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	<title>Mark Fumaroli Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>In memoria di un grande intellettuale: Marc Fumaroli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Pomponio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 15:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fumaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli.jpg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli.jpg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/Marc-Fumaroli-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p><p>Esistono testi che letti con il disinteressato interesse e la simpatetica apertura al mondo, tipici spesso e solo, purtroppo, della gioventù, possono indirizzare le scelte di uomini e donne per tutta la loro esistenza. I libri di <strong>Marc Fumaroli</strong>, sono di questo genere. Il grande intellettuale, Accademico di Francia, professore al Collège de France, laureato “honoris causa” di molte Università anche italiane, è mancato il 24 Giugno e con lui si spegne la voce ferma, chiara, razionale di uno dei maggiori interpreti della storia e della cultura francese, italiana, europea. I suoi libri, pubblicati quasi tutti da Adelphi, sono sempre uno sfiancante quanto salutare “tour de force” in grado di coinvolgere filosofia ed estetica, retorica e teologia, politica e cultura, il tutto sempre argomentato e descritto con un grande “<em>ésprit de finesse</em>” come nella migliore tradizione transalpina e un procedere logico lucidissimo e scevro di qualsiasi turgido, quanto inopportuno o superficiale, entusiasmo il cui compito è nascondere il proprio vuoto interiore.</p>
<p><strong>Fumaroli</strong> è diventato noto con “<em>L’età dell’eloquenza</em>” pubblicato nel 1980. In questo testo sono presenti tutti i temi su cui tornerà più volte e da diverse prospettive: l’importanza della retorica nella cultura dei secoli XVI e XVII, lo scontro tra lo stile fiorito e quello asciutto, la centralità della controriforma nell’elaborazione di una retorica finalizzata alla salvezza delle anime, l’importanza ineludibile della riflessione gesuitica e il contraccolpo “atticista” pascaliano, gallicano e ugonotto e quindi ultimo, ma non per importanza, l’intrecciarsi tra stile retorico e formazione di uno stato nazionale francese. Sono temi complessi e apparentemente “antiquari” ma che invece conservano un’attualità e una valenza centrale nel momento in cui su tali questioni s’innesta, e in <strong>Fumaroli</strong> la cosa è costante, lo sguardo sul presente.</p>
<p>Polverose e dimenticate logomachie svelano una profonda connessione con la nostra modernità ponendoci davanti il problema dell’educazione e della cultura intesa nel senso etimologico del termine; perché studiare i classici? A cosa “serve” conoscere il “<em>Brutus</em>” di <strong>Cicerone</strong>? La retorica è un mero orpello che svia lo sguardo da una sostanza afferrabile solo attraverso la chiarezza che dice crudamente i fatti? O, incredibile alle nostre orecchie, si può essere considerati preparati se si conosce solo una lingua antica (il latino) e non <u>almeno</u> due (latino e greco)? Contro la visione caricaturale della retorica come inutile impreziosimento il libro di Fumaroli evoca i sottili, tenui ma precisi e importanti rapporti tra “<em>ars oratoria</em>” e verità. In questo i Gesuiti si sono distinti nell’elaborazione di un linguaggio che, sulla scorta degli ignaziani “<em>Esercizi spirituali</em>” ha consentito alla Controriforma la riconquista e il convincimento di anime smarrite nelle tempeste di quei secoli. L’eloquenza, la retorica (nel senso aristotelico del termine ovvero “facoltà di scoprire in ogni argomento ciò che è in grado di persuadere”) diventano il contrassegno di due secoli fondamentali nello sviluppo francese tra guerre di religione e accentramento monarchico, tra dispute teologiche e fondazione del metodo scientifico.</p>
<p>Questa vasta ricognizione nella cultura d’oltralpe, l’edizione italiana conta più di 800 pagine, è stato il punto di partenza per un’opera ancor più vasta e intellettualmente feconda che esplora i rapporti tra retorica, pittura e politica nel XVII secolo ove squarci di interpretazione di estremo interesse sull’opera di grandi artisti come <strong>Leonardo</strong>, <strong>Caravaggio</strong>, <strong>Poussin</strong> o <strong>Guido Reni</strong> sono in collegamento diretto con la loro esistenza, il loro sentire religioso, il loro essere uomini profondamente consci del mistero della vita e della salvezza. Ne “<em>La scuola del silenzio</em>” è tutto un mondo ricchissimo di vitalità con i suoi problemi e le sue devozioni che viene evocato. Il Seicento, forse uno degli ultimi momenti in cui la penisola italiana ha influenzato con la propria cultura l’intera Europa (affascinante è la ricostruzione della Roma di Urbano VIII e lo scontro tra il Papa poeta e l’opera di Giovan Battista Marino), viene ricostruito nella sua inesauribile poliedricità, nel suo stretto rapporto col secolo precedente, nel suo evolversi politico con la lucida decisione francese di una <em>translatio studii</em> da Roma a Parigi (di cui Poussin è un esempio).</p>
<p>“<em>La scuola del silenzio</em>” non è solo una galleria di raffinatissime analisi dei grandi pittori italiani e francesi tra <strong>Rinascimento</strong> e <strong>Barocco</strong> e non è neanche soltanto un’opera di acuta interpretazione del declino della centralità romana nell’elaborazione culturale a favore di quella parigina, è senz’altro tutto ciò ma è soprattutto una ricostruzione del ‘500 e del ‘600 nei nessi che questi secoli stabiliscono o, meglio, continuano a stabilire tra arte e retorica vista come “l’arte di far vedere e far comprendere agli altri, che è cosa affatto diversa dall’informare”. Ecco. Nella pittura di questi anni c’è una fortissima tensione spirituale (si pensi a <strong>Poussin</strong> che si rifiuta di dipingere una salita al Calvario perché dice di non poterne sopportare la sofferenza) e una grande passione didattica in cui le diverse tradizioni interne al cattolicesimo si confrontano e si chiariscono vicendevolmente (si vedano le belle pagine sul rapporto tra <strong>Caravaggio</strong> e rigorismo agostiniano di contro a <strong>Reni</strong> e la mistica dei cappuccini).</p>
<p>L’opera di <strong>Fumaroli </strong>si segnala quindi come un grande atto d’amore verso l’Italia e la sua tradizione artistico-culturale; proprio quell’Italia che invece in partigiane ricostruzioni, a partire da <strong>De Sanctis</strong>, viene descritta come arretrata, insignificante. Fumaroli non teme di dire apertamente che il Papato romano di quei secoli rappresenta l’ultimo, grandioso bagliore culturale della Penisola; così come è chiaramente consapevole del valore della ricchezza dell’unica potenza regionale in grado di contrapporsi a Roma: Venezia. Ma ancor più significativa è l’analisi di come la Francia, su precise disposizioni di Richelieu e del Re Sole, abbia lentamente eroso questa posizione per poi affermarsi come vera grande potenza non solo politica ma anche culturale. Qui filosofia e teologia, politica ed estetica convergono a disegnare un affresco grandioso e di vastissima erudizione.</p>
<p>C’è ancora un altro <strong>Fumaroli</strong> che tanto ha influenzato, e ci auguriamo continuerà ad influenzare, il sentire comune. E’ il polemista. Fumaroli ha condotto una battaglia senza tregua contro l’involgarimento. Il suo libro “<em>Lo stato culturale. Una religione moderna</em>” non è solo un testo contro le politiche culturali francesi dagli anni Trenta alla fine del ‘900 (si pensi al potente ministro <strong>Jack Lang</strong>) è anche, e soprattutto, un’analisi della situazione esistenziale moderna in cui sembrano far capolino i temi adorniani e della Scuola di Francoforte. La cultura ridotta a merce, la volgarità, nemmeno più avvertita come tale, l’allegra quanto sconsiderata equiparazione tra l’ultimo dei rockers e Rimbaud, la devastante connessione sempre più stretta tra mercato e “offerta culturale” sono alcuni dei segni della moderna situazione occidentale: si è sostituita la cultura con il divertimento di massa; si è organizzato il tempo libero in “fruizione di beni culturali” svuotando l’arte e la cultura dei suoi significati più profondi.</p>
<p>La cultura ridotta a religione (con un’accezione ovviamente negativa del termine) implica non solo che lo stato interviene sempre più nel definire cosa è cultura, e qui spesso dimostra un atteggiamento puramente burocratico, ma non si distingue più tra cultura e intrattenimento con in più, ciliegina finale (o iniziale) un presupposto ideologico di tipo nichilistico tipico delle società moderne. Il <strong>Fumaroli</strong> polemista è interessante quanto l’attento studioso dei meccanismi retorici nel linguaggio e nella pittura e forse non è un caso se il primo nome che viene citato nel suo primo libro, “<em>L’età dell’eloquenza</em>”, è quello di <strong>Walter Benjamin</strong>; senz’altro Fumaroli ha creduto per tutta la sua vita nella possibilità e nella necessità di una Repubblica delle Lettere in cui le persone potessero confrontarsi e scambiarsi le idee a prescindere dal frastuono della società di massa. Un mito reazionario? Forse, ma forse, e per noi senz’altro, un tentativo, l’ultimo tentativo di resistere agli assalti di quei “barbari della civiltà” di <strong>Chateaubriand</strong> che sempre più dominano il nostro immaginario e le nostre vite reali. A questo sforzo di resistenza al quotidiano con il suo immenso potere di seduzione e di annichilimento, <strong>Fumaroli </strong>ha dedicato la sua opera, e di questo non si può che essergli immensamente grati.</p>
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