2zGr/LPwkLoaKut1B8/ufbriNmlwL0GyiQnMOHyl5Cs+OkuW2XwKGwexORaZQXyEiWFjXSJCZ17ngg82tJqPlI6yYn7Q38uPxh77MXoj1kPJTPujaSBeKnPYkeiTD6NIpnqhEeeXZVNY3PoLDOP5F82amMQFEUClfJybia+IxImmDtxRGslU75kpNfGAj6J6Z2p0ofJ8J7IlyWmXXoSP5YhCLMZdtETM/hlXuhIl8Ci4kkebJLnZVStllVtnBEjk6SOadlpULa5p+70alq5yXqS1fREUhLxr7YuH9mTdeUhcW39ikZh8OcrKfzwcuiQVuj0Y2AlABhgaGpFu7b8Y5bpIudVzwsQ3hMB/7qeG89Wo/yQzOnVtV7neNt+j/ygAiQi2+Im93q/wB8UBvjgqJCtPKVEO2zhpjK2+jckvRI5QUsw0/u4Rl5l8K6xZpbbJxvc1cNyz0xJi8LooYEBie6KYb25/ODMywlhgIvdMJpEJkfuzB00BxgwMzJvBbN0WU4lGxKUXmVdVYnp+bbmGtw73Ycb3TvhttLxzir4SSBnkqWYO9aAAd4HGwT9NMIzItSbKuzJgCW3iXfPs02aIc38CuPtjOSp+9TkEG5uMXm9kmZfOSJG3DTFN7nEfMieA6Ee3e4eYrwropVFRUWmnTbrRYTnqSILt4KG7xvxZj51tg582flJAOO9Bxaok6B2t0hZ9odYRgLUu+60TouMNleBdy5uKF5bz2Qg+M43rMGY/8AxH0fb/BfcsRwZI5FYxMHC9IkKlyN8heWnxIqSE6rzdAoVs2+lQti2eiOieETqEqxPc3Ahbi0N5pgZsiKmrWvCbc9kCnSwD8nB0SpBItXDd+UJM0R+WXdUPJ3bnk4KEdi8kv2lJysNEwY6+6f1jMlJ+0NfLjHOUTqeUoJkb+9NfKQ/wBmT0WLukWmUP1fiMUa3Mpa5HucXjulYM5UxATMjcHAHXFNYyZNrgJmZAd8DcFwFDaEpluLUiIl9+LmybNOfaGBud0rNKCITGYrdVOfn54j2sttialQ7jlSl7M2sq28eiFxQT6Jk26kMR8eUSmW1sk5leOVRv3RV2+6BpEW0Hs7l4iZuKOsqZdYmG3BEZwCfEG7HDFWAsW2rjtgooj2ytUrZbZm4+CLx/ZcFr0xxrLNsAfAiKSKvuGKUbiqiJbmHR1x6J/ZRLVC8VLedwQRy8xrYi4UTg1ree3mgpdEhplrdGrCOs5DrACIQKYEb0vJ7n+scpuhdGMb7N8AbstURGwRyznhDY8J0jBcxddlsNhNTQawd89ORcuHE+aJbPtQeWY2odQW28RRVjHFCD2WkTXGdAvKSJn8EVPfFcnHzmipKsBr1D2xTRUnFzcPDxLL5ayiJDQ0Pynk4XyZJEWIoNApeg8mlA4YjVmycnQQiMx8IDba3betrcGxEtlBu7T5uISTLdv+abJv1kW1PcRfRikXOPVFkmTdF0RFy4b5bGNyIBO66aBxWjYB8r+7Dc1YccaxYiXRbbzRZmGhIELXu9zcgT0u2RVU4g8J4uCUkLcBU5tqZFRdbbbcDfGz3wC6JccQmUWCljEwI3hc2DPdA4KrV1vT/KJB2REXa/m3w8ZwpAsqS5FK0hvr37OxXytNVnEmlYFPZbWgj+5NDVgLpxVspPEN67VhDdPwiRaZmip79MHjM7tvvW0AAbM3piG7qnLoFaEdfynblQ3HFLYjLJ9UQCkRYig+T3xadAyHCDl5ggSDmjEGCALKndI1yHvd+sb/APyJjkP+79YrNMbbSJbB4IgFZLo/Sji7Xo/SSLgiryA88ArhV6XqdqIAo+hwcmD/AHfAq0QEjKE8dFbLOFTrfO7Czrh1zI1P+KkPr4lu9JddZqMTJ7BYRZD6yLL/ANKw81StlTR87Z1JHo/9lgE208RDruCja3iWrm5H4rEVLZJZax0M1cVu9+2JvuddIb2kDx7pXdpraOH8Ij6JHsszhZyL7kNS7OGEJIahQfv/AHok5moGoxy7OjDSsE5O04R+c8n50AceIhWksWK7c8XA1MRqCoArrc3TwnmwRGtUdQQ3xzxlmaLUS/1UR8uo1IBjR4v+GLZkqVEsO9xWnmEdBXMdPg3M+qi63tgzEw+2I+GHlt4HIumU5fBK90LVOGnFFZkZcDJQd1fB6WzAkXWFUzivPDk3lO8JPzwKXEq9XtZAsNO0kPGE1Lav7Y36GH6elsn9mOAyw0RUmXexeWbVj6KrmX0KsSMjMXjd2WsHhIRm2qYrQSiGecARqIgAeWeBtz1ojkM3TrMqBbqbYDPq8JdG3tpgspKMDjuparl3CV/SsgrMo5Mu0N6vh3/F/wASxK+AZa7I41EnxqKsWKnHPQkUyYlL8lIy13LyL13UZMKTlzoEzbPf9s2x4SilNT7A+P8AoQ6FUZcj5M4HJo8qNFk4eVDaTzHT+rjRz7Hl/q4KxYkcl0o570HlHDJzzHJP6uBrPsck/d+sWQLZs6/nxtBTk9vZBbKl+5ojpAHtyYeZQdIck+3og7QCIrt1/Of+VkdMj4Ta/lHZDVi1/wDqe/MMQsXmTH6f4fjDuR8JpyfCY13O3apt6NltkRz44kGnCfk0ob49ETeSGBcB3Fibpx59z1l4+1MSrLToskgA01Dj3Pc3M/Am19mGJ46gEfKbp8YiJRwiFMd9ul3ubf6ZvRbEnMsaCqxb243m3OMc47N+KVqiGm5ekqgEMHqVxtMoVCjZ34CHg3A3P2xIuM4fMgVyJFhgExrjFjck62Qliwn1uXdvR7a0YdJFhHC3vbfi84+/WhB2Scb3QBo8o25WB+jZgL8++Oyz6m+cfFB2U8fwPOyzeEsG238pZo/WNnQNFI4X972NERH/ABHWwmyRt3e6boGeOpafqUBpM6KnGz6/5RNMC5RZJNnS6sGmXM0BYaxmccuITp3QfOeTGFtbNClqzmVW9O6vAYHwjjjlF2P6w5lwzybL3sqVZv7mwwe6Nvkuar+cS+S8nC2FNP8A3POhOZkAqXCbfjG/B5ujFiJNtg8nd0MnlCmWIq3H2CvAcYu23LFpLhXMtWbPnz8UeUZa7nBl5h5ql7cHCo8oPB7o9MayMw3WQjQZqLbb/RRNX254rvdYUym6iNbl3dv7mp3g8BcEMxvYjInRDSPc5JkyhEBmV3bmfL8FhFzIDFNV6bI3922FFf2lWFE7ozuMBGBb3wRqWnH3wZqE3iCYJxu7DG4Vuer0RofRnj2bLIYLquvfUJ+sYxkIbcTp0+Z/OG3TfBFK4oo3TG+N57EhCWy0V4iKGul2FHKWE/vtDnxSJ1C7dUGYbqsxYfKW7oXbNHLEtVjLV8G37kqh0S06/uONJmOVMfvfokBcaxeY5z8G1BSKrDgqw+ETVX8MWiOXcX1l45oC8/GzDoiEFkWoqtf7Hqxa+5Zupgy/+R4viQeKK02mJOm34viSLf3KqJSzo7TD+6eD0oNhFzrSX0YKPZH0LiF06Y6g743ulenTVyf90Sobo2gj4OFMrSlQ3giFTG6b3xaee3iSN5HnKtzLW8JRbwVYc/DrWwrLAdhnQZSjppofpw7OSg9CrtZi6oA2ziXF8pGbg0zdzTWjH2Bpwl/p6YjZsaqYkZpKcI9s+eACAwMy42IJKxplkHCVraBvwe5uUr+uKHronIUmwuDqHVccx+MbzZvvduEVbJJ1VneUHxaC7DWu4cyc42wwL1OG7vH3Ndxwl2ulEBOzddWLUqvPB9uaDO5QRqVBurE42La/hB8aRSlbJGc7q0adQmweMH0FsDbDBequYepatMWKVK8bqc1oomWt5AAorC67185KbPRhiz5HlHyASN1fk2Fo+MRlSVEioCUROWsni40okPg/s8PmrEzMNDVUMRuW5obqkdvssLTaYOmeLZYyb3iZsEVY7435QV0VRI5A/uoEI4rwm7zrIkw+iHcvyZzjxmJs0hubeng06E46oH3MyhFdMbQTb3yeFSX8pRs9GTXIF3SnYijr7mLfvitZMCqaD5f4Z4nO6M8Sj5T4JCfc/JboL1ZnxgDPHz2wMfZUtUWeUXBRVqP3m+agkmrUnOJQZC+UMcW9/wAP6wAHKT26d7coc2VUfgsHV2otbe9jXb+lDxRtEHW81u8O27zpGGGHb8pQ3W5pzU83OkEtpxU/Wc3szc0Dw/5mDr7ds0Qs4DDbyug5s9ekf6ccSXcdPkM4YFQHfTGo45ubZClqF7K/pRHOD6n/AFPOphOUmSYmUdHWYfFzz7Nnq4ICc+NP8mzxMP6nNfg9PVvEmvV+89UdnrWI2fyfSYzLOt4cG97fFaUw5rSVOBdJqS8ETZIJChCVYm2Lm6eEBdBGXPyUgqNef/0+DlbK2cOwnPD3swtNOiIlp2+EeV2TWhhhBqCq8x0OOOeLzfHFZA53I2K8ZUGC8I223ub/ABYdnmTgQbViNZymTe4EQVA5ufm9Hm54RKA6GRonkaEsNOp+8zZ4G4AlSRat34Tt5sKMTTlGG7Mce+fxQjPTp+fXvbbbdHrdHahfEasrHpmbEdXpNt+dp+AxVst5UEQpva6P9y/GODN0hUjweLDqioOEV0tOC/3Tg1l0feg1CgHkb2WLIsw7OktQ0NV4A6KVJp58UWdJBhtKRAMbe6YNnpRH9z0qLTSUjyW24cyg/hoAt0f3w+QMZpPZogtC+TJMXZpSxmMq3dhXyl04dnNTF8kWaW4rPc9K3SefvkWpSpbikSTfQlOndgsUHL+ViEDxeTYDpLFry/M2MKUeb5VIlMRL5T5Mi7DF4lyYM5cYistlO7YMCCtwKe9KN7PPiq5Obig/c5OAIK6+QMUNzTm6csispEdpbDiPuuTX/BC78rV6m3GtoyJ7AZWIjRX9hxwrjReHZTbh0jrDnh3ucrEAoJm09gzQOT+MCyvKmV0LUqyxcN7o+2+R9/dKlVsDNwJHWS2nWrFIbkm3NSivh1cywHQdJ9lufEuTQJ/vODWTzu3CJQqXV+HBoH7P9OBl1Ktn95vg6O2f2cKir8n4vkerm4ur0clos6pEdow8/U5qrM4/7vTHDpZkLU9m6f07cCIRezl39nh7deLTo1WVD8ODt20RCAUq2ce53nq/Dt6FireGJaYIqFLzvhs/ZWIlIyeTLpHb+kwvnL/D0vuJyjeySN0uXkjW3ufI0oQ25qsVnMiQn3Ud17siYtDLAFbd5LzT7inKOJwDQlmbhXPnXTmiC7ico3E5RVhmm7v1uDT6yeskXLujyS3OSZsEOJtS70PxD3JIuK3hjVglzgc/z8P6WZ/DKBO5fnpkaHZk5bWxsWsMP251qszki8efntisTIG0q5zAj2wNQvBXpIuJPbDEnNEFrTo1iDl24we53fmrsrDZCJBtzLHhAzX7HS6PXoWG7MtL0ZkvuqfYsB2t5q83S4sB+mzYtSwbNOiPTZVWH2Efllvm327xs/GedyVTRYuildOc18XygxRiEqwc3tz+IdleyWx7XkbJQSsu0DQ4QYG88vYmd7rt08aWcSJESQLZCd0jN3JqQ+DbL3pZ+aPP50BBEIthxpxzzRIbavtRf+7p2mXEP/dTYt/JimdfyxSMoN5qSHMbd25jRu8thctsZVRT+S9yp4AbHxd529McyTNRdI90iA7ipsjtl3VxydO6WZn2l1S+yieiLZkcNrxe5+8kjFNUa8cialWaRh9RKnWjcoFQwRwIr0Ru2VHutOlpRLVw3kUB1RMlKmi8c3PxbfR9CU5ovndi3Wy4NVGAnPZnjz6VWoKh7cMN8etis/o7QSLZ/P19v6wNU2fq8H2YKnbdPT/OBkmLV7e+NJmCk4ItVnqsN7pufFp0RX0y+S+AZ+1FlY1Qr1bzdG+jh90ScxIytYCLUnvfAwn2oFpEsM6OfYPwd5nr+l7vW4Lc6+riHWu7yjt5v9M1LT4Fi7cFmLt7IVJcK1Fyd01LvV/i/TjIiHRLtfWae3o+GiODUsOL5Pc+3azqgipV9X2pHq+7wxpUp1a8G5/Ket+sQgrlFcFPLc+nYpL2/HgjlSJHKGtTV2xJ283hhEwjneRL99HqPpWOsF/LNNqQqijrAeCPXcmv37AOj/i27PJ1rp99UeQokegdwU9XLnLl/hXO+WPTs9Vo/ahvhzqXH5F/V/H5YlNf8lR/tByN3pODMDvc9uh+Lbd4Yr7TpNkhiVBB4QO3oi8/2lZVln2glmnQfdYf3SjdG26a01uOyKA07Vh5FW6R0jzS6GAaCZdAaWwGam2pd9i7obYIlsFwS2UVauqpU0WR7qa4S2K+R4N1NMeE5NQxmmTFszEJ+Xbcbb8JaQrSPPht5qUj3eZGoqS6HfDfVtelIkVsqTPM+7eZrnGmsG4N2e3PT7KYr0+Nil2c58+jRD2VXr2ecc193P3JSkLT44k1KQ8pufq2+yMydtv8mryI8eC+EKSk0cm+E2gkYAFxOgGfclsWrnsXP6Fj0jucIXUIgKsTqcCjwgrnSPPW2xKwae36RM/2cz/e77kkdoCf7XJeauZR9C0+yAyxtWDinTo9Ok3tkoZmIjZjgciQacqGM3od7ITKjFVuHwd3Hmk1K3MwbWzvjEetziYV8nFA7ppEjoMSBk2XxQH3N7btWxauaLxS4yCyQ5RINwdNIn/l82nt8YWMaV/y6/zbXbrg4Ss426+MxTTKOHJqDK2hfIo20latSYbdO0kcttYhEvnPKWdrI3GEx5Ny5fmer2t6UNz893urRUV7hd755sKzq7JfwetDb71DzQlQd/Li223eJtU2aYGXRESzxU63jNizV7CXAnDosVBWIyp5fza9LFVZhW0rfbmXPay+NI9uLr7c2axdU2qe3btySIYSVYsfjK7uv4dsPs2vbY6+2b9eFTRTrcg/ZG7OTRUGofhHPfi1bYhBKbLdfk27O3FxerwaEHZC809ux8QLZ7M0dNORyczuTPa+BFRwQRuyyOnDMWnBAjCtu7coOi8G21RLmwx0WeCNDAQlxkmac2JZIOPyiAdWlOke5wXJcqTp0Dt7Z722KbRFxWRj4Z/M3vpxKyDJAFwG/wA1T335MdKN1cSU1Fz2IucY7ilpM8LKDUnF+gE/hsJre8nftEue247bmIudVp6kGPS8i90gzUukzTiu90DxdiWKMeW5XeErGgrNtjbzBflwl+Cc3WsSncQ8QtZQaLVDJDs438siiPvRz7KROlbBUeUkkJyOJ0fk/jT/ALoNNpi/1N756dC+yNZMTdl1N78ZdweZDa1/GfHEMIxfaafN/lr4pCrYfu/vW8rnxaYBONmJtzDNt9JneBn38doC60+MNJrcjoXl4efaq9aMTlfWbHBzwbVmROi99zuWwnZVFArK2/oFyS50WLHKDgjyfueEpS2cqMJaavphxjOZ0CQgp2WaVIgT10VbES1bofdaDd6AtneMU0OP4JSbIqVpA9paSq6ozSxu6RpU9WWKbWK7lKXFSMTdCW3Dvix+27czWoIZrSVV0RLOzROsTZIxed6SrUvNsPEjaSsxatRAaW1pq2cyrnzZ6d3QZYOYdzmZtsNjLsVpu90miqxEQs3Dni44K2wXmfSIs2x1RGgQc23FC8tzqWmFXwIS1XPdDiBby/J+Hc0bP8uaBk1n/wBO37q2UxoECMjjdxlvjZXdHN2KHnMitGYk6b5j4Nvq6WmE5mWLXETwObDdGLg86JGUYKaaCrH4S7BvdHLOrggWQk3u2nt2XRohJrZGr/t+xO3XpdmB2auDdK/V2fo83usTDFZrn/Tt/ODIaAe3bm6+rgjZ4RxXm9+MrbbLT29GjNHQIK4i7Fh5/f8A1gOUahaWr5P29ub9ak6jYzFHlNRXsg3Az28uO2W47QYOqWDmjjTls91ixpJfgxpIZRM0BYSyCC5AWPS0CAd13IDedPbPHd9IA4+ddGfrgUzMi0JtAQPuP/3ubvK23M9tIcpLc6rw5vSrN5QKo2hLC5vlDaVucKCRabObRCwmXJjt4Psi38HifNV55qK9g3KV5Hvh/JCkAvU0UzUuMu4fUQl8RGNysgRYjwD5iVw8SUjSOBIR5HkxrjE3/Tvps+Sy5VSXSOclBiMqdvX8Xxe+Dvjnw4y+US841p5WrGZITCZeUu/cPv1k9sdvptf5iG36w5obi+xHL85/+8/7FUAs2Hlaln3tmOhC8WgsY/3h/TeU28nnX7q9cFSnawUduD1s8HyaG5Xpaz+6eUp0D5ubP1ksMMoOblicA2WsBH+2SlB3ZtuiNqjm1amx9rLaJpgLjwUzB3YUzTclMHRZ+yzxJbUNi6hbrnS1MYw1NLhSm+qvBuKMblWlCAeNFG1OKGZKWEKzMABx9+8fYC27qsFSLT53NiWKoJS1QbKM64SYta7CXcCXtu5uhLG3CFURbaRHTZEcI7NR+pguxs2kWGnS6QfV10QFtdnB/p+aKxYIK68+o9vb+kkad/8As2+HZ5KQR0eTWe6XnI7e2AktOzh6fMkUWAd8WA6/lF3PhTEsTncyYtGonuJf4SvwlukevhT0xCgmerHT0MfrFDUwyJCtOw34PBiTOlQ++3NEJQ++menAf2+Da5tbtmRbk4q9a88Jp69X9STrVl0uTeU/p24P6rCmrqYPX4bfVTq/nFlBQXpdu33fRCGWDpC78pz1hZ/PtxyAEQ2ljAvCezt/LQsNlQqnUQdhLz202dWYR/DNZCc0qgzd9Ox888F/oJsYJZbGgTNy64KIxyH2e4gqRjirZZHF0umNqtmeFX5hc425oi2XKorYBqREjUjJbK8ABg98SDQA3qCALEYjhN2mq1gcOjMgdlUNlOdd6MuLDhi2+CUu7GiPngD6roDT9yObU0osdJALsbPaDZFQkZzlRu7vzlqlw9tWHH0LVqxeD/2ivqwDI29KRUb+7vm96xYer35uaGlGrWrPc/6U8qOxD7UeE8n+WX9kVlR0Wmc6Agm82D92ihuSkiFT6PvJE8alqDq3ZYA19GbDtavB+ER81Kg6CgaKgPLaYItinmsH04ohTdmJM0B1xyZlDtBp57fZYuATXgRVzWrBiCwyqkCnUQTVbm5+QFKcPStWq30QwqlZiwbmWPxdq2RGoeCoKA+bT9dCfmSH5dRJKRoqDc3N05y414xiENqBFtYd7b9mt0dWATClqiVH2/curBJt8hQiGjeyc10botWzCSa2YtHZFJaZqKg62dz1+vZpz9KIQKo0itX7vB60Bd0VYz1m3Nj1quqGDpIlEcFdPk+SiQA06VA+lv7PbWiizbCYdX/t29LZ1rIfACpXD4O74HLvP9mxLeK2EGEKqoR7eckSjCYatSjwni+jmz7VqxCGTOjW/d9tP5vRCpLh1aC3z8cPP244bcasGodjc/fs/a4P0Xdxycf+Z7NXtZbmWLKFgTN/B1/pT2pVYV7E6dXHd8vR/OLG+zSBF5PdPNTt9pMy22xCMNLr8J7otfP/AOUY/LlpI7v0TDyyOfxoEiZ/Mjb7qAmf6EY+tnDCJCp8qOatnqpPivycuzVUCHPDISSwYZWCtIVxlLsRbHgjZMcCRI9650ghMROQX6RGJLr0o4IDDQUTAgKRsmBJM0WpAyw6NZCWpnFrXhJ7TJcPpLR+iw+Q6Nv959L0cOlNEc5Masa1dRwvB8/x4M/xWGSZWrFg+cXg6/VXTbi547GPcUeE8pVlmvyLKm2Ory+2rtdfsjlxtDaVpUB0HgoIECpTXhHto09b6NDVy690cvNz5uHVt6/hGEzbaNPZNnj5ObT7IaZyopXJOCypp3q85bLzJto5coqDa0RcSogoi9fDEtLTIiQGOOtwfBrunZC0cChZDczJg4Cg6N6jzdpgbllY+3Tq2LFWYJ6SeBlzdmnv7m9oTQqUqicOjh9sCQsOUQrBCEwwNi5R4Ny3k8GzHCGbuKmsm6bs+pc/nWqQ516o7yc4OYSLfHMFbe+FwYusvaXOkdOy91iEvk9ION27OdPRbELGJB4VCqndAcu3NO58RduSsDOnZ6PhFDh2beeNOTChZQNY4W7xtii8KwbcS21e70aIepbpGnbb1+rorEIiLaEhLW/d/d/SJSWMSEeV9D7XP+WFCYUdX5vH5ye3DzQ5LFYI7F3Vrt+jDELYRahS23wn8PFZyk9kaQsVvLJQXqSr9NHw4MjIjKAZQWxpehgT4fm7Z7YiYfoGxIyMjm+X9yPU/Qv45f2AYbVwrVWDE+DWZAr89bYyMjKd5G5adUlsIRTzc0OqiRuMgJBroCpZ0jpS4YyMgQhOYKlc3ayOmXbYyMg0L9khkt21CThQ1Ak2SRbFXN6Pj6DqY2DhW1w0z175nXW7LnVeqNxkdvD9i/o8D5v8+T+2GE7Ut4PfmVU0aOBfbHCu2lTYtiqo2VaBSyxOfWReu3jjUZDTICfPPZxe/Mi5uLMqelIjsoSoTjaMFUBKoG27bnaJEWxUXqTtwZGRCiLyK6rtQFSpsuLLuPWa5cBInPwxYWHb9owNTUkcVsj5VgIqF1541GQIQmM1cijTiuGJJUiNolqkqKqZ11UzJbZxQxJ5QGtGqawJblo6LtxV5SpatPUixkZE9FIbfdtUUpAM1DdCWUWKUDbLSuze00c2FbI1GRAj/9k=" alt="" />Mario Narducci </strong>è nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di <strong>Paolo VI</strong> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, poi raccontati nel volume, esaurito, <em><strong>Le ragioni dell&#8217;anima </strong></em>(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige <em><strong>Novanta9</strong></em>, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;<strong>Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia </strong>e promotore del <strong>Premio L&#8217;Aquila</strong> intitolato ad <strong>Angelo Narducci</strong>, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: <em><strong>La Ragazza di un mese</strong></em> (Ceti, Teramo), <em><strong>Se insiste la speranza</strong></em> (Cannarsa, Lanciano), <em><strong>Il deserto e i giorni</strong></em> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, <em><strong>Le offese stagioni</strong></em> (Confronto, Fondi), <strong><em>Tempo di Passione</em></strong> (IAED, L&#8217;Aquila).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/">Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5671</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 20:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5604</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="469" height="354" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png 469w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7-300x226.png 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></p>
<p>L’AQUILA &#8211; Il giovane ricco le aveva sconvolto l’anima. Improvvisamente le si aprirono gli occhi e l’orizzonte divenne sconfinato, più di quello che aveva davanti, spalancando la finestra della sua&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/">Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="469" height="354" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png 469w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7-300x226.png 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></p><p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L’AQUILA &#8211; </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il giovane ricco le aveva sconvolto l’anima. Improvvisamente le si aprirono gli occhi e l’orizzonte divenne sconfinato, più di quello che aveva davanti, spalancando la finestra della sua casa a Belvedere, disteso, da basso, con una vertigine da perdimento, oltre la strada per Roma. Aveva aperto il Vangelo a caso, come faceva spesso per bere qualche goccia di spiritualità. Ne usciva rinfrancata e proseguiva le mansioni del giorno, tra studio e faccende di casa, senza scotimenti di sorta. Lei del resto non aveva problemi, né sul piano della fede (la sua famiglia era molto pia) né su quello sociale (era benestante, con un padre ingegnere affermato e una madre di alto lignaggio). </span></span></p>
<p class="s7">
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Era l’ultima di dodici figli e la più coccolata. Davanti a sé aveva un avvenire tranquillo, da dipanare nella normalità di stagioni senza problemi di sorta. Era molto religiosa, questo sì, dedica alle pratiche di pietà con un trasporto magari singolare, ma niente di più. Anche sua madre lo era stata sin da piccola e lo era ancora, da ritrovarsi immersa in opere di carità verso i bisognosi. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> probabilmente avrebbe avuto davanti un identico avvenire: sposa e madre e dedizione alle opere di bene. Ma qualcosa dentro la frenava. Un&#8217;ansia misteriosa da magone, l&#8217;attesa inspiegabile dell&#8217;ignoto. Era attorno ai trent’anni e nessun impegno sul piano sentimentale. E sì che di pretendenti ne avrebbe avuti a bizzeffe, solo se un po’ fosse stata come le altre giovani di buona famiglia del tempo, intente a confezionare corredi aspettando un marito di riguardo.</span></span></p>
<p class="s7">
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Lei vestiva di nero, adulta prima del tempo. La gonna gonfia di crinolina leggera, il corpetto stretto in vita come le donne di Scanno e chiuso al collo con merletto bianco, i capelli divisi al mezzo e raccolti in cerchio da una treccia. Sguardo penetrante e sereno, come se mai nube giungesse ad offuscarlo. Finché accadde l’irreparabile, secondo il sentire del mondo. Aprì dunque il Vangelo e lesse del giovane ricco che si presentò un giorno davanti al Nazareno: “Signore, che devo fare per ottenere la vita eterna?” “Osserva i comandamenti” </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">gli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> rispose Gesù. “Li ho sempre osservati”, fece di rimando il giovane, forsanche compiaciuto. E Gesù: “Allora, se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai, danne il ricavato ai poveri e poi vieni e seguimi”. Una proposta, un programma, che al giovane parvero ostacolo insormontabile. Non se la sentiva di rinunciare a tutto. E allora abbassò gli occhi per non incrociare più quelli di Cristo, voltò le spalle e se ne andò deluso, senza ascoltare il commento di Gesù agli apostoli: “Quanto è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli. E’ assai più facile che un cammello passi per la cruna di un ago”. Non era la condanna della ricchezza, ma la dichiarazione della povertà come privilegio e della ricchezza come cosa da restituire ai poveri che ne furono espropriati.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Maria incominciò a dedicarsi subito ai bisognosi, senza sapere ancora quale fosse la sua strada. S’era intorno alla metà del secolo decimonono, nella pienezza dei moti rivoluzionari e anticlericali che costrinsero il Vescovo dell’Aquila </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mons</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">. Filippi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> all’esilio. Quando tornò trovò una realtà sociale in grave degrado. Ragazze di strada da recuperare. Una si</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">uazione sanitaria che escludeva i poveri, bambini abbandonati. Intuendone le grandi potenzialità, Filippi chiese aiuto a </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria Ferrari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> assegnandole la direzione della </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Pia C</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">asa Sant’Anna</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per il recupero delle disagiate. Arrivarono le prime compagne, signorine di buona famiglia come lei desiderose di votarsi al bene altrui. </span></span></p>
<p class="s7">
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nasceva </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">L’Aquila</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">la prima forma di volontariato, prendeva vita la prima assistenza sanitaria domiciliare. Non c’era via, non c’era vicolo dell</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a città</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e della periferia più abbandonata che non fosse battuto da quelle pie donne, parche di cibo e di sonno e votate completamente agli altri, in gesti d&#8217;amore sconfinato. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, malato, carcerato e siete venuti a trovarmi&#8230;” “Ogni volta che avete fatto questo agli ultimi del mondo, lo avete fatto a me”. “E’ sull’amore che sarete giudicati”.</span></span></p>
<p class="s7">
<blockquote>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Le pie donne conducevano vita religiosa senza essere consacrate ancora. Alla morte della madre di Maria, si trasferiscono a Belvedere, nella casa ereditata dalla fondatrice. Hanno la consolazione di poter custodire in una </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">cappelletta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> le specie Eucaristiche davanti alle quali sostano in preghiera nel tempo libero che lascia loro la carità. Consumata dalle fatiche, dopo tre anni di infermità, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria Ferrari</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">si spe</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nse</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> a 72 anni, senza che il suo Istituto a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vesse</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">avuto riconoscimento alcuno. E</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ra</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> l’undici febbraio del 1896, festa della Madonna di Lourdes che da allora le </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Suore Ferrari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> celebreranno con solennità insieme a quella del Sacro Cuore cui è dedicato l’Istituto, che entrerà ufficialmente nella Chiesa solo nel 1918. Due ann</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i fa le F</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iglie di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria Ferrari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> hanno celebrato il loro primo centenario.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sparse in tutto il mondo, le </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Suore Zelatrici del Sacro Cuore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> questo il loro nome per esteso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> continuano a testimoniare la potenza dello spendersi per gli altri in gratuità, concretizzando quello che fu il suo programma racchiuso in un motto di grande suggestione: “Tutto per amore”.</span></span></p>
</blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/">Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5604</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 16:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5580</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="510" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850.jpeg 510w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></p>
<p>Milleprofumi si muoveva con l’alba. Si chiudeva alle spalle l’uscio di un monolocale che guardava le 99 Cannelle, varcava l’attigua Porta Rivera ed era nell’orto, uno dei tanti che affiancava&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/">Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> si muoveva con l’alba. Si chiudeva alle spalle l’uscio di un monolocale che guardava le </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">99 Cannelle</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, varcava l’attigua </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Porta Rivera</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ed era nell’orto, uno dei tanti che affiancava la ferrovia, prima che la strada curvasse verso </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Roio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e lo raggiungesse tutta in salita, tra tornanti panoramici sulla Città che si svegliava. Era il tempo che gli orti della Rivera, fertili </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">anche per le vicine acque dell’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Aterno</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e sempre verdi, rifornivano in buona parte il mercato di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Piazza del Duomo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, dove per trovare ortaggi di casa, bastava dirigersi a colpo sicuro nella striscia laterale del mercato, prospiciente la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Chiesa delle Anime Sante</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><img decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-5583" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/001300A4-E0BF-4276-8823-9C27952F593A-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> riempiva con sapienza il carrettino delle sue verdure, disponeva ordinatamente i numerosi odori e con la calma e il portamento d’anca che gli erano propri si inerpicava per la salita erta che solo permetteva riposo allo slargo piano dei </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cappuccini di Santa Chiara</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Coperto l’ultimo tratto che incrocia </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Via XX Settembre</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, si immetteva nella piazzetta di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fontesecco</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e, costeggiando le Magistrali dal lato piccolo, guadagnava </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Piazzetta San Biagio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per raggiungere finalmente </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Piazza Duomo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, dove ferveva tutto un brulichio di bancherelle che si fermavano al posto stabilito, come formiche finalmente acquietate.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> s’asciugava con un ampio fazzoletto a fiori il sudore copioso della salita, si disponeva nella striscia delle ortolane provenienti dai paesi limitrofi con analoga mercanzia, riordinava verdure e odori, faceva capolino di preghiere veloci alle </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Anime Sante</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, e al braccio di altri venditori, acquietati anch’essi, guadagnava il bar più vicino per il meritato caffè. Chiacchierine suonavano a questo punto le campane per annunciare la prima messa e il sole levato. Le banche dei </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">fruttar</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ò</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">li</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> erano belle e allineate.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I furgoncini degli alimentari avevano aperto i teloni come ali d’aquila in tutta la loro estensione, tra odori penetranti di sottaceti, aringhe e baccalà; il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">porchettaro</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> aveva incominciato a servire i primi panini caldi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">caldi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> agli stessi ambulanti bisognosi di colazione robusta; era apparsa la distesa di conche e rame vario a piedi piazza mentre dal lato destro, guardante la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cattedrale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, le bancherelle di vestiti e d’intimo avevano messo in mostra la loro mercanzia e l’edicola incominciava la vendita di giornali, dopo il richiamo dello strillone che vendeva anche di suo, solleticando la curiosità della gente con una frase rimasta al mezzo come un sospiro tronco: “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">E’ successo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”&#8230; Che cosa, poi, dovevi comprare il giornale per saperlo.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Era L’Aquila del</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> dopo guerra, ma anche la stessa Città che ci ha rubato le ore del mattino fino a quando il </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">terremoto del 2009</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> non scacciò gli ambulanti per trasferirli nell’arida e incolore Piazza d’Armi, dove c’è di tutto, ma si fa fatica a ritrovarne l’anima.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> era una delle tante anime del </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Mercato del Duomo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e forse tra le più caratteristiche. Gentile di voce e nel portamento, sapeva adunare attorno alla banca, che era la sua profumeria, le donne degli acquisti che non trovavano solo verdure, ma tutta una infinità di odori come erbetta, sedano, rosmarino, mentuccia, timo che nell’orto della </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Riv</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ra</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> curava con particolare attenzione da farne il richiamo principale della sua banca piccola. E’ questa particolarità, si intende, che gli aveva guadagnato il soprannome di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, al quale teneva come a un trofeo da esibire nel salotto buono. Come la ressa scemava un poco, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> sedeva su uno sgabello precario, tirava fuori da una sacca di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">tela bianca un gomitolo di lana e gli dava sotto coi ferri per confezionare qualche capo, fosse un maglione o un paio di calzettoni per l’inverno.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Alla scena più esilarante del suo stare in piazza, si poteva assistere quando acco</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">stavano la sua banca donne e gi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ovanottoni simultaneamente. Se era la donna a chiedere: “</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">he profumi porti </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">oj</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">(oggi), </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Fortunà</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”, egli rispondeva falsamente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ischizzinito</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> con un “</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">V</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">attene via, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">puttano</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> “, che aveva tutto il sapore di una carezza e che come tale veniva percepita ridendo. Quindi le attenzioni erano rivolte tutte al baldo giovanotto: “</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">G</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">uarda  se quanti profumi tengo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> (ho), </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">capa, capa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> (scegli, scegli) </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Stellozzu</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”. E tutto finiva lì, perché </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> era sempre abbondantemente nei limiti della galanteria, prestata tutt’al più al doppio senso, come lo erano del resto tutti nei suoi confronti, in una Città aperta al diverso, anche in tempi in cui le cosiddette battaglie di civiltà erano ancora di là da venire.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Intorno alle quattordici le banche incominciavano a sciamare</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> mentre arrivavano squadre di netturbini a ripulire ogni cosa con le ramazze lunghe. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> allora ridiscendeva verso gli orti della </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Riv</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ra</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">con il carrettino alleggerito e riprendeva la cura del suo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> orto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, perché l’indomani la città profumasse ancora tutta della freschezza delle sue verdure e dei suoi odori, cui lui teneva più di un prato in fiore. E che lo esaltavano assai più di due gocce di Chanel.</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/">Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5580</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena &#8211; LA PASQUA DI POMPEO</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 12:51:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5254</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>A Pasqua Pompeo appariva emaciato come un anacoreta della Tebaide. Una canna nel deserto come Giovanni Battista, anche se non vestiva di pelli mai conciate. Un Simone Stilita consumato da&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/">Racconti in quarantena &#8211; LA PASQUA DI POMPEO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A Pasqua </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pompeo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> appariva emaciato come un anacoreta della Tebaide. Una canna nel deserto come Giovanni Battista, anche se non vestiva di pelli mai conciate. Un Simone Stilita consumato da penitenze e digiuni sopra una colonna del deserto, dove trascorse gli ultimi anni di vita, standosene solitario al cospetto di Dio.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Quando sopraggiungeva la Quaresima, Pompeo abbandonava ogni cosa che gli si era appiccicata addosso e che gli era entrata nel cuore tutto il resto dell’anno, e si poneva in piena nudità dell’anima al cospetto del suo Signore, come un bambino vivace che dopo i giochi di strada ritorna a casa e si abbandona tra le braccia della madre che lo rimette a nuovo.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era un bell’uomo, Pompeo. Alto, portamento nobile, capelli neri alla </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">mascagna</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> tenuti incollati da una mano generosa di brillantina, parola affabile e faconda, con tonalità accortamente variate tra il suadente e il brillante, tanto quanto bastava ad assicurargli l’ammirazione di una vasta platea femminile. Del resto lui non era insensibile al loro fascino, che usò nella prima giovinezza, per godere di una vita che, per altri versi, non sempre gli si era mostrata generosa.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era diventato una sorta di gigolò. Erano sue le sale da ballo più in voga e i tabarin, dove si concedeva nelle danze del momento alle signore-bene. Ampi giri di valzer, tanghi appassionati, sognanti swing, frenetici charleston. Luci sparate, penombre, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">séparée</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, sassofoni vibranti di passione. Anche da adulto, pur se diventato altro da quel che era stato, Pompeo si apriva a un lieve, passeggero sorriso, mentre i piedi tentavano inconsciamente gli antichi ritmi che lo avevano reso famoso.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ma accadde che quel mondo non gli bastasse più. Avvertì il bisogno di altra aria, di altre avventure. Sentiva che il suo cuore non era fatto per una vita ordinaria, forse anche brillante, ma cadenzata da una noiosa ripetitività. Volle mutarla allora radicalmente e si ritrovò tra le fila della </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Legione Straniera</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> in un Forte d’Africa, compagno di ergastolani e gente della peggiore specie che aveva scelto, spesso costretta, l’avventura pur di sfuggire a precarietà e condanne maggiori.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">L’entusiasmo degli inizi se lo portò dietro per tutta la vita, tatuato su un polso: due mani che si stringono e la linea del sole con tanto di raggi, per sfondo. Un marchio che gli ricordava quel che era stato e quel che voleva essere, dopo una fuga rocambolesca che tra mille pericoli e con il pensiero alla madre in pena, lo riportò a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbino</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, capoluogo del Montefeltro, dove tutto parlava di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Raffaello</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e del </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Duca Federico</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e poi di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Carlo Bo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e della sua Università, e dove trovò finalmente quiete e lavoro come bidello in una scuola media.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Non disse mai come gli accadde di ritrovarsi in ginocchio, un giorno, nel confessionale di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Padre Pio</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, a San Giovanni Rotondo. Disse però che quando si alzò, il gigolò e il legionario d’Africa erano spariti per sempre, per lasciare il posto all’uomo pietoso e di fede, che prese a frequentare gli ospedali per aiutare i bisognosi, e la Chiesa dove si recava ogni giorno per le pratiche di pietà, prolungate a casa in una stanzetta adibita a cappella, con tanto di inginocchiatoio (che un affezionato nipote mi regalò e che tengo come reliquia) e quadri devoti dipinti egregiamente da lui stesso. Non per questo aveva perduto amicizie e carattere </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">allegro, che sovente lo portavano in allegria davanti a una tavola imbandita, arricchita da copiose bevute che lui non disdegnava. </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Di quelle tavole presi a far parte anch’io, che di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pompeo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">avevo più di vent’anni in meno e che lo seguivo nelle opere in favore degli anziani dell’ospizio, organizzate dalla “Società del Soldo”. Pompeo era diventato un uomo dalla fede solida. Quando pregava diventava estraneo al resto del mondo. Mi scopro anche a sorridere se penso che qualche volta facesse anche miracoli piccoli piccoli, come quell’estate che ce ne andammo due giorni nel convento dei Cappuccini di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbania</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, quando passeggiando lungo il viale che conduceva all’edicola della Madonna, zittì uno sciame d’api che ci ronzava intorno e che come d’incanto sparì.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Al sopraggiungere della Quaresima egli sembrava ritirarsi in un suo personale deserto. Si obbligava a un digiuno di quaranta giorni e non toccava più né carne né vino. Era inflessibile. Ritirato in casa vestiva il saio bigio di terziario conventuale che si era fatto confezionare su misura, con tanto di cappuccio e cordiglio ai fianchi. Una volta che mi invitò, si mostrò con quell’abito, e sembrava solenne come un predicatore antico in atto di pronunciare quaresimali dal pulpito.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era un </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Venerdì Santo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> quando, scarnito dal digiuno, passò per </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Valbona</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> davanti alla cantina privata di mio suocero che travasava il vino in bottiglie. Si offerse di aiutarlo. Era primo pomeriggio. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbino </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">respirava primavera in un cielo tepido e senza nuvole. Respinse per tutto il tempo ogni invito a gustarne almeno un goccio, non fosse altro per darne un giudizio. E quando al tramonto ebbero terminato il travaso, mi confessò che quella era stata la sua vera Quaresima, perché mai gli era costato così tanto stare così vicino al vino, farselo scorrere tra le mani, avvertirne l’aroma, senza toccarlo.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ero tornato all’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Aquila</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> con la famiglia, quando un giorno mi giunse l’addolorante notizia della sua scomparsa. Mi dissero che s’era fatto seppellire vestito di bigello, come il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Beato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pelingotto</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> nell’urna di una Cappella a San Francesco. E mi pare di vederlo, ogni volta che vado a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbino</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e mi soffermo davanti al Beato. E mi rivedo, terminata la Quaresima, a mangiare con lui e la mia famiglia una “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">crescia</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> sfoglia” o “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">sal</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">formag</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">” a un tavolo d’osteria, con tanto di vino e gassosa per i bambini, che ancora oggi, diventati adulti, ad ogni Quaresima mi chiedono sorridendo: “papà, ti ricordi Pompeo”?</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/">Racconti in quarantena &#8211; LA PASQUA DI POMPEO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5254</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – RIZIERO</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/10/racconti-in-quarantena-riziero/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-riziero</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 15:21:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5226</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="473" height="349" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D4E5BBE6-CFE4-40C3-8470-3CAE95E9CE37.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D4E5BBE6-CFE4-40C3-8470-3CAE95E9CE37.jpeg 473w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D4E5BBE6-CFE4-40C3-8470-3CAE95E9CE37-300x221.jpeg 300w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /></p>
<p>Era fragile come un filo d’erba delle sue montagne e candido come un bambino. Tutto il contrario del nome che gli era stato imposto al battesimo e che nell’originale nordico&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/10/racconti-in-quarantena-riziero/">Racconti in quarantena – RIZIERO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="473" height="349" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D4E5BBE6-CFE4-40C3-8470-3CAE95E9CE37.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D4E5BBE6-CFE4-40C3-8470-3CAE95E9CE37.jpeg 473w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D4E5BBE6-CFE4-40C3-8470-3CAE95E9CE37-300x221.jpeg 300w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /></p><p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Era fragile come un filo d’erba delle sue montagne e candido come un bambino. Tutto il contrario del nome che gli era stato imposto al battesimo e che nell’originale nordico lo indicava come “potente in battaglia”. </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Riziero</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> toccava sì e no il metro e venti di altezza. Girava per la città come una nuvola bianca e ballerina, un camice da dottore stretto in vita da uno spago, coppola lisa in testa e ampi occhiali da presbite sul minuscolo naso, che gli gonfiavano gli zigomi come una lente d’ingrandimento.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Una voce potente e stridula lo annunciava da lontano, e appariva come portato dal vento, non si sa da quale direzione, per le vie del centro, una radiolina a transistor incollata all’orecchio destro ad ascoltare musiche raschiate. La gente gli faceva largo oramai distrattamente, abituata com’era a quella presenza usuale. Solo i ragazzini gli si facevano attorno per giocare con lui, che riconoscevano dalla purità dell’anima che somigliava alla loro, e dalla semplicità dei gesti, più innocenti dei loro. Scherzavano insieme come fossero a cerchio sopra l’erba di un prato anche se stavano ai Quattro Cantoni, e le risate si spargevano come onde morbide al soffio di vento di ponente.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Lo vedevano da anni, ma sapevano poco di lui, che era sempre uguale a se stesso ad ogni cambio di generazione.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Veniva da un paesino del circondario, dove non tornava più dalla prima giovinezza e da dove lo avevano tratto per internarlo nel manicomio del Capoluogo. In quegli anni </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Collemaggio</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, più che la Basilica di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Papa Celestino</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e della </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Perdonanza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, stava ad indicare la casa della follia, dove non solo i “matti” erano rinchiusi, ma anche coloro dei quali ci si voleva sbarazzare, fosse solo per una bocca in meno da sfamare. Forse quest’ultimo fu proprio il caso di Riziero, che da quel momento in poi altra casa non ebbe, nemmeno quando la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> legge</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Basaglia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> svuotò i manicomi, gettando a volte gli ospiti per strada.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Riziero </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">era nato nel 1915. Era l’anno di inizio della </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Grande Guerra</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Ma era anche l’anno del </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">terremoto della Marsica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> con i suoi trentamila morti. E aveva tre anni soltanto quando incominciò a diffondersi l’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">epidemia Spagnola </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che costò tra i cinquanta e i cento milioni di morti nel mondo su una popolazione di circa due miliardi: più della peste nera del quattordicesimo secolo che ispirò il Decamerone a Boccaccio.</span></span></p>
<p class="s7">Non era nato sotto una buona stella, Riziero. Che attraversò indenne tutte le tragedie dell’epoca, curvo sulla colonna della iattura ad assorbire sulla schiena, che mai ebbe refrigerio, i colpi del flagello di una vita. Che in realtà era un eletto da Dio, come lo sono i matti per taluni popoli, perché preservato da tutte le brutture del mondo.</p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ma lui, tutte queste cose non le sapeva. Sanno forse gli innocenti del male che li circonda e che li graffia? E riconosce forse il vento, i volti che accarezza o gli alberi che scuote? Riziero era insieme vento e volto, ed era pianta, alfine sradicata per legge da quell’asilo di malati di mente cui in realtà non era mai appartenuto ma al quale si era affezionato, perché l’unico che lo aveva custodito come in grembo materno.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La Città divenne la sua casa nuova. Con le sue piazze dove sostava in festa in cerchi improvvisati di ragazzi, con le sue vie che percorreva con la radiolina a transistor sempre più gracidante, con i suoi portici dove levava la voce alta e stridula al canto, con la sua cerchia di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">monti dove invano gettava lo sguardo miope, con la felicità inconsapevole del candore mai perso.</span></span></p>
<p class="s7">Egli appariva e spariva come una nuvola. Era vento che giungeva da ogni direzione e per ogni direzione si disperdeva. Era voce che stava su tutto e che taceva a notte, per risorgere al mattino con il primo sole. Era risata che navigava nell’aria come un aquilone, che non si perdeva nel cielo perché voleva restare sulla terra, retto da un filo invisibile. Era un’anima persa ma mai sparita in una città che lo teneva nelle mani a coppa dove, minuscolo, lui si dissetava, riempiendola, grato, delle sue risa infantili.</p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Era novembre quando a notte alta, in una desolata periferia, un’auto lo colse nell’attraversamento improvviso della strada, scaraventando lontano la radiolina a transistor che in un singulto si spense per sempre.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sono un ciuccio, disse un famoso professore</span></span><a name="_GoBack"></a><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ai funerali, ho imparato ben poco da Riziero. Altrimenti avrei dovuto trasformare profondamente la mia vita</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”. Cosa impossibile, se non si diventa nuvola, se non si diventa vento.</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/10/racconti-in-quarantena-riziero/">Racconti in quarantena – RIZIERO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5226</post-id>	</item>
		<item>
		<title>RACCONTI IN QUARANTENA – NEVE D’APRILE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/03/racconti-in-quarantena-neve-daprile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-neve-daprile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 04:24:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5110</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Non ricordava l’ultima volta che nevicò d’aprile. Da qualche tempo, a pensarci, erano sempre di più le cose che ricordava vagamente o che stava dimenticando del tutto. Era come se&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/03/racconti-in-quarantena-neve-daprile/">RACCONTI IN QUARANTENA – NEVE D’APRILE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/C6506A2B-66AD-482F-9CB2-AAEC314EBA39-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Non ricordava l’ultima volta che nevicò d’aprile. Da qualche tempo, a pensarci, erano sempre di più le cose che ricordava vagamente o che stava dimenticando del tutto. Era come se a</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> un tratto dei suoi giorni, avesse incominciato a prendere le distanze dal mondo che gli girava intorno. Lui nemmeno se ne accorgeva: reiterava le domande, cantilenando, fino allo spasimo altrui, s’acquietava, senza espressioni sul volto, alle risposte rassicuranti dei famigliari e degli amici in visita, pareva appisolarsi sulla poltrona, il plaid sulle ginocchia, fino a che non si destava con domande nuove, frammezzate a lunghi silenzi.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La nevicata d’aprile lo colse davanti alla finestra. Aveva lasciato la poltrona, senza un motivo. Vagò da una stanza all’altra con lo sguardo fisso nel vuoto, si fermò dietro i vetri della sala buona, scostò le tendine di merletto e restò investito da quella visione fuori tempo che appariva come una grazia inconsapevole. La neve scendeva con leggiadria di zucchero velato. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Non c’era soffio di vento ad arruffarla. Silenziosa cadeva nel silenzio delle cose. Una musica non udita la trasportava come per una danza. Non era frenesia di vortice ma un lento da ballare in coppia. La danza sfiorava i mandorli della distesa che sembravano nuovamente fiorire; accarezzava i narcisi rinati nel greppo roccioso dell’orto, respirava lungo il filare della </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">recintura</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, ischeletrito ancora, si acquietava sopra la terra spoglia per ricominciare daccapo, senza fine.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il suo fiato rendeva a tratti opachi i vetri. Lui vi passava la mano sopra con movimento leggero, e sembrava essere tornato ragazzo, quando su quelle opacità disegnava figure e lettere d’alfabeto per cancellarli subito dopo, in attesa di nuovi sospiri.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Improvvisamente, come sprazzo di sole apparito tra una copertura di nuvole, un sorriso lungo gli aperse le labbra serrate. Gli risero gli occhi ridiventati vivaci e tutto un mondo lontano gli passò davanti con frenetica dolcezza.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Nevicava anche allora. Sua madre continuava a sferruzzare per confezionare maglie di lana, guanti e calzettoni lunghi per il lungo inverno. Si rivedeva chiaramente. Maglione di lana. Sopra i calzoni corti un cappottino di panno grigio. Scarponcini fatti su misura, come si usava allora, dal calzolaio di famiglia, con lunette e chiodi per arginarne il consumo e impedire dannose scivolate. Una sciarpa attorno al collo, annodata davanti perché lo tenesse più caldo.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Si vestiva così, d’inverno, sotto la neve che scendeva abbondante. Si doveva salire sui tetti per spalarla sulla strada e scongiurarne il crollo. C’era una foto di suo padre custodita nell’albo, a ricordarlo. Uno scatto solo, nella pausa tra un colpo di pala e l’altro. Era appoggiato sul manico, a braccia incrociate, alla stregua dei pastori che attendono al gregge al pascolo, con la pazienza del tempo dilatato che egli stesso aveva sperimentato da ragazzo. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Quante volte gliene aveva parlato suo padre. Quelle giornate che non finivano mai, il pasto frugale tirato fuori dalla sacca di tela, pane e formaggio, ed era già un lusso, innaffiato dall’acqua delle </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Cupelle</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. E tra le ore i canti dei classici mandati a memoria. Gli stessi che da adulto ripeteva ai figli, narrando le gesta di Orlando o ricordando Pia de’ </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Tolomei</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, esiliata entro una torre, in maremma, dalla gelosia ingiustificata del marito e morta di struggimento.</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ora la neve s’era fatta più intensa, i fiocchi erano diventati farfalle, come quelle che s’accumulavano lungo le vie e sopra la scalinata di san Bernardino quando andava alle elementari</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, all’Aquila,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e prendeva a tirare palle di neve con i compagni di scuola, dopo aver giocato alle impronte, sdraiandosi sopra tutto quel candore, incurante dei vestiti intrisi e delle infreddature.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Sorrise rivedendosi con i calzoni corti. Allora si portavano d’estate e d’inverno e a quelli lunghi si accedeva solo al primo anno delle Superiori. Questo particolare lo aveva sempre divertito, nella pienezza della lucidità. Il freddo ci ha temprati, diceva con orgoglio ai figli, nella casa riscaldata all’eccesso. E anche adesso si rivedeva in quella foggia, come per la prima comunione quando vestito di bianco fu portato con il fratello nella piazzetta dei Nove Martiri per la foto ricordo. Anche quella foto è nell’albo, la giacca tanto lunga che copre i calzoncini troppo corti sopra le ossute ginocchia. Era felice, pensò, come non lo era più stato.</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Improvvisamente fece memoria di quanto una santa monaca gli disse decenni più tardi. La felicità è uno stato transitorio. Attimi interrotti dal dolore. E’ la beatitudine che dura per sempre, perché è quiete dell’anima che viene da Dio e vive di innocenza.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">La neve d’aprile non cadeva più. L’uomo si scosse di colpo, il suo volto allontanò ogni cenno di sorriso. Tornò a sedere in poltrona, il plaid sulle ginocchia. Gli altri non lo sapevano, ma era beato.</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/03/racconti-in-quarantena-neve-daprile/">RACCONTI IN QUARANTENA – NEVE D’APRILE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5110</post-id>	</item>
		<item>
		<title>RACCONTI IN QUARANTENA &#8211; L’AMORE E’…</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/26/racconti-in-quarantena-lamore-e/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-lamore-e</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 08:39:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=4936</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="654" height="492" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/0372E82E-9BE8-498F-9E11-77EB1B9EE754.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/0372E82E-9BE8-498F-9E11-77EB1B9EE754.jpeg 654w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/0372E82E-9BE8-498F-9E11-77EB1B9EE754-300x226.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/0372E82E-9BE8-498F-9E11-77EB1B9EE754-585x440.jpeg 585w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></p>
<p>Un racconto di Mario Narducci, giornalista, poeta, scrittore L&#8217;amore che aveva conosciuto fino a quel momento, era stato soltanto quello dei cioccolatini. Ne comperava a confezioni intere, di tutte le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/26/racconti-in-quarantena-lamore-e/">RACCONTI IN QUARANTENA &#8211; L’AMORE E’…</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un racconto di Mario Narducci, giornalista, poeta, scrittore</em></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">L&#8217;amore che aveva conosciuto fino a quel momento, era stato soltanto quello dei cioccolatini. Ne comperava a confezioni intere, di tutte le misure e di ogni foggia. A scatole rettangolari, a forma di cuore con il coperchio imbottito, a cilindro, chiusi dentro automobiline con le ruote fisse, custoditi in cestini di paglia poco più grandi di un ditale, tenuti da bambole di pezza. Ne acquistava per gola. Come dovesse saziare una fame di settimane e di mesi. E una volta giunto a casa, aperta la confezione, incominciava a scartarli con ritmo superiore al tempo che occorreva per mandarli giù.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La sua stanza emanava un forte odore di cioccolato. E questo odore se lo portava dietro anche quando usciva, così penetrante che la gente nella quale s&#8217;imbatteva lo scambiava per &#8220;burro cacao&#8221; quello che ci si dà sulle labbra screpolate per idratarle un po&#8217;. La frenesia che lo prendeva scartando i cioccolatini, in realtà coincideva con l&#8217;impazienza di leggere gli aforismi e le massime stampate sul fogliettino trasparente come carta oleata. &#8220;C&#8217;è tutta una vita in un&#8217;ora d&#8217;amore&#8221;. Oppure: &#8220;L&#8217;amore porta tanta felicità, molto più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore&#8221;.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Lui la vita doveva ancora incominciarla, perché la felicità non sapeva cosa fosse, così come non aveva mai assaporato il dolore. Leggeva e gettava nel cestino. Gli aforismi soltanto, che gli restavano fissi nella mente. Degli autori non gli importava nulla. Ricordarne i nomi era per lui un di più. Anzi, ignorarli, era come illudersi che l&#8217;autore fosse lui stesso.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E intanto continuava a scartare. &#8220;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L&#8217;unico vero amore è l&#8217;amore a prima vista; la seconda occhiata non è che una svista</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">&#8220;. E poi c&#8217;era il verso di Carducci del quale non avrebbe mai potuto appropriarsi: &#8220;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il vero immortale è l&#8217;amor</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">&#8220;. Ma lui ignorava ancora tutto dell&#8217;amore, sia la prima che la seconda occhiata, e soprattutto non conosceva nulla della sua eternità.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A volte, nel segreto della propria stanza, si chiedeva che cosa mai ci stesse a fare al mondo se l&#8217;amore ancora non gli aveva aperto la porta.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Lui pensava all&#8217;amore come al castello delle favole: era lì, sull&#8217;altura, ma il ponte levatoio era inesorabilmente alzato. Ogni tanto si abbassava per far passare qualcuno, ma quando lui se ne avvedeva e faceva per raggiungerlo, era sempre tardi e se lo vedeva riabbassare di colpo, come una beffa. Addirittura a volte gli era sembrato pure che qualcuno, dietro gli alberi che circondavano il maniero, lo deridesse. Ma poi, guardandosi bene intorno, non trovava anima viva e rientrando in sé si avvedeva che il beffardo era lui stesso.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Guardandosi meglio allo specchio, un giorno, si accorse d&#8217;essere ingrassato enormemente. “Tutti questi cioccolatini!” esclamò. “Bisogna che me ne privi”, continuò allarmato anche per l&#8217;affanno che l&#8217;opprimeva nel fare le poche scale che dal piano terra lo portavano alla sua cameretta. Ma le buone intenzioni naufragavano, come un gommone infilzato da un pesce spada, una volta raggiunta la sua stanza, in cui la bella pila di confezioni di cioccolatini era lì, invitante come mai. Allora apriva e incominciava a scartare.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-4948" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/BCFEDBBF-9802-403C-9597-71FF11DF6183-150x150.jpeg" alt="" width="186" height="186" /></span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E la nocciolina che stava sulla punta del cioccolatino gli faceva quasi l&#8217;occhiolino come una bella donna. Lui se la metteva in bocca, se la strofinava intorno al palato, se la portava tra i molari per ridurla in frammenti e solo allora, mandandola giù, godeva come tutti i golosi: godeva di quell&#8217;amore ineguagliabile e consolatorio che solo a pochi è dato provare, fino a </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">farne una malattia, come quella descritta su un foglietto avuto tra mano: &#8220;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L&#8217;amore è come le malattie contagiose: più le si temono e più vi si è soggetti</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">&#8220;.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era dunque malato? Si chiese una sera prima di addormentarsi. Ma non fece in tempo a darsi una risposta perché il sonno lo colse improvviso. Al bar, la mattina, per la colazione, vide un volto nuovo e due occhi che lo fissavano con interesse nonostante il </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">lardume</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> che gli si era accumulato addosso. Uscì che quegli occhi gli rimasero in petto tra sentimenti di angoscia e di letizia. A casa non toccò nemmeno un cioccolatino. Sfogliava quegli occhi come si attende ad una rivelazione. Seppe, il giorno successivo, che la ragazza stava nella casa all’angolo di un quartiere cittadino, entro le mura, a fianco alla chiesetta gotica nella quale l’ultima volta che era entrato fu per la prima comunione.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era anche il suo quartiere e gli fu più agevole incominciare gli appostamenti. “La fermo, mi presento e le dico che l’amo!” S’era detto in un fiato come se la ragazza gli stesse davanti. E invece non ne fu capace. Lei passava al mattino per recarsi al bar, e la sera per tornare a casa. Lui stava appostato all’angolo, ma ogni volta era come se restasse paralizzato. L’attesa, l’angoscia, l’amore incominciarono a roderlo dentro e a </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">dimagrirlo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> fuori. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“Se continua così finisce che ne muoio”, si disse un giorno che aveva perduto ogni illusione.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Dall’angolo della Chiesa in cui stava appostato, si vedeva il sole declinare sulla collina arroventata. “Nulla da fare”, stava ripetendosi sconsolato, quando una mano, leggera, gli si posò sulla spalla facendolo voltare di scatto. “So tutto”, disse lei che gli stava accanto. “Eccomi, sono qui”. E aggiunse suadente: “non è l’amore che fa soffrire, ma la sua assenza”. Lui trasalì in un brivido. Aveva letto quella frase sul foglietto di un cioccolatino. Ma adesso era tutta un’altra cosa.</span></span></p>
<p class="s7"><strong><span class="s9"><span class="bumpedFont20">Mario Narducci</span></span></strong>  <span class="s11"><span class="bumpedFont20">è nato nel 1938 a</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> L</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">&#8216;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Paolo VI</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Giovanni Paolo II</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, poi raccontati nel volume, esaurito, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Le ragioni dell&#8217;anima </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Novanta9</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Istituto di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Abruzzesistica</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20"> e Dialettologia </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">e promotore del </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Premio L&#8217;Aquila</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> intitolato ad </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Angelo Narducci</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">La Ragazza di un mese</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> (Ceti, Teramo), </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Se insiste la speranza</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> (</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">Cannarsa</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20">, Lanciano), </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Il deserto e i giorni</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont20">Le offese stagioni</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> (Confronto, Fondi), </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont20">Tempo di Passione</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont20"> (IAED, L&#8217;Aquila).</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont20">  </span></span></p>
<p class="s6">
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/26/racconti-in-quarantena-lamore-e/">RACCONTI IN QUARANTENA &#8211; L’AMORE E’…</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4936</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
