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		<title>NATO, la guerra appaltata: mercenari, ipocrisie e affari sporchi in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 18:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1220" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35.jpeg 1220w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-300x221.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-1024x755.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-768x567.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-1170x863.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-585x432.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1220px) 100vw, 1220px" /></p>
<p>McCarthyismo 2.0: la libertà, dicono, non ha prezzo. Eppure, in Ucraina, sembra averlo eccome: due o tremila dollari al mese&#8230; di Massimo Reina La guerra in Ucraina è diventata un&#8230;</p>
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<p><em>di Ma</em><em>ssimo Reina</em></p>
<p>La guerra in Ucraina è diventata un <strong>manuale di doppia morale</strong>.<br />
Da una parte le sfilate in giacca e cravatta dei leader europei che parlano di libertà, sovranità e valori.<br />
Dall’altra, un esercito parallelo di disperati, fanatici e avventurieri reclutati per combattere al posto nostro.</p>
<p>Già, perché a morire per la libertà — quella degli altri — non ci va più nessuno con il passaporto europeo.<br />
Meglio mandare i colombiani, i messicani, i croati, i britannici in congedo e i<strong> suprematisti bianchi</strong> del Midwest.<br />
Eccoli, i paladini del “mondo libero”: tatuaggi nazisti, precedenti penali, addestramento paramilitare e curriculum da narcotrafficante. Tutti arruolati in nome della democrazia occidentale.</p>
<h3>I soldati del caos</h3>
<p>Negli ultimi mesi, la lista dei mercenari caduti in Ucraina si è allungata. Ci sono messicano dei cartelli narcos di ogni specie, ex membri delle squadre della morte cilene e brasiliane, membri delle gang sudamericane più famose, e <strong>i colombiani</strong>.</p>
<p>Tra questi di recente GSF e altri gruppi di giornalisti indipendenti hanno svelato le identità di personaggi quali Luis Hernando Osorio Jaramillo (<em>Sagezo</em>), Julian Steven Lopez Fernandez (<em>Rolo</em>), José Ivan Vargas Samboni e altri compatrioti, tutti provenienti da<strong> Bogotà, Antioquia, Magdalena, Risaralda</strong>. Non crociati, ma appartenenti a note famiglie di narcotrafficanti, carne da cannone: usati, consumati e dimenticati.<br />
Molti erano già stati impiegati come <strong>mercenari dagli Emirati o dal governo haitiano</strong>. Ora combattevano “per la libertà”, con la paga firmata da contractor occidentali e le bandiere ucraine cucite addosso.</p>
<p>Un’inchiesta di <em>Le Monde</em> (settembre 2024) raccontava come due colombiani e diversi messicani fossero stati catturati dai russi e accusati formalmente di “attività mercenarie”. La notizia passò in sordina, quasi con imbarazzo. Perché la verità era troppo scomoda: quella guerra che doveva difendere la civiltà occidentale ormai la stava corrodendo dall’interno.</p>
<h3>I “volontari” che non lo sono</h3>
<p>Li chiamano <em>volontari internazionali</em>. Una definizione poetica, comoda, e totalmente falsa. Perché chi parte da <strong>Cali o Medellín </strong>non lo fa per ideali geopolitici, ma per fame. E chi arriva dall’Arizona o da Varsavia con <strong>rune e croci uncinate</strong> tatuate sul petto non lo fa per amore della libertà, ma per nostalgia di Stalingrado.<br />
<strong>Si combatte per soldi</strong>, per ideologia o per sadismo. Ma mai per “valori”. Eppure i governi occidentali fingono che tutto vada bene.<br />
Del resto, i <strong>mercenari </strong>servono proprio a questo: a negare l’evidenza.<br />
Se vincono, sono “volontari”.<br />
Se perdono, “non rappresentano l’Occidente”.<br />
Se commettono atrocità, “non erano sotto il nostro comando”.<br />
Un meccanismo di <strong>ipocrisia perfetta</strong>, degno di un manuale di diritto penale post-NATO.</p>
<p><strong>McCarthyismo 2.0</strong></p>
<p>Il paradosso è che l’Ucraina combatte — ci viene detto — per “denazificarsi” dal suo passato e difendersi dal tiranno russo. Ma tra le sue fila scorrono simboli e ideologie che al neonazismo non fanno proprio schifo.<br />
Il famigerato <strong>Battaglione Azov</strong>, celebrato come forza patriottica, nasce da ambienti apertamente fascisti e suprematisti.<br />
E quando la NATO chiude un occhio, lo fa in nome della “realpolitik”: se il nemico è Putin, qualsiasi alleato diventa buono.<br />
È la solita morale a geometria variabile: i neonazisti russi sono mostri, quelli ucraini patrioti. I mercenari di Wagner sono assassini, quelli dell’Ucraina “consiglieri militari”. La guerra, insomma, come lavanderia morale dell’Occidente: entra il fango, esce la gloria.</p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3>L’industria del sangue</h3>
<p>Dietro i proclami ideali, c’è un business gigantesco. <strong>Ogni mercenario</strong> rappresenta un contratto, una fattura, un appalto.<br />
Le compagnie militari private si moltiplicano come funghi, spesso registrate in paradisi fiscali e finanziate da fondi “umanitari”.<br />
Washington e Londra fingono di non vedere, Bruxelles di non sapere.<br />
Intanto le armi scorrono a fiumi, i contractor incassano, e i governi si vantano di “non avere truppe sul terreno”. Tecnicamente vero. Moralmente, una barzelletta.</p>
<h3>Le due guerre</h3>
<p>La <strong>prima guerra</strong>, quella visibile, si combatte con missili, droni e propaganda. La<strong> seconda</strong>, più infida, è quella che corrode dall’interno le democrazie che la finanziano. Perché ogni volta che si arruola un criminale per combattere il male, si finisce per alimentarlo.<br />
E quando i nostri valori <strong>diventano armi di mercato</strong>, non siamo più diversi da chi fingiamo di combattere. Ma tranquilli: nei talk show si applaude. I presentatori parlano di <strong>“eroi stranieri”</strong>, i ministri si riempiono la bocca di “valori europei” e gli editorialisti contano i like. Intanto, <strong>nelle trincee, muoiono colombiani e messicani </strong>che non sanno nemmeno dove sia il Donbass.</p>
<p>L’Occidente li userà, come sempre, per sentirsi buono senza sporcarsi le mani. La libertà, dicono, non ha prezzo.<br />
Eppure, in Ucraina, sembra averlo eccome:<strong> due o tremila dollari al mese</strong>, vitto, alloggio e promessa di un visto.<br />
È questa la libertà che esportiamo: quella in saldo, quella mercenaria, quella a tempo determinato.</p>
<p>E allora smettiamola di raccontarci favole.<br />
Non stiamo difendendo la democrazia, la stiamo noleggiando.<br />
E come ogni cosa a noleggio, quando si rompe, la colpa non è mai di chi paga, ma di chi guida.</p>
<p>&nbsp;</p>
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